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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; montegranaro</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Nel basket dei Balocchi tre fischietti, la Banda Osiris e Cicciobello presidente</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 18:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;. Un Paese dove il governatore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                        <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Questo è il Paese. Un Paese nel quale un suo ministro, Roberto Calderoli, chiede la testa di Luca Cordero di Montezemolo soltanto perché alla Rossa hanno sbagliato la strategia del pit stop e Alonso ha perso il Mondiale. Direbbe Totò: “Ma mi faccia un piacere&#8221;</span></strong>. Un Paese dove il governatore del Piemonte, un altro pronipote di Alberto da Giussano, Roberto Cota, regge il portacenere a Umberto Bossi nel salone della prefettura di Vicenza, mentre gli alluvionati fuori, nel fango e nella miseria, chiedono <strong>la testa di Re Silvio</strong>, e il neoleghista non si sogna di dirgli almeno: “Veramente, senatur, qui non si potrebbe fumare”. Un Paese nel quale ormai tutti chiamano affettuosamente <strong>Zio Michele il mostro di Avetrana</strong>, neanche fosse lo Zio Tom, o dove <strong>Belen Rodriguez</strong> va al Festival di Sanremo con la Canalis e nessuno si ricorda più del sindaco della città dei fiori che quest’estate minacciò: <strong>“Alzerò io stesso delle barricate </strong>affinché quelle due non facciano parte della manifestazione se è vero che <strong>sniffavano cocaina nella toilette dell’Hollywood a Milano”.</strong> E l’inchiesta è ancora aperta. Un Paese, che forse non si dovrebbe più scrivere con la pi maiuscola, nel quale il direttore di una delle tivù del Cavaliere è indagato assieme a <strong>Lele Mora per favoreggiamento della</strong> <strong>prostituzione</strong> e non gli salta manco in mente di abbandonare (solo temporaneamente) la conduzione di quel tigì della sera. Anzi, s’indigna e s’accalora. Un’Italia dove nessuno si domanda come abbia fatto Nicole Minetti, l’igienista del premier di questo paese alla quale era stata affidata <strong>l’escort Ruby Rubacuori</strong>, sì proprio lei, <strong>la nipotina di Mubarak</strong>, a diventare consigliere regionale della Lombardia senza passare per il voto. Mistero gaudioso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma che razza di paese è questo dove tutti volano alto e i furbini</span> <span style="text-decoration: underline;">la fanno spesso franca? Un Paese nel quale gli arbitri di</span> <span style="text-decoration: underline;">Montegranaro-Avellino</span></strong>,<span style="text-decoration: underline;"><strong> i signori Fabio Facchini da Massalombarda</strong></span>, Roberto Begnis da Crema e Maurizio Biggi da Cavenago di Brianza, si dimenticano che è stato da tempo inventato il replay e che la partita in oggetto, valida per il campionato di basket di serie A e non di quarta serie, dove giocano invece <strong>la Fortitudo</strong> e il Roncade, prime a pari merito<span id="more-1972"></span> con Monfalcone, Caorle, Ravenna, Villafranca, Marostica e Santarcagelo, Dio mio che ambaradan, e che brutta fine ha fatto l’Aquila, era trasmessa in diretta da Sky. Di modo che non mi sono potute sfuggire le loro decisioni strampalate. D’accordo, magari <strong>la partita prima del derby di San Siro</strong> non l’hanno vista in molti, ma purtroppo sfortunatamente c’ero anch’io seduto davanti alla tv con quei quattro gatti, invero incantati dai fuochi d’artificio sparati da Green, Dean e Thomas, e abbiano tutti e cinque sgranato bene gli occhi, saltando sul sofà, <strong>per capire cosa i tre fischietti</strong> <strong>avrebbero nel quarto quarto ancora combinato</strong> per favorire sfacciatamente la rimonta di Montegranaro. Lo stesso Mario Boni ad un certo punto ha smesso di criticare i Cattivi perché sarebbe diventato noioso e lui non lo è mai. Però, sfondamenti e passi inventati a parte, non si possono assegnare <strong>tre liberi a Maestranzi</strong>, quando il play azzurro ha pestato la linea dell’arco con entrambi i piedi subendo solo dopo il fallo, né men che meno <strong>fischiare l’infrazione di otto secondi</strong> ad Avellino quando dal rimbalzo di Szewczyk al palleggio oltre la metà campo di Green non ne erano passati neanche sette. E meno male che ha vinto la squadra di Vitucci e Zorzi, altrimenti anche da Trieste in giù avrebbero, dopo i lampi, sentito tuonare<strong> il Paron</strong> al quale ho chiesto come mai avesse abbracciato dieci giorni fa<strong> Boniciolli</strong> a fine partita. E lui serafico: “Forse perché gaveva perso e s’era sò da matti”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mi piange il cuore, lo giuro, che questo Paese si butti via in questo modo, ma francamente altri nemici non posso farmi: ne ho già troppi nel basket dove la Banda Osiris è quasi a pezzi, ma non devo, né posso, abbassare la guardia</span></strong> perché a volte, i mostri, ritornano. E allora avanti con il liscio e busso. Prendete il mio Acciughino per esempio. Voleva <strong>prendere il posto di Barnaba</strong> quale responsabile delle squadre nazionali azzurre e gli è andata buca, ma non può neanche continuare a lavarsi le mani dicendo: “Parlano da sole le immagini” perché anche lo pagano per commentarle e per censurare quell’energumeno di Cantù che <strong>tira dietro il cappotto a Stonerook</strong> che sta andando tranquillamente a fare la pipì assieme a <strong>Rakovic</strong> nella saletta antidoping del Pianella. Qualcuno difatti ha anche pensato che Pittis ce la potesse avere col capitano di Siena che ha giocato quattro anni a Cantù e che da quelle parti credeva d’essere come a casa sua. O no? Per carità, capisco tutto e soprattutto che <strong>i due fratelli De Rege di Sky</strong> fossero un po’ arrabbiati per la sconfitta della Bennet presentata come la squadra “che gioca<strong> il miglior basket d’Italia</strong>” e allenata dal coach dell’anno 2010 che la Banda Osiris vorrebbe presto accomodare sulla panchina dell’Armani Jeans. Come no? Magari assieme a <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> presidente, Acciughino general manager, Mammoletta diesse e Andrea Bassani ridens <strong>responsabile marketing</strong>. Però prima forse sarà il caso che<strong> Trinchieri</strong> cominci a vincere almeno una volta con Pianigiani e poi se ne potrà anche discutere con Livio Proli. Non prima però del 2023…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>La lettera del presidente alla mamma</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 09:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                 di CLAUDIO PEA
Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono la sua passione mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono </strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;">la sua passione</span></strong> mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che lei mi convinca a cambiar canale. In effetti non posso dar torto alla Tigre, ma conosco Franco da quando ancora s’infilava le dita nel naso a casa dell’Orso Eleni e <strong>Mike D’Antoni</strong> mi diceva che preferiva spararsi <strong>otto uova sode</strong> di Laurel piuttosto che digerire uno dei logorroici sermoni di Casalini pre-gara. E allora provo a convincerla che non è poi vero. Semmai sono critico con lui per il suo <strong>esagerato buonismo</strong> <strong>alla Veltroni</strong>. Come ha fatto mercoledì sera al termine della prima semifinale tra Caserta e Milano finita con un risultato facile da ricordare: 80-90, la gallina canta&#8230; “Questa vittoria dell’Armani non cambia in fondo di molto l’equilibrio della serie”. Come no? <strong>Adesso a Milano basterà</strong> <strong>vincere le due prossime partite al Forum</strong> e sarà in finale come l’anno scorso con Siena. Mi spiace, ma <strong>la Pepsi</strong> è spacciata. O quasi. E comunque ora l’ago della bilancia si è spostato decisamente dalla parte della squadra di Pierino Bucchi che, strada facendo, ha trovato in <strong>Jamie Arnold e</strong> <strong>Chris Monroe</strong>, cioè proprio dagli ultimi arrivati, la soluzione a moltissimi problemi che si era trascinata dietro <strong>da Natale a Pasqua</strong>. Per non dire sino a quindici giorni fa quando l’ho vista, asfaltata dalla <strong>Benetton,</strong> non fare una piega.</p>
<p><strong>A basket si gioca in cinque. Come a poker in quattro e a tressette anche in tre, ma col morto. Il basket è un gioco di squadra. </strong>Niente da dire: s’attacca in cinque e si difende pure in cinque. A meno che il quinto non sia <strong>Superbone Vitali<span id="more-1809"></span></strong>. Però se in due, Arnold e Monroe, piovuti dalla panchina, oltre che dal cielo, mettono insieme quarantun punti, ovvero sette in più di tutti quelli raccolti dall’intero quintetto-base milanese, allora i conti faticano a tornare e c’è qualcosa che non mi quadra. Tutto questo per dire che, se fossi al posto di <strong>Giorgio Armani</strong>, cioè dalla parte del padrone, mi chiederei se per caso non mi abbiano preso in giro quando mi parlavano di un progetto molto serio che avrebbe prima o poi portato i suoi frutti esaltando il made in Italy: <strong>Bulleri, Mancinelli, Mordente e Rocca. Più il Sani</strong> <strong>Becirevic </strong>che non si capisce bene cosa l’abbiano comprato a fare. <strong>Questa Milano è invece figlia dell’improvvisazione e, a voler essere ancora</strong> <strong>più crudeli, della disperazione o della frustrazione</strong>. La stessa che ieri sera ha provato<strong> Cantù</strong> quando ha alzato gli occhi al tabellone luminoso e li ha stralunati quando si è accorta d’aver beccato un trentello di nuovo da <strong>Siena</strong>. Eppure non abbiamo giocato da cani. Raccontava <strong>Micov a Markoishvili</strong>. Al contrario: ci abbiamo messo molto coraggio e furore. E dopo 13 minuti e 24 secondi eravamo ancora pari: 38-38. Diceva <strong>Green a Mazzarino</strong> che scuoteva la testa e ricordava che quest’anno poche squadre erano state capaci di segnare 44 punti nel primo tempo al Montepaschi. A memoria direi nessuna, ma mi posso sempre anche sbagliare. Chiederò in giro.</p>
<p><strong>Intanto vi racconto questa che non è male. Gira voce che Ferdinando</strong> <strong>Minucci, il signore di Siena, faccia il tifo per incontrare Milano in finale.</strong> La ragione? Una finale con Caserta non farebbe rumore sui giornali e men che meno in televisione. Io invece vi garantisco da quel po’ che lo conosco, ossia da vent’anni, che Minucci oggi come oggi ha per la testa una cosa sola e cioè che la stagione finisca il prima possibile perché deve programmare, subito e bene, quella futura. Magari prima che arrivi l’estate. E magari ricominciando da <strong>Pietro Aradori</strong> che non ho ancora ben capito se sia un fenomeno, come strilla <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> sempre in televisione, o se sia uno dei tanti che si è perso poi per strada correndo dietro alle sirene della <strong>Banda Osiris</strong>. Lo stabilirà presto <strong>Simone Pianigiani</strong>. Con la Nba ci andrei comunque piano. Piuttosto vogliamo parlare del sassolino dalla scarpa che si è tolto <strong>Sacripanti de Sacripantibus</strong> sostenendo che forse sarebbe il caso che gli arbitri tutelassero di più<strong> Jumaine Jones</strong> dai provocatori facendo il nome di <strong>Mike Hall</strong> e risparmiando <strong>Schizzo Bulleri</strong> solo forse perché è italiano? Ora non riesco proprio a dar torto all’allenatore dei casertani: Hall lo conosciamo bene tutti, ma, se volete prendere altre informazioni, rivolgetevi pure a <strong>Dejan Ivanov da Montegranaro</strong> che ne sa qualcosa in materia. Ve ne racconto un’altra, l’ultima, però questa vi giuro che è vera. Pensavo ormai di averle viste tutte. O quasi. E invece apro il giornale e leggo che <strong>Gigi Brugnaro</strong>, <strong>presidente della Reyer e della Confindustria veneziana, ha scritto una lettera aperta a sua madre, che il Gazzettino</strong> ha indecentemente pubblicato in prima pagina, nella quale dice “basta con le donne”. Bravo. Così si fa: le donne sono state spesso la rovina di molti uomini. Ma cosa avete capito? Brugnaro ha rinunciato a partecipare al campionato di<strong> A1 femminile con l’Umana</strong> e la prima a saperlo doveva essere sua mamma che da piccolo gli ha insegnato a essere umile e a non sbrodolarsi addosso. Senza parole, ma intanto consiglio a <strong>Paron Zorzi</strong>, se davvero lo vogliono <strong>Frank Vitucci e Avellino</strong>, di tornare di corsa in Irpinia lasciando perdere la cara ingrata laguna dove, come avrà capito, quando <strong>DiGiulioMaria</strong> infila la palla nel cestino, il buon Gigi Brugnaro <strong>Fassotuttomi</strong> salta in piedi e urla gol. Sorry, volevo dire canestro. Okay.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le cadute sul ghiaccio di Carolina, le cadute di stile verso l’angelica Kostner del presidente Petrucci, il numero uno del Coni che, come sappiamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
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		<title>Se fossi foco brucerei la Gazzetta dei coriandoli che ride con Severgnini&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://image.guardian.co.uk/sys-images/Film/Pix/pictures/2008/01/31/potemkin2460.jpg" alt="" width="250" height="178" /><strong><em>OSCAR ELENI</em><span style="text-decoration: underline"> ai piedi della scalinata Potemkin nel cuore di Odessa,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">vedendo la carrozzina di Ejzenstein scendere inesorabilmente verso il mare del silenzio, quello dove vorresti immergerti cercando l’abisso che serve per</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">isolarti dal dolore.</span></strong> <strong>Paola Porelli</strong> che ha<span style="text-decoration: underline"> </span>cercato in tanti modi di farci dimenticare la storiella suu chirurghi con mano dolce, ma pensiero debole sulla filosofia dello stare bene senza i pezzi del tuo corpo che si sono presi, ha deciso che senza l’avvocatone non aveva quasi più senso guardare persino i nuovi ragazzi della sua<strong> famiglia Virtus. </strong>Con l’ironia di sempre ha deciso prima di chiudere la finestra sul mondo, poi, dopo aver salutato i fedelissimi Matteo, Mario, Lorenzo, ha deciso che aveva voglia di andare a scoprire se anche in un’ altra dimensione deve esserci<strong> un</strong> <strong>pianeta Porelli</strong> dice la scienziata Margherita Hack, il suo <strong>Gigi Torquemada</strong> aveva trovato il modo di macchiarsi la cravatta, la camicia, la giacca, il maglione, urlando al capo degli angeli, o, magari, anache al capo dei diavoli, che la macchia è libertà.</p>
<p><strong>- Ma dai, Gigi, non vedi che state esagerando con la vodka di Odessa, guarda la camica, guarda che macchia.</strong></p>
<p><strong>- Nando</strong> ( lui la chiamava così dopo aver confessato che quando si erano incontrati gli piaceva quella grinta in sorriso con velluto) <strong>non mi rompere, le</strong> <strong>camice si lavano, le giacche si puliscono, ma vuoi mettere come si sta bene</strong> <strong>quando si è liberi.</strong></p>
<p>Va bene, cara Paola, si prenda pure le nostre lacrime<span id="more-1595"></span> da coccodrilli di palude e vada avanti a sentire se l’Avvocato ha già deciso che la prima suite sul mare della tranquillità la daranno sempre a voi. Noi siamo ancora nell’isola di chi vola sospeso, preoccupati che <strong>Dan Peterson</strong>, questa volta, si rialzerà con fatica perché adesso abbiamo scoperto che <strong>all’Avvocato doveva tutto</strong>, lo rispettava, lo seguiva, lo considerava il suo guru in Eurolandia, ma era nel collegio famiglia della Virtus, quello che era scuola di vita ed aveva una regina come madre di tanti ragazzi in viaggio senza sapere dove sarebbero andati a finire dopo la gloria sportiva, dove lui, viaggiatore avido di capire altri mondi, partendo da<strong> Evanston</strong>, si sentiva protetto, dove ascoltava la musica di parole che ora non ci saranno più. Con questo stato d’animo, sapendo che la <strong>Virtus </strong>sarebbe andata ad un partita farsa in quel di<strong> Napoli</strong>, senza che molti si potessero accorgere del lutto che aveva sulle maglie, ci è venuta la rabbia del <strong>contradaiolo senese della Civetta</strong>, quel <strong>Cecco Angiolieri</strong> <strong>che se fosse</strong> <strong>stato fuoco avrebbe bruciato lo mondo</strong>. Lo prendiamo in parola e lo preghiamo di aiutarci a fare la stessa cosa adesso che abbiamo scoperto <strong>sulla</strong> <strong>Gazza dei coriandoli</strong> che tira più una farsa Nba  di tutto questo campionato al traino di <strong>Siena che ora si sente accusare anche di essere la rovina per gli</strong> <strong>altri</strong>, da quando, sono quattro anni, vince e lascia soltanto qualche briciola, ma anche di se stessa perché, dicono i soloni, non avendo competizione seria nel suo campionato poi è impreparata al basket fisico dell’<strong>Eurolega </strong>dove adesso svernano arbitracci da colonna infame. La Gazza degli orgasmi ci fa tenerezza, ma ricorda tanto il povero basket che fa di tutto pur di non affidarsi a gente competente della materia: <strong>dopo Cannavò un bel</strong> <strong>filotto con direttori che non vengono dallo sport</strong>. Tanto, dicono, quelli dello sport si accontentano di tutto se hanno sopportato certa gentaglia, se ridono con <strong>Severgnini </strong>e se hanno <strong>beatificato persino Biscardi</strong> e le tragiche maschere proposte nel tempo. Anche questa pallacanestro italiana, che finge di rimpiangere dopo averli scacciati, combattuti, ignorati, umiliati, <strong>i Porelli,gli Allievi, i Bogoncelli, i Bulgheroni, i Dorigo, i Parisini, i Cappellari, i</strong> <strong>Giancarlo Sarti, i Crovetti, i Peterson, i Rubini, i Tracuzzi, i</strong> <strong>Corsolini,</strong> insomma questo nuovo generone di furbetti del quartiere, ha una grande abilità nel promuovere chi non ha quasi niente da proporre nel torneo delle idee.</p>
<p><strong>Se fossimo foco dovremmo bruciare chi pensa di animare uno spettacolo</strong> <strong>sportivo</strong>, una partita importante, mandando musica al massimo volume, inventandosi per la centesima volta, la formula al di là e al di sopra del gioco. Tutta gente che va in uno spogliatoio, prima di partite determinanti, di spareggi, urlando ai giocatori &#8220;Mi raccomando, concentrati&#8221;. Roba da ridere, da impalamento, ma così vanno le cose. <strong>Se fossimo foco bruceremmo</strong> il <strong>contrallo dell’Armani con Mike Hall</strong>, ma anche con chi lo ha preso e lo protegge, manderemmo sul rogo chi si è inventato l’insulto per l’ex di turno, <strong>Cotani </strong>preso a pernacchie nella <strong>Biella</strong> dove era convinto di aver lasciato qualcosa,<strong> Boniciolli</strong> insultato dalla stessa <strong>Avellino</strong> che gli aveva promesso monumento equestre dopo la vittoria, l’unica nella loro storia, in <strong>Coppa Italia</strong>. Bruciare chi ha convinto <strong>Pianigiani</strong> ad accettare <strong>questa nazionale</strong> perché ogni volta che vedi i candidati all’azzurro ti viene un freddo nelle ossa da gita in<strong> Groenlandia</strong> in maniche di camicia. Beno male che<strong> il presidente del Coni Petrucci</strong> <strong>è a Vancouver</strong> per ballare quando<strong> il</strong> <strong>segretario Pagnozzi canta nella Casa Italia</strong> così accogliente, perché non sapremmo spiegargli cosa succede a Roma quando ha tutti gli italiani disponibili: nel bosco di Avellino, davanti ai lupi di Pancotto, i ragazzi d’oro hanno fatto strage di <strong>4 in pagella</strong>, ma, si sa, loro sono superiori, poi vanno a parlare con i sostenitori della scuola italiana dell’obbligo e si rasserenano. Noi ci teniamo ancora stretti a<strong> Basile, Marconato, Galanda, Mordente, Michelori</strong>, <strong>Di Bella</strong>, ma sappiamo che non andremo lontano neppure con il loro modo di vivere questo sport, pronti a scommettere che in agosto non vedremo in Italia i tre della Nba . Da cosa lo abbiamo capito? Istinto. Animalesco istinto, ma, come dice<strong> Ettorre Messina</strong> che è già in quaresima sulla pradera di san Isidro, inutile mettersi fuori dall’aeroporto con il cappello in mano e la limoujsine pronta per giovanotti che già si divertono nell’atmosfera della notti stellate Nba. <strong>Se fossimo fuoco andremmo ad</strong> <strong>Avellino per scaldare una Coppa Italia che sembra nata focomelica</strong>, fra sorteggi sospetti, con un programma demenziale, con alleanze che diventeranno odio appena le luci saranno spente. Se fossimo foco diremmo ai senesi di respirare profondo e di regalarla questa Coppa Italia, così avremo l’illusione che chi comanda nella città dei canestri ha deciso di scegliersi sfidanti con la goccia d’oro. Non è così anche se <strong>Caserta</strong> rappresenta qualcosa di speciale e non soltanto perché <strong>dopo 19 anni è tornata vincere sul</strong> <strong>campo di Milano</strong> dove con la maglia taroccata Olimpia giravano<strong> i</strong> <strong>fringuelli</strong> <strong>dell’ornitologo Bucchi</strong>, del tenero<strong> Livio Proli</strong> che sembra soffocare quando intorno c’è soltanto il sottofondo del bisbiglio di chi sfrutta le fasi morte di una partita per poter parlare con il vicino chiedendo quasi sempre la stessa cosa: ma sono davvero i secondi o i terzi del campionati quei tipi lì con la casacca Armani? Certo che lo sono, anche se le rivelazioni dell’anno sono a Caserta e a Montegranaro, in attesa di capire tutto il resto mentre Boniciolli finge di essere diventato capo minatore con anima dolce dopo lo schianto di Avellino, il magone irpino, dove <strong>Repesa </strong>chiede scusa ad <strong>Esposito,</strong> il Vincenzo che ha scoperto di odiare i giocatori simili a lui e ai suoi amici più cari di un tempo che fu, perché ha scoperto dal Diablo, allenatore in Trento, che <strong>il male vero del basket italiano sono gli allenatori stranieri</strong>. Lui è l’unico rimasto, è rientrato in corsa, ma non sapeva di aver avvelenato la fonte. Confusione del cronista coriandolo che non ha neppure fatto notare il peccato di voce? Forse si riferiva agli stranieri che, come uccelli di rovo, passano, lucrano e migrano.</p>
<p><strong>Volete anche le pagelle? Peggio per voi:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">al MICHELORI</span></strong> che ha sdrumato il povero Mike Hall, che ci ha messo tutto quello che aveva per ricordare bene chi era e cosa avrebbe potuto dare prima di scontrasrsi con mastro volpe nella Milano con memoria, non quella astiosa di oggi dove un piccolo borosauro affronta ex giocatori, negandogli omaggi, con la domanda: ma tu cosa hai fatto per l’Olimpia? Quelli, sbalorditi, umiliati, indicano le due stelle dei 25 scudetti sulle maglie, quello non capisce. Avevate dei dubbi? Chiedere all’ufficio turistico modenese.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">al BRUNNER</span> di Montegranaro</strong> che avrebbe fatto davvero comodo a questa Biella in caduta libera. Sono tipi come lui, come il Rocca sano, come Kenney, come Sojourner che resteranno per sempre nel cuore, come Raga festeggiato nel suo ritorno a Varese per il Ponte del sorriso.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a GALANDA</span> e</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">CHILDRESS</span></strong> che hanno pilotato Varese in una vittoria fuori casa che potrebbe valere oro, che è diventata sollievo per il dolore del Gianfranco Castiglioni che al basket andava sempre con il suo fedele Diego che adesso lo ha lasciato solo.</p>
<p><strong>7<span style="text-decoration: underline"> ai MATURI BASKETTARI</span></strong> di Magnoni e Dal Pozzo che hanno deciso di radunarsi nella terra magica di Castrocaro, il feudo dell’indimenticato Battistini che ai tenori cani consigliava il pareggio quando stonavano nelle albe vincenti, adesso ne troverebbe tanti fra i dirigenti dell’italbasket. Appuntamento ad Aprile. Speriamo di farcela proprio tutti, potrebbe essere l’occasione giusta per i riconoscimenti dei nuovi entrati nella Hall of Fame dopo le rinunce ad Avellino. Affidatevi a Raffoni ed avrete qualità e affetto.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">all’indomito ex arbitro SIDOLI</span></strong> che ha portato a Quattro Castella gente nobile da premiare, gente giusta, ma il suo capolavoro è stato quello di essersi ricordato del Pedro FERRANDIZ hidalgo gentile, raffinato, intelligente, ex rivale del suo amico Rubini quando era al Real, l’uomo che nel museo di Alcobendas ha la storia di questo sport.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">ai TRUCIDI</span></strong> che vorrebbero impedirci di celebrare il campionato italiano dei filippini, quello vinto dal gruppo di San Felice, Milano zona Forlanini, città giardino dicevano una volta, forse lo dicono ancora, sul mitico campo bolognese dello Sferisterio, quello del basket femminile ai tempi di Baratti, quello dell’epopea legata al Civola.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Mike D’ANTONI</span></strong> un po’ perché i suoi<strong> KNICKS</strong> ci fanno passare delle brutte notti, ma anche per non aver dato nessuna assicurazione sul Gallo azzurro. Che fosse imbarazzato lo si è capito nella scarna storia americana del duo <strong>DAN e DINO</strong>. Mondi diversi, come quando erano re di Milano, magari si stimavano, ma non era proprio uguale la condivisione della vita intorno al gioco. L’unica cosa che li univa, sempre, era la voglia di successo.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">ai CRITICI</span></strong> che hanno trattato male l’ultimo lavoro di <strong>Federico MOCCIA</strong>, l’artista che ha legato il suo marchio AMORI alla Fortitudo sempre in pericolo di estinzione se tutti i suoi innamorati veri non faranno un assemblea permanente con il responsabile dei tifosi Pellacani per arrivare alla soluzione antifallimento. Soltanto per questo gesto tutto quello che scrive, canta, produce, merita dieci.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ad Andrea BARGNANI</span></strong> che per spiegarci la nuova dimensione raggiunta con i Raptors racconta in questo modo la scoperta della serenità:  &#8220;Io tiro appena vedo luce, se segno bene, altrimenti pazienza&#8221;. Già.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al CROSARIOL</span></strong> che sul campo di Avellino cercava di far capire a tutti, meno che all’allenatore, cosa gli stava passando per la testa mentre gli avversari passavano sul suo fantasma. Certo era impegnato nel famoso ciapa no esoterico con Vitali poco vitale, con Gigli poco candido, con Datome vicinissimo a dacome?, con Giachetti rimasto senza alamari sulla spalla che faceva male ogni volta che giocava male.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> come premio speciale per la Coppa Italia che sta per partire. Mettere le due squadre campane alla prima giornata, lasciare il vuoto per la seconda, è un capolavoro che qualifica tutto il resto, calendari, soste, orari, accidia nel caso Napoli, ignavia in tutto quello che avrebbe dovuto essere il bene comune.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=;" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Americani vecchi e nuovi, anche troppi nei canestri della seconda domenica di A</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32591938@N06/3153709178/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/3153709178_2bea6c5415.jpg" alt="" width="145" height="214" /></strong></em></a>                                       <strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></span></p>
<p><strong>Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari</strong> <strong>è in crisi)</strong> pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, <strong>Biella si è affidata al veterano Fred</strong> <strong>Jones,</strong> una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal <strong>team di Bechi</strong>. Ripagandolo, nell’esordio casalingo <strong>contro la Virtus</strong>, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro,<strong> Scoonie Penn</strong>, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, <strong>ci sarebbe Ferrara</strong>, che ha tentato di redimere <strong>Luke Jackson</strong>, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, <strong>lasciando il palco al collega Grundy</strong>: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o <strong>il play che fa il boia e</strong> <strong>l’impiccato</strong>. Certo, visto <strong>il Bulleri trevigiano</strong> dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto<span id="more-1277"></span>, <strong>con Mordente cambio dei piccoli</strong>. Ma sono preferenze, come per <strong>Mancinelli</strong>, che non ci pare uno specialista da panchina ma un titolare da accendere subito. Invece, tornando al tema nostalgia, non si può dimenticare <strong>lo strano caso di Napoli</strong>, che una volta si chiamava <strong>Rieti</strong> ma non aveva così tanti amici su Facebook, come testimonia la relativa pagina di Gaetano Papalia. Non essendo iscritti alla lista delle sue figurine, non abbiamo letto in diretta <strong>dell’arrivo di</strong> <strong>Damon Jones</strong>, già salutato nuovo salvatore della patria, nella speranza che sia ancora quello degli Heat, <strong>e non faccia la figura del Ciuchino</strong>, come lo chiamava <strong>Shaquille </strong>ispirandosi a <strong>Shrek</strong>. Difficile dire se lui e <strong>Gabini </strong>risolleveranno la baracca, ma nel caso, spiacenti per <strong>Marcelletti,</strong> ci vorrà non poco tempo, visti gli agghiaccianti risultati iniziali: <strong>prima il trentello</strong> (abbondante) <strong>a Siena, poi il ventello</strong> (abbondante) in casa <strong>con Avellino</strong>. Dove <strong>Akyol,</strong> di cui al debutto già si scrivevano meraviglie, ha preferito il basso profilo, ed emerge un’inconsueta, ma efficace, front line polacca. Chi invece ama la <strong>mitragliatrice</strong> si rilegga i report da Treviso, in cui <strong>Neal e Jaaber</strong> si sono sfidati a fionda, con non poco compiacimento reciproco. Intriganti interrogativi: se il primo saprà essere leader, al cospetto di tanti compagni nuovi e giovani, e se il secondo non nasconda, con le sue prime performance, dei problemi offensivi altrove. Nel dubbio, <strong>Gentile ha preferito farsi espellere dopo otto minuti, così da perdersi la prima vincente del figlio contro di lui</strong>. In panchina è rimasto invece <strong>Capobianco</strong>, che nell’altro anticipo del sabato <strong>ha sgonfiato gli entusiasmi varesini,</strong> orfani della prestazione-monstre di <strong>Ron Slay</strong> contro Milano, e dotati, come temuto, di sua <strong>stanca controfigura.</strong> <strong>Idem Childress</strong>, ma non stiamo a speculare. Piuttosto, siamo lieti che nella mischia, <strong>sponda Teramo</strong>, sia finito il <strong>giovane Polonara</strong>, classe 1991, e che a <strong>Biella,</strong> per rimanere in tema, abbia messo due liberi <strong>Chessa</strong>, classe 1988. Poi, ci sarebbe da parlare di <strong>Montegranaro,</strong> che ha scoperto la verve realizzatrice di <strong>Robert Hite,</strong> uno che pure è stato respinto dall’Nba, a dispetto di una<strong> Caserta</strong> tosta, <strong>Sacripanti-style</strong>, in cui anche <strong>Di Bella</strong> recita da protagonista. E magari potremmo accennare al supplementare lombardo, dove <strong>Cantù ha espugnato l’entusiasta Cremona</strong> mettendo le chiavi dell’attacco nelle mani dell’atteso <strong>Jeffers </strong>(pessimo contro Treviso) e del solido <strong>Mazzarino. </strong>E&#8217; buona solo per i titoli di coda, infine, la <strong>vittoria (quasi) sul velluto di Siena</strong>, che <strong>a Pesaro</strong> ha ritrovato <strong>McIntyre,</strong> e ci ha lasciato nel dubbio se sia più inconcepibile, almeno per i trend italici, che dalla panchina si alzi <strong>Zisis o Lavrinovic</strong>. In ogni caso, i risultati non cambiano, e la noia neppure. Anche se <strong>Minucci,</strong> gli americani<strong>, è solito pescarli al di qua dell’Oceano</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il buon predicatore di Charlotte che vola ben oltre le lune di Saw, Hawkins e Vitali</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 11:28:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                       di OSCAR ELENI 
Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell&#8217;Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all&#8217;inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://static.sky.it/static/images/sezioni/sport/Basket_Ita/jobey_thomas_armani_jeans_milano.jpg" alt="" width="153" height="180" />                       </strong></em></span><strong>di <em>OSCAR ELENI </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci voleva un giardiniere ostinato come</strong> <strong>Jobey Thomas</strong> per togliere dalle spalle dell&#8217;<strong>Armani</strong> la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando<strong> Bucchi</strong> lo teneva fuori, anche quando <strong>Livio Proli</strong> taceva dopo aver dichiarato, all&#8217;inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo <strong>predicatore di Charlotte</strong>. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle <strong>lune di Saw</strong>, alle <strong>lune dell&#8217;allenatore</strong> che non ha mai voluto tirare sotto con l&#8217;automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare <strong>prima Hawkins, poi Vitali</strong>, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a <strong>Marconato e Taylor</strong> aggiungete <strong>Beard e Rocca</strong> potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il <strong>Montepaschi </strong>che vede all&#8217;orizzonte <strong>un quattro a zero bello rotondo</strong>, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo <strong>Eze</strong> è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c&#8217;era intorno a lui. A proposito del <strong>Jobey </strong>scoperto a <strong>Imola,</strong> allevato bene a F<strong>errara,</strong> diventato idolo a <strong>Montegranaro,</strong> vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l&#8217;italiese in mezzo a tanti <strong>american beoti</strong> che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.<br />
<strong>Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta</strong> per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il <strong>Luca Bechi</strong> che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore<span id="more-1059"></span> e adesso vediamo se <strong>Atripaldi </strong>ci ripensa, anche se è pur vera questa storia dell&#8217;usura nei rapporti, se è scritto che questo livornese, da otto anni, vive nella contrada biellese. La sua <strong>Angelico</strong> è stata bella quando è diventata squadra, quando è riuscita a convincere gli egoisti del gruppo che forse sarebbe stato meglio giocare insieme prima di separarsi a schiaffoni. Lo hanno fatto resistendo fino a quando le gambe tenevano, poi è venuto fuori il malessere, quello che ha fatto stravedere persino uno in gamba come il <strong>Guerrini </strong>di <strong>Tuttosport </strong>che nelle ultime pagelle ha perdonato i peccatori della difesa, tipo <strong>Aradori</strong>, ed è andato a prendersela persino con <strong>Sangarè </strong>che è diventato inutile all&#8217;Armani soltanto perché chi guida non vede tanto lontano, ma avendo anche fortuna come il dottor <strong>Magoo</strong>, non è andato a sbattere, anzi, adesso vola nelle curve senesi, sulle Crete del <strong>Minucci. </strong>Semifinali che congedano una che ha respirato vivo dopo tanto tempo, che ha trovato un progetto e ora vuole cavalcarlo. Deve decidere presto, però, il nome dell&#8217;allenatore se è vero che il pilota di oggi sembra già accasato in <strong>Turchia.</strong><br />
<strong>Progetto verde, progetto giovani</strong>, ma se gli stranieri saranno giusti vedremo anche spuntare dalla terra un fiore capace di resistere alle crisi di vocazione. Su Biella vi diciamo subito che soltanto <strong>Jonas Jerebko</strong> ci ha incanto davvero, che <strong>Smith</strong> è stato l&#8217;uomo chiave e, infatti, quando è saltato in aria lui, terza di Milano, quarta in casa, l&#8217;Angelico ha perso le ali, che <strong>Brunner </strong>è un mastinaccio di vecchia generazione da tenere sempre se puoi permettertelo, che Aradori si è mosso dalla casella dove i giocatori dell&#8217;oca, quelli che pensano sempre e soltanto a tirare, sbevazzano e si fossilizzano. Ora può diventare un vero giocatore e la difesa deve entrargli in testa anche se il <strong>ciclone Thomas</strong> lo ha investito. Lui, come <strong>James Gist, </strong>ha ancora tanti antipasti da digerire, molti primi, prima di chiedere il conto per salire di categoria. <strong>Garri e Spinelli</strong> hanno dato più di quello che ci aspettavamo da due giocatori che in passato avevano scelto strade dissestate, il primo borbottando fuori la sua concentrazione labile, il secondo andando a cento all&#8217;ora contro ogni muro, anche quando c&#8217;era da far lievitare il gioco degli altri. Su <strong>Jurak </strong>vale il discorso Brunner, uno che si batte sempre, non uno per cui perdere la testa, ma contro il quale puoi anche perderla. Unica vera delusione annunciata il <strong>Reece Gaines</strong> che soltanto alla fine ha pensato al basket come gioco di squadra, ma di sicuro si è pentito se pensiamo alle ultime uscite quelle dove a Milano brindavano due volte: una per averlo mandato via, ingolfando <strong>Treviso</strong>, un&#8217;altra per averlo avuto come avversario con in mano i palloni importanti.</p>
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		<title>Quando prendi fischi per fiaschi&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 18:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Gazzetta esulta: Becirovic e Hutson portano Roma alle Top 16 per la prima volta nella storia. Repubblica invece ignora completamente l&#8217;evento: manco un pallino, solo colpa del supplementare?¬†Non credo. Al massimo avrebbe dato il risultato: 74-69 dts. E comunque la Lottomatica ha battuto l&#8217;Olimpia Lubiana. Viva la Lottomatica di Nando Gentile. Che poi gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/31541342@N03/3042443919/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3023/3042443919_27170b9d7c.jpg?v=0" alt="" width="231" height="240" /></a>La Gazzetta esulta: <strong>Becirovic</strong> e <strong>Hutson</strong> portano Roma alle Top 16 per la prima volta nella storia. Repubblica invece ignora completamente l&#8217;evento: manco un pallino, solo colpa del supplementare?¬†Non credo. Al massimo avrebbe dato il risultato: 74-69 dts. E comunque la <strong>Lottomatica</strong> ha battuto l&#8217;Olimpia<strong> Lubiana</strong>. Viva la Lottomatica di <strong>Nando Gentile</strong>. Che poi gli sloveni di <strong>Zdovc</strong>, un giocatore (della Virtus) che adoravo, siano poca cosa, questo √® un altro paio di maniche. Cos√¨ come √® pacifico che Roma sia sempre sull&#8217;orlo di una grave crisi esistenziale, nella quale non √® risprofondata solamente perch√® le¬†vittorie sulla <strong>Benetton</strong> (netta) e su Lubiana (striminzita) le hanno dato un po&#8217; di pace almeno sui giornali. In verit√† non¬†avrei mai immaginato lo scorso settembre, durante il raduno di Folgaria, che la squadra di¬†Repesa potesse cadere cos√¨ in basso.¬†Anche se le lacune societarie erano (e sono) evidenti. E se chiaramente Giorgione<strong> Bottaro</strong> non poteva fare tutto lui, pur facendosi in quattro.¬†Anche se Dejan<strong> Bodiroga</strong>, luce dei miei occhi, non si √® mai visto e sentito da quelle parti del Trentino. Anche se un cieco si sarebbe facilmente¬†accorto che il caro Gelsomino, come lo chiama Oscar, vedeva come fumo negli occhi <strong>Allan Ray</strong> e l&#8217;avrebbe (a ragione) rispedito subito¬†negli States con un bel calcio sul sedere. E se Gigi <strong>Datome</strong>, impalpabile ieri sera,¬†doveva ancora essere aggregato ad una panchina che era gi√† lunga e pareva pure solida. <strong>Becirovic-Brezec</strong> inseparabili, <strong>Gabini-Gigli</strong> sempre insieme, <strong>Tonolli-Giachetti</strong> ottimi collanti, Jennings spaziale, <strong>De La Fuente</strong> intelligente, Hudson in rampa di lancio. E invece&#8230; In molti senz&#8217;altro gi√† remavano<span id="more-288"></span>¬†contro <strong>Repesa</strong> e l&#8217;hanno fatto fuori senza tanti scrupoli. <strong>Jabber </strong>e <strong>Jennigs</strong>, visti contro Lubiana, mi sono sembrati (inutili) libellule impazzite come avrebbe cantato lui, il grande <strong>Lucio Battisti.</strong> Per non parlare di un timido Gabini, che dovrebbe spaccare il mondo, e di un De¬†La Fuente senza arte n√® parte, quando invece potrebbe essere la spalla ideale dell&#8217;unico che ha sempre un po&#8217; di sale in zucca, il Sani Becirovic delle mie brame. Ora dirvi non so se Nando pu√≤ far bene alla causa capitolina. Un altro <strong>Sani</strong> che nel cuore (ancor pi√π)¬†mi sta, il Lorenzaccio che ho (forse) finalmente catturato¬†nella rete di questo blog, me ne parl√≤ non bene, ma benissimo come allenatore in tempi non ancora sospetti. Quindi da cosa potrebbe nascere cosa, per√≤ attenti: questa Lottomatica cos√¨ com&#8217;√® oggi, con la paura che si porta addosso e la tensione che non riesce pi√π a mascherare, non √® squadra nemmeno da ottavo posto dei playoff in un campionato dove invece dovrebbe con comodo guardare dall&#8217;alto al basso almeno <strong>Montegranaro </strong>e <strong>Teramo</strong> che meritatamente la precedono in classifica. Intanto zitte zitte <strong>Milano</strong> sta assestandosi e <strong>Avellino </strong>sta di nuovo stupendo, mentre la Fortitudo riesce ogni volta a deludermi persino pi√π di Roma e di Treviso messe insieme. O forse mi sbaglio di grosso? Come direbbero a Sky: assolutamente s√¨.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post= " rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I lunedì da Oscar: l&#8217;ultimo rifugio</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2008 13:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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Oscar Eleni dalla spiaggia dove passa l&#8217;ultimo volo per lasciare il confino, sulla sella del cavallo che si dirige dove gli uccelli cantano. Poco bagaglio, memoria quasi azzerata, la fretta di dire le cose in fretta, in modo che il titolare di questo sito si senta ancora felice, come accadeva nei tempi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketnet.it/art/E/Eleni_BN.jpg" alt="" width="126" height="194" />¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† <em><strong>¬†</strong></em>di<em><strong> OSCAR ELENI</strong></em>¬†</p>
<p><strong>Oscar Eleni</strong> dalla spiaggia dove passa l&#8217;ultimo volo per lasciare il confino, sulla sella del cavallo che si dirige dove gli uccelli cantano. Poco bagaglio, memoria quasi azzerata, la fretta di dire le cose in fretta, in modo che il titolare di questo sito si senta ancora felice, come accadeva nei tempi in cui eravamo in viaggio permanente sulla stessa scopa, perch√© era convinto di pensare molto di pi√π e quindi di lasciare qualcosa di pi√π. Forse √® accaduto. Pochi, penso, se ne sono accorti. Borsa tedesca da viaggio, sembra non esistere, la apri e capisci che qualcosa puoi infilarci, basta non avere la presunzione di essere anche ordinato. Onore ai vendicativi. <strong>Caja </strong>sistema<strong> Roma</strong> come l&#8217;imbalsamatore della famiglia Corleone: la fa sembrare bella nella morte della prima sconfitta, ma ci sono pi√π di cento buchi sulla tenera carne dei nemici. <strong>Zare Markovski</strong> bacia tutti, ma ha la lingua nera, velenosa e la <strong>Virtus </strong>che gli aveva fatto del male, mandandolo via dopo tre finali paga di nuovo il suo non essere squadra, soprattutto in difesa, il suo vagare fra le onde sapendo gi√† dal primo giorno che se ci sar√† da pagare lo far√† l&#8217;allenatore. Perch√© a <strong>Bologna</strong> le cose vanno cos√¨, in qualsiasi sport e lo capisci andando a vedere certe valutazioni sui giocatori <strong>Fortitudo</strong> rimasti come carta da parati sul campo di Siena. La Bologna virtussina si chiedeva, non tanti giorni fa, se uno bravo come <strong>Boykins </strong>si era mai visto in Italia, adesso si domanda se non √® colpa degli altri, allenatore? compagni?, se il genietto ogni tanto si confonde se dall&#8217;altra parte trova un Best bestiale nella concentrazione e nella resistenza alla fatica. La Bologna fortitudina accetta ogni tipo di scusa, finge di non sentire il suono della sirena nella fabbrica del grano, si accontenta di ammettere che i giocatori, presi uno a uno, sono anche belli da vedere, peccato che perdano sempre un giro nei ritorni difensivi, peccato che in una partita contro avversari sicuramente provati abbia scelto la strategia del ventre molle, cioccolata dalla colazione alla cena per farli conoscere questi giocatori dell&#8217;aquila che sembrano estranei. Stiamo ancora ridendo dopo aver sentito <strong>Piero Bucchi</strong> che elogia l&#8217;Armani brutta, sporca e cattiva perch√© se avevamo dei dubbi<span id="more-133"></span>¬†su certe cose adesso tutto √® chiaro: l&#8217;ansia di piacere ha mandato tutti fuori giri, perch√© la realt√† √® ben visibile, soprattutto in un successo all&#8217;ultimo tiro, avendo sperpretato di nuovo, contro Ferrara neopromossa, facendosi mangiare la solita dote. Certo che servono ritocchi, ma se il peccato √® ricorrente allora vuol dire che qualcuno non la racconta giusta. Stiamo ancora piangendo sentendo <strong>Lino Lardo</strong> ringraziare la sua squadra mentre il proprietario va in giro a chiedere se la gestione dell&#8217;ultimo pallone aveva un senso, non tante ore dopo aver fatto sapere che non ce la fa pi√π economicamente. Scatenando chi si fa abbindolare nel gioco delle tre carte e continua a vedere nelle societ√† il male assoluto, nella federazione, se gestita dai cartai preferiti, il bene primario, senza rendersi conto che il male sar√† anche dove se sbagli si vede subito, perch√© paghi tutto di persona, ma il bene che dicono loro adesso dovr√† venir fuori virtuoso se davvero le societ√†, accusate di ogni malvagit√†, a parte alcune gestite da maestri cantori, decideranno di non cominciarlo il prossimo campionato e di non pagare per 80 giorni di raduno. Contenti che a <strong>Montegranaro</strong> abbiano smesso di accusarsi l&#8217;uno con l&#8217;altro, felici che abbiano ritrovato una strada, anche se cos√¨ diversa da quella che li distingueva in passato.</p>
<p>Per il primo giorno di aria, lontani dal confino, forse √® abbastanza. Se gradite possiamo servire ancora <strong>PAGELLE </strong>e amari dove non apparir√†, purtroppo, una nota speciale per il figlio di Lorenzo Sani, amico dei naufraghi, emarginato dal basket per editti che erano oltre il meridiano bulgaro, che ha segnato 4 gol al Bologna, nella trasferta con il suo San Lazzaro ( non lo dite in giro, ma i genitori, si sa, diventano la prima rovina anche per figli talentuosi):</p>
<p><strong>10</strong> a <strong>Attilio CAJA</strong> per aver commosso i coniugi Snaidero, per trovato in una sola notte quello che gli era stato negato nelle settimane precedenti. Averlo fatto contro Roma deve essere stato sublime e lo sentiranno tutti quelli che ascoltano, via satellite, Radio Radio del Fallucca immenso, l&#8217;unico che ancora si ricorda che Veltroni √® pur sempre presidente onorario di Lega.</p>
<p><strong>9</strong> a <strong>Zare MARKOVSKI</strong> per come ha trovato la prima vittoria europea, per come ha sistemato la Virtus, per come vive la sua nuova esperienza con Avellino che √® terra di lupi gentili, che magari ringhiano, ma almeno non ti pugnalano alle spalle come √® capitato a Bologna e Milano.</p>
<p><strong>8</strong> a <strong>Shaun STONEROOK</strong>, dieci fisso nel nostro cuore, per quel tuffo e il pallone toccato verso il compagno che andava in contropiede. Essenza del gioco, essenza della stessa vita nello sport di squadra.</p>
<p><strong>7 </strong>al <strong>FINELLI </strong>di<strong> Montegranaro</strong> perch√© l&#8217;anno scorso dicevano che viveva sulla eredit√† lasciata dal grande Pilla, ma quella non era vera farina del suo sacco. Beh, adesso il sacco √® proprio suo e hanno anche tentato d&#8217;infilarci la bufala Kemp.</p>
<p><strong>6</strong> ai <strong>RESISTENTI </strong>della brigata &#8220;vedo Sky ma senza audio&#8221; perch√© arriver√† il premio anche per loro, magari portando via lo dotazione di lecca lecca che viene fornita, in perfetta parit√†, come dicono loro facendoci venire il dubbio che esista anche una parit√† imperfetta, fra prima voce cantante e opinionista con il turibolo.</p>
<p><strong>5¬†a </strong><strong>Mike D&#8217;ANTONI</strong> che non pu√≤ pentirsi ogni volta che fa stare seduto il Gengis Gallinari mandato in campo troppo presto, il talento che mai avrebbe dovuto andare nella NBA senza avere la certezza che il suo fisico era gi√† pronto a reggere l&#8217;urto.</p>
<p><strong>4 a</strong>lla <strong>rassegna stampa di Lega</strong> che, nei titoli, divide il merito della frase sui mezzi giocatori che non vanno in nazionale, fra Meneghin, che l&#8217;ha pronunciata davvero, e Recalcati che invece ha deciso autonomamente di non far sapere al volgo chi erano i giocatori a cui aveva chiesto impegno sentendosi dire che avevano altro da fare nell&#8217;estate, anche se non tutti sono andati a Formentera a sbloccarsi la testa.</p>
<p><strong>3</strong>¬†a <strong>SKY</strong> intesa come provincia grande di questo basket che deve tanto a chi lo fa vedere cos√¨ bene, perch√© nessuno, anche con la lavagnetta, ci ha spiegato, con la stessa sicumera dei giorni in cui si parlava delle ore 21 come orario perfetto per fidelizzare i tifosi, perch√© domenica prossima per Roma-Siena i riflettori della diretta si accenderanno alle 17. Voi dite perch√© alla sera c&#8217;√® il derby di calcio? Ma, in altre occasioni fingevano di non accorgersene e andavano avanti con i loro nani und ballerino.</p>
<p><strong>2</strong>¬†a <strong>Gianni PETRUCCI</strong> che ancora non ha spiegato i motivi del commissariamento federale, che ancora non ha trovato una soluzione professionale per tenere davvero Meneghin alla presidenza federale, che ancora non ci ha detto perch√© questo Chimenti, che fra i sostenitori ed ispiratori ha sicuramente il Toto Bulgheroni a cui il golf ha dato una carica mentre il basket lo irritava, √® diventato cos√¨ amico di chi vorrebbe farlo cadere.</p>
<p><strong>1 a </strong><strong>Gelsomino REPESA</strong> per aver lasciato crescere l&#8217;erba dell&#8217;ingordigia in una squadra che magari far√† anche soffrire Siena pi√π dell&#8217;anno scorso, ma dopo la sconfitta di Berlino, quella di Udine, dopo aver accettato presuntuosamente di andare in campo ad Udine 48 ore dopo aver vinto a Lubiana, ci sono tante cose da rivedere e se Jennings merita attenzione, cure di un vero maestro, non siamo sicuri che Allan Ray diventer√† un uomo nuovo.</p>
<p><strong>0</strong> a <strong>Claudio SABATINI</strong> che ha ceduto subito nel processo all&#8217;allenatore Pasquali come se davvero avessero ragione gli Arnold, i Righetti, i Koponen e compagnia cantante fino al povero Chiacig. La Virtus che ha illuminato gli intervalli del grande basket con iniziative che obbligavano a riaccendere la luce ora spegne la speranza che, come √® si √® detto, dopo il sacco di Pesaro, fossero davvero i giocatori a pagare i danni.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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