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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; peterson</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se sei juventino e ti piace il buon vino, non puoi appartenere alla Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                    di CLAUDIO PEA
Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta per la sua-mia-nostra Juve. Che poi il bel ragazzo che viene dal Cagliari sia fidanzato con Federica Nargi</span></strong>, la ventunenne velina mora di Striscia, dopo essere stato con Costanza Caracciolo, l’altra velina, quella bionda, come lui stesso mi ha confessato sorridendo, non me ne può importare di meno. Anzi. Beato lui e meglio per lui se s’infrattasse anche con una terza velina, magari dai capelli rossi, come quelli della storica fidanzata di Luca Toni,<strong> la modella Marta Cecchetto</strong>. In fondo Matri non è il nostro presidente del Consiglio, ma il goleador che mancava alla Juve da un sacco di tempo.<strong> Ettore Messina è invece del Milan</strong> e Sergio Scariolo è tifosissimo di quella squadra della quale il mio computer corregge sempre il nome con un altro pure di tre sillabe e due vocali. E’ tuttavia assai curioso che gli unici tre allenatori italiani di basket che corrono i Gran Premi d’Europa abbiano nel cuore tre squadre di calcio diverse. Così come non può essere solo un caso che i grandi capi della Banda Osiris siano tutti rossoneri o che pure Andrea Trinchieri stia <strong>dalla stessa parte di Tranquillo, Chiabotti e Buffa</strong>. Cioè del Diavolo. Sì, proprio dove lui mi ha mandato quando gli ho ingenuamente chiesto: “Scommettiamo che sei del Milan?”. Non avevo dubbi. Ho per questo<strong> respinto la domanda regolarmente presentatemi da Gianmaria Vacirca</strong> al pranzo offerto dalla Fabi all’Eataly di Torino, dove avrei volentieri bruciato la mia carta di credito, per poter ufficialmente entrare a far parte della famosa banda del basket che un giorno<strong> la Wandissima</strong> mi spinse ad inventare. Nonostante il direttore generale di Montegranaro abbia cercato invano di corrompermi <strong>prendendomi per la gola con una deliziosa crema</strong> di legumi della quale ho chiesto il bis estasiato prima dal delizioso profumo e poi dallo straordinario sapore. Ma Vacirca ha poco o nulla in comune con le abitudini e i costumi della Banda Osiris, con cui magari divide le esagerazioni e le manie di grandezza cestistiche: in primis la faccia, che non è proprio quella del pollastrello lesso cresciuto in batteria, ma vissuta <strong>di chi piace alle donne e non si nega il bicchiere</strong> (in più) di vino rosso. Rinnegando gli hot dog e la Coca Cola degli amici di merende. Ma soprattutto da piccolo Gianmaria non si perdeva un allenamento della Juventus. <strong>E per Alessandro Matri e i fratelli bianconeri</strong> va ancora letteralmente fuori di crapa<span id="more-2120"></span>. Come me. Tanto più che la Banda Osiris sta battendo in testa e puzza dalla testa, ha abbandonato il ritrovo sul Lambro e ora va <strong>a cena in zona Ticinese</strong>, s’è imborghesita e s’abbandona in piccanti love story di cui vi racconterò a breve su questi schermi se Dan Peterson me ne darà il consenso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora c’è dell’altro e, purtroppo, dopo il dolce ecco l’amaro. Dalla barchessa di Villa Minelli, poco fuori le porte di Treviso, dove tante volte in passato Gilberto Benetton mi aveva confessato i suoi amori e i suoi crucci per un mondo dei canestri al quale si era molto affezionato e dal quale pensava di aver ricevuto però poco in cambio</span></strong>, ecco l’annuncio che ha lasciato di pietra e sasso, e molti in braghe di tela: la famiglia Benetton abbandona il basket. E pure la pallavolo. <strong>Piove sul bagnato e tutto si fa grigio</strong>, più del cielo di Ponzano, come lo sguardo che incrocia quello di Gilberto Benetton che spiega: “E’ diventata una passione troppo costosa e infruttuosa”. Ma non è tanto e solo questo. “Mi sono disamorato del basket”, ora riconosce e svela. Mentre tutti abbassano la testa sentendosi colpevoli di chissà mai quali peccati di fede. Nessuno per la verità, ma la fine di ogni impero fa più male al volgo che ai suoi signori, padroni e sceriffi. <strong>Parole pesanti come macigni. Che forse erano anche nell’aria: da tempo infatti Gilberto e Lalla, la sua signora, non si vedevano più alle partite. Il caso Lorbek sicuramente l’aveva amareggiato e scosso. Il fedele e ruvido Giorgio Buzzavo si era da un po’ defilato e non ne voleva più sapere</strong>. La gente contestava e il Palaverde era spesso mezzo vuoto. Però nessuno l’avrebbe mai immaginato. Perché Treviso a breve organizzerà le finali di EuroCup. Perché Andrea Benetton e Claudio Coldebella avevano puntato su una squadra giovane che guardava fiduciosa al futuro. Perché Repesa era un investimento serio. Perché<strong> la Benetton dei cinque</strong> <strong>scudetti, di Kukoc e Del Negro, del Pero Skansi e del D’Antoni traditore, di Messina e Blatt, di Bargnani e Zisis, non poteva morire in questo modo</strong>.<strong> Ai piedi del Monte dei Paschi</strong> che negli ultimi tempi si è sostituito proprio alla Benetton come modello di società forte, sana, perfetta, invidiata e vincente. Meditate, uomini di poca fede. <strong>Meditate, ipocriti e farisei</strong>. Meditate voi che ancora andate cercando il Profeta quando lo avete sotto gli occhi e non lo amate come dovreste. Si chiama, vi piaccia o no, Simone Pianigiani. Voi che <strong>magari preferite invece idolatrare Andrea Trinchieri</strong>. Che è indubbiamente bravo, forse anche bravissimo, ma sempre appartenente ad un&#8217;altra categoria, inferiore (per ora) a quella di un allenatore che ha straordinariamente perso (e per sbaglio) <strong>una sola delle ultime trentasei partite</strong> giocate in Italia. <strong>Contro Varese</strong>. E contro un tal Taurino che ancora, dell’impresa, si vanta in giro per tutto il BelPaese.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=H" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; lutto nazionale ogni volta che i tre italiani vanno a letto senza cena&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 12:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena</span></strong> che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. <strong>Grande Michelori</strong>, ma non dica che è stato il riposo dell’estate a farlo volare. <strong>Deprimente la Rometta</strong> che tiene fino al 30-30 e poi svacca, come sempre. Filipovski dice che per competere a certi livelli non puoi avere cali di rendimento così evidenti nella stessa partita. Lo sapevamo già, lo sanno tutti cosa tiene in tasca la Lottomatica. Te li saluto gli italiani Crosariol e Datome. Da incorniciare <strong>il Washington che svacca</strong> quando sembrava bello carico. Male anche i giovani slavi. Da incubo. Leggiamo, noi Atavar, che San Antonio impallina a 2 decimi di secondo i Bryant Lakers, davanti ad oltre 19000 persone. Anche a Belgrado erano oltre 19000 persone. <strong>Ci volevano palle e acciaio</strong>. Leggiamo che Bologna guida nell’affluenza del pubblico e per incassi. Sabatini è un genio e fa bene a servire <strong>polpette avvelenate</strong> all’agente dell’indifendibile Kemp. Leggiamo anche di società avvilite perché hanno tanti spettatori, ma sono indietro negli incassi, vedi Pesaro, ma si scopre pure che Varese è indietro nelle presenze del pubblico, ma molto avanti con gli incassi. Pericolose variazioni anche se <strong>diminuire gli omaggi non è mai stato un errore</strong>, ammesso che ci siano strade per riempire i palazzi davvero. Ad esempio: Milano contro Biella dovrà vivere<strong> sulla sua luna di Assago</strong> non servita da una metropolitana, servita soltanto da autobus di servizio sconsigliati a chi soffre la ressa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Peterson e la sua legge: Siena non è qualitativamente più forte dell’Armani, ma ha meccanismi perfetti e per questo sembra irrangiungibile. Non sembra, è.</span></strong> Armani e la sua strana storia al centro: arriva Eze. Alleluia. Si fa male quasi subito. Sfortuna o…  Torna all’improvviso Petravicius nella Milano da imbottigliare dopo Treviso. Parlano di miracolo. Noi siamo perplessi, <span id="more-2102"></span>non vorremmo che l’agente del lituano avesse parlato con l’agente di Scotti appena ustionato dalla Virtus su certe presenze assenze. <strong>Lutto nazionale ogni volta che i tre italiani Nba</strong> <strong>vanno a letto senza cena</strong>. Provincialismo baggiano. Fanno quello che possono in squadre che danno quello che possono. Gallinari è un super e non deve mai leggere la stampa degli orgasmi che lo stuzzica dicendo di chiedere più palloni. Quelli sorridono ai D’Antoni e ai Peterson per poi ballare a Chreronea sulle loro sconfitte. Belinelli è in flessione fisica e mentale. Non siamo sorpresi. <strong>Bargnani è Bargnani</strong>. Non siamo sorpresi. Né ci stupisce che non siano alla partita delle stelle se ci vanno davvero le stelle. <strong>Inferno Nba</strong>: cari agenti, cari amici dei presunti talenti, segnalate ai vostri associati che Pekovic e Splitter, due che in Europa facevano strage, giocano poco, e che il russo dei Knicks è stato tirato fuori quando ormai si pensava che fosse nel gulag della Grande mela. <strong>Premio speciale ai dirigenti dell’Iraklis Salonicco</strong> che dopo aver perso il derby con l’Aris hanno chiesto ai giocatori le maglie per buttarle a terra al centro del campo : non erano degni di indossarle. Da noi quando?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=6" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Collina delle Croci: vediamo un po&#8217; chi le ha portate e chi le ha bruciate?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 13:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, Francia e Israele. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Francia e Israele</span></strong>. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone di ferro. Dipende dalle croci che ti porti dietro, da quelle che hai in squadra se il tuo pivot è lunatico e pericoloso per il gruppo, da troppe cose perché il destino di molte squadre lo deciderà il nume tutelare che garantisce ai giocatori Nba di starsene a Formentera, <strong>secondo Santi Puglisi questo è il buen retiro</strong> per tutti i cestisti che non hanno voglia di farsi un mazzo tanto, insomma in vacanza attiva come non direbbero Cuzzolin e Bargnani che ci danno dentro davvero nei mesi senza agonismo, piuttosto che rischiare problemi intestinali, digestivi, per cibo e compagni strani che pensano di essere bravi come te che sei stato tritato nel sistema Stern. Insomma <strong>diamo tempo a Simone Pianigiani di</strong> <strong>studiare un po’ la parte</strong> adesso che sembra indeciso fra il rigore messiniano, dopo aver sbattuto sull’ultima paratia stagna del Real quando sembrava che la casa blanca fosse allagata, e <strong>la voglia di farsi odiare alla</strong> <strong>Mourinho</strong> visto che adesso, quando vince in campionato, replica che sono risposte a chi aveva trattato male i campioni in Coppa. A noi va bene e avanza il piccolo figlio della Lupa con la sua giovanile arroganza e la sua meravigliosa modestia immodesta. Non abbiamo letto da nessuno parte critiche vere al Montepaschi. <strong>Sfiga,</strong> sì, sulla sfiga che ci vede sempre benissimo con Siena europea, hanno duellato un po’ tutti, ma la verità è che se giovedì, davanti ai 18000 del <strong>popolo Partizan</strong>, non ci sarà la grande prova, ci troveremo con l’Italia alla finestra, ancora una volta, nell’Eurolega che ci tratta sempre come terzo mondo del sistema anche perché se gli altri fanno incassi, hanno entusiasmo, da noi si scivola sul <strong>bagattismo precoce</strong>, dovendo già sopportare l’eclisse dei sensi seguendo <strong>le filastrocche di Sky.</strong></p>
<p><strong>Se una mattina ti svegli con un Gallinari che ne segna 29 a Detroit, poi scopri che il “ perfido” D’Antoni ha ritrovato in panchina</strong> quello che era il gigantesco prospetto <strong>russo Mozgov</strong>. Dopo tante partite di non entrato per scelta tecnica, cosa che capita anche a Pekovic e Splitter, il biondone ha giocato 40 minuti, segnando 23 punti, restando in campo, dicono dalla Mela Grande, anche dopo i primi 4 minuti di nefandezze. Ispirazione dantoniana e ne siamo felici. <strong>Togliamo</strong> quindi dalla collina lituana, per un giorno, <strong>la croce Knicks</strong>, ma restano tutte le altre e ogni squadra di serie A ha le sue<span id="more-2083"></span> da lucidare, sostenere, abbattere, bruciare come fanno i razzisti. Noi abbiamo individuato le croci che poi Pianigiani andrà a visitare con il suo staff se deciderà davvero di scegliere Belinelli come portatore di palla liberandosi dall’angoscia che l’Italia ,come dice giustamente <strong>Velenino Costa</strong>, oltre ad essere un Paese per vecchi è anche un paese che non riesce a creare più un vero regista, uno che vada oltre <strong>la sincope del pick and roll:</strong> palla parallela al terreno che viaggia veloce e arriva nelle mani del giocatore libero più vicino. Semplice arte del giocare insieme o roba del genere come direbbe Antonio Tritto allenatore che fa volare quello che resta della gloria di Desio, <strong>il mio caro capo sala</strong> nella clinica dove hanno provato un reastauro sull’orso &#8211; a proposito il simbolo di Siauliu Apskritis è proprio un orso &#8211; e dove per sedarmi mi permettevano di vedere<strong> Siena o Sato con il Pana</strong>, quasi mai Milano, assolutamente vietata Roma.</p>
<p>Dunque collina delle croci. Vediamo <strong>chi le ha portate e chi le ha bruciate</strong>:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SIENA</span></strong>: la croce di oggi è sapere se Jaric arriverà in tempo a dare un mano. L’altra è Michelori che soffre interiormente e non vuole pensarci perché sarebbe peggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong>: la croce nuova è il Peterson figlio di maga maghella, quella vecchia è il nano che vede oltre la collina dei Pecherov e dei Greer, che riesce a cambiare la vita ai Melli o ai Ganeto, convincendo Mordente e Rocca che si può navigare guardando le stelle e non le lavagne, senza pensare ai contratti in scadenza, ai Messina in arrivo, a quello che fa dell’Armani la bella rospizzabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CANTU&#8217;</span></strong>: la croce è trovarsi così in alto avendo peccato così spesso. Quando tutto sarà a posto attenti a questi lupi di Custer Trinchieri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO</span></strong>: la croce è sicuramente la presunzione di Allan Ray, ma è croce nazionale anche sapere perché Ford vive questa delizia di società e non salta per chi ha sogni europei. Lasciamo perdere il discorso dalla Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong>: la croce era ed è l’incompletezza della formazione, questo navigare a vista sentendosi la vera Virtus e sapendo di non poterlo essere per troppi motivi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">AVELLINO</span></strong>: si chiama croce quella che ti senti addosso il giorno in cui trovi gente per fare un bel gruppo, fai miracoli e ti trovi sempre in coda alla Caritas dei canestri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span></strong> infortuni incrociati, passioni incrociate, bestemmie incrociate con il gioco e l’anima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span></strong> la croce è sul tavolo dove gli americani non trovano la loro pepper cola per tutte le partite anche se, rispetto all’inizio, adesso sembrano persino felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ROMA</span></strong>: Croce di Washington, croce immensa sull’anima di chi non suda neppure per fare la doccia, su chi vorrebbe parlar male persino di Tanjevic perché in quella società il gioco preferito è far appare come cojoni quelli che ne sanno molto più di te.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span></strong> si mette in croce da sola anche se, fra volate vinte e perse, siamo sicuri che nel rosario di Atripaldi c’è anche una madonna nera.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TREVISO</span></strong>: la croce è nella stessa gioventù che si vorrebbe esaltare. Repesa che rischia per tutti viene trattato come l’orco che strangola i bambini nella culla anche se ti guardano con la faccia furba di Montejunas e Gentile. Siamo alle comiche critiche.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SASSARI</span></strong>: la vera croce è non avere il vero Diener per almeno tre settimane di fila. Per ora bastano e avanzano i pesci che moltiplica con Meo Sacchetti in lizza per essere allenatore dell’anni insieme a Vitucci.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CREMONA</span></strong>: la croce è tutta nella resistenza che manca quando c’è da ritirare il bel lavoro di un allenatore di talento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BRINDISI</span></strong>: il peccato originale e le troppe croci su uomini che sembrano incatenati a vecchi copioni: non capiscono la parte e il ruolo della città e della poassione che hanno intorno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VARESE</span></strong>: la croce di Recalcati è non trovare sempre le stesse motivazioni in giocatori che dovrebbero baciare la terra dove si trovano perché niente, nel basket italiano, si vive come nel consorzio varesino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TERAMO</span></strong>: una croce luminosa perché nessuno mollerà la presa prima che suoni l’ultimo gong come succede alle società dove le annate nere restano comunque annate istruttive.</p>
<p>Da questo luogo sacro non hai più vogliia di fare pagelle, ma se vi interessa diciamo che, <strong>Vitucci, Thomas, Ford, Rivers, Ramagli e Sacchetti</strong> sono i cocchi nostri della parte alta, mentre <strong>al rogo mandiamo Peterson</strong> e Pecherov, Varese che scalcia in direzione sbagliata e ai tiratori che pretendono l’ultima boccia e se la tirano in faccia.</p>
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		<title>Al passo del Lume spento cercando l&#8217;oblio e trovando il buon vino di Montalcino</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 11:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                              <strong><em>       di CLAUDIO PEA</em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Stavolta me la sono presa comoda. Molto ma molto comoda se il rientro a Venezia da Siena non è stata una folle corsa nella notte come negli anni ruggenti con l’Orso Eleni al fianco che non la smetteva mai di parlare per tenermi sveglio e non farmi uscir di strada sull’Appennino specie in quel tratto da Roncobilaccio a Pian del Voglio che detesto più dell’Inter di Moratti e le lavagnette di Tranquillo messe insieme</span></strong>. C’è chi può e chi non può. Io può, diceva quel presidente del calcio che anche non gradiva il caviale perché, raccontava, aveva troppe spine che gli restavano sempre in gola. Più che le spine, dovevo digerire un bel rospo. E più della caduta del Montepaschi col Real Madrid dovevo allontanare da me il fastidio di sentire la stessa gente che all’intervallo non aveva il minimo dubbio: “Simone è diventato più bravo di Messina”, mentre trequarti d’ora dopo criticava “quel Pianigiani che avrebbe anche potuto far giocare Aradori e Ress”. <strong>Come no? E pure il Michelori in abiti borghesi</strong>. Tutto il mondo è paese. E Siena non fa eccezione. Anche se la amo come la mia Venezia. Anche se ha le sue contrade e dovrebbe ormai averlo imparato meglio di tutte le altre che <strong>ogni volta non si può vincere il Palio</strong>. Anche se ha intorno le belle colline nelle quali è facile perdersi, come ieri ho fatto io col mio amico Nico, e più facile ancora dimenticare il mondo intero coi suoi vizi e i suoi cavalieri, le sue Santanchè e i suoi giullari.</p>
<p><strong>C’è una collina lassù sopra Montalcino, a seicento e pochi metri, che si chiama il Passo del Lume spento, dove già solo il nome t’invita all’oblio e fanno del vino e dell’olio da andare via di testa. Da capottarsi, come dice il mio amico di merende</strong>. Se fa il bravo, e la smette di compiangere chi non merita invece neanche un rigo, alla prossima occasione ci portiamo anche l’Orso Eleni per andare poi insieme a mangiare e bere, meglio ancora, alla trattoria del Leccio, a Sant’Angelo in Colle. Tanto più che poi, come sempre, guiderò io. <strong>Imparando che il miglior Brunello è quello della vendemmia del 2004, pochi mesi dopo il primo</strong> <strong>scudetto di Siena</strong> e l’argento olimpico di Atene<span id="more-2075"></span>. Col buon Carletto Recalcati in auge. Quando volemmo tutti credere che il nostro basket fosse risorto ed era invece arrivato al capolinea. Quando nessun azzurro giocava nella Nba e però si poteva tirare a campare lo stesso benissimo. Quando già quelli della Banda Osiris dicevano che Dan Peterson era un lume spento e non aveva altro da dire che “mamma butta la pasta” o minchiate del genere.<strong> Quando Gilberto Benetton</strong> si divertiva ancora ad andare a vedere le partite di basket e la Fortitudo dell’Emiro Seragnoli era la squadra da battere ad inizio di ogni stagione.</p>
<p><strong>Anche i corvi e le cornacchie del Belpaese adesso dicono che Siena è in parabola discendente o che comunque non potrà più fare il bello e il cattivo tempo in Italia e men che meno, se l’hai mai fatto, all’estero. Potrei obiettare che, al contrario, una volta uscita dall’Eurolega il Montepaschi avrà recuperato McCalebb, che sta a Siena come Ibrahimovic al Milan, ma soprattutto potrà dedicarsi</strong> solo al campionato e pensare unicamente all’Armani, però ho deciso di fare come Simone Pianigiani che non risponde alle accuse ed è sceso in trincea. Con la sua truppa e l’elmetto in testa. Aspettando altre granate e nuovi assalti del nemico. Che sono dovunque: si chiamino <strong>Montegranaro o Coppa Italia</strong>, dove l’invincibile armata di Peterson partirà favoritissima, o Caserta o Cantù che non sono il Real Madrid (ma poco ci manca) e sono allenate da Trinchieri e Sacripanti che, sentendo la Banda Osiris, sono anche meglio del cittì azzurro. Sarà anche come dicono. Vedremo. Intanto mi sono portato in trincea My Sky e mi sono rivisto il primo tempo di Siena <strong>contro le meringhe di Messina</strong> gustandomi gli occhi di fronte ad una difesa che in quattro o cinque occasioni ha costretto il grande Real a morire con la palla in mano dopo un inutile e frustrante ventiquattro secondi <strong>&#8220;giramento di palle” </strong>e di attacchi a salve. Lo so, le partite durano due tempi e non le vinci se nel quarto quarto segni sei punti e <strong>tutti firmati da Kaukenas</strong>, se Lavrinovic non infila canestri che di solito centra ad occhi chiusi, se Zisis non può portare la croce per una partita intera e Jaric non è neanche (per ora) il nonno di quello che diede spettacolo nelle due Bologna. Però nemmeno succede sempre d’avere difronte una squadra che non molla mai, come sono sempre state rognose quelle di Ettore Messina, né <strong>un Mirotic che t’ammazza</strong> con dieci punti di fila sparati in un amen e da tutti i cantoni quando la palla pesa più della Mole Antonelliana ovvero di Antonella Clerici e ti domandi e chiedi: “Ma quello è LeBron James o ho le traveggole?”.</p>
<p><strong>Scrivendo di Scariolo a Milano dal prossimo autunno ho sollevato un polverone da non credere e ho fatto arrabbiare un po’ tutti, anche il Nano ghiacciato che mi ha fatto sapere che è nelle sue intenzioni allenare l’Armani minimo per altre due stagioni</strong>. Giuro che non lo volevo e, al contrario, pensavo di fare a tutti soltanto del bene evitando a Dan gli stress dell’Eurolega e augurando a Sergio non la galera, ma una panchina prestigiosa come quella milanese. Insomma un po’ mi costa, però stavolta devo dare proprio ragione alla mia Tigre che mi consiglia sempre di farmi una bella spaghettata di cavoli miei a mezzogiorno e pure a cena. E comunque sapete cosa vi dico? Anche qui staremo a vedere. <strong>Sperando di non aver anzitempo toccato un nervo</strong> <strong>scoperto</strong> o, peggio, d’aver messo i bastoni tra le ruote a un progetto in fieri di Santolli che è l’avvocato &#8211; guarda caso &#8211; sia di Peterson che di Scariolo. O kappa, ne riparleremo, ma intanto lasciatemi chiudere con uno <strong>chapeau a Ettore Messina</strong>. Compaesano mio, ha ragione Fuocherello Fuochi: sei sempre il migliore. Soprattutto dopo che mi hai confidato mercoledì, prima della partita con Siena, che in Spagna ne hai trovati di giornalisti molto ma molto più rompicoglioni di me. E meno bravi?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Perchè no allora Bianchini a Roma?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 10:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA 
Ho aspettato tutto l’After Day del basket prima di mettermi solo oggi a scrivere. Mi avevano detto infatti che nel tardo pomeriggio di ieri la Lottomatica avrebbe licenziato Matteo Boniciolli e assunto Valerio Bianchini, che oltretutto ha sette anni e mezzo meno di Dan Peterson, ma Claudio Ciglione Toti non ha trovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong> </p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ho aspettato tutto l’After Day del basket prima di mettermi solo oggi a scrivere. Mi avevano detto infatti che nel tardo pomeriggio di ieri la Lottomatica avrebbe licenziato Matteo Boniciolli e assunto Valerio Bianchini, che oltretutto ha sette anni e mezzo meno di Dan Peterson, ma Claudio Ciglione Toti</span></strong> non ha trovato il tempo di telefonare al Vate di Torre Pallavicina dopo aver incassato un no secco, cioè dray, e sgarbato proprio dall’inacidito Nano Ghiacciato <strong>(“Io alleno solo Milano:</strong> <strong>okay?)</strong> ed essersi giocato anche la carta Boscia Tanjevic <strong>(“Io non posso</strong> <strong>tradire mio figlio Matteo”).</strong> Ho provato invano anche a chiamarlo all’ora di cena, ma la segretaria mi ha detto che non poteva disturbare il presidente che si era rinchiuso dalle sedici nella mansarda del suo hotel e, invece di buttarsi giù dal terrazzo che domina tutta la capitale con <strong>una pietra (preziosa)</strong> al collo come gli consiglia di fare da qualche tempo l’amico e <strong>consigliere Walter Veltroni</strong>, stava esaminando insieme ai legali la possibilità di presentare ricorso all’alta corte della Fiba perché non gli era andata ancora giù d’aver perso in quel modo con Treviso la finale per il settimo e ottavo posto del concentramento romano dell’under 19 d’Eurolega. <strong>Povero Toti</strong>, dal giorno in cui Boniciolli gli aveva garantito che avrebbe vinto lo scudetto a mani basse con <strong>il Big Three de noialtri, Datome-Crosariol-Vitali</strong>, non ha più avuto pace e vede nemici dappertutto. Non solo infatti ce l’ha con gli arbitri che secondo lui favoriscono sfacciatamente la Benetton anche nelle partite del settore giovanile, ma soprattutto con il general manager Piergiorgio Bottai che pure le ha tentate tutte per convincere Boniciolli a dare spontaneamente le dimissioni, ma non c’è stato verso.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Certo è che Ciglione ha proprio delle belle pretese. In fondo la Lottomatica ha pur sempre conquistato le Top 16 dell’Eurolega suonando gli svizzeri, pardon i belgi dello Charleroi, e i wuersteloni del Bamberg</strong>,</span> sì del titolatissimo Bamberg, e prima di cadere a Caserta, dove è pure inciampata Cantù, aveva vinto tre partite di fila con squadre della portata di Teramo, Biella e Sassari. O no? E poi sul conto di Boniciolli si potranno anche dire tutte le cattiverie di questo mondo, come quella del <strong>doppio lavoro Roma-Trieste</strong> o della sua allergia allo stacanovismo perverso di Simone Pianigiani, oltre al fatto d’essere un raccomandato di ferro del <strong>Partito democratico</strong>, che non mi pare poi una cosa da nascondere<span id="more-2056"></span> e men che meno da censurare, ma di sicuro nessuno potrà mai obiettare che il nostro <strong>Ecumenico non abbia un cuore più grande di una casa</strong>. Difatti rivivendo stanotte come un incubo i quaranta minuti, per fortuna senza supplementari, altrimenti <strong>mi sarei già sparato</strong>, della partita di mezzogiorno del Basket Day, non venitemi a raccontare che Don Matteo non ci abbia messo il massimo del suo impegno per evitare che<strong> il presidente Rosario Caputo</strong> prendesse finalmente il coraggio a due mani e licenziasse su due piedi, in caso di una nuova sconfitta con Roma, <strong>Stefano Sacripanti</strong> come sogna ormai di fare dalla prima giornata di questo campionato. “Il fratello va salvato costi quel che costi”, era stato <strong>l’ordine perentorio partito dall’alto</strong> e Boniciolli, fedelissimo seguace di Cicciobello Tranquillo, contravvenendo persino al dictat da Trieste di Boscia Tanjevic, ha obbedito come del resto aveva fatto tempo fa <strong>un altro adepto alla Banda Osiris</strong>, il grande Andrea Trinchieri che pure lui ha lasciato deliberatamente le penne <strong>sulla piana del Volturno</strong>. Tra gli ulivi e i noci dove nascono anche i bonsai.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ce ne vuole infatti per fare giocare ancora Superbone Vitali che si palleggia la palla tra i piedi, rallenta il gioco, perde palla e, quando tira, è grasso che cola se prende il ferro dei canestri. E qui non scherzo più</span></strong>, anche perché la mia satira da tre soldi sconfina spesso nell’umorismo sciocco e frana in un mare di “cazzate” che Acciughino Pittis proprio non riesce a capire e ancor meno a digerire. E c’ha ragione da vendere, ma è più forte di me: preferisco ridere per non piangere. Pensando per esempio ai <strong>62.092 telespettatori</strong>, non uno di più, che hanno seguito su Sky la partita delle partite dell’anno, Siena contro Milano, del 5 dicembre scorso. <strong>Numeri ridicoli, audience da TeleLecco</strong>, poche balle. E viva la Rai, o no? E allora torno sui miei passi e chiudo rotolandomi sul tappeto, tenendomi la pancia, come fece mio cugino più piccolo quando mia madre gli disse che mi sposavo. E<strong> avevo appena vent’anni, Peterson allenava in Cile</strong> e solo tre stagioni dopo sarebbe sbarcato a Bologna, suonava la chitarra ed era un capellone. Come ho fatto ieri pomeriggio quando mi hanno detto che Dan sarebbe tornato ad allenare Milano e ho guardato subito il calendario: non era il primo di aprile. Sorpreso, ma anche felice. Di nuovo bambino <strong>con lo</strong> <strong>zucchero filato pasticciato sulla faccia</strong>. Già pregustando i titoli in prima pagina, le belle penne della nostra pallacanestro che rientrano all’ovile, <strong>pecorelle smarrite</strong>, le conferenze stampa affollate e lui, meraviglioso nonno, che spara “cazzate” come mi ha detto Acciughino e dicevano quelli della Banda Osiris che lo fecero fuori da Sky perché lo giudicavano ormai lesso e rincoglionito. <strong>Ringraziando Livio Proli del suo colpo di genio, ma anche da matto, e sognando che il Ciglione faccia lo stesso</strong>: via Don Matteo e di nuovo il Vate. Peterson contro Bianchini: sarebbe una favola. Con lo stesso lieto fine degli ultimi quattro anni: sempre lo scudetto a Siena.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno di Dan: mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 23:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano. Sostituisce Piero Bucchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano</span></strong>. Sostituisce Piero Bucchi, qualche giorno prima di compiere 75 anni. Se è una bufala, ditecelo subito. Perché altrimenti prendiamo il primo biglietto possibile per una partita dell’Armani, <strong>ci piantiamo in tribuna</strong> qualche ora prima della palla a due e aspettiamo di rivedere dal vivo <strong>uno dei miti dell’infanzia</strong>, dei compagni dell’adolescenza, delle certezze dell’età adulta. Diceva Flaiano che la parabola di una carriera è scandita da locuzioni nitide: giovane promessa, solito stronzo, <strong>venerato maestro</strong>. Per anagrafe, di Peterson abbiamo conosciuto solo l’ultima, da quando ci faceva innamorare del basket Nba con le sue telecronache <strong>dal “Pandemonio” del Boston Garden</strong>, oppure, qualche anno più tardi, ci salutava da un <strong>playground di Salsomaggiore</strong>, l’estate in cui il suo Nba Camp ospitava <strong>Ron Rothstein e Kenny Smith</strong>. Intanto, avevamo conosciuto gli ultimi successi: <strong>la leggendaria rimonta della Tracer</strong> Milano contro l’Aris Salonicco in Coppa dei Campioni, la vittoria in finale <strong>contro il Maccabi Tel Aviv</strong> col commento di Aldo Giordani, il ritiro prematuro dalle scene sportive, per far <strong>scintille solo dietro ai microfoni. </strong><strong>Peterson è tutto questo</strong>: America, accento inimitabile, basket, memoria storica, dato inconfutabile, spettacolo, televisione, wrestling, entusiasmo, curriculum, fotografie, spot, titoli, <strong>D’Antoni-McAdoo-Meneghin</strong>, anni ottanta (e poi novanta e duemila e oltre), commento, critica, punto esclamativo. <strong>E più di ogni altra cosa: coach</strong>. Come lo chiamano tutti, come sarà sempre<span id="more-2048"></span>, al di là di ogni altro ruolo, di ogni altra versione più o meno nota. È la stessa persona che ha scritto <strong>“Basket schematico”,</strong> dove ci insegnava che per dare la carica ai giocatori a volte bisognava disegnarli in un poster da affiggere all’interno dello spogliatoio, col fumetto che diceva cose tipo <strong>“andiamo a vincere”.</strong> O consigliava, per lo stretching, l’esercizio “Jerry Lewis”. Unico, anche se non sappiamo se questa volta basterà. Alle prese, 23 anni dopo, con una squadra relegata a ruota di scorta della leader Siena, uscita dall’Europa e dai titoli sui giornali, precipitata d’un balzo nella polvere <strong>nonostante le paillettes del suo stilista-sponsor</strong>. È come l’assassino che torna sul luogo del delitto, e si rimangia il lungo esilio (che mai è stato buen retiro)<strong> per rispondere a un vizio antico</strong>, il richiamo della foresta a base di scivolamenti difensivi e zone<strong> 1-3-1</strong>.</p>
<p> Non sono più i tempi della<strong> Banda Bassotti</strong>, né del palleggio-arresto-e-tiro. Ma è un basket, quello odierno, non migliore di quello che Peterson ha lasciato: meno tecnico, più muscolare, mortalmente grezzo e banale. <strong>Non sappiamo che ne sarà di lui</strong>, se farà meglio di Piero Bucchi, se lascerà un segno indelebile come quello che richiederebbe una storia come la sua. Di certo, è <strong>un atto di prodigiosa</strong> <strong>incoscienza</strong> rimettere in gioco, oltre all’immensa credibilità sportiva, anche una certa riconoscibilità televisiva che ha forse fatto dimenticare a molti le vere origini del personaggio: su un campo da basket, in piedi davanti alla panchina. Roba più <strong>dura e selvaggia</strong> di un qualsiasi prime time. Dimenticate quindi, almeno per quest’anno, le battute, la simpatia e l’intercalare.<strong> Il coach è</strong> <strong>di nuovo uno di noi</strong>. Mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Ha poco da raccontare Dan Peterson senza difesa non vai da nessuna parte</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 13:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove</strong> <strong>vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una</strong> <strong>scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti</strong></span>, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per lui e la Franca, tanto per farci raccontare dove aveva trovato la giacca che ha indossato a Roma per la stella d’oro del Coni smemorato. Un incontro che potrebbe farci anche bene se nel triangolo <strong>attirassimo pure il Boscia</strong> e si potesse brindare insieme a <strong>Gianni Menichelli</strong>, mandando in mona gli assetati di sangue della Roma cestistica che non deve essere tanto diversa da quella calcistica se tutti sanno tutto, anche non sapendo niente. Vedremo di farlo prima che i chirurghi infieriscano, le chemio facciano appassire, gli anni si vendichino delle nostre notti senza fine, <strong>delle nostre esplorazioni oltre la</strong> <strong>cirrosi</strong>, magari ci si ritrova per <strong>la mostra di Paolo Conti,</strong> grande cestista, grande artista che esporrà i suoi lavori all’ex Conceria del Tabacco dove accenderemo, stando fuori, si capisce, i nostri sigari, portando le nazionali nel sacrario del primo <strong>Grigolitri</strong> del mondo. Se non vi va bene Rovereto, seguiteci invece nella Marsiglia di Jean Claude Izzo e nel suo Casino Totale per cercare <strong>una bouillabesse</strong> degna del ricordo delle<strong> zingarate con l’avvocato Porelli</strong> che si divertirà un mondo vedendo come si comportano i suoi presunti eredi sportivi, anche se <strong>Torquemada li brucerebbe tutti</strong> e subito<span id="more-2023"></span> quelli che nel nome delle sinergie, del progresso, della multimedialità, si dimenticano che l’Avvocatone per difendere i colori della Virtus mandò a quel paese miliardari con bollicine, <strong>gente da brodo</strong>, si sono scordati che la difesa della bolognesità, dove era compresa anche <strong>la tribù Fortitudo</strong>, veniva prima di ogni altra cosa e, come disse all’ex <strong>sindaco Guazzaloca</strong> che chiedeva il suo aiuto per una ricandidatura, i soldi si trovano, ma prima bisogna avere delle idee e delle certezze da non tradire mai.</p>
<p><strong>Forse è meglio se stiamo nel Churmo marsigliese per capire questa conversione quasi generale alla difesa. Era ora, anche se il tredicesimo</strong> cavaliere aveva già segnalato che il messaggio forte arrivava, come sempre, da Siena, per la super coppa.<strong> Senza difesa non vai</strong> <strong>da nessuna parte </strong>e il Peterson che ci vorrebbe convincere a credere al benefico aiuto dell’attacco per dare anima alla difesa gli ricordiamo lo scudetto del 1982 quando dopo la vittoria a Pesaro si ritrovò <strong>spiazzato dalla “ mossa” di Skansi </strong>che, tenendo fuori Kicanovic dal quintetto, costrinse il Billy a pensare soltanto all’attacco, salvo svegliarsi sotto i colpi di <strong>Boni,</strong> quello grosso, non quello che a Sky, per fortuna, <strong>non ha pietà per le troiate, non risparmia nessuno e non ci spacca i maroni con le giocate da raccontare ai nipotini.</strong> Ci volle una bella dose di veleno per quel 73-72 che dava il titolo, ci volle un recupero della ferocia difensiva perduta. Ora tutti cantano le lodi della difesa e lo fa persino Claudio Toti che poi dovrebbe spiegare come si può avere ferocia difensiva se hai comperato certi giocatori, se hai dato spago a certa gente, se<strong> la confusione Lottomatica</strong> nasce proprio dalla mancanza di un mansionario che ha mandato nel pallone fior di allenatori e di giocatori: vai in campo se difendi, altrimenti ti siedi. Gloria alla difesa anche per chi perde e questo è un buon segno. Una base sicura direbbero a Biella <strong>dopo aver mandato Repesa ad ululare sul Montello</strong> contro il Pozzana che deve averne subite tante <strong>ai tempi in cui regnava Buzzavo</strong> se ha potuto decidere una partita andando dietro all’istinto persecutorio di chi esagera nell’interpretare un ruolo, un po’ come nella <strong>barzelletta dove</strong> la madre schiaffeggia il figlio e poi si giustifica con le amiche sconvolte: è un presuntuoso, vuole scoreggiare come suo padre e poi si caga addosso. Evviva per noi che siamo sempre stati nel porto delle nebbie dove una sana difesa ha dato la gloria alle grandi squadre.</p>
<p><strong>Pagelliamo insieme</strong> prima della bouoillabesse marsigliese, prima di sentire il cannone di Rovereto, prima del canto libero per lo sfondamento preso da Gallinari sull’entrata di Carmelo Anthony che ha deciso per la vittoria Knicks su Denver, alla faccia di chi voleva lo scambio, alla faccia di chi, come tanti di noi erano già pronti a tradire D’Antoni:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Gino Nini BURCOVICH</span></strong> un grande arbitro che ci ha appena lasciato, uno della scuola veneta arrivata al culmine con Cazzaro e Zanon, arrivata, finalmente, a comandare con Zancanella presidente della ciurma in costante ammutinamente, loro che dovrebbero aver sposato la legge, perché salutando lui sappiamo di trovarci di fianco i fratelli dell’altra grande scuola arbitrale, quella toscana che il nuovo presidente CIA farà bene a tenersi stretta più della curia norcina.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Matteo SORAGNA</span></strong> perché fra tutti gli ex in cerca di una vendetta, lui, per la verità, sapeva che Treviso avrebbe dovuto congedarlo per camminare su sentieri diversi, ha scelto la lama del cavaliere temerario che ha costretto Rercalcati a parlar male di chi, buttando bambino e acqua azzurra, si è dimenticato del ciglione. Un colpo decisivo, l’ultimo, in una partita normale. Ma tutti sapevano che sarebbe stato lui a completare l’opera iniziata da altri e non tutti dentro il campo.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al falco HAWKINS</span></strong> che dopo essere passato nella centrifuga senese ha deciso di tornare ad essere Rodomonte per l’Armani che adesso gli affida tutti i suoi beni, nella speranza che il mondo diventi più bello visto dal perimetro visto che al centro si fanno soltanto male e Rocca non può diventare mastrolindo per tutte le battaglie.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al Gigi DATOME</span></strong> che non si è fatto incantare dalla intervista al miele dopo il partitone di Teramo perché è il primo a sapere che il piacere d’amore dura un attimo, pena d’amore dura tutto un campionato.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al VACIRCA</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che ha capito per primo cosa succede in squadre come Montegranaro se la gente che la vive e la fa vivere dimentica di allacciarsi le belle scarpe che porta e non ricorda i chilometri fatti dal ciabattino per trovare la pelle e confezionarle.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al presidente di Teramo</span></strong>, il lungimirante<strong><span style="text-decoration: underline;"> ANTONELLI</span></strong> che, prima di farsi processare da chi non capisce cosa accade nelle società di provincia se mancano certi aiuti, deve ammettere che non poteva essere una mossa alla calciaiola, come quella di cacciare l’allenatore, la salvezza per una squadra a cui mancano i mezzi tecnici e fisici per reggere l’urto, perché non sempre può essere Avellino alle prese con Marquis Green.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Daniel HACKETT</span></strong> se non spiega a tutti quali sono gli effetti di una sana alimentazione con pesce adriatico, se non fa attenzione al furore del Cusin, stranamente sorpreso dai fischi di chi una volta lo amava, come se scoprisse adesso il livello di cultura sportiva nazionale, che si ferma spesso al palo per infortuni somatizzati.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo strano ERE di Caserta</span></strong> che ogni tanto esce dalla reggia dove pensava di poter vivere beato fra mozzarelle di bufala e partite che sembravano bufale perché la sua serie nel tiro da 3 ci dirà che la Pepsi è guarita, mentre tutti sanno che lo sarebbe stata da tempo se tutti avessero avuto pazienza.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">alle ASSOCIAZIONI giocatori</span></strong> ed allenatori se non manderanno subito una circolare ai loro amministrati per far sapere che ogni intervista, ogni pisciatina fuori dal vaso, ogni copertina, per gente fragile, per gente che ama il Narciso dentro la piccola anima, può diventare un boomerang e ci sono fiori di risultati a dimostrarlo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">ai NIPOTINI</span></strong> che non tireranno la pappa in faccia a tutti quei poveracci che terranno nella nastroteca di famiglia quelle telecronache fotocopiate, a SportiItalia ad esempio, invece di copiazzare gli skayoloni perché non uniformano la grafica?</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla mente diabolica</span> del programmatore<span style="text-decoration: underline;"> SKY</span></strong> che per la terza volta mette in contrapposizione il basket di una città con la squdra di calcio della stessa. Dopo Siena e Bologna eccoci a Roma. Milano freme e chi considera zero il basket in TV si sganascia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Tutti a lezione da Micione Recalcati per capire come si finge d&#8217;essere bolliti&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 21:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici. Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dai boschi di Montalcino cercando di sparare a chi vorrebbe mettersi nel carniere troppi tordi per una sagra dove basterebbero i pinci e la trippa con lo zafferano a rendervi felici.</span></strong> Fucile armato per andare a caccia, invece, di chi confonde la flora del campionato con la fauna di un torneo ancora tutto da scoprire, anche se la fretta fa ingigantire il primo posto dell’Armani perché non eravamo più abituati, noi piccoli e grossi <strong>Guglielmo Tell</strong> del canestro, a celebrare una prima in classifica diversa da quella che ci proponeva <strong>Siena</strong>, la prima, per la verità, a prenderci per tordi con quella super coppa giocata morsicando le caviglie anche del custode del <strong>Palasclavo</strong> che adesso è diventato Extra. Quella difesa che portava angoscia, quella caccia spietata ci aveva confuso: pensavamo che fossero gli altri a doversi preoccupare, mentre, in realtà, era il <strong>principe Pianigiani</strong> a dover fare i conti sulla resistenza, mentale più che fisica, della sua squadra da impeto ed assalto. Non era difficile immaginare che calando certe tensioni, mancando la pedina dell’americano in pratica mai visto, perché <strong>Malik Hairston</strong> è sempre in mano ai medici, ci sarebbe stato un rigurgito del primo latte e lo si è visto bene <strong>nel sacco di Varese</strong> dove i campioni erano diventati prevedibili per <strong>il Micione Charlie</strong> che dal primo secondo ha pensato all’ultimo centesimo da giocare spalla a spalla. <strong>Tanta polvere per una sconfitta a Varese?</strong> No, certo, anche perchè il Pianigiani deve<span id="more-1929"></span> soffrire l’aria del Sacro Monte visto che ci ha sbattuto le ali <strong>contro Magnano,</strong> <strong>contro Bianchini</strong>, visto che su quel campo qualcosa lo disturba e gli impedisce di mandare i raggi gamma verso una squadra che in questo momento <strong>non ha il miglior Stonerook</strong>, non ha il vero<strong> Kaukenas</strong>, non ha niente da <strong>Michelori </strong>che va sempre fuori giri, dall’<strong>Aradori </strong>che impara lentamente come se avesse le orecchie chiuse per ascoltare soltanto la musica di chi gli domanda sempre la stessa cosa: <strong>valeva la pena?</strong> Certo che vale la pena imparare a giocare avendo un buon tiro, ma valorizzando soltanto quello si è giocatori da basso impero. Avrebbe dovuto capirlo già con la nazionale, ma certo non è facile resistere alle copertine e alle adulazioni, guardate cosa succede al<strong> Gallinari di New York</strong>, sofferente al polso, ma non soltanto a quello, <strong>vicinissimo a farsi ripudiare dai</strong> <strong>Knicks </strong>perché nella finta intervista che ci hanno obbligato a fare per intrattenere<strong> D’Antoni</strong> una frase di Arsenio ci è rimasta nella testa quando gli chiedevamo se pure lui, come il Gallo spennato da chi considera i campioni balocchi da vendere in ogni ora del giorno e della notte, aveva in mente di chiudere la carriera in Italia: &#8220;Mi piacerebbe, ma se le cose vanno male, se lui gioca così e io vinco poco, allora saranno gli altri a farci tornare subito dove eravamo”.</p>
<p><strong>Ecco, gente, fate attenzione. Lo diciamo al Piero Bucchi che dopo essersi abituato alla schermaglia con chi non lo vede davvero come generale dell’Olimpia Armani, o, almeno, non un generale che possa fare storia</strong> e, soprattutto, opinione, come<strong> Rubini</strong> o <strong>Peterson</strong>, si è trovato spiazzato quando ha dovuto parlare da primo in classifica con tutti i guai che si ritrova dopo l’infortunio di <strong>Pecherov.</strong> Bisogna abituarsi a tutto, andare <strong>a lezione dai Recalcati per capire come si</strong> <strong>finge di essere bolliti</strong> e poi si tira il colpo di stiletto come faceva il genio capace di portare all’aclamazione l’Elisabetta figlia della Bolena quando gli altri pensavano di poterlo sorprendere nel sonno o con le braghe calate per un amore impuro. Il tempo ci dirà altre cose su Siena che ora ha un motivo in più per ribellarsi: quando vinci tutti amici, quando perdi ecco le iene in piazza e i corvi sul tetto. Il poco tempo deve consigliare <strong>Milano </strong>a cercare subito un sostituto al centro per non fare i tuffi in piscine vuote come nelle ultime due stagioni e la partita persa in casa contro <strong>Lubiana</strong> dovrebbe dare più lezioni della vittoria sul campo di<strong> Biella</strong> dove, come immaginavamo, non è tutto oro quello che luccica, ma se hai tanti amici quelli poi s’inventano cose che non esistono. Un po’ come i progetti per i giovani sbandierati da tante società. Ci è venuto in mente <strong>piangendo la morte</strong> <strong>di</strong> <strong>Marco Binda</strong>, classe 1942, tiro meraviglioso, ironia stupenda, testa e cuore, perché lui nasceva nel famoso oratorio della Ricca quello dove, una volta, allenando ragazzini, lasciammo un bel vestito nuovo strappato sulla ringhiera di una scala infida, quelo dove nascevano giocatori belli come quelli del Pavoniano, di altre scuole basket milanesi che non vediamo così coinvolte, non riusciamo a vedere produttive al di là dei ragazzi da portare al campo per fare numero, per pagare quote, per passare il tempo che le famiglie non hanno da dedicare.</p>
<p><strong>Tornando a Milano, infilzata da Lubiana, dobbiamo fare lo stesso discorso pensando a Roma che, contrariamente a quello che pensa Boniciolli, non è</strong> <strong>prima in Europa soltanto perché ha battuto Bamberg e Charleroi.</strong> Certo che sarà pure in ritardo<strong>, </strong>per aver fatto una preparazione balorda in mezzo a troppi infortuni, ma nella scala Mercalli dei giramenti vi diciamo subito che resta la<strong> Lottomatica</strong> quella che, se gioca male, ti fa stare proprio male. <strong>Siena</strong> non ha giocato benissimo, ma le credi quando ti dice che migliorerà molto. <strong>Milano</strong> non fa sempre bene, ma <strong>le credi se va in caccia del 26° scudetto</strong>, <strong>Cantù </strong>può andare fuori di testa cercando di educare i nuovi registi, ma senti che è pronta per essere una quarta da corsa,<strong> Bologna</strong> ti fa venire il nervoso perché chi punta alla testa di<strong> Lardo</strong> vuol farci credere che la Virtus è fortissima, ma sul campo la capisci. <strong>Roma, come Treviso, invece, sbatte le alucce e si brucia sulla stessa lampada votiva delle ultime due</strong> <strong>stagioni</strong>. Per risanare bisogna dire la verità: difendere a prescindere presunti talenti, perché il convento passa quello, porta all’infezione e se nelle prime uscite vedevi i nuovi di Roma e Treviso con gli occhi da tigre adesso li vedi guardare verso la triste rupe dell’incomunicabilità, spaventati da quelle facce di compagni mai solidali, che appena possono dicono che sei tu a farli giocare male, tu allenatore, tu compagno di squadra. <strong>Ora diteci voi se è stato giusto portare Boscia</strong> <strong>Tanjevic in quell’inferno</strong>, diteci voi se a Treviso si può ancora cercare degli asini per brucare l’erba spacciandoli per purosangue, anche qui dando subito la colpa a chi, come <strong>Repesa</strong>, dovrebbe avere imparato, dopo Roma, che, se ti arrendi, loro banchettano fino all’alba. Meglio portarseli tutti in miniera e, se sgarrano, mangiargli la faccia e qualche euro dal contratto.</p>
<p><strong>Pagelle, cari amici, magari saranno le ultime visto che vado in riparazione</strong> e dalle anestesie, si sa, molte volte ci si risveglia, se ci si risveglia, vedendo tutto in maniera diversa, magari non vedendo più in là del proprio naso come in quel giallo americano sulla porcilaia degli ospedali dove non vivi se non paghi:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che ha spiegato bene la differenza fra vassalli e valvassori, che ha portato in tavola il bollito, ma con dentro grani di cianuro. Nell’arte di cucinare è ancora un maestro,il suo problema, ovunque ha vinto, è stato riempire poi la cantina per andare avanti nei giorni della carestia. A Siena, come a Bologna, in nazionale come a Varese. Ora vediamo come reagisce Sly alle dolci carezze.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Walter FUOCHI</span></strong> perché in questi giorni dove ci si batte, in testa il gigante Dallera, per far avere i giusti riconoscimenti a Franco Grigoletti, è proprio bello ritrovare vecchi compagni di viaggio che ti conquistano quando scrivono, quando possono scrivere. Lui ci ha regalato una storia stupenda e drammatica, non inedita, li dico per quelli che amano definirisi scuppisti, come quella che ha ispirato il film NBA su chi era fratello nella Jugoslavia, madre di tutte le scuole cestistiche europee, chi era re come Vlade Divac e Drazen Petrovic. Ci mancava il più saggio dei puffi, dovrebbe mancare anche al suo giornale perché tenerlo soltanto per giorni speciali è un grande spreco, ma d’altronde facevano così anche alle Olimpiadi dove lui doveva fare il capo alla banda dei copiatori uniti, dei galli senza cresta, dei pavoni dell’ultima provetta.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MACIULIS</span></strong> che rappresenta bene il nuovo castello Armani, adesso cerchiamo di non mischiarlo con altro vino o, peggio, di allungarlo nell’acqua dei cambi che lo fa diventare subito un lituano senza corazza.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA FELIX</span></strong> che fa un bel quattro su quattro in una gioirnata difficile: Cantù sbanca Roma, Milano diventa prima a Biella, Cremona scopre la gioia del successo a Brindisi, Varese mette Siena dietro le altre dopo quattro anni di gioiosa dittatura.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al Romeo SACCHETTI</span></strong> che fa degli scherzi incredbili a chi dava Sassari come sicura retrocessa. Il Meo è sempre stato così, camicia slacciata, petto al vento, Nureyev sul campo e nell’ironia, uno che vince e alla fine si vergogna pure per aver costretto il suo uomo chiave a giocare da infortunato.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">alla SLOVENIA</span></strong> che ci fa impazzire perché mentre i sapientoni ci dicono che bluffa e ci ruba, ci ruba?, l’organizzazione degli Europei, loro costruiscono palazzi che non assomigliano davvero ai nostri ruderi, perché quando gli agenti scherzano sulla pochezza degli americani dell’Olimpia Lubiana, spiegando che sono al livello degli stipendi che non vedono spesso, loro vengono a sbancare il Forum di Milano. Senza parlare degli sloveni nel mondo e degli italiani nel mondo: 10 a 0 per loro.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">agli UNDER sotto inchiesta</span></strong> per fughe dagli alberghi, per risse in locali dove non dovrebbero neppure passare a chiedere un bicchiere d’acqua. Cerchiamo gli spazi per i giocatori italiani dopo averli portati davvero a scuola, dopo aver insegnato a molti di loro che la mamma non è l’agente, ma la società.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">agli AMERICANI o STRANIERI</span></strong> da sbarco che vengono offerti quando sei in emergenza e poi ti sfasciano squadra e appartamenti. A Pesaro stavano prendendo uno come Strawberry che a Bologna ha lasciato un prezioso ricordo: 106 multe non pagate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a CASERTA</span></strong> intesa come tifosi se non farà quadrato cercando di capire bene cosa sta succedendo ad una squadra che l’eurolega ha costretto a modificare troppe cose e che ora non sa più come prendere certi giocatori che hanno dimenticato il concetto squadra.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a  BRINDISI</span></strong> e non tanto perché fa molto meno di quello che avevano previsto tutti, abbiamo sentito allenatori dire al presidente dell’Enel basket che aveva una squadra da primi quattro posti, ma per questo caos del palazzo ristrutturato dove i parcheggi sono una tragedia, dove è difficile sedersi per guardare, figurarsi per lavorare, dove ti prendono in giro se fai il giornalista sul pisello quando invece questa ObsoLega dovrebbe garantire almeno il minimo.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA</span></strong> se farà diventare la vita romana di Tanjevic più difficile di quella che già gli spetta quando va a tirar su di morale quelli che dovrebbero fargli la chemioterapia perché questo fighter della vita soffrirà, ma non si arenderà mai, neppure davanti all’evidenza.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Perchè il basket sta così sulle scatole a Repubblica? E&#8217; tutta colpa di Meneghin&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 21:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calci e veleni]]></category>
		<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                      di CLAUDIO PEA
Qui va a finire che non compro più Repubblica. Altrimenti mi mangio il fegato e francamente non credo ne valga la pena soltanto perché sulle pagine sportive la pallacanestro è trattata come la figlia della serva e persino peggio delle freccette o del curling. Sarà infatti anche il mio quotidiano preferito che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                      <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Qui va a finire che non compro più Repubblica. Altrimenti mi mangio il</span> <span style="text-decoration: underline;">fegato e francamente non credo ne valga la pena</span> <span style="text-decoration: underline;">soltanto perché sulle pagine sportive la pallacanestro è trattata</span> <span style="text-decoration: underline;">come la figlia della serva e persino peggio delle freccette o del curling.</span></strong> Sarà infatti anche il mio quotidiano preferito che compro tutti i santi giorni dai tempi del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro, cioè da quasi sei lustri e mezzo, ma questa ostinata ostilità nei confronti del basket sinceramente non la capisco e mi fa venire i nervi. Di certo <strong>la palla nel</strong> <strong>cestino deve stare tremendamente sulle scatole al capo di quella redazione che va famosa per le sue fughe dalle notizie</strong> che sono ormai diventate una routine. Così come non è escluso che Dino Meneghin da ragazzo abbia anche dato una pacca sul sedere alla fidanzata di qualche illustre firma sportiva che gli sculettava intorno e gli faceva un sacco di moine: il becco l’ha visto e l’ha detto al direttore che se l’è legata al dito. O forse semplicemente ha stravinto <strong>nel giornale fondato da Eugenio Scalfari</strong> la corrente di pensiero di quei poveracci che già dal lontano 1982 sostenevano che valeva più un cross di Selvaggi, campione del mondo in Spagna senza aver mai giocato nemmeno un minuto secondo, o di Roccotelli, <strong>il pioniere della rabona nell’Ascoli</strong>, di cento ganci-cielo di un certo Kareem Abdul Jabbar da Los Angeles. Insomma non so proprio più cosa pensare che possa essere successo, fatto sta che pure oggi La Repubblica non si è smentita: ieri hanno vinto Milano e Siena nell’esordio di EuroLega, l’Armani Jeans addirittura di 15 punti a Mosca contro il Cska e il Montepaschi di 32 contro i campioni di Francia dello Cholet, la Gazzetta ha dedicato all’impresa di <strong>Pecherov e Mancinelli</strong> persino il secondo titolo in prima pagina più grosso dopo <strong>“Per fortuna (che) c’è</strong> <strong>Krasic”</strong> e Repubblica come se l’è cavata? Con tre righe di testo e un misero titolino ad una colonna nelle brevi dove lo stesso spazio è stato dedicato alla ginnastica: <strong>“A Rotterdam mondiali di ritmica</strong>: trionfo della Cina maschile nella prova a squadre senza gli azzurri”. E poi non ho ragione se mi cadono le braccia e non butto via furioso il giornale assieme al suo inserto del venerdì?</p>
<p><strong>Vergogna! Più vergognosi delle sette sorelle che vanno per la maggiore nel</strong> <strong>calcio del Belpaese che tra martedì e giovedì hanno raccolto in tutto cinque punti e una sola vittoria con</strong> <strong>l’Inter </strong>che di italiano non ha quasi nulla se non Santon entrato al 5’ del secondo tempo in sostituzione dell’infortunato Stankovic sul 4-0 dei nerazzurri contro il Tottenham che in dieci ha poi sfiorato il pareggio. Eppure illo tempore <strong>scrivevano di basket Manuela Audisio e Walter</strong> <strong>Fuochi</strong> che non erano affatto male. Anzi, sono due penne deliziose. Per non parlare di Emilio Marrese. Manuela almeno un paio di volte all’anno intervistava <strong>Valerio Bianchini</strong> accendendo polemiche infuocate soprattutto con Dan Peterson. Walterino non perdeva una partita della Virtus Bologna della quale era anche mite tifoso oltre che l’occhio dritto di Ettore Messina. Adesso il nulla, o quasi, sotto vuoto spinto. A parte un’estemporanea sortita di Fuochi solo qualche giorno fa per segnalare (giustamente) <strong>la figuraccia che ha fatto l’Italia</strong> nel rinunciare (“con vivo rammarico” del comitato promotore) alla candidatura per organizzare gli Europei di pallacanestro del 2013, ma anche per gettare discredito (per non dire altro fango) sul nostro basket che, a sentir lui, <strong>“non siamo più tanto capaci di giocare&#8221;.</strong> Magari in questo c’è anche del vero. Però stavolta mi spiace, ma gli è andata decisamente male o, meglio, ha sbagliato i tempi dell’uscita visto che anche <strong>Roma con tre (modesti) italiani ha debuttato mercoledì in Eurolega</strong> <strong>con una sonante vittoria</strong> (83-65) sui campioni di Germania. Evviva. Di più: a Mosca, come già sabato a Teramo, <strong>Stefano Mancinelli</strong> ha lanciato in orbita Milano con una serie di bombe e di canestri ad una mano, destra sinistra, che, se li avesse fatti Danilo Gallinari, apriti cielo: si sarebbe urlato alla Nba. E il mio <strong>Marco Carraretto</strong> è stato l’mvp di Peterson, anche meglio di McCalebb e Lavrinovic, quando è arrivato il momento che Siena finalmente si togliesse di torno lo Cholet e prendesse il volo.</p>
<p><strong>Cosa dovremmo dire allora del calcio italiano a cui la Gazzetta anche oggi</strong> <strong>ha dedicato venticinque pagine vedendo la figura che ha fatto</strong> <strong>il Palermo contro i parenti stretti di Gordon</strong>, Smodis e Siskaukas strapazzati come uova al tegamino da Pecherov e compagni longobardi? O la Sampdoria che è riuscita nella storica impresa di riuscire a perdere non so neanche dove contro dieci sconosciuti ucraini? Che non sappiamo più giocare a <strong>folber </strong>come avrebbe scritto Gianni Brera? E’ molto più probabile. O che dire, continuando a fare le pulci alla redazione sportiva del quotidiano più letto nel Belpaese, delle sette righe dedicate da Repubblica <strong>sempre tra le brevi</strong> al suo giornalista Eugenio Capodacqua, il terribile fustigatore del doping a due ruote e senza motore, che è diventato “campione italiano giornalisti di ciclismo nella categoria professionisti gentlemen, terzo assoluto,<strong> nella prova vinta da Calovi (?) a</strong> <strong>Cittiglio, provincia di Varese”.</strong> Scusate, ma dov’è la notizia? Se almeno il nostro Savonarola si fosse pure lui bombato, magari se ne sarebbe anche potuto parlare. Come dell’ex arbitro che sabato ha rubato la carta di credito all’arbitro Roberto Bagalini di Fermo nello spogliatoio prima di Crotone-Piacenza (0-1) di serie B. D’accordo, l’hanno presto arrestato e ovviamente subito rilasciato a piede libero, ma sempre dopo che aveva bruciato la Visa del povero collega acquistando abiti pregiati, profumi e balocchi. E non negando un bel pieno di benzina anche alla sua vecchia auto.</p>
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