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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Obradovic</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>A Roma non sono ancora contenti di essersi mangiati così tanti allenatori</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 18:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Saletto, Veneto Nord orientale, il paese dove è nato Tiziano Zancanella nuovo presidente degli arbitri, un omone simpatico che sul campo diventava tutto rosso inseguendo quelle ballerine che lo facevano impazzire.Bella carriera, bella storia sportiva, bellissimo anche il dopo perché chi viaggia nel Nord va spesso a cercare i famosi tramezzini del diavolo Tiziano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Saletto, Veneto Nord orientale, il paese dove è nato Tiziano Zancanella nuovo presidente degli arbitri, un omone simpatico </span><span style="text-decoration: underline;">che sul campo diventava tutto rosso</span> <span style="text-decoration: underline;">inseguendo quelle ballerine che lo facevano impazzire.Bella carriera, bella storia sportiva, bellissimo anche il dopo perché chi viaggia nel Nord va spesso a cercare i famosi tramezzini</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">del</span> <span style="text-decoration: underline;">diavolo Tiziano</span></strong> che ospita tutti, brinda con tutti, anche con quelli che non gli perdoneranno mai certi fischi in partite importanti, ma per lui sono amici del basket gente del suo mondo, gente che ha onorato comunque ad alto livello, arbitrando nelle grandi manifestazioni. <strong>Perché il Veneto, perché la casa</strong> <strong>dei Zancanella?</strong> Così, tanto per capire cosa succederà domani visto che tutti davano per vincente nella corsa al papato arancione <strong>il Porcari dalla storia ugualmente interessante</strong> e che piaceva tantissimo al nostro amico Fallucca a cui dobbiamo una bella intervista con il Maifredi che resta appassionato di basket e che sa leggere ancora fra le righe del puttanaio dei comitati. Si comincia con facce contuse e questo dovrebbe preoccupare, a meno che Zancanella non scelga l’arbitraggio allargato e chieda collaborazione a chi ha battuto nella elezione. <strong>Meneghin gli ha telefonato per congratularsi</strong> e non per ricordargli che sul campo, spesso, non erano d’accordo, ma ora deve sostenerlo in tutte le maniere per non arrivare al deserto Tola<span id="more-2012"></span>, ad una nuova crisi perché questi arbitri hanno voluto autonomia totale, salvo poi mettersi subito a litigare. Lavorino insieme, tutelando chi va sui campi e comincia già a vacillare, tutelando la crescita dei giovani, cambiando regole che potrebbero toglierci, ad esempio, uno come Facchini , una cosa davvero ridicola. Forza Zancanella, <strong>fai un panino orientale e mettici dentro tutto,</strong> lo mangeremo insieme.</p>
<p><strong>E’ arrivato il giorno del riaggancio tipo Armageddon anche se Milano sapeva di aver finito il carburante mentale per restare in fuga sulla prima</strong> <strong>luna perché sul fronte dell’Est non ha salute</strong>, perché sul fronte europeo non sembra avere amici se il Pana di Obradovic ha lasciato due punti in casa al Valencia del maestro Pesic, perché non si può chiedere alle terze linee di essere subito pronte quando decidi di risparmiare qualche titolare. Era questo il pericolo nella gestione e Milano è caduta nella trappola emotiva proprio adesso che le servirebbe avere tutto intatto nel suo sistema. Vedi perdere l’Armani, o magari vincere conto<strong> l’ex Cska che si è mangiato persino Vujosevic</strong> con la stessa frenesia che in Italia tormentò il grande allenatore dei miracoli Partizan, e capisci i motivi. Vedi vincere, come in casa del Bamberg, e perdere Roma senza mai capire chi sono nè chi saranno mai <strong>questi lottofagi in maglia</strong> <strong>Virtus Roma</strong> perché capisci la natura di un gruppo dove chi sbaglia pensa sempre che sia stato un altro a fargli commettere la troiadas. Occhi che non s’incrociano quasi mai, gruppo senza desiderio di vita in comune, gente che respira l’aria dove comandano i Proximo, quelli che vogliono sempre la testa dell’allenatore, <strong>non contenti di essersene mangiati tanti</strong>, ma questo sono gli stessi che davanti alla caduta di un Pesic o di un Repesa pensano di essere davanti al fallimento di un Gentile. Non distinguono. La stessa cosa fanno i giocatori: scelgono la vittima che sembra più debole e poi fanno quello che i pochi dell’Eur hanno registrato <strong>mentre Tomo Mahoric si beveva la china</strong> e dava biglietti per la rupe a molti dei ragazzi che Boniciolli adesso, soltanto adesso?, non capisce più. Così come sarebbe assurdo pensare che già domenica all’ora di pranzo sapremo se <strong>Siena è pronta ad imporre la lex-Pianigiani</strong> anche su questo campionato. Milano ha degli alibi e non si farà spingere via anche perché adesso si creano i partiti: chi,<strong> come il sciur Gamba</strong>, l’ha vista molle con Montegranaro e altri che, invece, l’hanno scoperta più forte nel giorno in cui ha perso la prima partita.</p>
<p><strong>Troppa fretta gente e da Sassari, 8 punti, a Caserta e Roma, 4, faranno bene starsene tranquilli tutti senza dare da mangiare a chi si ciba</strong> <strong>esclusivamente della testa di allenatori</strong> che in altre circostanze hanno lavorato benissimo: Capobianco era e resta bravissimo, Perdichizzi ha fatto miracoli sempre e adesso si trova confuso, Sacripanti sa come uscire dalle trappole di una stagione iniziata pensando troppo in grande, Boniciolli resta quello di Avellino, di Udine, di tanti assalti alla baionetta e l’unico colore, per tutti, è che in questa comica petroliniana sia stato tirato dentro<strong> il Boscia Tanjevic</strong> che dovrebbe soltanto pensare alla vera battaglia. <strong>Non diteci che Vitucci e Zorzi vi stanno deludendo ad</strong> <strong>Avellino perché sono a quota sei come il Repesa</strong> che fa benissimo a diffidare della spavalda gioventù trevigiana chiedendo di valutarla con l’asticella sempre un po’ più in alto. Stanno bene quelle a quota 8? Quasi tutte, ma date retta a Charlie Recalcati che è addirittura a 10, <strong>meglio non prendere tutto per oro colato</strong>, in mezzo ci troverete oro matto e presidenti di bocca larga che restano in agguato e fingono di non capire di aver fatto squadre farlocche.</p>
<p><strong>Pagelle e tramezzini:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Tiziano ZANCANELLA</span></strong> nuovo capo degli arbitri perché se sarà il suo sorriso a fare da guida nel papato arancione forse avremo presto anche una nuova generazione di arbitri di buon livello.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Alex RIGHETTI</span></strong> uno che l’anno scorso la Virtus Bologna, per sfiancarlo, obbligava ad allenamenti mattutini da solo. Certo che Ford e Rigo non giocano sempre con il “veleno” mostrato per battere le Vu nere, ma le squadre forti non si potranno mai fare decimando i gruppi a caso e mettendo gli allenatori nelle peggiori condizioni per lavorare.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">all’ARADORI</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che sul campo di Teramo è uscito dal bozzolo senese. Ora non gli resta che fortificarsi all’aria aperta e durissima che troverà camminando con i campioni che sanno bene di non essere forti abbastanza per dominare come in passato e sanno di aver bisogno del rendimento super per reggere nella durissima Europa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">ai fratelli CINCIARINI</span></strong>, pazienza se quello di Pesaro ha bevuto acqua salmastra a Treviso, perché il capitano di Montegranaro sembra un tipo con le idee chiare, la testa a posto e la voglia di fare un passo avanti ogni giorno, lavorando, non chiaccherando.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Tomo MAHORIC</span></strong> che le lingue lunghe di casa nostra avevano accolto come un profugo tecnico e che adesso sta impartendo lezioni che fanno pensare a Bucchi e Trinchieri di averla scampata bella quando hanno sconfitto Cremona.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a MESSINA ed OBRADOVIC</span></strong> due grandi allenatori che capisci sempre quando vincono e perché ci riescono, ma che non comprendi, come capita con Mourinho, se uno fa 49 punti a Charleroi e l’altro si fa battere in casa da Valencia. Vigilate gente. A tutti i livelli.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">ai VUOTI</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sulle tribune per le partite</strong></span> di mezzogiorno che s’incrociano con il calcio. Lo sapevamo che sarebbe stata una porcata, ma hanno voluto andare avanti lo stesso e poi ci sbatteranno in faccia le cifre del disastro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">al DIGITALE</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>terrestre</strong></span> che da molti parti ha tolto dallo schermo Sportitalia la vera televisione degli sport che cercano spazio e felicità. Dite a Peterson che non lo si vede più in molti posti così qualcuno provvederà. Care Leghe fatevi avanti e protestate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a TERAMO</span></strong> per non aver resistito alla banale soluzione dell’esonero di un allenatore come Capobianco pur sapendo perché la situazione va così male e potrebbe anadare anche peggio. Se parti da gente come Mike Hall non arrivi da nessuna parte per costruire una squadra nuova.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">all’immenso Pilla PILLASTRINI</span></strong> se si ferma pure a rispondere quando gli chiedono perché nel finale di partita mancano spesso i presunti assi. Purtroppo altri suoi colleghi che non hanno la sua personalità cadono nella trappola e arrivano a giustificare il peggio dando il peggio.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA Roma</span></strong>, ai suoi incubi, alle idee confuse che cominciano con l’amico Smith e finiscono con i troppi amici Fritz di giocatori senza anima e core.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le tigri di carta che volevano spaventare Siena sono finite tutte alla Lottomatica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 23:06:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe. Seguendo le tracce di Chanel numero 5 siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;"> tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un</span> <span style="text-decoration: underline;">dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe.</span> Seguendo le tracce di Chanel</strong> <strong>numero 5</strong> siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove è nato Frank Sinatra, dove hanno girato il capolavoro Fronte del Porto. Dove gli snob della Grande Mela scracciano pensando che il fiume Hudson possa purificare tutto. Il profumo che pensavamo fosse <strong>prodotto a Parigi</strong> veniva invece <strong>confezionato ad</strong> <strong>Hoboken</strong>. Storia lunga di un marchio venduto e mai più riconquistato dalla sarta delle meraviglie che aveva scelto un tipo molto vicino a <strong>Pasqualino Sette Bellezze</strong> che a Mosca aveva inventato un profumo che non sapesse di gelsomino o di rosa. <strong>Perché siamo affascinati da una</strong> <strong>storia del genere?</strong> Perché se prima dell’anestesia vai a dormire pensando che non ti sveglierai più e non potrai mandare al diavolo i grafici delle televisioni che trasmettono basket, allora hai bisogno di scoprire <strong>se questo profumo non veste la notte e</strong> <strong>anche le giornate di</strong> <strong>molti allenatori</strong> che fingono di lavorare sul serio e poi, alla prima slavina fisica, scaricano sugli altri i loro problemi.</p>
<p><strong>Le notti in ospedale, quando pensi di essere diventato anche cieco perché</strong> <strong>non distingui le cifre sullo schermo, ci ha fatto venire in mente che forse i presidenti delle Leghe potrebbero trovarsi</strong> per studiare un piano contro questo tormento. Fate Lega per servire un prodotto che permetta a chi, fortunatamente, non deve seguire l’audio, per stare comunque nella partita. Questi giannizzeri mandano informazioni coniglio sullo schermo: o vedi subito o ciccia. <strong>Il silenzio</strong> <strong>sarebbe d’oro</strong>, anche per i malati vicini, se bastasse guardare lo schermo. Niente. <strong>Sky ha migliorato la grafica</strong>, ma anche per loro il mordi e fuggi sembra regola e poi non distrubateli<span id="more-1985"></span> mentre vi fanno sapere quante volte una squadra va a canestro utilizzando il post, cosa volete che possa interessare al circolo delle <strong>&#8220;giocate pazzesche&#8221;</strong>, caro basket dicono che piaci soltanto se imbuchi da Hoboken, cosa succede intorno, quanta gente c’è a vedere una partita, chi sono i personaggi che vengono sfiorati e mai inquadrati. Mondi lontani dove crescono<strong> le tigri di carta tipo la </strong><strong>Lottomatica Roma che è fumo</strong>, ma niente arrosto se arriva alla volata dovendo chiedere punti a chi sbaglia e non vede l’ora di far sapere, il famoso linguaggio del corpo Sky, che la palla perduta, regalata, nasce dall’errore di altri: <strong>allenatore</strong>, compagno non compagno, gente qualunque che si aggira intorno alla panchina.</p>
<p><strong>Ti sventrano senza dirti che sarà la settimana del riscatto italiano nella Nba anche se Belinelli e New Orleans vanno fortissimo dal primo giorno.</strong> Meglio così, ma attenti alle tigri di carta Nba e a quelle europee dove tutto ci aspettavamo meno di vedere il Real Madrid segnare<strong> 49 punti contro Charleroi</strong>. In Europa stanno imparando a conoscere<strong> la nuova Montepaschi</strong> che pur non avendo la squadra al completo sembra più vicina al progetto che aveva in mente <strong>Pianigiani</strong> quando si è accorto che volevano già prenderlo a calci perché si erano illusi che avesse una zampa ferita: certo Stonerook fa più fatica, come se davvero dovesse parlare italiano,<strong> certo Moss è soltanto un</strong> <strong>rincalzo</strong> e Kaukenas, forse, ha perduto se stesso nel ginepraio Messina, ma questo <strong>Bo-Bolt</strong> McCalobb corre più forte del vento e, come l’Usain primastista del mondo, ha cambiato i colori della pista cestistica. Non cercate adesso i peccatori dell’anno, le rivelazioni. Arriviamo alla fine del girone di andata per capire, valutare anche se<strong> Brindisi è la grande</strong> <strong>delusione</strong> già oggi, anche se ad inseguire Milano non c’è soltanto Siena o questa truce storia dell’aria tossica milanese che azzoppa calciatori e cestisti con cadenze che lasciano perplessi.<strong> Si potrebbe anche chiamare</strong> <strong>sfiga</strong> perché l’Armani al completo non si è ancora vista eppure corre bene in Italia ed Europa, dimostrando che sta facendo di tutto per non essere più una delle tante <strong>tigri di carta</strong> che vorrebbero spaventare Siena.</p>
<p><strong>Pagelle al profumo di chanel numero 5:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Gallinari, Bargnani e Belinelli</span></strong> per averci dato una settimana Nba tutta speciale. Ora non pentitevi subito.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a PILLASTRINI e FORD</span></strong> che si mangiano il piatto freddo di una Virtus a cui manca la fortuna oltre ad un giocatore in più per far godere gli 8000 fissi della Futur Station .</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Giorgio ARMANI</span></strong> che se la gode, che si diverte vedendo quello che Proli e Bucchi disegnano anche in periodi in cui manca la materia prima per avere l’abito da scudetto.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span> di Cremona</strong> che quando arrivò non chiese di avere sconti, come capita da noi quando si prendono allenatori di altre scuole, ma di essere giudicato sul campo. Varese ha scoperto che questo fa davvero sul serio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al pesarese CINCIARINI</span></strong> che ha ridato un senso alla più bella scuola di basket italiana e nel gruppo ci sono altri che potrebbero farci riscoprire il giardino di Aido Fava.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> che non sanno ancora chi scegliere fra Petrosino e Zancanella, che dovrebbero sfruttare tutti e due per avere finalmente la libertà che meriterebbero.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Ettore MESSINA</span></strong> che nei guai REAL sta trascinando anche la povera ed incolpevole Roma che ha già tanti problemi senza doversene inventare altri.</p>
<p><strong>3<span style="text-decoration: underline;"> al sommo OBRADOVIC</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che in panchina litiga soprattutto con il suo fedelissimo vice, perché se la moda prende piede vi lasciamo immaginare il cinema paradiso del povero basket italiano che da poco tempo apprezza l’assistente che vede.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al Charles </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SMITH</span></strong> che ritrova a Milano le antiche scale dove arrampicarsi oltre i 20 punti segnati, ma che in realtà dovrebbe ammettere di essere un veterano con i tasca al massimo 20 minuti veri.</p>
<p><strong>1<span style="text-decoration: underline;"> per HAWKINS e JAABER</span> </strong>che si mangiano Roma fingendo di avere qualcosa ancora da avere dopo gli anni nella capitale dove nessuno li aveva trattati male, dove nessuno faceva caso a certe crisi mistiche o all’eucalipto in polvere.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline;"> al FERRO</span></strong> che manca ai malati, che ostacola i tiri di chi pensa alla sfortuna quando li scazza, che ci ruba energie, ci ruba canestri, ci ruba la vita.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Da Bucchi a Wallace: i Beati del basket</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 17:34:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Vicchio, nel Mugello, dove è nato Guido Di Pietro, meglio conosciuto come il pintore Beato Angelico. Camminata sui marroni rimasti dopo aver visto i Santi di New Orleans prendersi la Super Coppa del football, dopo aver girovagato nei chiostri del convento di San Domenico, zona di Fiesole, per capire se il blu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketcaffe.com/wp-content/uploads/cj-wallace-benetton-basket.jpg" alt="" width="178" height="250" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">da Vicchio, nel Mugello, dove è nato Guido Di Pietro,</span> <span style="text-decoration: underline">meglio</span></strong><span style="text-decoration: underline"> <strong>conosciuto come il pintore Beato Angelico</strong>. <strong>Camminata sui</strong> <strong>marroni rimasti dopo aver visto i Santi di New Orleans prendersi la</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline">Super Coppa del football</span></strong>, dopo aver girovagato nei chiostri del convento di San Domenico, zona di <strong>Fiesole,</strong> per capire se il blu di lapislazzuli del nostro artista, se il suo oro in foglia, possono aiutarci a comprendere meglio la sua Annunciazione che si presenta sempre come primo incanto se entri al <strong>museo madrileno del Prado</strong> dove <strong>Ettore Messina</strong> va a disintossicare l’anima quando<strong> il Real</strong> le prende e si fa male <strong>come a Tel Aviv</strong>, quando si ferma meditando nella sala degli impressionisti chiedendo al povero<strong> Molin</strong> se sogna o se è sveglio adesso che deve andare <strong>a Siena</strong> per capire cosa resta del sogno europeo dei campioni d’Italia. Viaggio nella beatitudine e scusate se è poco, cominciando dalla <strong>partita d’addio di Gus Binelli</strong> a cui vorrebbe partecipare persino il presidente federale <strong>Dino Meneghin</strong> che avrebbe tanta voglia di spintoni onesti , stanco di questi sgambetti alla carbonara, <strong>sfinito come succedeva al Beato</strong> mentre lo obbligavano alla povertà e all’ascetismo nell’ordine dei domenicani osservanti. <strong>Beato Fabrizio Frates</strong> <strong>che ha scoperto di avere una squadra vera</strong>, d&#8217;avere intorno uomini giusti, gente che <strong>gli ha curato con una grande partita la cirrosi</strong> per quei fischi di chi l’anno scorso a <strong>Caserta</strong> lo tomentava, destino da Alatriste che, però, si toglie anche sassoloni dagli scarponi. <strong>Beato Manero Vacirca</strong> per aver portato nel borgo delle tomaie nobili il bulgaro <strong>Ivanov,</strong> uno che giura di saltare bene a rimbalzo d’attacco perché lo vuole il dio di Varna. <strong>Beato Boniciolli</strong> <span id="more-1569"></span><strong>che scopre come si possa avere il massimo dalla fascite di</strong> <strong>Giachetti,</strong> come l’aroma <strong>Repesa</strong> dia vitalità a tutti, salvo le facce dei tipi come <strong>Winston </strong>che ancora non hanno scoperto che in città <strong>è arrivato un nuovo sceriffo</strong>. Deve essersene accorto anche<strong> il presidente Toti</strong> confrontando il poeta <strong>Tourè</strong> con questo <strong>Dragicevic</strong> che va comunque preso con le molle perché dobbiamo ancora capire come ha organizzato<strong> la fuga dalla Stella Rossa. Beato Repesa</strong> che, contrariamente a Frates, quando torna nei posti dove ha lavorato, lo applaudono, lo baciano, gli regalano fiori, ma poi sono legnate: <strong>alla Fortitudo non giocarono mai così bene come contro Gelsomino</strong> per la gioia delle vedove bugiarde, alla <strong>Lottomatica</strong> non vedevano da tempo una Roma così armonica, certo non avevano da portarsi dietro le promesse del <strong>marinaio Nicevic</strong>, quello che all’arrivo di <strong>Rep </strong>assicurò il mondo verde per una nuova era. Non aveva aggiunto che lui avrebbe fatto soltanto lo spettatore. Certo <strong>alla Benetton</strong> non farà in fretta a capire tutti quei ragazzi che guardano per terra, che senza palla non si muovono, cominciando dal giovane <strong>Gentile </strong>che sarà anche convalescente, ma deve almeno provare a graffiare.</p>
<p><strong>Beato Wallace, nome da eroe scozzese,</strong> <strong>che ha scoperto come si viva nel</strong> <strong>mondo dei due pesi e delle due misure prendendosi due intenzionali</strong> che non erano niente di più di quello che facevano i difensori del Lotto pontificio. Stessa scoperta <strong>dell’Amoroso chiaccherone di</strong> <strong>Varese,</strong> del Minucci che ad Istanbul si è reso conto che girano le palle se gli arbitri hanno la bilancia truccata a <strong>Brazauskas</strong>, più del solito finlandese, è un tipo da sorrisino carogna e da fischiata punitiva. <strong>Beato Capobianco</strong> che perdona la sua<strong> Teramo</strong> ingolfata sapendo che se ci sarà salute, ma soprattutto difesa seria, se tutti salteranno nel tempo giusto, i playoff non saranno chimera, ma, per favore non date per certa la presenzas in nazionale dei suoi allievi prediletti. Devono sudarsela e migliorare tanto. <strong>Beato Bucchi</strong>, l’unico che riesce a godere se la sua corazzata milionaria fa segnare meno di 60 punti alla penultima in classifica, felice del secondo posto in solitudine ora <strong>che aspetta Caserta al Palalido visto che al Forum canta Vasco Rossi</strong>. Una sfida importante nella piccola arena dei sospiri, ma questa è Milano, questa è la vera realtà della città meno europea che ci sia, come del resto sapete dopo aver visto gli allenamenti in Eurolega. <strong>Beato Sacripanti </strong>che ieri ha radunato la under 20 a Caserta, ma ancora non aveva bruciato il ramo dove la sua Pepsi si era appesa per bere in santa pace la gioiosa festa dei complimenti anticipati lasciando soltanto <strong>il povero Michelori </strong>in mezzo alla tonnara di santo <strong>Brunner</strong>, di santo <strong>Maestranzi</strong>, di santo <strong>Cavaliero.</strong> Meglio se si torna alla politica dove i santi bevitori, avidi di tutto, dimenticano le mozzarelle sontuose e si adattano al pane dei pastori. <strong>Beati italiani in giro per l’Italia senza che nessuno riesca a spiegarci perché, ad esempio, uno come</strong> <strong>Antonutti non fa mai passi decisivi</strong> per essere vero zogador, perché Macigno <strong>Lechthaler</strong> si intestardisce a voler fare<strong> Nureyev</strong> quando andrebbe bene anche se soltanto decidess e di essere il doganiere nella difesa <strong>Montegranaro. </strong></p>
<p><strong>Beato Pianigiani</strong> che si trova nel momento più delicato con Lavrinovic in pezzi. Dire che si dovevano centellinare le forze quando era più facile perdere qualche partita sembra brutto, ma quella smania di voler sempre essere spietato adesso gli sta arrivando contro perché da via Vitorchiano il boomerang sta tornando e vedrete che presto avremo la solita corale guelfa per farci sapere che il basket italiano è in quarta fascia come nazionale, ma anche come club rischia di essere persino fuori dalle prime otto europee, anche se per adesso, fa più impressione la crisi del Panathinaikos dove i tifosi pregano Obradovic di restare comunque. Che ci sia connessione sulla chiantigiana. <strong>Beato Vujosevic, beata Belgrado, beato Partizan</strong>. Diciamo che quando vai dove i maestri si chiamavano <strong>Novosel, Nikolic, Zeravica</strong>, <strong>da Belgrado</strong> <strong>a Zagabria</strong>, passando per <strong>Lubiana </strong>e la <strong>Bosnia,</strong> allora scopri che non ti serve soltanto la potenza economica. Si lavora, gente, certo hanno più fame di questi bamboccioni, ma se poi andate a vederli in palestra, in certe palestre piene di lustrini, di progetti a voce, allora capirete la differenza e scoprirete perché far giocare i ragazzi della corale oratoriana è così difficile. <strong>Beata gente</strong> <strong>che ancora date ascolto ai Papalia</strong>. Quello che finge persino di rifiutare la A dilettanti per uscirsene senza troppi danni per la società, insomma un lodo Fortitudo allargato. A proposito di Fortitudo Bologna.<strong> Beato Forino</strong> <strong>che lavora sempre come se le Aquile fossero pronte a tornare</strong> <strong>nel grande nido</strong>. Chi conosce regole e bilancia trema e vorrebbe sfregare una lampada per trovare in <strong>Seragnoli</strong> qualcosa che pure deve essergli rimasto dopo gli anni splendidamente sofferti con quella società. Tutti dicono che non avremo miracoli, ma soltanto processioni e proteste. Dolore. <strong>Beato Bonamico, presidente della Legadue,</strong> che a dispetto degli altri consiglieri federali, diavoli dentro e fuori, diavoli ma non cervelloni da machiavellico certame, se ne sbatte se gli organizzano un consiglio quando lui è costretto altrove dalla sua carica nella seconda lega. Lui tira dritto e se avrà qualcosa da dire vedrete che troverà la cassa di risonanza per far saltare tutte la case matte dove si annidano i fedeli della confraternita gomme e pennini.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>per la gola:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">ai NUOVI ELETTI</span></strong> nella casa della gloria che sono riusciti a vincere la battaglia del decentramento.Non andranno ad Avellino, ma aspettano fiori e spumante nella prima occasione dove all’anziano campione, alla gente che fatica a viaggiare sarà offerto un trasferimento comodo, un atterraggio semplice.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES</span></strong> e alla sua bella squadra perché quello che ha fatto a Caserta è un capolavoro del gruppo. Non dite che vi ha sorpreso, non dite che avete dimenticato quello che ha fatto quando non doveva litigare col mondo. Persino in nazionale ha dovuto travestirsi.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">al GIACHETTI</span> rivisitato</strong> dall’ispirazione quando doveva confermare sul campo quello che aveva detto del suo ex allenatore a cui riconosce il merito di avergli almeno cambiato la testa, cosa che si rifiutano di capire soltanto quelli che vanno dietro alla corale del cielo, quella dove la superbia non lascia spazio, quela dove le malie di Amelia vorrebbero far diventare principi anche i rospi che , magari, segnano tanto, ma usano il piumino in difesa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a LE BRON JAMES</span></strong> che per una partita ha accettato anche di giocare come regista, distributore di gioco e caramelle in quel circo dove si può tutto. Bel segnale per Pianigiani e Bucchi: se proprio non sanno come risolvere il problema architetto in nazionale all’Armani provino a fare sondaggi nella testa di Mancinelli, potrebbe essere una soluzione interessante, nuova, basta convincerlo che il tiro non è nel suo dna.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Mike HALL</span></strong> perché non esiste giocatore capace di far venire i sudori freddi nello stesso momento in cui si preparano feste per celebrare il suo ritorno nella casa del sidro, quella dove tutti si sentono principi perché pensano di aver ereditato qualcosa da chi fu veramente grande, veramente re del sistema costruito in città e non prendendo braccianti da fuori.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">alla GAZZETTA</span></strong> <strong>degli orgasmi</strong> che ulula contro i record fasulli delle partita dove i bambini di Papalia si fanno sculacciare e poi gli spara un bel titolo di taglio a tutta pagina sui 172 gnocchi del crudele Pancotto, sui 102 di scarto dei lupi affamati di gloria effimera.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Jasmin REPESA</span></strong> perché scoprire adesso che la Benetton ha problemi fisici e psicologici è un po’ come andare in un ospedale e scoprire che c’è gente in sofferenza. Certo Vitucci avrà avuto la colpa di non rendere subito difficile la vita ai ragazzi d’oro, ma quello che non torna è il conto sulla voglia di lasciare un po’ di pelle sul campo e i primi a far ridere sono quelli del gruppo slavo che certo fa fatica a capire i tormenti di Daniel Hackett perduto nel suo mare di presunzione, ora che dovrebbe ricominciare tutto dal principio.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla GIBA</span>, associazione giocatori</strong> (spalla armata degli agenti famelici) se non riconosce che lo studio del diacono Chiabotti sull’utilizzazione degli italiani con le nuove regole si è rivelata una bella denuncia davanti a certe battaglie demagogiche: giocano di meno, si sentono poco, come sempre. Chiediamo in giro perché restano sempre allo stesso punto ragazzi che pure hanno minuti e responsabilità, chiediamo come fingono di allenarsi sempre: certo che vanno in palestra ma ascoltando altra musica.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al FALLO INTENZIONALE</span></strong> che è diventato stricnina nelle mani di arbitri che amano il due pesi e due misure, che sanno benissimo di decidere il destino di una partita e fingono di essere stati costretti alla mannaia perché lo impone il regolamento.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">all’IPOCRISIA</span></strong> di chi insiste, microfono all’altezza dell’ombelico, forse più sotto e più indietro, a spiegare la dura vita degli arbitri, il tremendo impatto con il fischio senza avere la moviola a disposizione. Nessuno lo ha mai negato, ma non esiste neppure un ordine dei grandi dottori nella comunicazione, da Caressa in giù, che obbligano chi commenta ad andare oltre la pura sensazione, lasciando anche chi guarda a casa faccia lo stesso. Fare come con i vigili nel giorno della Befana, dopo averli maledetti tutta le vita , è patetico. O dite che quello ha sbagliato in malafede o state zitti.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a CREMONA e FERRARA</span></strong> che continuano a cercare salvatori della patria, prima Anderson, adesso Schultze, per evitare la retrocessione, per sfuggire al destino di chi è comunque partito con qualcosa in meno. La formula ha quella crudeltà che la Nba si è tolta da tempo, ma da noi dicono che non è possibile e forse è vero: se notate la gente sulle tribune fischia, insulta, urla contro, vuole il rogo, non si diverte quasi mai e se vince male è più contenta di quando domina. Andare in fondo con quello che si ha, pensando a costruirsi qualcosa di diverso in casa, considerando il Partizan Belgrado non come chimera, ma come vero modello. Cari presidenti, la strada è quella, ma da noi la gente come Vujosevic voi la mandate via.</p>
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		<title>Non è vero che il basket più bello è quello dei playoff della Nba: le Final four docent</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 14:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span class="flickr-image"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.euroleague.net/resourceserver/19894/7dd1e5a9-6d1e-44ba-805c-0858188b732f/b62/rglang/iv/filename/final-four-teams-berlin-2009.png" alt="" width="186" height="131" /></span><strong>OSCAR ELENI che in sogno si è</strong> <strong>avventurato a passo di marcia sotto i</strong> <strong>tigli di Berlino</strong> dove un tempo sfilavano i soldati prussiani, dove non tanto tempo dopo sfilavano quelli russi, dove si è celebrata una bella festa per oltre 13 mila spettatori, perché la finale di Eurolega è stata proprio coinvolgente, in un&#8217;arena adeguata, in un posto dove tutti si sono divertiti, anche chi ha perduto, perché la conclusione del torneo più difficile ci ha fatto capire due cose importanti: non è vero che gli allenatori contano poco, non è vero che il basket più bello in questi giorni lo abbiamo visto seguendo i berci dei playoff della Nba. <strong>Con Obradovic e Messina vai più o meno dove</strong> <strong>vuoi,</strong> se poi hai dietro anche buoni giocatori allora spopoli, diventi il padrone. Siamo sempre stati convinti che l&#8217;allenatore ha in mano l&#8217;anima di una squadra, se può lavorarci sopra, senza ostruzionismo societario, allora arriva ai massimi risultati. Basta pensare al Messina bolognese e ai suoi presidenti, confrontare per credere. Su Obradovic ci bastò vederlo al lavoro, sentire <strong>Buzzavo </strong>che parlava della sua competenza, della sua &#8220;cattiveria&#8221;, per renderci conto che dovunque lo avessimo incontrato sarebbero stati guai per le sue avversarie. Certo anche lui invecchia, si ammorbidisce, magari sbaglia, però se esce dalla tenda è per andare a cercare la sua vittima e non certo per regalargli dei fiori. Eurolega senza italiani, ma <strong>Messina e Basile sono stati davvero bravi</strong> nel ricordarci alla gente come scuola sicura, come terra di grandi tradizioni e siamo sbalorditi, amareggiati, per la scelta di <strong>Rigas</strong>, il greco a capo degli arbitri Uleb, un amico del nostro basket nei secoli, per non aver chiamato a Berlino neppure un direttore di gara italiano. <strong>Schiaffo pesante</strong>, condanna prima ancora che la procura di <strong>Reggio Calabria</strong> metta tutti alla berlina perché<span id="more-930"></span> chi può leggersi <strong>Paolo Toscano</strong> sulla Gazzetta del Sud scoprirà quello che temeva da sempre: taroccati gli arbitraggi, le note spese, taroccati i campionati, un misto griglia con olio di colza che coinvolge tutti, perché è dai tempi che le note spese hanno falsificato tanti rapporti come potrebbe testimoniare il povero Ceccotti che aveva scoperto la truffa a barre, ai caselli e nei supermercati, che seguiva piste precise. Dalle serie minori alla massima serie, sia chiaro. <strong>Chiedere a Pesaro, Caserta, Roma, Milano,</strong> <strong>Bologna e Siena.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Nel viale dei tigli hanno marciato anche i giovani di Siena, ma tutti abbiamo guardato sbalorditi i giovani presentati dalla Serbia. Però i nostri c&#8217;erano, ma pochi lo hanno potuto notare perché qui gli allenatori devono spendere per avere i punti nell&#8217;aggiornamento secondo il sistema<strong> Gebbia</strong>. Sui marciapiedi berlinesi ci siamo anche fermati al sole per leggere Il Sospetto, un libricino giallo che lo svizzero Durrenmatt ci ha regalato per rendere più lieve il duro compito del <strong>Meneghin</strong> che deve andare nella giostra, come il cavaliere nero, sfidando tutti quelli che lo hanno preso in giro, che continuano a stuzzicarlo, che non sono leali: nel libro si dice che un vero <strong>Don Chisciotte</strong>, e Meneghin lo è diventato ascoltando <strong>Petrucci </strong>che poi non lo ha liberato dal ciarpame delle teste quadre da comitato regionale, è fiero della sua corazza di latta perché la lotta contro la stupidità e l&#8217;egoismo degli uomini è sempre stata difficile e rischiosa, sempre legata alla povertà e all&#8217;umiliazione, ma è una lotta sacra e non la si deve condurre a furia di lamentele, ma con dignità. <strong>Operateci a cuore</strong> <strong>aperto perché Messina ed Obradovic ci hanno spiegato che i grandi allenatori cambiano la storia, </strong>ribaltano anche partite dove trovi sempre il ragazzo tremebondo che ti lascia nudo, costringendoti a cambiare il piano studiato tanto bene. Nel Cska hanno tradito più che nel Panathinaikos, per questo hanno perduto, pur salvano la faccia. Diteci che non abbiamo visto lontano, quando abbiamo avvisato i naviganti nel mare dove domina il naviglio senese che non poteva esserci competizione se sulle navi all&#8217;inseguimento non avessero fatto salire dei veri master e commander, se non avessero cercato di imitare chi era davvero il numero uno. La conferma di tutto questo l&#8217;abbiamo avuta su Repubblica nella<strong> bella</strong> <strong>intervista di Walter Fuochi al Minucci</strong> che quando ha sentito la parola sudditanza ha spiegato al colto, all&#8217;inclita, allo stupido, come si costruisce una grande società da cui poi far nascere una grande squadra. In quel duetto fra sapienti ci ha detto anche come potrebbe essere il futuro del Pianigiani se passando al largo anche questa volta dovesse fermarsi ad ascoltare le sirene che lo invocano da lontano, magari in terra straniera. Minucci e la realtà delle cose, schivando ogni secca, ma perché ci ha studiato anche la notte e gli arbitri, lo sapete, fischiano spesso quello che vedono come direbbero a<strong> Sky</strong>, ma molte volte, come direbbero nei bar sotto casa, fischiano anche quello che vorrebbero vedere per potersene andare tranquilli al confessionale. Il sistema ha sempre avuto questo tipo di funzionamento, devi essere superiore in tante cose per far vedere anche quello che non c&#8217;è o nascondere quello che non vorresti far vedere. Ora tocca al <strong>Montepaschi </strong>perché gli altri si sbranano nel nulla, vanno a cercare funghi in fondo al mare, mentre don Ferdinando riesce a trovare del buono persino in certi personaggi, ma forse perché dando spago a loro li tiene lontani dalle miniere dove si estraggono scudetti, buoni bilanci, dove si crescono in casa allenatori che poi fanno tutti i record possibili. Strade berlinesi per raccontarsi che Sky ci ha mandato un messaggio forte e chiaro: telecronache dal tubo, non del tubo, almeno in parte, risparmio per avvisarci che il basket in diretta costa tantissimo e per questo bisogna fare bene i conti prima di fare bene i bulli. <strong>Porta di Brandeburgo</strong> per lanciare una pietra nello stagno del campionato arrivato alla stretta finale, per ascoltare le banalità di chi parla tanto e non si accorge che per dare fiato alle trombe è sempre necessario avere almeno il fiato o, cosa più importante, uno che ti garantisca che, se non hai scelto il detto &#8221; prima di parlare taci&#8221; , sarà comunque dalla tua parte pur sapendo con che tipi di giocatori hai dovuto lavorare per tutto l&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pagelle e crauti:</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>10 a Zele OBRADOVIC</strong> perché il suo modo di andare in battaglia è sempre diverso, ma alla fine arriva dove tu non potresti immaginare. Quando perse la seconda contro Siena, nonostante le schifezze arbitrali, andammo in giro a dire che con quella difesa era pronto per lo spiedo, lo dicemmo anche a Rai International scoprendo che il conduttore era stupito dal nostro ottimismo. Aveva ragione lui. Deve aver sentito le vibrazioni del crudele, noi l&#8217;illusione di vederlo finalmente invecchiare. Non è stato così ed eccolo lassù dove nessuno potrà mai raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>9 a Ettore MESSINA</strong> perché nella catastrofe del meno 23, invece di impiccare chi si era staccato da solo i fili, ha provato a riannodare tutto, senza andare in crisi mentale, senza morsicare troppo, dicendo come stavano le cose, riportando alla realtà un po&#8217; tutti. La rimonta è stata un capolavoro mentale contro il più forte di tutti, contro un&#8217;avversaria più forte del Cska. Questo vale doppio anche se l&#8217;albo d&#8217;oro non ricorderà. Ora lo vedono in partenza per l&#8217;Ammerrica, ma cose si scava nei cuori Nba? Questo il dilemma. Culture diverse e mai ecocompatibili.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8 a Luca BASILE</strong> che ha sbagliato tiri importanti, ma non si è mai arreso, ha difeso duro, facendoci sapere che in estate sarà meglio pregare gente come lui di vestire la maglia azzurra, senza confidare troppo nei neurolabili del settore.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7 all&#8217;ULEB</strong> per aver organizzato bene la finale di Berlino, evitando che i tifosi greci andassero oltre la rete, portassero i laser nell&#8217;arena. Non era facile, ma, se ci pensate, quando sai cosa vuoi e cosa cerchi non vieni mai sorpreso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6 agli ASSISTENTI</strong> che nelle finali di Eurolega, come del resto in tutto il torneo, si sono rivelati davvero utili, importanti. Pensate che da noi ci sono certi furbacchioni di manager che cominciano a risparmiare ingaggiando assistenti che non hanno neppure superato il primo sbarramento. La stessa cosa per dirigere i vivai dove si preferiscono quelli da due lire, quelli che tanto hanno un altro mestiere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5 a Erasmo LORBEK</strong>, a nome dei tanti ragazzi promettenti che vanno e vengono su questa giostra, che anche nella finale di Berlino ci ha lasciato con le mani umide perché questo talento che sembra sempre pronto a sbocciare viene attirato nella rete con troppa semplicità. Dicevano che poteva essere colpa di Repesa quando lo vedevano così incostante, adesso anche Messina potrebbe spiegare che certi giocatori per maturare avrebbero sempre bisogno di soffrire.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>4 Alle GRANDI del basket italiano</strong> se non faranno di tutto per riportare in Italia l&#8217;Ettore Messina che forse ha chiuso la sua esperienza moscovita. Dicono che la Nba ha mezzi più convincenti, ma conta anche cosa si propone.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>3 a JASIKEVICIUS, </strong>il genio delle coppe, l&#8217;uomo dell&#8217;oro per Barcellona, Maccabi, Panathinaikos, l&#8217;uomo che avrebbe dovuto esaltare sempre la Lituania, perché quando gli dice che è finito, che non pensa alla squadra, che non difende, lui cambia lato del disco e ti lascia solo in mezzo ai tigli senza neppure il conforto di una giustificazione per aver parlato prima di tacere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>2 agli ARBITRI italiani</strong> che non hanno aperto bocca dopo la beffa di Berlino dove non sono stati chiamati neppure per le semifinali. Non ci vengano a dire che c&#8217;era il veto perché l&#8217;italiano Messina era fra i finalisti. Sarebbero bugie anche più gravi di quelle di chi cerca di uscire dalla buca delle lettere della procura di Reggio Calabria.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>1 a Dino MENEGHIN</strong> se si lascia ancora insultare da certa gente, se non urla chiaro e forte che questo basket lo si può salvare se la gente collabora, non se finge di non capire e si vanta di poterti minacciare.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>0 </strong><strong>all&#8217;OLYMPIACOS Atene</strong> per aver alzato in maniera assurda certi stipendi, per aver portato verso la bancarotta un basket europeo che avrebbe bisogno di un calmiere, di gente con la testa sulle spalle ed una mano sul cuore per non rendere inutili i campionati nazionali, concentrando tutto sulla grande visione europea, che è bellissima, ma che ci fa tremare se si possono dare più di 4 milioni di euro ad un Childress.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 16:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[               di LEONARDO IANNACCI       
 Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di Mirko Lanzi, detto l&#8217;Ugo Tognazzi della bassa (&#8220;Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima&#8230;&#8221;), una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">               <span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32165283@N03/3379308186/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="MIhajlovic" src="http://farm4.static.flickr.com/3603/3379308186_e6f5f8b2d9.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span><em><strong>di LEONARDO </strong><strong>IANNACCI</strong></em>       </p>
<p style="text-align: justify;"> Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di <strong>Mirko Lanzi</strong>, detto <strong>l&#8217;Ugo Tognazzi</strong> della bassa (&#8220;Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima&#8230;&#8221;), una certezza la posso candidamente confessare: da parecchio non concedo il bis. Il sipario &#8211; diciamo così &#8211; si alza una sola volta e, al fin della licenza, si chiude, senza più dar segni di vita. L&#8217;esibizione è unica e secca. In talune occasioni robusta e vitaminica (ehm&#8230;), in altri casi ben più sofferta: fate conto di vedere un marine, visibilmente appesantito, che cerca di raggiungere la sua buca sulla spiaggia di <strong>Okinawa</strong>. Arranca, suda come una bestia, si aiuta con i gomiti. Ce la fa, non ce la fa, alla fine ce la fa. Ma il bis, a quel punto, diventa fugace, francamente impossibile. Questione di anagrafe? Il prossimo luglio sono 47, mica 90. Ma come ricordava il grande <strong>Totò,</strong> a questa età è più facile imbattersi in un morto che parla una sola volta, più che in un fringuello in forma clamorosa. Tant&#8217;è. I giorni ormonici di un tempo sono passati da troppe primavere e, così, il sottoscritto &#8211; povero disgraziato &#8211; si appresta a vivere una &#8220;doppia&#8221; di ben altro tenore: quella della possibile <strong>retrocessione in parallelo</strong> delle sue squadre del cuore:<strong> il Bologna calcio e la Fortitudo </strong><strong>basket</strong>. Si scherza e si ride per non piangere. Ovvero, scherzo e rido per non piangere.<span id="more-862"></span> Ma se il vecchio Bologna è sotto la tenda d&#8217;ossigeno (terz&#8217;ultimo dopo l&#8217;umiliante 1-4 subito contro il <strong>Siena </strong>(non contro il <strong>Manchester United</strong>) e se l&#8217;Aquila è spennacchiata più che mai dopo il blitz bolognese della burrosa <strong>Armani Jeans</strong> (mica il <strong>Panathinaikos di Mago</strong> <strong>Obradovic</strong>&#8230;), pure io non sto tanto bene. E rischio la doppia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AL PARCO DELLE STALLE</strong> &#8211; Morire così, per l&#8217;ennesima volta in casa, con una squadra costruita (?) in questi mesi dall&#8217;irriconoscibile <strong>Zoran Savic</strong> con la parte del corpo chenon vede mai il sole, è irritante.<strong> La G-Mac</strong> delle 7 vittorie e 18, avete capito bene, <strong>18 ko</strong>, sei dei quali consecutivi, ha un piede e altre quattro dita in <strong>Lega Due</strong>. <strong>Cesare Pancotto</strong>, un uomo e un allenatore onesto che per mesi ha vissuto a Bologna in hotel perché la società non gli aveva messo a disposizione neppure un appartamento (!), pare imbananito pure lui: non è riuscito ancora a capire che <strong>Fucka </strong>è un ex, che <strong>Huertas</strong> un playmaker che non ragiona, che <strong>Mancinelli </strong>non ha il cuore da capitano, che di cinque lunghi non se fa uno, che i mori del roster sono da appendere al muro e non da lisciare. Che gli altri italiani vanno inseguiti con un randello nodoso. <!--more-->Non si può giocare i minuti finali di partite che valgono una vita come ha fatto la <strong>Fortitudo </strong>nel derby e contro Milano. Ora i casi sono due: o <strong>Rieti (</strong>16 punti) le perde tutte mentre gli aquilotti (14 ma -4 per lo scontro diretto) portano nel nido due vittorie da qui alla fine. Oppure la F sprofonderà. Altrochè Parco delle Stelle, come promesso dai vertici del club. <strong>Il signor Sacrati</strong> potrà aspirare a centrare un altro obiettivo: quello di costruire il Parco delle Stalle. Il letame non manca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MAI FIDARSI DI UN SERBO &#8211; </strong>Ce la buttò lì una volta, ridacchiando, il grande violinista di Belgrado <strong>Sale Djordjevic</strong>, quando era il faro della Fortitudo: &#8220;Mai fidarsi di un serbo!&#8221;. Il fatto è che <strong>Sinisa Mihajlovic</strong>, ex terrificante leader in campo di <strong>Sampdoria, Roma, Lazio e Inter</strong>, l&#8217;allenatore che a sette giornate dalla fine è riuscito a portare <strong>il Bologna</strong> in zona retrocessione dopo aver vivacchiato per mesi nella terrificante e illusiva zona vicina al quart&#8217;ultimo posto, è un serbo sui generis. E&#8217; un furbacchone di sette cotte, amico di <strong>Roberto Mancini</strong> e di qualche giornalista che crede di essere influente e invece non ne combina una buona. E&#8217; un mister che non sa ancora come si allena una squadra che deve salvarsi. Questa è la verità. Potrà anche diventare un grande condottiero, ma ora ha dimostrato di non avere le stigmate tattiche nè il mestiere per gestire uno spogliatoio come quello del Bologna. Dopo la terribile bastonata contro il Siena e il faccia a faccia con i tifosi fuori dallo stadio (&#8220;Tutta colpa mia&#8221;, ha detto Sinisa. <strong>&#8220;E allora </strong><strong>sparisci&#8221;</strong> hanno replicato i nerboruti della curva) tutti si attendevano il colpo di scena: via il serbo. O no? E così è stato dopo Pasqua e Pasquetta e tre notti insonni. <strong>Francesca Menarini,</strong> la Presidentessa subentrata all&#8217;ex mister <strong>Motor Show</strong> e ex patron della <strong>Virtus di Danilovic</strong>, <strong>l&#8217;Alfredo Cazzola</strong> che adesso vorrebbe persino fare il sindaco a Bologna, avrebbe per la verità ancora voluto concedere a Sinisa l&#8217;ultima sigaretta. Anche a costo di sfidare una città che non lo voleva più vedere neanche col binocolo e che soprattutto non gli perdonava l&#8217;indecorosa campagna acquisti di gennaio che il serbo aveva suggerito alla padrona: <strong>Cesar </strong>si è difatti praticamente già ritirato dal calcio; <strong>Mutarelli</strong> è ridicolo; <strong>Belleri </strong>sta a sedere in panca; <strong>Osvaldo</strong> è un cavallo che scalcia e sbuffa. Risultato: la squadra ha subito 53 reti facendo peggio di tutte in difese del campionato di A. Nel girone di ritorno ne ha vinte tre e perse una marea. Ma per fortuna in famiglia c&#8217;è anche chi parla poco e non vuol passare per il Pantalone di turno che rischia il flop proprio quando il club &#8211; fondato nel 1909 &#8211; si appresta a festeggiare i suoi cento anni di vita. E&#8217; il geometra <strong>Renzo Menarini</strong>, padre della signorina Francesca, che da buon patriarca ha preso, anche se non proprio su due piedi, la decisione di licenziare Mihajlovic e d&#8217;affidare la squadra a un vecchio mestierante come Giuseppe Papadopulo, ex Lecce. E adesso? Staremo a vedere. Intanto noi, forse prossimi alla famigerata &#8220;doppia&#8221;, non rinunciamo a continuare a sperare (e a tifare). E così domenica lo stesso si va a <strong>Palermo,</strong> non dietro l&#8217;angolo. Noi ci saremo, alla Favorita. Insieme al nostro amico <strong>Gianni Morandi</strong>, un tifoso vero, non finto come i tanti Vip o presunti tali che sfilano da anni a &#8220;Quelli che il calcio&#8221; e s&#8217;inventano una fede calcistica soltanto per apparire o presentare il prossimo film. Bologna, noi domenica saremo davvero in ginocchio da te. E ci toccheremo. Molto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> Ho rubato il titolo di questa rubrica &#8220;Vengo anch&#8217;io&#8230;&#8221; ispirandomi a una canzone del grandissimo <strong>Enzo Jannacci</strong>. Un quasi omonimo. Un genio, un intellettuale delle sette note che presto tornerà in tour a deliziarci con le sue meravigliose poesie.</p>
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		<title>Oscar Eleni e le pagelle del primo caldo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 14:37:19 +0000</pubDate>
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OSCAR ELENI dal palazzo Bricherasio di Torino, così distante dall&#8217;Isozaki dove il basket europeo ha scelto i rossoneri del Lietuvos Rytas, i lituani di Vilnius per la seconda Coppa Uleb, così diverso dal palazzo fiorito fra la piscina dei tuffi che esplode con Tania Cagnotto e lo stadio per un calcio dai misteriosi posteggi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a title="garcia" href="http://www.flickr.com/photos/lallav/1130001962/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="palazzo bricherasio" src="http://farm2.static.flickr.com/1353/1130001962_c3b30aef29.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OSCAR ELENI dal palazzo Bricherasio di</strong> <strong>Torino</strong>, così distante dall&#8217;Isozaki dove il basket europeo ha scelto i rossoneri del <strong>Lietuvos Rytas</strong>, i lituani di <strong>Vilnius </strong>per la seconda <strong>Coppa</strong> <strong>Uleb</strong>, così diverso dal palazzo fiorito fra la piscina dei tuffi che esplode con <strong>Tania Cagnotto</strong> e lo stadio per un calcio dai misteriosi posteggi come diceva il nostro Virgilio, dove le beghe nostrane ci hanno tolto il piacere di ritrovare i vecchi leoni del <strong>periodo Guerrieri</strong> e anche gran parte del mondo che l&#8217;anno scorso aveva contribuito alla prima festa europea nel <strong>Palazzo Vela</strong>. Molti di loro sono dei cocciuti colpevoli, ma ci sono mancati lo stesso. Meglio andare da <strong>Amenofi IV</strong>, il faraone eretico e, forse, anche rivoluzionario come ci sia augura possa essere <strong>Meneghin I,</strong> meglio godersi la mostra Akhenaton piuttosto che guardare la faccia di <strong>Sergio Scariolo</strong> che sperava di arrivare al primo trofeo europeo senza passare dalla sede della Federspagna, piuttosto che andare dietro ai prestigiatori del black berry, quelli che hanno vissuto il tormentato rapporto <strong>Portela-Bertomeu</strong> che ora non hanno più il bel sorriso di un tempo, un legame che faceva del bene a tutti, non soltanto al basket, un&#8217;intesa che ci garantiva spettacolo, ma non servilismo totale agli &#8221; affari&#8221; anche se è di pane che hanno bisogno i grandi club. Orgia di collegamenti, guardare la difesa <strong>Benetton</strong> diventare pan di zucchero, ma intanto fingere di smaniare per <strong>Siena</strong>, salvo poi mettersi già a ricostruire la squadra campione d&#8217;Italia che questa volta non ha trovato gli uomini giusti per assaltare l&#8217;Europa. <strong>Eurolega crudele nel sorteggio</strong>, spietata per chi aveva commesso un grave errore a <strong>Zagabria</strong>, ma certo qualcosa <strong>Minucci</strong> dovrà fare per tornare all&#8217;assalto lui che è l&#8217;unico con la licenza triennale in tasca, con un palazzo nuovo da far costruire, lui che ha certo le idee più chiare di chi voleva consolare il Montepaschi urlando che era uscito a testa alta contro uno squadrone. C&#8217;erano dei dubbi sul fatto che i nostri campioni avrebbero dato tutto e di più in una serie dove il sole ha scaldato soltanto la tenda di <strong>Zelimir Obradovic</strong> che ha davvero preso paura e ancora si domanda se avrebbe potuto farcela contro Siena se Lavrinovic non si fosse rotto<span id="more-842"></span> una mano e Domercant non avesse dovuto giocare con una caviglia ancora gonfia, se non ci fossero state dispersioni onorevoli di energia inseguendo record e la coppa Italia. E&#8217; andata male, pazienza. Resta il fatto che gli spettatori davanti a due televisori hanno capito subito dove era la grande università e dove il liceo perché fra <strong>Siena, Madrid e Torino</strong> c&#8217;erano abissi. Vedremo domani, anche se questa rabbia toglie alle avversarie l&#8217;illusione di avere un <strong>Montepaschi </strong>più abbordabile mentre alza il periscopio, inquadra i brigantini all&#8217;orizzonte e prepara il siluro per arrivare al terzo scudetto consecutivo, mossa necessaria prima di mettersi a pensare a quello che sarà il domani, mentre i cicisbei del palmare cinguettano annunciando mosse che sembrano logiche, ma non sono così semplici perché se le debolezze sono italiane, sono sotto o vicino al canestro allora dove andare a prendere italiani forti? Bella domanda direbbe <strong>Recalcati</strong> che giocherellava con un rosario turco guardando <strong>Rullo </strong>che guardava <strong>Bulleri.</strong> Eh sì. Alla <strong>Benetton</strong> hanno sacrificato il vitellino meno magro per il ritorno in Ghirada del figliol prodigo, era andato via per avere uno stipendio da principe, nessuno lo aveva cacciato, ma poi hanno scoperto che se il genio tormentato di Cecina gioca al meglio, ridando fantasia, pensate un po&#8217;, non c&#8217;è più tanto spazio per chi sogna di vedere una Benetton con quattro, cinque ragazzi del vivaio nelle prossime corse.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà meglio scegliere armadilli che amino anche la difesa, che si mettano a soffrire davvero, perché non basta il talento, la bella mano, la leggerezza doriana del <strong>Renzi di Cogorno</strong> per avere tutto, per essere eletti, per diventare allenatori del sistema europeo. Ci si morde la coda con questa storia dei giocatori allevati nelle scuole italiane, ci si sbrana sul nulla, si finge di avere fede, si finge di essere ottimisti, ma le cose vanno malamente, come diceva il pizzicagnolo del Padrino, e adesso speriamo che il Meneghin di maggio ci dia il decalogo su come saranno i campionati, su come ci si dovrà regolare con i tesseramenti, tenendo presente che dai consiglieri non arriverà nessun suggerimento decente, non è colpa loro se delle grandi società hanno visto soltanto i pacchi regalo, considerando che i consiglieri eletti da giocatori ed allenatori avrà delle balbettanti risposte, perché fu così anche quando la <strong>Palombarini,</strong> per prima prese a calci il povero fondoschiena del <strong>Maifredi </strong>che pensava di avere una santa alleata, perché tutti belano sulla nazionale da difendere, da far qualificare, pur sapendo che se dobbiamo affidarci a certi giocatori allora meglio pensare ad altro. Certo lo fanno quelli che vanno a caccia di <strong>Poeta</strong>, perché così dicono i saggi rimatori del dolce stil novo, ma il Beppe santo che ancora fa passaggi molli e orizzontali, che non fa viaggiare una palla veloce parallela al terreno e diretta dove serve, non dove si può, è uno, unico, forse, e non può rinforzare insieme Milano, Roma o Siena, ammesso che Teramo debba lasciarlo andare per quadrare meglio il bilancio. Certo siamo tutti in fibrillazione adesso che ci hanno fatto sapere dove potrebbe posteggiare la macchina <strong>Ettore Messina</strong>, adesso che l&#8217;Armani ha ripulito il piazzale davanti al Lido, confermando l&#8217;idea del <strong>Bucchi </strong>traghettatore che, intanto, si prepara ad assaltare il terzo posto con buone possibilità di arrivarci se <strong>Roma</strong> dovesse sbagliare qualche altra mossa, se alla <strong>Virtus </strong>finiranno per credere a tutte le conversioni dei peccatori che circolano nel gruppo, dentro e fuori dal campo. Qualcuno lo vorrebbe persino a Siena promuovendo <strong>Pianigiani alla nazionale</strong> perché in certe zone di Roma si vorrebbe troncare con il passato e negare il busto a chi passeggia con Azzurra pur non facendone più parte. Sono i maestri della Guerra fredda, quelli che il nostro amico Grigoletti ha scacciato dal Mart di Rovereto perché anche lui è uscito in pezzi dopo aver ascoltato l&#8217;accademia televisiva dei pensieri deboli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sassate da lontano per vendetta. Nel basket acrilico si vive così: scintille e tradimenti mentre Eurosport festeggia la diretta della finale di Uleb Cup, o Eurocup , fate voi, con 70 paesi collegati grazie all&#8217;enstensione africana ed asiatica di Al Jazeeram, bacino potenziale 246 milioni di telespettatori, una caramella al veleno che la commissione &#8221; immagine&#8221; della Lega, lasciata fortunatamente soltanto nelle mani di <strong>Lefebre</strong>, scarterà nei giorni in cui si andrà a discutere sul futuro. Pagelle nella desolazione del parcheggio dove a <strong>Biella</strong> è stato ferito un carabiniere, nel piazzale dolente dove <strong>Pancotto</strong> ha scoperto che la sua <strong>Fortitudo</strong> sbaglia troppe cose elementari anche se tutti dicono che la squadra è viva, confondendo la vena di qualche giocatore con la squadra: ma, lo diciamo all&#8217;eco di Sky, le avete viste le ultime 12 azioni di uno contro cinque degli aquilotti generosi? Bravo <strong>Huertas</strong>? Generoso forse. Bravo <strong>Mancinelli</strong>? Esagerato nel coraggio forse come in quella goffa virata con infrazione di passi che era l&#8217;ultimo chiodo per il feretro. Avevamo detto che soltanto la verità avrebbe salvato chi era in peccato originale. Ma tutti continuano a raccontarsela, sapendo di essere nel torto e nel marcio, da<strong> Udine</strong> a Roma, da Bologna a Bologna, da Milano e persino a Biella o Rieti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pagelle del primo caldo</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10 al Massimo CROVETTI</strong> tornato nella trincea del palazzo ferrarese, gratificato e un po&#8217; spaventato dalla grande ovazione che lo ha accolto. Certo dovrebbe aver ritrovato la forma, adesso che il suo presidente <strong>Roberto Mascellani</strong> ci ha preso gusto con questa serie A dove Ferrara è andata umilmente a lezione, senza scomporsi, trovando quello che cercava per il tormento di un sindaco che dovrà pur pensare ad un palazzo di diamanti anche per il grande sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9 ad</strong> <strong>EUROSPORT e a  SPORTITALIA</strong> che ci hanno mostrato l&#8217;altra faccia della luna televisiva, che sostengono il gioco della palla al cesto, che hanno progetti, hanno idee e forse anche voci e non lo diciamo per la nostalgia di un <strong>Peterson</strong> buon per tutte le stagioni. Insomma non siamo soli in questo mare direbbe il <strong>Franco Lauro</strong> che ora smania per tornare a farci sentire come ha imparato bene a trattare il pitturato e le zone limitrofe, come ha capito quali sono le specialità di una casa, come si vive meglio dando un colpo al cerchio ed uno alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8 al MICHELINI</strong> diventato spalla televisiva in Rai al posto di <strong>Bonamico </strong>perché la sua passione, la sua voglia d&#8217;insegnare, di vedere, di essere nel basket come protagonista gli permette di superare la cialtroneria di chi lo vorrebbe lasciare ai margini, di chi, come quando allenava, diceva che era bravissimo ma aveva un carattere difficile soltanto perché diceva che la deiezione del cane di casa puzzava come quella del cane del vicino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7 a Jason KIDD</strong> che regala assist nella NBA dove questi veterani resistono a tutto, persino alla faccia tosta dei nuovi faraoni a cui devi dare la palla e poi dimenticarti che hanno la tua stessa maglia. Malattia che prende alla gola anche qui dove le troiadas variadas vengono spacciate per talento cristallino, purissimo. Se è per una volta va bene, ma non tutti i giorni e in tutte le salse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6 a Eric WILLIAMS</strong> che dopo una stagione tormentata con Avellino riesce ancora a sorridere più del presidente <strong>Ercolino</strong> ormai sfinito dalla strana contestazione di chi dovrebbe domandarsi quante sono le società che pur non avendo avuto successo resistono ad una stagione europea e hanno anche qualche idea per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5 alla NBA</strong> crudele che manda in vacanza i nostri ragazzi italiani, che lascia Mike D&#8217;Antoni sul fondo, che non vede gloria per i Knicks e pure per Toronto del <strong>Gherardini</strong> che a Torino era omaggiato molto più di Amenofi quarto, che ci restituirà, forse, il solo Bargnani pronto a difendere il Piave . Mondo lontano dove noi mettiamo il naso, ma senza sentirne i profumi e gli afrori, senza imparare quasi niente, sbavando soltanto perché avranno presto un contratto da 900 milioni di euro con le televisioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4 a Cesare PANCOTTO</strong> quando dice che alla Fortitudo manca un giocatore vincente. Il problema è che in troppi si considerano giocatori vincenti e forse era questo che cercava di spiegare il povero <strong>Sakota</strong> quando lo hanno messo alla porta, forse è questo che dovrebbe fare il decano dei nostri tecnici se vuole trovare la salvezza che fortunatamente per lui e i suoi non è negata dal libro delle stelle che non c&#8217;entra niente con il famoso parco dell&#8217;utopia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 a Romeo SACCHETTI</strong> che si vergogna un po&#8217; in ritardo di questa <strong>Snaidero </strong>che era già rotta dentro quando ha cominciato la stagione senza seguire chi, avendone toccato con mano lo spessore in precampionato, voleva curarla e correggerla. Certo se parti con un mastino della difesa come Caja e arrivi con il Romeo che ama l&#8217;attacco secondo i vangeli del Poz allora bisogna dire che in casa c&#8217;è un po&#8217; di disordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 al MONTINI pesarese</strong> che ha scoperto un po&#8217; tardi il malessere di un gruppo dove ci sono giocatori che hanno dimenticato chi li sta pagando, dove c&#8217;è gente che non ha mai aiutato un allenatore comprensivo come Sacripanti, dove tutti si lamentano degli altri. Le multe finali, l&#8217;indignazione di oggi sembra tardiva anche a quota 26 punti potrebbero ballare ancora in cinque, anche se su quello scoglio c&#8217;è da prendere la vongola dell&#8217;ottavo posto che vuol dire Montepaschi ai play off, ma che vuol dire sempre qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1 all&#8217;ANGELICO</strong> che continua a credere in Gaines, che guarda sempre con interesse ai progressi, quali?, di Aradori e Garri, perché dopo la vittoria nell&#8217;inaugurazione del nuovo palazzo ci eravamo convinti che la maledizione che aveva tormentato Livorno, Trieste, Pesaro, non avrebbe mai disturbato il progresso di una squadra che, come Pesaro, Montegranaro, Avellino e Ferrara può pensare a quota 26 punti e al famoso ottavo posto che è chimera e anche incubo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>0 all&#8217;ULEB</strong> che sembra decisa a spingere più in là i padri fondatori, approfittando della loro età, di malattie serie, ma il mondo del basket deve tenere cari questi vecchi leoni che hanno indicato una strada, un cammino che ci sembra più logico di quello dei giovani turchi del computerino dove leggi di tutto, dove sei collegato col mondo, ma non con l&#8217;anima della gente che esiste ancora, anche se a Torino hanno fatto finta di poterne fare a meno quando l&#8217;occasione era buona per avere orari decenti e ragazzi delle giovanili sulle tribune a &#8220;zeru lire&#8221; come direbbe <strong>Mourinho </strong>unica consolazione dello <strong>Scariolo</strong> che brindava al pareggio juventino senza sapere cosa sarebbe toccato ai suoi dolmen.</p>
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		<title>Ricordate i &#8220;perdentoni&#8221; di Seragnoli? Quelli delle dieci finali su undici?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a title="adriano" href="http://www.flickr.com/photos/scrambler450/2436356912/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2353/2436356912_61d3524e90.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span><strong>OSCAR ELENI</strong> <strong>dal castello Dal Pozzo, borgo di Oleggio,</strong> zona di <strong>Arona</strong>, per la rimpatriata dei maturi baskettari che si coccolano come succede adesso nei bar di Tokio dove hanno lanciato la moda dell&#8217;aperitivo con il gatto che ti fa le fusa. Al cat bar di Oleggio Castello è un trionfo per anime candide che ancora si sentono al centro dell&#8217;attenzione e, come una volta, pensano che la tua prostata regga, come del resto la dentiera, o la memoria, a qualsiasi abbraccio, ad ogni richiesta che vada oltre il &#8221; ci si rivede presto&#8221;. Il <strong>vescovo Corsolini,</strong> sempre disperato per non essere ancora entrato nella congrega dei prelati canaglia di <strong>Dante Gurioli</strong>, è così affettuoso, così divertente, ma questo è nel suo stile, anche quando si sente un caro estinto, da rimetterci tutti in marcia intorno al sacro totem del basket che era, che è, che per noi sarà così anche domani mentre le armate del nuovo movimento Farenheit gireranno con il lanciafiamme per bruciare tutto meno le statistiche che di un giocatore dicono la stessa cosa dei cartelli che al mercato si usano per vendere anche carne non di prima scelta. Festa grande che torna a coinvolgere<strong> Dino Meneghin</strong> accarezzato contropelo non tanto come presidente federale, soprattutto adesso che senti l&#8217;eco nella valle degli infami, dove già cominciano a parlarne maluccio, ma per il suo essere uomo di basket, uomo tutto di un pezzo che ancora non immaginava di dover discutere sulla vile moneta, quella che dalle tribuna arriva in testa ad un giocatore. Succede nel <strong>derby di Bologna </strong>dove la <strong>Virtus </strong>vince all&#8217;ultimo secondo, avendo dominato per quasi tutti gli altri secondi della partita salvo farsi prendere per la gola da una <strong>Fortitudo</strong> che prova a ribellarsi adesso che non trovi più uno dei cagnolini che andavano al Pavaglione per parlare dei perdentoni di<strong> Seragnoli</strong>, quelli delle <strong>10 finali su 11 campionati</strong>, quelli della grande Europa, quelli che erano qualcuno in una città dove gli altri, <strong>la grande Virtus porelliana</strong>, la super Virtus cazzoliana, non potevano mai sentirsi tranquilli se capitavano nella contrada dell&#8217;<strong>Aquila</strong>, perché quello era il mondo dei canestri dove si costruiva ogni giorno qualcosa, arrivando, purtroppo, a costruire anche le torri da dove, adesso, si lanciano anatemi e monete<span id="more-780"></span> senza sapere quello che si dice, senza sapere quello che si fa, senza rendersi conto che se non torna ad essere la squadra al centro di tutto, se i protagonisti non sono dentro al campo, allora si può arrivare a confondere le cose, a sentirsi davvero importanti pur non essendolo, ad avere certa gente dove un tempo c&#8217;era una splendida corte di creativi.</p>
<p>Meneghin e il soffice abbraccio con il <strong>marchese Dal Pozzo</strong>, la camminata rigenerativa dove ha ritrovato amicizia, cani randagi bagnati, ma felici, divertimento, ironia, cominciando dal tavolo di <strong>Vitolo, Duranti, Baldini, Albanesi,</strong> di milord <strong>Morelli</strong>, arbitri che stanno bene con quelli che erano le loro &#8220;vittime&#8221;, i grandi attori di un grande teatro dove pure loro erano principi.<br />
Isole della felicità, isole dove si cantava anche sotto la pioggia. Un castello da fiaba dove la carne troppo dura sembrava persino morbida. Isole. Roma da <strong>Falcomer a Spinetti e Albanese</strong>. Bologna. Bello rivedere <strong>Lombardi </strong>in mezzo a <strong>Giomo e Pellanera</strong>, sentire <strong>Gemignani</strong> parlare con l&#8217;artista Conti. Poi <strong>Varese</strong>. Meneghin e <strong>Flaborea</strong> con lo stesso calice di rosso speciale servito dal Magnoni che ha ricordi divertenti per tutti anche per le mogli tigre. Isola canturina. <strong>Recalcati, Merlati e Frigerio </strong>da una parte. Masocco a metà strada con i dorati &#8221; straccioni&#8221; del cavalier Milanaccio che si sentiva ringiovanire dopo aver ritrovato <strong>Mauri, Ossola, Vescovo</strong>, persino <strong>Zanatta, Gamba</strong>, il professor <strong>Guerrieri</strong>, tutto il mondo portato al castello da <strong>Cino Marchese,</strong> che aveva gli occhi brillarelli seguendo Stefano Olivari davvero deciso a scrivere un libro sulla Milano stracciona, la splendida <strong>Milano di Joe Isaac</strong> che al castello ha ritrovato la gioia degli anni in cui non gli dicevano che il fumo o il vino fanno male come potrebbe testimoniare il baipassato Flaborea. Poi il pianeta Milano, con la <strong>Pierisa Pieri</strong> che guida la rumba al 48° anno di matrimonio con Gianfranco che accarezza le tigri delle scarpette rosse, dall&#8217;ortopedico Velluti, che ai suoi tempi saltava oltre i due metri senza l&#8217;ispirazione tautata, al <strong>Nane Vianello</strong> che ogni tanto lascia la Polinesia, da <strong>Vittori </strong>che, come <strong>Guido Carlo Gatti</strong>, arrivato puntualmente in ritardo, e appunto il Zago tenuto a freno dalla Milly che non vuole vederlo troppo coinvolto, troppo commosso, troppo risentito per le cose che vede e che non gli piacciono, aveva due barche gloriose sulle quali salire e brindare, come del resto<strong> Giancarlo Sarti</strong>, <strong>Toto Bulgheroni </strong>o Barlucchi, magari lo stesso nane e lo stesso Lombardi. Ricordaseli tutti non è facile, anche se Raffaele, adesso che non ha più capelli, ce lo teniamo nel cuore nel dovuto omaggio alla grande scuola livornese, anche se <strong>Natale Redaelli,</strong> il massaggiatore che parlava ai cavalli bradi dell&#8217;Onestà in tutte le sue versioni, resterà per sempre il magico compagno di grigliate senza fine, senza oboli da versare alla nobiltà dei castellani come diceva ridendo alla sua maniera al tigre Mauri che ha trovato in <strong>Gorizia</strong> la felicità e il vino buono.</p>
<p>Bel raduno di combattenti e reduci con i padovani di Varotto che scoprivano in Flaborea il vero testimone per le giornate in cui il professor<strong> Nikolic </strong>ti portava alla fonte del benessere fisico e mentale, delle ore in cui riusciva a convincerti che se eri proprio stanco non ci sarebbe stata cura migliore di un allenamento supplementare. E&#8217; sempre stato così, strano che oggi qualcuno non se ne accorga. Magari a Roma dove hanno scoperto che conveniva metterlo in cascina il fieno invece di sfogarsi per dimostrare che i colpevoli stavano fuori e non dentro il campo, sì anche <strong>Allan Ray</strong> nuovo custode dei diamanti di Ferrara grazie all&#8217;affetto che era mancato nella capitale dove si sono dimenticati quello che era la Roma dei Costanzo e della Stella Azzurra, della Lazio di Cafiero Perrella, costruendo qualcosa che appare bello solo se lo guardi da lontano e lo diciamo a quelli che, giustamente, considerando gli artigli di <strong>Attilio Caja</strong>, rimpiangono persino le mezze stagioni del dopo<strong> Bianchini</strong>. Meneghin e la sua gioia autentica, lontano dai pettegoli che lo calunniano spiegando che non ha ancora capito come ci si muove nella corte federale. Poveri fessi. Lo sa benissimo. Ve lo aveva detto, ma le sorprese non mancheranno perché capisce anche lui che in Lega non possono essere felici se vanno i valvassori dei comitati, gente che non sa davvero cosa sia un club professionistico. Era una mossa per far capire che non sarà facile accontentare tutti. Ma loro, i pettegoli, non se ne sono resi conto.</p>
<p>Per fortuna ci ha pensato Sky a mettere insieme Meneghin e Valentino Renzi, ad aprire il dialogo anche se la vile moneta di Bologna ha ridato al presidente la velenosa scarica della moneta di <strong>Pesaro </strong>dove lui non si alzò, per tornare a giocare come Terry, perché aveva deciso che dopo tanti sputi, insulti, ingiustizie, quello doveva essere un momento definitivo di chiarificazione: se un cretino, un delinquente lancia monete e i vicini non lo prendono e lo buttano giù dalle tribune, se non si denuncia subito, se non si prendono le distanze anche da qualche giocatore che gira intorno all&#8217;avversario colpito urlando che è soltanto una magnifica scena, allora avremo le schifezze che un tempo rendevano famosa soltanto la Grecia, dove oggi si sono emancipati e usano il laser per colpire, una vergogna non punita nel calcio e tollerata anche dal basket come vi potrebbero dire i giocatori di <strong>Siena </strong>e <strong>Real Madrid</strong>.<br />
A proposito di Eurolega non riusciamo a capire perché si punti tanto sul ruggito del popolo mensanino: la squadra di <strong>Pianigiani</strong> deve soltanto stare bene fisicamente e giocare il suo basket che è migliore rispetto a quello cavilloso del <strong>Zelimir Obradovic</strong>, certo confuso da tanti talenti che pensano soltanto al loro guadagno personale e parlano invece di correre. Siena non lo fa, non lo permette a nessuno. Ma potrebbe non bastare perché, ripetiamo, al completo non ci sarebbe stata angoscia, ma, così, è dura, durissima. Restando in Europa diciamo che nella finale di Uleb cup a Torino portiamo una bella <strong>Benetton </strong>ricostruita con la passione di un tempo, seguendo le strade che avevano fatto di Treviso la palestra del pensiero forte nel basket europeo, anche se nessuno può prendere per buona la partita di <strong>Pesaro</strong> perché la Scavolini era rimasta fuori dall&#8217; arena, seduta sulla spiaggia dove chi ricorda dovrebbe accendere lo spiedo, chiedendo scusa a <strong>Carlton Myers </strong>per un così triste compleanno, per i 38 anni di un capo indiano che ha avuto al seguito le grandi tribù del nostro basket.<strong> </strong></p>
<p><strong>LE PAGELLE</strong> adesso per far sfogare la prostata traditrice che è in quasi tutti noi:<strong> </strong></p>
<p><strong>10 al GRUPPO GENOVA</strong> che ha cresciuto con vero amore per il basket il marchese Vittorio Ciccio Dal Pozzo, mettendogli sulla pelle nobile e candida le ruvide maglie dell&#8217;Italsider, della Saiwa e del CUS che troverete nella teca dell&#8217;albergo castello. Con loro ha scoperto una felicità nuova e il raduno di Oleggio, come direbbero Parodi e Masnata, è andato bene anche con l&#8217;aggiuntina.<strong></strong></p>
<p><strong>9 a Luca CORSOLINI e Mario BONI </strong>di gran lunga la più divertente coppia dei telecronisti utilizzati da Sky nella giornata dedicata al basket, nella domenica che speriamo di avere anche in futuro, soprattutto se ci saranno dei ribelli nella pasticceria di casa Murdoch.<strong> </strong></p>
<p><strong>8 a  Allan RAY</strong>, ma forse dovremmo dire alla <strong>FERRARA di Mascellari, Crovetti e</strong> <strong>Valli</strong>, per aver dimostrato che anche un piccolo pavone può diventare gallo da combattimento se trova il posto giusto e i compagni che gli fanno credere di essere una sfortunata vittima del sistema che lo ha bocciato a Boston e Roma.<strong> </strong></p>
<p><strong>7 alla coppia ROCCA-VITALI </strong>che sembra essere splendida e splendente nel giardino senza spine, o senza rose?, di Piero Bucchi, una coppia che ha dato a Milano la quinta vittoria consecutiva, un record nei tempi moderni ovviamente, un piccolo primato, ma sempre qualcosa, un duo che potrebbe funzionare bene in Nazionale anche se sul Mason ci è stato detto che non è possibile contare in tornei dove si gioca ogni giorno. Peccato. Ci hanno detto la stessa cosa di Stonerook. Peccato. Ci hanno detto la medesima cosa per altri infortunati eccellenti, peccato,ma l&#8217;estate è lontana.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>6 a  Marcelino HUERTAS</strong> l&#8217;unico della Fortitudo che si è preso insulti dal primo giorno, quando non riuscirono a tesserarlo in tempo, che non andava bene agli americani di turno, l&#8217;unico che nel derby ha fatto seguire i fatti alle promesse aspettando invano che gli italiani del gruppo arrivassero in soccorso. Certo la fede aiuta, certo serve un mezzo miracolo per la salvezza, ma se tutti i conti saranno fatti bene, se ogni dolore sarà pagato al tempo giusto, direbbe Pancotto, allora ci sarà la purificazione e forse l&#8217;anno prossimo tutto sarà sotto altre stelle.<strong></strong></p>
<p><strong>5 all&#8217;ULEB</strong>, e <strong>per conoscenza alla FIP</strong>, che non ha fatto una piega per lo scandalo di Atene. Non stiamo parlando dell&#8217;arbitraggio infame, ma dei laser che andavano a colpire negli occhi i giocatori al momento del tiro. Vergogna come chi usa i fischietti per mandare in confusione arbitri e giocatori, come chi lancia monete per farci capire in quale caverna si dovrebbero giocare certe partite.<strong></strong></p>
<p><strong>4 alla GIUDICANTE</strong> che non sembra pentita per essersi presa 40 giorni prima di mandare all&#8217;inferno una stagione e non soltanto quella della Fortitudo o di Montegranaro. Adesso tutti fingono di aver ritrovato uno stile, dal Tony Manero della Sutor all&#8217;orco delle Aquile, ma la verità è che siamo in piena bufera e davvero non sappiamo cosa sarebbe successo se il derby non lo avesse vinto la Virtus del ferito Terry.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>3 al malvagio Nino PELLACANI </strong>che ha sempre un occhio di riguardo per questa rubrica, ma non rinuncia a punzecchiare la squadra, cercando di stuzzicare l&#8217;invidia adesso che Lorenzo Sani è tornato a parlare con noi persino di basket. Ci sembra la stessa tattica che nel tempo ha tormentato tante squadre. Cominciano dalle sbandate in curva i dolori di chi non vuol saperne di essere uno e pretende di essere un numero uno. Attenzione, la nota non ha motivi di ripicca personale anche adesso che devi stare in coda davanti alla Fiera milanese del fumetto dove Pellacani, Ragazzi e Iacopini saranno sicuramente fra i più applauditi collezionisti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2 al portento JENNINGS</strong> che davanti a Denny FERRY, uno che a Roma hanno amato, che davanti al manager di Cleveland, ha sbagliato partita ed atteggiamento riportando Roma nella strana isola dove tutti fingono di non capire e che certo non riusciranno a far capire a noi che da questo cimitero degli elefanti salutiamo <strong>Piero Mei.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1 all&#8217;ARMANI</strong> che ha scelto il silenzioso distacco dalla sede Liberty di via Caltanisetta. Un dolore per tutti. Una tristezza che al castello Dal Pozzo ci ha tenuto più uniti perché in quelle camere al primo piano hanno dormito e vissuto uomini entrati già nella casa della gloria, perché meritava una messa solenne quella palazzina decentrata che serviva a<strong> Franco Grigoletti</strong> meglio del Tom Tom, perché lui non riusciva ad orientarsi, lui di Rovereto, lui abitante a Monza, lui che lavorava al Giorno nel cuore di una certa Milano, se non passava dalla sede dove ora è rimasta solo polvere di stelle, quella che intossicava il Bulleri tornato a vivere nella Marca odorosa, per uno strano incorcio al quarto-quinto post dove lui, sotto contratto con Milano, sarà l&#8217;uomo fantasia della Benetton che ha gli ha concesso la chiesa per la penitenza.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>0 a Pervis PASCO</strong>, <strong>e per conoscenza alla Lega</strong>, per la fuga dal campionato, per aver lasciato Rieti quasi senza niente. Certo un professionista ha il diritto di essere pagato puntualmente, certo un giocatore deve avere certezze, ma in questo caso ci sembra anche giusto chiamare in causa la Lega perché è fin troppo evidente, soprattutto per chi ha perso contro la Solsonica, che il campionato è già da considerarsi falsato. Quando si pensava ad un torneo senza retrocessioni si aveva in mente questo quadro senza i colori del vile denaro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Siena asfalta ad Atene il Panathinaikos alla faccia di tre fischietti scandalosi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 23:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.flickr.com/photos/azamanis/3093593226/"><span class="flickr-image"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" title="Pao fans" src="http://farm4.static.flickr.com/3187/3093593226_955d8019b3.jpg?v=0" alt="PAO" width="240" height="180" /></span></a>Non ci credevo più, uomo di poca fede. E difatti mi sono infilato il pigiama. <strong>Panathinaikos</strong> a più  sedici. Meglio metterci una pietra sopra o, meglio,  al collo e buttarsi a letto maledicendo <strong>Sky </strong>che i soldi li spende per <strong>Fiorello </strong>e la <strong>Champions League</strong>, mentre non scuce più mezzo euro per quei poveri cristi di <strong>Geri De Rosa</strong> e <strong>Frank Casalini </strong>che devono commentare in studio una partita che si gioca ad Atene e non proprio del tubo, ma la più delicata, la numero 2, dei quarti di finale di Eurolega. Mi dicono che Sky voglia chiudere anche la redazione di Roma e ricicciare tutti nel retrobottega di Cologno Monzese. Un piatto di minestra ci sarà comunque sempre a casa mia per <strong>Rupert Murdoch</strong> e persino per <strong>Flavio Tranquillo</strong> che ho visto l&#8217;altra sera: sfondava con tutto il suo faccione lo schermo del televisore a 16 noni e mi sembrava sul serio eguale alla sorella (minore) di <strong>Platinette</strong>. Non si sarà mica mangiato pure<strong> Davide Pessina</strong>? Mi auguro proprio di no. Ma torniamo a bomba che sarà il caso. Grande <strong>Siena</strong>. Di più: grandissima, immensa, unica, mitica, ciclopica, spaziale. Scrivo a caldo e in pigiana. Lo giuro. E godo da morire. Perchè al<strong> Mps</strong> stavolta &#8211; come dice<strong> Mario Boni</strong> &#8211; è riuscita un&#8217;impresa che passerà alla storia della nostra misera pallacanestro che solo Siena è riuscita ancora a tenere in vita in Europa. Ha vinto contro tutto e tutti: i diciottomila demoni ateniesi che ti vomitavano addosso il peggio di loro, quell&#8217;odioso di un <strong>Obradovic </strong>che non potevo vedere neanche quando allenava a <strong>Treviso</strong> e soprattutto quei tre arbitri vergognosi. In totale malafede. Ha ragione da vendere Mario Boni, sempre il numero uno se in diretta ha trovato di nuovo  il coraggio di dire: &#8221; Siena in cinque, con Lavrinovic per giunta con una mano rotta, ha asfaltato nel quarto quarto  il Panathinaikos che ha giocato per tutto il match in otto: cinque giocatori più tre inguardabili direttori di gara&#8221;. Domani Tranquillo gli tirerà le orecchie: scommettiamo? &#8220;Certe cose sugli arbitri non si devono nemmeno pensare&#8221; lo rimprovererà schiumando veleno. Lo sanno infatti tutti gli addetti ai lavori che la sorella (minore) di Platinette odia il <strong>Montepaschi</strong> anche più della <strong>Fortitudo</strong> e dell&#8217;<strong>Ellisse </strong>messe insieme, ma il livore sa mascherarlo bene nel suo cocktail penoso di gridolini isterici e di parole senza amore. Domani  sulla Gazzetta non si parlerà ovviamente di fischietti scandalosi, ma soprattutto della grande impresa che stavolta, o mai più, stramerita un bel titolone in prima pagina. Ci conto e ci spero. Altrimenti m&#8217;incazzo sul serio. Mentre rivedo ad uno ad uno i canestri della magnifica rimonta di <strong>McIntyre e Kaukenas</strong> esaltati dallo stoicismo di <strong>Lavrinovic</strong>.  E adesso posso andare a dormire sereno. Pensando ad una squadra perfetta. E penso a Siena. Il Mps di <strong>Simone Pianigiani</strong> e di chi l&#8217;ha promosso primo allenatore: <strong>Ferdinando Minucci</strong>. O forse ho sparato un&#8217;altra delle mie eresie? Stavolta assolutamente non credo.</p>
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