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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Mourinho</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Dalla Collina delle Croci: vediamo un po&#8217; chi le ha portate e chi le ha bruciate?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 13:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, Francia e Israele. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Francia e Israele</span></strong>. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone di ferro. Dipende dalle croci che ti porti dietro, da quelle che hai in squadra se il tuo pivot è lunatico e pericoloso per il gruppo, da troppe cose perché il destino di molte squadre lo deciderà il nume tutelare che garantisce ai giocatori Nba di starsene a Formentera, <strong>secondo Santi Puglisi questo è il buen retiro</strong> per tutti i cestisti che non hanno voglia di farsi un mazzo tanto, insomma in vacanza attiva come non direbbero Cuzzolin e Bargnani che ci danno dentro davvero nei mesi senza agonismo, piuttosto che rischiare problemi intestinali, digestivi, per cibo e compagni strani che pensano di essere bravi come te che sei stato tritato nel sistema Stern. Insomma <strong>diamo tempo a Simone Pianigiani di</strong> <strong>studiare un po’ la parte</strong> adesso che sembra indeciso fra il rigore messiniano, dopo aver sbattuto sull’ultima paratia stagna del Real quando sembrava che la casa blanca fosse allagata, e <strong>la voglia di farsi odiare alla</strong> <strong>Mourinho</strong> visto che adesso, quando vince in campionato, replica che sono risposte a chi aveva trattato male i campioni in Coppa. A noi va bene e avanza il piccolo figlio della Lupa con la sua giovanile arroganza e la sua meravigliosa modestia immodesta. Non abbiamo letto da nessuno parte critiche vere al Montepaschi. <strong>Sfiga,</strong> sì, sulla sfiga che ci vede sempre benissimo con Siena europea, hanno duellato un po’ tutti, ma la verità è che se giovedì, davanti ai 18000 del <strong>popolo Partizan</strong>, non ci sarà la grande prova, ci troveremo con l’Italia alla finestra, ancora una volta, nell’Eurolega che ci tratta sempre come terzo mondo del sistema anche perché se gli altri fanno incassi, hanno entusiasmo, da noi si scivola sul <strong>bagattismo precoce</strong>, dovendo già sopportare l’eclisse dei sensi seguendo <strong>le filastrocche di Sky.</strong></p>
<p><strong>Se una mattina ti svegli con un Gallinari che ne segna 29 a Detroit, poi scopri che il “ perfido” D’Antoni ha ritrovato in panchina</strong> quello che era il gigantesco prospetto <strong>russo Mozgov</strong>. Dopo tante partite di non entrato per scelta tecnica, cosa che capita anche a Pekovic e Splitter, il biondone ha giocato 40 minuti, segnando 23 punti, restando in campo, dicono dalla Mela Grande, anche dopo i primi 4 minuti di nefandezze. Ispirazione dantoniana e ne siamo felici. <strong>Togliamo</strong> quindi dalla collina lituana, per un giorno, <strong>la croce Knicks</strong>, ma restano tutte le altre e ogni squadra di serie A ha le sue<span id="more-2083"></span> da lucidare, sostenere, abbattere, bruciare come fanno i razzisti. Noi abbiamo individuato le croci che poi Pianigiani andrà a visitare con il suo staff se deciderà davvero di scegliere Belinelli come portatore di palla liberandosi dall’angoscia che l’Italia ,come dice giustamente <strong>Velenino Costa</strong>, oltre ad essere un Paese per vecchi è anche un paese che non riesce a creare più un vero regista, uno che vada oltre <strong>la sincope del pick and roll:</strong> palla parallela al terreno che viaggia veloce e arriva nelle mani del giocatore libero più vicino. Semplice arte del giocare insieme o roba del genere come direbbe Antonio Tritto allenatore che fa volare quello che resta della gloria di Desio, <strong>il mio caro capo sala</strong> nella clinica dove hanno provato un reastauro sull’orso &#8211; a proposito il simbolo di Siauliu Apskritis è proprio un orso &#8211; e dove per sedarmi mi permettevano di vedere<strong> Siena o Sato con il Pana</strong>, quasi mai Milano, assolutamente vietata Roma.</p>
<p>Dunque collina delle croci. Vediamo <strong>chi le ha portate e chi le ha bruciate</strong>:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SIENA</span></strong>: la croce di oggi è sapere se Jaric arriverà in tempo a dare un mano. L’altra è Michelori che soffre interiormente e non vuole pensarci perché sarebbe peggio.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong>: la croce nuova è il Peterson figlio di maga maghella, quella vecchia è il nano che vede oltre la collina dei Pecherov e dei Greer, che riesce a cambiare la vita ai Melli o ai Ganeto, convincendo Mordente e Rocca che si può navigare guardando le stelle e non le lavagne, senza pensare ai contratti in scadenza, ai Messina in arrivo, a quello che fa dell’Armani la bella rospizzabile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CANTU&#8217;</span></strong>: la croce è trovarsi così in alto avendo peccato così spesso. Quando tutto sarà a posto attenti a questi lupi di Custer Trinchieri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO</span></strong>: la croce è sicuramente la presunzione di Allan Ray, ma è croce nazionale anche sapere perché Ford vive questa delizia di società e non salta per chi ha sogni europei. Lasciamo perdere il discorso dalla Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong>: la croce era ed è l’incompletezza della formazione, questo navigare a vista sentendosi la vera Virtus e sapendo di non poterlo essere per troppi motivi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">AVELLINO</span></strong>: si chiama croce quella che ti senti addosso il giorno in cui trovi gente per fare un bel gruppo, fai miracoli e ti trovi sempre in coda alla Caritas dei canestri.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span></strong> infortuni incrociati, passioni incrociate, bestemmie incrociate con il gioco e l’anima.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span></strong> la croce è sul tavolo dove gli americani non trovano la loro pepper cola per tutte le partite anche se, rispetto all’inizio, adesso sembrano persino felici.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ROMA</span></strong>: Croce di Washington, croce immensa sull’anima di chi non suda neppure per fare la doccia, su chi vorrebbe parlar male persino di Tanjevic perché in quella società il gioco preferito è far appare come cojoni quelli che ne sanno molto più di te.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span></strong> si mette in croce da sola anche se, fra volate vinte e perse, siamo sicuri che nel rosario di Atripaldi c’è anche una madonna nera.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TREVISO</span></strong>: la croce è nella stessa gioventù che si vorrebbe esaltare. Repesa che rischia per tutti viene trattato come l’orco che strangola i bambini nella culla anche se ti guardano con la faccia furba di Montejunas e Gentile. Siamo alle comiche critiche.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">SASSARI</span></strong>: la vera croce è non avere il vero Diener per almeno tre settimane di fila. Per ora bastano e avanzano i pesci che moltiplica con Meo Sacchetti in lizza per essere allenatore dell’anni insieme a Vitucci.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CREMONA</span></strong>: la croce è tutta nella resistenza che manca quando c’è da ritirare il bel lavoro di un allenatore di talento.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">BRINDISI</span></strong>: il peccato originale e le troppe croci su uomini che sembrano incatenati a vecchi copioni: non capiscono la parte e il ruolo della città e della poassione che hanno intorno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">VARESE</span></strong>: la croce di Recalcati è non trovare sempre le stesse motivazioni in giocatori che dovrebbero baciare la terra dove si trovano perché niente, nel basket italiano, si vive come nel consorzio varesino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TERAMO</span></strong>: una croce luminosa perché nessuno mollerà la presa prima che suoni l’ultimo gong come succede alle società dove le annate nere restano comunque annate istruttive.</p>
<p>Da questo luogo sacro non hai più vogliia di fare pagelle, ma se vi interessa diciamo che, <strong>Vitucci, Thomas, Ford, Rivers, Ramagli e Sacchetti</strong> sono i cocchi nostri della parte alta, mentre <strong>al rogo mandiamo Peterson</strong> e Pecherov, Varese che scalcia in direzione sbagliata e ai tiratori che pretendono l’ultima boccia e se la tirano in faccia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=#" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Non ci è mai piaciuto Pippo, ora però&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 17:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                    di FRANCESCO SARTI  
Non ci è mai piaciuto Pippo Inzaghi. O almeno a me. Perché non è capace di dribblare un birillo e calcia male il pallone. Non ci è mai piaicuto perché segna con le parti meno indicate: naso, pancia, stinchi, perfino polpaccio e culo. Divincolandosi. Non ci è mai piaciuto perché esulta scacciando i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                   <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di FRANCESCO SARTI</span></em></strong>  </p>
<p><strong>Non ci è mai piaciuto Pippo Inzaghi. O almeno a me. Perché non è capace di dribblare un birillo e calcia male il pallone. Non ci è mai piaicuto perché segna con le parti meno indicate: naso, pancia, stinchi, perfino polpaccio e culo</strong>. Divincolandosi. Non ci è mai piaciuto perché esulta scacciando i compagni, per dichiarare al mondo in solitudine che è il migliore che ci sia. E non ci è mai piaicuto, soprattutto, perché ogni volta che lo pescano in fuorigioco (cioè nel novanta per cento dei casi) si gira verso il guardalinee piagnucolando e inveendo pur sapendo che la chiamata è sacrosanta. È proprio per questi motivi che <strong>ci è dispiaciuto, e non poco, apprendere che si è fatto male.</strong> Perché è sommamente ingiusto che, <strong>a 37 anni</strong>, ti si rompa il legamento crociato del ginocchio, e in più il menisco esterno, in unica soluzione. Ingiusto perché queste cose non devono capitare a uno che, una settimana prima, stava affossando da solo il <strong>Real Madrid</strong> dei ventenni. Che è ancora in grado, <strong>a un’età in cui tutti iniziano a fare</strong> <strong>l’opinionista</strong>, di salire sul trono europeo dei gol. Che può girarti qualsiasi gara, <strong>finale di Champions League compresa</strong>, perché ha accettato, molto prima di <strong>Del Piero</strong>, che per non invecchiare nell’oblio bisogna diventare arma tattica.</p>
<p><strong>Abbiamo sempre pensato che, se Inzaghi avesse una tecnica pari solo alla metà del suo soprannaturale senso della posizione (e della presunzione)</strong>,<strong> avrebbe probabilmente segnato il doppio</strong>. Ci ricordiamo bene che, <strong>quando giocava alla Juve</strong>, nella sua prima giovinezza calcistica, faceva ammattire il pubblico perché riusciva anche a mangiarsi tre gol in una sola partita, davanti al portiere inerme. <span id="more-1948"></span>Ma non abbiamo mai considerato abbastanza il negativo di quelle foto: come diavolo facesse ad essere sempre nel posto giusto al momento giusto, rapace nonostante la corsa scomposta,<strong> neanche dovesse liberarsi di un</strong> <strong>pigiama di tre taglie più grandi</strong>. Perciò non accettiamo che debba arrendersi a questo scherzo del destino, che smetta di ballare sul bilico abissale del fuorigioco solo per un infortunio, come un giocattolo abusato da un marmocchio. Probabilmente, si tratta solo di una congiuntura astrale, la stessa che in Italia sta creando rovesci a profusione: <strong>Pompei sbriciolata, il Veneto alluvionato, i fascisti redenti</strong>, <strong>il re più volte</strong> <strong>denudato</strong>. Un caos che, evidentemente, ha lasciato dei cascami anche nel passatempo nazionale.</p>
<p><strong>Scommettiamo però che tornerà. Perché nulla</strong> <strong>può spaventare chi ha scambiato per elisir di lunga vita la dieta sportiva del petto di pollo e del</strong> <strong>riso in bianco. O della bresaola. </strong>E si è permesso di farsi abbracciare da <strong>Mourinho,</strong> non proprio la persona più indicata per fare complimenti, <strong>dopo avergli rovinato il ritorno nel Belpaese con</strong> <strong>un gol irregolare</strong>. Tornerà nel Milan, e ci sarà ancora insopportabile, come quando era bianconero e<strong> fregava i gol al Capitano</strong>, nel periodo in cui ne aveva più bisogno. Perché ci sentiremmo più soli, se non potessimo parlarne male per qualche altra stagione, maledicendo il momento in cui è sbucato da una mischia, o ha creduto in un’azione che pareva persa per convertirla in rete. Tieni giù quella bandiera, guardalinee.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Special One, tacchi a spillo, il Livido Proli e quel pallone a forma di coglione&#8230;</title>
		<link>http://venicegolfexperience.net/claudiopea/2010/06/02/special-one-tacchi-a-spillo-il-livido-proli-e-quel-pallone-a-forma-di-coglione/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 08:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                    di CLAUDIO PEA
Sono come il prezzemolo, confessa Mario Boni ai microfoni di Sky Sport 24, e per questo con me si può parlare di tutto. Sì, certo, anche di José Mourinho che da Madrid ci fa sapere all’ora di pranzo d’essere il più bravo allenatore al mondo. Probabilmente è anche vero, ma forse sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sono come il prezzemolo, confessa Mario Boni ai microfoni di Sky Sport 24, e per questo con me si può parlare di tutto. Sì, certo, anche di José Mourinho </span><span style="text-decoration: underline;">che da Madrid ci fa sapere all’ora di</span> <span style="text-decoration: underline;">pranzo</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>d’essere il più bravo allenatore al mondo</strong></span>. Probabilmente è anche vero, ma forse sarebbe il caso che lo lasciasse dire al resto del mondo. Lui invece ha appena affermato nella conferenza-stampa del <strong>Bernabeu</strong> che, se<strong> l’Inter</strong> ha potuto giocare con tre punte <strong>(Milito-Eto’o-Pandev)</strong> più <strong>Sneijder</strong> e ha vinto tutto, è perché aveva un grande allenatore in panchina. E non un pirla. Ora, come ha scritto <strong>Gianni Mura su Repubblica</strong>, lo Special One è pari in autostima solo al nostro Silvio: in effetti non basta il <strong>Giro d’Italia</strong> per contornare il perimetro del loro ego, ma la differenza tra i due personaggi è invero abissale. Mourinho è da oggi al Real e già ci manca come giustamente sostiene <strong>Mario Boni</strong> che è un interista suo genere, cioè simpatico e gradevole, al contrario di quasi tutti i suoi fratelli nerazzurri. <strong>Berlusconi</strong> è invece in politica da oltre sedici anni, ma se andasse in vacanza a <strong>Villa Grazioli in Sardegna</strong> e vi rimanesse per qualche lustro, giuro che io di lui non sentirei la mancanza nei secoli dei secoli. Amen. E comunque devono essere gli altri a stabilire se sei davvero tu il più bravo al mondo. Altrimenti non vale e fai come <strong>quelli del rugby</strong> che considerano il loro sport una spanna superiore a tutti gli altri. Non solo, pure s’arrabbiano se non la pensi come loro. E dunque, siccome sono un attaccabrighe o, se preferite, un guerrafondaio, li faccio subito imbufalire sostenendo che in uno sport di squadra che si rispetti la palla è quanto meno rotonda e non sicuramente bislunga, cioè <strong>somigliante più a un coglione che a una pera</strong>. O mi sbaglio?<span id="more-1801"></span></p>
<p><strong>Anch’io vado matto per la palla nel cestino, però non mi sentirete mai dire, come ripete ogni due per tre Flavio Tranquillo, che il basket è sicuramente la cosa più bella</strong> che è stata inventata dopo <strong>Adamo e Eva</strong> dal Padreterno col quale per la verità <strong>Cicciobello </strong>ha un rapporto molto stretto e direi quasi fraterno. Personalmente preferisco le donne, meglio se coi <strong>tacchi a spillo</strong> e appassionate di<strong> golf</strong>, così non rompono se ti perdi dietro a una pallina butterata e a diciotto piccolissime buche, e comunque magari in <strong>Australia e Nuova Zelanda</strong> è un’altra cosa, come in <strong>Francia</strong> <strong>o in Gran Bretagna</strong>, ma nel Belpaese il rugby è proprio sottostimato se per la finale-scudetto di sabato a <strong>Padova</strong>, cioè in una delle culle venete della palla ovale,<strong> il Gazzettino</strong> ha parlato di flop organizzativo e di minimo storico di spettatori (poco più di quattromila) quando ieri per <strong>Padova-Brescia di serie B</strong> di calcio ne sono stati contati almeno tre volte e mezzo tanti. In più leggo che ai giornalisti al seguito è stata staccata la corrente mentre ancora stavano scrivendo al computer poche righe di una partita tra <strong>Treviso e Calvisano</strong> con <strong>una sola meta</strong> in tutto, però trasformata. E allora sapete che vi dico? Tenetevi pur stretta la vostra collezione di cucchiai di legno (e non d’argento) del <strong>Sei Nazioni</strong>, ma per favore smettetela almeno di dire che siete i numeri uno al mondo. Coi suoi guai e i quattro gatti al <strong>Forum, i Sabatini e i Frates, i Vitali e gli altri Alvaro</strong> <strong>azzurri, il Livi(d)o Proli o l’Atripaldi intrippato</strong>, il nostro basket non è comunque tanto peggio del vostro grande rugby. Così come <strong>Fabio Capello o Carletto Ancelotti</strong> non sono in fondo molto peggio del mitico Mourinho. O <strong>Simone Pianigiani dell’intoccabile Mike D’Antoni</strong> che a <strong>New York</strong> teneva in naftalina il Nano <strong>Robinson</strong> che invece da giovedì si giocherà l’anello <strong>Nba</strong> (al dito) coi <strong>Celtics contro i Lakers.</strong> O mi sbaglio?</p>
<p><strong>Tiferò Boston: mi pare ovvio. A patto che Doc Rivers non dichiari: sono il più bravo allenatore al mondo. Magari lo è come da quattro anni il Montepaschi in Italia</strong>, ma avete mai sentito <strong>Ferdinando</strong> <strong>Minucci</strong> sbandierarlo ai quattro venti? Non mi risulta. Così come non mi ricordo che si sia a muso duro mai lamentato di un arbitraggio del nostro convento. Quanto a <strong>Claudio Sabatini</strong>, rovesciatemi pure addosso il peggio del peggio, ma a me non dispiace sempre il suo modo di fare spesso strafottente e provocatorio. <strong>Alla Mourinho</strong>. Perché tutto sommato non è poi sistematicamente dalla parte del torto. Come quando ha accusato i dirigenti canturini d’essere stato costretto a vedere l’eliminazione dai<strong> playoff</strong> della sua <strong>Virtus </strong>protetto da dieci guardie del corpo in un <strong>Pianella </strong>esagitato e li ha minacciati di provare ad ingaggiare dopo il primo luglio i pezzi migliori raccolti con tanto amore da <strong>Brunetto Arrigoni</strong>. Ebbene, se lo farà, e cioè se porterà sul serio a Bologna<strong> Markoishvili-Micov</strong>-<strong>e-Leunen</strong>, oltre a mettere insieme un’ottima squadra, sarà davvero un grande. O mi sbaglio? E lo diremo noi, non lui. Oggi  intanto cominciano le semifinali dei playoff partendo da<strong> Siena-Cantù</strong>, ma ora per favore non chiedetemi un pronostico: lo sapete benissimo chi tra le due andrà in finale. Piuttosto dico di cuore, più che di testa: <strong>Pepsi 3-2 sull’Armani</strong>. E, già che ci sono, concludendo vi confesso che terrò d’occhio anche <strong>l’Andrea Trichieri</strong> come mi ha consigliato di fare un aficionado senese. A pelle l’erede (nel suo piccolo) del <strong>Vate Bianchini</strong> mi fa tenerezza e quindi non credo che ci sia <strong>più spocchia che sostanza</strong> nella sua pallacanestro. Ovvero più fumo che arrosto. Ma se trovassi tra i suoi pannolini davvero più boria che talco, tranquillo: non esiterei a chiamarlo <strong>Boriatalco</strong>. Senza offesa. E amici come prima. Più di prima.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=	" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Sgranando il rosario di San Petrucci</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 16:46:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI rifugiato nella stazione antartica Concordia per non sentirsi chiedere perché il basket dei playoff ha così poco spazio, perché le tribune sono spesso semivuote. Infelicità del sistema che propone verdetti scritti prima da arbitraggi super casalinghi? Non proprio anche se l’arbitro casero esiste da sempre e quando vuoi far capire come vorresti la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>OSCAR ELENI</em> rifugiato nella stazione antartica Concordia per non sentirsi </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">chiedere perché il basket dei playoff ha così poco spazio, perché le tribune sono spesso semivuote</span></strong>. Infelicità del sistema che propone verdetti scritti prima da arbitraggi super casalinghi? Non proprio anche se <strong>l’arbitro casero esiste da sempre</strong> e quando vuoi far capire come vorresti la storia del playoff, quello dove devi essere debole coi potenti e potente con i deboli, allora se scopri che i duri te li mandano quando giochi in casa allora prepara le valige per il mare. Debolezza dell’offerta: paghi tanto vedi poco? Può essere, ma siamo distanti dalla verità anche se <strong>la Lega</strong> non può vigilare su questo considerando che le uniche entrate arrivano dagli incassi e non dagli inviti come direbbero <strong>quelli della Nba che ai giocatori</strong> <strong>e dirigenti Armani hanno fatto sapere che per la partita contro i Knicks</strong> <strong>avranno assicurati due biglietti a testa, basta che se li paghino</strong>. Poco spazio sui giornali perché la concorrenza con eventi più importanti uccide? Questo è sicuro e poi chiudere la gente in palestra con il caldo è un esercizio sadomaso, come direbbero gli alpini che facevano catena sullo Zoncolan, dove almeno centomila persone si godevano la giornata respirando l’aria che manca in pianura. <strong>Zoncolan, angeli e demoni del</strong> <strong>ciclismo</strong>, l’unico sport che manda al rogo il campione appena bagnato di lacrime fintemente gioiose, accusandolo di avere sangue-benzina truccati, ma poi lo idealizza, lo perdona, ci mancherebbe altro, ma avete presente cosa vuol dire scalare Zoncolan e <strong>Mortirolo</strong>, cosa serve per andare spesso a più di 50 all’ora in pianura e oltre i 100 in discesa?, insomma sta dalla sua parte. <strong>Noi del basket, purtroppo, non riusciamo a stare dalla parte di nessuno</strong> perché non vediamo facce da Zoncolan<span id="more-1755"></span>, ma solo dei grandi zoccolon, gente da Mortirolo, se anche fossero peccatori, e alcuni lo saranno certo nelle notti bianche a bere vino tinto, faremmo fatica ad accorgercene mentre sgraniamo <strong>il rosario di San Petrucci</strong> <strong>sul giocatore italiano</strong> da proteggere, lanciare, esaltare a prescindere <strong>anche se ha la faccia di Datome</strong>, <strong>le paturnie di Crosariol e Vitali</strong>, la cadute adrenaliniche di molti assi pronti per <strong>Azzurra-Barnaba</strong>, quella squadra nazionale che <strong>Meneghin</strong> aveva garantito di dare a <strong>Pianigiani </strong>senza interferenze della Croce unita di chi ha bisogno del potere, dalle giovanili in su, per poter avere le sue case senza sapere chi gliele paga.</p>
<p><strong>Sei crudele perché nella stessa mischia hai visto Di Bella, Michelori, Giachetti, Mordente, persino Bulleri. Vi ho detto prima</strong> <strong>che bisogna accontentarsi sperando di non fare la fine dei pallavolisti in Turchia. </strong>Certo il Pianiagiani da quarto scudetto farebbe effetto persino a <strong>Lapo Elkan</strong> se desse le dimissioni adesso, dopo aver visto cosa gli stanno mettendo intorno, un reticolato utile al viperario nazionale. Perché citi il Lapo Lapers? Perché si è visto <strong>nel deserto del Forum </strong>attirato da Manero Vacirca che ha sposato la sua creatività senza farlo capire ad arbitri che gli hanno portato via il miele quando sembrava pronto da spalmare sul pane. <strong>Vederlo abbracciato al solito Pozzecco</strong>, quello che ha stravinto il titolo di baciantino negli ultimi anni del precedente secolo e in quelli di questo guazzabuglio di molecole perdute, dove lo lasciano attaccare persino sul sito di uno dei suoi tanti Pig(s) maglioni , faceva alzare il tasso d’indignazione, ma certo meglio quella festa fasulla del funereo sguardo del <strong>solito Livio Proli</strong>, lo sceriffo di Modena che deve avere comunque qualcosa di segretamente affascinante se ha questo successo, se può credere persino nella squadra che il sole di maggio spinge verso l’alto premiando chi merita così poco per aver scelto così male. Di sicuro con Lapo non avrà avuto una discussione profonda, quello era già in volo e lui già si morsicava le pelliccine delle dita, per le unghie servono denti veri, cercando di capire cosa aveva spinto <strong>12 mila fortunati a mettersi in fila per avere il biglietto per la sfida di ottobre, il tre gente, sarà il tre, contro</strong> <strong>i Knicks</strong>, fra gli ultimi nel circo Nba, ma ultimi che portano dentro storia milanese importanate, <strong>da Bradley a Gengis Gallo</strong>, <strong>passando per McAdoo e Mike</strong> <strong>D’Antoni,</strong> cosa avevano pensato i 65.000 che si sono trovati davanti un certello con sopra scritto:<strong> tutto esaurito</strong>. Sarà che la città matrigna, quella che comicamente viene pubblicizzata come capoluodo della Lombardia <strong>&#8220;Land of the sport&#8221;</strong> ( ma per piacere) nell’angolino alto del Forum che servirà come cassa di Paperone per stipare i soldi promessi dai compratori dei terreni per l’Expo al magico cavalier Cab, quella dove non si capiscono tifosi di calcio e di musica, dove non si amano inquilini sfigati e amanti del rumore (al Forum avrete tutto il rumore che cercate, per il resto stanno provvedendo).</p>
<p><strong>Insomma nella Milano che era, che è, che sarà, piacciono gli eventi, piace il</strong> <strong>grande rischio</strong>, <strong>piace ancora Peterson</strong>, <strong>si venera ancora</strong> <strong>Rubini, piace Herrera</strong> ed è diventato <strong>santo Mourinho come Rocco</strong>, come <strong>Sacchi o Ancelotti</strong>. Insomma gente di spessore, gente che ti dava brividi. Per veder timbrare la posta si va appunto nell’ufficio di posta. Come mai vi scriviamo in pieno playoff? Per avvisarvi che quando parlano bene degli arbitri italiani lo fanno soltanto per contratto, un po’ come <strong>quelli di Sky</strong> che vedono capitani coraggiosi ovunque, fenomeni dove al massimo trovi del fieno fumante, gente che dovrebbe chiedere sempre permesso, ma può non farlo perché l’imbonitore sulla piazza lo vende come talento autentico. Scriviamo anche perché andando verso lo Zoncolan, prima dell’Antartico, ci siamo fermati <strong>a Padova per il Petrarca day alla Mandria</strong>, per capire cosa hanno in mente Benini e Boniolo pronti a ricominciare con la grande storia di una società che ancora manda in campo 500 ragazzi, che ha in panchina <strong>il vecchio guru Fabiano</strong>, che può contare sulla creatività di un<strong> Jessi</strong>, di un <strong>Tonzing</strong>, sulla forza di un <strong>Peroni,</strong> sulla simpatia di <strong>Justo Bonetto</strong>, l’unico casanovologo che abbiamo conosciuto, ce ne sono 200 soltanto nel mondo di studiosi del grande peccatore-amatore-filosofo e artista, l’unico che, se insistesse un po’, ci convicerebbe a mangiare un prodotto indigeribile perché ci fidiamo della sua competenza e delle sue lauree. <strong>Passateci anche voi nella casa del Petrarca</strong>, vi farà bene e, se trovate i resti scartati dall’Olimpia Milano, non fateci caso, quelli sono personaggi inseriti nella liste da proteggere da parte del <strong> Wwf- Basket</strong> che è a <strong>Monaco</strong>, che è a <strong>Barcellona</strong>, che è ovunque si possa dire &#8220;peccato che l’Italia sia finita così, e in certe mani”. Voi dite?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>José Mourinho, l&#8217;unico che rendeva sopportabile l&#8217;Inter degli onesti e degli ipocriti: ci mancherai. E non poco&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 17:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                           di FRANCESCO SARTI 
Se José Mourinho l’anno prossimo allenerà il Real Madrid ci dispiacerà molto, perché era l’unico che ci rendeva sopportabile l’Inter degli onesti e degli ipocriti. Perché, in questo calcio che ha smarrito la poesia del bianco e nero e rumina la brutta prosa dei “riflessi filmati”, è il solo personaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                             <strong><em>              <span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong> </p>
<p><strong>Se José Mourinho l’anno prossimo allenerà il Real Madrid ci dispiacerà molto, perché era l’unico che ci rendeva sopportabile l’Inter</strong> <strong>degli onesti e degli ipocriti</strong>. Perché, in questo calcio che ha smarrito la poesia del bianco e nero e rumina la brutta prosa dei “riflessi filmati”, è il solo personaggio fuori dalle righe, incorreggibile, strano. Variabile impazzita del dopogara, vandalo delle conferenze infrasettimanali. A tratti <strong>arrogante, impulsivo, sbruffone e permaloso</strong>. Perfino irridente e provocatorio. Ma anche <strong>ironico e spietato</strong>, in faccia ai falsi perbenismi delle interviste calcistiche. Ben presto etichettato come<strong> grande</strong> <strong>comunicatore</strong>, che è un altro modo di esorcizzare chi non cede alle dichiarazioni precotte e alla <strong>narcolessia</strong> di certi opinionisti. Sempre preparato sul tema del giorno, in grado di rispondere a tono (da ultimo, scomodando <strong>Sartre </strong>per dare addosso a <strong>Ranieri,</strong> sua vittima preferita) con una dovizia di particolari troppo sospetta per non essere frutto di un efficientissimo ufficio stampa.<strong> Ma anche per questo speciale</strong>, al di là dell’aggettivo che si è dato da sè. <strong>Mourinho ci piace perché non ha paura</strong> <strong>nemmeno delle proprie debolezze</strong>: quando deve segnare, mette in campo cinque attaccanti, se deve difendere il vantaggio, eccolo rinfoltire in un amen il centrocampo. <strong>Banale? No,</strong> <strong>pragmatico</strong>. In grado cioè di sfruttare i propri punti di forza senza preoccuparsi eccessivamente dei fronzoli. Capace di passare dalla monomania di <strong>Ibrahimovic</strong> alla coralità di <strong>Sneijder, Eto’o e Milito</strong>. Camaleonte del campo, senza dover per forza innovare nel gioco. Ulteriore stereotipo: gran motivatore. Ma solo perché, a dire della stampa specializzata, avrebbe incattivito la sua squadra a suon di manette mimate e parole incendiarie. Piuttosto, è bravo a gestire,<strong> bravo a</strong> <strong>scegliere</strong>, bravo, soprattutto, <strong>a escludere</strong>. Sostituendo <strong>Balotelli<span id="more-1746"></span> </strong>perché anziché tornare in difesa cercava la lente a contatto, tenendo i titolari fino allo sfinimento in barba alle insidie del turnover. <strong>Maniaco,</strong> sì, <strong>dei dettagli</strong>. L’unico a poter sostenere che se un portiere fa un errore non è colpa sua ma del preparatore. Preso dall’impellente necessità di precisare, annotare, scrivere tutto. <strong>Ma non metallico, anzi passionale</strong>. Emblematica la scena al rientro in campo per il secondo tempo di <strong>Chelsea-Inter</strong>: arriva prima dei giocatori, afferra l’inseparabile taccuino e lo sbatte su un cartellone pubblicitario davanti a sé, neanche fosse un professionista di hold’em, come a dire: &#8220;Ecco, <strong>questo è il mio poker di assi</strong>, <strong>e adesso mostratemi la vostra</strong> <strong>cazzo di scala reale&#8221;.</strong> Ci mette la faccia, sempre. Benchè, a scanso di equivoci, non sia affatto uno sprovveduto, ma invece il prodotto esemplare del calcio moderno: <strong>smodatamente ricco, smodatamente</strong> <strong>personaggio,</strong> smodatamente consapevole. <strong>Libero di farsi crescere la barba</strong> <strong>a rate</strong>, di presentarsi con la cravatta allentata sulla divisa d’ordinanza, di esibire, perfino, <strong>le occhiaie da maudit</strong>. Vero da condividere, senza concessioni al pubblico, la propria ricorrente <strong>noia</strong> e gli <strong>scatti d’ira</strong>. <strong>Il solo che possa discettare di prostituzione intellettuale</strong> e aree di rigore da 25 metri, o insolentire i rivali con lo smacco degli zero titoli. <strong>Mourinho che non è un pirla, e neanche Harry Potter</strong>. Che confronta il suo stipendio con quello dei giornalisti con la stessa improntitudine di un fuorilegge del west che spara ai federali. <strong>Brigante</strong> <strong>del sistema, artista ineducato</strong>. Da odiare o amare, senza mezzi termini. Paragonato a <strong>Herrera</strong> per indole, alchimie e destino, ma in realtà confrontabile esclusivamente con se stesso. <strong>Peccato averlo visto perdere</strong> <strong>così poco</strong>: il meglio lo ha sempre dato quando, impagabile, fingeva di complimentarsi con gli avversari, come un bambino a cui la madre ha spiegato, senza successo, che non sempre si può vincere ed esistono perfino le strette di mano. Ma è <strong>lo stesso che</strong> <strong>confonde a bella posta Beretta con</strong> Barnetta, che per non nominare Lo Monaco dice di conoscere solo il <strong>Bayern</strong>, che relega <strong>Rosella Sensi</strong> a una culla d’oro, pur parlando da una trincea milionaria. Certo, capita pure di sentir dire, nell’immaginario collettivo, che sia un mediocre, un fortunato, un pallone gonfiato. Per noi, che ci curiamo del calcio non al punto da capirlo, è soprattutto un motivo d’interesse, perché <strong>squilibra il suo mondo</strong> e lo trascina con sé. <strong>Come tutti i</strong> <strong>mostri che si rispettino</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Quel calcio che se ne frega delle tragedie</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[            di FRANCESCO SARTI   
Una volta ci si raccoglieva meglio. Non c&#8217;era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/calciobetter/3434303814/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" title="minuto di silenzio" src="http://farm4.static.flickr.com/3555/3434303814_f8854955b7.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span>            <strong><em>di FRANCESCO SARTI   </em></strong></p>
<p><strong>Una volta ci si raccoglieva meglio</strong>. Non c&#8217;era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi no. Oggi lo spettacolo ha i suoi rituali. Ed esige partecipazione simbolica, innanzitutto. Pazienza se <strong>il minuto di silenzio</strong> dura in realtà venti o trenta secondi, per poi sciogliersi in un non richiesto applauso, come se si avesse paura di tutta quella quiete, di tutta quella gente immobile. Ciò che conta è il gesto. Così, anche sabato di Passione, abbiamo avuto la nostra razione d&#8217;appelli alla moderazione e al fair play. Come se la lealtà nello sport si misurasse dall&#8217;incombenza del lutto o la sensibilità dall&#8217;episodio di cronaca. Fu lo stesso per <strong>i tifosi</strong> <strong>ammazzati</strong>, che da corpo sacrificale avrebbero dovuto svelenire gli animi, indurre i polemisti alla concordia. È tutta una burla, ovviamente. Chè, se davvero si volesse rispettare il dolore, non si dovrebbe giocare nemmeno. <strong>Lasciare i circenses all&#8217;oblio</strong>, anziché infarcirli, come ogni settimana, di paillettes. <span id="more-884"></span>Ma si è giocato, infine. E a monito ulteriore della serietà dell&#8217;invito, ci hanno pensato i protagonisti del campionato ad andare sopra le righe: cinque espulsi nel <strong>derby di Roma</strong>, <strong>Ancelotti e Spalletti</strong> (in genere non avvezzi alle risse da bar) cacciati via, <strong>Felipe Melo</strong> che fa a pugni con <strong>Lopez</strong> (Cagliari) nel tunnel poco dopo il terzo tempo. Che, detto per inciso, sarebbe pure una bella invenzione, se il calcio fosse un lago placido come la pallavolo e il rugby. Cinque giornate di squalifica, il minimo della pena, per Lopez e Felipe Melo, tre per <strong>Mexes e Matuzalem</strong> e via dicendo. La realtà è che non ce ne frega nulla delle tragedie collettive. Quando stanno ancora cadendo i calcinacci dai paesi sepolti, siamo già tutti presi da <strong>Juve-Inter,</strong> rammaricati che ci siano dieci punti di distacco, che la sfida possa diventare un sonnacchioso saluto alla stagione del pallone. Niente di strano, perché forse non è neppure giusto trasformare a tutti i costi il divertimento in riflessione e proibire lo svago di fronte alla morte. Dopotutto, anche <strong>Chaplin </strong>s&#8217;interrogava sull&#8217;opportunità di girare<strong> &#8220;Il grande dittatore&#8221;</strong> senza sapere degli orrori nei campi di concentramento. Per fortuna non l&#8217;ha saputo. E per fortuna si continua a giocare. Non già perché, banalmente, the show must go on, ma perché il ricordo non ha bisogno di tribune, né lo strazio di stadi. Chiedere al calcio di essere più bello, quando la sua cultura è ancora quella dei simulatori, delle proteste furiose dopo un fuorigioco, delle<strong> moviole da</strong> <strong>polizia segreta</strong> nel dopogara, è fuori luogo prima che ipocrita. Bastava il lutto al braccio, o al limite, come ha fatto <strong>Mourinho</strong>, una cravatta nera sul gessato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=t" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Oscar Eleni e le pagelle del primo caldo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 14:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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OSCAR ELENI dal palazzo Bricherasio di Torino, così distante dall&#8217;Isozaki dove il basket europeo ha scelto i rossoneri del Lietuvos Rytas, i lituani di Vilnius per la seconda Coppa Uleb, così diverso dal palazzo fiorito fra la piscina dei tuffi che esplode con Tania Cagnotto e lo stadio per un calcio dai misteriosi posteggi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a title="garcia" href="http://www.flickr.com/photos/lallav/1130001962/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="palazzo bricherasio" src="http://farm2.static.flickr.com/1353/1130001962_c3b30aef29.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OSCAR ELENI dal palazzo Bricherasio di</strong> <strong>Torino</strong>, così distante dall&#8217;Isozaki dove il basket europeo ha scelto i rossoneri del <strong>Lietuvos Rytas</strong>, i lituani di <strong>Vilnius </strong>per la seconda <strong>Coppa</strong> <strong>Uleb</strong>, così diverso dal palazzo fiorito fra la piscina dei tuffi che esplode con <strong>Tania Cagnotto</strong> e lo stadio per un calcio dai misteriosi posteggi come diceva il nostro Virgilio, dove le beghe nostrane ci hanno tolto il piacere di ritrovare i vecchi leoni del <strong>periodo Guerrieri</strong> e anche gran parte del mondo che l&#8217;anno scorso aveva contribuito alla prima festa europea nel <strong>Palazzo Vela</strong>. Molti di loro sono dei cocciuti colpevoli, ma ci sono mancati lo stesso. Meglio andare da <strong>Amenofi IV</strong>, il faraone eretico e, forse, anche rivoluzionario come ci sia augura possa essere <strong>Meneghin I,</strong> meglio godersi la mostra Akhenaton piuttosto che guardare la faccia di <strong>Sergio Scariolo</strong> che sperava di arrivare al primo trofeo europeo senza passare dalla sede della Federspagna, piuttosto che andare dietro ai prestigiatori del black berry, quelli che hanno vissuto il tormentato rapporto <strong>Portela-Bertomeu</strong> che ora non hanno più il bel sorriso di un tempo, un legame che faceva del bene a tutti, non soltanto al basket, un&#8217;intesa che ci garantiva spettacolo, ma non servilismo totale agli &#8221; affari&#8221; anche se è di pane che hanno bisogno i grandi club. Orgia di collegamenti, guardare la difesa <strong>Benetton</strong> diventare pan di zucchero, ma intanto fingere di smaniare per <strong>Siena</strong>, salvo poi mettersi già a ricostruire la squadra campione d&#8217;Italia che questa volta non ha trovato gli uomini giusti per assaltare l&#8217;Europa. <strong>Eurolega crudele nel sorteggio</strong>, spietata per chi aveva commesso un grave errore a <strong>Zagabria</strong>, ma certo qualcosa <strong>Minucci</strong> dovrà fare per tornare all&#8217;assalto lui che è l&#8217;unico con la licenza triennale in tasca, con un palazzo nuovo da far costruire, lui che ha certo le idee più chiare di chi voleva consolare il Montepaschi urlando che era uscito a testa alta contro uno squadrone. C&#8217;erano dei dubbi sul fatto che i nostri campioni avrebbero dato tutto e di più in una serie dove il sole ha scaldato soltanto la tenda di <strong>Zelimir Obradovic</strong> che ha davvero preso paura e ancora si domanda se avrebbe potuto farcela contro Siena se Lavrinovic non si fosse rotto<span id="more-842"></span> una mano e Domercant non avesse dovuto giocare con una caviglia ancora gonfia, se non ci fossero state dispersioni onorevoli di energia inseguendo record e la coppa Italia. E&#8217; andata male, pazienza. Resta il fatto che gli spettatori davanti a due televisori hanno capito subito dove era la grande università e dove il liceo perché fra <strong>Siena, Madrid e Torino</strong> c&#8217;erano abissi. Vedremo domani, anche se questa rabbia toglie alle avversarie l&#8217;illusione di avere un <strong>Montepaschi </strong>più abbordabile mentre alza il periscopio, inquadra i brigantini all&#8217;orizzonte e prepara il siluro per arrivare al terzo scudetto consecutivo, mossa necessaria prima di mettersi a pensare a quello che sarà il domani, mentre i cicisbei del palmare cinguettano annunciando mosse che sembrano logiche, ma non sono così semplici perché se le debolezze sono italiane, sono sotto o vicino al canestro allora dove andare a prendere italiani forti? Bella domanda direbbe <strong>Recalcati</strong> che giocherellava con un rosario turco guardando <strong>Rullo </strong>che guardava <strong>Bulleri.</strong> Eh sì. Alla <strong>Benetton</strong> hanno sacrificato il vitellino meno magro per il ritorno in Ghirada del figliol prodigo, era andato via per avere uno stipendio da principe, nessuno lo aveva cacciato, ma poi hanno scoperto che se il genio tormentato di Cecina gioca al meglio, ridando fantasia, pensate un po&#8217;, non c&#8217;è più tanto spazio per chi sogna di vedere una Benetton con quattro, cinque ragazzi del vivaio nelle prossime corse.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà meglio scegliere armadilli che amino anche la difesa, che si mettano a soffrire davvero, perché non basta il talento, la bella mano, la leggerezza doriana del <strong>Renzi di Cogorno</strong> per avere tutto, per essere eletti, per diventare allenatori del sistema europeo. Ci si morde la coda con questa storia dei giocatori allevati nelle scuole italiane, ci si sbrana sul nulla, si finge di avere fede, si finge di essere ottimisti, ma le cose vanno malamente, come diceva il pizzicagnolo del Padrino, e adesso speriamo che il Meneghin di maggio ci dia il decalogo su come saranno i campionati, su come ci si dovrà regolare con i tesseramenti, tenendo presente che dai consiglieri non arriverà nessun suggerimento decente, non è colpa loro se delle grandi società hanno visto soltanto i pacchi regalo, considerando che i consiglieri eletti da giocatori ed allenatori avrà delle balbettanti risposte, perché fu così anche quando la <strong>Palombarini,</strong> per prima prese a calci il povero fondoschiena del <strong>Maifredi </strong>che pensava di avere una santa alleata, perché tutti belano sulla nazionale da difendere, da far qualificare, pur sapendo che se dobbiamo affidarci a certi giocatori allora meglio pensare ad altro. Certo lo fanno quelli che vanno a caccia di <strong>Poeta</strong>, perché così dicono i saggi rimatori del dolce stil novo, ma il Beppe santo che ancora fa passaggi molli e orizzontali, che non fa viaggiare una palla veloce parallela al terreno e diretta dove serve, non dove si può, è uno, unico, forse, e non può rinforzare insieme Milano, Roma o Siena, ammesso che Teramo debba lasciarlo andare per quadrare meglio il bilancio. Certo siamo tutti in fibrillazione adesso che ci hanno fatto sapere dove potrebbe posteggiare la macchina <strong>Ettore Messina</strong>, adesso che l&#8217;Armani ha ripulito il piazzale davanti al Lido, confermando l&#8217;idea del <strong>Bucchi </strong>traghettatore che, intanto, si prepara ad assaltare il terzo posto con buone possibilità di arrivarci se <strong>Roma</strong> dovesse sbagliare qualche altra mossa, se alla <strong>Virtus </strong>finiranno per credere a tutte le conversioni dei peccatori che circolano nel gruppo, dentro e fuori dal campo. Qualcuno lo vorrebbe persino a Siena promuovendo <strong>Pianigiani alla nazionale</strong> perché in certe zone di Roma si vorrebbe troncare con il passato e negare il busto a chi passeggia con Azzurra pur non facendone più parte. Sono i maestri della Guerra fredda, quelli che il nostro amico Grigoletti ha scacciato dal Mart di Rovereto perché anche lui è uscito in pezzi dopo aver ascoltato l&#8217;accademia televisiva dei pensieri deboli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sassate da lontano per vendetta. Nel basket acrilico si vive così: scintille e tradimenti mentre Eurosport festeggia la diretta della finale di Uleb Cup, o Eurocup , fate voi, con 70 paesi collegati grazie all&#8217;enstensione africana ed asiatica di Al Jazeeram, bacino potenziale 246 milioni di telespettatori, una caramella al veleno che la commissione &#8221; immagine&#8221; della Lega, lasciata fortunatamente soltanto nelle mani di <strong>Lefebre</strong>, scarterà nei giorni in cui si andrà a discutere sul futuro. Pagelle nella desolazione del parcheggio dove a <strong>Biella</strong> è stato ferito un carabiniere, nel piazzale dolente dove <strong>Pancotto</strong> ha scoperto che la sua <strong>Fortitudo</strong> sbaglia troppe cose elementari anche se tutti dicono che la squadra è viva, confondendo la vena di qualche giocatore con la squadra: ma, lo diciamo all&#8217;eco di Sky, le avete viste le ultime 12 azioni di uno contro cinque degli aquilotti generosi? Bravo <strong>Huertas</strong>? Generoso forse. Bravo <strong>Mancinelli</strong>? Esagerato nel coraggio forse come in quella goffa virata con infrazione di passi che era l&#8217;ultimo chiodo per il feretro. Avevamo detto che soltanto la verità avrebbe salvato chi era in peccato originale. Ma tutti continuano a raccontarsela, sapendo di essere nel torto e nel marcio, da<strong> Udine</strong> a Roma, da Bologna a Bologna, da Milano e persino a Biella o Rieti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pagelle del primo caldo</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>10 al Massimo CROVETTI</strong> tornato nella trincea del palazzo ferrarese, gratificato e un po&#8217; spaventato dalla grande ovazione che lo ha accolto. Certo dovrebbe aver ritrovato la forma, adesso che il suo presidente <strong>Roberto Mascellani</strong> ci ha preso gusto con questa serie A dove Ferrara è andata umilmente a lezione, senza scomporsi, trovando quello che cercava per il tormento di un sindaco che dovrà pur pensare ad un palazzo di diamanti anche per il grande sport.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9 ad</strong> <strong>EUROSPORT e a  SPORTITALIA</strong> che ci hanno mostrato l&#8217;altra faccia della luna televisiva, che sostengono il gioco della palla al cesto, che hanno progetti, hanno idee e forse anche voci e non lo diciamo per la nostalgia di un <strong>Peterson</strong> buon per tutte le stagioni. Insomma non siamo soli in questo mare direbbe il <strong>Franco Lauro</strong> che ora smania per tornare a farci sentire come ha imparato bene a trattare il pitturato e le zone limitrofe, come ha capito quali sono le specialità di una casa, come si vive meglio dando un colpo al cerchio ed uno alla botte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8 al MICHELINI</strong> diventato spalla televisiva in Rai al posto di <strong>Bonamico </strong>perché la sua passione, la sua voglia d&#8217;insegnare, di vedere, di essere nel basket come protagonista gli permette di superare la cialtroneria di chi lo vorrebbe lasciare ai margini, di chi, come quando allenava, diceva che era bravissimo ma aveva un carattere difficile soltanto perché diceva che la deiezione del cane di casa puzzava come quella del cane del vicino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>7 a Jason KIDD</strong> che regala assist nella NBA dove questi veterani resistono a tutto, persino alla faccia tosta dei nuovi faraoni a cui devi dare la palla e poi dimenticarti che hanno la tua stessa maglia. Malattia che prende alla gola anche qui dove le troiadas variadas vengono spacciate per talento cristallino, purissimo. Se è per una volta va bene, ma non tutti i giorni e in tutte le salse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6 a Eric WILLIAMS</strong> che dopo una stagione tormentata con Avellino riesce ancora a sorridere più del presidente <strong>Ercolino</strong> ormai sfinito dalla strana contestazione di chi dovrebbe domandarsi quante sono le società che pur non avendo avuto successo resistono ad una stagione europea e hanno anche qualche idea per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5 alla NBA</strong> crudele che manda in vacanza i nostri ragazzi italiani, che lascia Mike D&#8217;Antoni sul fondo, che non vede gloria per i Knicks e pure per Toronto del <strong>Gherardini</strong> che a Torino era omaggiato molto più di Amenofi quarto, che ci restituirà, forse, il solo Bargnani pronto a difendere il Piave . Mondo lontano dove noi mettiamo il naso, ma senza sentirne i profumi e gli afrori, senza imparare quasi niente, sbavando soltanto perché avranno presto un contratto da 900 milioni di euro con le televisioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4 a Cesare PANCOTTO</strong> quando dice che alla Fortitudo manca un giocatore vincente. Il problema è che in troppi si considerano giocatori vincenti e forse era questo che cercava di spiegare il povero <strong>Sakota</strong> quando lo hanno messo alla porta, forse è questo che dovrebbe fare il decano dei nostri tecnici se vuole trovare la salvezza che fortunatamente per lui e i suoi non è negata dal libro delle stelle che non c&#8217;entra niente con il famoso parco dell&#8217;utopia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 a Romeo SACCHETTI</strong> che si vergogna un po&#8217; in ritardo di questa <strong>Snaidero </strong>che era già rotta dentro quando ha cominciato la stagione senza seguire chi, avendone toccato con mano lo spessore in precampionato, voleva curarla e correggerla. Certo se parti con un mastino della difesa come Caja e arrivi con il Romeo che ama l&#8217;attacco secondo i vangeli del Poz allora bisogna dire che in casa c&#8217;è un po&#8217; di disordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 al MONTINI pesarese</strong> che ha scoperto un po&#8217; tardi il malessere di un gruppo dove ci sono giocatori che hanno dimenticato chi li sta pagando, dove c&#8217;è gente che non ha mai aiutato un allenatore comprensivo come Sacripanti, dove tutti si lamentano degli altri. Le multe finali, l&#8217;indignazione di oggi sembra tardiva anche a quota 26 punti potrebbero ballare ancora in cinque, anche se su quello scoglio c&#8217;è da prendere la vongola dell&#8217;ottavo posto che vuol dire Montepaschi ai play off, ma che vuol dire sempre qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1 all&#8217;ANGELICO</strong> che continua a credere in Gaines, che guarda sempre con interesse ai progressi, quali?, di Aradori e Garri, perché dopo la vittoria nell&#8217;inaugurazione del nuovo palazzo ci eravamo convinti che la maledizione che aveva tormentato Livorno, Trieste, Pesaro, non avrebbe mai disturbato il progresso di una squadra che, come Pesaro, Montegranaro, Avellino e Ferrara può pensare a quota 26 punti e al famoso ottavo posto che è chimera e anche incubo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>0 all&#8217;ULEB</strong> che sembra decisa a spingere più in là i padri fondatori, approfittando della loro età, di malattie serie, ma il mondo del basket deve tenere cari questi vecchi leoni che hanno indicato una strada, un cammino che ci sembra più logico di quello dei giovani turchi del computerino dove leggi di tutto, dove sei collegato col mondo, ma non con l&#8217;anima della gente che esiste ancora, anche se a Torino hanno fatto finta di poterne fare a meno quando l&#8217;occasione era buona per avere orari decenti e ragazzi delle giovanili sulle tribune a &#8220;zeru lire&#8221; come direbbe <strong>Mourinho </strong>unica consolazione dello <strong>Scariolo</strong> che brindava al pareggio juventino senza sapere cosa sarebbe toccato ai suoi dolmen.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=J" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>A metà strada tra pedate e pagliacci</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 16:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calci e veleni]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/21065699@N06/2048005498/"><span class="flickr-image"><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2101/2048005498_41f8771c8e.jpg?v=0" alt="" width="245" height="162" /></strong></span></a><span class="flickr-image">Di tutto un po&#8217;. Cominciando dalla nota (mattiniera) di <strong>Lorenzaccio Sani</strong>: &#8220;Cari amici e fratelli di sventura, mi sa tanto che si è mosso prima <strong>Berlusconi</strong> di <strong>Franceschini</strong>&#8220;. Non lo escluderei a priori. <strong>Mourinho </strong>può piacere o non piacere: di sicuro è un genio. Mourinho può essere un bravo o un cattivo allenatore di calcio: di certo è una persona intelligente che parla (da pochi mesi) l&#8217;italiano meglio del 51 per cento dei giornalisti sportivi della <strong>Rai-radiotelevisione-italiana</strong>. Soprattutto non dice mai nulla di scontato. Stuzzica e si diverte. La sua strizzatina d&#8217;occhio ieri sera al monello Cassano (nella foto) è stato uno spettacolo. Magari ci fosse un leader come lui al vertice del Pd. Non è solo una provocazione. Ma Franceschini non sa ridere. Come <strong>D&#8217;Alema e Fassino</strong>: è triste. D&#8217;accordo, c&#8217;è poco da ridere di questi tempi. Ma non si può nemmeno sempre piangere. Alla fin fine, anche se dici cose vere, stufi. E annoi più dei pagliacci in doppio petto che sono al potere. Sino a qualche mese fa <strong>Antonio Cassano</strong> dava ai nervi. Dicevano di lui: un talento buttato in pasto ai porci. Adesso piace. E non sarebbe male se lo prendesse la <strong>Juve</strong>. Dicono: non è nella tradizione della <strong>Real Casa Agnelli</strong> avere un giocatore così. Perchè <strong>Sivori, il grande Omar</strong>, era forse uno stinco di santo? O il <strong>Barone Causio</strong> prima che <strong>Boniperti </strong>gli mettesse la testa a posto? A volte un po&#8217; di trasgressione non fa male. Anzi. E&#8217; il pepe della vita. Finirà invece che lo prenderà Berlusconi. Al posto di <strong>Kakà</strong> che si è già promesso al <strong>Real Madrid</strong>. A meno che non lo voglia Mourinho. Cassano e <strong>Balotelli</strong> alla corte di Josè Mario Dos Santos Felix: sarebbe sin troppo divertente. Così come non sarebbe male se ai nerazzurri capitasse quello che successe nel 1967 all&#8217;<strong>Inter</strong> del Mago <strong>Herrera</strong> che in pochi giorni perse la finale di Coppa Campioni con il <strong>Celtic</strong>, la Coppa Italia (eliminata in semifinale) e lo scudetto all&#8217;ultima di campionato in quel di Mantova a vantaggio della Juve di Heriberto Herrera (HH2), Anzolin-Gori-Leoncini, Bercellino-Castano-Salvadore, Favalli-Del Sol-Depaoli-Cinesinho-Menichelli. Tra parentesi <strong>Zigoni </strong>che neanche lui, se non sbaglio, era farina da far ostie. A proposito, Lorenzo Sani va via come il pane. Non ne avevo dubbi. <strong>Morstuavitapea </strong>con lui ha fatto un bel salto in lungo. Alla Beamon. Adesso voglio catturare anche <strong>Mario Boni e Piero Mei</strong>. Altri due fuoriclasse. E all&#8217;Orso Eleni, nel giorno del suo compleanno, auguri!, ho chiesto che per favore mi contatti il preziosissimo <strong>Piero Parisini</strong>. Sembreremo (un po&#8217;) combattenti e reduci, come mi ha scritto Piero Mei su Facebook. Già. Ma anche mai domi e sazi. Due cose ancora di basket. Anzi, di pallacanestro. E poi mi vado a vedere l&#8217;Armani che perderà ad Atene e Siena che batterà il Cibona. Ieri sera, nell&#8217;intervallo di Samp-Inter, mi è caduto l&#8217;occhio in tv sul derby tra l&#8217;Umana <strong>Venezia</strong> e la Famila <strong>Schio,</strong> appaiate al secondo posto in classifica di A1. Ebbene nel secondo quarto la <strong>Reyer</strong> è stata capace di mettere insieme la miseria di quattro punti. E nel terzo? Appena sette. Solo undici punti in venti minuti. <strong>Laurito </strong>ha commentato: &#8220;Una grande difesa di Schio&#8221;. E chi lo può negare? Peccato non abbia però aggiunto com&#8217;era l&#8217;attacco di Venezia. Ve lo dico io: una cacchetta. E comunque non venitemi più a chiedere perchè chiamo pallacanestro quella che giocano le donne. Semplicemente perchè il basket è tutta un&#8217;altra roba. Buona o cattiva. Non è questo il punto: vero Piero?</span></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Mourinho alla guida del Pd? Parliamone&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 17:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzosani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di LORENZO SANI 
Non m&#8217;intendo di calcio, non m&#8217;intendo di politica e di tante altre cose. Ma una cosa da un po&#8217; di tempo mi frullava in testa e quella cosa ora è finalmente chiara. Il Pd deve arruolare immediatamente il signor Josè Mourinho. Deve farlo in fretta, prima che se ne accorga Berlusconi. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di LORENZO SANI </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non m&#8217;intendo di calcio, non m&#8217;intendo di politica e di tante altre cose. Ma una cosa da un po&#8217; di tempo mi frullava in testa e quella cosa ora è finalmente chiara. Il Pd deve arruolare immediatamente il signor <strong>Josè Mourinho</strong>. Deve farlo in fretta, prima che se ne accorga Berlusconi. Questo è un appello serio. Mourinho è l&#8217;unica possibilità di salvezza per il <strong>Pd.</strong><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-611" style="border: 1px solid black; margin: 3px;" title="mourinho" src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/files/2009/03/mourinho.jpeg" alt="mourinho" width="123" height="128" />Quanto meno di giocarsi la partita. Ha le carte in regola, è un&#8217;occasione irripetibile. Se scendiamo nei dettagli, poi, sicuramente <strong>Mourinho</strong> è cattolico. E&#8217; anche di sinistra? Se lo è <strong>Soru</strong> di sinistra, può esserlo tranquillamente pure Mourinho. A <strong>Mourinho </strong>piacciono le sfide, ci arriva armato di genio e non tira indietro la gamba. <strong>Mourinho </strong>è antipatico, dicono. Adesso dispiace insistere perché sembra di avercela con lui, ma è forse simpatico Soru? A me non piace prostituzione intellettuale, torno a conferenza stampa medievale, ha detto il signor <strong>Mourinho</strong>. Ritagliamo questa frase e appiccichiamola a caso in mezzo a qualsiasi altra pagina di giornale, in quella della politica, in quella dell&#8217;economia, o dove vi pare. C&#8217;è uno che parli così? Cosa succederebbe nelle pagine di politica, di economia, nel dibattito sull&#8217;etica o di quello che vi pare se uno parlasse agli altri così, come nella favola del re nudo. Meraviglioso. Ecco cosa sarebbe.<br />
Peccato che appartenga solo al calcio un testa così. Chi ama e frequenta gli altri sport, quelli schiacciati dalla pietra tombale del pallone, uomini del genere ha avuto la fortuna di incontrarli, nel rugby, nel basket, nella pallavolo, nella pallanuoto. Conosco poco pallamano e baseball, ma sicuramente ci saranno anche lì. Non spesso, ma ci sono. E sono un privilegio per pochi. Bisogna andarli a cercare. Mourino invece ti entra in casa e c&#8217;è una bella differenza. Personaggio mediatico, dicono. E che significa, se te lo dicono dalla tivù. E&#8217; un&#8217;offesa, un complimento, un luogo comune, prostituzione intellettuale? Boh. Il Partito Democratico si sta sgonfiando come la pancia di <strong>Gascoigne</strong>, solo che Gazza guarisce, se continua a rigare dritto. Per ribaltare i sondaggi di <strong>Mannheimer </strong>non basta l&#8217;esorcista.<br />
Come sarebbe un faccia a faccia in tivù <strong>Mourinho-Berlusconi</strong>? Proviamo a immaginarlo<span id="more-609"></span> ad occhi chiusi. Magari dopo un ottavo di finale <strong>Mourinho-Schifani </strong>vinto a mani basse, un quarto dominato contro <strong>Bondi</strong>, vittoria in casa e pareggio ricco di gol fuori, perché in testa aveva già la semifinale con <strong>Fini </strong>e non riusciva più a tenere fermo <strong>Balotelli</strong> che scalpitava in panchina. Dico sul serio, non sto scherzando. Qualcuno dirà che da uno scontro all&#8217;ultimo voto <strong>Mourinho-Berlusconi</strong> potrebbe uscire tanto lavoro per i comici, peraltro una delle poche categorie produttive che in tempi di recessione continua ad assumere, mentre gli altri tagliano. Sarcasmo medievale. E&#8217; vero, ma il mondo gira così: piove sempre sul bagnato. <strong>Franceschini </strong>ha fatto appello al gioco di squadra. Perfetto, si accomodi. C&#8217;è l&#8217;allenatore. Il calcio che non si è scosso dopo quello che gli è capitato negli ultimi anni si è visto ribaltare il tavolo in cinque minuti da un signore in tuta e con lo strano accento di un altro pianeta. Ha ragione <strong>Mourinho</strong>? Onestamente non saprei. Non mi intendo di calcio. Ma <strong>Mourinho</strong> fa opposizione, una bella opposizione, dice qualcosa. Non insulta, dice cose che fanno pensare, o che magari aiutano soltanto a pensare, se uno proprio non è de coccio, cose che gli altri non dicono, perché gli altri dicono tutti la stessa cosa. Lui, il signor <strong>Mourinho</strong> dice qualcosa di diverso. Una verità che si è sentita poco in giro, forse perché l&#8217;attenzione generale era troppo impegnata a stroncare Balotelli: è una testa calda, deve imparare a moderare gli eccessi, impari l&#8217;educazione e cose del genere. Poi vai a scoprire che chi glielo diceva aveva un figlio o il cognato in curva a San Siro che gli urlava &#8220;Negro di merda&#8221;.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=a" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Molto ma molto più calcio di basket</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 17:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/supergol/464328124/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm1.static.flickr.com/191/464328124_3dbfccd87e.jpg?v=0" alt="" width="144" height="200" /></a>Schiacciato dal mondo del calcio e turbato dai suoi drammi esistenziali, provo a ritagliarmi uno spicchio di lunetta in quello del basket, ma √® un&#8217;impresa (quasi) disperata.¬†Come si fa infatti ad ignorare il dramma, e parlo sul serio, per esempio di <strong>Adriano </strong>e della sua dipendenza all&#8217;alcol? Non gli manca niente per vivere da miliardario ed essere strafelice:¬†no, deve¬†disperatamente complicarsi la vita ogni tre per due.¬†La gente non capisce e lo demonizza cacciandolo fariseicamente dal tempio. Anche <strong>Mourinho</strong> per me sbaglia: invece di proteggerlo, lo emargina. Invece di cercare di comprenderlo, l&#8217;offre in pasto agli avvoltoi. Adriano √® probabilmente un etilista-dipendente, quindi va solo curato e la miglior soluzione al grave problema potrebbe essere forse quella d&#8217;affidarlo in cura ad una clinica svizzera. O no? Gigi <strong>Buffon</strong> √® caduto in depressione ed √® stato subito capito.¬†Come¬†il mio caro <strong>Pessotto</strong>. Adriano no. Neanche sia l&#8217;unico divo degli stadi ad aver affogato tutto il suo malessere nell&#8217;alcol. Recentemente Serse <strong>Cosmi</strong>, che ho incontrato ad una simpatica cena perugina dopo &#8220;<strong>Luned√¨ gol</strong>&#8220;, facendomi molto ricredere sul suo conto, mi ha amaramante confessato d&#8217;aver¬†sbagliato non tanto come allenatore quanto pi√π ancora come uomo quando ha¬†trovato un suo giocatore completamente ubriaco,¬†nudo e riverso sul pavimento del bagno¬†accanto alla vasca strapiena di¬†lattine¬†(vuote) di birra. Quel ragazzo aveva un grande talento, al punto che Lucianone <strong>Mogg</strong>i lo aveva strappato al Cagliari e lo aveva dato alla Juve di Carlo <strong>Ancelotti </strong>nell&#8217;anno dell&#8217;ultimo scudetto giallorosso. Anch&#8217;io avevo un debole per l&#8217;uruguagio di Paso de Los Toros, Fabian Alberto O&#8217;Neill Dominguez. Semplicemente Fabian <strong>O&#8217;Neill.</strong> Ricordate? Aveva tutti i numeri per diventare una stella, doveva essere l&#8217;erede annunciato di <strong>Zidane.</strong> E adesso: chiss√† che fine avr√† mai fatto dopo aver fallito nel <strong>Perugia </strong>di Cosmi. Perso nell&#8217;oblio in qualche squadra di poco conto del Sudamerica. Ancora <span id="more-266"></span>calcio. Il basket pu√≤ venire anche dopo se da uno studio della Lega-calcio risulta che¬†la serie¬†A, nonostante la crisi economica che &#8211; come si dice ai tigi &#8211; attanaglia il Paese, ha aumentato rispetto alle ultime due stagioni la media degli spettatori a partita di un buon dieci per cento (quasi 25.000) e pure l&#8217;audience su <strong>Sky </strong>raggiungendo per il derby Milan-Inter addirittura il 9,38% di share. Di tutto e di pi√π: quasi un milione di abbonati alla tv di <strong>Murdoch </strong>seguono settimanalmente le partite di campionato dell&#8217;Inter (990 mila) e della Juve (930 mila). Contro il record stagionale del basket¬†su Sky (75 mila, 0,55 di share) per il derby tra Milano e Cant√π.¬†Insomma se¬†pensavo che il rapporto¬†basket-calcio fosse¬†pi√π o meno di¬†uno a dieci, mi devo purtroppo ricredere: √® difatti come minimo sceso a uno a tredici. Anche se gli ascolti tutto sommato sono rimasti stabili per la partita di domenica a mezzogiorno, mentre sono precipati di un buon 11 per cento quelli della sera del d√¨ di festa con un share da brividi (0,15%) non imputabile solo allo slittamento dell&#8217;inizio del match dalle 20.30 alle 21. Queste sono le cifre sulle quali poco si pu√≤ discutere. Se poi invece vogliamo fare finta che tutto va bene, tutto va ben. Come cantavano <strong>Cochi e Renato</strong>.¬†Comunque sia, e restando nel mio piccolo, ieri sera sono stato al<strong> Taliercio</strong> di Mestre: milleottocento spettatori scarsi per una partita Umana-Fileni di cartello se<strong> Jesi</strong> bene o male, pi√π male che bene,¬†√® la seconda forza della Legadue e se la passione per la <strong>Reyer</strong> &#8211; come¬†si racconta &#8211; √®¬†tornata alle stelle. Due quarti di silenzio di ghiaccio per lo sciopero indetto dagli ultras¬†lagunari contro i giocatori granata accusati di battere la fiacca e di non onorare la maglia che portano addosso.¬†E Venezia che vince a mani basse (84-59) contro¬†uno Jesi pasticcione che deve essersi dimenticato di difendere come¬†<strong>Hawkins</strong> e <strong>Vitali </strong>a Istanbul. Ma questo √® un altro discorso ancora dal momento che gli stessi fenomeni Vitali e Hawkins¬†contro l&#8217;Efes hanno segnato tre punti¬†per ciascuno. Che non fanno male a nessuno. Neanche ai turchi di <strong>Ataman</strong>&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=
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