OSCAR ELENI, o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d’Africa, convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano volentieri plastica, hanno scoperto che era tossico e, se ti lasciavi andare, non c’era protezione garantita né dal dio Horus, né dal dio Ra. I truccatori, però, insistono. Hanno la voce e le facce dei tromboncini televisivi che seguono la corrente del Nilo azzurro nella valle dell’eco, dove i piccoli faraoni ordinano una nuova piramide, intimando agli schiavi di dare un calcio al passato. Non lo faremo, ma non per nostalgia dei tempi in cui il basket italiano era quello che indicava la strada, non per il rimpianto di sentirsi magari snobbati da questi poveri menestrelli, ma soltanto perché era davvero tutto molto più bello e a conciarlo così sono questi nuovi profeti. Quando decidi di risparmiare sugli stipendi agli allenatori dei giovani, quando vai dietro alle statistiche e non cerchi nell’anima di un giocatore, quando credi a tutte le bugie di questi finti centurioni del lavoro, quando non segui il sacro concetto veneto dove si invitano allenatori, presidenti, giocatorini con il braccio corto e la mente coinfusa, a tacere prima di parlare, allora il calcio nel sederone lo diamo a questi fasuli che fingono di commuoversi appena cercano di celebrare maestri che non hanno mai avuto e che, quando questi maestri erano in vita, imitavano nelle cose peggiori, mai in quelle che avrebbero aiutato la loro crescita. Ci siamo fatti prestare gli occhi da James Ellroy, il grande scrittore americano a cui piace raccontare la violenza, il Male, ma con ottimismo, dice lui, anche se la sua lama taglia proprio dove vorremmo tagliare noi adesso che abbiamo visto naufragare, senza tanta dolcezza, la barca del presidente federale, accompagnato da Peterson, nel furore generale della fureria federale, dentro il mare grande del basket americano. Dino accolto con gli onori dovuti ad uno che è nella Casa della Gloria a Springfield Read The Full Story…

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di OSCAR ELENI

Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco, dieta quasi vegetariana, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che ha fatto davvero cose importanti. Non ci siamo andati, in quel bosco, poteva essere anche l’eremo del commissario PI che nel giorno dell’addio a John McMillan ha illuminato una tavolata di quasi ex, e poi chissà che fine ha fatto questo bosco ai confini con l’Austria. Ce ne restava un altro, il nostro bosco antico dove il basket aveva una forza aggregante. Sembra morto anche questo dopo aver preso in faccia la porta che l’Europa aveva provato ad aprire pentendosi subito di aver dato delle buone carte in mano a Milano e Roma: la prima ha offeso quelli dell’Uleb con l’uscita proliana dell’euro come campo di allenamento pensando ad un campionato già perduto prima di cominciarlo, la seconda perché non ha fatto un passo avanti per mettere qualcosa sotto i denti di chi soffre vedendo i palazzi mezzi vuoti. Forum di Assago ed Eur: due mausolei, sacrari al mondo perduto. Fingere di non avere soldi per affrontare le altre grandi dell’Europa è una scusa banale, come quella della sfortuna per partite regalate. Se la cavano sempre i previtoccioli vendicativi, pensano di essere credibili, ma nella sostanza sono niente e questa crisi non nasce soltanto perché un giorno Petrucci disse alle società di serie A che potevano fare anche a meno del vivaio. Loro, per risparmiare, non hanno capito il messaggio e hanno bruciato tutto. Dicevamo dell’Europa che ci ha sistemato nel posto giusto: quarta fascia, ma quella dei poveri in canna, perché si tratta delle 15 sfigate non ammesse di diritto al prossimo Europeo in Lituania. Eravamo convinti che le squadre di club potessero fare qualcosa di meglio, ma nel giorno in cui siamo rimasti con la sola Siena a difendere una tradizione, con Siena lassù, poi Treviso più giù e quindi Pesaro ancora più in basso, abbiamo scoperto che il bosco era davvero morto. Per seppellirlo l’ultima uscita del Sabatini che considera pure la Lega Read The Full Story…

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OSCAR ELENI in una giornata di sole marcio dove ci hanno detto di stare in casa per allarme neve, con il ghiaccio nel cuore per dover salutare Paolo Barlera sconfitto dalla leucemia, con la rabbia dentro per aver visto ferire Dino Meneghin dall’artiglio del diavolo, capita con quelli che giurano di pregare molto, con la felicità di scoprire che la Hall of Fame del basket italiano ha buona memoria, con l’orgoglio di aver resistito fino a quando si è ribellato Super Dino, una Super Nova nel cielo nuvoloso del basket, dove imperano villani attaccati alla politica del pennino da portare sempre a casa, come diceva un giorno Cesare Rubini a cui auguriamo feste meravigliose pur sapendo che non ci riconoscerebbe se ci presentassimo con un panettone e la perfida lacrima sul viso. Venerdì di magro per chi sperava di trovare silenzioso il presidente federale dopo avergli scatenato addosso i soliti molossi con il tutù rosa che erano già stati serviti di barba, capelli e dossier calabresi da almeno un mese. Meneghin ha reagito bene, ha spiegato perché la situazione contrattuale di Pianigiani meritava una rivisitazione per capire cosa aveva in mente: anche part time saprà lavorare bene e con entusiasmo, anche perché dagli ultimi quattro anni con allenatore e seguito a tempo pieno, gente silvestre, gente con vista acuta, gente che troncava rapporti in tribunale, non abbiamo avuto tanti regali da scartare in questa stagione che è stata disastrosa per la nazionale di basket. Tempo pieno per cosa? Politica Read The Full Story…

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By oscareleni | Dicembre 15, 2009 - 3:22 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti aiuta nel dolce risveglio molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. Nostalgia maiala dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il Galli, allenatore femminile al Geas, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come Nando Gentile messo alla berlina dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di “amici e consiglieri” del frastornato Toti Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport organizzerà il campo dedicato ai bambini, all’intelligenza motoria, un’iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma, considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a Milano, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da Gilberto Benetton in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi, delle notti passate sognando il poker e la California. I soliti problemi sugli inviti sbagliati, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al Minucci, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente. Ma come ti sei svegliato se ti metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso ai vari Petrucci del quartierino? Mi sono svegliato male dopo aver visto D’Antoni guidare New York, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto Danilo Gallinari a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il Larry Bird dell’oro Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla festa del tartufo che combatte le ferite, dalla sala macchine del vaporetto che risale un fiume qualsiasi della vita dove il capitano invita la gente, salita a bordo nella notte delle streghe, al pentimento, meglio, intima all’ospite interdetto: pentiti, Barabba, se vuoi guarire le tue cicatrici anche se ogni giorno è dolore. Dobbiamo farlo assolutamente per aver dubitato di troppe persone, soprattutto adesso che nella piana di Agincourt il coro ci urla noi pochi, noi pochi felici. Siamo pentiti di non aver capito Brandon Jennings che dalla luna Nba ci saluta dopo aver segnato 55 punti mandando in delirio il povero Toti, povero? beh, si fa per dire, che l’anno scorso doveva pagarlo per vederlo masticare pop corn con la stessa furia di Allan Ray. Maledetti allenatori, maledetti consiglieri. Deve essere andata così in questi giorni a Roma dove è tornato nella squadra anche Roberto Brunamonti che si occuperà dei giovani. Certo l’abbaglio è stato enorme, ma bisogna ammettere che con quelli di Sky che frantumavano la costa selvaggia dei maroni estinti, con tutti quegli urletti e quelli previsioni sul futuro dall’altra parte dell’Oceano, eravamo intontiti, anche se continuiamo a chiederci che tipo di passero è stato questo Jennings e che tipo di avversari si troverà contro nel “campionato più bello del mondo” se qui in Europa faceva spesso fatica a portare la palla da una metà campo all’altra. E’ perché “ve manca la propetiva”  diceva Pepe Schiaffino, professore del calcio, tutte le volte che veniva in negozio da mio padre, cercando stoffa buona, provando a spiegare perché il Milan non aveva vinto e per questo in molti erano costretti al digiuno. Sì, probabile che ci manchi la prospettiva quando vediamo questi ragazzi su cavalli troppo alti, ma noi tiriamo avanti perché allora dovremmo pentirci tutte le volte che si mette in discussione uno come Mike Hall che adesso è tornato fra i santi sull’altarino di Pierino Bucchi, anche se non siamo proprio convinti che la vittoria contro Cantù abbia detto tutta la verità sullo squadrone Armani, squadrone come numeri, come peso specifico, come ingaggi, vale sempre questo discorso quando si perde in coppa Read The Full Story…

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di LEONARDO IANNACCI 

Sono incazzato come una pantera nera finita in una rete tesa dai guerrieri Masai e, tutte le sere, costretta a guardare Porta a Porta. Sono incazzato e non per i tre motivi che vado a elencare. Primo motivo: nessuna commessa con jeans a vita bassa e quinta di reggiseno mi saluta più con un sorriso dandomi del “tu”, come accadeva un tempo. Il “lei” è di prammatica e, quando entro in un negozio, vengo guardato come un signore di mezza età, un po’ imbolsito. Secondo motivo: da due mesi seguo una dieta e mangio un pisello scondito a pranzo e mezza mela verde a cena, bevendo acqua naturale a temperatura ambiente. Risultato: in 60 giorni ho perso un etto e mezzo di massa grassa! Sto soffrendo come una bestia ma, in compenso, sogno tutte le notti le tagliatelle ragù e cipolla del Biacchese, ristorante dove martedì riporterò Claudio Pea già pronto a divorarne tre piatti senza prendere peso. Nel sogno queste tagliatelle mi vengono servite da una cameriera con i jeans a vita bassa e la settima (!) di reggiseno che somiglia molto a Cristina Dal Basso, la concorrente maggiorata del Grande Fratello 8. Terzo motivo: ieri mio figlio di dodici anni, cintura marrone di karate, ha detto chiaro e tondo: “Babbo, domenica ho invitato a casa MIA gli amici e soprattutto le amiche. Tu e mamma potreste sparire?”. Difatti siamo andati mestamente al cinema. Dicevo: non sono incazzato per questi tre motivi. Oggi ce l’ho con chi continua a tenere alcuni nostri campioni del passato lontano dalle vicende terrene dello sport italiano. Il Coni  di Giannino Petrucci ha sì arruolato facce note e vecchi satanassi/e come Ottoz, Antonio Rossi, la Di Centa… Ma prendete Gianni Rivera, un talentissimo sul campo e un uomo che ha le celluline grigie tutte al loro posto: nemico del Berlusca è stato tenuto fuori per anni dal Milan e nessuno lo fa avvicinare alla sede della Federcalcio dove governa (sic!) Abete. L’ex Golden-boy della pedata farebbe cose troppo intelligenti nella stanza dei bottoni del pallone. Oppure prendete Adriano Panatta, il più grande tennista italiano (insieme a Nicola Pietrangeli) è tenuto in disparte dalla Federazione Italiana Tennis.

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