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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; recalcati</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chiudeteli nel bagno e buttate la chiave</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:02:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.maracana.it/img/NENCINI/impianto_basket_mod_usa.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span> da un posto</em></strong> <strong>che non esiste, quello dove si taglia la lingua</strong> <strong>agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche</strong>, <strong>Roma e Milano</strong> sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline sul ponte Milvio, sul ponte della <strong>Ghisolfa,</strong> su ogni ponte dove ci sia la possibilità di leggere oggi, domani, quello che ieri ci faceva godere, ad esempio, nei giorni in cui la<strong> Lega</strong> era qualcosa di speciale e non questa nebulosa che si fa stangare in pubblico dai suoi associati, che sbaglia quasi tutto, che non comunica, non si commuove, non fa più tenerezza, a parte i samaritani che ci lavorano dando tutto quello che hanno per avere in cambio ringhi scomposti. <strong>Scoprendo che il male non ti</strong> <strong>lascia anche se provi a tagliarlo</strong> abbiamo provato a farci chiudere nella stanza dei giochi, al sole, scegliendo il giallo ravvivante con accenti al color gelato, vaniglia o lampone, aggiungendo blu navy e blu ceramica, anche se, dicono, sarebbe bello svegliarsi al mattino in una stanza dove non vedi<strong> i</strong> <strong>fantasmi di Proli, Bottai, Papalia</strong>, degli arbitri infelici, dei giocatori italiani sostenuti da <strong>Petrucci</strong>, ma non più dai poveri allenatori che puntano su di loro, <strong>speriamo che Pianigiani cambi il mondo intorno a noi</strong>, dove non senti cazzate sui prossimi ragazzi da mandare nella Nba se <strong>nell’elenco del Poz ci mettono Mancinelli e Poeta, su Aradori muovetevi più piano,</strong> dove non tutti quelli che dovrebbero cambiare il nostro destino di nazionale con la quarta fascia scritta in faccia hanno il colore del Crocus e delle Primule che abbiamo visto sul volto di<strong> Nicolò Melli</strong>. Che la fortuna lo salvi dalla piaggeria, che sia protetto bene dalla famiglia, gente tosta, madre americana, argento olimpico di pallavolo, padre a gomiti larghi come quando giocava, che la testa, una bella testa, gli serva per schivare la slavina dei leccaculi che ai talenti prospettano <strong>soltanto veline<span id="more-1527"></span></strong>, auto veloci, serate in discoteca, agenti sbrodoloni, un confuso misto di colori fasulli quando invece a questa generazione nuova servirebbe l’avorio, il color menta vivace o il verde felce da accarezzare con pennellate color pesca.</p>
<p><strong>Anatemi del giorno</strong>, nel sessantesimo compleanno di un presidente federale che si chiama<strong> Dino Meneghin</strong>. Sulla solita torta federale, crema acida, scaduta, ha trovato di tutto e non soltanto il Barnaba che dal ponte dei sospiri ascolta il messaggio dal minareto degli ottici: fatti sentire, urlano al navigatore pugliese, contano i dirigenti, non gli allenatori, quelli, se gli va bene, si prendono un ricco stipendio e trottano nella direzione che diciamo noi. <strong>Recalcati è vero?, </strong>o lo dicono soltanto perché se sceglieranno lui come futuro presidente sono convinti di riavere gli stessi locali dei giorni oscuri?Loro pensano così dai tempi di <strong>Tanjevic</strong>, noi pensiamo così da quando abbiamo capito che con la nazionale vai a sbattere anche se sei bravissimo. <strong>Chiedere a Messina</strong>, che pure era protetto da grandi dirigenti, vi bastano <strong>Petrucci e Porelli</strong> come garanzia, giganti veri in confronto a questo pigmei, <strong>Meneghin e Bonamico</strong> esclusi, si capisce, nei giorni dell’europeo in Germania, quello dove il nostro Tancredi si rovinò le notti pensando che con Azzurra manca il potere di coercizione che esiste in una società ben organizzata. Lo disse in faccia tutti e oggi lo dimentica spesso<strong> il Pittis che</strong> <strong>confonde ancora McAdoo</strong> con il resto degli americani d’Italia, pur sapendo che si rivolgeva anche a lui. Non pensate subito a Roma per mettervi a ridere. Caro Simone sarà così anche per la tua<strong> nazionale</strong>, ma se bisogna affondare, lo diciamo al presidente sessantenne, all’allenatore quarantenne, allora fatelo da grandi quali siete: una botta al muro, avanti diritti, pazienza se intorno ci sarà il deserto dei sorrisi, se i professionisti di un gioco che <strong>Rubini </strong>chiamava ruba pennino si raduneranno in sala mensa per contare i voti del dopo Londra.</p>
<p><strong>Quelli non cadono mai, ti fanno terra bruciata intorno e ti silurano</strong>. Succede in ogni organizzazione mal nata. Bocciarono persino Rubini, persino Porelli, non hanno voluto Bulgheroni, fanno finta di non sapere che esiste nel giardino delle pensioni attive un certo <strong>Dorigo.</strong> Schivano tutto, dopo aver mandato fuori dal loro bosco morto quelli che potevano ridargli la vita. Invidiosi al potere, nullafacenti sull’aia dove gli altri fanno balli celtici e loro si tolgono il pidocchio dell’incapacità, convinti che non abbia lasciato le uova. <strong>Chiudeteli nel bagno e buttate via la chiave.</strong> Non succederà. Così come non avremo il ritiro della Napoli poveraccia dal gioco dove il Papalia ci fa sapere di essere comunque un laureato, anche se alla <strong>Bocconi di Milano</strong> spiegano che giurisprudenza non è certo una delle loro specialità, meglio, negano che esista. Studiare bene Dan Peterson che non vuole guardare chi porta a spalla la bara di <strong>John Mc Millen</strong> dentro la chiesa bolognese dove lo hanno salutato quelli che gli volevano davvero bene, erano tanti, pazienza se altri hanno preso scuse banali per non esserci, accadde anche quando portarono via <strong>Riccardo Sales</strong>. Lo interroghi con gli occhi e lui si perde verso via Ugo Bassi. Risponderà soltanto sull’auto di <strong>Tony Cappellari</strong> tornando verso Milano: &#8220;Se non guardi quando portano la bara puoi sempre illuderti che non sia accaduto niente. Io la vivo così e John resterà sempre con me. Era più di un figlio. Perché non sono entrato in chiesa? Perché mi è bastata la rabbia accumulata sentendo quel prete che parlava del Barone Sales senza saperne niente. No, quando me ne andrò io la camera ardente la farete al Palalido, mi va bene anche la secondaria. Fate parlare chi volete, nel bene e nel male, ma dite chi ero e non fermatevi al numero dei caffè mai offerti&#8221;.</p>
<p><strong>Grande Dan</strong>, ma sul sogno <strong>Palalido</strong>, che passerà in gestione al gruppo gnocco fritto e tigella appassita, siamo pessimisti perché nella <strong>Armani </strong>nova, quella che si fida di tutti, basta che vengano da fuori, meno di quelli che hanno fatto davvero grande la più titolata delle società, il nome del grande capo indiano con origini irlandesi non viene preso in considerazione. Lo abbiamo capito quando avrebbe dovuto presentare<strong> Jura</strong> al suo vecchio popolo. Stranezze della vita. Lo capiranno in futuro <strong>Repesa, Boniciolli</strong>, lo stesso <strong>Lino Lardo, magari Bechi e Capobianco</strong>, forse anche Pianigiani appena troverà sulla strada una mina blaugrana come quella delle settimana appena trascorsa al cimitero del basket italiano cacciato dall’Europa. <strong>Non esiste la memoria</strong>, quelli guardano in cagnesco <strong>persino Gamba</strong> che sulla <strong>Repubblica dice</strong> spesso la verità e, molto più spesso, si commuove ancora vedendo quei colori, perdonando tutto, fingendo di non capire che certe cose non cambiano se fai la faccia di quelli duri, puri, di quelli bravi sul serio e dentro sei un rispetta come direbbero alla Bovisa. Manca la comunicazione interna a Roma, come a Milano. Quella esterna la garantiscono benissimo la ragazza Mei e Mantica, ma dentro, fra i giocatori, c’è un gelo che non si può nascondere mangiando insieme al cinese, all’Emporio, dalla sora Lella, dal buiacaro. <strong>Ve lo immaginate Hall in sciopero nelle mani della squadra di</strong> <strong>Peterson?</strong> Riuscite a pensare come sarebbe uscito dallo spogliatoio Crosariol dopo aver urlato contro il suo compagno Gigli che gli “ rubava” due punti, convinto, come tanti, che quel tiro asfittico non avrebbe trovato il canestro. Ecco dove esiste la malattia. Cambi il vestito, provi a truccare tutto, ma la pelle resta quella e certi giocatori non andrebbero mai incoraggiati ad essere più brutti di quello che sono. Eppure lo fanno in tanti e ora aspettiamo di capire come <strong>Meneghin e Pianigiani</strong> risolveranno il “ni” alla nazionale dei tre americani che hanno consigliori Nba, ma anche in Italia, gente che ricatta: loro vengono se ci saranno nella quadriglia quelli che diciamo noi. Speriamo non sia così.</p>
<p><strong>PAGELLE e andate a friggervi sul lago</strong> dove l’aurora boreale vi fa credere che vivrete per sempre nel cuore degli amici e anche degli sciattoni che neppure allungano la mano unta per paura di essere smascherati:</p>
<p><strong>10 a Tyrrel MCINTYRE</strong> che tuffandosi sul campo di Cantù, avanti di oltre venti punti, sconvolge l’orianone in rosa, il più fanatico dei sostenitori di Boston e quindi dello stile Bird, così distante dallo stile dei giullari fanfaroni che invece sono nei suoi sogni giornalieri. Siena non è quella che è soltanto per un fortunate combinazioni astrali. Devi leggere nella testa della gente prima dio prenderla, poi farai la tua squadra vi direbbe Stonerook che, non per caso, si teneva lontano da Azzurra.</p>
<p><strong>9 al CAVALIERO</strong> testa fina che ha piantato una banderillas sulla schiena della mucca carolina Armani, ricordando che lui doveva rimanere in città, che lui ha mani piccole, ma cervello grande come dicevano i suoi allenatori quando è nato.</p>
<p><strong>8 al Pino SACRIPANTI</strong> che tiene Caserta nel cielo alto se riuscirà a non soffrire troppo scoprendo che a Pianigiani piacciono di più altri tipi di allenatore. Può accadere. Chieda in giro e non soltanto a Boniciolli che in questa settimana di purghe avrà già pensato a mandare dolci a chi proprio non lo può vedere.</p>
<p><strong>7 al Tony MANERO di Montegranaro</strong> che commosso è andato verso Lechthaler per abbracciarlo, per fargli sapere che se resisti in campo, anche con 4 falli, hai già fatto un passo avanti per diventare quasi giocatore. Ci voleva fede per resistere, ci vuole fede per stare ancora in sella dopo aver letto che a Porto San Giorgio la Sigma, che pure ha battuto Milano, ha avuto un incasso di 8000 euro. Roba dal pallavolo minore.</p>
<p><strong>6 a Ricky RUBIO,</strong> meraviglia del Barcellona e della Nazionale spagnola, perché ha rifiutato la NBA del basso impero, perché ha voluto godersi le ramblas e non i fast food, perché impara ogni giorno qualcosa per diventare uno a cui la NBA chiederà davvero di accettare una buona offerta e in una buona squadra. Magari giocasse con i Knicks del futuro, non certo in questi che sono da angoscia. Guardare tipi come lui è il consiglio che diamo a Nicolò Melli, felici che abbia deciso di andare in palestra alle 6 del mattino per combinare bene scuola e basket. Un tempo a Trieste si inventò la cosa il Boniciolli e lo stanno ancora perseguitando.</p>
<p><strong>5 a Petteri KOPONEN</strong> che migliora dopo ogni partita, che ha trovato un ruolo, che ha trovato una dimensione giusta, che, purtroppo, andrà avanti così fino ad agosto quando ce lo troveremo contro nelle qualificazioni all’europeo e qualcuno urlerà che non possiamo allevare noi i giocatori che poi, con gli altri, ci faranno del male. Basta cercare la gente giusta per i giocatori giusti.</p>
<p><strong>4 ai RIGHETTI</strong> della situazione che non trovano più un posto dove giocare. Sono italiani, sono stati azzurri, hanno fatto anche bene, ma adesso sono fuori da tutto, persino nell’emergenza stanno a guardare eppure sognano di tornare indietro. Questo è il sistema, ma per fortuna ci sono ancora in giro tipi come Fucka che, come i gatti, sanno dove trovare conforto: un amico allenatore bravo come Moretti, un posto dove c’è entusiasmo come Pistoia. Sì, in A2, ma cara gente quello è il campionato dove si sta meglio e dove non devono sorbirsi un giorni sì e l’altro pure l’anatema del Sabatini che vuole davvero vestirsi da Sansone nel tempio dei filistei che lui stesso ha puntellato ogni volta che voleva mandare via un presidente scomodo.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per la gioia di chi non vedeva l’ora di trovarlo impiccato, ancora una volta, nel posto giusto al momento sbagliato. Dire che Roma è bene organizzata, anche da aziendalista, fa ridere, dire che bisogna salvare il soldato Totti ha un senso se, prima, allo stesso soldato si dice la verità e soltanto quella.</p>
<p><strong>2 a Mike HALL</strong> che secondo il suo presidente Proli è stato davvero fastidioso sul campo di Montegranaro. Sarà stato l’unico davvero fastidioso in quel gruppo dove in molti vanno per la tangente, una enormità pensando al cambio quasi totale della squadra rispetto all’ultimo anno?</p>
<p><strong>1 alla FORTITUDO Bologna</strong> prima in classifica nella A dilettanti perché ogni volta che pensiamo a questo bene popolare svenduto e perduto ci viene la nausea, soprattutto dopo aver sentito, da gente che non imbroglia sugli affetti e su certe cose, un bollettino dei disastri fin troppo accurato che porta verso il fallimento. Gente di piazza Azzarita è l’ora dello sciopero da incatenati, è ora di cercare uno che sia disponibile a soffrire con voi. Non accettate il verdetto dei ragionieri e degli insolventi.</p>
<p><strong>0 agli ITALIANI della LOTTOMATICA</strong>, la speranza del Petrucci che considerava coraggiosa la scelta di Roma confondendola con quella di Treviso, perché sul campo della Virtus li avete potuti pesare e valutare, perché fra di loro scorre il veleno che non si nasconde su una vettura capace di frenare da sola davanti all’ostacolo. Quelli non hanno dentro niente, cominciando dal Vitali che, come a Milano, vorrebbe sempre cavarsela pensando di essere incompreso, lui che ancora si illude di passare inosservato se fa lo spettatore in difesa. Non è questo il problema. Conti quanti amici veri si è fatto da Montegranaro in poi e tiri le somme, senza illudersi che la gente sia minchiona e non sappia dove metterlo nel presepio delle squadre sbagliate.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il torero Escamillo e Gelsomino Shrek</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 17:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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<p><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> </span><strong>dalle quinte</strong> <strong>del teatro milanese della Scala,</strong> <strong>intontito dal fumo dei</strong> <strong>sigari cubani che rilassano il</strong> <strong>maestro brasiliano Barenboim</strong> e non certi presidenti, certi allenatorini, invidioso per il costume di scena del torero Escamillo, felice di sapere che molti tecnici in difficoltà con la gente, con i presidenti, non hanno intenzione di mollare, dimettersi, pronti a chiudersi ancora di più con la squadra in spogliatoio dove, si sa, tutti dicono di esserti fedeli salvo poi dimenticarsi, <strong>vedi Roma</strong>, che se lasci 17 rimbalzi d’attacco al nemico vuol dire che il cuore oltre l’ostacolo non sei riuscito a trovarlo nel nome della fedeltà e della lealtà. <strong>Poca attenzione, pochi marones, poco di tutto</strong>, altro che solidarietà al tecnico e, carissimi allenatori, per favore, non tirate fuori dall’armadio la solita frase:  <strong>&#8220;Purtroppo in campo non ci vado io&#8221;. </strong>Il mestiere prevede questo ed altri ostacoli, ma il fatto di non essere sul campo a dirigere obbliga gli interessati a pretendere che gli ordini siano rispettati e questo avviene se ti allenai duramente, se ripeti cento e una volta tutto dal primo movimento degli archi come direbbero <strong>i musicisti</strong> <strong>della Scala quando comincia la Carmen</strong>. <strong>Tutti toreri</strong> <strong>Escamillo, alla faccia del disperato Don Josè e del suo coltello</strong>. Pensieri brevi fermandosi alla stazione Azzurra: per l’allenatore ci va tutto bene, part time e full time, ma, per favore <strong>caro Pianigiani, caro Meneghin</strong>, non veniteci a dire che la decisione sarà presa dopo l’incontro del presidente federale con l’agente del tecnico. No, <strong>questa è una cosa che si discute fra uomini che stanno nello stesso</strong> <strong>campo,</strong> che respirano la medesima aria, che amano davvero il lavoro<span id="more-1393"></span> per cui sono persino pagati. Per il contratto va bene l’agente, ma sul resto devono essere d’accordo i due uomini nati da generazioni diverse, cresciuti in un basket che non si assomiglia, gente che anche vedendo i progressi a tempo di certi giocatori italiani si sbrodola e parla di futuro roseo <strong>per una nazionale che non ha un regista</strong> <strong>decente</strong>, <strong>un pivot di sicuro affidamento</strong>, ma soltanto succedanei del ruolo da mascherare con una ferrea disciplina nel gioco, nella difesa, nell’abbattimento dell’ipocrisia sulla famiglia azzurra che stava benissimo con <strong>Recalcati.</strong></p>
<p><strong>Per favore lasciate stare Repesa</strong> a cui si fanno dire troppe cose: anche lui dubbioso sul part time sussurra di essere per il tempo pieno al cronista che gli ha sparato con pallettoni incatenati <strong>quando era alla</strong> <strong>guida della Roma tenebrosa del Toti disperato</strong>, nello stesso momento in cui sembra la sigaraia Carmen pronto a fare l’amore con tutti: <strong>lo vorrebbe</strong> <strong>Treviso,</strong> qualcuno pensa che potrebbe ridare una dimensione a Roma, altri sperano che possa aiutarli a guarire, dalla Turchia alla Russia. In realtà <strong>Gelsomino Shrek ci manca</strong> <strong>perché era</strong> <strong>ed è un eccellente maestro</strong>, un grande allenatore per la difesa, per la costruzione di uomini e giocatori come si sente dire in giro proprio dai ragazzi che lo hanno avuto come guida e non date retta ai soliti giullari, ai ragazzi che amano il dolce, ma poi ti dicono che erano pronti a fare come i ciclisti d’inverno, sottoponendosi alla vita dura che impone una preparazione seria. Con lui si deve spendere, ma è giusto che sia così e ci viene il sospetto che anche in serie A, non soltanto nelle giovanili, si vada al risparmio proprio sullo stipendio che conta di più, quello di chi deve impostare un programma, fare un progetto. Tanto per gradire vorremmo far notare che nei Paesi dove ancora si lavora sui giocatori i progressi li vedi ogni giorno: in Croazia anche se sono nei guai con le squadre più forti, in Serbia dove il<strong> Partizan</strong>, saccheggiato ogni anno, torna ad essere pericoloso dopo tre mesi della stagione europea. Escamillo e la sua muleta per guardare in faccia i legaioli spezzati che litigano su tutto e rischiano il rogo sul bilancio, dove nessuno ha il coraggio di replicare al solito contestatore Sabatini che se ha ragione va ascoltato subito, ma se ha torto deve ricevere risposte serie non soltanto <strong>dal povero Renzi</strong> diventato vaso di coccio come i suoi predecessori. <strong>Sul caso Jennings</strong> e i suoi prodigi americani dovrebbero meditare quelli che adesso hanno scoperto che <strong>Boykins gli tiene testa</strong>, che il povero<strong> Jaaber gira confuso per Roma</strong> dal giorno in cui è arrivata la notizia dei 55 punti del ragazzo che gli doveva fare da riserva. Un po’ come il <strong>caso Cassano</strong>: prosciugato dalla lotta a distanza con <strong>Lippi</strong>, deluso da tutto e anche da se stesso appena ha sentito dire che a qualcuno piaceva di più quando non era &#8220;sedato&#8221;. La gente fa poca attenzione alle parole che usa e poi non si spiega certe crisi. Esistono per motivi tecnici, ma è la testa che spesso va per conto suo, chiedere in giro. Attenti ai lupi dell’antidoping: per adesso hanno preso soltanto uno della <strong>Snaidero,</strong> ma in serie A bisogna fare molta attenzione come direbbe Nadal.</p>
<p><strong>PAGELLE PER TORERI:</strong></p>
<p><strong>10 a Meo SACCHETTI</strong> che guida il campionato di A2 con la Sassari dalle cento vite e fa sapere che sarebbe stato un buon pilota anche al piano superiore, ma bisogna fare attenzione come direbbero i delusi dal Tigre Dell’Agnello immerso fino al mento nella crisi Reyer che sembra un po’ la crisi della “ famiglia allargata” di Boscia Tanjevic: il capostipite sul rogo Ulker, Marcelletti disoccupato, Dell’Agnello, Gentile, che almeno si consola con i bravissimi figli, ed Esposito non proprio felicissimi.</p>
<p><strong>9 al vorace ARADORI</strong> che balla da protagonista in un mondo dove i soliti esagerati lo vorrebbero interessato anche alla Nba, ma per fortuna il tipo va in palestra ogni giorno, anche nelle feste senza partite, perché si è reso conto a Roma, più che a Milano, che soltanto il lavoro paga e beato lui che con Bechi ha trovato un maestro paziente che nei primi giorni, quando il ragazzo pensava di aver fatto un favore a Biella, ha sopportato quell’aria un po’ così del genio incompreso. Poi lui ha abbassato le gambe, la cresta e ora si vede fiorire un bel giocatore.</p>
<p><strong>8 a Beppe POETA</strong> che finalmente ha ritrovato il turbo perduto nell’estate dei giocatori tentennanti che amano la provincia dove sono diventati qualcuno, ma sentono il richiamo della grande squadra, salvo poi pentirsi come Vitali che adesso straparla sulle meraviglie romane in contrapposizione alla Cajenna milanese. Non esistono isole della felicità, esistono le miniere dove si lavoro d’inverno e d’estate.</p>
<p><strong>7 al DI BELLA</strong> scatenato che non finisce più di stupire, che fa innamorare la gente perché è su questi giocatori, cari presidenti, che nasce la fidelizzazione del pubblico pagante, non degli adoratori delle minchiate. Piace ruvido, piace spontaneo, piace e basta.</p>
<p><strong>6 al sottostimato SHAW</strong> che si è inventato la partita dell’anno per dare finalmente la prima vittoria stagione alla Scavolini. Bravo nella lotta, ai liberi, bravo in tante cose. Un tipo che , magari, la prossima partita tornerà a sparare sui ferri, contro i tabelloni, però dove è andato ha sempre lavorato bene e merita almeno un giorno da primo della ciurma.</p>
<p><strong>5 al presidente della Lottomatica TOTI</strong> che a Porto San Giorgio non ha resistito quando gli avversari, da Cinciarini in su, trasformavano in oro anche giocate impossibili: se l’emotività impedisce di nascondersi meglio stare a casa, tanto lui si è sempre fatto consigliare da chi non meritava neppure di essere ammesso alla portineria.</p>
<p><strong>4 alle DIFESE ALLEGRE</strong> che sono diventate il marchio di fabbrica della nona giornata. Dicono, lo afferma anche il Recalcati bello florido, sereno, pronto al ritorno in battaglia, che la gente si diverte di più, ma non siamo convinti, non lo saremo mai e chi ha segnato tanto farebbe bene a non illudersi perché ogni maledetta domenica, ogni fetentissima partita, l’umore dei tiratori cambia, ma se hai una porta solida allora gli avversari ci sbatteranno contro.</p>
<p><strong>3 a Simone PIANIGIANI</strong> che manderà il suo agente a parlare e trattare con Meneghin. Vero che adesso nessuno si muove più senza un legale e un fiscalista, vero che gli agenti hanno visioni non sentimentali sul gioco, vero che anche Messina, Capello o altri come loro mandano avanti il rappresentante che conosce i risvolti legali di ogni trattativa, ma in questo caso saremmo stati più felici se l’accordo fosse nato da una virile stretta di mano.</p>
<p><strong>2 a CAJA, BONICIOLLI, REPESA, BLATT, MAHMUTI, MARKOVSKI</strong>, <strong>disoccupati eccellenti</strong> che vengono utilizzati come la muleta di Escamillo per far eccitare spettatori che non possono dire di amare le loro squadre se torturano allenatori che non ammetteranno mai di essere sulla strada sbagliata. Il campo decide per tutti e l’umore della gente, dicono a Roma come a Milano, persino dopo 5 vittorie, non cambierà i piani concordati quando è cominciata la corsa al secondo posto dietro Siena perché la cosa buffa di questi allenatoroni, dirigentoni è che partono già da rassegnati fingendo di non capire perché le loro squadre indossano così facilmente l’abito grigio degli sconfitti, abiti che spesso costano milioni di euro.</p>
<p><strong>1 al tenace PAPALIA</strong> se non riuscirà a spiegare, prima a Rieti, poi a tutti noi, quindi a Napoli, cosa lo ha spinto ad affrontare questo strano viaggio in una serie A che lo ha fatto partire ad handicap e che vive nel terrore aspettando che vinca anche una partita.</p>
<p><strong>0 alla FEDERAZIONE</strong> che si è fatta trovare scoperta quando sono stati rinviai a giudizio i protagonisti della “ sogliola connection” quelli che arbitravano peggio del solito per favorire gli amici degli amici che aspettavano al ristorante. Dicono che, spiegano che, ma intanto hanno fatto annusare il profumo della rete smagliata alla solita barca dei disperati costretti a seguire persino il basket italiano, loro che ne sanno una più del diavolo sulla Nba, loro che tremano aspettando il flop di calciopoli, smaniosi di avventarsi sui peccati degli altri, loro che non sentono e non vedono negli stadi dell’infamia, ma hanno antenne speciali per arrivare dove esiste il male, dove ci si inventa la ginnastica nelle elementari che già c’era, anche se nascosta in aule utilizzate come palestre.</p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
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		<title>Lo sceriffo Proli, il Micione, Michelino nei guai e Dan Peterson, sempre il numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:27:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.loudsportsshorts.com/basketball/players/larry_bird.jpg" alt="" width="178" height="243" /></strong></em><strong>OSCAR ELENI</strong></span> <strong>dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport</strong> <strong>organizzerà il campo dedicato ai bambini</strong>, all’intelligenza motoria, un&#8217;iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma, considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a <strong>Milano</strong>, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da <strong>Gilberto Benetton</strong> in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della <strong>disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi</strong>, <strong>delle notti passate</strong> <strong>sognando il poker e la California. </strong><strong>I soliti problemi sugli inviti</strong> <strong>sbagliati</strong>, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al <strong>Minucci</strong>, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente. <strong>Ma come ti sei svegliato se ti</strong> <strong>metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso</strong> <strong>ai vari Petrucci del quartierino?</strong> Mi sono svegliato male dopo aver visto <strong>D’Antoni </strong>guidare <strong>New York</strong>, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto <strong>Danilo Gallinari</strong> a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il <strong>Larry Bird dell’oro<span id="more-1369"></span> olimpico</strong>, ma soltanto quando va in panchina, sdraidonsi a terra per dare sollievo alla <strong>schiena che non sembra guarita</strong> come dicevano e dicono gli avidi e i frettolosi che fanno gattini ciechi. <strong>I Knicks dei tatuati</strong>, te le raccomando le regole Nba su giacca a cravatta, puttanate, hanno perso il terzo supplementare in una stagione dove le sconfitte fanno malissimo, dove <strong>Michelino è nei guai seri</strong> perché la gente fa presto a sbatterti contro il muro. La gente è feroce da tutte le parti. <strong>Ricordiamo il pubblico del Real che urlava &#8220;Scariolo dimission&#8221;,</strong> quello della Virtus che sembrava insofferente al realismo di <strong>Lino Lardo</strong>, al faticoso tirocinio dell’husky <strong>Koponen</strong>, quello di Milano che non sente <strong>Bucchi </strong>come <strong>il vero Cid</strong> di una squadra che ha bisogno del grande guru per nascondere tutto il resto, quello di<strong> Mosca che già non sopporta il sostituto di Messina, quello di Malaga che non perdona</strong> <strong>Aito,</strong> quello che ti mangia per essere a posto con la coscienza, quello che diventa <strong>Peterson o Baratta</strong> dal film, purtroppo non film muto, a seconda delle musiche che sente in cuffia, quello che risolverebbe sempre tutto mandando via l’allenatore, il presidente, quello che se la prende con <strong>Claudio Toti</strong> e lo invita ad andarsene sapendo che del domani, a <strong>Roma,</strong> come a <strong>Milano,</strong> e certamente a <strong>Bologna</strong>, non c’è una certezza. Dovrebbero saperlo anche a <strong>Pesaro </strong>dove adesso sono davvero spaventati perché sembra che <strong>Napoli </strong>possa arrivare a fare una squadra normale e quasi competitiva a certi livelli entro la fine del girone di andata, pronta a rimontare almeno sulla penultima.</p>
<p><strong>La gente è feroce. È cattiva, noi critici siamo dei bestioni con la bava alla bocca come i bevitori di vodka macerata con l’erba dei bisonti, sempre</strong> <strong>pronti a vedere il male in tutto</strong>, anche se esiste il diritto di replica, il diritto di <strong>non essere sempre d’accordo con i Proli</strong> della situazione, con quelli che arrivano in città e ti dicono c’è un <strong>nuovo sceriffo</strong>, del vostro passato me ne impippo, con i fenomeni che scelgono i sarti, i cuochi, persino i medici , fuori dalla città e poi si chiedono perché la città reagisce freddamente. Beh, <strong>a parte Pittis</strong> <strong>che confonde</strong> ancora l’eccellente <strong>Jumaine Jones con il principesco McAdoo</strong>, Milano, ad esempio, era abituata bene, aveva il meglio e per emozionarsi chiede proprio questo, non certo <strong>Iverson </strong>spinto da chi si confonde fra il risotto e le deiezioni dei cani. Certo che Iverson farebbe notizia, muoverebbe il cielo sopra Milano, ma per quanto tempo prima di pentirsi ci chiedono da Memphis e dintorni? Questo è il problema con chi si vanta di avere solida competenza, grandi maestri: <strong>erano sempre in bagno a fumare quando</strong> <strong>c’erano lezioni vere. </strong><strong>Settimana di purificazione nel distacco</strong> <strong>da Carlo Recalcati</strong>. Piangono i coccodrilli e i delfini di fiume. Non se ne poteva più di una situazione malata e insistere troppo per avere <strong>Pianigiani alla guida di Azzurra</strong> sembra voler fare un torto al quarantenne lupo della <strong>Mens Sana</strong> che certo sbalordisce il mondo con questa voracità, con questo record di <strong>10 sconfitte su 136 partite</strong>, perché <strong>ai cari Petrucci e Meneghin</strong> vorremmo dire che per un Chessa o un Martinoni al risveglio bisogna poi segnalare le prove dei titolari dell’ultima frana europea e il premio a <strong>Capobianco</strong> come allenatore dell’anno è strameritato perché bisogna davvero essere pazienti per sopportare<strong> Teramo</strong> così come la vediamo oggi, per non prendersela troppo davanti a certe prestazioni come quelle dei ragazzi d’oro <strong>Poeta e Amoroso che certo meritano affetto</strong>, ma dovrebbero anche <strong>smetterla di fare recite fuori tema</strong>: il regista è spesso stonato e monocorde, ma sembra sempre che sia soltanto lui a tirare la carretta della Tercas, l’ala forte ha uno strano modo di combattere, un modo che piace quasi a tutti, ma poi lo vedi cedere di nervi quando servirebbero braccia solide per tenere su il tetto. Meglio allora <strong>i Michelori e Di Bella</strong>, i <strong>Mordente</strong>, che non se la tirano, ma in campo ci mettono sempre la faccia e non chiedono sconti se arricci il naso perché non fanno tutto bene.</p>
<p><strong>PAGELLE sulle ferite nella settimana europea che mette Siena e Milano</strong> <strong>contro le grandi di Spagna</strong> dove la Acb ha chiuso i conti con tanti soldi nelle casse, tanti progetti, ma certo loro ci prendono il mondiale che è vero zucchero e ci appoggiano per l’europeo che, ormai, è vero tormento anche giocato in casa propria come vi direbbero i polacchi che non sono certo tanto più deboli di Azzurra allo sbando, di questo basket dove tutti guardano in alto e non si accorgono che il resto del sistema è nella palude, nel giardino dei poveri di idee e quattrini.</p>
<p><strong>10 a  ZIZIS e MORDENTE</strong>, compagnoni ai tempi di Treviso, produttori di vino rosso e bianco, il non ancora famoso Zimor che contiamo di stappare presto ringraziando questi due galantuomini, questi ragazzi che hanno cervello e cuore, che sono uomini veri e che al momento sono anche la gioia e la fortuna dell’Armani e di Siena.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> se troverà subito una nazionale da allenare, se tornerà presto su una panchina di serie A, se chiederà un po’ di silenzio e di rispetto su questa vicenda sgradevole che lo ha separato nella casa dell’ex amico Meneghin. A noi piace Micione Charlie quando lavora, non quando trama.</p>
<p><strong>8 all’ ALTRA MILANO</strong> che domenica porterà Chuck Jura il magnifico sul legno del Palalido per una premiazione solenne prima che vadano in campo Armani e Scavolini. Dovrebbe presentare il tutto un Dan Peterson che anche quando deve fare giochi a due con gente sbagliata, gli succedeva a Sky, gli capita anche oggi, è sempre il numero uno, quello che sa cosa bere quando il sole delle parole al vento spacca le pietre che non hanno trovato le teste giuste da rompere.</p>
<p><strong>7 a Massimo CHESSA</strong>, sassarese di Biella, classe 1988,  <strong>e Nicolò</strong> <strong>MARTINONI</strong>, varesino Cimberio, classe 1989, prestato dalla Benetton a chi nell’ultima giornata ha mandato in campo di lavoro chi pensava di essere già pronto alla beatificazione per aver rischiato nella costruzione della squadra. Due giovani che danno speranza per il 2011, speriamo che con Melli ci diano qualcosa di più di quello che assurdamente ci aspettiamo dai ragazzi NBA.</p>
<p><strong>6 alla NBA</strong> che coltiva l’Europa alla sua maniera, che ti offre l’elenco giocatori mettendo di fianco a ciascun nome l’ingaggio. Un suggerimento che la Lega dovrebbe seguire in fretta, prima che al Coni scoprano certe cifre per certi italiani.</p>
<p><strong>5 al grande MASCELLANI</strong>, presidente di Ferrara, per aver fatto sapere ai suoi giocatori che per quello che ha speso si aspetterebbe d&#8217;avere risultati migliori. Non è questa la strada per ridare energia e fiducia ad un gruppo che ha pagato anche momenti di esaltazione collettiva esagerati.</p>
<p><strong>4 a Massimo BULLERI</strong> perché se è fra i migliori ogni volta che è in dubbio, ogni volta che deve fare un test pre gara per sapere se potrà andare in campo, allora le gente comincerà a sospettare che non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti gli allenamenti saltati fanno perdere la buona predisposizione ad essere creativi, a tirare dal perimetro quando l’allenatore chiede più palloni per i centri.</p>
<p><strong>3 a Maurizio GHERARDINI</strong> che dopo le uscite di curva della Toronto dove Bargnani resta, inutile litigarci ancora, quello che in Spagna e nella qualificazione europea lasciava perplessi tutti quelli che avevano già capito come non esistesse un feeling fra allenatore e giocatore, fra giocatore e basket con pelotas, dopo questo inizio stagione NBA con molti scuri, non ha ancora sentito i suoi personalissimi tifosi italiani urlare che la colpa non è del geniale forlivese, ma di chi non lo ascolta come fanno nella federazione canadese. Uhm.</p>
<p><strong>2 a Dino MENEGHIN</strong> per quel comunicato senza dentro niente con il quale la Federazione si congedava da Recalcati, per questo silenzio sul futuro tecnico, il settore più delicato ed importante di una Federazione che ha bisogno di idee, di gente con voglia di lavorare, di esplorare il territorio, di fare battaglie rusticane con quelli della pallavolo e dell’atletica per avere gente da educare sui campi di basket nei posti giusti, con le giuste esperienze e f dolorose fatiche. Non vi salvate solo con le azzurrine della femminile volute dal Ticchi. Comunque meglio lacrime finte delle cause in tribunale come si rischiava anche adesso, dopo la vergogna della causa contro Riccardo Sales di quel tipo che oggi, per fortuna, cerca tartufi in una terra dove nascono soltanto fichi.</p>
<p><strong>1 alla BENETTON</strong> cucinata in salsa parilla da Pillastrini e dalla Cimberio perché non basta avere coraggio nelle scelte, bisogna anche rischiare a spendere qualcosa in più per sostenere l’esperimento. I giovani meritano spazio, ma pure bastone oltre a piatti di carote. Se cominciano con dei difetti poi non se li toglono più. Nei vivai bisogna investire partendo dai buoni stipendi per chi istruisce i giovani.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può iniziare con cinque stranieri cinque sul campo di Siena, non può reggere due tempi sfruttando il meno possibile i ragazzi italiani dopo aver visto che tipo di purgante è il tifo del presidente Petrucci per chi predica bene e finisce per razzolare malissimo.</p>
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		<title>Meneghin e Recalcati seduti allo stesso tavolo senza rivolgersi mai la parola&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://blog.blogosfere.it/blogs/basketcase/images/Recalcati%20sembra%20scrutare%20il%20futuro%20della%20sua%20nazionale....jpg" alt="" width="151" height="134" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare</strong> <strong>etere e punti incrociati sulla pelle</strong>, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il <strong>San Paolo a Milano</strong>, se trovi una squadra come quella di <strong>Franco Disperati</strong>, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d&#8217;essere in buone mani e<strong> il</strong> <strong>chirurgo meriterebbe un premio</strong>, ma, per adesso, deve tenersi le maledizioni di chi ogni mattina si alza e vede nero, di chi risponde con la voce che arriva da molto lontano, dai giardini della disperazione anziana, da chi magari sembra più scortese del solito con i pochi amici che lo hanno chiamato dopo essersi allarmati per le notizie non buonissime dal fronte della chirurgia dove l’uomo diventa cicatrice. <strong>Scusa Santi, scusa Sandro, scusa Toto, anche se la digressione sul golf ci</strong> <strong>ha fatto venire i brividi. </strong>Sono giorni di abbracci rotti nel basket che non ha una <strong>Penelope Cruz</strong> da stringere fra le braccia, ma soltanto gente che ha voglia di litigare senza averne la forza intellettuale per reggere l’urto. <strong>Carlo Recalcati</strong> conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con <strong>Meneghin e La Guardia</strong>, ormai il vicepresidente vicario, bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale, come dicono nel generone romano che riabbraccia <strong>Gino Natali</strong>,<strong> tornato a casa Toti</strong> da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. <strong>Milano respira</strong>. Recalcati, invece, non conferma le cifre sopra gli <strong>800 mila euro</strong> dell’ultimo contratto perché, come sanno bene<strong> all’ufficio imposte di Cantù</strong> dove lui è il quinto contribuente, non va oltre i <strong>512 mila lordi</strong>, quindi restando sotto quello che invece incassa al netto qualche suo collega. <strong>Abbracci rotti fra Pesaro e una proprietà che non ha mai voluto credere al valore delle</strong> <strong>tradizioni,</strong> ma questo sembra un malessere che prende tanti per la gola. Spezzatino d&#8217;affetti anche a Milano dove i maligni avevano persino visto <strong>David Blatt</strong> <strong>gironzolare</strong> intorno alla piscina vuota del <strong>Palalido<span id="more-1335"></span>,</strong> dove qualcuno pensava che una sconfitta con la Virtus avrebbe aperto i cancelli all’ex cittì della nazionale, <strong>Recalcati Carlo di via Giusti</strong>. <strong>Piero Bucchi</strong> <strong>resiste</strong> anche al dopo partita non proprio allegro della Futur Station dove i perfidi spiegano che proprio quella vittoria dimostra quali sono i grandi equivoci di una squadra costruita senza sapere se il cemento armato per proteggere l’ingegnere era di quello buono. Certo se ci si chiude pensando che gli altri siano soltanto gelosi allora capita di dove mandare via i <strong>Vitali</strong>, i generi manager ingaggiati prima di scoprire che il ruolo non era utile, succede che i giocatori facciano una cura zen tutta loro per fingere di non capire che chi urla troppo si sente fragile e ha poco da trasmettere a chi sembra ricominciare sempre una vita nuova. Ci vuole pazienza dice la gente, ma intanto aspettiamo la settimana della verità milanese con il <strong>Khimki e Cantù</strong> per leggere la mano della solita addormentata d’inizio stagione: sembra che l’estate porti sempre e soltanto guai fisici, mentali, sembra che le colpe siano sempre degli altri e, ovviamente, dal bayon. La stessa cosa che succede a Pesaro, che sta per accadere a<strong> Montegranaro</strong>, che forse <strong>accadrà a</strong> <strong>Roma se Nando Gentile andrà a sbattere sulle stesse rocce</strong> dove l’anno scorso naufragò<strong> la barca di Repesa</strong>, dove <strong>Jennings </strong>sembrava un naufrago nel rimpianto di chi, adesso, lo vede giocare bene nella Nba, che sarà anche il più bel campionato del mondo, ma se è vero quello che dicono certe cifre, certe giocate, allora siamo anche davanti al grande inganno e prima di ululare <strong>inneggiando a Bargnani</strong> valutiamo bene tutto, prima di scoprire che anche<strong> a</strong> <strong>Toronto Belinelli</strong> potrebbe avere qualche problema, prima di <strong>benedire i giorni del Gallo nella Grande Mela</strong> facciamo la tara su tutto. Certo meno sul valore di <strong>Mike D’Antoni</strong>, anche se adesso lo prendono in giro per il disastro coi <strong>Knicks</strong>, anche se chi temeva che fosse lui l’allenatore della nazionale già mette il pepe sul cacio e si fa grandi risate. Ci sarebbe da piangere per tutti gli abbracci rotti in una Federazione che non ha ancora un piano per il settore tecnico, che lascia andare tutto alla deriva perché gli stessi che vollero la testa di <strong>Maifredi </strong>ora urlano che è meglio il diluvio se loro non potranno contare come un tempo. <strong>Abbracci rotti con quelli che non capiscono il messaggio di Avellino</strong>: quando i giocatori erano gelosi e golosi tutto quello che aveva costruito Boniciolli era andato in vacca, quando il proprietario ha voluto gente che amava persino i lupi dell’Irpinia allora ecco risorgere un tipo di sole. <strong>Abbracci spezzati per chi non voleva più Bechi</strong> a Biella e adesso ha scoperto che se esiste una possibilità di far cadere Siena in campionato quella è proprio nella prossima domenica piemontese. Tenetevi la gente come Smith e fate attenzione al resto.</span></p>
<p><strong>Pagelle dalla fattoria virtuale</strong> dove si confonde ancora Bush con Obama, dove Lebron James, Bryant, i Boston, sono una cosa mentre tutto il resto è pollaio per i tipi alla Iverson già scaricato da Memphis:</p>
<p><strong>10 a Cesare PANCOTTO</strong> perché si meritava una soddisfazione del genere, perché se la sua Avellino è stata costruita con gli stessi criteri delle altre sue squadre, dei diesel che alla fine mandavano fuori strada finte Ferrari, allora spettiamoci di scoprire qualcosa di speciale anche da questo campionato che sembra animarsi soltanto quando dimentichi che Siena vive su un altro pianeta. Certo a casa Snaidero piangeranno un po’. Ma sono abituati dai tempi del san Matteo che li fece promuovere.</p>
<p><strong>9 a Romani SATO</strong> principe nel regno Mens Sana e dell’euriobasket che fa capire quanta distanza può esserci fra i giocatori veri e quelli che dovrebbero sostituirli come direbbero a Bologna dopo aver visto Moss andare per funghi sulla collina di San Luca dove Lardo è andato ad espiare per aver parlato bene troppo in fretta della Virtus, un peccato che nel tempo costa sempre caro. Possibile che nessuno impari certe lezioni?</p>
<p><strong>8 a Mason ROCCA</strong> e, per conoscenza, a chi considera Mordente soltanto un gregario fra previtoccioli con la coda, perché prima di trattare male certi giocatori, prima di avere dei dubbi è meglio tenerseli anche se non si sono allenati tanto. Lui serve anche da rotto, ma certo se chi costruisce la casa sa di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>7 a Frank VITUCCI</strong> se davvero ha convinto Neal a diventare un giocatore per tutte le stagioni di un campionato, per tutte le tempeste di una partita. Non eravamo sicuri che potesse riuscirci, ma per ora le cose vanno bene e nessuno si accorge di Kus, ma piuttosto si alza in piedi per applaudire il giovane Gentile.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> che ha spiegato bene a quelli di Pesaro perché prima di mandare via gli allenatori bisogna fare esami di coscienza dove tutti si prendono le giuste responsabilità.</p>
<p><strong>5 ai tipi come Mike HALL</strong> che tornano umili soltanto quando scoprono che potrebbero perdere il lavoro. Succede troppo spesso e su questo le società dovrebbero ragionarci bene, invece di mettersi a cantare per il ritorno a casa del figliol prodigo.</p>
<p><strong>4 a CROSARIOL, SORAGNA, ARADORI, MORDENTE</strong> che ci stanno illudendo sul futuro di Azzurra: se vanno sempre così non è vero che siamo all’anno zero.</p>
<p><strong>3 a chi sottovaluta l’acquisto di MARCONATO </strong>che rappresenta per Siena una garanzia che purtroppo non trovi in altri giocatori italiani. Attenti a lasciare fuori dal gioco Chiacig e Fucka, va a finire che chi li recupera fa tredici, certo un tredici costoso, ma l’usato sicuro serve come direbbero al Cus Bari dopo aver ingaggiato il quarantunenne Stefano Rusconi.</p>
<p><strong>2 a MENEGHIN, LA GUARDIA e RECALCATI</strong> che anche seduti allo stesso tavolo non si sono rivolti la parola. Questo è il vero disastro.</p>
<p><strong>1 a TERAMO</strong>, intesa come società, se lascerà spazio a chi non comprende il momento difficile nei rapporti interni di un gruppo dove qualche galletto meriterebbe la pentola invece delle carezze.</p>
<p><strong>0 all’INFLUENZA</strong> che ci ha portato nel villaggio delle scelte ridicole sospendendo Cremona- Napoli. Giusto far recuperare con i tesserati al 7 novembre, giusto non farsi prendere in giro sempre dalla stessa gente.</p>
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		<title>I lunedì da Oscar: senza più munizioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/44086533@N00/2841750711/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3019/2841750711_ac1bd4efab.jpg?v=0" alt="" width="180" height="153" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI </em>alla scoperta del sale</strong> <strong>tanto per far dispetto alla pressione</strong>, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. <strong>Se avrete pazienza potrete</strong> <strong>trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l&#8217;aria fritta</strong>. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l&#8217;ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l&#8217;occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla<strong> solita crisi di</strong> <strong>idee e progetti</strong>, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché <strong>Siena </strong>non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario <strong>Ferdinando Minucci</strong> che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. <strong>In attesa di</strong> <strong>sapere chi e come farà la serie A</strong> prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come <strong>Renzi</strong>, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli <span id="more-1132"></span>confusi urlando che vuole la testa di <strong>Meneghin,</strong> ci domandiamo se un giorno potremmo davvero <strong>mettere sulla</strong> <strong>stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo</strong>. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c&#8217;è il dubbio della sconfitta. <strong>Basta mandare allo scoperto</strong> <strong>randellatori</strong> che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.<br />
Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il <strong>Taugres </strong>Victoria sta battendo tutti nella corsa a <strong>Dario Sarijc</strong>, il quindicenne fenomeno di <strong>Sebenico</strong> che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di <strong>Vitali,</strong> <strong>un talentino che a parole la racconta</strong> <strong>sempre bene</strong>, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere. E ora ci spieghino <strong>nel centro vacanze di Azzurra</strong> se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l&#8217;anno scorso il <strong>Caravaggio</strong> bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà <strong>Recalcati</strong>, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con <strong>Stonerook</strong> sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.<br />
<strong>Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins</strong>. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. <strong>Repesa</strong> glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con <strong>Bucchi </strong>c&#8217;è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione. A proposito di Milano <strong>il Sascia nostro</strong>, l&#8217;unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l&#8217;arrivo di <strong>Flavio Portaluppi</strong>, uno nato nell&#8217;Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno<strong> Soresina</strong> lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente <strong>ridarà vita al</strong> <strong>Trofeo Lombardia</strong> per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull&#8217; annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell&#8217;interno della società che ora farà diventare il <strong>Palalido</strong> un&#8217;arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.<br />
Aspettiamo conferma anche per l&#8217;atterraggio morbido del <strong>Paron Zorzi</strong> <strong>nel feudo di Treviso</strong> dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile<strong> Benetton</strong>, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po&#8217; cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni <strong>vi danno già un&#8217;idea del mar Morto</strong> retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo. L&#8217;<strong>Eurolega</strong>, birichina, premia Dule <strong>Vujosevijc </strong>come miglior allenatore dopo un&#8217;altra meravigliosa stagione del <strong>Partizan </strong>che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?<br />
Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l&#8217;architetto <strong>Alessandro Barzalich</strong>, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché <strong>Pesaro, intesa</strong> <strong>come Scavolini</strong>, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d&#8217;argento sull&#8217;arenile.<br />
<strong>Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo</strong>, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere <strong>Snaidero</strong> riportandolo all&#8217;antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche <strong>Trieste</strong> si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. <strong>Non</strong> <strong>fateci sognare soltanto d&#8217;estate</strong>. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l&#8217;immagine dell&#8217;ultima partita di finale quella finita <strong>47 per gli sfidanti 82 per i</strong> <strong>campioni</strong>. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c&#8217;è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l&#8217;Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell&#8217;antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea. Tornando a <strong>Milano</strong> che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche <strong>Verona, Torino</strong>, la stessa <strong>Trieste, la Fortitudo, magari Udine,</strong> tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell&#8217;Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di <strong>scrivere un libro sull&#8217;altra Milano, quella dell&#8217;All&#8217;Onestà,</strong> <strong>della Mobilquattro</strong>, insomma <strong>degli straccioni</strong> della lotta con <strong>Jura </strong>senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al &#8220;4-2-4&#8243; di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.</p>
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
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		<title>Volete capirlo che Siena è strafavorita? Anche se Milano in difesa ha buone armi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:55:39 +0000</pubDate>
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OSCAR ELENI dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per capire se dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i Maya ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero Sabatini cederà un giorno la [...]]]></description>
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<strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per</strong> <strong>capire se</strong> dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i <strong>Maya </strong>ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero <strong>Sabatini</strong> cederà un giorno <strong>la Virtus</strong>, se davvero l&#8217;uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla<strong> Fortitudo</strong>, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di <strong>Siena</strong>, contro la strategia <strong>Minucci,</strong> se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che <strong>Alberto Bucci </strong>ed <strong>Ettore Messina</strong> dicono alla gente di <strong>Bologna</strong>: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a <strong>Milano </strong>ci fossero stati  <strong>Sacrati, Savic, Sabatini</strong> e<strong> Corbelli</strong>, quelli di <strong>Pesaro </strong>o di <strong>Udine,</strong> il povero <strong>Piero Bucchi</strong> non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e <strong>Zamparini</strong>, loro e <strong>Cellino o Corioni</strong>, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla <strong>Buzzavo,</strong> alla <strong>Minucci</strong>, alla <strong>Livio Proli </strong>e non è un caso che siano proprio <strong>Siena e Milano</strong> a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe <strong>Calvino.</strong> Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po&#8217; nel pianeta per ridere di certa ottusità.<br />
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? <strong>Benetton e Montepaschi</strong>, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del <strong>Forum</strong> o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l&#8217;ultimo no di certo.<br />
A<strong> Salsomaggiore</strong> il responsabile della nazionale giovanile, il <strong>Ramagli</strong> che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a <strong>Reggio Emilia</strong>, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia <strong>Alessandro Gentile</strong>, figlio di <strong>Nando</strong>, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide <strong>Pascolo </strong>di Udine, il Claudio <strong>Tommasini </strong>della Virtus Bologna, poi il <strong>Metreveli </strong>senese e il <strong>Wojciechowski </strong>trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un&#8217;intera redazione<span id="more-1086"></span>, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c&#8217;era Niccolò <strong>Melli</strong>, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall&#8217;operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano <strong>Potì </strong>che invece ha vinto il titolo juniores con <strong>Pistoia</strong>, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il <strong>Casalpusterlengo</strong> del <strong>Curioni </strong>che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell&#8217;<strong>All&#8217;Onestà</strong>, della <strong>Xerox</strong>, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di <strong>Pavia,</strong> in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l&#8217;anno prossimo anche se il <strong>Cioppi</strong> in trionfo dovesse lasciarli per la sua <strong>Pesaro</strong>. Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge d&#8217;essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare <strong>D&#8217;Antoni </strong>che girava sul <strong>Sile </strong>sulla barchetta <strong>Benetton </strong>nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta.<br />
La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza. <strong>Dunque la</strong> <strong>finale scudetto</strong>. <strong>Perché Siena favorita? </strong>Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l&#8217;attacco, magari, batte in testa. E&#8217; successo dopo l&#8217;incidente di <strong>Lavrinovic,</strong> lo si è visto con <strong>McIntyre </strong>non sempre in tiro, lo si capisce quando <strong>Kaukenas</strong> va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un&#8217;altra cosa, perché contro Siena la zona classica , a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio <strong>Sangarè</strong>, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l&#8217;uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, <strong>l&#8217;Armani </strong>in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d&#8217;Europa e una delle 16 d&#8217;Europa. E&#8217; pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l&#8217;ultimo <strong>Price,</strong> valutando il <strong>Vitali</strong> anemico dell&#8217;ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo <strong>Taylor </strong>di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di <strong>Recalcati,</strong> magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s&#8217;infilasse pure <strong>Rocca</strong> si potrebbe dire che il povero <strong>Eze </strong>avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se <strong>Hall e Katelinas</strong> hanno la testa e le braccia per far stancare <strong>Stonerook. </strong>Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. <strong>Siena è strafavorita</strong>, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.<br />
<strong>Vaticini al latte di giugno</strong>:<br />
<strong>10 a  Corbani</strong>, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l&#8217;allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.<br />
<strong>9 al Pino Sacripanti</strong> perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.<br />
<strong>8 a Recalcati e Meneghin</strong> che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei e, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.<br />
<strong>7 al Baiesi</strong> che ha lasciato <strong>Biella </strong>perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l&#8217;Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.<br />
<strong>6 ad Andrea Niccolai</strong> che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l&#8217;entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono <strong>Sconochini e Boni</strong>, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica. Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà a al mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.<br />
<strong>5 all&#8217;associazione arbitri</strong> che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena- Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.<br />
<strong>4 alla Lottomatica Roma</strong> che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull&#8217;ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un&#8217; altra squadra sbagliata.<br />
<strong>3 a Mike D&#8217;Antoni</strong> perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.<br />
<strong>2 all&#8217;arbitro Paternicò</strong> perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l&#8217;angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.<br />
<strong>1 a Marcello Lippi</strong> perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d&#8217;invidia pensando all&#8217;Italia tre presentata nell&#8217;amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest&#8217;anno a Siena o l&#8217;anno scorso a Montegranaro.<br />
<strong>0 al capestro Sky</strong> per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l&#8217; espontaneo di <strong>Barcellona </strong>che ha inseguito <strong>Federer </strong>mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.</p>
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		<title>I playoff (e di più) giorno dopo giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 19:33:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/braid44/2866270654/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3287/2866270654_036e8a0547.jpg?v=0" alt="" width="264" height="180" /></a></strong></em></span> <strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dalla stanza iperbarica di una</strong> <strong>casa trovata a Covadonga</strong>, <strong>Asturie</strong>, <strong>Spagna, paradiso per chi</strong> <strong>sente che il cerchio si</strong> <strong>stringe</strong>, partendo proprio da dove tutto appare più chiaro dalle prime ore del mattino, dalla porta di uscita di ogni pessimo umore. Rotolarsi su un tappeto persiano insieme al cane randagio che abita dentro di noi, mentre il muratore sfascia tutto, cambia le tubature, ma non promette niente di buono come<strong> le semifinali del basket</strong> che si arrampicano sulla nostra vita notturna ogni giorno della settimana, feroci, ma non imprevedibili. Feroci perché ci dicono quanto è distante il mare dalla montagna verde, non imprevedibili perché nessuno sembra divertirsi, <strong>anche se a Biella la pensano diversamente</strong> perché adesso avranno un incasso in più, un sogno più grande, una stagione da raccontare per il mese di maggio che ha cambiato la vita e la sciarpa di <strong>Atripaldi,</strong> della nuova dirigenza. Con questa storia di una partita al giorno, che dovrebbe toglierti la noia di torno, non sai mai dove fermarti a pensare, perché non c&#8217;un fiume come per <strong>l&#8217;ispettore Adamsberg</strong> che riempie la vita di <strong>Fred Vargas</strong>, scrittrice, non pivot, una pianta come per gli uomini a rovescio. Sarebbe bello se il padrone del sito, finito l&#8217;innamoramento per <strong>Fabrizio Ravanelli</strong>, terminato il cicloturismo verso <strong>Perugia</strong>, i pranzi bolognesi con <strong>Lori San Lazzaro</strong> e <strong>Ianus forte</strong>, ritrovasse il tempo per aggiornare ogni giorno questa striscia. Il suggerimento è di fare come quelli di <strong>Sky con Fiorello</strong>: o si taglia, si cuce, si ride insieme e non esiste più alternativa. Vediamo di seguire <strong>Prevert </strong>e la canzone del mese di maggio che può benissimo andare bene anche per quello di giugno:<br />
L&#8217;asino, il re ed io<br />
Saremo morti domani<br />
Di fame l&#8217;asino<br />
Di noia il re<br />
E io d&#8217;amore<br />
La vita è una ciliegia<br />
E&#8217; un nocciolo la morte<br />
Un ciliegio l&#8217;amore.<br />
<strong>Varese lunedì 25 maggio -</strong>Un sindaco che ama il basket, che ama <strong>Varese</strong>, decide di dare la cittadinanza onoraria a <strong>Bob Morse </strong>che torna <span id="more-1011"></span>sulla vecchia alfetta, torna con il suo sorriso che la malattia ha stravolto rubandogli i capelli che un tempo erano elmetto per le guerre dell&#8217;invincibile armata. Vocione, pensieroni, sorrisetti, senso del ritmo e del tempo, ma noi, come <strong>il Grigoletti di montagna </strong>che si lamenta per non essere stato trovato e quindi invitato alla fiesta, siamo rimasti ai giorni dell&#8217;addio, quelli dove qualcosa ci separò per sempre: lasciava il paradiso, la gloria, ma sembrava che non ne soffrisse, che fosse distaccato. Unico pensiero piazzare il cagnone che poi si prese <strong>Zanatta</strong>. Certo che fu grandissimo, certo che è stato bello ritrovarlo, sentirgli dire che Varese è sempre nel suo cuore, ma è stato molto più bello rivedere il mondo che girava insieme a lui, ascoltare <strong>Giancarlo Gualco</strong>, l&#8217;architetto del grande progettio <strong>Ignis,</strong> che adesso non riesce più a camminare, a seguire i suoi adorati cavalli, ma non ha perso la memoria e l&#8217;arguzia. Con il quintetto <strong>Rusconi, Ossola, Zanatta, Meneghin e</strong> <strong>Bisson,</strong> in visita parenti autorizzata, si potrebbe giocare anche adesso, mettendo nel gruppo <strong>Raga, Morse, Yelverton</strong> ed un pivottone di riserva a caso.<br />
Si potrebbe fare qualcosa di buono anche con i ragazzi della cantera varesina: c&#8217;erano tutti, <strong>da Gualco a Mottini</strong>, <strong>da Carraria a Caneva</strong>, <strong>da Consonni ai Bulgheroni</strong>, c&#8217;era anche <strong>Lucarelli</strong>, non mancava <strong>Galleani</strong>, non poteva mancare la Midia Borghi geniale, ma è stato bello seguire <strong>Guido Borghi</strong> sul sentiero verso Monti Sacri, ricordando famiglie e storie, una bella sintesi, una bella notte come diceva Sandro Gamba interpretando anche il pensiero di <strong>Aza Nikolic</strong> e di <strong>Nico Messina</strong>.<br />
La notte di Varese fa registrare l&#8217;ultimo sussulto Virtus. Lo vedi di notte e nelle facce leggi che è tutto finito. Basta aspettare, ma Prevert è già in giro col taccuino come avrete letto sopra a proposito di asini e di re.<br />
<strong>Martedì 26 maggio - </strong>Roma scopre che la sua squadra di basket non ha dentro quasi niente perché è stata costruita senza una logica tecnica. Nessun vero capo giocatore, non raccontateci che Becirovic è un genio da lampada cestistica, non certo questo Becirovic, nessun centro capace di dare una costola per compagni smaniosi. Poi il resto della zuppa, dal Douglas che a Valencia non hanno mandato via soltanto perché avevano perso un assegno, al Jennings che dal primo giorno sarebbe stato equivoco come il Jaaber lasciato andare con le briglie sciolte nella steppa bulgara. Sostituire i Repesa non è così facile, più facile calunniarli, criticarli, metterli alla berlina confidando nella loro buona educazione, sportiva ed umana. Dove erano nella notte delle lacrime e degli urli i cantori del cielo che avevano visto un&#8217;aria diversa sui tetti intorno all&#8217;Eur, con giocatori finalmente liberati dall&#8217;orco che pensava a maggio, a giugno, che pensava allo sviluppo di un progetto anche con giocatori mediocri o, addirittura, sbagliati? Niente di nuovo dal fronte capitolino. Assoluzione e benedizione come nel calcio non avrebbero mai fatto. Certo meglio la pace fra gli ulivi che la buriana mediatica, ma anche con la verità si potrebbe fare pace.<br />
<strong>Mercoledì 27 maggio - </strong>Sfida definitiva fra squadre con progetti diversi, bello quello Benetton, confuso quello Virtus, battaglia ad armi pari nella lotta mentale perché <strong>Boniciolli e Mahmuti</strong> sanno di essere quasi congedati, anche se per motivi diversi. Sul campo la Virtus scopre la sua leggerezza mentale che nasce alla fonte, dove Boykins non è certo il fenomeno che i cantori barbuti proponevano all&#8217;inizio dell&#8217;anno domandandosi se in Italia avevamo mai visto un play del genere. Poi pensiamo a Ford, imperiale nel salto, leggero come una maionese andata in vacca quando c&#8217;è da fare a spintoni sotto canestro. Boniciolli paga la sua voglia di raccontare la verità anche quando fa male, ha pagato la speranza di correggere in corsa una squadra che soltanto gli assetati del deserto potevano vedere come oasi vicina alla Mecca senese. Roma e Virtus erano squadre mai nate, vendute come ricche, ma soltanto perché in effetti avevano speso in maniera esagerata senza mettere una base al progetto. Come da copione il Sabatini furioso ha scaricato tutti il giorno dopo. Ne farà fuori altri e intanto ha presentato le cifre alla città. Ha detto il vero, senza l&#8217;aiuto della gente che paga non si può correre, ma dovrà pure ammettere che dalla finale persa con Markovski è sempre stato lui a cambiare le carte e i giocatori in tavola.<br />
<strong>Giovedì 26 maggio &#8211; </strong>Non si gioca e ci si gode tutto Fiorello, in finta diretta e in replica. Trasmette da Roma e allora seguiamo una traccia che ci spalanca nuovi mondi: Niccolò Civelli, un ragazzo di Como, tifoso di Cantù, che studia nella scuola del cinema romana, ha convinto Tommaso Vimercati, altro comasco-canturino, sceneggiatore, a lavorare su un progetto per fare della vita di Chicco Ravaglia, della suo sorriso, della sua vita rubata 10 anni fa, un film, una storia che abbia qualcosa da raccontare anche a questi ragazzi che sbattono le alucce e si fanno trovare sena un&#8217;anima. Giornata per pensare a che alla situazione complessa della Nazionale perché fra Meneghin e Recalcati c&#8217;è qualcosa che non va. Il tecnico vuole un part time, il presidente tentenna, ma non può neppure garantire che gli confermerà l&#8217;incarico se dovesse andare male nel recupero per gli Europei. Una storia nata male ai tempi in cui chi lavorava dietro le quinte, con la famosa schiena dritta o perlomeno a curvatura variabile sui monti orridi, ha mandato in confusione chi voleva convincerci che si può diventare grandi allenatori soltanto mettendo le crocette al posto giusto, chi andava dicendo in giro che senza certe trovate geniali sarebbe stato diluvio. Magari lo sarà lo stesso, ma siamo sicuri che come scuola allenatori possiamo cavarcela ancora, anche senza il progetto Gebbia, perché di gente da mandare in giro a diffondere il verbo, ad insegnare cose ce ne abbiamo abbastanza. Dodo Rusconi, ad esempio, si è offerto alla vecchia Robur per insegnare di nuovo quello che Gianni Asti ha fatto dai tempi del forza fioeu del caro Trombetta. E non è l&#8217;unico.<br />
<strong>Venerdì 29 maggio &#8211; </strong>Milano sfoglia la margherita e scopre di avere qualcuno che l&#8217;ama davvero. Si trova Biella in casa, si trova Jobey Thomas sul campo invece che nel parco di Trenno perché l&#8217;incidente di Saw riapre la porta al duro che dura, trova dentro ad un cavolo Marconato, sistema tante cose e si prende pure il vantaggio del campo. Certo il basket che aspettava Roma-Milano ne soffre, ma non è colpa di Biella se gli altri sono asini al tramonto. Comunque sia i colpi di fortuna, accolti in maniera strana da chi dirige la banda sfiduciando i più generosi, non bastano per liberare la gioia di vivere armanica perché forse non sa cosa sia visto che nel nuovo collegio al Lido la parola d&#8217;ordine è fare gruppo silenziosamente, tenere lontano i bacilli della Milano che pure fu grande, nascondere l&#8217;umor nero di qualche genio incompreso, cambiare senza dare l&#8217;idea di volerlo fare. Sul campo, davanti ad avversari sfiniti dalla serie con Roma, con un allenatore dato per quasi partente, perché adesso lo vorrebbero in tanti, serve un grande Thomas, serve il colpo di coda che aiutò l&#8217;Armani ad eliminare Teramo dove, si dice, non sono giorni facili per David Moss che sembra già accasato altrove. Certo Biella ha l&#8217;ultima palla da giocare, ma la consegna a Gaines e allora perché perdere tempo a guardare dove andrà il tiro. Per l&#8217;Armani festa in borgo, anche se qualcuno dovrebbe chiedersi perché una squadra così, una semifinalista, deve avere sempre il capo claque alla sbarra che invita la gente ad alzarsi, deve avere giocatori che si sbracciano per chiedere alla gente di sbracciarsi. Non volendo parlare con chi aveva fatto dell&#8217;Olimpia un capolavoro si vadano almeno a prendere i filmati: le squadre vere, dicono a Varese, Cantù, Bologna, fanno scattare dalla sedia la gente, quelle finte hanno bisogno del trucco.<br />
<strong>Sabato 30 giugno &#8211; </strong>Trovare Siena e Treviso in una semifinale ci riporta a due anni fa quando pensavamo che l&#8217;alleanza fra le società più belle avrebbe dato al basket il regno di Camelot. Un attimo, un tempo e mezzo per sognare. Bella la Benetton, normale, appena normale Siena, ma proprio per questo ci si domanda perché non è staccata, non insegue, ma è lì sul collo della nemica. Quando Pianigiani mette i piedi della squadra nella vasca con le razze elettriche scopri come andrà a finire gara uno, ti rispondi che non c&#8217;è corsa, anche se questa Benetton ha davanti un bel futuro e dietro le spalle una vera storia.<br />
<strong>Domenica 31 giugno - </strong>Biella si guadagna l&#8217;altra metà del paradiso conquistato a Roma. Pareggia contro Milano nella partita dove le 21 palle perse, da gente senza fosforo di qua e al di là del Rincosur di Carisio, si estende in un supplementare che manda in paranoia le redazioni che si aspettavano una domenica dove il lavoro si può fare bene e le partite hanno un senso anche alle diciotto. Guai, però, farne parola con la Lega, diventano elettrici adesso che pensano alla Sette per sostituire Sky, adesso che sono seduti in piazza pronti a farsi lo sbudellamento volontario. Cara gente tenetevi chi urla dieci volte pazzesco se un giocatore, ben pagato, ben oliato, infila un canestro da tre a pochi secondi dalla fine. E&#8217; vero che non c&#8217;è nulla di eroico o pazzesco, ma fate finta che certa gente parli al mercato del fieno, per il resto fate attenzione a cambiare.</p>
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		<title>Playoff: quando l&#8217;Armani è smutandata e Teramo ha vinto comunque lo scudetto&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 16:55:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> <a href="http://www.flickr.com/photos/22618457@N07/2921005287/"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3118/2921005287_04f246788b.jpg?v=0" alt="" width="264" height="180" /></strong></em></span></a><span class="flickr-image"><strong><em>OSCAR  ELENI </em> dalla centralina elettrica di una montagna</strong> <strong>giapponese</strong> <strong>dove mandi al</strong> diavolo tutti i congegni moderni perché, se il computer mangia tutte le idee cattive del primo mattino, allora è  proprio inutile dare ascolto a chi vorrebbe leggere qualcosa che vada oltre la terra di mezzo, quella dove ruttano i mostri che hanno fischiato <strong>Paolo Maldini</strong> nel giorno dell&#8217;addio, dove il fuoco amico affonda squadre che non lo sono mai state, dove <strong>arbitri trinariciuti</strong> attaccano il fischietto dove vuole il commissario del momento, come ci suggerisce la magistratura, minacciando anche, ma era meglio se fosse stata un promessa, di lasciarci beatamente liberi di fare come nei campetti, cioè con l&#8217;arbitraggio interno, fatto direttamente dagli stessi giocatori che oggi piagnucolano e borbottano dopo ogni fischio. Sarebbe più leale dicono in <strong>Giamaica </strong>adesso che <strong>Bolt</strong> è rimasto confuso vedendo <strong>il conteggio dei cinque secondi</strong> per una rimessa, così come è stato interpretato nella pentola a pressione del <strong>Palalido di Milano</strong>, vecchia tenda, vecchio teatro storico in ristrutturazione con uso sede e foresteria, ma non certo campo da playoff per una nazione che adesso va in giro a chiedere la testa di chi l&#8217;avrebbe <strong>tradita nell&#8217;urna svizzera</strong>, pur sapendo che i nostri palazzi di carta, con aria viziata più che condizionata, non erano niente contro i monumenti presentati dagli spagnoli. </span>Certo che siamo stati traditi da qualcuno, ma già nelle visite pastorali erano stati chiari: <strong>dipende dai soldi, dal dinero</strong>. Prometterli e averli già in tavola è tutta un&#8217;altra cosa. Domandarsi perché contiamo così poco a livello internazionale è come rubare le rime al poeta di montagna quando ti fa sapere che: <strong>In questo mondo, è un&#8217;assurda frenesia anche la vita</strong> <strong>dell&#8217;insetto</strong>&#8230;<span id="more-985"></span>Certo che nei comitati regionali la vita è frenetica per il bene della base, per il bene comune, tutti volontari che, al massimo, perdono il senso della giustizia per un pennino, per un bel timbro, per un francobollo raro, ma, di certo, se devono incrociare gente da federazione europea o mondiale, non sanno dove rifugiarsi. Salvo ridere magari non avendo capito che quello davanti è molto serio soltanto perché gli è appena morto il cane, cosa che non ha medicine anche se ti eri appena sentito molto felice per la perdita della suocera. <strong>Meneghin </strong>è arrivato da poco tempo e <strong>i lillipuziani</strong> che lo hanno preso per <strong>Gulliver</strong> possono aiutarlo davvero poco se poi dobbiamo leggere comunicati federali di risposta scritti dai comitati regionali nel momento in cui tutti sparano sul pianista, lo accusano di essere ostaggio di chi si è inventato il bene nazionale senza aver mai messo piede in una società dove per andare avanti devi trovare quattrini veri, dove non puoi andare dagli sponsor spiegando che in Europa, l&#8217;anno prossimo, combatterai per l&#8217;onore, ma non certo per i premi, perché prima bisogna arricchire le tasche degli agenti che hanno avuto la fortuna, la lungimiranza, di legarsi ai giocatori italiani, gente che si era già inventata fondazioni pro domo propria, anche quelli che vedi nelle minori, quelli che stanno a bocca aperta non diciamo davanti a <strong>Sconochini, Boni</strong> o <strong>Naumoski</strong>, ma persino a <strong>Longobardi. </strong>Certo che ci deve essere pane e gioco per tutti,dove esistono regole che legano non ci sarà mai libertà di creare per vera e pura passione. Voi dite che i giocatori si costruiscono sui campi della fatica e allora perché i <strong>Dante Gu</strong>rioli allenano in serie C e i ragionieri con le mezze maniche fanno da assistente nei campionati maggiori soltanto perché il manager di nuova scuola si metta a raccontare balle iraniche a chi non ne può più di questo basket che gioca di sera persino alla domenica, che tiene in ansia le redazioni anche quando potrebbe dare un piccolo sollievo?</p>
<p>Ma come, diranno a <strong>Sky</strong> e nelle isole limitrofe, vi abbiamo anticipato l&#8217;evento alle 20.30, state un po&#8217; buoni adesso che <strong>Tranquillo è</strong> <strong>sull&#8217;Aventino Nba</strong> e che in casa <strong>Murdoch </strong>sono tutti presi da altre cose e con il basket finiranno per litigare, anche perchè <strong>Iago gioca sotto rete</strong> e non ne vuole più sapere di chi aveva fatto tredici al totolavoro, ma poi ha deciso che non si sarebbe sporcato le manine in altre faccende. Questo è un periodo nero per chi vorrebbe fare il giornalista e lo diciamo ad una professoressa universitaria che ci chiede se deve assecondare la passione del ragazzo bene preparato che vorrebbe interessarsi di giornalismo nello sport. Chiedere in giro se è vero, ma speriamo siano bufale, come certi arbitraggi di queste giornate torride, che a <strong>Tuttosport</strong> uno bravo, appassionato, competente e informato come il <strong>Piero Guerini</strong> sarà costretto ad occuparsi di calcio perché sulle varie non si campa, non si tira avanti. Già con questa storia dei dati ascolto Sky sulle partite di basket stiamo diventando pazzi, ma non volendo darla vinta al <strong>Gianni Decleva</strong> che segue per la radio i playoff, gli abbiamo urlato che faremo le barricate, ci terremo la cera soltanto per non sentire chi parla dalle aree pitturate, chi ha palloni medicinali da servire bolliti a chiunque vada per i tiri decisivi, che accetteremo ogni balletto, ogni scemata, ogni perfetta parità raccontata da gente imperfetta, ogni racconto che finisce con un cane ubriacato dai loro eroi, pur di non mollare la felicità della vita per uno che il basket ama vederlo, che lo aspetta con ansia, sapendo che verrà servito bene da registi giusti, da telecamere che sanno guardare nella partita. E pazienza se fuori da quella ci vorrebbe la sensibilità di chi, invece, snobba il contorno, attento a non farsi prendere in zona critica da chi minaccia senza minacciare.</p>
<p>Cosa dire di questo sport, difeso così bene adesso da una trincea come quella di <strong>Superbasket</strong>, se poi un campionato in brodo, lungo e allungato senza senso, viene spalmato su tutte le giornate della settimana rovinando chi dovrebbe inventarsi copertine, chi cerca lettori? Sempre a lamentarsi, direte voi. Ma certo che ci si lamenta, ma non per non aver avuto i <strong>Mondiali di carta</strong> mentre gli altri presentavano roba vera, gente forte, città fortificate nel basket, ma per questa atmosfera velenosa dove ancora si pagano multe salate, magari 3000 euro, per una bestia che usa il fischietto simile a quello degli arbitri, senza che i vicini lo scaraventino giù dalle tribune,senza che gli arbitri sospendano davvero. Correre da una parte all&#8217;altra senza aver capito perché nei <strong>quarti di finale</strong> e in semifinale non sono state giocate le partite doppie, no, gli arbitri non c&#8217;entrano, questa volta, evitando viaggi e colonne, evitando l&#8217;assurdità del bioritmo sconvolto. Sarebbe stato un segno di nuova civiltà, un risparmio di energie e forse anche di soldi. Non ci hanno pensato. Sono tutti <strong>impegnati a dare lezione agli altri</strong>, ad insegnare come si fa questo, quello, salvo non fare niente per migliorare il proprio giardino: persino i ciclisti hanno scarpe uguali, combinazioni in tinta, persino loro che faticano davvero ci tengono all&#8217;eleganza. Prendete lo spettacolo a bordo campo: vorremmo vedere tanti ragazzini e la scusa per averli è semplice, basterebbe utilizzarne di più e meglio per pulire le macchie di sudore, per raccogliere le tute lanciate con disprezzo da duri che non durano. Puttanatine direbbero da Ugo mentre si commenta il giorno della <strong>retrocessione fortitudina</strong> che ci ha ricordato <strong>i raduni della sinistra</strong> perdente mentre gli altri festeggiano e tirano righe su tutto, persino sulle indecenze.</p>
<p>Anche questa rubrica è in sofferenza, perché la palla gira e rotola sempre, ma poi senti piagnucolare che qualcosa va pure detto dopo il bagno nell&#8217;acqua gelata di un lago svizzero. Certo avere i Mondiali, riavere la certezza di una nazionale italiana in mezzo a chi se lo era meritato poteva aiutare, ma adesso pensiamo al resto. <strong>Recalcati</strong> ha fatto sapere che lo cercano all&#8217;estero, ha fatto notare che il part-time piace persino agli spagnoli, ha spiegato tante cose per evitare di doversi fermare a pensare sugli azzurri da qualificazione europea, sui giocatori che dovranno guardare in faccia i francesi. Ogni tanto senti ululare che azzurro è bello, che ci sono giocatori forti anche da noi, ma nessuno si spinge oltre perché quando, ad esempio, ti esalti per <strong>Poeta</strong>, quando ti alzi per applaudirlo, per dargli coraggio mentre ciondola sfinito, anche se non gli abbiamo sempre creduto mentre avanzava verso la rosea trincea dell&#8217;<strong>Armani</strong> palleggiando fino a sfinire la pazienza dei bestemmiatori, insomma quando punti su di lui, o su<strong> Bulleri</strong>, o magari l&#8217;<strong>Aradori </strong>reinventato a <strong>Biella</strong>, se ascolti il canto dei <strong>Garri,</strong> ti chiedi sempre se questa gente, vista cadere contro i bulgari, ce la farà davvero nei giorni del giudizio senza domani. Lo capiamo Recalcati, <strong>euroeroe in Svezia</strong>, principe di <strong>Atene</strong>, tre scudetti in tre contrade diverse, ma cerchiamo di capire anche Meneghin che non ne può più di sentire gente che ha soltanto richieste da fargli e nessuna proposta per andare oltre la palude tutti insieme. Sì, anche quelli della <strong>Lega</strong> se lasceranno parlare troppo spesso chi ama autoaffondarsi piuttosto di far vedere cosa teneva nel sottomarino sotto casa. Contatto interlocutorio salutando due squadre già eliminate, osservando <strong>Siena </strong>che sembra la barca dei fratelli svedesi che sfida<strong> il Mare del Nord</strong> mentre gli altri si dibattono nel cerchio celtico delle chiuse. Pensare che possano perdere lo scudetto sarebbe come prendere sul serio questi consiglieri federali, questa politica del ventunesimo secolo, questa vita da pidocchi. Una volta, un caro amico che avremmo visto volentieri a <strong>Varese</strong>, mentre <strong>Bob Morse</strong> riceveva la cittadinanza onoraria della città che più gli ha voluto bene, scrisse che la grande <strong>Ignis </strong>di <strong>Sandro Gamba</strong> avrebbe potuto perdere contro la meravigliosa <strong>Virtus di Dan Peterson</strong> soltanto se fosse caduto il tetto di Masnago. Non cadde, ma vinse la <strong>Virtus </strong>come diceva a voce non tanto alta <strong>l&#8217;avvocato Porelli</strong> prendendo appuntamento per le cena delle beffe col <strong>Grigo</strong>, con tutti noi, perché una volta si litigava, ci si divideva, ma il rispetto restava, la voglia di stare insieme non portava sceneggiate spagnole fra i buoni e cattivi, non portava a recite goffe come quelle di queste giornate da vagabondi.</p>
<p><strong>Salute e trecento brindisi per Andrea Capobianco</strong>, il nostro caro cinghiale da combattimento, uno che sudava davvero perché pensava e guidava, perché non è un ragioniere, perché conosce le sceneggiate di ragazzi che vogliono essere eroi ad ogni costo, ma conosce anche la loro dedizione alla causa comune perché li ha visti lavorare davvero. <strong>Teramo </strong>chiude al sesto posto, ma per noi lo scudetto dell&#8217;anno è suo perché alla fine la scoppiatura fisica di <strong>Moss</strong>, incapace di reagire, ma soltanto di agire, la difficoltà per<strong> Brown</strong> di liberare la testa, hanno tolto una vittoria sulla presunzione <strong>dell&#8217;Armani smutandata</strong>, dei golfini attillati, delle anime candide che giocano bene quando hanno paura, ma sono inguardabili se cominciano a fare i bauscia come in gara quattro nel torrido del Palalido. Vedremo in semifinale adesso che ogni timore di non eguagliare le stagioni con il <strong>Corbelli </strong>al timone sembra svanito, anche se quello vi dirà che una finale scudetto lui l&#8217;ha giocata, ma gli manca la finale a sedici europea. Insomma roba minima direbbero a <strong>Siena</strong> dove adesso rischiano d&#8217;avere anche una squadra in A2 da quando la Mens Sana è diventata contrada amica per tutti quelli che amano il basket a Siena, in Toscana, in Italia, persino in federazione. <strong>Premi speciali a Poeta</strong>, all&#8217;indio <strong>Ciaparal Ciarella</strong>, <strong>a Piazza e Lulli</strong>, l&#8217;unico che sapeva riconoscere i finti duri, i palleggiatori ossessionanti, Super Coppa d&#8217;oro alla società, grande presidente, grande manager, senese anche lui, accidenti, grande gruppo e con loro pestiamo le castagnole sul legno duro. A <strong>Pesaro </strong>nessun premio o ricordo speciale, salvo che per il <strong>Pino Sacripanti che forse tornerà a Cantù</strong>. A proposito la separazione con <strong>Dalmonte</strong> apre un mondo nuovo, ma siamo sicuri che il miglior affare lo farà chi prenderà per primo <strong>Lino Lardo</strong>, chi non lascerà a piedi <strong>Markovski</strong>, chi darà una vera società ed una bella squadra a <strong>Boniciolli,</strong> chi convincerà <strong>Messina </strong>che si può anche tornare in un Paese dove insultano i Paolo Maldini, a patto che si abbia dentro quello che ha reso questo ragazzo straordinario un fuoriclasse assoluto: coglioni e senso delle proporzioni. Messina dovrebbe avere tutto e Milano, più di Roma, ha bisogno di uno come lui, anche se la mossa di <strong>Treviso </strong>potrebbe spiazzare tutti e un <strong>Repesa </strong>nel mare non lo sottovaluteremmo troppo. Quanti buoni allenatori da piazzare. Questo sarà il gioco dell&#8217;estate, mentre troviamo singolare che una delle battaglie playoff più dure sia stata combattuta da due allenatori che avevano la quasi certezza d&#8217;essere esonerati alla fine della corsa. <strong>Roba da italioti</strong>. Roba brutta, ma qui le pulci si attaccano a tutto.</p>
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