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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; pianigiani</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se sei juventino e ti piace il buon vino, non puoi appartenere alla Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                    di CLAUDIO PEA
Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta per la sua-mia-nostra Juve. Che poi il bel ragazzo che viene dal Cagliari sia fidanzato con Federica Nargi</span></strong>, la ventunenne velina mora di Striscia, dopo essere stato con Costanza Caracciolo, l’altra velina, quella bionda, come lui stesso mi ha confessato sorridendo, non me ne può importare di meno. Anzi. Beato lui e meglio per lui se s’infrattasse anche con una terza velina, magari dai capelli rossi, come quelli della storica fidanzata di Luca Toni,<strong> la modella Marta Cecchetto</strong>. In fondo Matri non è il nostro presidente del Consiglio, ma il goleador che mancava alla Juve da un sacco di tempo.<strong> Ettore Messina è invece del Milan</strong> e Sergio Scariolo è tifosissimo di quella squadra della quale il mio computer corregge sempre il nome con un altro pure di tre sillabe e due vocali. E’ tuttavia assai curioso che gli unici tre allenatori italiani di basket che corrono i Gran Premi d’Europa abbiano nel cuore tre squadre di calcio diverse. Così come non può essere solo un caso che i grandi capi della Banda Osiris siano tutti rossoneri o che pure Andrea Trinchieri stia <strong>dalla stessa parte di Tranquillo, Chiabotti e Buffa</strong>. Cioè del Diavolo. Sì, proprio dove lui mi ha mandato quando gli ho ingenuamente chiesto: “Scommettiamo che sei del Milan?”. Non avevo dubbi. Ho per questo<strong> respinto la domanda regolarmente presentatemi da Gianmaria Vacirca</strong> al pranzo offerto dalla Fabi all’Eataly di Torino, dove avrei volentieri bruciato la mia carta di credito, per poter ufficialmente entrare a far parte della famosa banda del basket che un giorno<strong> la Wandissima</strong> mi spinse ad inventare. Nonostante il direttore generale di Montegranaro abbia cercato invano di corrompermi <strong>prendendomi per la gola con una deliziosa crema</strong> di legumi della quale ho chiesto il bis estasiato prima dal delizioso profumo e poi dallo straordinario sapore. Ma Vacirca ha poco o nulla in comune con le abitudini e i costumi della Banda Osiris, con cui magari divide le esagerazioni e le manie di grandezza cestistiche: in primis la faccia, che non è proprio quella del pollastrello lesso cresciuto in batteria, ma vissuta <strong>di chi piace alle donne e non si nega il bicchiere</strong> (in più) di vino rosso. Rinnegando gli hot dog e la Coca Cola degli amici di merende. Ma soprattutto da piccolo Gianmaria non si perdeva un allenamento della Juventus. <strong>E per Alessandro Matri e i fratelli bianconeri</strong> va ancora letteralmente fuori di crapa<span id="more-2120"></span>. Come me. Tanto più che la Banda Osiris sta battendo in testa e puzza dalla testa, ha abbandonato il ritrovo sul Lambro e ora va <strong>a cena in zona Ticinese</strong>, s’è imborghesita e s’abbandona in piccanti love story di cui vi racconterò a breve su questi schermi se Dan Peterson me ne darà il consenso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora c’è dell’altro e, purtroppo, dopo il dolce ecco l’amaro. Dalla barchessa di Villa Minelli, poco fuori le porte di Treviso, dove tante volte in passato Gilberto Benetton mi aveva confessato i suoi amori e i suoi crucci per un mondo dei canestri al quale si era molto affezionato e dal quale pensava di aver ricevuto però poco in cambio</span></strong>, ecco l’annuncio che ha lasciato di pietra e sasso, e molti in braghe di tela: la famiglia Benetton abbandona il basket. E pure la pallavolo. <strong>Piove sul bagnato e tutto si fa grigio</strong>, più del cielo di Ponzano, come lo sguardo che incrocia quello di Gilberto Benetton che spiega: “E’ diventata una passione troppo costosa e infruttuosa”. Ma non è tanto e solo questo. “Mi sono disamorato del basket”, ora riconosce e svela. Mentre tutti abbassano la testa sentendosi colpevoli di chissà mai quali peccati di fede. Nessuno per la verità, ma la fine di ogni impero fa più male al volgo che ai suoi signori, padroni e sceriffi. <strong>Parole pesanti come macigni. Che forse erano anche nell’aria: da tempo infatti Gilberto e Lalla, la sua signora, non si vedevano più alle partite. Il caso Lorbek sicuramente l’aveva amareggiato e scosso. Il fedele e ruvido Giorgio Buzzavo si era da un po’ defilato e non ne voleva più sapere</strong>. La gente contestava e il Palaverde era spesso mezzo vuoto. Però nessuno l’avrebbe mai immaginato. Perché Treviso a breve organizzerà le finali di EuroCup. Perché Andrea Benetton e Claudio Coldebella avevano puntato su una squadra giovane che guardava fiduciosa al futuro. Perché Repesa era un investimento serio. Perché<strong> la Benetton dei cinque</strong> <strong>scudetti, di Kukoc e Del Negro, del Pero Skansi e del D’Antoni traditore, di Messina e Blatt, di Bargnani e Zisis, non poteva morire in questo modo</strong>.<strong> Ai piedi del Monte dei Paschi</strong> che negli ultimi tempi si è sostituito proprio alla Benetton come modello di società forte, sana, perfetta, invidiata e vincente. Meditate, uomini di poca fede. <strong>Meditate, ipocriti e farisei</strong>. Meditate voi che ancora andate cercando il Profeta quando lo avete sotto gli occhi e non lo amate come dovreste. Si chiama, vi piaccia o no, Simone Pianigiani. Voi che <strong>magari preferite invece idolatrare Andrea Trinchieri</strong>. Che è indubbiamente bravo, forse anche bravissimo, ma sempre appartenente ad un&#8217;altra categoria, inferiore (per ora) a quella di un allenatore che ha straordinariamente perso (e per sbaglio) <strong>una sola delle ultime trentasei partite</strong> giocate in Italia. <strong>Contro Varese</strong>. E contro un tal Taurino che ancora, dell’impresa, si vanta in giro per tutto il BelPaese.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=H" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Collina delle Croci: vediamo un po&#8217; chi le ha portate e chi le ha bruciate?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 13:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, Francia e Israele. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Francia e Israele</span></strong>. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone di ferro. Dipende dalle croci che ti porti dietro, da quelle che hai in squadra se il tuo pivot è lunatico e pericoloso per il gruppo, da troppe cose perché il destino di molte squadre lo deciderà il nume tutelare che garantisce ai giocatori Nba di starsene a Formentera, <strong>secondo Santi Puglisi questo è il buen retiro</strong> per tutti i cestisti che non hanno voglia di farsi un mazzo tanto, insomma in vacanza attiva come non direbbero Cuzzolin e Bargnani che ci danno dentro davvero nei mesi senza agonismo, piuttosto che rischiare problemi intestinali, digestivi, per cibo e compagni strani che pensano di essere bravi come te che sei stato tritato nel sistema Stern. Insomma <strong>diamo tempo a Simone Pianigiani di</strong> <strong>studiare un po’ la parte</strong> adesso che sembra indeciso fra il rigore messiniano, dopo aver sbattuto sull’ultima paratia stagna del Real quando sembrava che la casa blanca fosse allagata, e <strong>la voglia di farsi odiare alla</strong> <strong>Mourinho</strong> visto che adesso, quando vince in campionato, replica che sono risposte a chi aveva trattato male i campioni in Coppa. A noi va bene e avanza il piccolo figlio della Lupa con la sua giovanile arroganza e la sua meravigliosa modestia immodesta. Non abbiamo letto da nessuno parte critiche vere al Montepaschi. <strong>Sfiga,</strong> sì, sulla sfiga che ci vede sempre benissimo con Siena europea, hanno duellato un po’ tutti, ma la verità è che se giovedì, davanti ai 18000 del <strong>popolo Partizan</strong>, non ci sarà la grande prova, ci troveremo con l’Italia alla finestra, ancora una volta, nell’Eurolega che ci tratta sempre come terzo mondo del sistema anche perché se gli altri fanno incassi, hanno entusiasmo, da noi si scivola sul <strong>bagattismo precoce</strong>, dovendo già sopportare l’eclisse dei sensi seguendo <strong>le filastrocche di Sky.</strong></p>
<p><strong>Se una mattina ti svegli con un Gallinari che ne segna 29 a Detroit, poi scopri che il “ perfido” D’Antoni ha ritrovato in panchina</strong> quello che era il gigantesco prospetto <strong>russo Mozgov</strong>. Dopo tante partite di non entrato per scelta tecnica, cosa che capita anche a Pekovic e Splitter, il biondone ha giocato 40 minuti, segnando 23 punti, restando in campo, dicono dalla Mela Grande, anche dopo i primi 4 minuti di nefandezze. Ispirazione dantoniana e ne siamo felici. <strong>Togliamo</strong> quindi dalla collina lituana, per un giorno, <strong>la croce Knicks</strong>, ma restano tutte le altre e ogni squadra di serie A ha le sue<span id="more-2083"></span> da lucidare, sostenere, abbattere, bruciare come fanno i razzisti. Noi abbiamo individuato le croci che poi Pianigiani andrà a visitare con il suo staff se deciderà davvero di scegliere Belinelli come portatore di palla liberandosi dall’angoscia che l’Italia ,come dice giustamente <strong>Velenino Costa</strong>, oltre ad essere un Paese per vecchi è anche un paese che non riesce a creare più un vero regista, uno che vada oltre <strong>la sincope del pick and roll:</strong> palla parallela al terreno che viaggia veloce e arriva nelle mani del giocatore libero più vicino. Semplice arte del giocare insieme o roba del genere come direbbe Antonio Tritto allenatore che fa volare quello che resta della gloria di Desio, <strong>il mio caro capo sala</strong> nella clinica dove hanno provato un reastauro sull’orso &#8211; a proposito il simbolo di Siauliu Apskritis è proprio un orso &#8211; e dove per sedarmi mi permettevano di vedere<strong> Siena o Sato con il Pana</strong>, quasi mai Milano, assolutamente vietata Roma.</p>
<p>Dunque collina delle croci. Vediamo <strong>chi le ha portate e chi le ha bruciate</strong>:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SIENA</span></strong>: la croce di oggi è sapere se Jaric arriverà in tempo a dare un mano. L’altra è Michelori che soffre interiormente e non vuole pensarci perché sarebbe peggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong>: la croce nuova è il Peterson figlio di maga maghella, quella vecchia è il nano che vede oltre la collina dei Pecherov e dei Greer, che riesce a cambiare la vita ai Melli o ai Ganeto, convincendo Mordente e Rocca che si può navigare guardando le stelle e non le lavagne, senza pensare ai contratti in scadenza, ai Messina in arrivo, a quello che fa dell’Armani la bella rospizzabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CANTU&#8217;</span></strong>: la croce è trovarsi così in alto avendo peccato così spesso. Quando tutto sarà a posto attenti a questi lupi di Custer Trinchieri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO</span></strong>: la croce è sicuramente la presunzione di Allan Ray, ma è croce nazionale anche sapere perché Ford vive questa delizia di società e non salta per chi ha sogni europei. Lasciamo perdere il discorso dalla Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong>: la croce era ed è l’incompletezza della formazione, questo navigare a vista sentendosi la vera Virtus e sapendo di non poterlo essere per troppi motivi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">AVELLINO</span></strong>: si chiama croce quella che ti senti addosso il giorno in cui trovi gente per fare un bel gruppo, fai miracoli e ti trovi sempre in coda alla Caritas dei canestri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span></strong> infortuni incrociati, passioni incrociate, bestemmie incrociate con il gioco e l’anima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span></strong> la croce è sul tavolo dove gli americani non trovano la loro pepper cola per tutte le partite anche se, rispetto all’inizio, adesso sembrano persino felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ROMA</span></strong>: Croce di Washington, croce immensa sull’anima di chi non suda neppure per fare la doccia, su chi vorrebbe parlar male persino di Tanjevic perché in quella società il gioco preferito è far appare come cojoni quelli che ne sanno molto più di te.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span></strong> si mette in croce da sola anche se, fra volate vinte e perse, siamo sicuri che nel rosario di Atripaldi c’è anche una madonna nera.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TREVISO</span></strong>: la croce è nella stessa gioventù che si vorrebbe esaltare. Repesa che rischia per tutti viene trattato come l’orco che strangola i bambini nella culla anche se ti guardano con la faccia furba di Montejunas e Gentile. Siamo alle comiche critiche.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SASSARI</span></strong>: la vera croce è non avere il vero Diener per almeno tre settimane di fila. Per ora bastano e avanzano i pesci che moltiplica con Meo Sacchetti in lizza per essere allenatore dell’anni insieme a Vitucci.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CREMONA</span></strong>: la croce è tutta nella resistenza che manca quando c’è da ritirare il bel lavoro di un allenatore di talento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BRINDISI</span></strong>: il peccato originale e le troppe croci su uomini che sembrano incatenati a vecchi copioni: non capiscono la parte e il ruolo della città e della poassione che hanno intorno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VARESE</span></strong>: la croce di Recalcati è non trovare sempre le stesse motivazioni in giocatori che dovrebbero baciare la terra dove si trovano perché niente, nel basket italiano, si vive come nel consorzio varesino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TERAMO</span></strong>: una croce luminosa perché nessuno mollerà la presa prima che suoni l’ultimo gong come succede alle società dove le annate nere restano comunque annate istruttive.</p>
<p>Da questo luogo sacro non hai più vogliia di fare pagelle, ma se vi interessa diciamo che, <strong>Vitucci, Thomas, Ford, Rivers, Ramagli e Sacchetti</strong> sono i cocchi nostri della parte alta, mentre <strong>al rogo mandiamo Peterson</strong> e Pecherov, Varese che scalcia in direzione sbagliata e ai tiratori che pretendono l’ultima boccia e se la tirano in faccia.</p>
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		<title>Al passo del Lume spento cercando l&#8217;oblio e trovando il buon vino di Montalcino</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 11:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                              <strong><em>       di CLAUDIO PEA</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie in quel tratto da Roncobilaccio a Pian del Voglio che detesto più dell’Inter di Moratti e le lavagnette di Tranquillo messe insieme</span></strong>. C’è chi può e chi non può. Io può, diceva quel presidente del calcio che anche non gradiva il caviale perché, raccontava, aveva troppe spine che gli restavano sempre in gola. Più che le spine, dovevo digerire un bel rospo. E più della caduta del Montepaschi col Real Madrid dovevo allontanare da me il fastidio di sentire la stessa gente che all’intervallo non aveva il minimo dubbio: “Simone è diventato più bravo di Messina”, mentre trequarti d’ora dopo criticava “quel Pianigiani che avrebbe anche potuto far giocare Aradori e Ress”. <strong>Come no? E pure il Michelori in abiti borghesi</strong>. Tutto il mondo è paese. E Siena non fa eccezione. Anche se la amo come la mia Venezia. Anche se ha le sue contrade e dovrebbe ormai averlo imparato meglio di tutte le altre che <strong>ogni volta non si può vincere il Palio</strong>. Anche se ha intorno le belle colline nelle quali è facile perdersi, come ieri ho fatto io col mio amico Nico, e più facile ancora dimenticare il mondo intero coi suoi vizi e i suoi cavalieri, le sue Santanchè e i suoi giullari.</p>
<p><strong>C’è una collina lassù sopra Montalcino, a seicento e pochi metri, che si chiama il Passo del Lume spento, dove già solo il nome t’invita all’oblio e fanno del vino e dell’olio da andare via di testa. Da capottarsi, come dice il mio amico di merende</strong>. Se fa il bravo, e la smette di compiangere chi non merita invece neanche un rigo, alla prossima occasione ci portiamo anche l’Orso Eleni per andare poi insieme a mangiare e bere, meglio ancora, alla trattoria del Leccio, a Sant’Angelo in Colle. Tanto più che poi, come sempre, guiderò io. <strong>Imparando che il miglior Brunello è quello della vendemmia del 2004, pochi mesi dopo il primo</strong> <strong>scudetto di Siena</strong> e l’argento olimpico di Atene<span id="more-2075"></span>. Col buon Carletto Recalcati in auge. Quando volemmo tutti credere che il nostro basket fosse risorto ed era invece arrivato al capolinea. Quando nessun azzurro giocava nella Nba e però si poteva tirare a campare lo stesso benissimo. Quando già quelli della Banda Osiris dicevano che Dan Peterson era un lume spento e non aveva altro da dire che “mamma butta la pasta” o minchiate del genere.<strong> Quando Gilberto Benetton</strong> si divertiva ancora ad andare a vedere le partite di basket e la Fortitudo dell’Emiro Seragnoli era la squadra da battere ad inizio di ogni stagione.</p>
<p><strong>Anche i corvi e le cornacchie del Belpaese adesso dicono che Siena è in parabola discendente o che comunque non potrà più fare il bello e il cattivo tempo in Italia e men che meno, se l’hai mai fatto, all’estero. Potrei obiettare che, al contrario, una volta uscita dall’Eurolega il Montepaschi avrà recuperato McCalebb, che sta a Siena come Ibrahimovic al Milan, ma soprattutto potrà dedicarsi</strong> solo al campionato e pensare unicamente all’Armani, però ho deciso di fare come Simone Pianigiani che non risponde alle accuse ed è sceso in trincea. Con la sua truppa e l’elmetto in testa. Aspettando altre granate e nuovi assalti del nemico. Che sono dovunque: si chiamino <strong>Montegranaro o Coppa Italia</strong>, dove l’invincibile armata di Peterson partirà favoritissima, o Caserta o Cantù che non sono il Real Madrid (ma poco ci manca) e sono allenate da Trinchieri e Sacripanti che, sentendo la Banda Osiris, sono anche meglio del cittì azzurro. Sarà anche come dicono. Vedremo. Intanto mi sono portato in trincea My Sky e mi sono rivisto il primo tempo di Siena <strong>contro le meringhe di Messina</strong> gustandomi gli occhi di fronte ad una difesa che in quattro o cinque occasioni ha costretto il grande Real a morire con la palla in mano dopo un inutile e frustrante ventiquattro secondi <strong>&#8220;giramento di palle” </strong>e di attacchi a salve. Lo so, le partite durano due tempi e non le vinci se nel quarto quarto segni sei punti e <strong>tutti firmati da Kaukenas</strong>, se Lavrinovic non infila canestri che di solito centra ad occhi chiusi, se Zisis non può portare la croce per una partita intera e Jaric non è neanche (per ora) il nonno di quello che diede spettacolo nelle due Bologna. Però nemmeno succede sempre d’avere difronte una squadra che non molla mai, come sono sempre state rognose quelle di Ettore Messina, né <strong>un Mirotic che t’ammazza</strong> con dieci punti di fila sparati in un amen e da tutti i cantoni quando la palla pesa più della Mole Antonelliana ovvero di Antonella Clerici e ti domandi e chiedi: “Ma quello è LeBron James o ho le traveggole?”.</p>
<p><strong>Scrivendo di Scariolo a Milano dal prossimo autunno ho sollevato un polverone da non credere e ho fatto arrabbiare un po’ tutti, anche il Nano ghiacciato che mi ha fatto sapere che è nelle sue intenzioni allenare l’Armani minimo per altre due stagioni</strong>. Giuro che non lo volevo e, al contrario, pensavo di fare a tutti soltanto del bene evitando a Dan gli stress dell’Eurolega e augurando a Sergio non la galera, ma una panchina prestigiosa come quella milanese. Insomma un po’ mi costa, però stavolta devo dare proprio ragione alla mia Tigre che mi consiglia sempre di farmi una bella spaghettata di cavoli miei a mezzogiorno e pure a cena. E comunque sapete cosa vi dico? Anche qui staremo a vedere. <strong>Sperando di non aver anzitempo toccato un nervo</strong> <strong>scoperto</strong> o, peggio, d’aver messo i bastoni tra le ruote a un progetto in fieri di Santolli che è l’avvocato &#8211; guarda caso &#8211; sia di Peterson che di Scariolo. O kappa, ne riparleremo, ma intanto lasciatemi chiudere con uno <strong>chapeau a Ettore Messina</strong>. Compaesano mio, ha ragione Fuocherello Fuochi: sei sempre il migliore. Soprattutto dopo che mi hai confidato mercoledì, prima della partita con Siena, che in Spagna ne hai trovati di giornalisti molto ma molto più rompicoglioni di me. E meno bravi?</p>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
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		<title>A Milano mancano un leader e un play</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 21:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                         di CLAUDIO PEA  
Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando perdi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA  </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Brucia a me che adoro Siena. Figuratevi quanto può scottare ai tifosi dell’Armani e a Livio Proli questa caporetto di Milano in Eurolega. Una sconfitta con i valenciani senza scusanti tanto</span></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>per cominciare. E tanto per parlar chiaro. A Biella o al Forum o al</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">Palalido sarebbe stata l’identica cosa quando </span><span style="text-decoration: underline;">perdi</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>non per un canestro, ma di quindici punti, non salti a rimbalzo nè in difesa né in attacco, pasticci anche nelle rimesse laterali e tremi come il mendicante all’angolo della strada piegato in due dal gelo di questi giorni polari. Un valido appiglio potrebbe essere l’assenza di Jonas Maciulis e in effetti il ragazzo di Kaunas è l’unico giocatore di Giorgio Armani che<strong> farebbe comodo anche a Simone Pianigiani se non costasse il doppio di David</strong> <strong>Moss</strong> e se il Treccine di Chicago non avesse giocato la partita che ha dipinto e infiocchettato ieri sera al Fenerbahce. Però è anche vero che nessun dottor di Milano, neanche l’amatissimo professor Carù che pure mi ha cambiato la vita e al quale sarò riconoscente in eterno, ha proibito a Proli e al general manager Pascucci d’acquistare <strong>a gettone un sostituto</strong> <strong>di Maciulis</strong>. Non so, magari spendendo anche gli stessi soldi che sono serviti per prendere a nolo un Van Den Spiegel che ormai piace solo a Franco Casalini anche se<strong> il lungagnone belga</strong> è diventato più instabile di un fenicottero che sta in piedi per scommessa su una zampa sola.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Una disfatta che la </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Gazzetta, madre di tutti noi, avrà la bontà di spiegarci almeno domani visto che oggi non l’ha fatto con il suo inviato a Biella che ha incipriato la partita d’Eurolega come una bella donna un po’ avanti con gli anni fa di solito per nascondere invano</span></strong> le pieghe della pelle. Non ho il piacere di conoscere Paolo Bartezzaghi che da quel che mi risulta, ma potrei sempre sbagliare, è il fratello di Stefano, l’enigmista e scrittore per il quale va letteralmente <strong>pazza la mia Tigre.</strong> Ora magari il nostro ne capirà di pick and roll <span id="more-2039"></span>mille volte più del sottoscritto e, contrariamente a me, presto vincerà, se non l’ha già ritirato, <strong>un premio Reverberi che non si nega mai</strong> a nessuno a patto che il giornalista di basket in oggetto sia allineato e coperto e non metta in discussione il sistema per nessuna ragione al mondo. Però, caro il mio Paolo, detto da collega a collega e senza offesa, se io non mi fossi registrato il match tra Milano e Valencia grazie a<strong> quel gioiello che è My Sky</strong>, secondo te avrei quanto meno intuito i motivi per i quali l’Armani non si è inaspettatamente qualificata alle Top 16? Detto terra terra: col cavolo. Dal momento che il titolo al tuo pezzo non ammette equivoci di sorta: <strong>“Milano ko: un’Aj inguardabile”,</strong> ma poi non emerge dall’articolo quali sono stati i veri colpevoli della caporetto biellese. E chi ha fatto schifo e chi flanella nelle file della squadra di Piero Bucchi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Okappa, allora te lo dico io. Partendo dal peggio del peggio sino al meno peggiore: Finley, Pecherov, Hawkins, Van der Spiegel, Mancinelli, Melli e Rocca. Salvando solo Jaaber e Mordente, sufficienti per grazia ricevuta</span></strong>. Così mi sono giocato anche l’ultima possibilità, se ne avevo una, di vincere il Reverberi per i prossimi venti anni di fila. Che poi anche l’allenatore abbia le sue colpe, non ci piove, ma <strong>se gettate addosso la croce solo al buon Pierino siete completamente</strong> <strong>fuori strada</strong> e avete torto da morire. D’accordo, Milano ha fallito miseramente i due primi veri test della stagione, quello di ieri al pari di quello del 5 dicembre con Siena. E questo è assai grave. Perdere infatti di 15 e di 32 quando sei chiamato alla prova del fuoco cancella le vittorie con il Cska di Mosca o con l’Efes Pilsen e<strong> azzera quasi</strong> <strong>tutti i sogni tricolori</strong>. Però c’è anche da dire, e non è una banalità, che sul parquet ci vanno i giocatori e, se questi non hanno le palle, Bucchi non ci può far nulla <strong>per quanto urli e s’incazzi</strong>. Piuttosto è di nuovo emerso, come già col Montepaschi, che Milano non ha un leader e nemmeno un playmaker da grande club. Finley può andare bene contro Washington o Bulleri, ma come è stato sempre messo sotto da McIntyre in passato non è neanche all’altezza oggi del fantastico McCalebb e dello stesso Zisis. Quanto alla leadership, <strong>né Finley né Hawkins né Mancinelli</strong> sanno cosa sia e purtroppo non possono nemmeno acquistarla nella boutique di Armani o, come si dice, al supermercato sotto casa. Prendete per esempio Siena, così tanto per restare in tema: quest’estate Ferdinando Minucci ha ceduto tutte le sue stelle, da Sato a Eze, ma si è tenuto ben stretto Stonerook che, se giocasse in nazionale, <strong>darebbe carisma anche all’Italia dei Datome</strong> e, per volerla buttare proprio in vacca, anche dei Crosariol e dei Vitali. Scommettiamo?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Se avevo un fratello maggiore nella pallacanestro, questo era il Barone Sales che mi manca sempre da morire. Ebbene il Barone mi avrebbe tirato di nuovo le orecchie perché avevo e ho ancora il vizietto</span></strong> di correre più dietro alle cose che non funzionano nel nostro basket che a quelle che invece sono comunque da elogiare. Ecco allora che prima di parlar male di Milano, avrei dovuto cantare le lodi di Siena magnifica anche col Fenerbahce. Come è vero, anzi verissimo, che prima di scrivere che, se Mordente e Rocca sono i trascinatori dell’Armani, al massimo <strong>Milano può sperare d’arrivare in</strong> <strong>finale di Coppa Italia</strong>, avrei dovuto raccontare l’impatto con “mamma li turchi” che ha avuto l’altra sera il mio Cespuglio Stonerook: subito un canestro da tre punti, poi un palla recuperata e un rimbalzone, infine una bella sberla sulle braccia dello strafottente avversario. Perché quando ci vuole, ci vuole. E intanto il Montepaschi è volato via bello come il sole: 12-2 in un amen e 27-14 alla fine del primo quarto. Faccenda sbrigata o quasi. E <strong>primo posto garantito nel girone terribile di</strong> <strong>Eurolega.</strong> Altro che quello della Lottomatica con i belgi e i wuersteloni. Altro che Milano quinta in un girone a sei squadre. E Stonerook sugli scudi, <strong>più grande ancora di McCalebb e Kaukenas</strong>. Perché è lui il vero signore e padrone sul parquet di Siena. O mi sbaglio, Simone?</p>
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		<title>Hawkins deve solo ringraziare Mozart</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma. Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma.</span></strong> Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei una sola buona ragione. Con la città del Palio si è lasciato bene e col Montepaschi ha vinto finalmente a giugno quello scudetto che invece a Roma e a Milano aveva perso nelle due precedenti finali. Né il Falco di Washington può avere il dente avvelenato con Siena perché <strong>Ferdinando Minucci non l’ha</strong> <strong>fatto prigioniero: all’Armani</strong>, più che in verità nel Montepaschi, è diventato un pass par tout micidiale per aprire le difese avversarie, specie se non sono chiuse a doppia mandata come quelle della Lottomatica dell’Ecumenico. Piuttosto <strong>Hawkins ce l’ha con Roma</strong> e col suo presidente, Ciglione Toti, che non l’hai mai tenuto in palmo di mano. E non l’ha nascosto né prima, né durante la sfida di domenica al Forum. Al contrario ha prima confessato a Sky che nella capitale non c’era, e quindi non c’è, “una perfetta organizzazione ai vertici” e poi, una volta sceso in campo, <strong>ha preso d’assalto la Lottomatica</strong> con un tale furore che sembrava sul serio avesse con Roma un conto in sospeso. E comunque, t’amo o non t’amo, credo che Treccina abbia solo da <strong>ringraziare Siena e in particolare Pianigiani </strong>che in un anno gli ha fatto fare un bel salto di qualità e conseguentemente di categoria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non me ne vogliano Messina e Scariolo, di cui ho una stima infinita, ma credo che Mastro Simone sia, oggi come oggi, il miglior allenatore italiano al punto che i boyscout della Nba, se non si fossero addormentati cercando con il lanternino del talento in Niccolò Melli</span></strong> che, se c’è, è ancora molto in fieri, sono sicuro che avrebbero già consigliato per esempio ai Knicks di mandare a quel paese il vostro D’Antoni e di prendersi ad occhi chiusi Pianigiani. L’ho sparata grossa? Forse, ma non credo perché, al contrario di voi che <strong>avete </strong>già <strong>rovinato Superbone Vitali</strong> e stavate facendo lo stesso con Gel Aradori, vi dimostro coi fatti come nelle mani del <strong>mio giovane Mozart</strong> senza riccioloni siano cresciuti e diventati bravi e vincenti mezze calzette come Carraretto e Ress e mezzi campioni come McIntyre, Sato e adesso Dawkins. <strong>Né me ne voglia Recalcati</strong>, che pure ha portato all’argento olimpico una nazionale che non era certo inferiore solo a quella Argentina di Manuel Ginobili<span id="more-1996"></span>, ma sono sotto gli occhi di tutti i progressi che hanno fatto <strong>in un’estate in azzurro Belinelli e Bargnani</strong> che con il buon Carletto proprio non si capivano e probabilmente in nazionale non ci avrebbero più giocato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un Peana per qualcuno non è nel mio dna, ma credo che a Simone Pianigiani non lo potessi più negare. Così come non posso fare a meno di nascondere che l’intervista di Paola Ellisse all’immenso Boscia Tanjevic</span></strong>  è stata da accapponare la pelle e per questo l’ho ringraziata con il cuore in mano e l’emozione di essermi sentito tanto piccolo davanti a un uomo così grande che parla del suo tumore e confessa serenamente:<strong> “Embè, è chiaro che ho un po’ di paura </strong>e che sarà il destino a decidere per me, ma sono altrettanto fiducioso perché <strong>non conosco cosa voglia dire arrendersi</strong>. Per la prima volta ho sentito nella mia vita la stanchezza di non voler più allenare un club e così mi sono chiesto cosa fosse mai successo: probabilmente c’era, l’ho capito solo dopo, “quello” che lavorava sotto. <strong>Sono state la guerra in Jugoslavia a mangiarmi lo stomaco e lo stress di vent’anni di sofferenza per la distruzione del mio Paese</strong> che andava contro la mia idea del mondo e che si è poi espressa in me con un cancro. E’ il corpo che si rifiuta e si disamora di questo inganno e di questo tradimento: una volta eravamo tutti fratelli, all’improvviso è scoppiato tra di noi l’odio… Una notte un tremendo pensiero mi è passato per la testa e cioè che <strong>tutta questa bellezza del mondo</strong> potesse per me anche finire. E così da allora sono diventato un personaggino modesto che lotta e vuole rivivere altri notti bellissime<strong> sotto il cielo di stelle di</strong> <strong>Sarajevo</strong>. Senza rimpianti perché il passato è una selva di pietra dove nessuno può entrare e può cambiare niente. Così come è però certo che <strong>sono rimasto un sognatore</strong> che egoisticamente vuole continuare ad essere sempre amato…”.</p>
<p><strong>La splendida e toccante intervista di Paola Ellisse a Tanjevic non è durata più di duecento secondi ed è stata mandata in onda nell’intervallo di Milano-Roma soffocata dalle scelte non tutte condivisibili</strong> tra un tempo e l’altro di Matteo Boniciolli che nel primo quarto ha dato fiducia a <strong>Datome e a Heytvelt</strong> (ed è stato da entrambi assai ben ripagato), mentre nell’ultimo l’ha mal riposta in <strong>Giachetti e Vitali</strong> che non gli hanno invece regalato neanche un misero punto, ma solo una montagna di palle perse. Per questo penso che persino il Boscia si sarà <strong>incazzato &#8211; spero non troppo</strong> <strong>- col suo figliol prodigo</strong>, ma non ve lo verrà mai a raccontare come è giusto che nella sua posizione debba oggi fare. Però non si può nemmeno far finta che il bicchiere sia sempre mezzo pieno mentre<strong> la moglie è ubriaca</strong> e l’Armani ha intanto il triplo dei punti in classifica della Lottomatica. Né posso condividere la decisione di Teramo che<strong> ha girato le spalle ad Andrea Capobianco</strong> che, a ben guardare l’infido calendario d’inizio campionato, cosa poteva fare nelle prime sei giornate in casa con <strong>Milano, Sassari e Pesaro</strong> e in trasferta a <strong>Biella, Cantù e Treviso?</strong> Avrebbe dovuto battere Sassari, è vero, ma per una sola sconfitta inattesa lo si caccia cancellando tutto il buono da lui fatto in passato a Teramo? Via, <strong>non scherziamo</strong> e come avrebbe detto Totò: ma mi faccia un piacere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se Siena non merita la prima pagina il giorno in cui piega il Barcellona, andate tutti a quel paese e per favore restateci</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 18:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo ex compagno degli Spurs</span></strong> e se l’attrice texana lo è venuta a sapere controllando il cellulare del marito incauto o spiando dal buco della serratura o addirittura direttamente dal suocero dell’amante che avrebbe fatto molto meglio a farsi i cavoli suoi. Dio mio, <strong>chi ci capisce</strong> <strong>qualcosa è bravo</strong>. Né me ne può importare più di un fico secco se vincono o perdono i Knicks, se il Gallo dalla schiena di cristallo ha segnato due punti o sedici dalla lunetta, <strong>se cacciano Mike D’Antoni</strong> e se i tifosi newyorchesi sono imbufaliti con <strong>Tu quoque Brute, fili mi.</strong> Vivo il basket in maniera totalmente diversa dai gazzettieri in rosa che muoiono se non ci inondano tutti i santi giorni di bufale sulla squadra della Grande Mela e che <strong>saltano il pranzo se Danilo</strong>, prima d’addormentarsi, sì è dimenticato di inviare a uno di loro almeno l’sms della buonanotte. Primula rossa o mosca bianca, scegliete voi, non ho mai invero sbrodolato per la Nba, soprattutto durante la regular season, e <strong>posso sopravvivere benissimo anche senza sapere se i Knicks hanno perso</strong> sei o sette partite di fila prima di andare a vincere a Sacramento o dove cristo hanno giocato ieri. Al massimo posso essere contento <strong>se Bargnani è il miglior realizzatore</strong> degli scassatissimi Raptors e se Belinelli recita un ruolo sempre più importante nei sorprendenti Hornets perché sono straconvinto che a entrambi ha fatto molto meglio <strong>un’estate in azzurro con Simone Pianigiani</strong> di una stagione intera a Toronto o a New Orleans. E comunque di certo non mi sparo se i compagni di squadra di Gallinari ce l’hanno a morte con il cocco di Tu quoque: <strong>anche a me il numero 8,</strong> che ha scritto un libretto fotografico con il boss della Banda Osiris, <strong>è diventato insopportabile<span id="more-1978"></span></strong> come il suo coach da quando l’uno e l’altro, cioè Danilo e Mike, hanno avuto il coraggio di <strong>girare le spalle a Dino Meneghin</strong> che a occhi chiusi era sicuro di poter contare sul “sì” del Gallo in nazionale nel momento del vero bisogno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da zero a otto, voto quattro. E soltanto perché dei genitori, Marilisa e Vittorio, ho un ottimo ricordo ai tempi della grande Milano di Peterson e Cappellari che faceva più fatica a rinnovare il contratto a suo padre</span></strong> che a Roberto Premier che pure aveva la moglie avvocato. Da uno a dieci, voto dieci invece a Simone Pianigiani per il capolavoro con il Barcellona e per il pieno di forti e belle emozioni che mi ha regalato mercoledì sera la sua MensSana in Europa League. O kappa, un po’ esagero, ma lasciatemi <strong>esultare al massimo dei massimi</strong> per una squadra di appena due mesi e mezzo che meglio non avrebbe potuto giocare in difesa e in attacco contro quella che è la più forte squadra di basket del vecchio continente. <strong>Un Montepaschi che avrebbe meritato</strong> <strong>come minimo l’onore di un richiamo in prima pagina</strong> che gli è stato invece negato dai capiredattori ignoranti del quotidiano sportivo più letto nel Belpaese che si nutrono solo di calcio anche nella notte in cui, uscendo dal Palaextra in delirio, a nessuno è venuto in mente nemmeno di <strong>domandare cosa avesse mai fatto la nazionale</strong> del pallone nell’amichevole Klagenfurt contro non ricordo bene quale avversario. Avevamo ancora tutti negli occhi un McCalebb molto vicino alla perfezione e un Rakovic quasi eroico, ma anche <strong>un Carraretto che</strong> dopo due palloni persi in malo modo nel primo quarto ha sparato nel momento decisivo del match tre canestri deliziosi, <strong>zucchero e miele</strong>, che avrebbero fatto gola anche a Navarro. E figuratevi allora cosa poteva a noi importare di Balotelli, Ranocchia e Santon, ma pure di Balzaretti, <strong>Viviano e Ledesma</strong>. O dei gossip della Nba?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Giusto di Navarro adesso però vi voglio parlare. A Siena lui non c’era e molti dunque pronti subito a dire, ipocriti e farisei, che con Navarro sul parquet sarebbe stata tutta un’altra musica</span></strong>. Questa, cari i miei signori, è solo enorme malafede. Perché anche a Siena, se è per questo, manca dall’inizio della stagione un certo <strong>Malik Hairston</strong> che a Pianigiani avrebbe fatto comodo da morire non soltanto l’altra sera. Di più, Pietro Aradori, <strong>il Fenomeno al quale SuperBasket</strong> nel numero <strong>50</strong> dello scorso dicembre dedicò pagine e pagine intere, è ancora latitante, o quasi, e <strong>Andrea Michelori</strong>, da quel che mi è dato sapere, partecipa ogni settimana alla trasmissione di Federica Sciarelli e da queste parti <strong>non si è fatto mai vedere</strong>. Eppure al Montepaschi nessuno piange e si dispera per queste cose, ma lo stesso <strong>Pianigiani finge di non farci caso</strong> e intanto lavora di gomito per coprire anche queste falle. Così come è davvero curioso che la squadra che ha vinto per quattro anni di fila lo scudetto tricolore sia maltrattata dagli arbitri <strong>non solo in Italia</strong>, perché la gente è stufa di vederla sempre imperare, ma <strong>pure in Europa</strong>, perché Barcellona è Barcellona e guai a chi la tocca e osa irritarla. Ora nessuno dice che il club di Ferdinando Minucci debba essere aiutato da <strong>Jungebrand o da Cicorino Cicoria</strong>. Per carità, sia mai, ma credo che Siena meriti comunque d’essere trattata alla pari almeno con quei club che pure possono disporre di un budget a lei nettamente superiore. <strong>Addirittura di quattro volte se vogliamo</strong> parlare dei poveri catalani di Pascual. Compresi Navarro e Basile. O no?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Nel basket dei Balocchi tre fischietti, la Banda Osiris e Cicciobello presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 18:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                        di CLAUDIO PEA 
Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;. Un Paese dove il governatore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                        <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;</span></strong>. Un Paese dove il governatore del Piemonte, un altro pronipote di Alberto da Giussano, Roberto Cota, regge il portacenere a Umberto Bossi nel salone della prefettura di Vicenza, mentre gli alluvionati fuori, nel fango e nella miseria, chiedono <strong>la testa di Re Silvio</strong>, e il neoleghista non si sogna di dirgli almeno: “Veramente, senatur, qui non si potrebbe fumare”. Un Paese nel quale ormai tutti chiamano affettuosamente <strong>Zio Michele il mostro di Avetrana</strong>, neanche fosse lo Zio Tom, o dove <strong>Belen Rodriguez</strong> va al Festival di Sanremo con la Canalis e nessuno si ricorda più del sindaco della città dei fiori che quest’estate minacciò: <strong>“Alzerò io stesso delle barricate </strong>affinché quelle due non facciano parte della manifestazione se è vero che <strong>sniffavano cocaina nella toilette dell’Hollywood a Milano”.</strong> E l’inchiesta è ancora aperta. Un Paese, che forse non si dovrebbe più scrivere con la pi maiuscola, nel quale il direttore di una delle tivù del Cavaliere è indagato assieme a <strong>Lele Mora per favoreggiamento della</strong> <strong>prostituzione</strong> e non gli salta manco in mente di abbandonare (solo temporaneamente) la conduzione di quel tigì della sera. Anzi, s’indigna e s’accalora. Un’Italia dove nessuno si domanda come abbia fatto Nicole Minetti, l’igienista del premier di questo paese alla quale era stata affidata <strong>l’escort Ruby Rubacuori</strong>, sì proprio lei, <strong>la nipotina di Mubarak</strong>, a diventare consigliere regionale della Lombardia senza passare per il voto. Mistero gaudioso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che razza di paese è questo dove tutti volano alto e i furbini</span> <span style="text-decoration: underline;">la fanno spesso franca? Un Paese nel quale gli arbitri di</span> <span style="text-decoration: underline;">Montegranaro-Avellino</span></strong>,<span style="text-decoration: underline;"><strong> i signori Fabio Facchini da Massalombarda</strong></span>, Roberto Begnis da Crema e Maurizio Biggi da Cavenago di Brianza, si dimenticano che è stato da tempo inventato il replay e che la partita in oggetto, valida per il campionato di basket di serie A e non di quarta serie, dove giocano invece <strong>la Fortitudo</strong> e il Roncade, prime a pari merito<span id="more-1972"></span> con Monfalcone, Caorle, Ravenna, Villafranca, Marostica e Santarcagelo, Dio mio che ambaradan, e che brutta fine ha fatto l’Aquila, era trasmessa in diretta da Sky. Di modo che non mi sono potute sfuggire le loro decisioni strampalate. D’accordo, magari <strong>la partita prima del derby di San Siro</strong> non l’hanno vista in molti, ma purtroppo sfortunatamente c’ero anch’io seduto davanti alla tv con quei quattro gatti, invero incantati dai fuochi d’artificio sparati da Green, Dean e Thomas, e abbiano tutti e cinque sgranato bene gli occhi, saltando sul sofà, <strong>per capire cosa i tre fischietti</strong> <strong>avrebbero nel quarto quarto ancora combinato</strong> per favorire sfacciatamente la rimonta di Montegranaro. Lo stesso Mario Boni ad un certo punto ha smesso di criticare i Cattivi perché sarebbe diventato noioso e lui non lo è mai. Però, sfondamenti e passi inventati a parte, non si possono assegnare <strong>tre liberi a Maestranzi</strong>, quando il play azzurro ha pestato la linea dell’arco con entrambi i piedi subendo solo dopo il fallo, né men che meno <strong>fischiare l’infrazione di otto secondi</strong> ad Avellino quando dal rimbalzo di Szewczyk al palleggio oltre la metà campo di Green non ne erano passati neanche sette. E meno male che ha vinto la squadra di Vitucci e Zorzi, altrimenti anche da Trieste in giù avrebbero, dopo i lampi, sentito tuonare<strong> il Paron</strong> al quale ho chiesto come mai avesse abbracciato dieci giorni fa<strong> Boniciolli</strong> a fine partita. E lui serafico: “Forse perché gaveva perso e s’era sò da matti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mi piange il cuore, lo giuro, che questo Paese si butti via in questo modo, ma francamente altri nemici non posso farmi: ne ho già troppi nel basket dove la Banda Osiris è quasi a pezzi, ma non devo, né posso, abbassare la guardia</span></strong> perché a volte, i mostri, ritornano. E allora avanti con il liscio e busso. Prendete il mio Acciughino per esempio. Voleva <strong>prendere il posto di Barnaba</strong> quale responsabile delle squadre nazionali azzurre e gli è andata buca, ma non può neanche continuare a lavarsi le mani dicendo: “Parlano da sole le immagini” perché anche lo pagano per commentarle e per censurare quell’energumeno di Cantù che <strong>tira dietro il cappotto a Stonerook</strong> che sta andando tranquillamente a fare la pipì assieme a <strong>Rakovic</strong> nella saletta antidoping del Pianella. Qualcuno difatti ha anche pensato che Pittis ce la potesse avere col capitano di Siena che ha giocato quattro anni a Cantù e che da quelle parti credeva d’essere come a casa sua. O no? Per carità, capisco tutto e soprattutto che <strong>i due fratelli De Rege di Sky</strong> fossero un po’ arrabbiati per la sconfitta della Bennet presentata come la squadra “che gioca<strong> il miglior basket d’Italia</strong>” e allenata dal coach dell’anno 2010 che la Banda Osiris vorrebbe presto accomodare sulla panchina dell’Armani Jeans. Come no? Magari assieme a <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> presidente, Acciughino general manager, Mammoletta diesse e Andrea Bassani ridens <strong>responsabile marketing</strong>. Però prima forse sarà il caso che<strong> Trinchieri</strong> cominci a vincere almeno una volta con Pianigiani e poi se ne potrà anche discutere con Livio Proli. Non prima però del 2023…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti a lezione da Micione Recalcati per capire come si finge d&#8217;essere bolliti&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 21:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici.</span></strong> Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto da scoprire, anche se la fretta fa ingigantire il primo posto dell’Armani perché non eravamo più abituati, noi piccoli e grossi <strong>Guglielmo Tell</strong> del canestro, a celebrare una prima in classifica diversa da quella che ci proponeva <strong>Siena</strong>, la prima, per la verità, a prenderci per tordi con quella super coppa giocata morsicando le caviglie anche del custode del <strong>Palasclavo</strong> che adesso è diventato Extra. Quella difesa che portava angoscia, quella caccia spietata ci aveva confuso: pensavamo che fossero gli altri a doversi preoccupare, mentre, in realtà, era il <strong>principe Pianigiani</strong> a dover fare i conti sulla resistenza, mentale più che fisica, della sua squadra da impeto ed assalto. Non era difficile immaginare che calando certe tensioni, mancando la pedina dell’americano in pratica mai visto, perché <strong>Malik Hairston</strong> è sempre in mano ai medici, ci sarebbe stato un rigurgito del primo latte e lo si è visto bene <strong>nel sacco di Varese</strong> dove i campioni erano diventati prevedibili per <strong>il Micione Charlie</strong> che dal primo secondo ha pensato all’ultimo centesimo da giocare spalla a spalla. <strong>Tanta polvere per una sconfitta a Varese?</strong> No, certo, anche perchè il Pianigiani deve<span id="more-1929"></span> soffrire l’aria del Sacro Monte visto che ci ha sbattuto le ali <strong>contro Magnano,</strong> <strong>contro Bianchini</strong>, visto che su quel campo qualcosa lo disturba e gli impedisce di mandare i raggi gamma verso una squadra che in questo momento <strong>non ha il miglior Stonerook</strong>, non ha il vero<strong> Kaukenas</strong>, non ha niente da <strong>Michelori </strong>che va sempre fuori giri, dall’<strong>Aradori </strong>che impara lentamente come se avesse le orecchie chiuse per ascoltare soltanto la musica di chi gli domanda sempre la stessa cosa: <strong>valeva la pena?</strong> Certo che vale la pena imparare a giocare avendo un buon tiro, ma valorizzando soltanto quello si è giocatori da basso impero. Avrebbe dovuto capirlo già con la nazionale, ma certo non è facile resistere alle copertine e alle adulazioni, guardate cosa succede al<strong> Gallinari di New York</strong>, sofferente al polso, ma non soltanto a quello, <strong>vicinissimo a farsi ripudiare dai</strong> <strong>Knicks </strong>perché nella finta intervista che ci hanno obbligato a fare per intrattenere<strong> D’Antoni</strong> una frase di Arsenio ci è rimasta nella testa quando gli chiedevamo se pure lui, come il Gallo spennato da chi considera i campioni balocchi da vendere in ogni ora del giorno e della notte, aveva in mente di chiudere la carriera in Italia: &#8220;Mi piacerebbe, ma se le cose vanno male, se lui gioca così e io vinco poco, allora saranno gli altri a farci tornare subito dove eravamo”.</p>
<p><strong>Ecco, gente, fate attenzione. Lo diciamo al Piero Bucchi che dopo essersi abituato alla schermaglia con chi non lo vede davvero come generale dell’Olimpia Armani, o, almeno, non un generale che possa fare storia</strong> e, soprattutto, opinione, come<strong> Rubini</strong> o <strong>Peterson</strong>, si è trovato spiazzato quando ha dovuto parlare da primo in classifica con tutti i guai che si ritrova dopo l’infortunio di <strong>Pecherov.</strong> Bisogna abituarsi a tutto, andare <strong>a lezione dai Recalcati per capire come si</strong> <strong>finge di essere bolliti</strong> e poi si tira il colpo di stiletto come faceva il genio capace di portare all’aclamazione l’Elisabetta figlia della Bolena quando gli altri pensavano di poterlo sorprendere nel sonno o con le braghe calate per un amore impuro. Il tempo ci dirà altre cose su Siena che ora ha un motivo in più per ribellarsi: quando vinci tutti amici, quando perdi ecco le iene in piazza e i corvi sul tetto. Il poco tempo deve consigliare <strong>Milano </strong>a cercare subito un sostituto al centro per non fare i tuffi in piscine vuote come nelle ultime due stagioni e la partita persa in casa contro <strong>Lubiana</strong> dovrebbe dare più lezioni della vittoria sul campo di<strong> Biella</strong> dove, come immaginavamo, non è tutto oro quello che luccica, ma se hai tanti amici quelli poi s’inventano cose che non esistono. Un po’ come i progetti per i giovani sbandierati da tante società. Ci è venuto in mente <strong>piangendo la morte</strong> <strong>di</strong> <strong>Marco Binda</strong>, classe 1942, tiro meraviglioso, ironia stupenda, testa e cuore, perché lui nasceva nel famoso oratorio della Ricca quello dove, una volta, allenando ragazzini, lasciammo un bel vestito nuovo strappato sulla ringhiera di una scala infida, quelo dove nascevano giocatori belli come quelli del Pavoniano, di altre scuole basket milanesi che non vediamo così coinvolte, non riusciamo a vedere produttive al di là dei ragazzi da portare al campo per fare numero, per pagare quote, per passare il tempo che le famiglie non hanno da dedicare.</p>
<p><strong>Tornando a Milano, infilzata da Lubiana, dobbiamo fare lo stesso discorso pensando a Roma che, contrariamente a quello che pensa Boniciolli, non è</strong> <strong>prima in Europa soltanto perché ha battuto Bamberg e Charleroi.</strong> Certo che sarà pure in ritardo<strong>, </strong>per aver fatto una preparazione balorda in mezzo a troppi infortuni, ma nella scala Mercalli dei giramenti vi diciamo subito che resta la<strong> Lottomatica</strong> quella che, se gioca male, ti fa stare proprio male. <strong>Siena</strong> non ha giocato benissimo, ma le credi quando ti dice che migliorerà molto. <strong>Milano</strong> non fa sempre bene, ma <strong>le credi se va in caccia del 26° scudetto</strong>, <strong>Cantù </strong>può andare fuori di testa cercando di educare i nuovi registi, ma senti che è pronta per essere una quarta da corsa,<strong> Bologna</strong> ti fa venire il nervoso perché chi punta alla testa di<strong> Lardo</strong> vuol farci credere che la Virtus è fortissima, ma sul campo la capisci. <strong>Roma, come Treviso, invece, sbatte le alucce e si brucia sulla stessa lampada votiva delle ultime due</strong> <strong>stagioni</strong>. Per risanare bisogna dire la verità: difendere a prescindere presunti talenti, perché il convento passa quello, porta all’infezione e se nelle prime uscite vedevi i nuovi di Roma e Treviso con gli occhi da tigre adesso li vedi guardare verso la triste rupe dell’incomunicabilità, spaventati da quelle facce di compagni mai solidali, che appena possono dicono che sei tu a farli giocare male, tu allenatore, tu compagno di squadra. <strong>Ora diteci voi se è stato giusto portare Boscia</strong> <strong>Tanjevic in quell’inferno</strong>, diteci voi se a Treviso si può ancora cercare degli asini per brucare l’erba spacciandoli per purosangue, anche qui dando subito la colpa a chi, come <strong>Repesa</strong>, dovrebbe avere imparato, dopo Roma, che, se ti arrendi, loro banchettano fino all’alba. Meglio portarseli tutti in miniera e, se sgarrano, mangiargli la faccia e qualche euro dal contratto.</p>
<p><strong>Pagelle, cari amici, magari saranno le ultime visto che vado in riparazione</strong> e dalle anestesie, si sa, molte volte ci si risveglia, se ci si risveglia, vedendo tutto in maniera diversa, magari non vedendo più in là del proprio naso come in quel giallo americano sulla porcilaia degli ospedali dove non vivi se non paghi:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che ha spiegato bene la differenza fra vassalli e valvassori, che ha portato in tavola il bollito, ma con dentro grani di cianuro. Nell’arte di cucinare è ancora un maestro,il suo problema, ovunque ha vinto, è stato riempire poi la cantina per andare avanti nei giorni della carestia. A Siena, come a Bologna, in nazionale come a Varese. Ora vediamo come reagisce Sly alle dolci carezze.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Walter FUOCHI</span></strong> perché in questi giorni dove ci si batte, in testa il gigante Dallera, per far avere i giusti riconoscimenti a Franco Grigoletti, è proprio bello ritrovare vecchi compagni di viaggio che ti conquistano quando scrivono, quando possono scrivere. Lui ci ha regalato una storia stupenda e drammatica, non inedita, li dico per quelli che amano definirisi scuppisti, come quella che ha ispirato il film NBA su chi era fratello nella Jugoslavia, madre di tutte le scuole cestistiche europee, chi era re come Vlade Divac e Drazen Petrovic. Ci mancava il più saggio dei puffi, dovrebbe mancare anche al suo giornale perché tenerlo soltanto per giorni speciali è un grande spreco, ma d’altronde facevano così anche alle Olimpiadi dove lui doveva fare il capo alla banda dei copiatori uniti, dei galli senza cresta, dei pavoni dell’ultima provetta.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MACIULIS</span></strong> che rappresenta bene il nuovo castello Armani, adesso cerchiamo di non mischiarlo con altro vino o, peggio, di allungarlo nell’acqua dei cambi che lo fa diventare subito un lituano senza corazza.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA FELIX</span></strong> che fa un bel quattro su quattro in una gioirnata difficile: Cantù sbanca Roma, Milano diventa prima a Biella, Cremona scopre la gioia del successo a Brindisi, Varese mette Siena dietro le altre dopo quattro anni di gioiosa dittatura.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al Romeo SACCHETTI</span></strong> che fa degli scherzi incredbili a chi dava Sassari come sicura retrocessa. Il Meo è sempre stato così, camicia slacciata, petto al vento, Nureyev sul campo e nell’ironia, uno che vince e alla fine si vergogna pure per aver costretto il suo uomo chiave a giocare da infortunato.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">alla SLOVENIA</span></strong> che ci fa impazzire perché mentre i sapientoni ci dicono che bluffa e ci ruba, ci ruba?, l’organizzazione degli Europei, loro costruiscono palazzi che non assomigliano davvero ai nostri ruderi, perché quando gli agenti scherzano sulla pochezza degli americani dell’Olimpia Lubiana, spiegando che sono al livello degli stipendi che non vedono spesso, loro vengono a sbancare il Forum di Milano. Senza parlare degli sloveni nel mondo e degli italiani nel mondo: 10 a 0 per loro.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">agli UNDER sotto inchiesta</span></strong> per fughe dagli alberghi, per risse in locali dove non dovrebbero neppure passare a chiedere un bicchiere d’acqua. Cerchiamo gli spazi per i giocatori italiani dopo averli portati davvero a scuola, dopo aver insegnato a molti di loro che la mamma non è l’agente, ma la società.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">agli AMERICANI o STRANIERI</span></strong> da sbarco che vengono offerti quando sei in emergenza e poi ti sfasciano squadra e appartamenti. A Pesaro stavano prendendo uno come Strawberry che a Bologna ha lasciato un prezioso ricordo: 106 multe non pagate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a CASERTA</span></strong> intesa come tifosi se non farà quadrato cercando di capire bene cosa sta succedendo ad una squadra che l’eurolega ha costretto a modificare troppe cose e che ora non sa più come prendere certi giocatori che hanno dimenticato il concetto squadra.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a  BRINDISI</span></strong> e non tanto perché fa molto meno di quello che avevano previsto tutti, abbiamo sentito allenatori dire al presidente dell’Enel basket che aveva una squadra da primi quattro posti, ma per questo caos del palazzo ristrutturato dove i parcheggi sono una tragedia, dove è difficile sedersi per guardare, figurarsi per lavorare, dove ti prendono in giro se fai il giornalista sul pisello quando invece questa ObsoLega dovrebbe garantire almeno il minimo.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA</span></strong> se farà diventare la vita romana di Tanjevic più difficile di quella che già gli spetta quando va a tirar su di morale quelli che dovrebbero fargli la chemioterapia perché questo fighter della vita soffrirà, ma non si arenderà mai, neppure davanti all’evidenza.</p>
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