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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; minucci</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Le pagelle di Oscar al giro di boa: dal dieci a Siena allo zero all&#8217;arbitro Facchini</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 22:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Bilbao, paesi Baschi, dove al mattino le strade vengono pulite da furgoncini che emettono una sostanza al limone capace di farti dimenticare l’urticante astiosità di chi ama così poco il basket da vederlo sempre con troppi difetti. Certo che le partite non sono belle come dicono i menestrelli di Sky</span></strong>, certo che <strong>nonno Peterson</strong> non è una novità che possa inebriare un Paese di vecchie comari come questo, ma, accidenti, annunciare un inserto sportivo e poi propinarci la solita solfa, andando persino fra i canguri e l’Open di Australia, sembra davvero troppo. Nel Casco Viejo gargarismi col sidro, poi <strong>Mercado della Ribera</strong> sul fiume, pranzo coi pintxos, bevendo txacoli, prima di radunare gli amici usciti dal Guggenheim per leggere insieme, a voce alta, mandando messaggeri in Italia, <strong>nelle case di campagna</strong> di tutti i proprietari di squadre di basket, ma anche soltanto di squadre sportive, questo pensiero sublime di Boscia Tanjevic sui giocatori di Roma, in particolare, sui boia chi non molla, sui ragazzi Giba e dintorni, che<strong> hanno voluto la testa dela Battista Boniciolli</strong> mentre le loro Salomè brindavano alla vaccinara: “Qualcuno di loro gioca come se non volesse fare la doccia. Questi sono strapagati per ciò che fanno. <strong>Gli operai della Fiat discutono per un aumento di 30 euro e qui c’è gente che prende 30 mila euro al mese</strong>. Ho parlato con due, tre di questi. Non è cambiato nulla. Bisognerebbe metterli a posto perché imparino adesso e possano affrontare più facilmente la vita quando smetteranno con il basket”.</p>
<p><strong>Dite voi se queste non sono parole alate, verità indiscutibili. Uno dissente: questo succede dove le società sono molli come budini, dove chi paga ascolta i cortigiani invece dei professionisti. A Siena non accadrebbe mai. Bravo.</strong> Hai detto Siena e pensi che gli altri siano sintonizzati tutti sul monte Alxanda dove Minucci sta catechizzando <strong>Marko Jaric</strong> guardando nei suoi occhi per vedere se gli è rimasta la cattiveria bolognese, quella dei giorni <span id="more-2062"></span>dove odiava davvero tutti, ma proprio tutti e non sorrideva mai. Qui si accolgono a braccia aperte personaggi che andrebbero interrogati sulla ruota infuocata nella Plaza Nueva dove <strong>bruciavano eretici</strong> e il Peterson che crede alle promesse del <strong>trentaduenne Greer</strong>, bocciato altrove e non certo per cattiva predisposizione di chi lo pagava molto più che <strong>a Napoli dove incantò davvero</strong>, farebbe bene ad essere cauto. Prima di pagellare il girone di andata,<strong> uno zero prosecco al geniale</strong> <strong>arbitro Facchini</strong>, che la santona del basket ce lo protegga, che le leggi degli arbitri lo facciano andare avanti almeno fino all’eta di Peterson, per <strong>il fallo tecnico fischiato contro Banchi</strong>, vice di Pianigiani, per essersi alzato dalla panchina, dopo avvertimento, questo è vero, <strong>cercando di richiamare l’attenzione di Kaukenas che non faceva la difesa</strong> <strong>giusta</strong>. Confondere un allenatore nel pieno delle sue funzioni con un agitatore è molto lontano dall’isola del sorriso dove <strong>Tiziano Zancanella</strong> vorrebbe servirci i suoi famosi tramezzini.</p>
<p><strong>Dunque i voti alla quindicina</strong>.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">SIENA:</span> voto 10  </strong>E ti pareva. Sono bravi quando costruiscono, scelgono, quando hanno sventure gravissime come l’incidente a McCalebb, come la grana Moss, quando prevedono il futuro, quando lavorano sul campo e sentono che il muro societario terrà anche se ci dovesse essere bufera. Una domanda a Michelori che in estate rifiutò la nazionale spiegando che voleva allungare la sua carriera: Ress e Carraretto che in estate sono stati con Azzurra vanno sempre meglio.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong><span style="text-decoration: underline;">:</span> <strong>voto 6</strong> con Bucchi, <strong>voto 7 e mezzo</strong> con Peterson. Con il primo freno a mano tirato, gente insicura, squadra sfortunata, per la verità come tante altre, come chi l’ha eliminata dall’Europa, tipo Valencia, come chi l’ha fatta maledire dal presidente senza passato, ma con capacità di lettura delle facce e degli stili. Bucchi è bravo come molti dei nostri allenatori, ma, ripetiamo, Milano, Roma e la stessa Bologna hanno bisogno del tipo speciale e Peterson lo è ancora.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">CANTU’:</span> voto 7.5   </strong>Pesa su tutto la sconfitta di Varese, ma anche l’incidente a Markoishvili, il regalo alla Virtus nella prima giornata, qualche partita giocata da separati nella casa difensiva. Certo il piazzamento e certe vittorie dicono che il sole della Brianza e del Cantuki scalda in maniera diversa cuori che sembravano esauriti, rivitalizzano gente come Marconato o Mian.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO:</span></strong> <strong>voto 8   </strong>Arrivare al quarto posto dopo la burrasca fra quarta e decima giornata è stato un capolavoro. Monsignor Pillastrini sa davvero usare bene il suo vocione e il suo copione.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong><strong>: voto 7,5</strong> alla squadra, <strong>voto 8</strong> a Lino Lardo. Sposare progetti arditi è da artisti liguri, scalare montagne scivolose è da rocciatori arditi, sorridere un po’ meno del proprietario, che vedi sempre in primo piano quando gioca la Canadian, ma anche quando non gioca, potrebbe servire a stare in pista quando ci si vanta pericolosamente di essere davanti a chi spende molto di più. Bologna e i suoi 8000 fissi, forse, la vedono in maniera diversa anche se veder crescere giovani talenti elettrizza.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span> voto 7 </strong>Allenatore esordiente spirito combattente, bellissime cose, strane cose, pessime cose. Gioventù balenga, ma il mondo Angelico ci rende sempre curiosi anche se non siamo di quelli che ballano con Atripaldi.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">AVELLINO:</span> voto 8   </strong>Vitucci e Tonino Zorzi hanno cavalcato un liocorno, lo hanno tenuto nel mondo che conta quando potevano andare sul Brenta a bere insieme e mandare tutti in mona. Bel lavoro da completare in Coppa Italia affrontando Peterson e i suoi licaoni?</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span> voto 6.5    </strong>Ritrovato l’entusiamo, l’assetto societario giusto, tenendo lontano il barracuda fighetto che è in troppi critici dal moscone, pensavamo che le cose potessero andare meglio. La squadra gioca bene, ma non difende bene. La squadra lotta spesso, ma non sempre.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span> voto 6</strong>   Stare ancora insieme, come squadra, con il presidente che se ne va nei giorni in cui la lava delle sconfitte pietrifica la pezza delle noci, resistere sentendo che soldi non ce ne sono più tanti è stato importanate e il girone di ritorno sarà quello della rimonta playoff. Ammesso che non arrivi lava da altri vulcani societari.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">VARESE:</span> voto 6</strong>   Bellissima nella freschezza dell’avvio, bellissima fino a quando i giocatori non hanno cominciato a rimpersi e le comari dei giardini non hanno intaccato la saldezza del consorzio che sa di buono, che sa di futuro convertibile. Recalcati è il suo genio felino.</p>
<p><strong>11 <span style="text-decoration: underline;">CREMONA:</span> voto 6</strong>    Crediamo in Mahoric, ma devono aiutarlo ancora un po’ perché, se hai la panchina corta, resti asfissiato.</p>
<p><strong>12<span style="text-decoration: underline;"> ROMA:</span> voto 3  </strong>  Giocatori da mettere in quarantena, meglio ragazzi della cantera, meglio non pensare allo spreco di talento e di denaro. Boniciolli ha pagato la sua voglia di stimolare con iperboli gente che non salterebbe verso il vuoto neppure se fosse sopra un sasso di magnesio alto un centimetro.</p>
<p><strong>13 <span style="text-decoration: underline;">SASSARI: voto</span> 7.5  </strong>Grande Sacchetti, padre e figlio, grande sforzo e il miglior regista del campionato. Peccato che Diener sia spesso dal fisioterapista.</p>
<p><strong>14 <span style="text-decoration: underline;">TREVISO: voto</span> 3  </strong>Rovinare tutto andando dietro alla bava di certi giocatori, giovani o veterani conta poco, è davvero poco benettoniano. Una volta Buzzavo spegneva le luci, faceva piangere qualcuno, ma nessuno girava a cinque metri da un blocco.</p>
<p><strong>15<span style="text-decoration: underline;"> BRINDISI: voto</span> 5.5  </strong>Doveva sorprenderci e invece è rimasta sorpresa. Con Bechi sembra aver trovato la presa per elettrizzare un bellissimo ambiente. Vedremo.</p>
<p><strong>16<span style="text-decoration: underline;"> TERAMO: voto</span> 5 </strong>  Niente trippa per i gatti d’Abruzzo. Peccato davvero per la caduta di Capobianco, per la caduta di una società che ha dentro energia e sani principi. Forse non si salverà, ma per il futuro siamo ottimisti perché crediamo nella dirigenza.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Hawkins deve solo ringraziare Mozart</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma. Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma.</span></strong> Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei una sola buona ragione. Con la città del Palio si è lasciato bene e col Montepaschi ha vinto finalmente a giugno quello scudetto che invece a Roma e a Milano aveva perso nelle due precedenti finali. Né il Falco di Washington può avere il dente avvelenato con Siena perché <strong>Ferdinando Minucci non l’ha</strong> <strong>fatto prigioniero: all’Armani</strong>, più che in verità nel Montepaschi, è diventato un pass par tout micidiale per aprire le difese avversarie, specie se non sono chiuse a doppia mandata come quelle della Lottomatica dell’Ecumenico. Piuttosto <strong>Hawkins ce l’ha con Roma</strong> e col suo presidente, Ciglione Toti, che non l’hai mai tenuto in palmo di mano. E non l’ha nascosto né prima, né durante la sfida di domenica al Forum. Al contrario ha prima confessato a Sky che nella capitale non c’era, e quindi non c’è, “una perfetta organizzazione ai vertici” e poi, una volta sceso in campo, <strong>ha preso d’assalto la Lottomatica</strong> con un tale furore che sembrava sul serio avesse con Roma un conto in sospeso. E comunque, t’amo o non t’amo, credo che Treccina abbia solo da <strong>ringraziare Siena e in particolare Pianigiani </strong>che in un anno gli ha fatto fare un bel salto di qualità e conseguentemente di categoria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non me ne vogliano Messina e Scariolo, di cui ho una stima infinita, ma credo che Mastro Simone sia, oggi come oggi, il miglior allenatore italiano al punto che i boyscout della Nba, se non si fossero addormentati cercando con il lanternino del talento in Niccolò Melli</span></strong> che, se c’è, è ancora molto in fieri, sono sicuro che avrebbero già consigliato per esempio ai Knicks di mandare a quel paese il vostro D’Antoni e di prendersi ad occhi chiusi Pianigiani. L’ho sparata grossa? Forse, ma non credo perché, al contrario di voi che <strong>avete </strong>già <strong>rovinato Superbone Vitali</strong> e stavate facendo lo stesso con Gel Aradori, vi dimostro coi fatti come nelle mani del <strong>mio giovane Mozart</strong> senza riccioloni siano cresciuti e diventati bravi e vincenti mezze calzette come Carraretto e Ress e mezzi campioni come McIntyre, Sato e adesso Dawkins. <strong>Né me ne voglia Recalcati</strong>, che pure ha portato all’argento olimpico una nazionale che non era certo inferiore solo a quella Argentina di Manuel Ginobili<span id="more-1996"></span>, ma sono sotto gli occhi di tutti i progressi che hanno fatto <strong>in un’estate in azzurro Belinelli e Bargnani</strong> che con il buon Carletto proprio non si capivano e probabilmente in nazionale non ci avrebbero più giocato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un Peana per qualcuno non è nel mio dna, ma credo che a Simone Pianigiani non lo potessi più negare. Così come non posso fare a meno di nascondere che l’intervista di Paola Ellisse all’immenso Boscia Tanjevic</span></strong>  è stata da accapponare la pelle e per questo l’ho ringraziata con il cuore in mano e l’emozione di essermi sentito tanto piccolo davanti a un uomo così grande che parla del suo tumore e confessa serenamente:<strong> “Embè, è chiaro che ho un po’ di paura </strong>e che sarà il destino a decidere per me, ma sono altrettanto fiducioso perché <strong>non conosco cosa voglia dire arrendersi</strong>. Per la prima volta ho sentito nella mia vita la stanchezza di non voler più allenare un club e così mi sono chiesto cosa fosse mai successo: probabilmente c’era, l’ho capito solo dopo, “quello” che lavorava sotto. <strong>Sono state la guerra in Jugoslavia a mangiarmi lo stomaco e lo stress di vent’anni di sofferenza per la distruzione del mio Paese</strong> che andava contro la mia idea del mondo e che si è poi espressa in me con un cancro. E’ il corpo che si rifiuta e si disamora di questo inganno e di questo tradimento: una volta eravamo tutti fratelli, all’improvviso è scoppiato tra di noi l’odio… Una notte un tremendo pensiero mi è passato per la testa e cioè che <strong>tutta questa bellezza del mondo</strong> potesse per me anche finire. E così da allora sono diventato un personaggino modesto che lotta e vuole rivivere altri notti bellissime<strong> sotto il cielo di stelle di</strong> <strong>Sarajevo</strong>. Senza rimpianti perché il passato è una selva di pietra dove nessuno può entrare e può cambiare niente. Così come è però certo che <strong>sono rimasto un sognatore</strong> che egoisticamente vuole continuare ad essere sempre amato…”.</p>
<p><strong>La splendida e toccante intervista di Paola Ellisse a Tanjevic non è durata più di duecento secondi ed è stata mandata in onda nell’intervallo di Milano-Roma soffocata dalle scelte non tutte condivisibili</strong> tra un tempo e l’altro di Matteo Boniciolli che nel primo quarto ha dato fiducia a <strong>Datome e a Heytvelt</strong> (ed è stato da entrambi assai ben ripagato), mentre nell’ultimo l’ha mal riposta in <strong>Giachetti e Vitali</strong> che non gli hanno invece regalato neanche un misero punto, ma solo una montagna di palle perse. Per questo penso che persino il Boscia si sarà <strong>incazzato &#8211; spero non troppo</strong> <strong>- col suo figliol prodigo</strong>, ma non ve lo verrà mai a raccontare come è giusto che nella sua posizione debba oggi fare. Però non si può nemmeno far finta che il bicchiere sia sempre mezzo pieno mentre<strong> la moglie è ubriaca</strong> e l’Armani ha intanto il triplo dei punti in classifica della Lottomatica. Né posso condividere la decisione di Teramo che<strong> ha girato le spalle ad Andrea Capobianco</strong> che, a ben guardare l’infido calendario d’inizio campionato, cosa poteva fare nelle prime sei giornate in casa con <strong>Milano, Sassari e Pesaro</strong> e in trasferta a <strong>Biella, Cantù e Treviso?</strong> Avrebbe dovuto battere Sassari, è vero, ma per una sola sconfitta inattesa lo si caccia cancellando tutto il buono da lui fatto in passato a Teramo? Via, <strong>non scherziamo</strong> e come avrebbe detto Totò: ma mi faccia un piacere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>La sconfitta era nell&#8217;aria e per li campi ora (si) esulta, odo muggire armenti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 18:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                             di CLAUDIO PEA
Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno quanto la storia di Siena che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                          <strong><em><span style="text-decoration: underline;">   di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">quanto la storia di Siena</span> <span style="text-decoration: underline;">che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre del 2006 come ha</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sottolineato più volte con enfasi Paola Ellisse domenica</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;">intorno a mezzogiorno</span></strong>. <strong>Dio, che barba!</strong> E così davanti allo specchio, bello insaponato, mi è saltata in zucca una poesia che alle elementari mi avevano fatto imparare a memoria e che vado ormai ripetendo non ricordo più da quante ore. <strong>Dio, che (para)noia!</strong> “Primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”. Sì, insomma il <strong>Passero solitario di Giacomo Leopardi</strong>. Che era figlio di un conte e di una marchesa, non so se lo sapevate, ed era il primo di otto figli: il più triste e il più sfigato. Ma sto andando fuori tema e allora torno subito sul binario prima che qualcuno dica: il solito perditempo. Come in verità sono. Dunque vi stavo raccontando di quel versetto dell’<strong>Aznavour</strong> <strong>di Recanati </strong>che mi angoscia ormai da tre giorni senza che ne capisca bene la ragione. Ecco, finalmente ci sono. Era ora. Nella mia totale follia cestistica vado ripetendo <strong>“primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”</strong> perché, un po’ parafrasando il tutto, la potrei anche recitare in questo modo: “la sconfitta era nell’aria e per li campi (di basket) ora si esulta”. Quale sconfitta? Ma è ovvio: quella del <strong>Montepaschi sabato</strong> sera <strong>a Masnago</strong>. Già Siena aveva rischiato grosso a <strong>Cremona</strong> e pure a <strong>Vilnius</strong>. E comunque, adesso che è arrivata, ha riempito d’immensa felicità i cuori degli italiani che non sono nati nella città del Palio<span id="more-1939"></span> e special modo dei tesserati della <strong>Banda Osiris</strong> che l’andavano sognando da mesi e mesi.</p>
<p><strong>Contenti loro, contenti tutti. Però adesso la devono anche finire di pascolare raccontando che Ferdinando Minucci ha gli arbitri dalla sua</strong> <strong>parte perché chiudono spesso e volentieri un occhio sulla</strong> <strong>difesa dura dei giganti di Simone Pianigiani</strong>. Sono storie queste di una tale piccineria, mista a livore e falsità, che non meritano neanche di essere commentate se non ricordando che <strong>il Verme</strong> seminava le stesse menzogne più di vent’anni fa contro l’odiata Milano di Meneghin e Gallinari o riprendendo il Passero solitario di Giacomo Leopardi che continua così: <strong>“Odi greggi belar e muggire armenti”.</strong> Tornando piuttosto al passo falso della MensSana sull’infido parquet di Varese, che mi rallegra assai per <strong>Recalcati</strong> e la brava persona che è, e il bravo allenatore che è stato anche a Siena, e lasciando pure perdere la storia di <strong>Giotto e Cimabue</strong>, il maestro che batte l’allievo tirata fuori sempre da Paola Ellisse come i cavoli a merenda, m’indigno sul serio dell’arbitraggio di <strong>Cicorino Cicoria</strong>, che sovente s’accompagna a tavola con i boss della Banda Osiris e mastica insieme ai popcorn le loro demenziali dietrologie, non perché ha avuto, lui sì, un occhio di riguardo per <strong>la Cimberio</strong>, più piccola e fragile, giusto così, quanto perché ha fischiato uno sfondamento a <strong>Rakovic </strong>che ha fatto sobbalzare sulla sedia <strong>il buon Mario Boni</strong> che in telecronaca diretta ha sparato fuori dai denti con l’onestà che di certo non gli manca: “Se lo avessero fischiato a me, quando giocavo, uno sfondamento del genere, mi sarei arrabbiato e non poco”. O vogliamo per cortesia parlare del compagno di merende di Cicorino, il<strong> Paolo Taurino</strong> che nei giorni scorsi magari girava per <strong>Modena </strong>vantandosi d’aver messo nel sacco i pentacampioni d’Italia. Ma bravo. Da anni annorum vado sostenendo che specie a un decimo secondo dalla overtime, fossi io l’arbitro, mi metterei il fischio in quel posto e,<strong> come Ponzio Pilato</strong>, lascerei che siano i giocatori in campo a giocarsi la vittoria nel supplementare. A meno che il fallo non sia grande come una casa e quello su<strong> Slay</strong>, al contrario, forse manco esisteva. Nella stessa azione c’è semmai <strong>Kangur che frana addosso a Stonerook</strong> impedendogli di saltare a rimbalzo. Ma questo fallo &#8211; è ovvio &#8211; l’ho visto solamente io. E nessuno di <strong>Sky</strong>. Neanche al replay. Eppure è evidentissimo.</p>
<p><strong>Che noia, che barba! Che barba, che noia! Così come non ne posso più di sentire i fastidiosi confronti tra la Siena che è stata e questa che sarà e sulla quale Pianigiani sta lavorando solo da un paio di mesi. Volete capirlo o no</strong> che sono due squadre completamente diverse che hanno poco o niente in comune? Sarebbe come se ora, solo perché Milano è tornata in testa alla classifica dopo sedici anni, paragonassimo la<strong> Stefanel</strong> d’allora, eliminata nella semifinale dei playoff dalla<strong> Virtus di Danilovic e Binion</strong>, con l’Armani d’oggi che pure è favorita come nel 2006-2007 per vincere il titolo che poi vinse proprio la <strong>Buckler di Bucci</strong>. <strong>Tra Fucka e Mancinelli</strong> non saprei chi scegliere, ma <strong>tra Bodiroga e Hawkins</strong> non avrei dubbi: tutta la vita il <strong>Michael Jordan bianco di Tanjevic</strong>. Ma ha senso fare di questi paragoni? No, non ha assolutamente alcun senso.<strong> McIntyre</strong> era McIntyre e <strong>McCalebb</strong> è McCalebb, due playmaker agli antipodi. Così dicasi per <strong>Eze e Rakovic</strong>: uno è nero e l’altro è bianco. Almeno questo me lo concederete o anche qui mi sbaglio? Chiedetevi allora se<strong> è più alta</strong> <strong>la</strong> <strong>torre del Mangia o più grande Torre del Greco</strong>, se è più antipatico <strong>Maurizio Belpietro</strong> o più grasso <strong>Bisteccone Galeazzi</strong>.  Il confronto non regge: lo dite anche voi, lo confermerebbe un bambino e allora parliamo d’altro. Che sarà meglio. Per esempio della <strong>Caserta di</strong> <strong>Sacripanti dei Sacripantibus</strong> che è ultima in classifica con zero punti e ha già perso in casa con <strong>Biella e Cremona</strong> che non sono né<strong> il Real</strong> <strong>Madrid, né il Barcellona</strong>. O <strong>la Roma di Boniciolli</strong> e dei due badanti che parte con Superbone <strong>Vitali</strong> playmaker, il vecchio <strong>Smith</strong> guardia e il Budino <strong>Crosariol </strong>pivot, quattro punti in tre, che si ritrova sotto 0-14 con Cantù in un amen e c’è Acciughino<strong> Pittis</strong> che ancora si meraviglia: “Ma <strong>cosa</strong>, Dio mio, <strong>sta succedendo alla Lottomatica?”.</strong> Chiariscimelo tu, che sei lì per quello, o devo dirti sempre io come stanno le cose nella pallacanestro dove sarebbe una meraviglia se anche Mammoletta <strong>Mamoli</strong>, la brutta copia di Cicciobello, s’occupasse solo di Nba e se Claudia <strong>Angiolini </strong>non ti facesse più gli occhi dolci come una volta quando stavate bene insieme, eravate <strong>zucchero e miele</strong>, e lei teneramente, tenendoti la mano, ti spiegava più da brava mamma, che da morosa, che stando con la <strong>Banda Osiris</strong> avresti imparato presto o tardi anche tu a zoppicare. Sono anche tre giorni che piove,<strong> governo ladro</strong>, e che non esco di casa, ho fatto indigestione di <strong>PeaNuts</strong> e ora ho un mal di pancia da morire. E allora se ne riparla: va bene? O volete che crepi? Via, non esageriamo. In fondo c’è qualcuno più tremendo di me. Sì, forse il demonio.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Da Siena a Sassari, smentendo Pianigiani</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani</span> <span style="text-decoration: underline;">preferiamo il sistema spagnolo al nostro</span></strong>, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia <strong>l’ottantanovesimo campionato di basket</strong>. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando <strong>Dino Meneghin</strong> ci ha chiesto perché non avevamo avuto <strong>neppure una riga per la presentazione</strong> <strong>all’Arena del Sole</strong>. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché<strong> il titolo è andato a Vitoria</strong>, perché <strong>i loro palazzi</strong> <strong>sono moderni e sempre pieni</strong>, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. <strong>Certo si poteva cavalcare la polemica</strong> innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi<span id="more-1898"></span> del nuovo prence che facevano gli offesi davanti ai loro presidenti cercando di spiegare che pure loro pasano tante ore in palestra, per la verità c’è il dubbio che molti si sentano con la coscienza a posto perché stanno tanto tempo al video per studiare i punti deboli dei nemici, ma nella sostanza, e lo diciamo a tutti, dal primo all’ultimo, <strong>sono i fatti quelli che chiariscono tutto</strong>: cercate di giocarte meglio e fate crescere davvero i giovani talenti che avete per le mani. Il sistema non permette di sperimentare perchè se sbagli trovi la valigia pronta sulla porta ? Una verità, ma esiste anche la voglia di tuffarsi dalle rocce più alte e questo dovrebbe ispirare la carriera di tanti buoni allenatori che sembrano però <strong>prigionieri nella biblioteca tipo quella del Nome della Rosa dove nessuno osava andare a cercare quello</strong> <strong>che avrebbe potuto rivoluzionare il sistema</strong>. Bella la scuola tecnica italiana,ma, accidenti, cosa dire allora di quelle proposte da Spagna, Croazia, Serbia, Lituania, Francia, Grecia, Turchia, Germania tanto per restare su quelle europee che al mondiale si sono battute più o meno bene, ma loro c’erano, e nei campionati giovanili arrivano sempre davanti all’Italia?</p>
<p><strong>Presentazione con l’obbligo di fare anche pronostici, una fase delicata,</strong> necessaria, la famosa zona d’ombra del &#8220;qui lo dico e qui lo nego” perché come suggeriva <strong>Ferdinando Minucci</strong>, vero numero uno del sistema, bisogna aspettare almeno tre mesi di campionato per capire chi ha pescato bene, chi ha lavorato meglio, chi ci farà alzare in piedi come è accaduto l’anno scorso guardando Cantù, Caserta e Montegranaro. Comunque sia andiamo con la griglia di partenza:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Prima fila</span></strong>: <strong>SIENA </strong>perché ha cambiato uomini, ma sotto lo scudetto porta sempre lo stesso cilicio e per batterla si dovrà andare a cento all’ora senza perdere troppi palloni. <strong>MILANO</strong> perchè, come dice il presidente Proli, i dolori e le finali hanno fatto capire gli errori commessi, perché il gruppo è più sano, più forte fisicamente, perché lo scudetto è l’obiettivo, ma non sarà inseguito facendosi prendere dall’isterismo. Ora bisogna vedere se tutti quelli coinvolti nel progetto avranno nervi saldi e testa lucida.<strong> ROMA</strong> perché arriverà più tardi, visti gli infortuni del precampionato, ma se hai nove giocatori sopra i due metri e Tanjevic nel pensatoio allora puoi aspettare e crescere bene. <strong>TREVISO </strong>perché Repesa è un maestro, perché in casa Benetton si sono rimessi tutti a tagliare gli alberi del Montello per una nave da dogi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Seconda fila</span>: CANTU&#8217;</strong> se non si fa prendere dall’angoscia di essere tornata società faro, se non si aspetterà di soprendere tutti come l’anno scorso perché ora sono gli altri ad avere il forcone in mano. <strong>BRINDISI </strong>dove c’è tutto per fare bene, peccato che manchi un palazzo adatto, ma gli uomini che la guidano sono tutti di prima qualità anche se la panchina sembra un po’ corta. Virtus <strong>BOLOGNA</strong> nella speranza che nessuno parli al mannovratore Lardo prima che possa mettere insieme un gruppo con dentro tante buone qualità, forse non il massimo del talento, ma è presto per dirlo. <strong>MONTEGRANARO  </strong>che in mano a Pillastrini può fare altri passi avanti perché ha una rosa molto competitiva e l’ambiente inventa eroi anche se appaiono un po’ logori. <strong>AVELLINO</strong> perché ha ricreato la famiglia dopo essersi liberata dell’egoismo, perché ha dentro il fuoco di casa Ercolino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Terza fila:</span> </strong><strong>PESARO</strong>, un altro posto dove prima è stata ricostruita la casa e poi la squadra. Potrebbe fare la mina vagante se al palazzo andranno amici, tifosi e non supercritici insoddisfatti e con la testa voltata sempre indietro.<strong> BIELLA</strong> perché hanno idee, hanno giovani talenti, hanno quell’entusiasmo che serve per non dimenticare i pasticci dell’ultima stagione dopo le maraviglie di due anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quarta fila:</span> </strong><strong>VARESE</strong> se i nuovi capiranno l’affetto di Masnago, se non ci sarà la voglia del tutto e subito, se, come dice Recalcati, la gente aspetterà a fare i conti alla fine e non dopo le prime partite. <strong>TERAMO</strong> perché ha un grande allenatore, perché non ha mai avuto paura di mangiare pane e cicoria.<strong> CREMONA</strong> affidata ad un giovane tecnico sloveno che sa scavare nella miniera. L’importante è che la società non si faccia prendere dal panico. <strong>SASSARI </strong>una neo promossa che cerca amore, ma anche qualche bella sorpresa. Bravo merlo, ma la griglia cosa vuol dire? Niente, cari amici, era soltanto una scusa per dire quello che ci passa per la testa oggi, molto prima che gli arbitri alzino la palla al centro del campo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Viggiano l&#8217;idolo di Milano, i 91 punti di scarto da Siena e l&#8217;Armani comunque felice: c&#8217;è qualcosa che non ci quadra&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 16:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                  <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Non so se ci avete fatto caso. Io sì, curiosando tra la pila di giornali che la Tigre vorrebbe scaricare fuori dalla finestra nel cortile, dove una volta</strong> <strong>c’era un tabellone in plexiglas e un canestro con</strong> <strong>la retina a brandelli</strong> e ora ci sono le cucce e le scodelle per i pointers e i bracchi di mio fratello che non so neanche come si chiamino. Caccia e basket, odio e amore. Succede. Anche nelle stesse famiglie. Un pallino di quattro righe su <strong>Repubblica</strong> di sabato: “Oggi a Siena gara 4 della finale scudetto. Se <strong>Siena batte Milano</strong> sarà il quarto scudetto consecutivo dei toscani”. E così è stato. Peccato che si sia giocato al <strong>Forum di Assago</strong> e non nella città del Palio al <strong>PalaMensSana di viale</strong> <strong>Sclavo</strong>. Può capitare, ci mancherebbe altro, specie nella redazione dove non c’è più amore per la palla nel cestino come quando le penne del basket erano quelle (preziose) di <strong>Walterino Fuochi e Emanuela Audisio</strong>, che magari pendeva dalle labbra del <strong>Vate Bianchini</strong>, ma alla quale era sempre un piacere rispondere per le rime. E come l’anno scorso, canticchiando il vecchio motivetto dell’estate, <strong>“sul mare col patino”,</strong> il <strong>Montepaschi</strong> ha festeggiato in casa di <strong>Giorgio Armani</strong> un altro secco e vaporoso 4-0 tricolore. Una finale che è durata poco: una settimana appena. Peccato sul serio. <strong>Da domenica a sabato.</strong> Tra un temporale e un acquazzone di giugno. Con una serie di risultati da non dimenticare soprattutto a Milano: 100-80, 81-59, 88-75 e 93-69 sempre per la magnifica armata di <strong>Sato e McIntyre, Eze e Stonerook</strong>, ma anche di <strong>Hawkins e Lavrinovic</strong>, <strong>Domercant e Zisis</strong>, <strong>Ress e Carraretto</strong> che sarà convocato in nazionale. Fatti due conti, in totale <strong>372-283</strong>. Uno scarto di 91 punti in quattro gare. Una voragine, un abisso, un’esagerazione. E comunque troppi perché l’Armani possa essere lo stesso felice di un secondo posto che può fare molto ma molto comodo a <strong>Pierino Bucchi</strong>, che solo così poteva e probabilmente ha potuto salvare la panchina, ma che non può piacere al padrone del vapore che ha scucito gli stessi soldi, euro più euro meno, della <strong>Banca che esiste dal 1472</strong> senza riuscire manco con un’unghia a graffiare lo strapotere senese. Come invece <span id="more-1859"></span>è riuscito almeno una volta quest’anno alla<strong> Benetton di Repesa</strong> e alla <strong>Lottomatica di Boniciolli</strong>. Anche questo può accadere nella pallacanestro italiana.</p>
<p><strong>Boniciolli confermato a Roma, Bucchi all’Armani, Repesa alla Benetton, ma nessuno crede al comunicato di Treviso</strong>. Tanto più il neo manager <strong>Claudio Coldebella</strong>, che stimo, non mi ha nascosto tra gli ulivi delle colline senesi, dove c’era mezza Italia d’allenatori nostrani tranne <strong>Giuda</strong>, che non ha alcuna intenzione di far prigioniero un allenatore che sogna il <strong>Topkapi</strong> e non vuol rimanere all’ombra del salice piangente sul <strong>Sile.</strong> <strong>Artiglio Caja o un altro slavo?</strong> Ne riparleremo. Intanto brindo al ritorno di <strong>Tanjevic</strong> nel Belpaese dove ha molti più amici di quel che crede e dove dovrà fare da balia all’ecumenico che va d’accordo con la <strong>Banda Osiris e l’Orso Eleni</strong> facendogli magari capire che, quando si sale le scale, bisogna rispondere al saluto anche di chi le sta scendendo e non girarsi dall’altra parte facendo finta di niente. Non vi pare? <strong>A Roma il Boscia</strong> <strong>troverà un sacco di superboni</strong> ai quali preferirebbe dar fuoco prima ancora di conoscerli, ma ne ha viste talmente tante di cose brutte e turche negli ultimi mesi, come l’acquisto di <strong>Quaresima Quaresma dall’Inter</strong> per sette milioni di euro, che non gli mancherà il coraggio, se serve, di far piazza pulita intorno a lui. Maestro Boscia, mi mancavi. Così come <strong>mi mancherà Romain Sato se dovesse davvero ascoltare le sirene</strong> <strong>della Nba</strong>. Lo capisco, quella è la sua terra cestistica, ma qui lo tratteremo sempre come si merita. Cioè come un papa. <strong>Parola di Ferdinando Minucci</strong>. Che ha una parola sola. Perderemmo invece tempo a trattenere<strong> Eze</strong> che a Siena ha già dato in proporzione eguale a quel che ha ricevuto, cioè moltissimo, ma che ora deve far spazio a Milovan <strong>Rakovic</strong>, il serbo di scuola americana, 2.08 per una montagna di chili, arrivato <strong>dalla Russia con amore</strong> e con la voglia di spaccare anche lui il mondo in due.</p>
<p><strong>Se Milano non fosse fessa e presuntuosa come invece purtroppo è, lo ho</strong> <strong>pensato, ripensato e lo riscrivo, si sarebbe già incartata Eze</strong> e non l’avrebbe lasciato andare via dal Forum prima che non avesse firmato il nuovo contratto milionario con l’Armani. Ricominciare da Eze non sarebbe stato male. Invece dal<strong> Livido Proli</strong> ho appreso con raccapriccio, e un cicinin di sconcerto, che grosso modo così com’è Milano può andare anche bene. Forse a lui. “Al massimo ha bisogno di un paio di ritocchi”, <strong>ha dichiarato a Sky</strong>. Ma dai! Dare di nuovo fiducia a <strong>Hall </strong>significa una cosa: dollari e tempo persi. O no? E poi ancora <strong>Finley e Bulleri</strong> insieme quando non fanno un playmaker in due? Di più: <strong>Maciulis e</strong> <strong>Petroviciu</strong>s vedono Bucchi come fumo negli occhi. E non solo loro. Anche il Forum ha espresso sabato sera coi fischi di migliaia di tifosi contrarietà al piccolo coach che non tutte le ha tentate ad essere sinceri, specie in gara tre, per rendere più difficile la strada verso lo scudetto a Siena. <strong>“Viggiano</strong> <strong>idolo di Milano&#8221;</strong>, diceva per la verità un cartello bene in vista tra gli ultras longobardi. Gli idoli di Milano un tempo erano altri: <strong>D’Antoni e</strong> <strong>Meneghin</strong> per esempio. Per non dire di <strong>Bob McAdoo o Joe Barry Carroll.</strong> E allora si capisce perché in fondo un secondo posto può andare bene all’Armani e al suo popolo pure per l’anno venturo. <strong>Farebbero tre di</strong> <strong>fila</strong>. Evviva! L’importante è che a <strong>quelli di Sky</strong> diciate che stasera alle 20.30 non si gioca gara cinque a Siena come è apparso anche ieri mattina sulla sua guida tv. Altrimenti il rischio è che di nuovo ai botteghini del PalaMensSana qualche lettore di Repubblica che non vede la Rai (e men che meno Mediaset) faccia stasera ancora la fila come sabato per vedere la quinta finale tricolore. Volete mettervelo in testa o no che <strong>il Montepaschi ha già vinto lo scudetto numero cinque della sua storia</strong>? <strong>Vi piaccia o meno.</strong> Fischiettando con le mani affondate in tasca: “E come l’anno scorso, sul mare col patino…”.</p>
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		<title>Si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:50:29 +0000</pubDate>
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Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei</strong> <strong>Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al</strong> <strong>caro Orso Eleni</strong>, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. <strong>Mi piace tutto di Siena</strong>: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, <strong>la taverna del Capitano</strong> ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e <strong>Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco</strong> <strong>dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio</strong> e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la <strong>Lupa</strong> sia <strong>nemica dell’Aquila</strong>. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il <strong>mio nipotino Edoardo</strong> che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. <strong>Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico</strong>. Per fortuna mi è venuto in soccorso <strong>Riccardo Caliani</strong>, che è un amore di ragazzo, oltre che <strong>l’addetto-stampa impagabile della MensSana</strong>. Però se pensate <span id="more-1849"></span>che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi<!--more--> o, al massimo, non fatele uscire dai confini d’Europa.</p>
<p><strong>Altrimenti m’arrabbio sul serio e, quando mi salta la mosca al naso, anche</strong> <strong>questo lo sapete, non conosco le mezze misure. Come</strong> <strong>stamattina aprendo il giornale rosa</strong>. Ora non ho la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno e men che meno ho avuto nella vita l’ambizione di fare il <strong>culo di pietra</strong> in redazione. Mi piaceva troppo girare, conoscere e curiosare. E ho girato, grazie al cielo, il mondo correndo dietro ad un pallone di basket, ma anche di calcio e di pallavolo. Libero come il sole, ho lasciato volentieri agli altri <strong>la libido di comandare</strong>. Anche perché in questo Paese, salvo rare eccezioni, i migliori nei giornali non sono i più bravi, ma quelli che servono i padroni con l’arte dell’adulazione e della genuflessione. Però non si può nemmeno far finta di non vedere che la Gazzetta di lunedì non aveva un richiamo di basket in prima pagina. Eppure si era giocata domenica a Siena la prima partita della serie tricolore. <strong>Una buona finale. Arbitri a parte. </strong>E una buona Milano sino a quando il Montepaschi non si è rimboccato le maniche in difesa e l’Armani non ci ha capito più un cavolo. O quasi. Un richiamo per Varese e Pescara che ritornano<strong> in serie B</strong> magari ci può stare nell’Italia che ha solo il calcio nelle vene, ma che<strong> Benitez</strong> dica: <strong>“Guidare questa Inter non mi preoccupa”</strong> non credo che scateni una<strong> coda alle edicole</strong> più della fantastica prestazione di <strong>Mc Intyre</strong> nel primo e nel terzo quarto. Anche perché questi sono e saranno gli ultimi colpi di coda del piccolo grande <strong>T-Mac</strong> a Siena. Potrebbe rimanere invece Sato, fosse vero, ma ne riparleremo. Adesso riapro la Gazzetta di oggi e stavolta un rettangolino rosa di pallacanestro lo trovo in fondo alla (prima) pagina, ma non mi sta bene che il titolino sia dedicato tutto alla Nba, ai<strong> Celtics</strong> che conducono 3-2 sui <strong>Lakers</strong>, mentre solo un occhiellino si merita il secondo duello di stasera tra<strong> Siena e Milano</strong> che sarà importantissimo per stabilire se lo scudetto<strong> il Montepaschi lo vincerà per 4-0 o 4-1 </strong>o al massimo, ma non credo, per 4-2.</p>
<p><strong>Sbollita la rabbia per certe scelte che faccio fatica a digerire, torno a</strong> <strong>perdermi tra i vicoli di Siena che somigliano un po’ alle mie calli:</strong> sembrano tutti eguali e non lo sono. “<strong>Siena è piccina”,</strong> mi dice un contradaiolo al quale chiedo la strada più breve per <strong>Piazza del Campo</strong>. “Ci arriva in un lampo”. E così è stato. Come non ci piove che Siena sia piccina davvero. Tant’è che non capisco tutta questa storia sul <strong>PalaMensSana</strong> mezzo vuoto nella prima partita della serie finale. Intanto non c’erano tifosi da Milano o, se c’erano, nessuno li ha sentiti. E poi 4.469 paganti in un impanto da 5.000 posti a sedere rappresentano un dodicesimo degli abitanti di tutta Siena. Ovvero una famiglia su tre ha nel cuore la sua diciottesima contrada, le è vicina e la sostiene: una cosa non da poco, non vi pare? Quanto al <strong>mio amore per la Lupa</strong> ne ho compreso finalmente la ragione: mescolando il sacro al profano, porta gli stessi colori della nostra Juve, mia e di <strong>Simone Pianigiani</strong>: il bianco e il nero a fiamma (e non a righe). Evviva! <strong>La Lupa è la nonna di tutte le contrade</strong>. Ovvero è quella che non vince un Palio da più tempo. Un altro n buon motivo allora per stare dalla sua parte affinché non si dica che mi trovo a mio agio solo sul carro dei vincitori. Più difficile è semmai capire per chi non è di Siena come possano <strong>Pianigiani e Minucci</strong> andare perfettamente d’accordo sul parquet, mentre le loro contrade, cioè <strong>la Lupa e l’Istrice</strong>, siano storicamente nemiche. Ve l’ho già detto: qui <strong>si fa a cazzotti e poi si va</strong> <strong>a bere insieme</strong>. Sperando che stasera Facchini, Mattioli e Chiari fischino meglio di Cerebuch, Paternicò e Sardella. Ci vuol poco e dunque ci potrei anche scommettere sopra. Ma non abbiamo dato la quota.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=9" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>La lettera del presidente alla mamma</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 09:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono la sua passione mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Soft o strong? Tranquilli, parto lieve. Anzi, lievissimo. Come griderebbe Reinhold Messner. “Ma quanto parla questo Casalini?”, mi fa mia moglie alzando per un secondo lo sguardo dalle parole crociate che sono </strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;">la sua passione</span></strong> mentre io mi nutro di basket una sera sì e l’altra pure e non c’è verso che lei mi convinca a cambiar canale. In effetti non posso dar torto alla Tigre, ma conosco Franco da quando ancora s’infilava le dita nel naso a casa dell’Orso Eleni e <strong>Mike D’Antoni</strong> mi diceva che preferiva spararsi <strong>otto uova sode</strong> di Laurel piuttosto che digerire uno dei logorroici sermoni di Casalini pre-gara. E allora provo a convincerla che non è poi vero. Semmai sono critico con lui per il suo <strong>esagerato buonismo</strong> <strong>alla Veltroni</strong>. Come ha fatto mercoledì sera al termine della prima semifinale tra Caserta e Milano finita con un risultato facile da ricordare: 80-90, la gallina canta&#8230; “Questa vittoria dell’Armani non cambia in fondo di molto l’equilibrio della serie”. Come no? <strong>Adesso a Milano basterà</strong> <strong>vincere le due prossime partite al Forum</strong> e sarà in finale come l’anno scorso con Siena. Mi spiace, ma <strong>la Pepsi</strong> è spacciata. O quasi. E comunque ora l’ago della bilancia si è spostato decisamente dalla parte della squadra di Pierino Bucchi che, strada facendo, ha trovato in <strong>Jamie Arnold e</strong> <strong>Chris Monroe</strong>, cioè proprio dagli ultimi arrivati, la soluzione a moltissimi problemi che si era trascinata dietro <strong>da Natale a Pasqua</strong>. Per non dire sino a quindici giorni fa quando l’ho vista, asfaltata dalla <strong>Benetton,</strong> non fare una piega.</p>
<p><strong>A basket si gioca in cinque. Come a poker in quattro e a tressette anche in tre, ma col morto. Il basket è un gioco di squadra. </strong>Niente da dire: s’attacca in cinque e si difende pure in cinque. A meno che il quinto non sia <strong>Superbone Vitali<span id="more-1809"></span></strong>. Però se in due, Arnold e Monroe, piovuti dalla panchina, oltre che dal cielo, mettono insieme quarantun punti, ovvero sette in più di tutti quelli raccolti dall’intero quintetto-base milanese, allora i conti faticano a tornare e c’è qualcosa che non mi quadra. Tutto questo per dire che, se fossi al posto di <strong>Giorgio Armani</strong>, cioè dalla parte del padrone, mi chiederei se per caso non mi abbiano preso in giro quando mi parlavano di un progetto molto serio che avrebbe prima o poi portato i suoi frutti esaltando il made in Italy: <strong>Bulleri, Mancinelli, Mordente e Rocca. Più il Sani</strong> <strong>Becirevic </strong>che non si capisce bene cosa l’abbiano comprato a fare. <strong>Questa Milano è invece figlia dell’improvvisazione e, a voler essere ancora</strong> <strong>più crudeli, della disperazione o della frustrazione</strong>. La stessa che ieri sera ha provato<strong> Cantù</strong> quando ha alzato gli occhi al tabellone luminoso e li ha stralunati quando si è accorta d’aver beccato un trentello di nuovo da <strong>Siena</strong>. Eppure non abbiamo giocato da cani. Raccontava <strong>Micov a Markoishvili</strong>. Al contrario: ci abbiamo messo molto coraggio e furore. E dopo 13 minuti e 24 secondi eravamo ancora pari: 38-38. Diceva <strong>Green a Mazzarino</strong> che scuoteva la testa e ricordava che quest’anno poche squadre erano state capaci di segnare 44 punti nel primo tempo al Montepaschi. A memoria direi nessuna, ma mi posso sempre anche sbagliare. Chiederò in giro.</p>
<p><strong>Intanto vi racconto questa che non è male. Gira voce che Ferdinando</strong> <strong>Minucci, il signore di Siena, faccia il tifo per incontrare Milano in finale.</strong> La ragione? Una finale con Caserta non farebbe rumore sui giornali e men che meno in televisione. Io invece vi garantisco da quel po’ che lo conosco, ossia da vent’anni, che Minucci oggi come oggi ha per la testa una cosa sola e cioè che la stagione finisca il prima possibile perché deve programmare, subito e bene, quella futura. Magari prima che arrivi l’estate. E magari ricominciando da <strong>Pietro Aradori</strong> che non ho ancora ben capito se sia un fenomeno, come strilla <strong>Cicciobello Tranquillo</strong> sempre in televisione, o se sia uno dei tanti che si è perso poi per strada correndo dietro alle sirene della <strong>Banda Osiris</strong>. Lo stabilirà presto <strong>Simone Pianigiani</strong>. Con la Nba ci andrei comunque piano. Piuttosto vogliamo parlare del sassolino dalla scarpa che si è tolto <strong>Sacripanti de Sacripantibus</strong> sostenendo che forse sarebbe il caso che gli arbitri tutelassero di più<strong> Jumaine Jones</strong> dai provocatori facendo il nome di <strong>Mike Hall</strong> e risparmiando <strong>Schizzo Bulleri</strong> solo forse perché è italiano? Ora non riesco proprio a dar torto all’allenatore dei casertani: Hall lo conosciamo bene tutti, ma, se volete prendere altre informazioni, rivolgetevi pure a <strong>Dejan Ivanov da Montegranaro</strong> che ne sa qualcosa in materia. Ve ne racconto un’altra, l’ultima, però questa vi giuro che è vera. Pensavo ormai di averle viste tutte. O quasi. E invece apro il giornale e leggo che <strong>Gigi Brugnaro</strong>, <strong>presidente della Reyer e della Confindustria veneziana, ha scritto una lettera aperta a sua madre, che il Gazzettino</strong> ha indecentemente pubblicato in prima pagina, nella quale dice “basta con le donne”. Bravo. Così si fa: le donne sono state spesso la rovina di molti uomini. Ma cosa avete capito? Brugnaro ha rinunciato a partecipare al campionato di<strong> A1 femminile con l’Umana</strong> e la prima a saperlo doveva essere sua mamma che da piccolo gli ha insegnato a essere umile e a non sbrodolarsi addosso. Senza parole, ma intanto consiglio a <strong>Paron Zorzi</strong>, se davvero lo vogliono <strong>Frank Vitucci e Avellino</strong>, di tornare di corsa in Irpinia lasciando perdere la cara ingrata laguna dove, come avrà capito, quando <strong>DiGiulioMaria</strong> infila la palla nel cestino, il buon Gigi Brugnaro <strong>Fassotuttomi</strong> salta in piedi e urla gol. Sorry, volevo dire canestro. Okay.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Minucci rinchiuso nello sgabuzzino dove Repesa manda Gentile a far la sauna&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Fatemi capire perché mi potrò anche sbagliare ma non ci capisco più un tubo. O quasi. Ferdinando Minucci, il signore del Montepaschi Siena, e la sua signora Rosanna sono coperti eufemisticamente d’improperi mentre prendono posto alle mie spalle sui banchetti di scuola della tribuna-stampa del Palaverde qualche minuto prima della palla a [...]]]></description>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fatemi capire perché mi potrò anche sbagliare ma non ci capisco più un tubo. O quasi. Ferdinando Minucci, il signore</strong> <strong>del Montepaschi Siena,</strong> <strong>e la sua signora Rosanna sono coperti</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;">eufemisticamente d’improperi</span></strong> mentre prendono posto alle mie spalle sui banchetti di scuola della tribuna-stampa del <strong>Palaverde</strong> qualche minuto prima della palla a due <strong>tra Nicevic e Eze</strong> di gara tre dei quarti di finale. Il tempo neanche di sedersi che si devono già alzare e di lì sloggiare su due piedi perché l’atmosfera intorno è a dir poco greve o, come direbbero quelli della<strong> Banda Osiris</strong>, il clima è più da corrida che salottiero. Succede. Magari non nelle migliori famiglie, ma può succedere. Segnalare comunque lo sgradevole episodio mi pare il minimo che dovesse fare<strong> chi fa il mestiere del</strong> <strong>cronista e non dell’incensatore</strong>. Così come mi sarei aspettato le pronte scuse dei benettoniani a Minucci <strong>rinchiuso a vedere la partita in uno</strong> <strong>sgabuzzino della soffitta del custode dove Repesa</strong> manda di solito <strong>Alessandro Gentile</strong> per far la sauna e dimagrire di quei chili che il bravo figliolo di Nando sta mettendo insieme sui fianchi ma anche sul sedere. E<strong> invece a Treviso fanno addirittura gli offesi</strong> precisando sul sito del mio amico<strong> Hruby</strong> che i tifosi beceri sono dalla parte opposta della tribuna dei giornalai, mentre in quella curva siedono vecchi abbonati e persone per bene. Sì, è vero, ma con le vene del collo gonfie a dismisura, gli <strong>sputi dei lama</strong> ed un linguaggio più da camionista d’osteria che da sagrestano della parrocchia di <strong>Carità</strong>, frazione di <strong>Villorba</strong>, dove <strong>Gilberto Benetton</strong> ha costruito la sua chiesa consacrata al basket e alla pallavolo.</p>
<p><strong>Fatemi capire perché mi è difficile comprendere perché Cremona non ha</strong> <strong>confermato Caja</strong> alla guida di una squadra che era già con un piede in<strong> Legadue</strong> (8 punti in 16 partite) quando l’Artiglio pavese l’ha presa per i capelli e l’ha salvata dal gorgo dei dannati vincendo sei volte su dodici ed espugnando proprio il <strong>Palaverde </strong>e addirittura il tempio delle <strong>V nere di</strong> <strong>Claudio Sabatini</strong> con il <strong>Milic</strong> che nessuno più poteva vedere. Ora non ho il piacere di conoscere il presidente <strong>Secondo Triboldi della Vanoli</strong> e quindi non ho la confidenza di chiedergli cosa gli abbia mai fatto <strong>Caja</strong> di così tremendo per mandarlo via e pagargli lo stipendio per un’altra stagione, ma ho letto una sua dichiarazione che mi ha fatto strabuzzare gli occhi e capire molte cose: <strong>“Mi dispiace non aver vinto a Siena così ci saremmo potuti</strong> <strong>salvare prima dell’ultima di campionato&#8221;</strong>. Come no? Difatti al <strong>PalaMensSana </strong>ha vinto in quattro anni di regular season solo <strong>la Benetton</strong> <strong>di Repesa</strong> flagellando il canestro di Siena anche dall’oratorio della <strong>contrada della Tartuga</strong>. Evviva! <span id="more-1795"></span>E’ che dovremmo farci tutti una bella scorpacciata di pastiglie al fosforo per la memoria e ricordarci come stavamo male prima di aver dato retta al medico che ci consigliava di buttar via le <strong>Marlboro</strong>. Adesso infatti che scoppiamo di salute potremmo anche riprendere a fumare: tanto a smettere che ci vuole?</p>
<p><strong>Aspettando la bella tra Cantù e Bologna per sapere chi affronterà il</strong> <strong>Montepaschi in semifinale</strong>, credo il team di <strong>LardoLino,</strong> anche se più se lo meriterebbe la <strong>Ngc di Andrea Trinchieri</strong>, <strong>l’Ivan Basso</strong> si veste di rosa <strong>sull’Aprica,</strong> il Belpaese della bici sventola i tricolori e si dimentica di quando lo pizzicarono con le dita nella marmellata. Fatemi capire pure questa che dopo potrò anche impazzire. Oppure vogliamo parlare dell&#8217;<strong>ecumenico Boniciolli</strong> che riceve consensi dalla destra e dalla sinistra del basket nel cestino e non è messo in discussione nemmeno se becca nei quarti <strong>un secco 3-0 da Caserta</strong>? Quando arrivò nella capitale per sostituire <strong>Nando Gentile</strong> disse a <strong>Claudio Toti</strong> davanti a fidati consiglieri: “Io con questa squadra arrivo in semifinale a occhi bendati”. Difatti. Ed ebbe il coraggio pure d’aggiungere: <strong>“Se non sono poi un coglione, mi gioco lo</strong> <strong>scudetto con</strong> <strong>Siena”.</strong> Sì, a tressette col morto. Quando riuscì a mettere sotto Siena, sparò convinto e serio: “Oggi è probabilmente finito il ciclo vincente del Montepaschi ed forse è iniziata la nuova era romana sotto il segno della<strong> Lottomatica</strong>”. O kappa, ma intanto <strong>Giachetti e Gigli</strong> sono già al mare e aspettano ansiosi solo la chiamata di <strong>Pianigiani </strong>per spararsi nelle vene anche un po’ d’aria pura di montagna <strong>nel ritiro di Bormio</strong> con la nazionale. Dove spero Simon Mago chiami <strong>Marco Carraretto</strong> e lasci perdere <strong>Superbone Vitali</strong> che ha saltato la terza sfida dei playoff con la Pepsi, ma che non è servito neanche in questa occasione a <strong>Boniciolli</strong> almeno come alibi per giustificare l’incredibile e<strong> ingiustificata resa a Caserta.</strong> Sarebbe stato il massimo dei massimi che forse neanche <strong>Cicciobello Tranquillo e l’Orso Eleni</strong> gli avrebbero stavolta fatto passare per una scusa buona.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
		<link>http://venicegolfexperience.net/claudiopea/2010/03/23/cari-eroi-senesi-restate-lo-stesso-i-migliori-anche-dopo-il-ko-con-ali-boniciolli/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie ingiuste, da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
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		<title>Verde, il colore della speranza o della bile</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 16:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                di OSCAR ELENI  
Fase acuta di una stagione mai nata per lo scudetto, ma piena di batteri infetti per tutto il resto. Fase dello psicodramma sportivo come potrebbe spiegarvi bene Sandro Gamba nelle sue mirabili lezioni di psicologia nello sport, quelle che regala al mondo basket che quasi lo ignora, in casa Armani lo citano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong>  </p>
<p><strong>Fase acuta di una stagione mai nata per lo scudetto, ma piena di batteri infetti per tutto il resto. Fase dello psicodramma sportivo come potrebbe</strong> <strong>spiegarvi bene Sandro Gamba</strong> nelle sue mirabili lezioni di psicologia nello sport, quelle che regala al mondo basket che quasi lo ignora,<strong> in casa Armani</strong> lo citano solo per le critiche ai cuochi incerti, fase dove tutto diventa verde come se fossimo davvero <strong>alla ricerca di Avatar</strong>. <strong>Verde è la rabbia se ascolti la Hunziker</strong>, appassionata di basket dopo il calcio ad Eros, che parla dello sport a scuola, ma in Svizzera. <strong>Verde è la</strong> <strong>speranza se non riesci a parlare con Boscia Tanjevic</strong>, l’uomo che sussurra agli uomini capace di ridere come cavalli, da quando circola la voce di un probabile ritiro <strong>per fare a cazzotti con la chemio e il male</strong>. <strong>Verde come la bile</strong> per chi non si accorge che esistono, in Italia, sì, proprio da noi, nel nostro basket, persone che amano questo gioco e vogliono vederlo fiorire: <strong>quello che ha detto Minucci sul futuro di Siena</strong> è la summa per spiegare perché lui è lì e gli altri sono niente; <strong>quello che ha fatto Meneghin</strong> per il tesseramento di tutti gli under 14, qualsiasi possa essere la loro nazionalità, <strong>vale già un premio</strong>, ma, lo sapete, ve lo abbiamo detto, questa è stazione Italia, e proprio<strong> in Lombardia si stanno organizzando per</strong> <strong>andargli addosso nel dopo Londra</strong>, sicuri che neppure <strong>Pianigiani </strong>riuscirà a cambiare il pianeta azzurro perché se non avrà <strong>Gallinari,</strong> non avrà il migliore su cui costruire qualcosa per domani e per andare a Londra. <strong>Verde come il semaforo</strong> <strong>che spinge Paolo Vittori</strong> ad ospitare nella Pasqua Garbosi di Varese la meglio gioventù. <strong>Verde come il sogno dell’abate Faria</strong> <strong>Pillastrini</strong> che vorrebbe indicare alla gente di Masnago l’isola per dare un tesoro che tenga in piedi questa <strong>Cimberio</strong> che oggi può mettere nei guai <strong>Repesa e la Benetton</strong>. <strong>Verde come il canto libero di Custer Trinchieri</strong> che nella sua trincea difende<strong> Green</strong> e non pensa alle maledizioni di tutte le partite perse contro<strong> Biella</strong> che oggi gli chiederà salvezza e serenità.</p>
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