OSCAR ELENI indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una scusa, buona come un’altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per lui e la Franca, tanto per farci raccontare dove aveva trovato la giacca che ha indossato a Roma per la stella d’oro del Coni smemorato. Un incontro che potrebbe farci anche bene se nel triangolo attirassimo pure il Boscia e si potesse brindare insieme a Gianni Menichelli, mandando in mona gli assetati di sangue della Roma cestistica che non deve essere tanto diversa da quella calcistica se tutti sanno tutto, anche non sapendo niente. Vedremo di farlo prima che i chirurghi infieriscano, le chemio facciano appassire, gli anni si vendichino delle nostre notti senza fine, delle nostre esplorazioni oltre la cirrosi, magari ci si ritrova per la mostra di Paolo Conti, grande cestista, grande artista che esporrà i suoi lavori all’ex Conceria del Tabacco dove accenderemo, stando fuori, si capisce, i nostri sigari, portando le nazionali nel sacrario del primo Grigolitri del mondo. Se non vi va bene Rovereto, seguiteci invece nella Marsiglia di Jean Claude Izzo e nel suo Casino Totale per cercare una bouillabesse degna del ricordo delle zingarate con l’avvocato Porelli che si divertirà un mondo vedendo come si comportano i suoi presunti eredi sportivi, anche se Torquemada li brucerebbe tutti e subito Read The Full Story…

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                                                                          di CLAUDIO PEA

C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio e questo proprio non lo credo. E’ comunque assai grave che non le dia fastidio tutto quel che le succede intorno. Magari proprio dirimpetto alla sua scrivania o due computer più in là. Nella grande redazione di Sky. Dove, come in tutti i paradisi del mondo, puoi anche raccogliere una mela all’apparenza molto bella, più rossa e vistosa delle altre, che però al primo morso butti via disgustato perché dentro è marcia e irrimediabilmente puttana. Per la verità negli ultimi tempi la Banda Osiris non è che se la passi granchè bene. Anzi, è in disgrazia e quasi in fin di vita. Resiste a Cantù, dove ha messo radici (tentacolari) ed è difficile da estirpare. Ma sono i suoi colpi di coda che devi adesso a maggior ragione temere. Come quello dell’altra domenica a mezzogiorno. C’è Siena-Milano, la partita tanto attesa e non importa se all’Armani mancano Maciulis, Petravicius e Pecherov e al Montepaschi solo Malik Hairston, ci sono tante cose da capire e un sacco di persone da intervistare. Per esempio Giannino Petrucci, un tempo tifoso di Roma e Treviso e nemico di Siena, o Andrea Capobianco che il presidente del Coni non sa neanche chi sia. C’è il mercatino in Piazza del Campo o la contrada della Lupa che va matta per il suo figliolo prodigio che perde una partita ogni Palio. No, ecco la lavagnetta di Cicciobello, i circoletti blu e le freccine arancioni, per spiegare il pick and roll e le contromosse al più frusto degli schemi d’attacco del Belpaese proposte dal fido Trinchieri. No, c’è il servizio vecchio di almeno due mesi, ammuffito e stanco, su Gallinari in gita coi Knicks al Forum di Assago.

A Siena io c’ero. Assieme alla mia bella figliola, come dicono i toscani con la loro meravigliosa inflessione dialettale, ma una volta tornato a casa, non prima d’aver fatto tappa anche al Futurshow di Casalecchio per Virtus-Benetton, mi sono rivisto questa e quella contesa su My Sky. Vuoi perché sono malato di basket e di televisione, vuoi perché non me la si fa sempre sotto al naso e lo capirebbe anche un bambino che la Banda Osiris ha colpito Read The Full Story…

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                                                                                di CLAUDIO PEA

Sarò improvvisamente ingrassato dai tre ai quattro chili, forse anche cinque, quando ho sentito Giorgio Armani, intervistato da Guido Bagatta nell’intervallo di Milano-Cska, dire né più e né meno le stesse cose che io vado ripetendo ormai da anni annorum su questa pallacanestro che non piace e non interessa più agli italiani, come invece continuerebbe a meritare, semplicemente perché abbandonata e bistrattata dai media. Cioè dai giornali e dalle televisioni, ma soprattutto dai quotidiani politici. Ovviamente parole al vento, le mie al pari delle sue. Le mie di giornalista irrequieto, fissato con la Banda Osiris, come Travaglio con Berlusconi, brontolone più di una pentola di fagioli e soprattutto tremendo rompicoglioni. Ma anche le sue di stilista garbato, affermato e stimato nel mondo. Beh, non credo che debba essere io adesso a spiegarvi chi sia Giorgio Armani: probabilmente lo sa anche Cassano al quale però per favore non chiedete mai chi sia Schopenhauer. No, caro Antonio, non è la giovane di Loius Van Gaal nel Bayer Monaco. E comunque se arrivo anche a capire che non possa fare né caldo né freddo a nessuno se scrivo che è una vergogna che Repubblica giovedì abbia sbrigato la pratica-basket ghettizzandola di nuovo tra le brevi: Eurolega: Cholet-Siena 61-70, Milano-Cska Mosca 71-65, almeno qualcuno dovrebbe dar bada all’entusiasta patron dell’Armani Jeans quando l’altra sera si è lamentato del totale disinteresse dei media nei confronti della sua, ma anche delle altre squadre di basket italiane che vanno per la maggiore. Né si è fatto pregare da Guido Bagatta per confessare sgomento: “Purtroppo i giornali trascurano la pallacanestro al punto da dedicarle al massimo tre righe anche dopo importantissime vittorie in Europa”. Tre righe? Magari, caro Armani: anche due di numero spesso su Repubblica sono tutto grasso che cola.

Delle parole di Giorgio Armani, musica solo per le mie orecchie, dovrebbe far tesoro almeno la Lega di Valentino Renzi che invece mi sembra ultimamente più assonnata della Bella Addormentata nel bosco. Ma li leggono i giornali al diciottesimo piano della torre bolognese in viale Aldo Moro al civico 64 o credono ancora alla favola del principe azzurro che passa di lì e le dà un bacio sulla guancia per rianimarla? Mi dicono che non è proprio così, ma a me non pare se non si sono accorti che il basket sta scomparendo dalle pagine sportive Read The Full Story…

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                                                                             di CLAUDIO PEA

Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno quanto la storia di Siena che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre del 2006 come ha sottolineato più volte con enfasi Paola Ellisse domenica intorno a mezzogiorno. Dio, che barba! E così davanti allo specchio, bello insaponato, mi è saltata in zucca una poesia che alle elementari mi avevano fatto imparare a memoria e che vado ormai ripetendo non ricordo più da quante ore. Dio, che (para)noia! “Primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”. Sì, insomma il Passero solitario di Giacomo Leopardi. Che era figlio di un conte e di una marchesa, non so se lo sapevate, ed era il primo di otto figli: il più triste e il più sfigato. Ma sto andando fuori tema e allora torno subito sul binario prima che qualcuno dica: il solito perditempo. Come in verità sono. Dunque vi stavo raccontando di quel versetto dell’Aznavour di Recanati che mi angoscia ormai da tre giorni senza che ne capisca bene la ragione. Ecco, finalmente ci sono. Era ora. Nella mia totale follia cestistica vado ripetendo “primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta” perché, un po’ parafrasando il tutto, la potrei anche recitare in questo modo: “la sconfitta era nell’aria e per li campi (di basket) ora si esulta”. Quale sconfitta? Ma è ovvio: quella del Montepaschi sabato sera a Masnago. Già Siena aveva rischiato grosso a Cremona e pure a Vilnius. E comunque, adesso che è arrivata, ha riempito d’immensa felicità i cuori degli italiani che non sono nati nella città del Palio Read The Full Story…

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OSCAR ELENI  dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici. Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto da scoprire, anche se la fretta fa ingigantire il primo posto dell’Armani perché non eravamo più abituati, noi piccoli e grossi Guglielmo Tell del canestro, a celebrare una prima in classifica diversa da quella che ci proponeva Siena, la prima, per la verità, a prenderci per tordi con quella super coppa giocata morsicando le caviglie anche del custode del Palasclavo che adesso è diventato Extra. Quella difesa che portava angoscia, quella caccia spietata ci aveva confuso: pensavamo che fossero gli altri a doversi preoccupare, mentre, in realtà, era il principe Pianigiani a dover fare i conti sulla resistenza, mentale più che fisica, della sua squadra da impeto ed assalto. Non era difficile immaginare che calando certe tensioni, mancando la pedina dell’americano in pratica mai visto, perché Malik Hairston è sempre in mano ai medici, ci sarebbe stato un rigurgito del primo latte e lo si è visto bene nel sacco di Varese dove i campioni erano diventati prevedibili per il Micione Charlie che dal primo secondo ha pensato all’ultimo centesimo da giocare spalla a spalla. Tanta polvere per una sconfitta a Varese? No, certo, anche perchè il Pianigiani deve Read The Full Story…

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OSCAR ELENI da Portorose, Slovenia, ospite ideale, presente soltanto con lo spirito e con il corpo già pronto a nuove anestesie, un centro ayurvedico dove forse riusciremo a capire perché l’italbasket non trova i quattrini, le garanzie che invece permettono a questo paradiso verde, grande come la Puglia, 2 milioni d’abitanti, più o meno come Milano, di avere scuole cestistiche capaci di produrre, ogni anno eccellenti giocatori, hanno progetti che sembrano portare all’assegnazionae dell’Europeo 2013 che l’Italia voleva avere, senza poterselo permettere, a quanto pare. Slovenia e Tomo Mahoric che da esordiente fa tremare Tutankamen Pianigiani con la Veroli Cremona che cambia generale, giocatori, fantini, ma si spegne sempre sulla linea del traguardo. L’anno scorso fu il fegato di Attilio Caja a perdere bile in quantità non controllabile, questa volta è andata anche peggio perché prendere 16 punti a Siena, anche in nuova versione, vuol dire avere qualcosa dentro. A proposito di esordienti diciamo che il Cancellieri che è andato a sbancare Caserta ci ha preso davvero quando, definendo la sua banda biellese, scoprì di avere lo spirito dei ragazzi della via Paal.  Sembra un personaggio da film di Nanni Moretti o anche Salvatores, questo teramano che porta gloria alla scuola abruzzese esaltata, nel primo turno, da Icaro Mancinelli che se starà lontano dal sole delle facili adulazioni arriverà davvero più in alto di quanto avremmo scommesso guardandolo da lontano. Ha tenuto bene la stagione di Azzurra, si è fatto uomo e si è convinto che i veri giocatori non hanno spazi privilegiati dove soffrire, ci devono dare dentro ovunque vengono chiamati a mettere la faccia. Adesso non venite a menarcela con la storia che, se lui avesse voluto, gli avrebbero fatto posto anche nella Nba. Cosa conta? Diciamo che sta diventando bravo per questo basket che lo accetta spesso anche numero quattro e l’Eurolega ci dirà se in Lituania, al campionato continentale, potremo contare su un quarto asso da mettere sulla tavola, anche se ci resta sempre il dubbio che per avere davvero quattro assi il Simone Pianigiani dovrà almeno barare.

Prima giornata per far urlare il coro: finalmente un campionato senza una squadra padrona, perché Siena, a metà strada fra lo splendore aggressivo della Super Coppa e il quasi ammaraggio di Cremona, senza avere sotto l’aereo verde il liquido primordiale che ne faceva una cosa speciale, sempre, ci ha messo i brividi anche per la corsa europea che parte in settimana, anche se il più dificile, all’esordio spetta a Milano che va trovare il Cska reduce dalla vittoria, diciamo pure storica, sui cavalieri di Cleveland rimasti senza la sella di Lebron James. Andiamo piano, certo Milano ha gli uomini Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 17, 2010 - 1:59 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani preferiamo il sistema spagnolo al nostro, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia l’ottantanovesimo campionato di basket. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando Dino Meneghin ci ha chiesto perché non avevamo avuto neppure una riga per la presentazione all’Arena del Sole. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché il titolo è andato a Vitoria, perché i loro palazzi sono moderni e sempre pieni, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. Certo si poteva cavalcare la polemica innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi Read The Full Story…

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