By peaclaudio | Giugno 5, 2010 - 10:02 am - Posted in Il basket nel cestino

                                                                 di CLAUDIO PEA

Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono la sua passione mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che lei mi convinca a cambiar canale. In effetti non posso dar torto alla Tigre, ma conosco Franco da quando ancora s’infilava le dita nel naso a casa dell’Orso Eleni e Mike D’Antoni mi diceva che preferiva spararsi otto uova sode di Laurel piuttosto che digerire uno dei logorroici sermoni di Casalini pre-gara. E allora provo a convincerla che non è poi vero. Semmai sono critico con lui per il suo esagerato buonismo alla Veltroni. Come ha fatto mercoledì sera al termine della prima semifinale tra Caserta e Milano finita con un risultato facile da ricordare: 80-90, la gallina canta… “Questa vittoria dell’Armani non cambia in fondo di molto l’equilibrio della serie”. Come no? Adesso a Milano basterà vincere le due prossime partite al Forum e sarà in finale come l’anno scorso con Siena. Mi spiace, ma la Pepsi è spacciata. O quasi. E comunque ora l’ago della bilancia si è spostato decisamente dalla parte della squadra di Pierino Bucchi che, strada facendo, ha trovato in Jamie Arnold e Chris Monroe, cioè proprio dagli ultimi arrivati, la soluzione a moltissimi problemi che si era trascinata dietro da Natale a Pasqua. Per non dire sino a quindici giorni fa quando l’ho vista, asfaltata dalla Benetton, non fare una piega.

A basket si gioca in cinque. Come a poker in quattro e a tressette anche in tre, ma col morto. Il basket è un gioco di squadra. Niente da dire: s’attacca in cinque e si difende pure in cinque. A meno che il quinto non sia Superbone Vitali Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Marzo 2, 2010 - 4:47 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le cadute sul ghiaccio di Carolina, le cadute di stile verso l’angelica Kostner del presidente Petrucci, il numero uno del Coni che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In Canada ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con Sandro Gamba, poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i “suoi uomini” dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero Maifredi che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. Venuta l’ora d’abbandonare West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. Succede anche nel piccolo mondo del nostro basket dove nel pensatoio per la riforma campionati Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

OSCAR ELENI ai piedi della scalinata Potemkin nel cuore di Odessa, vedendo la carrozzina di Ejzenstein scendere inesorabilmente verso il mare del silenzio, quello dove vorresti immergerti cercando l’abisso che serve per isolarti dal dolore. Paola Porelli che ha cercato in tanti modi di farci dimenticare la storiella suu chirurghi con mano dolce, ma pensiero debole sulla filosofia dello stare bene senza i pezzi del tuo corpo che si sono presi, ha deciso che senza l’avvocatone non aveva quasi più senso guardare persino i nuovi ragazzi della sua famiglia Virtus. Con l’ironia di sempre ha deciso prima di chiudere la finestra sul mondo, poi, dopo aver salutato i fedelissimi Matteo, Mario, Lorenzo, ha deciso che aveva voglia di andare a scoprire se anche in un’ altra dimensione deve esserci un pianeta Porelli dice la scienziata Margherita Hack, il suo Gigi Torquemada aveva trovato il modo di macchiarsi la cravatta, la camicia, la giacca, il maglione, urlando al capo degli angeli, o, magari, anache al capo dei diavoli, che la macchia è libertà.

- Ma dai, Gigi, non vedi che state esagerando con la vodka di Odessa, guarda la camica, guarda che macchia.

- Nando ( lui la chiamava così dopo aver confessato che quando si erano incontrati gli piaceva quella grinta in sorriso con velluto) non mi rompere, le camice si lavano, le giacche si puliscono, ma vuoi mettere come si sta bene quando si è liberi.

Va bene, cara Paola, si prenda pure le nostre lacrime Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Febbraio 6, 2010 - 12:45 pm - Posted in Il basket nel cestino

                         di OSCAR ELENI

Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a Trinchieri se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico. Per il giovane Custer domani contro Cremona è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. Repesa va a Roma dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la Treviso un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di Boniciolli, l’anarchico testabalorda, buono come il Grignolino. A Caserta hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il Fabrizio Frates che guida i pirati di Montegranaro. Dipendesse da Sacripanti e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in zona Cantuki perché non tifare Dalmonte che osa sfidare Siena, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come aiuto per la nazionale insieme a Capobianco. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe Capitan Ventura, l’allenatore del Bari sette bellezze che a 61 anni ha molto da insegnare ai giovani fringuelli del pallone, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano Cioppi dopo aver scoperto che alla Vanoli vedono il cielo blu anche quando Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , ,

                                       di FRANCESCO SARTI

Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, Biella si è affidata al veterano Fred Jones, una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal team di Bechi. Ripagandolo, nell’esordio casalingo contro la Virtus, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro, Scoonie Penn, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, ci sarebbe Ferrara, che ha tentato di redimere Luke Jackson, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, lasciando il palco al collega Grundy: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o il play che fa il boia e l’impiccato. Certo, visto il Bulleri trevigiano dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

                       di OSCAR ELENI

Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell’Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all’inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo predicatore di Charlotte. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle lune di Saw, alle lune dell’allenatore che non ha mai voluto tirare sotto con l’automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare prima Hawkins, poi Vitali, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a Marconato e Taylor aggiungete Beard e Rocca potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il Montepaschi che vede all’orizzonte un quattro a zero bello rotondo, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo Eze è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c’era intorno a lui. A proposito del Jobey scoperto a Imola, allevato bene a Ferrara, diventato idolo a Montegranaro, vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l’italiese in mezzo a tanti american beoti che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.
Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il Luca Bechi che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Dicembre 19, 2008 - 7:06 pm - Posted in Il basket nel cestino

La Gazzetta esulta: Becirovic e Hutson portano Roma alle Top 16 per la prima volta nella storia. Repubblica invece ignora completamente l’evento: manco un pallino, solo colpa del supplementare?¬†Non credo. Al massimo avrebbe dato il risultato: 74-69 dts. E comunque la Lottomatica ha battuto l’Olimpia Lubiana. Viva la Lottomatica di Nando Gentile. Che poi gli sloveni di Zdovc, un giocatore (della Virtus) che adoravo, siano poca cosa, questo √® un altro paio di maniche. Cos√¨ come √® pacifico che Roma sia sempre sull’orlo di una grave crisi esistenziale, nella quale non √® risprofondata solamente perch√® le¬†vittorie sulla Benetton (netta) e su Lubiana (striminzita) le hanno dato un po’ di pace almeno sui giornali. In verit√† non¬†avrei mai immaginato lo scorso settembre, durante il raduno di Folgaria, che la squadra di¬†Repesa potesse cadere cos√¨ in basso.¬†Anche se le lacune societarie erano (e sono) evidenti. E se chiaramente Giorgione Bottaro non poteva fare tutto lui, pur facendosi in quattro.¬†Anche se Dejan Bodiroga, luce dei miei occhi, non si √® mai visto e sentito da quelle parti del Trentino. Anche se un cieco si sarebbe facilmente¬†accorto che il caro Gelsomino, come lo chiama Oscar, vedeva come fumo negli occhi Allan Ray e l’avrebbe (a ragione) rispedito subito¬†negli States con un bel calcio sul sedere. E se Gigi Datome, impalpabile ieri sera,¬†doveva ancora essere aggregato ad una panchina che era gi√† lunga e pareva pure solida. Becirovic-Brezec inseparabili, Gabini-Gigli sempre insieme, Tonolli-Giachetti ottimi collanti, Jennings spaziale, De La Fuente intelligente, Hudson in rampa di lancio. E invece… In molti senz’altro gi√† remavano Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , ,