di OSCAR ELENI
Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell’Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all’inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo predicatore di Charlotte. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle lune di Saw, alle lune dell’allenatore che non ha mai voluto tirare sotto con l’automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare prima Hawkins, poi Vitali, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a Marconato e Taylor aggiungete Beard e Rocca potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il Montepaschi che vede all’orizzonte un quattro a zero bello rotondo, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo Eze è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c’era intorno a lui. A proposito del Jobey scoperto a Imola, allevato bene a Ferrara, diventato idolo a Montegranaro, vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l’italiese in mezzo a tanti american beoti che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.
Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il Luca Bechi che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore Read The Full Story…
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Oscar Eleni dal vulcano nell’isola dove i Maifredi diventano geniali, dove i Tranquillo diventano Variale senza mai trovare il loro Zenga bitorzoluto, dove chi ha fatto saltare il banco pensa di non aver mai barato, dove le vittorie anche quelle prese per la coda sono ritorno verso il sole invece che momenti di amara riflessione sul passato, sul presente, ma , purtroppo, per loro, anche sul futuro come avrebbero detto quelli che a Milano si rotolavano dal ridere in tribuna dopo i primi 10 minuti, dopo aver visto Bozo Malikovic scuotere il testone parlando con Sasha Djordjevic, dopo aver visto la cenere come cipria per troppe facce. Intorno al vulcano dove, per fortuna, non predicano quelli che scoprono in ogni taverna gente con la schiena dritta, i rivoluzionari con il bastoncino di zucchero filato come unica arma, quelli che si domandano perplessi chi conosce la lingua universale per farsi ascoltare a Cinisello e New York, sull’erba tenera di questo isolotto scaldato dalla lava sottostante una dea prova a cantarci la poesia haiku del montanaro Issa che servir√† per dormire sereni: Oh! Potessi almeno salire / Da questi fiori di palude / Fino a quella nuvola.
Ve l’avevo promesso e per una volta sono di parola. La cena di pesciolino (lagunare) alla Trattoria Castellana di Zelarino (Venezia) √® stata ieri sera davvero super (e abbondante). “Il mare in terra”, come dice il mio amico Nico. Dolcissimi gli scampi (crudi) e le sogliole (ai ferri). Notevoli le “schie” con polenta. E poi gamberetti, granseola, cappe lunghe e canestrelli… Due spaghetti con le telline (al pomodoro). Sublimi le “masanete” all’aglio. Pesce nostrano, di prima qualit√†, freschissimo. Buon prezzo, cio√® non esagerato. Si pu√≤ bere un miglior prosecco e comunque: provare per credere. Bene, bravo (Andrea), sette pi√π. Pubblicit√† occulta, per√≤ meritata. Ma torniamo a noi. Dicevo dell’intervista di Superbasket a Sergio Tavcar che non ha perso il coraggio di dire (ancora e sempre) pane al pane e vino al vino. “Capisco che una tv commerciale come Sky debba vendere un prodotto anche magnificando o sopravvalutando cose che non valgono. Penso per√≤ che cos√¨ facendo si crei una sorta di schizofrenia per cui non credo che in fondo si faccia del bene al basket dando la convinzione che le cose siano migliori di quanto in realt√† non siano. Ritengo invece che sarebbe meglio avere il coraggio di raccontare le cose come stanno, anzich√® pompare eventi che in realt√† non sono poi di cos√¨ alto livello e interesse…”. Parole sante che sottoscrivo in pieno e che sono in fondo da anni la mia donchisciottesca battaglia contro la Banda Osiris. O no? Perch√® se Sanremo √® Sanremo, √® pure vero che Vitali non sar√† mai Delibasic o che Bellinelli non sfonder√† mai nella Nba come ha fatto Kukoc. Perch√® Drazen Petrovic era Drazen Petrovic, Cosic era Cosic, Dalipagic era Dalipagic e nessun giocatore italiano √® mai stato pi√π grande di loro. Insomma, come conclude l’amico Sergio, “non possiamo prendere in giro nessuno, tanto meno noi stessi”. O no? Aspettando comunque che l’Armani torni a vincere almeno con l’Efes, mi sono sparato (non in vena, ma alla tempia) la prima della Nba. Fuori pioveva che Dio la mandava e quindi non avevo proprio niente, ma niente, di meglio da fare che vedere Boston-Cleveland. Un tempo tifavo Celtic 