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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; recalcati</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Hawkins deve solo ringraziare Mozart</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma. Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma.</span></strong> Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei una sola buona ragione. Con la città del Palio si è lasciato bene e col Montepaschi ha vinto finalmente a giugno quello scudetto che invece a Roma e a Milano aveva perso nelle due precedenti finali. Né il Falco di Washington può avere il dente avvelenato con Siena perché <strong>Ferdinando Minucci non l’ha</strong> <strong>fatto prigioniero: all’Armani</strong>, più che in verità nel Montepaschi, è diventato un pass par tout micidiale per aprire le difese avversarie, specie se non sono chiuse a doppia mandata come quelle della Lottomatica dell’Ecumenico. Piuttosto <strong>Hawkins ce l’ha con Roma</strong> e col suo presidente, Ciglione Toti, che non l’hai mai tenuto in palmo di mano. E non l’ha nascosto né prima, né durante la sfida di domenica al Forum. Al contrario ha prima confessato a Sky che nella capitale non c’era, e quindi non c’è, “una perfetta organizzazione ai vertici” e poi, una volta sceso in campo, <strong>ha preso d’assalto la Lottomatica</strong> con un tale furore che sembrava sul serio avesse con Roma un conto in sospeso. E comunque, t’amo o non t’amo, credo che Treccina abbia solo da <strong>ringraziare Siena e in particolare Pianigiani </strong>che in un anno gli ha fatto fare un bel salto di qualità e conseguentemente di categoria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non me ne vogliano Messina e Scariolo, di cui ho una stima infinita, ma credo che Mastro Simone sia, oggi come oggi, il miglior allenatore italiano al punto che i boyscout della Nba, se non si fossero addormentati cercando con il lanternino del talento in Niccolò Melli</span></strong> che, se c’è, è ancora molto in fieri, sono sicuro che avrebbero già consigliato per esempio ai Knicks di mandare a quel paese il vostro D’Antoni e di prendersi ad occhi chiusi Pianigiani. L’ho sparata grossa? Forse, ma non credo perché, al contrario di voi che <strong>avete </strong>già <strong>rovinato Superbone Vitali</strong> e stavate facendo lo stesso con Gel Aradori, vi dimostro coi fatti come nelle mani del <strong>mio giovane Mozart</strong> senza riccioloni siano cresciuti e diventati bravi e vincenti mezze calzette come Carraretto e Ress e mezzi campioni come McIntyre, Sato e adesso Dawkins. <strong>Né me ne voglia Recalcati</strong>, che pure ha portato all’argento olimpico una nazionale che non era certo inferiore solo a quella Argentina di Manuel Ginobili<span id="more-1996"></span>, ma sono sotto gli occhi di tutti i progressi che hanno fatto <strong>in un’estate in azzurro Belinelli e Bargnani</strong> che con il buon Carletto proprio non si capivano e probabilmente in nazionale non ci avrebbero più giocato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un Peana per qualcuno non è nel mio dna, ma credo che a Simone Pianigiani non lo potessi più negare. Così come non posso fare a meno di nascondere che l’intervista di Paola Ellisse all’immenso Boscia Tanjevic</span></strong>  è stata da accapponare la pelle e per questo l’ho ringraziata con il cuore in mano e l’emozione di essermi sentito tanto piccolo davanti a un uomo così grande che parla del suo tumore e confessa serenamente:<strong> “Embè, è chiaro che ho un po’ di paura </strong>e che sarà il destino a decidere per me, ma sono altrettanto fiducioso perché <strong>non conosco cosa voglia dire arrendersi</strong>. Per la prima volta ho sentito nella mia vita la stanchezza di non voler più allenare un club e così mi sono chiesto cosa fosse mai successo: probabilmente c’era, l’ho capito solo dopo, “quello” che lavorava sotto. <strong>Sono state la guerra in Jugoslavia a mangiarmi lo stomaco e lo stress di vent’anni di sofferenza per la distruzione del mio Paese</strong> che andava contro la mia idea del mondo e che si è poi espressa in me con un cancro. E’ il corpo che si rifiuta e si disamora di questo inganno e di questo tradimento: una volta eravamo tutti fratelli, all’improvviso è scoppiato tra di noi l’odio… Una notte un tremendo pensiero mi è passato per la testa e cioè che <strong>tutta questa bellezza del mondo</strong> potesse per me anche finire. E così da allora sono diventato un personaggino modesto che lotta e vuole rivivere altri notti bellissime<strong> sotto il cielo di stelle di</strong> <strong>Sarajevo</strong>. Senza rimpianti perché il passato è una selva di pietra dove nessuno può entrare e può cambiare niente. Così come è però certo che <strong>sono rimasto un sognatore</strong> che egoisticamente vuole continuare ad essere sempre amato…”.</p>
<p><strong>La splendida e toccante intervista di Paola Ellisse a Tanjevic non è durata più di duecento secondi ed è stata mandata in onda nell’intervallo di Milano-Roma soffocata dalle scelte non tutte condivisibili</strong> tra un tempo e l’altro di Matteo Boniciolli che nel primo quarto ha dato fiducia a <strong>Datome e a Heytvelt</strong> (ed è stato da entrambi assai ben ripagato), mentre nell’ultimo l’ha mal riposta in <strong>Giachetti e Vitali</strong> che non gli hanno invece regalato neanche un misero punto, ma solo una montagna di palle perse. Per questo penso che persino il Boscia si sarà <strong>incazzato &#8211; spero non troppo</strong> <strong>- col suo figliol prodigo</strong>, ma non ve lo verrà mai a raccontare come è giusto che nella sua posizione debba oggi fare. Però non si può nemmeno far finta che il bicchiere sia sempre mezzo pieno mentre<strong> la moglie è ubriaca</strong> e l’Armani ha intanto il triplo dei punti in classifica della Lottomatica. Né posso condividere la decisione di Teramo che<strong> ha girato le spalle ad Andrea Capobianco</strong> che, a ben guardare l’infido calendario d’inizio campionato, cosa poteva fare nelle prime sei giornate in casa con <strong>Milano, Sassari e Pesaro</strong> e in trasferta a <strong>Biella, Cantù e Treviso?</strong> Avrebbe dovuto battere Sassari, è vero, ma per una sola sconfitta inattesa lo si caccia cancellando tutto il buono da lui fatto in passato a Teramo? Via, <strong>non scherziamo</strong> e come avrebbe detto Totò: ma mi faccia un piacere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>La sconfitta era nell&#8217;aria e per li campi ora (si) esulta, odo muggire armenti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 18:03:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                             di CLAUDIO PEA
Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno quanto la storia di Siena che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                          <strong><em><span style="text-decoration: underline;">   di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">quanto la storia di Siena</span> <span style="text-decoration: underline;">che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre del 2006 come ha</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sottolineato più volte con enfasi Paola Ellisse domenica</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;">intorno a mezzogiorno</span></strong>. <strong>Dio, che barba!</strong> E così davanti allo specchio, bello insaponato, mi è saltata in zucca una poesia che alle elementari mi avevano fatto imparare a memoria e che vado ormai ripetendo non ricordo più da quante ore. <strong>Dio, che (para)noia!</strong> “Primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”. Sì, insomma il <strong>Passero solitario di Giacomo Leopardi</strong>. Che era figlio di un conte e di una marchesa, non so se lo sapevate, ed era il primo di otto figli: il più triste e il più sfigato. Ma sto andando fuori tema e allora torno subito sul binario prima che qualcuno dica: il solito perditempo. Come in verità sono. Dunque vi stavo raccontando di quel versetto dell’<strong>Aznavour</strong> <strong>di Recanati </strong>che mi angoscia ormai da tre giorni senza che ne capisca bene la ragione. Ecco, finalmente ci sono. Era ora. Nella mia totale follia cestistica vado ripetendo <strong>“primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”</strong> perché, un po’ parafrasando il tutto, la potrei anche recitare in questo modo: “la sconfitta era nell’aria e per li campi (di basket) ora si esulta”. Quale sconfitta? Ma è ovvio: quella del <strong>Montepaschi sabato</strong> sera <strong>a Masnago</strong>. Già Siena aveva rischiato grosso a <strong>Cremona</strong> e pure a <strong>Vilnius</strong>. E comunque, adesso che è arrivata, ha riempito d’immensa felicità i cuori degli italiani che non sono nati nella città del Palio<span id="more-1939"></span> e special modo dei tesserati della <strong>Banda Osiris</strong> che l’andavano sognando da mesi e mesi.</p>
<p><strong>Contenti loro, contenti tutti. Però adesso la devono anche finire di pascolare raccontando che Ferdinando Minucci ha gli arbitri dalla sua</strong> <strong>parte perché chiudono spesso e volentieri un occhio sulla</strong> <strong>difesa dura dei giganti di Simone Pianigiani</strong>. Sono storie queste di una tale piccineria, mista a livore e falsità, che non meritano neanche di essere commentate se non ricordando che <strong>il Verme</strong> seminava le stesse menzogne più di vent’anni fa contro l’odiata Milano di Meneghin e Gallinari o riprendendo il Passero solitario di Giacomo Leopardi che continua così: <strong>“Odi greggi belar e muggire armenti”.</strong> Tornando piuttosto al passo falso della MensSana sull’infido parquet di Varese, che mi rallegra assai per <strong>Recalcati</strong> e la brava persona che è, e il bravo allenatore che è stato anche a Siena, e lasciando pure perdere la storia di <strong>Giotto e Cimabue</strong>, il maestro che batte l’allievo tirata fuori sempre da Paola Ellisse come i cavoli a merenda, m’indigno sul serio dell’arbitraggio di <strong>Cicorino Cicoria</strong>, che sovente s’accompagna a tavola con i boss della Banda Osiris e mastica insieme ai popcorn le loro demenziali dietrologie, non perché ha avuto, lui sì, un occhio di riguardo per <strong>la Cimberio</strong>, più piccola e fragile, giusto così, quanto perché ha fischiato uno sfondamento a <strong>Rakovic </strong>che ha fatto sobbalzare sulla sedia <strong>il buon Mario Boni</strong> che in telecronaca diretta ha sparato fuori dai denti con l’onestà che di certo non gli manca: “Se lo avessero fischiato a me, quando giocavo, uno sfondamento del genere, mi sarei arrabbiato e non poco”. O vogliamo per cortesia parlare del compagno di merende di Cicorino, il<strong> Paolo Taurino</strong> che nei giorni scorsi magari girava per <strong>Modena </strong>vantandosi d’aver messo nel sacco i pentacampioni d’Italia. Ma bravo. Da anni annorum vado sostenendo che specie a un decimo secondo dalla overtime, fossi io l’arbitro, mi metterei il fischio in quel posto e,<strong> come Ponzio Pilato</strong>, lascerei che siano i giocatori in campo a giocarsi la vittoria nel supplementare. A meno che il fallo non sia grande come una casa e quello su<strong> Slay</strong>, al contrario, forse manco esisteva. Nella stessa azione c’è semmai <strong>Kangur che frana addosso a Stonerook</strong> impedendogli di saltare a rimbalzo. Ma questo fallo &#8211; è ovvio &#8211; l’ho visto solamente io. E nessuno di <strong>Sky</strong>. Neanche al replay. Eppure è evidentissimo.</p>
<p><strong>Che noia, che barba! Che barba, che noia! Così come non ne posso più di sentire i fastidiosi confronti tra la Siena che è stata e questa che sarà e sulla quale Pianigiani sta lavorando solo da un paio di mesi. Volete capirlo o no</strong> che sono due squadre completamente diverse che hanno poco o niente in comune? Sarebbe come se ora, solo perché Milano è tornata in testa alla classifica dopo sedici anni, paragonassimo la<strong> Stefanel</strong> d’allora, eliminata nella semifinale dei playoff dalla<strong> Virtus di Danilovic e Binion</strong>, con l’Armani d’oggi che pure è favorita come nel 2006-2007 per vincere il titolo che poi vinse proprio la <strong>Buckler di Bucci</strong>. <strong>Tra Fucka e Mancinelli</strong> non saprei chi scegliere, ma <strong>tra Bodiroga e Hawkins</strong> non avrei dubbi: tutta la vita il <strong>Michael Jordan bianco di Tanjevic</strong>. Ma ha senso fare di questi paragoni? No, non ha assolutamente alcun senso.<strong> McIntyre</strong> era McIntyre e <strong>McCalebb</strong> è McCalebb, due playmaker agli antipodi. Così dicasi per <strong>Eze e Rakovic</strong>: uno è nero e l’altro è bianco. Almeno questo me lo concederete o anche qui mi sbaglio? Chiedetevi allora se<strong> è più alta</strong> <strong>la</strong> <strong>torre del Mangia o più grande Torre del Greco</strong>, se è più antipatico <strong>Maurizio Belpietro</strong> o più grasso <strong>Bisteccone Galeazzi</strong>.  Il confronto non regge: lo dite anche voi, lo confermerebbe un bambino e allora parliamo d’altro. Che sarà meglio. Per esempio della <strong>Caserta di</strong> <strong>Sacripanti dei Sacripantibus</strong> che è ultima in classifica con zero punti e ha già perso in casa con <strong>Biella e Cremona</strong> che non sono né<strong> il Real</strong> <strong>Madrid, né il Barcellona</strong>. O <strong>la Roma di Boniciolli</strong> e dei due badanti che parte con Superbone <strong>Vitali</strong> playmaker, il vecchio <strong>Smith</strong> guardia e il Budino <strong>Crosariol </strong>pivot, quattro punti in tre, che si ritrova sotto 0-14 con Cantù in un amen e c’è Acciughino<strong> Pittis</strong> che ancora si meraviglia: “Ma <strong>cosa</strong>, Dio mio, <strong>sta succedendo alla Lottomatica?”.</strong> Chiariscimelo tu, che sei lì per quello, o devo dirti sempre io come stanno le cose nella pallacanestro dove sarebbe una meraviglia se anche Mammoletta <strong>Mamoli</strong>, la brutta copia di Cicciobello, s’occupasse solo di Nba e se Claudia <strong>Angiolini </strong>non ti facesse più gli occhi dolci come una volta quando stavate bene insieme, eravate <strong>zucchero e miele</strong>, e lei teneramente, tenendoti la mano, ti spiegava più da brava mamma, che da morosa, che stando con la <strong>Banda Osiris</strong> avresti imparato presto o tardi anche tu a zoppicare. Sono anche tre giorni che piove,<strong> governo ladro</strong>, e che non esco di casa, ho fatto indigestione di <strong>PeaNuts</strong> e ora ho un mal di pancia da morire. E allora se ne riparla: va bene? O volete che crepi? Via, non esageriamo. In fondo c’è qualcuno più tremendo di me. Sì, forse il demonio.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti a lezione da Micione Recalcati per capire come si finge d&#8217;essere bolliti&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 21:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici.</span></strong> Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto da scoprire, anche se la fretta fa ingigantire il primo posto dell’Armani perché non eravamo più abituati, noi piccoli e grossi <strong>Guglielmo Tell</strong> del canestro, a celebrare una prima in classifica diversa da quella che ci proponeva <strong>Siena</strong>, la prima, per la verità, a prenderci per tordi con quella super coppa giocata morsicando le caviglie anche del custode del <strong>Palasclavo</strong> che adesso è diventato Extra. Quella difesa che portava angoscia, quella caccia spietata ci aveva confuso: pensavamo che fossero gli altri a doversi preoccupare, mentre, in realtà, era il <strong>principe Pianigiani</strong> a dover fare i conti sulla resistenza, mentale più che fisica, della sua squadra da impeto ed assalto. Non era difficile immaginare che calando certe tensioni, mancando la pedina dell’americano in pratica mai visto, perché <strong>Malik Hairston</strong> è sempre in mano ai medici, ci sarebbe stato un rigurgito del primo latte e lo si è visto bene <strong>nel sacco di Varese</strong> dove i campioni erano diventati prevedibili per <strong>il Micione Charlie</strong> che dal primo secondo ha pensato all’ultimo centesimo da giocare spalla a spalla. <strong>Tanta polvere per una sconfitta a Varese?</strong> No, certo, anche perchè il Pianigiani deve<span id="more-1929"></span> soffrire l’aria del Sacro Monte visto che ci ha sbattuto le ali <strong>contro Magnano,</strong> <strong>contro Bianchini</strong>, visto che su quel campo qualcosa lo disturba e gli impedisce di mandare i raggi gamma verso una squadra che in questo momento <strong>non ha il miglior Stonerook</strong>, non ha il vero<strong> Kaukenas</strong>, non ha niente da <strong>Michelori </strong>che va sempre fuori giri, dall’<strong>Aradori </strong>che impara lentamente come se avesse le orecchie chiuse per ascoltare soltanto la musica di chi gli domanda sempre la stessa cosa: <strong>valeva la pena?</strong> Certo che vale la pena imparare a giocare avendo un buon tiro, ma valorizzando soltanto quello si è giocatori da basso impero. Avrebbe dovuto capirlo già con la nazionale, ma certo non è facile resistere alle copertine e alle adulazioni, guardate cosa succede al<strong> Gallinari di New York</strong>, sofferente al polso, ma non soltanto a quello, <strong>vicinissimo a farsi ripudiare dai</strong> <strong>Knicks </strong>perché nella finta intervista che ci hanno obbligato a fare per intrattenere<strong> D’Antoni</strong> una frase di Arsenio ci è rimasta nella testa quando gli chiedevamo se pure lui, come il Gallo spennato da chi considera i campioni balocchi da vendere in ogni ora del giorno e della notte, aveva in mente di chiudere la carriera in Italia: &#8220;Mi piacerebbe, ma se le cose vanno male, se lui gioca così e io vinco poco, allora saranno gli altri a farci tornare subito dove eravamo”.</p>
<p><strong>Ecco, gente, fate attenzione. Lo diciamo al Piero Bucchi che dopo essersi abituato alla schermaglia con chi non lo vede davvero come generale dell’Olimpia Armani, o, almeno, non un generale che possa fare storia</strong> e, soprattutto, opinione, come<strong> Rubini</strong> o <strong>Peterson</strong>, si è trovato spiazzato quando ha dovuto parlare da primo in classifica con tutti i guai che si ritrova dopo l’infortunio di <strong>Pecherov.</strong> Bisogna abituarsi a tutto, andare <strong>a lezione dai Recalcati per capire come si</strong> <strong>finge di essere bolliti</strong> e poi si tira il colpo di stiletto come faceva il genio capace di portare all’aclamazione l’Elisabetta figlia della Bolena quando gli altri pensavano di poterlo sorprendere nel sonno o con le braghe calate per un amore impuro. Il tempo ci dirà altre cose su Siena che ora ha un motivo in più per ribellarsi: quando vinci tutti amici, quando perdi ecco le iene in piazza e i corvi sul tetto. Il poco tempo deve consigliare <strong>Milano </strong>a cercare subito un sostituto al centro per non fare i tuffi in piscine vuote come nelle ultime due stagioni e la partita persa in casa contro <strong>Lubiana</strong> dovrebbe dare più lezioni della vittoria sul campo di<strong> Biella</strong> dove, come immaginavamo, non è tutto oro quello che luccica, ma se hai tanti amici quelli poi s’inventano cose che non esistono. Un po’ come i progetti per i giovani sbandierati da tante società. Ci è venuto in mente <strong>piangendo la morte</strong> <strong>di</strong> <strong>Marco Binda</strong>, classe 1942, tiro meraviglioso, ironia stupenda, testa e cuore, perché lui nasceva nel famoso oratorio della Ricca quello dove, una volta, allenando ragazzini, lasciammo un bel vestito nuovo strappato sulla ringhiera di una scala infida, quelo dove nascevano giocatori belli come quelli del Pavoniano, di altre scuole basket milanesi che non vediamo così coinvolte, non riusciamo a vedere produttive al di là dei ragazzi da portare al campo per fare numero, per pagare quote, per passare il tempo che le famiglie non hanno da dedicare.</p>
<p><strong>Tornando a Milano, infilzata da Lubiana, dobbiamo fare lo stesso discorso pensando a Roma che, contrariamente a quello che pensa Boniciolli, non è</strong> <strong>prima in Europa soltanto perché ha battuto Bamberg e Charleroi.</strong> Certo che sarà pure in ritardo<strong>, </strong>per aver fatto una preparazione balorda in mezzo a troppi infortuni, ma nella scala Mercalli dei giramenti vi diciamo subito che resta la<strong> Lottomatica</strong> quella che, se gioca male, ti fa stare proprio male. <strong>Siena</strong> non ha giocato benissimo, ma le credi quando ti dice che migliorerà molto. <strong>Milano</strong> non fa sempre bene, ma <strong>le credi se va in caccia del 26° scudetto</strong>, <strong>Cantù </strong>può andare fuori di testa cercando di educare i nuovi registi, ma senti che è pronta per essere una quarta da corsa,<strong> Bologna</strong> ti fa venire il nervoso perché chi punta alla testa di<strong> Lardo</strong> vuol farci credere che la Virtus è fortissima, ma sul campo la capisci. <strong>Roma, come Treviso, invece, sbatte le alucce e si brucia sulla stessa lampada votiva delle ultime due</strong> <strong>stagioni</strong>. Per risanare bisogna dire la verità: difendere a prescindere presunti talenti, perché il convento passa quello, porta all’infezione e se nelle prime uscite vedevi i nuovi di Roma e Treviso con gli occhi da tigre adesso li vedi guardare verso la triste rupe dell’incomunicabilità, spaventati da quelle facce di compagni mai solidali, che appena possono dicono che sei tu a farli giocare male, tu allenatore, tu compagno di squadra. <strong>Ora diteci voi se è stato giusto portare Boscia</strong> <strong>Tanjevic in quell’inferno</strong>, diteci voi se a Treviso si può ancora cercare degli asini per brucare l’erba spacciandoli per purosangue, anche qui dando subito la colpa a chi, come <strong>Repesa</strong>, dovrebbe avere imparato, dopo Roma, che, se ti arrendi, loro banchettano fino all’alba. Meglio portarseli tutti in miniera e, se sgarrano, mangiargli la faccia e qualche euro dal contratto.</p>
<p><strong>Pagelle, cari amici, magari saranno le ultime visto che vado in riparazione</strong> e dalle anestesie, si sa, molte volte ci si risveglia, se ci si risveglia, vedendo tutto in maniera diversa, magari non vedendo più in là del proprio naso come in quel giallo americano sulla porcilaia degli ospedali dove non vivi se non paghi:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che ha spiegato bene la differenza fra vassalli e valvassori, che ha portato in tavola il bollito, ma con dentro grani di cianuro. Nell’arte di cucinare è ancora un maestro,il suo problema, ovunque ha vinto, è stato riempire poi la cantina per andare avanti nei giorni della carestia. A Siena, come a Bologna, in nazionale come a Varese. Ora vediamo come reagisce Sly alle dolci carezze.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Walter FUOCHI</span></strong> perché in questi giorni dove ci si batte, in testa il gigante Dallera, per far avere i giusti riconoscimenti a Franco Grigoletti, è proprio bello ritrovare vecchi compagni di viaggio che ti conquistano quando scrivono, quando possono scrivere. Lui ci ha regalato una storia stupenda e drammatica, non inedita, li dico per quelli che amano definirisi scuppisti, come quella che ha ispirato il film NBA su chi era fratello nella Jugoslavia, madre di tutte le scuole cestistiche europee, chi era re come Vlade Divac e Drazen Petrovic. Ci mancava il più saggio dei puffi, dovrebbe mancare anche al suo giornale perché tenerlo soltanto per giorni speciali è un grande spreco, ma d’altronde facevano così anche alle Olimpiadi dove lui doveva fare il capo alla banda dei copiatori uniti, dei galli senza cresta, dei pavoni dell’ultima provetta.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MACIULIS</span></strong> che rappresenta bene il nuovo castello Armani, adesso cerchiamo di non mischiarlo con altro vino o, peggio, di allungarlo nell’acqua dei cambi che lo fa diventare subito un lituano senza corazza.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA FELIX</span></strong> che fa un bel quattro su quattro in una gioirnata difficile: Cantù sbanca Roma, Milano diventa prima a Biella, Cremona scopre la gioia del successo a Brindisi, Varese mette Siena dietro le altre dopo quattro anni di gioiosa dittatura.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al Romeo SACCHETTI</span></strong> che fa degli scherzi incredbili a chi dava Sassari come sicura retrocessa. Il Meo è sempre stato così, camicia slacciata, petto al vento, Nureyev sul campo e nell’ironia, uno che vince e alla fine si vergogna pure per aver costretto il suo uomo chiave a giocare da infortunato.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">alla SLOVENIA</span></strong> che ci fa impazzire perché mentre i sapientoni ci dicono che bluffa e ci ruba, ci ruba?, l’organizzazione degli Europei, loro costruiscono palazzi che non assomigliano davvero ai nostri ruderi, perché quando gli agenti scherzano sulla pochezza degli americani dell’Olimpia Lubiana, spiegando che sono al livello degli stipendi che non vedono spesso, loro vengono a sbancare il Forum di Milano. Senza parlare degli sloveni nel mondo e degli italiani nel mondo: 10 a 0 per loro.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">agli UNDER sotto inchiesta</span></strong> per fughe dagli alberghi, per risse in locali dove non dovrebbero neppure passare a chiedere un bicchiere d’acqua. Cerchiamo gli spazi per i giocatori italiani dopo averli portati davvero a scuola, dopo aver insegnato a molti di loro che la mamma non è l’agente, ma la società.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">agli AMERICANI o STRANIERI</span></strong> da sbarco che vengono offerti quando sei in emergenza e poi ti sfasciano squadra e appartamenti. A Pesaro stavano prendendo uno come Strawberry che a Bologna ha lasciato un prezioso ricordo: 106 multe non pagate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a CASERTA</span></strong> intesa come tifosi se non farà quadrato cercando di capire bene cosa sta succedendo ad una squadra che l’eurolega ha costretto a modificare troppe cose e che ora non sa più come prendere certi giocatori che hanno dimenticato il concetto squadra.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a  BRINDISI</span></strong> e non tanto perché fa molto meno di quello che avevano previsto tutti, abbiamo sentito allenatori dire al presidente dell’Enel basket che aveva una squadra da primi quattro posti, ma per questo caos del palazzo ristrutturato dove i parcheggi sono una tragedia, dove è difficile sedersi per guardare, figurarsi per lavorare, dove ti prendono in giro se fai il giornalista sul pisello quando invece questa ObsoLega dovrebbe garantire almeno il minimo.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA</span></strong> se farà diventare la vita romana di Tanjevic più difficile di quella che già gli spetta quando va a tirar su di morale quelli che dovrebbero fargli la chemioterapia perché questo fighter della vita soffrirà, ma non si arenderà mai, neppure davanti all’evidenza.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I ragazzi della via Paal e quelli di Sky Icaro Mancinelli e lo sceriffo Perdichizzi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 20:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Portorose, Slovenia, ospite ideale, presente soltanto con lo spirito e con il corpo già pronto a nuove anestesie, un centro ayurvedico dove forse riusciremo a capire perché</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">l’italbasket non trova i quattrini</span></strong>, le garanzie che invece permettono a questo paradiso verde, grande come la <strong>Puglia</strong>, 2 milioni d’abitanti, più o meno come <strong>Milano</strong>, di avere scuole cestistiche capaci di produrre, ogni anno eccellenti giocatori, hanno progetti che sembrano portare all’assegnazionae dell’Europeo 2013 che l’Italia voleva avere, senza poterselo permettere, a quanto pare. <strong>Slovenia e Tomo Mahoric che</strong> <strong>da esordiente fa tremare Tutankamen Pianigiani</strong> <strong>con la Veroli</strong> <strong>Cremona</strong> che cambia generale, giocatori, fantini, ma si spegne sempre sulla linea del traguardo. L’anno scorso fu il fegato di<strong> Attilio Caja</strong> a perdere bile in quantità non controllabile, questa volta è andata anche peggio perché prendere <strong>16 punti a Siena</strong>, anche in nuova versione, vuol dire avere qualcosa dentro. A proposito di esordienti diciamo che il <strong>Cancellieri</strong> che è andato a sbancare <strong>Caserta </strong>ci ha preso davvero quando, definendo la sua banda biellese, scoprì di avere <strong>lo spirito dei</strong> <strong>ragazzi della via Paal.  </strong><strong>Sembra</strong> <strong>un personaggio da film di Nanni Moretti o anche Salvatores</strong>, questo teramano che porta gloria alla scuola abruzzese esaltata, nel primo turno, da<strong> Icaro Mancinelli</strong> che se starà lontano dal sole delle facili adulazioni arriverà davvero più in alto di quanto avremmo scommesso guardandolo da lontano. Ha tenuto bene la stagione di Azzurra, <strong>si è fatto uomo</strong> e si è convinto che i veri giocatori non hanno spazi privilegiati dove soffrire, ci devono dare dentro ovunque vengono chiamati a mettere la faccia. Adesso non venite a menarcela con la storia che, se lui avesse voluto, gli avrebbero fatto posto anche nella<strong> Nba</strong>. Cosa conta? Diciamo che sta diventando bravo per questo basket che lo accetta spesso anche numero quattro e l’Eurolega ci dirà se <strong>in Lituania</strong>, al campionato continentale, potremo contare su un quarto asso da mettere sulla tavola, anche se ci resta sempre il dubbio che per avere davvero quattro assi<strong> il Simone Pianigiani dovrà almeno barare.</strong></p>
<p><strong>Prima giornata per far urlare il coro:</strong> <strong>finalmente un campionato senza una</strong> <strong>squadra padrona</strong>, perché Siena, a metà strada fra lo splendore aggressivo della Super Coppa e il quasi ammaraggio di Cremona, senza avere sotto l’aereo verde il liquido primordiale che ne faceva una cosa speciale, sempre, ci ha messo i brividi anche per la corsa europea che parte in settimana, anche se il più dificile, all’esordio spetta a Milano che va trovare il Cska reduce dalla vittoria, diciamo pure storica, sui cavalieri di <strong>Cleveland</strong> rimasti senza la sella di <strong>Lebron James. </strong>Andiamo piano, certo <strong>Milano </strong>ha gli uomini<span id="more-1902"></span> e la panchina abbastanza lunga per poter arrivare dentro l’accampamento senese, ma non basta il carattere se, come a Teramo, i quintetti diventano mistero logico. Diamo tempo a tutti di assestarsi, anche a Siena che certo non immaginava di trovare debiti nel vecchio gruppo, cominciando dallo <strong>Zizis</strong> che avevamo difeso dalla in <strong>Super Coppa</strong>, ma che sembra battere in testa, all’improvviso. Lui che è l’alternativa al ritmo <strong>Mc Calebb.</strong></p>
<p><strong>Non è contento della sua gioventù da veri trevisi benettoniani il Repesa che ha dovuto chiedere a Bulleri le diapositive che l’uomo di Cecina si</strong> <strong>porta sempre dietro</strong> quando ha paura che qualcuno non riesca a ricordare che fra il<strong> Bullo d’oro</strong> della vera <strong>Treviso</strong> e quello di cartone, sballottato fra Milano e il nulla, resta sempre l’abisso se lui non ricorda bene perché era super Bullo. <strong>Boniciolli</strong> confessa di non aver dormito <strong>per tre notti aspettando Brindisi</strong> che in precampionato aveva ingannato un po’ tutti:<strong> lo sceriffo Perdichizzi</strong> ha una squadra corta soprattutto se uno come<strong> Radulovic</strong> va al contrario, se altri fingono di non capire il salto. Gli è andata bene al Matteo quasi pronto per villaggi arancioni,anche se i tifosi di Brindisi erano almeno come quelli romani all’Eur, sicuramente più caldi e fiduciosi di quelli che nel tempo si erano trovati <strong>senza l’anima</strong> della Roma sognata sempre e sempre scoperta come delusione dopo la prima disavventura. Ora il <strong>Bonjevic </strong>butta in campo la fame dei giovani slavi, la ferocia di chi ha qualcosa da dire davvero, scoprendo che questo <strong>Crosariol </strong>ha lavorato proprio bene e sta crescendo, ma poi, chissà per quale mania masochistica ci viene a dire che la vera Roma si vedrà quando torneranno in squadra<strong> Gigli e Datome</strong> che finiranno per escludere, ad esempio, <strong>Dasic</strong>, uno che ha fame di tutto. Stranezze della vita in panchina: ma come, trovi gente che si passa la palla, che capisce persino <strong>Vitali </strong>e la sua idiosincrasia per la difesa, e ci parli di un futuro tutto Italia che non vorremmo avesse la stessa faccia dell’ultima Roma, del <strong>Giachetti </strong>che, nella festa di squadra, sembrava quasi irritato vedendo che non era necessario nessun volo fra i campetti e le postazioni dei <strong>cronisti Sky</strong> per sentirci raccontare le solite baggianate. <strong>Hanno ricominciato i ragazzi del cielo che la Lega vuole liquidare, hanno ripreso da dove si erano fermati con la scusa che, parlando sempre</strong> <strong>bene</strong> <strong>di tutti, si salva il posto</strong>, senza capire che quelli il posto te lo fanno perdere lo stesso perché amano il rischio e il tuffo sulla sabbi. Vedono sempre il clima del playoff, vedono il tormento nell’estasi della prima giornata. E allora? Perché dovrebbero tuffarsi di meno, soffrire di meno? Soltanto perché siamo al primo giorno di scuola? <strong>Dateci un taglio, diteci quello che non vediamo</strong>, diteci pure la verità, ce ne faremo una ragione se lascerete viva l’idea che lo spettatore è un vedente e non un radio ascoltatore da calamitare con peperoncino artificiale.</p>
<p><strong>Pagelliam pagelliamo orsù dunque avvocati nostri:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">allo Stefano MANCINELLI</span></strong> che ha fatto una bella sfida contro il suo amico Hall, anche se questi benedetti ragazzi ci devono dire perché fra loro esiste amicizia nel nome dell’odio comune verso l’allenatore che era obbligato a scegliere e a dividere il tempo fra di loro.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a CANCELLIERI e MAHORIC</span></strong> due allenatori esordienti in serie A che si sono fatti conoscere bene dai loro colleghi.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al micione RECALCATI</span></strong> che, in tempi dove molti si lodavano, finendo nel brodo dell’illusione, sa benissimo cosa può dare questa Varese e che, soprattutto, i conti veri si fanno soltanto alla fine.</p>
<p><strong>7</strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>al PUBBLICO della prima giornata</strong></span>, più di 35 mila spettatori soltanto in A1, perché quando si ragiona sulla debolezza mediatica del basket bisognerebbe anche spiegare perché, da dove arrivano tutti questi e pregheremmo i presidente delle Leghe, in riunion e congiunta, di mettere sul tavolo la cifra complessiva, anche se questo non cambierà la testa di chi schiaccia il basket dopo mezzanotte, per chi finge che non esista un campionato.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al CAVALIERO</span></strong> che indica la strada a Montegranaro, perché quasi tutti i ragazzi del gruppo Italia, Poeta, Crosariol e Mancinelli in testa, stanno andando proprio bene dimostrando che, se il lavoro estivo è fatto bene, poi nei hai dei vantaggi come direbbe Stefano Michelini che al suo specialissimo camp per professionisti vede tanti ragazzi lavorare seriamente, rinunciando ad andare dietro alle falene dell’estate. Noi restiamo scettici, ma c’è davvero chi lavora d’estate.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">all’EUROLEGA</span></strong> che misteriosamente è partita ieri mettendo di fronte Olympiakos e Real Madrid, perché ci sembra così difficile sintonizzarsi e avere devozione con chi rende così complicato il cammino per avere notizie subito, in fretta, insomma come succede alla domenica con il sito della Lega basket, quasi sempre impallato. Non è colpa della cattiva attitudine dei pochi soci rimasti al Rincosur per le tecnologie. Migliorate voi e noi toglieremo il pannolone al monitor.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">alla CASERTA</span></strong> caduta, ancora una volta, nella sua casa, perché questa attesa per il solito Williams che l’anno scorso fece deragliare Pesaro, che quest’anno ha già sballato i piani di Brindisi, ci sembra pericolosa quasi più della cattiva attitudine alla difesa.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> che ancora cercano un pilota per la loro macchina già messa sotto pressione da nuove regole, da nuovi attori dalla lingua lunga. Possibile che si possa rimandare ancora la sistemazione del settore più delicato di ogni sport? A proposito cosa succede con Barnaba, la Puglia, con le giovanili cheviaggiano senza senior assistant che almeno diano un senso al tempo perduto con la scuola con il tempo guadagnato nella conoscena se questa avviene in America.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a Fabrizio FRATES</span></strong>, eccellente commentatore TV, per Sport Italia, perché vedere fuori dal ring uno come lui, o anche come il Michelini che rende preziose le telecronache Rai, ci fa venire dubbi su troppe cose, ci spiega bene perché andiamo male.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a VENEZIA e UDINE</span></strong> che guidano la serie A2 perché ci obbligano a tifare soltanto per una di loro considerando la regola della promozione dal bucoi più piccolo della serratura di A1. Speriamo che qualcuno riesca ad essere chiaro molto prima che arrivi primavera. Ci serve un campionato tosto in Legadue, ma è anche giusto dire che la protgezione per chi affronta seriamente la primna serie toglie almeno l’angoscia di dover dar retta ai piccoli Zamparini che crescono pure nel basket.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla FEDERBASKET</span></strong> che ha dovuto rinunciare alla candidatura europea perché ci eravamo illusi che con lo sposalizio RCS sarebbe stata nuova vita, perchè eravamo convinti che di avere una spinta per andare sull’astronave Armani al Palalido e per atterrare su arene diverse da quelle dove anche oggi si fa fatica a domare i cronometri, a sistemare bene la gente, a vivere un avvenimento senza farsi martoriare da sedili sadomaso e senza dover ammettere che con la prostata in fiamme si deve stare a casa e non nei palazzi.</p>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
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		<title>Chiudeteli nel bagno e buttate la chiave</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da un posto che non esiste, quello dove si taglia la lingua agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche, Roma e Milano sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.maracana.it/img/NENCINI/impianto_basket_mod_usa.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span> da un posto</em></strong> <strong>che non esiste, quello dove si taglia la lingua</strong> <strong>agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche</strong>, <strong>Roma e Milano</strong> sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline sul ponte Milvio, sul ponte della <strong>Ghisolfa,</strong> su ogni ponte dove ci sia la possibilità di leggere oggi, domani, quello che ieri ci faceva godere, ad esempio, nei giorni in cui la<strong> Lega</strong> era qualcosa di speciale e non questa nebulosa che si fa stangare in pubblico dai suoi associati, che sbaglia quasi tutto, che non comunica, non si commuove, non fa più tenerezza, a parte i samaritani che ci lavorano dando tutto quello che hanno per avere in cambio ringhi scomposti. <strong>Scoprendo che il male non ti</strong> <strong>lascia anche se provi a tagliarlo</strong> abbiamo provato a farci chiudere nella stanza dei giochi, al sole, scegliendo il giallo ravvivante con accenti al color gelato, vaniglia o lampone, aggiungendo blu navy e blu ceramica, anche se, dicono, sarebbe bello svegliarsi al mattino in una stanza dove non vedi<strong> i</strong> <strong>fantasmi di Proli, Bottai, Papalia</strong>, degli arbitri infelici, dei giocatori italiani sostenuti da <strong>Petrucci</strong>, ma non più dai poveri allenatori che puntano su di loro, <strong>speriamo che Pianigiani cambi il mondo intorno a noi</strong>, dove non senti cazzate sui prossimi ragazzi da mandare nella Nba se <strong>nell’elenco del Poz ci mettono Mancinelli e Poeta, su Aradori muovetevi più piano,</strong> dove non tutti quelli che dovrebbero cambiare il nostro destino di nazionale con la quarta fascia scritta in faccia hanno il colore del Crocus e delle Primule che abbiamo visto sul volto di<strong> Nicolò Melli</strong>. Che la fortuna lo salvi dalla piaggeria, che sia protetto bene dalla famiglia, gente tosta, madre americana, argento olimpico di pallavolo, padre a gomiti larghi come quando giocava, che la testa, una bella testa, gli serva per schivare la slavina dei leccaculi che ai talenti prospettano <strong>soltanto veline<span id="more-1527"></span></strong>, auto veloci, serate in discoteca, agenti sbrodoloni, un confuso misto di colori fasulli quando invece a questa generazione nuova servirebbe l’avorio, il color menta vivace o il verde felce da accarezzare con pennellate color pesca.</p>
<p><strong>Anatemi del giorno</strong>, nel sessantesimo compleanno di un presidente federale che si chiama<strong> Dino Meneghin</strong>. Sulla solita torta federale, crema acida, scaduta, ha trovato di tutto e non soltanto il Barnaba che dal ponte dei sospiri ascolta il messaggio dal minareto degli ottici: fatti sentire, urlano al navigatore pugliese, contano i dirigenti, non gli allenatori, quelli, se gli va bene, si prendono un ricco stipendio e trottano nella direzione che diciamo noi. <strong>Recalcati è vero?, </strong>o lo dicono soltanto perché se sceglieranno lui come futuro presidente sono convinti di riavere gli stessi locali dei giorni oscuri?Loro pensano così dai tempi di <strong>Tanjevic</strong>, noi pensiamo così da quando abbiamo capito che con la nazionale vai a sbattere anche se sei bravissimo. <strong>Chiedere a Messina</strong>, che pure era protetto da grandi dirigenti, vi bastano <strong>Petrucci e Porelli</strong> come garanzia, giganti veri in confronto a questo pigmei, <strong>Meneghin e Bonamico</strong> esclusi, si capisce, nei giorni dell’europeo in Germania, quello dove il nostro Tancredi si rovinò le notti pensando che con Azzurra manca il potere di coercizione che esiste in una società ben organizzata. Lo disse in faccia tutti e oggi lo dimentica spesso<strong> il Pittis che</strong> <strong>confonde ancora McAdoo</strong> con il resto degli americani d’Italia, pur sapendo che si rivolgeva anche a lui. Non pensate subito a Roma per mettervi a ridere. Caro Simone sarà così anche per la tua<strong> nazionale</strong>, ma se bisogna affondare, lo diciamo al presidente sessantenne, all’allenatore quarantenne, allora fatelo da grandi quali siete: una botta al muro, avanti diritti, pazienza se intorno ci sarà il deserto dei sorrisi, se i professionisti di un gioco che <strong>Rubini </strong>chiamava ruba pennino si raduneranno in sala mensa per contare i voti del dopo Londra.</p>
<p><strong>Quelli non cadono mai, ti fanno terra bruciata intorno e ti silurano</strong>. Succede in ogni organizzazione mal nata. Bocciarono persino Rubini, persino Porelli, non hanno voluto Bulgheroni, fanno finta di non sapere che esiste nel giardino delle pensioni attive un certo <strong>Dorigo.</strong> Schivano tutto, dopo aver mandato fuori dal loro bosco morto quelli che potevano ridargli la vita. Invidiosi al potere, nullafacenti sull’aia dove gli altri fanno balli celtici e loro si tolgono il pidocchio dell’incapacità, convinti che non abbia lasciato le uova. <strong>Chiudeteli nel bagno e buttate via la chiave.</strong> Non succederà. Così come non avremo il ritiro della Napoli poveraccia dal gioco dove il Papalia ci fa sapere di essere comunque un laureato, anche se alla <strong>Bocconi di Milano</strong> spiegano che giurisprudenza non è certo una delle loro specialità, meglio, negano che esista. Studiare bene Dan Peterson che non vuole guardare chi porta a spalla la bara di <strong>John Mc Millen</strong> dentro la chiesa bolognese dove lo hanno salutato quelli che gli volevano davvero bene, erano tanti, pazienza se altri hanno preso scuse banali per non esserci, accadde anche quando portarono via <strong>Riccardo Sales</strong>. Lo interroghi con gli occhi e lui si perde verso via Ugo Bassi. Risponderà soltanto sull’auto di <strong>Tony Cappellari</strong> tornando verso Milano: &#8220;Se non guardi quando portano la bara puoi sempre illuderti che non sia accaduto niente. Io la vivo così e John resterà sempre con me. Era più di un figlio. Perché non sono entrato in chiesa? Perché mi è bastata la rabbia accumulata sentendo quel prete che parlava del Barone Sales senza saperne niente. No, quando me ne andrò io la camera ardente la farete al Palalido, mi va bene anche la secondaria. Fate parlare chi volete, nel bene e nel male, ma dite chi ero e non fermatevi al numero dei caffè mai offerti&#8221;.</p>
<p><strong>Grande Dan</strong>, ma sul sogno <strong>Palalido</strong>, che passerà in gestione al gruppo gnocco fritto e tigella appassita, siamo pessimisti perché nella <strong>Armani </strong>nova, quella che si fida di tutti, basta che vengano da fuori, meno di quelli che hanno fatto davvero grande la più titolata delle società, il nome del grande capo indiano con origini irlandesi non viene preso in considerazione. Lo abbiamo capito quando avrebbe dovuto presentare<strong> Jura</strong> al suo vecchio popolo. Stranezze della vita. Lo capiranno in futuro <strong>Repesa, Boniciolli</strong>, lo stesso <strong>Lino Lardo, magari Bechi e Capobianco</strong>, forse anche Pianigiani appena troverà sulla strada una mina blaugrana come quella delle settimana appena trascorsa al cimitero del basket italiano cacciato dall’Europa. <strong>Non esiste la memoria</strong>, quelli guardano in cagnesco <strong>persino Gamba</strong> che sulla <strong>Repubblica dice</strong> spesso la verità e, molto più spesso, si commuove ancora vedendo quei colori, perdonando tutto, fingendo di non capire che certe cose non cambiano se fai la faccia di quelli duri, puri, di quelli bravi sul serio e dentro sei un rispetta come direbbero alla Bovisa. Manca la comunicazione interna a Roma, come a Milano. Quella esterna la garantiscono benissimo la ragazza Mei e Mantica, ma dentro, fra i giocatori, c’è un gelo che non si può nascondere mangiando insieme al cinese, all’Emporio, dalla sora Lella, dal buiacaro. <strong>Ve lo immaginate Hall in sciopero nelle mani della squadra di</strong> <strong>Peterson?</strong> Riuscite a pensare come sarebbe uscito dallo spogliatoio Crosariol dopo aver urlato contro il suo compagno Gigli che gli “ rubava” due punti, convinto, come tanti, che quel tiro asfittico non avrebbe trovato il canestro. Ecco dove esiste la malattia. Cambi il vestito, provi a truccare tutto, ma la pelle resta quella e certi giocatori non andrebbero mai incoraggiati ad essere più brutti di quello che sono. Eppure lo fanno in tanti e ora aspettiamo di capire come <strong>Meneghin e Pianigiani</strong> risolveranno il “ni” alla nazionale dei tre americani che hanno consigliori Nba, ma anche in Italia, gente che ricatta: loro vengono se ci saranno nella quadriglia quelli che diciamo noi. Speriamo non sia così.</p>
<p><strong>PAGELLE e andate a friggervi sul lago</strong> dove l’aurora boreale vi fa credere che vivrete per sempre nel cuore degli amici e anche degli sciattoni che neppure allungano la mano unta per paura di essere smascherati:</p>
<p><strong>10 a Tyrrel MCINTYRE</strong> che tuffandosi sul campo di Cantù, avanti di oltre venti punti, sconvolge l’orianone in rosa, il più fanatico dei sostenitori di Boston e quindi dello stile Bird, così distante dallo stile dei giullari fanfaroni che invece sono nei suoi sogni giornalieri. Siena non è quella che è soltanto per un fortunate combinazioni astrali. Devi leggere nella testa della gente prima dio prenderla, poi farai la tua squadra vi direbbe Stonerook che, non per caso, si teneva lontano da Azzurra.</p>
<p><strong>9 al CAVALIERO</strong> testa fina che ha piantato una banderillas sulla schiena della mucca carolina Armani, ricordando che lui doveva rimanere in città, che lui ha mani piccole, ma cervello grande come dicevano i suoi allenatori quando è nato.</p>
<p><strong>8 al Pino SACRIPANTI</strong> che tiene Caserta nel cielo alto se riuscirà a non soffrire troppo scoprendo che a Pianigiani piacciono di più altri tipi di allenatore. Può accadere. Chieda in giro e non soltanto a Boniciolli che in questa settimana di purghe avrà già pensato a mandare dolci a chi proprio non lo può vedere.</p>
<p><strong>7 al Tony MANERO di Montegranaro</strong> che commosso è andato verso Lechthaler per abbracciarlo, per fargli sapere che se resisti in campo, anche con 4 falli, hai già fatto un passo avanti per diventare quasi giocatore. Ci voleva fede per resistere, ci vuole fede per stare ancora in sella dopo aver letto che a Porto San Giorgio la Sigma, che pure ha battuto Milano, ha avuto un incasso di 8000 euro. Roba dal pallavolo minore.</p>
<p><strong>6 a Ricky RUBIO,</strong> meraviglia del Barcellona e della Nazionale spagnola, perché ha rifiutato la NBA del basso impero, perché ha voluto godersi le ramblas e non i fast food, perché impara ogni giorno qualcosa per diventare uno a cui la NBA chiederà davvero di accettare una buona offerta e in una buona squadra. Magari giocasse con i Knicks del futuro, non certo in questi che sono da angoscia. Guardare tipi come lui è il consiglio che diamo a Nicolò Melli, felici che abbia deciso di andare in palestra alle 6 del mattino per combinare bene scuola e basket. Un tempo a Trieste si inventò la cosa il Boniciolli e lo stanno ancora perseguitando.</p>
<p><strong>5 a Petteri KOPONEN</strong> che migliora dopo ogni partita, che ha trovato un ruolo, che ha trovato una dimensione giusta, che, purtroppo, andrà avanti così fino ad agosto quando ce lo troveremo contro nelle qualificazioni all’europeo e qualcuno urlerà che non possiamo allevare noi i giocatori che poi, con gli altri, ci faranno del male. Basta cercare la gente giusta per i giocatori giusti.</p>
<p><strong>4 ai RIGHETTI</strong> della situazione che non trovano più un posto dove giocare. Sono italiani, sono stati azzurri, hanno fatto anche bene, ma adesso sono fuori da tutto, persino nell’emergenza stanno a guardare eppure sognano di tornare indietro. Questo è il sistema, ma per fortuna ci sono ancora in giro tipi come Fucka che, come i gatti, sanno dove trovare conforto: un amico allenatore bravo come Moretti, un posto dove c’è entusiasmo come Pistoia. Sì, in A2, ma cara gente quello è il campionato dove si sta meglio e dove non devono sorbirsi un giorni sì e l’altro pure l’anatema del Sabatini che vuole davvero vestirsi da Sansone nel tempio dei filistei che lui stesso ha puntellato ogni volta che voleva mandare via un presidente scomodo.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per la gioia di chi non vedeva l’ora di trovarlo impiccato, ancora una volta, nel posto giusto al momento sbagliato. Dire che Roma è bene organizzata, anche da aziendalista, fa ridere, dire che bisogna salvare il soldato Totti ha un senso se, prima, allo stesso soldato si dice la verità e soltanto quella.</p>
<p><strong>2 a Mike HALL</strong> che secondo il suo presidente Proli è stato davvero fastidioso sul campo di Montegranaro. Sarà stato l’unico davvero fastidioso in quel gruppo dove in molti vanno per la tangente, una enormità pensando al cambio quasi totale della squadra rispetto all’ultimo anno?</p>
<p><strong>1 alla FORTITUDO Bologna</strong> prima in classifica nella A dilettanti perché ogni volta che pensiamo a questo bene popolare svenduto e perduto ci viene la nausea, soprattutto dopo aver sentito, da gente che non imbroglia sugli affetti e su certe cose, un bollettino dei disastri fin troppo accurato che porta verso il fallimento. Gente di piazza Azzarita è l’ora dello sciopero da incatenati, è ora di cercare uno che sia disponibile a soffrire con voi. Non accettate il verdetto dei ragionieri e degli insolventi.</p>
<p><strong>0 agli ITALIANI della LOTTOMATICA</strong>, la speranza del Petrucci che considerava coraggiosa la scelta di Roma confondendola con quella di Treviso, perché sul campo della Virtus li avete potuti pesare e valutare, perché fra di loro scorre il veleno che non si nasconde su una vettura capace di frenare da sola davanti all’ostacolo. Quelli non hanno dentro niente, cominciando dal Vitali che, come a Milano, vorrebbe sempre cavarsela pensando di essere incompreso, lui che ancora si illude di passare inosservato se fa lo spettatore in difesa. Non è questo il problema. Conti quanti amici veri si è fatto da Montegranaro in poi e tiri le somme, senza illudersi che la gente sia minchiona e non sappia dove metterlo nel presepio delle squadre sbagliate.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il torero Escamillo e Gelsomino Shrek</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 17:16:17 +0000</pubDate>
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OSCAR ELENI dalle quinte del teatro milanese della Scala, intontito dal fumo dei sigari cubani che rilassano il maestro brasiliano Barenboim e non certi presidenti, certi allenatorini, invidioso per il costume di scena del torero Escamillo, felice di sapere che molti tecnici in difficoltà con la gente, con i presidenti, non hanno intenzione di mollare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.corrieredellosport.it/images/20/C_3_Media_527020_immagine_det.jpg" alt="" width="222" height="145" /></strong></em></p>
<p><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> </span><strong>dalle quinte</strong> <strong>del teatro milanese della Scala,</strong> <strong>intontito dal fumo dei</strong> <strong>sigari cubani che rilassano il</strong> <strong>maestro brasiliano Barenboim</strong> e non certi presidenti, certi allenatorini, invidioso per il costume di scena del torero Escamillo, felice di sapere che molti tecnici in difficoltà con la gente, con i presidenti, non hanno intenzione di mollare, dimettersi, pronti a chiudersi ancora di più con la squadra in spogliatoio dove, si sa, tutti dicono di esserti fedeli salvo poi dimenticarsi, <strong>vedi Roma</strong>, che se lasci 17 rimbalzi d’attacco al nemico vuol dire che il cuore oltre l’ostacolo non sei riuscito a trovarlo nel nome della fedeltà e della lealtà. <strong>Poca attenzione, pochi marones, poco di tutto</strong>, altro che solidarietà al tecnico e, carissimi allenatori, per favore, non tirate fuori dall’armadio la solita frase:  <strong>&#8220;Purtroppo in campo non ci vado io&#8221;. </strong>Il mestiere prevede questo ed altri ostacoli, ma il fatto di non essere sul campo a dirigere obbliga gli interessati a pretendere che gli ordini siano rispettati e questo avviene se ti allenai duramente, se ripeti cento e una volta tutto dal primo movimento degli archi come direbbero <strong>i musicisti</strong> <strong>della Scala quando comincia la Carmen</strong>. <strong>Tutti toreri</strong> <strong>Escamillo, alla faccia del disperato Don Josè e del suo coltello</strong>. Pensieri brevi fermandosi alla stazione Azzurra: per l’allenatore ci va tutto bene, part time e full time, ma, per favore <strong>caro Pianigiani, caro Meneghin</strong>, non veniteci a dire che la decisione sarà presa dopo l’incontro del presidente federale con l’agente del tecnico. No, <strong>questa è una cosa che si discute fra uomini che stanno nello stesso</strong> <strong>campo,</strong> che respirano la medesima aria, che amano davvero il lavoro<span id="more-1393"></span> per cui sono persino pagati. Per il contratto va bene l’agente, ma sul resto devono essere d’accordo i due uomini nati da generazioni diverse, cresciuti in un basket che non si assomiglia, gente che anche vedendo i progressi a tempo di certi giocatori italiani si sbrodola e parla di futuro roseo <strong>per una nazionale che non ha un regista</strong> <strong>decente</strong>, <strong>un pivot di sicuro affidamento</strong>, ma soltanto succedanei del ruolo da mascherare con una ferrea disciplina nel gioco, nella difesa, nell’abbattimento dell’ipocrisia sulla famiglia azzurra che stava benissimo con <strong>Recalcati.</strong></p>
<p><strong>Per favore lasciate stare Repesa</strong> a cui si fanno dire troppe cose: anche lui dubbioso sul part time sussurra di essere per il tempo pieno al cronista che gli ha sparato con pallettoni incatenati <strong>quando era alla</strong> <strong>guida della Roma tenebrosa del Toti disperato</strong>, nello stesso momento in cui sembra la sigaraia Carmen pronto a fare l’amore con tutti: <strong>lo vorrebbe</strong> <strong>Treviso,</strong> qualcuno pensa che potrebbe ridare una dimensione a Roma, altri sperano che possa aiutarli a guarire, dalla Turchia alla Russia. In realtà <strong>Gelsomino Shrek ci manca</strong> <strong>perché era</strong> <strong>ed è un eccellente maestro</strong>, un grande allenatore per la difesa, per la costruzione di uomini e giocatori come si sente dire in giro proprio dai ragazzi che lo hanno avuto come guida e non date retta ai soliti giullari, ai ragazzi che amano il dolce, ma poi ti dicono che erano pronti a fare come i ciclisti d’inverno, sottoponendosi alla vita dura che impone una preparazione seria. Con lui si deve spendere, ma è giusto che sia così e ci viene il sospetto che anche in serie A, non soltanto nelle giovanili, si vada al risparmio proprio sullo stipendio che conta di più, quello di chi deve impostare un programma, fare un progetto. Tanto per gradire vorremmo far notare che nei Paesi dove ancora si lavora sui giocatori i progressi li vedi ogni giorno: in Croazia anche se sono nei guai con le squadre più forti, in Serbia dove il<strong> Partizan</strong>, saccheggiato ogni anno, torna ad essere pericoloso dopo tre mesi della stagione europea. Escamillo e la sua muleta per guardare in faccia i legaioli spezzati che litigano su tutto e rischiano il rogo sul bilancio, dove nessuno ha il coraggio di replicare al solito contestatore Sabatini che se ha ragione va ascoltato subito, ma se ha torto deve ricevere risposte serie non soltanto <strong>dal povero Renzi</strong> diventato vaso di coccio come i suoi predecessori. <strong>Sul caso Jennings</strong> e i suoi prodigi americani dovrebbero meditare quelli che adesso hanno scoperto che <strong>Boykins gli tiene testa</strong>, che il povero<strong> Jaaber gira confuso per Roma</strong> dal giorno in cui è arrivata la notizia dei 55 punti del ragazzo che gli doveva fare da riserva. Un po’ come il <strong>caso Cassano</strong>: prosciugato dalla lotta a distanza con <strong>Lippi</strong>, deluso da tutto e anche da se stesso appena ha sentito dire che a qualcuno piaceva di più quando non era &#8220;sedato&#8221;. La gente fa poca attenzione alle parole che usa e poi non si spiega certe crisi. Esistono per motivi tecnici, ma è la testa che spesso va per conto suo, chiedere in giro. Attenti ai lupi dell’antidoping: per adesso hanno preso soltanto uno della <strong>Snaidero,</strong> ma in serie A bisogna fare molta attenzione come direbbe Nadal.</p>
<p><strong>PAGELLE PER TORERI:</strong></p>
<p><strong>10 a Meo SACCHETTI</strong> che guida il campionato di A2 con la Sassari dalle cento vite e fa sapere che sarebbe stato un buon pilota anche al piano superiore, ma bisogna fare attenzione come direbbero i delusi dal Tigre Dell’Agnello immerso fino al mento nella crisi Reyer che sembra un po’ la crisi della “ famiglia allargata” di Boscia Tanjevic: il capostipite sul rogo Ulker, Marcelletti disoccupato, Dell’Agnello, Gentile, che almeno si consola con i bravissimi figli, ed Esposito non proprio felicissimi.</p>
<p><strong>9 al vorace ARADORI</strong> che balla da protagonista in un mondo dove i soliti esagerati lo vorrebbero interessato anche alla Nba, ma per fortuna il tipo va in palestra ogni giorno, anche nelle feste senza partite, perché si è reso conto a Roma, più che a Milano, che soltanto il lavoro paga e beato lui che con Bechi ha trovato un maestro paziente che nei primi giorni, quando il ragazzo pensava di aver fatto un favore a Biella, ha sopportato quell’aria un po’ così del genio incompreso. Poi lui ha abbassato le gambe, la cresta e ora si vede fiorire un bel giocatore.</p>
<p><strong>8 a Beppe POETA</strong> che finalmente ha ritrovato il turbo perduto nell’estate dei giocatori tentennanti che amano la provincia dove sono diventati qualcuno, ma sentono il richiamo della grande squadra, salvo poi pentirsi come Vitali che adesso straparla sulle meraviglie romane in contrapposizione alla Cajenna milanese. Non esistono isole della felicità, esistono le miniere dove si lavoro d’inverno e d’estate.</p>
<p><strong>7 al DI BELLA</strong> scatenato che non finisce più di stupire, che fa innamorare la gente perché è su questi giocatori, cari presidenti, che nasce la fidelizzazione del pubblico pagante, non degli adoratori delle minchiate. Piace ruvido, piace spontaneo, piace e basta.</p>
<p><strong>6 al sottostimato SHAW</strong> che si è inventato la partita dell’anno per dare finalmente la prima vittoria stagione alla Scavolini. Bravo nella lotta, ai liberi, bravo in tante cose. Un tipo che , magari, la prossima partita tornerà a sparare sui ferri, contro i tabelloni, però dove è andato ha sempre lavorato bene e merita almeno un giorno da primo della ciurma.</p>
<p><strong>5 al presidente della Lottomatica TOTI</strong> che a Porto San Giorgio non ha resistito quando gli avversari, da Cinciarini in su, trasformavano in oro anche giocate impossibili: se l’emotività impedisce di nascondersi meglio stare a casa, tanto lui si è sempre fatto consigliare da chi non meritava neppure di essere ammesso alla portineria.</p>
<p><strong>4 alle DIFESE ALLEGRE</strong> che sono diventate il marchio di fabbrica della nona giornata. Dicono, lo afferma anche il Recalcati bello florido, sereno, pronto al ritorno in battaglia, che la gente si diverte di più, ma non siamo convinti, non lo saremo mai e chi ha segnato tanto farebbe bene a non illudersi perché ogni maledetta domenica, ogni fetentissima partita, l’umore dei tiratori cambia, ma se hai una porta solida allora gli avversari ci sbatteranno contro.</p>
<p><strong>3 a Simone PIANIGIANI</strong> che manderà il suo agente a parlare e trattare con Meneghin. Vero che adesso nessuno si muove più senza un legale e un fiscalista, vero che gli agenti hanno visioni non sentimentali sul gioco, vero che anche Messina, Capello o altri come loro mandano avanti il rappresentante che conosce i risvolti legali di ogni trattativa, ma in questo caso saremmo stati più felici se l’accordo fosse nato da una virile stretta di mano.</p>
<p><strong>2 a CAJA, BONICIOLLI, REPESA, BLATT, MAHMUTI, MARKOVSKI</strong>, <strong>disoccupati eccellenti</strong> che vengono utilizzati come la muleta di Escamillo per far eccitare spettatori che non possono dire di amare le loro squadre se torturano allenatori che non ammetteranno mai di essere sulla strada sbagliata. Il campo decide per tutti e l’umore della gente, dicono a Roma come a Milano, persino dopo 5 vittorie, non cambierà i piani concordati quando è cominciata la corsa al secondo posto dietro Siena perché la cosa buffa di questi allenatoroni, dirigentoni è che partono già da rassegnati fingendo di non capire perché le loro squadre indossano così facilmente l’abito grigio degli sconfitti, abiti che spesso costano milioni di euro.</p>
<p><strong>1 al tenace PAPALIA</strong> se non riuscirà a spiegare, prima a Rieti, poi a tutti noi, quindi a Napoli, cosa lo ha spinto ad affrontare questo strano viaggio in una serie A che lo ha fatto partire ad handicap e che vive nel terrore aspettando che vinca anche una partita.</p>
<p><strong>0 alla FEDERAZIONE</strong> che si è fatta trovare scoperta quando sono stati rinviai a giudizio i protagonisti della “ sogliola connection” quelli che arbitravano peggio del solito per favorire gli amici degli amici che aspettavano al ristorante. Dicono che, spiegano che, ma intanto hanno fatto annusare il profumo della rete smagliata alla solita barca dei disperati costretti a seguire persino il basket italiano, loro che ne sanno una più del diavolo sulla Nba, loro che tremano aspettando il flop di calciopoli, smaniosi di avventarsi sui peccati degli altri, loro che non sentono e non vedono negli stadi dell’infamia, ma hanno antenne speciali per arrivare dove esiste il male, dove ci si inventa la ginnastica nelle elementari che già c’era, anche se nascosta in aule utilizzate come palestre.</p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
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		<title>Lo sceriffo Proli, il Micione, Michelino nei guai e Dan Peterson, sempre il numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:27:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.loudsportsshorts.com/basketball/players/larry_bird.jpg" alt="" width="178" height="243" /></strong></em><strong>OSCAR ELENI</strong></span> <strong>dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport</strong> <strong>organizzerà il campo dedicato ai bambini</strong>, all’intelligenza motoria, un&#8217;iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma, considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a <strong>Milano</strong>, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da <strong>Gilberto Benetton</strong> in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della <strong>disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi</strong>, <strong>delle notti passate</strong> <strong>sognando il poker e la California. </strong><strong>I soliti problemi sugli inviti</strong> <strong>sbagliati</strong>, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al <strong>Minucci</strong>, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente. <strong>Ma come ti sei svegliato se ti</strong> <strong>metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso</strong> <strong>ai vari Petrucci del quartierino?</strong> Mi sono svegliato male dopo aver visto <strong>D’Antoni </strong>guidare <strong>New York</strong>, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto <strong>Danilo Gallinari</strong> a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il <strong>Larry Bird dell’oro<span id="more-1369"></span> olimpico</strong>, ma soltanto quando va in panchina, sdraidonsi a terra per dare sollievo alla <strong>schiena che non sembra guarita</strong> come dicevano e dicono gli avidi e i frettolosi che fanno gattini ciechi. <strong>I Knicks dei tatuati</strong>, te le raccomando le regole Nba su giacca a cravatta, puttanate, hanno perso il terzo supplementare in una stagione dove le sconfitte fanno malissimo, dove <strong>Michelino è nei guai seri</strong> perché la gente fa presto a sbatterti contro il muro. La gente è feroce da tutte le parti. <strong>Ricordiamo il pubblico del Real che urlava &#8220;Scariolo dimission&#8221;,</strong> quello della Virtus che sembrava insofferente al realismo di <strong>Lino Lardo</strong>, al faticoso tirocinio dell’husky <strong>Koponen</strong>, quello di Milano che non sente <strong>Bucchi </strong>come <strong>il vero Cid</strong> di una squadra che ha bisogno del grande guru per nascondere tutto il resto, quello di<strong> Mosca che già non sopporta il sostituto di Messina, quello di Malaga che non perdona</strong> <strong>Aito,</strong> quello che ti mangia per essere a posto con la coscienza, quello che diventa <strong>Peterson o Baratta</strong> dal film, purtroppo non film muto, a seconda delle musiche che sente in cuffia, quello che risolverebbe sempre tutto mandando via l’allenatore, il presidente, quello che se la prende con <strong>Claudio Toti</strong> e lo invita ad andarsene sapendo che del domani, a <strong>Roma,</strong> come a <strong>Milano,</strong> e certamente a <strong>Bologna</strong>, non c’è una certezza. Dovrebbero saperlo anche a <strong>Pesaro </strong>dove adesso sono davvero spaventati perché sembra che <strong>Napoli </strong>possa arrivare a fare una squadra normale e quasi competitiva a certi livelli entro la fine del girone di andata, pronta a rimontare almeno sulla penultima.</p>
<p><strong>La gente è feroce. È cattiva, noi critici siamo dei bestioni con la bava alla bocca come i bevitori di vodka macerata con l’erba dei bisonti, sempre</strong> <strong>pronti a vedere il male in tutto</strong>, anche se esiste il diritto di replica, il diritto di <strong>non essere sempre d’accordo con i Proli</strong> della situazione, con quelli che arrivano in città e ti dicono c’è un <strong>nuovo sceriffo</strong>, del vostro passato me ne impippo, con i fenomeni che scelgono i sarti, i cuochi, persino i medici , fuori dalla città e poi si chiedono perché la città reagisce freddamente. Beh, <strong>a parte Pittis</strong> <strong>che confonde</strong> ancora l’eccellente <strong>Jumaine Jones con il principesco McAdoo</strong>, Milano, ad esempio, era abituata bene, aveva il meglio e per emozionarsi chiede proprio questo, non certo <strong>Iverson </strong>spinto da chi si confonde fra il risotto e le deiezioni dei cani. Certo che Iverson farebbe notizia, muoverebbe il cielo sopra Milano, ma per quanto tempo prima di pentirsi ci chiedono da Memphis e dintorni? Questo è il problema con chi si vanta di avere solida competenza, grandi maestri: <strong>erano sempre in bagno a fumare quando</strong> <strong>c’erano lezioni vere. </strong><strong>Settimana di purificazione nel distacco</strong> <strong>da Carlo Recalcati</strong>. Piangono i coccodrilli e i delfini di fiume. Non se ne poteva più di una situazione malata e insistere troppo per avere <strong>Pianigiani alla guida di Azzurra</strong> sembra voler fare un torto al quarantenne lupo della <strong>Mens Sana</strong> che certo sbalordisce il mondo con questa voracità, con questo record di <strong>10 sconfitte su 136 partite</strong>, perché <strong>ai cari Petrucci e Meneghin</strong> vorremmo dire che per un Chessa o un Martinoni al risveglio bisogna poi segnalare le prove dei titolari dell’ultima frana europea e il premio a <strong>Capobianco</strong> come allenatore dell’anno è strameritato perché bisogna davvero essere pazienti per sopportare<strong> Teramo</strong> così come la vediamo oggi, per non prendersela troppo davanti a certe prestazioni come quelle dei ragazzi d’oro <strong>Poeta e Amoroso che certo meritano affetto</strong>, ma dovrebbero anche <strong>smetterla di fare recite fuori tema</strong>: il regista è spesso stonato e monocorde, ma sembra sempre che sia soltanto lui a tirare la carretta della Tercas, l’ala forte ha uno strano modo di combattere, un modo che piace quasi a tutti, ma poi lo vedi cedere di nervi quando servirebbero braccia solide per tenere su il tetto. Meglio allora <strong>i Michelori e Di Bella</strong>, i <strong>Mordente</strong>, che non se la tirano, ma in campo ci mettono sempre la faccia e non chiedono sconti se arricci il naso perché non fanno tutto bene.</p>
<p><strong>PAGELLE sulle ferite nella settimana europea che mette Siena e Milano</strong> <strong>contro le grandi di Spagna</strong> dove la Acb ha chiuso i conti con tanti soldi nelle casse, tanti progetti, ma certo loro ci prendono il mondiale che è vero zucchero e ci appoggiano per l’europeo che, ormai, è vero tormento anche giocato in casa propria come vi direbbero i polacchi che non sono certo tanto più deboli di Azzurra allo sbando, di questo basket dove tutti guardano in alto e non si accorgono che il resto del sistema è nella palude, nel giardino dei poveri di idee e quattrini.</p>
<p><strong>10 a  ZIZIS e MORDENTE</strong>, compagnoni ai tempi di Treviso, produttori di vino rosso e bianco, il non ancora famoso Zimor che contiamo di stappare presto ringraziando questi due galantuomini, questi ragazzi che hanno cervello e cuore, che sono uomini veri e che al momento sono anche la gioia e la fortuna dell’Armani e di Siena.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> se troverà subito una nazionale da allenare, se tornerà presto su una panchina di serie A, se chiederà un po’ di silenzio e di rispetto su questa vicenda sgradevole che lo ha separato nella casa dell’ex amico Meneghin. A noi piace Micione Charlie quando lavora, non quando trama.</p>
<p><strong>8 all’ ALTRA MILANO</strong> che domenica porterà Chuck Jura il magnifico sul legno del Palalido per una premiazione solenne prima che vadano in campo Armani e Scavolini. Dovrebbe presentare il tutto un Dan Peterson che anche quando deve fare giochi a due con gente sbagliata, gli succedeva a Sky, gli capita anche oggi, è sempre il numero uno, quello che sa cosa bere quando il sole delle parole al vento spacca le pietre che non hanno trovato le teste giuste da rompere.</p>
<p><strong>7 a Massimo CHESSA</strong>, sassarese di Biella, classe 1988,  <strong>e Nicolò</strong> <strong>MARTINONI</strong>, varesino Cimberio, classe 1989, prestato dalla Benetton a chi nell’ultima giornata ha mandato in campo di lavoro chi pensava di essere già pronto alla beatificazione per aver rischiato nella costruzione della squadra. Due giovani che danno speranza per il 2011, speriamo che con Melli ci diano qualcosa di più di quello che assurdamente ci aspettiamo dai ragazzi NBA.</p>
<p><strong>6 alla NBA</strong> che coltiva l’Europa alla sua maniera, che ti offre l’elenco giocatori mettendo di fianco a ciascun nome l’ingaggio. Un suggerimento che la Lega dovrebbe seguire in fretta, prima che al Coni scoprano certe cifre per certi italiani.</p>
<p><strong>5 al grande MASCELLANI</strong>, presidente di Ferrara, per aver fatto sapere ai suoi giocatori che per quello che ha speso si aspetterebbe d&#8217;avere risultati migliori. Non è questa la strada per ridare energia e fiducia ad un gruppo che ha pagato anche momenti di esaltazione collettiva esagerati.</p>
<p><strong>4 a Massimo BULLERI</strong> perché se è fra i migliori ogni volta che è in dubbio, ogni volta che deve fare un test pre gara per sapere se potrà andare in campo, allora le gente comincerà a sospettare che non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti gli allenamenti saltati fanno perdere la buona predisposizione ad essere creativi, a tirare dal perimetro quando l’allenatore chiede più palloni per i centri.</p>
<p><strong>3 a Maurizio GHERARDINI</strong> che dopo le uscite di curva della Toronto dove Bargnani resta, inutile litigarci ancora, quello che in Spagna e nella qualificazione europea lasciava perplessi tutti quelli che avevano già capito come non esistesse un feeling fra allenatore e giocatore, fra giocatore e basket con pelotas, dopo questo inizio stagione NBA con molti scuri, non ha ancora sentito i suoi personalissimi tifosi italiani urlare che la colpa non è del geniale forlivese, ma di chi non lo ascolta come fanno nella federazione canadese. Uhm.</p>
<p><strong>2 a Dino MENEGHIN</strong> per quel comunicato senza dentro niente con il quale la Federazione si congedava da Recalcati, per questo silenzio sul futuro tecnico, il settore più delicato ed importante di una Federazione che ha bisogno di idee, di gente con voglia di lavorare, di esplorare il territorio, di fare battaglie rusticane con quelli della pallavolo e dell’atletica per avere gente da educare sui campi di basket nei posti giusti, con le giuste esperienze e f dolorose fatiche. Non vi salvate solo con le azzurrine della femminile volute dal Ticchi. Comunque meglio lacrime finte delle cause in tribunale come si rischiava anche adesso, dopo la vergogna della causa contro Riccardo Sales di quel tipo che oggi, per fortuna, cerca tartufi in una terra dove nascono soltanto fichi.</p>
<p><strong>1 alla BENETTON</strong> cucinata in salsa parilla da Pillastrini e dalla Cimberio perché non basta avere coraggio nelle scelte, bisogna anche rischiare a spendere qualcosa in più per sostenere l’esperimento. I giovani meritano spazio, ma pure bastone oltre a piatti di carote. Se cominciano con dei difetti poi non se li toglono più. Nei vivai bisogna investire partendo dai buoni stipendi per chi istruisce i giovani.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può iniziare con cinque stranieri cinque sul campo di Siena, non può reggere due tempi sfruttando il meno possibile i ragazzi italiani dopo aver visto che tipo di purgante è il tifo del presidente Petrucci per chi predica bene e finisce per razzolare malissimo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=Y" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Meneghin e Recalcati seduti allo stesso tavolo senza rivolgersi mai la parola&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://blog.blogosfere.it/blogs/basketcase/images/Recalcati%20sembra%20scrutare%20il%20futuro%20della%20sua%20nazionale....jpg" alt="" width="151" height="134" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare</strong> <strong>etere e punti incrociati sulla pelle</strong>, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il <strong>San Paolo a Milano</strong>, se trovi una squadra come quella di <strong>Franco Disperati</strong>, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d&#8217;essere in buone mani e<strong> il</strong> <strong>chirurgo meriterebbe un premio</strong>, ma, per adesso, deve tenersi le maledizioni di chi ogni mattina si alza e vede nero, di chi risponde con la voce che arriva da molto lontano, dai giardini della disperazione anziana, da chi magari sembra più scortese del solito con i pochi amici che lo hanno chiamato dopo essersi allarmati per le notizie non buonissime dal fronte della chirurgia dove l’uomo diventa cicatrice. <strong>Scusa Santi, scusa Sandro, scusa Toto, anche se la digressione sul golf ci</strong> <strong>ha fatto venire i brividi. </strong>Sono giorni di abbracci rotti nel basket che non ha una <strong>Penelope Cruz</strong> da stringere fra le braccia, ma soltanto gente che ha voglia di litigare senza averne la forza intellettuale per reggere l’urto. <strong>Carlo Recalcati</strong> conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con <strong>Meneghin e La Guardia</strong>, ormai il vicepresidente vicario, bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale, come dicono nel generone romano che riabbraccia <strong>Gino Natali</strong>,<strong> tornato a casa Toti</strong> da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. <strong>Milano respira</strong>. Recalcati, invece, non conferma le cifre sopra gli <strong>800 mila euro</strong> dell’ultimo contratto perché, come sanno bene<strong> all’ufficio imposte di Cantù</strong> dove lui è il quinto contribuente, non va oltre i <strong>512 mila lordi</strong>, quindi restando sotto quello che invece incassa al netto qualche suo collega. <strong>Abbracci rotti fra Pesaro e una proprietà che non ha mai voluto credere al valore delle</strong> <strong>tradizioni,</strong> ma questo sembra un malessere che prende tanti per la gola. Spezzatino d&#8217;affetti anche a Milano dove i maligni avevano persino visto <strong>David Blatt</strong> <strong>gironzolare</strong> intorno alla piscina vuota del <strong>Palalido<span id="more-1335"></span>,</strong> dove qualcuno pensava che una sconfitta con la Virtus avrebbe aperto i cancelli all’ex cittì della nazionale, <strong>Recalcati Carlo di via Giusti</strong>. <strong>Piero Bucchi</strong> <strong>resiste</strong> anche al dopo partita non proprio allegro della Futur Station dove i perfidi spiegano che proprio quella vittoria dimostra quali sono i grandi equivoci di una squadra costruita senza sapere se il cemento armato per proteggere l’ingegnere era di quello buono. Certo se ci si chiude pensando che gli altri siano soltanto gelosi allora capita di dove mandare via i <strong>Vitali</strong>, i generi manager ingaggiati prima di scoprire che il ruolo non era utile, succede che i giocatori facciano una cura zen tutta loro per fingere di non capire che chi urla troppo si sente fragile e ha poco da trasmettere a chi sembra ricominciare sempre una vita nuova. Ci vuole pazienza dice la gente, ma intanto aspettiamo la settimana della verità milanese con il <strong>Khimki e Cantù</strong> per leggere la mano della solita addormentata d’inizio stagione: sembra che l’estate porti sempre e soltanto guai fisici, mentali, sembra che le colpe siano sempre degli altri e, ovviamente, dal bayon. La stessa cosa che succede a Pesaro, che sta per accadere a<strong> Montegranaro</strong>, che forse <strong>accadrà a</strong> <strong>Roma se Nando Gentile andrà a sbattere sulle stesse rocce</strong> dove l’anno scorso naufragò<strong> la barca di Repesa</strong>, dove <strong>Jennings </strong>sembrava un naufrago nel rimpianto di chi, adesso, lo vede giocare bene nella Nba, che sarà anche il più bel campionato del mondo, ma se è vero quello che dicono certe cifre, certe giocate, allora siamo anche davanti al grande inganno e prima di ululare <strong>inneggiando a Bargnani</strong> valutiamo bene tutto, prima di scoprire che anche<strong> a</strong> <strong>Toronto Belinelli</strong> potrebbe avere qualche problema, prima di <strong>benedire i giorni del Gallo nella Grande Mela</strong> facciamo la tara su tutto. Certo meno sul valore di <strong>Mike D’Antoni</strong>, anche se adesso lo prendono in giro per il disastro coi <strong>Knicks</strong>, anche se chi temeva che fosse lui l’allenatore della nazionale già mette il pepe sul cacio e si fa grandi risate. Ci sarebbe da piangere per tutti gli abbracci rotti in una Federazione che non ha ancora un piano per il settore tecnico, che lascia andare tutto alla deriva perché gli stessi che vollero la testa di <strong>Maifredi </strong>ora urlano che è meglio il diluvio se loro non potranno contare come un tempo. <strong>Abbracci rotti con quelli che non capiscono il messaggio di Avellino</strong>: quando i giocatori erano gelosi e golosi tutto quello che aveva costruito Boniciolli era andato in vacca, quando il proprietario ha voluto gente che amava persino i lupi dell’Irpinia allora ecco risorgere un tipo di sole. <strong>Abbracci spezzati per chi non voleva più Bechi</strong> a Biella e adesso ha scoperto che se esiste una possibilità di far cadere Siena in campionato quella è proprio nella prossima domenica piemontese. Tenetevi la gente come Smith e fate attenzione al resto.</span></p>
<p><strong>Pagelle dalla fattoria virtuale</strong> dove si confonde ancora Bush con Obama, dove Lebron James, Bryant, i Boston, sono una cosa mentre tutto il resto è pollaio per i tipi alla Iverson già scaricato da Memphis:</p>
<p><strong>10 a Cesare PANCOTTO</strong> perché si meritava una soddisfazione del genere, perché se la sua Avellino è stata costruita con gli stessi criteri delle altre sue squadre, dei diesel che alla fine mandavano fuori strada finte Ferrari, allora spettiamoci di scoprire qualcosa di speciale anche da questo campionato che sembra animarsi soltanto quando dimentichi che Siena vive su un altro pianeta. Certo a casa Snaidero piangeranno un po’. Ma sono abituati dai tempi del san Matteo che li fece promuovere.</p>
<p><strong>9 a Romani SATO</strong> principe nel regno Mens Sana e dell’euriobasket che fa capire quanta distanza può esserci fra i giocatori veri e quelli che dovrebbero sostituirli come direbbero a Bologna dopo aver visto Moss andare per funghi sulla collina di San Luca dove Lardo è andato ad espiare per aver parlato bene troppo in fretta della Virtus, un peccato che nel tempo costa sempre caro. Possibile che nessuno impari certe lezioni?</p>
<p><strong>8 a Mason ROCCA</strong> e, per conoscenza, a chi considera Mordente soltanto un gregario fra previtoccioli con la coda, perché prima di trattare male certi giocatori, prima di avere dei dubbi è meglio tenerseli anche se non si sono allenati tanto. Lui serve anche da rotto, ma certo se chi costruisce la casa sa di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>7 a Frank VITUCCI</strong> se davvero ha convinto Neal a diventare un giocatore per tutte le stagioni di un campionato, per tutte le tempeste di una partita. Non eravamo sicuri che potesse riuscirci, ma per ora le cose vanno bene e nessuno si accorge di Kus, ma piuttosto si alza in piedi per applaudire il giovane Gentile.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> che ha spiegato bene a quelli di Pesaro perché prima di mandare via gli allenatori bisogna fare esami di coscienza dove tutti si prendono le giuste responsabilità.</p>
<p><strong>5 ai tipi come Mike HALL</strong> che tornano umili soltanto quando scoprono che potrebbero perdere il lavoro. Succede troppo spesso e su questo le società dovrebbero ragionarci bene, invece di mettersi a cantare per il ritorno a casa del figliol prodigo.</p>
<p><strong>4 a CROSARIOL, SORAGNA, ARADORI, MORDENTE</strong> che ci stanno illudendo sul futuro di Azzurra: se vanno sempre così non è vero che siamo all’anno zero.</p>
<p><strong>3 a chi sottovaluta l’acquisto di MARCONATO </strong>che rappresenta per Siena una garanzia che purtroppo non trovi in altri giocatori italiani. Attenti a lasciare fuori dal gioco Chiacig e Fucka, va a finire che chi li recupera fa tredici, certo un tredici costoso, ma l’usato sicuro serve come direbbero al Cus Bari dopo aver ingaggiato il quarantunenne Stefano Rusconi.</p>
<p><strong>2 a MENEGHIN, LA GUARDIA e RECALCATI</strong> che anche seduti allo stesso tavolo non si sono rivolti la parola. Questo è il vero disastro.</p>
<p><strong>1 a TERAMO</strong>, intesa come società, se lascerà spazio a chi non comprende il momento difficile nei rapporti interni di un gruppo dove qualche galletto meriterebbe la pentola invece delle carezze.</p>
<p><strong>0 all’INFLUENZA</strong> che ci ha portato nel villaggio delle scelte ridicole sospendendo Cremona- Napoli. Giusto far recuperare con i tesserati al 7 novembre, giusto non farsi prendere in giro sempre dalla stessa gente.</p>
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