OSCAR ELENI in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le cadute sul ghiaccio di Carolina, le cadute di stile verso l’angelica Kostner del presidente Petrucci, il numero uno del Coni che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In Canada ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con Sandro Gamba, poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i “suoi uomini” dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero Maifredi che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. Venuta l’ora d’abbandonare West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. Succede anche nel piccolo mondo del nostro basket dove nel pensatoio per la riforma campionati Read The Full Story…
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OSCAR ELENI


Ho una grossa sorpresa chiusa a chiave nel cassetto, ma non aprir√≤ il cassetto prima di luned√¨. Altrimenti di che cavolo di sorpresa potrei parlare? Lapalissiano. Non la svelerebbe nemmeno Jacques Chabannes, signore de La Palice ed eroico maresciallo francese caduto in battaglia (Pavia, 1535),¬†al quale i soldati dedicarono una canzoncina che faceva pi√π o meno cos√¨: “Un quarto¬†d’ora prima della morte era ancora in vita”.¬†Tempo al tempo.¬†Sorprendentemente invece Milano ha perso ancora.¬†E per due volte di fila in casa.¬†Prima con l’Efes e poi con Montegranaro. Ma se la¬†sconfitta in Eurolega ci pu√≤ forse, sottolineo forse,¬†anche stare, quella con¬†la Premiata di Alessandro Finelli non √® spiegabile nemmeno dalle assenze di un ex come Luca Vitali o di Massimo Bulleri o di Pape Sow, il¬†due e otto di¬†Dakar che non viene da Parigi, ma dalla Polonia (Sopot).¬†Ma c’erano Sangar√®, Thomas, Hawkins, Hall, Rocca, oltre a Mordente, Katelynas e Beard. Insomma quanto¬†sarebbe dovuto bastare per sculacciare i ragazzini del caro vecchio¬†Garris,¬†trentaquattro marie,¬†71 punti realizzati in due stagioni Nba (Denver e Orlando), ripudiato due anni fa dalla Milano dei Corbelli e dei Natali. Ieri sera a Belgrado¬†il buon Mason Rocca non¬†ha nemmeno messo il naso sul parquet e Yohann Sangar√® ha giocato con 38¬∞ di febbre, eppure dopo un quarto d’ora di partita quasi perfetta (sul pi√π 23) mi sono illuso che l’Armani potesse tornare a vincere dopo quasi un mese d’abbondanti vacche magre. E invece ci ha pensato Mike Hall nel finale a consegnare¬†la vittoria al Partizan sull’ennesimo piatto d’argento. Ora leggo che anche dalla Serbia sono arrivati segnali incorraggianti per¬†il futuro della squadra del secondo stilista pi√π ricco del mondo¬†(dopo Ralph Lauren) e il quarto (uomo) pi√π ricco del Belpaese. E ancora che l’ennesima sconfitta dei giovanottoni di Pierino Bucchi, per quanto amara, √® stata comunque confortante. Sar√† anche cos√¨. Per√≤ scusate se insisto, ma dall’Armani di Armani