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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; montepaschi</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Una domanda: ma se mollano i Benetton, perchè dovremmo restare proprio noi?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:15:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                           di OSCAR ELENI   
Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI</span></em></strong>   </p>
<p><strong>Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro la babilonia dei dialetti e delle lingue madri di altri paesi alla Fiera di Milano</strong>. Ci sentivamo confusi come tanti che in questi giorni si domandano se <strong>l’addio della famiglia Benetton</strong>, alla radice di tutto c’è la separazione in casa fra vecchia e nuova generazione, fra chi vedeva lo sport come passione, possibilità di socializzare, rilancio della città e delle risorse del territorio, e chi guarda allo sport soltanto come perdita di denaro, come fastidio, se questo abbandono non provocherà una crisi generale nel sistema senza entrate, senza visibilità, in un mondo nelle mani di pochi, ma non buoni.La realtà è questa, ma nessuno ci fa caso e <strong>al Bit sembrava di essere sul Titanic</strong> perché ci pare impossibile che la gente non si accorga del possibile effetto domino. I Benetton accettarono la sfida da 20 miliardi per Stefano Rusconi, un pivottone portato da Varese a Treviso dando ai Bulgheroni i quattrini per realizzare, finalmente, il Campus che resta un gioiello al di là di certe <strong>ottuse gelosie</strong>, perché nella mischia c’erano Berlusconi, Gardini, insomma era una battaglia fra gente ricca, o perlomerno fra gente che aveva soldi. Erano i giorni del vino e delle rose e del super contratto televisivo. <strong>Quando la bolla scoppiò,</strong> rimasero soltanto i Benetton e <strong>il grande Scavolini</strong>. Ora con questo annuncio è probabile che altri dicano: ma se mollano loro perché dovremmo restare proprio noi?</p>
<p><strong>La Lega ci avrà pensato? Non ne siamo sicuri. Ma dicevamo del disagio generale girando fra i pupazzi della politica sportiva. Sembra ormai evidente che gli attacchi a Dino Meneghin arrivano da troppe parti per non capire che anche lui, prima o poi, dovrà ribellarsi come faceva sul campo, anche se ha fatto bene a correre subito a Torino per tamponare la prima denuncia</strong> <strong>dell’Espresso</strong>. Qui il fuoco amico fa strage e Petrucci è stato bravo a guidarlo fra le rocce, anche se lui voleva rimandare, voleva attaccare in altra maniera. Forse anche gli amici gli nascondono cose che portano a denunce gravi come quella del magistrato ligure Macchiavello che accusa gli arbitri di inventare insulti da mettere a referto per lucrare sulle multe, come quella del dirigente veneto <strong>Gianbattista Ferrari</strong> che parla di un milione in euro <span id="more-2114"></span>che non è al posto giusto per le valutazioni errate sui parametri dei giovani in viaggio. Arbitri, soldi, mondi esterni ad una presidenza, ma sono mondi federali. <strong>Aria di tempesta che non sembra sfiorare chi governa</strong>, per la verità siamo in una bolla tipo quel pianeta tenuto lontano dall’ossigeno della verità, non soltanto nello sport. Insomma abbiamo problemi a capire e capirci.<strong> Per</strong> <strong>fortuna ogni tanto giocano</strong>, per fortuna qualcosa succede, mentre Peterson fa sapere di conoscere per nome e cognome chi ha fatto accendere <strong>il barbecue sotto la sua panchina</strong>. Lo diceva anche Bucchi. Siamo nel paese di chi conta e di chi non conta un cazzo, come direbbe il presidente federale dei tempi buoni, <strong>quel Marchese del Grillo</strong> che conosceva i peccati della gente perché aveva tutti i difetti dei peggiori con il “vantaggio” di essere anche molto ricco.</p>
<p><strong>Non sappiamo se tornerà la pace, se chi fa dell’ironia sulle troppe sedie e poltrone non abbia già pronta la daga per lasciare Cesare a terra, ma ci viene mal di stomaco anche perché Boscia Tanjevic, da Roma, ci scopre troppo morbidi, poco orsi</strong>, incapace di andare al cuore dei problemi. Se lo dice Boscia sarà sicuramente vero. Vecchiaia? Forse. Certo non riusciremmo più a reggere una battaglia come quella che stanno combattendo da altre parti con colleghi che, questo è vero, se anche sono seduti a mangiare con te si alzano di scatto e raggiungono l’antro del<strong> re di Cappadocia</strong> per paura di venire confusi con un gruppuscolo dissidente che tiene compagnia magari ad altri telecornisti, altri mondi. Siamo in una bella mischia e Tanjevic ha capito che non abbiamo più il fisico, e anche il tempo, per metterci al centro della battaglia <strong>come diceva</strong> <strong>Abatantuono in Mediterraneo</strong> mentre il fido Conti gli domandava se non si poteva stare anche ai margini. Che senso avrebbe rimettersi a duellare con gente che ha più mezzi e pochi controlli? Una volta nelle redazioni era tutto diverso. Già. C’era una volta e qui si sbuffa. Si fanno schiamazzi per coprire con il peperoncino dell’ironia tutto il resto. <strong>Gente che trema davanti al bosco</strong>, gente che fischietta fra le fronde, poi si spaccia per eroico difensore del nuovo mondo come il sindaco di Firenze che gioca davvero fra bosco e riviera e ci vorrebbe obbligare a credere che ha ragione.</p>
<p><strong>Il Boscia in combattimento era anche entusiasta della settimana di allenamento della Lottomatica che ha progetti interessanti anche per il domani. Non gli abbiamo creduto</strong>, anche perché sappiamo che su quel domani intereverranno tutti gli appartenenti alla setta del “ fate largo che pasamo noi”, su quel domani giocheranno in tanti per prendersi vantaggi se va male, gloria se va bene. Però<strong> era Boscia</strong> e allora abbiamo guardato la Rometta che doveva affrontare il terribile Barcellona. Per la prima volta non ci siamo staccati dal video, almeno fino a quando è entrato a cavallo Roberto Benigni, ma era <strong>già finito l’incantesimo</strong> perché se ai blaugrana regali quando sono dormienti affaticati, poi paghi quando diventano i campioni d’Europa. Comunque sia <strong>abbiamo visto almeno una squadra</strong>, una difesa, un ritorno dei corsari alla zona grigia del campo. <strong>Il Barca come Siena</strong> era reduce dal trionfo nella Coppa nazionale, era stanco e, rispetto ai nostri campioni, non aveva neppure la necessità di considerare vitale la vittoria. Per il Montepaschi vita durissima, con spesa di energie fisiche e mentali che, probabilmente, lasceranno poco nella prossima partita di campionato visto che tutto ora<strong> si concentra nella sfida conto Istanbul</strong> della prossima settimana. State accorti gente, se volete amare, fatelo più spesso con quelli che vivono nel vostro stesso ambiente e, se potete, andate all’attacco per aiutare il basket circondato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=B" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le tigri di carta che volevano spaventare Siena sono finite tutte alla Lottomatica</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 23:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe. Seguendo le tracce di Chanel numero 5 siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;"> tornato dall’inferno per cercare di scoprire se ci sarà un</span> <span style="text-decoration: underline;">dopo per tipi come lui o per majstore Boscia, per capire come si possono inventare profumi artificiali con i quali andare a dormire pensando di essere Marilyn Monroe.</span> Seguendo le tracce di Chanel</strong> <strong>numero 5</strong> siamo arrivati nel New Jersey, nel villaggio di Hoboken dove è nato Frank Sinatra, dove hanno girato il capolavoro Fronte del Porto. Dove gli snob della Grande Mela scracciano pensando che il fiume Hudson possa purificare tutto. Il profumo che pensavamo fosse <strong>prodotto a Parigi</strong> veniva invece <strong>confezionato ad</strong> <strong>Hoboken</strong>. Storia lunga di un marchio venduto e mai più riconquistato dalla sarta delle meraviglie che aveva scelto un tipo molto vicino a <strong>Pasqualino Sette Bellezze</strong> che a Mosca aveva inventato un profumo che non sapesse di gelsomino o di rosa. <strong>Perché siamo affascinati da una</strong> <strong>storia del genere?</strong> Perché se prima dell’anestesia vai a dormire pensando che non ti sveglierai più e non potrai mandare al diavolo i grafici delle televisioni che trasmettono basket, allora hai bisogno di scoprire <strong>se questo profumo non veste la notte e</strong> <strong>anche le giornate di</strong> <strong>molti allenatori</strong> che fingono di lavorare sul serio e poi, alla prima slavina fisica, scaricano sugli altri i loro problemi.</p>
<p><strong>Le notti in ospedale, quando pensi di essere diventato anche cieco perché</strong> <strong>non distingui le cifre sullo schermo, ci ha fatto venire in mente che forse i presidenti delle Leghe potrebbero trovarsi</strong> per studiare un piano contro questo tormento. Fate Lega per servire un prodotto che permetta a chi, fortunatamente, non deve seguire l’audio, per stare comunque nella partita. Questi giannizzeri mandano informazioni coniglio sullo schermo: o vedi subito o ciccia. <strong>Il silenzio</strong> <strong>sarebbe d’oro</strong>, anche per i malati vicini, se bastasse guardare lo schermo. Niente. <strong>Sky ha migliorato la grafica</strong>, ma anche per loro il mordi e fuggi sembra regola e poi non distrubateli<span id="more-1985"></span> mentre vi fanno sapere quante volte una squadra va a canestro utilizzando il post, cosa volete che possa interessare al circolo delle <strong>&#8220;giocate pazzesche&#8221;</strong>, caro basket dicono che piaci soltanto se imbuchi da Hoboken, cosa succede intorno, quanta gente c’è a vedere una partita, chi sono i personaggi che vengono sfiorati e mai inquadrati. Mondi lontani dove crescono<strong> le tigri di carta tipo la </strong><strong>Lottomatica Roma che è fumo</strong>, ma niente arrosto se arriva alla volata dovendo chiedere punti a chi sbaglia e non vede l’ora di far sapere, il famoso linguaggio del corpo Sky, che la palla perduta, regalata, nasce dall’errore di altri: <strong>allenatore</strong>, compagno non compagno, gente qualunque che si aggira intorno alla panchina.</p>
<p><strong>Ti sventrano senza dirti che sarà la settimana del riscatto italiano nella Nba anche se Belinelli e New Orleans vanno fortissimo dal primo giorno.</strong> Meglio così, ma attenti alle tigri di carta Nba e a quelle europee dove tutto ci aspettavamo meno di vedere il Real Madrid segnare<strong> 49 punti contro Charleroi</strong>. In Europa stanno imparando a conoscere<strong> la nuova Montepaschi</strong> che pur non avendo la squadra al completo sembra più vicina al progetto che aveva in mente <strong>Pianigiani</strong> quando si è accorto che volevano già prenderlo a calci perché si erano illusi che avesse una zampa ferita: certo Stonerook fa più fatica, come se davvero dovesse parlare italiano,<strong> certo Moss è soltanto un</strong> <strong>rincalzo</strong> e Kaukenas, forse, ha perduto se stesso nel ginepraio Messina, ma questo <strong>Bo-Bolt</strong> McCalobb corre più forte del vento e, come l’Usain primastista del mondo, ha cambiato i colori della pista cestistica. Non cercate adesso i peccatori dell’anno, le rivelazioni. Arriviamo alla fine del girone di andata per capire, valutare anche se<strong> Brindisi è la grande</strong> <strong>delusione</strong> già oggi, anche se ad inseguire Milano non c’è soltanto Siena o questa truce storia dell’aria tossica milanese che azzoppa calciatori e cestisti con cadenze che lasciano perplessi.<strong> Si potrebbe anche chiamare</strong> <strong>sfiga</strong> perché l’Armani al completo non si è ancora vista eppure corre bene in Italia ed Europa, dimostrando che sta facendo di tutto per non essere più una delle tante <strong>tigri di carta</strong> che vorrebbero spaventare Siena.</p>
<p><strong>Pagelle al profumo di chanel numero 5:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Gallinari, Bargnani e Belinelli</span></strong> per averci dato una settimana Nba tutta speciale. Ora non pentitevi subito.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a PILLASTRINI e FORD</span></strong> che si mangiano il piatto freddo di una Virtus a cui manca la fortuna oltre ad un giocatore in più per far godere gli 8000 fissi della Futur Station .</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Giorgio ARMANI</span></strong> che se la gode, che si diverte vedendo quello che Proli e Bucchi disegnano anche in periodi in cui manca la materia prima per avere l’abito da scudetto.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span> di Cremona</strong> che quando arrivò non chiese di avere sconti, come capita da noi quando si prendono allenatori di altre scuole, ma di essere giudicato sul campo. Varese ha scoperto che questo fa davvero sul serio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al pesarese CINCIARINI</span></strong> che ha ridato un senso alla più bella scuola di basket italiana e nel gruppo ci sono altri che potrebbero farci riscoprire il giardino di Aido Fava.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> che non sanno ancora chi scegliere fra Petrosino e Zancanella, che dovrebbero sfruttare tutti e due per avere finalmente la libertà che meriterebbero.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Ettore MESSINA</span></strong> che nei guai REAL sta trascinando anche la povera ed incolpevole Roma che ha già tanti problemi senza doversene inventare altri.</p>
<p><strong>3<span style="text-decoration: underline;"> al sommo OBRADOVIC</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che in panchina litiga soprattutto con il suo fedelissimo vice, perché se la moda prende piede vi lasciamo immaginare il cinema paradiso del povero basket italiano che da poco tempo apprezza l’assistente che vede.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al Charles </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SMITH</span></strong> che ritrova a Milano le antiche scale dove arrampicarsi oltre i 20 punti segnati, ma che in realtà dovrebbe ammettere di essere un veterano con i tasca al massimo 20 minuti veri.</p>
<p><strong>1<span style="text-decoration: underline;"> per HAWKINS e JAABER</span> </strong>che si mangiano Roma fingendo di avere qualcosa ancora da avere dopo gli anni nella capitale dove nessuno li aveva trattati male, dove nessuno faceva caso a certe crisi mistiche o all’eucalipto in polvere.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline;"> al FERRO</span></strong> che manca ai malati, che ostacola i tiri di chi pensa alla sfortuna quando li scazza, che ci ruba energie, ci ruba canestri, ci ruba la vita.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Continuate pure a chamarlo Din Don Dan ma almeno da lui imparate lo stile&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 23:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
La Repubblica si è sprecata oggi con un pallino: Eurolega, Valencia-Milano 69-80. Tutto qui. E’ inutile riparlarne: sarebbe una battaglia persa. Tanto più che, se per la Lega di serie A è un falso problema che i giornali politici snobbino scandalosamente il basket, figuriamoci se non dovrei farmene una ragione io. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">La Repubblica si è sprecata oggi con un pallino: Eurolega, Valencia-Milano 69-80. Tutto qui. E’ inutile riparlarne: sarebbe una battaglia persa. Tanto più che, se per la Lega di serie A è un falso problema che i giornali politici snobbino scandalosamente il basket, figuriamoci se non dovrei farmene</span></strong> <strong>una ragione io.</strong> In questo si sbatte molto di più la Legadue, quella di <strong>Marco Bonamico</strong>, pur coi scarsi mezzi (e i pochi soldi) che ha a disposizione. Alla <strong>Lega di Renzi</strong> interessano invece solo le tivù essendosi accorta che Sky fa un ottimo lavoro, ma che le sue tre dirette nel weekend le vediamo al massimo<strong> io e il mio cane (che neanche ho), quattro gatti </strong>e qualche volta, se non hanno proprio niente di meglio da fare, la zia di Acciughino Pittis e la sorella di Mammoletta Mamoli, che &#8211; tanto per dire &#8211; non so nemmeno se ne abbia una. <strong>M’informerò</strong>. Intanto l’assemblea della Lega ha votato lunedì scorso lo “spacchettamento dei diritti audiovisivi” offrendo separatamente quelli del digitale terrestre, del satellite e del web. Okay, <strong>ma alla Rai interessano</strong> <strong>davvero le partite del campionato italiano di pallacanestro?</strong> Pare proprio di no se non <strong>gratis amore dei</strong>. Nel qual caso s’incazzerebbe Sky e allora, come è facilmente intuibile, non resta che rassegnarsi e accontentarsi di SportItalia che, per la verità, è una tivù molto ma molta dignitosa. Dove gli strilli li lasciano fare a quelli del folber e dove c’è<strong> bene o male Dan Peterson</strong> che, per la Banda Osiris sarà anche <strong>Din Don Dan</strong>, per me invece è sempre il numero uno<span id="more-1965"></span> anche in questa materia. O no?</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Prima cosa: Dan non usa l’insopportabile linguaggio (gridato) di alcuni di quelli di Sky scopiazzato a volte anche da Laurito: “ce n’è per tre”, “sino in fondo”, “ nel traffico”, “fanno a sportellate”, “il tiro dell’Ave Maria” e via</strong> <strong>blaterando</strong></span>, semplicemente perché ha il suo stile brillante che lo rende simpatico a tutti e comprensibile al mondo. Obiettivo e, quando ci vuole, anche critico, eccolo dunque ieri sera al microfono di <strong>SportItalia 2</strong> commentando con <strong>Nicolò Trigari</strong> (in crescita, voto 6.5) la splendida e tranquilla passeggiata di Milano tra i ruderi di Valencia. Per poco a <strong>Mason Rocca</strong> non riesce un numero da circo e lui: “Fosse entrato anche questo canestro, avrei cacciato un urlo di <strong>Tarzan nella giungla</strong>”. Ancora Rocca impegnato ai tiri liberi: “La lunetta non è certo casa sua”. Il valenciani vanno a picco: “Mi domando cosa ci fanno loro in Eurolega”. Hawkins gela la rimonta degli spagnoli: “Come direbbero negli States, <strong>l’ultimo chiodo per chiudere la bara</strong>”. Una tripla persino di Melli. “Bravo bambino, puoi anche sorridere ancora due secondi, poi basta”. Insomma non solo <strong>“mamma, butta la pasta&#8221;.</strong> Ma molto e molto di più. O no?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Vi dico la verità: non ho visto mercoledì il Montepaschi cadere ai piedi dell’Ulker. Ero corso a Brescia dietro alla mia Juve e il registratore mi è andato in tilt sfinito forse anche dall’ennesima figuraccia della Lottomatica stavolta a Malaga</span></strong>. Mi devo allora fidare di quel che ha scritto Massimo Oriani, l’unico inviato al seguito dei campioni d’Italia presente a Istanbul: “E’ un’altra storia perché è un’altra Siena”. To’!, finalmente l’ha capito anche lui. “Quella dei quattro scudetti in fila non c’è più e questa non è ancora in grado di competere a questi livelli”. Beh, staremo a vedere: tempo al tempo. Perché <strong>di Simone</strong> <strong>Pianigiani mi fido ad occhi chiusi</strong> e per lui arriverei anche a mettere una mano sul fuoco. Si fa per dire: è ovvio. Mica sono fesso come <strong>Muzio Scevola</strong>. E’ piuttosto quello zero nella casella dei punti di Moss e di Michelori che fa paura, ma se il primo può essere anche tagliato, al secondo non so cosa stia capitando. Eppure mi piacciono entrambi. <strong>Quanto all’Oriani dico che</strong>, se continua a fare il bravo, <strong>lo cancello</strong> <strong>d’ufficio dalla lista della Banda Osiris</strong> con la quale invero non ha granchè da spartire se non quell’amore cieco per il Milan di Berlusconi, la Nba, D’Antoni, Gallinari e <strong>l’America del ketchup</strong>. Hai detto poco?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Scusate se insisto e se mi ripeto, ma SuperBasket è troppo serio per essere un settimanale di pallacanestro e non di economia ai massimi livelli. Mi sbaglierò anche, ma fateci caso</span></strong>: per strapparmi sull’ultimo numero di<strong> 84</strong> pagine (copertina compresa) un piccolo sorriso ho dovuto leggere le ultime righe dell’articolo della rubrica di Stefano Valenti sulle tv: “…vi ricorderete tutti quest’estate la vicenda di LeBron James, nato ad Akron, Ohio, che giocava per i Cleveland Cavaliers e poi ha deciso di lasciare la sua città organizzando una diretta televisiva su Espn per annunciare che sarebbe andato ai Miami Heat? Ebbene sarebbe stato l’uomo giusto per i Knicks, <strong>se i Knicks giocassero ancora nella Nba</strong> (<strong>David Letterman</strong>, 28 ottobre)”. Non male, peccato che satira e ironia poi non stiano più qui di casa. Sì proprio come Mason Rocca sulla lun(ett)a. Ho capito: sono tutti bravi e buoni. Da Krystof Lavrinovic a Marques Green, da Ron Slay a Travis Diener, da Tomo Mahoric a Maarty Leunen, da Edgar Sosa a Jasmin Perkovic. <strong>E gli italiani? Garri e Causin</strong> finalmente a pagina 34. Del resto per trovare il primo dei nostri marcatori in serie A bisogna scendere al 29esimo posto, cioè a <strong>Icaro Mancinelli</strong>: 54 punti, 13.5 di media a partita. Evviva. E poi la nazionale di Pianigiani dovrebbe andare alle Olimpiadi di Londra. Come no? <strong>Sarà come bere un bicchier</strong> <strong>d’acqua</strong>. Ma attenti a non ubriacarvi.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Storie di Coca Cola, Banda Osiris, Bossi e Acciughino nel basket delle nostre follie</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 16:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi, il Forum imbufalito con Pierino Bucchi, che di nuovo non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                               <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi</span></strong>, il Forum imbufalito con <strong>Pierino Bucchi</strong>, che di nuovo non ci aveva capito un tubo, e più ancora <strong>Luca Chiabotti e Werther Pedrazzi</strong> in mezzo ai quali stavo seduto in prima fila. “<strong>Passami gli steno</strong>”, mi è venuto allora da esclamare sfrontatamente come si diceva una volta, quando non esistevano ancora i cellulari e i personal computer, si dettavano i pezzi a braccio appunto agli stenografi, le rotative già scalpitavano e il redattore di turno la notte aveva solo fretta di chiudere la prima edizione per andare finalmente a mangiare in mensa. Ce l’avevo qui sul gozzo, dicevo, e adesso la sputo. E’ l’intervallo, 36-57, la scorta di <strong>Giorgio Armani</strong> accompagna il patron a fare la pipì, a volte scappa anche a lui, <strong>Adriano Galliani</strong> è assalito dai cronisti in caccia di notizie più sul <strong>decadente Milan</strong> che sulla confusa <strong>Milano del basket</strong>, “Storari resta con noi”, difatti <strong>Storari</strong> è passato alla Juve, <strong>Dino Meneghin</strong> mi avvolge in un abbraccio fraterno e mi fa ad un orecchio: “Adesso che sei tornato tra noi, non ti mollo più”, carino davvero,<strong> Dan Peterson</strong> nella sua giacchetta a quadri che deve avere più anni della coperta di Linus, <strong>Sandro Gamba e la sciura Stella</strong>, splendida creatura, amici che non vedi da una vita, come <strong>Toio Ferracini e Toni</strong> <strong>Cappellari</strong>, ho la golla secca: massì, mi sparo una Coca Cola. “Tre euro e cinquanta”. Non ci posso credere, ma pago e penso: me ne daranno un litro. No, solo un bicchiere di carta. E neanche di<strong> Coca Cola</strong>, ma di Pepsi. Che non è proprio la stessa cosa. All’osteria del Camionista al mio paese con tre euro e mezzo ti danno un piatto di rigatoni al sugo, fidatevi abbondanti e gustosi, e pure un buon bicchier di vino rosso che fa sempre bene al cuore. Però è anche vero che l’altro mese ho comprato<strong> la carrozzina per mio nipote Edoardo</strong>. “Mille e cinquecento euro: carta di credito o bancomat?”, mi ha chiesto la cassiera. “Carta di credito, ma adesso mi tolga lei una curiosità: la carrozzina va a benzina o a gasolio?”.</p>
<p><strong>La Banda Osiris è riuscita ad infiltrare uno dei suoi scagnozzi persino in nazionale: sarà vero? Così pare, ma anche qui non ci posso credere.</strong> In primis perché la Banda Osiris l’ho inventata io qualche anno prima che si entrasse nel Duemila e quindi solo io posso <strong>insindacabilmente </strong>decidere chi fa parte o meno di questa loggia<span id="more-1873"></span> che tanti danni faceva, ha fatto e prova ancora a fare alla pallacanestro italiana. “Sarebbe a dire?”, ho allora domandato, curioso e sereno, ai commensali con me seduti a cena nel dopo partita in quella osteria in zona (ex) <strong>Fiera </strong>dove ci sarò passato davanti un centinaio di volte, quando ancora abitavo a Milano, lavoravo al Giorno, quando <strong>il Giorno</strong> aveva una super redazione sportiva con <strong>Franco Grigoletti</strong> capo ed era il gran giornale <strong>dell’Eni,</strong> e non mi ispirava d’andarci a mangiare. E male facevo. E’ difficile, ma mi posso anch’io sbagliare. Dunque dicevo, ah già: “Chi mai sarebbe l’intruso nella nazionale di <strong>Simone Pianigiani</strong>?” ho chiesto fingendo la più totale indifferenza possibile mentre ci servivano le sei cotolette alla milanese più pestate (quella sera) di <strong>Bulleri e Mordente</strong> messi insieme. “Come, non lo sai che il tuo Acciughino in una bollente riunione di <strong>Sky-basket</strong> è stato l’unico a difendere Flavio a spada tratta e con un calore tale che neanche<strong> Giorgione</strong> <strong>Buzzavo</strong> aveva quando si prendeva a cuore le scelte del suo signore e padrone?”. In effetti che <strong>Riccardo Pittis</strong> sia un po’ cambiato dai tempi in cui aveva l’Angiolini come morosa e <strong>Dino Meneghin</strong> che gli insegnava a vivere, questo è ormai appurato. Ma che fosse saltato sull’altra sponda o, se preferite, sull’altro carro, quello targato <strong>BO, cioè Banda Osiris</strong>, assieme alle oche e ai buoi dei paesi suoi, stento ancora a crederlo. Anche perché un tempo vedeva <strong>Cicciobello Tranquillo e Bicio Frates</strong> come fumo negli occhi. Okappa, facciamo così: parlerò a quattro occhi con Acciughino e gli chiederò spiegazioni. Magari già lunedì nel raduno azzurro di <strong>Monza in</strong> <strong>Villa Reale</strong>. E poi vi farò sapere se ho dovuto davvero inserire a malincuore nella lista nera anche il mio pupillo che è diventato persino un fiero sostenitore della <strong>Lega </strong>del senatore. E pure questo non è certo un punto a suo favore.</p>
<p><strong>Il senatore Umberto Bossi, anzi il Senatur, se ricordate, aveva dichiarato che</strong> <strong>l’altra nazionale, quella di Macello Lippi, sarebbe andata avanti</strong> <strong>nel Mondiale sudafricano</strong> perché le avrebbero comprato la partita con la <strong>Slovacchia</strong>. Difatti stamattina è rientrata in Italia con la coda fra le gambe. Se ne dicono tante nel Belpaese che non sai più chi ascoltare. E se ne scrivono di peggio ancora. Come che Siena sia in guerra con Milano sul mercato della palla nel cestino quando lo sanno anche i somari che<strong> Ferdinando Minucci </strong>ha le idee molto chiare sul futuro di Siena e ha programmato da tempo uscite ed entrate a suo piacere, mentre <strong>il Livi(d)o Proli</strong> non sa quali pesci pigliare se è vero che si è ingolosito di <strong>Marko Jaric</strong>, vorrebbe riprendersi <strong>David Hawkins</strong> e non ha mai pensato a <strong>Eze e McIntyre</strong>. Staremo a vedere. Intanto trovatemi un piccolo editore perché questo benedetto libricino sulla Banda Osiris lo voglio scrivere sul serio vincendo la mia secolare pigrizia al di là del timore che mi piovano sulla testa <strong>centinaia e centinaia di maledizioni</strong>. Così saprete una volta per tutte chi fa parte di questa congrega che si vanta di aver fatto fuori Peterson da Sky perché era <strong>più</strong> <strong>DinDonDan che Dan</strong>. In parole povere un rincoglionito, ma questo non era e non è assolutamente vero. Averne di DinDonDan come Dan. O mi sbaglio? Stavolta assolutamente non credo. Confessandovi per finire quel che ho sussurrato io <strong>all’orecchio di Meneghin</strong> in quel baccano del <strong>Forum:</strong> “Complimenti, ti sei scelto proprio un gran bel allenatore per rifondare la nazionale: <strong>Simone Pianigiani</strong> è davvero speciale”. E lui ridacchiando felice: “Vuoi forse ammettere che ne ho indovinata finalmente una di giusta anche come <strong>presidente di Federazione</strong>?”. Sì. Paragonabile ad un canestro da metà campo più tiro libero aggiuntivo. Ma adesso non me lo tacere: è veramente <strong>Pittis uno della Banda Osiris?</strong> Non ci posso credere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=Q" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Viggiano l&#8217;idolo di Milano, i 91 punti di scarto da Siena e l&#8217;Armani comunque felice: c&#8217;è qualcosa che non ci quadra&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 16:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con la retina a brandelli e ora ci sono le cucce e le scodelle per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                  <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta</strong> <strong>c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con</strong> <strong>la retina a brandelli</strong> e ora ci sono le cucce e le scodelle per i pointers e i bracchi di mio fratello che non so neanche come si chiamino. Caccia e basket, odio e amore. Succede. Anche nelle stesse famiglie. Un pallino di quattro righe su <strong>Repubblica</strong> di sabato: “Oggi a Siena gara 4 della finale scudetto. Se <strong>Siena batte Milano</strong> sarà il quarto scudetto consecutivo dei toscani”. E così è stato. Peccato che si sia giocato al <strong>Forum di Assago</strong> e non nella città del Palio al <strong>PalaMensSana di viale</strong> <strong>Sclavo</strong>. Può capitare, ci mancherebbe altro, specie nella redazione dove non c’è più amore per la palla nel cestino come quando le penne del basket erano quelle (preziose) di <strong>Walterino Fuochi e Emanuela Audisio</strong>, che magari pendeva dalle labbra del <strong>Vate Bianchini</strong>, ma alla quale era sempre un piacere rispondere per le rime. E come l’anno scorso, canticchiando il vecchio motivetto dell’estate, <strong>“sul mare col patino”,</strong> il <strong>Montepaschi</strong> ha festeggiato in casa di <strong>Giorgio Armani</strong> un altro secco e vaporoso 4-0 tricolore. Una finale che è durata poco: una settimana appena. Peccato sul serio. <strong>Da domenica a sabato.</strong> Tra un temporale e un acquazzone di giugno. Con una serie di risultati da non dimenticare soprattutto a Milano: 100-80, 81-59, 88-75 e 93-69 sempre per la magnifica armata di <strong>Sato e McIntyre, Eze e Stonerook</strong>, ma anche di <strong>Hawkins e Lavrinovic</strong>, <strong>Domercant e Zisis</strong>, <strong>Ress e Carraretto</strong> che sarà convocato in nazionale. Fatti due conti, in totale <strong>372-283</strong>. Uno scarto di 91 punti in quattro gare. Una voragine, un abisso, un’esagerazione. E comunque troppi perché l’Armani possa essere lo stesso felice di un secondo posto che può fare molto ma molto comodo a <strong>Pierino Bucchi</strong>, che solo così poteva e probabilmente ha potuto salvare la panchina, ma che non può piacere al padrone del vapore che ha scucito gli stessi soldi, euro più euro meno, della <strong>Banca che esiste dal 1472</strong> senza riuscire manco con un’unghia a graffiare lo strapotere senese. Come invece <span id="more-1859"></span>è riuscito almeno una volta quest’anno alla<strong> Benetton di Repesa</strong> e alla <strong>Lottomatica di Boniciolli</strong>. Anche questo può accadere nella pallacanestro italiana.</p>
<p><strong>Boniciolli confermato a Roma, Bucchi all’Armani, Repesa alla Benetton, ma nessuno crede al comunicato di Treviso</strong>. Tanto più il neo manager <strong>Claudio Coldebella</strong>, che stimo, non mi ha nascosto tra gli ulivi delle colline senesi, dove c’era mezza Italia d’allenatori nostrani tranne <strong>Giuda</strong>, che non ha alcuna intenzione di far prigioniero un allenatore che sogna il <strong>Topkapi</strong> e non vuol rimanere all’ombra del salice piangente sul <strong>Sile.</strong> <strong>Artiglio Caja o un altro slavo?</strong> Ne riparleremo. Intanto brindo al ritorno di <strong>Tanjevic</strong> nel Belpaese dove ha molti più amici di quel che crede e dove dovrà fare da balia all’ecumenico che va d’accordo con la <strong>Banda Osiris e l’Orso Eleni</strong> facendogli magari capire che, quando si sale le scale, bisogna rispondere al saluto anche di chi le sta scendendo e non girarsi dall’altra parte facendo finta di niente. Non vi pare? <strong>A Roma il Boscia</strong> <strong>troverà un sacco di superboni</strong> ai quali preferirebbe dar fuoco prima ancora di conoscerli, ma ne ha viste talmente tante di cose brutte e turche negli ultimi mesi, come l’acquisto di <strong>Quaresima Quaresma dall’Inter</strong> per sette milioni di euro, che non gli mancherà il coraggio, se serve, di far piazza pulita intorno a lui. Maestro Boscia, mi mancavi. Così come <strong>mi mancherà Romain Sato se dovesse davvero ascoltare le sirene</strong> <strong>della Nba</strong>. Lo capisco, quella è la sua terra cestistica, ma qui lo tratteremo sempre come si merita. Cioè come un papa. <strong>Parola di Ferdinando Minucci</strong>. Che ha una parola sola. Perderemmo invece tempo a trattenere<strong> Eze</strong> che a Siena ha già dato in proporzione eguale a quel che ha ricevuto, cioè moltissimo, ma che ora deve far spazio a Milovan <strong>Rakovic</strong>, il serbo di scuola americana, 2.08 per una montagna di chili, arrivato <strong>dalla Russia con amore</strong> e con la voglia di spaccare anche lui il mondo in due.</p>
<p><strong>Se Milano non fosse fessa e presuntuosa come invece purtroppo è, lo ho</strong> <strong>pensato, ripensato e lo riscrivo, si sarebbe già incartata Eze</strong> e non l’avrebbe lasciato andare via dal Forum prima che non avesse firmato il nuovo contratto milionario con l’Armani. Ricominciare da Eze non sarebbe stato male. Invece dal<strong> Livido Proli</strong> ho appreso con raccapriccio, e un cicinin di sconcerto, che grosso modo così com’è Milano può andare anche bene. Forse a lui. “Al massimo ha bisogno di un paio di ritocchi”, <strong>ha dichiarato a Sky</strong>. Ma dai! Dare di nuovo fiducia a <strong>Hall </strong>significa una cosa: dollari e tempo persi. O no? E poi ancora <strong>Finley e Bulleri</strong> insieme quando non fanno un playmaker in due? Di più: <strong>Maciulis e</strong> <strong>Petroviciu</strong>s vedono Bucchi come fumo negli occhi. E non solo loro. Anche il Forum ha espresso sabato sera coi fischi di migliaia di tifosi contrarietà al piccolo coach che non tutte le ha tentate ad essere sinceri, specie in gara tre, per rendere più difficile la strada verso lo scudetto a Siena. <strong>“Viggiano</strong> <strong>idolo di Milano&#8221;</strong>, diceva per la verità un cartello bene in vista tra gli ultras longobardi. Gli idoli di Milano un tempo erano altri: <strong>D’Antoni e</strong> <strong>Meneghin</strong> per esempio. Per non dire di <strong>Bob McAdoo o Joe Barry Carroll.</strong> E allora si capisce perché in fondo un secondo posto può andare bene all’Armani e al suo popolo pure per l’anno venturo. <strong>Farebbero tre di</strong> <strong>fila</strong>. Evviva! L’importante è che a <strong>quelli di Sky</strong> diciate che stasera alle 20.30 non si gioca gara cinque a Siena come è apparso anche ieri mattina sulla sua guida tv. Altrimenti il rischio è che di nuovo ai botteghini del PalaMensSana qualche lettore di Repubblica che non vede la Rai (e men che meno Mediaset) faccia stasera ancora la fila come sabato per vedere la quinta finale tricolore. Volete mettervelo in testa o no che <strong>il Montepaschi ha già vinto lo scudetto numero cinque della sua storia</strong>? <strong>Vi piaccia o meno.</strong> Fischiettando con le mani affondate in tasca: “E come l’anno scorso, sul mare col patino…”.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=C" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Wada a quel paese chi vuole dare una palla buona agli invidiosi di SuperSiena</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 10:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>OSCAR ELENI</em>  dalla tana dello sceriffo, un angolo di meditazione affidato ad un simpatico egiziano dove un tempo c’era la Milano craxiana.</strong></span> Il musicista che sventra la sua pizza ha in mente una musica che noi non sentiamo, sembra pazzo, ma forse siamo noi fuori di testa dopo aver visto al Forum, nell’epilogo della stagione dove <strong>Siena ha vinto il suo</strong> <strong>quarto scudetto consecutivo</strong>, quinto della storia, la scena madre degli inquisitori del doping, la fila di bambini per avere un autografo da Peterson, <strong>la muraglia del tifo verde così vivace rispetto a quella della Milano che per difendere Bucchi ha bisogno del suggeritore</strong>. Dicevamo dei catecumeni inviati da Roma, ma non dite che Petrucci lo ha fatto apposta perché quelli del doping annusano piscio ad ogni ora, senza bisogno di mandanti vendicativi, tipi che al cinema abbiamo visto nella trasposizione del Nome della Rosa, i feroci ricercatori di verità nel convento dove Umberto Eco ha raccontato la vita di ieri e anche di oggi. <strong>Erano rabbiosi ed insensibili perché pretendevano che i sorteggiati</strong> <strong>per le provette, cominciando da McIntyre il mago, rinunciassero ad andare sotto la curva dei tifosi per festeggiare lo</strong> <strong>scudetto </strong>perché loro avevano fretta di andarsene via da quella baraonda. Il medico di Siena che vedeva così agitato il più truce dei due, un tipo da <strong>Wada a quel paese</strong>, gli ha detto di fare rapporto spiegando bene che alla fine di una partita che dava il massimo trionfo sportivo nel campionato i giocatori preferivano abbracciarsi, festeggiare, saltare e ballare con tifosi, mogli, figli, piuttosto che seguire i<strong> Mabusen</strong> dell’antidoping. Quelli non sanno proprio cosa sia lo sport e la sua fatica, a loro piacciono le carni rosolate sul rogo e non è vero che lo fanno per la salute dei campioni, <strong>lo fanno per la paghetta</strong>, <strong>lo fanno perché non vedono l’ora di dare una</strong> <strong>palla buona agli invidiosi</strong>. Certo che i bari vanno smascherati, ma esistono anche tempi e maniere per farlo. Dicevamo del <strong>Peterson</strong> assalito per farsi firmare un autografo. <strong>Come mai?</strong> Già, bisognerebbe chiederlo a quelli che invece distribuivano <strong>volantini contro il Bucchi</strong> <strong>che si è riparato dietro il Forum dell’assurdo</strong> <strong>dicendo che era contestato perché non faceva giocare</strong> <strong>Becirovic</strong>. Noi ci saremmo fermati al gioco perché era quello a non dare mai emozioni.<span id="more-1853"></span> Lui come tanti altri discreti allenatori di scuola italiana, non certo il tipo di uomo che piace alla stessa piazza dove si ricordano gli allenatori personaggio non quelli abbastanza bravi. Crudeltà della nuova era per i circenses, non senso, dirà qualcuno, perché se non lasci crescere non avrai mai la pianta e i suoi frutti. Può essere, ma<strong> la storia</strong> <strong>va studiata anche da chi mette 18 milioni di euro, proprio come Siena, per arrivare a venti punti dai campioni sul campo e nella classifica</strong>. Epilogo al Forum portando ancora oltre <strong>9000 spettatori</strong>. Viene rabbia pensando che basterebbe davvero poco per averli sempre in tribuna, soprattutto adesso che con i ritardi per i lavori al <strong>PalaLido</strong> si scopre che non esiste un campo disponibile in città e, in caso di <strong>Forum</strong> occupato, si dovrà chiedere ospitalità a <strong>Desio o Monza.</strong></p>
<p><strong>Siena che ha vinto sa già come rinnovare e sa benissimo che se tiene Sato con Stonerook la sua pianta sarà ancora la più bella perché McIntyre</strong> <strong>era magico</strong>, ma lo ha capito lui stesso che sul palco per il premio al migliore voleva portarsi il <strong>Principe africano</strong> e anche <strong>Cespuglione </strong>che, ci hanno confermato, non sarà nell’elenco dei sedici che <strong>Pianigiani</strong> presenterà il 28 e il 29 a Monza come i prescelti per la sua prima avventura con la nazionale, una figlia che, metafora da filosofo di v<strong>erità bugiarde</strong>, ti dà gioia quando nasce, ma poi diventa un tormento perché nella stessa foresta federale ci sarà chi la porterà a bere troppo presto, chi cercherà di deviarla, per non parlare dei ragazzi che cercheranno di vestire i suoi colori. Su Milano il mistero della genialità di chi nelle sue cose vorrebbe fare tutto rischiando d’inciampare sulla coda. <strong>Da confermare sicuramente Maciulis, Rocca, Mordente e Mancinelli</strong>, <strong>da valutare meglio Petravicius</strong>, o almeno la sua schiena, per il resto andremmo a cercare un vero regista, un’ala forte da battaglia europea e non da battaglia alla neuro e se davvero si sta trattando per un talento come il giovane <strong>Nicolò Melli</strong> allora ci dovranno essere garanzie che potrà imparare perché non è pronto per il grande salto, perché ha bisogno di spazio e lezioni serie. Su <strong>Monroe</strong>, l’unico davvero interessante nella pesca finale, si potrebbe fare anche un discorso serio se il suo fisico darà garanzie, tanto per non cominciare <strong>con la scusa degli infortunati che intralcia quando si cerca la verità e Milano questa verità non l’ha mai</strong> <strong>cercata </strong>e forse non la cercherà neppure domani. Per adesso ci lasciamo, chiudiamo sul discorso scudetto e magari amplieremo quando ci sarà la lista degli azzurri dove, purtroppo, ci dicono, devono entrare i pochi che abbiamo, anche quelli che non fanno squadra, che sono impostori, tromboni e ignoranti come dicono oggi dei giocatori di calcio francesi quei cronisti che non li possono proprio sopportare. Anche se la pantera senese <strong>Cappelli</strong> ci aveva tirato nella trappola per odio verso <strong>l’Aquila</strong>, per una vendetta che non meritavamo. Anche se la colpa di quella previsione per un <strong>4-1</strong> finale con Milano vittoriosa in gara tre è tutta della nostra voglia di amarlo ancora il basket e quella smania ci ha fatto andare oltre la logica del <strong>meno 20</strong>, la logica dei grandi di <strong>Pianigiani</strong>, sperando che<strong> l’Armani</strong> trovasse Arianna prima del Minotauro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:50:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                di CLAUDIO PEA
Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei</strong> <strong>Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al</strong> <strong>caro Orso Eleni</strong>, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. <strong>Mi piace tutto di Siena</strong>: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, <strong>la taverna del Capitano</strong> ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e <strong>Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco</strong> <strong>dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio</strong> e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la <strong>Lupa</strong> sia <strong>nemica dell’Aquila</strong>. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il <strong>mio nipotino Edoardo</strong> che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. <strong>Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico</strong>. Per fortuna mi è venuto in soccorso <strong>Riccardo Caliani</strong>, che è un amore di ragazzo, oltre che <strong>l’addetto-stampa impagabile della MensSana</strong>. Però se pensate <span id="more-1849"></span>che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi<!--more--> o, al massimo, non fatele uscire dai confini d’Europa.</p>
<p><strong>Altrimenti m’arrabbio sul serio e, quando mi salta la mosca al naso, anche</strong> <strong>questo lo sapete, non conosco le mezze misure. Come</strong> <strong>stamattina aprendo il giornale rosa</strong>. Ora non ho la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno e men che meno ho avuto nella vita l’ambizione di fare il <strong>culo di pietra</strong> in redazione. Mi piaceva troppo girare, conoscere e curiosare. E ho girato, grazie al cielo, il mondo correndo dietro ad un pallone di basket, ma anche di calcio e di pallavolo. Libero come il sole, ho lasciato volentieri agli altri <strong>la libido di comandare</strong>. Anche perché in questo Paese, salvo rare eccezioni, i migliori nei giornali non sono i più bravi, ma quelli che servono i padroni con l’arte dell’adulazione e della genuflessione. Però non si può nemmeno far finta di non vedere che la Gazzetta di lunedì non aveva un richiamo di basket in prima pagina. Eppure si era giocata domenica a Siena la prima partita della serie tricolore. <strong>Una buona finale. Arbitri a parte. </strong>E una buona Milano sino a quando il Montepaschi non si è rimboccato le maniche in difesa e l’Armani non ci ha capito più un cavolo. O quasi. Un richiamo per Varese e Pescara che ritornano<strong> in serie B</strong> magari ci può stare nell’Italia che ha solo il calcio nelle vene, ma che<strong> Benitez</strong> dica: <strong>“Guidare questa Inter non mi preoccupa”</strong> non credo che scateni una<strong> coda alle edicole</strong> più della fantastica prestazione di <strong>Mc Intyre</strong> nel primo e nel terzo quarto. Anche perché questi sono e saranno gli ultimi colpi di coda del piccolo grande <strong>T-Mac</strong> a Siena. Potrebbe rimanere invece Sato, fosse vero, ma ne riparleremo. Adesso riapro la Gazzetta di oggi e stavolta un rettangolino rosa di pallacanestro lo trovo in fondo alla (prima) pagina, ma non mi sta bene che il titolino sia dedicato tutto alla Nba, ai<strong> Celtics</strong> che conducono 3-2 sui <strong>Lakers</strong>, mentre solo un occhiellino si merita il secondo duello di stasera tra<strong> Siena e Milano</strong> che sarà importantissimo per stabilire se lo scudetto<strong> il Montepaschi lo vincerà per 4-0 o 4-1 </strong>o al massimo, ma non credo, per 4-2.</p>
<p><strong>Sbollita la rabbia per certe scelte che faccio fatica a digerire, torno a</strong> <strong>perdermi tra i vicoli di Siena che somigliano un po’ alle mie calli:</strong> sembrano tutti eguali e non lo sono. “<strong>Siena è piccina”,</strong> mi dice un contradaiolo al quale chiedo la strada più breve per <strong>Piazza del Campo</strong>. “Ci arriva in un lampo”. E così è stato. Come non ci piove che Siena sia piccina davvero. Tant’è che non capisco tutta questa storia sul <strong>PalaMensSana</strong> mezzo vuoto nella prima partita della serie finale. Intanto non c’erano tifosi da Milano o, se c’erano, nessuno li ha sentiti. E poi 4.469 paganti in un impanto da 5.000 posti a sedere rappresentano un dodicesimo degli abitanti di tutta Siena. Ovvero una famiglia su tre ha nel cuore la sua diciottesima contrada, le è vicina e la sostiene: una cosa non da poco, non vi pare? Quanto al <strong>mio amore per la Lupa</strong> ne ho compreso finalmente la ragione: mescolando il sacro al profano, porta gli stessi colori della nostra Juve, mia e di <strong>Simone Pianigiani</strong>: il bianco e il nero a fiamma (e non a righe). Evviva! <strong>La Lupa è la nonna di tutte le contrade</strong>. Ovvero è quella che non vince un Palio da più tempo. Un altro n buon motivo allora per stare dalla sua parte affinché non si dica che mi trovo a mio agio solo sul carro dei vincitori. Più difficile è semmai capire per chi non è di Siena come possano <strong>Pianigiani e Minucci</strong> andare perfettamente d’accordo sul parquet, mentre le loro contrade, cioè <strong>la Lupa e l’Istrice</strong>, siano storicamente nemiche. Ve l’ho già detto: qui <strong>si fa a cazzotti e poi si va</strong> <strong>a bere insieme</strong>. Sperando che stasera Facchini, Mattioli e Chiari fischino meglio di Cerebuch, Paternicò e Sardella. Ci vuol poco e dunque ci potrei anche scommettere sopra. Ma non abbiamo dato la quota.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=9" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il masai di Bimbo, quel Diavolo di Drazen, il Gallo d&#8217;oro, la Banda Osiris e D&#8217;Antoni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine</span></strong>. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport così sputtanato abbia tanto spazio ancora sui giornali e tanti inviati al seguito. A me è bastato seguire un paio di <strong>Tour de France</strong> per disamorarmi del ciclismo che pure su quelle stesse strade mi aveva esaltato con le imprese dei suoi campioni che anch’io (nel branco) non avevo esitato a definire <strong>“epiche&#8221;</strong>. Come quella del 1996 quando un danese dalla bella faccia di contadino sano, forte e robusto, pelato e rubicondo, tolse a un gentiluomo navarro dal viso pallido la possibilità di vincere la sua sesta <strong>Gran Boucle</strong> di fila. Avevo un debole – lo confesso – per Miguel Indurain. Come oggi ce l’ho per <strong>il magnifico masai di Bimbo, Romain Sato</strong>, e il suo allenatore, <strong>Simon Mago Pianigiani</strong>, che è pure juventino doc: un punto in più a suo favore. <strong>Era elegante, sereno, affascinante</strong>: pedalava facile e pareva persino buono. Ed era invincibile al Tour almeno sino al giorno in cui – vi raccontavo – <strong>Bjorne Riis</strong> non gli mise il bastone tra le ruote e stroncò il suo record (dei record). Ma non ce l’ho con Riss per questo e, di riflesso, con il <strong>ciclismo</strong>. Quanto perché una decina d’anni dopo il danese, passato a dirigere la squadra di Ivan Basso, candidamente confessò d’essersi dopato a quel Tour come un indemoniato, avido e dannato.</p>
<p>Adesso, mentre la gente impazza al<strong> Giro</strong> e sogna<strong> Ivan Basso</strong> <strong>in rosa a Verona</strong>, io invece mi domando: <strong>ma sarà davvero pulito dopo aver scontato una pena per doping</strong> <strong>lunga ventiquattro mesi? </strong>E non attendo neanche la risposta. Perchè non me ne importa più nulla: sono ormai nei confronti del ciclismo più disincantato che deluso. <strong>Sono probabilmente anche fatto male</strong>. Nel senso che oggi amo e domani, se fregato, salto a piè pari dal bianco al nero e non torno più indietro. E’ sbagliato. Lo so. <strong>Così si vive male</strong>, ma i manichei sono siffatti ed io sono il più inguaribile – ditelo pure – degli integralisti sportivi. Così è anche nel basket. Guai a chi mi toccava <strong>Michelino D’Antoni</strong>.<span id="more-1767"></span> Ero sempre al suo fianco in qualsiasi battaglia come quella contro <strong>Franco Casalini</strong> quando gli volle far sapere in un’intervista concessami a cuore aperto: o cambi atteggiamento o col cavolo che rivinciamo il tricolore. E così fu: lo ricorda sempre il gran <strong>Dan Peterson</strong> nei suoi deliziosi <strong>amarcord milanesi</strong>. <strong>Un’altra volta passai con Mike una notte interamente insonne</strong>: lui non si capacitava all’idea che <strong>Drazen Petrovic</strong> l’avesse fatto a fettine. “Mi bruciava sempre sul tempo. E con la lingua fuori mi fregava nel tiro o nelle entrate sottomano”. E io invano a spiegargli che quello era un diavolo. Anzi, <strong>il Diavolo</strong>. E che aveva qualche anno in meno. Ma un giorno gli chiesi io a bruciapelo: “<strong>Quelli della Banda Osiris raccontano in giro che lascerai la Benetton e che andrai a Phoenix</strong>. Giurami che non è vero”. E lui mi giurò che erano solo storie. Ebbene il prossimo autunno D’Antoni sarà <strong>al Forum coi Knicks e Gallinari, un altro di buono</strong>. E io me ne andrò lontano, ma molto lontano, a giocare a golf. Magari con <strong>Stonerook </strong>che ieri sera al <strong>Palaverde </strong>non ne ha indovinata una di giusta manco a sparargli dal principio alla fine: zero su sei al tiro, due liberi su quattro e cinque falli, tre di valutazione. <strong>Ma prima di sentirmi parlar male di</strong> <strong>Cespuglio,</strong> ne deve ancora passare d’acqua sotto il <strong>ponte di Rialto</strong> e comunque avranno già disputato <strong>le Olimpiadi a Venezia</strong>. Cioè tra un ventennio minimo.</p>
<p><strong>Di Danilo Gallinari avrò tempo e modo in questo sito di riparlarne a breve.</strong> Intanto vi preannuncio subito che il suo ennesimo no alla nazionale <strong>mi è piaciuto come il cacio sui maccheroni</strong>.<strong> E io odio il formaggio</strong>. Così come non mi sono andate giù molte cose della gara tre con la Benetton che nessuno ha fatto notare. Per esempio <strong>Ferdinando Minucci e signora</strong> pesantemente insultati prima del match da quattro energumeni e costretti ad abbondare in fretta e furia i posti in tribuna-stampa che la Benetton aveva a loro assegnato. O <strong>l’arbitraggio di Cicoria</strong> e compagni che ha permesso ai trevigiani di pestare come si fa di solito con le bistecche prima di scottarle sulla brace. O <strong>l’assenza di Gilberto Benetton</strong> ancora una volta sugli spalti in quella che doveva essere, ed è stata, l’ultima partita della tribolata stagione di <strong>Nicevic e fratelli</strong> riscattata proprio nei duelli finali all’arma bianca con Siena. O di <strong>Giorgione Buzzavo</strong> che, invece di rasserenarsi pensando che la scelta d’affidare la sua squadra a <strong>Repesa</strong> è stata da lui in pieno azzeccata, senza parlare della pace di nuovo fatta coi suoi bollenti aficionados, ha preferito alla<strong> Gazzetta</strong> parlare “di troppa sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti dei campioni”. Come avrebbe detto <strong>Totò,</strong> molto affettuosamente: <strong>“Ma mi faccia un piacere”.</strong> O di chi intravede, o spera di vedere, nel <strong>Montepaschi </strong>un netto caldo di condizione e un’allarmante stanchezza fisica e mentale. Semmai psicologica, penso io, di essere sempre costretta a vincere <strong>3-0</strong> rifilando un ventello a qualsiasi avversario del <strong>Belpaese</strong>. E comunque preferisco chiudere magnificando il lunare terzo quarto di <strong>Romain Sato</strong> che mi ha ricordato <strong>Manuel Ginobili nei suoi anni d’oro virtussimi</strong>. Da solo, o quasi, contro tutti: 14 punti realizzati senza una sbavatura dei 19 messi complessivamente insieme dal resto di <strong>Siena</strong> solo dalla lunetta con cinque tiri liberi. E una difesa mostruosa su <strong>Dixon Dixan</strong> che ha fatto canestro non prima del 32esimo minuto. <strong>Chapeau, caro masai degli altipiani.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
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		<title>Le pagelle di Oscar e un basket criminale che lascia ai margini Caja e Boniciolli&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 00:44:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketground.it/public/images/pagine/8963/Caja2003001153813763255.jpg" alt="" width="141" height="225" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene</strong> <strong>l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato</strong> che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati <strong>colpiti, ma, per ora, non ancora affondati</strong> anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. <strong>Pagelle e pensieri rapidi</strong> perché, anche stando seduti<strong>,</strong> le cicatrici urlano<strong>: </strong></span><strong>10 a Simone PIANIGIANI</strong> per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla <strong>Hawkins</strong> ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. <strong>Roma non credeva a Repesa</strong> quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul <strong>Jaaber </strong>delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. <strong>Milano doveva ripartire</strong> <strong>da questa idea</strong>, altro che cambiare progetto e personale. <strong>9 a Lino LARDO</strong> per come è arrivato al cuore della partita che<strong> ha</strong> <strong>vinto a Teramo con una Virtus</strong> che, se avesse <strong>Collins</strong>, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente<span id="more-1322"></span>, lasciando spazio a tutti quelli che vedono in questa squadra qualcosa d’interessante. Chissà perché ci diverte di più <strong>una Virtus</strong> da combattimento, bella, divertente, piuttosto che tutto il contorno.</p>
<p><strong>8 al meraviglioso ERCOLINO di Avellino</strong> che ha ridato il sorriso ad uno come <strong>Pancotto</strong> che sembrava bastonato dalle ultime stagioni professionali, che alla fine della partita <strong>vinta con la Benetton</strong> pensava al pareggio come giudizio più giusto. Le sue lasagne faranno altri miracoli.</p>
<p><strong>7 al TRINCHIERI</strong> che ha sfidato i fantasmi del passato canturino mettendo nei guai una<strong> Pesaro</strong> dove la gente ha smesso di essere paziente. Grande lui, ma <strong>grandissimo Mian</strong> che agli insulti di chi non lo ha mai amato rispondeva senza mai sbagliare un colpo.</p>
<p><strong>6 a Manero VACIRCA</strong> che nel giorno del tracollo contro<strong> l’ex</strong> <strong>Pillastrini,</strong> osannato dalla gente, è finalmente esploso con la stessa furia di <strong>Cassano</strong>: insieme avevano resistito abbastanza, ora fanno sapere di essere comunque pronti ad andarsene. Non lo facciano. Stanno bene dove sono e daranno felicità anche a chi li disturba.</p>
<p><strong>5 a  Piero BUCCHI</strong> che considera prevenuto chi critica <strong>Finley </strong>come regista. Una permalosità che non ha senso perché se è vero che non esistono tanti costruttori di gioco, se è vero che si può anche costruire qualcosa <strong>senza fosforo in regia</strong>, non si può reagire sempre alla stessa maniera, pensando di essere infallibili dietro alle porte chiuse. <strong>La critica esiste per far migliorare</strong>. Quando <strong>Milano</strong> vinceva anche <strong>McAdoo, Meneghin e D’Antoni</strong> passavano sotto i ponti della <strong>Ghisolfa </strong>per sentirsi dire che non tutto andava bene e <strong>Dan Peterson</strong> non si nascondeva mai dietro a progressi inesistenti. La partita contro <strong>Siena </strong>ha dimostrato che si doveva costruire su quello che era costato tanto nell’ultima stagione.</p>
<p><strong>4 al MONTEPASCHI imbattibile</strong> che non capisce quando è il momento di lasciare spazio anche alle illusioni degli altri. Perdere a Milano avrebbe fatto del bene alla causa, certo è difficile convincere gente che non vuole lasciarti neppure un raggio nella <strong>briscola chiamata</strong> a pensare anche per gli altri. Però l’occasione era buona e dobbiamo anche riconoscere che più regali di quelli fatti <strong>al Forum</strong> non ci si poteva aspettare, anche se poi chi le ha prese ha capito tutto il contrario.</p>
<p><strong>3 alla tempesta</strong> <strong>che sta facendo vacillare</strong> <strong>le torri di Pesaro.</strong> Come accade a Milano chi si stacca troppo da una storia che ha dato felicità prova qualche problema. Vero anche che senza certi aiuti poi si arriva alla chiusura che è bene peggio della crisi. Gli appassionati veri sopportino, pur vigilando, sapendo che <strong>del domani non esiste certezza</strong>.</p>
<p><strong>2 a Attilio CAJA</strong> che comincia a piacerci troppo come opinionista televisivo facendoci dimenticare che è davvero <strong>criminale un basket</strong> che lascia ai margini gente come lui o <strong>Boniciolli,</strong> che era pronto a bruciare sul primo falò uno come <strong>Pancotto.</strong></p>
<p><strong>1 a SPORTITALIA</strong> che, dopo averci ridato il piacere della poesia alla Peterson, ci costringe a meditare sul domani, sul pensiero debole che senza chiamate pugno e canestri che sputano non si possa più vivere. <strong>Questo Bogarelli</strong> che si prepara al chiaro di luna semigratuito entro il 2012 è una bella mina vagante contro la quale andranno a sbattere in troppi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> per quello che viene concesso a <strong>Napoli,</strong> per lo spettacolo del <strong>derby campano contro Caserta</strong>, per quella partita che appariva godibile soltanto alla zia di Biancaneve. Ora Papalia, o chi per lui, annuncia altri arrivi, altre novità, ma intanto ci sono quattro giornate di campionato non regolari. <strong>Renzi </strong>pensa a questo, non a <strong>Sabatini.</strong></p>
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