Ma come si guadagna se è tutto gratis? Un quadro dei ricavi
Posted on January 22, 2008
Nell’ottimo blog The Long Tail di Chris Anderson (che trovate linkato qui di fianco) è uscito qualche giorno fa un post che cerca di fare ordine sugli elementi fondamentali del Conto Economico di una moderna media company, in particolare fornendo una lista delle diverse modalità di ricavo.
Fino ad oggi nel modello classico dell’editoria i ricavi sono stati divisi in:
- vendite di copie: prezzo x quantità
- raccolta pubblicitaria: spazi (o meglio contatti con potenziali acquirenti di prodotto)
Questo approccio è stato alla base anche della prima ondata di internet, quella basata su un modello di business mutuato dai media tradizionali, vedendo nei banner la soluzione dei problemi (in fondo non sono altro che un’affissione più evoluta). In realtà il modello è oggi molto ma molto più complesso (ed economicamente interessante, per chi sappia affrontarlo in modo corretto e moderno). Partendo da quanto indicato da Anderson & Co, questa è la mia sintesi:
- CPM ads (”cost per thousand views”; banner ads online and regular ads in print, TV and radio): il classico costo contatto, tipico di tutti i media quando gli spettatori/ascoltori/navigatori (ecc ecc) vengono venduti agli inserzionisti ”un tanto al chilo”, senza troppa differenziazione qualitativa. E’ il modello del marketing di massa, prima della web economy
CPC ads (”cost per click”): incasso solo se qualcuno clicca uno dei link: è il modello di Google AdSense
CPT ads (”cost per transaction”) incasso solo se chi clicca arriva ad acquistare un prodotto pubblicizzato - Lead generation: ricavo dalla vendita di nomi di acquirenti potenziali di prodotti (una cosa tipo il vecchio list broking, aggiornato nella potenzialità commerciale dalla precisizione di target offerta dal web)
- Subscription revenues: i vecchi cari abbonamenti, in estrema sintesi
- Affiliate revenues: sono i diritti di essere associati ad una piattaforma. Per esempio quanto offre Amazon per diventare suo merchant partner. Concettualmente assomiglia molto al franchising
- Rental of subscriber lists: come la Lead generation ma meno qualificata e definitiva (ti faccio fare un giro sui miei Clienti ma i nominativi rimangono miei)
- Sale of information: vendita di dati sui frequentatori del media/sito, con livelli diversi di aggregazione ed elaborazione statistica
- Licensing of brand: concessione di licenza sul brand del media (una forma di comarketing, a volte)
- Licensing of content: cessione a pagamento di una parte del contenuto del sito/media (syndication)
- Rivendita di valore generato dagli utenti: è il caso di Digg e Reddit (ci torneremo prossimamente) dove le attività fatte dai navigatori (nel caso specifico nel bookmarking) diventano esse stesse un contenuto interessante
- Upgraded service/content: vendita di servizi addizionali a quelli basic (per esempio www.box.net)
- modalità alternative di distribuzione/output: il contenuto (per esempio un libro) può essere venduto come e-book, audiolibro, copia cartecea, podcast, ecc
- eventi live: conferenze ma anche concerti, in esclusiva per chi paga
- “Souvenirs”/”Merchandise”: un classico sottoprodotto quando si dispone di un brand forte
- E-commerce (selling stuff directly on your website): torneremo prossimamente sui vari tipi di carrello elettronico facilmente integrabili in un media elettronico
- Sponsorships: come l’advertising classico ma basato su una permanenza per tempo e non per numero di impressions
- Listings (paying a time based amount to list something like a job or real estate on your website): è in qualche modo l’attualizzazione dei vecchi annunci economici
- Paid Inclusion (a form of CPC advertising where an advertiser pays to be included in a search result): è una modalità più tipica dei motori di ricerca che dei veri media
- Streaming Audio Advertising (like radio advertising delivered in the audio stream after a certain amount of audio content has been delivered): sono i vecchi spot ma distribuiti in una modalità podcast (e quindi assai più misurabili)
- Streaming Video Advertising (like streaming audio but in video): c.s. ma per il video
- API Fees (charging third parties to access your API): è la modalità attraverso la quale una piattaforma (da Google ad Amazon, per citare i più grossi) permette di utilizzare una parte del loro codice di programmazione per essere meglio integrati nella piattaforma stessa
Attenzione: l’obiettivo di questo post è innanzitutto di fare una lista. Prossimamente approfondiremo alcune di queste fonti ed in particolare quelle più innovative in quanto più intrinsecamente web-based
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