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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; virtus</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
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		<title>Perchè il basket sta così sulle scatole a Repubblica? E&#8217; tutta colpa di Meneghin&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 21:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Qui va a finire che non compro più Repubblica. Altrimenti mi mangio il fegato e francamente non credo ne valga la pena soltanto perché sulle pagine sportive la pallacanestro è trattata come la figlia della serva e persino peggio delle freccette o del curling. Sarà infatti anche il mio quotidiano preferito che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                      <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Qui va a finire che non compro più Repubblica. Altrimenti mi mangio il</span> <span style="text-decoration: underline;">fegato e francamente non credo ne valga la pena</span> <span style="text-decoration: underline;">soltanto perché sulle pagine sportive la pallacanestro è trattata</span> <span style="text-decoration: underline;">come la figlia della serva e persino peggio delle freccette o del curling.</span></strong> Sarà infatti anche il mio quotidiano preferito che compro tutti i santi giorni dai tempi del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, cioè da quasi sei lustri e mezzo, ma questa ostinata ostilità nei confronti del basket sinceramente non la capisco e mi fa venire i nervi. Di certo <strong>la palla nel</strong> <strong>cestino deve stare tremendamente sulle scatole al capo di quella redazione che va famosa per le sue fughe dalle notizie</strong> che sono ormai diventate una routine. Così come non è escluso che Dino Meneghin da ragazzo abbia anche dato una pacca sul sedere alla fidanzata di qualche illustre firma sportiva che gli sculettava intorno e gli faceva un sacco di moine: il becco l’ha visto e l’ha detto al direttore che se l’è legata al dito. O forse semplicemente ha stravinto <strong>nel giornale fondato da Eugenio Scalfari</strong> la corrente di pensiero di quei poveracci che già dal lontano 1982 sostenevano che valeva più un cross di Selvaggi, campione del mondo in Spagna senza aver mai giocato nemmeno un minuto secondo, o di Roccotelli, <strong>il pioniere della rabona nell’Ascoli</strong>, di cento ganci-cielo di un certo Kareem Abdul Jabbar da Los Angeles. Insomma non so proprio più cosa pensare che possa essere successo, fatto sta che pure oggi La Repubblica non si è smentita: ieri hanno vinto Milano e Siena nell’esordio di EuroLega, l’Armani Jeans addirittura di 15 punti a Mosca contro il Cska e il Montepaschi di 32 contro i campioni di Francia dello Cholet, la Gazzetta ha dedicato all’impresa di <strong>Pecherov e Mancinelli</strong> persino il secondo titolo in prima pagina più grosso dopo <strong>“Per fortuna (che) c’è</strong> <strong>Krasic”</strong> e Repubblica come se l’è cavata? Con tre righe di testo e un misero titolino ad una colonna nelle brevi dove lo stesso spazio è stato dedicato alla ginnastica: <strong>“A Rotterdam mondiali di ritmica</strong>: trionfo della Cina maschile nella prova a squadre senza gli azzurri”. E poi non ho ragione se mi cadono le braccia e non butto via furioso il giornale assieme al suo inserto del venerdì?</p>
<p><strong>Vergogna! Più vergognosi delle sette sorelle che vanno per la maggiore nel</strong> <strong>calcio del Belpaese che tra martedì e giovedì hanno raccolto in tutto cinque punti e una sola vittoria con</strong> <strong>l’Inter </strong>che di italiano non ha quasi nulla se non Santon entrato al 5’ del secondo tempo in sostituzione dell’infortunato Stankovic sul 4-0 dei nerazzurri contro il Tottenham che in dieci ha poi sfiorato il pareggio. Eppure illo tempore <strong>scrivevano di basket Manuela Audisio e Walter</strong> <strong>Fuochi</strong> che non erano affatto male. Anzi, sono due penne deliziose. Per non parlare di Emilio Marrese. Manuela almeno un paio di volte all’anno intervistava <strong>Valerio Bianchini</strong> accendendo polemiche infuocate soprattutto con Dan Peterson. Walterino non perdeva una partita della Virtus Bologna della quale era anche mite tifoso oltre che l’occhio dritto di Ettore Messina. Adesso il nulla, o quasi, sotto vuoto spinto. A parte un’estemporanea sortita di Fuochi solo qualche giorno fa per segnalare (giustamente) <strong>la figuraccia che ha fatto l’Italia</strong> nel rinunciare (“con vivo rammarico” del comitato promotore) alla candidatura per organizzare gli Europei di pallacanestro del 2013, ma anche per gettare discredito (per non dire altro fango) sul nostro basket che, a sentir lui, <strong>“non siamo più tanto capaci di giocare&#8221;.</strong> Magari in questo c’è anche del vero. Però stavolta mi spiace, ma gli è andata decisamente male o, meglio, ha sbagliato i tempi dell’uscita visto che anche <strong>Roma con tre (modesti) italiani ha debuttato mercoledì in Eurolega</strong> <strong>con una sonante vittoria</strong> (83-65) sui campioni di Germania. Evviva. Di più: a Mosca, come già sabato a Teramo, <strong>Stefano Mancinelli</strong> ha lanciato in orbita Milano con una serie di bombe e di canestri ad una mano, destra sinistra, che, se li avesse fatti Danilo Gallinari, apriti cielo: si sarebbe urlato alla Nba. E il mio <strong>Marco Carraretto</strong> è stato l’mvp di Peterson, anche meglio di McCalebb e Lavrinovic, quando è arrivato il momento che Siena finalmente si togliesse di torno lo Cholet e prendesse il volo.</p>
<p><strong>Cosa dovremmo dire allora del calcio italiano a cui la Gazzetta anche oggi</strong> <strong>ha dedicato venticinque pagine vedendo la figura che ha fatto</strong> <strong>il Palermo contro i parenti stretti di Gordon</strong>, Smodis e Siskaukas strapazzati come uova al tegamino da Pecherov e compagni longobardi? O la Sampdoria che è riuscita nella storica impresa di riuscire a perdere non so neanche dove contro dieci sconosciuti ucraini? Che non sappiamo più giocare a <strong>folber </strong>come avrebbe scritto Gianni Brera? E’ molto più probabile. O che dire, continuando a fare le pulci alla redazione sportiva del quotidiano più letto nel Belpaese, delle sette righe dedicate da Repubblica <strong>sempre tra le brevi</strong> al suo giornalista Eugenio Capodacqua, il terribile fustigatore del doping a due ruote e senza motore, che è diventato “campione italiano giornalisti di ciclismo nella categoria professionisti gentlemen, terzo assoluto,<strong> nella prova vinta da Calovi (?) a</strong> <strong>Cittiglio, provincia di Varese”.</strong> Scusate, ma dov’è la notizia? Se almeno il nostro Savonarola si fosse pure lui bombato, magari se ne sarebbe anche potuto parlare. Come dell’ex arbitro che sabato ha rubato la carta di credito all’arbitro Roberto Bagalini di Fermo nello spogliatoio prima di Crotone-Piacenza (0-1) di serie B. D’accordo, l’hanno presto arrestato e ovviamente subito rilasciato a piede libero, ma sempre dopo che aveva bruciato la Visa del povero collega acquistando abiti pregiati, profumi e balocchi. E non negando un bel pieno di benzina anche alla sua vecchia auto.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Al sommo faraone Aradori per favore non chiedete mai un&#8217;umiltà che non può avere</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:39:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in </span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline">Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, </span></em></strong>ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato bi senza lo sfogo e la giustizia dei play off. Nessuna sorpresa per certi biscotti confezionati anche male, ma fare le vergini è ridicolo direbbero quelli dello snooker appena risvegliati dallo scandalo del campione che vendeva in sala scommesse qualche frame. Dicevamo di un’altra clinica da collocare a Tasilaq, in <strong>Groenlandia,</strong> dove gli Inuit aspettano ansiosi i pazienti. La prima sarà di solo ghiaccio e serve per l’eiaculazione precoce. <strong>Posti speciali per quelli che Tranquillo chiama i ragazzi, o le ragazze, della banda Sky</strong>, quelli che vedono di tutto e di più, gente pronta per l’endoscopia del <strong>professor Guaglioni, abile nel togliere il polipo dell’esagerazione tanto per sparare alla</strong> <strong>luna</strong> cavlcando una slitta tirata dalle statistiche del pisello più lungo, un fenomeno che troverà il male segreto nello splendore logico capace di scoprire nell’ingaggio di <strong>Arnold, nuova luce dell’Armani</strong>, vecchia lampadina fioca di un sogno <strong>Virtus,</strong> la lungimiranza di una dirigenza che si è cautelata nel caso<strong> Petravicius</strong> avesse ancora guai alla schiena, dopo essersi vista sbattere in faccia porte di compensato da giocatorini di seconda, terza fascia, una porta più solida persino dal Santiago che Varese scaricò nell’anno del signore del suo ultimo scudetto, ora ha deciso che il povero e grandissimo Rocca, re dei muli di alta montagna, <strong>Rocc(i)a vera che consiglieremmo anche</strong> <strong>a Pianigiani</strong> senza pensarci troppo, <strong>una spalla ideale per tutti i mezzi</strong> <strong>giocatori che porterà in azzurro</strong>. La seconda clinica la costruiremo sulla luna del Ruwenzori, <strong>in Uganda</strong>, dove il chirurgo in azione sarà <strong>Viper Costa</strong> che giustamente gira per i portici di Bologna mettendosi a ridere quando vede il terremoto creato dall’adesione alle fatiche di Azzurra del prode<strong> Bargnani. Forse ci sarà anche Belinelli<span id="more-1730"></span>, per Gallinari è più difficile.</strong> Da cadere svenuti, ma ci aspetta la terza pagoda tibetana del Shisha Pangma dove costruiremo la clinica per i muli come noi, quelli testoni che ogni anno fingono di poter giudicare questo basket andante floscio senza pensare a <strong>Siena</strong>. I motivi? Beh, caro dottor Mabuse, sembrano così lontani, inavvicinabili, insomma gente fuori concorso che ti sembra umana soltanto quando va verso gli ottomila senza bombole d’ossigeno come è capitato in <strong>Eurolega</strong>, che appare più fragile quando si mette in giro la voce del rinnovamento comunque vada la stagione, un virus che fa ammalare anche i gruppi più solidi, che crea qualche incomprensione o gelosia, qualche mossa pericolosa perché <strong>i Raiola sono in tutti i mondi professionistici come direbbe</strong> <strong>Vittorio Gallinari, padre del Danilo Knicks</strong>, appena impallinato sul sito dove un tempo primeggiava il suo unico e vero guru <strong>Dan Peterson,</strong> per il flop di <strong>Latina</strong> che assomiglia molto a quelli di tante altre squadre costruite sempre tenendo in mano il decalogo dell’agente che presenta soluzioni, chiavi in mano, che vanno dall’allenatore all’ultimo della panchina.</p>
<p><strong>Insomma ci siamo svegliati tre volte nella stessa notte</strong> dopo aver avuto un fretta esagerata per soddisfare le richieste via computer della Lega che cerca i migliori della stagione. <strong>Abbiamo cancellato Siena che i</strong> <strong>premi li meriterebbe ancora</strong> <strong>tutti, dall’allenatore</strong>, al dirigente, per non parlare di <strong>Stonerook o Sato</strong>, addirittura abbiamo finto di non considerare <strong>Lavrinovic</strong> perché avevamo deciso che sui lituani, da sempre, non avremmo mai messo un copeko. Non c’entra niente lo sbrego <strong>Messina-Kaukenas</strong> che, casomai, ingigantisce il sistema Siena che aveva così ben educato ed imbrigliato uno dei grandi egoisti del gioco, uno della stessa scuola lituana a cui dobbiamo il massimo, come ricordano con soddisfazione gli azzurri diventati d’argento ad <strong>Atene.</strong> Insomma ci eravamo fatti incantare da <strong>Jumaine Jones</strong> e, anche se avevamo mandato<strong> il dottor Pisacane</strong> a visitare<strong> il Pittis che lo paragonava a McAdoo</strong>, lo avevamo scelto come MVP della stagione. Non dite che adesso siamo influenzati dalla paga doppia della partita che <strong>Siena ha vinto a Caserta di 41 punti,</strong> 41 accidenti alla seconda in classifica, ma ci sono altre prove del nove che avrebbero sconsigliato la scelta. Pazienza. La stessa cosa nel caso <strong>Brunner</strong> trascurando Rocca, mentre per <strong>Leunen</strong> aspettiamo che ci dia conferma immediata. <strong>Sui giovani abbiamo fatto bene soltanto a non prendere in considerazione</strong> <strong>Aradori che sta affondando con Biella</strong> che a lui chiede un&#8217;umiltà che non possono avere i giocatori che se la cantano e se la suonano come se fossero <strong>già assunti da Sky</strong>. Certo anche <strong>Montejunas,</strong> scelto come numero uno, non deve essere un tipo facile, pure lui viene da terre dove nascono talenti, ma non campioni affidabili, ma su di lui si può ancora lavorare tanto. Più criticabile aver votato <strong>Chessa</strong>, anche se come regista potrebbe diventare qualcuno, ammesso che ci lavori tutta l’estate, o magari aver puntato così presto su <strong>Alessandro Gentile</strong> prima di toglierlo per fare spazio al <strong>Koponen</strong> <strong>che ha fatto finire nella solita pozzanghera una Virtus</strong> <strong>Bologna che si rifiuta di vivere nel grande mare</strong> lacerandosi, sempre, sul più bello. Un po’ come fanno i sapientoni che considerano coppette quelle sotto l’Eurolega, salvo poi scoprire che arrivare almeno alle finali è già una grande cosa. Certo che <strong>Pesaro ha vissuto età dell’oro</strong>, che la Virtus ha vinto la grande Europa, ma tenetevi stretti anche ai ricordi di vittorie che sono comunque storia.</p>
<p><strong>Nella clinica dei muli non saranno ricoverati quelli che hanno scelto Arrigoni,</strong> <strong>Vacirca e Coldebella come manager dell’anno</strong>, ma verranno portati quelli che all’inizio credevano nella resurrezione dei progetti <strong>Atripaldi</strong> e nella scelta di <strong>Teramo</strong>. Ci siamo sbagliati, ma gente come<strong> Bechi</strong> <strong>o Capobianco</strong> la difenderemo comunque perché non fingono di essere innocenti, perché sanno di aver detto di sì una volta di troppo quando <strong>era il</strong> <strong>momento per dire no a certi giocatorini</strong> che sanno recitare bene nel teatrino della prima clinica di cui vi abbiamo parlato, ma poi all’esame concreto mostrano <strong>le famose palle lesse</strong> e per questo sono già stati affidati al diavolo <strong>Grigoletti che a Rovereto tiene il centro raccolta per certa gente</strong>. Restando in zona votazioni aspettiamo che <strong>Trinchieri, Frates e</strong> <strong>Sacripanti</strong>, scelti come migliori allenatori ci mandino il padroncino con il solito bastone nella stalla perché, come sapete, gli ultimi due hanno già fatto del loro peggio per meritare tale investitura. <strong>Dalla vetta sul Gran Paradiso</strong> <strong>il mulo scalcia</strong> e prevede questa classifica finale a due turni dalla fine. Non sorridete, vedrete che fra due giornate sarete d’accordo con noi, perché quel giorno copieremo pari pari la classifica di Lega, ma, per adesso, lasciateci essere più felici del mulo di Mediterraneo accoppato dai soldati improbabili di Abbatantuono: <strong>Siena p. 52, Cantù 36, Caserta e Milano 34,</strong> <strong>Bologna,</strong> <strong>Montegranaro e Roma 32, Avellino 26, Pesaro 24, Treviso e</strong> <strong>Teramo 22,</strong> <strong>Cremona, Ferrara, Biella e Varese 20</strong>. Per le ultime quattro quota 22 è ancora in vista, ma saranno due settimane d’angoscia direbbero più a Biella e Varese che a Cremona e Ferrara dove hanno scoperto che senza il cannoniere Grundy funzionano bene i guastatori che corrono dietro a gommolo Ford che ora è tornato ad essere il rimpianto Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Pagelle dal Bernina</span></strong> onorando finalmente il maestro Paolo Conti, uomo d’arte e grande del basket che ieri ha parlato al liceo Righi di Bologna con la stessa passione mostrata <strong>a Castrocaro</strong> quando cercava di convincere <strong>Gianfranco Pieri che Giotto</strong> non sapeva dipingere le pecore perché ne aveva viste troppe da ragazzo e lo annoiavano, una similitudine per spiegare le manie di certi tiratori esagerati. Prima delle pagelle vi segnaliamo che <strong>Carlo Annese</strong>, uno che al basket dava passione, forse perché riusciva ad amarlo quasi più di se stesso, ci ha risvegliato con una bella intervista al grande scrittore <strong>Lapierre</strong> che ci ha portato nel <strong>Sudafrica</strong> come lo vedremo quando i leoni mangeranno qualche calciatore incauto.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Kevin RESTANI</span></strong> uno grande davvero, un giocatore che ha fatto storia nel nostro basket per come viveva la battaglia, per come dedicava se stesso alla squadra: e a Livorno la sua maglia, se oggi ci fosse ancora una vera squadra, dovrebbe essere ritirata e venerata. Ci ha lasciato un ricordo che va oltre la finale dello scudetto perduto per un nanosecondo.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline"> a Tyneke EVANS</span></strong>, regista illuminato dei re di Sacramento perché anche nel mondo barnum della Nba non si dimenticano degli architetti.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline"> a Mason ROCCA</span></strong> se farà una conferenza nella cripta del Duomo di Milano per farci sapere che, dopo aver tenuto l’Armani e Bucchi fuori dalla palude delle squadre anonime, ora darà pure una mano alla Nazionale se glielo chiederanno per tempo, almeno prima che lo visitino quei medici che lo sconsigliarono a Recalcati quando ne aveva più bisogno.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Simone PIANIGIANI</span></strong> che torna ad arrabbiarsi se non riconoscono che Siena sta facendo bene quello che già gli ha dato tre scudetti, ma è pronta pure per mostrare qualcosa di nuovo ai sognatori della clinica muli cocciuti che ancora vanno in giro a dire che il Montepaschi è battibile, che sognare lo scudetto non è mai esagerato. Cara gente andate alla clinica del dolore sostenuta da Bill Walton, uno che era al centro di grandi squadre dove il basket era anche scienza, e restateci fino a quando vi richiameranno in servizio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Manuchar MARCHOISHVILI</span></strong> non tanto per il partitone fatto contro Varese, quello della consacrazione canturina nei primi quattro posti, ma per averci deliziato con una intervista in lingua italiana. E’ una cortesia gradita alla gente che in questo modo si affeziona più volentieri a ragazzi che vanno e vengono. Stonerook non fa testo. Lui lo ami a prescindere.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Andrea BARGNANI</span></strong> che con la prosopopea di un grande giocatore Nba ci fa sapere dal pulpito del Foro Italico di avere una idea per la nazionale. Certe volte devi chiudere per nervoso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Dino MENEGHIN</span></strong> perché ha ammesso pubblicamente di essere stato spesso un pirlone con gli arbitri negli stessi giorni in cui un comitato di affezionati cercava di convincere ad esempio Vitolo, Duranti, Fiorito, Baldini, Zancanella, Ardito, che il presidente si era sempre comportato bene sul campo con i direttori di gara.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">a Marques GREEN</span></strong> il folletto che faceva impazzire Avellino, il genio della lampada che Tanjevic non era mai riuscito a far uscire sotto il cielo di Istanbul ( ora vi chiedete ancora se potevano esistere dubbi sull’ingaggio?), perché anche in coppa ha trovato il modo per vivere separato da una Scavolini angosciata a cui serviva unione , fratellanza e non egoismo e paura.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al faraone ARADORI</span></strong> che fa tutto per tornare ad essere il misterioso tiratore a cui allenatori pazienti consigliavano di non fermarsi alle giornate buone, perché succede che con i compagni nel pallone, con la squadra a pezzi servano ben altre cose. Certo è un giovane, ma quando lo esaltavano in maniera esagerata sembrava il nuovo fenomeno che sa bene come si diventa campioni in tutto.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alla BENETTON</span></strong> presa nel suo complesso tecnico e dirigenziale per essere passata dalle stelle alle stalle in sette giorni. Certo non deve essere facile vivere nella Marca odorosa di vera primavera se la gente smette di amarti, ma proprio per questo servirebbero giocatori e non frilli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a Ghighi PARODI</span></strong>, cinquant’anni di giornalismo, ex del basket genovese ed azzurro universitario, perché, nel giorno in cui lo hanno premiato con medaglia d’oro, nel tentativo di darci una nuova lezione di sintesi giornalistica ha messo nel suo curriculum di vita professionale anche la fondazione dei Giganti del basket insieme ad Oscar Menichelli. Io e Gianni gli saremo grati per sempre, perché quella era la vita che volevamo, ma la sintesi, come ci diceva spesso Enrico Crespi, il motore del sistema, non era la nostra forza. Grazie comunque caro Parodi, anche se non eri fra i maturi baskettari perché adesso pensi soltanto al teatro.</p>
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		<title>Se fossi foco brucerei la Gazzetta dei coriandoli che ride con Severgnini&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI ai piedi della scalinata Potemkin nel cuore di Odessa, vedendo la carrozzina di Ejzenstein scendere inesorabilmente verso il mare del silenzio, quello dove vorresti immergerti cercando l’abisso che serve per isolarti dal dolore. Paola Porelli che ha cercato in tanti modi di farci dimenticare la storiella suu chirurghi con mano dolce, ma pensiero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://image.guardian.co.uk/sys-images/Film/Pix/pictures/2008/01/31/potemkin2460.jpg" alt="" width="250" height="178" /><strong><em>OSCAR ELENI</em><span style="text-decoration: underline"> ai piedi della scalinata Potemkin nel cuore di Odessa,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">vedendo la carrozzina di Ejzenstein scendere inesorabilmente verso il mare del silenzio, quello dove vorresti immergerti cercando l’abisso che serve per</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">isolarti dal dolore.</span></strong> <strong>Paola Porelli</strong> che ha<span style="text-decoration: underline"> </span>cercato in tanti modi di farci dimenticare la storiella suu chirurghi con mano dolce, ma pensiero debole sulla filosofia dello stare bene senza i pezzi del tuo corpo che si sono presi, ha deciso che senza l’avvocatone non aveva quasi più senso guardare persino i nuovi ragazzi della sua<strong> famiglia Virtus. </strong>Con l’ironia di sempre ha deciso prima di chiudere la finestra sul mondo, poi, dopo aver salutato i fedelissimi Matteo, Mario, Lorenzo, ha deciso che aveva voglia di andare a scoprire se anche in un’ altra dimensione deve esserci<strong> un</strong> <strong>pianeta Porelli</strong> dice la scienziata Margherita Hack, il suo <strong>Gigi Torquemada</strong> aveva trovato il modo di macchiarsi la cravatta, la camicia, la giacca, il maglione, urlando al capo degli angeli, o, magari, anache al capo dei diavoli, che la macchia è libertà.</p>
<p><strong>- Ma dai, Gigi, non vedi che state esagerando con la vodka di Odessa, guarda la camica, guarda che macchia.</strong></p>
<p><strong>- Nando</strong> ( lui la chiamava così dopo aver confessato che quando si erano incontrati gli piaceva quella grinta in sorriso con velluto) <strong>non mi rompere, le</strong> <strong>camice si lavano, le giacche si puliscono, ma vuoi mettere come si sta bene</strong> <strong>quando si è liberi.</strong></p>
<p>Va bene, cara Paola, si prenda pure le nostre lacrime<span id="more-1595"></span> da coccodrilli di palude e vada avanti a sentire se l’Avvocato ha già deciso che la prima suite sul mare della tranquillità la daranno sempre a voi. Noi siamo ancora nell’isola di chi vola sospeso, preoccupati che <strong>Dan Peterson</strong>, questa volta, si rialzerà con fatica perché adesso abbiamo scoperto che <strong>all’Avvocato doveva tutto</strong>, lo rispettava, lo seguiva, lo considerava il suo guru in Eurolandia, ma era nel collegio famiglia della Virtus, quello che era scuola di vita ed aveva una regina come madre di tanti ragazzi in viaggio senza sapere dove sarebbero andati a finire dopo la gloria sportiva, dove lui, viaggiatore avido di capire altri mondi, partendo da<strong> Evanston</strong>, si sentiva protetto, dove ascoltava la musica di parole che ora non ci saranno più. Con questo stato d’animo, sapendo che la <strong>Virtus </strong>sarebbe andata ad un partita farsa in quel di<strong> Napoli</strong>, senza che molti si potessero accorgere del lutto che aveva sulle maglie, ci è venuta la rabbia del <strong>contradaiolo senese della Civetta</strong>, quel <strong>Cecco Angiolieri</strong> <strong>che se fosse</strong> <strong>stato fuoco avrebbe bruciato lo mondo</strong>. Lo prendiamo in parola e lo preghiamo di aiutarci a fare la stessa cosa adesso che abbiamo scoperto <strong>sulla</strong> <strong>Gazza dei coriandoli</strong> che tira più una farsa Nba  di tutto questo campionato al traino di <strong>Siena che ora si sente accusare anche di essere la rovina per gli</strong> <strong>altri</strong>, da quando, sono quattro anni, vince e lascia soltanto qualche briciola, ma anche di se stessa perché, dicono i soloni, non avendo competizione seria nel suo campionato poi è impreparata al basket fisico dell’<strong>Eurolega </strong>dove adesso svernano arbitracci da colonna infame. La Gazza degli orgasmi ci fa tenerezza, ma ricorda tanto il povero basket che fa di tutto pur di non affidarsi a gente competente della materia: <strong>dopo Cannavò un bel</strong> <strong>filotto con direttori che non vengono dallo sport</strong>. Tanto, dicono, quelli dello sport si accontentano di tutto se hanno sopportato certa gentaglia, se ridono con <strong>Severgnini </strong>e se hanno <strong>beatificato persino Biscardi</strong> e le tragiche maschere proposte nel tempo. Anche questa pallacanestro italiana, che finge di rimpiangere dopo averli scacciati, combattuti, ignorati, umiliati, <strong>i Porelli,gli Allievi, i Bogoncelli, i Bulgheroni, i Dorigo, i Parisini, i Cappellari, i</strong> <strong>Giancarlo Sarti, i Crovetti, i Peterson, i Rubini, i Tracuzzi, i</strong> <strong>Corsolini,</strong> insomma questo nuovo generone di furbetti del quartiere, ha una grande abilità nel promuovere chi non ha quasi niente da proporre nel torneo delle idee.</p>
<p><strong>Se fossimo foco dovremmo bruciare chi pensa di animare uno spettacolo</strong> <strong>sportivo</strong>, una partita importante, mandando musica al massimo volume, inventandosi per la centesima volta, la formula al di là e al di sopra del gioco. Tutta gente che va in uno spogliatoio, prima di partite determinanti, di spareggi, urlando ai giocatori &#8220;Mi raccomando, concentrati&#8221;. Roba da ridere, da impalamento, ma così vanno le cose. <strong>Se fossimo foco bruceremmo</strong> il <strong>contrallo dell’Armani con Mike Hall</strong>, ma anche con chi lo ha preso e lo protegge, manderemmo sul rogo chi si è inventato l’insulto per l’ex di turno, <strong>Cotani </strong>preso a pernacchie nella <strong>Biella</strong> dove era convinto di aver lasciato qualcosa,<strong> Boniciolli</strong> insultato dalla stessa <strong>Avellino</strong> che gli aveva promesso monumento equestre dopo la vittoria, l’unica nella loro storia, in <strong>Coppa Italia</strong>. Bruciare chi ha convinto <strong>Pianigiani</strong> ad accettare <strong>questa nazionale</strong> perché ogni volta che vedi i candidati all’azzurro ti viene un freddo nelle ossa da gita in<strong> Groenlandia</strong> in maniche di camicia. Beno male che<strong> il presidente del Coni Petrucci</strong> <strong>è a Vancouver</strong> per ballare quando<strong> il</strong> <strong>segretario Pagnozzi canta nella Casa Italia</strong> così accogliente, perché non sapremmo spiegargli cosa succede a Roma quando ha tutti gli italiani disponibili: nel bosco di Avellino, davanti ai lupi di Pancotto, i ragazzi d’oro hanno fatto strage di <strong>4 in pagella</strong>, ma, si sa, loro sono superiori, poi vanno a parlare con i sostenitori della scuola italiana dell’obbligo e si rasserenano. Noi ci teniamo ancora stretti a<strong> Basile, Marconato, Galanda, Mordente, Michelori</strong>, <strong>Di Bella</strong>, ma sappiamo che non andremo lontano neppure con il loro modo di vivere questo sport, pronti a scommettere che in agosto non vedremo in Italia i tre della Nba . Da cosa lo abbiamo capito? Istinto. Animalesco istinto, ma, come dice<strong> Ettorre Messina</strong> che è già in quaresima sulla pradera di san Isidro, inutile mettersi fuori dall’aeroporto con il cappello in mano e la limoujsine pronta per giovanotti che già si divertono nell’atmosfera della notti stellate Nba. <strong>Se fossimo fuoco andremmo ad</strong> <strong>Avellino per scaldare una Coppa Italia che sembra nata focomelica</strong>, fra sorteggi sospetti, con un programma demenziale, con alleanze che diventeranno odio appena le luci saranno spente. Se fossimo foco diremmo ai senesi di respirare profondo e di regalarla questa Coppa Italia, così avremo l’illusione che chi comanda nella città dei canestri ha deciso di scegliersi sfidanti con la goccia d’oro. Non è così anche se <strong>Caserta</strong> rappresenta qualcosa di speciale e non soltanto perché <strong>dopo 19 anni è tornata vincere sul</strong> <strong>campo di Milano</strong> dove con la maglia taroccata Olimpia giravano<strong> i</strong> <strong>fringuelli</strong> <strong>dell’ornitologo Bucchi</strong>, del tenero<strong> Livio Proli</strong> che sembra soffocare quando intorno c’è soltanto il sottofondo del bisbiglio di chi sfrutta le fasi morte di una partita per poter parlare con il vicino chiedendo quasi sempre la stessa cosa: ma sono davvero i secondi o i terzi del campionati quei tipi lì con la casacca Armani? Certo che lo sono, anche se le rivelazioni dell’anno sono a Caserta e a Montegranaro, in attesa di capire tutto il resto mentre Boniciolli finge di essere diventato capo minatore con anima dolce dopo lo schianto di Avellino, il magone irpino, dove <strong>Repesa </strong>chiede scusa ad <strong>Esposito,</strong> il Vincenzo che ha scoperto di odiare i giocatori simili a lui e ai suoi amici più cari di un tempo che fu, perché ha scoperto dal Diablo, allenatore in Trento, che <strong>il male vero del basket italiano sono gli allenatori stranieri</strong>. Lui è l’unico rimasto, è rientrato in corsa, ma non sapeva di aver avvelenato la fonte. Confusione del cronista coriandolo che non ha neppure fatto notare il peccato di voce? Forse si riferiva agli stranieri che, come uccelli di rovo, passano, lucrano e migrano.</p>
<p><strong>Volete anche le pagelle? Peggio per voi:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">al MICHELORI</span></strong> che ha sdrumato il povero Mike Hall, che ci ha messo tutto quello che aveva per ricordare bene chi era e cosa avrebbe potuto dare prima di scontrasrsi con mastro volpe nella Milano con memoria, non quella astiosa di oggi dove un piccolo borosauro affronta ex giocatori, negandogli omaggi, con la domanda: ma tu cosa hai fatto per l’Olimpia? Quelli, sbalorditi, umiliati, indicano le due stelle dei 25 scudetti sulle maglie, quello non capisce. Avevate dei dubbi? Chiedere all’ufficio turistico modenese.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">al BRUNNER</span> di Montegranaro</strong> che avrebbe fatto davvero comodo a questa Biella in caduta libera. Sono tipi come lui, come il Rocca sano, come Kenney, come Sojourner che resteranno per sempre nel cuore, come Raga festeggiato nel suo ritorno a Varese per il Ponte del sorriso.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a GALANDA</span> e</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">CHILDRESS</span></strong> che hanno pilotato Varese in una vittoria fuori casa che potrebbe valere oro, che è diventata sollievo per il dolore del Gianfranco Castiglioni che al basket andava sempre con il suo fedele Diego che adesso lo ha lasciato solo.</p>
<p><strong>7<span style="text-decoration: underline"> ai MATURI BASKETTARI</span></strong> di Magnoni e Dal Pozzo che hanno deciso di radunarsi nella terra magica di Castrocaro, il feudo dell’indimenticato Battistini che ai tenori cani consigliava il pareggio quando stonavano nelle albe vincenti, adesso ne troverebbe tanti fra i dirigenti dell’italbasket. Appuntamento ad Aprile. Speriamo di farcela proprio tutti, potrebbe essere l’occasione giusta per i riconoscimenti dei nuovi entrati nella Hall of Fame dopo le rinunce ad Avellino. Affidatevi a Raffoni ed avrete qualità e affetto.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">all’indomito ex arbitro SIDOLI</span></strong> che ha portato a Quattro Castella gente nobile da premiare, gente giusta, ma il suo capolavoro è stato quello di essersi ricordato del Pedro FERRANDIZ hidalgo gentile, raffinato, intelligente, ex rivale del suo amico Rubini quando era al Real, l’uomo che nel museo di Alcobendas ha la storia di questo sport.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">ai TRUCIDI</span></strong> che vorrebbero impedirci di celebrare il campionato italiano dei filippini, quello vinto dal gruppo di San Felice, Milano zona Forlanini, città giardino dicevano una volta, forse lo dicono ancora, sul mitico campo bolognese dello Sferisterio, quello del basket femminile ai tempi di Baratti, quello dell’epopea legata al Civola.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Mike D’ANTONI</span></strong> un po’ perché i suoi<strong> KNICKS</strong> ci fanno passare delle brutte notti, ma anche per non aver dato nessuna assicurazione sul Gallo azzurro. Che fosse imbarazzato lo si è capito nella scarna storia americana del duo <strong>DAN e DINO</strong>. Mondi diversi, come quando erano re di Milano, magari si stimavano, ma non era proprio uguale la condivisione della vita intorno al gioco. L’unica cosa che li univa, sempre, era la voglia di successo.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">ai CRITICI</span></strong> che hanno trattato male l’ultimo lavoro di <strong>Federico MOCCIA</strong>, l’artista che ha legato il suo marchio AMORI alla Fortitudo sempre in pericolo di estinzione se tutti i suoi innamorati veri non faranno un assemblea permanente con il responsabile dei tifosi Pellacani per arrivare alla soluzione antifallimento. Soltanto per questo gesto tutto quello che scrive, canta, produce, merita dieci.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ad Andrea BARGNANI</span></strong> che per spiegarci la nuova dimensione raggiunta con i Raptors racconta in questo modo la scoperta della serenità:  &#8220;Io tiro appena vedo luce, se segno bene, altrimenti pazienza&#8221;. Già.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al CROSARIOL</span></strong> che sul campo di Avellino cercava di far capire a tutti, meno che all’allenatore, cosa gli stava passando per la testa mentre gli avversari passavano sul suo fantasma. Certo era impegnato nel famoso ciapa no esoterico con Vitali poco vitale, con Gigli poco candido, con Datome vicinissimo a dacome?, con Giachetti rimasto senza alamari sulla spalla che faceva male ogni volta che giocava male.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> come premio speciale per la Coppa Italia che sta per partire. Mettere le due squadre campane alla prima giornata, lasciare il vuoto per la seconda, è un capolavoro che qualifica tutto il resto, calendari, soste, orari, accidia nel caso Napoli, ignavia in tutto quello che avrebbe dovuto essere il bene comune.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=;" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo capolavoro della Lega di Renzi e quello indecente della Napoli di Papalia</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli, parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di un libretto scritto bene e con passione da Nicola Roggero, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://img.bnit.webpont.com/art/mini150/Papalia_BN.jpg" alt="" width="145" height="154" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli,</strong> <strong>parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda</strong>, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di <strong>un libretto scritto bene</strong> e con passione <strong>da Nicola Roggero</strong>, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi invernali, spera nell’atletica, uno con passione sportiva autentica e quando lo conoscemmo noi era a Roma, nel carrozzone del <strong>Messaggero Basket</strong>, quello dove gli juniores venivano trattati come principi, quello dove <strong>Bianchini</strong> spostava pullman vuoti per punizione. Voce per quel mondo che affascinò persino <strong>il commissario Parisini, </strong>sceso nella capitale per far portare via le piante dei fiori superflue, per sequestrare telefonini che aveva anche la sora Marcella, per rimettere a posto, su ordine di <strong>Angelone Rovati</strong>, i conti di <strong>una società finanziata fin troppo bene da Sama e Gardini</strong> con i soldi degli altri, per purificare l’aria, bonificare il territorio, perché il nostro vero Papa lo sapeva e lo saprebbe fare ancora. <strong>E’ uno dei</strong> <strong>tanti, il Parisini, a cui il basket deve tantissimo</strong>, a cui la Lega dovrebbe ancora ispirarsi nell’organizzazione<span id="more-1440"></span> del personale e risorse economiche, ma, come sapete, nessuno è profeta nella sua patria, soprattutto se in giro vagolano barlafusi invidiosi, si preferiscono altri personaggi dalla bocca larga, gente che andrebbe sfidata a dimostrare d&#8217;essere davvero il meglio di questo sistema e dispiace che i più bravi, ci sono anche adesso accidenti, si imbrachino, come diceva <strong>quel giudice al processo di Norimberga</strong> prima di essere condannato all’ergastolo, con certa gentaglia. Questo è il mondo che si sono scelti per fingere di contare qualcosa e la fine di certe avventure, come sanno bene a Pesaro o alla Fortitudo, è un po’ <strong>quella triste della Napoli</strong> <strong>che al basket non aveva dato niente</strong>, diciamo quasi niente, neppure quando poteva sognare ed era in grado di vincere una Coppa Italia con tre fuoriclasse e molta gente ordinaria in ogni posizione della società, una città che ora si agita, veramente erano in 150, perché <strong>indignata col Papalia</strong> che, <strong>dopo aver illuso e poi abbandonato Rieti,</strong> che pure gli dava il cuore, l’affetto, certo non tanti quattrini perché forse in città non c’era tanto da sperperare, <strong>ha provato a riaccendere le luci sui campi fatiscenti della</strong> <strong>Napoli che aveva già fatto scappare uno come Maione</strong>, ma lo ha fatto pensando che ci fosse ancora l’illuminazione a gas. Almeno questa è l’idea dopo il licenziamento di <strong>Marcelletti</strong> che aveva capito tutto subito, la fuga di giocatori che non vedendo il primo stipendio si erano rimessi in viaggio. <strong>Gaetano Papalia ha camminato nel vuoto</strong> senza che in Lega facessero una piega, senza che la Federazione si accorgesse del disastro annunciato. <strong>Ora siamo alla farsa delle partite affrontate con giocatori under</strong> <strong>21 presi proprio da Rieti</strong>, con statistiche mandate in malora, con una credibilità yemenita. Vergogna per tutti e non ci aiuta a sorridere neppure<strong> Manfredo Fucile</strong>, uno che sul campo, una volta, era proprio bravo, uno che fuori dal campo era divertentissimo, perché la sua richiesta pubblica a Papalia come presidente regionale (&#8220;Quanto vuoi per andartene&#8221;) doveva essere diversa: <strong>quanto ci dai prima di andartene</strong> per sempre nella lega dove potrete accordarvi con quel tipo che mandò in fallimento Pesaro e con quell’altro che aveva provato ad incantare la Bologna fortitudina?</p>
<p><strong>Ci scusi Nicola Roggero se siamo andati così avanti e non abbiamo messo la</strong> <strong>luce giusta sul libro edito da Scritturapura</strong>, <strong>storie di sport e</strong> <strong>di vino controcorrente</strong>, storie che si capiscono bene ascoltando il calciatore Matthew le Tissier: &#8220;Facciamo così, io faccio gol per il Southampton e voi non mi rompete le balle&#8221;.  Magari potesse dire così anche <strong>Matteo Boniciolli</strong> che si è immerso, tutto nudo, come piace alla gente de mar, alla gente di Trieste, nella fossa dei serpenti romani, quella denunciata così bene <strong>dall’Attilio Caja che, ci dicono, ma nessuno conferma, potrebbe essere uno</strong> <strong>degli artigli giusti per Simone Pianigiani</strong>. Comunque sia a Roma c’è uno sceriffo nuovo che non ha bisogno di consigli dal parterre, sa bene come affrontare le curve, anche se spesso le sue Dakar sono finite male, nella polvere, perché gli piaceva sempre esagerare un po’ nel dire la verità e ci sta provando anche questa volta con l’ossessionante ritornello su Siena che considera avvicinabile, battibile. <strong>Una febbre che ha rovinato spesso la vita di</strong> <strong>questo bell’anarchico testabalorda</strong>, di uno che si alzava all’alba per provare a far allenare i giovani cestisti come quelli del nuoto, prima e dopo la scuola, uno che soffre le catene, l’ipocrisia, uno che sbaglia con piacere se può metterci la faccia, uno che anche vincendo, lo ha fatto a Udine, ad <strong>Avellino</strong>, con la <strong>Virtus</strong>, senza contare le zingarate con <strong>Fortitudo e</strong> <strong>Ostenda</strong>, non ha trovato amici, ma soltanto reso più folto l’esercito dei quaqquaraqua che sono suoi nemici cronici. <strong>Gente da balera con molta brillantina addosso</strong>. Per fortuna, ogni tanto, gli capita di trovare hierba buona in Lombardia e prima <strong>Varese e poi Milano</strong> <strong>gli hanno almeno dato la</strong> <strong>possibilità di masticare un pezzo di</strong> <strong>vita</strong> in questo campionato che lo tormenterà ancora perché certi giocatori non li cambi portandoli tanto in palestra, certa gente andrebbe presa a calci e mandata sui campetti dove troverebbe <strong>i ragazzi</strong> di<strong> Sky</strong> pronti a ridere con loro, gli stessi che annunciavano un gran pubblico all’Eur e si sono trovati poco più di 4000 spettatori. <strong>Non ne possiamo più</strong> <strong>delle statistiche nei momenti chiave di una partita</strong>: i numeri invece delle facce, certe sviolinate al muro invece di provare ad ascoltare verità che non si nascondono nello zucchero del post partita dove soltanto uno come <strong>Bucchi</strong> può raccontare alla gente di Milano che <strong>l’Armani, a Roma, ha in pratica sbagliato soltanto 20 minuti dopo</strong> <strong>un periodo dorato</strong>. Dorato lo pensano loro, quelli che hanno fatto sapere alla gente di Milano come l’Eurolega debba essere considerata soltanto un territorio per buoni allenamenti. Qualcuno ha reagito (&#8220;Se sono allenamenti allora fateli a porte chiuse come vuole il vostro allenatore&#8221;), qualche altro ha parlato <strong>di volpe e di uva</strong>, in molti si sono chiesti il motivo di tante spese se l’Euro è nulla, se il campionato si gioca soltanto per arrivare secondi. Sono nuovi, gente che va in pellegrinaggio ovunque, ma non nella città che dovrebbe amarli e che si dimostra <strong>gelida anche quando ti</strong> <strong>inventi il Natale a 10 euro nel Palalido senza riscaldamento. </strong></p>
<p><strong>PAGELLE e Grignolino ricordando</strong> <strong>al Roggero</strong> piemontardo che ci siamo sentiti traditi quando, nella breve storia della sua vita sull’ultima di copertina, si è vergognato di far scrivere che aveva cominciato a fare il giornalista sul brigantino della <strong>Voce di Montanelli, </strong>dove l’avventura finì male, ma in gloria della mente, anche se sulla stessa barca c’erano i tipo Severgnini. Dunque eccoci ai remi:</p>
<p><strong>10 al trio Medusa FUCKA, MYERS, CHIACIG</strong>, 25 anche domenica, che giocano in A2, che hanno la fortuna d&#8217;avere un cantore come il Pungetti che allaga il mondo sul torneo dove almeno la gente sembra ancora vera perché Bonamico ispira simpatia ed è bravo, perché sanno cosa vogliono e dove possono andare anche se al piano di sopra fanno i citrulli perché è la cosa che gli viene meglio.</p>
<p><strong>9 a DE ROSSI e PERROTTA</strong>, calciatori curiosi,che hanno resistito fino alla fine nella tonnara dell’Eur dove la Roma capitona prima ha illuso di aver trovato la lampada per fare miracoli e poi si è sporcata le braghe, salvandosi soltanto perché Milano ha spezzato le solite catene quando sembrava troppo tardi e certi litigi interni venivano mascherati nella totale anarchia del gioco offensivo.</p>
<p><strong>8 ad elettrino DALMONTE</strong> che ha rimesso in marcia Pesaro appena il Nettuno di baia Flaminia ha liberato i giocatori sui quali era stata costruita una squadra che ha sempre giocato bene, anche quando non trovava la vittoria, anche nel periodo dove tutto e tutti erano contro. Faccia da tigre incazzata nella più bella delle partite Sky della giornata dedicata al baloncesto, uno spettacolo in campo perché Teramo è anima di tutti, una bella postazione per ascoltare <strong>un Casalini quasi recuperato alla sua vera</strong> <strong>ironia</strong> senza cancelli da chiudere al passaggio di chi crede davvero di essere numero uno, pur sapendo che <strong>il numero uno resta a Sport Italia</strong> <strong>ed è il Peterson</strong> che solleva la testa anche a chi meriterebbe di tenerla nel bugliolo, il nano ghiacciato che faceva la elle e che regalò al Casalini borbottando anche lo scudetto di Livorno con la stessa meravigliosa tattica d’attacco ispirata da Mike e Dino.</p>
<p><strong>7 a Simone PIANIGIANI</strong> che ha già indossato i vestiti di chi sfiderà le colonne d’Ercole di questo basket italiano dove i ragazzi nostri fanno a pugni per uscire dalla palestra, non per entrarvi. Ora la mentalità di gruppo è quella delle vacanze lunghe. Lunghissime in estate per chi non è nei giri delle nazionali, esagerate d’inverno quando si dovrebbe lavorare per la pagnotta perché i padroncini del vapore hanno bisogno di euro. Recalcati, il predecessore del Piccolo Principe lupaiolo, ha spiegato che questa sosta farà bene, ma pure lui si è accorto che è stata una puttanata e ce lo ha detto dai microfoni di Sky, voce tecnica nella prima delle dirette, quella di Treviso, dove la Benetton ha fatto bella figura, ma dove certo non doveva uscire dal campo dicendo che era comunque soddisfatta: ehi gente, al Palaverde ci sono bandiere e scudetti che dicono come sia difficile accettare la legge dei più forti.</p>
<p><strong>6 a MAGGIOLI e FORMENTI</strong> protagonisti italiani nella partita di Cremona dove la Virtus ha salutato con un successo importante il nuovo sponsor Canadian Solar, dove abbiamo scoperto che la testa è l’unica cosa che si deve allenare vedendo Collins entrare ed uscire dai suoi incubi con un tormento interiore che non può aiutare la sua squadra a sognare in grande, o almeno a sognare come tutte quelle che fanno da damigelle al gran ballo della Siena che già rosola il quarto scudetto anche adesso che il gufo dissente. A proposito gente di Cremona e di Ferrara non esagerate nel pretendere ciò che non potere avere.</p>
<p><strong>5 al maramaldo GARRI</strong> che ha fatto il suor record stagionale contro i ragazzini di Napoli. Ci vuole altro per far perdonare questo talento che se avesse lavorato di più e parlato di meno ci avrebbe aiutato a coprire un ruolo che era molto importante agli albori della storia Azzurra del Recalcati che, comunque, da lui, ha succhiato quasi il meglio.</p>
<p><strong>4 al presidente del comitato arbitri TOLA</strong> che non è riuscito a convincerci spiegando come la situazione nella categoria, dopo lo tsunami calabrese, sia da considerarsi tranquilla anche se molti pensavano che ci sarebbero state altre sospensioni. Lui ha smentito e siamo contenti per Paternicò, Capurro e Sabetta, i primi due visti a Roma nella partita più attesa della 12^ giornata e quindi considerati fra i migliori, per Beneduce e Perretti che, invece, venivano indicati, dai media malvagi, come indiziati di rosso cartone come diceva Tanjevic.</p>
<p><strong>3 al PAPALIA</strong> che ha portato il basket nel giardino dell’indecenza. Doveva lasciar perdere, anche se aveva il diritto di vantarsi per essere riuscito a trovare la salvezza con Rieti quando già il sintomo del campionato irregolare portava il suo nome. Speriamo di non doverlo più ascoltare mentre si lamenta, speriamo che nessuno gli dia più credito, ma in terra di ciechi, spesso, gli orbi dettano legge, come direbbero a Roseto.</p>
<p><strong>2 all’ UFFICIO TESSERAMENTI</strong> chiuso per ferie natalizie che ha impedito alla Ngc Cantù di far giocare il nuovo giocatore serbo al posto del fuggitivo Jeffers. Una cosa che s&#8217;accoppia bene con il caso Napoli, una vergogna non nuovissima che lascia aperto il discorso sull’autonomia gestionale dei campionati, anche se conoscendo i personaggi a cui dovrebbe essere data questa responsabilità già tremiamo.</p>
<p><strong>1 alla NAZIONALE</strong> che ancora deve nascere perché se ci dicono che Poeta è il miglior regista e Crosariol il miglior pivot, se dobbiamo dare retta alle liste Myers, alle liste che sembrano così logiche, dove entra persino Hackett, allora prepariamoci a soffrire e sentir sbraitare il Petrucci che stranamente non era all’Eur di fianco a Veltroni, ma le vacanze sono sacre, sperando che non sia sempre per colpa dell’anatema al Meneghin a gomiti larghi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> e grazie per essere sempre pronta a prenderti il voto peggiore perché questa lunga vacanza natalizia è stata davvero una sciagura, soprattutto perché richiesta dalle stesse società. Siamo sicuri, caro Renzi, che sia una cosa saggia aver abolito la partita delle stelle? Certo non puoi fare festa quando gli associati, con stile oxfordiano, urlano ai microfoni che sodomizzeranno il collega che non accetta i loro ricatti, quando si parla di querele e processi, quando si litiga su tutto, ma avendo idee magari non si perdono altri amici considerando che solo il basket ha perso uno sponsor mentre altri giurano che i marchi tipo Tim hanno dato e hanno ricevuto solo vantaggi. Inoltre, e la cosa ha stupito persino i giornali sportivi che godono quando possono dedicarsi soltanto alla Nba con pistole fumanti, vi sarete pure accorti che le finali scudetto inizieranno esattamente quando comincia il Mondiale di calcio. Ma a voi cosa importa. Belle finali, già scritte a 40 gradi senza aria condizionata obbligatoria, mentre la gente ulula aspettando di capire se Lippi è davvero un santo. Un capolavoro gestionale.</p>
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		<title>Le pagelle di Natale: 10 a Siena e Cantù</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 15:55:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://static.blogo.it/booksblog/Paolo_Rumiz.jpg" alt="" width="137" height="191" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>incantato da Paolo Rumiz che, volendo fuggire dal mondo,</strong> <strong>ha finito per trovarne uno a sorpresa, una epifania nell’Italia vitale e segreta, quella che Simone</strong> <strong>Pianigiani dovrà esplorare con pazienza</strong>, seguendo le tracce di vomito lasciate da Meneghin ( grande Dino sparagliele in faccia a quei sepolcri imbiancati) quando si è accorto che i naufraghi sperduti <strong>nell’isola di Circe</strong>, quelli che sono<strong> Proci</strong> a prescindere, erano gli stessi disperati arrivati a casa sua per chiedere aiuto, per obbligarlo a coprire la lettiera federale sporcata dal tradimento di chi sapeva, ma taceva, di chi non voleva vedere, di chi ha scelto il veleno delle parole e della calunnia, la stessa che ora monta in una federazione dove chi sognava il posto di un Bertea e di altri gingilli romani sta facendo il diavolo a quattro, su e giù per le montagne <strong>inventandosi persino lettere</strong> <strong>di rinuncia alla nazionale di Stonerook in inglese</strong>, no sembra aramaico ai calunniatori, forse lo hanno preso per un russo e hanno letto niet, forse hanno sbagliato cinema e si sono trovati davanti al gran rifiuto di un giocatore che da Siena aveva fatto sapere di non essere pronto per una stagione completa (<strong>parola di Recalcati</strong> quando volle giustificare la non chiamata per la<strong> Spagna</strong> dopo l’infortunio di <strong>Rocca </strong>ad inizio preparazione europea), questione di età e fisico, ma che nascondeva anche tensioni antiche e chi frequentava Azzurra doveva ben saperlo. <strong>Fiabesca bellezza dei paesaggi, umani e naturali,</strong> dice Rumiz nel suo libro edito da <strong>Feltrinell</strong>i, rabbia per il potere che lo ignora perché bisogna partire dai monti naviganti per scoprire un paese diverso e , forse, bisogna partire dai ragazzini che in un angolo del palazzotto di <strong>Brescia</strong>, serie A dilettanti, inseguivano felici un palloncino da buttare nel canestro appeso al muro, mentre sul campo i “ grandi” si davano da fare <strong>per la gloria di un campionato</strong> <strong>minore dove quasi tutti sembrano divertirsi più che nelle gelide arene</strong> <strong>della serie A.</strong> Per solidarietà con <strong>Avellino</strong> hanno spento le caldaie al Palalido<span id="more-1412"></span> costringendo persino <strong>Armani </strong>a guanti, sciarpa e vino speziato, hanno reso gelide le tribune che non dovevano essere ripulite dalla neve, ma soltanto dalla polvere.</p>
<p><strong>Dal mare alla Drava, dal Tagliamento al Vajont, dal Piave all’Adige e poi</strong> <strong>all’Inn,Valtellina, Chiavenna, Ticino, dal Rosa al</strong> <strong>Bianco, da Savona al Trebbia, dal Sannio all’Ofanto, dagli Alburni al</strong> <strong>Pollino. </strong>Bel giro, belle visioni, lontano da tutto dagli arbitri superuomini che fischiano da dietro, vedono quello che altri non possono individuare e poi scatenano tempeste come quella di <strong>Bologna</strong>, anche se <strong>Treviso </strong>aveva dominato e la Virtus ha scoperto di essere una squadra con poco talento offensivo che avrebbe bisogno, sempre, di super mastini difensivi per salvare le sue partite quando entra soltanto il tiro di Vukcevic. Monti Naviganti per le tattiche “ ripugnanti” di<strong> Matteo Boniciolli</strong> uno che alla fine della corsa, speriamo il più tardi possibile, ci racconterà davvero cosa lo spinge a cercare l’anima di giocatori e di società che non sanno nemmeno da che parte si comincia e, come urla l’amareggiato Attilio Caja, faccia attenzione all’incompetenza che circonda <strong>Toti</strong> (lui, <strong>Artiglio,</strong> cita il solito avvocato che comincia per Ti, ma questo lo ha aggiunto l’autore dell’articolo sul giornale romano, e <strong>il Bottai che guarda gelido la</strong> <strong>prateria dell’Eur</strong>, ma che non sembra avere la competenza, anche se la bocciatura alla Virtus non dovrebbe fare testo). Siamo felici per il ritorno sulla sabbia dorata di baia Flaminia della <strong>Scavolini </strong>che ha resistito sull’orlo del burrone di Monte Ardizio e aspettando Williams, credendo ancora in Van Rossom, è uscita dalla buca portandosi dietro anche il sorriso di Green. Non avendo voglia di aspettare l’assemblea di Lega, dove non hanno portato un maestro Muti per cambiare certe facce e certi umori, legati, parlando di organizzazione delle società, soltanto <strong>alla cena del Diana dove Paola Porelli non ha voluto</strong> <strong>dimenticare chi aveva voluto davvero bene all’avvocatone</strong>, soltanto a quei personaggi che brindavano nell’ultimo tavolo in fondo, vi serviamo le pagelle per la sosta infame, quella che il basket non avrebbe mai dovuto fare perché i calciatori hanno un motivo per fermarsi, considerando la neve ed il resto, mentre chi gioca nelle palestre aveva il dovere di rendere meno noiose le feste come direbbe il commissario Adamsberg che faceva il turno di notte fra il 24 e il 25 ottobre, giornate per litigi, omicidi e suicidi. Per fortuna i peccatori andranno comunque in palestra, peggio per noi se non abbiamo alternative e certo non perdoneremo mai chi ci propone dal solito trespolo il grande sport di <strong>Sky</strong> partendo dall’amichevole per beneficenza della <strong>Miccoli All Star</strong> contro non sappiamo cosa. <strong>Roba da</strong> <strong>matti, da restituzione di una quota dell’abbonamento</strong>. Certo, direte voi, in certe palazzi l’inverno si sente e come, ma la rabbia viene pensando che soltanto il basket regala tante vacanze spesate ai suoi professionisti tutelati dalla <strong>Giba</strong>, a proposito abbiamo fatto il conto degli italiani obbligatori in squadra e della loro <strong>targa più nota</strong> <strong>come n.e.,</strong> un bel gruppo accidenti, tanta gente da pagare ogni mese per fare la controfigura in allenamento. Per i cestisti non da nazionale esiste un’estate bella lunga, quella dove in tanti hanno organizzato campi di non istruzione per bambini incanti dal nome e non in grado di farsi restituire, nella maggioranza dei casi <strong>come tuonava il professor</strong> <strong>Nikolic</strong>, la quota lasciata nell’ufficio reclutamento. L’inverno doveva essere soltanto di piacere agonistico. Pazienza. Ci si rivede a gennaio anche se <strong>Biella </strong>ha organizzato per <strong>il 30 dicembre</strong> una <strong>amichevole con il Maccabi</strong> che farà bene ad una squadra andata fuori giri appena l’incenso è arrivato nella nuova arena.</p>
<p><strong>PAGELLE di squadra</strong>, scegliendo l’uomo della prima parte nella stagione, segnalando il voto all’allenatore in base alla formula <strong>Peterson</strong>, dieci a prescindere da certe ripetizioni in telecronaca, dieci a lui, a <strong>Caja e Boni</strong>, <strong>vere novità catodiche</strong>, una formula che considera zero e quindi ben fatto il lavoro senza sorprese, per questo <strong>Pianigiani </strong>avrà poco più di zero, mentre si andrà su più o meno uno e due per chi sbraca quando deve fare il suo. <strong>Pagelle, </strong>cari amici, ma noi ci sentiremo ogni settimana, a meno che i titolari dei siti che ospitano queste lacrime di Allah non vadano in vacanza godendosi le peggiori feste possibili, alla ricerca dell’angolo oscuro che un giorno ci proposero da Treviso e che mai abbiamo visto illuminato.</p>
<p><strong>SIENA 10</strong>, meglio 11 come le vittorie in un campionato dove chi doveva sfidarla ha preferito ignorare l’ostacolo, insomma in giro non c’è stato nessun presidente con il coraggio di Ettore per scendere davanti alle porte di Ilio affrontando il pelide Achille che, come sappiamo aveva un tallone da colpire, ma sembra che al Montepaschi non abbiano talloni adesso che hanno domato persino il tipo Hawkins. Per Pianigiani il più 5 petersoniano che nel suo caso è il massimo dei massimi. Adesso gli toccherà fingere di essere felice per la fatica con Azzurra, almeno fino al giorno in cui scoprirà che non abbiamo un regista ed un pivot decenti.</p>
<p><strong>CASERTA 9</strong> alla società, 8 alla squadra, più 5 a Sacripanti, una lode per la coppia italiana Di Bella- Michelori, con tanti saluti a chi li ha scaricati in passato.</p>
<p><strong>MILANO 8</strong> perché è uscita dalla buca dove non sentiva gli ordini del maestro Bucchi ( più 4), perché pur non regalando emozione si è scoperta comunque squadra appena la natura ha eliminato il doppione più pericoloso, quell’Acker che ora aspettano, ma che non aggiungerà niente se toglierà qualcosa al Bulleri appena ritrovato. Uomini della squadra Mordente, altro ripudiato da chi non ha mai meritato niente, e il Mason Rocca che ci avrebbe aiutato con Azzurra se soltanto i tornei internazionali non si giocassero senza pause.</p>
<p><strong>AVELLINO 7</strong> alla squadra, 9 ad Ercolino e al suo eterno sorriso che non vuol dire essere sempre contenti, un applauso al veterano Pancotto ( +1), un bentornato ad Akyol che è la chiave navigante.</p>
<p><strong>CANTU’ 10</strong> al Trinchieri (+4) coraggioso, al solito Arrigoni che borbotta, ma sa dove mettere la pila per scoprire il sommerso. Lode al Mazzarino speciale.</p>
<p><strong>TREVISO 9</strong> al progetto, 9 ai ragazzi buttati nella mischia partendo da Alessandro Gentile, 6 al Vitucci (-1) che non deve avere pietà per chi sgarra, per chi è troppo bambino anche da grande. Uomo chiave Neal e ci ha smentito, così come Kus.</p>
<p><strong>VIRTUS 6</strong> per la fatica di mettere insieme arte e sudore, bravo come sempre Lino Lardo (0 petersoniano). Bravissimo Vukcevic, ma per questo gruppo occorre un ritocco per la nuova annata, altrimenti saranno dolori e non ci vengano a dire che manca il pubblico per poi investire.</p>
<p><strong>BIELLA 5</strong> globale per le cadute e le risalite, Bechi (+2) torni ad usare il rostro anche con quelli che non lasciano tranquilli i giocatori attesi dalla fatica prima che dalle belle copertine. Voto Chessa più di Aradori, ma certo Soragna insegna ancora a stare al mondo.</p>
<p><strong>TERAMO 7</strong> e un bel 9 a Capobianco (-1) che ha resistito a tutto, anche alla tentazione di prendere per il collo i ragazzi d’oro. Il suo uomo chiave è stato Hoover o, forse, Carlo Antonetti.</p>
<p><strong>MONTEGRANARO 6</strong> per la dura digestione del sistema Frates (-2), di situazioni complicate dal dolore fisico. Ci leghiamo a Brunner a farebbero bene a farlo anche i suoi compagni.</p>
<p><strong>ROMA 3, 5</strong> e a Gentile 5- per non aver capito subito che le cose si sarebbero messe male dopo lo slancio in partenza, perché gli manca ancora l’arte per insegnare, non certo quella per farsi seguire. Solo Winston ha retto l’urto, ma che pena. Per Boniciolli un + 2 conquistato a Varese, ma anche un più 10 sulla fiducia.</p>
<p><strong>CREMONA 7</strong> per l’entusiasmo che spinge una squadra amante dell’attacco, con un allenatore come Cioppi (+2) che non si è fatto spaventare dalla nuova arena. Bene gli americani, ma del Cusin da 0 su 6 a Milano cosa dire? Già caro Pianigiani.</p>
<p><strong>VARESE 6</strong> per il lavoro di ricostruzione tenendo presente la varesinità, bravo Pillastrini ( &#8211; 1) anche se qualcosa gli sfugge e gli manca da quando Slay è diventato un fantasma nell’opera dove difendiamo Childress dalla vecchiaia.</p>
<p><strong>PESARO 6</strong> perché anche quando perdeva non giocava mai male, resistente il Dalmonte (-3) cocciuto che non ha mai fatto un passo indietro anche quando tutto andava male. La sorpresa Van Rossom come bibita per andare al mare con Williams.</p>
<p><strong>FERRARA 4</strong> come i punti accumulati, anche se crediamo sempre in Valli (-7) che è lo stesso della promozione e dell’ultima stagione. Gli aut aut presidenziali hanno fatto davvero male, forse come il Jackson che nascondeva la debolezza mentale del gruppo senza un vero regista.</p>
<p><strong>NAPOLI</strong> ci asteniamo da qualsiasi commento, questa è proprio gente da <strong>meno 8</strong>, a parte l’allenatore giovane che ha resistito, a parte quelli che sono andati in campo a Teramo evitando la farsa.</p>
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		<title>Roma e il comico acquisto degli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:22:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/c/c1/Nando_Gentile.jpg" alt="" width="118" height="178" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio</strong> <strong>esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti</strong> <strong>aiuta nel dolce risveglio</strong> molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. <strong>Nostalgia maiala</strong> dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il <strong>Galli</strong>, allenatore femminile al <strong>Geas</strong>, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come <strong>Nando Gentile</strong> <strong>messo alla berlina</strong> dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di <strong>&#8220;amici e consiglieri&#8221; del frastornato Toti<span id="more-1399"></span></strong>, allora si può immaginare che appena il nuovo (Matteo Boniciolli) perderà una o due partite ricomincerà il tiro al piccione. Per fortuna Nando, nell’uscire dalla porta principale come il rapinatore di Inside Man, ha fatto anche qualche nome di giocatori con due facce e fra questi, purtroppo, c’è anche <strong>il triste Hutson</strong> che si è tirato dietro il <strong>Jaaber diventato bulgaro nello stesso giorno in cui gli hanno detto che</strong> <strong>Jennings faceva l’eroe a Milwaukee</strong>. <strong>Stesse piuttre</strong> <strong>sulla pelle del Cassano frastornato da Lippi. </strong>Inutile tirare avanti dopo troppa birra, troppo anestetico, una razione esagerata di idromele, meglio esprimersi con pensieri brevi per arrivare al bersaglio grosso. Non riusciranno mai a convincerci che <strong>Dino Meneghin</strong> ha voluto prendere in giro il presidente del Coni Petrucci chiedendogli prima di sostenere l’idea dell’allenatore di Azzurra a tempo pieno e poi calando i bragoni sugli scarponi appena si è trovato davanti all’aut aut dell’agente di <strong>Pianigiani. Non è vero che Petrucci ha tifato per Sacripanti</strong> che non conosce e quindi non può apprezzare, ma è vero che gli sarebbe andato benissimo <strong>Repesa a tempo pieno</strong> perché si può fare anche a meno del consenso di una associazione allenatori che rimase in silenzio quando a Roma decisero di portare in tribunale <strong>Riccardo Sales.</strong></p>
<p><strong>Alla domanda perché</strong> <strong>la pallavolo</strong> <strong>abbia scelto Bologna</strong> ripudiata dal basket potremmo rispondere che loro sanno sempre quello che fanno: con la formula, con la giornata dedicata davvero al loro sport, con soluzioni adatte al tempo che stanno vivendo e aver ridotto ad una partita secca la finale scudetto dice abbastanza, anche se lo dice dolorosamente. <strong>Ai telecronisti di Sky con il cappotto</strong> sul campo di Avellino dove gli arbitri hanno fermato il gioco due , tre volte per interferenza di mezzi acustici utilizzati da bestie travestite da appassionati, chiediamo perché non si sono domandati anche loro quello che si sussurravano i giocatori: nei giorni delle<strong> finali di Coppa</strong> <strong>Italia ad Avellino</strong> ci sarà un freddo da lupi o si potrà resistere in tribuna senza piumino? Certo dovrebbe essere <strong>la Lega</strong> a farsi certe domande e non a ballare sul proprio cadavere contando i 200 mila euro che hanno dato, per un voto, la manifestazione d’inverno alla famiglia Ercolino piuttosto che alla <strong>Livorno disperata </strong>che non ha più niente per cui litigare. Non veniteci a decantare i giocatori tipo il <strong>D. Brown</strong> di Avellino. Se questi sono gli artisti per il palato fine di un mondo che s’ingolfa nelle statistiche e non va mai fuori dal campo per sentire il vero umore della gente, che non si sporca le mani ascoltando anche chi pensa semplice, allora siamo rovinati. <strong>Strano lo stupore di chi si è</strong> <strong>accorto che all’Armani</strong>, tolto il dentino dell’americano esagerato nei palleggi, tolto il molare dello straniero<strong> Acker</strong>, tutto o quasi è andato a posto perché non c’è niente che rende più tranquilli i giocatori della mancanza di competizione interna. Lo dovrebbero studiare, questo capitolo, tutti i dirigenti, tutti gli allenatori, soprattutto se pretendono di fare anche il manager, quando ingolfano il giocattolo con soldatini della stessa arma, doppioni che non rinunciano mai al loro ego per la famiglia che li paga e li tiene al caldo. <strong>Non siamo stupiti dal ritorno in</strong> <strong>vita della Teramo</strong> <strong>che ha un allenatore vero</strong>, uno che si occupa della parte tecnica dai ragazzini ai titolari. <strong>Capobianco </strong>non mente mai, soffre, suda, si presenta come in una confraternita speciale tipo Armani non potrebbero mai prenderlo, ma è uno vero che ti trascina e risveglia anche giocatori storditi dai coccolatori fasulli, quelli che ti mandano nella Nba anche se non hai ancora imparato a stare al mondo. Certo che applaudiamo al lavoro di <strong>Cicciotello Sacripanti</strong>, ma è anche vero che non abbiamo mai tifato per la sua investitura come allenatore della nazionale per il lavoro fatto con la under. Come lui tanti altri, Capobianco, Bechi, lo ha citato persino Recalcati adesso che si toglie settimanalmente dalla scarpa un sassolino alla volta, il povero <strong>Boniciolli </strong>che ama la vita soltanto se diventa rischiosa, se deve arrampicarsi come Tom Cruise sulle montagne per ricevere ordini sulle Missioni Impossibili della sua vita che certo erano già cominciate <strong>sopportando la dura scuola del Tanjevic che oggi viene sbertucciato</strong> <strong>dalle vedove del giullare bugiardo</strong>, passando poi per <strong>le cattiverie della signora Snaidero</strong>, proseguendo per strade lastricate da birra, molluschi, sidro e carne alla brace, dal Belgio all’Irpinia, fino alla solita trappola Virtus dove hanno fatto una squadra giusta, operaia, in base ai soldi spendibili, ma poi si sentono poveri al centro, poveri di talento, si disperano se non tutte le ciambelle vengono con il buco come a <strong>Ferrara,</strong> se sbattono sulla realtà casertana che meritava molto più di Avellino anche quando i lupi avevano infilato la serie positiva delle prime giornate.</p>
<p><strong>PAGELLE  prima che i telefoni tornino a squillare</strong> perché ogni tanto qualcuno legge, ogni tanto qualcuno non pensando in proprio ti fa sapere che in giro c’è gente pronta all’agguato nella piana gallese di Boia, posto giusto per incontrare imbroglioni e traditori e chi ha messo Meneghin su questa graticola dovrebbe soltanto vergognarsi.</p>
<p><strong>10 a Nando GENTILE</strong> che dopo una stagione sofferta ha dovuto ammettere che non era pronto per una grande squadra. L’abiura che nel calcio chiedono a Ferrara, che magari chiederanno a Leonardo, tutti inciucchiti dal capolavoro di Guardiola. Ha fatto bene a sbattere la porta davanti a quei fringuelli di curva con il loro manifesto di protesta perché la crisi di Roma è cominciata non ascoltando Repesa e poi è andata avanti cacciando Bodiroga ed è finita con il comico acquisto degli italiani veri, gente con poca salute e non eccezionale nel creare gruppo, prendendo un Minard che era già scoppiato a Montegranaro ed un Tourè che fra Milano e Cantù ci ha lasciato soltanto belle pagine scritte su un libro, ma poche partite decenti.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> che finalmente racconta la sua verità sui mufloni di Azzurra. Doveva farlo subito, ma era giusto tentare di salvare quel prezioso contratto che non era poi così leggero come dicono quelli che usano sempre gli stessi occhiali per raccontarla come pare a loro.</p>
<p><strong>8 a Gianni PETRUCCI</strong> che fa bene ad urlare non prendetemi per il culo se davvero Meneghin gli aveva chiesto una presa di posizione pubblica per l’allenatore a tempo pieno ( l’ultima volta a Scauri girano gli amici di La Guardia) e poi è venuto a sapere, per vie traverse, che invece c’era stato l’accordo con Painigiani part time. Ma anche lui dovrebbe sapere che Meneghin è uno leale, che picchia e picchiava guardando in faccia la gente, quindi qualcosa deve essere accaduto e allora il presidente indignato dovrebbe indagare un po’ meglio e visto che lo salutiamo dal Galles si affidi all’arciere Owen Archer spia dell’arcivescovo di York per capire che in quella federazione Dino è sempre ostaggio e piace soltanto se racconta barzellette non se prende decisioni.</p>
<p><strong>7 a Massimo BULLERI</strong>, il carissimo Anthony Perkins del nostro basket, l’uomo della doccia , il fantastico pugnalatore dell’Orient Express, l’infelice viandante che finalmente ha fatto capire a Bucchi che se lo vuole al meglio deve trattarlo come si deve: dandogli fiducia, spazio, ma anche sopportando la sua vocazione al martirio.</p>
<p><strong>6 per Ebi ERE</strong> che ha colpito duro sul legno chiaro del Palaverde dove Caserta ha mostrato l’armonia che manca in altre contrade, persino in quella di Treviso dove i giovani, contrariamente a Roma, crescono bene e vanno in campo nei momenti decisivi. Certo chiedere il quarto posto sapendo di avere in squadra certi stranieri uterini è un po’ esagerato e lamentarsi adesso di aver scelto l’allenatore di casa non aiuta nessuno.</p>
<p><strong>5 al braccio d’oro di ARADORI</strong> che si è fermato sul più bello nella sfida contro Montegranaro. Andiamoci piano con certi dolci panegirici, aspettiamo di capire e di vedere se ogni maledetta partita ci sarà un progresso ed una risposta. Vale per lui e per tanti altri giovani che in questo momento corrono e giocano felici, ma spesso bucano, vanno su e giù come Martinoni, Melli, lo stesso Alessandro Gentile. Quando il mondo intorno li confonde e non li tiene nella miniera del vero lavoro, pesando e non contando i punti, a Biella dovrebbero saperlo, allora si sbanda. Per questo ai dirigenti si chiede di spendere più per gli allenatori che per il tecnico a poco prezzo. Chi più spende meglio spende se sa proteggere l’investimento.</p>
<p><strong>4 alla coppia MESSINA-SCARIOLO</strong> che è caduta nello stesso fine settimana. Per Ettorre prima discesa all’inferno nel santuario di Compostela, per Sergio bandolero stanco il doloroso faccia a faccia con Pashutin che sentendo i soloni italiani, adesso dobbiamo sorbirci anche il tremendista di SI che ne sbaglia cinque su dieci e con la storia del profumo di un cotone consunto spera di incantare chi dovrebbe chiedergli di stare nella stessa cesta dove voleva mandarlo un giorno l’allenatore di San Antonio, ignaro di essere stato preso per il culo dalla creatività della banda Poz, era candidato a saltare dopo due settimane senza capire niente della mentalità e della testa dei russi come diceva l’agente di Chicago guardando Danko andare al faccia a faccia con il nemico su un camion.</p>
<p><strong>3 a Marion JONES</strong> , la splendida velocista che scoprimmo ragazzina a New York nei trials senza droga, la regina di Cenerentola che a furia di guardare allo specchio i suoi muscoli aveva deciso di barare con il doping, finendo pure in galera, perché vorrebbe tornare nello sport con il basket che pure l’ha vista primeggiare. Meglio il baseball cara amica, là accettano ogni variazione genetica. Chieda agli esperti in salsa rosa.</p>
<p><strong>2 alla FIBA</strong> che per il mondiale in Turchia ha svenduto le carte di ripescaggio offrendo in cambio di denaro un posto a Germania, Libano, Lituania e Russia. La formula che salva qualche grande casualmente in crisi non può ripescare soltanto dietro versamento di dollaroni.</p>
<p><strong>1 alla maledizione TV</strong> per queste squadre spagnole che si abbinano con banche, casse di risparmio: da noi i prefetti della pronuncia corretta, guai non far sapere che ne sai una più della tua portinaia che non ha mai studiato o viaggiato, insistono sullo sgradevole suono di Caca che un tempo ammorbava il mondo intorno a Malaga e ora quello di Vitoria, città bellissime e da raccontare senza preoccuparsi se la banca in questione non viene citata.</p>
<p><strong>0 a Dino MENEGHIN</strong> se, come dice il presidente del Coni Petrucci, ha chiesto aiuto per una copertura pubblica su certe scelte tecniche e poi cade nella trappola di fare tutto di nascosto senza consultarsi, senza spiegare i motivi di una scelta che non dimostra palle, come dicono quelli tenuti insieme dal filo della corrente delle schiene dritte, ma una grande confusione operativa. Certo Roma deve avere una polvere speciale che scende dai colli fatali perché niente funziona come te lo aspetteresti e sapere che Toti ha scelto il nuovo allenatore andando contro le due correnti operative del gruppo, ascoltando la voce saggia dell’ex sindaco ci fa capire che anche per Dino le trappole sono scattate prima che lui comprendesse certe mosse, prima di promettere a troppa gente che vedrà la Nazionale anche se nelle città che la chiedono non si muove foglia o amministrazione pubblica, anche se andiamo avanti a luci basse in mezzo a righe e triangoli per terra su troppi campi.</p>
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		<title>Dai, su, forza! non basta più, ma adesso spiegateci perchè l&#8217;Armani ha ripudiato Coldebella che ha reinventato Caserta&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:57:00 +0000</pubDate>
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Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo <strong>del Camionista di Forte Marghera</strong> dove lo festeggiavano <strong>gli amici di Mestre</strong> che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui <strong>Villalta filava e Augusto Giomo</strong> <strong>sentiva musica celestiale in palestra</strong>. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, <strong>al Baraonda</strong>, <strong>l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori</strong> <strong>tramezzini del Nord Est</strong>, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad <strong>un tifoso</strong> <strong>Fortitudo</strong> che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, <strong>altro che Brunetta</strong>, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è <strong>la famosa finale scudetto</strong> <strong>Virtus- Fortitudo</strong>, <strong>quella della beatificazione di Messina e</strong> <strong>Danilovic,</strong> quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro <strong>per il fallo-non fallo di Wilkins</strong>, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, <strong>dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria</strong> <strong>eterna, al Dominique fanfaron</strong>. <span id="more-1382"></span>Quel tifoso non riesce a capire che cosa ci sia da ricordare con quel fischio, salvo le lacrime di chi ha vinto e di chi ha perduto. Mistero, ma eravamo sullo stradone soltanto con il pensiero perché si doveva tornare a <strong>Milano </strong>perché dall’ex Mico <strong>gli amici di Chuck</strong>, quelli con la maglietta Jura is back erano pronti a brindare nelle vecchie sale dove un tempo<strong> Giordani</strong> aveva aperto la sua università della vita, la casa dell’altra Milano. <strong>Grande mangiata</strong>, brindisi stupendi <strong>con Zanatta, Caspani,</strong> <strong>Farina, Maccheroni,Pampana, Brambilla</strong>, <strong>Crippa</strong> che organizza tornei giovanili stupendi, il dottor <strong>Papetti,</strong> dottore oggi, giocatore ieri, <strong>Dante Gurioli</strong> con la stessa faccia angelica della sera in cui il <strong>Chuck furente</strong> con tutti aveva fatto inventare al professor<strong> Guerrieri</strong> la scenetta:  &#8220;Ma con chi se la prende?” avendo come risposta serafica e risolino ironico: “Sicuramente non con lei o caro professore”. Nel gruppo anche il fisio dalle mani a cento gradi <strong>Natale Redaelli </strong>che aveva mancato il primo raduno straccionato, il <strong>Guidali </strong>sempre vivace con <strong>Veronesi,</strong> un gruppo che faceva festa sul serio e non sapeva della goffa comparsata <strong>Armani al Palalido</strong>, quando senza avvisare nessuno, quindi giocandosi almeno 200 persone in più nel Lido ancora da ritoccare ( speriamo ci riescano davvero visto che la Milano da bere e non da mangiare ha soltanto il Forum per i grandi artisti), <strong>è stato omaggiato il grande avversario spesso preso a pallate e fischi, ma salutato in piedi anche dai giovani della curva</strong> che avevano appena emozionato <strong>Giorgio Armani</strong> e si erano almeno documentati sul <strong>figlio dello sceriffo</strong>, cosa che certo non potevano fare i pendolari dell’autostrada, quelli che ieri hanno portato <strong>Bucchi ad Urbino</strong> per una lezione che sicuramente farà epoca perché <strong>non capita spesso di ricevere consigli da chi ancora sembra averne</strong> <strong>tanto bisogno</strong> per fare dell’Olimpia una squadra con una testa e una sostanza. <strong>Cattiveria gratuita per chi vince da quattro partite</strong> <strong>in fila? </strong>Può darsi, ma tanto a loro cosa può interessare eppure il Pierino bolognese una volta accettava di parlare con la gente e non chiudeva le porte spaventato. Sono voci che arrivano dalla cantina dove devi nasconderti inseguito da quel sommelier che offre una insalata di erbe aromatiche con pinoli tostati e burro all’ olio( vacca boia anche questo dice il fauno colesterolo) e pretende pure che al posto del vino tu ci beva sopra un Tè verde cinese con note di cioccolato bianco e leggero aroma di ginger.</p>
<p><strong>A proposito di cioccolato perché Meneghin non si ferma a casa Bulgheroni e chiede al Toto se gli può dare una mano anche col</strong> <strong>basket dopo il capolavoro nel golf delle donne e dei fratelli</strong> <strong>Molinari</strong>. Forse si può partire da lui, più che da altri soggetti non identificabili e non dia ascolto a chi suggerisce il tempo pieno soltanto per arrivare al conflitto con <strong>Siena</strong>. Certo che è meglio il tempo pieno, ma non puoi neppure andare in casa d’altri a dettare legge, anche perché, come si è visto, certe simpatie portano al disastro. Lo stesso disastro della riunione di <strong>Lega finita</strong> <strong>con tanto odio</strong> <strong>bruciato per</strong> <strong>scegliere la sede della finale ad otto di Coppa Italia</strong>. Era l’occasione per far diventare la manifestazione un brigantino da far volare nel cuore della passione. Non ci sono riusciti anche perché amano farsi dispetti, andare in Rcs per dire che gli altri sono tutti fessi, per far sapere che al pubblico bisogna raccontare la bugia del bilancio in rosso, ma nella sostanza non è vero e guarda caso l’ultima scaramuccia sul fiume è avvenuta proprio per poter bussare alla porta di chi organizzando il Giro, il grande rugby e si è degnato di prestare attenzione anche al basket. Giornata per rompere l’argine, lasciando passare <strong>il fiume Mens Sana</strong>. Gli altri chiedendo aiuto, avendo scoperto che si sbaglia tanto, si sbaglia troppo se davvero Milano vince e fa il meglio senza poter utilizzare i due grandi acquisti dell’estate <strong>Acker e Petravicius</strong>, se gli viene bene ogni cosa con <strong>Rocca, Mordente e quel che resta di Bulleri</strong>, se scopre<strong> l’orgoglio</strong> <strong>di Hall il peccatore</strong>, se al regista <strong>Finley</strong> chiede una scialuppa , senza passare e pensare più agli altri, per mettere sotto<strong> il mare di Pesaro</strong> il povero <strong>Luca Dalmonte</strong> che farà bene a chiedere qualche danno a chi gli garantiva un tale <strong>Cvtekovic da 1 su 10</strong>, anche se all’esordio non è cosa nuova quando sei costretto a rimediare agli errori. A proposito di errori qualcuno sa spiegare perché <strong>il manager Coldebella</strong> <strong>ha fatto</strong> <strong>diventare Caserta la seconda forza</strong> <strong>del campionato</strong>, mentre Milano lo allontanava dopo averlo allevato con l’illusione che avrebbe potuto continuare come dirigente se non come assistente allenatore? <strong>Anche qui mistero</strong>, ma è lo stesso mistero che devono risolvere a Pesaro dove hanno mandato via <strong>Pino Sacripanti</strong> che ora da Caserta sventola il vessillo della Brianza non alcolica, felice di aver messo un tarlo nella testa, anche nostra, per quella candidatura al dopo Recalcati che lasciava un po’ storditi, che ha portato confusione anche in terra di lavoro. Ultima nota vellutata, emozionante <strong>i ragazzi visti in campo a</strong> <strong>Biella</strong>: <strong>Capobianco con Marino e Poeta in panca</strong> è arrivato alla volata vincente, <strong>Bechi con Aradori</strong>, super fino a quando non è tornato l’ego letale, con <strong>Chessa molto bravo</strong> anche se non doveva avere in mano lui il cerino nelle ultime due azioni. Questo è voler rischiare, voler lanciare giovani talenti, il resto è fufferia petrucciana. Lo dicono i giocatori stessi: fateci andare in campo se ce lo siamo meritato in allenamento e <strong>gli Amoroso piacciono</strong> <strong>se usano la testa e</strong> <strong>mai i piedi.</strong></p>
<p><strong>PAGELLE </strong>accidenti che sul ponte del Camionista sventola la bandiera che una volta a Mestre era <strong>il regno dei Veterani:</strong></p>
<p><strong>10 a Toto BULGHERONI</strong> che, da quando si occupa come responsabile tecnico nella federgolf del Chimenti che ha fatto infuriare in tempo elettorale il pontefice del Foro Italico, forse potrebbe essere utile anche al basket, alla Nazionale, ma che, per adesso, se la gode e non pontifica.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong> per il suo capolavoro a Bologna dove come braccio armato ha scatenato il Di Bella che non ha mai smesso di essere l’elettrino portafortuna delle squadre dove ha giocato, che non ha mai voluto rispondere al proprietario delle Vu nere che avrà inventiva, ma ancora non sa distinguere la gente vera da quella che fa soltanto notizia.</p>
<p><strong>8 al CAPOBIANCO</strong> uscito vincitore da giornate difficili, da una partita dura come quella di Biella tenendo seduto in panchina, nel finale, il figlioccio Poeta che parla benissimo, che incanta la sciura Ellisse, ma che dal periodo di Azzurra ha perso il senso del ritmo e del sacrificio per diventare un giocatore al servizio degli altri.</p>
<p><strong>7 a Gian Matteo SIDOLI</strong>, ex arbitro di serie A, generazione d’oro del basket reggiano, per la sua fede nel premio Riverberi-Quattro Castella che va a cercare i personaggi dove si devono trovare, ma che non dimentica la base se deve dire alla federazione che certe regole, certi risultati a tavolino dimostrano che chi comanda non ha mai messo piede sui campi giovanili, sui campi in generale.</p>
<p><strong>6 alla memoria di Red ROBBINS</strong> guerriero dell’epoca d’oro nel Simmenthal scippato di una Coppa Campioni a Madrid nel 1967, vecchio pirata che nell’intervallo considerava la birra l’unica vitamina utile per avere ancora energie nella Cinzano retrocessa in A2 nello stesso anno in cui, però, con Silvestre straniero extra, vinse la coppa delle coppe a Torino. Per lui il canto di una curva che doveva onorarlo, di una società che doveva almeno mettersi il lutto.</p>
<p><strong>5 a Paolo MAZZOLENI</strong>, arbitro di calcio, che si è fatto contestare dal solito Zamparini proprio nella settimana in cui avremmo voluto dargli un dieci per questa passione verso il basket. Pazienza, direte voi, se tifa Fortitudo e come tanti al rivede in A dilettanti con lo spirito di un tempo, dove la palla gira e non ti girano le palle, per avere più informazioni sulle partitelle del gruppo Aquila, composto anche dal designatore Collina e da Romero contro Rizzoli ( Virtus), Trefoloni ( Siena) e dal segretario Marinelli ( Brindisi).</p>
<p><strong>4 a Lino LARDO</strong> per non aver ascoltato chi lo invitava a non esaltarsi mai per i risultati Virtus perché nell’euforia qualcosa va sempre perduto, perché nelle ultime stagioni appena usciva il turibolo c’era intossicazione. Chieda in giro e non soltanto al Boniciolli che sembra dimenticato.</p>
<p><strong>3 a Gregor FUCKA</strong> che vedevamo ancora bene in Auno, ma che da quando è andato a Pistoia dall’amico Moretti conosce soltanto domeniche tristi. Speriamo si riprenda e faccia venire il rimorso a chi ha lasciato scendere i di categoria lui e Chiacig.</p>
<p><strong>2 alla SCAVO SPAR</strong> che non trova la strada per uscire dalla crisi di risultati, che ha fatto venire dubbi a Valter Scavolini, che ha fatto piangere la mascotte Andrea Rinaldi, l’Ape che vola sulla passione e che non ne poteva più delle contestazioni.</p>
<p><strong>1 alla RAI</strong> che insiste con la grafica peggiore e con le luci più basse. Certo anche Sky non fa molto per chi ci vede poco, mentre Sport Italia sta migliorando tutto, anche se per la A dilettanti serve ancora uno sforzo e un vocabolario non prestato dall’eco di Sky o dal Bagattino che considera l’argento europeo di Messina un cattivo risultato.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può continuare a fingere di non essere addolorato per le contestazioni, che fa bene a battersi perché certe polemiche danneggiano una squadra dove, lo dovrebbe sapere lui meglio di altri, i giocatori regrediscono cominciando dal Jaaber che non era e non sarà mai un vero regista. Era la stessa malattia dei giorni in cui Repesa insegnava, seminava, aveva un vero progetto e sapeva dire qualcosa di più concreto del solito dai, su, forza.</p>
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		<title>Americani vecchi e nuovi, anche troppi nei canestri della seconda domenica di A</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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<p><strong>Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari</strong> <strong>è in crisi)</strong> pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, <strong>Biella si è affidata al veterano Fred</strong> <strong>Jones,</strong> una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal <strong>team di Bechi</strong>. Ripagandolo, nell’esordio casalingo <strong>contro la Virtus</strong>, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro,<strong> Scoonie Penn</strong>, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, <strong>ci sarebbe Ferrara</strong>, che ha tentato di redimere <strong>Luke Jackson</strong>, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, <strong>lasciando il palco al collega Grundy</strong>: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o <strong>il play che fa il boia e</strong> <strong>l’impiccato</strong>. Certo, visto <strong>il Bulleri trevigiano</strong> dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto<span id="more-1277"></span>, <strong>con Mordente cambio dei piccoli</strong>. Ma sono preferenze, come per <strong>Mancinelli</strong>, che non ci pare uno specialista da panchina ma un titolare da accendere subito. Invece, tornando al tema nostalgia, non si può dimenticare <strong>lo strano caso di Napoli</strong>, che una volta si chiamava <strong>Rieti</strong> ma non aveva così tanti amici su Facebook, come testimonia la relativa pagina di Gaetano Papalia. Non essendo iscritti alla lista delle sue figurine, non abbiamo letto in diretta <strong>dell’arrivo di</strong> <strong>Damon Jones</strong>, già salutato nuovo salvatore della patria, nella speranza che sia ancora quello degli Heat, <strong>e non faccia la figura del Ciuchino</strong>, come lo chiamava <strong>Shaquille </strong>ispirandosi a <strong>Shrek</strong>. Difficile dire se lui e <strong>Gabini </strong>risolleveranno la baracca, ma nel caso, spiacenti per <strong>Marcelletti,</strong> ci vorrà non poco tempo, visti gli agghiaccianti risultati iniziali: <strong>prima il trentello</strong> (abbondante) <strong>a Siena, poi il ventello</strong> (abbondante) in casa <strong>con Avellino</strong>. Dove <strong>Akyol,</strong> di cui al debutto già si scrivevano meraviglie, ha preferito il basso profilo, ed emerge un’inconsueta, ma efficace, front line polacca. Chi invece ama la <strong>mitragliatrice</strong> si rilegga i report da Treviso, in cui <strong>Neal e Jaaber</strong> si sono sfidati a fionda, con non poco compiacimento reciproco. Intriganti interrogativi: se il primo saprà essere leader, al cospetto di tanti compagni nuovi e giovani, e se il secondo non nasconda, con le sue prime performance, dei problemi offensivi altrove. Nel dubbio, <strong>Gentile ha preferito farsi espellere dopo otto minuti, così da perdersi la prima vincente del figlio contro di lui</strong>. In panchina è rimasto invece <strong>Capobianco</strong>, che nell’altro anticipo del sabato <strong>ha sgonfiato gli entusiasmi varesini,</strong> orfani della prestazione-monstre di <strong>Ron Slay</strong> contro Milano, e dotati, come temuto, di sua <strong>stanca controfigura.</strong> <strong>Idem Childress</strong>, ma non stiamo a speculare. Piuttosto, siamo lieti che nella mischia, <strong>sponda Teramo</strong>, sia finito il <strong>giovane Polonara</strong>, classe 1991, e che a <strong>Biella,</strong> per rimanere in tema, abbia messo due liberi <strong>Chessa</strong>, classe 1988. Poi, ci sarebbe da parlare di <strong>Montegranaro,</strong> che ha scoperto la verve realizzatrice di <strong>Robert Hite,</strong> uno che pure è stato respinto dall’Nba, a dispetto di una<strong> Caserta</strong> tosta, <strong>Sacripanti-style</strong>, in cui anche <strong>Di Bella</strong> recita da protagonista. E magari potremmo accennare al supplementare lombardo, dove <strong>Cantù ha espugnato l’entusiasta Cremona</strong> mettendo le chiavi dell’attacco nelle mani dell’atteso <strong>Jeffers </strong>(pessimo contro Treviso) e del solido <strong>Mazzarino. </strong>E&#8217; buona solo per i titoli di coda, infine, la <strong>vittoria (quasi) sul velluto di Siena</strong>, che <strong>a Pesaro</strong> ha ritrovato <strong>McIntyre,</strong> e ci ha lasciato nel dubbio se sia più inconcepibile, almeno per i trend italici, che dalla panchina si alzi <strong>Zisis o Lavrinovic</strong>. In ogni caso, i risultati non cambiano, e la noia neppure. Anche se <strong>Minucci,</strong> gli americani<strong>, è solito pescarli al di qua dell’Oceano</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
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