di FRANCESCO SARTI

Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, Biella si è affidata al veterano Fred Jones, una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal team di Bechi. Ripagandolo, nell’esordio casalingo contro la Virtus, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro, Scoonie Penn, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, ci sarebbe Ferrara, che ha tentato di redimere Luke Jackson, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, lasciando il palco al collega Grundy: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o il play che fa il boia e l’impiccato. Certo, visto il Bulleri trevigiano dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto Read The Full Story…

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di LEONARDO IANNACCI

Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L’uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. Il dramma si è consumato in California, a pochi chilometri dallo Staple Center dei Lakers, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, Claudio Sabatini, annunciava la rottura delle trattative per la vendita della Virtus. E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la Fortitudo, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che il club dell’Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati. Una figuraccia secolare per la società dell’Emiro Giorgio Seragnoli che negli anni ‘90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l’alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c’azzecca Michael Jackson con le due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di “Thriller”, Read The Full Story…

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By oscareleni | Maggio 11, 2009 - 3:28 pm - Posted in I lunedì da Oscar

 OSCAR ELENI  dall’università svedese di Lund dove stanno studiando le maraviglie del Geco, l’unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale stampa dove gli allenatori straparlano, spingono più in là colpe che sono soltanto loro, dei giocatori e della società. Viva il geco che saltava per la banda di Ocean, viva questo animaletto di origini preistoriche che non se la prende se qualcuno scambia le amichevoli per vere partite di campionato come è accaduto a Milano, se chi non ha più niente da dire per salvarsi scopre che “tutto è strano”, che bisogna assolutamente fare ricorso, se chi ha vissuto una stagione grama, con giocatori in fuga tenuti insieme da un grande allenatore come è avvenuto a Rieti, ci piange sopra e giura di voler iscrivere la squadra al prossimo campionato sapendo che davanti alla sua porta c’è già una lunga fila di acquirenti, una colonna berciante che, invece, manca davanti agli uffici della Lega dove si prova quasi vergogna a rendere bello chiaro e pubblico il calendario dei play off con la minestra da scaldare per le ventuno, scaricando così su Sky anche le ultime colpe adesso che i puffi dell’iperbole si morsicano fra loro sapendo che del domani non può esserci certezza se a governare, grazie al Franco Lauro smanioso, tornerà ad essere la Rai bicamerale, quella del campo lungo e dalla grafica informativa, se possibile, anche peggiore e più difficile da leggere di quella dei ragazzi che erano in un cielo tranquillo e adesso sono una ellisse vagante fino allo sballo del 2012, dove ci aspettano gli atzechi che già sapevano di una eventuale fine del mondo. Sarà per questo che Pianigiani continua a voler vincere ogni maledetta domenica e nei giorni comandati per il basket che da questa settimana ha deciso di giocare quasi tutti i giorni. Lui vuole ogni tipo di record cantabile dagli statistici, per cui quando il mondo tornerà a vivere, dopo la collisione cosmica, si troveranno una stele in piazza del Campo con il record di vittorie sopra il 90 per cento. Finale atroce, dice qualcuno, perché a Roma i giocatori di Cantù sono stati inseguiti dai loro tifosi, perché a Teramo la disperazione Fortitudo ha scatenato la rabbia di chi Read The Full Story…

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By oscareleni | Maggio 8, 2009 - 5:42 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto “miracoloso” di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, parola e verbo Sky, dalla soddisfazione di Gentile che ha scoperto di avere una squadra, quella di Roma, con grande carattere, al compiacimento di Cesare Pancotto che nell’intervallo, ma soltanto nell’intervallo della partita con Caserta, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall’alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. Difficile interpretare l’ottimismo di Boniciolli per la Virtus da playoff, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c’è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.
Impossibile decrittare il messaggio di Livio Proli quando parla di un’Armani scoppiata mentalmente, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un film muto già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il Marconato Sutherland appena arrivato da San Sebastiano per dare una mano, meglio due direbbe il sciur Gamba. Sarà per questo che l’Olimpia non emoziona Read The Full Story…

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By oscareleni | Aprile 13, 2009 - 4:53 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI costretto a seguire Conopo, la stella più luminosa a Sud del Cane, per sfuggire al fiume di miele che accompagna finti giocatori travestiti da registi che stanno portando al fosso le loro squadre, guardare classifica e non comprare più quel cammello, per stare lontano dalla mattanza dell’agnello che è in noi. La base di osservazione giusta è alle Galapagos, meglio, era alle Galapagos, almeno fino a quando il vulcano La Cumbre non ha reso impossibile la vita sull’isola disabitata Fernandina dove le partite di campionato si giocano in ora decente alla vigilia di Pasqua, dove il re dei ramarri ha mandato a casa tutti quelli che volevano fare il consigliere federale, dopo aver messo in trappola il Dinosauro Meneghin,il regno Nba benedetto nei secoli, dove si valutano le categorie dei giocatori professionisti, perché non è vero che andare di là, come squittiscono alla televisione lecca lecca, vuol dire emancipazione, vuol dire successo. Che successo sarà mai quello di giocare nei Knicks penultimi a Est? Quale ricordo storico ci potrà mai essere se hai avuto gloria nei Raptors tredicesimi sui quindici squadre? Che senso avrà mai avuto l’estate torrida del povero Belinelli, rimbalzato sulla milza di un allenatore crudele, se quei guerrieri hanno vinto 30 partite in tutto e sono nello stesso lago artificiale delle altre deluse dal campionato dove le trote costano un dollaro? Lo stesso lago dove hanno finalmente scoperto che mandare via gli allenatori è uno sfizio costoso, ammesso che poi tutti paghino e non mandino a casa tua il gaglioffo di turno che consiglia il trasloco immediato senza avanzare pretese per il nero firmato in bianco, dove si sono resi conto che l’allenatore senza società alle spalle è una vittima predestinata. Eh sì, se tu cominci risparmiando sugli stipendi degli assistenti, lo hanno fatto, lo fanno, lo faranno, se prendi il primo che passa e mandi a spasso chi ha studiato davvero, se costruisci un grande progetto giovanile, almeno per i lucci della stampa, e poi ti affidi a chi neppure conosce il territorio, o, peggio, se agli allenatori delle giovanili dai soltanto un buono spesa, allora non avrà più senso aspettare la rivoluzione Meneghin di maggio. Cosa conta cambiare le formule, dare possibilità e spazi ai giocatori italiani, anche quelli che meriterebbero di essere lasciati fuori dalla porta di una palestra secondaria, se poi si permetterà di sprecare tutto, di perdere talenti, di avere bestie da minibasket che non prendono un ragazzo di 10 anni perché sono già avanti con il programma? La bonifica, cari Recalcati e soci, va fatta cominciando dal campo dove si fa la semina Read The Full Story…

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By oscareleni | Marzo 16, 2009 - 6:07 pm - Posted in I lunedì da Oscar

PellegriniOSCAR ELENI dal mondo fluttuante del maestro Hiroshige nell’accademia delle arti alle Hawaii perché non bastano le opere esposte a Roma per toglierci la sete, la voglia di stare in un posto dove esiste ancora acqua limpida, un bel prato, dove puoi sdraiarti sull’erba e maledire, come diceva il Celentano, chi ha deciso di liberare le licenze per cementificare tutto, per sparare a tutto. Un quadro di Hirosoghe per sentire il suono vibrato del sassofono di Charlie Yelverton nel suo miglio verde, andatavelo a leggere sul Giornale, per ascoltare le storie vere e quelle finte del basket italiano dove devi essere della vecchia scuola, come dicono i dottori delle nuove bibbie, per farti una domanda che in questo momento stordisce gli aquilotti Fortitudo e tutti quelli che sperano davvero di vederli salvi: come mai il migliore in campo è sempre l’ultimo arrivato? Si cominciò con Forte, si andò avanti con Strawberry, poi vennero Fucka e il gigantone greco e adesso questo Scales. Non vi sembra strano che poi, col passare dei giorni in città, dentro la squadra, questi peggiorino, invecchino precocemente, vengano cacciati, finiscano in fondo alla panchina come mister fragola. Chi era esperto di truffe scolastiche spiega che, da sempre, i cambi, di maestro, allenatore, presidente, compagno, creano l’illusione della purezza ritrovata, del sollievo per poter ricominciare senza pregiudizio. Se lo augurano tutti quelli che hanno dovuto cambiare e a Ferrara dopo aver visto l’Allan Ray di Caserta tremano perché ci avevano creduto, alla conversione da cappellaccio profumato, sentendo il ragazzo triste che raccontava la nuova vita lontano dall’orco Repesa, dalla Roma ingrata, come direbbe l’Hawkins dalla nuvola dove cadde per aver fumato sbagliato, avevano la certezza che l’abbaglio fosse degli altri. Esiste un cinema dove ripropongono l’Horror Picture Show a tutte le ore. Qui potete trovarlo quando andate a cercare i soliti noti che fanno le solite bizze, le solite partitacce quando ti aspetteresti di vederli finalmente liberi e felici come direbbe il povero Zare Markovski che ad un certo punto era così esasperato con i ragazzi sciagura, da Diener a Slay, da Porta a Warren, per non parlare di Radulovic, che ha scelto una strada sicura nel cuore del Pallido per fingere di avercela con Spartaco Tola che, sicuramente, vale più come sindacalista che come arbitro Read The Full Story…

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