di OSCAR ELENI

Non esiste più il bosco dove andare a rifugiarsi. Era la polizza salvezza di Tony Cap, un angolo di mondo lontano, vivendo con poco, dieta quasi vegetariana, pensando a questo circolo nautico dove vanno al timone anche fiori di imbecilli perché si preferisce parlare con gli stupidi piuttosto che ascoltare che ha fatto davvero cose importanti. Non ci siamo andati, in quel bosco, poteva essere anche l’eremo del commissario PI che nel giorno dell’addio a John McMillan ha illuminato una tavolata di quasi ex, e poi chissà che fine ha fatto questo bosco ai confini con l’Austria. Ce ne restava un altro, il nostro bosco antico dove il basket aveva una forza aggregante. Sembra morto anche questo dopo aver preso in faccia la porta che l’Europa aveva provato ad aprire pentendosi subito di aver dato delle buone carte in mano a Milano e Roma: la prima ha offeso quelli dell’Uleb con l’uscita proliana dell’euro come campo di allenamento pensando ad un campionato già perduto prima di cominciarlo, la seconda perché non ha fatto un passo avanti per mettere qualcosa sotto i denti di chi soffre vedendo i palazzi mezzi vuoti. Forum di Assago ed Eur: due mausolei, sacrari al mondo perduto. Fingere di non avere soldi per affrontare le altre grandi dell’Europa è una scusa banale, come quella della sfortuna per partite regalate. Se la cavano sempre i previtoccioli vendicativi, pensano di essere credibili, ma nella sostanza sono niente e questa crisi non nasce soltanto perché un giorno Petrucci disse alle società di serie A che potevano fare anche a meno del vivaio. Loro, per risparmiare, non hanno capito il messaggio e hanno bruciato tutto. Dicevamo dell’Europa che ci ha sistemato nel posto giusto: quarta fascia, ma quella dei poveri in canna, perché si tratta delle 15 sfigate non ammesse di diritto al prossimo Europeo in Lituania. Eravamo convinti che le squadre di club potessero fare qualcosa di meglio, ma nel giorno in cui siamo rimasti con la sola Siena a difendere una tradizione, con Siena lassù, poi Treviso più giù e quindi Pesaro ancora più in basso, abbiamo scoperto che il bosco era davvero morto. Per seppellirlo l’ultima uscita del Sabatini che considera pure la Lega Read The Full Story…

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                          di CLAUDIO PEA

Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l’aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m’annoio. E allora m’affretto, corro, entro al calduccio. Non c’è Superbone Tranquillo ed è questo già un sollievo. Cerco Tonino Zorzi trombato dall’ecumenico Boniciolli. Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d’altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l’avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c’erano soldi per entrambi, mi dicono. Read The Full Story…

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OSCAR ELENI da Portacomaro, nel Grignolino, come diceva Veronelli, parlando di un vino che lui considerava anarchico testabalorda, come ci sentiamo anche noi prendendo ispirazione dal titolo di un libretto scritto bene e con passione da Nicola Roggero, una delle belle voci di Sky. Purtroppo gli fanno fare il calcio, ma ora andrà ai Giochi invernali, spera nell’atletica, uno con passione sportiva autentica e quando lo conoscemmo noi era a Roma, nel carrozzone del Messaggero Basket, quello dove gli juniores venivano trattati come principi, quello dove Bianchini spostava pullman vuoti per punizione. Voce per quel mondo che affascinò persino il commissario Parisini, sceso nella capitale per far portare via le piante dei fiori superflue, per sequestrare telefonini che aveva anche la sora Marcella, per rimettere a posto, su ordine di Angelone Rovati, i conti di una società finanziata fin troppo bene da Sama e Gardini con i soldi degli altri, per purificare l’aria, bonificare il territorio, perché il nostro vero Papa lo sapeva e lo saprebbe fare ancora. E’ uno dei tanti, il Parisini, a cui il basket deve tantissimo, a cui la Lega dovrebbe ancora ispirarsi nell’organizzazione Read The Full Story…

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OSCAR ELENI in una giornata di sole marcio dove ci hanno detto di stare in casa per allarme neve, con il ghiaccio nel cuore per dover salutare Paolo Barlera sconfitto dalla leucemia, con la rabbia dentro per aver visto ferire Dino Meneghin dall’artiglio del diavolo, capita con quelli che giurano di pregare molto, con la felicità di scoprire che la Hall of Fame del basket italiano ha buona memoria, con l’orgoglio di aver resistito fino a quando si è ribellato Super Dino, una Super Nova nel cielo nuvoloso del basket, dove imperano villani attaccati alla politica del pennino da portare sempre a casa, come diceva un giorno Cesare Rubini a cui auguriamo feste meravigliose pur sapendo che non ci riconoscerebbe se ci presentassimo con un panettone e la perfida lacrima sul viso. Venerdì di magro per chi sperava di trovare silenzioso il presidente federale dopo avergli scatenato addosso i soliti molossi con il tutù rosa che erano già stati serviti di barba, capelli e dossier calabresi da almeno un mese. Meneghin ha reagito bene, ha spiegato perché la situazione contrattuale di Pianigiani meritava una rivisitazione per capire cosa aveva in mente: anche part time saprà lavorare bene e con entusiasmo, anche perché dagli ultimi quattro anni con allenatore e seguito a tempo pieno, gente silvestre, gente con vista acuta, gente che troncava rapporti in tribunale, non abbiamo avuto tanti regali da scartare in questa stagione che è stata disastrosa per la nazionale di basket. Tempo pieno per cosa? Politica Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport organizzerà il campo dedicato ai bambini, all’intelligenza motoria, un’iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma, considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a Milano, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da Gilberto Benetton in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi, delle notti passate sognando il poker e la California. I soliti problemi sugli inviti sbagliati, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al Minucci, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente. Ma come ti sei svegliato se ti metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso ai vari Petrucci del quartierino? Mi sono svegliato male dopo aver visto D’Antoni guidare New York, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto Danilo Gallinari a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il Larry Bird dell’oro Read The Full Story…

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By peaclaudio | Novembre 17, 2009 - 4:27 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

                                           di FRANCESCO SARTI

Ha ragione Trinchieri (nuovo Bianchini, almeno nell’eloquio). Si può benissimo giocare una partita con soli cinque uomini, è solo che ci si stanca un po’di più. Ah, che musica. E che nostalgia per le squadre di qualche lustro fa, con soli dieci nomi nel roster, e otto (al massimo nove, se andava di lusso) a referto. Il resto vivaio, a stropicciarsi gli occhi e il culo sulle panchine. Altro che le comitive odierne, allargate a dodici potenziali titolari, in cui bisogna dosare col bilancino ogni minuto, ogni scampolo di gara, per far contenti tutti e non dimenticare nessuno. Una perversione. Mi viene in mente perché è dell’altro giorno la notizia dell’exploit di Brandon Jennings, che al suo anno da matricola coi Bucks ne ha messi 55, superando Kareem Abdul Jabbar nel record di franchigia per un rookie e insidiando quello all-time di Wilt Chamberlain. Nomi altisonanti, certo, ma solo per dirci che il ventenne americano, l’altr’anno, avrebbe impiegato dieci partite con la Lottomatica Roma per segnare gli stessi punti. Era un viziato? Un imberbe? L’ennesimo rebel without a cause? No, niente James Dean. E niente gioco del pollo, per cortesia. Jennings non è finito con la decappottabile nell’abisso, dove forse l’avremmo pronosticata, ma si è fermato sul ciglio di un basket più sciolto, dove le isolation sono religione e il playground una promessa. Non migliore del nostro, non l’abbiamo mai detto, anzi finanche più noioso, soprattutto in certe sonnacchiose esibizioni di regular season. Ma evidentemente più adatto alle sue corde di tiratore, di improvvisatore. Ci si dirà forse che non meritava il minutaggio, che c’era di più e di meglio nell’urgenza di Repesa prima e Gentile poi di allestire una squadra solida ed efficace, senza fronzoli e paillettes. Read The Full Story…

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OSCAR ELENI per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati colpiti, ma, per ora, non ancora affondati anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. Pagelle e pensieri rapidi perché, anche stando seduti, le cicatrici urlano: 10 a Simone PIANIGIANI per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla Hawkins ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. Roma non credeva a Repesa quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul Jaaber delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. Milano doveva ripartire da questa idea, altro che cambiare progetto e personale. 9 a Lino LARDO per come è arrivato al cuore della partita che ha vinto a Teramo con una Virtus che, se avesse Collins, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente Read The Full Story…

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