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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; treviso</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Da Siena a Sassari, smentendo Pianigiani</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani preferiamo il sistema spagnolo al nostro, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia l’ottantanovesimo campionato di basket. Comincia tardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani</span> <span style="text-decoration: underline;">preferiamo il sistema spagnolo al nostro</span></strong>, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia <strong>l’ottantanovesimo campionato di basket</strong>. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando <strong>Dino Meneghin</strong> ci ha chiesto perché non avevamo avuto <strong>neppure una riga per la presentazione</strong> <strong>all’Arena del Sole</strong>. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché<strong> il titolo è andato a Vitoria</strong>, perché <strong>i loro palazzi</strong> <strong>sono moderni e sempre pieni</strong>, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. <strong>Certo si poteva cavalcare la polemica</strong> innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi<span id="more-1898"></span> del nuovo prence che facevano gli offesi davanti ai loro presidenti cercando di spiegare che pure loro pasano tante ore in palestra, per la verità c’è il dubbio che molti si sentano con la coscienza a posto perché stanno tanto tempo al video per studiare i punti deboli dei nemici, ma nella sostanza, e lo diciamo a tutti, dal primo all’ultimo, <strong>sono i fatti quelli che chiariscono tutto</strong>: cercate di giocarte meglio e fate crescere davvero i giovani talenti che avete per le mani. Il sistema non permette di sperimentare perchè se sbagli trovi la valigia pronta sulla porta ? Una verità, ma esiste anche la voglia di tuffarsi dalle rocce più alte e questo dovrebbe ispirare la carriera di tanti buoni allenatori che sembrano però <strong>prigionieri nella biblioteca tipo quella del Nome della Rosa dove nessuno osava andare a cercare quello</strong> <strong>che avrebbe potuto rivoluzionare il sistema</strong>. Bella la scuola tecnica italiana,ma, accidenti, cosa dire allora di quelle proposte da Spagna, Croazia, Serbia, Lituania, Francia, Grecia, Turchia, Germania tanto per restare su quelle europee che al mondiale si sono battute più o meno bene, ma loro c’erano, e nei campionati giovanili arrivano sempre davanti all’Italia?</p>
<p><strong>Presentazione con l’obbligo di fare anche pronostici, una fase delicata,</strong> necessaria, la famosa zona d’ombra del &#8220;qui lo dico e qui lo nego” perché come suggeriva <strong>Ferdinando Minucci</strong>, vero numero uno del sistema, bisogna aspettare almeno tre mesi di campionato per capire chi ha pescato bene, chi ha lavorato meglio, chi ci farà alzare in piedi come è accaduto l’anno scorso guardando Cantù, Caserta e Montegranaro. Comunque sia andiamo con la griglia di partenza:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Prima fila</span></strong>: <strong>SIENA </strong>perché ha cambiato uomini, ma sotto lo scudetto porta sempre lo stesso cilicio e per batterla si dovrà andare a cento all’ora senza perdere troppi palloni. <strong>MILANO</strong> perchè, come dice il presidente Proli, i dolori e le finali hanno fatto capire gli errori commessi, perché il gruppo è più sano, più forte fisicamente, perché lo scudetto è l’obiettivo, ma non sarà inseguito facendosi prendere dall’isterismo. Ora bisogna vedere se tutti quelli coinvolti nel progetto avranno nervi saldi e testa lucida.<strong> ROMA</strong> perché arriverà più tardi, visti gli infortuni del precampionato, ma se hai nove giocatori sopra i due metri e Tanjevic nel pensatoio allora puoi aspettare e crescere bene. <strong>TREVISO </strong>perché Repesa è un maestro, perché in casa Benetton si sono rimessi tutti a tagliare gli alberi del Montello per una nave da dogi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Seconda fila</span>: CANTU&#8217;</strong> se non si fa prendere dall’angoscia di essere tornata società faro, se non si aspetterà di soprendere tutti come l’anno scorso perché ora sono gli altri ad avere il forcone in mano. <strong>BRINDISI </strong>dove c’è tutto per fare bene, peccato che manchi un palazzo adatto, ma gli uomini che la guidano sono tutti di prima qualità anche se la panchina sembra un po’ corta. Virtus <strong>BOLOGNA</strong> nella speranza che nessuno parli al mannovratore Lardo prima che possa mettere insieme un gruppo con dentro tante buone qualità, forse non il massimo del talento, ma è presto per dirlo. <strong>MONTEGRANARO  </strong>che in mano a Pillastrini può fare altri passi avanti perché ha una rosa molto competitiva e l’ambiente inventa eroi anche se appaiono un po’ logori. <strong>AVELLINO</strong> perché ha ricreato la famiglia dopo essersi liberata dell’egoismo, perché ha dentro il fuoco di casa Ercolino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Terza fila:</span> </strong><strong>PESARO</strong>, un altro posto dove prima è stata ricostruita la casa e poi la squadra. Potrebbe fare la mina vagante se al palazzo andranno amici, tifosi e non supercritici insoddisfatti e con la testa voltata sempre indietro.<strong> BIELLA</strong> perché hanno idee, hanno giovani talenti, hanno quell’entusiasmo che serve per non dimenticare i pasticci dell’ultima stagione dopo le maraviglie di due anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quarta fila:</span> </strong><strong>VARESE</strong> se i nuovi capiranno l’affetto di Masnago, se non ci sarà la voglia del tutto e subito, se, come dice Recalcati, la gente aspetterà a fare i conti alla fine e non dopo le prime partite. <strong>TERAMO</strong> perché ha un grande allenatore, perché non ha mai avuto paura di mangiare pane e cicoria.<strong> CREMONA</strong> affidata ad un giovane tecnico sloveno che sa scavare nella miniera. L’importante è che la società non si faccia prendere dal panico. <strong>SASSARI </strong>una neo promossa che cerca amore, ma anche qualche bella sorpresa. Bravo merlo, ma la griglia cosa vuol dire? Niente, cari amici, era soltanto una scusa per dire quello che ci passa per la testa oggi, molto prima che gli arbitri alzino la palla al centro del campo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Minucci rinchiuso nello sgabuzzino dove Repesa manda Gentile a far la sauna&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                   di CLAUDIO PEA
Fatemi capire perché mi potrò anche sbagliare ma non ci capisco più un tubo. O quasi. Ferdinando Minucci, il signore del Montepaschi Siena, e la sua signora Rosanna sono coperti eufemisticamente d’improperi mentre prendono posto alle mie spalle sui banchetti di scuola della tribuna-stampa del Palaverde qualche minuto prima della palla a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                   <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fatemi capire perché mi potrò anche sbagliare ma non ci capisco più un tubo. O quasi. Ferdinando Minucci, il signore</strong> <strong>del Montepaschi Siena,</strong> <strong>e la sua signora Rosanna sono coperti</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;">eufemisticamente d’improperi</span></strong> mentre prendono posto alle mie spalle sui banchetti di scuola della tribuna-stampa del <strong>Palaverde</strong> qualche minuto prima della palla a due <strong>tra Nicevic e Eze</strong> di gara tre dei quarti di finale. Il tempo neanche di sedersi che si devono già alzare e di lì sloggiare su due piedi perché l’atmosfera intorno è a dir poco greve o, come direbbero quelli della<strong> Banda Osiris</strong>, il clima è più da corrida che salottiero. Succede. Magari non nelle migliori famiglie, ma può succedere. Segnalare comunque lo sgradevole episodio mi pare il minimo che dovesse fare<strong> chi fa il mestiere del</strong> <strong>cronista e non dell’incensatore</strong>. Così come mi sarei aspettato le pronte scuse dei benettoniani a Minucci <strong>rinchiuso a vedere la partita in uno</strong> <strong>sgabuzzino della soffitta del custode dove Repesa</strong> manda di solito <strong>Alessandro Gentile</strong> per far la sauna e dimagrire di quei chili che il bravo figliolo di Nando sta mettendo insieme sui fianchi ma anche sul sedere. E<strong> invece a Treviso fanno addirittura gli offesi</strong> precisando sul sito del mio amico<strong> Hruby</strong> che i tifosi beceri sono dalla parte opposta della tribuna dei giornalai, mentre in quella curva siedono vecchi abbonati e persone per bene. Sì, è vero, ma con le vene del collo gonfie a dismisura, gli <strong>sputi dei lama</strong> ed un linguaggio più da camionista d’osteria che da sagrestano della parrocchia di <strong>Carità</strong>, frazione di <strong>Villorba</strong>, dove <strong>Gilberto Benetton</strong> ha costruito la sua chiesa consacrata al basket e alla pallavolo.</p>
<p><strong>Fatemi capire perché mi è difficile comprendere perché Cremona non ha</strong> <strong>confermato Caja</strong> alla guida di una squadra che era già con un piede in<strong> Legadue</strong> (8 punti in 16 partite) quando l’Artiglio pavese l’ha presa per i capelli e l’ha salvata dal gorgo dei dannati vincendo sei volte su dodici ed espugnando proprio il <strong>Palaverde </strong>e addirittura il tempio delle <strong>V nere di</strong> <strong>Claudio Sabatini</strong> con il <strong>Milic</strong> che nessuno più poteva vedere. Ora non ho il piacere di conoscere il presidente <strong>Secondo Triboldi della Vanoli</strong> e quindi non ho la confidenza di chiedergli cosa gli abbia mai fatto <strong>Caja</strong> di così tremendo per mandarlo via e pagargli lo stipendio per un’altra stagione, ma ho letto una sua dichiarazione che mi ha fatto strabuzzare gli occhi e capire molte cose: <strong>“Mi dispiace non aver vinto a Siena così ci saremmo potuti</strong> <strong>salvare prima dell’ultima di campionato&#8221;</strong>. Come no? Difatti al <strong>PalaMensSana </strong>ha vinto in quattro anni di regular season solo <strong>la Benetton</strong> <strong>di Repesa</strong> flagellando il canestro di Siena anche dall’oratorio della <strong>contrada della Tartuga</strong>. Evviva! <span id="more-1795"></span>E’ che dovremmo farci tutti una bella scorpacciata di pastiglie al fosforo per la memoria e ricordarci come stavamo male prima di aver dato retta al medico che ci consigliava di buttar via le <strong>Marlboro</strong>. Adesso infatti che scoppiamo di salute potremmo anche riprendere a fumare: tanto a smettere che ci vuole?</p>
<p><strong>Aspettando la bella tra Cantù e Bologna per sapere chi affronterà il</strong> <strong>Montepaschi in semifinale</strong>, credo il team di <strong>LardoLino,</strong> anche se più se lo meriterebbe la <strong>Ngc di Andrea Trinchieri</strong>, <strong>l’Ivan Basso</strong> si veste di rosa <strong>sull’Aprica,</strong> il Belpaese della bici sventola i tricolori e si dimentica di quando lo pizzicarono con le dita nella marmellata. Fatemi capire pure questa che dopo potrò anche impazzire. Oppure vogliamo parlare dell&#8217;<strong>ecumenico Boniciolli</strong> che riceve consensi dalla destra e dalla sinistra del basket nel cestino e non è messo in discussione nemmeno se becca nei quarti <strong>un secco 3-0 da Caserta</strong>? Quando arrivò nella capitale per sostituire <strong>Nando Gentile</strong> disse a <strong>Claudio Toti</strong> davanti a fidati consiglieri: “Io con questa squadra arrivo in semifinale a occhi bendati”. Difatti. Ed ebbe il coraggio pure d’aggiungere: <strong>“Se non sono poi un coglione, mi gioco lo</strong> <strong>scudetto con</strong> <strong>Siena”.</strong> Sì, a tressette col morto. Quando riuscì a mettere sotto Siena, sparò convinto e serio: “Oggi è probabilmente finito il ciclo vincente del Montepaschi ed forse è iniziata la nuova era romana sotto il segno della<strong> Lottomatica</strong>”. O kappa, ma intanto <strong>Giachetti e Gigli</strong> sono già al mare e aspettano ansiosi solo la chiamata di <strong>Pianigiani </strong>per spararsi nelle vene anche un po’ d’aria pura di montagna <strong>nel ritiro di Bormio</strong> con la nazionale. Dove spero Simon Mago chiami <strong>Marco Carraretto</strong> e lasci perdere <strong>Superbone Vitali</strong> che ha saltato la terza sfida dei playoff con la Pepsi, ma che non è servito neanche in questa occasione a <strong>Boniciolli</strong> almeno come alibi per giustificare l’incredibile e<strong> ingiustificata resa a Caserta.</strong> Sarebbe stato il massimo dei massimi che forse neanche <strong>Cicciobello Tranquillo e l’Orso Eleni</strong> gli avrebbero stavolta fatto passare per una scusa buona.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie ingiuste, da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Siamo un basket di quarta fascia, quello dei poveri in canna nel bosco che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di OSCAR ELENI 
Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco, dieta quasi vegetariana, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://tmwnetwork-storage.tccstatic.com/storage/pianetabasket.com/img_notizie/thumb1/1247471976sabatini.jpg" alt="" width="168" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline"> di OSCAR ELENI </span></em></strong></p>
<p><strong>Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony</strong> <strong>Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco,</strong> <strong>dieta quasi vegetariana</strong>, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che ha fatto davvero cose importanti. Non ci siamo andati, in quel bosco, poteva essere anche l’eremo del <strong>commissario PI</strong> <strong>che nel giorno dell’addio a John McMillan</strong> <strong>ha illuminato una</strong> <strong>tavolata </strong>di quasi ex, e poi chissà che fine ha fatto questo bosco ai confini con l’Austria. Ce ne restava un altro, il nostro bosco antico dove <strong>il basket</strong> aveva una forza aggregante.<strong> Sembra morto anche questo dopo aver preso in faccia</strong> la porta che l’Europa aveva provato ad aprire pentendosi subito di aver dato delle buone carte in mano a <strong>Milano e Roma</strong>: la prima ha offeso quelli dell’Uleb con l’uscita proliana dell’euro come campo di allenamento pensando ad un campionato già perduto prima di cominciarlo, la seconda perché non ha fatto un passo avanti per mettere qualcosa sotto i denti di chi soffre vedendo i palazzi mezzi vuoti. <strong>Forum di Assago ed Eur: due mausolei,</strong> <strong>sacrari al mondo perduto</strong>. <strong>Fingere di non avere soldi per</strong> <strong>affrontare le altre grandi dell’Europa è una scusa banale</strong>, come quella della sfortuna per partite regalate. Se la cavano sempre i previtoccioli vendicativi, pensano di essere credibili, ma nella sostanza sono niente e questa crisi non nasce soltanto perché un giorno Petrucci disse alle società di serie A che potevano fare anche a meno del vivaio. Loro, per risparmiare, non hanno capito il messaggio e hanno bruciato tutto. Dicevamo dell’Europa che ci ha sistemato nel posto giusto: <strong>quarta fascia</strong>, ma <strong>quella dei poveri in</strong> <strong>canna</strong>, perché si tratta delle <strong>15 sfigate</strong> non ammesse di diritto al prossimo <strong>Europeo in Lituania</strong>. Eravamo convinti che le squadre di club potessero fare qualcosa di meglio, ma nel giorno in cui <strong>siamo rimasti con la</strong> <strong>sola Siena</strong> a difendere una tradizione, <strong>con Siena lassù</strong>, <strong>poi Treviso più</strong> <strong>giù e quindi Pesaro ancora più in basso, abbiamo scoperto che il bosco</strong> <strong>era davvero morto</strong>. Per seppellirlo l’ultima uscita del <strong>Sabatini </strong>che considera pure la Lega<span id="more-1504"></span> un organo da cremare adesso che ci sono ancora due euro in cassa, prima del commissariamento, dello sfacelo. Lui,<strong> il solito</strong> <strong>Sabba della Futur Station</strong>, dice di avere idee pronta cassa, di essere deciso a lasciare per strada le società con dirigenti incapaci, <strong>lo deciderà lui,</strong> naturalmente, ma, come sempre, fra parole e fatti esistono dei ponti mai costruiti dagli stessi che oggi vogliono il rogo per l’organizzazione che un tempo pensava al bene collettivo, ma che l’egoismo ha reso incapace persino di organizzare le sue manifestazioni più importanti.</p>
<p><strong>Bruciate tutto nel bosco morto, ci resta così poco,</strong> bruciate quello che trovate, fate come <strong>la moglie</strong> di <strong>quel giocatore</strong> di <strong>Ferrara </strong>che smascherata da una telecamera in un locale notturno, mentre portava via la borsa di un’amica, ha fatto finta di aver ritrovato l’oggetto per caso, dopo aver visto un balordo che lasciava la refurtiva, non i soldi, non i documenti, vicino a casa sua, quella dove non ci arriva più in auto<strong> il marito</strong>, campione?, <strong>da quando gli hanno tolto la patente per ubriachezza</strong>. Noi tolleriamo di tutto e di più: giocatori che vorrebbero farci credere di essere stati famosi nella<strong> Nba</strong> più di quanto lo è stato Germano nel nostro calcio, figurine a parte, capaci di recite assurde, di fughe natalizie, di resurrezioni da malattie incurabili, per l’attacco, si capisce, in difesa no, vale ancora il dolore insopportabile. Ci sarebbe tanta gente da mettere alla porta prima di <strong>Valentino Renzi</strong>, che non poteva essere diverso da quello che è oggi, perché la sua vita professionale e dirigenziale era ben nota, ci sarebbero molti giocatori da sbattere in prima pagina prima<strong> </strong>degli <strong>arbitri corrotti con una</strong> <strong>grigliata di pesce</strong>, dovremmo fare autocritica prima di andare a mangiare bruschette con<strong> Gallinari, Belinelli e Bargnani</strong>, alla vigilia del<strong> “mitico”</strong> <strong>New York-Toronto</strong> di questa notte, chiedendo al Sabba e ai suoi cantori da dove nasce la forza della Spagna che fa porta tutte le sue squadre al prossimo turno nelel coppe europee, che riempie palazzi, che sforna giocatori <strong>con la</strong> <strong>faccia strafottente di Rubio</strong> e non quella da sceneggiata dei poveri ragazzi soggiogati dal tallone dello straniero. <strong>Noi lo abbiamo il presidente</strong> <strong>che potrebbe cambiare la storia della Lega, si chiama Dorigo.</strong> <strong>Proviamo e vediamo. </strong>Chiusura dolorosa sulla <strong>nazionale </strong>che dovrebbe avere già uno stato maggiore al lavoro, ma che aspetta le tempeste nel sole. La verità è che i garrotatori federali in servizio effettivo permanente, hanno cominciato a lavorare per<strong> il dopo Meneghin</strong> lo stesso giorno in cui lo hanno eletto. Sono furbi, non sono tanto intelligenti, pensano di avere soltanto loro gli occhiali scanner, ma si sbagliano.</p>
<p>Chiaro che dopo<strong> Londra</strong> ci sarà un nuovo presidente. Lo eleggeranno quelli che hanno i voti, quelli che vanno dai <strong>Barnaba </strong>della situazione per dirgli che deve battere i pugni perché sono i consiglieri del nulla, quelli bravi nel minibasket, che devono pilotare il settore squadre nazionali. <strong>Cari Caja, Bechi, Dalmonte e Capobianco che</strong> <strong>potreste essere i collaboratori di Pianigiani</strong> sappiate fin da ora che un allenatore famoso soltanto per i suoi record, bravo, competente, maniacalmente attaccato al lavoro, uno che ha fatto bene perché rispondeva ad una persona soltanto e con quella persona programmava tutto, sarà costretto, prima o poi, ad arrendersi. Lui, il Pianigiani, dice di no, anche se gli viene in mente che a casa sua, <strong>nella contrada</strong>, se i fantini si comportassero come certi dirigenti federali, quelli di oggi e quelli di ieri che hanno fatto soltanto finta di salire sulla montagna per meditare, insomma se giocassero in due squadre diverse, <strong>farebbero una brutta fine</strong>. Lui non ha gli strumenti per colpirli, <strong>dopo l’anatema Petrucci</strong>, sembra anche più solo con il <strong>Meneghin abbandonato nell’isola che non c’è,</strong> ma volendo potrebbe trovare chi non ha voti, ma forse ha più voce di chi pensa di farla sempre franca indossando la maschera di chi pensa sempre e soltanto agli altri, basta che non si dimentichino di chi sotto la sedia gestatori del Papa sportivo ci sono arrivati grazie ai loro santi uffizi. Cari amici, caro Dino, caro Simone, <strong>prima che vi facciano fessi provate a far capire</strong>, nella maniera più dura, <strong>che ci saranno comunque vittime e denunce pubbliche</strong>. Lo sappiano anche quelli che un tempo dicevano d&#8217;essere fraterni amici del presidente, amici quando faceva comodo mandarlo avanti, perché rappresentava davvero il basket in ogni dimensione conosciuta, perché le loro faccine da sacrestani impenitenti, una confessione per ogni manovella, erano impresentabili. Adesso lo usano ancora, ma non vedono l’ora di mandarlo a fare dei tre contro tre nelle scuole senza il tetto.</p>
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		<title>Le pagelle di Natale: 10 a Siena e Cantù</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 15:55:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI incantato da Paolo Rumiz che, volendo fuggire dal mondo, ha finito per trovarne uno a sorpresa, una epifania nell’Italia vitale e segreta, quella che Simone Pianigiani dovrà esplorare con pazienza, seguendo le tracce di vomito lasciate da Meneghin ( grande Dino sparagliele in faccia a quei sepolcri imbiancati) quando si è accorto che i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://static.blogo.it/booksblog/Paolo_Rumiz.jpg" alt="" width="137" height="191" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>incantato da Paolo Rumiz che, volendo fuggire dal mondo,</strong> <strong>ha finito per trovarne uno a sorpresa, una epifania nell’Italia vitale e segreta, quella che Simone</strong> <strong>Pianigiani dovrà esplorare con pazienza</strong>, seguendo le tracce di vomito lasciate da Meneghin ( grande Dino sparagliele in faccia a quei sepolcri imbiancati) quando si è accorto che i naufraghi sperduti <strong>nell’isola di Circe</strong>, quelli che sono<strong> Proci</strong> a prescindere, erano gli stessi disperati arrivati a casa sua per chiedere aiuto, per obbligarlo a coprire la lettiera federale sporcata dal tradimento di chi sapeva, ma taceva, di chi non voleva vedere, di chi ha scelto il veleno delle parole e della calunnia, la stessa che ora monta in una federazione dove chi sognava il posto di un Bertea e di altri gingilli romani sta facendo il diavolo a quattro, su e giù per le montagne <strong>inventandosi persino lettere</strong> <strong>di rinuncia alla nazionale di Stonerook in inglese</strong>, no sembra aramaico ai calunniatori, forse lo hanno preso per un russo e hanno letto niet, forse hanno sbagliato cinema e si sono trovati davanti al gran rifiuto di un giocatore che da Siena aveva fatto sapere di non essere pronto per una stagione completa (<strong>parola di Recalcati</strong> quando volle giustificare la non chiamata per la<strong> Spagna</strong> dopo l’infortunio di <strong>Rocca </strong>ad inizio preparazione europea), questione di età e fisico, ma che nascondeva anche tensioni antiche e chi frequentava Azzurra doveva ben saperlo. <strong>Fiabesca bellezza dei paesaggi, umani e naturali,</strong> dice Rumiz nel suo libro edito da <strong>Feltrinell</strong>i, rabbia per il potere che lo ignora perché bisogna partire dai monti naviganti per scoprire un paese diverso e , forse, bisogna partire dai ragazzini che in un angolo del palazzotto di <strong>Brescia</strong>, serie A dilettanti, inseguivano felici un palloncino da buttare nel canestro appeso al muro, mentre sul campo i “ grandi” si davano da fare <strong>per la gloria di un campionato</strong> <strong>minore dove quasi tutti sembrano divertirsi più che nelle gelide arene</strong> <strong>della serie A.</strong> Per solidarietà con <strong>Avellino</strong> hanno spento le caldaie al Palalido<span id="more-1412"></span> costringendo persino <strong>Armani </strong>a guanti, sciarpa e vino speziato, hanno reso gelide le tribune che non dovevano essere ripulite dalla neve, ma soltanto dalla polvere.</p>
<p><strong>Dal mare alla Drava, dal Tagliamento al Vajont, dal Piave all’Adige e poi</strong> <strong>all’Inn,Valtellina, Chiavenna, Ticino, dal Rosa al</strong> <strong>Bianco, da Savona al Trebbia, dal Sannio all’Ofanto, dagli Alburni al</strong> <strong>Pollino. </strong>Bel giro, belle visioni, lontano da tutto dagli arbitri superuomini che fischiano da dietro, vedono quello che altri non possono individuare e poi scatenano tempeste come quella di <strong>Bologna</strong>, anche se <strong>Treviso </strong>aveva dominato e la Virtus ha scoperto di essere una squadra con poco talento offensivo che avrebbe bisogno, sempre, di super mastini difensivi per salvare le sue partite quando entra soltanto il tiro di Vukcevic. Monti Naviganti per le tattiche “ ripugnanti” di<strong> Matteo Boniciolli</strong> uno che alla fine della corsa, speriamo il più tardi possibile, ci racconterà davvero cosa lo spinge a cercare l’anima di giocatori e di società che non sanno nemmeno da che parte si comincia e, come urla l’amareggiato Attilio Caja, faccia attenzione all’incompetenza che circonda <strong>Toti</strong> (lui, <strong>Artiglio,</strong> cita il solito avvocato che comincia per Ti, ma questo lo ha aggiunto l’autore dell’articolo sul giornale romano, e <strong>il Bottai che guarda gelido la</strong> <strong>prateria dell’Eur</strong>, ma che non sembra avere la competenza, anche se la bocciatura alla Virtus non dovrebbe fare testo). Siamo felici per il ritorno sulla sabbia dorata di baia Flaminia della <strong>Scavolini </strong>che ha resistito sull’orlo del burrone di Monte Ardizio e aspettando Williams, credendo ancora in Van Rossom, è uscita dalla buca portandosi dietro anche il sorriso di Green. Non avendo voglia di aspettare l’assemblea di Lega, dove non hanno portato un maestro Muti per cambiare certe facce e certi umori, legati, parlando di organizzazione delle società, soltanto <strong>alla cena del Diana dove Paola Porelli non ha voluto</strong> <strong>dimenticare chi aveva voluto davvero bene all’avvocatone</strong>, soltanto a quei personaggi che brindavano nell’ultimo tavolo in fondo, vi serviamo le pagelle per la sosta infame, quella che il basket non avrebbe mai dovuto fare perché i calciatori hanno un motivo per fermarsi, considerando la neve ed il resto, mentre chi gioca nelle palestre aveva il dovere di rendere meno noiose le feste come direbbe il commissario Adamsberg che faceva il turno di notte fra il 24 e il 25 ottobre, giornate per litigi, omicidi e suicidi. Per fortuna i peccatori andranno comunque in palestra, peggio per noi se non abbiamo alternative e certo non perdoneremo mai chi ci propone dal solito trespolo il grande sport di <strong>Sky</strong> partendo dall’amichevole per beneficenza della <strong>Miccoli All Star</strong> contro non sappiamo cosa. <strong>Roba da</strong> <strong>matti, da restituzione di una quota dell’abbonamento</strong>. Certo, direte voi, in certe palazzi l’inverno si sente e come, ma la rabbia viene pensando che soltanto il basket regala tante vacanze spesate ai suoi professionisti tutelati dalla <strong>Giba</strong>, a proposito abbiamo fatto il conto degli italiani obbligatori in squadra e della loro <strong>targa più nota</strong> <strong>come n.e.,</strong> un bel gruppo accidenti, tanta gente da pagare ogni mese per fare la controfigura in allenamento. Per i cestisti non da nazionale esiste un’estate bella lunga, quella dove in tanti hanno organizzato campi di non istruzione per bambini incanti dal nome e non in grado di farsi restituire, nella maggioranza dei casi <strong>come tuonava il professor</strong> <strong>Nikolic</strong>, la quota lasciata nell’ufficio reclutamento. L’inverno doveva essere soltanto di piacere agonistico. Pazienza. Ci si rivede a gennaio anche se <strong>Biella </strong>ha organizzato per <strong>il 30 dicembre</strong> una <strong>amichevole con il Maccabi</strong> che farà bene ad una squadra andata fuori giri appena l’incenso è arrivato nella nuova arena.</p>
<p><strong>PAGELLE di squadra</strong>, scegliendo l’uomo della prima parte nella stagione, segnalando il voto all’allenatore in base alla formula <strong>Peterson</strong>, dieci a prescindere da certe ripetizioni in telecronaca, dieci a lui, a <strong>Caja e Boni</strong>, <strong>vere novità catodiche</strong>, una formula che considera zero e quindi ben fatto il lavoro senza sorprese, per questo <strong>Pianigiani </strong>avrà poco più di zero, mentre si andrà su più o meno uno e due per chi sbraca quando deve fare il suo. <strong>Pagelle, </strong>cari amici, ma noi ci sentiremo ogni settimana, a meno che i titolari dei siti che ospitano queste lacrime di Allah non vadano in vacanza godendosi le peggiori feste possibili, alla ricerca dell’angolo oscuro che un giorno ci proposero da Treviso e che mai abbiamo visto illuminato.</p>
<p><strong>SIENA 10</strong>, meglio 11 come le vittorie in un campionato dove chi doveva sfidarla ha preferito ignorare l’ostacolo, insomma in giro non c’è stato nessun presidente con il coraggio di Ettore per scendere davanti alle porte di Ilio affrontando il pelide Achille che, come sappiamo aveva un tallone da colpire, ma sembra che al Montepaschi non abbiano talloni adesso che hanno domato persino il tipo Hawkins. Per Pianigiani il più 5 petersoniano che nel suo caso è il massimo dei massimi. Adesso gli toccherà fingere di essere felice per la fatica con Azzurra, almeno fino al giorno in cui scoprirà che non abbiamo un regista ed un pivot decenti.</p>
<p><strong>CASERTA 9</strong> alla società, 8 alla squadra, più 5 a Sacripanti, una lode per la coppia italiana Di Bella- Michelori, con tanti saluti a chi li ha scaricati in passato.</p>
<p><strong>MILANO 8</strong> perché è uscita dalla buca dove non sentiva gli ordini del maestro Bucchi ( più 4), perché pur non regalando emozione si è scoperta comunque squadra appena la natura ha eliminato il doppione più pericoloso, quell’Acker che ora aspettano, ma che non aggiungerà niente se toglierà qualcosa al Bulleri appena ritrovato. Uomini della squadra Mordente, altro ripudiato da chi non ha mai meritato niente, e il Mason Rocca che ci avrebbe aiutato con Azzurra se soltanto i tornei internazionali non si giocassero senza pause.</p>
<p><strong>AVELLINO 7</strong> alla squadra, 9 ad Ercolino e al suo eterno sorriso che non vuol dire essere sempre contenti, un applauso al veterano Pancotto ( +1), un bentornato ad Akyol che è la chiave navigante.</p>
<p><strong>CANTU’ 10</strong> al Trinchieri (+4) coraggioso, al solito Arrigoni che borbotta, ma sa dove mettere la pila per scoprire il sommerso. Lode al Mazzarino speciale.</p>
<p><strong>TREVISO 9</strong> al progetto, 9 ai ragazzi buttati nella mischia partendo da Alessandro Gentile, 6 al Vitucci (-1) che non deve avere pietà per chi sgarra, per chi è troppo bambino anche da grande. Uomo chiave Neal e ci ha smentito, così come Kus.</p>
<p><strong>VIRTUS 6</strong> per la fatica di mettere insieme arte e sudore, bravo come sempre Lino Lardo (0 petersoniano). Bravissimo Vukcevic, ma per questo gruppo occorre un ritocco per la nuova annata, altrimenti saranno dolori e non ci vengano a dire che manca il pubblico per poi investire.</p>
<p><strong>BIELLA 5</strong> globale per le cadute e le risalite, Bechi (+2) torni ad usare il rostro anche con quelli che non lasciano tranquilli i giocatori attesi dalla fatica prima che dalle belle copertine. Voto Chessa più di Aradori, ma certo Soragna insegna ancora a stare al mondo.</p>
<p><strong>TERAMO 7</strong> e un bel 9 a Capobianco (-1) che ha resistito a tutto, anche alla tentazione di prendere per il collo i ragazzi d’oro. Il suo uomo chiave è stato Hoover o, forse, Carlo Antonetti.</p>
<p><strong>MONTEGRANARO 6</strong> per la dura digestione del sistema Frates (-2), di situazioni complicate dal dolore fisico. Ci leghiamo a Brunner a farebbero bene a farlo anche i suoi compagni.</p>
<p><strong>ROMA 3, 5</strong> e a Gentile 5- per non aver capito subito che le cose si sarebbero messe male dopo lo slancio in partenza, perché gli manca ancora l’arte per insegnare, non certo quella per farsi seguire. Solo Winston ha retto l’urto, ma che pena. Per Boniciolli un + 2 conquistato a Varese, ma anche un più 10 sulla fiducia.</p>
<p><strong>CREMONA 7</strong> per l’entusiasmo che spinge una squadra amante dell’attacco, con un allenatore come Cioppi (+2) che non si è fatto spaventare dalla nuova arena. Bene gli americani, ma del Cusin da 0 su 6 a Milano cosa dire? Già caro Pianigiani.</p>
<p><strong>VARESE 6</strong> per il lavoro di ricostruzione tenendo presente la varesinità, bravo Pillastrini ( &#8211; 1) anche se qualcosa gli sfugge e gli manca da quando Slay è diventato un fantasma nell’opera dove difendiamo Childress dalla vecchiaia.</p>
<p><strong>PESARO 6</strong> perché anche quando perdeva non giocava mai male, resistente il Dalmonte (-3) cocciuto che non ha mai fatto un passo indietro anche quando tutto andava male. La sorpresa Van Rossom come bibita per andare al mare con Williams.</p>
<p><strong>FERRARA 4</strong> come i punti accumulati, anche se crediamo sempre in Valli (-7) che è lo stesso della promozione e dell’ultima stagione. Gli aut aut presidenziali hanno fatto davvero male, forse come il Jackson che nascondeva la debolezza mentale del gruppo senza un vero regista.</p>
<p><strong>NAPOLI</strong> ci asteniamo da qualsiasi commento, questa è proprio gente da <strong>meno 8</strong>, a parte l’allenatore giovane che ha resistito, a parte quelli che sono andati in campo a Teramo evitando la farsa.</p>
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		<title>Ruotando, cambiando e pure annoiando&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Ha ragione Trinchieri (nuovo Bianchini, almeno nell’eloquio). Si può benissimo giocare una partita con soli cinque uomini, è solo che ci si stanca un po’di più. Ah, che musica. E che nostalgia per le squadre di qualche lustro fa, con soli dieci nomi nel roster, e otto (al massimo nove, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>                                           <img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.brandonjennings.net/wp-content/uploads/2007/10/brandon_jennings_oak_hill.jpg" alt="" width="178" height="250" /></strong> <strong><em><span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong> </em></p>
<p><em></em><strong>Ha ragione Trinchieri (nuovo Bianchini, almeno nell’eloquio). Si può</strong> <strong>benissimo giocare una partita con soli cinque uomini, è solo che ci si</strong> <strong>stanca un po’di più</strong>. Ah, che musica. E che nostalgia per le squadre di qualche lustro fa, con soli dieci nomi nel roster, e otto (al massimo nove, se andava di lusso) a referto. Il resto vivaio, <strong>a stropicciarsi gli</strong> <strong>occhi e il culo sulle panchine</strong>. Altro che le comitive odierne, allargate a dodici potenziali titolari, in cui bisogna dosare col bilancino ogni minuto, ogni scampolo di gara, per far contenti tutti e non dimenticare nessuno. Una perversione. Mi viene in mente perché è dell’altro giorno la notizia dell’exploit di <strong>Brandon Jennings</strong>, che al suo anno <strong>da matricola coi</strong> <strong>Bucks ne ha messi 55</strong>, superando <strong>Kareem Abdul Jabbar</strong> nel record di franchigia per<strong> un rookie</strong> e insidiando quello all-time di <strong>Wilt Chamberlain</strong>. Nomi altisonanti, certo, ma solo per dirci che il ventenne americano, l’altr’anno, avrebbe impiegato<strong> dieci partite con la Lottomatica</strong> <strong>Roma per segnare gli stessi punti</strong>. Era un viziato? Un imberbe? L’ennesimo rebel without a cause? No, niente James Dean. E niente gioco del pollo, per cortesia. Jennings non è finito con la decappottabile nell’abisso, dove forse l’avremmo pronosticata, ma si è fermato sul ciglio di <strong>un basket</strong> più sciolto, <strong>dove le isolation sono religione e il playground una</strong> <strong>promessa.</strong> Non migliore del nostro, non l’abbiamo mai detto, anzi finanche più noioso, soprattutto in certe sonnacchiose esibizioni di regular season. Ma evidentemente più adatto alle sue corde di tiratore, di improvvisatore. Ci si dirà forse che non meritava il minutaggio, che c’era di più e di meglio nell’urgenza di <strong>Repesa prima e Gentile poi</strong> di allestire una squadra solida ed efficace, senza fronzoli e paillettes. <span id="more-1354"></span>Ma l’exploit di Jennings è un monito, al pari di tante altre vicende strane, che<strong> sacrificano il talento</strong> <strong>alle rotazioni</strong>, la tecnica alle corse, la libertà folle alla continuità utopica. Capiamo tutto, ma vorremmo ricordare che una delle nostre speranze oltreoceano, <strong>Andrea Bargnani</strong>, ha cominciato a diventare uomo sul parquet quando l&#8217;anno messo finalmente in mezzo, pure in un ruolo, di centro, non del tutto suo, a sgomitare per <strong>35-40 minuti filati con armadi</strong> <strong>cattivi e gomiti alzati</strong>. Citando, soprattutto, le sue parole, quando a proposito dello spazio concessogli da <strong>Mitchell </strong>diceva candido che mettere i piedi sul parquet per un quarto d’ora netto non è giocare, <strong>è al</strong> <strong>massimo assaggiare, con la spada di Damocle</strong> del ritorno in panca alla prima cazzata. E quanti altri casi di integralismi, di fissazioni: un pur bravo allenatore come <strong>Blatt,</strong> per esempio, che in Italia amava a tal punto i cambi sistematici da ignorare il momento di fuoco di qualche suo rincalzo, così da ricacciarlo agli inferi proprio quando era posseduto dall’adrenalina. O il <strong>Bucchi </strong>di quest’anno, che <strong>a Milano</strong>, dopo il consueto stillicidio di stranieri, ha finalmente provato in quintetto <strong>Mancinelli e Mordente</strong>, forse non abbastanza fashion da potersi definire titolari. Anzi, ora <strong>aspettiamo </strong>pure <strong>Bulleri</strong>, <strong>sperando non si offenda Finley</strong>, perché non accettiamo che lo stesso giocatore, sull’altare della panchina lunga, si imbrocchisca da un anno per l’altro, e diventi merce di scambio, anziché risorsa preziosa. Tutto per la durata, si direbbe. E in effetti, può funzionare. <strong>Basti pensare a Siena, che a momenti fa entrare pure i magazzinieri, pur di ottenere minuti di qualità</strong>. Ma a ben vedere è un’eccezione alla regola, perchè per mettere a referto tutti i giocatori bisogna immergerli nella famosa chimica di squadra, col rischio che, se qualcosa va storto <strong>(vedi Hackett a Treviso),</strong> il risultato sia un magma indigeribile, dove ogni singolo si sente frustrato, perché la sua presenza si valuta al cronometro, che è solo l’anagrafe di una partita. E qui dovremmo parlare pure della <strong>disponibilità al sacrificio</strong>, e per uno straniero all’integrazione in un contesto rigido, predefinito, in cui i clandestini del gioco, come Jennings l’anno scorso, non hanno alcuno scampo. <strong>Ma prendete Rebraca</strong>, tanto per dire, che esplose a Treviso solo quando qualcuno si decise a servirlo con continuità in post-basso, dove aveva geometrie vellutate e immarcabili. Perché, <strong>come disse una volta Dan Peterson</strong>, non c’è niente di male a far finire l’azione cinque volte di fila nello stesso modo (anche dando fiducia ad un unico giocatore) <strong>finchè paga</strong>. Il problema, semmai, è degli avversari. Invece no. <strong>Ruotiamo, cambiamo, stravolgiamo</strong>. Ma fa tenerezza, in questa vertigine che è il basket moderno, sentire <strong>Belinelli </strong>che, <strong>per convincere Triano</strong>, dice di doversi far trovare sempre pronto, pure con un minutaggio asfittico. <strong>Questo non è gioco, è apnea</strong>. E a volte qualcuno ci soffoca.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=J" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Americani vecchi e nuovi, anche troppi nei canestri della seconda domenica di A</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32591938@N06/3153709178/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/3153709178_2bea6c5415.jpg" alt="" width="145" height="214" /></strong></em></a>                                       <strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></span></p>
<p><strong>Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari</strong> <strong>è in crisi)</strong> pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, <strong>Biella si è affidata al veterano Fred</strong> <strong>Jones,</strong> una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal <strong>team di Bechi</strong>. Ripagandolo, nell’esordio casalingo <strong>contro la Virtus</strong>, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro,<strong> Scoonie Penn</strong>, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, <strong>ci sarebbe Ferrara</strong>, che ha tentato di redimere <strong>Luke Jackson</strong>, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, <strong>lasciando il palco al collega Grundy</strong>: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o <strong>il play che fa il boia e</strong> <strong>l’impiccato</strong>. Certo, visto <strong>il Bulleri trevigiano</strong> dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto<span id="more-1277"></span>, <strong>con Mordente cambio dei piccoli</strong>. Ma sono preferenze, come per <strong>Mancinelli</strong>, che non ci pare uno specialista da panchina ma un titolare da accendere subito. Invece, tornando al tema nostalgia, non si può dimenticare <strong>lo strano caso di Napoli</strong>, che una volta si chiamava <strong>Rieti</strong> ma non aveva così tanti amici su Facebook, come testimonia la relativa pagina di Gaetano Papalia. Non essendo iscritti alla lista delle sue figurine, non abbiamo letto in diretta <strong>dell’arrivo di</strong> <strong>Damon Jones</strong>, già salutato nuovo salvatore della patria, nella speranza che sia ancora quello degli Heat, <strong>e non faccia la figura del Ciuchino</strong>, come lo chiamava <strong>Shaquille </strong>ispirandosi a <strong>Shrek</strong>. Difficile dire se lui e <strong>Gabini </strong>risolleveranno la baracca, ma nel caso, spiacenti per <strong>Marcelletti,</strong> ci vorrà non poco tempo, visti gli agghiaccianti risultati iniziali: <strong>prima il trentello</strong> (abbondante) <strong>a Siena, poi il ventello</strong> (abbondante) in casa <strong>con Avellino</strong>. Dove <strong>Akyol,</strong> di cui al debutto già si scrivevano meraviglie, ha preferito il basso profilo, ed emerge un’inconsueta, ma efficace, front line polacca. Chi invece ama la <strong>mitragliatrice</strong> si rilegga i report da Treviso, in cui <strong>Neal e Jaaber</strong> si sono sfidati a fionda, con non poco compiacimento reciproco. Intriganti interrogativi: se il primo saprà essere leader, al cospetto di tanti compagni nuovi e giovani, e se il secondo non nasconda, con le sue prime performance, dei problemi offensivi altrove. Nel dubbio, <strong>Gentile ha preferito farsi espellere dopo otto minuti, così da perdersi la prima vincente del figlio contro di lui</strong>. In panchina è rimasto invece <strong>Capobianco</strong>, che nell’altro anticipo del sabato <strong>ha sgonfiato gli entusiasmi varesini,</strong> orfani della prestazione-monstre di <strong>Ron Slay</strong> contro Milano, e dotati, come temuto, di sua <strong>stanca controfigura.</strong> <strong>Idem Childress</strong>, ma non stiamo a speculare. Piuttosto, siamo lieti che nella mischia, <strong>sponda Teramo</strong>, sia finito il <strong>giovane Polonara</strong>, classe 1991, e che a <strong>Biella,</strong> per rimanere in tema, abbia messo due liberi <strong>Chessa</strong>, classe 1988. Poi, ci sarebbe da parlare di <strong>Montegranaro,</strong> che ha scoperto la verve realizzatrice di <strong>Robert Hite,</strong> uno che pure è stato respinto dall’Nba, a dispetto di una<strong> Caserta</strong> tosta, <strong>Sacripanti-style</strong>, in cui anche <strong>Di Bella</strong> recita da protagonista. E magari potremmo accennare al supplementare lombardo, dove <strong>Cantù ha espugnato l’entusiasta Cremona</strong> mettendo le chiavi dell’attacco nelle mani dell’atteso <strong>Jeffers </strong>(pessimo contro Treviso) e del solido <strong>Mazzarino. </strong>E&#8217; buona solo per i titoli di coda, infine, la <strong>vittoria (quasi) sul velluto di Siena</strong>, che <strong>a Pesaro</strong> ha ritrovato <strong>McIntyre,</strong> e ci ha lasciato nel dubbio se sia più inconcepibile, almeno per i trend italici, che dalla panchina si alzi <strong>Zisis o Lavrinovic</strong>. In ogni caso, i risultati non cambiano, e la noia neppure. Anche se <strong>Minucci,</strong> gli americani<strong>, è solito pescarli al di qua dell’Oceano</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I lunedì da Oscar: senza più munizioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/44086533@N00/2841750711/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3019/2841750711_ac1bd4efab.jpg?v=0" alt="" width="180" height="153" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI </em>alla scoperta del sale</strong> <strong>tanto per far dispetto alla pressione</strong>, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. <strong>Se avrete pazienza potrete</strong> <strong>trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l&#8217;aria fritta</strong>. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l&#8217;ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l&#8217;occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla<strong> solita crisi di</strong> <strong>idee e progetti</strong>, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché <strong>Siena </strong>non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario <strong>Ferdinando Minucci</strong> che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. <strong>In attesa di</strong> <strong>sapere chi e come farà la serie A</strong> prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come <strong>Renzi</strong>, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli <span id="more-1132"></span>confusi urlando che vuole la testa di <strong>Meneghin,</strong> ci domandiamo se un giorno potremmo davvero <strong>mettere sulla</strong> <strong>stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo</strong>. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c&#8217;è il dubbio della sconfitta. <strong>Basta mandare allo scoperto</strong> <strong>randellatori</strong> che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.<br />
Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il <strong>Taugres </strong>Victoria sta battendo tutti nella corsa a <strong>Dario Sarijc</strong>, il quindicenne fenomeno di <strong>Sebenico</strong> che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di <strong>Vitali,</strong> <strong>un talentino che a parole la racconta</strong> <strong>sempre bene</strong>, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere. E ora ci spieghino <strong>nel centro vacanze di Azzurra</strong> se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l&#8217;anno scorso il <strong>Caravaggio</strong> bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà <strong>Recalcati</strong>, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con <strong>Stonerook</strong> sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.<br />
<strong>Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins</strong>. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. <strong>Repesa</strong> glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con <strong>Bucchi </strong>c&#8217;è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione. A proposito di Milano <strong>il Sascia nostro</strong>, l&#8217;unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l&#8217;arrivo di <strong>Flavio Portaluppi</strong>, uno nato nell&#8217;Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno<strong> Soresina</strong> lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente <strong>ridarà vita al</strong> <strong>Trofeo Lombardia</strong> per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull&#8217; annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell&#8217;interno della società che ora farà diventare il <strong>Palalido</strong> un&#8217;arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.<br />
Aspettiamo conferma anche per l&#8217;atterraggio morbido del <strong>Paron Zorzi</strong> <strong>nel feudo di Treviso</strong> dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile<strong> Benetton</strong>, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po&#8217; cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni <strong>vi danno già un&#8217;idea del mar Morto</strong> retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo. L&#8217;<strong>Eurolega</strong>, birichina, premia Dule <strong>Vujosevijc </strong>come miglior allenatore dopo un&#8217;altra meravigliosa stagione del <strong>Partizan </strong>che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?<br />
Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l&#8217;architetto <strong>Alessandro Barzalich</strong>, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché <strong>Pesaro, intesa</strong> <strong>come Scavolini</strong>, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d&#8217;argento sull&#8217;arenile.<br />
<strong>Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo</strong>, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere <strong>Snaidero</strong> riportandolo all&#8217;antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche <strong>Trieste</strong> si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. <strong>Non</strong> <strong>fateci sognare soltanto d&#8217;estate</strong>. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l&#8217;immagine dell&#8217;ultima partita di finale quella finita <strong>47 per gli sfidanti 82 per i</strong> <strong>campioni</strong>. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c&#8217;è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l&#8217;Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell&#8217;antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea. Tornando a <strong>Milano</strong> che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche <strong>Verona, Torino</strong>, la stessa <strong>Trieste, la Fortitudo, magari Udine,</strong> tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell&#8217;Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di <strong>scrivere un libro sull&#8217;altra Milano, quella dell&#8217;All&#8217;Onestà,</strong> <strong>della Mobilquattro</strong>, insomma <strong>degli straccioni</strong> della lotta con <strong>Jura </strong>senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al &#8220;4-2-4&#8243; di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.</p>
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		<title>Un progetto eccitante: Vitucci e i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 16:12:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.basketnet.it/news/107590/bn_interviste_-_frank_vitucci___siena___micidiale_ma_con_un_bulleri_cos__possiamo_provarci"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.basketnet.it/art/V/Vitucci_BN.jpg" alt="" width="143" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></p>
<p><strong>Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team </strong>del prossimo anno: &#8220;Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile e avremo una squadra unica nel suo genere. Ci sembra <strong>un progetto eccitante</strong>, che potrà portare frutti importanti&#8221;. Speriamo sia vero, e cioè che finalmente un rilevante spicchio del basket italiano si decida a puntare sul vivaio senza inganni e reticenze. Troppe volte, in questi anni, da quando la <strong>sentenza Bosman</strong> ha reso le frontiere una sorta di disco-bar, abbiamo assistito a proclami, dichiarazioni d&#8217;intenti, speranze. Ci affanniamo ancora a dialogare sulle quote dei giocatori: nazionali(zzati), comunitari, extracomunitari, introducendo concetti oscuri e a tratti paradossali, come gli italiani di formazione. Viviamo di proposte, leggi e controleggi, che rendono le squadre dei patchwork indistinti, infarcite di <strong>stranieri USA e</strong> <strong>getta,</strong> che arrivano e ripartono senza aver staccato le dita dalla valigia. E tante sono state le motivazioni, per questo clima carnevalizio: i trend di mercato, i costi degli italiani, il rapporto prezzo-qualità, ecc.. Non abbiamo mai capito, tuttavia, perché ci si debba vergognare di utilizzare i giovani, quasi che farli giocare ed esporli al rischio del fallimento (anche mediatico) significhi per forza perdere, e non attirare gente al palazzetto. Invece. <strong>Un esperto giramondo</strong> non è necessariamente più affidabile di un prospetto nostrano. Soprattutto diventa complicato innamorarsene, <span id="more-1106"></span>essendo consapevoli che l&#8217;anno successivo cambierà squadra e forse campionato. Viene quasi il sospetto che la sordina che ha accompagnato <strong>i trionfi di Siena</strong> non sia tanto figlia della debolezza oggettiva delle sue avversarie, ma dello stesso periodo storico. <strong>Il Montepaschi</strong> ha portato, a livelli di eccellenza, ciò che era riuscito alcuni anni fa a <strong>Cantù</strong>: assemblare nomi sconosciuti, spesso ritenuti pezzi di ricambio, creando un gruppo che di italiano ha solo il nome, ma funziona tremendamente bene, anche grazie al polso di allenatore e società. Per di più, ed è la reale novità, senza smantellare da un anno all&#8217;altro, ma trattenendo i leader, possibilmente silenziosi: i vari <strong>Stonerook, Kaukenas, Sato</strong>, sono ancora più decisivi dello strombazzato <strong>Domercant,</strong> che è diventato utile solo quando si è inserito nel contesto, portando il proprio mattone senza pressioni.</p>
<p><strong>Siena stravince perché ha sfruttato appieno questo buio culturale</strong>, questa tendenza a voler fare e disfare, con l&#8217;ossessione del tutto e subito, che mal si concilia con le fisiologie, e i saliscendi di rendimento, delle nuove generazioni. Ovviamente, potrà essere vero che il materiale non è quello esibito negli ultimi anni <strong>in Spagna</strong>, che da <strong>Navarro </strong>ai fratelli <strong>Gasol</strong>, da <strong>Fernandez</strong> a <strong>Ricky</strong> <strong>Rubio</strong>, ha sfornato campioni come patatine. Tuttavia non è con le norme, più o meno compromissorie, che si affronta la situazione. Serve un deciso cambiamento di mentalità, che consenta di evitare, anzitutto, le scene ridicole cui quotidianamente assistiamo: roster di dodici giocatori, in cui i giovani italiani presenziano solo per marcire in fondo alla panchina <strong>aggirando la normativa</strong> sul loro utilizzo. A quel punto, meglio ingaggiare esclusivamente stranieri, o trattare chiunque, indipendentemente dalla provenienza, come tale. Non è opponendosi alla globalizzazione che si riscopre la bontà della propria scuola, ma avendo il coraggio di usare per davvero i prodotti che si hanno a disposizione. Come, a quanto pare, <strong>la Benetton</strong> vorrebbe fare. Certo, dichiarazioni a parte, c&#8217;è solo da augurarsi che non sia un pretesto per nascondere guai più gravi, come accade in questi giorni per <strong>l&#8217;Italia calcistica di Lippi.</strong> Esortato ad affidarsi all&#8217;Under 21 più per disperazione che per reale necessità, se è vero che i nomi che rimbombano al Bar sport non sono tanto quelli di <strong>Giovinco e Balotelli</strong>, quanto di <strong>Cassano e Amauri</strong>. Insomma, non si tratta solo di rinnovare, ma anche e soprattutto di credere che questa sia la soluzione migliore, più produttiva, vincente. Dire, come Vitucci, che &#8220;Potevamo fare una squadra diversa, con più certezze, ma anche con obiettivi giocoforza limitati, invece questo progetto non ha limiti&#8221;. Che la forza sia con loro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=R" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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