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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; pancotto</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Le visioni di Vitali che può piacere solo a Pittis e i tagli della crudele Cremona&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 08:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia</span></strong> di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato <strong>l’anima negra</strong> dei nostri uomini di basket che amano il gioco vacanza, che stipendiano giocatori anche nel periodo estivo quando gente che avrebbe bisogno di lavorare duramente sui difetti tecnici, sulle carenze fisiche, va a guadagnare qualche euro per insegnare cose che non sanno a ragazzini che non conoscono i loro difetti e fanno fatica a pagare i loro pregi. <strong>Era una</strong> <strong>massima del professor Aza Nikolic</strong>, benedetto sia il suol nome, per sempre, quando si alzava alle sei del mattino per istruire gli insegnanti dei campi estivi diretti da lui:  &#8220;Non bisogna organizzare per dare alle famiglie la scusa di parcheggiare un ragazzo due o tre settimane, non è serio pensare soltanto al guadagno&#8221;. <strong>Quando lo diceva i più onesti arrossivano, ma</strong> <strong>tiravano avanti, gli altri vanno avanti come adesso</strong>.  Mentre ci avvicianiamo alle <strong>semifinali senza una notte libera</strong>, almeno per le prime tre partite, leggiamo il diario di un allenatore appena trombato, di uno appena lasciato libero senza fare tanto rumore, di uno che vorrebbe stare, ma non sa ancora capire perché a <strong>Bologna, Roma, Avellino, Cremona,</strong> <strong>Varese, Biella</strong> non tutti la pensano alla stessa maniera e, purtroppo, i primi ad essere riconfermati sono gli stessi che dovevano essere presi per il bavero e scaricati dalla <strong>rupe Tarpea. </strong>Per fortuna <strong>resta Scavolini a Pesaro</strong> e speriamo che non gli facciano venire il nervoso<span id="more-1760"></span> come l’ultimo in cordata, quello che ad un certo punto lo voleva trascinare giù nel fondo, dove c’è il metano e non la passione. Dicevamo del <strong>diario di Argo</strong>, un cane da combattimento inventato dalla crudeltà di uno scrittore tedesco che ha ambientato i suoi gialli a <strong>Trieste</strong>. &#8220;Sono fuori di me per la rabbia, i tagli, le frustate bruciano sulla pelle, la droga mi fa impazzire. Odio e sono disperato, umiliato. Ma lui è il mio padrone. Gli obbedisco”. <strong>Pensieri di un cane in una</strong> <strong>vita da cani</strong> che ci vuole rubare <strong>don Aldo Allievi</strong> e questo ci fa urlare di rabbbia come Argo nella notte dove <strong>Cantù ha visto le nuove stelle</strong> <strong>eliminando Bologna. </strong></p>
<p><strong>Fretta di servirvi il rafano col maiale dopo quarti di finale finiti troppo presto</strong> <strong>per almeno tre squadre</strong> che meritavano di andare un po’ più avanti, perché <strong>Treviso </strong>si è fatta eliminare dando l’impressione di avere qualcosa su cui costruire un bel futuro, perché <strong>Montegranaro</strong> si è trovata tutto contro e non certo il carattere da vendere di cui si parla a <strong>Milano</strong> senza sapere di cosa si sta parlando, anche se la cosa non stupisce perché poi sono gli stessi delle porte chiuse, delle corde vocali tagliate a chi vorrebbe mettere sempre un po’ di storia nei racconti e nei vestiti, perché<strong> Roma ha</strong> <strong>scoperto di aver sbagliato tutto</strong> anche nei presunti rinforzi facendosi prendere in giro persino da chi difende <strong>le tristezze dei Datome</strong>, <strong>le crisi</strong> <strong>mistiche dei Crosariol</strong>,<strong> le paure dei Gigli</strong>, <strong>le visioni del Vitali che può</strong> <strong>piacere soltanto ai Pittis</strong>. <strong>Tre buonissimi allenatori alla gogna, </strong>tre società con una idea sbagliata del domani se deve essere costruito sulle macerie di questo campionato. <strong>Cosa dicevamo a Caja quando andò a salvare</strong> <strong>la Cremona che addirittura infierisce su un gentiluomo</strong> <strong>e un grande personaggio come Ario Costa? </strong> Non ha saputo ascoltare, meglio, ha sentito il brusio, ma si era messo in testa che avrebbe salvato i già condannati mentre toglieve le castagne azzurro dal fuoco di Barnaba l’incompreso. Ci è riuscito. Premio? <strong>Grazie e arrivederci</strong>. <strong>Doloroso il non</strong> <strong>rinnovo di Avellino a Pancotto</strong>, ma le cose vanno così quando c’è l’opzione giusta e allora si capiscono, magari, anche tanti altri divorzi che hanno fatto rizzare il pelo a chi deve pettinerselo ogni mattino sullo stomaco. <strong>Sulla serie Cantù-Bologna, ammettiamolo, ci siamo divertiti tutti più che in</strong> <strong>ogni altra sfida</strong>. Allenatori freschi e interessanti, qualche buon giocatore portato alla vita nova, le solite scoperte che lasciano aperto il canile per quelli che, non avendo mai imbroccato un giocatore, mai visto più in là del loro nasino all’insù, bagnato dagli umori del tiro da tre punti, si sono visti riconfermare nelle cariche e nelle discariche. Ci consoliamo sentendo che <strong>Udine</strong> avrà una Polisportiva seria e una serie di impianti sportivi veri dove anche il basket potrà rifiorire. Alleluia. Consiglio non richiesto: se avessimo come allenatori <strong>Boniciolli, Bechi, Lardo, Repesa, Dalmonte, Frates</strong>, andremmo dirittti verso il rinnovo per partire da una base più seria, per essere sicuri di non aver sprecato altro tempo <strong>inseguendo</strong> <strong>Siena.</strong></p>
<p><strong>Voce nella notte delle semifinali che si giocano rigorosamente in orario</strong> <strong>proibito per i giornali</strong>, in giorni dove si tiene conto soltanto dei commercianti, che devono essere l’unica fonte di risorsa negli incassi del Paese critico e un po’ cretino. <strong>Premio dell’anno al solito Sabatini</strong> che vendeva i biglietti per la partita contro Siena sapendo che<strong> l’orso di Cantù</strong> era difficile da stanare con giocatori sfiniti, zoppi, confusi da troppa gramigna senza salsicce. Sabatini e la settimana bolognese dei giovani che dovrebbe essere il teatro per una festa di tutti, non solo dei ragazzi sul campo. Quando organizza, inventa gli vogliono tutti bene e sarà per questo che viene perdonato quando, invece, va oltre il metanifero. Dicevamo delle <strong>semifinali: una è scritta e Cantù fa bene a pensare già al domani</strong>, anche se tenersi il poco veleno rimasto per la terza partita contro Siena è un buon segno; <strong>l’altra promette di essere lunga</strong>, ma sulle debolezze caratteriali di<strong> Caserta</strong>, misurata e pesata in Coppa Italia, in certe partite perdute nel <strong>PalaMaggiò</strong>, facevano conto anche i soloni, tipo <strong>il Peterson</strong> che ti dà favorito e poi ti accompagna sorridendo anche alla garrota come un franchista mascherato, tipo noi che pensavamo almeno ad un tre a due perché non ci eravamo messi la cera nelle orecchie come doveva fare <strong>Matteo</strong> M<strong>att Boniciolli</strong> mentre intorno dicevano che qualcosa stava rifiorendo dove avevano tagliato le radici a troppe cose logiche. <strong>Bucchi ci</strong> <strong>dice che Milano ha carattere da vendere</strong>. Verificheremo tutti insieme, i primi a capirlo dovrebbero essere i latitanti delle tribune nella speranza che sia almeno ripulito l’unico campo con aria condizionata, <strong>il Forum di Assago</strong>, pensate un po’ dove può andare il basket italiano che cerca gli stessi consensi del calcio per l’Europa e rischia di prendersi in faccia le medesime ortiche anche se ha messo a dirigere il comitato uno che, giustamente, andava bene a Cinecittà e, forse, del basket non conosce molto più di quello che <strong>ci raccontano con ellissi profonde i ragazzi di Sky</strong>. Caldo e granite per notti magiche. Ci vuole la calma dei forti pur avendo scoperto da tempo che <strong>questa Montepaschi da quarto titolo ha qualcosa in meno delle altre che l’hanno preceduta al Pantheon</strong> <strong>della gloria</strong> perché i santi non esistono e allora bisogna convivere anche con chi tende a peccare perché non ha più fame.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
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		<title>Da Bucchi a Wallace: i Beati del basket</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 17:34:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketcaffe.com/wp-content/uploads/cj-wallace-benetton-basket.jpg" alt="" width="178" height="250" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">da Vicchio, nel Mugello, dove è nato Guido Di Pietro,</span> <span style="text-decoration: underline">meglio</span></strong><span style="text-decoration: underline"> <strong>conosciuto come il pintore Beato Angelico</strong>. <strong>Camminata sui</strong> <strong>marroni rimasti dopo aver visto i Santi di New Orleans prendersi la</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline">Super Coppa del football</span></strong>, dopo aver girovagato nei chiostri del convento di San Domenico, zona di <strong>Fiesole,</strong> per capire se il blu di lapislazzuli del nostro artista, se il suo oro in foglia, possono aiutarci a comprendere meglio la sua Annunciazione che si presenta sempre come primo incanto se entri al <strong>museo madrileno del Prado</strong> dove <strong>Ettore Messina</strong> va a disintossicare l’anima quando<strong> il Real</strong> le prende e si fa male <strong>come a Tel Aviv</strong>, quando si ferma meditando nella sala degli impressionisti chiedendo al povero<strong> Molin</strong> se sogna o se è sveglio adesso che deve andare <strong>a Siena</strong> per capire cosa resta del sogno europeo dei campioni d’Italia. Viaggio nella beatitudine e scusate se è poco, cominciando dalla <strong>partita d’addio di Gus Binelli</strong> a cui vorrebbe partecipare persino il presidente federale <strong>Dino Meneghin</strong> che avrebbe tanta voglia di spintoni onesti , stanco di questi sgambetti alla carbonara, <strong>sfinito come succedeva al Beato</strong> mentre lo obbligavano alla povertà e all’ascetismo nell’ordine dei domenicani osservanti. <strong>Beato Fabrizio Frates</strong> <strong>che ha scoperto di avere una squadra vera</strong>, d&#8217;avere intorno uomini giusti, gente che <strong>gli ha curato con una grande partita la cirrosi</strong> per quei fischi di chi l’anno scorso a <strong>Caserta</strong> lo tomentava, destino da Alatriste che, però, si toglie anche sassoloni dagli scarponi. <strong>Beato Manero Vacirca</strong> per aver portato nel borgo delle tomaie nobili il bulgaro <strong>Ivanov,</strong> uno che giura di saltare bene a rimbalzo d’attacco perché lo vuole il dio di Varna. <strong>Beato Boniciolli</strong> <span id="more-1569"></span><strong>che scopre come si possa avere il massimo dalla fascite di</strong> <strong>Giachetti,</strong> come l’aroma <strong>Repesa</strong> dia vitalità a tutti, salvo le facce dei tipi come <strong>Winston </strong>che ancora non hanno scoperto che in città <strong>è arrivato un nuovo sceriffo</strong>. Deve essersene accorto anche<strong> il presidente Toti</strong> confrontando il poeta <strong>Tourè</strong> con questo <strong>Dragicevic</strong> che va comunque preso con le molle perché dobbiamo ancora capire come ha organizzato<strong> la fuga dalla Stella Rossa. Beato Repesa</strong> che, contrariamente a Frates, quando torna nei posti dove ha lavorato, lo applaudono, lo baciano, gli regalano fiori, ma poi sono legnate: <strong>alla Fortitudo non giocarono mai così bene come contro Gelsomino</strong> per la gioia delle vedove bugiarde, alla <strong>Lottomatica</strong> non vedevano da tempo una Roma così armonica, certo non avevano da portarsi dietro le promesse del <strong>marinaio Nicevic</strong>, quello che all’arrivo di <strong>Rep </strong>assicurò il mondo verde per una nuova era. Non aveva aggiunto che lui avrebbe fatto soltanto lo spettatore. Certo <strong>alla Benetton</strong> non farà in fretta a capire tutti quei ragazzi che guardano per terra, che senza palla non si muovono, cominciando dal giovane <strong>Gentile </strong>che sarà anche convalescente, ma deve almeno provare a graffiare.</p>
<p><strong>Beato Wallace, nome da eroe scozzese,</strong> <strong>che ha scoperto come si viva nel</strong> <strong>mondo dei due pesi e delle due misure prendendosi due intenzionali</strong> che non erano niente di più di quello che facevano i difensori del Lotto pontificio. Stessa scoperta <strong>dell’Amoroso chiaccherone di</strong> <strong>Varese,</strong> del Minucci che ad Istanbul si è reso conto che girano le palle se gli arbitri hanno la bilancia truccata a <strong>Brazauskas</strong>, più del solito finlandese, è un tipo da sorrisino carogna e da fischiata punitiva. <strong>Beato Capobianco</strong> che perdona la sua<strong> Teramo</strong> ingolfata sapendo che se ci sarà salute, ma soprattutto difesa seria, se tutti salteranno nel tempo giusto, i playoff non saranno chimera, ma, per favore non date per certa la presenzas in nazionale dei suoi allievi prediletti. Devono sudarsela e migliorare tanto. <strong>Beato Bucchi</strong>, l’unico che riesce a godere se la sua corazzata milionaria fa segnare meno di 60 punti alla penultima in classifica, felice del secondo posto in solitudine ora <strong>che aspetta Caserta al Palalido visto che al Forum canta Vasco Rossi</strong>. Una sfida importante nella piccola arena dei sospiri, ma questa è Milano, questa è la vera realtà della città meno europea che ci sia, come del resto sapete dopo aver visto gli allenamenti in Eurolega. <strong>Beato Sacripanti </strong>che ieri ha radunato la under 20 a Caserta, ma ancora non aveva bruciato il ramo dove la sua Pepsi si era appesa per bere in santa pace la gioiosa festa dei complimenti anticipati lasciando soltanto <strong>il povero Michelori </strong>in mezzo alla tonnara di santo <strong>Brunner</strong>, di santo <strong>Maestranzi</strong>, di santo <strong>Cavaliero.</strong> Meglio se si torna alla politica dove i santi bevitori, avidi di tutto, dimenticano le mozzarelle sontuose e si adattano al pane dei pastori. <strong>Beati italiani in giro per l’Italia senza che nessuno riesca a spiegarci perché, ad esempio, uno come</strong> <strong>Antonutti non fa mai passi decisivi</strong> per essere vero zogador, perché Macigno <strong>Lechthaler</strong> si intestardisce a voler fare<strong> Nureyev</strong> quando andrebbe bene anche se soltanto decidess e di essere il doganiere nella difesa <strong>Montegranaro. </strong></p>
<p><strong>Beato Pianigiani</strong> che si trova nel momento più delicato con Lavrinovic in pezzi. Dire che si dovevano centellinare le forze quando era più facile perdere qualche partita sembra brutto, ma quella smania di voler sempre essere spietato adesso gli sta arrivando contro perché da via Vitorchiano il boomerang sta tornando e vedrete che presto avremo la solita corale guelfa per farci sapere che il basket italiano è in quarta fascia come nazionale, ma anche come club rischia di essere persino fuori dalle prime otto europee, anche se per adesso, fa più impressione la crisi del Panathinaikos dove i tifosi pregano Obradovic di restare comunque. Che ci sia connessione sulla chiantigiana. <strong>Beato Vujosevic, beata Belgrado, beato Partizan</strong>. Diciamo che quando vai dove i maestri si chiamavano <strong>Novosel, Nikolic, Zeravica</strong>, <strong>da Belgrado</strong> <strong>a Zagabria</strong>, passando per <strong>Lubiana </strong>e la <strong>Bosnia,</strong> allora scopri che non ti serve soltanto la potenza economica. Si lavora, gente, certo hanno più fame di questi bamboccioni, ma se poi andate a vederli in palestra, in certe palestre piene di lustrini, di progetti a voce, allora capirete la differenza e scoprirete perché far giocare i ragazzi della corale oratoriana è così difficile. <strong>Beata gente</strong> <strong>che ancora date ascolto ai Papalia</strong>. Quello che finge persino di rifiutare la A dilettanti per uscirsene senza troppi danni per la società, insomma un lodo Fortitudo allargato. A proposito di Fortitudo Bologna.<strong> Beato Forino</strong> <strong>che lavora sempre come se le Aquile fossero pronte a tornare</strong> <strong>nel grande nido</strong>. Chi conosce regole e bilancia trema e vorrebbe sfregare una lampada per trovare in <strong>Seragnoli</strong> qualcosa che pure deve essergli rimasto dopo gli anni splendidamente sofferti con quella società. Tutti dicono che non avremo miracoli, ma soltanto processioni e proteste. Dolore. <strong>Beato Bonamico, presidente della Legadue,</strong> che a dispetto degli altri consiglieri federali, diavoli dentro e fuori, diavoli ma non cervelloni da machiavellico certame, se ne sbatte se gli organizzano un consiglio quando lui è costretto altrove dalla sua carica nella seconda lega. Lui tira dritto e se avrà qualcosa da dire vedrete che troverà la cassa di risonanza per far saltare tutte la case matte dove si annidano i fedeli della confraternita gomme e pennini.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>per la gola:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">ai NUOVI ELETTI</span></strong> nella casa della gloria che sono riusciti a vincere la battaglia del decentramento.Non andranno ad Avellino, ma aspettano fiori e spumante nella prima occasione dove all’anziano campione, alla gente che fatica a viaggiare sarà offerto un trasferimento comodo, un atterraggio semplice.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES</span></strong> e alla sua bella squadra perché quello che ha fatto a Caserta è un capolavoro del gruppo. Non dite che vi ha sorpreso, non dite che avete dimenticato quello che ha fatto quando non doveva litigare col mondo. Persino in nazionale ha dovuto travestirsi.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">al GIACHETTI</span> rivisitato</strong> dall’ispirazione quando doveva confermare sul campo quello che aveva detto del suo ex allenatore a cui riconosce il merito di avergli almeno cambiato la testa, cosa che si rifiutano di capire soltanto quelli che vanno dietro alla corale del cielo, quella dove la superbia non lascia spazio, quela dove le malie di Amelia vorrebbero far diventare principi anche i rospi che , magari, segnano tanto, ma usano il piumino in difesa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a LE BRON JAMES</span></strong> che per una partita ha accettato anche di giocare come regista, distributore di gioco e caramelle in quel circo dove si può tutto. Bel segnale per Pianigiani e Bucchi: se proprio non sanno come risolvere il problema architetto in nazionale all’Armani provino a fare sondaggi nella testa di Mancinelli, potrebbe essere una soluzione interessante, nuova, basta convincerlo che il tiro non è nel suo dna.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Mike HALL</span></strong> perché non esiste giocatore capace di far venire i sudori freddi nello stesso momento in cui si preparano feste per celebrare il suo ritorno nella casa del sidro, quella dove tutti si sentono principi perché pensano di aver ereditato qualcosa da chi fu veramente grande, veramente re del sistema costruito in città e non prendendo braccianti da fuori.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">alla GAZZETTA</span></strong> <strong>degli orgasmi</strong> che ulula contro i record fasulli delle partita dove i bambini di Papalia si fanno sculacciare e poi gli spara un bel titolo di taglio a tutta pagina sui 172 gnocchi del crudele Pancotto, sui 102 di scarto dei lupi affamati di gloria effimera.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Jasmin REPESA</span></strong> perché scoprire adesso che la Benetton ha problemi fisici e psicologici è un po’ come andare in un ospedale e scoprire che c’è gente in sofferenza. Certo Vitucci avrà avuto la colpa di non rendere subito difficile la vita ai ragazzi d’oro, ma quello che non torna è il conto sulla voglia di lasciare un po’ di pelle sul campo e i primi a far ridere sono quelli del gruppo slavo che certo fa fatica a capire i tormenti di Daniel Hackett perduto nel suo mare di presunzione, ora che dovrebbe ricominciare tutto dal principio.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla GIBA</span>, associazione giocatori</strong> (spalla armata degli agenti famelici) se non riconosce che lo studio del diacono Chiabotti sull’utilizzazione degli italiani con le nuove regole si è rivelata una bella denuncia davanti a certe battaglie demagogiche: giocano di meno, si sentono poco, come sempre. Chiediamo in giro perché restano sempre allo stesso punto ragazzi che pure hanno minuti e responsabilità, chiediamo come fingono di allenarsi sempre: certo che vanno in palestra ma ascoltando altra musica.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al FALLO INTENZIONALE</span></strong> che è diventato stricnina nelle mani di arbitri che amano il due pesi e due misure, che sanno benissimo di decidere il destino di una partita e fingono di essere stati costretti alla mannaia perché lo impone il regolamento.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">all’IPOCRISIA</span></strong> di chi insiste, microfono all’altezza dell’ombelico, forse più sotto e più indietro, a spiegare la dura vita degli arbitri, il tremendo impatto con il fischio senza avere la moviola a disposizione. Nessuno lo ha mai negato, ma non esiste neppure un ordine dei grandi dottori nella comunicazione, da Caressa in giù, che obbligano chi commenta ad andare oltre la pura sensazione, lasciando anche chi guarda a casa faccia lo stesso. Fare come con i vigili nel giorno della Befana, dopo averli maledetti tutta le vita , è patetico. O dite che quello ha sbagliato in malafede o state zitti.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a CREMONA e FERRARA</span></strong> che continuano a cercare salvatori della patria, prima Anderson, adesso Schultze, per evitare la retrocessione, per sfuggire al destino di chi è comunque partito con qualcosa in meno. La formula ha quella crudeltà che la Nba si è tolta da tempo, ma da noi dicono che non è possibile e forse è vero: se notate la gente sulle tribune fischia, insulta, urla contro, vuole il rogo, non si diverte quasi mai e se vince male è più contenta di quando domina. Andare in fondo con quello che si ha, pensando a costruirsi qualcosa di diverso in casa, considerando il Partizan Belgrado non come chimera, ma come vero modello. Cari presidenti, la strada è quella, ma da noi la gente come Vujosevic voi la mandate via.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=!" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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		<title>Meneghin e Recalcati seduti allo stesso tavolo senza rivolgersi mai la parola&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:43:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://blog.blogosfere.it/blogs/basketcase/images/Recalcati%20sembra%20scrutare%20il%20futuro%20della%20sua%20nazionale....jpg" alt="" width="151" height="134" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare</strong> <strong>etere e punti incrociati sulla pelle</strong>, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il <strong>San Paolo a Milano</strong>, se trovi una squadra come quella di <strong>Franco Disperati</strong>, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d&#8217;essere in buone mani e<strong> il</strong> <strong>chirurgo meriterebbe un premio</strong>, ma, per adesso, deve tenersi le maledizioni di chi ogni mattina si alza e vede nero, di chi risponde con la voce che arriva da molto lontano, dai giardini della disperazione anziana, da chi magari sembra più scortese del solito con i pochi amici che lo hanno chiamato dopo essersi allarmati per le notizie non buonissime dal fronte della chirurgia dove l’uomo diventa cicatrice. <strong>Scusa Santi, scusa Sandro, scusa Toto, anche se la digressione sul golf ci</strong> <strong>ha fatto venire i brividi. </strong>Sono giorni di abbracci rotti nel basket che non ha una <strong>Penelope Cruz</strong> da stringere fra le braccia, ma soltanto gente che ha voglia di litigare senza averne la forza intellettuale per reggere l’urto. <strong>Carlo Recalcati</strong> conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con <strong>Meneghin e La Guardia</strong>, ormai il vicepresidente vicario, bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale, come dicono nel generone romano che riabbraccia <strong>Gino Natali</strong>,<strong> tornato a casa Toti</strong> da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. <strong>Milano respira</strong>. Recalcati, invece, non conferma le cifre sopra gli <strong>800 mila euro</strong> dell’ultimo contratto perché, come sanno bene<strong> all’ufficio imposte di Cantù</strong> dove lui è il quinto contribuente, non va oltre i <strong>512 mila lordi</strong>, quindi restando sotto quello che invece incassa al netto qualche suo collega. <strong>Abbracci rotti fra Pesaro e una proprietà che non ha mai voluto credere al valore delle</strong> <strong>tradizioni,</strong> ma questo sembra un malessere che prende tanti per la gola. Spezzatino d&#8217;affetti anche a Milano dove i maligni avevano persino visto <strong>David Blatt</strong> <strong>gironzolare</strong> intorno alla piscina vuota del <strong>Palalido<span id="more-1335"></span>,</strong> dove qualcuno pensava che una sconfitta con la Virtus avrebbe aperto i cancelli all’ex cittì della nazionale, <strong>Recalcati Carlo di via Giusti</strong>. <strong>Piero Bucchi</strong> <strong>resiste</strong> anche al dopo partita non proprio allegro della Futur Station dove i perfidi spiegano che proprio quella vittoria dimostra quali sono i grandi equivoci di una squadra costruita senza sapere se il cemento armato per proteggere l’ingegnere era di quello buono. Certo se ci si chiude pensando che gli altri siano soltanto gelosi allora capita di dove mandare via i <strong>Vitali</strong>, i generi manager ingaggiati prima di scoprire che il ruolo non era utile, succede che i giocatori facciano una cura zen tutta loro per fingere di non capire che chi urla troppo si sente fragile e ha poco da trasmettere a chi sembra ricominciare sempre una vita nuova. Ci vuole pazienza dice la gente, ma intanto aspettiamo la settimana della verità milanese con il <strong>Khimki e Cantù</strong> per leggere la mano della solita addormentata d’inizio stagione: sembra che l’estate porti sempre e soltanto guai fisici, mentali, sembra che le colpe siano sempre degli altri e, ovviamente, dal bayon. La stessa cosa che succede a Pesaro, che sta per accadere a<strong> Montegranaro</strong>, che forse <strong>accadrà a</strong> <strong>Roma se Nando Gentile andrà a sbattere sulle stesse rocce</strong> dove l’anno scorso naufragò<strong> la barca di Repesa</strong>, dove <strong>Jennings </strong>sembrava un naufrago nel rimpianto di chi, adesso, lo vede giocare bene nella Nba, che sarà anche il più bel campionato del mondo, ma se è vero quello che dicono certe cifre, certe giocate, allora siamo anche davanti al grande inganno e prima di ululare <strong>inneggiando a Bargnani</strong> valutiamo bene tutto, prima di scoprire che anche<strong> a</strong> <strong>Toronto Belinelli</strong> potrebbe avere qualche problema, prima di <strong>benedire i giorni del Gallo nella Grande Mela</strong> facciamo la tara su tutto. Certo meno sul valore di <strong>Mike D’Antoni</strong>, anche se adesso lo prendono in giro per il disastro coi <strong>Knicks</strong>, anche se chi temeva che fosse lui l’allenatore della nazionale già mette il pepe sul cacio e si fa grandi risate. Ci sarebbe da piangere per tutti gli abbracci rotti in una Federazione che non ha ancora un piano per il settore tecnico, che lascia andare tutto alla deriva perché gli stessi che vollero la testa di <strong>Maifredi </strong>ora urlano che è meglio il diluvio se loro non potranno contare come un tempo. <strong>Abbracci rotti con quelli che non capiscono il messaggio di Avellino</strong>: quando i giocatori erano gelosi e golosi tutto quello che aveva costruito Boniciolli era andato in vacca, quando il proprietario ha voluto gente che amava persino i lupi dell’Irpinia allora ecco risorgere un tipo di sole. <strong>Abbracci spezzati per chi non voleva più Bechi</strong> a Biella e adesso ha scoperto che se esiste una possibilità di far cadere Siena in campionato quella è proprio nella prossima domenica piemontese. Tenetevi la gente come Smith e fate attenzione al resto.</span></p>
<p><strong>Pagelle dalla fattoria virtuale</strong> dove si confonde ancora Bush con Obama, dove Lebron James, Bryant, i Boston, sono una cosa mentre tutto il resto è pollaio per i tipi alla Iverson già scaricato da Memphis:</p>
<p><strong>10 a Cesare PANCOTTO</strong> perché si meritava una soddisfazione del genere, perché se la sua Avellino è stata costruita con gli stessi criteri delle altre sue squadre, dei diesel che alla fine mandavano fuori strada finte Ferrari, allora spettiamoci di scoprire qualcosa di speciale anche da questo campionato che sembra animarsi soltanto quando dimentichi che Siena vive su un altro pianeta. Certo a casa Snaidero piangeranno un po’. Ma sono abituati dai tempi del san Matteo che li fece promuovere.</p>
<p><strong>9 a Romani SATO</strong> principe nel regno Mens Sana e dell’euriobasket che fa capire quanta distanza può esserci fra i giocatori veri e quelli che dovrebbero sostituirli come direbbero a Bologna dopo aver visto Moss andare per funghi sulla collina di San Luca dove Lardo è andato ad espiare per aver parlato bene troppo in fretta della Virtus, un peccato che nel tempo costa sempre caro. Possibile che nessuno impari certe lezioni?</p>
<p><strong>8 a Mason ROCCA</strong> e, per conoscenza, a chi considera Mordente soltanto un gregario fra previtoccioli con la coda, perché prima di trattare male certi giocatori, prima di avere dei dubbi è meglio tenerseli anche se non si sono allenati tanto. Lui serve anche da rotto, ma certo se chi costruisce la casa sa di cosa stiamo parlando.</p>
<p><strong>7 a Frank VITUCCI</strong> se davvero ha convinto Neal a diventare un giocatore per tutte le stagioni di un campionato, per tutte le tempeste di una partita. Non eravamo sicuri che potesse riuscirci, ma per ora le cose vanno bene e nessuno si accorge di Kus, ma piuttosto si alza in piedi per applaudire il giovane Gentile.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> che ha spiegato bene a quelli di Pesaro perché prima di mandare via gli allenatori bisogna fare esami di coscienza dove tutti si prendono le giuste responsabilità.</p>
<p><strong>5 ai tipi come Mike HALL</strong> che tornano umili soltanto quando scoprono che potrebbero perdere il lavoro. Succede troppo spesso e su questo le società dovrebbero ragionarci bene, invece di mettersi a cantare per il ritorno a casa del figliol prodigo.</p>
<p><strong>4 a CROSARIOL, SORAGNA, ARADORI, MORDENTE</strong> che ci stanno illudendo sul futuro di Azzurra: se vanno sempre così non è vero che siamo all’anno zero.</p>
<p><strong>3 a chi sottovaluta l’acquisto di MARCONATO </strong>che rappresenta per Siena una garanzia che purtroppo non trovi in altri giocatori italiani. Attenti a lasciare fuori dal gioco Chiacig e Fucka, va a finire che chi li recupera fa tredici, certo un tredici costoso, ma l’usato sicuro serve come direbbero al Cus Bari dopo aver ingaggiato il quarantunenne Stefano Rusconi.</p>
<p><strong>2 a MENEGHIN, LA GUARDIA e RECALCATI</strong> che anche seduti allo stesso tavolo non si sono rivolti la parola. Questo è il vero disastro.</p>
<p><strong>1 a TERAMO</strong>, intesa come società, se lascerà spazio a chi non comprende il momento difficile nei rapporti interni di un gruppo dove qualche galletto meriterebbe la pentola invece delle carezze.</p>
<p><strong>0 all’INFLUENZA</strong> che ci ha portato nel villaggio delle scelte ridicole sospendendo Cremona- Napoli. Giusto far recuperare con i tesserati al 7 novembre, giusto non farsi prendere in giro sempre dalla stessa gente.</p>
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		<title>Le pagelle di Oscar e un basket criminale che lascia ai margini Caja e Boniciolli&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 00:44:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketground.it/public/images/pagine/8963/Caja2003001153813763255.jpg" alt="" width="141" height="225" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene</strong> <strong>l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato</strong> che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati <strong>colpiti, ma, per ora, non ancora affondati</strong> anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. <strong>Pagelle e pensieri rapidi</strong> perché, anche stando seduti<strong>,</strong> le cicatrici urlano<strong>: </strong></span><strong>10 a Simone PIANIGIANI</strong> per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla <strong>Hawkins</strong> ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. <strong>Roma non credeva a Repesa</strong> quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul <strong>Jaaber </strong>delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. <strong>Milano doveva ripartire</strong> <strong>da questa idea</strong>, altro che cambiare progetto e personale. <strong>9 a Lino LARDO</strong> per come è arrivato al cuore della partita che<strong> ha</strong> <strong>vinto a Teramo con una Virtus</strong> che, se avesse <strong>Collins</strong>, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente<span id="more-1322"></span>, lasciando spazio a tutti quelli che vedono in questa squadra qualcosa d’interessante. Chissà perché ci diverte di più <strong>una Virtus</strong> da combattimento, bella, divertente, piuttosto che tutto il contorno.</p>
<p><strong>8 al meraviglioso ERCOLINO di Avellino</strong> che ha ridato il sorriso ad uno come <strong>Pancotto</strong> che sembrava bastonato dalle ultime stagioni professionali, che alla fine della partita <strong>vinta con la Benetton</strong> pensava al pareggio come giudizio più giusto. Le sue lasagne faranno altri miracoli.</p>
<p><strong>7 al TRINCHIERI</strong> che ha sfidato i fantasmi del passato canturino mettendo nei guai una<strong> Pesaro</strong> dove la gente ha smesso di essere paziente. Grande lui, ma <strong>grandissimo Mian</strong> che agli insulti di chi non lo ha mai amato rispondeva senza mai sbagliare un colpo.</p>
<p><strong>6 a Manero VACIRCA</strong> che nel giorno del tracollo contro<strong> l’ex</strong> <strong>Pillastrini,</strong> osannato dalla gente, è finalmente esploso con la stessa furia di <strong>Cassano</strong>: insieme avevano resistito abbastanza, ora fanno sapere di essere comunque pronti ad andarsene. Non lo facciano. Stanno bene dove sono e daranno felicità anche a chi li disturba.</p>
<p><strong>5 a  Piero BUCCHI</strong> che considera prevenuto chi critica <strong>Finley </strong>come regista. Una permalosità che non ha senso perché se è vero che non esistono tanti costruttori di gioco, se è vero che si può anche costruire qualcosa <strong>senza fosforo in regia</strong>, non si può reagire sempre alla stessa maniera, pensando di essere infallibili dietro alle porte chiuse. <strong>La critica esiste per far migliorare</strong>. Quando <strong>Milano</strong> vinceva anche <strong>McAdoo, Meneghin e D’Antoni</strong> passavano sotto i ponti della <strong>Ghisolfa </strong>per sentirsi dire che non tutto andava bene e <strong>Dan Peterson</strong> non si nascondeva mai dietro a progressi inesistenti. La partita contro <strong>Siena </strong>ha dimostrato che si doveva costruire su quello che era costato tanto nell’ultima stagione.</p>
<p><strong>4 al MONTEPASCHI imbattibile</strong> che non capisce quando è il momento di lasciare spazio anche alle illusioni degli altri. Perdere a Milano avrebbe fatto del bene alla causa, certo è difficile convincere gente che non vuole lasciarti neppure un raggio nella <strong>briscola chiamata</strong> a pensare anche per gli altri. Però l’occasione era buona e dobbiamo anche riconoscere che più regali di quelli fatti <strong>al Forum</strong> non ci si poteva aspettare, anche se poi chi le ha prese ha capito tutto il contrario.</p>
<p><strong>3 alla tempesta</strong> <strong>che sta facendo vacillare</strong> <strong>le torri di Pesaro.</strong> Come accade a Milano chi si stacca troppo da una storia che ha dato felicità prova qualche problema. Vero anche che senza certi aiuti poi si arriva alla chiusura che è bene peggio della crisi. Gli appassionati veri sopportino, pur vigilando, sapendo che <strong>del domani non esiste certezza</strong>.</p>
<p><strong>2 a Attilio CAJA</strong> che comincia a piacerci troppo come opinionista televisivo facendoci dimenticare che è davvero <strong>criminale un basket</strong> che lascia ai margini gente come lui o <strong>Boniciolli,</strong> che era pronto a bruciare sul primo falò uno come <strong>Pancotto.</strong></p>
<p><strong>1 a SPORTITALIA</strong> che, dopo averci ridato il piacere della poesia alla Peterson, ci costringe a meditare sul domani, sul pensiero debole che senza chiamate pugno e canestri che sputano non si possa più vivere. <strong>Questo Bogarelli</strong> che si prepara al chiaro di luna semigratuito entro il 2012 è una bella mina vagante contro la quale andranno a sbattere in troppi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> per quello che viene concesso a <strong>Napoli,</strong> per lo spettacolo del <strong>derby campano contro Caserta</strong>, per quella partita che appariva godibile soltanto alla zia di Biancaneve. Ora Papalia, o chi per lui, annuncia altri arrivi, altre novità, ma intanto ci sono quattro giornate di campionato non regolari. <strong>Renzi </strong>pensa a questo, non a <strong>Sabatini.</strong></p>
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		<title>Quella volta in cui promisi: &#8220;Se la Reyer stavolta perde, non scrivo più di basket&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 19:46:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32041471@N04/3169832861/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3088/3169832861_6a7888daf3.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dallo scantinato della</strong> <strong>Misericordia di Venezia</strong>, cercando di grattare via la patina del tempo, di sentire ancora il profumo di <strong>quel basket che giocavano alla Reyer</strong> dialogando con i grandi affrescatori, con i grandi giocolieri, con i &#8220;morti cani&#8221; delle varie annate oro granata <strong>dei tempi di Lelli e De Respinis</strong>, con quello che è rimasto di una notte balorda di marzo: era il 19, l&#8217;anno il 1981. <strong>Finale di Coppa</strong> <strong>Korac a Barcellona</strong>, Plau blaugrana, tribuna stampa anche più in alto che alla <strong>Futurstation.</strong> <strong>La Carrera del Carain</strong> che va ricordato con affetto, un&#8217;armata che il<strong> paron Zorzi</strong> faceva cantare quasi in coro anche se <strong>Spencer</strong> <strong>Haywood</strong> non capiva lo splendore del palazzo sul<strong> Canal</strong> <strong>Grande</strong>, contro la <strong>Juventut Badalona</strong> dalle maglie consumate, una banda catalana che seguiva le leggi del signore fino in fondo. Siamo andati <strong>alla Misericordia</strong> per sentire se qualcuno aveva raccolto in un volume le imprecazioni di <strong>Tonino Zorzi</strong>, il goriziano del ferro sei, gloria di Varese come giocatore, gloria per le tante squadre che lo hanno avuto come allenatore, <strong>da Napoli a Venezia</strong> e, adesso, dopo Avellino, anche la Virtus Bologna. Zorzi era sicuro di aver stravinto quella coppa. Anche noi ne eravamo certi offrendo la scommessa più assurda a <strong>Giorgio Lago</strong>, direttore del Gazzettino, un vero giornalista, un amico che ci manca. La Reyer era padrona del gioco e del punteggio: <strong>&#8220;Se perdono, non scriverò più</strong> <strong>di basket&#8221;.</strong> Persero. Abbiamo scritto ancora, ma si prova comunque vergogna per le parole non mantenute, per la debolezza come direbbero ai &#8220;<strong>Veterani&#8221;.</strong> Sconfitta al supplementare, 105-104, è dalla mente in tanti abbiamo cancellato il nome dell&#8217;americano che da quasi metà campo infilò il tiro della vittoria giurando che lo aveva guidato Dio. Vi raccontiamo questo dopo aver visto <strong>le facce di Boniciolli e Zorzi</strong> mentre volava l&#8217;ultimo pallone. Ma lo potevamo immaginare già dalle semifinali vissute nella penombra della tribuna stampa sul cielo della Futur Station, intermezzo sul campo, in un venerdì glorioso passato da <strong>Rodrigo </strong>per scoprire che <strong>Torquemada Porelli</strong> ama ancora stupire, scommettere sulla vita guardando negli occhi chi lo sfida, che sia anche la morte non lo fa arretrare di un metro<span id="more-919"></span> perché con lui <strong>&#8220;non si passa&#8221;.</strong> <strong>Porelli e Guazzaloca</strong>, artisti splendidi nel teatro dell&#8217;arte di un vecchio ristorante dove un tempo <strong>la Bologna che si godeva le notti</strong> e mangiava anche all&#8217;alba applaudiva i campioni della vita, le signore in guepiere che facevano lo spogliarello sui tavoli. Parole in libertà, ma anche promessa del venerdì, assaporando canocchie e bomboloni intesi come pasta, per vedersi la Virtus nella finale di domenica. L&#8217;avvocatone era sicuro. Nella semifinale non mi vedrete, ma alla partita decisiva ci sarò. Ha mantenuto la parola e ha soffiato come quasi tutti i settemila del palazzo quando <strong>Nando De Colò</strong>, francese di talento, anima dello <strong>Cholet, </strong>dove è cresciuto nel mito di Rigaudeau, con 8 secondi da giocare, ha lasciato partire il tiro che avrebbe potuto mandare Zorzi al neurodeliri come nel 1981, che avrebbe forse convinto Boniciolli a salutare tutti per nascondersi nel primo bosco disponibile sopra Chiarbola, che avrebbe fatto diventare polvere le tre giornate di gloria sabatiniana.</p>
<p style="text-align: justify">Non è accaduto e l&#8217;Italia si è ritrovata in casa una coppa europea che non vinceva dal 2002, un trofeo in argento che è proprio uguale alla Coppa Korac, anche se adesso, chissà perché, alla <strong>Fiba Europa</strong> la chiamano <strong>Eurochallenge</strong>, un riconoscimento che la Virtus ha messo in bacheca etichettando in oro la quarta coppa continentale, alla faccia di chi quasi non voleva giocarla questa manifestazione, salvo poi berci dentro il nettare della vita, tenendo il fiele per le battaglie che il basket italiano preferisce fare altrove, sempre lontano dal campo. Coppa benedetta che non nasconde certe differenze con <strong>Siena,</strong> che stimola la sana ironia e ha fatto bene Boniciolli a chiedere un telegramma Marconi da inviare ad <strong>Ettore Messina</strong> in partenza per <strong>Berlino </strong>facendogli sapere che lo considera sempre il migliore, <strong>un tipo tosto alla Togliatti</strong>. Non hanno fatto bene quelli che erano assenti e <strong>Dino Meneghin</strong> non ci dica che era spaventato dalle <strong>minacce del Sabatini</strong> che voleva i federali in ginocchio sul brecciolino della Futur Station, umiliati nella richiesta dell&#8217;accredito. Lui non ha mai avuto paura e questa volta doveva esserci perché non deve dare ascolto a questo consiglio federale che lo sta incartando, ai vicepresidenti che delle società non si preoccupano quando invece sta montando la piena nel torrente legaiolo. Certo Sabatini era stato duro, certo c&#8217;era risentimento per le ultime storie tese con Siena che resta il pianeta verde più lontano, ma attenti alle parole, attenti a dare ascolto alla gente con il torcicollo, quei piccoli puffi che si confondono seguendo i ghirigori del <strong>Boykins</strong> che non va stuzzicato cantando troppo bene di <strong>Langford</strong> perché la gelosia diventa una brutta bestia, come vi racconteranno i veterani di mille spogliatoi, <strong>da Milano a Varese</strong>, da Cantù a Bologna, <strong>da Napoli fino a Siena</strong>, sì anche nella società modello bisogna fare attenzione a certe cose. La coppa nel giorno in cui <strong>Roma </strong>legge le carte all&#8217;<strong>Armani</strong> che non poteva essere sazia, anche se la scusa è buona, nel turno che allontana <strong>Ferrara</strong> dai playoff proprio quando sentiva di averli in mano, anche se poi ha scoperto una novità che vale per i giocatori tipo <strong>Allan Ray:</strong> sono croci e delizie. La fame non è di questo basket direbbe <strong>Pancotto</strong>, un altro dallo sbalordimento permanente, nel vedere <strong>la Fortitudo piegarsi sotto la clava canturina. </strong>Domenica per sentire l&#8217;Europa bella vicina, c&#8217;era anche il presidente Fiba ad omaggiare la Virtus e sarebbe stato interessante mangiare con lui come il colonnello <strong>Lawrence sulla strada di Akaba</strong>. Peccati gravi. Tensioni permanenti e il Meneghin deve rendersi conto che persino al faro delle sacrestie è venuta fuori la domanda che resterà su questa stagione: gli arbitri e i dirigenti scoperti nel tarocco minore sono così diversi da quelli che vediamo imperare nel campionato maggiore?<br />
Sono sabbie mobili e sarà meglio prepararsi bene, senza menarla troppo con questa storia delle quote di giocatori italiani che resta la palude dove i vice presidenti federali e il loro seguito, quello ufficiale e quello mascherato, provano a fare i lottatori, per far scoppiare una guerra che, dopo la rielezione della presidenza al <strong>Coni</strong>, lascerà Meneghin in mezzo al mare dei suoi sogni, istigato dagli Iago di turno a darle le dimissioni, ad usare il pugnale per la vendetta che non serve. <strong>Gloria alla coppa europea</strong> <strong>della Virtus</strong> perché è piccina, ma pesa tanto e servirà a Boniciolli per scrivere meglio il libro della sua vita senza pace, anche adesso che ha vinto, perché già lo aspettano<strong> le forche caudine di Teramo</strong>, di Porto Montegranaro, perché gli diranno che non basta mai dire la verità, ci vuole lo zenzero e la bugia cosmica, non sarà sufficiente mostrare le cose come sono in realtà.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pagelle con zucchero filato della casa Reyer</strong> dove si aggira <strong>Dan Peterson</strong> imprecando con tutti quelli che non gli credono quando urla: te lo do io il basket:<br />
<strong>10 al PILLASTRINI</strong> che corre sulla collina del Palace varesino per questo suo ritorno in serie A, per una stagione vissuta pericolosamente, ma vissuta bene come capita agli allenatori che non sempre incontrano la gente sbagliata, quella che ironizza su scelte fatte in proprio, ma scaricate sugli innocenti, dopo il fallimento.<br />
<strong>9 a Matteo BONICIOLLI</strong> per le sue dediche dopo aver vinto anche una coppa europea. Giusto applaudire il Sabatini che questa volta ha organizzato e ha pure vinto, giusto ricordarsi che l&#8217;età dell&#8217;oro è stata quella di Messina, ma è stato intelligente anche dedicare il successo al Porelli che ha costruito la casa Virtus, a quelli che l&#8217;hanno difesa anche durante la peste e con Sabatini c&#8217;è sicuramente Romano Bertocchi, così come c&#8217;è Luchi, così come devono esserci Zorzi, Melillo e Fedrigo.<br />
<strong>8 al Luca BECHI</strong> biellese che permette ad Atripladi e Baiesi il grande abbraccio dopo una corsa che è diventata impresa nella seconda parte, che è diventata speciale perché convincere Gaines a giocare per la squadra resterà un capolavoro a prescindere.<br />
<strong>7 al Simone PIANIGIANI</strong> che è andato sull&#8217;Argentario per far respirare un po&#8217; il <strong>Montepaschi</strong>, per renderlo ancora più solido adesso che si prepara alla campagna per vincere il terzo scudetto consecutivo. Lui può permettersi questo lusso, mentre altri vanno in giro a cercare i loro lanzichenecchi pronti a scappare.<br />
<strong>6 all&#8217;arbitro SAHIN</strong>, che forse meriterebbe anche di più, perché a <strong>Pesaro</strong> dopo un fallo intenzionale sanzionato al focoso ed inesperto Akindele gli è andato vicino per spiegare bene le cose che il talento nigeriano ancora non comprende: spiegazione senza infierire, ridacchiare, fare il duro che non dura. Bisognerebbe che si dacese così sempre, soprattutto quando si è belli gonfi per aver pescato un americano che commette passi senza prendersi vantaggi.<br />
<strong>5 a Ugo BARTOLINI</strong>, splendore di Rivabella, la collina dove scopri tante cose simpatiche, anche se non tutte le compagnie sono adatte alla notte, per la settimana insonne pensando alla <strong>Fortitudo</strong> che non merita comprensione dopo tanti pasticci, per la settimana speciale passata con la sua under 13 poi vittorio nel derby, per essersi stupito adesso che qualche genitore si è lamentato per gli allenamenti anche serali in una città dove si parla di parchi per le stelle, di luci al neon, di tartarughe dorate, ma dove le ore palestra dei ragazzini vengono scelte dopo aver regalato comodità alle prime squadre dei professionisti. Macerarsi ancora davanti a certe cose non ha più senso. Il discorso vale anche in altre città.<br />
<strong>4 alla commissione che si occupa della TV</strong>, anche se è rimasto soltanto <strong>Lefebre</strong>, se non valuta bene quanto è accaduto per questa finale di Eurochallenge che alla fine è stata trasmessa da E&#8217;TV dopo una dura battaglia perché la finale incrociava (?) con il silenzio stampa del Bologna calcio. Nessuno si è fatto avanti per comperare l&#8217;evento e questo dovrebbe far riflettere chi è ancora convinto che il basket sia vendibile. <strong>Il basket è</strong> <strong>regalabile</strong> e va allevato come una piantina di mentuccia. Con molta cura.<br />
<strong>3 a MESSINA e SCARIOLO</strong>, i nostri grandi guru regalati al Cska e alla Spagna perché per vederli ridere di gusto, finalmente, liberi, abbiamo dovuto aspettare che uscisse il settimanale della Gazzetta. Quando li vediamo in giro sono sempre con la faccia armata. Regalino sorrisi sinceri anche ai poveri.<br />
<strong>2 alla LEGA</strong> che giustamente, sarà vero?, ferma il campionato per la settimana delle finali di Eurolega, ma non prende la palla al balzo con le finali di Eurochallenge stranamente spalmate su tre giorni per lasciare la domenica soltanto alla Virtus, tenendosi un bel sabato di festa, perché il 25 aprile, anche in questo basket, sarebbe stato un giorno per liberarsi di certe piccole gelosie.<br />
<strong>1 a Carlo RECALCATI</strong> che forse soltanto per schivare i faraoni bolognesi non è andato a Bologna per guardare da vicino i futuri nazionali di Francia e, soprattutto, Nando de Colò che potrebbe diventare un problema anche più grosso del solito Parker. Vero che c&#8217;era festa a Varese, vero che ci sono sempre i filmati, ma l&#8217;assenza si è notata.<br />
<strong>0 alla FEDERAZIONE</strong> che ha si è presa in ostaggio Meneghin e fa di tutto per complicargli la vita. Il caso Bologna, il caso arbitri, il contenzioso con la Lega, questa lite con Sabatini messo in piazza mentre minaccia gli arbitri, questa mancanza di coraggio e di chiarezza, questa assenza da una finale europea per chi punta ad organizzare il mondiale della redenzione, ha inacidito il poco latte spremuto dalla solita mucca rappresentata da una Lega che potrebbe davvero stancarsi di tanta ipocrisia su regole semplici da elaborare, ma dure da difendere, a meno che non ci si creda davvero ed è questo il punto con certa gente messa di guardia del bidone di un mondo senza ottica.</p>
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		<title>Vengo anch&#8217;io pur rischiando la doppia&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 16:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">               <span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32165283@N03/3379308186/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="MIhajlovic" src="http://farm4.static.flickr.com/3603/3379308186_e6f5f8b2d9.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span><em><strong>di LEONARDO </strong><strong>IANNACCI</strong></em>       </p>
<p style="text-align: justify;"> Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di <strong>Mirko Lanzi</strong>, detto <strong>l&#8217;Ugo Tognazzi</strong> della bassa (&#8220;Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima&#8230;&#8221;), una certezza la posso candidamente confessare: da parecchio non concedo il bis. Il sipario &#8211; diciamo così &#8211; si alza una sola volta e, al fin della licenza, si chiude, senza più dar segni di vita. L&#8217;esibizione è unica e secca. In talune occasioni robusta e vitaminica (ehm&#8230;), in altri casi ben più sofferta: fate conto di vedere un marine, visibilmente appesantito, che cerca di raggiungere la sua buca sulla spiaggia di <strong>Okinawa</strong>. Arranca, suda come una bestia, si aiuta con i gomiti. Ce la fa, non ce la fa, alla fine ce la fa. Ma il bis, a quel punto, diventa fugace, francamente impossibile. Questione di anagrafe? Il prossimo luglio sono 47, mica 90. Ma come ricordava il grande <strong>Totò,</strong> a questa età è più facile imbattersi in un morto che parla una sola volta, più che in un fringuello in forma clamorosa. Tant&#8217;è. I giorni ormonici di un tempo sono passati da troppe primavere e, così, il sottoscritto &#8211; povero disgraziato &#8211; si appresta a vivere una &#8220;doppia&#8221; di ben altro tenore: quella della possibile <strong>retrocessione in parallelo</strong> delle sue squadre del cuore:<strong> il Bologna calcio e la Fortitudo </strong><strong>basket</strong>. Si scherza e si ride per non piangere. Ovvero, scherzo e rido per non piangere.<span id="more-862"></span> Ma se il vecchio Bologna è sotto la tenda d&#8217;ossigeno (terz&#8217;ultimo dopo l&#8217;umiliante 1-4 subito contro il <strong>Siena </strong>(non contro il <strong>Manchester United</strong>) e se l&#8217;Aquila è spennacchiata più che mai dopo il blitz bolognese della burrosa <strong>Armani Jeans</strong> (mica il <strong>Panathinaikos di Mago</strong> <strong>Obradovic</strong>&#8230;), pure io non sto tanto bene. E rischio la doppia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AL PARCO DELLE STALLE</strong> &#8211; Morire così, per l&#8217;ennesima volta in casa, con una squadra costruita (?) in questi mesi dall&#8217;irriconoscibile <strong>Zoran Savic</strong> con la parte del corpo chenon vede mai il sole, è irritante.<strong> La G-Mac</strong> delle 7 vittorie e 18, avete capito bene, <strong>18 ko</strong>, sei dei quali consecutivi, ha un piede e altre quattro dita in <strong>Lega Due</strong>. <strong>Cesare Pancotto</strong>, un uomo e un allenatore onesto che per mesi ha vissuto a Bologna in hotel perché la società non gli aveva messo a disposizione neppure un appartamento (!), pare imbananito pure lui: non è riuscito ancora a capire che <strong>Fucka </strong>è un ex, che <strong>Huertas</strong> un playmaker che non ragiona, che <strong>Mancinelli </strong>non ha il cuore da capitano, che di cinque lunghi non se fa uno, che i mori del roster sono da appendere al muro e non da lisciare. Che gli altri italiani vanno inseguiti con un randello nodoso. <!--more-->Non si può giocare i minuti finali di partite che valgono una vita come ha fatto la <strong>Fortitudo </strong>nel derby e contro Milano. Ora i casi sono due: o <strong>Rieti (</strong>16 punti) le perde tutte mentre gli aquilotti (14 ma -4 per lo scontro diretto) portano nel nido due vittorie da qui alla fine. Oppure la F sprofonderà. Altrochè Parco delle Stelle, come promesso dai vertici del club. <strong>Il signor Sacrati</strong> potrà aspirare a centrare un altro obiettivo: quello di costruire il Parco delle Stalle. Il letame non manca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MAI FIDARSI DI UN SERBO &#8211; </strong>Ce la buttò lì una volta, ridacchiando, il grande violinista di Belgrado <strong>Sale Djordjevic</strong>, quando era il faro della Fortitudo: &#8220;Mai fidarsi di un serbo!&#8221;. Il fatto è che <strong>Sinisa Mihajlovic</strong>, ex terrificante leader in campo di <strong>Sampdoria, Roma, Lazio e Inter</strong>, l&#8217;allenatore che a sette giornate dalla fine è riuscito a portare <strong>il Bologna</strong> in zona retrocessione dopo aver vivacchiato per mesi nella terrificante e illusiva zona vicina al quart&#8217;ultimo posto, è un serbo sui generis. E&#8217; un furbacchone di sette cotte, amico di <strong>Roberto Mancini</strong> e di qualche giornalista che crede di essere influente e invece non ne combina una buona. E&#8217; un mister che non sa ancora come si allena una squadra che deve salvarsi. Questa è la verità. Potrà anche diventare un grande condottiero, ma ora ha dimostrato di non avere le stigmate tattiche nè il mestiere per gestire uno spogliatoio come quello del Bologna. Dopo la terribile bastonata contro il Siena e il faccia a faccia con i tifosi fuori dallo stadio (&#8220;Tutta colpa mia&#8221;, ha detto Sinisa. <strong>&#8220;E allora </strong><strong>sparisci&#8221;</strong> hanno replicato i nerboruti della curva) tutti si attendevano il colpo di scena: via il serbo. O no? E così è stato dopo Pasqua e Pasquetta e tre notti insonni. <strong>Francesca Menarini,</strong> la Presidentessa subentrata all&#8217;ex mister <strong>Motor Show</strong> e ex patron della <strong>Virtus di Danilovic</strong>, <strong>l&#8217;Alfredo Cazzola</strong> che adesso vorrebbe persino fare il sindaco a Bologna, avrebbe per la verità ancora voluto concedere a Sinisa l&#8217;ultima sigaretta. Anche a costo di sfidare una città che non lo voleva più vedere neanche col binocolo e che soprattutto non gli perdonava l&#8217;indecorosa campagna acquisti di gennaio che il serbo aveva suggerito alla padrona: <strong>Cesar </strong>si è difatti praticamente già ritirato dal calcio; <strong>Mutarelli</strong> è ridicolo; <strong>Belleri </strong>sta a sedere in panca; <strong>Osvaldo</strong> è un cavallo che scalcia e sbuffa. Risultato: la squadra ha subito 53 reti facendo peggio di tutte in difese del campionato di A. Nel girone di ritorno ne ha vinte tre e perse una marea. Ma per fortuna in famiglia c&#8217;è anche chi parla poco e non vuol passare per il Pantalone di turno che rischia il flop proprio quando il club &#8211; fondato nel 1909 &#8211; si appresta a festeggiare i suoi cento anni di vita. E&#8217; il geometra <strong>Renzo Menarini</strong>, padre della signorina Francesca, che da buon patriarca ha preso, anche se non proprio su due piedi, la decisione di licenziare Mihajlovic e d&#8217;affidare la squadra a un vecchio mestierante come Giuseppe Papadopulo, ex Lecce. E adesso? Staremo a vedere. Intanto noi, forse prossimi alla famigerata &#8220;doppia&#8221;, non rinunciamo a continuare a sperare (e a tifare). E così domenica lo stesso si va a <strong>Palermo,</strong> non dietro l&#8217;angolo. Noi ci saremo, alla Favorita. Insieme al nostro amico <strong>Gianni Morandi</strong>, un tifoso vero, non finto come i tanti Vip o presunti tali che sfilano da anni a &#8220;Quelli che il calcio&#8221; e s&#8217;inventano una fede calcistica soltanto per apparire o presentare il prossimo film. Bologna, noi domenica saremo davvero in ginocchio da te. E ci toccheremo. Molto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> Ho rubato il titolo di questa rubrica &#8220;Vengo anch&#8217;io&#8230;&#8221; ispirandomi a una canzone del grandissimo <strong>Enzo Jannacci</strong>. Un quasi omonimo. Un genio, un intellettuale delle sette note che presto tornerà in tour a deliziarci con le sue meravigliose poesie.</p>
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		<title>Oscar Eleni e le pagelle del primo caldo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 14:37:19 +0000</pubDate>
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OSCAR ELENI dal palazzo Bricherasio di Torino, così distante dall&#8217;Isozaki dove il basket europeo ha scelto i rossoneri del Lietuvos Rytas, i lituani di Vilnius per la seconda Coppa Uleb, così diverso dal palazzo fiorito fra la piscina dei tuffi che esplode con Tania Cagnotto e lo stadio per un calcio dai misteriosi posteggi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a title="garcia" href="http://www.flickr.com/photos/lallav/1130001962/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="palazzo bricherasio" src="http://farm2.static.flickr.com/1353/1130001962_c3b30aef29.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OSCAR ELENI dal palazzo Bricherasio di</strong> <strong>Torino</strong>, così distante dall&#8217;Isozaki dove il basket europeo ha scelto i rossoneri del <strong>Lietuvos Rytas</strong>, i lituani di <strong>Vilnius </strong>per la seconda <strong>Coppa</strong> <strong>Uleb</strong>, così diverso dal palazzo fiorito fra la piscina dei tuffi che esplode con <strong>Tania Cagnotto</strong> e lo stadio per un calcio dai misteriosi posteggi come diceva il nostro Virgilio, dove le beghe nostrane ci hanno tolto il piacere di ritrovare i vecchi leoni del <strong>periodo Guerrieri</strong> e anche gran parte del mondo che l&#8217;anno scorso aveva contribuito alla prima festa europea nel <strong>Palazzo Vela</strong>. Molti di loro sono dei cocciuti colpevoli, ma ci sono mancati lo stesso. Meglio andare da <strong>Amenofi IV</strong>, il faraone eretico e, forse, anche rivoluzionario come ci sia augura possa essere <strong>Meneghin I,</strong> meglio godersi la mostra Akhenaton piuttosto che guardare la faccia di <strong>Sergio Scariolo</strong> che sperava di arrivare al primo trofeo europeo senza passare dalla sede della Federspagna, piuttosto che andare dietro ai prestigiatori del black berry, quelli che hanno vissuto il tormentato rapporto <strong>Portela-Bertomeu</strong> che ora non hanno più il bel sorriso di un tempo, un legame che faceva del bene a tutti, non soltanto al basket, un&#8217;intesa che ci garantiva spettacolo, ma non servilismo totale agli &#8221; affari&#8221; anche se è di pane che hanno bisogno i grandi club. Orgia di collegamenti, guardare la difesa <strong>Benetton</strong> diventare pan di zucchero, ma intanto fingere di smaniare per <strong>Siena</strong>, salvo poi mettersi già a ricostruire la squadra campione d&#8217;Italia che questa volta non ha trovato gli uomini giusti per assaltare l&#8217;Europa. <strong>Eurolega crudele nel sorteggio</strong>, spietata per chi aveva commesso un grave errore a <strong>Zagabria</strong>, ma certo qualcosa <strong>Minucci</strong> dovrà fare per tornare all&#8217;assalto lui che è l&#8217;unico con la licenza triennale in tasca, con un palazzo nuovo da far costruire, lui che ha certo le idee più chiare di chi voleva consolare il Montepaschi urlando che era uscito a testa alta contro uno squadrone. C&#8217;erano dei dubbi sul fatto che i nostri campioni avrebbero dato tutto e di più in una serie dove il sole ha scaldato soltanto la tenda di <strong>Zelimir Obradovic</strong> che ha davvero preso paura e ancora si domanda se avrebbe potuto farcela contro Siena se Lavrinovic non si fosse rotto<span id="more-842"></span> una mano e Domercant non avesse dovuto giocare con una caviglia ancora gonfia, se non ci fossero state dispersioni onorevoli di energia inseguendo record e la coppa Italia. E&#8217; andata male, pazienza. Resta il fatto che gli spettatori davanti a due televisori hanno capito subito dove era la grande università e dove il liceo perché fra <strong>Siena, Madrid e Torino</strong> c&#8217;erano abissi. Vedremo domani, anche se questa rabbia toglie alle avversarie l&#8217;illusione di avere un <strong>Montepaschi </strong>più abbordabile mentre alza il periscopio, inquadra i brigantini all&#8217;orizzonte e prepara il siluro per arrivare al terzo scudetto consecutivo, mossa necessaria prima di mettersi a pensare a quello che sarà il domani, mentre i cicisbei del palmare cinguettano annunciando mosse che sembrano logiche, ma non sono così semplici perché se le debolezze sono italiane, sono sotto o vicino al canestro allora dove andare a prendere italiani forti? Bella domanda direbbe <strong>Recalcati</strong> che giocherellava con un rosario turco guardando <strong>Rullo </strong>che guardava <strong>Bulleri.</strong> Eh sì. Alla <strong>Benetton</strong> hanno sacrificato il vitellino meno magro per il ritorno in Ghirada del figliol prodigo, era andato via per avere uno stipendio da principe, nessuno lo aveva cacciato, ma poi hanno scoperto che se il genio tormentato di Cecina gioca al meglio, ridando fantasia, pensate un po&#8217;, non c&#8217;è più tanto spazio per chi sogna di vedere una Benetton con quattro, cinque ragazzi del vivaio nelle prossime corse.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà meglio scegliere armadilli che amino anche la difesa, che si mettano a soffrire davvero, perché non basta il talento, la bella mano, la leggerezza doriana del <strong>Renzi di Cogorno</strong> per avere tutto, per essere eletti, per diventare allenatori del sistema europeo. Ci si morde la coda con questa storia dei giocatori allevati nelle scuole italiane, ci si sbrana sul nulla, si finge di avere fede, si finge di essere ottimisti, ma le cose vanno malamente, come diceva il pizzicagnolo del Padrino, e adesso speriamo che il Meneghin di maggio ci dia il decalogo su come saranno i campionati, su come ci si dovrà regolare con i tesseramenti, tenendo presente che dai consiglieri non arriverà nessun suggerimento decente, non è colpa loro se delle grandi società hanno visto soltanto i pacchi regalo, considerando che i consiglieri eletti da giocatori ed allenatori avrà delle balbettanti risposte, perché fu così anche quando la <strong>Palombarini,</strong> per prima prese a calci il povero fondoschiena del <strong>Maifredi </strong>che pensava di avere una santa alleata, perché tutti belano sulla nazionale da difendere, da far qualificare, pur sapendo che se dobbiamo affidarci a certi giocatori allora meglio pensare ad altro. Certo lo fanno quelli che vanno a caccia di <strong>Poeta</strong>, perché così dicono i saggi rimatori del dolce stil novo, ma il Beppe santo che ancora fa passaggi molli e orizzontali, che non fa viaggiare una palla veloce parallela al terreno e diretta dove serve, non dove si può, è uno, unico, forse, e non può rinforzare insieme Milano, Roma o Siena, ammesso che Teramo debba lasciarlo andare per quadrare meglio il bilancio. Certo siamo tutti in fibrillazione adesso che ci hanno fatto sapere dove potrebbe posteggiare la macchina <strong>Ettore Messina</strong>, adesso che l&#8217;Armani ha ripulito il piazzale davanti al Lido, confermando l&#8217;idea del <strong>Bucchi </strong>traghettatore che, intanto, si prepara ad assaltare il terzo posto con buone possibilità di arrivarci se <strong>Roma</strong> dovesse sbagliare qualche altra mossa, se alla <strong>Virtus </strong>finiranno per credere a tutte le conversioni dei peccatori che circolano nel gruppo, dentro e fuori dal campo. Qualcuno lo vorrebbe persino a Siena promuovendo <strong>Pianigiani alla nazionale</strong> perché in certe zone di Roma si vorrebbe troncare con il passato e negare il busto a chi passeggia con Azzurra pur non facendone più parte. Sono i maestri della Guerra fredda, quelli che il nostro amico Grigoletti ha scacciato dal Mart di Rovereto perché anche lui è uscito in pezzi dopo aver ascoltato l&#8217;accademia televisiva dei pensieri deboli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sassate da lontano per vendetta. Nel basket acrilico si vive così: scintille e tradimenti mentre Eurosport festeggia la diretta della finale di Uleb Cup, o Eurocup , fate voi, con 70 paesi collegati grazie all&#8217;enstensione africana ed asiatica di Al Jazeeram, bacino potenziale 246 milioni di telespettatori, una caramella al veleno che la commissione &#8221; immagine&#8221; della Lega, lasciata fortunatamente soltanto nelle mani di <strong>Lefebre</strong>, scarterà nei giorni in cui si andrà a discutere sul futuro. Pagelle nella desolazione del parcheggio dove a <strong>Biella</strong> è stato ferito un carabiniere, nel piazzale dolente dove <strong>Pancotto</strong> ha scoperto che la sua <strong>Fortitudo</strong> sbaglia troppe cose elementari anche se tutti dicono che la squadra è viva, confondendo la vena di qualche giocatore con la squadra: ma, lo diciamo all&#8217;eco di Sky, le avete viste le ultime 12 azioni di uno contro cinque degli aquilotti generosi? Bravo <strong>Huertas</strong>? Generoso forse. Bravo <strong>Mancinelli</strong>? Esagerato nel coraggio forse come in quella goffa virata con infrazione di passi che era l&#8217;ultimo chiodo per il feretro. Avevamo detto che soltanto la verità avrebbe salvato chi era in peccato originale. Ma tutti continuano a raccontarsela, sapendo di essere nel torto e nel marcio, da<strong> Udine</strong> a Roma, da Bologna a Bologna, da Milano e persino a Biella o Rieti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pagelle del primo caldo</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10 al Massimo CROVETTI</strong> tornato nella trincea del palazzo ferrarese, gratificato e un po&#8217; spaventato dalla grande ovazione che lo ha accolto. Certo dovrebbe aver ritrovato la forma, adesso che il suo presidente <strong>Roberto Mascellani</strong> ci ha preso gusto con questa serie A dove Ferrara è andata umilmente a lezione, senza scomporsi, trovando quello che cercava per il tormento di un sindaco che dovrà pur pensare ad un palazzo di diamanti anche per il grande sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9 ad</strong> <strong>EUROSPORT e a  SPORTITALIA</strong> che ci hanno mostrato l&#8217;altra faccia della luna televisiva, che sostengono il gioco della palla al cesto, che hanno progetti, hanno idee e forse anche voci e non lo diciamo per la nostalgia di un <strong>Peterson</strong> buon per tutte le stagioni. Insomma non siamo soli in questo mare direbbe il <strong>Franco Lauro</strong> che ora smania per tornare a farci sentire come ha imparato bene a trattare il pitturato e le zone limitrofe, come ha capito quali sono le specialità di una casa, come si vive meglio dando un colpo al cerchio ed uno alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8 al MICHELINI</strong> diventato spalla televisiva in Rai al posto di <strong>Bonamico </strong>perché la sua passione, la sua voglia d&#8217;insegnare, di vedere, di essere nel basket come protagonista gli permette di superare la cialtroneria di chi lo vorrebbe lasciare ai margini, di chi, come quando allenava, diceva che era bravissimo ma aveva un carattere difficile soltanto perché diceva che la deiezione del cane di casa puzzava come quella del cane del vicino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7 a Jason KIDD</strong> che regala assist nella NBA dove questi veterani resistono a tutto, persino alla faccia tosta dei nuovi faraoni a cui devi dare la palla e poi dimenticarti che hanno la tua stessa maglia. Malattia che prende alla gola anche qui dove le troiadas variadas vengono spacciate per talento cristallino, purissimo. Se è per una volta va bene, ma non tutti i giorni e in tutte le salse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6 a Eric WILLIAMS</strong> che dopo una stagione tormentata con Avellino riesce ancora a sorridere più del presidente <strong>Ercolino</strong> ormai sfinito dalla strana contestazione di chi dovrebbe domandarsi quante sono le società che pur non avendo avuto successo resistono ad una stagione europea e hanno anche qualche idea per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5 alla NBA</strong> crudele che manda in vacanza i nostri ragazzi italiani, che lascia Mike D&#8217;Antoni sul fondo, che non vede gloria per i Knicks e pure per Toronto del <strong>Gherardini</strong> che a Torino era omaggiato molto più di Amenofi quarto, che ci restituirà, forse, il solo Bargnani pronto a difendere il Piave . Mondo lontano dove noi mettiamo il naso, ma senza sentirne i profumi e gli afrori, senza imparare quasi niente, sbavando soltanto perché avranno presto un contratto da 900 milioni di euro con le televisioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4 a Cesare PANCOTTO</strong> quando dice che alla Fortitudo manca un giocatore vincente. Il problema è che in troppi si considerano giocatori vincenti e forse era questo che cercava di spiegare il povero <strong>Sakota</strong> quando lo hanno messo alla porta, forse è questo che dovrebbe fare il decano dei nostri tecnici se vuole trovare la salvezza che fortunatamente per lui e i suoi non è negata dal libro delle stelle che non c&#8217;entra niente con il famoso parco dell&#8217;utopia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 a Romeo SACCHETTI</strong> che si vergogna un po&#8217; in ritardo di questa <strong>Snaidero </strong>che era già rotta dentro quando ha cominciato la stagione senza seguire chi, avendone toccato con mano lo spessore in precampionato, voleva curarla e correggerla. Certo se parti con un mastino della difesa come Caja e arrivi con il Romeo che ama l&#8217;attacco secondo i vangeli del Poz allora bisogna dire che in casa c&#8217;è un po&#8217; di disordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 al MONTINI pesarese</strong> che ha scoperto un po&#8217; tardi il malessere di un gruppo dove ci sono giocatori che hanno dimenticato chi li sta pagando, dove c&#8217;è gente che non ha mai aiutato un allenatore comprensivo come Sacripanti, dove tutti si lamentano degli altri. Le multe finali, l&#8217;indignazione di oggi sembra tardiva anche a quota 26 punti potrebbero ballare ancora in cinque, anche se su quello scoglio c&#8217;è da prendere la vongola dell&#8217;ottavo posto che vuol dire Montepaschi ai play off, ma che vuol dire sempre qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1 all&#8217;ANGELICO</strong> che continua a credere in Gaines, che guarda sempre con interesse ai progressi, quali?, di Aradori e Garri, perché dopo la vittoria nell&#8217;inaugurazione del nuovo palazzo ci eravamo convinti che la maledizione che aveva tormentato Livorno, Trieste, Pesaro, non avrebbe mai disturbato il progresso di una squadra che, come Pesaro, Montegranaro, Avellino e Ferrara può pensare a quota 26 punti e al famoso ottavo posto che è chimera e anche incubo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>0 all&#8217;ULEB</strong> che sembra decisa a spingere più in là i padri fondatori, approfittando della loro età, di malattie serie, ma il mondo del basket deve tenere cari questi vecchi leoni che hanno indicato una strada, un cammino che ci sembra più logico di quello dei giovani turchi del computerino dove leggi di tutto, dove sei collegato col mondo, ma non con l&#8217;anima della gente che esiste ancora, anche se a Torino hanno fatto finta di poterne fare a meno quando l&#8217;occasione era buona per avere orari decenti e ragazzi delle giovanili sulle tribune a &#8220;zeru lire&#8221; come direbbe <strong>Mourinho </strong>unica consolazione dello <strong>Scariolo</strong> che brindava al pareggio juventino senza sapere cosa sarebbe toccato ai suoi dolmen.</p>
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		<title>All&#8217;eroico Tranquillo neanche un graffio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 14:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.digital-sat.it/UserFiles/Tranquillo.jpg" alt="" width="200" height="140" /></span>Non me ne intenderò di basket come <strong>Barack Obama</strong> che ha pronosticato <strong>North Carolina</strong> quando le squadre in lizza per il <strong>titolo Ncaa</strong> erano ancora sessantacinque. E vuoi vedere che c&#8217;azzecca? Sinceramente lo spero. Ho sempre avuto un debole per la squadra universitaria <strong>di Michael Jordan e Bob McAdoo, </strong>allenata dal mitico <strong>Dean Smith</strong> che un giorno (di qualche lustro fa) <strong>Sandro Gamba</strong>, in tournée con la nazionale azzurra negli States, mi presentò dopo l&#8217;allenamento del mattino. E ci sparammo anche poi un hotdog tutti e tre insieme. North Carolina nelle final four di <strong>Detroit </strong>affronterà sabato notte <strong>Villanova</strong>, che ha eliminato la favoritissima <strong>Pittsburgh</strong>, e poi lunedì, toccando ferro, la vincente tra <strong>Connceticut e Michigan State</strong>. Dai, Presidente, che pure questa volta ce la fai. Però, detto tra noi, non ne capirò anche niente di pallacanestro, ma un fallo su un virtussino qualsiasi a dieci secondi dalla sirena o anche sullo stesso <strong>Vukcevic</strong>, prima che tentasse la tripla e infilasse il fantastico canestro della vittoria nel <strong>derby di Bologna</strong>, io al posto di <strong>Cesare Pancotto</strong> durante il time out l&#8217;avrei anche ordinato di fare. O no? Male che andasse, la Virtus avrebbe segnato due tiri liberi e la Fortitudo se la sarebbe ancora potuta giocare con l&#8217;ultimo possesso o comunque aggrappandosi al paracadute del supplementare. Così invece ha perso e buttato via una furiosa, appassionante e generosa rimonta. A Pancotto, viva Dio, non si può che voler bene, e io gliene voglio, ma tre partite vinte su quattordici, anche se a Milano e con Siena, mi sembrano tanto tanto poche. <strong>Dragan Sakota </strong>aveva fatto assai meglio: quattro vinte e cinque perse. E non vorrei dire, ma fu mandato in quattro e quattr&#8217;otto al diavolo. Cambiando temporaneamente discorso, che poi arriva la bomba, che scoppia e rimbomba, l&#8217;<strong>Orso Eleni</strong> mi ha tolto la parola di bocca. Avrei voluto infatti magnificare la telecronaca senza urli e lavagnette da Pesaro di <strong>Luca Corsolini</strong> e<strong> Mario Boni</strong>, ma l&#8217;ha già fatto lunedì Oscar e quindi non posso fare pure io il pappagallo come <strong>Acciughino Pittis</strong>, mia croce (su<strong> Sky</strong>) e delizia (quando era un bambino e vinceva le Coppe Campioni). Dirò allora che mi è piaciuta anche <strong>Chiara Baroni</strong>, abbastanza disinvolta nel prepartita di <strong>Scavolini-Benetton</strong>: una donna finalmente in uno spogliatoio di soli uomini. Peccato che sia poi scivolata su una buccia di banana<span id="more-796"></span> domandando a Mario Boni il pronostico del match e sottolineando con lui che la Scavolini veniva in fondo da una vittoria importante all&#8217;overtime con una squadra non da poco come <strong>Pesaro</strong>. Magari <strong>Teramo</strong>, ma fa lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi racconterò allora di <strong>Alibegovic </strong>che tutte le ha tentate, e ha fatto bene, per convincere <strong>Artiglio Caja</strong> a tornare a<strong> Udine</strong>. &#8220;Se vuoi, obbedisco, caro buon Teo, ma mi sembra che i buoi siano già scappati dalle stalle&#8221;, è stata più o meno la risposta dell&#8217;allenatore che l&#8217;anno scorso guidò <strong>Milano </strong>ai playoff e la riportò in <strong>Eurolega</strong> con la metà dei soldi che quest&#8217;anno il prode <strong>Livi(d)o Proli </strong>ha speso per un&#8217;<strong>Armani </strong>che farà fatica ad arrivare tra le prime tre e che può comunque solo sperare in una gran bella bufera di metà primavera per giocare al <strong>Forum,</strong> ovviamente sepolto di neve, la finale-scudetto che gli garantirebbe ancora un posto nei preliminari della prossima Eurolega. <strong>Superbasket</strong> esulta: cinque vittorie di fila non sono uno scherzo, ma di grazia con chi le ha vinte Milano queste partite? Con nessuna squadra che probabilmente disputerà i playoff. A parte Cantù che, con tutto il rispetto per il tifoso <strong>Werther Pedrazzi</strong>, non è il<strong> Real Madrid</strong>. E giocando come? Meglio lasciar perdere. Piuttosto ora l&#8217;Armani dovrà affrontare in casa Teramo, Treviso e Siena. E fuori Fortitudo, Roma e Biella. Non so se mi spiego e comunque, anche le vincesse tutte, non arriverà mai prima e difficilmente seconda. A proposito del <strong>Mps</strong>, non voglio proprio parlare della partita di ieri sera. Mi ha già fatto molto male al cuore. Ma una cosa la voglio dire: il <strong>Panathinaikos</strong> di <strong>Obradovic</strong> ha difeso come neanche nel paradiso della Nba sempre succede. Ma veniamo a bomba non prima d&#8217;aver messo in guardia l&#8217;amico <strong>Zanca</strong>: attento Lucio, la Banda Osiris sta spingendo per portare <strong>Claudio Crippa</strong> a Milano. E non credere che la Banda non abbia meno potere di <strong>Recalcati</strong> (con <strong>Meneghin</strong>) in nazionale. A buon intenditor poche parole. <strong>Ettore Messina</strong> ha chiuso con il <strong>Cska </strong>e, se non va a <strong>Toronto</strong> con<strong> Gherardini</strong>, si prenderà un anno sabatico. L&#8217;ha dichiarato lui e gli voglio credere. Quindi cosa ci sta a fare ancora Crippa a <strong>Mosca</strong>? Niente. O quasi. E l&#8217;Armani gli fa molta gola. A Udine hanno affiancato <strong>Bisonte Blasone a Sacchetti</strong> come aveva chiesto Caja ed era stato spernacchiato da Edi Snaidero e consorte Sandra. Artiglio aveva anche consigliato d&#8217;acquistare un playmaker che fosse un po&#8217; meglio di Jermaine Jackson, poi tagliato, e di prendere Booker. Parole al vento. E così Udine, mi spiace, ma non la salverà dalla retrocessione neanche Alibegovic.</p>
<p style="text-align: justify;">Di pronostico in pronostico, come le ciliege che non vedo l&#8217;ora che maturino:<strong> La</strong> <strong>Fortezza</strong> dovrebbe chiudere al secondo posto la regular season. Un&#8217;altra impresa di Matteo <strong>Boniciolli</strong> e del Paron <strong>Zorzi</strong>. Uomini di poca fede. Tanto più che Roma mi sembra un po&#8217; cotta e Teramo ha di qui alla fine un calendario terribile (Milano e Treviso fuori, le due Bologna assatanate in casa, oltre ad Avellino e Montegranaro). A Caserta avrebbero già mandato via da un pezzo<strong> Frates </strong>e pure a Pesaro c&#8217;è una panchina sulla quale <strong>Sacripanti </strong>si sta bruciando il sedere, ma non ci sono più allenatori liberi in giro. E allora si cambierà al termine della primavera. Però adesso vi racconto quello che più d&#8217;un uccellino mi ha raccontato sia accaduto domenica al termine del derby di mezzogiorno. Un gruppo di tifosi della Fortitudo ha attorniato <strong>Flavio Tranquillo </strong>che stava preparando a bordo parquet il suo servizio per <strong>Sky Sport 24</strong> nel quale ritornava prepotentemente sull&#8217;episodio della monetina sparata in testa del povero Terry. Ora anch&#8217;io ho difeso a spada tratta Meneghin nella famosa semifinale di Pesaro quando il grande Dino disse &#8220;adesso basta, non torno più in campo&#8221;, e Milano vinse a tavolino, ma non andai a cercar rogne con gli ultras inferociti della <strong>Scavolini. </strong>Anzi scappai di corsa dal vecchio palazzetto e mi rifugiai nel furgoncino blindato della polizia con <strong>Carlo Gatti</strong> che se la rideva di gusto. Già lo sa il mondo intero che Tranquillo non può vedere <strong>la Fossa</strong>. In più quelli della Fossa sono benissimo a conoscenza del comunicato che <strong>Montegranaro </strong>ha diffuso il 20 marzo scorso nel quale testualmente si ringraziava in particolare Flavio Tranquillo per il &#8220;senso di giustizia&#8221; con il quale lui e Sky avevano contribuito attraverso le immagini a convincere la corte federale della Federbasket a far ripetere la partita con la Fortitudo. Insomma va bene vincere, ma stravincere no. E comunque la Banda Osiris non si disperi: il suo leader massimo se l&#8217;è data a gambe e se l&#8217;è cavata neanche con un graffio. Per fortuna. Altrimenti l&#8217;avrebbero sicuramente fatto anche eroe e martire del basket italiano.</p>
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