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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; stonerook</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Nel basket dei Balocchi tre fischietti, la Banda Osiris e Cicciobello presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 18:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                        di CLAUDIO PEA 
Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;. Un Paese dove il governatore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                        <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;</span></strong>. Un Paese dove il governatore del Piemonte, un altro pronipote di Alberto da Giussano, Roberto Cota, regge il portacenere a Umberto Bossi nel salone della prefettura di Vicenza, mentre gli alluvionati fuori, nel fango e nella miseria, chiedono <strong>la testa di Re Silvio</strong>, e il neoleghista non si sogna di dirgli almeno: “Veramente, senatur, qui non si potrebbe fumare”. Un Paese nel quale ormai tutti chiamano affettuosamente <strong>Zio Michele il mostro di Avetrana</strong>, neanche fosse lo Zio Tom, o dove <strong>Belen Rodriguez</strong> va al Festival di Sanremo con la Canalis e nessuno si ricorda più del sindaco della città dei fiori che quest’estate minacciò: <strong>“Alzerò io stesso delle barricate </strong>affinché quelle due non facciano parte della manifestazione se è vero che <strong>sniffavano cocaina nella toilette dell’Hollywood a Milano”.</strong> E l’inchiesta è ancora aperta. Un Paese, che forse non si dovrebbe più scrivere con la pi maiuscola, nel quale il direttore di una delle tivù del Cavaliere è indagato assieme a <strong>Lele Mora per favoreggiamento della</strong> <strong>prostituzione</strong> e non gli salta manco in mente di abbandonare (solo temporaneamente) la conduzione di quel tigì della sera. Anzi, s’indigna e s’accalora. Un’Italia dove nessuno si domanda come abbia fatto Nicole Minetti, l’igienista del premier di questo paese alla quale era stata affidata <strong>l’escort Ruby Rubacuori</strong>, sì proprio lei, <strong>la nipotina di Mubarak</strong>, a diventare consigliere regionale della Lombardia senza passare per il voto. Mistero gaudioso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che razza di paese è questo dove tutti volano alto e i furbini</span> <span style="text-decoration: underline;">la fanno spesso franca? Un Paese nel quale gli arbitri di</span> <span style="text-decoration: underline;">Montegranaro-Avellino</span></strong>,<span style="text-decoration: underline;"><strong> i signori Fabio Facchini da Massalombarda</strong></span>, Roberto Begnis da Crema e Maurizio Biggi da Cavenago di Brianza, si dimenticano che è stato da tempo inventato il replay e che la partita in oggetto, valida per il campionato di basket di serie A e non di quarta serie, dove giocano invece <strong>la Fortitudo</strong> e il Roncade, prime a pari merito<span id="more-1972"></span> con Monfalcone, Caorle, Ravenna, Villafranca, Marostica e Santarcagelo, Dio mio che ambaradan, e che brutta fine ha fatto l’Aquila, era trasmessa in diretta da Sky. Di modo che non mi sono potute sfuggire le loro decisioni strampalate. D’accordo, magari <strong>la partita prima del derby di San Siro</strong> non l’hanno vista in molti, ma purtroppo sfortunatamente c’ero anch’io seduto davanti alla tv con quei quattro gatti, invero incantati dai fuochi d’artificio sparati da Green, Dean e Thomas, e abbiano tutti e cinque sgranato bene gli occhi, saltando sul sofà, <strong>per capire cosa i tre fischietti</strong> <strong>avrebbero nel quarto quarto ancora combinato</strong> per favorire sfacciatamente la rimonta di Montegranaro. Lo stesso Mario Boni ad un certo punto ha smesso di criticare i Cattivi perché sarebbe diventato noioso e lui non lo è mai. Però, sfondamenti e passi inventati a parte, non si possono assegnare <strong>tre liberi a Maestranzi</strong>, quando il play azzurro ha pestato la linea dell’arco con entrambi i piedi subendo solo dopo il fallo, né men che meno <strong>fischiare l’infrazione di otto secondi</strong> ad Avellino quando dal rimbalzo di Szewczyk al palleggio oltre la metà campo di Green non ne erano passati neanche sette. E meno male che ha vinto la squadra di Vitucci e Zorzi, altrimenti anche da Trieste in giù avrebbero, dopo i lampi, sentito tuonare<strong> il Paron</strong> al quale ho chiesto come mai avesse abbracciato dieci giorni fa<strong> Boniciolli</strong> a fine partita. E lui serafico: “Forse perché gaveva perso e s’era sò da matti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mi piange il cuore, lo giuro, che questo Paese si butti via in questo modo, ma francamente altri nemici non posso farmi: ne ho già troppi nel basket dove la Banda Osiris è quasi a pezzi, ma non devo, né posso, abbassare la guardia</span></strong> perché a volte, i mostri, ritornano. E allora avanti con il liscio e busso. Prendete il mio Acciughino per esempio. Voleva <strong>prendere il posto di Barnaba</strong> quale responsabile delle squadre nazionali azzurre e gli è andata buca, ma non può neanche continuare a lavarsi le mani dicendo: “Parlano da sole le immagini” perché anche lo pagano per commentarle e per censurare quell’energumeno di Cantù che <strong>tira dietro il cappotto a Stonerook</strong> che sta andando tranquillamente a fare la pipì assieme a <strong>Rakovic</strong> nella saletta antidoping del Pianella. Qualcuno difatti ha anche pensato che Pittis ce la potesse avere col capitano di Siena che ha giocato quattro anni a Cantù e che da quelle parti credeva d’essere come a casa sua. O no? Per carità, capisco tutto e soprattutto che <strong>i due fratelli De Rege di Sky</strong> fossero un po’ arrabbiati per la sconfitta della Bennet presentata come la squadra “che gioca<strong> il miglior basket d’Italia</strong>” e allenata dal coach dell’anno 2010 che la Banda Osiris vorrebbe presto accomodare sulla panchina dell’Armani Jeans. Come no? Magari assieme a <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> presidente, Acciughino general manager, Mammoletta diesse e Andrea Bassani ridens <strong>responsabile marketing</strong>. Però prima forse sarà il caso che<strong> Trinchieri</strong> cominci a vincere almeno una volta con Pianigiani e poi se ne potrà anche discutere con Livio Proli. Non prima però del 2023…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Wada a quel paese chi vuole dare una palla buona agli invidiosi di SuperSiena</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 10:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em>  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana.</strong></span> Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione dove <strong>Siena ha vinto il suo</strong> <strong>quarto scudetto consecutivo</strong>, quinto della storia, la scena madre degli inquisitori del doping, la fila di bambini per avere un autografo da Peterson, <strong>la muraglia del tifo verde così vivace rispetto a quella della Milano che per difendere Bucchi ha bisogno del suggeritore</strong>. Dicevamo dei catecumeni inviati da Roma, ma non dite che Petrucci lo ha fatto apposta perché quelli del doping annusano piscio ad ogni ora, senza bisogno di mandanti vendicativi, tipi che al cinema abbiamo visto nella trasposizione del Nome della Rosa, i feroci ricercatori di verità nel convento dove Umberto Eco ha raccontato la vita di ieri e anche di oggi. <strong>Erano rabbiosi ed insensibili perché pretendevano che i sorteggiati</strong> <strong>per le provette, cominciando da McIntyre il mago, rinunciassero ad andare sotto la curva dei tifosi per festeggiare lo</strong> <strong>scudetto </strong>perché loro avevano fretta di andarsene via da quella baraonda. Il medico di Siena che vedeva così agitato il più truce dei due, un tipo da <strong>Wada a quel paese</strong>, gli ha detto di fare rapporto spiegando bene che alla fine di una partita che dava il massimo trionfo sportivo nel campionato i giocatori preferivano abbracciarsi, festeggiare, saltare e ballare con tifosi, mogli, figli, piuttosto che seguire i<strong> Mabusen</strong> dell’antidoping. Quelli non sanno proprio cosa sia lo sport e la sua fatica, a loro piacciono le carni rosolate sul rogo e non è vero che lo fanno per la salute dei campioni, <strong>lo fanno per la paghetta</strong>, <strong>lo fanno perché non vedono l’ora di dare una</strong> <strong>palla buona agli invidiosi</strong>. Certo che i bari vanno smascherati, ma esistono anche tempi e maniere per farlo. Dicevamo del <strong>Peterson</strong> assalito per farsi firmare un autografo. <strong>Come mai?</strong> Già, bisognerebbe chiederlo a quelli che invece distribuivano <strong>volantini contro il Bucchi</strong> <strong>che si è riparato dietro il Forum dell’assurdo</strong> <strong>dicendo che era contestato perché non faceva giocare</strong> <strong>Becirovic</strong>. Noi ci saremmo fermati al gioco perché era quello a non dare mai emozioni.<span id="more-1853"></span> Lui come tanti altri discreti allenatori di scuola italiana, non certo il tipo di uomo che piace alla stessa piazza dove si ricordano gli allenatori personaggio non quelli abbastanza bravi. Crudeltà della nuova era per i circenses, non senso, dirà qualcuno, perché se non lasci crescere non avrai mai la pianta e i suoi frutti. Può essere, ma<strong> la storia</strong> <strong>va studiata anche da chi mette 18 milioni di euro, proprio come Siena, per arrivare a venti punti dai campioni sul campo e nella classifica</strong>. Epilogo al Forum portando ancora oltre <strong>9000 spettatori</strong>. Viene rabbia pensando che basterebbe davvero poco per averli sempre in tribuna, soprattutto adesso che con i ritardi per i lavori al <strong>PalaLido</strong> si scopre che non esiste un campo disponibile in città e, in caso di <strong>Forum</strong> occupato, si dovrà chiedere ospitalità a <strong>Desio o Monza.</strong></p>
<p><strong>Siena che ha vinto sa già come rinnovare e sa benissimo che se tiene Sato con Stonerook la sua pianta sarà ancora la più bella perché McIntyre</strong> <strong>era magico</strong>, ma lo ha capito lui stesso che sul palco per il premio al migliore voleva portarsi il <strong>Principe africano</strong> e anche <strong>Cespuglione </strong>che, ci hanno confermato, non sarà nell’elenco dei sedici che <strong>Pianigiani</strong> presenterà il 28 e il 29 a Monza come i prescelti per la sua prima avventura con la nazionale, una figlia che, metafora da filosofo di v<strong>erità bugiarde</strong>, ti dà gioia quando nasce, ma poi diventa un tormento perché nella stessa foresta federale ci sarà chi la porterà a bere troppo presto, chi cercherà di deviarla, per non parlare dei ragazzi che cercheranno di vestire i suoi colori. Su Milano il mistero della genialità di chi nelle sue cose vorrebbe fare tutto rischiando d’inciampare sulla coda. <strong>Da confermare sicuramente Maciulis, Rocca, Mordente e Mancinelli</strong>, <strong>da valutare meglio Petravicius</strong>, o almeno la sua schiena, per il resto andremmo a cercare un vero regista, un’ala forte da battaglia europea e non da battaglia alla neuro e se davvero si sta trattando per un talento come il giovane <strong>Nicolò Melli</strong> allora ci dovranno essere garanzie che potrà imparare perché non è pronto per il grande salto, perché ha bisogno di spazio e lezioni serie. Su <strong>Monroe</strong>, l’unico davvero interessante nella pesca finale, si potrebbe fare anche un discorso serio se il suo fisico darà garanzie, tanto per non cominciare <strong>con la scusa degli infortunati che intralcia quando si cerca la verità e Milano questa verità non l’ha mai</strong> <strong>cercata </strong>e forse non la cercherà neppure domani. Per adesso ci lasciamo, chiudiamo sul discorso scudetto e magari amplieremo quando ci sarà la lista degli azzurri dove, purtroppo, ci dicono, devono entrare i pochi che abbiamo, anche quelli che non fanno squadra, che sono impostori, tromboni e ignoranti come dicono oggi dei giocatori di calcio francesi quei cronisti che non li possono proprio sopportare. Anche se la pantera senese <strong>Cappelli</strong> ci aveva tirato nella trappola per odio verso <strong>l’Aquila</strong>, per una vendetta che non meritavamo. Anche se la colpa di quella previsione per un <strong>4-1</strong> finale con Milano vittoriosa in gara tre è tutta della nostra voglia di amarlo ancora il basket e quella smania ci ha fatto andare oltre la logica del <strong>meno 20</strong>, la logica dei grandi di <strong>Pianigiani</strong>, sperando che<strong> l’Armani</strong> trovasse Arianna prima del Minotauro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il masai di Bimbo, quel Diavolo di Drazen, il Gallo d&#8217;oro, la Banda Osiris e D&#8217;Antoni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                 di CLAUDIO PEA
Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine</span></strong>. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport così sputtanato abbia tanto spazio ancora sui giornali e tanti inviati al seguito. A me è bastato seguire un paio di <strong>Tour de France</strong> per disamorarmi del ciclismo che pure su quelle stesse strade mi aveva esaltato con le imprese dei suoi campioni che anch’io (nel branco) non avevo esitato a definire <strong>“epiche&#8221;</strong>. Come quella del 1996 quando un danese dalla bella faccia di contadino sano, forte e robusto, pelato e rubicondo, tolse a un gentiluomo navarro dal viso pallido la possibilità di vincere la sua sesta <strong>Gran Boucle</strong> di fila. Avevo un debole – lo confesso – per Miguel Indurain. Come oggi ce l’ho per <strong>il magnifico masai di Bimbo, Romain Sato</strong>, e il suo allenatore, <strong>Simon Mago Pianigiani</strong>, che è pure juventino doc: un punto in più a suo favore. <strong>Era elegante, sereno, affascinante</strong>: pedalava facile e pareva persino buono. Ed era invincibile al Tour almeno sino al giorno in cui – vi raccontavo – <strong>Bjorne Riis</strong> non gli mise il bastone tra le ruote e stroncò il suo record (dei record). Ma non ce l’ho con Riss per questo e, di riflesso, con il <strong>ciclismo</strong>. Quanto perché una decina d’anni dopo il danese, passato a dirigere la squadra di Ivan Basso, candidamente confessò d’essersi dopato a quel Tour come un indemoniato, avido e dannato.</p>
<p>Adesso, mentre la gente impazza al<strong> Giro</strong> e sogna<strong> Ivan Basso</strong> <strong>in rosa a Verona</strong>, io invece mi domando: <strong>ma sarà davvero pulito dopo aver scontato una pena per doping</strong> <strong>lunga ventiquattro mesi? </strong>E non attendo neanche la risposta. Perchè non me ne importa più nulla: sono ormai nei confronti del ciclismo più disincantato che deluso. <strong>Sono probabilmente anche fatto male</strong>. Nel senso che oggi amo e domani, se fregato, salto a piè pari dal bianco al nero e non torno più indietro. E’ sbagliato. Lo so. <strong>Così si vive male</strong>, ma i manichei sono siffatti ed io sono il più inguaribile – ditelo pure – degli integralisti sportivi. Così è anche nel basket. Guai a chi mi toccava <strong>Michelino D’Antoni</strong>.<span id="more-1767"></span> Ero sempre al suo fianco in qualsiasi battaglia come quella contro <strong>Franco Casalini</strong> quando gli volle far sapere in un’intervista concessami a cuore aperto: o cambi atteggiamento o col cavolo che rivinciamo il tricolore. E così fu: lo ricorda sempre il gran <strong>Dan Peterson</strong> nei suoi deliziosi <strong>amarcord milanesi</strong>. <strong>Un’altra volta passai con Mike una notte interamente insonne</strong>: lui non si capacitava all’idea che <strong>Drazen Petrovic</strong> l’avesse fatto a fettine. “Mi bruciava sempre sul tempo. E con la lingua fuori mi fregava nel tiro o nelle entrate sottomano”. E io invano a spiegargli che quello era un diavolo. Anzi, <strong>il Diavolo</strong>. E che aveva qualche anno in meno. Ma un giorno gli chiesi io a bruciapelo: “<strong>Quelli della Banda Osiris raccontano in giro che lascerai la Benetton e che andrai a Phoenix</strong>. Giurami che non è vero”. E lui mi giurò che erano solo storie. Ebbene il prossimo autunno D’Antoni sarà <strong>al Forum coi Knicks e Gallinari, un altro di buono</strong>. E io me ne andrò lontano, ma molto lontano, a giocare a golf. Magari con <strong>Stonerook </strong>che ieri sera al <strong>Palaverde </strong>non ne ha indovinata una di giusta manco a sparargli dal principio alla fine: zero su sei al tiro, due liberi su quattro e cinque falli, tre di valutazione. <strong>Ma prima di sentirmi parlar male di</strong> <strong>Cespuglio,</strong> ne deve ancora passare d’acqua sotto il <strong>ponte di Rialto</strong> e comunque avranno già disputato <strong>le Olimpiadi a Venezia</strong>. Cioè tra un ventennio minimo.</p>
<p><strong>Di Danilo Gallinari avrò tempo e modo in questo sito di riparlarne a breve.</strong> Intanto vi preannuncio subito che il suo ennesimo no alla nazionale <strong>mi è piaciuto come il cacio sui maccheroni</strong>.<strong> E io odio il formaggio</strong>. Così come non mi sono andate giù molte cose della gara tre con la Benetton che nessuno ha fatto notare. Per esempio <strong>Ferdinando Minucci e signora</strong> pesantemente insultati prima del match da quattro energumeni e costretti ad abbondare in fretta e furia i posti in tribuna-stampa che la Benetton aveva a loro assegnato. O <strong>l’arbitraggio di Cicoria</strong> e compagni che ha permesso ai trevigiani di pestare come si fa di solito con le bistecche prima di scottarle sulla brace. O <strong>l’assenza di Gilberto Benetton</strong> ancora una volta sugli spalti in quella che doveva essere, ed è stata, l’ultima partita della tribolata stagione di <strong>Nicevic e fratelli</strong> riscattata proprio nei duelli finali all’arma bianca con Siena. O di <strong>Giorgione Buzzavo</strong> che, invece di rasserenarsi pensando che la scelta d’affidare la sua squadra a <strong>Repesa</strong> è stata da lui in pieno azzeccata, senza parlare della pace di nuovo fatta coi suoi bollenti aficionados, ha preferito alla<strong> Gazzetta</strong> parlare “di troppa sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti dei campioni”. Come avrebbe detto <strong>Totò,</strong> molto affettuosamente: <strong>“Ma mi faccia un piacere”.</strong> O di chi intravede, o spera di vedere, nel <strong>Montepaschi </strong>un netto caldo di condizione e un’allarmante stanchezza fisica e mentale. Semmai psicologica, penso io, di essere sempre costretta a vincere <strong>3-0</strong> rifilando un ventello a qualsiasi avversario del <strong>Belpaese</strong>. E comunque preferisco chiudere magnificando il lunare terzo quarto di <strong>Romain Sato</strong> che mi ha ricordato <strong>Manuel Ginobili nei suoi anni d’oro virtussimi</strong>. Da solo, o quasi, contro tutti: 14 punti realizzati senza una sbavatura dei 19 messi complessivamente insieme dal resto di <strong>Siena</strong> solo dalla lunetta con cinque tiri liberi. E una difesa mostruosa su <strong>Dixon Dixan</strong> che ha fatto canestro non prima del 32esimo minuto. <strong>Chapeau, caro masai degli altipiani.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Qualche buona notizia anche magari c&#8217;è&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:18:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi &#8220;soddisfatto&#8221; per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.justnapoli.it/wp-content/uploads/2008/05/piero_bucchi_primopiano.jpg" alt="" width="178" height="200" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe</strong></span> <span style="text-decoration: underline"><strong>parole, comportamenti e musi da mona</strong></span>. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al <strong>Piero Bucchi &#8220;</strong>soddisfatto&#8221; per aver visto <strong>Milano</strong> costringere <strong>Avellino</strong> a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché <strong>Siena</strong>, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: <strong>&#8220;Basta</strong> <strong>figuracce&#8221;.</strong> Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di <strong>Miracolo a Milano</strong>. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il Cska aveva deciso di far andare fuori di testa il <strong>Messina </strong>che ora vive l’incubo Barca. <strong>Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della Coppa Italia ha avuto</strong>, più o meno,<strong> lo stesso</strong> <strong>pubblico del derby di serie B</strong>, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, <strong>fra Ozzano e Fortitudo</strong>. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano <strong>16 mila persone sulle tribune a Bilbao</strong>, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino <strong>il re Juan Carlos e sua</strong> <strong>moglie Sofia</strong>, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e <strong>Fran</strong> <strong>Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. </strong>Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della <strong>Lega italiana</strong> la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la <strong>Virtus</strong> a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: <strong>se </strong>con loro <strong>perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto</strong>. Insomma una notte da <strong>Minnesota</strong> Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo.<strong> Pianigiani</strong> fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega<span id="more-1605"></span> perché avrà poi tutto il tempo per fasciarsi la testa quando verranno i giorni di Azzurra con o <strong>senza Eze.</strong> Lui non avrà i pretoriani delle stagioni da record. <strong>Non esiste pietra che possa</strong> <strong>regalargli uno come Stonerook</strong> a cui tutti danno spazio perché possa tirare, a cui tutti dicono sì, sei bravo, ma le stelle sono altre, il leone che ti sbrana senza mai fare una piega anche se provi a morsicarlo tu che sei la gazzella. <strong>Non era la miglior Siena</strong>, stanca, con infortuni seri da guarire, la testa altrove, eppure erano sberle per tutti. Certo se i campioni fanno due punti in cinque minuti, come contro<strong> Biella</strong> e non riesci a staccarli allora fuori i fazzoletti bianchi da rubare a <strong>quelli che a San Siro hanno creduto davvero</strong> <strong>all’imboscata per il povero</strong>, povero?, <strong>Mourinho</strong>. La Virtus è stata bravissima: un allenatore come<strong> Lardo</strong> vale la pena di essere seguito, ha dentro la cattiveria giusta per fingere di avere soltanto guanti di velluto, poi sa stare sul palcoscenico, sa truccare le carte anche se le briscole sono tutte dall’altra parte.<strong> Capolavoro contro Caserta, attacco mirato al cuore di Avellino dove era facile trovare le debolezze</strong> anche se intorno c’erano tifosi ululanti. Nella finale hanno retto bene quelli che nelle Vu nere sono cresciuti come <strong>Koponen</strong>, quelli che avevano qualcosa da far sapere a Siena come<strong> Moss</strong>, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire Sato nella rifondazione di una squadra che punta al quarto scudetto consecutivo dopo il paso doble con la coppa.<strong> Koponen ringrazierà Zorzi e Bonicolli?</strong> Ringrazierà Lino Lardo che lo tiene lontano dalle psicodebolezze di <strong>Collins</strong>, insegnandogli una strada che il ragazzo finlandese pensa sia diretta alla Nba. Certo lui fa i passi misurati e non vorremmo trovarci a<strong> Toronto</strong> adesso che non hanno quasi più spazio per <strong>Belinelli</strong>.</p>
<p><strong>Care pietre dell’India misteriosa</strong> dove, abbiamo scoperto, truccano col veleno anche il benedetto curry, spiegateci bene le foto di Bilbao dove, fra i campioni, spuntano i ragazzini della Juventut Badalona vincitori del trofeo giovanile. Noi abbiamo diviso tutto. Per i mille, che hanno invaso Bologna, delle brevi, dei ricordini, mentre la Virtus, fra gli under 17, misurava il progetto Armani sui giovani:<strong> 85-49!</strong> Avellino e la sirena dei soliti noti, l’Irpinia e quel canto melenso per far diventare oro quelle che erano foglioline di menta. Compagnia di giro con il complesso di farsi voler bene da tutti: noi sì che amiamo il basket, lasciate perdedre i vecchi bavosi, i babbioni che pensano al passato, veniteci dietro, ascoltate i nostri messaggi, leggete avidamente quelle cifre che sono il sale della vita sportiva, <strong>un sale</strong> <strong>dell’Himalaya</strong> che serve per tutte le pietanze perché non abbiamo niente più delle bistecche di tofu da proporvi. Il male è nel cinismo di chi non capisce che Ercolino si illude se pensa di avere la coppa Italia anche nel 2011. <strong>Adesso ci penserà la Lega. Già, ma quale Lega?</strong> Quella dove l’onda<strong> Sabatini</strong> ha già messo sotto l’acqua il povero<strong> Renzi</strong>? Alla Virtus hanno altri pensieri, vi diranno, forse è così se pensano che per una eventuale presenza nell’Eurocup, a cui avranno diritto visto che Siena sarà in Eurolega sicuramente, ci penseranno. Speriamo sia soltanto perché sperano di essere nella coppa maggiore il prossimo anno.La provincia esclude. <strong>Torna il campionato</strong>, lo sappiamo tutti, ma non ne abbiamo trovato notizia, almeno<strong> il calendario</strong>, <strong>sulla Gazza dei coriandoli dove fingono di essere addolorati nell’anniversario della morte di Candido</strong> <strong>Cannavò</strong>, un dolore finto perché per mostrare quello vero bastava continuare seguendo l’idea che ci sono tante cose da dire e da scoprire nello sport senza andare a cercare tra lenzuola e venditori di condom. Ci sarà tempo.</p>
<p><strong>Telefonata in Turchia per sapere da Tanjevic</strong> come fanno a tenerlo ancora. Telefonata di qualche settimana fa. Lui, ridendo come cavallo, spiegava di essersi mimetizzato bene nella torre di Galata, <strong>favorito del</strong> <strong>Topkapi.</strong> Abbiamo provato a dimenticarlo, anche se appare impossibile avendo intorno tutti questi caporali maggiori , abbiamo provato a considerarlo reponsabile di tutti i mali dei suoi allievi, anche in quelli che fingono di non riconoscersi in lui, ma era impossibile. Certo capisci meglio Boniciolli se trovi un bell’articolo del <strong>Marrese &#8220;rubato&#8221; al basket dalla gloria di</strong> <strong>Repubblica </strong>e dei suoi settimanali d’oro, quando ci spiega che <strong>Trieste,</strong> stranamente, è la città dove si vive meglio in Italia, ma è anche quella con il maggior numero di suicidi. Ecco svelato l’arcano, ecco perché l’allenatore di Roma vive così male certe esperienze e non soltanto perché adesso <strong>Gino Natali</strong> è tornato nelle grazie presidenziali e già si occupa di mercato ombroso, <strong>come dice il Romanista</strong>. Comunque sia mentre ascoltavamo la radio castigliana che spiegava quello che sapevano già tutti, cioè che fra il Barcellona e le altre d’ Europa e quindi di Spagna, ci sono distanze enormi, <strong>mentre pensavamo a Siena e alla sua Coppa, a Pianigiani e alle sue caramelle al miele, </strong>nello stesso attimo in cui ci domandavamo se il Real avvelenato sfogherà tutto sui nostri campioni incerottati e spremuti mentalmente da questa dedizione assoluto alla vittoria, stanchi, ma felici, ecco la notizia della notte trovata su Internet mentre cercavamo di capire perché<strong> l’Italia degli sport invernali</strong>, ma non solo quella, sbatteva le alucce su piste con troppo sole o troppa ombra, su sci, larghi o sottili, mal sciolinati, su giudici infami, su tutto quello che è <strong>Italian style</strong>, tipo le sceneggiate nel calcio dove si spiega bene perché in questo Paese la caccia va sempre fatta sparandosi sui piedi, dando all’arbitro tutte le colpe, prendendo gli allenatori e buttandoli dalla rupe, salvando i giocatori perché, si sa, quelli sono patrimonio, insomma in questa fase rem ecco la notizia: <strong>Boscia si alimenta bene mandando al diavolo il suo nemico Ataman</strong>, che si trova intrappolato nella battaglia contro il ramo slavo della squadra, poi si prende anche la coppa di Turchia. Magra consolazione, ma almeno qualcosa in tasca, lui, è riuscito a metterselo.</p>
<p><strong>Notizia della settimana: Saturnino Niccolai, l’uomo che viveva fra le stelle</strong> <strong>come diceva il principe Rubini</strong>,<strong> si ritira dalla scena a 41 anni.</strong> Lo abbiamo amato alla follia. Lo avremmo voluto in tutte le nostre squadre preferite pur sapendo che, molte volte, non lo avremmo trovato in spogliatoio perché si era perso da qualche parte. Speriamo resti nell’ambiente, speriamo continui con i suoi camp per i giovani. Speriamo che non si avvicini troppo presto al fuoco del nuovo mondo.<strong> Altra bella notizia: Torino ha avuto</strong> <strong>la finale di Eurolega</strong>. Vogliamo portarla una squadra di serie A nella città che più di altre meriterebbe di rubare la scena al povero calcio? Inventatevi qualcosa, ma, per carità, non ditelo in giro dove ci sono avvocati e aiutanti stilisti, dove ci sono maghi della economia al nero di seppia. A proposito di Torino doveva essere un grande del nostro basket, <strong>il Caglieris</strong> <strong>delle meraviglie virtussine</strong>, in maglia azzurra, il regista delle battaglie più belle nella storia a spicchi, a dire finalmente la verità ai finti riformatori dello sport nella scuola: “ con due ore di lezione che tipo di sport puoi fare? Vaglielo a spiegare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>prima che salti di nuovo la luce fra le pietre rosse:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline"> a Shaun STONEROOK</span></strong> per come ha vissuto i suoi 9 anni italiani, per il rimpianto che abbiamo sapendo che non è mai stato con la nazionale per colpa sua, ma anche dell’invidia, delle piccole battaglie sull’uscio di casa dimenticando il resto. Perché con la nazionale italiana? Perché ci ha dato molto, ma è questo basket che lo ha rivelato nella dimensione europea.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Lino LARDO</span></strong> per come è arrivato alle finali di coppa Italia, per come ha presentato la Virtus che gioca bene anche dovendo sopportare giocatori che non fanno quasi mai quello che ti aspetti, o troppo timidi o troppo scarsi. Capolavoro.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ai MILLE </span>della festa basket</strong> organizzata a Bologna dalla banda Sabatini che intanto si sdoppiava ad Avellino ricevendo in regalo il coro di tribune che lo considerano un uomo non davvero d’oro. Sono soddisfazioni, quelle di Bologna, sono tasse da pagare alla stupidità delle curve che tifano sempre contro qualcuno, mai per i loro galletti, quelle del tormento vicino ai tunnel di uscita.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a MOMENTO BASKET</span></strong>, una rubrica che trovi soltanto a Roma sul giornale della sera, perché da un po’ di tempo il Pasquino che ascolta i belati, i lamenti, i rutti federali, poi li racconta, smascherando chi pensava di navigare sotto il livello dell’acqua, pronto ad azzannare le gambone di Meneghin. Aggiunngiamo comptenza ed affetto per il gioco e domandiamoci perché si deve leggere soltanto a Roma accidenti.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">ai MATURI BASKETTARI</span></strong> pronti al grande raduno di aprile in Castrocaro, pronti ad affidarsi al Raffoni che quando organizava la coppa Italia a Forlì non aveva bisogno di finti sostenitori per essere onorato nerlla giusta maniera.</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Matteo BONICOLLI</span></strong> se prima di aver rimesso davvero a posto la Lottomatica, se prima di aver capito se sarà ancora lui l’uomo per Toti, adesso che i ser biss capitolini sono tornati a sibilare, nominerà ancora Siena per farci sapere che è attaccabile, sì se hai tutte le palle e le rotelle a posto come diceva Lardo, che non deve essere guardata con complesso d’inferiorità come ha detto bene Frates. Lasci perdere e non tiri fuori per lo sfortunato Datome, ma quante volte si fa male?, quante partite vere ha giocato per Roma?, la storia che è assurdo lavorare per poi dare un giocatore a Siena. Se il Montepaschi ci avesse creduto non sarebbe mai andato via dalla conchiglia della piazza.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al FESTIVAL</span></strong> <strong>cinematrografico di Berlino</strong> che ha premiato il film Miele, pellicola turca, senza rendersi conto che l’arnia padronale dove il miele scorre davvero è quella di un basket permaloso e mai autocritico che s’illumina d’incenso anche quando i giocatori si grattano los marones.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla PEPSI CASERTA</span></strong> per essersi sciolta nel momento in cui la sua gente voleva il massimo: succede se non ti accorgi che i troppi complimenti mandano in paranoia i ragazzi fragili. Fate conto delle copertine colorate, andate a vedere cosa è successo dopo. Soltanto dei grandi flop. E la colpa, badate bene, non è delle copertine, ma del turibolo che arriva sulla testa degli interessati.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al mitico e sempre mite ARIO COSTA</span> </strong>che si è appoggiato con troppa foga sulla porta dello spogliatoio degli arbitri dove si proteggeva il pettirosso che ha fischiato e deciso una partita drammatica come quella fra Cremona e Ferrara, brutta e forse decisiva, per una venialità. Loro, gli arbitri, sono fatti così: il basket lo inventano come più gli piace e ad Avellino abbiamo visto cosa vuol dire due pesi e due misure, ma forse Tola non se ne è accorto.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">all’OLIMPIA LUBIANA</span></strong> che per anni abbiamo amato come scuola grandissima del basket europeo, che è sempre stata società di riferimento per chi voleva costruire non avendo grandi mezzi: adesso smobilita, ma speriamo si rimetta presto in gioco, anche se non tutti quelli che ha lasciato andar via erano da prendere in altri posti. Ma, si sa, quando serve compri tutto.</p>
<p><strong>0</strong> <span style="text-decoration: underline">a Piero BUCCHI</span> perché la sua Armani, proprio tutta sua, non convince e non arriva ai bersagli minimi in Europa e in Italia, perché ai tifosi delusi di quella che una volta era la squadra dominante, non puoi dire che assolvi i giocatori per aver fatto segnare pochi punti ad Avellino. Prendersi le responsabilità, non chiuderle fuori dalla porta come se fossero sempre tutti bambini del minibasket. A Rimini lo faceva benissimo, a Napoli pure. Cosa sarà accaduto?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=E" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Addio caro grande John, non hai sprecato la tua vita su quel flipper malandato&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 00:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketrieti.com/public/subjects/66c157babda847f085081f5380c100a0.jpg" alt="" width="179" height="224" /><strong><span style="text-decoration: underline"><em>OSCAR ELENI </em>capace di volare a Ruvo di</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Puglia dove la squadra che</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a segnare  tanto col Barca</span></strong>, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva <strong>Tanjevic </strong>accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, però, cerca sempre un nuovo ramo e allora via verso <strong>Livorno</strong> per sentire la voce di <strong>Paolo Virzì</strong>, grande regista cinematografico, l’uomo di <strong>Ovosodo</strong>, di<strong> N,</strong> di opere meravigliose, per immaginare il suo ultimo lavoro,<strong> &#8220;La prima cosa bella&#8221;,</strong> che scenderà in campo per contrastare la tecnologia miliardaria di <strong>Avatar. </strong>Dopo aver visto la gente squittire per le recite di americani fasulli, dopo aver visto tanti creduloni andare dietro ai soliti pifferai, dopo averne sentite di ogni tipo da <strong>Trieste </strong>in giù, dopo aver scoperto che la farsa di <strong>Roma</strong> toglie un triste primato al vecchio <strong>Simmenthal</strong>, quello del massimo scarto in una partita di serie A, serie A quella dei bambini Papalia?, ci siamo innamorati di una frase del livornese rimasto, come tutti, orfano del più bel basket ruspante dell’altro secolo, ci siamo iscritti al partito che ha come motto questa meraviglia: <strong>&#8220;Vale più un sorriso della Sandrelli, anche adesso che non è più</strong> <strong>una meravigliosa ragazza con la valigia</strong>, <strong>di tutti gli effetti</strong> <strong>speciali”. </strong>Possibile che la gente non si renda conto che la Nba e certe americanate di ragazzi frustrati venuti qui a guadagnare euro, ben sapendo che ora vale più del dollaro, fanno parte di un altro campionato. No, non è <strong>Siena</strong> che gioca su un altro pianeta, <strong>siete voi avversari che la fate diventare</strong> <strong>magica e preziosa</strong> perché non avete ancora capito che quelli non sono i più bravi in assoluto, ma sono quelli che sul campo ci mettono tutto quello che hanno, <strong>dal lunedì ad ogni maledetta domenica</strong>. Virzì ci chiede di dare le parole alle cose come capita se andate al <strong>Forum di Assago</strong> e scoprite un sacrario di <strong>poltroncine bianche</strong>,vuote,<strong> che sembrano croci</strong> davanti alle quali inginocchiarsi senza tanta spocchia, senza inventarsi niente, perché <strong>Milano ha già visto tutto</strong>, conosce ogni cosa del basket<span id="more-1488"></span> sofferto e applaudito negli anni della ricchezza e anche in quelli della povertà: di soldi, mai di idee e competenza. <strong>Peccato non se ne siano accorti questi</strong> <strong>nuovi faraoni</strong>, ma chi fa caso a certe sfumature, come l’elezione di una miss dei <strong>Bagni Pancaldi</strong>, sempre a <strong>Livorno</strong>? Nessuno. Guardatevi in giro. Città che vivono di passione accettano di tutto da gaglioffi che fingono di stare male quando difendono e poi fanno salti da primato quando vanno per i fatti loro in attacco dopo aver bucato il parquet.<strong> Strano davvero che si</strong> <strong>accettino ancora certe recite</strong>, strano che lo facciano dove ai giocatori vogliono bene anche quando si fanno ritirare la patente per ubriachezza, quando sono fantasmi che fanno saltare allenatori e compagni di squadra meno fantasiosi di loro nel coinvolgere quella parte di pubblico dove un <strong>pastore capo</strong>, che gira le spalle al campo, ma è possibile lasciarlo ancora nel palazzo (o stadio) e non mandarlo via a calci ?, ordina cori demenziali, quasi sempre nenie offensive, litanie da frustrati che fingono d&#8217;avere una passione grande, <strong>loro che prenderebbero a calci un affamato</strong>, loro che brucerebbero tutto quello che non luccica.</p>
<p><strong>Difficile resistere ancora davanti a tutte queste recite da baraccone</strong>, ma bisogna pur farlo perché, prima o poi, qualcosa rinascerà se riusciremo a capire l’altra cosa bella del nostro stare insieme, di questo basket che ha perso un artista in <strong>John McMillen</strong> ed è commovente scoprire quanti gli hanno voluto bene, a parte<strong> Peterson</strong> che lo considerava più dei suoi figli, quanti ci hanno mandato il messaggio giusto. <strong>Meraviglioso Walter</strong> <strong>Fuochi, sulla Repubblica</strong>, quando lo presenta per come era davvero lui davanti ad una squadra da svezzare, facendo ridere quei farlocchi che oggi chiamano minuto a tre secondi dalla fine convinti di essere maghi: &#8221;Giochi semplici e fatti bene&#8221;. Già, cosa serve di più se quelli fingono soltanto di ascoltare? <strong>Stupendo il marine Marco Bonamico</strong>, oggi dinamico presidente della Lega A2, che ricorda il suo allenatore, il suo maestro di cose vere, <strong>dal viaggio in America alla foresteria Virtus di Paola Porelli,</strong> che non gira intorno alle cose e punta al cuore<strong>: &#8220;Noi che lo abbiamo</strong> <strong>avuto come guida ci</strong> <strong>sentiremo molto più soli&#8221;</strong>. Queste sono cose che non hanno prezzo e se ne te vai così, ricordato in questo modo, non hai sprecato la tua vita su un flipper malandato.</p>
<p><strong>PAGELLE per non disturbare il letargo del Claudio Pea massacrato</strong> <strong>nel calcio</strong>, stordito da chi lo vorrebbe obbligare a convincerci che <strong>Matteo Boniciolli</strong> è diventato <strong>l’unico grande colpevole nel sistema dei bugiardi.</strong> Adesso lo perseguitano perché non ha preteso di avere il senior Zorzi al fianco sulla panchina di Roma. Certo uno con un contratto di sei mesi, sulla fiducia, doveva pretendere anche questo. <strong>Certo Zorzi lo hanno scoperto</strong> <strong>tutti dopo che lui lo aveva rimesso in gioco ad Avellino</strong>, ma poi… Certo ad Avellino ci sono rimasti male quando ha detto di non poterne più, ma stranamente non ci restano mai male, da Avellino in su, quando congedano un allenatore, quando lo tormentano. Insomma si pretende di mettere in croce chi non nasconde i suoi difetti, la sua ansia di sfidare un mondo pieno di pregiudizi, dove te la cavi soltanto se ti vesti da pupazzo, se metti la marsina, basta che sia firmata. Speriamo che, come il Boniciolli odiato da tanti, anche il<strong> Simone Pianigiani abbia la forza di</strong> <strong>mandare al quel paese quei buffi</strong> <strong>consiglieri federali che</strong> si presentano con il loro compitino chiamato pomposamente &#8220;progetto&#8221;, senza rendersi conto che stanno parlando con un quarantenne che in poco tempo ha visto e vinto tutto quanto, dalle giovanili alla serie A. Non si addomesticano certi serpentelli di fiume, non si arriva ad un compromesso con i venditori di fumo, li si manda in mona o, come dicono a Siena, già, come dicono a Siena quando gli stai sui virgulti: <strong>siete la vergogna della città a</strong> <strong>spicchi. </strong>Pagelle e non se ne parli più:</p>
<p><strong>10 a Shaun STONEROOK</strong> perché ogni volta che pensi a lui come ad un giocatore in uscita dal gioco, per età, consunzione fisica, lo trovi protagonista di lezioni formidabili, perché quando gli altri saltellano per una vittoria lui ti prende per un orecchio e avvisa: domani è un altro durissimo giorno di lavoro. In nazionale serviva ai tempi dell’europeo spagnolo quando si fece male Rocca, ma non ci pensarono e poi diedero la colpa a lui.</p>
<p><strong>9 al ragazzino sardo di Biella, il CHESSA</strong> occhi di brace, che fa cose speciali sul campo e dice cose intelligenti fuori dal campo. Fossimo in Aradori lo ascolteremmo di più e ci metteremmo addosso meno addobbi perché sul campo vanno i vir, non i piccoli faraoni vestiti da mummia.</p>
<p><strong>8 al Bullo BULLERI</strong> che ha rimesso a posto l’orologio biologico sulle cose che gli piace fare, sulle paure che non deve avere, ritrovando un sentiero dove insieme a Mordente può ancora indicare una strada ai Vitali che non crescono mai, agli Hackett che si fermano davanti agli specchi deformanti.</p>
<p><strong>7 al DIBELLA</strong> senza complessi che sul campo di Siena, anche a 32 anni, si è proposto al nuovo cittì come un tipo che può dare una mano almeno fino a quando la fortuna, ma, soprattutto, allenatori alla Consolini , alla D’Anna, alla Corbani, che sappiano lavorare in palestra,non ci daranno un giocatore capace di comprendere il ruolo più difficile e dedicato agli altri, i compagni, non i tifosi che incanti con carte truccate, quello del regista, di uomo che trasmette agli altri quello che si costruisce in allenamento.</p>
<p><strong>6 al veterano JURAK</strong> che ha dato a Teramo quello che i ragazzi d’oro si dimenticano spesso di andare a ritirare agli oggetti smarriti: orgoglio nel nome del gruppo e della difesa.</p>
<p><strong>5 ad Andrea CROSARIOL</strong> se nei prossimi cinque anni si vanterà di aver segnato 36 punti ai finti sciuscià di Napoli. Lui, come tutti quelli che aggiorneranno i record, devono mettere in chiaro, lo doce persino la Gazza che alle cifre tiene più di tutto, che si è trattato di una farsa e non di partite vere.</p>
<p><strong>4 a Dino MENEGHIN</strong> convinto che basti andare davanti alle telecamere a vomitare sulle malefatte degli arbitri, ad ammettere certe colpe, a bacchettare i signori Papalia del momento, per farsi assolvere: no, caro presidente, qui serve prendere decisioni che facciano male, che mettano al loro posto quelli che hanno reso così difficile il cammino di un dirigente che al gioco ha dato proprio tutto. Quei consiglieri federali che lui considera leali e competenti sono gli stessi che hanno lanciato i petardi e tengono in tasca altre fialette puzzolenti.</p>
<p><strong>3 al GRUNDY</strong> di Ferrara fermato e privato della patente perché guidava in stato di ubriachezza. Ora il presidente della società ha deciso per una multa pesante, ma forse doveva accorgersi prima che invece di mettere in discussione l’allenatore bisognava stare dietro a questi “ bravi ragazzi” che se ne fregano se al loro posto vengono cacciati i più deboli.</p>
<p><strong>2 ai VENDITORI DI</strong> <strong>FUMO</strong>, tutti quei giocatori, stranieri o italiani conta poco, che alla vigilia delle partite contro Siena fingono di essere coraggiosi capitani alla ricerca della balena bianca e insinuano il concetto che la partita si può giocare. Non capiscono che a quei campioni basta davvero poco per arrabbiarsi e trovare una motivazione capace di stenderti come quel tipo dei fumetti che fa bip bip.</p>
<p><strong>1 ai VENTIMILA spettatori</strong> in media del campionato di A2 perché sembra proprio che non esistano per un sistema che continua a farsi del male sparando persino su Sky, speriamo lo faccia soltanto per quelli di bocca larga, non certo per il Boni superdivertente che non le manda a dire, speriamo non guardi mai come si è ridotta la pallavolo in RAI, sparando sui 20, 23 mila ascolti per le partite di A1 senza rendersi conto che anche quella cifra bassa, considerando la spesa di una abbonamento, paga in abbondanza quello che è stato dato alla solita Lega litigiosa.</p>
<p><strong>0 a Roberto DORIGO</strong>, grandissimo dirigente d’azienda, grande appassionato di sport, la luce negli anni d’oro della Virtus a cui diede sponsorizzazioni straordinarie, il primo a capire come stava accadendo in città quando ancora non si viveva questa quaresima, perché ogni volta che lo intervistano, tutte le volte che ce lo ricordano, diventiamo idrofobi: <strong>possibile che ad uno così non sia mai stata offerta la presidenza della Lega?</strong> Se non è accaduto la colpa deve essere anche sua, perché bastava un cenno ed avrebbe avuto tutti al suo fianco, pazienza se fra i tutti non c’erano quelli che lui sperava d&#8217;incontrare da sobri.</p>
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		<title>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/schlichtherle/3049749313/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3136/3049749313_37d2c3f365.jpg?v=0" alt="" width="211" height="164" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong>travestito da boccale di birra, cosa non difficile</strong> <strong>considerando il giro vita</strong>, nella stanza più affollata di <strong>U Fleku</strong>, speriamo di averlo scritto giusto, <strong>il tempio del luppolo</strong> dove non puoi stare a guardare gli altri che devono se arrivi a piedi fino a <strong>Praga,</strong> attraversi <strong>il ponte Carlo</strong>, ti nascondi nella città vecchia, se hai deciso di scoprire se i veterani del <strong>colonnello Natucci</strong> hanno davvero cambiato <strong>il dottor Stranamore Alberto Bucci</strong>. Una volta, quando era re, sembrava il più divertente e divertito, gli piaceva stupire con giacche colorate, era spiritoso, brillante, una volta, quando allenava il <strong>Cus Bologna</strong> e non pensava di poter diventare sindaco, mandò nei matti il <strong>povero Sales</strong> facendo diventare Buzzavo il cannoniere della finale. Erano altri tempi, la storia <strong>Virtus</strong> lo esaltò, ma lo cambiò anche, in peggio dicono gli amici dei tempi buoni, ma era un re, vinse lo scudetto, era in prima linea, pazienza se poi alla fine non si è più capito con <strong>Alfredo Cazzola</strong> che non ricordava bene, secondo lui, certi accordi. <strong>A Bologna</strong>, in questi tempi, è così. Molti dimenticano gli accordi e persino la verità come direbbero gli sbalorditi avventori della collina di Ugo leggendo certe dichiarazioni che arrivano dall&#8217;iperuraneo abruzzese. <strong>Chiedetelo a Savic, a Sconochini, allo</strong> <strong>stesso Bucci</strong>, ai creditori di oggi della <strong>Fortitudo</strong>, chiedete un po&#8217; in giro, anche se siamo al canto delle anatre: provano per <strong>Sanremo</strong>, ma non vanno bene neppure per una sagra. Tanti <strong>amarcord</strong> con inganno nascosto: manager con una promozioncina da mettere in bacheca che urlano al mondo  &#8220;ma non capite che avete messo da parte un genio&#8221;. Succede. Non esiste misura della prestazione sportiva negli sport di squadra. In atletica misuri, cronometri, nelle altre discipline vai a spanne e allora scopri fenomeni anche se hanno soltanto fatto passare le acqua in qualche brefotrofio. Sono indignati gli estromessi di oggi e allora <strong>cosa dovrebbero dire quelli che ieri hanno vinto davvero</strong> tanto, hanno fatto società capolavoro e ora non hanno più ingaggi e neppure credibilità, per un mistero glorioso che piace al basket creativo dove si promuove per rimuovere, dove si rinnova sempre senza sapere poi dove andare? Sono giorni per queste anatre che volano basse, ma cantano a squarciagola. <strong>Diventa storica la vittoria della femminile ai Mediterranei</strong> contro la Under della <strong>Serbia</strong>. Tutti a ballare, con <strong>Franco Lauro</strong> che ci risveglia dal riposo meritato invitandoci a brindare con e per <strong>Ticchi il farmacista</strong>. Nessun problema, sapevamo che era bravo<span id="more-1139"></span>, sapevamo che era vaccinato per pedalate vere in salita, che avrebbe resistito a tutto, ma non umiliamolo facendogli dire che ha raggiunto un oro storico dopo tante delusioni. Un passettino avanti, ma certo sarà ricordato molto meglio per il sesto posto Europeo rovinato per eccessiva furbizia alla pesarese, quando pensava di poter tenere <strong>Macchi seduta</strong> mentre <strong>la Grecia</strong> rimontava e si trasformava in squadra di megere dal braccio caldo.<br />
Ma non divaghiamo e torniamo a <strong>casa Bucci</strong>, <strong>alla birreria di Praga</strong> dove<strong> la nazionale</strong> <strong>Over 45 ha vinto il Mondiale</strong>. Anche qui enfatici messaggi dal fronte sul fatto che l&#8217;Italia non vinceva a livello mondiale da sempre. Così vanno le cose nel nostro mondo e lo può capire un boccale di birra travestito da giornalista se il suo medico curante non si è affatto preoccupato del labirinto andato, ma, fuggendo verso la gloria mondiale, lui il Max che si considera medico sportivo al sevizio della <strong>città di Milano</strong>, ha voluto soltanto sapere se nei giorni della gloria ci sarebbe stato spazio sui giornali. Qualcosa è stato scritto, chi poteva lo ha fatto volentieri, ma insomma stiamo calmi anche se ci fa piacere onorare chi ha vinto con un bel sei su sei, ma la curiosità era scoprire la nuova faccia di Bucci, più arcigna oggi di quando correva verso titoli meritati, verso scudetti svaniti in un nanosecondo come gli avrà ricordato sempre <strong>Fantozzi</strong>, il registe degli over a Praga, città amata da tutti meno che dai veneti, si dice, perché con la famosa pace del 1866 gli austriaci diedero la regione a<strong> Napoleone </strong>che la girò all&#8217;Italia cambiando il destino e l&#8217;educazione civica di tanta gente.<br />
<strong>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</strong> dove si nasconde anche il <strong>Montecchi cubano</strong>, dove <strong>Carera </strong>non lascia un pallone, dove scopri <strong>Frascolla</strong>, riscopri <strong>Terenzi e Binelli</strong>, <strong>Dal Seno e Teso</strong>, dove il motore è <strong>Ponzoni</strong>, dove c&#8217;è lo spirito che in questi giorni sembra animare l&#8217;altro basket e premia gli <strong>Antonello Riva</strong>. A Genova si nono radunati per il trofeo Panichi i reduci di grandi stagioni in una città che amava questo gioco e ora lo vede lontano, troppo in alto. A Milano, in via Procaccini, la via dove aveva la sede<strong> l&#8217;All&#8217;Onestà poi diventata Mobilquattro</strong>, stampata <strong>Xerox</strong>, morta <strong>Isolabella</strong>, due giornalisti dal cuore grande, <strong>Olivari e Specchia</strong>,, forse bugiardi per troppo amore direbbero loro nella ricostruzione di certe cose e qui <strong>il commissario Parisini</strong>, chiamato in causa per un tarocchino Alco, dovrebbe rispondere, hanno presentato<strong> la storia dell&#8217;Altra Milano</strong> lasciando sbalorditi i ricconi <strong>Armani</strong>, lasciando senza parole che non ha mai avuto la loro fede, la loro speranza in un mondo diverso. Tutte riunioni da frequentare come direbbe l&#8217;ex presidente<strong> Maifredi</strong> che ancora si fa guidare da una vecchia passione, anche se lui la deve vivere a schiena piegata mentre in giro ci sono <strong>altri che raccontano balle storiche</strong>, gente di cui non senti la mancanza, ma che vorrebbe farti credere che ci mancano davvero.<br />
Niente da dire, qualcuno ci manca, altri ci intrigano, perché vorremmo davvero conoscere la metamorfosi di <strong>Natali</strong> quando siede sotto la linea gotica rappresentata da <strong>Galliani</strong>, vorremmo scoprire cosa ha spinto <strong>Atripaldi </strong>a cavalcare davanti ai tartari che hanno scelto i ragazzini come ostaggio per farsi ascoltare da una Federazione che non potrà cambiare se le regole d&#8217;ingaggio sono queste. Misteri gloriosi di chi ti applaude se vinci, se sei promosso, ma poi, come primo premio ti offre un contratto al ribasso. Questi sono gli uomini delle rivoluzioni in un basket dove gli aerei per le Americhe sono sempre stracarichi quando qui ci sarebbe da fare la <strong>ola per Siena</strong>, campione con i campioni, campione con i giovani, campione, adesso, con la under 15 della <strong>Virtus del presidente Bruttini</strong> che ha scoperto nuova vita, nuova forza unendosi ai progetti di <strong>Minucci</strong>, non contrastandoli a prescindere, anche se i mondi restano giustamente diversi.<br />
<strong>Il basket che danza col tutù delle vergini dai candidi manti</strong> spiegando che l&#8217;organizzazione cooperazione per lo sviluppo economico, la OCSE, ha scoperto che il riciclaggio del denaro sporco viene fatto più facilmente nel calcio, ben sapendo che anche altri sport riciclano e hanno in soffitta riciclatori nati come spiegherebbero certe folgorazioni sulla via della salvezza societaria ai tempi dei tacopinatori riuniti. Anatre in volo sotto il tiro delle doppiette di chi sapeva bene che <strong>Stonerook </strong>non si sarebbe presentato a <strong>Bormio</strong>, per favore risparmiateci la guerra dei bottoni con squalifica e polemica aggiornata, di chi invece si domanda perché <strong>Bulleri </strong>ha deciso di rinunciare anche se sa benissimo che il suo posto è sicuro e che nel gruppo non resteranno per molto quelli che non ci sanno stare come cercano di spiegare a Milano adesso che devono proprio risolvere <strong>il caso Vitali</strong>, cigno dell&#8217;estate diventato brutto anatroccolo nei playoff. A proposito del raduno a Bormio nella terra del balivo Pini, un gigante nella storia di questo gioco, fa impressione la scritta free agent di fianco al nome di <strong>Matteo Soragna</strong> lasciato libero da<strong> Treviso</strong>. A proposito di Treviso qualcuno prenda in considerazione il caso <strong>Pausich</strong> che ha lasciato dopo oltre trent&#8217;anni la società che ha vissuto con lei, per lei, perché c&#8217;era interesse soltanto verso la prima squadra, mentre a lei interessa il basket giovanile, quello di oltre 100 ragazzine da far correre e divertire, quello del gruppo speciale della Montelatici. In Federazione il nostro presidente accerchiato dia incarico a qualcuno d&#8217;interessarsi davvero dei problemi esistenti quando devi organizzare un vivaio, ma sappiamo che la cosa non fa diventare più importanti, non ti porta al ballo del qua qua davanti al monitor. Una volta a Milano c&#8217;era uno che prima di frequentare il gruppo schiena dritta <strong>aveva promesso che il campo</strong> <strong>all&#8217;aperto di via Dezza sarebbe stato intitolato a Mario Borella</strong>, allenatore e maestro per tanti a Milano, basterebbe chiedere a cinque o sei generazioni di giocatori, dirigenti, arbitri, allenatori, poi ci fece sapere che la burocrazia bloccava tutto, poi lo vediamo questo campo: da due mesi retine strappate, ma per fortuna i ragazzi ci giocano lo stesso. Ma è anche la storia vero di uno sport che barcolla e non sa ancora che la guerra dei bambini lo porterà alla maledizione.<br />
<strong>Restando a Treviso ci addolora che Toronto</strong>, quindi <strong>Gherardini</strong>, abbiano portato via il <strong>Cuzzolin </strong>che sapeva davvero costruire atleti sul telai che promettevano soltanto di poter diventare aerei da combattimento cestistico. <strong>Tutti a Las Vegas</strong>, pochi a Bormio, ma è normale. Il caldo verrà più avanti quando anche la figuraccia nella finale per il terzo posto ai <strong>Mediterranei</strong> sarà digerita con lo stesso sgroppino di chi ci vuole convincere che si deve arrivare allo scisma per proteggere un certo tipo di giocatori, per rendere più ricchi gli incassi di un certo tipo di agenti. <strong>Speriamo che la montagna valtellinese faccia del bene a tutti</strong>, anche se nella batteria dei centri che, fortunatamente, troverà in <strong>Hackett</strong> un bel fornitore di palloni, vediamo lo spettro della eliminazione prossima ventura, quella del buio oltre la siepe di un europeo che difficilmente ci vedrà in campo, anche se dicendo questo, con le squadre italiane, in ogni sport, si arriva al massimo, persino ai titoli più importanti.</p>
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		<title>I lunedì da Oscar: senza più munizioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/44086533@N00/2841750711/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3019/2841750711_ac1bd4efab.jpg?v=0" alt="" width="180" height="153" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI </em>alla scoperta del sale</strong> <strong>tanto per far dispetto alla pressione</strong>, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. <strong>Se avrete pazienza potrete</strong> <strong>trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l&#8217;aria fritta</strong>. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l&#8217;ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l&#8217;occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla<strong> solita crisi di</strong> <strong>idee e progetti</strong>, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché <strong>Siena </strong>non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario <strong>Ferdinando Minucci</strong> che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. <strong>In attesa di</strong> <strong>sapere chi e come farà la serie A</strong> prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come <strong>Renzi</strong>, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli <span id="more-1132"></span>confusi urlando che vuole la testa di <strong>Meneghin,</strong> ci domandiamo se un giorno potremmo davvero <strong>mettere sulla</strong> <strong>stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo</strong>. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c&#8217;è il dubbio della sconfitta. <strong>Basta mandare allo scoperto</strong> <strong>randellatori</strong> che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.<br />
Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il <strong>Taugres </strong>Victoria sta battendo tutti nella corsa a <strong>Dario Sarijc</strong>, il quindicenne fenomeno di <strong>Sebenico</strong> che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di <strong>Vitali,</strong> <strong>un talentino che a parole la racconta</strong> <strong>sempre bene</strong>, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere. E ora ci spieghino <strong>nel centro vacanze di Azzurra</strong> se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l&#8217;anno scorso il <strong>Caravaggio</strong> bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà <strong>Recalcati</strong>, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con <strong>Stonerook</strong> sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.<br />
<strong>Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins</strong>. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. <strong>Repesa</strong> glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con <strong>Bucchi </strong>c&#8217;è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione. A proposito di Milano <strong>il Sascia nostro</strong>, l&#8217;unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l&#8217;arrivo di <strong>Flavio Portaluppi</strong>, uno nato nell&#8217;Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno<strong> Soresina</strong> lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente <strong>ridarà vita al</strong> <strong>Trofeo Lombardia</strong> per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull&#8217; annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell&#8217;interno della società che ora farà diventare il <strong>Palalido</strong> un&#8217;arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.<br />
Aspettiamo conferma anche per l&#8217;atterraggio morbido del <strong>Paron Zorzi</strong> <strong>nel feudo di Treviso</strong> dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile<strong> Benetton</strong>, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po&#8217; cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni <strong>vi danno già un&#8217;idea del mar Morto</strong> retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo. L&#8217;<strong>Eurolega</strong>, birichina, premia Dule <strong>Vujosevijc </strong>come miglior allenatore dopo un&#8217;altra meravigliosa stagione del <strong>Partizan </strong>che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?<br />
Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l&#8217;architetto <strong>Alessandro Barzalich</strong>, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché <strong>Pesaro, intesa</strong> <strong>come Scavolini</strong>, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d&#8217;argento sull&#8217;arenile.<br />
<strong>Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo</strong>, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere <strong>Snaidero</strong> riportandolo all&#8217;antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche <strong>Trieste</strong> si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. <strong>Non</strong> <strong>fateci sognare soltanto d&#8217;estate</strong>. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l&#8217;immagine dell&#8217;ultima partita di finale quella finita <strong>47 per gli sfidanti 82 per i</strong> <strong>campioni</strong>. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c&#8217;è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l&#8217;Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell&#8217;antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea. Tornando a <strong>Milano</strong> che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche <strong>Verona, Torino</strong>, la stessa <strong>Trieste, la Fortitudo, magari Udine,</strong> tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell&#8217;Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di <strong>scrivere un libro sull&#8217;altra Milano, quella dell&#8217;All&#8217;Onestà,</strong> <strong>della Mobilquattro</strong>, insomma <strong>degli straccioni</strong> della lotta con <strong>Jura </strong>senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al &#8220;4-2-4&#8243; di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=l" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Un progetto eccitante: Vitucci e i giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 16:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.basketnet.it/news/107590/bn_interviste_-_frank_vitucci___siena___micidiale_ma_con_un_bulleri_cos__possiamo_provarci"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.basketnet.it/art/V/Vitucci_BN.jpg" alt="" width="143" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></p>
<p><strong>Speriamo sia vero. Frank Vitucci, nuovo coach della Benetton Treviso, ha declinato parole al miele per il team </strong>del prossimo anno: &#8220;Sì, avremo i due terzi della squadra tra i 18 e i 22 anni, un progetto così a livello italiano non ha paragoni, faremo giocare almeno cinque ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile e avremo una squadra unica nel suo genere. Ci sembra <strong>un progetto eccitante</strong>, che potrà portare frutti importanti&#8221;. Speriamo sia vero, e cioè che finalmente un rilevante spicchio del basket italiano si decida a puntare sul vivaio senza inganni e reticenze. Troppe volte, in questi anni, da quando la <strong>sentenza Bosman</strong> ha reso le frontiere una sorta di disco-bar, abbiamo assistito a proclami, dichiarazioni d&#8217;intenti, speranze. Ci affanniamo ancora a dialogare sulle quote dei giocatori: nazionali(zzati), comunitari, extracomunitari, introducendo concetti oscuri e a tratti paradossali, come gli italiani di formazione. Viviamo di proposte, leggi e controleggi, che rendono le squadre dei patchwork indistinti, infarcite di <strong>stranieri USA e</strong> <strong>getta,</strong> che arrivano e ripartono senza aver staccato le dita dalla valigia. E tante sono state le motivazioni, per questo clima carnevalizio: i trend di mercato, i costi degli italiani, il rapporto prezzo-qualità, ecc.. Non abbiamo mai capito, tuttavia, perché ci si debba vergognare di utilizzare i giovani, quasi che farli giocare ed esporli al rischio del fallimento (anche mediatico) significhi per forza perdere, e non attirare gente al palazzetto. Invece. <strong>Un esperto giramondo</strong> non è necessariamente più affidabile di un prospetto nostrano. Soprattutto diventa complicato innamorarsene, <span id="more-1106"></span>essendo consapevoli che l&#8217;anno successivo cambierà squadra e forse campionato. Viene quasi il sospetto che la sordina che ha accompagnato <strong>i trionfi di Siena</strong> non sia tanto figlia della debolezza oggettiva delle sue avversarie, ma dello stesso periodo storico. <strong>Il Montepaschi</strong> ha portato, a livelli di eccellenza, ciò che era riuscito alcuni anni fa a <strong>Cantù</strong>: assemblare nomi sconosciuti, spesso ritenuti pezzi di ricambio, creando un gruppo che di italiano ha solo il nome, ma funziona tremendamente bene, anche grazie al polso di allenatore e società. Per di più, ed è la reale novità, senza smantellare da un anno all&#8217;altro, ma trattenendo i leader, possibilmente silenziosi: i vari <strong>Stonerook, Kaukenas, Sato</strong>, sono ancora più decisivi dello strombazzato <strong>Domercant,</strong> che è diventato utile solo quando si è inserito nel contesto, portando il proprio mattone senza pressioni.</p>
<p><strong>Siena stravince perché ha sfruttato appieno questo buio culturale</strong>, questa tendenza a voler fare e disfare, con l&#8217;ossessione del tutto e subito, che mal si concilia con le fisiologie, e i saliscendi di rendimento, delle nuove generazioni. Ovviamente, potrà essere vero che il materiale non è quello esibito negli ultimi anni <strong>in Spagna</strong>, che da <strong>Navarro </strong>ai fratelli <strong>Gasol</strong>, da <strong>Fernandez</strong> a <strong>Ricky</strong> <strong>Rubio</strong>, ha sfornato campioni come patatine. Tuttavia non è con le norme, più o meno compromissorie, che si affronta la situazione. Serve un deciso cambiamento di mentalità, che consenta di evitare, anzitutto, le scene ridicole cui quotidianamente assistiamo: roster di dodici giocatori, in cui i giovani italiani presenziano solo per marcire in fondo alla panchina <strong>aggirando la normativa</strong> sul loro utilizzo. A quel punto, meglio ingaggiare esclusivamente stranieri, o trattare chiunque, indipendentemente dalla provenienza, come tale. Non è opponendosi alla globalizzazione che si riscopre la bontà della propria scuola, ma avendo il coraggio di usare per davvero i prodotti che si hanno a disposizione. Come, a quanto pare, <strong>la Benetton</strong> vorrebbe fare. Certo, dichiarazioni a parte, c&#8217;è solo da augurarsi che non sia un pretesto per nascondere guai più gravi, come accade in questi giorni per <strong>l&#8217;Italia calcistica di Lippi.</strong> Esortato ad affidarsi all&#8217;Under 21 più per disperazione che per reale necessità, se è vero che i nomi che rimbombano al Bar sport non sono tanto quelli di <strong>Giovinco e Balotelli</strong>, quanto di <strong>Cassano e Amauri</strong>. Insomma, non si tratta solo di rinnovare, ma anche e soprattutto di credere che questa sia la soluzione migliore, più produttiva, vincente. Dire, come Vitucci, che &#8220;Potevamo fare una squadra diversa, con più certezze, ma anche con obiettivi giocoforza limitati, invece questo progetto non ha limiti&#8221;. Che la forza sia con loro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=R" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Volete capirlo che Siena è strafavorita? Anche se Milano in difesa ha buone armi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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<strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per</strong> <strong>capire se</strong> dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i <strong>Maya </strong>ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero <strong>Sabatini</strong> cederà un giorno <strong>la Virtus</strong>, se davvero l&#8217;uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla<strong> Fortitudo</strong>, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di <strong>Siena</strong>, contro la strategia <strong>Minucci,</strong> se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che <strong>Alberto Bucci </strong>ed <strong>Ettore Messina</strong> dicono alla gente di <strong>Bologna</strong>: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a <strong>Milano </strong>ci fossero stati  <strong>Sacrati, Savic, Sabatini</strong> e<strong> Corbelli</strong>, quelli di <strong>Pesaro </strong>o di <strong>Udine,</strong> il povero <strong>Piero Bucchi</strong> non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e <strong>Zamparini</strong>, loro e <strong>Cellino o Corioni</strong>, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla <strong>Buzzavo,</strong> alla <strong>Minucci</strong>, alla <strong>Livio Proli </strong>e non è un caso che siano proprio <strong>Siena e Milano</strong> a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe <strong>Calvino.</strong> Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po&#8217; nel pianeta per ridere di certa ottusità.<br />
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? <strong>Benetton e Montepaschi</strong>, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del <strong>Forum</strong> o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l&#8217;ultimo no di certo.<br />
A<strong> Salsomaggiore</strong> il responsabile della nazionale giovanile, il <strong>Ramagli</strong> che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a <strong>Reggio Emilia</strong>, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia <strong>Alessandro Gentile</strong>, figlio di <strong>Nando</strong>, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide <strong>Pascolo </strong>di Udine, il Claudio <strong>Tommasini </strong>della Virtus Bologna, poi il <strong>Metreveli </strong>senese e il <strong>Wojciechowski </strong>trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un&#8217;intera redazione<span id="more-1086"></span>, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c&#8217;era Niccolò <strong>Melli</strong>, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall&#8217;operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano <strong>Potì </strong>che invece ha vinto il titolo juniores con <strong>Pistoia</strong>, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il <strong>Casalpusterlengo</strong> del <strong>Curioni </strong>che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell&#8217;<strong>All&#8217;Onestà</strong>, della <strong>Xerox</strong>, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di <strong>Pavia,</strong> in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l&#8217;anno prossimo anche se il <strong>Cioppi</strong> in trionfo dovesse lasciarli per la sua <strong>Pesaro</strong>. Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge d&#8217;essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare <strong>D&#8217;Antoni </strong>che girava sul <strong>Sile </strong>sulla barchetta <strong>Benetton </strong>nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta.<br />
La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza. <strong>Dunque la</strong> <strong>finale scudetto</strong>. <strong>Perché Siena favorita? </strong>Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l&#8217;attacco, magari, batte in testa. E&#8217; successo dopo l&#8217;incidente di <strong>Lavrinovic,</strong> lo si è visto con <strong>McIntyre </strong>non sempre in tiro, lo si capisce quando <strong>Kaukenas</strong> va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un&#8217;altra cosa, perché contro Siena la zona classica , a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio <strong>Sangarè</strong>, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l&#8217;uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, <strong>l&#8217;Armani </strong>in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d&#8217;Europa e una delle 16 d&#8217;Europa. E&#8217; pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l&#8217;ultimo <strong>Price,</strong> valutando il <strong>Vitali</strong> anemico dell&#8217;ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo <strong>Taylor </strong>di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di <strong>Recalcati,</strong> magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s&#8217;infilasse pure <strong>Rocca</strong> si potrebbe dire che il povero <strong>Eze </strong>avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se <strong>Hall e Katelinas</strong> hanno la testa e le braccia per far stancare <strong>Stonerook. </strong>Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. <strong>Siena è strafavorita</strong>, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.<br />
<strong>Vaticini al latte di giugno</strong>:<br />
<strong>10 a  Corbani</strong>, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l&#8217;allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.<br />
<strong>9 al Pino Sacripanti</strong> perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.<br />
<strong>8 a Recalcati e Meneghin</strong> che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei e, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.<br />
<strong>7 al Baiesi</strong> che ha lasciato <strong>Biella </strong>perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l&#8217;Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.<br />
<strong>6 ad Andrea Niccolai</strong> che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l&#8217;entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono <strong>Sconochini e Boni</strong>, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica. Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà a al mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.<br />
<strong>5 all&#8217;associazione arbitri</strong> che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena- Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.<br />
<strong>4 alla Lottomatica Roma</strong> che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull&#8217;ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un&#8217; altra squadra sbagliata.<br />
<strong>3 a Mike D&#8217;Antoni</strong> perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.<br />
<strong>2 all&#8217;arbitro Paternicò</strong> perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l&#8217;angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.<br />
<strong>1 a Marcello Lippi</strong> perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d&#8217;invidia pensando all&#8217;Italia tre presentata nell&#8217;amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest&#8217;anno a Siena o l&#8217;anno scorso a Montegranaro.<br />
<strong>0 al capestro Sky</strong> per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l&#8217; espontaneo di <strong>Barcellona </strong>che ha inseguito <strong>Federer </strong>mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.</p>
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		<title>Una volta per tutte Snaidero si decida: vuole la botte piena o la moglie ubriaca?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 17:01:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/giando/3017030191/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3279/3017030191_590117a2be.jpg?v=0" alt="" width="300" height="200" /></a>A bocca aperta. Ma non per le esibizioni esaltanti del <strong>Montepaschi</strong>, che pi√π lo guardi e pi√π ti incanta. Ovvero ti lascia proprio a bocca aperta e t&#8217;autorizza a sognare che possa anche vincere l&#8217;ultimo duello con il Cska del fiero Ettore Messina e conquistare l&#8217;Eurolega otto anni¬†dopo la¬†<strong>Kinder </strong>Bologna<strong> </strong>di¬†<strong>Emanuel Ginobili</strong>. A proposito, ho sentito¬†giusto ieri l&#8217;<strong>Ellisse</strong> (di luna) dire: &#8220;Non ho parole per¬†definire la prestazione di <strong>Mason Rocca</strong> autore di una esagerata doppia doppia con i greci del Panionios: √® un giocatore grandissimo,¬†davvero¬†enorme, grandissimo&#8221;.¬†E Riccardo <strong>Pittis,</strong> il nuovo pappagallo di Sky: &#8220;Paola hai proprio ragione: √® davvero un giocatore fantastico!&#8221;. Ora non ho nulla con Rocca. Al contrario, lo vorrei nella mia squadra del cuore assieme a <strong>Stonerook </strong>e <strong>Mc Intyre</strong>, e perch√® no a <strong>Sato</strong> e <strong>Eze</strong>, <strong>Becirovic </strong>e <strong>Tonolli,</strong> <strong>Gordon </strong>e <strong>Marcelinho</strong>, <strong>Spinelli</strong> e <strong>Giovannoni.</strong> N√® men che meno con la cara Ellisse, non fosse altro perch√® √® il capo (o la capa?) di Cicciobello Tranquillo e non pu√≤ vedere come me nessuno della Banda Osiris, ma se un giorno la Baronessa dovesse parlare di Ginobili, quali aggettivi dovrebbe usare? Come minimo: immenso, galattico, incantevole, stupefacente, delirante. E nel delirio, perch√® no, dovrebbe anche fumarsi una canna assieme ad Acciughino. A bocca aperta, dicevo, tre ore e mezza sotto i ferri del dentista che, per farmi coraggio, mi ripeteva: &#8220;Avessi un dente normale, ti pagherei da bere&#8221;. Non tutti i mali comunque¬†vengono per nuocere, perch√® per non pensare al trapano e a quel nervo scoperto, sotto anestesia da cavallo, ho pensato fortissimamente al mio amico <strong>Attilio Caja</strong> che a Udine¬†la signora <strong>Sandra</strong> <strong>e</strong> il signor¬†<strong>Edi Snaidero</strong> hanno licenziato in quattro e quattr&#8217;otto. Cos√¨ ora¬†dovranno pagare¬†tre allenatori (<strong>Pancotto-Caja-Sacchetti</strong>) in una stagione sola quando con gli stessi soldi (pi√π o meno 250-280 mila euro) avrebbero potuto benissimo ingaggiare un paio di giocatori buoni buoni, ad esempio <strong>Janicenoks</strong> (ex <strong>Fortitudo</strong>) o <strong>Gregor Fucka</strong>, per rinforzare una squadra con il tetto-salari pi√π basso di tutta la serie A e un presidente che ogni tre per quattro con una mano presenta le dimissioni e con l&#8217;altra le ritira. Ad onor del vero ho un debole anche per <strong>Romeo Sacchetti</strong> sin dai tempi dell&#8217;Europeo di¬†Limoges e <strong>Nantes</strong> che l&#8217;Italia dell&#8217;amato citt√¨, <strong>Sandro Gamba</strong>, vinse nel 1983 soprattutto per merito suo, ma qui il discorso √®¬†completamente diverso. Qui c&#8217;entra solo il buonsenso. Okay, non ci sono soldi, i tempi sono quelli che sono, gli operai temono la cassa integrazione e qualcuno ci √® gi√† finito pure a Udine, rimbocchiamoci dunque le maniche e sar√† quel che sar√†, anche la retrocessione in Legadue, non morir√† nessuno. Per√≤¬†Edi Snaidero non si deve poi arrabbiare se un giornalista del <strong>Messaggero Veneto</strong>, alla vigilia dell&#8217;improbabile sfida (vinta!) con la Lottomatica, scrive che tutta la Snaidero costa come l&#8217;ingaggio di un milione d&#8217;euro (e spiccioli) di <strong>Allan Ray</strong>.¬†Ora, a parte il fatto che √® tutto verissimo, non mi risulta¬†che i coniugi <strong>Pozzo</strong> si siano offesi quando il mondo intero ha scritto che tutta l&#8217;Udinese guadagna come <strong>Kak√†</strong> e meno di <strong>Ibrahimovic</strong>. Anzi. E comunque non capisco cosa voglia Snaidero: la botte piena e la moglie ubriaca? O forse solo qualche aiutino dal suo amico <strong>Renzo Tondo</strong>, neo governatore del Friuli? Il quale potrebbe sempre dirgli: caro il mio Edi, un contributo dalla Regione io te lo posso anche dare, ma almeno non prendermi per i fondelli sostenendo che la tua palla nel cestino quest&#8217;anno ti √® costata l&#8217;occhio della testa. E poi chi mi dice che anche i pochi quattrini che ti far√≤ avere non li butterai di nuovo fuori dalla finestra? Nessuno.¬†</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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