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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; petrucci</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Quella noia che si vedeva sul cachemirino dei giovani eredi della famiglia Benetton</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 14:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente</span></strong> che sapeva di visciola, melograno, chinotto, curry, rosa, chiodi di garofano e cannella. Non eravamo pronti neppure al viaggio della nostalgia che ha fatto Arturo Kenney per onorare il ricordo di Cesare Rubini a Trieste e di Pino Brumatti a Lucinico dove la moglie dell’ultimo eroe ancora conserva l’anello dell’università che il Rosso regalò al suo compagno sfortunato nei giorni in cui questa coppia era il vero emblema del modo di vivere Olimpia. <strong>Con lui c’era Andolfo Basilio</strong>, un altro degli anni d’oro, l’ironia al potere, l’intelligenza al servizio del gruppo e anche di Rubini che ne aaveva spesso bisigno, un uomo dal tocco gentile che è impegnato, come tanti del vero gruppo scarpette rosse, per dare un aiuto concreto a chi è rimasto, perché la vita continua per chi resta. Siamo scappati lontano puntando su agnello, tartufo e baccalà cotto nell’olio con crema di ceci, di Zagarolo dove almeno <strong>avremmo trovato Enzo Rossi</strong>, ex commissario tecnico dell’atletica, sindaco del borgo antico, uno che ti faceva ridere anche sotto zero, uno che lo spaghetto Verrigno con ragù bianco d’oca e limone te lo fa digerire quasi come le partitacce dell’Armani di Peterson che <strong>a Brindisi ha avuto le visioni come succede a chi supera una certa età. </strong>Lo hanno intervistato per Donna, inserto di Repubblica, e <strong>il Nano ci ha sbalordito</strong> quasi quanto il dopo partita brindisino<span id="more-2126"></span> perché è stato l’unico che, nella immeritata vittoria al supplementare con gli ultimi in classifica, <strong>ha visto sputare sangue</strong> quando invece erano rospi con il contorno di bile che tocca ai paurosi infagottati in vestiti che non meritano d’indossare. Dunque il Peterson pensiero in questo momento dove sembra non capire che la linea grigia dove cammina la sua squadra è senza contatto con la realtà: <strong>voleva fare il calciatore professionista molto prima che Berlusconi gli offrisse il Milan,</strong> vorrebbe la moglie (?) come regista del film sulla sua vita,<strong> furbo al cubo</strong> quando dice che più dell’amore conta la distribuzione dello stesso, ateo senza paradiso è pronto ad essere rambo per distruggere il negativo della terra,<strong>  lui che lasciò il Cile mentre accoppavano Allende</strong>, nemico dell’egoismo e della stupidità sapendo che una dichiarazione come questa lascia perplessi almeno sul fatto dell’egoismo per chi lo conosce a fondo. Sappiamo che gode della pace mentale ed è un buon segno per l’Armani che già conosce i posti dove potrebbe scappare se il futuro sarà come contro Treviso.</p>
<p><strong>Siamo sbalorditi dalla Benetton, come squadra, perché questi giovani peccatori si mangiano le mani quando non serve e i canestri quando sarebbero utilissimi prenddendo come scusa il limbo societario che esiste da quando hanno chiesto a Buzzavo di stare ai margini, ma restiamo senza parole davanti alla reazione della città dopo l’annuncio di Gilberto Benetton che è stanco dello sport come lo si vive adesso nel basket e nella pallavolo. Tutti indignati</strong>. Non era il tempo giusto. Non doveva farlo. Ci ripensi. Siamo amareggiati tutti, ma lo avevamo già capito nel momento in cui erano gli eredi più giovani a dover gestire una parte del patrimonio sportivo. Le loro facce imberbi, già ai tempi, quegli sbadigli, <strong>quella noia che si vedeva sul cachemirino</strong>, erano un messaggio criptato. Bastava aspettare ed ecco che tutto è accaduto come si temeva. Perché Gilberto ha dovuto battersi sempre contro l’ala splendida splendente di Luciano per sostenere notti speciali come quelle che si chiamavano <strong>“ Io c’ero”.</strong> C’era molta differenza nell’impegno, da una parte sudore, lacrime, scudetti, coppe, ma niente se ascoltavi chi respirava meglio con Oliviero Toscani e <strong>fra gli scarichi di benzina ai tempi del primo</strong> <strong>Briatore e di Schumi. </strong>Restava il rugby a metà strada. Amato da tutti perché era speciale, era più storia rispetto agli altri. Ora <strong>la Treviso che non ha mai trovato un canale televisivo per parlare di tre squadre campioni d’Italia</strong>, volevano soldi per trasmettere, per dare informazioni, costringendo la Verde sport a cercare studi persino a Mestre, adesso che tutto cade, <strong>gli stessi che non andavano più al palazzo</strong>, la Benetton è ultima come presenze di pubblico nel basket, <strong>fanno gli</strong> <strong>offesi. </strong>Siamo davvero messi male e lo si capisce nei momenti di meditazione, della disperazione che ti fa persino stringere l’immagine sulle partite, togliendo rigorosamente l’audio, ma questo lo abbiamo fatto spesso, per ricollegarti al momento del risultato. Perché? <strong>Siamo stanchi dei musini da mondo corrotto</strong>. Gli allenatori sono tutti attori, alcuni restano guitti, altri hanno imparato la parte. Insomma contro Siena, le grandi, le facce sono sempre da teatro dei disgraziati: se il fischio è a sfavore i capi delle grandi dicono con gli occhi &#8220;statti accuorto perché poi ti ricuso&#8221;; se invece è per chi comanda e sempre comanderà allora vedi i sottomessi urlare senza avere voce, girandosi alla tribuna e allargando le braccia: e quando li batti questi… C’è da stare male e il rubicondo Zancanella che vuole il sorriso dovrebbe stare<strong> un po’ più attento alla digestione di certi arbitri</strong> che mandano in confusione giocatori già confusi.</p>
<p><strong>Siamo confusi dopo aver scoperto che l’Espresso, un settimanale che leggiamo da quando eravamo ragazzi, dai tempi del benedetto lenzuolo, si occupa di basket. Un piacere raro. Lo fa per denunciare sprechi, come in tanti altri settori. Il bersaglio sembra Meneghin</strong>. Lui replica, loro tacciono e pubblicano un altro attacco che arriva dalla Liguria, ma ce n’è uno anche più velenoso che nasce nel Veneto. Insomma chi sega la panca in vista del 2012 sembra già in movimento. Ora tutti sappiamo che <strong>Meneghin è monumento per noi</strong>, ma lui ha sempre odiato di stare in mezzo alle piazze con i piccioni che lasciano le loro deiezioni sul naso o sulle braccia. <strong>Accettò la presidenza perché la barca era alla deriva per colpa di un manipolo di schiene fintamente dritte che ora smaniano per rientrare</strong> da qualsiasi finestra aperta sul cortile, anche da quella dei servizi comuni nelle case di ballatoio. Sapevamo che poteva essere presidente se avesse avuto un aiuto leale dai consiglieri, dai comitati regionali. Non è accaduto. Gli arbitri sono stati i primi a metterlo in difficoltà e continuano. Poi si sono mossi tutti quelli che <strong>sanno benissimo di sparare sul pianista</strong> sbagliato perché le falle federali, dei comiati, esistono da sempre perché a guidarle, anche mimetizzandosi fra i pennini e le gomme, sono quasi sempre gli stessi.<strong> Non proteggere il soldato</strong> <strong>Meneghin è da schifosi</strong>, ma per fortuna Petrucci lo ha capito e ora cercherà di seguirlo più da vicino avvertendolo subito quando entra nel campo minato. Coome è accaduto nei giorni della Coppa a Torino dove lo convocò d’urgenza. <strong>Pagelle prima di rimettersi alla tavola dei desideri:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a Romeo SACCHETTI</span></strong> perché se la suda davvero la vita come allenatore, esattamente come quando giocava. Di lui ci accorgeremo tardi, ma quando succederà sarà apoteosi.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a Arturo KENNEY</span></strong> per il suo pellegrinaggio del dolore. Viene da New York, ha cambiato azienda, ma non cuore. Per chi non capisce le storie antiche vada dal Rosso che per una settimana starà a Milano. Facendolo potrà anche imparare l’italiano da uno che è meticoloso nella ricerca delle parole.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span></strong> che emoziona persino Lupo Portaluppi con questa Cremona che sembra più vicina al mondo dei play off che a quello della salvezza.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ai fotografi imperiali CIAMILLO e CASTORIA</span></strong> per il clinic torinese ai giovani professionisti che si arrampicano ovunque per un vero scatto. Sono dei maghi e sanno anche dedicare del tempo a chi potrebbe diventarlo. Lo faranno anche i santi allenatori?</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a SACRIPANTI</span></strong> che non vedeva l’ora di battere Siena e il Pianiagiani che lo ha spinto lontano dalla Nazionale maggiore, ma che ha dovuto ammettere che qualche vantaggio lo aveva avuto da carte assenze, dalla fatica che Siena dovrà fare nel viaggio europeo, anche se è vero che pure lui cerca la gloria contro i turchi a breve giro di lancette.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a ROMA</span></strong> che scavalca Bologna nell’accensione dei roghi dove bruciano giocatori e allenatori che poi, da altre parti, fanno cose importanti. Sarà l’acqua.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">allo STRISCIONE</span></strong>  trevigiano che parla di Benetton deludenti. Lo striscione andava esposto in città, alla città. Tutti deludenti e tutti colpevoli.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">ai NOTTAMBULI</span></strong> che si sono ingozzati con la pizza della partita fra le stelle NBA dove, guarda caso, Bryant ha vinto il titolo di mvp e non soltanto perché era a Los Angeles visto che è il terzo successo nella partita dei grandi egoismi spettacolari. Se davvero merita tre giorni di pagine quasi intere un avvenimento del genere allora è tempo di salire dal Lama che non sputa.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a Blake GRIFFIN</span></strong> astro nascente del basket NBA, uno che ci aveva acceso, uno che, come Kevin Durant, stava per farci appassionare davvero a certe storie. Poi ha deciso di vincere la gara delle schiacciate saltando un automobile. Peccato che sia atterrato sui nostri maroni estinti.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> intesi come casta, come gruppo, come famiglia perché non ci convincono nei momenti in cui dovrebbero decidere. A Torino accusammo di protagonismo chi aveva dato il tecnico a Pesaro contro Siena. Uno di quelli che comandano ci ha spiegato: “ erano insulti dal primo minuto”. Abbiamo risposto come farebbero tutti: “ Perché non è stato dato il tecnico al primo minuto?”</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">all’ARMANI</span></strong> che invece di prendere Greer doveva girarlo, insieme a Melli, alla meravigliosa Sassari, chiedendo di avere per qualche mese Diener, unico vero regista che nel campionato italiano fa scuola anche se si allena due volte la settimana.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=N" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Una domanda: ma se mollano i Benetton, perchè dovremmo restare proprio noi?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:15:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                           di OSCAR ELENI   
Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI</span></em></strong>   </p>
<p><strong>Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro la babilonia dei dialetti e delle lingue madri di altri paesi alla Fiera di Milano</strong>. Ci sentivamo confusi come tanti che in questi giorni si domandano se <strong>l’addio della famiglia Benetton</strong>, alla radice di tutto c’è la separazione in casa fra vecchia e nuova generazione, fra chi vedeva lo sport come passione, possibilità di socializzare, rilancio della città e delle risorse del territorio, e chi guarda allo sport soltanto come perdita di denaro, come fastidio, se questo abbandono non provocherà una crisi generale nel sistema senza entrate, senza visibilità, in un mondo nelle mani di pochi, ma non buoni.La realtà è questa, ma nessuno ci fa caso e <strong>al Bit sembrava di essere sul Titanic</strong> perché ci pare impossibile che la gente non si accorga del possibile effetto domino. I Benetton accettarono la sfida da 20 miliardi per Stefano Rusconi, un pivottone portato da Varese a Treviso dando ai Bulgheroni i quattrini per realizzare, finalmente, il Campus che resta un gioiello al di là di certe <strong>ottuse gelosie</strong>, perché nella mischia c’erano Berlusconi, Gardini, insomma era una battaglia fra gente ricca, o perlomerno fra gente che aveva soldi. Erano i giorni del vino e delle rose e del super contratto televisivo. <strong>Quando la bolla scoppiò,</strong> rimasero soltanto i Benetton e <strong>il grande Scavolini</strong>. Ora con questo annuncio è probabile che altri dicano: ma se mollano loro perché dovremmo restare proprio noi?</p>
<p><strong>La Lega ci avrà pensato? Non ne siamo sicuri. Ma dicevamo del disagio generale girando fra i pupazzi della politica sportiva. Sembra ormai evidente che gli attacchi a Dino Meneghin arrivano da troppe parti per non capire che anche lui, prima o poi, dovrà ribellarsi come faceva sul campo, anche se ha fatto bene a correre subito a Torino per tamponare la prima denuncia</strong> <strong>dell’Espresso</strong>. Qui il fuoco amico fa strage e Petrucci è stato bravo a guidarlo fra le rocce, anche se lui voleva rimandare, voleva attaccare in altra maniera. Forse anche gli amici gli nascondono cose che portano a denunce gravi come quella del magistrato ligure Macchiavello che accusa gli arbitri di inventare insulti da mettere a referto per lucrare sulle multe, come quella del dirigente veneto <strong>Gianbattista Ferrari</strong> che parla di un milione in euro <span id="more-2114"></span>che non è al posto giusto per le valutazioni errate sui parametri dei giovani in viaggio. Arbitri, soldi, mondi esterni ad una presidenza, ma sono mondi federali. <strong>Aria di tempesta che non sembra sfiorare chi governa</strong>, per la verità siamo in una bolla tipo quel pianeta tenuto lontano dall’ossigeno della verità, non soltanto nello sport. Insomma abbiamo problemi a capire e capirci.<strong> Per</strong> <strong>fortuna ogni tanto giocano</strong>, per fortuna qualcosa succede, mentre Peterson fa sapere di conoscere per nome e cognome chi ha fatto accendere <strong>il barbecue sotto la sua panchina</strong>. Lo diceva anche Bucchi. Siamo nel paese di chi conta e di chi non conta un cazzo, come direbbe il presidente federale dei tempi buoni, <strong>quel Marchese del Grillo</strong> che conosceva i peccati della gente perché aveva tutti i difetti dei peggiori con il “vantaggio” di essere anche molto ricco.</p>
<p><strong>Non sappiamo se tornerà la pace, se chi fa dell’ironia sulle troppe sedie e poltrone non abbia già pronta la daga per lasciare Cesare a terra, ma ci viene mal di stomaco anche perché Boscia Tanjevic, da Roma, ci scopre troppo morbidi, poco orsi</strong>, incapace di andare al cuore dei problemi. Se lo dice Boscia sarà sicuramente vero. Vecchiaia? Forse. Certo non riusciremmo più a reggere una battaglia come quella che stanno combattendo da altre parti con colleghi che, questo è vero, se anche sono seduti a mangiare con te si alzano di scatto e raggiungono l’antro del<strong> re di Cappadocia</strong> per paura di venire confusi con un gruppuscolo dissidente che tiene compagnia magari ad altri telecornisti, altri mondi. Siamo in una bella mischia e Tanjevic ha capito che non abbiamo più il fisico, e anche il tempo, per metterci al centro della battaglia <strong>come diceva</strong> <strong>Abatantuono in Mediterraneo</strong> mentre il fido Conti gli domandava se non si poteva stare anche ai margini. Che senso avrebbe rimettersi a duellare con gente che ha più mezzi e pochi controlli? Una volta nelle redazioni era tutto diverso. Già. C’era una volta e qui si sbuffa. Si fanno schiamazzi per coprire con il peperoncino dell’ironia tutto il resto. <strong>Gente che trema davanti al bosco</strong>, gente che fischietta fra le fronde, poi si spaccia per eroico difensore del nuovo mondo come il sindaco di Firenze che gioca davvero fra bosco e riviera e ci vorrebbe obbligare a credere che ha ragione.</p>
<p><strong>Il Boscia in combattimento era anche entusiasta della settimana di allenamento della Lottomatica che ha progetti interessanti anche per il domani. Non gli abbiamo creduto</strong>, anche perché sappiamo che su quel domani intereverranno tutti gli appartenenti alla setta del “ fate largo che pasamo noi”, su quel domani giocheranno in tanti per prendersi vantaggi se va male, gloria se va bene. Però<strong> era Boscia</strong> e allora abbiamo guardato la Rometta che doveva affrontare il terribile Barcellona. Per la prima volta non ci siamo staccati dal video, almeno fino a quando è entrato a cavallo Roberto Benigni, ma era <strong>già finito l’incantesimo</strong> perché se ai blaugrana regali quando sono dormienti affaticati, poi paghi quando diventano i campioni d’Europa. Comunque sia <strong>abbiamo visto almeno una squadra</strong>, una difesa, un ritorno dei corsari alla zona grigia del campo. <strong>Il Barca come Siena</strong> era reduce dal trionfo nella Coppa nazionale, era stanco e, rispetto ai nostri campioni, non aveva neppure la necessità di considerare vitale la vittoria. Per il Montepaschi vita durissima, con spesa di energie fisiche e mentali che, probabilmente, lasceranno poco nella prossima partita di campionato visto che tutto ora<strong> si concentra nella sfida conto Istanbul</strong> della prossima settimana. State accorti gente, se volete amare, fatelo più spesso con quelli che vivono nel vostro stesso ambiente e, se potete, andate all’attacco per aiutare il basket circondato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=B" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Non chietemi più cos&#8217;è la Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 12:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                          di CLAUDIO PEA 
C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio e questo proprio non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                         <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">C’è ancora chi mi domanda cosa mai sia la Banda Osiris. L’altro ieri per esempio Paola Ellisse alla quale mi sarebbe anche piaciuto a mia volta chiedere: ma ci sei o ci fai? Ci fa, non ne ho il minimo dubbio. Altrimenti è un’oca del Campidoglio</span></strong> e questo proprio non lo credo. E’ comunque assai grave che non le dia fastidio tutto quel che le succede intorno. Magari proprio dirimpetto alla sua scrivania o due computer più in là. Nella grande redazione di Sky. Dove, come in tutti i paradisi del mondo, puoi anche raccogliere <strong>una mela</strong> <strong>all’apparenza molto bella</strong>, più rossa e vistosa delle altre, che però al primo morso butti via disgustato perché dentro è marcia e <strong>irrimediabilmente puttana</strong>. Per la verità negli ultimi tempi la Banda Osiris non è che se la passi granchè bene. Anzi, è in disgrazia e quasi in fin di vita.<strong> Resiste a Cantù</strong>, dove ha messo radici (tentacolari) ed è difficile da estirpare. Ma sono i suoi colpi di coda che devi adesso a maggior ragione temere. Come quello dell’altra domenica a mezzogiorno. C’è Siena-Milano, la partita tanto attesa e non importa se all’Armani mancano Maciulis, Petravicius e Pecherov e al Montepaschi solo Malik Hairston, ci sono tante cose da capire e un sacco di persone da intervistare. Per esempio <strong>Giannino Petrucci, un tempo tifoso di Roma e Treviso</strong> e nemico di Siena, o Andrea Capobianco che il presidente del Coni non sa neanche chi sia. <strong>C’è il mercatino in Piazza del Campo</strong> o la contrada della Lupa che va matta per il suo figliolo prodigio che perde una partita ogni Palio. No, ecco la lavagnetta di Cicciobello, <strong>i circoletti blu e le</strong> <strong>freccine arancioni</strong>, per spiegare il pick and roll e le contromosse al più frusto degli schemi d’attacco del <strong>Belpaese</strong> proposte dal fido Trinchieri. No, c’è il servizio vecchio di almeno due mesi, ammuffito e stanco, su <strong>Gallinari in gita</strong> coi Knicks al Forum di Assago.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Siena io c’ero. Assieme alla mia bella figliola, come dicono i toscani con la loro meravigliosa inflessione dialettale, ma una volta tornato a casa, non prima d’aver fatto tappa anche al Futurshow di Casalecchio per Virtus-Benetton</span></strong>, mi sono rivisto questa e quella contesa su My Sky. Vuoi perché sono malato di basket e di televisione, vuoi perché non me la si fa sempre sotto al naso e lo capirebbe anche un bambino che la Banda Osiris ha colpito<span id="more-2018"></span> ancora. Come? Santa pazienza, ve lo devo anche spiegare? Va bene, ma a modo mio, cioè a indovinelli. Chi ha scritto il libro “Da zero a otto” a quattro mani, anzi a quattro zampe, di Danilo Gallinari? Flavio Tranquillo. Bravi. E<strong> chi è il grande capo della Banda Osiris?</strong> Sempre lui. Dai che ci siamo. E qual è la partita più seguita in tv della stagione? Siena-Milano. E quindi se tra un tempo e l’altro del bigmatch spari uno spot<strong> (che c&#8217;entra</strong> <strong>come i cavoli a merenda)</strong> sul Gallo di New York non hai forse fatto bingo, cioè gratuitamente il pieno di promozione al tuo libro che puoi trovare in tutte <strong>le librerie sotto le feste di Natale</strong>? Okay. E infine, tanto per gradire, chi era il coordinatore giornalistico di Montepaschi-Armani come avreste potuto leggere anche sui titoli di coda? Ovviamente Cicciobello che era pure lui a Siena, ma <strong>chiuso nel pulmino della regia</strong> parcheggiato fuori dal palasport di via Sclavo dove si è rinchiuso a doppia mandata per non essere visto dai tifosi del Montepaschi ai quali evidentemente non sta molto simpatico.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">A Davide Pessina voglio invece un mondo di bene. Sia chiaro, lui non ha nulla a che spartire con la Banda Osiris. Come del resto Mario Boni e Paola Ellisse, Claudia Angiolini e pochi altri della redazione basket di Sky</span></strong>. In più ha un alto grado di sopportazione visto che non l’ho mai trattato coi guanti e non se l’è mai presa con rancore. E, quando sbaglia, lo fa sicuramente in buona fede. Però lo stesso non posso fare a meno di <strong>tirargli le orecchie</strong> se come domenica se le va a cercare ingenuamente dicendo sul 13-12 per Siena: “L’Armani ha comunque dimostrato di saper reggere la sfida col Montepaschi dando sul campo già una risposta positiva”. Come no? 36-15 in un amen e 99-67 alla fine con <strong>Andrea Michelori che non ha mai alzato</strong> <strong>il sedere dalla panca</strong> e il diciassettenne Diego Monaldi della nuova scuderia Myers che spara in faccia a Finley un canestro da tre punti cinque secondi dopo aver messo il piede sul parquet. Qualche volta insomma bisognerebbe imbavagliare Pessina <strong>come faceva Asterix</strong> con il suo cantore in occasione delle feste nel villaggio gallico o cucirgli la bocca con ago e filo visto che non sa mordersi la lingua, però va ugualmente perdonato e<strong> a spada tratta</strong> sempre difeso dai lupi affamati e dai fiancheggiatori della Banda Osiris che saranno anche meno sottili, e quindi più grevi dei loro boss, ma che <strong>zitti zitti</strong> sanno come pugnalarti alle spalle senza sbagliare una mossa o una consegna. In questi giorni per esempio l’ordine è quello di proteggere gli allenatori in crisi della combriccola. Come? Parlando d’altro. Per esempio di <strong>Sabatini che vuole</strong> <strong>acquistare il Bologna Calcio</strong> quando, come ha detto SuperCazzola, “ha i soldi al massimo per comprare una pizzeria” o di Phil <strong>Goss che tifa Inter</strong>, va allo stadio a vedere il Varese e chi se ne frega. E intanto facendo finta che a Caserta c’è un presidente furioso con Sacripanti o a Roma una Lottomatica, massacrata a parole da Tanjevic, che se domenica perde a Teramo dividerà con la Tercas l’ultimo posto in classifica. Anche questo,<strong> cara la mia Ellisse</strong>, è Banda Osiris. Dove nessuno tiene vergogna e il più pulito ha la rogna.</p>
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		<title>Sgranando il rosario di San Petrucci</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 16:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>OSCAR ELENI</em> rifugiato nella stazione antartica Concordia per non sentirsi </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">chiedere perché il basket dei playoff ha così poco spazio, perché le tribune sono spesso semivuote</span></strong>. Infelicità del sistema che propone verdetti scritti prima da arbitraggi super casalinghi? Non proprio anche se <strong>l’arbitro casero esiste da sempre</strong> e quando vuoi far capire come vorresti la storia del playoff, quello dove devi essere debole coi potenti e potente con i deboli, allora se scopri che i duri te li mandano quando giochi in casa allora prepara le valige per il mare. Debolezza dell’offerta: paghi tanto vedi poco? Può essere, ma siamo distanti dalla verità anche se <strong>la Lega</strong> non può vigilare su questo considerando che le uniche entrate arrivano dagli incassi e non dagli inviti come direbbero <strong>quelli della Nba che ai giocatori</strong> <strong>e dirigenti Armani hanno fatto sapere che per la partita contro i Knicks</strong> <strong>avranno assicurati due biglietti a testa, basta che se li paghino</strong>. Poco spazio sui giornali perché la concorrenza con eventi più importanti uccide? Questo è sicuro e poi chiudere la gente in palestra con il caldo è un esercizio sadomaso, come direbbero gli alpini che facevano catena sullo Zoncolan, dove almeno centomila persone si godevano la giornata respirando l’aria che manca in pianura. <strong>Zoncolan, angeli e demoni del</strong> <strong>ciclismo</strong>, l’unico sport che manda al rogo il campione appena bagnato di lacrime fintemente gioiose, accusandolo di avere sangue-benzina truccati, ma poi lo idealizza, lo perdona, ci mancherebbe altro, ma avete presente cosa vuol dire scalare Zoncolan e <strong>Mortirolo</strong>, cosa serve per andare spesso a più di 50 all’ora in pianura e oltre i 100 in discesa?, insomma sta dalla sua parte. <strong>Noi del basket, purtroppo, non riusciamo a stare dalla parte di nessuno</strong> perché non vediamo facce da Zoncolan<span id="more-1755"></span>, ma solo dei grandi zoccolon, gente da Mortirolo, se anche fossero peccatori, e alcuni lo saranno certo nelle notti bianche a bere vino tinto, faremmo fatica ad accorgercene mentre sgraniamo <strong>il rosario di San Petrucci</strong> <strong>sul giocatore italiano</strong> da proteggere, lanciare, esaltare a prescindere <strong>anche se ha la faccia di Datome</strong>, <strong>le paturnie di Crosariol e Vitali</strong>, la cadute adrenaliniche di molti assi pronti per <strong>Azzurra-Barnaba</strong>, quella squadra nazionale che <strong>Meneghin</strong> aveva garantito di dare a <strong>Pianigiani </strong>senza interferenze della Croce unita di chi ha bisogno del potere, dalle giovanili in su, per poter avere le sue case senza sapere chi gliele paga.</p>
<p><strong>Sei crudele perché nella stessa mischia hai visto Di Bella, Michelori, Giachetti, Mordente, persino Bulleri. Vi ho detto prima</strong> <strong>che bisogna accontentarsi sperando di non fare la fine dei pallavolisti in Turchia. </strong>Certo il Pianiagiani da quarto scudetto farebbe effetto persino a <strong>Lapo Elkan</strong> se desse le dimissioni adesso, dopo aver visto cosa gli stanno mettendo intorno, un reticolato utile al viperario nazionale. Perché citi il Lapo Lapers? Perché si è visto <strong>nel deserto del Forum </strong>attirato da Manero Vacirca che ha sposato la sua creatività senza farlo capire ad arbitri che gli hanno portato via il miele quando sembrava pronto da spalmare sul pane. <strong>Vederlo abbracciato al solito Pozzecco</strong>, quello che ha stravinto il titolo di baciantino negli ultimi anni del precedente secolo e in quelli di questo guazzabuglio di molecole perdute, dove lo lasciano attaccare persino sul sito di uno dei suoi tanti Pig(s) maglioni , faceva alzare il tasso d’indignazione, ma certo meglio quella festa fasulla del funereo sguardo del <strong>solito Livio Proli</strong>, lo sceriffo di Modena che deve avere comunque qualcosa di segretamente affascinante se ha questo successo, se può credere persino nella squadra che il sole di maggio spinge verso l’alto premiando chi merita così poco per aver scelto così male. Di sicuro con Lapo non avrà avuto una discussione profonda, quello era già in volo e lui già si morsicava le pelliccine delle dita, per le unghie servono denti veri, cercando di capire cosa aveva spinto <strong>12 mila fortunati a mettersi in fila per avere il biglietto per la sfida di ottobre, il tre gente, sarà il tre, contro</strong> <strong>i Knicks</strong>, fra gli ultimi nel circo Nba, ma ultimi che portano dentro storia milanese importanate, <strong>da Bradley a Gengis Gallo</strong>, <strong>passando per McAdoo e Mike</strong> <strong>D’Antoni,</strong> cosa avevano pensato i 65.000 che si sono trovati davanti un certello con sopra scritto:<strong> tutto esaurito</strong>. Sarà che la città matrigna, quella che comicamente viene pubblicizzata come capoluodo della Lombardia <strong>&#8220;Land of the sport&#8221;</strong> ( ma per piacere) nell’angolino alto del Forum che servirà come cassa di Paperone per stipare i soldi promessi dai compratori dei terreni per l’Expo al magico cavalier Cab, quella dove non si capiscono tifosi di calcio e di musica, dove non si amano inquilini sfigati e amanti del rumore (al Forum avrete tutto il rumore che cercate, per il resto stanno provvedendo).</p>
<p><strong>Insomma nella Milano che era, che è, che sarà, piacciono gli eventi, piace il</strong> <strong>grande rischio</strong>, <strong>piace ancora Peterson</strong>, <strong>si venera ancora</strong> <strong>Rubini, piace Herrera</strong> ed è diventato <strong>santo Mourinho come Rocco</strong>, come <strong>Sacchi o Ancelotti</strong>. Insomma gente di spessore, gente che ti dava brividi. Per veder timbrare la posta si va appunto nell’ufficio di posta. Come mai vi scriviamo in pieno playoff? Per avvisarvi che quando parlano bene degli arbitri italiani lo fanno soltanto per contratto, un po’ come <strong>quelli di Sky</strong> che vedono capitani coraggiosi ovunque, fenomeni dove al massimo trovi del fieno fumante, gente che dovrebbe chiedere sempre permesso, ma può non farlo perché l’imbonitore sulla piazza lo vende come talento autentico. Scriviamo anche perché andando verso lo Zoncolan, prima dell’Antartico, ci siamo fermati <strong>a Padova per il Petrarca day alla Mandria</strong>, per capire cosa hanno in mente Benini e Boniolo pronti a ricominciare con la grande storia di una società che ancora manda in campo 500 ragazzi, che ha in panchina <strong>il vecchio guru Fabiano</strong>, che può contare sulla creatività di un<strong> Jessi</strong>, di un <strong>Tonzing</strong>, sulla forza di un <strong>Peroni,</strong> sulla simpatia di <strong>Justo Bonetto</strong>, l’unico casanovologo che abbiamo conosciuto, ce ne sono 200 soltanto nel mondo di studiosi del grande peccatore-amatore-filosofo e artista, l’unico che, se insistesse un po’, ci convicerebbe a mangiare un prodotto indigeribile perché ci fidiamo della sua competenza e delle sue lauree. <strong>Passateci anche voi nella casa del Petrarca</strong>, vi farà bene e, se trovate i resti scartati dall’Olimpia Milano, non fateci caso, quelli sono personaggi inseriti nella liste da proteggere da parte del <strong> Wwf- Basket</strong> che è a <strong>Monaco</strong>, che è a <strong>Barcellona</strong>, che è ovunque si possa dire &#8220;peccato che l’Italia sia finita così, e in certe mani”. Voi dite?</p>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
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		<title>Carolina Kostner e la credibilità perduta</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>(<strong>fs) È mesto, mestissimo, vedere Carolina Kostner pattinare via dalle Olimpiadi, con la testa tra le mani e piegata su se stessa, al</strong> <strong>termine della sua terribile esibizione</strong>. Una, due, tre cadute di fila, come un pugile messo ko dalla sequenza delle proprie paure. Stavolta la condanna è senz’appello: non è bastato cambiare allenatore, trasferirsi in America, farsi affiancare da uno psicologo. E nemmeno riacquistare la credibilità perduta, agguantando<strong> Vancouver</strong> all’ultimo momento, quando sembrava destinato alle evoluzioni della pur brava <strong>Valentina Marchei</strong>. Ciò che fino a qualche giorno fa era un’insicurezza cronica, un tarlo infilato nei salti, è impietosamente esploso, ricacciando la Kostner molto più indietro del sedicesimo posto finale. Paradossalmente, visti gli strani meccanismi mentali che ci abitano, viene da dire che forse è addirittura meglio così: che <strong>solo un</strong> <strong>crollo del genere può consentire un vero recupero</strong>, una crescita definitiva. Anche perché non ci sono alternative. Anzi, banali come siamo, ci permetteremmo di consigliare <strong>al suo mentore Frank Carroll</strong> di farla provare in uno stadio, alla presenza di qualche rumoroso centinaio di comparse sulle tribune, pronte ad applaudirla o fischiarla come se fosse un campionato del mondo. Così, <strong>per abituarla al giudizio e alla precarietà</strong>. Il pattinaggio, d’altronde, è una versione singolare dello sport: fa dell’equilibrio tra talento, lavoro e motivazione il suo stesso scopo, la sua stessa immagine. Basta vedere <strong>la campionessa olimpica Yu Na Kim,</strong> che a diciannove anni piroetta sul ghiaccio <strong>come un alieno su un plenilunio</strong>, per rendersi conto del miracolo. O la splendida <strong>Joannie Rochette</strong>, che va in pista subito dopo la morte improvvisa della madre, ed esegue le combinazioni col peso del ricordo addosso,<strong> fino alla medaglia di bronzo</strong>.<strong> Loro sono</strong> <strong>rimaste in piedi</strong>, al di là del sorriso forzato che costringe le interpreti alla bellezza, in una sublime perversione estetica. Anzi, a proposito di emozioni, preferiamo senz’altro la Kostner in lacrime in attesa della giuria, di quella che dichiara per copione, dopo la disfatta, che riemergerà subito, e che il mondo <strong>non finisce a Vancouver</strong>. <strong>Non lo dica ai giornalisti, e nemmeno a Petrucci,</strong> che l’ha declassata ad atleta normale parlando più da tifoso che da presidente del Coni: lo dica a se stessa, ogni giorno, quando sarà nuovamente per terra, incerta, investita dalle urla del suo allenatore. Tanto, non appena giungerà il prossimo appuntamento (siano o meno i Mondiali di Torino, non è questo che conta), sarà la sala stampa a preoccuparsi d&#8217;accendere i microfoni e affilare le matite.<strong> Il resto è ghiaccio</strong>.</p>
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		<title>Se fossi foco brucerei la Gazzetta dei coriandoli che ride con Severgnini&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://image.guardian.co.uk/sys-images/Film/Pix/pictures/2008/01/31/potemkin2460.jpg" alt="" width="250" height="178" /><strong><em>OSCAR ELENI</em><span style="text-decoration: underline"> ai piedi della scalinata Potemkin nel cuore di Odessa,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">vedendo la carrozzina di Ejzenstein scendere inesorabilmente verso il mare del silenzio, quello dove vorresti immergerti cercando l’abisso che serve per</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">isolarti dal dolore.</span></strong> <strong>Paola Porelli</strong> che ha<span style="text-decoration: underline"> </span>cercato in tanti modi di farci dimenticare la storiella suu chirurghi con mano dolce, ma pensiero debole sulla filosofia dello stare bene senza i pezzi del tuo corpo che si sono presi, ha deciso che senza l’avvocatone non aveva quasi più senso guardare persino i nuovi ragazzi della sua<strong> famiglia Virtus. </strong>Con l’ironia di sempre ha deciso prima di chiudere la finestra sul mondo, poi, dopo aver salutato i fedelissimi Matteo, Mario, Lorenzo, ha deciso che aveva voglia di andare a scoprire se anche in un’ altra dimensione deve esserci<strong> un</strong> <strong>pianeta Porelli</strong> dice la scienziata Margherita Hack, il suo <strong>Gigi Torquemada</strong> aveva trovato il modo di macchiarsi la cravatta, la camicia, la giacca, il maglione, urlando al capo degli angeli, o, magari, anache al capo dei diavoli, che la macchia è libertà.</p>
<p><strong>- Ma dai, Gigi, non vedi che state esagerando con la vodka di Odessa, guarda la camica, guarda che macchia.</strong></p>
<p><strong>- Nando</strong> ( lui la chiamava così dopo aver confessato che quando si erano incontrati gli piaceva quella grinta in sorriso con velluto) <strong>non mi rompere, le</strong> <strong>camice si lavano, le giacche si puliscono, ma vuoi mettere come si sta bene</strong> <strong>quando si è liberi.</strong></p>
<p>Va bene, cara Paola, si prenda pure le nostre lacrime<span id="more-1595"></span> da coccodrilli di palude e vada avanti a sentire se l’Avvocato ha già deciso che la prima suite sul mare della tranquillità la daranno sempre a voi. Noi siamo ancora nell’isola di chi vola sospeso, preoccupati che <strong>Dan Peterson</strong>, questa volta, si rialzerà con fatica perché adesso abbiamo scoperto che <strong>all’Avvocato doveva tutto</strong>, lo rispettava, lo seguiva, lo considerava il suo guru in Eurolandia, ma era nel collegio famiglia della Virtus, quello che era scuola di vita ed aveva una regina come madre di tanti ragazzi in viaggio senza sapere dove sarebbero andati a finire dopo la gloria sportiva, dove lui, viaggiatore avido di capire altri mondi, partendo da<strong> Evanston</strong>, si sentiva protetto, dove ascoltava la musica di parole che ora non ci saranno più. Con questo stato d’animo, sapendo che la <strong>Virtus </strong>sarebbe andata ad un partita farsa in quel di<strong> Napoli</strong>, senza che molti si potessero accorgere del lutto che aveva sulle maglie, ci è venuta la rabbia del <strong>contradaiolo senese della Civetta</strong>, quel <strong>Cecco Angiolieri</strong> <strong>che se fosse</strong> <strong>stato fuoco avrebbe bruciato lo mondo</strong>. Lo prendiamo in parola e lo preghiamo di aiutarci a fare la stessa cosa adesso che abbiamo scoperto <strong>sulla</strong> <strong>Gazza dei coriandoli</strong> che tira più una farsa Nba  di tutto questo campionato al traino di <strong>Siena che ora si sente accusare anche di essere la rovina per gli</strong> <strong>altri</strong>, da quando, sono quattro anni, vince e lascia soltanto qualche briciola, ma anche di se stessa perché, dicono i soloni, non avendo competizione seria nel suo campionato poi è impreparata al basket fisico dell’<strong>Eurolega </strong>dove adesso svernano arbitracci da colonna infame. La Gazza degli orgasmi ci fa tenerezza, ma ricorda tanto il povero basket che fa di tutto pur di non affidarsi a gente competente della materia: <strong>dopo Cannavò un bel</strong> <strong>filotto con direttori che non vengono dallo sport</strong>. Tanto, dicono, quelli dello sport si accontentano di tutto se hanno sopportato certa gentaglia, se ridono con <strong>Severgnini </strong>e se hanno <strong>beatificato persino Biscardi</strong> e le tragiche maschere proposte nel tempo. Anche questa pallacanestro italiana, che finge di rimpiangere dopo averli scacciati, combattuti, ignorati, umiliati, <strong>i Porelli,gli Allievi, i Bogoncelli, i Bulgheroni, i Dorigo, i Parisini, i Cappellari, i</strong> <strong>Giancarlo Sarti, i Crovetti, i Peterson, i Rubini, i Tracuzzi, i</strong> <strong>Corsolini,</strong> insomma questo nuovo generone di furbetti del quartiere, ha una grande abilità nel promuovere chi non ha quasi niente da proporre nel torneo delle idee.</p>
<p><strong>Se fossimo foco dovremmo bruciare chi pensa di animare uno spettacolo</strong> <strong>sportivo</strong>, una partita importante, mandando musica al massimo volume, inventandosi per la centesima volta, la formula al di là e al di sopra del gioco. Tutta gente che va in uno spogliatoio, prima di partite determinanti, di spareggi, urlando ai giocatori &#8220;Mi raccomando, concentrati&#8221;. Roba da ridere, da impalamento, ma così vanno le cose. <strong>Se fossimo foco bruceremmo</strong> il <strong>contrallo dell’Armani con Mike Hall</strong>, ma anche con chi lo ha preso e lo protegge, manderemmo sul rogo chi si è inventato l’insulto per l’ex di turno, <strong>Cotani </strong>preso a pernacchie nella <strong>Biella</strong> dove era convinto di aver lasciato qualcosa,<strong> Boniciolli</strong> insultato dalla stessa <strong>Avellino</strong> che gli aveva promesso monumento equestre dopo la vittoria, l’unica nella loro storia, in <strong>Coppa Italia</strong>. Bruciare chi ha convinto <strong>Pianigiani</strong> ad accettare <strong>questa nazionale</strong> perché ogni volta che vedi i candidati all’azzurro ti viene un freddo nelle ossa da gita in<strong> Groenlandia</strong> in maniche di camicia. Beno male che<strong> il presidente del Coni Petrucci</strong> <strong>è a Vancouver</strong> per ballare quando<strong> il</strong> <strong>segretario Pagnozzi canta nella Casa Italia</strong> così accogliente, perché non sapremmo spiegargli cosa succede a Roma quando ha tutti gli italiani disponibili: nel bosco di Avellino, davanti ai lupi di Pancotto, i ragazzi d’oro hanno fatto strage di <strong>4 in pagella</strong>, ma, si sa, loro sono superiori, poi vanno a parlare con i sostenitori della scuola italiana dell’obbligo e si rasserenano. Noi ci teniamo ancora stretti a<strong> Basile, Marconato, Galanda, Mordente, Michelori</strong>, <strong>Di Bella</strong>, ma sappiamo che non andremo lontano neppure con il loro modo di vivere questo sport, pronti a scommettere che in agosto non vedremo in Italia i tre della Nba . Da cosa lo abbiamo capito? Istinto. Animalesco istinto, ma, come dice<strong> Ettorre Messina</strong> che è già in quaresima sulla pradera di san Isidro, inutile mettersi fuori dall’aeroporto con il cappello in mano e la limoujsine pronta per giovanotti che già si divertono nell’atmosfera della notti stellate Nba. <strong>Se fossimo fuoco andremmo ad</strong> <strong>Avellino per scaldare una Coppa Italia che sembra nata focomelica</strong>, fra sorteggi sospetti, con un programma demenziale, con alleanze che diventeranno odio appena le luci saranno spente. Se fossimo foco diremmo ai senesi di respirare profondo e di regalarla questa Coppa Italia, così avremo l’illusione che chi comanda nella città dei canestri ha deciso di scegliersi sfidanti con la goccia d’oro. Non è così anche se <strong>Caserta</strong> rappresenta qualcosa di speciale e non soltanto perché <strong>dopo 19 anni è tornata vincere sul</strong> <strong>campo di Milano</strong> dove con la maglia taroccata Olimpia giravano<strong> i</strong> <strong>fringuelli</strong> <strong>dell’ornitologo Bucchi</strong>, del tenero<strong> Livio Proli</strong> che sembra soffocare quando intorno c’è soltanto il sottofondo del bisbiglio di chi sfrutta le fasi morte di una partita per poter parlare con il vicino chiedendo quasi sempre la stessa cosa: ma sono davvero i secondi o i terzi del campionati quei tipi lì con la casacca Armani? Certo che lo sono, anche se le rivelazioni dell’anno sono a Caserta e a Montegranaro, in attesa di capire tutto il resto mentre Boniciolli finge di essere diventato capo minatore con anima dolce dopo lo schianto di Avellino, il magone irpino, dove <strong>Repesa </strong>chiede scusa ad <strong>Esposito,</strong> il Vincenzo che ha scoperto di odiare i giocatori simili a lui e ai suoi amici più cari di un tempo che fu, perché ha scoperto dal Diablo, allenatore in Trento, che <strong>il male vero del basket italiano sono gli allenatori stranieri</strong>. Lui è l’unico rimasto, è rientrato in corsa, ma non sapeva di aver avvelenato la fonte. Confusione del cronista coriandolo che non ha neppure fatto notare il peccato di voce? Forse si riferiva agli stranieri che, come uccelli di rovo, passano, lucrano e migrano.</p>
<p><strong>Volete anche le pagelle? Peggio per voi:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">al MICHELORI</span></strong> che ha sdrumato il povero Mike Hall, che ci ha messo tutto quello che aveva per ricordare bene chi era e cosa avrebbe potuto dare prima di scontrasrsi con mastro volpe nella Milano con memoria, non quella astiosa di oggi dove un piccolo borosauro affronta ex giocatori, negandogli omaggi, con la domanda: ma tu cosa hai fatto per l’Olimpia? Quelli, sbalorditi, umiliati, indicano le due stelle dei 25 scudetti sulle maglie, quello non capisce. Avevate dei dubbi? Chiedere all’ufficio turistico modenese.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">al BRUNNER</span> di Montegranaro</strong> che avrebbe fatto davvero comodo a questa Biella in caduta libera. Sono tipi come lui, come il Rocca sano, come Kenney, come Sojourner che resteranno per sempre nel cuore, come Raga festeggiato nel suo ritorno a Varese per il Ponte del sorriso.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a GALANDA</span> e</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">CHILDRESS</span></strong> che hanno pilotato Varese in una vittoria fuori casa che potrebbe valere oro, che è diventata sollievo per il dolore del Gianfranco Castiglioni che al basket andava sempre con il suo fedele Diego che adesso lo ha lasciato solo.</p>
<p><strong>7<span style="text-decoration: underline"> ai MATURI BASKETTARI</span></strong> di Magnoni e Dal Pozzo che hanno deciso di radunarsi nella terra magica di Castrocaro, il feudo dell’indimenticato Battistini che ai tenori cani consigliava il pareggio quando stonavano nelle albe vincenti, adesso ne troverebbe tanti fra i dirigenti dell’italbasket. Appuntamento ad Aprile. Speriamo di farcela proprio tutti, potrebbe essere l’occasione giusta per i riconoscimenti dei nuovi entrati nella Hall of Fame dopo le rinunce ad Avellino. Affidatevi a Raffoni ed avrete qualità e affetto.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">all’indomito ex arbitro SIDOLI</span></strong> che ha portato a Quattro Castella gente nobile da premiare, gente giusta, ma il suo capolavoro è stato quello di essersi ricordato del Pedro FERRANDIZ hidalgo gentile, raffinato, intelligente, ex rivale del suo amico Rubini quando era al Real, l’uomo che nel museo di Alcobendas ha la storia di questo sport.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">ai TRUCIDI</span></strong> che vorrebbero impedirci di celebrare il campionato italiano dei filippini, quello vinto dal gruppo di San Felice, Milano zona Forlanini, città giardino dicevano una volta, forse lo dicono ancora, sul mitico campo bolognese dello Sferisterio, quello del basket femminile ai tempi di Baratti, quello dell’epopea legata al Civola.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Mike D’ANTONI</span></strong> un po’ perché i suoi<strong> KNICKS</strong> ci fanno passare delle brutte notti, ma anche per non aver dato nessuna assicurazione sul Gallo azzurro. Che fosse imbarazzato lo si è capito nella scarna storia americana del duo <strong>DAN e DINO</strong>. Mondi diversi, come quando erano re di Milano, magari si stimavano, ma non era proprio uguale la condivisione della vita intorno al gioco. L’unica cosa che li univa, sempre, era la voglia di successo.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">ai CRITICI</span></strong> che hanno trattato male l’ultimo lavoro di <strong>Federico MOCCIA</strong>, l’artista che ha legato il suo marchio AMORI alla Fortitudo sempre in pericolo di estinzione se tutti i suoi innamorati veri non faranno un assemblea permanente con il responsabile dei tifosi Pellacani per arrivare alla soluzione antifallimento. Soltanto per questo gesto tutto quello che scrive, canta, produce, merita dieci.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ad Andrea BARGNANI</span></strong> che per spiegarci la nuova dimensione raggiunta con i Raptors racconta in questo modo la scoperta della serenità:  &#8220;Io tiro appena vedo luce, se segno bene, altrimenti pazienza&#8221;. Già.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al CROSARIOL</span></strong> che sul campo di Avellino cercava di far capire a tutti, meno che all’allenatore, cosa gli stava passando per la testa mentre gli avversari passavano sul suo fantasma. Certo era impegnato nel famoso ciapa no esoterico con Vitali poco vitale, con Gigli poco candido, con Datome vicinissimo a dacome?, con Giachetti rimasto senza alamari sulla spalla che faceva male ogni volta che giocava male.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> come premio speciale per la Coppa Italia che sta per partire. Mettere le due squadre campane alla prima giornata, lasciare il vuoto per la seconda, è un capolavoro che qualifica tutto il resto, calendari, soste, orari, accidia nel caso Napoli, ignavia in tutto quello che avrebbe dovuto essere il bene comune.</p>
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		<title>I bidelli di via Vitorchiano, i tromboncini televisivi e i menestrelli senza anima&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:19:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI, o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa, convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.lavezzi.eu/wp-content/uploads/2010/01/coppafrica.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong><span style="text-decoration: underline">o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa,</span></strong> convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano volentieri plastica, hanno scoperto che era tossico e, se ti lasciavi andare, non c’era protezione garantita né dal dio Horus, né dal dio Ra. I truccatori, però, insistono. Hanno la voce e le facce dei <strong>tromboncini televisivi</strong> che seguono la corrente del Nilo azzurro nella valle dell’eco, dove i piccoli faraoni ordinano una nuova piramide, intimando agli schiavi di dare un calcio al passato. Non lo faremo, ma non per nostalgia dei tempi in cui il basket italiano era quello che indicava la strada, non per il rimpianto di sentirsi magari snobbati da questi poveri menestrelli, ma soltanto perché era davvero tutto molto più bello e a conciarlo così sono questi nuovi profeti. <strong>Quando decidi di risparmiare sugli stipendi agli</strong> <strong>allenatori dei giovani, quando vai dietro alle statistiche e non cerchi nell’anima di un giocatore</strong>, quando credi a tutte le bugie di questi finti centurioni del lavoro, quando non segui il sacro concetto veneto dove si invitano allenatori, presidenti, giocatorini con il braccio corto e la mente coinfusa, a tacere prima di parlare, allora il calcio nel sederone lo diamo a questi fasuli che fingono di commuoversi appena cercano di celebrare maestri che non hanno mai avuto e che, quando questi maestri erano in vita, imitavano nelle cose peggiori, mai in quelle che avrebbero aiutato la loro crescita. <strong>Ci siamo fatti prestare gli occhi da James Ellroy</strong>, il grande scrittore americano a cui piace raccontare la violenza, il Male, ma con ottimismo, dice lui, anche se la sua lama taglia proprio dove vorremmo tagliare noi adesso che abbiamo visto naufragare, senza tanta dolcezza, la barca del presidente federale, accompagnato da Peterson, nel furore generale della fureria federale, dentro il mare grande del basket americano. <strong>Dino accolto con gli onori dovuti ad uno che è nella Casa della</strong> <strong>Gloria a Springfield</strong> <span id="more-1548"></span>( come da noi? come hanno fatto certi sapientoni della casa cantiniera di Lega) mentre i topolini nel formaggio saltellavano intorno a <strong>Petrucci</strong> in visita pastorale a Biella. Lui, il numero uno del nostro basket, a guardare in faccia i tre ragazzi d’oro che fingono di ascoltarlo, ma che hanno già le scuse pronte per saltare fuori dalla maglia azzurra, gli altri, i numeri zero del consiglio federale, <strong>scatenati nel fare i dispetti</strong> <strong>a Simone</strong> <strong>Pianigiani,</strong> con la speranza che perda la testa. Il nuovo commissario tecnico dice un nome e<strong> i bidelli di via Vitorchiano</strong> , in coro, ne dicono un altro. Gli hanno fatto passare, come assistenti,<strong> Dalmonte e Capobianco</strong>, ma chiusa lì. Su<strong> Caja</strong> ci sarà da discutere, mentre noi prigionieri del sogno ci chiediamo come sia possibile che il capo allenatore, quello che deve riformare tutto, non abbia in mano anche le scelte tecniche per il settore giovanile, quello dove un tempo si costruivano giocatori, quello che oggi serve soprattutto per fabbricare consensi e nuovi voti. Certo che le <strong>povere creature</strong> sono sempre state prese in ostaggio da chi cercava voti, così come era importante andare anche in posti dove era più facile farsi male che allenarsi, ma se esageravano trovavano contro non un muro di coristi, non la gomma di questa<strong> Lega</strong> scorporata che cede sempre con fermezza, ultimo il caso della coppa Italia, ma gente tosta. Certo non riusciamo ad immaginare <strong>il Tony Manero Vacirca</strong> che, da assente ingiustificato nell’assemblea di Lega dove si decideva la sede, dopo aver ricevuto tutte le lezioni dal solito <strong>Sabatini</strong>, si alza in piedi urlando addirittura che il sorteggio è stato fasullo. Lui lascia la delega a Biella, si fida prima, ma poi non si fida più. Non diciamo <strong>ai tempi di Porelli</strong>, perché l’avvocatone sarebbe andato a comprare scarpe chiodater in <strong>Montegranaro </strong>per poi inseguire sul vialone principale il “ bravo manager”, ma in un periodo qualsiasi della storia societaria questa finta ribellione non sarebbe davvero passata. Come si può convivere con chi sospetta che si trucchino anche sorteggi banali, perché, banalmente, a qualcuno, Siena, prima o poi, dovrà toccare? <strong>Prima di parlare taci diceva il pilone della mischia al fringuello</strong> che dai trequarti gli saletellava intorno, pronto a scappare, mentre lui era già all’inferno, anche se credeva di essere nato per rivoluzionarlo questo inferno. Non ce la fanno. Parlano, straparlano e la famosa scuola italiana del tiro a segno vive di gloria se il tiro da tre va dentro e poi sussurra nel bagno degli spogliatoi che ci vorrebbero anche palle dentro, palle sotto,palle vere in difesa. Ma non conta. Braghette corte, calze lunghe, ma, come dicevano <strong>sotto i portici a Bologna</strong>, <strong>almeno si vedevano i maroni</strong> e non si ascoltavano le marronate di questi paggi Fernando che fanno i corifei, che ripetono banalità per giocate straordinarie, stagioni straordinarie, per uno straordinario e ricercato spiraglio nelle parole più false per far sapere che non saranno mai ripetitivi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>e mantieni la calma nel bagno di rose, ma non dire che sei lucido dopo aver visto come <strong>Milano e Varese</strong> hanno ridotto la loro super sfida, come il mondo attorno a noi fa in fretta a prendere in giro<strong> Boniciolli o Repesa oggi</strong> <strong>e Pianigiani domani</strong> se dovesse andargli male l’Eurolega perché ci sono molte possibilità che una squadra invincibile da noi non lo sia nel grande basket continentale. <strong>Il figlio della Lupa senese</strong> deve fare attenzione a tutto e, per adesso, può soltanto consolarsi (?), sapendo che <strong>Di Bella</strong> è meglio di tutti gli altri presunti registi in circolazione, che <strong>Causin</strong> ha più cose dentro del <strong>Crosariol amletico</strong>, che sui tre americani sarebbe meglio non fare conto, che sul programma di allenamenti e sedi deve decidere in proprio e al più presto senza entreare nella santa barbara frederale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">10 al MINUCCI machiavellico</span></strong> che ha mandato i ragazzi del suo vivaio contro i viandanti dell’avvocato (?) Papalia. Dovevano farlo tutti, ma non tutti hanno un viavaio decente come direbbero molti davanti a progetti di facciata. Questa potrebbe essere la soluzione. Affidate a Caja una squadra di under ventuno, pagata dalla Lega, che gioca nel nome di questa Napoli che fa azionariato popolare sempre in ritardo, che ha campi fatiscenti, ma se ne accorge soltanto quando deve scaricare le colpe su altri.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Secondo TRIBOLDI, proprietario di Cremona</span></strong>, per aver resistito quando la squadra sotto di venti dava fiato ai soliti infelici che vorrebbero soltanto ricchi scemi alla guida di società dove invece serve una sana aministrazione per non finire come Napoli, come Rieti, come tanti altri posti. Coraggioso e paziente e ora non ascolti quelli che fanno il tiro al bersaglio su un buon allenatore.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a Sani BECIROVIC che, da paziente pastore del basket pensato,</span></strong> indica la strada ai peripatetici che sfuggono di mano al povero Bucchi nello stesso momento in cui il povero Proli si è convinto che il suo calcione al passato avrà il conenso della gente, farà davvero tremare le tribune del Forum dove soltanto la musica è sempre motlo alta, mai il livello dello spettacolo: loro amano che la gente veda ma non senta e, soprattutto, non si possa scambiare in pace qualche idea, magari prpprio sul narcisismo dei nuovi pascià.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES che ha messo in buca anche la Virtus Solare</span></strong> rimontandola quando già i giocatori di Lardo facevano i pavoni pur sapendo di essere, al massimo, uccelli del coro in un paradiso lontano dal loro talento. Ci vuole il braccio forte, la mente lucida per risolvere situazioni difficili. Se prendi Frates sai che non devi avere intorno fighette permalose.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline"> al nano dorato GREEN che ha ridato sorriso al Dalmonte</span></strong> ancora confuso da questa investitura azzurra. Ora, nel caso del piccolo principe di Filadelfia, vorremmo chiedervi se valgono di più i suoi 12 assist o il 5 su 6 nel tiro da 3? Non fate i furbi dicendo che va bene la miscela. Non fate i furbi andando nel sacrilego ovile dove qualcuno pensa che un Aldo Ossola non avrebbe saputo far andare in cielo i saltimbanchi di oggi, i ragazzi con il passaggio dietro la schiena incluso nel prezzo.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Dan PETERSON e Dino MENEGHIN</span></strong> che, tornati dagli Stati Uniti, non hanno fatto una volatona per raggiungere il Forum, per vedere quello che è rimasto della sfida Milano-Varese. Il nano ghiacciato non ci dica che non gli hanno dato una tessera omaggio, il presidente non ci venga a raccontare che non aveva voglia di polvere ad Assago dopo essersi goduto il caramellato del Madison.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Luca VITALI che ha fatto la scelta giusta</span></strong> nell’assurdo finale di Cremona dove Roma, come la vera Salomè, dopo aver chiesto la testa del Battista Gentile, si era denudata di nuovo, ma che si è messo anche a ridere quando gli hanno chiesto come potevano accadere cose del genere. Lui faceva la faccia di quello furbo che non aveva colpe, proprio come quando era a Mailano. Una maschera unica nel circo del povero Toti.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al TOLA che dirige il subbuglio del settore arbitrale</span></strong> perché se facesse attenzione non manderebbe certa gente a rovinare gli arbitraggi di Facchini o Sahin, non manderebbe per i campi di A2 i soliti noti, quelli pagano sempre i dividendi delle maialate di chi va in attacco a testa bassa, di chi considera il fattore campo una sua assicurazione per fischi sempre applauditi come diceva il povero Fucka tormentato ad Imola.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al commisioner della Nba, David STERN</span></strong>, che, ascoltanto il grido di dolore del presidente Meneghin, gli ha fatto capire che all’Italia lui pensa sempre in modo positivo: ci manderà i Knicks, li manderà a Milano, ma proprio questi?, ma vuole che la scuola produca altri ragazzi da servire al popolo migrante in serate da funiculì funiculà, quelle dove ci starebbero bene anche i designati dal Poz per un futuro al di là? Già. Al di là.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">a Barak OBAMA, presidente degli Stati Uniti, che va volentieri a vedersi anche il basket colleggiale,</span></strong> che scherza in televisione su suo futuro da telecornista, che si gode Geoprgedtown mentre silura Duke per il piacere di tutti noi, cominciando dal Marchese Della Valle, che in casa di coach Key, ehi ragazzi se non state al passo con la questa generazione di pappagalli vi silurano perchè quelli prendono a calci il passato e qualsiasi cosa gli rammenti che fanno fatica ad essere credibili, autorevoli e simpatici, insomma nella tana di quello squadrone universitario avevamo visto i mostri di una difesa che non lasciava scampo al palming, all’hooking, a quel cavolo che volete voi.</p>
<p><strong>0</strong> tondo tondo <strong><span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">per non aver risposto</span></strong> subito e in maniera decisa alle accuse di Montegranaro, per essersi illusa di averci convinto dopo aver aggiustato il peperone nel forno di chi voleva cucinarselo alla sua maniera. Come diceva Totò qui siamo davanti a caporali che conitnuano a recitare da uomini, o, come suggeriva Sascia, davanti ad ominicchi e quaqquaraqua che recitano la parte del super dirigente ispirato che pre4ndno a calci il passato mette lka testa nel bugliolo del suo greve futuro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Siamo un basket di quarta fascia, quello dei poveri in canna nel bosco che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di OSCAR ELENI 
Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco, dieta quasi vegetariana, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://tmwnetwork-storage.tccstatic.com/storage/pianetabasket.com/img_notizie/thumb1/1247471976sabatini.jpg" alt="" width="168" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline"> di OSCAR ELENI </span></em></strong></p>
<p><strong>Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony</strong> <strong>Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco,</strong> <strong>dieta quasi vegetariana</strong>, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che ha fatto davvero cose importanti. Non ci siamo andati, in quel bosco, poteva essere anche l’eremo del <strong>commissario PI</strong> <strong>che nel giorno dell’addio a John McMillan</strong> <strong>ha illuminato una</strong> <strong>tavolata </strong>di quasi ex, e poi chissà che fine ha fatto questo bosco ai confini con l’Austria. Ce ne restava un altro, il nostro bosco antico dove <strong>il basket</strong> aveva una forza aggregante.<strong> Sembra morto anche questo dopo aver preso in faccia</strong> la porta che l’Europa aveva provato ad aprire pentendosi subito di aver dato delle buone carte in mano a <strong>Milano e Roma</strong>: la prima ha offeso quelli dell’Uleb con l’uscita proliana dell’euro come campo di allenamento pensando ad un campionato già perduto prima di cominciarlo, la seconda perché non ha fatto un passo avanti per mettere qualcosa sotto i denti di chi soffre vedendo i palazzi mezzi vuoti. <strong>Forum di Assago ed Eur: due mausolei,</strong> <strong>sacrari al mondo perduto</strong>. <strong>Fingere di non avere soldi per</strong> <strong>affrontare le altre grandi dell’Europa è una scusa banale</strong>, come quella della sfortuna per partite regalate. Se la cavano sempre i previtoccioli vendicativi, pensano di essere credibili, ma nella sostanza sono niente e questa crisi non nasce soltanto perché un giorno Petrucci disse alle società di serie A che potevano fare anche a meno del vivaio. Loro, per risparmiare, non hanno capito il messaggio e hanno bruciato tutto. Dicevamo dell’Europa che ci ha sistemato nel posto giusto: <strong>quarta fascia</strong>, ma <strong>quella dei poveri in</strong> <strong>canna</strong>, perché si tratta delle <strong>15 sfigate</strong> non ammesse di diritto al prossimo <strong>Europeo in Lituania</strong>. Eravamo convinti che le squadre di club potessero fare qualcosa di meglio, ma nel giorno in cui <strong>siamo rimasti con la</strong> <strong>sola Siena</strong> a difendere una tradizione, <strong>con Siena lassù</strong>, <strong>poi Treviso più</strong> <strong>giù e quindi Pesaro ancora più in basso, abbiamo scoperto che il bosco</strong> <strong>era davvero morto</strong>. Per seppellirlo l’ultima uscita del <strong>Sabatini </strong>che considera pure la Lega<span id="more-1504"></span> un organo da cremare adesso che ci sono ancora due euro in cassa, prima del commissariamento, dello sfacelo. Lui,<strong> il solito</strong> <strong>Sabba della Futur Station</strong>, dice di avere idee pronta cassa, di essere deciso a lasciare per strada le società con dirigenti incapaci, <strong>lo deciderà lui,</strong> naturalmente, ma, come sempre, fra parole e fatti esistono dei ponti mai costruiti dagli stessi che oggi vogliono il rogo per l’organizzazione che un tempo pensava al bene collettivo, ma che l’egoismo ha reso incapace persino di organizzare le sue manifestazioni più importanti.</p>
<p><strong>Bruciate tutto nel bosco morto, ci resta così poco,</strong> bruciate quello che trovate, fate come <strong>la moglie</strong> di <strong>quel giocatore</strong> di <strong>Ferrara </strong>che smascherata da una telecamera in un locale notturno, mentre portava via la borsa di un’amica, ha fatto finta di aver ritrovato l’oggetto per caso, dopo aver visto un balordo che lasciava la refurtiva, non i soldi, non i documenti, vicino a casa sua, quella dove non ci arriva più in auto<strong> il marito</strong>, campione?, <strong>da quando gli hanno tolto la patente per ubriachezza</strong>. Noi tolleriamo di tutto e di più: giocatori che vorrebbero farci credere di essere stati famosi nella<strong> Nba</strong> più di quanto lo è stato Germano nel nostro calcio, figurine a parte, capaci di recite assurde, di fughe natalizie, di resurrezioni da malattie incurabili, per l’attacco, si capisce, in difesa no, vale ancora il dolore insopportabile. Ci sarebbe tanta gente da mettere alla porta prima di <strong>Valentino Renzi</strong>, che non poteva essere diverso da quello che è oggi, perché la sua vita professionale e dirigenziale era ben nota, ci sarebbero molti giocatori da sbattere in prima pagina prima<strong> </strong>degli <strong>arbitri corrotti con una</strong> <strong>grigliata di pesce</strong>, dovremmo fare autocritica prima di andare a mangiare bruschette con<strong> Gallinari, Belinelli e Bargnani</strong>, alla vigilia del<strong> “mitico”</strong> <strong>New York-Toronto</strong> di questa notte, chiedendo al Sabba e ai suoi cantori da dove nasce la forza della Spagna che fa porta tutte le sue squadre al prossimo turno nelel coppe europee, che riempie palazzi, che sforna giocatori <strong>con la</strong> <strong>faccia strafottente di Rubio</strong> e non quella da sceneggiata dei poveri ragazzi soggiogati dal tallone dello straniero. <strong>Noi lo abbiamo il presidente</strong> <strong>che potrebbe cambiare la storia della Lega, si chiama Dorigo.</strong> <strong>Proviamo e vediamo. </strong>Chiusura dolorosa sulla <strong>nazionale </strong>che dovrebbe avere già uno stato maggiore al lavoro, ma che aspetta le tempeste nel sole. La verità è che i garrotatori federali in servizio effettivo permanente, hanno cominciato a lavorare per<strong> il dopo Meneghin</strong> lo stesso giorno in cui lo hanno eletto. Sono furbi, non sono tanto intelligenti, pensano di avere soltanto loro gli occhiali scanner, ma si sbagliano.</p>
<p>Chiaro che dopo<strong> Londra</strong> ci sarà un nuovo presidente. Lo eleggeranno quelli che hanno i voti, quelli che vanno dai <strong>Barnaba </strong>della situazione per dirgli che deve battere i pugni perché sono i consiglieri del nulla, quelli bravi nel minibasket, che devono pilotare il settore squadre nazionali. <strong>Cari Caja, Bechi, Dalmonte e Capobianco che</strong> <strong>potreste essere i collaboratori di Pianigiani</strong> sappiate fin da ora che un allenatore famoso soltanto per i suoi record, bravo, competente, maniacalmente attaccato al lavoro, uno che ha fatto bene perché rispondeva ad una persona soltanto e con quella persona programmava tutto, sarà costretto, prima o poi, ad arrendersi. Lui, il Pianigiani, dice di no, anche se gli viene in mente che a casa sua, <strong>nella contrada</strong>, se i fantini si comportassero come certi dirigenti federali, quelli di oggi e quelli di ieri che hanno fatto soltanto finta di salire sulla montagna per meditare, insomma se giocassero in due squadre diverse, <strong>farebbero una brutta fine</strong>. Lui non ha gli strumenti per colpirli, <strong>dopo l’anatema Petrucci</strong>, sembra anche più solo con il <strong>Meneghin abbandonato nell’isola che non c’è,</strong> ma volendo potrebbe trovare chi non ha voti, ma forse ha più voce di chi pensa di farla sempre franca indossando la maschera di chi pensa sempre e soltanto agli altri, basta che non si dimentichino di chi sotto la sedia gestatori del Papa sportivo ci sono arrivati grazie ai loro santi uffizi. Cari amici, caro Dino, caro Simone, <strong>prima che vi facciano fessi provate a far capire</strong>, nella maniera più dura, <strong>che ci saranno comunque vittime e denunce pubbliche</strong>. Lo sappiano anche quelli che un tempo dicevano d&#8217;essere fraterni amici del presidente, amici quando faceva comodo mandarlo avanti, perché rappresentava davvero il basket in ogni dimensione conosciuta, perché le loro faccine da sacrestani impenitenti, una confessione per ogni manovella, erano impresentabili. Adesso lo usano ancora, ma non vedono l’ora di mandarlo a fare dei tre contro tre nelle scuole senza il tetto.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Hanno costretto Meneghin a diventare presidente e adesso vogliono frustarlo&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 18:07:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI in una giornata di sole marcio dove ci hanno detto di stare in casa per allarme neve, con il ghiaccio nel cuore per dover salutare Paolo Barlera sconfitto dalla leucemia, con la rabbia dentro per aver visto ferire Dino Meneghin dall’artiglio del diavolo, capita con quelli che giurano di pregare molto, con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://images.gazzetta.it/Media/Foto/2009/02/07/meneghin--346x212.jpg" alt="" width="222" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in una giornata di sole marcio dove ci hanno detto di</strong> <strong>stare in casa per allarme neve</strong>, <strong>con il ghiaccio nel cuore</strong> <strong>per dover salutare Paolo Barlera sconfitto dalla leucemia</strong>, <strong>con la rabbia dentro per aver visto ferire Dino Meneghin</strong> dall’artiglio del diavolo, capita con quelli che giurano di pregare molto, con la felicità di scoprire che <strong>la Hall of Fame del basket</strong> <strong>italiano</strong> ha buona memoria, con l’orgoglio di aver resistito fino a quando si è ribellato Super Dino, una Super Nova nel cielo nuvoloso del basket, dove imperano villani attaccati alla politica del pennino da portare sempre a casa, <strong>come diceva un giorno Cesare</strong> <strong>Rubini a cui auguriamo feste meravigliose</strong> <strong>pur sapendo che non</strong> <strong>ci riconoscerebbe se ci presentassimo con un panettone e la</strong> <strong>perfida lacrima sul viso. </strong>Venerdì di magro per chi sperava di trovare silenzioso il presidente federale dopo avergli scatenato addosso i soliti molossi con il tutù rosa che erano già stati serviti di barba, capelli e dossier calabresi da almeno un mese. Meneghin ha reagito bene, ha spiegato perché la situazione contrattuale di <strong>Pianigiani </strong>meritava una rivisitazione per capire cosa aveva in mente: <strong>anche part time saprà lavorare bene e con entusiasmo</strong>, anche perché dagli ultimi quattro anni con allenatore e seguito a tempo pieno, gente silvestre, gente con vista acuta, gente che troncava rapporti in tribunale, non abbiamo avuto tanti regali da scartare in questa stagione che è stata disastrosa per la nazionale di basket. <strong>Tempo pieno per cosa?</strong> Politica<span id="more-1407"></span>, costruzione di una base nuova? Ah saperlo, ma qui stiamo parlando con gente che va in prima serata per dire che è tornato lo sport nella scuola elementare da cui in verità non era mai uscito, salvo non poterlo praticare per mancanza di attrezzature. Presi dal furore <strong>avremmo chiesto a Pianigiani di salutare tutti cordialmente e di</strong> <strong>ritirarsi nel feudo senese</strong>: tenetevela la vostra nazionale. Ma, per fortuna, è anche la sua e non farà caso a questo attacco concentrico che non finirà tanto presto perché, se tirano in ballo Colucci, vuol dire che hanno deciso di circondare le mura senesi e sarà per questo che <strong>Minucci, in questi giorni, sembra pronto alla guerra più che a pranzi di</strong> <strong>Natale come era previsto. </strong></p>
<p>Meneghin e la sua chiara visione del bene comune ha ammesso di aver parlato a lungo con Petrucci per avere un allenatore a tempo pieno, ma poi si è reso conto che doveva stare sulla sponda del fiume dove esiste una scuola tecnica italiana. Noi la conosciamo e non siamo convinti che siano tutti bravi come dicono, però ce ne sono di buonissimi, comunque sia <strong>ha ammesso di aver &#8220;tradito&#8221; Petrucci</strong>, ma è anche riuscito a liberarsi dalla catena e gli ha detto chiaro quello che doveva far sapere: <strong>lo hanno costretto a diventare presidente e ora vorrebbero</strong> f<strong>rustarlo</strong> perché si dichiara autonomo, pur avendo a che fare con un consiglio federale che trama, che finge, di gente che minaccia le dimissioni se non la porti in viaggio premio verso la Baviera. Bella reazione di <strong>SuperDino, altro che minchione alla corte di re Artù</strong> come dicono sghignazzando gli usceri di via Vitorchiano. Stiano attenti al blocco cieco. Prima di andarsene Meneghin li servirà a dovere anche se ora deve tremare perché con <strong>la storia del suo socio al marketing gli faranno il contropelo</strong>, anche se <strong>Tolomei</strong> è un grande professionista, anche se gli ex amici che il presidente aveva in federazione vanno a sbattere le alucce nel giardino di Petrucci gridando allo scandalo, proprio loro, anche quelli che pensavamo puri e duri marciatori in montagna.</p>
<p><strong>Tornando al sereno variabile dopo le porcadas variadas del caso</strong> <strong>Napoli</strong>, la cosa buffa è che per punirla questa società mai nata la citano parlando della povera<strong> Rieti</strong> defraudata del suo amore. Meneghin ammette tutto: errori e vomitino appena sente le novità calabresi sugli arbitri. Ha fatto quello che doveva e poteva, ma la giustizia è ancora autonoma, in federazione, almeno così pensava Dino, per cui <strong>la Gazza</strong> degli orgasmi che sbraitava sapeva bene di non poterlo tirare nel gorgo, ma ci hanno provato lo stesso e lo faranno anche in futuro. <strong>Resistere almeno fino a Londra, caro Meneghin, poi che si</strong> <strong>fottano. </strong>Settimana triste per aver perso Paolo Barlera rubatoci dalla leucemia. Era dolcissimo anche dentro l’area, era una bella persona, era una speranza, ma la natura che gli aveva dato tanto per uno sport che amava gli ha chiesto troppo presto la restituzione del prestito e ce lo ha rubato. Speriamo che trovi amici come a Bologna e come a Biella là dove è andato e dove ci sono già grandi del basket con idee brillanti come <strong>il professor Vittorio Tracuzzi</strong> entrato nella casa della gloria nazionale, una casa ancora senza il tetto, purtroppo, come <strong>Adolfo Bogoncelli</strong>, <strong>anima grande</strong> <strong>dell’Olimpia che non assomiglia proprio a quella di Proli</strong> come si vede girando fra le tribune fredde del <strong>Forum,</strong> nelle sale finte del <strong>Palalido</strong>. Speriamo che domenica con il natale Armani al campo piccolo ci si ricordi che nella casa della gloria insieme a Gianni Corsolini, altra supernova, Nicoletta Persi e il grande Gavagnin, sono entrati proprio il fondatore della società con più scudetti, sono stati ammessi <strong>Pino Brumatti</strong> anima grande e <strong>Giulio Iellini</strong> anima poetica condiviso con<strong> Varese</strong> più che con <strong>Vigevano</strong>, condiviso con la grande storia della nazionale. Tornando al gelo eccoci nell’eurolega dove abbiamo visto i puffi della Lottomatica naufragare nel mare non troppo dolce dove sparava il sottomarino del <strong>Maroussi </strong>e dove <strong>Zapata Boniciolli</strong> ha dovuto sentirsi persino dire che era stato <strong>raccomandato da Veltroni</strong> per passione anche politica e amicizie paterne. <strong>Calunniatori dell’Urbe</strong> <strong>unitevi</strong>, siete malvagi, ma sapete farci anche ridere perché questo allenatore ha qualche titolo da sbattervi in faccia, anche ai tipi smemorati come finge d&#8217;essere <strong>il nostro caro Dan sfinito da troppe</strong> <strong>telecronache.</strong> Boniciolli è un temerario che ora spera di curare la grande malata portandola in ritiro durante la sosta natalizia e le feste. Si assicuri che in sede non resti nessuno a borbottare, si garantisca con un patto leale che lo dovrebbe legare al presidente disperato, perché in quel bosco ci sono <strong>lupi incompetenti, ma sempre affamati anche</strong> <strong>quando stanno per emigrare verso il calcio</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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