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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; sky</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Perchè dovrei ancora abbonarmi a Sky?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 18:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                       di CLAUDIO PEA  
Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">  di CLAUDIO PEA  </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tenetevi forte: ha preso il via la Tirreno-Adriatico. Me ne ero quasi quasi dimenticato, ma la fortuna ha voluto che ieri mattina la Gazzetta me lo ricordasse in prima pagina. Letto e fatto, e neanche la barba mi sono rasato per non arrivare in ritardo a Marina di Carrara, traguardo della prima tappa, un’impegnativa cronosquadre di 16 chilometri e 800 metri. A duecento all’ora in autostrada, almeno trentasette autovelox centrati in pieno</span></strong>, l’inevitabile ritiro della mia patente ma anche di quella dei miei figli gemelli, manco una sosta all’autogrill per la pipì o il caffè corretto con latte freddo. Scordandomi che dovevo andare a prendere mia moglie dalla suocera. Ebbene, non ci crederete, ma sarei anche arrivato in tempo per vedermi almeno <strong>la premiazione dei Magnifici Sette vincitori di tappa</strong> se non avessi beccato una colonna di macchine sulla strada che dal casello di Sarzana porta al litorale di Marina di Carrara che sarà stata lunga<strong> io dico dagli otto ai dieci chilometri</strong>. Tutti che volevano vedere Ivan Basso, il campionissimo che nel 2006 ha vinto il Giro d’Italia e poi è stato squalificato due anni per doping. Capita. <strong>Coi bambini in auto che piangevano</strong> e le mamme che li allattavano, i papà che sacramentavano e gli amici che almeno se la bevevano, ubriachi fradici e <strong>incazzati neri</strong> per aver anche loro sottovalutato l’evento ciclistico che ha scaricato sulle rive del Mar Ligure milioni e milioni d’appassionati arrivati da tutto il mondo, anche <strong>da Malta a nuoto e dalla Tunisia in gommone</strong>. Altro che il basket. <span id="more-2154"></span>E adesso per favore non chiedetemi chi ha vinto la crono a squadre perché potrei saltarvi al collo come ha fatto la (mia) Tigre quando stamattina sono rincasato che era già stata al parco col nipotino. Ma dove sei andato tutta la notte? <strong>A puttane con il Cavaliere? </strong>E io a cercarle di spiegare invano che si chiamano caso mai escort e che avevo fatto un’altra chilometrica coda, stavolta davanti all’edicola, per comprare un quotidiano qualsiasi.<strong> Massì mi dia anche il Giornale o Libero</strong>. Va bene lo stesso. Basta che ci sia scritto qualcosa della Tirreno-Adriatico. “Ho esaurito anche il Secolo d’Italia e l’Avvenire”, mi ha confessato, esausto e spossato, il mio edicolante. “E persino lo Svegliarino di Forlimpopoli”, dove<strong> Gianni Brera raccontava</strong> che avesse scritto Marino Bartoletti prima di passare al Giorno. “Una cosa del genere non l’avevo mai vista. Neanche quando l’Italia ha vinto il Mondiale a Berlino”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Eh già. Perché oltre alla grande suspance per il memorabile duello tra la Rabobank di Robert Gesink e la Liquigas di Ivan Basso, ieri la Gazzetta ha avuto la pessima idea di dare alle stampe anche la tanto attesa intervista esclusiva da LakersLondra di Massimo Oriani a Deron Williams nella quale il playmaker dei New Jersey Nets</span></strong> ha non solo giurato che prima o poi vincerà il titolo con la squadra di Prokhorov, ma si è pure sbilanciato nell’affermare che i Lakers a Ovest sono ancora il team da battere, mentre a Est “sarà una bella lotta, però penso che alla fine la spunteranno i Boston Celtics”. Ma va? <strong>Bella a sapersi</strong>. O no? E così oggi ci si attendeva una tavola rotonda in via Solferino con gli autorevoli interventi sul tema di Phil Jackson e Spoelstra o almeno <strong>un faccia a faccia tra Deron Williams e LeBron James</strong> che, a quanto pare, dopo aver letto sulla Gazzetta le impertinenti e provocatorie dichiarazioni della nuova stella dei Nets, ha giurato che <strong>gliela farà pagare</strong> molto ma molto a caro prezzo. E invece è stato dato spazio ad una notizia di quindici righe, che in verità non avrebbe meritato manco un pallino, nella quale si racconta che <strong>Sky non ha presentato alcuna offerta</strong> per il rinnovo dei diritti televisivi della serie A per i due campionati 2011-2012 e 2012-2013 <strong>sganciandosi </strong>in questo modo<strong> dal basket italiano</strong> come ha già fatto nel 2009 dall’EuroLega. Insomma la tivù di Murdoch seguirà dal prossimo autunno solo le partite della Nba per la gioia di Flavio Tranquillo e di Federico Buffa e dei loro commoventi <strong>sottopancia</strong>, sempre equilibrati e arguti,<strong> mai scontati e fastidiosi</strong>. Mentre a Mario Boni, che raramente dice quel che pensa, neanche sotto tortura, ben sta: dovrà trovarsi un’altra televisione. <strong>Magari La7</strong> che ha la stessa competenza per le cose della palla nel cestino che ha Mitraglietta Mentana per le palle <strong>(a forma di coglioni)</strong> che gli fa venire, come a me del resto, il football americano. Evviva!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il bello di tutta la</strong> <strong>faccenda è però che al 99 pe di tutta r cento negli States ci sarà minimo minimo sino a Natale il tanto minacciato lockou</strong>t <strong>della Nba. Vale a</strong> <strong>dire che su Sky non vedremo più il basket neanche con il binocolo</strong></span> e allora sapete cosa vi invito a fare prima che torni a parlare del mio grande amore che è il ciclismo con i suoi insospettabili campioni? Seriamente <strong>v’invito a disdire l’abbonamento a Sky</strong> come farò io. Che ne ho due e pago 76,49 euro al mese. Quasi come un canone annuale alla Rai. Se invece <strong>morite ancora dalla voglia di sapere chi ha vinto la crono a squadre</strong> di ieri adesso ve lo posso finalmente dire: la Rabobank del favorito olandese Gesink che ha inflitto al nostro povero Basso un pesante ritardo di 22 secondi che, come scrive Luca Gialanella sul giornale in rosa,<strong> “ha agitato i pensieri” di Ivan il Terribile e pure i miei</strong>. Difatti non so se stanotte riuscirò a prendere sonno. Però intanto ringrazio l’amico che si è alzato all’alba e si è sparato sei ore di coda davanti all’edicola per comprare l’ultima Gazzetta della Sport. <strong>Facendo a gomitate e a pugni con il mondo intero</strong>. Ma ne è valsa sinceramente la pena perché, mi ha confessato, ti sei perso anche un’intervista a tutta pagina a Alessandro Petacchi, da tutti chiamato<strong> il Velocista gentiluomo</strong>, indagato per il coinvolgimento in un’inchiesta sull’utilizzo di<strong> sostanze stupefacenti</strong> e, non bastasse, pure in un’altra per<strong> frode fiscale</strong>. Massì, nero su nero nascosto all’estero per due milioni e mezzo di euro.<strong> Poca roba. Bruscolini</strong>. “Piuttosto dimmi: sei davvero andato a Marina di Carrara?” Te lo giuro sui miei figli. “Sì, come Berlusconi?”. Pensala un po’ come vuoi…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Collina delle Croci: vediamo un po&#8217; chi le ha portate e chi le ha bruciate?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 13:23:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, Francia e Israele. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Francia e Israele</span></strong>. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone di ferro. Dipende dalle croci che ti porti dietro, da quelle che hai in squadra se il tuo pivot è lunatico e pericoloso per il gruppo, da troppe cose perché il destino di molte squadre lo deciderà il nume tutelare che garantisce ai giocatori Nba di starsene a Formentera, <strong>secondo Santi Puglisi questo è il buen retiro</strong> per tutti i cestisti che non hanno voglia di farsi un mazzo tanto, insomma in vacanza attiva come non direbbero Cuzzolin e Bargnani che ci danno dentro davvero nei mesi senza agonismo, piuttosto che rischiare problemi intestinali, digestivi, per cibo e compagni strani che pensano di essere bravi come te che sei stato tritato nel sistema Stern. Insomma <strong>diamo tempo a Simone Pianigiani di</strong> <strong>studiare un po’ la parte</strong> adesso che sembra indeciso fra il rigore messiniano, dopo aver sbattuto sull’ultima paratia stagna del Real quando sembrava che la casa blanca fosse allagata, e <strong>la voglia di farsi odiare alla</strong> <strong>Mourinho</strong> visto che adesso, quando vince in campionato, replica che sono risposte a chi aveva trattato male i campioni in Coppa. A noi va bene e avanza il piccolo figlio della Lupa con la sua giovanile arroganza e la sua meravigliosa modestia immodesta. Non abbiamo letto da nessuno parte critiche vere al Montepaschi. <strong>Sfiga,</strong> sì, sulla sfiga che ci vede sempre benissimo con Siena europea, hanno duellato un po’ tutti, ma la verità è che se giovedì, davanti ai 18000 del <strong>popolo Partizan</strong>, non ci sarà la grande prova, ci troveremo con l’Italia alla finestra, ancora una volta, nell’Eurolega che ci tratta sempre come terzo mondo del sistema anche perché se gli altri fanno incassi, hanno entusiasmo, da noi si scivola sul <strong>bagattismo precoce</strong>, dovendo già sopportare l’eclisse dei sensi seguendo <strong>le filastrocche di Sky.</strong></p>
<p><strong>Se una mattina ti svegli con un Gallinari che ne segna 29 a Detroit, poi scopri che il “ perfido” D’Antoni ha ritrovato in panchina</strong> quello che era il gigantesco prospetto <strong>russo Mozgov</strong>. Dopo tante partite di non entrato per scelta tecnica, cosa che capita anche a Pekovic e Splitter, il biondone ha giocato 40 minuti, segnando 23 punti, restando in campo, dicono dalla Mela Grande, anche dopo i primi 4 minuti di nefandezze. Ispirazione dantoniana e ne siamo felici. <strong>Togliamo</strong> quindi dalla collina lituana, per un giorno, <strong>la croce Knicks</strong>, ma restano tutte le altre e ogni squadra di serie A ha le sue<span id="more-2083"></span> da lucidare, sostenere, abbattere, bruciare come fanno i razzisti. Noi abbiamo individuato le croci che poi Pianigiani andrà a visitare con il suo staff se deciderà davvero di scegliere Belinelli come portatore di palla liberandosi dall’angoscia che l’Italia ,come dice giustamente <strong>Velenino Costa</strong>, oltre ad essere un Paese per vecchi è anche un paese che non riesce a creare più un vero regista, uno che vada oltre <strong>la sincope del pick and roll:</strong> palla parallela al terreno che viaggia veloce e arriva nelle mani del giocatore libero più vicino. Semplice arte del giocare insieme o roba del genere come direbbe Antonio Tritto allenatore che fa volare quello che resta della gloria di Desio, <strong>il mio caro capo sala</strong> nella clinica dove hanno provato un reastauro sull’orso &#8211; a proposito il simbolo di Siauliu Apskritis è proprio un orso &#8211; e dove per sedarmi mi permettevano di vedere<strong> Siena o Sato con il Pana</strong>, quasi mai Milano, assolutamente vietata Roma.</p>
<p>Dunque collina delle croci. Vediamo <strong>chi le ha portate e chi le ha bruciate</strong>:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SIENA</span></strong>: la croce di oggi è sapere se Jaric arriverà in tempo a dare un mano. L’altra è Michelori che soffre interiormente e non vuole pensarci perché sarebbe peggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong>: la croce nuova è il Peterson figlio di maga maghella, quella vecchia è il nano che vede oltre la collina dei Pecherov e dei Greer, che riesce a cambiare la vita ai Melli o ai Ganeto, convincendo Mordente e Rocca che si può navigare guardando le stelle e non le lavagne, senza pensare ai contratti in scadenza, ai Messina in arrivo, a quello che fa dell’Armani la bella rospizzabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CANTU&#8217;</span></strong>: la croce è trovarsi così in alto avendo peccato così spesso. Quando tutto sarà a posto attenti a questi lupi di Custer Trinchieri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO</span></strong>: la croce è sicuramente la presunzione di Allan Ray, ma è croce nazionale anche sapere perché Ford vive questa delizia di società e non salta per chi ha sogni europei. Lasciamo perdere il discorso dalla Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong>: la croce era ed è l’incompletezza della formazione, questo navigare a vista sentendosi la vera Virtus e sapendo di non poterlo essere per troppi motivi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">AVELLINO</span></strong>: si chiama croce quella che ti senti addosso il giorno in cui trovi gente per fare un bel gruppo, fai miracoli e ti trovi sempre in coda alla Caritas dei canestri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span></strong> infortuni incrociati, passioni incrociate, bestemmie incrociate con il gioco e l’anima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span></strong> la croce è sul tavolo dove gli americani non trovano la loro pepper cola per tutte le partite anche se, rispetto all’inizio, adesso sembrano persino felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ROMA</span></strong>: Croce di Washington, croce immensa sull’anima di chi non suda neppure per fare la doccia, su chi vorrebbe parlar male persino di Tanjevic perché in quella società il gioco preferito è far appare come cojoni quelli che ne sanno molto più di te.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span></strong> si mette in croce da sola anche se, fra volate vinte e perse, siamo sicuri che nel rosario di Atripaldi c’è anche una madonna nera.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TREVISO</span></strong>: la croce è nella stessa gioventù che si vorrebbe esaltare. Repesa che rischia per tutti viene trattato come l’orco che strangola i bambini nella culla anche se ti guardano con la faccia furba di Montejunas e Gentile. Siamo alle comiche critiche.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SASSARI</span></strong>: la vera croce è non avere il vero Diener per almeno tre settimane di fila. Per ora bastano e avanzano i pesci che moltiplica con Meo Sacchetti in lizza per essere allenatore dell’anni insieme a Vitucci.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CREMONA</span></strong>: la croce è tutta nella resistenza che manca quando c’è da ritirare il bel lavoro di un allenatore di talento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BRINDISI</span></strong>: il peccato originale e le troppe croci su uomini che sembrano incatenati a vecchi copioni: non capiscono la parte e il ruolo della città e della poassione che hanno intorno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VARESE</span></strong>: la croce di Recalcati è non trovare sempre le stesse motivazioni in giocatori che dovrebbero baciare la terra dove si trovano perché niente, nel basket italiano, si vive come nel consorzio varesino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TERAMO</span></strong>: una croce luminosa perché nessuno mollerà la presa prima che suoni l’ultimo gong come succede alle società dove le annate nere restano comunque annate istruttive.</p>
<p>Da questo luogo sacro non hai più vogliia di fare pagelle, ma se vi interessa diciamo che, <strong>Vitucci, Thomas, Ford, Rivers, Ramagli e Sacchetti</strong> sono i cocchi nostri della parte alta, mentre <strong>al rogo mandiamo Peterson</strong> e Pecherov, Varese che scalcia in direzione sbagliata e ai tiratori che pretendono l’ultima boccia e se la tirano in faccia.</p>
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		<title>Al passo del Lume spento cercando l&#8217;oblio e trovando il buon vino di Montalcino</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 11:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                              <strong><em>       di CLAUDIO PEA</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie in quel tratto da Roncobilaccio a Pian del Voglio che detesto più dell’Inter di Moratti e le lavagnette di Tranquillo messe insieme</span></strong>. C’è chi può e chi non può. Io può, diceva quel presidente del calcio che anche non gradiva il caviale perché, raccontava, aveva troppe spine che gli restavano sempre in gola. Più che le spine, dovevo digerire un bel rospo. E più della caduta del Montepaschi col Real Madrid dovevo allontanare da me il fastidio di sentire la stessa gente che all’intervallo non aveva il minimo dubbio: “Simone è diventato più bravo di Messina”, mentre trequarti d’ora dopo criticava “quel Pianigiani che avrebbe anche potuto far giocare Aradori e Ress”. <strong>Come no? E pure il Michelori in abiti borghesi</strong>. Tutto il mondo è paese. E Siena non fa eccezione. Anche se la amo come la mia Venezia. Anche se ha le sue contrade e dovrebbe ormai averlo imparato meglio di tutte le altre che <strong>ogni volta non si può vincere il Palio</strong>. Anche se ha intorno le belle colline nelle quali è facile perdersi, come ieri ho fatto io col mio amico Nico, e più facile ancora dimenticare il mondo intero coi suoi vizi e i suoi cavalieri, le sue Santanchè e i suoi giullari.</p>
<p><strong>C’è una collina lassù sopra Montalcino, a seicento e pochi metri, che si chiama il Passo del Lume spento, dove già solo il nome t’invita all’oblio e fanno del vino e dell’olio da andare via di testa. Da capottarsi, come dice il mio amico di merende</strong>. Se fa il bravo, e la smette di compiangere chi non merita invece neanche un rigo, alla prossima occasione ci portiamo anche l’Orso Eleni per andare poi insieme a mangiare e bere, meglio ancora, alla trattoria del Leccio, a Sant’Angelo in Colle. Tanto più che poi, come sempre, guiderò io. <strong>Imparando che il miglior Brunello è quello della vendemmia del 2004, pochi mesi dopo il primo</strong> <strong>scudetto di Siena</strong> e l’argento olimpico di Atene<span id="more-2075"></span>. Col buon Carletto Recalcati in auge. Quando volemmo tutti credere che il nostro basket fosse risorto ed era invece arrivato al capolinea. Quando nessun azzurro giocava nella Nba e però si poteva tirare a campare lo stesso benissimo. Quando già quelli della Banda Osiris dicevano che Dan Peterson era un lume spento e non aveva altro da dire che “mamma butta la pasta” o minchiate del genere.<strong> Quando Gilberto Benetton</strong> si divertiva ancora ad andare a vedere le partite di basket e la Fortitudo dell’Emiro Seragnoli era la squadra da battere ad inizio di ogni stagione.</p>
<p><strong>Anche i corvi e le cornacchie del Belpaese adesso dicono che Siena è in parabola discendente o che comunque non potrà più fare il bello e il cattivo tempo in Italia e men che meno, se l’hai mai fatto, all’estero. Potrei obiettare che, al contrario, una volta uscita dall’Eurolega il Montepaschi avrà recuperato McCalebb, che sta a Siena come Ibrahimovic al Milan, ma soprattutto potrà dedicarsi</strong> solo al campionato e pensare unicamente all’Armani, però ho deciso di fare come Simone Pianigiani che non risponde alle accuse ed è sceso in trincea. Con la sua truppa e l’elmetto in testa. Aspettando altre granate e nuovi assalti del nemico. Che sono dovunque: si chiamino <strong>Montegranaro o Coppa Italia</strong>, dove l’invincibile armata di Peterson partirà favoritissima, o Caserta o Cantù che non sono il Real Madrid (ma poco ci manca) e sono allenate da Trinchieri e Sacripanti che, sentendo la Banda Osiris, sono anche meglio del cittì azzurro. Sarà anche come dicono. Vedremo. Intanto mi sono portato in trincea My Sky e mi sono rivisto il primo tempo di Siena <strong>contro le meringhe di Messina</strong> gustandomi gli occhi di fronte ad una difesa che in quattro o cinque occasioni ha costretto il grande Real a morire con la palla in mano dopo un inutile e frustrante ventiquattro secondi <strong>&#8220;giramento di palle” </strong>e di attacchi a salve. Lo so, le partite durano due tempi e non le vinci se nel quarto quarto segni sei punti e <strong>tutti firmati da Kaukenas</strong>, se Lavrinovic non infila canestri che di solito centra ad occhi chiusi, se Zisis non può portare la croce per una partita intera e Jaric non è neanche (per ora) il nonno di quello che diede spettacolo nelle due Bologna. Però nemmeno succede sempre d’avere difronte una squadra che non molla mai, come sono sempre state rognose quelle di Ettore Messina, né <strong>un Mirotic che t’ammazza</strong> con dieci punti di fila sparati in un amen e da tutti i cantoni quando la palla pesa più della Mole Antonelliana ovvero di Antonella Clerici e ti domandi e chiedi: “Ma quello è LeBron James o ho le traveggole?”.</p>
<p><strong>Scrivendo di Scariolo a Milano dal prossimo autunno ho sollevato un polverone da non credere e ho fatto arrabbiare un po’ tutti, anche il Nano ghiacciato che mi ha fatto sapere che è nelle sue intenzioni allenare l’Armani minimo per altre due stagioni</strong>. Giuro che non lo volevo e, al contrario, pensavo di fare a tutti soltanto del bene evitando a Dan gli stress dell’Eurolega e augurando a Sergio non la galera, ma una panchina prestigiosa come quella milanese. Insomma un po’ mi costa, però stavolta devo dare proprio ragione alla mia Tigre che mi consiglia sempre di farmi una bella spaghettata di cavoli miei a mezzogiorno e pure a cena. E comunque sapete cosa vi dico? Anche qui staremo a vedere. <strong>Sperando di non aver anzitempo toccato un nervo</strong> <strong>scoperto</strong> o, peggio, d’aver messo i bastoni tra le ruote a un progetto in fieri di Santolli che è l’avvocato &#8211; guarda caso &#8211; sia di Peterson che di Scariolo. O kappa, ne riparleremo, ma intanto lasciatemi chiudere con uno <strong>chapeau a Ettore Messina</strong>. Compaesano mio, ha ragione Fuocherello Fuochi: sei sempre il migliore. Soprattutto dopo che mi hai confidato mercoledì, prima della partita con Siena, che in Spagna ne hai trovati di giornalisti molto ma molto più rompicoglioni di me. E meno bravi?</p>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se questa è pallacanestro è tutta vostra</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 19:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                              di CLAUDIO PEA 
E’ Natale. O quasi. Forse anche in casa Cupiello. E allora abbiate pietà della mia ignoranza grassa. Prima dell’altro giorno ero convinto infatti che il basket lo avessero inventato Cicciobello Tranquillo e la sua band. Ho scoperto invece che le tredici regole, vendute all’asta per la bellezza di quattro milioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                              <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E’ Natale. O quasi. Forse anche in casa Cupiello. E allora abbiate pietà della mia ignoranza grassa. Prima dell’altro giorno ero convinto infatti che il basket lo avessero inventato Cicciobello Tranquillo e la sua band. Ho scoperto invece che le tredici regole</span></strong>, vendute all’asta per la bellezza di quattro milioni e trecento mila dollari, furono vergate di proprio pugno su due fogli da tale James Naismith addirittura nel dicembre del 1891. Perdonato? Massì. Come dicevo, è Natale e quindi dobbiamo essere tutti più buoni anche se, dico la verità, drammaticamente mi riesce sempre più difficile. Specie se mi guardo intorno e vedo che la nostra pallacanestro va avanti di pari passo <strong>come i gamberi all’Italia ingovernabile del povero Re Silvio:</strong> si tengono infatti entrambe per mano, facendosi coraggio, e reggendosi in piedi su tre gambe, o su tre voti (comprati), ma lo vedrebbe anche una talpa senza lenti a contatto che la tavola imbandita può cadere e sfasciarsi da un momento all’altro rovinando questi giorni di feste fasulle.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non sono Atlante che Zeus costrinse a tenere sulle spalle l’intera volta celeste e neanche ho la ricetta in tasca per salvare il mondo del basket come la Mole Antonelliana, al secolo Antonella Clerici, ma neanche posso far finta che tutto va ben, tutto va ben</span></strong>. Lasciando Siena nella sua isola felice e salvando pure Milano che sta crescendo assieme a Livio Proli, il resto è ben poca cosa. E fanno presto a dire quelli di Sky che il nostro è un campionato bellissimo. Equilibratissimo forse almeno finchè Cremona va a vincere a Roma e poi perde in casa con Pesaro. Finchè Treviso sbanca Bologna e sette giorni dopo cade al Palaverde con Biella. <strong>Finchè Varese fa i bambini coi baffi e la</strong> <strong>Scavolini è terza in classifica</strong> nonostante la disfatta del 27 novembre con la Benetton che l’ha calpestata 91-58 coi suoi mocciosi. Finchè ci si esalta per i 12 punti di <strong>Michele Antonutti</strong> contro l’Armani, lo <strong>si invoca in nazionale</strong> e poi il friulano del Montegranaro fa fatica a mettere insieme dieci punti <span id="more-2035"></span>e qualche rimbalzino per sbaglio nelle successive due partite. Finchè potrei andare avanti in eterno con gli esempi frustranti, ma non voglio che vi cresca la barba sino alla pancia.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Capisco quelli di Sky: devono vendere un prodotto ed è giusto che si entusiasmino per l’incandescente finale di sabato in tivù da Villorba, terra fertile per la Lega del Carroccio che è votata da un trevigiano sì e dall’altro che ci sta pensando. Ma già la partita l’hanno vista i soliti quattro gatti</span></strong> dei quali tre addetti ai lavori e uno, il sottoscritto, in pantofole davanti al piccolo schermo, più sbadigliante che eccitato. Già 60-61 dopo 40’ di antibasket è un punteggio da palla nel cestino femminile del Ventennio. Quando i tabelloni erano di legno e le donne tiravano a due mani. Già la telecronaca del fratelli De Rege, Mammoletta Mamoli e Acciughino Pittis, era stata &#8211; per non dir di peggio –<strong> strappa lacrime e davvero commovente</strong>. Ma vogliamo invece analizzare insieme gli ultimi sei minuti dell’incontro presentato come uno dei più sconvolgenti e pirotecnici spettacoli della terra? Cioè dalla tripla del<strong> 54-59 del magifico Matteo Soragna al canestro vincente</strong> da due punti sempre dell’ex capitano della Benetton un secondo prima del suono della sirena?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ho preso appunti e quindi li riscrivo pari pari: un tiro libero su due di Brunner, un pasticcio di Tulson e una frittata di Jurak, il promettente Bulleri da tre (58-59) a -4’33’’, una palla persa di Markovic, quattro spadellate Findus dello stesso Soragna, ma anche di  Nicevic, Jurak e Bullo</span></strong>, time-out, una bella inquadratura dal tunnel degli spogliatoi del pachidermico Atripaldi con sciarpa annodata intorno al collo, doppio palleggio di Suton, uno più uno dalla lunetta di Bulleri (60-59) a 3’28’’ dal termine. E da qui in avanti non più un punto da una parte e dall’altra. Neanche,<strong> come dice il sommo Mario Boni</strong>, avessero messo due tappi ai canestri di vino annacquato. Salvo un time-out ancora <strong>con Marco Atripaldi annesso</strong>, neanche fosse Rochfeller o David Stern, bonus esauriti, ma manco più un tiro libero, gli arbitri che si mettono in berta il fischietto, Repesa che s’inquieta giustamente con Pozzana, i<strong> fiaschi a nastro di Viggiano, Bulleri e Soragna</strong>, ma anche di Gentile, Slaughter e Smith, da due o da tre, non importa, i passi di Jurak, di nuovo <strong>una pignatta di Alex Gentile il fenomeno e di Sosa (ma non giocava a calcio?),</strong> ma pure di Nicevic e Brunner in rapida successione, una stoppata di Smith al limite, un altro time-out e <strong>l’ennesimo teatrino pro Biella</strong> con spot generosamente offerto dalla Banda Osiris a Atripaldi che non sta più nella pelle col rischio che, se scoppia, salta in aria lui, ma anche tutto il Palaverde.<strong> Viva la</strong> <strong>pallacanestro.</strong> E non aggiungo altro per misericordia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Ha poco da raccontare Dan Peterson senza difesa non vai da nessuna parte</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 13:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove</strong> <strong>vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una</strong> <strong>scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti</strong></span>, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per lui e la Franca, tanto per farci raccontare dove aveva trovato la giacca che ha indossato a Roma per la stella d’oro del Coni smemorato. Un incontro che potrebbe farci anche bene se nel triangolo <strong>attirassimo pure il Boscia</strong> e si potesse brindare insieme a <strong>Gianni Menichelli</strong>, mandando in mona gli assetati di sangue della Roma cestistica che non deve essere tanto diversa da quella calcistica se tutti sanno tutto, anche non sapendo niente. Vedremo di farlo prima che i chirurghi infieriscano, le chemio facciano appassire, gli anni si vendichino delle nostre notti senza fine, <strong>delle nostre esplorazioni oltre la</strong> <strong>cirrosi</strong>, magari ci si ritrova per <strong>la mostra di Paolo Conti,</strong> grande cestista, grande artista che esporrà i suoi lavori all’ex Conceria del Tabacco dove accenderemo, stando fuori, si capisce, i nostri sigari, portando le nazionali nel sacrario del primo <strong>Grigolitri</strong> del mondo. Se non vi va bene Rovereto, seguiteci invece nella Marsiglia di Jean Claude Izzo e nel suo Casino Totale per cercare <strong>una bouillabesse</strong> degna del ricordo delle<strong> zingarate con l’avvocato Porelli</strong> che si divertirà un mondo vedendo come si comportano i suoi presunti eredi sportivi, anche se <strong>Torquemada li brucerebbe tutti</strong> e subito<span id="more-2023"></span> quelli che nel nome delle sinergie, del progresso, della multimedialità, si dimenticano che l’Avvocatone per difendere i colori della Virtus mandò a quel paese miliardari con bollicine, <strong>gente da brodo</strong>, si sono scordati che la difesa della bolognesità, dove era compresa anche <strong>la tribù Fortitudo</strong>, veniva prima di ogni altra cosa e, come disse all’ex <strong>sindaco Guazzaloca</strong> che chiedeva il suo aiuto per una ricandidatura, i soldi si trovano, ma prima bisogna avere delle idee e delle certezze da non tradire mai.</p>
<p><strong>Forse è meglio se stiamo nel Churmo marsigliese per capire questa conversione quasi generale alla difesa. Era ora, anche se il tredicesimo</strong> cavaliere aveva già segnalato che il messaggio forte arrivava, come sempre, da Siena, per la super coppa.<strong> Senza difesa non vai</strong> <strong>da nessuna parte </strong>e il Peterson che ci vorrebbe convincere a credere al benefico aiuto dell’attacco per dare anima alla difesa gli ricordiamo lo scudetto del 1982 quando dopo la vittoria a Pesaro si ritrovò <strong>spiazzato dalla “ mossa” di Skansi </strong>che, tenendo fuori Kicanovic dal quintetto, costrinse il Billy a pensare soltanto all’attacco, salvo svegliarsi sotto i colpi di <strong>Boni,</strong> quello grosso, non quello che a Sky, per fortuna, <strong>non ha pietà per le troiate, non risparmia nessuno e non ci spacca i maroni con le giocate da raccontare ai nipotini.</strong> Ci volle una bella dose di veleno per quel 73-72 che dava il titolo, ci volle un recupero della ferocia difensiva perduta. Ora tutti cantano le lodi della difesa e lo fa persino Claudio Toti che poi dovrebbe spiegare come si può avere ferocia difensiva se hai comperato certi giocatori, se hai dato spago a certa gente, se<strong> la confusione Lottomatica</strong> nasce proprio dalla mancanza di un mansionario che ha mandato nel pallone fior di allenatori e di giocatori: vai in campo se difendi, altrimenti ti siedi. Gloria alla difesa anche per chi perde e questo è un buon segno. Una base sicura direbbero a Biella <strong>dopo aver mandato Repesa ad ululare sul Montello</strong> contro il Pozzana che deve averne subite tante <strong>ai tempi in cui regnava Buzzavo</strong> se ha potuto decidere una partita andando dietro all’istinto persecutorio di chi esagera nell’interpretare un ruolo, un po’ come nella <strong>barzelletta dove</strong> la madre schiaffeggia il figlio e poi si giustifica con le amiche sconvolte: è un presuntuoso, vuole scoreggiare come suo padre e poi si caga addosso. Evviva per noi che siamo sempre stati nel porto delle nebbie dove una sana difesa ha dato la gloria alle grandi squadre.</p>
<p><strong>Pagelliamo insieme</strong> prima della bouoillabesse marsigliese, prima di sentire il cannone di Rovereto, prima del canto libero per lo sfondamento preso da Gallinari sull’entrata di Carmelo Anthony che ha deciso per la vittoria Knicks su Denver, alla faccia di chi voleva lo scambio, alla faccia di chi, come tanti di noi erano già pronti a tradire D’Antoni:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Gino Nini BURCOVICH</span></strong> un grande arbitro che ci ha appena lasciato, uno della scuola veneta arrivata al culmine con Cazzaro e Zanon, arrivata, finalmente, a comandare con Zancanella presidente della ciurma in costante ammutinamente, loro che dovrebbero aver sposato la legge, perché salutando lui sappiamo di trovarci di fianco i fratelli dell’altra grande scuola arbitrale, quella toscana che il nuovo presidente CIA farà bene a tenersi stretta più della curia norcina.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Matteo SORAGNA</span></strong> perché fra tutti gli ex in cerca di una vendetta, lui, per la verità, sapeva che Treviso avrebbe dovuto congedarlo per camminare su sentieri diversi, ha scelto la lama del cavaliere temerario che ha costretto Rercalcati a parlar male di chi, buttando bambino e acqua azzurra, si è dimenticato del ciglione. Un colpo decisivo, l’ultimo, in una partita normale. Ma tutti sapevano che sarebbe stato lui a completare l’opera iniziata da altri e non tutti dentro il campo.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al falco HAWKINS</span></strong> che dopo essere passato nella centrifuga senese ha deciso di tornare ad essere Rodomonte per l’Armani che adesso gli affida tutti i suoi beni, nella speranza che il mondo diventi più bello visto dal perimetro visto che al centro si fanno soltanto male e Rocca non può diventare mastrolindo per tutte le battaglie.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al Gigi DATOME</span></strong> che non si è fatto incantare dalla intervista al miele dopo il partitone di Teramo perché è il primo a sapere che il piacere d’amore dura un attimo, pena d’amore dura tutto un campionato.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al VACIRCA</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che ha capito per primo cosa succede in squadre come Montegranaro se la gente che la vive e la fa vivere dimentica di allacciarsi le belle scarpe che porta e non ricorda i chilometri fatti dal ciabattino per trovare la pelle e confezionarle.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al presidente di Teramo</span></strong>, il lungimirante<strong><span style="text-decoration: underline;"> ANTONELLI</span></strong> che, prima di farsi processare da chi non capisce cosa accade nelle società di provincia se mancano certi aiuti, deve ammettere che non poteva essere una mossa alla calciaiola, come quella di cacciare l’allenatore, la salvezza per una squadra a cui mancano i mezzi tecnici e fisici per reggere l’urto, perché non sempre può essere Avellino alle prese con Marquis Green.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Daniel HACKETT</span></strong> se non spiega a tutti quali sono gli effetti di una sana alimentazione con pesce adriatico, se non fa attenzione al furore del Cusin, stranamente sorpreso dai fischi di chi una volta lo amava, come se scoprisse adesso il livello di cultura sportiva nazionale, che si ferma spesso al palo per infortuni somatizzati.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo strano ERE di Caserta</span></strong> che ogni tanto esce dalla reggia dove pensava di poter vivere beato fra mozzarelle di bufala e partite che sembravano bufale perché la sua serie nel tiro da 3 ci dirà che la Pepsi è guarita, mentre tutti sanno che lo sarebbe stata da tempo se tutti avessero avuto pazienza.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">alle ASSOCIAZIONI giocatori</span></strong> ed allenatori se non manderanno subito una circolare ai loro amministrati per far sapere che ogni intervista, ogni pisciatina fuori dal vaso, ogni copertina, per gente fragile, per gente che ama il Narciso dentro la piccola anima, può diventare un boomerang e ci sono fiori di risultati a dimostrarlo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">ai NIPOTINI</span></strong> che non tireranno la pappa in faccia a tutti quei poveracci che terranno nella nastroteca di famiglia quelle telecronache fotocopiate, a SportiItalia ad esempio, invece di copiazzare gli skayoloni perché non uniformano la grafica?</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla mente diabolica</span> del programmatore<span style="text-decoration: underline;"> SKY</span></strong> che per la terza volta mette in contrapposizione il basket di una città con la squdra di calcio della stessa. Dopo Siena e Bologna eccoci a Roma. Milano freme e chi considera zero il basket in TV si sganascia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Parole al vento e d&#8217;amore per la palla nel cestino di Giorgio Armani e Woody Allen</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 12:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
Sarò improvvisamente ingrassato dai tre ai quattro chili, forse anche cinque, quando ho sentito Giorgio Armani, intervistato da Guido Bagatta nell’intervallo di Milano-Cska, dire né più e né meno le stesse cose che io vado ripetendo ormai da anni annorum su questa pallacanestro che non piace e non interessa più agli italiani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                               <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sarò improvvisamente ingrassato dai tre ai quattro chili, forse anche cinque, quando ho sentito Giorgio Armani, intervistato da Guido Bagatta nell’intervallo di Milano-Cska, dire né più e né meno le stesse cose che io vado ripetendo ormai da anni annorum su questa pallacanestro che non piace e non interessa più </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">agli italiani</span></strong>, come invece continuerebbe a meritare, semplicemente perché abbandonata e bistrattata dai media. Cioè dai giornali e dalle televisioni, ma soprattutto dai quotidiani politici. Ovviamente parole al vento, le mie al pari delle sue. Le mie di giornalista irrequieto, fissato con la Banda Osiris, come <strong>Travaglio con Berlusconi</strong>, brontolone più di una pentola di fagioli e soprattutto tremendo rompicoglioni. Ma anche le sue di stilista garbato, affermato e stimato nel mondo. Beh, <strong>non credo che</strong> <strong>debba essere io adesso a spiegarvi chi sia Giorgio Armani</strong>: probabilmente lo sa anche Cassano al quale però per favore non chiedete mai chi sia <strong>Schopenhauer. No</strong>, <strong>caro Antonio, non è la giovane</strong> <strong>di Loius Van Gaal nel Bayer Monaco</strong>. E comunque se arrivo anche a capire che non possa fare né caldo né freddo a nessuno se scrivo che è una vergogna che Repubblica giovedì abbia sbrigato la pratica-basket ghettizzandola di nuovo tra le brevi: Eurolega: <strong>Cholet-Siena 61-70,</strong> <strong>Milano-Cska Mosca 71-65,</strong> almeno qualcuno dovrebbe dar bada all’entusiasta patron dell’Armani Jeans quando l’altra sera si è lamentato del totale disinteresse dei media nei confronti della sua, ma anche delle altre squadre di basket italiane che vanno per la maggiore. Né si è fatto pregare da Guido Bagatta per confessare sgomento: “Purtroppo i giornali trascurano la pallacanestro al punto da dedicarle al massimo tre righe anche dopo importantissime vittorie in Europa”. <strong>Tre righe? </strong>Magari, caro Armani: anche due di numero spesso su Repubblica sono tutto grasso che cola.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Delle parole di Giorgio Armani, musica solo per le mie orecchie, dovrebbe far tesoro almeno la Lega di Valentino Renzi che invece mi sembra ultimamente più assonnata della Bella Addormentata nel bosco. Ma li</strong> <strong>leggono i giornali al diciottesimo piano della torre bolognese in viale Aldo Moro al civico 64 o credono </strong><strong>ancora alla favola del principe azzurro</strong></span> che passa di lì e le dà un bacio sulla guancia per rianimarla? Mi dicono che non è proprio così, ma a me non pare se non si sono accorti che il basket sta scomparendo dalle pagine sportive<span id="more-2004"></span> dei quotidiani politici nazionali e non stanno facendo niente per bloccare l’emorragia, persi come sono a reggere la coda a Sky e terrorizzati all’idea di poterla anche perdere. Ora sapete come la penso io in materia. <strong>I pronipoti di Murdoch, a parte</strong> <strong>qualche vampiresca e nepotistica eccezione</strong>, sono autentici mostri di bravura, nettamente i migliori nello scarno e scarso panorama delle nostre emittenti nazionali, ma non hanno portato mezzo appassionato in più alla pallacanestro italiana perché Sky è considerata da tutti, e non a torto, <strong>esclusivamente la televisione del calcio</strong>, offerto in qualsiasi salsa ventiquattr’ore su ventiquattro, e poco generosa nei confronti degli altri sport. Sia chiaro, perdere <strong>Sky</strong> sarebbe terribile, ma non si può neanche escludere<strong> la Rai</strong> come è accaduto negli ultimi anni. E allora bisognerebbe che la Lega arrivare ad un non impossibile compromesso: ovvero ridare gratuitamente la serie A a<strong> Laurito</strong> il sabato pomeriggio e magari a pagamento l’EuroLega all’<strong>Ellisse</strong> e compagnia bella il giovedì sera. Tanto ci vuole? Non credo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">“Dico la verità: il basket mi ha positivamente sorpreso. Mai infatti avrei immaginato che mi potesse regalare tante emozioni e tanta passione. E’ uno sport molto elegante, molto più del calcio”, ha sottolineato lo stilista italiano più famoso a New York e probabilmente dell’universo</span></strong>, ma se pensate che questa intervista-spot di Guido Bagatta a Giorgio Armani su SportItalia nello stesso minuto in cui Cambiasso segnava un gol a Twente sia stata ripresa nei giorni successivi da qualche giornale o dalla Lega è un’altra inspiegabile e clamorosa pia illusione. Anche oggi le pagine dei quotidiani politici sono del resto piene di pallone. Lasciando in pace Repubblica, <strong>prendete allora La Stampa</strong>: potrete leggere tutto sulla Juve, e mi sta anche bene, ma pure sul Torino, che se non sbaglio gioca in seconda serie, e su una certa <strong>Anna, il portiere italoamericano</strong> della nostra nazionale femminile che si vuole riprendere la rivincita sugli Usa. <strong>Coda alle edicole</strong>. E la pallacanestro? Sempre in breve due righe e mezza: serie A (7° turno): ore 19 Treviso-Pesaro (SkySport2), 20.30 Caserta-Cantù. Punto e accapo. Evviva! Mentre a Sport Week <strong>un tale Woody Allen</strong> dichiara: “Mi resta tutto il tempo che voglio dopo il cinema per suonare con la mia band, per giocare coi miei figli e soprattutto <strong>per guardare il</strong> <strong>basket al quale non riesco proprio rinunciare</strong>”. Ma evidentemente quello che pensano Giorgio Armani e Woody Allen della beneamata palla nel cestino non interessa neanche un po’ agli italiani presi come sono da Ruby e da Avetrana.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le tigri di carta che volevano spaventare Siena sono finite tutte alla Lottomatica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 23:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe. Seguendo le tracce di Chanel numero 5 siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;"> tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un</span> <span style="text-decoration: underline;">dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe.</span> Seguendo le tracce di Chanel</strong> <strong>numero 5</strong> siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove è nato Frank Sinatra, dove hanno girato il capolavoro Fronte del Porto. Dove gli snob della Grande Mela scracciano pensando che il fiume Hudson possa purificare tutto. Il profumo che pensavamo fosse <strong>prodotto a Parigi</strong> veniva invece <strong>confezionato ad</strong> <strong>Hoboken</strong>. Storia lunga di un marchio venduto e mai più riconquistato dalla sarta delle meraviglie che aveva scelto un tipo molto vicino a <strong>Pasqualino Sette Bellezze</strong> che a Mosca aveva inventato un profumo che non sapesse di gelsomino o di rosa. <strong>Perché siamo affascinati da una</strong> <strong>storia del genere?</strong> Perché se prima dell’anestesia vai a dormire pensando che non ti sveglierai più e non potrai mandare al diavolo i grafici delle televisioni che trasmettono basket, allora hai bisogno di scoprire <strong>se questo profumo non veste la notte e</strong> <strong>anche le giornate di</strong> <strong>molti allenatori</strong> che fingono di lavorare sul serio e poi, alla prima slavina fisica, scaricano sugli altri i loro problemi.</p>
<p><strong>Le notti in ospedale, quando pensi di essere diventato anche cieco perché</strong> <strong>non distingui le cifre sullo schermo, ci ha fatto venire in mente che forse i presidenti delle Leghe potrebbero trovarsi</strong> per studiare un piano contro questo tormento. Fate Lega per servire un prodotto che permetta a chi, fortunatamente, non deve seguire l’audio, per stare comunque nella partita. Questi giannizzeri mandano informazioni coniglio sullo schermo: o vedi subito o ciccia. <strong>Il silenzio</strong> <strong>sarebbe d’oro</strong>, anche per i malati vicini, se bastasse guardare lo schermo. Niente. <strong>Sky ha migliorato la grafica</strong>, ma anche per loro il mordi e fuggi sembra regola e poi non distrubateli<span id="more-1985"></span> mentre vi fanno sapere quante volte una squadra va a canestro utilizzando il post, cosa volete che possa interessare al circolo delle <strong>&#8220;giocate pazzesche&#8221;</strong>, caro basket dicono che piaci soltanto se imbuchi da Hoboken, cosa succede intorno, quanta gente c’è a vedere una partita, chi sono i personaggi che vengono sfiorati e mai inquadrati. Mondi lontani dove crescono<strong> le tigri di carta tipo la </strong><strong>Lottomatica Roma che è fumo</strong>, ma niente arrosto se arriva alla volata dovendo chiedere punti a chi sbaglia e non vede l’ora di far sapere, il famoso linguaggio del corpo Sky, che la palla perduta, regalata, nasce dall’errore di altri: <strong>allenatore</strong>, compagno non compagno, gente qualunque che si aggira intorno alla panchina.</p>
<p><strong>Ti sventrano senza dirti che sarà la settimana del riscatto italiano nella Nba anche se Belinelli e New Orleans vanno fortissimo dal primo giorno.</strong> Meglio così, ma attenti alle tigri di carta Nba e a quelle europee dove tutto ci aspettavamo meno di vedere il Real Madrid segnare<strong> 49 punti contro Charleroi</strong>. In Europa stanno imparando a conoscere<strong> la nuova Montepaschi</strong> che pur non avendo la squadra al completo sembra più vicina al progetto che aveva in mente <strong>Pianigiani</strong> quando si è accorto che volevano già prenderlo a calci perché si erano illusi che avesse una zampa ferita: certo Stonerook fa più fatica, come se davvero dovesse parlare italiano,<strong> certo Moss è soltanto un</strong> <strong>rincalzo</strong> e Kaukenas, forse, ha perduto se stesso nel ginepraio Messina, ma questo <strong>Bo-Bolt</strong> McCalobb corre più forte del vento e, come l’Usain primastista del mondo, ha cambiato i colori della pista cestistica. Non cercate adesso i peccatori dell’anno, le rivelazioni. Arriviamo alla fine del girone di andata per capire, valutare anche se<strong> Brindisi è la grande</strong> <strong>delusione</strong> già oggi, anche se ad inseguire Milano non c’è soltanto Siena o questa truce storia dell’aria tossica milanese che azzoppa calciatori e cestisti con cadenze che lasciano perplessi.<strong> Si potrebbe anche chiamare</strong> <strong>sfiga</strong> perché l’Armani al completo non si è ancora vista eppure corre bene in Italia ed Europa, dimostrando che sta facendo di tutto per non essere più una delle tante <strong>tigri di carta</strong> che vorrebbero spaventare Siena.</p>
<p><strong>Pagelle al profumo di chanel numero 5:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Gallinari, Bargnani e Belinelli</span></strong> per averci dato una settimana Nba tutta speciale. Ora non pentitevi subito.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a PILLASTRINI e FORD</span></strong> che si mangiano il piatto freddo di una Virtus a cui manca la fortuna oltre ad un giocatore in più per far godere gli 8000 fissi della Futur Station .</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Giorgio ARMANI</span></strong> che se la gode, che si diverte vedendo quello che Proli e Bucchi disegnano anche in periodi in cui manca la materia prima per avere l’abito da scudetto.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span> di Cremona</strong> che quando arrivò non chiese di avere sconti, come capita da noi quando si prendono allenatori di altre scuole, ma di essere giudicato sul campo. Varese ha scoperto che questo fa davvero sul serio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al pesarese CINCIARINI</span></strong> che ha ridato un senso alla più bella scuola di basket italiana e nel gruppo ci sono altri che potrebbero farci riscoprire il giardino di Aido Fava.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> che non sanno ancora chi scegliere fra Petrosino e Zancanella, che dovrebbero sfruttare tutti e due per avere finalmente la libertà che meriterebbero.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Ettore MESSINA</span></strong> che nei guai REAL sta trascinando anche la povera ed incolpevole Roma che ha già tanti problemi senza doversene inventare altri.</p>
<p><strong>3<span style="text-decoration: underline;"> al sommo OBRADOVIC</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che in panchina litiga soprattutto con il suo fedelissimo vice, perché se la moda prende piede vi lasciamo immaginare il cinema paradiso del povero basket italiano che da poco tempo apprezza l’assistente che vede.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al Charles </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SMITH</span></strong> che ritrova a Milano le antiche scale dove arrampicarsi oltre i 20 punti segnati, ma che in realtà dovrebbe ammettere di essere un veterano con i tasca al massimo 20 minuti veri.</p>
<p><strong>1<span style="text-decoration: underline;"> per HAWKINS e JAABER</span> </strong>che si mangiano Roma fingendo di avere qualcosa ancora da avere dopo gli anni nella capitale dove nessuno li aveva trattati male, dove nessuno faceva caso a certe crisi mistiche o all’eucalipto in polvere.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline;"> al FERRO</span></strong> che manca ai malati, che ostacola i tiri di chi pensa alla sfortuna quando li scazza, che ci ruba energie, ci ruba canestri, ci ruba la vita.</p>
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		<title>Continuate pure a chamarlo Din Don Dan ma almeno da lui imparate lo stile&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 23:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
La Repubblica si è sprecata oggi con un pallino: Eurolega, Valencia-Milano 69-80. Tutto qui. E’ inutile riparlarne: sarebbe una battaglia persa. Tanto più che, se per la Lega di serie A è un falso problema che i giornali politici snobbino scandalosamente il basket, figuriamoci se non dovrei farmene una ragione io. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La Repubblica si è sprecata oggi con un pallino: Eurolega, Valencia-Milano 69-80. Tutto qui. E’ inutile riparlarne: sarebbe una battaglia persa. Tanto più che, se per la Lega di serie A è un falso problema che i giornali politici snobbino scandalosamente il basket, figuriamoci se non dovrei farmene</span></strong> <strong>una ragione io.</strong> In questo si sbatte molto di più la Legadue, quella di <strong>Marco Bonamico</strong>, pur coi scarsi mezzi (e i pochi soldi) che ha a disposizione. Alla <strong>Lega di Renzi</strong> interessano invece solo le tivù essendosi accorta che Sky fa un ottimo lavoro, ma che le sue tre dirette nel weekend le vediamo al massimo<strong> io e il mio cane (che neanche ho), quattro gatti </strong>e qualche volta, se non hanno proprio niente di meglio da fare, la zia di Acciughino Pittis e la sorella di Mammoletta Mamoli, che &#8211; tanto per dire &#8211; non so nemmeno se ne abbia una. <strong>M’informerò</strong>. Intanto l’assemblea della Lega ha votato lunedì scorso lo “spacchettamento dei diritti audiovisivi” offrendo separatamente quelli del digitale terrestre, del satellite e del web. Okay, <strong>ma alla Rai interessano</strong> <strong>davvero le partite del campionato italiano di pallacanestro?</strong> Pare proprio di no se non <strong>gratis amore dei</strong>. Nel qual caso s’incazzerebbe Sky e allora, come è facilmente intuibile, non resta che rassegnarsi e accontentarsi di SportItalia che, per la verità, è una tivù molto ma molta dignitosa. Dove gli strilli li lasciano fare a quelli del folber e dove c’è<strong> bene o male Dan Peterson</strong> che, per la Banda Osiris sarà anche <strong>Din Don Dan</strong>, per me invece è sempre il numero uno<span id="more-1965"></span> anche in questa materia. O no?</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Prima cosa: Dan non usa l’insopportabile linguaggio (gridato) di alcuni di quelli di Sky scopiazzato a volte anche da Laurito: “ce n’è per tre”, “sino in fondo”, “ nel traffico”, “fanno a sportellate”, “il tiro dell’Ave Maria” e via</strong> <strong>blaterando</strong></span>, semplicemente perché ha il suo stile brillante che lo rende simpatico a tutti e comprensibile al mondo. Obiettivo e, quando ci vuole, anche critico, eccolo dunque ieri sera al microfono di <strong>SportItalia 2</strong> commentando con <strong>Nicolò Trigari</strong> (in crescita, voto 6.5) la splendida e tranquilla passeggiata di Milano tra i ruderi di Valencia. Per poco a <strong>Mason Rocca</strong> non riesce un numero da circo e lui: “Fosse entrato anche questo canestro, avrei cacciato un urlo di <strong>Tarzan nella giungla</strong>”. Ancora Rocca impegnato ai tiri liberi: “La lunetta non è certo casa sua”. Il valenciani vanno a picco: “Mi domando cosa ci fanno loro in Eurolega”. Hawkins gela la rimonta degli spagnoli: “Come direbbero negli States, <strong>l’ultimo chiodo per chiudere la bara</strong>”. Una tripla persino di Melli. “Bravo bambino, puoi anche sorridere ancora due secondi, poi basta”. Insomma non solo <strong>“mamma, butta la pasta&#8221;.</strong> Ma molto e molto di più. O no?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Vi dico la verità: non ho visto mercoledì il Montepaschi cadere ai piedi dell’Ulker. Ero corso a Brescia dietro alla mia Juve e il registratore mi è andato in tilt sfinito forse anche dall’ennesima figuraccia della Lottomatica stavolta a Malaga</span></strong>. Mi devo allora fidare di quel che ha scritto Massimo Oriani, l’unico inviato al seguito dei campioni d’Italia presente a Istanbul: “E’ un’altra storia perché è un’altra Siena”. To’!, finalmente l’ha capito anche lui. “Quella dei quattro scudetti in fila non c’è più e questa non è ancora in grado di competere a questi livelli”. Beh, staremo a vedere: tempo al tempo. Perché <strong>di Simone</strong> <strong>Pianigiani mi fido ad occhi chiusi</strong> e per lui arriverei anche a mettere una mano sul fuoco. Si fa per dire: è ovvio. Mica sono fesso come <strong>Muzio Scevola</strong>. E’ piuttosto quello zero nella casella dei punti di Moss e di Michelori che fa paura, ma se il primo può essere anche tagliato, al secondo non so cosa stia capitando. Eppure mi piacciono entrambi. <strong>Quanto all’Oriani dico che</strong>, se continua a fare il bravo, <strong>lo cancello</strong> <strong>d’ufficio dalla lista della Banda Osiris</strong> con la quale invero non ha granchè da spartire se non quell’amore cieco per il Milan di Berlusconi, la Nba, D’Antoni, Gallinari e <strong>l’America del ketchup</strong>. Hai detto poco?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Scusate se insisto e se mi ripeto, ma SuperBasket è troppo serio per essere un settimanale di pallacanestro e non di economia ai massimi livelli. Mi sbaglierò anche, ma fateci caso</span></strong>: per strapparmi sull’ultimo numero di<strong> 84</strong> pagine (copertina compresa) un piccolo sorriso ho dovuto leggere le ultime righe dell’articolo della rubrica di Stefano Valenti sulle tv: “…vi ricorderete tutti quest’estate la vicenda di LeBron James, nato ad Akron, Ohio, che giocava per i Cleveland Cavaliers e poi ha deciso di lasciare la sua città organizzando una diretta televisiva su Espn per annunciare che sarebbe andato ai Miami Heat? Ebbene sarebbe stato l’uomo giusto per i Knicks, <strong>se i Knicks giocassero ancora nella Nba</strong> (<strong>David Letterman</strong>, 28 ottobre)”. Non male, peccato che satira e ironia poi non stiano più qui di casa. Sì proprio come Mason Rocca sulla lun(ett)a. Ho capito: sono tutti bravi e buoni. Da Krystof Lavrinovic a Marques Green, da Ron Slay a Travis Diener, da Tomo Mahoric a Maarty Leunen, da Edgar Sosa a Jasmin Perkovic. <strong>E gli italiani? Garri e Causin</strong> finalmente a pagina 34. Del resto per trovare il primo dei nostri marcatori in serie A bisogna scendere al 29esimo posto, cioè a <strong>Icaro Mancinelli</strong>: 54 punti, 13.5 di media a partita. Evviva. E poi la nazionale di Pianigiani dovrebbe andare alle Olimpiadi di Londra. Come no? <strong>Sarà come bere un bicchier</strong> <strong>d’acqua</strong>. Ma attenti a non ubriacarvi.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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