By peaclaudio | Giugno 24, 2009 - 5:12 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team del prossimo anno: “Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile e avremo una squadra unica nel suo genere. Ci sembra un progetto eccitante, che potrà portare frutti importanti”. Speriamo sia vero, e cioè che finalmente un rilevante spicchio del basket italiano si decida a puntare sul vivaio senza inganni e reticenze. Troppe volte, in questi anni, da quando la sentenza Bosman ha reso le frontiere una sorta di disco-bar, abbiamo assistito a proclami, dichiarazioni d’intenti, speranze. Ci affanniamo ancora a dialogare sulle quote dei giocatori: nazionali(zzati), comunitari, extracomunitari, introducendo concetti oscuri e a tratti paradossali, come gli italiani di formazione. Viviamo di proposte, leggi e controleggi, che rendono le squadre dei patchwork indistinti, infarcite di stranieri USA e getta, che arrivano e ripartono senza aver staccato le dita dalla valigia. E tante sono state le motivazioni, per questo clima carnevalizio: i trend di mercato, i costi degli italiani, il rapporto prezzo-qualità, ecc.. Non abbiamo mai capito, tuttavia, perché ci si debba vergognare di utilizzare i giovani, quasi che farli giocare ed esporli al rischio del fallimento (anche mediatico) significhi per forza perdere, e non attirare gente al palazzetto. Invece. Un esperto giramondo non è necessariamente più affidabile di un prospetto nostrano. Soprattutto diventa complicato innamorarsene, Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per capire se dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i Maya ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero Sabatini cederà un giorno la Virtus, se davvero l’uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla Fortitudo, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di Siena, contro la strategia Minucci, se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che Alberto Bucci ed Ettore Messina dicono alla gente di Bologna: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a Milano ci fossero stati  Sacrati, Savic, Sabatini e Corbelli, quelli di Pesaro o di Udine, il povero Piero Bucchi non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e Zamparini, loro e Cellino o Corioni, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla Buzzavo, alla Minucci, alla Livio Proli e non è un caso che siano proprio Siena e Milano a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe Calvino. Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po’ nel pianeta per ridere di certa ottusità.
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? Benetton e Montepaschi, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del Forum o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l’ultimo no di certo.
A Salsomaggiore il responsabile della nazionale giovanile, il Ramagli che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a Reggio Emilia, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia Alessandro Gentile, figlio di Nando, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide Pascolo di Udine, il Claudio Tommasini della Virtus Bologna, poi il Metreveli senese e il Wojciechowski trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un’intera redazione Read The Full Story…

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A bocca aperta. Ma non per le esibizioni esaltanti del Montepaschi, che pi√π lo guardi e pi√π ti incanta. Ovvero ti lascia proprio a bocca aperta e t’autorizza a sognare che possa anche vincere l’ultimo duello con il Cska del fiero Ettore Messina e conquistare l’Eurolega otto anni¬†dopo la¬†Kinder Bologna di¬†Emanuel Ginobili. A proposito, ho sentito¬†giusto ieri l’Ellisse (di luna) dire: “Non ho parole per¬†definire la prestazione di Mason Rocca autore di una esagerata doppia doppia con i greci del Panionios: √® un giocatore grandissimo,¬†davvero¬†enorme, grandissimo”.¬†E Riccardo Pittis, il nuovo pappagallo di Sky: “Paola hai proprio ragione: √® davvero un giocatore fantastico!”. Ora non ho nulla con Rocca. Al contrario, lo vorrei nella mia squadra del cuore assieme a Stonerook e Mc Intyre, e perch√® no a Sato e Eze, Becirovic e Tonolli, Gordon e Marcelinho, Spinelli e Giovannoni. N√® men che meno con la cara Ellisse, non fosse altro perch√® √® il capo (o la capa?) di Cicciobello Tranquillo e non pu√≤ vedere come me nessuno della Banda Osiris, ma se un giorno la Baronessa dovesse parlare di Ginobili, quali aggettivi dovrebbe usare? Come minimo: immenso, galattico, incantevole, stupefacente, delirante. E nel delirio, perch√® no, dovrebbe anche fumarsi una canna assieme ad Acciughino. A bocca aperta, dicevo, tre ore e mezza sotto i ferri del dentista che, per farmi coraggio, mi ripeteva: “Avessi un dente normale, ti pagherei da bere”. Non tutti i mali comunque¬†vengono per nuocere, perch√® per non pensare al trapano e a quel nervo scoperto, sotto anestesia da cavallo, ho pensato fortissimamente al mio amico Attilio Caja che a Udine¬†la signora Sandra e il signor¬†Edi Snaidero hanno licenziato in quattro e quattr’otto. Cos√¨ ora¬†dovranno pagare¬†tre allenatori (Pancotto-Caja-Sacchetti) in una stagione sola quando con gli stessi soldi (pi√π o meno 250-280 mila euro) avrebbero potuto benissimo ingaggiare un paio di giocatori buoni buoni, ad esempio Janicenoks (ex Fortitudo) o Gregor Fucka, per rinforzare una squadra con il tetto-salari pi√π basso di tutta la serie A e un presidente che ogni tre per quattro con una mano presenta le dimissioni e con l’altra le ritira. Ad onor del vero ho un debole anche per Romeo Sacchetti sin dai tempi dell’Europeo di¬†Limoges e Nantes che l’Italia dell’amato citt√¨, Sandro Gamba, vinse nel 1983 soprattutto per merito suo, ma qui il discorso √®¬†completamente diverso. Qui c’entra solo il buonsenso. Okay, non ci sono soldi, i tempi sono quelli che sono, gli operai temono la cassa integrazione e qualcuno ci √® gi√† finito pure a Udine, rimbocchiamoci dunque le maniche e sar√† quel che sar√†, anche la retrocessione in Legadue, non morir√† nessuno. Per√≤¬†Edi Snaidero non si deve poi arrabbiare se un giornalista del Messaggero Veneto, alla vigilia dell’improbabile sfida (vinta!) con la Lottomatica, scrive che tutta la Snaidero costa come l’ingaggio di un milione d’euro (e spiccioli) di Allan Ray.¬†Ora, a parte il fatto che √® tutto verissimo, non mi risulta¬†che i coniugi Pozzo si siano offesi quando il mondo intero ha scritto che tutta l’Udinese guadagna come Kak√† e meno di Ibrahimovic. Anzi. E comunque non capisco cosa voglia Snaidero: la botte piena e la moglie ubriaca? O forse solo qualche aiutino dal suo amico Renzo Tondo, neo governatore del Friuli? Il quale potrebbe sempre dirgli: caro il mio Edi, un contributo dalla Regione io te lo posso anche dare, ma almeno non prendermi per i fondelli sostenendo che la tua palla nel cestino quest’anno ti √® costata l’occhio della testa. E poi chi mi dice che anche i pochi quattrini che ti far√≤ avere non li butterai di nuovo fuori dalla finestra? Nessuno.¬†

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