di FRANCESCO SARTI

Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, Biella si è affidata al veterano Fred Jones, una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal team di Bechi. Ripagandolo, nell’esordio casalingo contro la Virtus, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro, Scoonie Penn, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, ci sarebbe Ferrara, che ha tentato di redimere Luke Jackson, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, lasciando il palco al collega Grundy: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o il play che fa il boia e l’impiccato. Certo, visto il Bulleri trevigiano dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto Read The Full Story…

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By oscareleni | Giugno 29, 2009 - 5:23 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all’estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. Se avrete pazienza potrete trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l’aria fritta. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l’ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l’occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla solita crisi di idee e progetti, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché Siena non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario Ferdinando Minucci che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. In attesa di sapere chi e come farà la serie A prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come Renzi, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli Read The Full Story…

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By peaclaudio | Giugno 24, 2009 - 5:12 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team del prossimo anno: “Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile e avremo una squadra unica nel suo genere. Ci sembra un progetto eccitante, che potrà portare frutti importanti”. Speriamo sia vero, e cioè che finalmente un rilevante spicchio del basket italiano si decida a puntare sul vivaio senza inganni e reticenze. Troppe volte, in questi anni, da quando la sentenza Bosman ha reso le frontiere una sorta di disco-bar, abbiamo assistito a proclami, dichiarazioni d’intenti, speranze. Ci affanniamo ancora a dialogare sulle quote dei giocatori: nazionali(zzati), comunitari, extracomunitari, introducendo concetti oscuri e a tratti paradossali, come gli italiani di formazione. Viviamo di proposte, leggi e controleggi, che rendono le squadre dei patchwork indistinti, infarcite di stranieri USA e getta, che arrivano e ripartono senza aver staccato le dita dalla valigia. E tante sono state le motivazioni, per questo clima carnevalizio: i trend di mercato, i costi degli italiani, il rapporto prezzo-qualità, ecc.. Non abbiamo mai capito, tuttavia, perché ci si debba vergognare di utilizzare i giovani, quasi che farli giocare ed esporli al rischio del fallimento (anche mediatico) significhi per forza perdere, e non attirare gente al palazzetto. Invece. Un esperto giramondo non è necessariamente più affidabile di un prospetto nostrano. Soprattutto diventa complicato innamorarsene, Read The Full Story…

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By oscareleni | Giugno 22, 2009 - 8:34 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dall’isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna al bel Teseo per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri Renzo Tramaglino davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. Eleni è tornato, un po’ tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel catino incrostato del Forum di Assago, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. Scudetto scritto, gloria a chi meritava tutto e di più. Siena è Siena e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare il marchese Pianigiani che ha peccato una volta soltanto nell’ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla Virtus Bologna, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano Tonelli potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.
Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al lupacchiotto senese ha tolto all’Italia l’unico trofeo europeo dell’anno, ha tolto la soddisfazione d’aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di Matteo Boniciolli che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei grandi di Russia, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del Montepaschi nella finale di Coppa Italia, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: chi l’ha battuta è retrocesso, chi l’ha tormentata fino all’ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l’allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a Scariolo. Labirinto che sei in noi liberaci

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di OSCAR ELENI LUNEDI’ 1 GIUGNO – Come promesso, dopo il te verde sul tappeto persiano, l’Oscar da bagno va avanti ad oltranza ringraziando le radio che chiamano, grazie Fallucca, grazie Rai. Dicono che a Siena, dopo l’angolo dell’Unto, abbiano inventato anche quello delle risate pensando a tutti quelli che si danno da fare per dirti che il Montepaschi è battibile, avvicinabile. L’assenza di specchi impedisce una visione corretta. Treviso ha dato tutto quello che aveva, molto in attacco, poco in difesa, ha fatto il massimo, ma è sempre a 20 punti di distanza, lei come tutte le altre, anche quando Pianigiani non ha in mano una squadra completamente in salute fisica e mentale. Si vede, si nota, si intuisce dai complimenti esagerati. Grande Romain Sato e di sicuro professionisti di questo genere si devono tenere ad immagine e somiglianza di una società e di una squadra. Al momento non esiste paragone fra lui e Moss che potrebbe comunque essere pedina di scambio per Siena, se è vero che lo controlla già da tempo. Verona e Trieste sono salite di categoria. Quattromila persone a vedere le partite decisive in B2. Vi sembra poco? No di certo. Trieste ed il progetto Boniciolli sviluppato da Bernardi. Verona ed il progetto Fadini sviluppato da Filippo Faina. Ve lo abbiamo detto che i buoni allenatori non mancano, che la scuola di ieri può aiutare, sul campo, quella di oggi. (2-continua)

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 OSCAR  ELENI  dalla centralina elettrica di una montagna giapponese dove mandi al diavolo tutti i congegni moderni perché, se il computer mangia tutte le idee cattive del primo mattino, allora è  proprio inutile dare ascolto a chi vorrebbe leggere qualcosa che vada oltre la terra di mezzo, quella dove ruttano i mostri che hanno fischiato Paolo Maldini nel giorno dell’addio, dove il fuoco amico affonda squadre che non lo sono mai state, dove arbitri trinariciuti attaccano il fischietto dove vuole il commissario del momento, come ci suggerisce la magistratura, minacciando anche, ma era meglio se fosse stata un promessa, di lasciarci beatamente liberi di fare come nei campetti, cioè con l’arbitraggio interno, fatto direttamente dagli stessi giocatori che oggi piagnucolano e borbottano dopo ogni fischio. Sarebbe più leale dicono in Giamaica adesso che Bolt è rimasto confuso vedendo il conteggio dei cinque secondi per una rimessa, così come è stato interpretato nella pentola a pressione del Palalido di Milano, vecchia tenda, vecchio teatro storico in ristrutturazione con uso sede e foresteria, ma non certo campo da playoff per una nazione che adesso va in giro a chiedere la testa di chi l’avrebbe tradita nell’urna svizzera, pur sapendo che i nostri palazzi di carta, con aria viziata più che condizionata, non erano niente contro i monumenti presentati dagli spagnoli. Certo che siamo stati traditi da qualcuno, ma già nelle visite pastorali erano stati chiari: dipende dai soldi, dal dinero. Prometterli e averli già in tavola è tutta un’altra cosa. Domandarsi perché contiamo così poco a livello internazionale è come rubare le rime al poeta di montagna quando ti fa sapere che: In questo mondo, è un’assurda frenesia anche la vita dell’insettoRead The Full Story…

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By oscareleni | Maggio 8, 2009 - 5:42 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto “miracoloso” di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, parola e verbo Sky, dalla soddisfazione di Gentile che ha scoperto di avere una squadra, quella di Roma, con grande carattere, al compiacimento di Cesare Pancotto che nell’intervallo, ma soltanto nell’intervallo della partita con Caserta, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall’alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. Difficile interpretare l’ottimismo di Boniciolli per la Virtus da playoff, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c’è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.
Impossibile decrittare il messaggio di Livio Proli quando parla di un’Armani scoppiata mentalmente, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un film muto già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il Marconato Sutherland appena arrivato da San Sebastiano per dare una mano, meglio due direbbe il sciur Gamba. Sarà per questo che l’Olimpia non emoziona Read The Full Story…

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