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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; seragnoli</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Da Bucchi a Wallace: i Beati del basket</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 17:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketcaffe.com/wp-content/uploads/cj-wallace-benetton-basket.jpg" alt="" width="178" height="250" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">da Vicchio, nel Mugello, dove è nato Guido Di Pietro,</span> <span style="text-decoration: underline">meglio</span></strong><span style="text-decoration: underline"> <strong>conosciuto come il pintore Beato Angelico</strong>. <strong>Camminata sui</strong> <strong>marroni rimasti dopo aver visto i Santi di New Orleans prendersi la</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline">Super Coppa del football</span></strong>, dopo aver girovagato nei chiostri del convento di San Domenico, zona di <strong>Fiesole,</strong> per capire se il blu di lapislazzuli del nostro artista, se il suo oro in foglia, possono aiutarci a comprendere meglio la sua Annunciazione che si presenta sempre come primo incanto se entri al <strong>museo madrileno del Prado</strong> dove <strong>Ettore Messina</strong> va a disintossicare l’anima quando<strong> il Real</strong> le prende e si fa male <strong>come a Tel Aviv</strong>, quando si ferma meditando nella sala degli impressionisti chiedendo al povero<strong> Molin</strong> se sogna o se è sveglio adesso che deve andare <strong>a Siena</strong> per capire cosa resta del sogno europeo dei campioni d’Italia. Viaggio nella beatitudine e scusate se è poco, cominciando dalla <strong>partita d’addio di Gus Binelli</strong> a cui vorrebbe partecipare persino il presidente federale <strong>Dino Meneghin</strong> che avrebbe tanta voglia di spintoni onesti , stanco di questi sgambetti alla carbonara, <strong>sfinito come succedeva al Beato</strong> mentre lo obbligavano alla povertà e all’ascetismo nell’ordine dei domenicani osservanti. <strong>Beato Fabrizio Frates</strong> <strong>che ha scoperto di avere una squadra vera</strong>, d&#8217;avere intorno uomini giusti, gente che <strong>gli ha curato con una grande partita la cirrosi</strong> per quei fischi di chi l’anno scorso a <strong>Caserta</strong> lo tomentava, destino da Alatriste che, però, si toglie anche sassoloni dagli scarponi. <strong>Beato Manero Vacirca</strong> per aver portato nel borgo delle tomaie nobili il bulgaro <strong>Ivanov,</strong> uno che giura di saltare bene a rimbalzo d’attacco perché lo vuole il dio di Varna. <strong>Beato Boniciolli</strong> <span id="more-1569"></span><strong>che scopre come si possa avere il massimo dalla fascite di</strong> <strong>Giachetti,</strong> come l’aroma <strong>Repesa</strong> dia vitalità a tutti, salvo le facce dei tipi come <strong>Winston </strong>che ancora non hanno scoperto che in città <strong>è arrivato un nuovo sceriffo</strong>. Deve essersene accorto anche<strong> il presidente Toti</strong> confrontando il poeta <strong>Tourè</strong> con questo <strong>Dragicevic</strong> che va comunque preso con le molle perché dobbiamo ancora capire come ha organizzato<strong> la fuga dalla Stella Rossa. Beato Repesa</strong> che, contrariamente a Frates, quando torna nei posti dove ha lavorato, lo applaudono, lo baciano, gli regalano fiori, ma poi sono legnate: <strong>alla Fortitudo non giocarono mai così bene come contro Gelsomino</strong> per la gioia delle vedove bugiarde, alla <strong>Lottomatica</strong> non vedevano da tempo una Roma così armonica, certo non avevano da portarsi dietro le promesse del <strong>marinaio Nicevic</strong>, quello che all’arrivo di <strong>Rep </strong>assicurò il mondo verde per una nuova era. Non aveva aggiunto che lui avrebbe fatto soltanto lo spettatore. Certo <strong>alla Benetton</strong> non farà in fretta a capire tutti quei ragazzi che guardano per terra, che senza palla non si muovono, cominciando dal giovane <strong>Gentile </strong>che sarà anche convalescente, ma deve almeno provare a graffiare.</p>
<p><strong>Beato Wallace, nome da eroe scozzese,</strong> <strong>che ha scoperto come si viva nel</strong> <strong>mondo dei due pesi e delle due misure prendendosi due intenzionali</strong> che non erano niente di più di quello che facevano i difensori del Lotto pontificio. Stessa scoperta <strong>dell’Amoroso chiaccherone di</strong> <strong>Varese,</strong> del Minucci che ad Istanbul si è reso conto che girano le palle se gli arbitri hanno la bilancia truccata a <strong>Brazauskas</strong>, più del solito finlandese, è un tipo da sorrisino carogna e da fischiata punitiva. <strong>Beato Capobianco</strong> che perdona la sua<strong> Teramo</strong> ingolfata sapendo che se ci sarà salute, ma soprattutto difesa seria, se tutti salteranno nel tempo giusto, i playoff non saranno chimera, ma, per favore non date per certa la presenzas in nazionale dei suoi allievi prediletti. Devono sudarsela e migliorare tanto. <strong>Beato Bucchi</strong>, l’unico che riesce a godere se la sua corazzata milionaria fa segnare meno di 60 punti alla penultima in classifica, felice del secondo posto in solitudine ora <strong>che aspetta Caserta al Palalido visto che al Forum canta Vasco Rossi</strong>. Una sfida importante nella piccola arena dei sospiri, ma questa è Milano, questa è la vera realtà della città meno europea che ci sia, come del resto sapete dopo aver visto gli allenamenti in Eurolega. <strong>Beato Sacripanti </strong>che ieri ha radunato la under 20 a Caserta, ma ancora non aveva bruciato il ramo dove la sua Pepsi si era appesa per bere in santa pace la gioiosa festa dei complimenti anticipati lasciando soltanto <strong>il povero Michelori </strong>in mezzo alla tonnara di santo <strong>Brunner</strong>, di santo <strong>Maestranzi</strong>, di santo <strong>Cavaliero.</strong> Meglio se si torna alla politica dove i santi bevitori, avidi di tutto, dimenticano le mozzarelle sontuose e si adattano al pane dei pastori. <strong>Beati italiani in giro per l’Italia senza che nessuno riesca a spiegarci perché, ad esempio, uno come</strong> <strong>Antonutti non fa mai passi decisivi</strong> per essere vero zogador, perché Macigno <strong>Lechthaler</strong> si intestardisce a voler fare<strong> Nureyev</strong> quando andrebbe bene anche se soltanto decidess e di essere il doganiere nella difesa <strong>Montegranaro. </strong></p>
<p><strong>Beato Pianigiani</strong> che si trova nel momento più delicato con Lavrinovic in pezzi. Dire che si dovevano centellinare le forze quando era più facile perdere qualche partita sembra brutto, ma quella smania di voler sempre essere spietato adesso gli sta arrivando contro perché da via Vitorchiano il boomerang sta tornando e vedrete che presto avremo la solita corale guelfa per farci sapere che il basket italiano è in quarta fascia come nazionale, ma anche come club rischia di essere persino fuori dalle prime otto europee, anche se per adesso, fa più impressione la crisi del Panathinaikos dove i tifosi pregano Obradovic di restare comunque. Che ci sia connessione sulla chiantigiana. <strong>Beato Vujosevic, beata Belgrado, beato Partizan</strong>. Diciamo che quando vai dove i maestri si chiamavano <strong>Novosel, Nikolic, Zeravica</strong>, <strong>da Belgrado</strong> <strong>a Zagabria</strong>, passando per <strong>Lubiana </strong>e la <strong>Bosnia,</strong> allora scopri che non ti serve soltanto la potenza economica. Si lavora, gente, certo hanno più fame di questi bamboccioni, ma se poi andate a vederli in palestra, in certe palestre piene di lustrini, di progetti a voce, allora capirete la differenza e scoprirete perché far giocare i ragazzi della corale oratoriana è così difficile. <strong>Beata gente</strong> <strong>che ancora date ascolto ai Papalia</strong>. Quello che finge persino di rifiutare la A dilettanti per uscirsene senza troppi danni per la società, insomma un lodo Fortitudo allargato. A proposito di Fortitudo Bologna.<strong> Beato Forino</strong> <strong>che lavora sempre come se le Aquile fossero pronte a tornare</strong> <strong>nel grande nido</strong>. Chi conosce regole e bilancia trema e vorrebbe sfregare una lampada per trovare in <strong>Seragnoli</strong> qualcosa che pure deve essergli rimasto dopo gli anni splendidamente sofferti con quella società. Tutti dicono che non avremo miracoli, ma soltanto processioni e proteste. Dolore. <strong>Beato Bonamico, presidente della Legadue,</strong> che a dispetto degli altri consiglieri federali, diavoli dentro e fuori, diavoli ma non cervelloni da machiavellico certame, se ne sbatte se gli organizzano un consiglio quando lui è costretto altrove dalla sua carica nella seconda lega. Lui tira dritto e se avrà qualcosa da dire vedrete che troverà la cassa di risonanza per far saltare tutte la case matte dove si annidano i fedeli della confraternita gomme e pennini.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>per la gola:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">ai NUOVI ELETTI</span></strong> nella casa della gloria che sono riusciti a vincere la battaglia del decentramento.Non andranno ad Avellino, ma aspettano fiori e spumante nella prima occasione dove all’anziano campione, alla gente che fatica a viaggiare sarà offerto un trasferimento comodo, un atterraggio semplice.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES</span></strong> e alla sua bella squadra perché quello che ha fatto a Caserta è un capolavoro del gruppo. Non dite che vi ha sorpreso, non dite che avete dimenticato quello che ha fatto quando non doveva litigare col mondo. Persino in nazionale ha dovuto travestirsi.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">al GIACHETTI</span> rivisitato</strong> dall’ispirazione quando doveva confermare sul campo quello che aveva detto del suo ex allenatore a cui riconosce il merito di avergli almeno cambiato la testa, cosa che si rifiutano di capire soltanto quelli che vanno dietro alla corale del cielo, quella dove la superbia non lascia spazio, quela dove le malie di Amelia vorrebbero far diventare principi anche i rospi che , magari, segnano tanto, ma usano il piumino in difesa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a LE BRON JAMES</span></strong> che per una partita ha accettato anche di giocare come regista, distributore di gioco e caramelle in quel circo dove si può tutto. Bel segnale per Pianigiani e Bucchi: se proprio non sanno come risolvere il problema architetto in nazionale all’Armani provino a fare sondaggi nella testa di Mancinelli, potrebbe essere una soluzione interessante, nuova, basta convincerlo che il tiro non è nel suo dna.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Mike HALL</span></strong> perché non esiste giocatore capace di far venire i sudori freddi nello stesso momento in cui si preparano feste per celebrare il suo ritorno nella casa del sidro, quella dove tutti si sentono principi perché pensano di aver ereditato qualcosa da chi fu veramente grande, veramente re del sistema costruito in città e non prendendo braccianti da fuori.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">alla GAZZETTA</span></strong> <strong>degli orgasmi</strong> che ulula contro i record fasulli delle partita dove i bambini di Papalia si fanno sculacciare e poi gli spara un bel titolo di taglio a tutta pagina sui 172 gnocchi del crudele Pancotto, sui 102 di scarto dei lupi affamati di gloria effimera.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Jasmin REPESA</span></strong> perché scoprire adesso che la Benetton ha problemi fisici e psicologici è un po’ come andare in un ospedale e scoprire che c’è gente in sofferenza. Certo Vitucci avrà avuto la colpa di non rendere subito difficile la vita ai ragazzi d’oro, ma quello che non torna è il conto sulla voglia di lasciare un po’ di pelle sul campo e i primi a far ridere sono quelli del gruppo slavo che certo fa fatica a capire i tormenti di Daniel Hackett perduto nel suo mare di presunzione, ora che dovrebbe ricominciare tutto dal principio.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla GIBA</span>, associazione giocatori</strong> (spalla armata degli agenti famelici) se non riconosce che lo studio del diacono Chiabotti sull’utilizzazione degli italiani con le nuove regole si è rivelata una bella denuncia davanti a certe battaglie demagogiche: giocano di meno, si sentono poco, come sempre. Chiediamo in giro perché restano sempre allo stesso punto ragazzi che pure hanno minuti e responsabilità, chiediamo come fingono di allenarsi sempre: certo che vanno in palestra ma ascoltando altra musica.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al FALLO INTENZIONALE</span></strong> che è diventato stricnina nelle mani di arbitri che amano il due pesi e due misure, che sanno benissimo di decidere il destino di una partita e fingono di essere stati costretti alla mannaia perché lo impone il regolamento.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">all’IPOCRISIA</span></strong> di chi insiste, microfono all’altezza dell’ombelico, forse più sotto e più indietro, a spiegare la dura vita degli arbitri, il tremendo impatto con il fischio senza avere la moviola a disposizione. Nessuno lo ha mai negato, ma non esiste neppure un ordine dei grandi dottori nella comunicazione, da Caressa in giù, che obbligano chi commenta ad andare oltre la pura sensazione, lasciando anche chi guarda a casa faccia lo stesso. Fare come con i vigili nel giorno della Befana, dopo averli maledetti tutta le vita , è patetico. O dite che quello ha sbagliato in malafede o state zitti.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a CREMONA e FERRARA</span></strong> che continuano a cercare salvatori della patria, prima Anderson, adesso Schultze, per evitare la retrocessione, per sfuggire al destino di chi è comunque partito con qualcosa in meno. La formula ha quella crudeltà che la Nba si è tolta da tempo, ma da noi dicono che non è possibile e forse è vero: se notate la gente sulle tribune fischia, insulta, urla contro, vuole il rogo, non si diverte quasi mai e se vince male è più contenta di quando domina. Andare in fondo con quello che si ha, pensando a costruirsi qualcosa di diverso in casa, considerando il Partizan Belgrado non come chimera, ma come vero modello. Cari presidenti, la strada è quella, ma da noi la gente come Vujosevic voi la mandate via.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=!" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dai, su, forza! non basta più, ma adesso spiegateci perchè l&#8217;Armani ha ripudiato Coldebella che ha reinventato Caserta&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:57:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://2.bp.blogspot.com/_a_XhMeHPzQ0/Swe_ZMsAdJI/AAAAAAAAB4w/O9QTJ7jvkUI/s1600/jura1.bmp" alt="" width="178" height="243" /></strong></em><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> </span><strong>dalla cantina del basket dove Gianni Petrucci consiglia e scomunica, adesso lo ha fatto a Scauri sputando su una</strong> <strong>serie A</strong> <strong>che comunque incassa e fa</strong> <strong>pubblico</strong>, ultimo rifugio per dimenticare le cicatrici di un corpo invecchiato dopo aver inseguito, purtroppo soltanto con la mente, <strong>Chuck Jura</strong> nel suo viaggio del ricordo, lui che gioca ancora per vincere titoli da over 50 e che sfida volentieri <strong>Bucci e i veterani di Natucci</strong> e de l mio cerusico <strong>Max Barbieri</strong>. Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo <strong>del Camionista di Forte Marghera</strong> dove lo festeggiavano <strong>gli amici di Mestre</strong> che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui <strong>Villalta filava e Augusto Giomo</strong> <strong>sentiva musica celestiale in palestra</strong>. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, <strong>al Baraonda</strong>, <strong>l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori</strong> <strong>tramezzini del Nord Est</strong>, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad <strong>un tifoso</strong> <strong>Fortitudo</strong> che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, <strong>altro che Brunetta</strong>, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è <strong>la famosa finale scudetto</strong> <strong>Virtus- Fortitudo</strong>, <strong>quella della beatificazione di Messina e</strong> <strong>Danilovic,</strong> quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro <strong>per il fallo-non fallo di Wilkins</strong>, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, <strong>dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria</strong> <strong>eterna, al Dominique fanfaron</strong>. <span id="more-1382"></span>Quel tifoso non riesce a capire che cosa ci sia da ricordare con quel fischio, salvo le lacrime di chi ha vinto e di chi ha perduto. Mistero, ma eravamo sullo stradone soltanto con il pensiero perché si doveva tornare a <strong>Milano </strong>perché dall’ex Mico <strong>gli amici di Chuck</strong>, quelli con la maglietta Jura is back erano pronti a brindare nelle vecchie sale dove un tempo<strong> Giordani</strong> aveva aperto la sua università della vita, la casa dell’altra Milano. <strong>Grande mangiata</strong>, brindisi stupendi <strong>con Zanatta, Caspani,</strong> <strong>Farina, Maccheroni,Pampana, Brambilla</strong>, <strong>Crippa</strong> che organizza tornei giovanili stupendi, il dottor <strong>Papetti,</strong> dottore oggi, giocatore ieri, <strong>Dante Gurioli</strong> con la stessa faccia angelica della sera in cui il <strong>Chuck furente</strong> con tutti aveva fatto inventare al professor<strong> Guerrieri</strong> la scenetta:  &#8220;Ma con chi se la prende?” avendo come risposta serafica e risolino ironico: “Sicuramente non con lei o caro professore”. Nel gruppo anche il fisio dalle mani a cento gradi <strong>Natale Redaelli </strong>che aveva mancato il primo raduno straccionato, il <strong>Guidali </strong>sempre vivace con <strong>Veronesi,</strong> un gruppo che faceva festa sul serio e non sapeva della goffa comparsata <strong>Armani al Palalido</strong>, quando senza avvisare nessuno, quindi giocandosi almeno 200 persone in più nel Lido ancora da ritoccare ( speriamo ci riescano davvero visto che la Milano da bere e non da mangiare ha soltanto il Forum per i grandi artisti), <strong>è stato omaggiato il grande avversario spesso preso a pallate e fischi, ma salutato in piedi anche dai giovani della curva</strong> che avevano appena emozionato <strong>Giorgio Armani</strong> e si erano almeno documentati sul <strong>figlio dello sceriffo</strong>, cosa che certo non potevano fare i pendolari dell’autostrada, quelli che ieri hanno portato <strong>Bucchi ad Urbino</strong> per una lezione che sicuramente farà epoca perché <strong>non capita spesso di ricevere consigli da chi ancora sembra averne</strong> <strong>tanto bisogno</strong> per fare dell’Olimpia una squadra con una testa e una sostanza. <strong>Cattiveria gratuita per chi vince da quattro partite</strong> <strong>in fila? </strong>Può darsi, ma tanto a loro cosa può interessare eppure il Pierino bolognese una volta accettava di parlare con la gente e non chiudeva le porte spaventato. Sono voci che arrivano dalla cantina dove devi nasconderti inseguito da quel sommelier che offre una insalata di erbe aromatiche con pinoli tostati e burro all’ olio( vacca boia anche questo dice il fauno colesterolo) e pretende pure che al posto del vino tu ci beva sopra un Tè verde cinese con note di cioccolato bianco e leggero aroma di ginger.</p>
<p><strong>A proposito di cioccolato perché Meneghin non si ferma a casa Bulgheroni e chiede al Toto se gli può dare una mano anche col</strong> <strong>basket dopo il capolavoro nel golf delle donne e dei fratelli</strong> <strong>Molinari</strong>. Forse si può partire da lui, più che da altri soggetti non identificabili e non dia ascolto a chi suggerisce il tempo pieno soltanto per arrivare al conflitto con <strong>Siena</strong>. Certo che è meglio il tempo pieno, ma non puoi neppure andare in casa d’altri a dettare legge, anche perché, come si è visto, certe simpatie portano al disastro. Lo stesso disastro della riunione di <strong>Lega finita</strong> <strong>con tanto odio</strong> <strong>bruciato per</strong> <strong>scegliere la sede della finale ad otto di Coppa Italia</strong>. Era l’occasione per far diventare la manifestazione un brigantino da far volare nel cuore della passione. Non ci sono riusciti anche perché amano farsi dispetti, andare in Rcs per dire che gli altri sono tutti fessi, per far sapere che al pubblico bisogna raccontare la bugia del bilancio in rosso, ma nella sostanza non è vero e guarda caso l’ultima scaramuccia sul fiume è avvenuta proprio per poter bussare alla porta di chi organizzando il Giro, il grande rugby e si è degnato di prestare attenzione anche al basket. Giornata per rompere l’argine, lasciando passare <strong>il fiume Mens Sana</strong>. Gli altri chiedendo aiuto, avendo scoperto che si sbaglia tanto, si sbaglia troppo se davvero Milano vince e fa il meglio senza poter utilizzare i due grandi acquisti dell’estate <strong>Acker e Petravicius</strong>, se gli viene bene ogni cosa con <strong>Rocca, Mordente e quel che resta di Bulleri</strong>, se scopre<strong> l’orgoglio</strong> <strong>di Hall il peccatore</strong>, se al regista <strong>Finley</strong> chiede una scialuppa , senza passare e pensare più agli altri, per mettere sotto<strong> il mare di Pesaro</strong> il povero <strong>Luca Dalmonte</strong> che farà bene a chiedere qualche danno a chi gli garantiva un tale <strong>Cvtekovic da 1 su 10</strong>, anche se all’esordio non è cosa nuova quando sei costretto a rimediare agli errori. A proposito di errori qualcuno sa spiegare perché <strong>il manager Coldebella</strong> <strong>ha fatto</strong> <strong>diventare Caserta la seconda forza</strong> <strong>del campionato</strong>, mentre Milano lo allontanava dopo averlo allevato con l’illusione che avrebbe potuto continuare come dirigente se non come assistente allenatore? <strong>Anche qui mistero</strong>, ma è lo stesso mistero che devono risolvere a Pesaro dove hanno mandato via <strong>Pino Sacripanti</strong> che ora da Caserta sventola il vessillo della Brianza non alcolica, felice di aver messo un tarlo nella testa, anche nostra, per quella candidatura al dopo Recalcati che lasciava un po’ storditi, che ha portato confusione anche in terra di lavoro. Ultima nota vellutata, emozionante <strong>i ragazzi visti in campo a</strong> <strong>Biella</strong>: <strong>Capobianco con Marino e Poeta in panca</strong> è arrivato alla volata vincente, <strong>Bechi con Aradori</strong>, super fino a quando non è tornato l’ego letale, con <strong>Chessa molto bravo</strong> anche se non doveva avere in mano lui il cerino nelle ultime due azioni. Questo è voler rischiare, voler lanciare giovani talenti, il resto è fufferia petrucciana. Lo dicono i giocatori stessi: fateci andare in campo se ce lo siamo meritato in allenamento e <strong>gli Amoroso piacciono</strong> <strong>se usano la testa e</strong> <strong>mai i piedi.</strong></p>
<p><strong>PAGELLE </strong>accidenti che sul ponte del Camionista sventola la bandiera che una volta a Mestre era <strong>il regno dei Veterani:</strong></p>
<p><strong>10 a Toto BULGHERONI</strong> che, da quando si occupa come responsabile tecnico nella federgolf del Chimenti che ha fatto infuriare in tempo elettorale il pontefice del Foro Italico, forse potrebbe essere utile anche al basket, alla Nazionale, ma che, per adesso, se la gode e non pontifica.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong> per il suo capolavoro a Bologna dove come braccio armato ha scatenato il Di Bella che non ha mai smesso di essere l’elettrino portafortuna delle squadre dove ha giocato, che non ha mai voluto rispondere al proprietario delle Vu nere che avrà inventiva, ma ancora non sa distinguere la gente vera da quella che fa soltanto notizia.</p>
<p><strong>8 al CAPOBIANCO</strong> uscito vincitore da giornate difficili, da una partita dura come quella di Biella tenendo seduto in panchina, nel finale, il figlioccio Poeta che parla benissimo, che incanta la sciura Ellisse, ma che dal periodo di Azzurra ha perso il senso del ritmo e del sacrificio per diventare un giocatore al servizio degli altri.</p>
<p><strong>7 a Gian Matteo SIDOLI</strong>, ex arbitro di serie A, generazione d’oro del basket reggiano, per la sua fede nel premio Riverberi-Quattro Castella che va a cercare i personaggi dove si devono trovare, ma che non dimentica la base se deve dire alla federazione che certe regole, certi risultati a tavolino dimostrano che chi comanda non ha mai messo piede sui campi giovanili, sui campi in generale.</p>
<p><strong>6 alla memoria di Red ROBBINS</strong> guerriero dell’epoca d’oro nel Simmenthal scippato di una Coppa Campioni a Madrid nel 1967, vecchio pirata che nell’intervallo considerava la birra l’unica vitamina utile per avere ancora energie nella Cinzano retrocessa in A2 nello stesso anno in cui, però, con Silvestre straniero extra, vinse la coppa delle coppe a Torino. Per lui il canto di una curva che doveva onorarlo, di una società che doveva almeno mettersi il lutto.</p>
<p><strong>5 a Paolo MAZZOLENI</strong>, arbitro di calcio, che si è fatto contestare dal solito Zamparini proprio nella settimana in cui avremmo voluto dargli un dieci per questa passione verso il basket. Pazienza, direte voi, se tifa Fortitudo e come tanti al rivede in A dilettanti con lo spirito di un tempo, dove la palla gira e non ti girano le palle, per avere più informazioni sulle partitelle del gruppo Aquila, composto anche dal designatore Collina e da Romero contro Rizzoli ( Virtus), Trefoloni ( Siena) e dal segretario Marinelli ( Brindisi).</p>
<p><strong>4 a Lino LARDO</strong> per non aver ascoltato chi lo invitava a non esaltarsi mai per i risultati Virtus perché nell’euforia qualcosa va sempre perduto, perché nelle ultime stagioni appena usciva il turibolo c’era intossicazione. Chieda in giro e non soltanto al Boniciolli che sembra dimenticato.</p>
<p><strong>3 a Gregor FUCKA</strong> che vedevamo ancora bene in Auno, ma che da quando è andato a Pistoia dall’amico Moretti conosce soltanto domeniche tristi. Speriamo si riprenda e faccia venire il rimorso a chi ha lasciato scendere i di categoria lui e Chiacig.</p>
<p><strong>2 alla SCAVO SPAR</strong> che non trova la strada per uscire dalla crisi di risultati, che ha fatto venire dubbi a Valter Scavolini, che ha fatto piangere la mascotte Andrea Rinaldi, l’Ape che vola sulla passione e che non ne poteva più delle contestazioni.</p>
<p><strong>1 alla RAI</strong> che insiste con la grafica peggiore e con le luci più basse. Certo anche Sky non fa molto per chi ci vede poco, mentre Sport Italia sta migliorando tutto, anche se per la A dilettanti serve ancora uno sforzo e un vocabolario non prestato dall’eco di Sky o dal Bagattino che considera l’argento europeo di Messina un cattivo risultato.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può continuare a fingere di non essere addolorato per le contestazioni, che fa bene a battersi perché certe polemiche danneggiano una squadra dove, lo dovrebbe sapere lui meglio di altri, i giocatori regrediscono cominciando dal Jaaber che non era e non sarà mai un vero regista. Era la stessa malattia dei giorni in cui Repesa insegnava, seminava, aveva un vero progetto e sapeva dire qualcosa di più concreto del solito dai, su, forza.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=f" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il declino delle bolognesi, dalle Stelle alle Stalle, ricordando Michael Jackson&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:41:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ di LEONARDO IANNACCI
Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="hhttp://www.flickr.com/photos/artwerk/3674744581/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2437/3674744581_af5bbc1fe6.jpg?v=0" alt="" width="153" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di LEONARDO IANNACCI</em></strong></p>
<p><strong>Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli</strong> <strong>50 anni di Michael Jackson</strong>, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a <strong>Los Angeles</strong>. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. <strong>Il dramma si è consumato in California</strong>, a pochi chilometri dallo <strong>Staple Center dei Lakers</strong>, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, <strong>Claudio</strong> <strong>Sabatini,</strong> annunciava la rottura delle trattative per<strong> la vendita della</strong> <strong>Virtus.</strong> E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la <strong>Fortitudo</strong>, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che <strong>il club dell&#8217;Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati</strong>. Una figuraccia secolare per la società <strong>dell&#8217;Emiro Giorgio</strong> <strong>Seragnoli</strong> che negli anni &#8216;90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l&#8217;alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c&#8217;azzecca <strong>Michael Jackson </strong>con <strong>le</strong> due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di <strong>&#8220;Thriller&#8221;,</strong> <span id="more-1122"></span>il suo album più famoso, è precipitato in una crisi personale che ha fatto il paio con la sua trasformazione facciale, vittima d&#8217;innumerevoli operazioni e sbiancature della pelle. Al contempo, Virtus e Fortitudo, soltanto dieci anni fa regine del basket italiano e presenti, anno di grazia 1999, entrambe alle <strong>Final Four di Monaco di Baviera, </strong>hanno vissuto negli ultimi anni una recessione senza pari. Salvato dal fallimento, il club bianconero si sta faticosamente ritirando su anche se il suo patron vulcanico e furbissimo, Claudio Sabatini, ha annunciato ai quattro venti intenzioni di cedere la mano dopo essere stato tradito dai suoi giocatori (<strong>out nei quarti dei</strong> <strong>playoff contro la Benetton</strong>) e soprattutto dagli abbonati. Un acquirente l&#8217;aveva trovato, <strong>l&#8217;imprenditore riminese Stefano Tonelli</strong>. Ma nelle ultime ore i soldi promessi da costui non sono arrivati nelle tasche di Sabatini, che una ne pensa e cento ne fa&#8230; Anzi, tra i portici bolognesi circolava pure la barzelletta che con i soldi della cessione della Virtus <strong>avrebbe acquistato la Fortitudo</strong>! Ma va là. Un giorno vi racconteremo anche una curiosa storiella su questo strano rapporto tra Sabatini e il club dell&#8217;Aquila, ma intanto il Vulcano ha fatto marcia indietro e presentato<strong> il nuovo allenatore Lino Lardo</strong>. Sull&#8217;altra sponda, <strong>Gilberto Sacrati, </strong>dopo aver speso parole e promesse per la realizzazione del <strong>Parco delle Stelle,</strong> ha portato il club dell&#8217;Aquila a una vergognosa retrocessione. Ora, soltanto una rinuncia della <strong>povera Rieti</strong>, che non ha soldi neppure per un cappuccino, potrebbe portare a un clamoroso, ma altrettanto vergognoso, ripescaggio.<br />
<strong>Mala tempora currunt</strong>, dicevano quelli che avevano studiato. Chi ricorda <strong>le magie di Danilovic e Myers</strong>, il palasport di <strong>Casalecchio di</strong> <strong>Reno</strong> pieno per le incendiarie finali-derby del 1998, le sfide incredibili che queste due squadre avevano portato <strong>all&#8217;Europa dei canestri</strong> negli anni in cui le radio di tutto il mondo mandavano <strong>gli hit del grande Michael</strong>, non può che arrendersi all&#8217;evidenza. La chirurgia plastica ha fatto malino alla Virtus e malissimo alla Fortitudo. <strong>Dalle Stelle alle Stalle</strong>, il passo è stato troppo breve. E si è trasformato in un angosciante <strong>Thriller.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=b" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I lunedì da Oscar con gli occhi del geco&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 14:28:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ OSCAR ELENI  dall&#8217;università svedese di Lund dove stanno studiando le maraviglie del Geco, l&#8217;unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> <a href="http://www.flickr.com/photos/esteve1/2567679817/"><span class="flickr-image"><strong><em><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3097/2567679817_76e52caf4e.jpg?v=0" alt="" width="237" height="206" /></em></strong></span></a><span class="flickr-image"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dall&#8217;università svedese di</strong> <strong>Lund dove stanno studiando le</strong> <strong>maraviglie del</strong> <strong>Geco</strong>, l&#8217;unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale stampa dove gli allenatori straparlano, spingono più in là colpe che sono soltanto loro, dei giocatori e della società. </span><strong>Viva il geco che saltava per la banda di Ocean</strong>, viva questo animaletto di origini preistoriche che non se la prende se qualcuno scambia le amichevoli per vere partite di campionato come è accaduto a Milano, se chi non ha più niente da dire per salvarsi scopre che<strong> &#8220;tutto è</strong> <strong>strano&#8221;,</strong> che bisogna assolutamente fare ricorso, se chi ha vissuto una stagione grama, con giocatori in fuga tenuti insieme da un grande allenatore come è avvenuto <strong>a Rieti</strong>, ci piange sopra e giura di voler iscrivere la squadra al prossimo campionato sapendo che davanti alla sua porta c&#8217;è già una lunga fila di acquirenti, una colonna berciante che, invece, manca davanti agli uffici della<strong> Lega</strong> dove si prova quasi vergogna a rendere bello chiaro e pubblico il calendario dei play off con la minestra da scaldare per le ventuno, scaricando così su <strong>Sky</strong> anche le ultime colpe adesso che i puffi dell&#8217;iperbole si morsicano fra loro sapendo che del domani non può esserci certezza se a governare, grazie al <strong>Franco Lauro</strong> smanioso, tornerà ad essere la Rai bicamerale, quella del campo lungo e dalla grafica informativa, se possibile, anche peggiore e più difficile da leggere di quella dei ragazzi che erano in un cielo tranquillo e adesso sono una ellisse vagante fino allo sballo del 2012, dove ci aspettano gli atzechi che già sapevano di una eventuale fine del mondo. Sarà per questo che <strong>Pianigiani continua a voler vincere ogni maledetta domenica</strong> e nei giorni comandati per il basket che da questa settimana ha deciso di giocare quasi tutti i giorni. Lui vuole ogni tipo di record cantabile dagli statistici, per cui quando il mondo tornerà a vivere, dopo la collisione cosmica, si troveranno <strong>una stele in piazza del Campo</strong> con il record di vittorie sopra il 90 per cento. Finale atroce, dice qualcuno, perché <strong>a Roma</strong> i giocatori di <strong>Cantù</strong> sono stati inseguiti dai loro tifosi, perché <strong>a</strong> <strong>Teramo</strong> la disperazione <strong>Fortitudo</strong> ha scatenato la rabbia di chi <span id="more-961"></span>si accontentava anche di una pena minima per giocatori già processati in curva, per una società già fotografata nel parco delle stelle. Certo le cose sono andate malamente, il <strong>blocco illegale di Brown</strong> che manda fuori posto <strong>la spalla di Gordon</strong> dopo 22&#8243;, o <strong>Cerebuch</strong> che vedi i nanosecondi come è sfuggito il colpo?, i tiri sulle sirene, ma anche le troyadas variadas in un gruppo dove hanno continuato a credere che <strong>Huertas </strong>potesse davvero guidare un attacco, dove si è preferito, troppe volte,<strong> Cittadini a Fu</strong>cka, dove non hanno lavorato abbastanza sull&#8217;ego del <strong>Mancinelli </strong>che anche a<strong> Teramo</strong> ha voluto fare il tiro da tre che è diventato condanna, dove hanno creduto a tutte le promesse che arrivavano persino da americani in fuga che, come hanno confessato poi, facevano banda e se ne sbattevano delle lacrime di chi oggi piange in A1 la perdita di una grande società come quella che si erano inventati<strong> Tesini,</strong> <strong>Lamberti e Parisini</strong>, come quella che <strong>Giorgio Seragnoli</strong> ha portato alla gloria nazionale ed europea.</p>
<p>Caro Geco aiutaci tu a sopportare <strong>le feste di Pesaro</strong> perché una stagione così balorda, mettiamoci pure infortuni gravi, è nata soltanto dalla cattiva coscienza di giocatori che si guardavano in cagnesco e non avevano nessun rispetto per un allenatore alla <strong>Pino Sacripanti</strong> che ti dà tutto e in cambio non vuole neppure essere ringraziato. Fino a giugno tutte le sere insieme mandando a quel paese chi sputa a <strong>Bonamico</strong>, come è successo a Scafati, mandando un telegramma di adesione a <strong>Claudio Sabatini</strong> quando dice &#8221; siamo un gruppo di fasulli&#8221; riferendosi alla <strong>Virtus</strong> che, come ogni stagione, a fine campionato, perde conoscenza di se stessa, della sua storia, nella speranza che siano sempre gli altri a salvarla come ha tentato di fare <strong>Cazzo</strong>la scatenando la rivolta di chi sapeva e di chi sa che tipo di Virtus è passata da <strong>Porelli a Gualandi</strong> e poi al candidato sindaco, di chi conosceva il patrimonio ideale e non soltanto immobiliare delle vere Vu nere. A proposito di politica siamo sbalorditi sapendo che <strong>Magnifico </strong>giocherà nel Pdl contro Giorgio Giommi, la voce Vuelle, schierato col PD. E&#8217; tempo di nespole politiche, ci giocano in tanti, peccato che nessuno abbia peso per aiutare il basket a scegliere bene il suo partner televisivo adesso che in Rai potrebbe essere messo da parte il De Luca che era amico sincero, anche se non gli permettevano di dimostrarlo sempre. Dicono che il nuovo sia un altro De legato altri Fidipu. Vigilate gente.</p>
<p>Prima del pagellarrium finale voci dal sen fuggite in base alla classifica: Siena è furente perché ancora non sa come organizzare la squadra del futuro attacco europeo, ma appare certo che si rinforzerà nei lunghi e quindi punterà su italiani da centro campo. Roma ha visto tutte le carte che può giocarsi Gentile, forse farebbe bene a confermarlo, ma prima deve avere garanzie che gli faranno una squadra equilibrata e forte dove Siena è forte. Teramo in festa, allenatore dell&#8217;anno, americano Moss che ora vogliono tutti, si tratta soltanto di ragionare adesso che per Poeta si sveneranno da Milano in giù. Treviso è squadra strana perché reagisce sempre quando diventa quasi sicuro che Mahmuti non sarà l&#8217;allenatore dell&#8217;anno prossimo visto che sono stati allertati Vujosevic e Perasovic e forse anche Repesa.Virtus Bologna con il mal di denti, già separata in casa da un allenatore che vorrebbe sostituire con Valli o, cosa forse più logica, con Lino Lardo altro allenatore da premio, ma lo era anche Bonicciolli prima di smarrire il bigino per salvarsi dalla creatività e dalla passione smisurata di chi crede di poter sempre spiegare come funzionano le cose nello sport e in questo gioco. Su Milano una nube tossica permanente che dovrebbe essere liberata con alcune variazioni sullo spartito del primo anno vero della firma Armani. Si annuncia Crippa come manager in arrivo da Mosca e allora perché non credere anche in un Messina di ritorno? Basta colori tenui, meglio quelli forti. Da collezione primavera-estate. Biella tutto bene, Bechi da confermare, americani da sostituire meglio, spogliatoi da riverniciare e allargare perché il palazzo nuovo è meraviglioso, ma carente dove fumano le docce. Pesaro davanti al dilemma: chi resta e con chi. Come sempre. Il play off ha rimandato al largo i mosconi, ma durerà poco. Nel sottoscala senza playoff sicura la partenza da Caserta del Frates, insultato dal primo all&#8217;ultimo minuto nelle ultime partite, dell&#8217;allenatore che forse tornerà a Reggio Emilia dove ancora si chiedono chi è il genio che ha cacciato Marcelletti via telefono. Certa la fuga di Markovski da Avellino con destinazione probabile Venezia, anche se un uccellino federale ha spiegato che il Meneghin prigioniero della riconoscenza ottica, non potendo garantire un rinnovo di contratto a Recalcati, perché poi sarebbe imbarazzante spiegare la mossa in caso di eliminazione europea, di limbo internazionale, ha forse trovato una via d&#8217;uscita con il part-time, liberando quindi l&#8217;allenatore per eventuali agganci e Venezia potrebbe pure pensarci. L&#8217;agente è già in movimento. Difficile capire quanto è successo a Montegranaro, speriamo che Finelli si riprenda, speriamo che non vengano fuori altri maghi con giocatori fasulli da mettere in vetrina. Chi si prende la Fortitudo? Repesa lo farebbe in A2? Lo farebbe con Savic? Ma ci sarà ancora una Fortitudo se non troverà la finestra per rientrare in A1? Bella scommessa. A Udine tutti in piedi per ringraziare la famiglia Snaidero, ma forse era meglio farlo prima, dai giorni in cui una bella squadra venne smantellata per gelosia.</p>
<p><strong>Pagelle al pistacchio:</strong></p>
<p><strong>10 a CAPOBIANCO</strong> allenatore di Teramo, allenatore dell&#8217;anno: non ci riferiamo soltanto al meraviglioso terzo posto, ma a quella febbre che sembra guidarlo in panchina come succede al rabdomante che va alla scoperta dell&#8217;acqua santa. Lavagne al rogo.</p>
<p><strong>9 a Lino LARDO</strong> che meritava di poter guidare la rinascita di Milano, che merita una grande panchina, che ha fatto un capolavoro nel nome della passione di una città come Rieti che ora dovrebbe mobilitarsi per davvero.</p>
<p><strong>8 al greco KALAMPOKIS</strong>, nuova gioia della Benetton, perché ci ha dimostrato che in certe squadre, con determinati allenatori, è sempre l&#8217;ultimo arrivato a fare bella figura, perché non ha pregiudizi, non ha ricordi del passato, non conosce ancora bene le gerarchie interne.</p>
<p><strong>7 a Denis MARCONATO</strong> che era davvero emozionato per il suo esordio con la maglia Armani. Certo un bel ritorno per uno che si è goduto la vera Spagna di Barcellona e quella splendida di San Sebastiano, anche se ci ha sempre lasciato perplessi sentire il cammellone che si lamentava perché fra i baschi la pizza è diversa da quella di Treviso. Speriamo che a Milano capisca la differenza fra il risotto e la&#8230;.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> uscito bello rubicondo da una trappola dove sarebbero caduti in tanti, uscito bello come il sole anche se non era lo stesso che scaldava i cuori di certi giocatori infidi.</p>
<p><strong>5 a MARKOVSKI e FRATES</strong> che dovevano prendersi a braccetto per andarsene insieme lontano da chi li insultava, da chi non li ha mai potuto sopportare e, quindi, non gli ha mai fatti lavorare come volevano, senza nascondere che molte colpe sono anche degli allenatori testardi.</p>
<p><strong>4 alla NGC Cantù</strong> che è andata verso il suicidio sportivo senza potersi difendere perché è facile scoprire i giocatori che hanno fretta di vacanze, sono quelli che ti dicono di essere preoccupati, sotto pressione e con un parente da operare in America, una multa stratosferica da pagare in Svizzera.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per non aver trovato la collina del silenzio sotto San Luca, per non essersi accorto che sarebbe stato nudo molto presto, per non aver valutato che certe verità sarebbero tornare indietro per tagliargli la lingua e non soltanto quella: se avvicinarsi a Siena vuol dire perdere 5 partite in fila, allora era meglio restare distanti e magari al secondo posto.</p>
<p><strong>2 a Zoran SAVIC</strong> che pensa di potersela cavare con il reclamo per errori arbitrali mentre la Bolgona Fortitudo ha pronto un verbale lungo come il Navile, mentre al processo contro incapacità gestionale i testimoni superano il numero degli abbonati di oggi e, purtroppo, anche quelli di domani.</p>
<p><strong>1 alla RAI</strong> che non ci può riconquistare con le sue dirette tipo la finale scudetto femminile vinta da Taranto, con la baraonda della A2, che non può farci vedere un orizzonte migliore di questa SKY permalosa, verbosa, da vedere con rigoroso spegnimento dell&#8217;audio, di questa televisione a pagamento che ammazza le notti e pensa di farti un favore. Si è ribellata persino la Gazza degli orgasmi che non ha neppure lo spazio per il calendario play off.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> che deve battere colpi forti in questi pochi giorni prima della mattanza play off. Troppe voci fuori dal coro, troppe anomalie, troppe notturne senza senso. Il Renzi che andava così bene in A2 non può essere cambiato a contatto con questi della A1 che pensano di vivere con luce propria quando, per la maggioranza, invece, sono soltanto pianeti senza sole.</p>
<p><a><span><br />
</span></a></p>
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		<title>Pasqua di resurrezione per pochissimi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 15:53:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/sparkytheneoncat/2973713754/"><img class="alignleft" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="vulcano la cumbre" src="http://farm4.static.flickr.com/3193/2973713754_d5a6d7a5ff.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span><strong>OSCAR ELENI costretto a seguire Conopo</strong>, la stella più luminosa a Sud del Cane, per sfuggire al fiume di miele che accompagna finti giocatori travestiti da registi che stanno portando al fosso le loro squadre, guardare classifica e non comprare più quel cammello, per stare lontano dalla mattanza dell&#8217;agnello che è in noi. La base di osservazione giusta è alle <strong>Galapagos,</strong> meglio, era alle Galapagos, almeno fino a quando il vulcano La Cumbre non ha reso impossibile la vita sull&#8217;isola disabitata Fernandina dove le partite di campionato si giocano in ora decente alla vigilia di Pasqua, dove il re dei ramarri ha mandato a casa tutti quelli che volevano fare il consigliere federale, dopo aver messo in trappola il <strong>Dinosauro Meneghin</strong>,<span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/zona131/86969274/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Dinosauro Meneghin" src="http://farm1.static.flickr.com/37/86969274_953bcc5f9e.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a><strong>il regno Nba</strong> benedetto nei secoli, dove si valutano le categorie dei giocatori professionisti, perché non è vero che andare di là, come squittiscono alla televisione lecca lecca, vuol dire emancipazione, vuol dire successo. Che successo sarà mai quello di giocare nei <strong>Knicks </strong>penultimi a Est? Quale ricordo storico ci potrà mai essere se hai avuto gloria nei <strong>Raptors </strong>tredicesimi sui quindici squadre? Che senso avrà mai avuto l&#8217;estate torrida del povero <strong>Belinelli</strong>, rimbalzato sulla milza di un allenatore crudele, se quei guerrieri hanno vinto 30 partite in tutto e sono nello stesso lago artificiale delle altre deluse dal campionato dove le trote costano un dollaro? Lo stesso lago dove hanno finalmente scoperto che mandare via gli allenatori è uno sfizio costoso, ammesso che poi tutti paghino e non mandino a casa tua il gaglioffo di turno che consiglia il trasloco immediato senza avanzare pretese per il nero firmato in bianco, dove si sono resi conto che l&#8217;allenatore senza società alle spalle è una vittima predestinata. Eh sì, se tu cominci risparmiando sugli stipendi degli assistenti, lo hanno fatto, lo fanno, lo faranno, se prendi il primo che passa e mandi a spasso chi ha studiato davvero, se costruisci un grande progetto giovanile, almeno per i lucci della stampa, e poi ti affidi a chi neppure conosce il territorio, o, peggio, se agli allenatori delle giovanili dai soltanto un buono spesa, allora non avrà più senso aspettare la rivoluzione Meneghin di maggio. Cosa conta cambiare le formule, dare possibilità e spazi ai giocatori italiani, anche quelli che meriterebbero di essere lasciati fuori dalla porta di una palestra secondaria, se poi si permetterà di sprecare tutto, di perdere talenti, di avere bestie da minibasket che non prendono un ragazzo di 10 anni perché sono già avanti con il programma? La bonifica, cari <strong>Recalcati </strong>e soci, va fatta cominciando dal campo dove si fa la semina<span id="more-851"></span>, dal vostro campo, bella gente. Se trovi i bacarozzi e non li bruci sei rovinato. In questa <strong>Pasqua</strong> di resurrezione per qualche giocatore italiano, preferito a certi <strong>Barabba </strong>dell&#8217;altro mondo, abbiamo celebrato tre eventi che dovrebbero farci sentire molto arzilli perché la base esiste, la passione è tanta, la gente con buona volontà superiore a quella che ti guarda con occhio cattivo. Al <strong>Memorial Garbosi</strong> sono state coinvolte 20 mila persone, nel tre contro tre scolastico che aveva sviluppato l&#8217;organizzazione di Meneghin sono stati regitstrati 100 mila partecipanti, la festa per la generazione basket del <strong>Montepaschi </strong>ha portato migliaia di ragazzi nelle palestre. Ora per questa nuova generazione come si è organizzata la Federazione alla porta di accoglienza? Il problema sembra soltanto questo dicono i fuggiaschi da La Cumbre, quelli che hanno trovato casa all&#8217;isola Isabella, dove ci sono allenatori cresciuti nel mito del <strong>signor Darwin</strong>, quello che considerava fondamentale l&#8217;evoluzione della specie. Da noi come si evolve la specie allenatore, quella che è giusto onorare nei giorni di paga? Come cresce la specie dirigente? Come migliora la specie giocatore? Ai posteri le solite sentenze, anche se, lo ripetiamo, sarebbe meglio radunarsi prima di maggio, prima del diktat Meneghin sul futuro assetto del basket professionistico per capire se può esistere un legame fra mondi così distanti, in lite per un una faraona, mondi diversi, così vanagloriosi da non capire e non vedere, ma certo siamo nel paese che accetta tutto e se uno arriva dalla <strong>Spagna </strong>di Rubio e dice che stranamente qui non rende mentre dagli Iberi era considerato il miglior play, allora qualcuno mente e <strong>all&#8217;Hidalgo Scariolo</strong> diciamo mandaci la conferma di quello che dicono i fanatici del tuo convento televisivo. Vedete come corrono le notizie fasulle, le stesse che fanno girare i soliti noti, quelli che ti mandano un giocatore tipo <strong>Holland </strong>pregandoti di prenderlo perché il passato è passato e perché se lo tesseri tu lo togli agli avversari. Ragionamenti a pene di segugio che avviliscono come direbbero quelli di <strong>Udine</strong>, come vanno urlando quelli che <strong>in via San Felice</strong> stanno preparando una <strong>marcia verso San Luca</strong> per essere perdonati con tutti quelli che un tempo prendevano in giro<strong> Giorgio Seragnoli</strong>, con la gente di <strong>Rimini </strong>che ha riscoperto il piacere della compagnia pubblica sul progetto corbelliano, con quelli di <strong>Rieti</strong> che si domandano cosa servono tanti costosi studi se poi non ci sono i soldi per pagare chi deve essere ricompensato.<br />
Peccatori che stanno anche bene in questi giorni ed è stato un piacere vedere l&#8217;<strong>Atripaldi</strong> uscire in trionfo dalla Treviso che lo aveva considerato da panchina segata, come insegna <strong>Gentilini</strong>, l&#8217;ex sindaco, ma sindaco per sempre, ha un valore, soprattutto perché <strong>Biella </strong>si è messa comoda a guardare il mondo sopra di lei, lasciando perdere quello che c&#8217;è sotto, visto che lo scudetto grande è già stato vinto con il nuovo Palazzo, che noi dedicheremmo al professor<strong> Bonali</strong>, un palazzo che <strong>Cantù</strong> continua a sognare, che Milano non avrà mai, che Roma avrà in aggiunta all&#8217;Eur , senza sapere come riempire una tribuna perché per avere grandi palazzi servono società che sono grandi dentro. Atripaldi e il <strong>suo Gaines</strong> che a <strong>Treviso</strong>, guarda un po&#8217;, ha giocato anche per gli altri. Ora se si passa sopra a questa metamorfosi negata a <strong>Milano </strong>e alla stessa Treviso, alle molte partite della Biella disperata che cercava salvezza fino a qualche giorno fa, fino alla fiesta trevigiana, se non si prende nota che certi giocatori fanno dispetti in nome del loro smisurato ego da difendere nelle province dell&#8217;impero Nba, allora non riusciremo a decifrare bene il prossimo cartellone play off che premia i virtuosi e caccia all&#8217;inferno i peccatori, quelli che secondo i manifesti apparsi nella Bologna tormentata di questi giorni, calcio e basket, <strong>Virtus </strong>a parte, per ora?, fanno sapere attraverso la fantasia di <strong>Andrea Ruggeri</strong> che ci sono in giro personaggi vampiro capaci di segare i canestri, di mettere piombo ai piedi del baloncesto.<br />
A proposito ecco una sfera per leggere il finale del gioco a quattro turni dalla fine, con tanti recuperi da aspettare, ma non così vincolanti: <strong>1. Siena</strong> <strong>56, 2. Virtus Bologna e Milano 38, 4. Roma e Teramo 36, 6. Cantù </strong><strong>e</strong> <strong>Treviso 32</strong>, <strong>8. Avellino e Ferrara 28</strong>. E in coda? <strong>Fortitudo 18, Udine</strong> <strong>e Rieti 16</strong>. Sarà vero ? Una settimana fa avremmo detto di sì, ma l&#8217;ultimo turno criptato alle 20.30 ci ha fatto sballare su almeno tre partite e allora perché immergersi nel fiume dei pesci pernacchia?<br />
<strong>Le pagelle</strong> con preghiera all&#8217;associazione allenatori di chiarire subito questa storia dei tecnici benemeriti perché il <strong>Corsolini canaglia</strong> fa sapere che l&#8217;ultima nomina arriva almeno quattro anni dopo la vera nomina fatta da chi ruminava sui futuri padri della patria conoscitiva. Burocrazia maiala.<br />
<strong>10 al Piero BUCCHI</strong> che non fa una piega se la gente ancora non si è convinta che è davvero lui l&#8217;uomo per la resurrezione della cara Olimpia che ha lasciato tutti i fantasmi in via Caltanisetta e ora brinda sull&#8217;autostrada del Sole, si apre all&#8217;America dove certo sanno tutto delle minors milanesi, si espande ballando con le stelle e può pensare davvero al secondo posto avendo resistito alle epurazioni invernali che volevano in tanti.<br />
<strong>9 a Allan RAY</strong> perché se da Boston ci avessero fatto sapere prima che il ragazzo amava le città d&#8217;arte, ma quelle un po&#8217; meno dispersive di Roma, quelle dove esistono società che sanno fare stare al caldo i loro campioni, allora ci saremmo risparmiati tante domande assurde sui peana Sky, avremmo forse salvato il metabolismo del povero <strong>Repesa </strong>già messo a dura prova da certi nazionali croati in fuga come il Bagaric a cui nessuno sembra voler chiedere cosa ci fa in una squadra piena di peccatori.<br />
<strong>8 a</strong> <strong>Joe SMITH</strong> la più bella realtà nel sistema biellese di Luca Bechi. Lo preferiamo a Gist, che pure elettrizza quando non fa incazzare, non lo consideriamo neppure parente di Gaines, mentre è sicuramente la guida per Jerebko, forse anche il modello da imitare per Spinelli, Garri e l&#8217;Aradori a calza lunga.<br />
<strong>7 a Zare MARKOVSKI</strong> per essersi pentito in tempo quando voleva fare fuori <strong>Williams</strong>, che in silenzio sta risalendo la montagna e potrebbe trovarsi anche nel giardino play off dopo averne viste e sentite di tutti colori.<br />
<strong>6 a Sani BECIROVIC</strong> che sembra aver ritrovato almeno la salute per la consolazione del povero <strong>Nando Gentile</strong> che non scherzava davvero quando faceva Amleto perché guidare quella Roma dove non sai mai con che tipo di giocatori hai a che fare, con che tipo di società devi muoverti, insomma essere sopra questa onda non è proprio facile per un esordiente come potrebbero spiegare altri ex campioni che hanno cercato subito la bella panchina con il rischio zeru tituli.<br />
<strong>5 a Dino MENEGHIN</strong> se si fa prendere dall&#8217;ansia adesso che lo tirano tutti per la giacchetta, adesso che molti fingono di non avergli fatto certe promesse, adesso che tutti sembrano distratti perché il santo è stato gabbato nella festa elettiva dove la tribù della schiena dritta ha mandato i suoi vassalli convinta che poi avrebbe potuto rientrare dalla finestra, magari una Lega, femminile o quasi. Tenga duro e dica a voce alta come stanno le cose, subito, senza aspettarsi consigli da chi è già mal consigliato.<br />
<strong>4 a Valentino RENZI</strong>, nuovo reggente della Lega, perché pensavamo che avrebbe ridato una logica alle nottrune del basket e se è nel gruppo di quelli che chiedono visibilità, lontano dalla ricchezza di una parabola e di un decoder Sky come dice il <strong>Bianchini </strong>che cambia sito, ma non lo dice, allora dovrebbe essere anche nella dozzina di teste pensanti che hanno compreso l&#8217;importanza della carta stampata, perché se si andrà avanti nel conflitto presto le redazioni avranno soltanto esperti Nba, come del resto succede anche adesso, perché i direttori che danno pagine al poker se ne fottono se voi cestomanti siete alla ricerca del pallino con la lente dei poveri.<br />
<strong>3 al giovane SANDRI di Treviso</strong> perché vedere un giocatore di scuola italiana che difende sul serio, che usa gambe e braccia e non beve di tutto, non dice troiate su tutto, vederlo aiutare anche compagni che neppure sprecano la voce per avvisarlo che lo aspetta un posto di blocco, fa venire il dubbio che se hai buoni tecnici nelle giovanili è molto meglio che urlare alla luna americana dei barlafus che impestano uno spogliatoio come diceva il Galleani prima di mandare al diavolo i fenomeni che lo irridevano guardando le loro statistiche e fregandosene della retrocessione imminente. Troppo virtuoso e di talento questo ragazzo per essere veramente nostro.<br />
<strong>2 al galletto HACKETT</strong> che ha deciso di entrare nelle scelte Nba anche se tutti gli dicono che sarà da secondo giro, uno da rivedere nelle kermesse estive. L&#8217;Italia ne ha bisogno, prima la nazionale poi il campionato, perché non accettare questa come scuola di vita? Aiutatelo a non sbagliare.<br />
<strong>1 al crudele FACCHINI</strong> che ha colpito con il solito anatema il povero <strong>Giorgio Buzzavo</strong> che brontolava nella buca del suggeritore al Palaverde. Un mese di squalifica, molto più di quello che tocca alle bestie lanciatrici, a chi usa fischietti, a chi entra in campo per sputare i minacciare. Va bene assecondare un bravo arbitro, ma non un bravo e basta.<br />
<strong>0 a Mario BLASONE</strong> per aver accettato l&#8217;ibrido friulano, lui che sa come vanno le cose del mondo, lui che era al corrente delle risatine ghiacciate quando furono altri a proporlo come senior assistant, lui che dovrebbe avere la libertà di parlare con Snaidero per spiegargli che il futuro non è nella fuga, ma nella costruzione solida in una regione dove con i disastri di <strong>Gorizia</strong>, i tentennamenti di <strong>Trieste</strong>, ci fanno dimenticare che la culla vera dei talenti era proprio quella. Anche questo sarebbe un caso da discutere in una Federazione dove il professionismo si discute con i professionisti e dove gli eterni volontari del pennino devono assolutamente farsi carico delle regioni estinte, cercando di rimettere pianete dove un tempo c&#8217;era aria buona.</span></p>
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		<title>Ricordate i &#8220;perdentoni&#8221; di Seragnoli? Quelli delle dieci finali su undici?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a title="adriano" href="http://www.flickr.com/photos/scrambler450/2436356912/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2353/2436356912_61d3524e90.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span><strong>OSCAR ELENI</strong> <strong>dal castello Dal Pozzo, borgo di Oleggio,</strong> zona di <strong>Arona</strong>, per la rimpatriata dei maturi baskettari che si coccolano come succede adesso nei bar di Tokio dove hanno lanciato la moda dell&#8217;aperitivo con il gatto che ti fa le fusa. Al cat bar di Oleggio Castello è un trionfo per anime candide che ancora si sentono al centro dell&#8217;attenzione e, come una volta, pensano che la tua prostata regga, come del resto la dentiera, o la memoria, a qualsiasi abbraccio, ad ogni richiesta che vada oltre il &#8221; ci si rivede presto&#8221;. Il <strong>vescovo Corsolini,</strong> sempre disperato per non essere ancora entrato nella congrega dei prelati canaglia di <strong>Dante Gurioli</strong>, è così affettuoso, così divertente, ma questo è nel suo stile, anche quando si sente un caro estinto, da rimetterci tutti in marcia intorno al sacro totem del basket che era, che è, che per noi sarà così anche domani mentre le armate del nuovo movimento Farenheit gireranno con il lanciafiamme per bruciare tutto meno le statistiche che di un giocatore dicono la stessa cosa dei cartelli che al mercato si usano per vendere anche carne non di prima scelta. Festa grande che torna a coinvolgere<strong> Dino Meneghin</strong> accarezzato contropelo non tanto come presidente federale, soprattutto adesso che senti l&#8217;eco nella valle degli infami, dove già cominciano a parlarne maluccio, ma per il suo essere uomo di basket, uomo tutto di un pezzo che ancora non immaginava di dover discutere sulla vile moneta, quella che dalle tribuna arriva in testa ad un giocatore. Succede nel <strong>derby di Bologna </strong>dove la <strong>Virtus </strong>vince all&#8217;ultimo secondo, avendo dominato per quasi tutti gli altri secondi della partita salvo farsi prendere per la gola da una <strong>Fortitudo</strong> che prova a ribellarsi adesso che non trovi più uno dei cagnolini che andavano al Pavaglione per parlare dei perdentoni di<strong> Seragnoli</strong>, quelli delle <strong>10 finali su 11 campionati</strong>, quelli della grande Europa, quelli che erano qualcuno in una città dove gli altri, <strong>la grande Virtus porelliana</strong>, la super Virtus cazzoliana, non potevano mai sentirsi tranquilli se capitavano nella contrada dell&#8217;<strong>Aquila</strong>, perché quello era il mondo dei canestri dove si costruiva ogni giorno qualcosa, arrivando, purtroppo, a costruire anche le torri da dove, adesso, si lanciano anatemi e monete<span id="more-780"></span> senza sapere quello che si dice, senza sapere quello che si fa, senza rendersi conto che se non torna ad essere la squadra al centro di tutto, se i protagonisti non sono dentro al campo, allora si può arrivare a confondere le cose, a sentirsi davvero importanti pur non essendolo, ad avere certa gente dove un tempo c&#8217;era una splendida corte di creativi.</p>
<p>Meneghin e il soffice abbraccio con il <strong>marchese Dal Pozzo</strong>, la camminata rigenerativa dove ha ritrovato amicizia, cani randagi bagnati, ma felici, divertimento, ironia, cominciando dal tavolo di <strong>Vitolo, Duranti, Baldini, Albanesi,</strong> di milord <strong>Morelli</strong>, arbitri che stanno bene con quelli che erano le loro &#8220;vittime&#8221;, i grandi attori di un grande teatro dove pure loro erano principi.<br />
Isole della felicità, isole dove si cantava anche sotto la pioggia. Un castello da fiaba dove la carne troppo dura sembrava persino morbida. Isole. Roma da <strong>Falcomer a Spinetti e Albanese</strong>. Bologna. Bello rivedere <strong>Lombardi </strong>in mezzo a <strong>Giomo e Pellanera</strong>, sentire <strong>Gemignani</strong> parlare con l&#8217;artista Conti. Poi <strong>Varese</strong>. Meneghin e <strong>Flaborea</strong> con lo stesso calice di rosso speciale servito dal Magnoni che ha ricordi divertenti per tutti anche per le mogli tigre. Isola canturina. <strong>Recalcati, Merlati e Frigerio </strong>da una parte. Masocco a metà strada con i dorati &#8221; straccioni&#8221; del cavalier Milanaccio che si sentiva ringiovanire dopo aver ritrovato <strong>Mauri, Ossola, Vescovo</strong>, persino <strong>Zanatta, Gamba</strong>, il professor <strong>Guerrieri</strong>, tutto il mondo portato al castello da <strong>Cino Marchese,</strong> che aveva gli occhi brillarelli seguendo Stefano Olivari davvero deciso a scrivere un libro sulla Milano stracciona, la splendida <strong>Milano di Joe Isaac</strong> che al castello ha ritrovato la gioia degli anni in cui non gli dicevano che il fumo o il vino fanno male come potrebbe testimoniare il baipassato Flaborea. Poi il pianeta Milano, con la <strong>Pierisa Pieri</strong> che guida la rumba al 48° anno di matrimonio con Gianfranco che accarezza le tigri delle scarpette rosse, dall&#8217;ortopedico Velluti, che ai suoi tempi saltava oltre i due metri senza l&#8217;ispirazione tautata, al <strong>Nane Vianello</strong> che ogni tanto lascia la Polinesia, da <strong>Vittori </strong>che, come <strong>Guido Carlo Gatti</strong>, arrivato puntualmente in ritardo, e appunto il Zago tenuto a freno dalla Milly che non vuole vederlo troppo coinvolto, troppo commosso, troppo risentito per le cose che vede e che non gli piacciono, aveva due barche gloriose sulle quali salire e brindare, come del resto<strong> Giancarlo Sarti</strong>, <strong>Toto Bulgheroni </strong>o Barlucchi, magari lo stesso nane e lo stesso Lombardi. Ricordaseli tutti non è facile, anche se Raffaele, adesso che non ha più capelli, ce lo teniamo nel cuore nel dovuto omaggio alla grande scuola livornese, anche se <strong>Natale Redaelli,</strong> il massaggiatore che parlava ai cavalli bradi dell&#8217;Onestà in tutte le sue versioni, resterà per sempre il magico compagno di grigliate senza fine, senza oboli da versare alla nobiltà dei castellani come diceva ridendo alla sua maniera al tigre Mauri che ha trovato in <strong>Gorizia</strong> la felicità e il vino buono.</p>
<p>Bel raduno di combattenti e reduci con i padovani di Varotto che scoprivano in Flaborea il vero testimone per le giornate in cui il professor<strong> Nikolic </strong>ti portava alla fonte del benessere fisico e mentale, delle ore in cui riusciva a convincerti che se eri proprio stanco non ci sarebbe stata cura migliore di un allenamento supplementare. E&#8217; sempre stato così, strano che oggi qualcuno non se ne accorga. Magari a Roma dove hanno scoperto che conveniva metterlo in cascina il fieno invece di sfogarsi per dimostrare che i colpevoli stavano fuori e non dentro il campo, sì anche <strong>Allan Ray</strong> nuovo custode dei diamanti di Ferrara grazie all&#8217;affetto che era mancato nella capitale dove si sono dimenticati quello che era la Roma dei Costanzo e della Stella Azzurra, della Lazio di Cafiero Perrella, costruendo qualcosa che appare bello solo se lo guardi da lontano e lo diciamo a quelli che, giustamente, considerando gli artigli di <strong>Attilio Caja</strong>, rimpiangono persino le mezze stagioni del dopo<strong> Bianchini</strong>. Meneghin e la sua gioia autentica, lontano dai pettegoli che lo calunniano spiegando che non ha ancora capito come ci si muove nella corte federale. Poveri fessi. Lo sa benissimo. Ve lo aveva detto, ma le sorprese non mancheranno perché capisce anche lui che in Lega non possono essere felici se vanno i valvassori dei comitati, gente che non sa davvero cosa sia un club professionistico. Era una mossa per far capire che non sarà facile accontentare tutti. Ma loro, i pettegoli, non se ne sono resi conto.</p>
<p>Per fortuna ci ha pensato Sky a mettere insieme Meneghin e Valentino Renzi, ad aprire il dialogo anche se la vile moneta di Bologna ha ridato al presidente la velenosa scarica della moneta di <strong>Pesaro </strong>dove lui non si alzò, per tornare a giocare come Terry, perché aveva deciso che dopo tanti sputi, insulti, ingiustizie, quello doveva essere un momento definitivo di chiarificazione: se un cretino, un delinquente lancia monete e i vicini non lo prendono e lo buttano giù dalle tribune, se non si denuncia subito, se non si prendono le distanze anche da qualche giocatore che gira intorno all&#8217;avversario colpito urlando che è soltanto una magnifica scena, allora avremo le schifezze che un tempo rendevano famosa soltanto la Grecia, dove oggi si sono emancipati e usano il laser per colpire, una vergogna non punita nel calcio e tollerata anche dal basket come vi potrebbero dire i giocatori di <strong>Siena </strong>e <strong>Real Madrid</strong>.<br />
A proposito di Eurolega non riusciamo a capire perché si punti tanto sul ruggito del popolo mensanino: la squadra di <strong>Pianigiani</strong> deve soltanto stare bene fisicamente e giocare il suo basket che è migliore rispetto a quello cavilloso del <strong>Zelimir Obradovic</strong>, certo confuso da tanti talenti che pensano soltanto al loro guadagno personale e parlano invece di correre. Siena non lo fa, non lo permette a nessuno. Ma potrebbe non bastare perché, ripetiamo, al completo non ci sarebbe stata angoscia, ma, così, è dura, durissima. Restando in Europa diciamo che nella finale di Uleb cup a Torino portiamo una bella <strong>Benetton </strong>ricostruita con la passione di un tempo, seguendo le strade che avevano fatto di Treviso la palestra del pensiero forte nel basket europeo, anche se nessuno può prendere per buona la partita di <strong>Pesaro</strong> perché la Scavolini era rimasta fuori dall&#8217; arena, seduta sulla spiaggia dove chi ricorda dovrebbe accendere lo spiedo, chiedendo scusa a <strong>Carlton Myers </strong>per un così triste compleanno, per i 38 anni di un capo indiano che ha avuto al seguito le grandi tribù del nostro basket.<strong> </strong></p>
<p><strong>LE PAGELLE</strong> adesso per far sfogare la prostata traditrice che è in quasi tutti noi:<strong> </strong></p>
<p><strong>10 al GRUPPO GENOVA</strong> che ha cresciuto con vero amore per il basket il marchese Vittorio Ciccio Dal Pozzo, mettendogli sulla pelle nobile e candida le ruvide maglie dell&#8217;Italsider, della Saiwa e del CUS che troverete nella teca dell&#8217;albergo castello. Con loro ha scoperto una felicità nuova e il raduno di Oleggio, come direbbero Parodi e Masnata, è andato bene anche con l&#8217;aggiuntina.<strong></strong></p>
<p><strong>9 a Luca CORSOLINI e Mario BONI </strong>di gran lunga la più divertente coppia dei telecronisti utilizzati da Sky nella giornata dedicata al basket, nella domenica che speriamo di avere anche in futuro, soprattutto se ci saranno dei ribelli nella pasticceria di casa Murdoch.<strong> </strong></p>
<p><strong>8 a  Allan RAY</strong>, ma forse dovremmo dire alla <strong>FERRARA di Mascellari, Crovetti e</strong> <strong>Valli</strong>, per aver dimostrato che anche un piccolo pavone può diventare gallo da combattimento se trova il posto giusto e i compagni che gli fanno credere di essere una sfortunata vittima del sistema che lo ha bocciato a Boston e Roma.<strong> </strong></p>
<p><strong>7 alla coppia ROCCA-VITALI </strong>che sembra essere splendida e splendente nel giardino senza spine, o senza rose?, di Piero Bucchi, una coppia che ha dato a Milano la quinta vittoria consecutiva, un record nei tempi moderni ovviamente, un piccolo primato, ma sempre qualcosa, un duo che potrebbe funzionare bene in Nazionale anche se sul Mason ci è stato detto che non è possibile contare in tornei dove si gioca ogni giorno. Peccato. Ci hanno detto la stessa cosa di Stonerook. Peccato. Ci hanno detto la medesima cosa per altri infortunati eccellenti, peccato,ma l&#8217;estate è lontana.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>6 a  Marcelino HUERTAS</strong> l&#8217;unico della Fortitudo che si è preso insulti dal primo giorno, quando non riuscirono a tesserarlo in tempo, che non andava bene agli americani di turno, l&#8217;unico che nel derby ha fatto seguire i fatti alle promesse aspettando invano che gli italiani del gruppo arrivassero in soccorso. Certo la fede aiuta, certo serve un mezzo miracolo per la salvezza, ma se tutti i conti saranno fatti bene, se ogni dolore sarà pagato al tempo giusto, direbbe Pancotto, allora ci sarà la purificazione e forse l&#8217;anno prossimo tutto sarà sotto altre stelle.<strong></strong></p>
<p><strong>5 all&#8217;ULEB</strong>, e <strong>per conoscenza alla FIP</strong>, che non ha fatto una piega per lo scandalo di Atene. Non stiamo parlando dell&#8217;arbitraggio infame, ma dei laser che andavano a colpire negli occhi i giocatori al momento del tiro. Vergogna come chi usa i fischietti per mandare in confusione arbitri e giocatori, come chi lancia monete per farci capire in quale caverna si dovrebbero giocare certe partite.<strong></strong></p>
<p><strong>4 alla GIUDICANTE</strong> che non sembra pentita per essersi presa 40 giorni prima di mandare all&#8217;inferno una stagione e non soltanto quella della Fortitudo o di Montegranaro. Adesso tutti fingono di aver ritrovato uno stile, dal Tony Manero della Sutor all&#8217;orco delle Aquile, ma la verità è che siamo in piena bufera e davvero non sappiamo cosa sarebbe successo se il derby non lo avesse vinto la Virtus del ferito Terry.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>3 al malvagio Nino PELLACANI </strong>che ha sempre un occhio di riguardo per questa rubrica, ma non rinuncia a punzecchiare la squadra, cercando di stuzzicare l&#8217;invidia adesso che Lorenzo Sani è tornato a parlare con noi persino di basket. Ci sembra la stessa tattica che nel tempo ha tormentato tante squadre. Cominciano dalle sbandate in curva i dolori di chi non vuol saperne di essere uno e pretende di essere un numero uno. Attenzione, la nota non ha motivi di ripicca personale anche adesso che devi stare in coda davanti alla Fiera milanese del fumetto dove Pellacani, Ragazzi e Iacopini saranno sicuramente fra i più applauditi collezionisti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2 al portento JENNINGS</strong> che davanti a Denny FERRY, uno che a Roma hanno amato, che davanti al manager di Cleveland, ha sbagliato partita ed atteggiamento riportando Roma nella strana isola dove tutti fingono di non capire e che certo non riusciranno a far capire a noi che da questo cimitero degli elefanti salutiamo <strong>Piero Mei.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1 all&#8217;ARMANI</strong> che ha scelto il silenzioso distacco dalla sede Liberty di via Caltanisetta. Un dolore per tutti. Una tristezza che al castello Dal Pozzo ci ha tenuto più uniti perché in quelle camere al primo piano hanno dormito e vissuto uomini entrati già nella casa della gloria, perché meritava una messa solenne quella palazzina decentrata che serviva a<strong> Franco Grigoletti</strong> meglio del Tom Tom, perché lui non riusciva ad orientarsi, lui di Rovereto, lui abitante a Monza, lui che lavorava al Giorno nel cuore di una certa Milano, se non passava dalla sede dove ora è rimasta solo polvere di stelle, quella che intossicava il Bulleri tornato a vivere nella Marca odorosa, per uno strano incorcio al quarto-quinto post dove lui, sotto contratto con Milano, sarà l&#8217;uomo fantasia della Benetton che ha gli ha concesso la chiesa per la penitenza.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>0 a Pervis PASCO</strong>, <strong>e per conoscenza alla Lega</strong>, per la fuga dal campionato, per aver lasciato Rieti quasi senza niente. Certo un professionista ha il diritto di essere pagato puntualmente, certo un giocatore deve avere certezze, ma in questo caso ci sembra anche giusto chiamare in causa la Lega perché è fin troppo evidente, soprattutto per chi ha perso contro la Solsonica, che il campionato è già da considerarsi falsato. Quando si pensava ad un torneo senza retrocessioni si aveva in mente questo quadro senza i colori del vile denaro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Potete continuare ad amare il basket anche senza sapere cos&#8217;è un pick and roll</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 11:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vivo proprio tra le nuvole. O in un altro mondo. Fate un po&#8217; voi. Ho scoperto solo oggi che <strong>Franco Montorro</strong> non √® pi√π il direttore di Super Basket. Ne ha dato l&#8217;annuncio quasi due mesi fa. Non me ne ero assolutamente accorto. E&#8217; grave? Forse s√¨. Oscar Eleni lo chiamava Monthorror: evidentemente non gli andava a fagiolo. Io non posso dire altrettanto. Al contrario. Franco mi¬†ha fatto scrivere su <strong>Super Basket</strong> quando tutti gli¬†chiedevano se sapeva che si tirava in casa un matto pericoloso. Compreso<a class="flickr-image" title="Some Basketball Game" rel="flickr-mgr" href="http://www.flickr.com/photos/40646519@N00/2230256310/"><img class="flickr-medium alignleft" style="border: 1px solid black;margin: 3px" src="http://farm3.static.flickr.com/2055/2230256310_08e04ea5a1_m.jpg" alt="Some Basketball Game" width="240" height="158" /></a> qualche suo¬†(misero) sottopancia che¬†pensava, e ancora pensa,¬†di¬†far ridere: forse i polli, ma probabilmente neanche quelli. Per due anni mi sono divertito: avevo la mia settimanale rubrichetta (Peanuts),¬†carina dicevano,¬†in pi√π¬†andavo a bussare alle porte dei potenti¬†(o ex) del basket e li intervistavo a modo mio. O forse come solo piaceva a me.¬†Non guadagnavo male: centomila lire (pulite) a pezzo. Che mi andavano per√≤ spesso tutte in spese.¬†Ma volete mettere la libidine di farmeli tutti? O quasi.¬†Dal buon <strong>Gilberto Benetton</strong> a <strong>Walter Scavolini</strong>, da <strong>Claudio Toti</strong> all&#8217;avvocato <strong>Pierluigi Porelli</strong>. Solo <strong>Giorgio Seragnoli</strong> disse prima s√¨ e poi no.¬†Ma l&#8217;Emiro era l&#8217;Emiro. Mi sarebbe piaciuto chiedergli se era vero¬†di quella volta che, se non sbaglio nel maggio del 1998, la sua <strong>Fortitudo</strong> perse¬†3-2 la sfida dei playoff-scudetto con la Virtus di¬†<strong>Messina, Danilovic, Savic e Rigaudeau</strong> e lui scomparve per tre giorni e tre notti. Si disse che li pass√≤ barricato in una camera d&#8217;albergo a Rimini. Solo e disperato. Senza contatti col resto del mondo. Macerandosi a¬†domandarsi perch√® Dominique Wilkins e Carlton Myers avessero potuto fargli un torto simile. Lo ritrov√≤ la sorella. Ma forse √® soltanto una leggenda metropolitana. Anche se mi piace ancora pensare che sia andata proprio cos√¨: il ricco Emiro che si strugge¬†per le pene d&#8217;amore¬†che gli aveva¬†dato l&#8217;infedele¬†Teamsystem di <strong>Pero Skansi</strong> e <strong>Gregor Fucka</strong>. Montorro tifava Virtus¬†ovviamente. E io Fortitudo.¬†Ma si riusciva ad andare<span id="more-358"></span> d&#8217;accordo lo stesso. Anche in tiv√π. Poi¬†un¬†giorno mi disse a malincuore che forse era meglio lasciar perdere. Su Super Basket¬†leggevano solo le mie stronzate, mi spieg√≤, ed un paio di suoi redattori, istigati dalla Banda Osiris, se ne erano lamentati anche con l&#8217;editore. Mass√¨. Ognuno per la sua strada. Cosa faccia Franco oggi non so, ma lo sapr√≤: √® mio amico su Facebook e quindi non mi sar√† difficile contattarlo. Ovviamente chattando.¬†Se poi vuole gli dar√≤ anche ospitalit√† su questo blog. Dove l&#8217;invidia non esiste¬†e c&#8217;√® la libert√† (assoluta se garbata)¬†di non pensarla tutti in eguale modo. Per esempio¬†credevo che delle tre squadre italiane impegnate tra mercoled√¨ e gioved√¨ nella Top 16 di Eurolega il compito pi√π¬†difficile lo avesse Milano.¬†Che invece¬†ha vinto. Mentre Siena e Roma¬†sono¬†cadute. E neanche in piedi. D&#8217;accordo, a Zagabria gli arbitri (guarda caso due spagnoli) hanno infierito sul <strong>Montepaschi</strong>, specie con <strong>Sato </strong>e <strong>Eze,</strong> ma per una volta Pianigiani ci ha messo¬†del suo esagerando con <strong>Kaukenas </strong>e dimenticandosi <strong>Carraretto</strong>. Pu√≤ succedere, ma non dovr√† pi√π capitare. Se non a Mosca col Cska. Altrimenti, te li do io i quarti di finale.¬†Peggio ancora sta la <strong>Lottomatica </strong>che ha gi√† un piede (e mezzo)¬†nella fossa: perdere del resto la prima in casa con¬†Malaga, e magari anche con onore, ma questo lo pensa solo <strong>Franco Casalini</strong>, √® in Eurolega¬†comunque un peccato mortale. L&#8217;uno su tredici al tiro di <strong>Sani Becirovic</strong> √® stata invece sabbia nei miei occhi¬†che stravedono per lui.¬†E passi. Ma pi√π ancora √® stata¬†pietra al collo di una Roma gentile che troppo tardi si √® tirata su le maniche in difesa quando cio√®,¬†nell&#8217;ultimo quarto, si √® stufata di averle prese di santa ragione. Infine <strong>l&#8217;Armani:</strong> dopo il Cska di <strong>Ettore Messina</strong> ha messo in croce un&#8217;altra big d&#8217;Europa: l&#8217;Olympiacos dell&#8217;omerico, stupendo Yannakis. Eppure mi √® ugualmente difficile pensare in positivo perch√® ancora non mi fido di una squadra che improvvisa moltissimo, esagera nel tiro da tre punti, non ha sicuri punti di riferimento costanti, ma almeno ci mette un sacco pi√π di cuore e non fa pi√π finta di difendere. Mancava<strong> Mordente</strong>. Eppure <strong>Bulleri </strong>ha visto il parquet con il binocolo. A conferma che meno gicatori ha <strong>Bucchi </strong>da far ruotare meglio gli riescono i cambi. O no? Dimenticavo: magari lo avrete senz&#8217;altro gi√† saputo, ma il nuovo direttore di Super Basket √® <strong>Claudio Limardi</strong> che ha cambiato molto, e non solo¬†la grafica, del giornale fondato da <strong>Aldo Giordani</strong>. Se in bene o in male, lasciatemi vedere qualche altro numero e poi vi sapr√≤ dire. Intanto l&#8217;edicolante mi ha servito a casa SB¬†alle otto del mattino di mercoled√¨, ovvero ventiquattr&#8217;ore almeno prima del solito.¬†Per√≤ c&#8217;√® anche la solita intervista a <strong>Pozzecco</strong>: uffa, che barba!¬†E a Luca <strong>Vitali </strong>che scimmiotta <strong>Mourinho</strong>.¬†Mancano sempre le rubriche, perch√® no di satira e costume. Cos√¨ come non guasterebbe un cicinin in pi√π di gossip¬†e di prezzemolo. Ma nella redazione di Castel Maggiore, tra parentesi Bologna,¬†mi d√† l&#8217;idea che si rida sempre poco e che qualcuno continui a prendersi ancora troppo sul serio. Ragazzi, scrivete di basket, non d&#8217;alta finanza. E se anche, caro il mio direttore,¬†il pick¬†and roll resta per me un normalissimo dai e vai che il <strong>Paron Zorzi</strong> insegnava alla Misericordia¬†senza aiutarsi a nessuna lavagnetta di Sky:¬†tranquillo, continuer√≤ a vivere beato capendone volentieri sempre poco e meno di basket&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=f" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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