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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; roma</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Il calcio idealmente amputato delle mani</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 17:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sarti poeti e navigatori]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                         di FRANCESCO SARTI      
A cosa servono le mani, cantava Umberto Tozzi. Risposta facile, almeno nel lessico calcistico degli ultimi anni: a rovinare il gioco, a spezzare l’incantesimo. Qualunque purista della disciplina, oggi, non avrebbe alcun dubbio nel sostenere che le mani sono le reali colpevoli di ogni frammentazione, rallentamento o più genericamente fastidio di una partita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong>      </p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>A cosa servono le mani, cantava Umberto Tozzi. Risposta facile, almeno nel lessico calcistico degli ultimi anni: a rovinare il gioco, a spezzare l’incantesimo. Qualunque purista della disciplina, oggi, non avrebbe alcun dubbio nel sostenere che le mani sono le reali</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">colpevoli di ogni</span> <span style="text-decoration: underline;">frammentazione</span></strong>, rallentamento o più genericamente fastidio di una partita. Ergo, non basta più accontentarsi di vietarle, vanno letteralmente abolite, e i loro proprietari (cioè i giocatori) <strong>idealmente amputati</strong> di quell’appendice inessenziale. <strong>Si è cominciato dai portieri</strong>, i soli per regolamento a poterle usare (anche se non tutti se ne fidavano: Higuita, per esempio, preferiva mettersi pericolosamente in verticale e respingere coi polpacci, nella celebre<strong> mossa dello scorpione</strong>), ai quali è stato impedito di avvalersene per afferrare il pallone sul passaggio all’indietro di un compagno,<strong> onde evitare</strong> le stucchevoli meline. Il risultato è che tuttora, su qualche disimpegno difensivo, si assiste a precipitosi e salvifici calcioni dell’estremo difensore per allontanare lo scomodo ospite rotondo. Salvo che &#8211; puro sadismo della regola &#8211; gli sia <strong>appoggiato di testa o di petto</strong>, purchè di prima: dunque, via ai contorsionismi del centrale di turno, costretto ad arrangiare il bello stile nonostante invincibili rozzezze costitutive. Ma <strong>l’integralismo del piede si è spinto</strong> molto più in là. Oramai, ogni volta che un attaccante scende sulla fascia laterale, il relativo marcatore, anziché dimenarsi per andare a contrastarlo, se ne sta a rispettosa distanza, <strong>gambe piegate e mani dietro la schiena</strong>, per evitare che il cross, malauguratamente, possa colpirgli un braccio. In pratica,<strong> una posizione da condannato a morte</strong>.</p>
<p><strong>La regola, ovviamente, ha dato luogo a situazioni drammatiche. Restando alla cronaca recente</strong>, a Pepe è capitato di causare un rigore perché, saltando in area su una punizione della Roma, si è protetto col braccio, <strong>evitando colpevolmente di metterci il naso</strong>, ancora lecito per stoppare. Aronica invece, in una sorta di simbolica protesta a favore dell’arto discriminato, <strong>ha inscenato un vero capolavoro</strong> plastico nella partita contro il Milan, intervenendo a due metri dalla propria linea di porta <strong>con un tuffo a metà</strong> strada tra un salvataggio nella pallavolo e il salto dal quinto piano di un<strong> suicida</strong>. Ma il vero trionfo del <strong>nuovo capro espiatorio</strong> è senz’altro la vergognosa prassi, invalsa da qualche tempo tra i giocatori, di ricattare moralmente l’arbitro quando pensano (o vogliono far credere) di aver subito un fallo. <strong>Basta un accenno di sgambetto</strong> dell’avversario diretto ed ecco che la vittima, perso l’equilibrio, non trova di meglio che gettarsi a capofitto sul pallone per abbrancarlo con le mani,<strong> neanche dovesse andare in meta</strong> contro gli All Blacks. Sono anzi persino grottesche certe correzioni in volo della caduta, con consapevoli rischi per la già <strong>minata incolumità</strong>, soltanto per mettere il direttore di gara di fronte al terribile dilemma: accordare, sacrosantamente, la punizione, o fischiare, <strong>cinico e baro</strong>, il male assoluto, ossia appunto il fallo di mano? Perché sì, è passato un quarto di secolo dalla mano di Dio di Maradona ma, come prova<strong> la smorzata a cinque dita di Henry</strong> che ha spedito la Francia ai Mondiali in Sudafrica, le mani vanno sempre di moda. Per questo oggi si è capaci di discettare delle buone mezz’ore sulla volontarietà o meno del<strong> tocco</strong>, sul braccio allineato o meno al corpo, sulla naturalezza o meno del movimento che ha provocato<strong> l’inghippo</strong>. E giù coi ralenti, e giù con gli ingrandimenti. Tanto che appare davvero ingiusto che <strong>nella pallavolo</strong>, dove si usano quasi solo le mani, si sia bizzarramente permesso di <strong>colpire la palla anche con i piedi</strong>. Come se ne avessero bisogno.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=e" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Hawkins deve solo ringraziare Mozart</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma. Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma.</span></strong> Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei una sola buona ragione. Con la città del Palio si è lasciato bene e col Montepaschi ha vinto finalmente a giugno quello scudetto che invece a Roma e a Milano aveva perso nelle due precedenti finali. Né il Falco di Washington può avere il dente avvelenato con Siena perché <strong>Ferdinando Minucci non l’ha</strong> <strong>fatto prigioniero: all’Armani</strong>, più che in verità nel Montepaschi, è diventato un pass par tout micidiale per aprire le difese avversarie, specie se non sono chiuse a doppia mandata come quelle della Lottomatica dell’Ecumenico. Piuttosto <strong>Hawkins ce l’ha con Roma</strong> e col suo presidente, Ciglione Toti, che non l’hai mai tenuto in palmo di mano. E non l’ha nascosto né prima, né durante la sfida di domenica al Forum. Al contrario ha prima confessato a Sky che nella capitale non c’era, e quindi non c’è, “una perfetta organizzazione ai vertici” e poi, una volta sceso in campo, <strong>ha preso d’assalto la Lottomatica</strong> con un tale furore che sembrava sul serio avesse con Roma un conto in sospeso. E comunque, t’amo o non t’amo, credo che Treccina abbia solo da <strong>ringraziare Siena e in particolare Pianigiani </strong>che in un anno gli ha fatto fare un bel salto di qualità e conseguentemente di categoria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non me ne vogliano Messina e Scariolo, di cui ho una stima infinita, ma credo che Mastro Simone sia, oggi come oggi, il miglior allenatore italiano al punto che i boyscout della Nba, se non si fossero addormentati cercando con il lanternino del talento in Niccolò Melli</span></strong> che, se c’è, è ancora molto in fieri, sono sicuro che avrebbero già consigliato per esempio ai Knicks di mandare a quel paese il vostro D’Antoni e di prendersi ad occhi chiusi Pianigiani. L’ho sparata grossa? Forse, ma non credo perché, al contrario di voi che <strong>avete </strong>già <strong>rovinato Superbone Vitali</strong> e stavate facendo lo stesso con Gel Aradori, vi dimostro coi fatti come nelle mani del <strong>mio giovane Mozart</strong> senza riccioloni siano cresciuti e diventati bravi e vincenti mezze calzette come Carraretto e Ress e mezzi campioni come McIntyre, Sato e adesso Dawkins. <strong>Né me ne voglia Recalcati</strong>, che pure ha portato all’argento olimpico una nazionale che non era certo inferiore solo a quella Argentina di Manuel Ginobili<span id="more-1996"></span>, ma sono sotto gli occhi di tutti i progressi che hanno fatto <strong>in un’estate in azzurro Belinelli e Bargnani</strong> che con il buon Carletto proprio non si capivano e probabilmente in nazionale non ci avrebbero più giocato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un Peana per qualcuno non è nel mio dna, ma credo che a Simone Pianigiani non lo potessi più negare. Così come non posso fare a meno di nascondere che l’intervista di Paola Ellisse all’immenso Boscia Tanjevic</span></strong>  è stata da accapponare la pelle e per questo l’ho ringraziata con il cuore in mano e l’emozione di essermi sentito tanto piccolo davanti a un uomo così grande che parla del suo tumore e confessa serenamente:<strong> “Embè, è chiaro che ho un po’ di paura </strong>e che sarà il destino a decidere per me, ma sono altrettanto fiducioso perché <strong>non conosco cosa voglia dire arrendersi</strong>. Per la prima volta ho sentito nella mia vita la stanchezza di non voler più allenare un club e così mi sono chiesto cosa fosse mai successo: probabilmente c’era, l’ho capito solo dopo, “quello” che lavorava sotto. <strong>Sono state la guerra in Jugoslavia a mangiarmi lo stomaco e lo stress di vent’anni di sofferenza per la distruzione del mio Paese</strong> che andava contro la mia idea del mondo e che si è poi espressa in me con un cancro. E’ il corpo che si rifiuta e si disamora di questo inganno e di questo tradimento: una volta eravamo tutti fratelli, all’improvviso è scoppiato tra di noi l’odio… Una notte un tremendo pensiero mi è passato per la testa e cioè che <strong>tutta questa bellezza del mondo</strong> potesse per me anche finire. E così da allora sono diventato un personaggino modesto che lotta e vuole rivivere altri notti bellissime<strong> sotto il cielo di stelle di</strong> <strong>Sarajevo</strong>. Senza rimpianti perché il passato è una selva di pietra dove nessuno può entrare e può cambiare niente. Così come è però certo che <strong>sono rimasto un sognatore</strong> che egoisticamente vuole continuare ad essere sempre amato…”.</p>
<p><strong>La splendida e toccante intervista di Paola Ellisse a Tanjevic non è durata più di duecento secondi ed è stata mandata in onda nell’intervallo di Milano-Roma soffocata dalle scelte non tutte condivisibili</strong> tra un tempo e l’altro di Matteo Boniciolli che nel primo quarto ha dato fiducia a <strong>Datome e a Heytvelt</strong> (ed è stato da entrambi assai ben ripagato), mentre nell’ultimo l’ha mal riposta in <strong>Giachetti e Vitali</strong> che non gli hanno invece regalato neanche un misero punto, ma solo una montagna di palle perse. Per questo penso che persino il Boscia si sarà <strong>incazzato &#8211; spero non troppo</strong> <strong>- col suo figliol prodigo</strong>, ma non ve lo verrà mai a raccontare come è giusto che nella sua posizione debba oggi fare. Però non si può nemmeno far finta che il bicchiere sia sempre mezzo pieno mentre<strong> la moglie è ubriaca</strong> e l’Armani ha intanto il triplo dei punti in classifica della Lottomatica. Né posso condividere la decisione di Teramo che<strong> ha girato le spalle ad Andrea Capobianco</strong> che, a ben guardare l’infido calendario d’inizio campionato, cosa poteva fare nelle prime sei giornate in casa con <strong>Milano, Sassari e Pesaro</strong> e in trasferta a <strong>Biella, Cantù e Treviso?</strong> Avrebbe dovuto battere Sassari, è vero, ma per una sola sconfitta inattesa lo si caccia cancellando tutto il buono da lui fatto in passato a Teramo? Via, <strong>non scherziamo</strong> e come avrebbe detto Totò: ma mi faccia un piacere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Da Siena a Sassari, smentendo Pianigiani</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani preferiamo il sistema spagnolo al nostro, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia l’ottantanovesimo campionato di basket. Comincia tardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani</span> <span style="text-decoration: underline;">preferiamo il sistema spagnolo al nostro</span></strong>, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia <strong>l’ottantanovesimo campionato di basket</strong>. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando <strong>Dino Meneghin</strong> ci ha chiesto perché non avevamo avuto <strong>neppure una riga per la presentazione</strong> <strong>all’Arena del Sole</strong>. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché<strong> il titolo è andato a Vitoria</strong>, perché <strong>i loro palazzi</strong> <strong>sono moderni e sempre pieni</strong>, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. <strong>Certo si poteva cavalcare la polemica</strong> innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi<span id="more-1898"></span> del nuovo prence che facevano gli offesi davanti ai loro presidenti cercando di spiegare che pure loro pasano tante ore in palestra, per la verità c’è il dubbio che molti si sentano con la coscienza a posto perché stanno tanto tempo al video per studiare i punti deboli dei nemici, ma nella sostanza, e lo diciamo a tutti, dal primo all’ultimo, <strong>sono i fatti quelli che chiariscono tutto</strong>: cercate di giocarte meglio e fate crescere davvero i giovani talenti che avete per le mani. Il sistema non permette di sperimentare perchè se sbagli trovi la valigia pronta sulla porta ? Una verità, ma esiste anche la voglia di tuffarsi dalle rocce più alte e questo dovrebbe ispirare la carriera di tanti buoni allenatori che sembrano però <strong>prigionieri nella biblioteca tipo quella del Nome della Rosa dove nessuno osava andare a cercare quello</strong> <strong>che avrebbe potuto rivoluzionare il sistema</strong>. Bella la scuola tecnica italiana,ma, accidenti, cosa dire allora di quelle proposte da Spagna, Croazia, Serbia, Lituania, Francia, Grecia, Turchia, Germania tanto per restare su quelle europee che al mondiale si sono battute più o meno bene, ma loro c’erano, e nei campionati giovanili arrivano sempre davanti all’Italia?</p>
<p><strong>Presentazione con l’obbligo di fare anche pronostici, una fase delicata,</strong> necessaria, la famosa zona d’ombra del &#8220;qui lo dico e qui lo nego” perché come suggeriva <strong>Ferdinando Minucci</strong>, vero numero uno del sistema, bisogna aspettare almeno tre mesi di campionato per capire chi ha pescato bene, chi ha lavorato meglio, chi ci farà alzare in piedi come è accaduto l’anno scorso guardando Cantù, Caserta e Montegranaro. Comunque sia andiamo con la griglia di partenza:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Prima fila</span></strong>: <strong>SIENA </strong>perché ha cambiato uomini, ma sotto lo scudetto porta sempre lo stesso cilicio e per batterla si dovrà andare a cento all’ora senza perdere troppi palloni. <strong>MILANO</strong> perchè, come dice il presidente Proli, i dolori e le finali hanno fatto capire gli errori commessi, perché il gruppo è più sano, più forte fisicamente, perché lo scudetto è l’obiettivo, ma non sarà inseguito facendosi prendere dall’isterismo. Ora bisogna vedere se tutti quelli coinvolti nel progetto avranno nervi saldi e testa lucida.<strong> ROMA</strong> perché arriverà più tardi, visti gli infortuni del precampionato, ma se hai nove giocatori sopra i due metri e Tanjevic nel pensatoio allora puoi aspettare e crescere bene. <strong>TREVISO </strong>perché Repesa è un maestro, perché in casa Benetton si sono rimessi tutti a tagliare gli alberi del Montello per una nave da dogi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Seconda fila</span>: CANTU&#8217;</strong> se non si fa prendere dall’angoscia di essere tornata società faro, se non si aspetterà di soprendere tutti come l’anno scorso perché ora sono gli altri ad avere il forcone in mano. <strong>BRINDISI </strong>dove c’è tutto per fare bene, peccato che manchi un palazzo adatto, ma gli uomini che la guidano sono tutti di prima qualità anche se la panchina sembra un po’ corta. Virtus <strong>BOLOGNA</strong> nella speranza che nessuno parli al mannovratore Lardo prima che possa mettere insieme un gruppo con dentro tante buone qualità, forse non il massimo del talento, ma è presto per dirlo. <strong>MONTEGRANARO  </strong>che in mano a Pillastrini può fare altri passi avanti perché ha una rosa molto competitiva e l’ambiente inventa eroi anche se appaiono un po’ logori. <strong>AVELLINO</strong> perché ha ricreato la famiglia dopo essersi liberata dell’egoismo, perché ha dentro il fuoco di casa Ercolino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Terza fila:</span> </strong><strong>PESARO</strong>, un altro posto dove prima è stata ricostruita la casa e poi la squadra. Potrebbe fare la mina vagante se al palazzo andranno amici, tifosi e non supercritici insoddisfatti e con la testa voltata sempre indietro.<strong> BIELLA</strong> perché hanno idee, hanno giovani talenti, hanno quell’entusiasmo che serve per non dimenticare i pasticci dell’ultima stagione dopo le maraviglie di due anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quarta fila:</span> </strong><strong>VARESE</strong> se i nuovi capiranno l’affetto di Masnago, se non ci sarà la voglia del tutto e subito, se, come dice Recalcati, la gente aspetterà a fare i conti alla fine e non dopo le prime partite. <strong>TERAMO</strong> perché ha un grande allenatore, perché non ha mai avuto paura di mangiare pane e cicoria.<strong> CREMONA</strong> affidata ad un giovane tecnico sloveno che sa scavare nella miniera. L’importante è che la società non si faccia prendere dal panico. <strong>SASSARI </strong>una neo promossa che cerca amore, ma anche qualche bella sorpresa. Bravo merlo, ma la griglia cosa vuol dire? Niente, cari amici, era soltanto una scusa per dire quello che ci passa per la testa oggi, molto prima che gli arbitri alzino la palla al centro del campo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla Federazione, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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		<title>Siamo un basket di quarta fascia, quello dei poveri in canna nel bosco che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco, dieta quasi vegetariana, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://tmwnetwork-storage.tccstatic.com/storage/pianetabasket.com/img_notizie/thumb1/1247471976sabatini.jpg" alt="" width="168" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline"> di OSCAR ELENI </span></em></strong></p>
<p><strong>Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony</strong> <strong>Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco,</strong> <strong>dieta quasi vegetariana</strong>, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che ha fatto davvero cose importanti. Non ci siamo andati, in quel bosco, poteva essere anche l’eremo del <strong>commissario PI</strong> <strong>che nel giorno dell’addio a John McMillan</strong> <strong>ha illuminato una</strong> <strong>tavolata </strong>di quasi ex, e poi chissà che fine ha fatto questo bosco ai confini con l’Austria. Ce ne restava un altro, il nostro bosco antico dove <strong>il basket</strong> aveva una forza aggregante.<strong> Sembra morto anche questo dopo aver preso in faccia</strong> la porta che l’Europa aveva provato ad aprire pentendosi subito di aver dato delle buone carte in mano a <strong>Milano e Roma</strong>: la prima ha offeso quelli dell’Uleb con l’uscita proliana dell’euro come campo di allenamento pensando ad un campionato già perduto prima di cominciarlo, la seconda perché non ha fatto un passo avanti per mettere qualcosa sotto i denti di chi soffre vedendo i palazzi mezzi vuoti. <strong>Forum di Assago ed Eur: due mausolei,</strong> <strong>sacrari al mondo perduto</strong>. <strong>Fingere di non avere soldi per</strong> <strong>affrontare le altre grandi dell’Europa è una scusa banale</strong>, come quella della sfortuna per partite regalate. Se la cavano sempre i previtoccioli vendicativi, pensano di essere credibili, ma nella sostanza sono niente e questa crisi non nasce soltanto perché un giorno Petrucci disse alle società di serie A che potevano fare anche a meno del vivaio. Loro, per risparmiare, non hanno capito il messaggio e hanno bruciato tutto. Dicevamo dell’Europa che ci ha sistemato nel posto giusto: <strong>quarta fascia</strong>, ma <strong>quella dei poveri in</strong> <strong>canna</strong>, perché si tratta delle <strong>15 sfigate</strong> non ammesse di diritto al prossimo <strong>Europeo in Lituania</strong>. Eravamo convinti che le squadre di club potessero fare qualcosa di meglio, ma nel giorno in cui <strong>siamo rimasti con la</strong> <strong>sola Siena</strong> a difendere una tradizione, <strong>con Siena lassù</strong>, <strong>poi Treviso più</strong> <strong>giù e quindi Pesaro ancora più in basso, abbiamo scoperto che il bosco</strong> <strong>era davvero morto</strong>. Per seppellirlo l’ultima uscita del <strong>Sabatini </strong>che considera pure la Lega<span id="more-1504"></span> un organo da cremare adesso che ci sono ancora due euro in cassa, prima del commissariamento, dello sfacelo. Lui,<strong> il solito</strong> <strong>Sabba della Futur Station</strong>, dice di avere idee pronta cassa, di essere deciso a lasciare per strada le società con dirigenti incapaci, <strong>lo deciderà lui,</strong> naturalmente, ma, come sempre, fra parole e fatti esistono dei ponti mai costruiti dagli stessi che oggi vogliono il rogo per l’organizzazione che un tempo pensava al bene collettivo, ma che l’egoismo ha reso incapace persino di organizzare le sue manifestazioni più importanti.</p>
<p><strong>Bruciate tutto nel bosco morto, ci resta così poco,</strong> bruciate quello che trovate, fate come <strong>la moglie</strong> di <strong>quel giocatore</strong> di <strong>Ferrara </strong>che smascherata da una telecamera in un locale notturno, mentre portava via la borsa di un’amica, ha fatto finta di aver ritrovato l’oggetto per caso, dopo aver visto un balordo che lasciava la refurtiva, non i soldi, non i documenti, vicino a casa sua, quella dove non ci arriva più in auto<strong> il marito</strong>, campione?, <strong>da quando gli hanno tolto la patente per ubriachezza</strong>. Noi tolleriamo di tutto e di più: giocatori che vorrebbero farci credere di essere stati famosi nella<strong> Nba</strong> più di quanto lo è stato Germano nel nostro calcio, figurine a parte, capaci di recite assurde, di fughe natalizie, di resurrezioni da malattie incurabili, per l’attacco, si capisce, in difesa no, vale ancora il dolore insopportabile. Ci sarebbe tanta gente da mettere alla porta prima di <strong>Valentino Renzi</strong>, che non poteva essere diverso da quello che è oggi, perché la sua vita professionale e dirigenziale era ben nota, ci sarebbero molti giocatori da sbattere in prima pagina prima<strong> </strong>degli <strong>arbitri corrotti con una</strong> <strong>grigliata di pesce</strong>, dovremmo fare autocritica prima di andare a mangiare bruschette con<strong> Gallinari, Belinelli e Bargnani</strong>, alla vigilia del<strong> “mitico”</strong> <strong>New York-Toronto</strong> di questa notte, chiedendo al Sabba e ai suoi cantori da dove nasce la forza della Spagna che fa porta tutte le sue squadre al prossimo turno nelel coppe europee, che riempie palazzi, che sforna giocatori <strong>con la</strong> <strong>faccia strafottente di Rubio</strong> e non quella da sceneggiata dei poveri ragazzi soggiogati dal tallone dello straniero. <strong>Noi lo abbiamo il presidente</strong> <strong>che potrebbe cambiare la storia della Lega, si chiama Dorigo.</strong> <strong>Proviamo e vediamo. </strong>Chiusura dolorosa sulla <strong>nazionale </strong>che dovrebbe avere già uno stato maggiore al lavoro, ma che aspetta le tempeste nel sole. La verità è che i garrotatori federali in servizio effettivo permanente, hanno cominciato a lavorare per<strong> il dopo Meneghin</strong> lo stesso giorno in cui lo hanno eletto. Sono furbi, non sono tanto intelligenti, pensano di avere soltanto loro gli occhiali scanner, ma si sbagliano.</p>
<p>Chiaro che dopo<strong> Londra</strong> ci sarà un nuovo presidente. Lo eleggeranno quelli che hanno i voti, quelli che vanno dai <strong>Barnaba </strong>della situazione per dirgli che deve battere i pugni perché sono i consiglieri del nulla, quelli bravi nel minibasket, che devono pilotare il settore squadre nazionali. <strong>Cari Caja, Bechi, Dalmonte e Capobianco che</strong> <strong>potreste essere i collaboratori di Pianigiani</strong> sappiate fin da ora che un allenatore famoso soltanto per i suoi record, bravo, competente, maniacalmente attaccato al lavoro, uno che ha fatto bene perché rispondeva ad una persona soltanto e con quella persona programmava tutto, sarà costretto, prima o poi, ad arrendersi. Lui, il Pianigiani, dice di no, anche se gli viene in mente che a casa sua, <strong>nella contrada</strong>, se i fantini si comportassero come certi dirigenti federali, quelli di oggi e quelli di ieri che hanno fatto soltanto finta di salire sulla montagna per meditare, insomma se giocassero in due squadre diverse, <strong>farebbero una brutta fine</strong>. Lui non ha gli strumenti per colpirli, <strong>dopo l’anatema Petrucci</strong>, sembra anche più solo con il <strong>Meneghin abbandonato nell’isola che non c’è,</strong> ma volendo potrebbe trovare chi non ha voti, ma forse ha più voce di chi pensa di farla sempre franca indossando la maschera di chi pensa sempre e soltanto agli altri, basta che non si dimentichino di chi sotto la sedia gestatori del Papa sportivo ci sono arrivati grazie ai loro santi uffizi. Cari amici, caro Dino, caro Simone, <strong>prima che vi facciano fessi provate a far capire</strong>, nella maniera più dura, <strong>che ci saranno comunque vittime e denunce pubbliche</strong>. Lo sappiano anche quelli che un tempo dicevano d&#8217;essere fraterni amici del presidente, amici quando faceva comodo mandarlo avanti, perché rappresentava davvero il basket in ogni dimensione conosciuta, perché le loro faccine da sacrestani impenitenti, una confessione per ogni manovella, erano impresentabili. Adesso lo usano ancora, ma non vedono l’ora di mandarlo a fare dei tre contro tre nelle scuole senza il tetto.</p>
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		<title>Addio caro grande John, non hai sprecato la tua vita su quel flipper malandato&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 00:28:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI capace di volare a Ruvo di Puglia dove la squadra che gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato a segnare  tanto col Barca, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva Tanjevic accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketrieti.com/public/subjects/66c157babda847f085081f5380c100a0.jpg" alt="" width="179" height="224" /><strong><span style="text-decoration: underline"><em>OSCAR ELENI </em>capace di volare a Ruvo di</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Puglia dove la squadra che</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a segnare  tanto col Barca</span></strong>, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva <strong>Tanjevic </strong>accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, però, cerca sempre un nuovo ramo e allora via verso <strong>Livorno</strong> per sentire la voce di <strong>Paolo Virzì</strong>, grande regista cinematografico, l’uomo di <strong>Ovosodo</strong>, di<strong> N,</strong> di opere meravigliose, per immaginare il suo ultimo lavoro,<strong> &#8220;La prima cosa bella&#8221;,</strong> che scenderà in campo per contrastare la tecnologia miliardaria di <strong>Avatar. </strong>Dopo aver visto la gente squittire per le recite di americani fasulli, dopo aver visto tanti creduloni andare dietro ai soliti pifferai, dopo averne sentite di ogni tipo da <strong>Trieste </strong>in giù, dopo aver scoperto che la farsa di <strong>Roma</strong> toglie un triste primato al vecchio <strong>Simmenthal</strong>, quello del massimo scarto in una partita di serie A, serie A quella dei bambini Papalia?, ci siamo innamorati di una frase del livornese rimasto, come tutti, orfano del più bel basket ruspante dell’altro secolo, ci siamo iscritti al partito che ha come motto questa meraviglia: <strong>&#8220;Vale più un sorriso della Sandrelli, anche adesso che non è più</strong> <strong>una meravigliosa ragazza con la valigia</strong>, <strong>di tutti gli effetti</strong> <strong>speciali”. </strong>Possibile che la gente non si renda conto che la Nba e certe americanate di ragazzi frustrati venuti qui a guadagnare euro, ben sapendo che ora vale più del dollaro, fanno parte di un altro campionato. No, non è <strong>Siena</strong> che gioca su un altro pianeta, <strong>siete voi avversari che la fate diventare</strong> <strong>magica e preziosa</strong> perché non avete ancora capito che quelli non sono i più bravi in assoluto, ma sono quelli che sul campo ci mettono tutto quello che hanno, <strong>dal lunedì ad ogni maledetta domenica</strong>. Virzì ci chiede di dare le parole alle cose come capita se andate al <strong>Forum di Assago</strong> e scoprite un sacrario di <strong>poltroncine bianche</strong>,vuote,<strong> che sembrano croci</strong> davanti alle quali inginocchiarsi senza tanta spocchia, senza inventarsi niente, perché <strong>Milano ha già visto tutto</strong>, conosce ogni cosa del basket<span id="more-1488"></span> sofferto e applaudito negli anni della ricchezza e anche in quelli della povertà: di soldi, mai di idee e competenza. <strong>Peccato non se ne siano accorti questi</strong> <strong>nuovi faraoni</strong>, ma chi fa caso a certe sfumature, come l’elezione di una miss dei <strong>Bagni Pancaldi</strong>, sempre a <strong>Livorno</strong>? Nessuno. Guardatevi in giro. Città che vivono di passione accettano di tutto da gaglioffi che fingono di stare male quando difendono e poi fanno salti da primato quando vanno per i fatti loro in attacco dopo aver bucato il parquet.<strong> Strano davvero che si</strong> <strong>accettino ancora certe recite</strong>, strano che lo facciano dove ai giocatori vogliono bene anche quando si fanno ritirare la patente per ubriachezza, quando sono fantasmi che fanno saltare allenatori e compagni di squadra meno fantasiosi di loro nel coinvolgere quella parte di pubblico dove un <strong>pastore capo</strong>, che gira le spalle al campo, ma è possibile lasciarlo ancora nel palazzo (o stadio) e non mandarlo via a calci ?, ordina cori demenziali, quasi sempre nenie offensive, litanie da frustrati che fingono d&#8217;avere una passione grande, <strong>loro che prenderebbero a calci un affamato</strong>, loro che brucerebbero tutto quello che non luccica.</p>
<p><strong>Difficile resistere ancora davanti a tutte queste recite da baraccone</strong>, ma bisogna pur farlo perché, prima o poi, qualcosa rinascerà se riusciremo a capire l’altra cosa bella del nostro stare insieme, di questo basket che ha perso un artista in <strong>John McMillen</strong> ed è commovente scoprire quanti gli hanno voluto bene, a parte<strong> Peterson</strong> che lo considerava più dei suoi figli, quanti ci hanno mandato il messaggio giusto. <strong>Meraviglioso Walter</strong> <strong>Fuochi, sulla Repubblica</strong>, quando lo presenta per come era davvero lui davanti ad una squadra da svezzare, facendo ridere quei farlocchi che oggi chiamano minuto a tre secondi dalla fine convinti di essere maghi: &#8221;Giochi semplici e fatti bene&#8221;. Già, cosa serve di più se quelli fingono soltanto di ascoltare? <strong>Stupendo il marine Marco Bonamico</strong>, oggi dinamico presidente della Lega A2, che ricorda il suo allenatore, il suo maestro di cose vere, <strong>dal viaggio in America alla foresteria Virtus di Paola Porelli,</strong> che non gira intorno alle cose e punta al cuore<strong>: &#8220;Noi che lo abbiamo</strong> <strong>avuto come guida ci</strong> <strong>sentiremo molto più soli&#8221;</strong>. Queste sono cose che non hanno prezzo e se ne te vai così, ricordato in questo modo, non hai sprecato la tua vita su un flipper malandato.</p>
<p><strong>PAGELLE per non disturbare il letargo del Claudio Pea massacrato</strong> <strong>nel calcio</strong>, stordito da chi lo vorrebbe obbligare a convincerci che <strong>Matteo Boniciolli</strong> è diventato <strong>l’unico grande colpevole nel sistema dei bugiardi.</strong> Adesso lo perseguitano perché non ha preteso di avere il senior Zorzi al fianco sulla panchina di Roma. Certo uno con un contratto di sei mesi, sulla fiducia, doveva pretendere anche questo. <strong>Certo Zorzi lo hanno scoperto</strong> <strong>tutti dopo che lui lo aveva rimesso in gioco ad Avellino</strong>, ma poi… Certo ad Avellino ci sono rimasti male quando ha detto di non poterne più, ma stranamente non ci restano mai male, da Avellino in su, quando congedano un allenatore, quando lo tormentano. Insomma si pretende di mettere in croce chi non nasconde i suoi difetti, la sua ansia di sfidare un mondo pieno di pregiudizi, dove te la cavi soltanto se ti vesti da pupazzo, se metti la marsina, basta che sia firmata. Speriamo che, come il Boniciolli odiato da tanti, anche il<strong> Simone Pianigiani abbia la forza di</strong> <strong>mandare al quel paese quei buffi</strong> <strong>consiglieri federali che</strong> si presentano con il loro compitino chiamato pomposamente &#8220;progetto&#8221;, senza rendersi conto che stanno parlando con un quarantenne che in poco tempo ha visto e vinto tutto quanto, dalle giovanili alla serie A. Non si addomesticano certi serpentelli di fiume, non si arriva ad un compromesso con i venditori di fumo, li si manda in mona o, come dicono a Siena, già, come dicono a Siena quando gli stai sui virgulti: <strong>siete la vergogna della città a</strong> <strong>spicchi. </strong>Pagelle e non se ne parli più:</p>
<p><strong>10 a Shaun STONEROOK</strong> perché ogni volta che pensi a lui come ad un giocatore in uscita dal gioco, per età, consunzione fisica, lo trovi protagonista di lezioni formidabili, perché quando gli altri saltellano per una vittoria lui ti prende per un orecchio e avvisa: domani è un altro durissimo giorno di lavoro. In nazionale serviva ai tempi dell’europeo spagnolo quando si fece male Rocca, ma non ci pensarono e poi diedero la colpa a lui.</p>
<p><strong>9 al ragazzino sardo di Biella, il CHESSA</strong> occhi di brace, che fa cose speciali sul campo e dice cose intelligenti fuori dal campo. Fossimo in Aradori lo ascolteremmo di più e ci metteremmo addosso meno addobbi perché sul campo vanno i vir, non i piccoli faraoni vestiti da mummia.</p>
<p><strong>8 al Bullo BULLERI</strong> che ha rimesso a posto l’orologio biologico sulle cose che gli piace fare, sulle paure che non deve avere, ritrovando un sentiero dove insieme a Mordente può ancora indicare una strada ai Vitali che non crescono mai, agli Hackett che si fermano davanti agli specchi deformanti.</p>
<p><strong>7 al DIBELLA</strong> senza complessi che sul campo di Siena, anche a 32 anni, si è proposto al nuovo cittì come un tipo che può dare una mano almeno fino a quando la fortuna, ma, soprattutto, allenatori alla Consolini , alla D’Anna, alla Corbani, che sappiano lavorare in palestra,non ci daranno un giocatore capace di comprendere il ruolo più difficile e dedicato agli altri, i compagni, non i tifosi che incanti con carte truccate, quello del regista, di uomo che trasmette agli altri quello che si costruisce in allenamento.</p>
<p><strong>6 al veterano JURAK</strong> che ha dato a Teramo quello che i ragazzi d’oro si dimenticano spesso di andare a ritirare agli oggetti smarriti: orgoglio nel nome del gruppo e della difesa.</p>
<p><strong>5 ad Andrea CROSARIOL</strong> se nei prossimi cinque anni si vanterà di aver segnato 36 punti ai finti sciuscià di Napoli. Lui, come tutti quelli che aggiorneranno i record, devono mettere in chiaro, lo doce persino la Gazza che alle cifre tiene più di tutto, che si è trattato di una farsa e non di partite vere.</p>
<p><strong>4 a Dino MENEGHIN</strong> convinto che basti andare davanti alle telecamere a vomitare sulle malefatte degli arbitri, ad ammettere certe colpe, a bacchettare i signori Papalia del momento, per farsi assolvere: no, caro presidente, qui serve prendere decisioni che facciano male, che mettano al loro posto quelli che hanno reso così difficile il cammino di un dirigente che al gioco ha dato proprio tutto. Quei consiglieri federali che lui considera leali e competenti sono gli stessi che hanno lanciato i petardi e tengono in tasca altre fialette puzzolenti.</p>
<p><strong>3 al GRUNDY</strong> di Ferrara fermato e privato della patente perché guidava in stato di ubriachezza. Ora il presidente della società ha deciso per una multa pesante, ma forse doveva accorgersi prima che invece di mettere in discussione l’allenatore bisognava stare dietro a questi “ bravi ragazzi” che se ne fregano se al loro posto vengono cacciati i più deboli.</p>
<p><strong>2 ai VENDITORI DI</strong> <strong>FUMO</strong>, tutti quei giocatori, stranieri o italiani conta poco, che alla vigilia delle partite contro Siena fingono di essere coraggiosi capitani alla ricerca della balena bianca e insinuano il concetto che la partita si può giocare. Non capiscono che a quei campioni basta davvero poco per arrabbiarsi e trovare una motivazione capace di stenderti come quel tipo dei fumetti che fa bip bip.</p>
<p><strong>1 ai VENTIMILA spettatori</strong> in media del campionato di A2 perché sembra proprio che non esistano per un sistema che continua a farsi del male sparando persino su Sky, speriamo lo faccia soltanto per quelli di bocca larga, non certo per il Boni superdivertente che non le manda a dire, speriamo non guardi mai come si è ridotta la pallavolo in RAI, sparando sui 20, 23 mila ascolti per le partite di A1 senza rendersi conto che anche quella cifra bassa, considerando la spesa di una abbonamento, paga in abbondanza quello che è stato dato alla solita Lega litigiosa.</p>
<p><strong>0 a Roberto DORIGO</strong>, grandissimo dirigente d’azienda, grande appassionato di sport, la luce negli anni d’oro della Virtus a cui diede sponsorizzazioni straordinarie, il primo a capire come stava accadendo in città quando ancora non si viveva questa quaresima, perché ogni volta che lo intervistano, tutte le volte che ce lo ricordano, diventiamo idrofobi: <strong>possibile che ad uno così non sia mai stata offerta la presidenza della Lega?</strong> Se non è accaduto la colpa deve essere anche sua, perché bastava un cenno ed avrebbe avuto tutti al suo fianco, pazienza se fra i tutti non c’erano quelli che lui sperava d&#8217;incontrare da sobri.</p>
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		<title>Una tranquilla domenica a tutto basket tra il Palaverde e Roma riscoprendo che di Siena ce n&#8217;è purtroppo sempre una sola</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 20:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.benettonbasket.it/images/palaverde.jpg" alt="" width="222" height="145" />                          <strong><em><span style="text-decoration: underline">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone</strong>. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. <strong>Al Palaverde di</strong> <strong>Villorba.</strong> Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe<strong> il Grande Orso Eleni </strong>che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l&#8217;aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m&#8217;annoio. E allora m&#8217;affretto, corro, entro al calduccio. Non c&#8217;è <strong>Superbone</strong> <strong>Tranquillo </strong>ed è questo già un sollievo.<strong> </strong>Cerco <strong>Tonino Zorzi trombato </strong><strong>dall&#8217;ecumenico Boniciolli.</strong> Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d&#8217;altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l&#8217;avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c&#8217;erano soldi per entrambi, mi dicono.<span id="more-1421"></span> Per <strong>Ginettaccio Natali</strong> invece sì. O per<strong> Luca Vitali</strong> pure. E assai m&#8217;adombro. A proposito di Roma, c&#8217;è <strong>Nando Gentile</strong> al Palaverde con signora: è spaesato, ammutolito, strano. Si capisce che c&#8217;è rimasto molto male, ma neanche provo a consolarlo.<strong> Penso a quel che fecero a Repesa prima che al Bonsai di Caserta e allora cerco spensierato una seggiola accanto a Bicio Pungetti </strong>che sabato era a Pistoia, adesso è qui a Treviso e alla sei di sera sarà a Faenza per <strong>Imola-Venezia </strong>finita 92-88. La nona sconfitta della <strong>Reyer</strong> in quattordici giornate: vogliamo parlarne? Magari più tardi. Pungio mi dà gioia, entusiasmo, voglia di basket come pochi altri sulla terra. Da quando c&#8217;è lui in Legadue non perdo di vista neanche quel campionato che ha in <strong>Marco Bonamico</strong> un sorprendente presidente e in <strong>Attilio Caja</strong> un narratore sapiente. Tifo ovviamente per <strong>Myers, il nuovo Evangelista</strong>, e per la sua Rimini, che è un <strong>Sacco </strong>bella in attacco, ma in difesa non punge, non graffia, fa flanella. Eppure sono sicuro che prima o poi risorgerà con lo spirito giusto del meraviglioso <strong>Renzo Vecchiato</strong>. Ho visto in tv <strong>San Gregorio</strong> <strong>Fucka</strong> prendere per manina Pistoia e indicargli la strada della vittoria proprio contro Rimini. Ed è qui allora che vi chiedo come sia possibile che per lui non si sia trovata un&#8217;altra cittadinanza nella massima serie. Coraggio, rispondete, <strong>sciagurati manager</strong> ai quali è stata data la combinazione per aprire <strong>le cassaforti di Milano e Roma</strong>, ma non per spendere e spandere senza neanche arrossire di fronte a Siena che vi saluta piantandovi in asso <strong>ancor prima che arrivi la</strong> <strong>Befana </strong>con le calze piene di carbone tutto per voi. Almeno a Treviso hanno fatto le cose (abbastanza) per bene rivelando subito con chiarezza programmi non più faraonici e ambizioni non più esagerate. Puntiamo ad un posto tra le prime quattro, disse in autunno l&#8217;orgoglioso <strong>Giorgione Buzzavo</strong> e, visto che <strong>Siena, Milano e Roma</strong> hanno speso più della Benetton, in pratica puntiamo alla quarta piazza. I tifosi con orgoglio strillano &#8220;Benetton&#8221; anche quando la squadra di <strong>Frank Vitucci</strong> è sotto di un ventello, o giù di lì, comprendendo che la Mens Sana è comunque di un&#8217;altra categoria. Forse ho corso troppo. D&#8217;accordo, mi scuso e torno indietro. Dunque dicevo, già, mi siedo accanto a Pungetti, alle spalle del buon <strong>Simone Fregonese</strong> in focosa telecronaca diretta e di <strong>Andrea Tosi</strong>, cuore fortitudino ma non raccontatelo in giro, che sabato ha fatto una gran bella intervista a <strong>Carletto Myers</strong> nella quale il migliore realizzatore italiano di Legadue, che perderà magari il pelo ma mai il vizio di strapazzare i canestri, ha infilato anche perle su perle di saggezza riuscendo a riscaldare persino la minestrina insipida che da qualche anno è diventato il primo piatto di basket sulla <strong>Gazzetta.</strong> Riconoscendo soprattutto che da <strong>Bianchini, Tanjevic e Caja</strong> ha avuto tantissimo. Non schemi fatui, ma veri insegnamenti di vita. Non<strong> l&#8217;insopportabile lavagnetta</strong> dei Tranquillo o il pic and roll esasperato dai mediocri allenatori, ma ricette buone per crescere prima come uomo e poi come campione.  Anche la mia compagnia a bordo parquet è ottima e abbondante, prendo dunque appunti leggeri. Il  primo è che la Benetton è diventata a me e a molti fuori le Mura una squadra simpatica come lo è il <strong>Chievo</strong> e come non lo era mai stata in passato se non negli anni difficili del <strong>Barone Sales</strong> o delle giovanili acrobazie di<strong> Toni</strong> <strong>Kukoc.</strong> La gente di Treviso applaude <strong>Zisis</strong> e questo è molto bello. Poi magari anche sbaglia ad offendere ripetutamente la moglie di <strong>Minucci,</strong> ma il palasport è quasi pieno e quattro o cinque imbecilli si possono anche tollerare tra quattro o cinquemila persone normali. Un veloce esame finestra pure alle due panchine: su quella di Frank Vitucci stanno seduti <strong>De Nicolao</strong> (1991), <strong>Sandri </strong>(1990), <strong>Motiejunas </strong>(1990), <strong>Hukic</strong> (mai visto) e <strong>Hackett </strong>(1987, inguardabile). Non bastasse  non c&#8217;è neanche il rampollo di Nando cresciuto più del padre, il talentuoso <strong>Alessandro Gentile</strong> (1992) che s&#8217;è infortunato e starà fuori un paio di mesi. Sull&#8217;altra fremono <strong>Zisis, Domercant, Carraretto, Lavrinovic, Marconato e</strong> <strong>Ress.</strong> Non so se mi spiego. Dico solo che solamente con il ritorno di Zisis in maglia biancoverde la Benetton potrebbe sul serio come minimo centrare il quarto posto. Del resto lo vedrebbe anche un cieco che a questa squadra <strong>manca</strong> soprattutto <strong>un playmaker</strong> che le possa garantire con continuità gioco e sicurezza. L&#8217;avrei detto anche a <strong>Gilberto Benetton</strong> se non fosse rimasto in vacanza. Forse a <strong>Cortina </strong>d&#8217;Ampezzo. Sforare il budget a volte si deve e si può. Innamorarsi del <strong>Monte Paschi Siena</strong> è invece molto più facile ancora. Non tanto per il suo forziere e la sua forza d&#8217;urto, ma per quel ragazzo che è diventato grande e ora finalmente anche cittì. <strong>Un tesoro di</strong> <strong>ragazzo</strong> del quale tutti dobbiamo essere orgogliosi come lo siamo di <strong>Ettore Messina</strong> e di pochi altri che abbiamo visto crescere in casa senza perdersi per strada. Come Messina il nostro <strong>Simone Pianegiani</strong>, che non facevo<strong> juventino al mio pari</strong>, sa parlare agli arbitri e farsi rispettare da loro. Pure questa è una qualità che magari può fare arrabbiare Buzzavo che ogni tanto fa capolino dal sottopassaggio della tribuna e urla di tutto mostrando la faccia cattiva al mondo. Lo capisco, sarei eguale anch&#8217;io nei suoi panni (d&#8217;avversario), ma tale e quale era anche <strong>l&#8217;Ettore fiero-zitti-e-mosca</strong> quando allenava Treviso e non è che la cosa dispiacesse poi molto al <strong>presidente nei secoli dei secoli benettoniano</strong> che ama comunque più gli allenatori stranieri dei nostrani. E allora teniamocelo ben stretto <strong>il </strong><strong>Paggio della contrada della Lupa</strong>. Lo dico con il cuore in mano rivolgedomi soprattutto a <strong>Dino Meneghin</strong>, del quale sono fratello maggiore per qualche mese: aiutiamolo, se occorre, a scegliersi  i compagni d&#8217;avventura in nazionale <strong>senza inciuci politici e raccomandazioni craxiane</strong>. Non lo nascondo: al suo fianco ci vedrei bene <strong>Attilio Caja</strong>, come il Paron stava ad hoc vicino a Boniciolli, ma qui sono troppo di parte e quindi mi ritiro in buon ordine aggiungendo appena un paio d&#8217;altre osservazioni ancora sulla bontà di Siena e del suo giovane principesco trascinatore. Da quando è al Monte dei Paschi persino <strong>Hawkins, che non mi ha mai fatto impazzire</strong>, è diventato un giocatore che m&#8217;appassiona per l&#8217;acquisita concretezza estrema. Infine non so se ci abbiate fatto caso, ma Siena ha punito <strong>la generosa Treviso</strong> nello stesso momento in cui la Benetton, negli ultimi minuti del primo tempo, aveva in campo il suo miglior quintetto, mentre Pianigiani s&#8217;era affidato a <strong>Carraretto, Domercant, Ress e Marconato più l&#8217;imbarazzante McIntyre</strong> del primo quarto d&#8217;ora. Meditate gente, meditate e intanto me ne vo dal Palaverde sotto un cielo che già macina neve augurando buon anno a chi non vedevo da tempo e mi fa comunque capire di volermi ancora bene anche se ho sempre la fissa &#8211; dice &#8211; per <strong>Milano</strong>. Niente di meno vero. Solo Superbone Tranquillo può essere ancora orbo di una squadra costruita con i piedi per arrivare seconda e<strong> tenuta insieme con lo scotch da sette</strong> <strong>successi consecutivi</strong> contro sei squadre, esclusa Bologna, che avrei potuto battere anch&#8217;io standomene all&#8217;ora della partita comodamente sprofondato in pantofole sul sofà davanti alla televisione. O bisogna essere fenomeni per vincere in casa con <strong>Cantù, Pesaro</strong> (al supplementare), <strong>Napoli e Cremona</strong> e per grazia ricevuta a Teramo? Non credo. Bisogna piuttosto essere molto bravi a segnare <strong>la bellezza di ventun punti in venti minuti a Roma</strong> e fare pena come <strong>Mancinelli</strong> e<strong> Hall</strong> per tutta la gara. O avere gli stessi punti in classifica della <strong>diabolica Cantù</strong> che con gli stipendi di <strong>Mordente</strong> e <strong>Bulleri</strong> non solo ha costruito una signora squadra, ma le sarebbero avanzati pure i quattrini per pagare da bere alla <strong>Brianza </strong>intera. D&#8217;accordo, non sono i soldi a dare la felicità nemmeno nel piccolo mondo della palla nel cestino. Altrimenti il buon <strong>Gigi Brugnaro</strong>, opulento <strong>presidente della Reyer</strong>, si sarebbe già dovuto sparare a fronte delle<strong> misere</strong> <strong>cinque vittorie</strong> che gli ha sinora regalato una squadra che gli è costata una fortuna e che anche Dan <strong>Peterson</strong> avrebbe giurato che sarebbe volata in serie A a occhi chiusi sulle ali di <strong>Garris e Janicenoks</strong>. <strong>Con il Tigre nel motore</strong>. E invece.</p>
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		<title>L&#8217;ultimo capolavoro della Lega di Renzi e quello indecente della Napoli di Papalia</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli, parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di un libretto scritto bene e con passione da Nicola Roggero, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://img.bnit.webpont.com/art/mini150/Papalia_BN.jpg" alt="" width="145" height="154" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli,</strong> <strong>parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda</strong>, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di <strong>un libretto scritto bene</strong> e con passione <strong>da Nicola Roggero</strong>, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi invernali, spera nell’atletica, uno con passione sportiva autentica e quando lo conoscemmo noi era a Roma, nel carrozzone del <strong>Messaggero Basket</strong>, quello dove gli juniores venivano trattati come principi, quello dove <strong>Bianchini</strong> spostava pullman vuoti per punizione. Voce per quel mondo che affascinò persino <strong>il commissario Parisini, </strong>sceso nella capitale per far portare via le piante dei fiori superflue, per sequestrare telefonini che aveva anche la sora Marcella, per rimettere a posto, su ordine di <strong>Angelone Rovati</strong>, i conti di <strong>una società finanziata fin troppo bene da Sama e Gardini</strong> con i soldi degli altri, per purificare l’aria, bonificare il territorio, perché il nostro vero Papa lo sapeva e lo saprebbe fare ancora. <strong>E’ uno dei</strong> <strong>tanti, il Parisini, a cui il basket deve tantissimo</strong>, a cui la Lega dovrebbe ancora ispirarsi nell’organizzazione<span id="more-1440"></span> del personale e risorse economiche, ma, come sapete, nessuno è profeta nella sua patria, soprattutto se in giro vagolano barlafusi invidiosi, si preferiscono altri personaggi dalla bocca larga, gente che andrebbe sfidata a dimostrare d&#8217;essere davvero il meglio di questo sistema e dispiace che i più bravi, ci sono anche adesso accidenti, si imbrachino, come diceva <strong>quel giudice al processo di Norimberga</strong> prima di essere condannato all’ergastolo, con certa gentaglia. Questo è il mondo che si sono scelti per fingere di contare qualcosa e la fine di certe avventure, come sanno bene a Pesaro o alla Fortitudo, è un po’ <strong>quella triste della Napoli</strong> <strong>che al basket non aveva dato niente</strong>, diciamo quasi niente, neppure quando poteva sognare ed era in grado di vincere una Coppa Italia con tre fuoriclasse e molta gente ordinaria in ogni posizione della società, una città che ora si agita, veramente erano in 150, perché <strong>indignata col Papalia</strong> che, <strong>dopo aver illuso e poi abbandonato Rieti,</strong> che pure gli dava il cuore, l’affetto, certo non tanti quattrini perché forse in città non c’era tanto da sperperare, <strong>ha provato a riaccendere le luci sui campi fatiscenti della</strong> <strong>Napoli che aveva già fatto scappare uno come Maione</strong>, ma lo ha fatto pensando che ci fosse ancora l’illuminazione a gas. Almeno questa è l’idea dopo il licenziamento di <strong>Marcelletti</strong> che aveva capito tutto subito, la fuga di giocatori che non vedendo il primo stipendio si erano rimessi in viaggio. <strong>Gaetano Papalia ha camminato nel vuoto</strong> senza che in Lega facessero una piega, senza che la Federazione si accorgesse del disastro annunciato. <strong>Ora siamo alla farsa delle partite affrontate con giocatori under</strong> <strong>21 presi proprio da Rieti</strong>, con statistiche mandate in malora, con una credibilità yemenita. Vergogna per tutti e non ci aiuta a sorridere neppure<strong> Manfredo Fucile</strong>, uno che sul campo, una volta, era proprio bravo, uno che fuori dal campo era divertentissimo, perché la sua richiesta pubblica a Papalia come presidente regionale (&#8220;Quanto vuoi per andartene&#8221;) doveva essere diversa: <strong>quanto ci dai prima di andartene</strong> per sempre nella lega dove potrete accordarvi con quel tipo che mandò in fallimento Pesaro e con quell’altro che aveva provato ad incantare la Bologna fortitudina?</p>
<p><strong>Ci scusi Nicola Roggero se siamo andati così avanti e non abbiamo messo la</strong> <strong>luce giusta sul libro edito da Scritturapura</strong>, <strong>storie di sport e</strong> <strong>di vino controcorrente</strong>, storie che si capiscono bene ascoltando il calciatore Matthew le Tissier: &#8220;Facciamo così, io faccio gol per il Southampton e voi non mi rompete le balle&#8221;.  Magari potesse dire così anche <strong>Matteo Boniciolli</strong> che si è immerso, tutto nudo, come piace alla gente de mar, alla gente di Trieste, nella fossa dei serpenti romani, quella denunciata così bene <strong>dall’Attilio Caja che, ci dicono, ma nessuno conferma, potrebbe essere uno</strong> <strong>degli artigli giusti per Simone Pianigiani</strong>. Comunque sia a Roma c’è uno sceriffo nuovo che non ha bisogno di consigli dal parterre, sa bene come affrontare le curve, anche se spesso le sue Dakar sono finite male, nella polvere, perché gli piaceva sempre esagerare un po’ nel dire la verità e ci sta provando anche questa volta con l’ossessionante ritornello su Siena che considera avvicinabile, battibile. <strong>Una febbre che ha rovinato spesso la vita di</strong> <strong>questo bell’anarchico testabalorda</strong>, di uno che si alzava all’alba per provare a far allenare i giovani cestisti come quelli del nuoto, prima e dopo la scuola, uno che soffre le catene, l’ipocrisia, uno che sbaglia con piacere se può metterci la faccia, uno che anche vincendo, lo ha fatto a Udine, ad <strong>Avellino</strong>, con la <strong>Virtus</strong>, senza contare le zingarate con <strong>Fortitudo e</strong> <strong>Ostenda</strong>, non ha trovato amici, ma soltanto reso più folto l’esercito dei quaqquaraqua che sono suoi nemici cronici. <strong>Gente da balera con molta brillantina addosso</strong>. Per fortuna, ogni tanto, gli capita di trovare hierba buona in Lombardia e prima <strong>Varese e poi Milano</strong> <strong>gli hanno almeno dato la</strong> <strong>possibilità di masticare un pezzo di</strong> <strong>vita</strong> in questo campionato che lo tormenterà ancora perché certi giocatori non li cambi portandoli tanto in palestra, certa gente andrebbe presa a calci e mandata sui campetti dove troverebbe <strong>i ragazzi</strong> di<strong> Sky</strong> pronti a ridere con loro, gli stessi che annunciavano un gran pubblico all’Eur e si sono trovati poco più di 4000 spettatori. <strong>Non ne possiamo più</strong> <strong>delle statistiche nei momenti chiave di una partita</strong>: i numeri invece delle facce, certe sviolinate al muro invece di provare ad ascoltare verità che non si nascondono nello zucchero del post partita dove soltanto uno come <strong>Bucchi</strong> può raccontare alla gente di Milano che <strong>l’Armani, a Roma, ha in pratica sbagliato soltanto 20 minuti dopo</strong> <strong>un periodo dorato</strong>. Dorato lo pensano loro, quelli che hanno fatto sapere alla gente di Milano come l’Eurolega debba essere considerata soltanto un territorio per buoni allenamenti. Qualcuno ha reagito (&#8220;Se sono allenamenti allora fateli a porte chiuse come vuole il vostro allenatore&#8221;), qualche altro ha parlato <strong>di volpe e di uva</strong>, in molti si sono chiesti il motivo di tante spese se l’Euro è nulla, se il campionato si gioca soltanto per arrivare secondi. Sono nuovi, gente che va in pellegrinaggio ovunque, ma non nella città che dovrebbe amarli e che si dimostra <strong>gelida anche quando ti</strong> <strong>inventi il Natale a 10 euro nel Palalido senza riscaldamento. </strong></p>
<p><strong>PAGELLE e Grignolino ricordando</strong> <strong>al Roggero</strong> piemontardo che ci siamo sentiti traditi quando, nella breve storia della sua vita sull’ultima di copertina, si è vergognato di far scrivere che aveva cominciato a fare il giornalista sul brigantino della <strong>Voce di Montanelli, </strong>dove l’avventura finì male, ma in gloria della mente, anche se sulla stessa barca c’erano i tipo Severgnini. Dunque eccoci ai remi:</p>
<p><strong>10 al trio Medusa FUCKA, MYERS, CHIACIG</strong>, 25 anche domenica, che giocano in A2, che hanno la fortuna d&#8217;avere un cantore come il Pungetti che allaga il mondo sul torneo dove almeno la gente sembra ancora vera perché Bonamico ispira simpatia ed è bravo, perché sanno cosa vogliono e dove possono andare anche se al piano di sopra fanno i citrulli perché è la cosa che gli viene meglio.</p>
<p><strong>9 a DE ROSSI e PERROTTA</strong>, calciatori curiosi,che hanno resistito fino alla fine nella tonnara dell’Eur dove la Roma capitona prima ha illuso di aver trovato la lampada per fare miracoli e poi si è sporcata le braghe, salvandosi soltanto perché Milano ha spezzato le solite catene quando sembrava troppo tardi e certi litigi interni venivano mascherati nella totale anarchia del gioco offensivo.</p>
<p><strong>8 ad elettrino DALMONTE</strong> che ha rimesso in marcia Pesaro appena il Nettuno di baia Flaminia ha liberato i giocatori sui quali era stata costruita una squadra che ha sempre giocato bene, anche quando non trovava la vittoria, anche nel periodo dove tutto e tutti erano contro. Faccia da tigre incazzata nella più bella delle partite Sky della giornata dedicata al baloncesto, uno spettacolo in campo perché Teramo è anima di tutti, una bella postazione per ascoltare <strong>un Casalini quasi recuperato alla sua vera</strong> <strong>ironia</strong> senza cancelli da chiudere al passaggio di chi crede davvero di essere numero uno, pur sapendo che <strong>il numero uno resta a Sport Italia</strong> <strong>ed è il Peterson</strong> che solleva la testa anche a chi meriterebbe di tenerla nel bugliolo, il nano ghiacciato che faceva la elle e che regalò al Casalini borbottando anche lo scudetto di Livorno con la stessa meravigliosa tattica d’attacco ispirata da Mike e Dino.</p>
<p><strong>7 a Simone PIANIGIANI</strong> che ha già indossato i vestiti di chi sfiderà le colonne d’Ercole di questo basket italiano dove i ragazzi nostri fanno a pugni per uscire dalla palestra, non per entrarvi. Ora la mentalità di gruppo è quella delle vacanze lunghe. Lunghissime in estate per chi non è nei giri delle nazionali, esagerate d’inverno quando si dovrebbe lavorare per la pagnotta perché i padroncini del vapore hanno bisogno di euro. Recalcati, il predecessore del Piccolo Principe lupaiolo, ha spiegato che questa sosta farà bene, ma pure lui si è accorto che è stata una puttanata e ce lo ha detto dai microfoni di Sky, voce tecnica nella prima delle dirette, quella di Treviso, dove la Benetton ha fatto bella figura, ma dove certo non doveva uscire dal campo dicendo che era comunque soddisfatta: ehi gente, al Palaverde ci sono bandiere e scudetti che dicono come sia difficile accettare la legge dei più forti.</p>
<p><strong>6 a MAGGIOLI e FORMENTI</strong> protagonisti italiani nella partita di Cremona dove la Virtus ha salutato con un successo importante il nuovo sponsor Canadian Solar, dove abbiamo scoperto che la testa è l’unica cosa che si deve allenare vedendo Collins entrare ed uscire dai suoi incubi con un tormento interiore che non può aiutare la sua squadra a sognare in grande, o almeno a sognare come tutte quelle che fanno da damigelle al gran ballo della Siena che già rosola il quarto scudetto anche adesso che il gufo dissente. A proposito gente di Cremona e di Ferrara non esagerate nel pretendere ciò che non potere avere.</p>
<p><strong>5 al maramaldo GARRI</strong> che ha fatto il suor record stagionale contro i ragazzini di Napoli. Ci vuole altro per far perdonare questo talento che se avesse lavorato di più e parlato di meno ci avrebbe aiutato a coprire un ruolo che era molto importante agli albori della storia Azzurra del Recalcati che, comunque, da lui, ha succhiato quasi il meglio.</p>
<p><strong>4 al presidente del comitato arbitri TOLA</strong> che non è riuscito a convincerci spiegando come la situazione nella categoria, dopo lo tsunami calabrese, sia da considerarsi tranquilla anche se molti pensavano che ci sarebbero state altre sospensioni. Lui ha smentito e siamo contenti per Paternicò, Capurro e Sabetta, i primi due visti a Roma nella partita più attesa della 12^ giornata e quindi considerati fra i migliori, per Beneduce e Perretti che, invece, venivano indicati, dai media malvagi, come indiziati di rosso cartone come diceva Tanjevic.</p>
<p><strong>3 al PAPALIA</strong> che ha portato il basket nel giardino dell’indecenza. Doveva lasciar perdere, anche se aveva il diritto di vantarsi per essere riuscito a trovare la salvezza con Rieti quando già il sintomo del campionato irregolare portava il suo nome. Speriamo di non doverlo più ascoltare mentre si lamenta, speriamo che nessuno gli dia più credito, ma in terra di ciechi, spesso, gli orbi dettano legge, come direbbero a Roseto.</p>
<p><strong>2 all’ UFFICIO TESSERAMENTI</strong> chiuso per ferie natalizie che ha impedito alla Ngc Cantù di far giocare il nuovo giocatore serbo al posto del fuggitivo Jeffers. Una cosa che s&#8217;accoppia bene con il caso Napoli, una vergogna non nuovissima che lascia aperto il discorso sull’autonomia gestionale dei campionati, anche se conoscendo i personaggi a cui dovrebbe essere data questa responsabilità già tremiamo.</p>
<p><strong>1 alla NAZIONALE</strong> che ancora deve nascere perché se ci dicono che Poeta è il miglior regista e Crosariol il miglior pivot, se dobbiamo dare retta alle liste Myers, alle liste che sembrano così logiche, dove entra persino Hackett, allora prepariamoci a soffrire e sentir sbraitare il Petrucci che stranamente non era all’Eur di fianco a Veltroni, ma le vacanze sono sacre, sperando che non sia sempre per colpa dell’anatema al Meneghin a gomiti larghi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> e grazie per essere sempre pronta a prenderti il voto peggiore perché questa lunga vacanza natalizia è stata davvero una sciagura, soprattutto perché richiesta dalle stesse società. Siamo sicuri, caro Renzi, che sia una cosa saggia aver abolito la partita delle stelle? Certo non puoi fare festa quando gli associati, con stile oxfordiano, urlano ai microfoni che sodomizzeranno il collega che non accetta i loro ricatti, quando si parla di querele e processi, quando si litiga su tutto, ma avendo idee magari non si perdono altri amici considerando che solo il basket ha perso uno sponsor mentre altri giurano che i marchi tipo Tim hanno dato e hanno ricevuto solo vantaggi. Inoltre, e la cosa ha stupito persino i giornali sportivi che godono quando possono dedicarsi soltanto alla Nba con pistole fumanti, vi sarete pure accorti che le finali scudetto inizieranno esattamente quando comincia il Mondiale di calcio. Ma a voi cosa importa. Belle finali, già scritte a 40 gradi senza aria condizionata obbligatoria, mentre la gente ulula aspettando di capire se Lippi è davvero un santo. Un capolavoro gestionale.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>DIECI BUONI AUSPICI PER IL 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 10:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                  di FRANCESCO SARTI 
Abbiamo degli auspici per l’anno nuovo. Sportivi e non. E poiché ci piacciono i numeri tondi, ne elenchiamo dieci, in ordine non di importanza, ma d&#8217;apparizione nella nostra testa. Scusate la confusione, scriviamo a schema libero: 1. che Simone Pianigiani rivitalizzi la nazionale. Non ce ne frega niente che lavori part-time [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline"> di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://jadoremag.com/mag/wp-content/uploads/2009/09/lebron-james.jpg" alt="" width="147" height="189" />Abbiamo degli auspici per l’anno nuovo. Sportivi e non. E poiché ci piacciono i numeri tondi, ne elenchiamo dieci, in ordine non di importanza, ma d&#8217;apparizione nella nostra testa. Scusate la confusione, scriviamo a schema libero: <strong>1. che Simone Pianigiani rivitalizzi la nazionale</strong>. Non ce ne frega niente che lavori part-time (del resto, lo fanno anche gli italiani in campo: è già tanto trovarne uno in quintetto), basta che trasmetta entusiasmo, disciplina, fiducia. A cominciare da <strong>Bargnani</strong>, convincendolo che per giocare a basket non serve essere un soldatino, se si è nati col talento da leader. Sfida ardua, la prima fuori dal nido di <strong>Siena</strong>: se la vince diventa grande anche per il pubblico. Per almanacchi e bacheche lo è già. <strong>2.</strong> che chi di dovere faccia <strong>chiarezza, il prima possibile, sulle combine</strong> <strong>arbitrali</strong> emerse dalla Procura di <strong>Reggio Calabria</strong>. Vi prego, non parlateci di baskettopoli, non ci dite che ci sono delle trame oscure, non ci pubblicate delle intercettazioni smozzicate se non avete cognizione e critica. Ci siamo già passati, tre anni fa, con titoli cubitali, retrocessioni punitive e capri espiatori. Chi ha sbagliato paghi, ma nelle sedi competenti, perché il sospetto striscia e la calunnia, si sa, è un venticello. Malaffare? D’accordo. Ma fino a che punto? E per favorire chi? Parliamo a bocce ferme, senza urlare &#8220;al lupo&#8221;, presi dall’orgasmo delle voci registrate. È questione di civiltà, non di sensazione. <strong>3. che LeBron James cambi squadra la prossima estate</strong>, magari insieme a <strong>Wade e Bosh</strong>, così da rimescolare le carte nella Nba e creare nuove suggestioni. Anche perchè il jolly <strong>Shaq </strong>forse funziona nei playoff, ma non fino al punto di rubare l’anello a <strong>Bryant e Gasol</strong>. Preferenze? Troppo facile: <span id="more-1418"></span>vedere il Prescelto che orchestra a centrocampo, col <strong>Gallo</strong> a qualche metro e i baffi di <strong>D’Antoni </strong>sullo sfondo. Adesso sembra impossibile, ma che volete? Siamo in a<strong> New</strong> <strong>York</strong> state of mind. <strong>4. che Marcello Lippi rivinca il Mondiale ai rigori</strong>, con o senza gli interpreti più discussi (<strong>Cassano </strong>può ancora rinviare le nozze, <strong>Amauri </strong>rimettersi a segnare, <strong>Totti e Nesta</strong> restare sani e disponibili), purchè, qualunque cosa accada, non si metta a fare polemiche. Insomma, godiamoci la festa, anche se le trombette ci ammazzeranno per tutti i novanta minuti più recupero e ci sono squadre, sulla carta, più forti della nostra: <strong>Brasile e Spagna</strong> per talento, <strong>Inghilterra</strong> per disciplina, <strong>Argentina </strong>per profezia. <strong>5. che Sepp Blatter ceda alla tecnologia</strong>, smettendo di apporre foglie di fico sui cosiddetti torti arbitrali e risparmiandoci i declassamenti di comodo, come avvenuto con la <strong>Francia</strong> dopo la smanacciata di <strong>Henry</strong>. Non si poteva qualificare d’ufficio l’Irlanda, né rigiocare la partita, perché si sarebbe creato un precedente (oltre ad indurre al confronto con situazioni consimili: touchè, <strong>Domenech</strong>). Se ne esce solo, per il futuro, con la moviola in campo, i sensori sulle linee di porta, gli arbitri al palo (in tutti i sensi). Capiamo <strong>Platini,</strong> che è rimasto al calcio di vent’anni fa e vorrebbe cinquanta direttori di gara piuttosto che una sola fotocellula. Ma oggi guardano – e giudicano – tutti. Anzi, secondo noi la punizione perfetta è nella stessa, fraudolenta esultanza in mondovisione. Peggio di così. <strong>6. che il nuoto ritrovi se stesso</strong>, togliendosi i costumi spaziali e accorgendosi di nuovo dello scivolamento sull’acqua, il suo vero mistero, la sua virtù più riposta. Pazienza se non si batteranno subito i record, se i muscolosi robot resteranno un metro davanti. Se non altro, la pelle non si strappa sul più bello ingrandendo il tondo delle natiche, neanche fossimo in un film di Gene Wilder. E rende al talento la sua parte. Anzi, in questo senso, un augurio a <strong>Federica Pellegrini</strong>, che, ne siamo certi, amputata di <strong>Castagnetti </strong>supererà la sindrome dell’arto fantasma, come del resto ha già dimostrato in vasca corta. Solo, piantiamola coi dualismi con la<strong> Filippi</strong>. Il gossip lo garantisce già la <strong>Manaudou. </strong><strong>7. che Carolina Kostner resti in piedi</strong>, e non ci vanifichi la suspense col ghiaccio improvviso, il castello di carte che crolla. Sembra ormai un personaggio di Balthus: nudo, indifeso, alla mercè della perversione della gravità. Adesso dovrà pure rincorrere Vancouver, speriamo solo che il suo nuovo allenatore abbia delle doti nella psicologia. Presi nel gioco, ci aspettiamo sempre il peggio, ad ogni nuova esibizione. Ma se non succede nulla, urliamo al prodigio e aspettiamo la giuria. Il pattinaggio è un filo. <strong>8. che Michael Schumacher</strong>, tossico delle corse, dell’agonismo, delle ruote, <strong>reciti ancora</strong> <strong>da protagonista</strong>, perché non sa andare in moto e trova noiose le consulenze. Non ci importa dei colori Mercedes che indosserà, è questione di nome e di storia. Dopo gli schianti pilotati, le disquisizioni sui diffusori e le radiazioni più o meno a comando, ne abbiamo abbastanza. Ora divertiamoci. 9. <strong>che Tiger Woods</strong>, affondato nel bunker della riprovazione pubblica per le frequentazioni extraconiugali, <strong>ritrovi il green della</strong> <strong>serenità</strong>, con o senza la famiglia al fianco. Non smettendo per accontentare il pubblico o gli sponsor, ma per reale necessità esistenziale. Noi lo aspetteremmo volentieri, adesso che coi <strong>Molinari</strong> <strong>e Manassero</strong> abbiamo un motivo in più per informarci sul par e le condizioni del vento. <strong>10.</strong> che la corsa alle <strong>Olimpiadi 2020 tra Roma, Venezia, Bari</strong> e via candidando non scada nel vieto campanilismo, ma sia confronto di progetti concreti. Per chi deve allestire è un’occasione, per chi è già pronto una conferma. Purchè non diventi l’ennesimo pretesto per le tribune politiche, di cui in questo periodo di duomi spiaccicati sul naso non si sente esattamente il bisogno. E pur se, lo diciamo subito, noi preferiremo sempre il sogno giapponese di <strong>Hiroshima e Nagasaki</strong>, anche se al momento fossero una piana brulla e desolata, come dopo l’atomica. Orrore da non rimuovere, a dispetto di qualche disperato, che sottrae all’inferno la sua insegna e la seziona in tre pezzi: il lavoro/rende/liberi. Oggi anche ladri. Buon anno a tutti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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