di CLAUDIO PEA

Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l’aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m’annoio. E allora m’affretto, corro, entro al calduccio. Non c’è Superbone Tranquillo ed è questo già un sollievo. Cerco Tonino Zorzi trombato dall’ecumenico Boniciolli. Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d’altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l’avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c’erano soldi per entrambi, mi dicono. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Maggio 9, 2009 - 6:43 pm - Posted in Calci e veleni, Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Ci sono cose che non voglio leggere. Per esempio, non voglio leggere che all’indomani dell’acquisto di Poulsen, un giocatore che passa la palla solo in orizzontale, il presidente della Juve ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l’altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando Camoranesi e Nedved titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che Nesta, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che Gallinari si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di Bargnani, Belinelli e Hackett prima che abbiano buttato fuori dagli Europei la Francia, quella di Tony Parker e Boris Diaw. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi Turiaf con un canestro di tabella all’ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà Franco Lauro, con le sue difese a presepe e i movimenti “in da peint”, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà Gianni Decleva, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un’utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket trasmessa dalla Rai. D’altra parte, non vorrei mai leggere che Sky, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere Alessandro Mamoli gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a Flavio Tranquillo, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. Non voglio più leggere che una bandiera come Javier Zanetti pensa sul serio che l’Inter, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il Grande Torino. O che sulla collina di Superga hanno contestato Rosina durante la commemorazione dei sessant’anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Aprile 1, 2009 - 3:37 pm - Posted in Il basket nel cestino, La Banda Osiris, Pea Nuts

Non me ne intenderò di basket come Barack Obama che ha pronosticato North Carolina quando le squadre in lizza per il titolo Ncaa erano ancora sessantacinque. E vuoi vedere che c’azzecca? Sinceramente lo spero. Ho sempre avuto un debole per la squadra universitaria di Michael Jordan e Bob McAdoo, allenata dal mitico Dean Smith che un giorno (di qualche lustro fa) Sandro Gamba, in tournée con la nazionale azzurra negli States, mi presentò dopo l’allenamento del mattino. E ci sparammo anche poi un hotdog tutti e tre insieme. North Carolina nelle final four di Detroit affronterà sabato notte Villanova, che ha eliminato la favoritissima Pittsburgh, e poi lunedì, toccando ferro, la vincente tra Connceticut e Michigan State. Dai, Presidente, che pure questa volta ce la fai. Però, detto tra noi, non ne capirò anche niente di pallacanestro, ma un fallo su un virtussino qualsiasi a dieci secondi dalla sirena o anche sullo stesso Vukcevic, prima che tentasse la tripla e infilasse il fantastico canestro della vittoria nel derby di Bologna, io al posto di Cesare Pancotto durante il time out l’avrei anche ordinato di fare. O no? Male che andasse, la Virtus avrebbe segnato due tiri liberi e la Fortitudo se la sarebbe ancora potuta giocare con l’ultimo possesso o comunque aggrappandosi al paracadute del supplementare. Così invece ha perso e buttato via una furiosa, appassionante e generosa rimonta. A Pancotto, viva Dio, non si può che voler bene, e io gliene voglio, ma tre partite vinte su quattordici, anche se a Milano e con Siena, mi sembrano tanto tanto poche. Dragan Sakota aveva fatto assai meglio: quattro vinte e cinque perse. E non vorrei dire, ma fu mandato in quattro e quattr’otto al diavolo. Cambiando temporaneamente discorso, che poi arriva la bomba, che scoppia e rimbomba, l’Orso Eleni mi ha tolto la parola di bocca. Avrei voluto infatti magnificare la telecronaca senza urli e lavagnette da Pesaro di Luca Corsolini e Mario Boni, ma l’ha già fatto lunedì Oscar e quindi non posso fare pure io il pappagallo come Acciughino Pittis, mia croce (su Sky) e delizia (quando era un bambino e vinceva le Coppe Campioni). Dirò allora che mi è piaciuta anche Chiara Baroni, abbastanza disinvolta nel prepartita di Scavolini-Benetton: una donna finalmente in uno spogliatoio di soli uomini. Peccato che sia poi scivolata su una buccia di banana Read The Full Story…

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PAONon ci credevo più, uomo di poca fede. E difatti mi sono infilato il pigiama. Panathinaikos a più  sedici. Meglio metterci una pietra sopra o, meglio,  al collo e buttarsi a letto maledicendo Sky che i soldi li spende per Fiorello e la Champions League, mentre non scuce più mezzo euro per quei poveri cristi di Geri De Rosa e Frank Casalini che devono commentare in studio una partita che si gioca ad Atene e non proprio del tubo, ma la più delicata, la numero 2, dei quarti di finale di Eurolega. Mi dicono che Sky voglia chiudere anche la redazione di Roma e ricicciare tutti nel retrobottega di Cologno Monzese. Un piatto di minestra ci sarà comunque sempre a casa mia per Rupert Murdoch e persino per Flavio Tranquillo che ho visto l’altra sera: sfondava con tutto il suo faccione lo schermo del televisore a 16 noni e mi sembrava sul serio eguale alla sorella (minore) di Platinette. Non si sarà mica mangiato pure Davide Pessina? Mi auguro proprio di no. Ma torniamo a bomba che sarà il caso. Grande Siena. Di più: grandissima, immensa, unica, mitica, ciclopica, spaziale. Scrivo a caldo e in pigiana. Lo giuro. E godo da morire. Perchè al Mps stavolta – come dice Mario Boni – è riuscita un’impresa che passerà alla storia della nostra misera pallacanestro che solo Siena è riuscita ancora a tenere in vita in Europa. Ha vinto contro tutto e tutti: i diciottomila demoni ateniesi che ti vomitavano addosso il peggio di loro, quell’odioso di un Obradovic che non potevo vedere neanche quando allenava a Treviso e soprattutto quei tre arbitri vergognosi. In totale malafede. Ha ragione da vendere Mario Boni, sempre il numero uno se in diretta ha trovato di nuovo  il coraggio di dire: ” Siena in cinque, con Lavrinovic per giunta con una mano rotta, ha asfaltato nel quarto quarto  il Panathinaikos che ha giocato per tutto il match in otto: cinque giocatori più tre inguardabili direttori di gara”. Domani Tranquillo gli tirerà le orecchie: scommettiamo? “Certe cose sugli arbitri non si devono nemmeno pensare” lo rimprovererà schiumando veleno. Lo sanno infatti tutti gli addetti ai lavori che la sorella (minore) di Platinette odia il Montepaschi anche più della Fortitudo e dell’Ellisse messe insieme, ma il livore sa mascherarlo bene nel suo cocktail penoso di gridolini isterici e di parole senza amore. Domani  sulla Gazzetta non si parlerà ovviamente di fischietti scandalosi, ma soprattutto della grande impresa che stavolta, o mai più, stramerita un bel titolone in prima pagina. Ci conto e ci spero. Altrimenti m’incazzo sul serio. Mentre rivedo ad uno ad uno i canestri della magnifica rimonta di McIntyre e Kaukenas esaltati dallo stoicismo di Lavrinovic.  E adesso posso andare a dormire sereno. Pensando ad una squadra perfetta. E penso a Siena. Il Mps di Simone Pianigiani e di chi l’ha promosso primo allenatore: Ferdinando Minucci. O forse ho sparato un’altra delle mie eresie? Stavolta assolutamente non credo.

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By oscareleni | Novembre 24, 2008 - 3:04 pm - Posted in I lunedì da Oscar

                                            di OSCAR ELENI

Oscar Eleni dal camerino di Stefano Masciarelli, nel cuore del teatro Smeraldo a Milano, angolo del peccato dove se fai la guardia vedi passare tutti gli eroi sportivi della movida, gli sciampagnini alla Poz, dopo aver applaudito il “Musical ciccione”, dopo aver dimenticato tutto quello che ci √® toccato sentire sull’incontro fra Dino Meneghin e queste Leghe che legano quando vogliono diventare meno popolari, ma forse hanno ragione loro perch√© si sono accorti tutti che si vorrebbe cambiare per non cambiare nulla. Giusto mettere il giocatore al centro di ogni problema, ma persino quelli che hanno un ottico di fiducia si sono resi conto che minuti in campo se ne trovano se tu hai dentro qualcosa, perch√© altrimenti rischi di essere un Garri o un Aradori qualsiasi. Vedrete che insorgeranno i difensori dei ragazzi stuprati dal sistema, ma allora meglio mandarli sul palcoscenico di Hairspray cos√¨ si divertono e possono raccontare la loro verit√†. Seguano l’esempio del grande menestrello, il Poz che troviamo su Sky, il palazzo di vetro-cemento dove il basket √® tenuto in una prigione dorata, oggetto del loro feticistico amore per le cifre che non tornano mai quando √® l’ora di tirare fuori un lecca lecca per raccontarci cose che sembrano evidenti, per stordirci con parole che non servono nelle didascalie ben fatte, dove c’√® competenza, ironia. Ma a Sky non sembrano rendersene conto e adesso dovranno risolvere anche una bega interna perch√© agli ascoltatori sembra piacere pi√π De Rosa, l’archeologo, che Tranquillo,il grande dantista che ogni tanto ti porta sulla sedia del dentista con lavagna e ti strappa urli come se davvero i molari fossero in pericolo. Ma non era questo l’argomento, tanto poi sulla cosa si sfogher√† il titolare del sito, quello che va a Parigi mentre gli altri lavorano, sbagliano, perch√© lavorano, sperando nelle sante correzioni. Il problema, sollevato dagli stessi gnomi che poi danno al basket dei calcioni negli stinchi se soltanto parli male dei loro piccoli amici, √® che

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By oscareleni | Novembre 17, 2008 - 2:24 pm - Posted in I lunedì da Oscar

Oscar Eleni dal vulcano nell’isola dove i Maifredi diventano geniali, dove i Tranquillo diventano Variale senza mai trovare il loro Zenga bitorzoluto, dove chi ha fatto saltare il banco pensa di non aver mai barato, dove le vittorie anche quelle prese per la coda sono ritorno verso il sole invece che momenti di amara riflessione sul passato, sul presente, ma , purtroppo, per loro, anche sul futuro come avrebbero detto quelli che a Milano si rotolavano dal ridere in tribuna dopo i primi 10 minuti, dopo aver visto Bozo Malikovic scuotere il testone parlando con Sasha Djordjevic, dopo aver visto la cenere come cipria per troppe facce. Intorno al vulcano dove, per fortuna, non predicano quelli che scoprono in ogni taverna gente con la schiena dritta, i rivoluzionari con il bastoncino di zucchero filato come unica arma, quelli che si domandano perplessi chi conosce la lingua universale per farsi ascoltare a Cinisello e New York, sull’erba tenera di questo isolotto scaldato dalla lava sottostante una dea prova a cantarci la poesia haiku del montanaro Issa che servir√† per dormire sereni: Oh! Potessi almeno salire / Da questi fiori di palude / Fino a quella nuvola.

Gi√† √® questo il desiderio adesso che Dino Meneghin ha accettato di candidarsi alla presidenza per una pallacanestro, lo dice lui con il suo bel vocione, da migliorare non da salvare. Se siamo tutti d’accordo su questo, allora andiamo avanti e non facciamo i conti in tasca, ad esempio, alla serie B di calcio, che incassa molto meno della serie A di basket anche se, come si vede da certi incassi, inferiori di molte migliaia di euro rispetto ad arene che tenevano meno spettatori, sembrano crescere a dismisura gli inviti, gli ingressi omaggio. Col basket non ti arricchisci e allora puoi cercare almeno il consenso cittadino, puoi cercare pubblico dove se ne trova sempre, scuole, oratori, piccole societ√†. Basket da migliorare e non da salvare facendoci credere che ogni partita del campionato √® vicina al sublime come tentano di urlare i ragazzi della televisione lecca lecca, dell’eco spacciato per opinione tecnica, del consenso anche alla lavagna che intanto non ti fa sentire il cuore di un palazzo, di un ambiente, perch√© a loro piace solo spiegare quello che tutti vedono anche senza lenti d’ingrandimento, diciamo tutti, anche quelli incompetenti come diceva il furbin dopo aver visto saltare Beamon a Citt√† del Messico nel lago del primato mondiale a m. 8.90: Bella forza, ha preso la rincorsa!¬† Migliorare e non salvare il campionato Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 13, 2008 - 6:42 pm - Posted in Il basket nel cestino
hawkins
David Hawkins

Ho cominciato male. Sbagliando il pronostico di Scavolini-Armani. Spernacchietemi pure. Mi ero fidato di Repesa che mi aveva indicato Pesaro come una delle possibili mine vaganti del campionato. D’accordo, una partita, specie se la prima, si pu√≤ anche sbagliare, ma questa (contro Milano) la squadra del buon Sacripanti l’ha sbagliata davvero in toto. Inguardabile Stanic. E peggio ancora Shaw. Per non parlare di Zukauskas, inesistente. Mi √® piaciuto il Niger Akindele. Pensavo meglio Curry, mi aspettavo molto di pi√π dal decantatissimo Hicks, pupillo della Banda Osiris. Il resto √® quasi tutto da dimenticare, se non gi√† da buttare. E l’Armani? Strepitoso David Hawkins che ha vinto il match da solo. Cos√¨ ora qualcuno potr√† dire: come ha fatto Roma a farselo soffiare da Milano? Dubbio pertinente, ma ricordiamoci anche per favore quante volte Hawkins nella Lottomatica ha sbagliato l’ultimo tiro. Un’infinit√† di volte. S√¨, va bene, ma l’Armani? Solo il tempo di andare a prendere la mannaia e gi√π: se questa √® la squadra che deve grattare la pancia al Montepaschi, mettetevi il cuore in pace: non riuscir√† a fargli il solletico sotto ai piedi neanche nel sonno. Qualitativamente i quattro italiani da un miliardo (ciascuno) delle vecchie lire non valgono il Gallo fuggito nella Nba su una gamba sola. Montato Vitali, anche se, poveretto, ha una mano che gli duole. Opaco Mordente, timido Bulleri, caotico Rocca. Ma questo purtroppo √® il livello (penoso) del nostro basket. Zero Thomas, due (punti) Hall. E dunque? Siena √® tutta un’altra cosa. Quanto a Flavio Tranquillo, supertifoso delle scarpette rosse, √® partito fortissimo arrivando testualmente a dire a trequarti di partita con un punteggio da femminucce e queste spaventose percentuali milanesi al tiro (Thomas 0 su 8, Hall 1 su 8, Vitale 0 su 6, Mordente 0 su 4): “Qui non si segna mai, ma questa √® la pallacanestro: una partita divertentissima da vedere”. Per favore, rinchiudetelo in cantina. Anche se √® astemio e beve solo (ruttando) Coca Cola. E buttate via la chiave. Per sempre.¬†Ve ne saremo infinitamente grati.

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