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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; messina</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Prima di parlare a vanvera meglio tacere</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla casa varesina di Sandro Galleani, “l’uomo che ce lo è ancora bandiera” (citazione dal suo libro, citazione presa dal monumento</strong> <strong>del professor Aza Nikolic</strong>), fisioterapista dell’anima per tantissimi giocatori, per tanti di noi, per chi ascoltava il tamburo dello spogliatoio che con lui non batteva mai lentamente. <strong>Lascia la nazionale</strong> dove era arrivato ai tempi di <strong>Giancarlo Primo</strong> per sostuire il dolcissimo Crispi, il mister dal caffè magico che non poteva più sudare sui “muscolacci” di un <strong>Flaborea </strong>o di un <strong>Meneghin.</strong> Siamo nell’altro secolo del basket dove<strong> i</strong> <strong>bambini facevano oh per vedere Simmenthal , Virtus e Ignis</strong> in battaglia, già la Ignis dove lui era entrato lasciando il talento purissimo di <strong>Gianni Motta</strong>, il suo ciclismo sfregando sella prima dei muscoli, per scoprire uno sport che ancora non gli piaceva del tutto. <strong>Casa di Sandro</strong>, della sua dolcissima moglie, <strong>la vera santa</strong> come dicevamo tutti quando i giocatori, di notte, suonavano il campanello perché avevano bisogno di conforto più che di medicine o massaggi. <strong>Yelverton e il suo sassofono</strong>, ma ci sono passati tutti, i saggi e i mattocchi, vi lasciamo immaginare come è cresciuto <strong>Claudio Galleani</strong>, oggi fisiochinetico della <strong>Cimberio</strong>, ascoltando <strong>il canto di</strong> <strong>Pozzecco o di Andrea Meneghin</strong>, ascoltando di tutto, imparando quello che serviva per continuare la tradizione famigliare perché nel territorio basket, sponda canturina nei tempi del veleno puro e della felicità massima, era passato anche <strong>Terenzio Galleani</strong>, fratello di Sandro, uno che ha scavalcato la grande muraglia della conoscenza e ora sistema uomini che hanno perso la postura, l’assetto, la salute, la felicità.</p>
<p><strong>Con questa notizia un po’ freddina del comunicato federale abbiamo deciso d’interrompere il silenzio playoff</strong> perché a bocce in movimento vale la tesi prima di parlare (a vanvera) meglio tacere. Comunque <strong>sia una finalista l’abbiamo</strong> <strong>già.</strong> Non indovinate. Accidenti, ma questa<strong> Siena</strong> è davvero fatta da pirati<span id="more-1815"></span> senza pietà: ti abbordano e non puoi neppure pregare per avere un trattamento di favore, per il bene comune, il bene della grande casa basket, quelli sono stati educati alla <strong>smaniosità difensiva</strong>, se comincia uno ad arpionare la nave nemica gli altri fratelli gli vanno dietro e allora assisti al fenomeno della glaciazione degli egoismi nell’avversario. Insomma tutti decidono di fare un passaggio in più del solito, pasaggio sgembo, inatteso, robaccia. Si chiama panico come quel panino al burro nei tre giorni del Condor. <strong>Questi condor che calano</strong> <strong>dalla torre del Mangia</strong> ti arrivano in casa e ti tolgono patente, libretto e anche il passaporto. Dazio pagato da tutti, salvo che nei giorni della merla scoperti, per caso, dalla Rometta che forse sta virando verso la costruzione di una società seria se<strong> Boscia Tanjevic</strong> avrà l’energia di arrivare fino a <strong>Trastevere </strong>adesso che si gode <strong>lo scudetto del suo Ulker</strong>, anche se alla fine la panchina era occupata dai fidi assistenti mentre lui discuteva con il responsabile della chemio per essere in battaglia al Mondiale in agosto. Giorni particolari come potrebbe testimoniare <strong>Gelsomino Repesa</strong> che sapeva bene come trovare almeno un punto debole <strong>nell’Alhambra di</strong> <strong>Pianigiani </strong>che comincia ad essere importantissimo (citazione dal<strong> Rubini</strong> pensiero: <strong>se ti insultano conti, sei bravo davvero, quando c’è silenzio allora è la fine) </strong>perché i cori, i soliti cori italiani contro e mai a favore che hanno esaperato <strong>Capello, Messina, il Tancredi</strong> nostro uscito fra le clave di Votoria con quei cicsbei che si è trovato nella <strong>Real casa</strong>, fanno da colonna sonora alle sue ultime fatiche nel club prima di poterci presentare a Monza ( corona ferrea proteggici tu), alla fine del mese la nazionale che vorrebbe, lo staff che gli piacerebbe avere se non si metteranno in mezzo<strong> i papaveri e le papere del sistema</strong>: intanto sul campo si è capito che anche i giocatori generosi, coraggiosi, quando la pressione si alza diventano giocatorini, ma è pur vero che nelle avversarie della qualificazione europea non troveremo solo giocatoroni.</p>
<p><strong>Boscia e Galleani. Ah che coppia</strong>. A proposito di Azzurra vi giriamo la circolare breve del ministero dei giocatori fannulloni, quella dove i  papabili si sono ribellati quando hanno scoperto che c’erano in giro allenatori testardi disposti a tenerli in buona condizione prima del raduno. Alla fine del gioco vi faremo l’elenco di questi giocatori e delle società che li hanno appoggiati. Tanto per capire e capirsi <strong>caro avvocato Cassì</strong>. Insomma se per avere più minuti in campo si mandano avanti gli agenti, se per non faticare si va dai presidenti, se per guadagnare due oselle d’argento si fanno straordinari nei posti più strani, allora hai già capito con che tipini da spiaggia devi lavorare e quindi li valuti per quello che erano, che sono e <strong>non saranno mai nel cuore della gente</strong> che, non per caso, ricorda molti grandi di ieri, ma pochi grandi di oggi e non è proprio un caso che il più conosciuto sia sempre e soltanto <strong>Meneghin,</strong> il più amato magari <strong>Marzorati</strong>, i più venerati quelli dei tempi in cui il patanloncino non ascondeva huevos e gioielli di famiglia. Zona franca dei playoff per andare alla <strong>Futur Station</strong> nel giorno d’apertura delle finali under 19 vinte poi dalla<strong> Virtus di Giordano Consolini</strong>, benedetto sia il suo lavoro e la sua scelta di vita, contro Siena con squadra in costruzione, ma comunque bella, bella come la <strong>Stella Azzurra</strong> resa dinamica da una società che ha dentro tante cose speciali e non soltanto elettrino Falcomer che è uguale ai tempi in cui faceva impazzire tutti sul campo. Giardino under per rivedere amici, per riscoprire <strong>Saturnino Niccolai</strong> che vuoloe fortemente fare l’allenatore e che ci riuscirà se avrà la fortuna meritata, ragazzi con dentro il fuoco, per sentirsi ancora a casa in quel palazzo che ci ricordava tante storie belle e tese fra <strong>Casalecchio e piazza Azzarita</strong>. Seduti nel buio, ecco la Futurstation ha soltanto questo difetto della luce , ma lo noti quando le tribune non sono piene, abbiamo ascoltato una musiuca che arrivava da molto lontano: era il rullare dei <strong>&#8220;non passa&#8221; dell’avvocatone Porelli che in quell’arena ci andava per amore Virtus, ma sempre rimpiangendo</strong> <strong>la qualità della</strong> <strong>vita del</strong> <strong>Madison</strong> di piazza Azzarita e tutto quello che venne fatto prima di vedere sbriciolarsi la grande casa sotto le ingiunzioni. Galleani, Tanejvic, Porelli, Messina, ah che gente sposa certa gente.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle con zenzero e peperoncino:</span></strong></p>
<p><strong>10 e lode <span style="text-decoration: underline;">a Sandro GALLEANI</span></strong> perché adesso possa diventare davvero l’istruttore federale nel delicato settore dove i giocatori tornano bambini. Confessionale per anime grandi e piccole, per cialtroni e giganti. Lui li ha ascoltati tutti e a tutti ha indicato una strada.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a TANJEVIC</span></strong> perché lo scudetto in Turchia lo consideriamo suo a tutti gli effetti e in culo alla chemio.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Dante GURIOLI</span></strong> e a quei pazzi di Rho perché sono stati promossi in C1 per una notte brava del “Canaglia club” che considera questo allenatore testardo, ancora fissato sui fondamentali e sul fatto che più delle lavagne contano le acute esplorazioni nella testa dei giocatori, un guru del sistema sommerso, lui che avrebbe potuto essere un eccellente capo in serie A se non fosse caduto nelle rete dove tanti hanno sofferto, quella dei pescatori di gloria senza portafoglio. Società sull’orlo di fallimenti, società deboli, società non società, presidenti che agli allenatori danno le briciole. Ci ha pensato un minuto, si è tenuto la sua passione con Rho e ha cercato un lavoro vero. Ha fatto male?</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a  Claudio SABATINI</span></strong> per aver dichiarato dopo la vittoria della under 19 della sua Virtus di aver vissuto unoi dei giorni più belli come proprietario. Gli crediamo, lo applaudiamo quando lo vediamo sulla barricata del fare basket nel senso completo, ma adesso ci dica che se hai i Consolini, i Lardo e, prima ancora, eccellenti allenatori, è perché riconosci il loro lavoro non potrai mai fare a meno di chi insegna l’arte dell’origami cestistico, molto più utile dello starnazzare col tiro da tre dei picchi e dei rolli anche se Boston sbanca Los Angeles con il tiro da casa loro ( citazione da SKY), ma non può insegnarla per una tigella e poco strutto.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Dan PETERSON</span></strong> che ricordando John WOODEN ha chiarito perché l’uomo della grande piramide resterà maestro per generazioni di tecnici: cercate l’uomo nel vostro giocatore, limitate al massimo quegli assurdi minuti di sospensione che diventano cancro per l’anima se 99 volte su 100 l’azione che avete disegnato viene conclusa male o da un giocatore diverso da quello che pensavate dovesse prendere il rischio.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Dario COLOMBO</span></strong>, tornato finalmente fra noi dopo aver lasciato chiese da giallo svedese, per averci ricordato, a 10 anni dalla morte di Tullio Lauro l’immenso, che siamo davvero gente con la sabbia nel cuore. Tullio era tanto, era forse tutto nella prima parte della nostra vita randiagia, perché aveva quel tipo di umanità che non trovi più, quel tipo di coraggio che ci faceva camminare nel vento anche se sapevamo che ci avrebbe spazzato via. Avevamo rimosso per troppo dolore, per la rabbia di avere perso lui che doveva parlare di noi quando fosse venuta l’ora. Sono cose che ti tieni dentro come quando se ne andò Gianni Menichelli, come nei giorni in cui la musica dei Beatles accompagnava Silvio Trevisani verso il suo Valhalla. Pura ipocrisia, bravo Dario ad averci ricordato chi siamo: degli zero che camminano.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla NBA</span></strong> se non fa circolare subito il filmato capace di aprire gli occhi ai frilli di casa, quelli che amano il circus e poi si stupiscono se ai play off i contatti diventano veri, belli, sani. Questa, bellezze, è la pallacanestro rubata a chi invita gli arbitrini ad esserlo per sempre, senza mai andare oltre un regolamento che valeva quando il gioco serviva per allenare campioni di altri sport che non dovevano mai farsi male, ma ora il gioco è diverso, ha un’anima diversa: duro, ma fiero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">al FACCHINI</span></strong> numero uno dei nostri arbitri con <strong><span style="text-decoration: underline;">SAHIN </span></strong>e <strong><span style="text-decoration: underline;">LAMONICA</span></strong>, se non darà subito alle stampe un diario sull’esperienza russa, in mezzo alle macerie degli arbitri corrotti, se avrà la pazienza di spiegarci certi falli tecnici che lui fa arrivare sulla testa di giocatori e squadre che si sono abituate a non credere a certi avvertimenti. Certo viene più facile tagliare cojones in campi grandi.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al povero TOLA</span></strong>, capo degli arbitri, che si trova nelle stesse acque con petrolio dove nei giorni della sua scalata voleva buttare Meneghin e altri sfiduciati. Ora tocca a lui e noi tremiamo pensando che le prime cose da fare nel settore, oltre al reclutamento, sono proprio quelle per blindare i migliori, anche fino ai 60 anni.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">a quel BOROSAURO federale</span></strong> che si è inventato, per i ragazzini, regolamenti viariabili da regione a regione. Possibile che li abbia imbarcati tutti questo consiglio federale gli uomini capaci di complicare la cosa più semplice, cioè il reclutamento, cioè l’attività giovanile per godere del gioco, senza impedimenti? Troppe regole, troppi divieti fanno diventare una serra anche i giardini sul mare.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA</span></strong>, difesa benissimo peraltro dalla medaglia di bronzo della Comark Bergamo di Andrea Schiavo e del piccolo Toscanini Roberto Marulli, nelle finali under 19, perché vedere tre squadre romane, vedere bei grupopi che arrivavano da altre regioni ci ha fatto capire come è stata ridotta la regione nell’ottica di chi pensa ai vivai come danno. Varese, Cantù, Milano hanno moltissimi titoli giovanili da ricordare, ma oggi dove sono? Forse è da questa riva che deve partire la barca per salvare il sistema e non veniteci a dire che la vittoria del Pavia del figlio del mitico Rochlitzer nel campionato under 19 del gruppo B può bastare o che Casalpustarlengo ha dato un giocatore alla NBA ed uno alla Nazionale, non raccontateci che tutto viene fatto con amore e saggezza. Non ci crediamo più.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Qualche buona notizia anche magari c&#8217;è&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:18:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi &#8220;soddisfatto&#8221; per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.justnapoli.it/wp-content/uploads/2008/05/piero_bucchi_primopiano.jpg" alt="" width="178" height="200" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe</strong></span> <span style="text-decoration: underline"><strong>parole, comportamenti e musi da mona</strong></span>. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al <strong>Piero Bucchi &#8220;</strong>soddisfatto&#8221; per aver visto <strong>Milano</strong> costringere <strong>Avellino</strong> a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché <strong>Siena</strong>, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: <strong>&#8220;Basta</strong> <strong>figuracce&#8221;.</strong> Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di <strong>Miracolo a Milano</strong>. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il Cska aveva deciso di far andare fuori di testa il <strong>Messina </strong>che ora vive l’incubo Barca. <strong>Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della Coppa Italia ha avuto</strong>, più o meno,<strong> lo stesso</strong> <strong>pubblico del derby di serie B</strong>, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, <strong>fra Ozzano e Fortitudo</strong>. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano <strong>16 mila persone sulle tribune a Bilbao</strong>, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino <strong>il re Juan Carlos e sua</strong> <strong>moglie Sofia</strong>, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e <strong>Fran</strong> <strong>Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. </strong>Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della <strong>Lega italiana</strong> la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la <strong>Virtus</strong> a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: <strong>se </strong>con loro <strong>perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto</strong>. Insomma una notte da <strong>Minnesota</strong> Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo.<strong> Pianigiani</strong> fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega<span id="more-1605"></span> perché avrà poi tutto il tempo per fasciarsi la testa quando verranno i giorni di Azzurra con o <strong>senza Eze.</strong> Lui non avrà i pretoriani delle stagioni da record. <strong>Non esiste pietra che possa</strong> <strong>regalargli uno come Stonerook</strong> a cui tutti danno spazio perché possa tirare, a cui tutti dicono sì, sei bravo, ma le stelle sono altre, il leone che ti sbrana senza mai fare una piega anche se provi a morsicarlo tu che sei la gazzella. <strong>Non era la miglior Siena</strong>, stanca, con infortuni seri da guarire, la testa altrove, eppure erano sberle per tutti. Certo se i campioni fanno due punti in cinque minuti, come contro<strong> Biella</strong> e non riesci a staccarli allora fuori i fazzoletti bianchi da rubare a <strong>quelli che a San Siro hanno creduto davvero</strong> <strong>all’imboscata per il povero</strong>, povero?, <strong>Mourinho</strong>. La Virtus è stata bravissima: un allenatore come<strong> Lardo</strong> vale la pena di essere seguito, ha dentro la cattiveria giusta per fingere di avere soltanto guanti di velluto, poi sa stare sul palcoscenico, sa truccare le carte anche se le briscole sono tutte dall’altra parte.<strong> Capolavoro contro Caserta, attacco mirato al cuore di Avellino dove era facile trovare le debolezze</strong> anche se intorno c’erano tifosi ululanti. Nella finale hanno retto bene quelli che nelle Vu nere sono cresciuti come <strong>Koponen</strong>, quelli che avevano qualcosa da far sapere a Siena come<strong> Moss</strong>, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire Sato nella rifondazione di una squadra che punta al quarto scudetto consecutivo dopo il paso doble con la coppa.<strong> Koponen ringrazierà Zorzi e Bonicolli?</strong> Ringrazierà Lino Lardo che lo tiene lontano dalle psicodebolezze di <strong>Collins</strong>, insegnandogli una strada che il ragazzo finlandese pensa sia diretta alla Nba. Certo lui fa i passi misurati e non vorremmo trovarci a<strong> Toronto</strong> adesso che non hanno quasi più spazio per <strong>Belinelli</strong>.</p>
<p><strong>Care pietre dell’India misteriosa</strong> dove, abbiamo scoperto, truccano col veleno anche il benedetto curry, spiegateci bene le foto di Bilbao dove, fra i campioni, spuntano i ragazzini della Juventut Badalona vincitori del trofeo giovanile. Noi abbiamo diviso tutto. Per i mille, che hanno invaso Bologna, delle brevi, dei ricordini, mentre la Virtus, fra gli under 17, misurava il progetto Armani sui giovani:<strong> 85-49!</strong> Avellino e la sirena dei soliti noti, l’Irpinia e quel canto melenso per far diventare oro quelle che erano foglioline di menta. Compagnia di giro con il complesso di farsi voler bene da tutti: noi sì che amiamo il basket, lasciate perdedre i vecchi bavosi, i babbioni che pensano al passato, veniteci dietro, ascoltate i nostri messaggi, leggete avidamente quelle cifre che sono il sale della vita sportiva, <strong>un sale</strong> <strong>dell’Himalaya</strong> che serve per tutte le pietanze perché non abbiamo niente più delle bistecche di tofu da proporvi. Il male è nel cinismo di chi non capisce che Ercolino si illude se pensa di avere la coppa Italia anche nel 2011. <strong>Adesso ci penserà la Lega. Già, ma quale Lega?</strong> Quella dove l’onda<strong> Sabatini</strong> ha già messo sotto l’acqua il povero<strong> Renzi</strong>? Alla Virtus hanno altri pensieri, vi diranno, forse è così se pensano che per una eventuale presenza nell’Eurocup, a cui avranno diritto visto che Siena sarà in Eurolega sicuramente, ci penseranno. Speriamo sia soltanto perché sperano di essere nella coppa maggiore il prossimo anno.La provincia esclude. <strong>Torna il campionato</strong>, lo sappiamo tutti, ma non ne abbiamo trovato notizia, almeno<strong> il calendario</strong>, <strong>sulla Gazza dei coriandoli dove fingono di essere addolorati nell’anniversario della morte di Candido</strong> <strong>Cannavò</strong>, un dolore finto perché per mostrare quello vero bastava continuare seguendo l’idea che ci sono tante cose da dire e da scoprire nello sport senza andare a cercare tra lenzuola e venditori di condom. Ci sarà tempo.</p>
<p><strong>Telefonata in Turchia per sapere da Tanjevic</strong> come fanno a tenerlo ancora. Telefonata di qualche settimana fa. Lui, ridendo come cavallo, spiegava di essersi mimetizzato bene nella torre di Galata, <strong>favorito del</strong> <strong>Topkapi.</strong> Abbiamo provato a dimenticarlo, anche se appare impossibile avendo intorno tutti questi caporali maggiori , abbiamo provato a considerarlo reponsabile di tutti i mali dei suoi allievi, anche in quelli che fingono di non riconoscersi in lui, ma era impossibile. Certo capisci meglio Boniciolli se trovi un bell’articolo del <strong>Marrese &#8220;rubato&#8221; al basket dalla gloria di</strong> <strong>Repubblica </strong>e dei suoi settimanali d’oro, quando ci spiega che <strong>Trieste,</strong> stranamente, è la città dove si vive meglio in Italia, ma è anche quella con il maggior numero di suicidi. Ecco svelato l’arcano, ecco perché l’allenatore di Roma vive così male certe esperienze e non soltanto perché adesso <strong>Gino Natali</strong> è tornato nelle grazie presidenziali e già si occupa di mercato ombroso, <strong>come dice il Romanista</strong>. Comunque sia mentre ascoltavamo la radio castigliana che spiegava quello che sapevano già tutti, cioè che fra il Barcellona e le altre d’ Europa e quindi di Spagna, ci sono distanze enormi, <strong>mentre pensavamo a Siena e alla sua Coppa, a Pianigiani e alle sue caramelle al miele, </strong>nello stesso attimo in cui ci domandavamo se il Real avvelenato sfogherà tutto sui nostri campioni incerottati e spremuti mentalmente da questa dedizione assoluto alla vittoria, stanchi, ma felici, ecco la notizia della notte trovata su Internet mentre cercavamo di capire perché<strong> l’Italia degli sport invernali</strong>, ma non solo quella, sbatteva le alucce su piste con troppo sole o troppa ombra, su sci, larghi o sottili, mal sciolinati, su giudici infami, su tutto quello che è <strong>Italian style</strong>, tipo le sceneggiate nel calcio dove si spiega bene perché in questo Paese la caccia va sempre fatta sparandosi sui piedi, dando all’arbitro tutte le colpe, prendendo gli allenatori e buttandoli dalla rupe, salvando i giocatori perché, si sa, quelli sono patrimonio, insomma in questa fase rem ecco la notizia: <strong>Boscia si alimenta bene mandando al diavolo il suo nemico Ataman</strong>, che si trova intrappolato nella battaglia contro il ramo slavo della squadra, poi si prende anche la coppa di Turchia. Magra consolazione, ma almeno qualcosa in tasca, lui, è riuscito a metterselo.</p>
<p><strong>Notizia della settimana: Saturnino Niccolai, l’uomo che viveva fra le stelle</strong> <strong>come diceva il principe Rubini</strong>,<strong> si ritira dalla scena a 41 anni.</strong> Lo abbiamo amato alla follia. Lo avremmo voluto in tutte le nostre squadre preferite pur sapendo che, molte volte, non lo avremmo trovato in spogliatoio perché si era perso da qualche parte. Speriamo resti nell’ambiente, speriamo continui con i suoi camp per i giovani. Speriamo che non si avvicini troppo presto al fuoco del nuovo mondo.<strong> Altra bella notizia: Torino ha avuto</strong> <strong>la finale di Eurolega</strong>. Vogliamo portarla una squadra di serie A nella città che più di altre meriterebbe di rubare la scena al povero calcio? Inventatevi qualcosa, ma, per carità, non ditelo in giro dove ci sono avvocati e aiutanti stilisti, dove ci sono maghi della economia al nero di seppia. A proposito di Torino doveva essere un grande del nostro basket, <strong>il Caglieris</strong> <strong>delle meraviglie virtussine</strong>, in maglia azzurra, il regista delle battaglie più belle nella storia a spicchi, a dire finalmente la verità ai finti riformatori dello sport nella scuola: “ con due ore di lezione che tipo di sport puoi fare? Vaglielo a spiegare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>prima che salti di nuovo la luce fra le pietre rosse:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline"> a Shaun STONEROOK</span></strong> per come ha vissuto i suoi 9 anni italiani, per il rimpianto che abbiamo sapendo che non è mai stato con la nazionale per colpa sua, ma anche dell’invidia, delle piccole battaglie sull’uscio di casa dimenticando il resto. Perché con la nazionale italiana? Perché ci ha dato molto, ma è questo basket che lo ha rivelato nella dimensione europea.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Lino LARDO</span></strong> per come è arrivato alle finali di coppa Italia, per come ha presentato la Virtus che gioca bene anche dovendo sopportare giocatori che non fanno quasi mai quello che ti aspetti, o troppo timidi o troppo scarsi. Capolavoro.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ai MILLE </span>della festa basket</strong> organizzata a Bologna dalla banda Sabatini che intanto si sdoppiava ad Avellino ricevendo in regalo il coro di tribune che lo considerano un uomo non davvero d’oro. Sono soddisfazioni, quelle di Bologna, sono tasse da pagare alla stupidità delle curve che tifano sempre contro qualcuno, mai per i loro galletti, quelle del tormento vicino ai tunnel di uscita.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a MOMENTO BASKET</span></strong>, una rubrica che trovi soltanto a Roma sul giornale della sera, perché da un po’ di tempo il Pasquino che ascolta i belati, i lamenti, i rutti federali, poi li racconta, smascherando chi pensava di navigare sotto il livello dell’acqua, pronto ad azzannare le gambone di Meneghin. Aggiunngiamo comptenza ed affetto per il gioco e domandiamoci perché si deve leggere soltanto a Roma accidenti.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">ai MATURI BASKETTARI</span></strong> pronti al grande raduno di aprile in Castrocaro, pronti ad affidarsi al Raffoni che quando organizava la coppa Italia a Forlì non aveva bisogno di finti sostenitori per essere onorato nerlla giusta maniera.</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Matteo BONICOLLI</span></strong> se prima di aver rimesso davvero a posto la Lottomatica, se prima di aver capito se sarà ancora lui l’uomo per Toti, adesso che i ser biss capitolini sono tornati a sibilare, nominerà ancora Siena per farci sapere che è attaccabile, sì se hai tutte le palle e le rotelle a posto come diceva Lardo, che non deve essere guardata con complesso d’inferiorità come ha detto bene Frates. Lasci perdere e non tiri fuori per lo sfortunato Datome, ma quante volte si fa male?, quante partite vere ha giocato per Roma?, la storia che è assurdo lavorare per poi dare un giocatore a Siena. Se il Montepaschi ci avesse creduto non sarebbe mai andato via dalla conchiglia della piazza.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al FESTIVAL</span></strong> <strong>cinematrografico di Berlino</strong> che ha premiato il film Miele, pellicola turca, senza rendersi conto che l’arnia padronale dove il miele scorre davvero è quella di un basket permaloso e mai autocritico che s’illumina d’incenso anche quando i giocatori si grattano los marones.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla PEPSI CASERTA</span></strong> per essersi sciolta nel momento in cui la sua gente voleva il massimo: succede se non ti accorgi che i troppi complimenti mandano in paranoia i ragazzi fragili. Fate conto delle copertine colorate, andate a vedere cosa è successo dopo. Soltanto dei grandi flop. E la colpa, badate bene, non è delle copertine, ma del turibolo che arriva sulla testa degli interessati.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al mitico e sempre mite ARIO COSTA</span> </strong>che si è appoggiato con troppa foga sulla porta dello spogliatoio degli arbitri dove si proteggeva il pettirosso che ha fischiato e deciso una partita drammatica come quella fra Cremona e Ferrara, brutta e forse decisiva, per una venialità. Loro, gli arbitri, sono fatti così: il basket lo inventano come più gli piace e ad Avellino abbiamo visto cosa vuol dire due pesi e due misure, ma forse Tola non se ne è accorto.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">all’OLIMPIA LUBIANA</span></strong> che per anni abbiamo amato come scuola grandissima del basket europeo, che è sempre stata società di riferimento per chi voleva costruire non avendo grandi mezzi: adesso smobilita, ma speriamo si rimetta presto in gioco, anche se non tutti quelli che ha lasciato andar via erano da prendere in altri posti. Ma, si sa, quando serve compri tutto.</p>
<p><strong>0</strong> <span style="text-decoration: underline">a Piero BUCCHI</span> perché la sua Armani, proprio tutta sua, non convince e non arriva ai bersagli minimi in Europa e in Italia, perché ai tifosi delusi di quella che una volta era la squadra dominante, non puoi dire che assolvi i giocatori per aver fatto segnare pochi punti ad Avellino. Prendersi le responsabilità, non chiuderle fuori dalla porta come se fossero sempre tutti bambini del minibasket. A Rimini lo faceva benissimo, a Napoli pure. Cosa sarà accaduto?</p>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Lo sceriffo Proli, il Micione, Michelino nei guai e Dan Peterson, sempre il numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.loudsportsshorts.com/basketball/players/larry_bird.jpg" alt="" width="178" height="243" /></strong></em><strong>OSCAR ELENI</strong></span> <strong>dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport</strong> <strong>organizzerà il campo dedicato ai bambini</strong>, all’intelligenza motoria, un&#8217;iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma, considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a <strong>Milano</strong>, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da <strong>Gilberto Benetton</strong> in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della <strong>disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi</strong>, <strong>delle notti passate</strong> <strong>sognando il poker e la California. </strong><strong>I soliti problemi sugli inviti</strong> <strong>sbagliati</strong>, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al <strong>Minucci</strong>, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente. <strong>Ma come ti sei svegliato se ti</strong> <strong>metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso</strong> <strong>ai vari Petrucci del quartierino?</strong> Mi sono svegliato male dopo aver visto <strong>D’Antoni </strong>guidare <strong>New York</strong>, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto <strong>Danilo Gallinari</strong> a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il <strong>Larry Bird dell’oro<span id="more-1369"></span> olimpico</strong>, ma soltanto quando va in panchina, sdraidonsi a terra per dare sollievo alla <strong>schiena che non sembra guarita</strong> come dicevano e dicono gli avidi e i frettolosi che fanno gattini ciechi. <strong>I Knicks dei tatuati</strong>, te le raccomando le regole Nba su giacca a cravatta, puttanate, hanno perso il terzo supplementare in una stagione dove le sconfitte fanno malissimo, dove <strong>Michelino è nei guai seri</strong> perché la gente fa presto a sbatterti contro il muro. La gente è feroce da tutte le parti. <strong>Ricordiamo il pubblico del Real che urlava &#8220;Scariolo dimission&#8221;,</strong> quello della Virtus che sembrava insofferente al realismo di <strong>Lino Lardo</strong>, al faticoso tirocinio dell’husky <strong>Koponen</strong>, quello di Milano che non sente <strong>Bucchi </strong>come <strong>il vero Cid</strong> di una squadra che ha bisogno del grande guru per nascondere tutto il resto, quello di<strong> Mosca che già non sopporta il sostituto di Messina, quello di Malaga che non perdona</strong> <strong>Aito,</strong> quello che ti mangia per essere a posto con la coscienza, quello che diventa <strong>Peterson o Baratta</strong> dal film, purtroppo non film muto, a seconda delle musiche che sente in cuffia, quello che risolverebbe sempre tutto mandando via l’allenatore, il presidente, quello che se la prende con <strong>Claudio Toti</strong> e lo invita ad andarsene sapendo che del domani, a <strong>Roma,</strong> come a <strong>Milano,</strong> e certamente a <strong>Bologna</strong>, non c’è una certezza. Dovrebbero saperlo anche a <strong>Pesaro </strong>dove adesso sono davvero spaventati perché sembra che <strong>Napoli </strong>possa arrivare a fare una squadra normale e quasi competitiva a certi livelli entro la fine del girone di andata, pronta a rimontare almeno sulla penultima.</p>
<p><strong>La gente è feroce. È cattiva, noi critici siamo dei bestioni con la bava alla bocca come i bevitori di vodka macerata con l’erba dei bisonti, sempre</strong> <strong>pronti a vedere il male in tutto</strong>, anche se esiste il diritto di replica, il diritto di <strong>non essere sempre d’accordo con i Proli</strong> della situazione, con quelli che arrivano in città e ti dicono c’è un <strong>nuovo sceriffo</strong>, del vostro passato me ne impippo, con i fenomeni che scelgono i sarti, i cuochi, persino i medici , fuori dalla città e poi si chiedono perché la città reagisce freddamente. Beh, <strong>a parte Pittis</strong> <strong>che confonde</strong> ancora l’eccellente <strong>Jumaine Jones con il principesco McAdoo</strong>, Milano, ad esempio, era abituata bene, aveva il meglio e per emozionarsi chiede proprio questo, non certo <strong>Iverson </strong>spinto da chi si confonde fra il risotto e le deiezioni dei cani. Certo che Iverson farebbe notizia, muoverebbe il cielo sopra Milano, ma per quanto tempo prima di pentirsi ci chiedono da Memphis e dintorni? Questo è il problema con chi si vanta di avere solida competenza, grandi maestri: <strong>erano sempre in bagno a fumare quando</strong> <strong>c’erano lezioni vere. </strong><strong>Settimana di purificazione nel distacco</strong> <strong>da Carlo Recalcati</strong>. Piangono i coccodrilli e i delfini di fiume. Non se ne poteva più di una situazione malata e insistere troppo per avere <strong>Pianigiani alla guida di Azzurra</strong> sembra voler fare un torto al quarantenne lupo della <strong>Mens Sana</strong> che certo sbalordisce il mondo con questa voracità, con questo record di <strong>10 sconfitte su 136 partite</strong>, perché <strong>ai cari Petrucci e Meneghin</strong> vorremmo dire che per un Chessa o un Martinoni al risveglio bisogna poi segnalare le prove dei titolari dell’ultima frana europea e il premio a <strong>Capobianco</strong> come allenatore dell’anno è strameritato perché bisogna davvero essere pazienti per sopportare<strong> Teramo</strong> così come la vediamo oggi, per non prendersela troppo davanti a certe prestazioni come quelle dei ragazzi d’oro <strong>Poeta e Amoroso che certo meritano affetto</strong>, ma dovrebbero anche <strong>smetterla di fare recite fuori tema</strong>: il regista è spesso stonato e monocorde, ma sembra sempre che sia soltanto lui a tirare la carretta della Tercas, l’ala forte ha uno strano modo di combattere, un modo che piace quasi a tutti, ma poi lo vedi cedere di nervi quando servirebbero braccia solide per tenere su il tetto. Meglio allora <strong>i Michelori e Di Bella</strong>, i <strong>Mordente</strong>, che non se la tirano, ma in campo ci mettono sempre la faccia e non chiedono sconti se arricci il naso perché non fanno tutto bene.</p>
<p><strong>PAGELLE sulle ferite nella settimana europea che mette Siena e Milano</strong> <strong>contro le grandi di Spagna</strong> dove la Acb ha chiuso i conti con tanti soldi nelle casse, tanti progetti, ma certo loro ci prendono il mondiale che è vero zucchero e ci appoggiano per l’europeo che, ormai, è vero tormento anche giocato in casa propria come vi direbbero i polacchi che non sono certo tanto più deboli di Azzurra allo sbando, di questo basket dove tutti guardano in alto e non si accorgono che il resto del sistema è nella palude, nel giardino dei poveri di idee e quattrini.</p>
<p><strong>10 a  ZIZIS e MORDENTE</strong>, compagnoni ai tempi di Treviso, produttori di vino rosso e bianco, il non ancora famoso Zimor che contiamo di stappare presto ringraziando questi due galantuomini, questi ragazzi che hanno cervello e cuore, che sono uomini veri e che al momento sono anche la gioia e la fortuna dell’Armani e di Siena.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> se troverà subito una nazionale da allenare, se tornerà presto su una panchina di serie A, se chiederà un po’ di silenzio e di rispetto su questa vicenda sgradevole che lo ha separato nella casa dell’ex amico Meneghin. A noi piace Micione Charlie quando lavora, non quando trama.</p>
<p><strong>8 all’ ALTRA MILANO</strong> che domenica porterà Chuck Jura il magnifico sul legno del Palalido per una premiazione solenne prima che vadano in campo Armani e Scavolini. Dovrebbe presentare il tutto un Dan Peterson che anche quando deve fare giochi a due con gente sbagliata, gli succedeva a Sky, gli capita anche oggi, è sempre il numero uno, quello che sa cosa bere quando il sole delle parole al vento spacca le pietre che non hanno trovato le teste giuste da rompere.</p>
<p><strong>7 a Massimo CHESSA</strong>, sassarese di Biella, classe 1988,  <strong>e Nicolò</strong> <strong>MARTINONI</strong>, varesino Cimberio, classe 1989, prestato dalla Benetton a chi nell’ultima giornata ha mandato in campo di lavoro chi pensava di essere già pronto alla beatificazione per aver rischiato nella costruzione della squadra. Due giovani che danno speranza per il 2011, speriamo che con Melli ci diano qualcosa di più di quello che assurdamente ci aspettiamo dai ragazzi NBA.</p>
<p><strong>6 alla NBA</strong> che coltiva l’Europa alla sua maniera, che ti offre l’elenco giocatori mettendo di fianco a ciascun nome l’ingaggio. Un suggerimento che la Lega dovrebbe seguire in fretta, prima che al Coni scoprano certe cifre per certi italiani.</p>
<p><strong>5 al grande MASCELLANI</strong>, presidente di Ferrara, per aver fatto sapere ai suoi giocatori che per quello che ha speso si aspetterebbe d&#8217;avere risultati migliori. Non è questa la strada per ridare energia e fiducia ad un gruppo che ha pagato anche momenti di esaltazione collettiva esagerati.</p>
<p><strong>4 a Massimo BULLERI</strong> perché se è fra i migliori ogni volta che è in dubbio, ogni volta che deve fare un test pre gara per sapere se potrà andare in campo, allora le gente comincerà a sospettare che non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti gli allenamenti saltati fanno perdere la buona predisposizione ad essere creativi, a tirare dal perimetro quando l’allenatore chiede più palloni per i centri.</p>
<p><strong>3 a Maurizio GHERARDINI</strong> che dopo le uscite di curva della Toronto dove Bargnani resta, inutile litigarci ancora, quello che in Spagna e nella qualificazione europea lasciava perplessi tutti quelli che avevano già capito come non esistesse un feeling fra allenatore e giocatore, fra giocatore e basket con pelotas, dopo questo inizio stagione NBA con molti scuri, non ha ancora sentito i suoi personalissimi tifosi italiani urlare che la colpa non è del geniale forlivese, ma di chi non lo ascolta come fanno nella federazione canadese. Uhm.</p>
<p><strong>2 a Dino MENEGHIN</strong> per quel comunicato senza dentro niente con il quale la Federazione si congedava da Recalcati, per questo silenzio sul futuro tecnico, il settore più delicato ed importante di una Federazione che ha bisogno di idee, di gente con voglia di lavorare, di esplorare il territorio, di fare battaglie rusticane con quelli della pallavolo e dell’atletica per avere gente da educare sui campi di basket nei posti giusti, con le giuste esperienze e f dolorose fatiche. Non vi salvate solo con le azzurrine della femminile volute dal Ticchi. Comunque meglio lacrime finte delle cause in tribunale come si rischiava anche adesso, dopo la vergogna della causa contro Riccardo Sales di quel tipo che oggi, per fortuna, cerca tartufi in una terra dove nascono soltanto fichi.</p>
<p><strong>1 alla BENETTON</strong> cucinata in salsa parilla da Pillastrini e dalla Cimberio perché non basta avere coraggio nelle scelte, bisogna anche rischiare a spendere qualcosa in più per sostenere l’esperimento. I giovani meritano spazio, ma pure bastone oltre a piatti di carote. Se cominciano con dei difetti poi non se li toglono più. Nei vivai bisogna investire partendo dai buoni stipendi per chi istruisce i giovani.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può iniziare con cinque stranieri cinque sul campo di Siena, non può reggere due tempi sfruttando il meno possibile i ragazzi italiani dopo aver visto che tipo di purgante è il tifo del presidente Petrucci per chi predica bene e finisce per razzolare malissimo.</p>
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
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		<title>Volete capirlo che Siena è strafavorita? Anche se Milano in difesa ha buone armi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:55:39 +0000</pubDate>
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<strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per</strong> <strong>capire se</strong> dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i <strong>Maya </strong>ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero <strong>Sabatini</strong> cederà un giorno <strong>la Virtus</strong>, se davvero l&#8217;uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla<strong> Fortitudo</strong>, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di <strong>Siena</strong>, contro la strategia <strong>Minucci,</strong> se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che <strong>Alberto Bucci </strong>ed <strong>Ettore Messina</strong> dicono alla gente di <strong>Bologna</strong>: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a <strong>Milano </strong>ci fossero stati  <strong>Sacrati, Savic, Sabatini</strong> e<strong> Corbelli</strong>, quelli di <strong>Pesaro </strong>o di <strong>Udine,</strong> il povero <strong>Piero Bucchi</strong> non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e <strong>Zamparini</strong>, loro e <strong>Cellino o Corioni</strong>, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla <strong>Buzzavo,</strong> alla <strong>Minucci</strong>, alla <strong>Livio Proli </strong>e non è un caso che siano proprio <strong>Siena e Milano</strong> a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe <strong>Calvino.</strong> Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po&#8217; nel pianeta per ridere di certa ottusità.<br />
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? <strong>Benetton e Montepaschi</strong>, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del <strong>Forum</strong> o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l&#8217;ultimo no di certo.<br />
A<strong> Salsomaggiore</strong> il responsabile della nazionale giovanile, il <strong>Ramagli</strong> che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a <strong>Reggio Emilia</strong>, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia <strong>Alessandro Gentile</strong>, figlio di <strong>Nando</strong>, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide <strong>Pascolo </strong>di Udine, il Claudio <strong>Tommasini </strong>della Virtus Bologna, poi il <strong>Metreveli </strong>senese e il <strong>Wojciechowski </strong>trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un&#8217;intera redazione<span id="more-1086"></span>, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c&#8217;era Niccolò <strong>Melli</strong>, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall&#8217;operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano <strong>Potì </strong>che invece ha vinto il titolo juniores con <strong>Pistoia</strong>, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il <strong>Casalpusterlengo</strong> del <strong>Curioni </strong>che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell&#8217;<strong>All&#8217;Onestà</strong>, della <strong>Xerox</strong>, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di <strong>Pavia,</strong> in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l&#8217;anno prossimo anche se il <strong>Cioppi</strong> in trionfo dovesse lasciarli per la sua <strong>Pesaro</strong>. Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge d&#8217;essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare <strong>D&#8217;Antoni </strong>che girava sul <strong>Sile </strong>sulla barchetta <strong>Benetton </strong>nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta.<br />
La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza. <strong>Dunque la</strong> <strong>finale scudetto</strong>. <strong>Perché Siena favorita? </strong>Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l&#8217;attacco, magari, batte in testa. E&#8217; successo dopo l&#8217;incidente di <strong>Lavrinovic,</strong> lo si è visto con <strong>McIntyre </strong>non sempre in tiro, lo si capisce quando <strong>Kaukenas</strong> va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un&#8217;altra cosa, perché contro Siena la zona classica , a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio <strong>Sangarè</strong>, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l&#8217;uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, <strong>l&#8217;Armani </strong>in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d&#8217;Europa e una delle 16 d&#8217;Europa. E&#8217; pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l&#8217;ultimo <strong>Price,</strong> valutando il <strong>Vitali</strong> anemico dell&#8217;ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo <strong>Taylor </strong>di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di <strong>Recalcati,</strong> magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s&#8217;infilasse pure <strong>Rocca</strong> si potrebbe dire che il povero <strong>Eze </strong>avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se <strong>Hall e Katelinas</strong> hanno la testa e le braccia per far stancare <strong>Stonerook. </strong>Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. <strong>Siena è strafavorita</strong>, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.<br />
<strong>Vaticini al latte di giugno</strong>:<br />
<strong>10 a  Corbani</strong>, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l&#8217;allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.<br />
<strong>9 al Pino Sacripanti</strong> perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.<br />
<strong>8 a Recalcati e Meneghin</strong> che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei e, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.<br />
<strong>7 al Baiesi</strong> che ha lasciato <strong>Biella </strong>perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l&#8217;Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.<br />
<strong>6 ad Andrea Niccolai</strong> che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l&#8217;entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono <strong>Sconochini e Boni</strong>, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica. Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà a al mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.<br />
<strong>5 all&#8217;associazione arbitri</strong> che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena- Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.<br />
<strong>4 alla Lottomatica Roma</strong> che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull&#8217;ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un&#8217; altra squadra sbagliata.<br />
<strong>3 a Mike D&#8217;Antoni</strong> perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.<br />
<strong>2 all&#8217;arbitro Paternicò</strong> perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l&#8217;angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.<br />
<strong>1 a Marcello Lippi</strong> perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d&#8217;invidia pensando all&#8217;Italia tre presentata nell&#8217;amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest&#8217;anno a Siena o l&#8217;anno scorso a Montegranaro.<br />
<strong>0 al capestro Sky</strong> per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l&#8217; espontaneo di <strong>Barcellona </strong>che ha inseguito <strong>Federer </strong>mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.</p>
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		<title>Playoff: quando l&#8217;Armani è smutandata e Teramo ha vinto comunque lo scudetto&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 16:55:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> <a href="http://www.flickr.com/photos/22618457@N07/2921005287/"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3118/2921005287_04f246788b.jpg?v=0" alt="" width="264" height="180" /></strong></em></span></a><span class="flickr-image"><strong><em>OSCAR  ELENI </em> dalla centralina elettrica di una montagna</strong> <strong>giapponese</strong> <strong>dove mandi al</strong> diavolo tutti i congegni moderni perché, se il computer mangia tutte le idee cattive del primo mattino, allora è  proprio inutile dare ascolto a chi vorrebbe leggere qualcosa che vada oltre la terra di mezzo, quella dove ruttano i mostri che hanno fischiato <strong>Paolo Maldini</strong> nel giorno dell&#8217;addio, dove il fuoco amico affonda squadre che non lo sono mai state, dove <strong>arbitri trinariciuti</strong> attaccano il fischietto dove vuole il commissario del momento, come ci suggerisce la magistratura, minacciando anche, ma era meglio se fosse stata un promessa, di lasciarci beatamente liberi di fare come nei campetti, cioè con l&#8217;arbitraggio interno, fatto direttamente dagli stessi giocatori che oggi piagnucolano e borbottano dopo ogni fischio. Sarebbe più leale dicono in <strong>Giamaica </strong>adesso che <strong>Bolt</strong> è rimasto confuso vedendo <strong>il conteggio dei cinque secondi</strong> per una rimessa, così come è stato interpretato nella pentola a pressione del <strong>Palalido di Milano</strong>, vecchia tenda, vecchio teatro storico in ristrutturazione con uso sede e foresteria, ma non certo campo da playoff per una nazione che adesso va in giro a chiedere la testa di chi l&#8217;avrebbe <strong>tradita nell&#8217;urna svizzera</strong>, pur sapendo che i nostri palazzi di carta, con aria viziata più che condizionata, non erano niente contro i monumenti presentati dagli spagnoli. </span>Certo che siamo stati traditi da qualcuno, ma già nelle visite pastorali erano stati chiari: <strong>dipende dai soldi, dal dinero</strong>. Prometterli e averli già in tavola è tutta un&#8217;altra cosa. Domandarsi perché contiamo così poco a livello internazionale è come rubare le rime al poeta di montagna quando ti fa sapere che: <strong>In questo mondo, è un&#8217;assurda frenesia anche la vita</strong> <strong>dell&#8217;insetto</strong>&#8230;<span id="more-985"></span>Certo che nei comitati regionali la vita è frenetica per il bene della base, per il bene comune, tutti volontari che, al massimo, perdono il senso della giustizia per un pennino, per un bel timbro, per un francobollo raro, ma, di certo, se devono incrociare gente da federazione europea o mondiale, non sanno dove rifugiarsi. Salvo ridere magari non avendo capito che quello davanti è molto serio soltanto perché gli è appena morto il cane, cosa che non ha medicine anche se ti eri appena sentito molto felice per la perdita della suocera. <strong>Meneghin </strong>è arrivato da poco tempo e <strong>i lillipuziani</strong> che lo hanno preso per <strong>Gulliver</strong> possono aiutarlo davvero poco se poi dobbiamo leggere comunicati federali di risposta scritti dai comitati regionali nel momento in cui tutti sparano sul pianista, lo accusano di essere ostaggio di chi si è inventato il bene nazionale senza aver mai messo piede in una società dove per andare avanti devi trovare quattrini veri, dove non puoi andare dagli sponsor spiegando che in Europa, l&#8217;anno prossimo, combatterai per l&#8217;onore, ma non certo per i premi, perché prima bisogna arricchire le tasche degli agenti che hanno avuto la fortuna, la lungimiranza, di legarsi ai giocatori italiani, gente che si era già inventata fondazioni pro domo propria, anche quelli che vedi nelle minori, quelli che stanno a bocca aperta non diciamo davanti a <strong>Sconochini, Boni</strong> o <strong>Naumoski</strong>, ma persino a <strong>Longobardi. </strong>Certo che ci deve essere pane e gioco per tutti,dove esistono regole che legano non ci sarà mai libertà di creare per vera e pura passione. Voi dite che i giocatori si costruiscono sui campi della fatica e allora perché i <strong>Dante Gu</strong>rioli allenano in serie C e i ragionieri con le mezze maniche fanno da assistente nei campionati maggiori soltanto perché il manager di nuova scuola si metta a raccontare balle iraniche a chi non ne può più di questo basket che gioca di sera persino alla domenica, che tiene in ansia le redazioni anche quando potrebbe dare un piccolo sollievo?</p>
<p>Ma come, diranno a <strong>Sky</strong> e nelle isole limitrofe, vi abbiamo anticipato l&#8217;evento alle 20.30, state un po&#8217; buoni adesso che <strong>Tranquillo è</strong> <strong>sull&#8217;Aventino Nba</strong> e che in casa <strong>Murdoch </strong>sono tutti presi da altre cose e con il basket finiranno per litigare, anche perchè <strong>Iago gioca sotto rete</strong> e non ne vuole più sapere di chi aveva fatto tredici al totolavoro, ma poi ha deciso che non si sarebbe sporcato le manine in altre faccende. Questo è un periodo nero per chi vorrebbe fare il giornalista e lo diciamo ad una professoressa universitaria che ci chiede se deve assecondare la passione del ragazzo bene preparato che vorrebbe interessarsi di giornalismo nello sport. Chiedere in giro se è vero, ma speriamo siano bufale, come certi arbitraggi di queste giornate torride, che a <strong>Tuttosport</strong> uno bravo, appassionato, competente e informato come il <strong>Piero Guerini</strong> sarà costretto ad occuparsi di calcio perché sulle varie non si campa, non si tira avanti. Già con questa storia dei dati ascolto Sky sulle partite di basket stiamo diventando pazzi, ma non volendo darla vinta al <strong>Gianni Decleva</strong> che segue per la radio i playoff, gli abbiamo urlato che faremo le barricate, ci terremo la cera soltanto per non sentire chi parla dalle aree pitturate, chi ha palloni medicinali da servire bolliti a chiunque vada per i tiri decisivi, che accetteremo ogni balletto, ogni scemata, ogni perfetta parità raccontata da gente imperfetta, ogni racconto che finisce con un cane ubriacato dai loro eroi, pur di non mollare la felicità della vita per uno che il basket ama vederlo, che lo aspetta con ansia, sapendo che verrà servito bene da registi giusti, da telecamere che sanno guardare nella partita. E pazienza se fuori da quella ci vorrebbe la sensibilità di chi, invece, snobba il contorno, attento a non farsi prendere in zona critica da chi minaccia senza minacciare.</p>
<p>Cosa dire di questo sport, difeso così bene adesso da una trincea come quella di <strong>Superbasket</strong>, se poi un campionato in brodo, lungo e allungato senza senso, viene spalmato su tutte le giornate della settimana rovinando chi dovrebbe inventarsi copertine, chi cerca lettori? Sempre a lamentarsi, direte voi. Ma certo che ci si lamenta, ma non per non aver avuto i <strong>Mondiali di carta</strong> mentre gli altri presentavano roba vera, gente forte, città fortificate nel basket, ma per questa atmosfera velenosa dove ancora si pagano multe salate, magari 3000 euro, per una bestia che usa il fischietto simile a quello degli arbitri, senza che i vicini lo scaraventino giù dalle tribune,senza che gli arbitri sospendano davvero. Correre da una parte all&#8217;altra senza aver capito perché nei <strong>quarti di finale</strong> e in semifinale non sono state giocate le partite doppie, no, gli arbitri non c&#8217;entrano, questa volta, evitando viaggi e colonne, evitando l&#8217;assurdità del bioritmo sconvolto. Sarebbe stato un segno di nuova civiltà, un risparmio di energie e forse anche di soldi. Non ci hanno pensato. Sono tutti <strong>impegnati a dare lezione agli altri</strong>, ad insegnare come si fa questo, quello, salvo non fare niente per migliorare il proprio giardino: persino i ciclisti hanno scarpe uguali, combinazioni in tinta, persino loro che faticano davvero ci tengono all&#8217;eleganza. Prendete lo spettacolo a bordo campo: vorremmo vedere tanti ragazzini e la scusa per averli è semplice, basterebbe utilizzarne di più e meglio per pulire le macchie di sudore, per raccogliere le tute lanciate con disprezzo da duri che non durano. Puttanatine direbbero da Ugo mentre si commenta il giorno della <strong>retrocessione fortitudina</strong> che ci ha ricordato <strong>i raduni della sinistra</strong> perdente mentre gli altri festeggiano e tirano righe su tutto, persino sulle indecenze.</p>
<p>Anche questa rubrica è in sofferenza, perché la palla gira e rotola sempre, ma poi senti piagnucolare che qualcosa va pure detto dopo il bagno nell&#8217;acqua gelata di un lago svizzero. Certo avere i Mondiali, riavere la certezza di una nazionale italiana in mezzo a chi se lo era meritato poteva aiutare, ma adesso pensiamo al resto. <strong>Recalcati</strong> ha fatto sapere che lo cercano all&#8217;estero, ha fatto notare che il part-time piace persino agli spagnoli, ha spiegato tante cose per evitare di doversi fermare a pensare sugli azzurri da qualificazione europea, sui giocatori che dovranno guardare in faccia i francesi. Ogni tanto senti ululare che azzurro è bello, che ci sono giocatori forti anche da noi, ma nessuno si spinge oltre perché quando, ad esempio, ti esalti per <strong>Poeta</strong>, quando ti alzi per applaudirlo, per dargli coraggio mentre ciondola sfinito, anche se non gli abbiamo sempre creduto mentre avanzava verso la rosea trincea dell&#8217;<strong>Armani</strong> palleggiando fino a sfinire la pazienza dei bestemmiatori, insomma quando punti su di lui, o su<strong> Bulleri</strong>, o magari l&#8217;<strong>Aradori </strong>reinventato a <strong>Biella</strong>, se ascolti il canto dei <strong>Garri,</strong> ti chiedi sempre se questa gente, vista cadere contro i bulgari, ce la farà davvero nei giorni del giudizio senza domani. Lo capiamo Recalcati, <strong>euroeroe in Svezia</strong>, principe di <strong>Atene</strong>, tre scudetti in tre contrade diverse, ma cerchiamo di capire anche Meneghin che non ne può più di sentire gente che ha soltanto richieste da fargli e nessuna proposta per andare oltre la palude tutti insieme. Sì, anche quelli della <strong>Lega</strong> se lasceranno parlare troppo spesso chi ama autoaffondarsi piuttosto di far vedere cosa teneva nel sottomarino sotto casa. Contatto interlocutorio salutando due squadre già eliminate, osservando <strong>Siena </strong>che sembra la barca dei fratelli svedesi che sfida<strong> il Mare del Nord</strong> mentre gli altri si dibattono nel cerchio celtico delle chiuse. Pensare che possano perdere lo scudetto sarebbe come prendere sul serio questi consiglieri federali, questa politica del ventunesimo secolo, questa vita da pidocchi. Una volta, un caro amico che avremmo visto volentieri a <strong>Varese</strong>, mentre <strong>Bob Morse</strong> riceveva la cittadinanza onoraria della città che più gli ha voluto bene, scrisse che la grande <strong>Ignis </strong>di <strong>Sandro Gamba</strong> avrebbe potuto perdere contro la meravigliosa <strong>Virtus di Dan Peterson</strong> soltanto se fosse caduto il tetto di Masnago. Non cadde, ma vinse la <strong>Virtus </strong>come diceva a voce non tanto alta <strong>l&#8217;avvocato Porelli</strong> prendendo appuntamento per le cena delle beffe col <strong>Grigo</strong>, con tutti noi, perché una volta si litigava, ci si divideva, ma il rispetto restava, la voglia di stare insieme non portava sceneggiate spagnole fra i buoni e cattivi, non portava a recite goffe come quelle di queste giornate da vagabondi.</p>
<p><strong>Salute e trecento brindisi per Andrea Capobianco</strong>, il nostro caro cinghiale da combattimento, uno che sudava davvero perché pensava e guidava, perché non è un ragioniere, perché conosce le sceneggiate di ragazzi che vogliono essere eroi ad ogni costo, ma conosce anche la loro dedizione alla causa comune perché li ha visti lavorare davvero. <strong>Teramo </strong>chiude al sesto posto, ma per noi lo scudetto dell&#8217;anno è suo perché alla fine la scoppiatura fisica di <strong>Moss</strong>, incapace di reagire, ma soltanto di agire, la difficoltà per<strong> Brown</strong> di liberare la testa, hanno tolto una vittoria sulla presunzione <strong>dell&#8217;Armani smutandata</strong>, dei golfini attillati, delle anime candide che giocano bene quando hanno paura, ma sono inguardabili se cominciano a fare i bauscia come in gara quattro nel torrido del Palalido. Vedremo in semifinale adesso che ogni timore di non eguagliare le stagioni con il <strong>Corbelli </strong>al timone sembra svanito, anche se quello vi dirà che una finale scudetto lui l&#8217;ha giocata, ma gli manca la finale a sedici europea. Insomma roba minima direbbero a <strong>Siena</strong> dove adesso rischiano d&#8217;avere anche una squadra in A2 da quando la Mens Sana è diventata contrada amica per tutti quelli che amano il basket a Siena, in Toscana, in Italia, persino in federazione. <strong>Premi speciali a Poeta</strong>, all&#8217;indio <strong>Ciaparal Ciarella</strong>, <strong>a Piazza e Lulli</strong>, l&#8217;unico che sapeva riconoscere i finti duri, i palleggiatori ossessionanti, Super Coppa d&#8217;oro alla società, grande presidente, grande manager, senese anche lui, accidenti, grande gruppo e con loro pestiamo le castagnole sul legno duro. A <strong>Pesaro </strong>nessun premio o ricordo speciale, salvo che per il <strong>Pino Sacripanti che forse tornerà a Cantù</strong>. A proposito la separazione con <strong>Dalmonte</strong> apre un mondo nuovo, ma siamo sicuri che il miglior affare lo farà chi prenderà per primo <strong>Lino Lardo</strong>, chi non lascerà a piedi <strong>Markovski</strong>, chi darà una vera società ed una bella squadra a <strong>Boniciolli,</strong> chi convincerà <strong>Messina </strong>che si può anche tornare in un Paese dove insultano i Paolo Maldini, a patto che si abbia dentro quello che ha reso questo ragazzo straordinario un fuoriclasse assoluto: coglioni e senso delle proporzioni. Messina dovrebbe avere tutto e Milano, più di Roma, ha bisogno di uno come lui, anche se la mossa di <strong>Treviso </strong>potrebbe spiazzare tutti e un <strong>Repesa </strong>nel mare non lo sottovaluteremmo troppo. Quanti buoni allenatori da piazzare. Questo sarà il gioco dell&#8217;estate, mentre troviamo singolare che una delle battaglie playoff più dure sia stata combattuta da due allenatori che avevano la quasi certezza d&#8217;essere esonerati alla fine della corsa. <strong>Roba da italioti</strong>. Roba brutta, ma qui le pulci si attaccano a tutto.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Non voglio più leggere ancora certe cose</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 17:43:55 +0000</pubDate>
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<p><strong>Ci sono cose che non voglio leggere</strong>. Per esempio, non voglio leggere che all&#8217;indomani dell&#8217;acquisto di <strong>Poulsen,</strong> un giocatore che passa la palla solo in orizzontale,<strong> il presidente della Juve</strong> ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l&#8217;altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando <strong>Camoranesi e Nedved</strong> titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che <strong>Nesta</strong>, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che <strong>Gallinari</strong> si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di <strong>Bargnani, Belinelli e Hackett</strong> prima che abbiano buttato fuori dagli Europei <strong>la Francia</strong>, quella di <strong>Tony Parker e Boris Diaw</strong>. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi <strong>Turiaf </strong>con un canestro di tabella all&#8217;ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà <strong>Franco Lauro,</strong> con le sue difese a presepe e i movimenti &#8220;in da peint&#8221;, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà <strong>Gianni Decleva</strong>, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un&#8217;utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket <strong>trasmessa dalla Rai</strong>. D&#8217;altra parte, non vorrei mai leggere che <strong>Sky</strong>, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere <strong>Alessandro Mamoli</strong> gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a <strong>Flavio Tranquillo</strong>, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. <strong>Non voglio più leggere</strong> che una bandiera come <strong>Javier Zanetti</strong> pensa sul serio che <strong>l&#8217;Inter</strong>, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il <strong>Grande Torino</strong>. O che <strong>sulla collina di Superga</strong> hanno contestato <strong>Rosina </strong>durante la commemorazione dei sessant&#8217;anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi.<span id="more-949"></span></p>
<p>Non voglio leggere quanti nomi saranno saltati fuori dalla Procura di <strong>Reggio Calabria </strong>nell&#8217;indagine sui fischietti truccati. E che pure nel basket esistono i sistemi, le cupole e le triadi. Non voglio leggere di <strong>Cannavaro</strong>, che si può ingaggiare in un taxi, promettendogli perfino un futuro da dirigente, anche se è scappato quando la nave stava affondando, come i topi. Non voglio leggere di focacce al formaggio, di <strong>Lippi a pranzo con Blanc</strong>, di ingranaggi di spogliatoio che s&#8217;incrinano, senza che i diretti interessati giurino che hanno parlato solo di <strong>Amauri.</strong> Non voglio leggere che <strong>Dunga </strong>lo snobba, se poi al suo posto, come attaccante di peso, deve arrivare <strong>Ronaldo.</strong> O che non ha cambiato stilista, perché le sue camicie sono troppo brutte per essere vere. Non voglio leggere che, nonostante lo stile, <strong>Armani </strong>non farà la storia della pallacanestro a <strong>Milano</strong>. Che <strong>Siena</strong> continuerà a vincere, e noi a chiederci come sarebbe da un&#8217;altra parte <strong>Pianigiani</strong>. Non voglio leggere che <strong>Messina andrà ai Raptors</strong>, semplicemente perché è da anni che lo leggo. Che ce lo mandino. E già che ci sono, ci facciano pure il favore di vendere <strong>Chris Bosh</strong> per una guardia, così da mettere il Mago con le spalle al muro, e far nascere, forse, una stella. Non voglio leggere di stelle prima del tempo, come i vari <strong>Santon e Balotelli</strong>. Lasciate che lo diventino, altrimenti poi si scopre che erano morte, da tanti anni, come <strong>Adriano.</strong> Non voglio leggere sugli stessi giornali, a seconda dei giorni, ironie o rispetto sulla depressione di un uomo.</p>
<p><strong>Non voglio leggere, ancora, di doping</strong>. Di <strong>Rebellin</strong> che è andato sul podio olimpico parlando di vittoria del ciclismo pulito, e adesso, a 37 anni, è guardato con incredulità. Non voglio leggere che ci si continua a sorprendere. Che ci si indigna per il razzismo, ma non per gli auguri di morte al giocatore per terra. Che ci si può ancora rassicurare del fatto che gli insulti non c&#8217;entrano con il colore, ma con l&#8217;ignoranza. Che non sarebbe ignoranza, ma gioventù allegra, l&#8217;atteggiamento di chi scalcia il proprio avversario e gli ride dietro. Non voglio leggere che <strong>a Firenze</strong> abbattono le barriere allo stadio, mentre ad <strong>Arezzo</strong> si giudica del tifoso ucciso all&#8217;autogrill. Mi fa ridere.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Non è vero che il basket più bello è quello dei playoff della Nba: le Final four docent</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 14:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span class="flickr-image"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.euroleague.net/resourceserver/19894/7dd1e5a9-6d1e-44ba-805c-0858188b732f/b62/rglang/iv/filename/final-four-teams-berlin-2009.png" alt="" width="186" height="131" /></span><strong>OSCAR ELENI che in sogno si è</strong> <strong>avventurato a passo di marcia sotto i</strong> <strong>tigli di Berlino</strong> dove un tempo sfilavano i soldati prussiani, dove non tanto tempo dopo sfilavano quelli russi, dove si è celebrata una bella festa per oltre 13 mila spettatori, perché la finale di Eurolega è stata proprio coinvolgente, in un&#8217;arena adeguata, in un posto dove tutti si sono divertiti, anche chi ha perduto, perché la conclusione del torneo più difficile ci ha fatto capire due cose importanti: non è vero che gli allenatori contano poco, non è vero che il basket più bello in questi giorni lo abbiamo visto seguendo i berci dei playoff della Nba. <strong>Con Obradovic e Messina vai più o meno dove</strong> <strong>vuoi,</strong> se poi hai dietro anche buoni giocatori allora spopoli, diventi il padrone. Siamo sempre stati convinti che l&#8217;allenatore ha in mano l&#8217;anima di una squadra, se può lavorarci sopra, senza ostruzionismo societario, allora arriva ai massimi risultati. Basta pensare al Messina bolognese e ai suoi presidenti, confrontare per credere. Su Obradovic ci bastò vederlo al lavoro, sentire <strong>Buzzavo </strong>che parlava della sua competenza, della sua &#8220;cattiveria&#8221;, per renderci conto che dovunque lo avessimo incontrato sarebbero stati guai per le sue avversarie. Certo anche lui invecchia, si ammorbidisce, magari sbaglia, però se esce dalla tenda è per andare a cercare la sua vittima e non certo per regalargli dei fiori. Eurolega senza italiani, ma <strong>Messina e Basile sono stati davvero bravi</strong> nel ricordarci alla gente come scuola sicura, come terra di grandi tradizioni e siamo sbalorditi, amareggiati, per la scelta di <strong>Rigas</strong>, il greco a capo degli arbitri Uleb, un amico del nostro basket nei secoli, per non aver chiamato a Berlino neppure un direttore di gara italiano. <strong>Schiaffo pesante</strong>, condanna prima ancora che la procura di <strong>Reggio Calabria</strong> metta tutti alla berlina perché<span id="more-930"></span> chi può leggersi <strong>Paolo Toscano</strong> sulla Gazzetta del Sud scoprirà quello che temeva da sempre: taroccati gli arbitraggi, le note spese, taroccati i campionati, un misto griglia con olio di colza che coinvolge tutti, perché è dai tempi che le note spese hanno falsificato tanti rapporti come potrebbe testimoniare il povero Ceccotti che aveva scoperto la truffa a barre, ai caselli e nei supermercati, che seguiva piste precise. Dalle serie minori alla massima serie, sia chiaro. <strong>Chiedere a Pesaro, Caserta, Roma, Milano,</strong> <strong>Bologna e Siena.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Nel viale dei tigli hanno marciato anche i giovani di Siena, ma tutti abbiamo guardato sbalorditi i giovani presentati dalla Serbia. Però i nostri c&#8217;erano, ma pochi lo hanno potuto notare perché qui gli allenatori devono spendere per avere i punti nell&#8217;aggiornamento secondo il sistema<strong> Gebbia</strong>. Sui marciapiedi berlinesi ci siamo anche fermati al sole per leggere Il Sospetto, un libricino giallo che lo svizzero Durrenmatt ci ha regalato per rendere più lieve il duro compito del <strong>Meneghin</strong> che deve andare nella giostra, come il cavaliere nero, sfidando tutti quelli che lo hanno preso in giro, che continuano a stuzzicarlo, che non sono leali: nel libro si dice che un vero <strong>Don Chisciotte</strong>, e Meneghin lo è diventato ascoltando <strong>Petrucci </strong>che poi non lo ha liberato dal ciarpame delle teste quadre da comitato regionale, è fiero della sua corazza di latta perché la lotta contro la stupidità e l&#8217;egoismo degli uomini è sempre stata difficile e rischiosa, sempre legata alla povertà e all&#8217;umiliazione, ma è una lotta sacra e non la si deve condurre a furia di lamentele, ma con dignità. <strong>Operateci a cuore</strong> <strong>aperto perché Messina ed Obradovic ci hanno spiegato che i grandi allenatori cambiano la storia, </strong>ribaltano anche partite dove trovi sempre il ragazzo tremebondo che ti lascia nudo, costringendoti a cambiare il piano studiato tanto bene. Nel Cska hanno tradito più che nel Panathinaikos, per questo hanno perduto, pur salvano la faccia. Diteci che non abbiamo visto lontano, quando abbiamo avvisato i naviganti nel mare dove domina il naviglio senese che non poteva esserci competizione se sulle navi all&#8217;inseguimento non avessero fatto salire dei veri master e commander, se non avessero cercato di imitare chi era davvero il numero uno. La conferma di tutto questo l&#8217;abbiamo avuta su Repubblica nella<strong> bella</strong> <strong>intervista di Walter Fuochi al Minucci</strong> che quando ha sentito la parola sudditanza ha spiegato al colto, all&#8217;inclita, allo stupido, come si costruisce una grande società da cui poi far nascere una grande squadra. In quel duetto fra sapienti ci ha detto anche come potrebbe essere il futuro del Pianigiani se passando al largo anche questa volta dovesse fermarsi ad ascoltare le sirene che lo invocano da lontano, magari in terra straniera. Minucci e la realtà delle cose, schivando ogni secca, ma perché ci ha studiato anche la notte e gli arbitri, lo sapete, fischiano spesso quello che vedono come direbbero a<strong> Sky</strong>, ma molte volte, come direbbero nei bar sotto casa, fischiano anche quello che vorrebbero vedere per potersene andare tranquilli al confessionale. Il sistema ha sempre avuto questo tipo di funzionamento, devi essere superiore in tante cose per far vedere anche quello che non c&#8217;è o nascondere quello che non vorresti far vedere. Ora tocca al <strong>Montepaschi </strong>perché gli altri si sbranano nel nulla, vanno a cercare funghi in fondo al mare, mentre don Ferdinando riesce a trovare del buono persino in certi personaggi, ma forse perché dando spago a loro li tiene lontani dalle miniere dove si estraggono scudetti, buoni bilanci, dove si crescono in casa allenatori che poi fanno tutti i record possibili. Strade berlinesi per raccontarsi che Sky ci ha mandato un messaggio forte e chiaro: telecronache dal tubo, non del tubo, almeno in parte, risparmio per avvisarci che il basket in diretta costa tantissimo e per questo bisogna fare bene i conti prima di fare bene i bulli. <strong>Porta di Brandeburgo</strong> per lanciare una pietra nello stagno del campionato arrivato alla stretta finale, per ascoltare le banalità di chi parla tanto e non si accorge che per dare fiato alle trombe è sempre necessario avere almeno il fiato o, cosa più importante, uno che ti garantisca che, se non hai scelto il detto &#8221; prima di parlare taci&#8221; , sarà comunque dalla tua parte pur sapendo con che tipi di giocatori hai dovuto lavorare per tutto l&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pagelle e crauti:</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>10 a Zele OBRADOVIC</strong> perché il suo modo di andare in battaglia è sempre diverso, ma alla fine arriva dove tu non potresti immaginare. Quando perse la seconda contro Siena, nonostante le schifezze arbitrali, andammo in giro a dire che con quella difesa era pronto per lo spiedo, lo dicemmo anche a Rai International scoprendo che il conduttore era stupito dal nostro ottimismo. Aveva ragione lui. Deve aver sentito le vibrazioni del crudele, noi l&#8217;illusione di vederlo finalmente invecchiare. Non è stato così ed eccolo lassù dove nessuno potrà mai raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>9 a Ettore MESSINA</strong> perché nella catastrofe del meno 23, invece di impiccare chi si era staccato da solo i fili, ha provato a riannodare tutto, senza andare in crisi mentale, senza morsicare troppo, dicendo come stavano le cose, riportando alla realtà un po&#8217; tutti. La rimonta è stata un capolavoro mentale contro il più forte di tutti, contro un&#8217;avversaria più forte del Cska. Questo vale doppio anche se l&#8217;albo d&#8217;oro non ricorderà. Ora lo vedono in partenza per l&#8217;Ammerrica, ma cose si scava nei cuori Nba? Questo il dilemma. Culture diverse e mai ecocompatibili.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>8 a Luca BASILE</strong> che ha sbagliato tiri importanti, ma non si è mai arreso, ha difeso duro, facendoci sapere che in estate sarà meglio pregare gente come lui di vestire la maglia azzurra, senza confidare troppo nei neurolabili del settore.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>7 all&#8217;ULEB</strong> per aver organizzato bene la finale di Berlino, evitando che i tifosi greci andassero oltre la rete, portassero i laser nell&#8217;arena. Non era facile, ma, se ci pensate, quando sai cosa vuoi e cosa cerchi non vieni mai sorpreso.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>6 agli ASSISTENTI</strong> che nelle finali di Eurolega, come del resto in tutto il torneo, si sono rivelati davvero utili, importanti. Pensate che da noi ci sono certi furbacchioni di manager che cominciano a risparmiare ingaggiando assistenti che non hanno neppure superato il primo sbarramento. La stessa cosa per dirigere i vivai dove si preferiscono quelli da due lire, quelli che tanto hanno un altro mestiere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>5 a Erasmo LORBEK</strong>, a nome dei tanti ragazzi promettenti che vanno e vengono su questa giostra, che anche nella finale di Berlino ci ha lasciato con le mani umide perché questo talento che sembra sempre pronto a sbocciare viene attirato nella rete con troppa semplicità. Dicevano che poteva essere colpa di Repesa quando lo vedevano così incostante, adesso anche Messina potrebbe spiegare che certi giocatori per maturare avrebbero sempre bisogno di soffrire.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>4 Alle GRANDI del basket italiano</strong> se non faranno di tutto per riportare in Italia l&#8217;Ettore Messina che forse ha chiuso la sua esperienza moscovita. Dicono che la Nba ha mezzi più convincenti, ma conta anche cosa si propone.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>3 a JASIKEVICIUS, </strong>il genio delle coppe, l&#8217;uomo dell&#8217;oro per Barcellona, Maccabi, Panathinaikos, l&#8217;uomo che avrebbe dovuto esaltare sempre la Lituania, perché quando gli dice che è finito, che non pensa alla squadra, che non difende, lui cambia lato del disco e ti lascia solo in mezzo ai tigli senza neppure il conforto di una giustificazione per aver parlato prima di tacere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>2 agli ARBITRI italiani</strong> che non hanno aperto bocca dopo la beffa di Berlino dove non sono stati chiamati neppure per le semifinali. Non ci vengano a dire che c&#8217;era il veto perché l&#8217;italiano Messina era fra i finalisti. Sarebbero bugie anche più gravi di quelle di chi cerca di uscire dalla buca delle lettere della procura di Reggio Calabria.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>1 a Dino MENEGHIN</strong> se si lascia ancora insultare da certa gente, se non urla chiaro e forte che questo basket lo si può salvare se la gente collabora, non se finge di non capire e si vanta di poterti minacciare.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>0 </strong><strong>all&#8217;OLYMPIACOS Atene</strong> per aver alzato in maniera assurda certi stipendi, per aver portato verso la bancarotta un basket europeo che avrebbe bisogno di un calmiere, di gente con la testa sulle spalle ed una mano sul cuore per non rendere inutili i campionati nazionali, concentrando tutto sulla grande visione europea, che è bellissima, ma che ci fa tremare se si possono dare più di 4 milioni di euro ad un Childress.</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
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		<title>All&#8217;eroico Tranquillo neanche un graffio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 14:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.digital-sat.it/UserFiles/Tranquillo.jpg" alt="" width="200" height="140" /></span>Non me ne intenderò di basket come <strong>Barack Obama</strong> che ha pronosticato <strong>North Carolina</strong> quando le squadre in lizza per il <strong>titolo Ncaa</strong> erano ancora sessantacinque. E vuoi vedere che c&#8217;azzecca? Sinceramente lo spero. Ho sempre avuto un debole per la squadra universitaria <strong>di Michael Jordan e Bob McAdoo, </strong>allenata dal mitico <strong>Dean Smith</strong> che un giorno (di qualche lustro fa) <strong>Sandro Gamba</strong>, in tournée con la nazionale azzurra negli States, mi presentò dopo l&#8217;allenamento del mattino. E ci sparammo anche poi un hotdog tutti e tre insieme. North Carolina nelle final four di <strong>Detroit </strong>affronterà sabato notte <strong>Villanova</strong>, che ha eliminato la favoritissima <strong>Pittsburgh</strong>, e poi lunedì, toccando ferro, la vincente tra <strong>Connceticut e Michigan State</strong>. Dai, Presidente, che pure questa volta ce la fai. Però, detto tra noi, non ne capirò anche niente di pallacanestro, ma un fallo su un virtussino qualsiasi a dieci secondi dalla sirena o anche sullo stesso <strong>Vukcevic</strong>, prima che tentasse la tripla e infilasse il fantastico canestro della vittoria nel <strong>derby di Bologna</strong>, io al posto di <strong>Cesare Pancotto</strong> durante il time out l&#8217;avrei anche ordinato di fare. O no? Male che andasse, la Virtus avrebbe segnato due tiri liberi e la Fortitudo se la sarebbe ancora potuta giocare con l&#8217;ultimo possesso o comunque aggrappandosi al paracadute del supplementare. Così invece ha perso e buttato via una furiosa, appassionante e generosa rimonta. A Pancotto, viva Dio, non si può che voler bene, e io gliene voglio, ma tre partite vinte su quattordici, anche se a Milano e con Siena, mi sembrano tanto tanto poche. <strong>Dragan Sakota </strong>aveva fatto assai meglio: quattro vinte e cinque perse. E non vorrei dire, ma fu mandato in quattro e quattr&#8217;otto al diavolo. Cambiando temporaneamente discorso, che poi arriva la bomba, che scoppia e rimbomba, l&#8217;<strong>Orso Eleni</strong> mi ha tolto la parola di bocca. Avrei voluto infatti magnificare la telecronaca senza urli e lavagnette da Pesaro di <strong>Luca Corsolini</strong> e<strong> Mario Boni</strong>, ma l&#8217;ha già fatto lunedì Oscar e quindi non posso fare pure io il pappagallo come <strong>Acciughino Pittis</strong>, mia croce (su<strong> Sky</strong>) e delizia (quando era un bambino e vinceva le Coppe Campioni). Dirò allora che mi è piaciuta anche <strong>Chiara Baroni</strong>, abbastanza disinvolta nel prepartita di <strong>Scavolini-Benetton</strong>: una donna finalmente in uno spogliatoio di soli uomini. Peccato che sia poi scivolata su una buccia di banana<span id="more-796"></span> domandando a Mario Boni il pronostico del match e sottolineando con lui che la Scavolini veniva in fondo da una vittoria importante all&#8217;overtime con una squadra non da poco come <strong>Pesaro</strong>. Magari <strong>Teramo</strong>, ma fa lo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi racconterò allora di <strong>Alibegovic </strong>che tutte le ha tentate, e ha fatto bene, per convincere <strong>Artiglio Caja</strong> a tornare a<strong> Udine</strong>. &#8220;Se vuoi, obbedisco, caro buon Teo, ma mi sembra che i buoi siano già scappati dalle stalle&#8221;, è stata più o meno la risposta dell&#8217;allenatore che l&#8217;anno scorso guidò <strong>Milano </strong>ai playoff e la riportò in <strong>Eurolega</strong> con la metà dei soldi che quest&#8217;anno il prode <strong>Livi(d)o Proli </strong>ha speso per un&#8217;<strong>Armani </strong>che farà fatica ad arrivare tra le prime tre e che può comunque solo sperare in una gran bella bufera di metà primavera per giocare al <strong>Forum,</strong> ovviamente sepolto di neve, la finale-scudetto che gli garantirebbe ancora un posto nei preliminari della prossima Eurolega. <strong>Superbasket</strong> esulta: cinque vittorie di fila non sono uno scherzo, ma di grazia con chi le ha vinte Milano queste partite? Con nessuna squadra che probabilmente disputerà i playoff. A parte Cantù che, con tutto il rispetto per il tifoso <strong>Werther Pedrazzi</strong>, non è il<strong> Real Madrid</strong>. E giocando come? Meglio lasciar perdere. Piuttosto ora l&#8217;Armani dovrà affrontare in casa Teramo, Treviso e Siena. E fuori Fortitudo, Roma e Biella. Non so se mi spiego e comunque, anche le vincesse tutte, non arriverà mai prima e difficilmente seconda. A proposito del <strong>Mps</strong>, non voglio proprio parlare della partita di ieri sera. Mi ha già fatto molto male al cuore. Ma una cosa la voglio dire: il <strong>Panathinaikos</strong> di <strong>Obradovic</strong> ha difeso come neanche nel paradiso della Nba sempre succede. Ma veniamo a bomba non prima d&#8217;aver messo in guardia l&#8217;amico <strong>Zanca</strong>: attento Lucio, la Banda Osiris sta spingendo per portare <strong>Claudio Crippa</strong> a Milano. E non credere che la Banda non abbia meno potere di <strong>Recalcati</strong> (con <strong>Meneghin</strong>) in nazionale. A buon intenditor poche parole. <strong>Ettore Messina</strong> ha chiuso con il <strong>Cska </strong>e, se non va a <strong>Toronto</strong> con<strong> Gherardini</strong>, si prenderà un anno sabatico. L&#8217;ha dichiarato lui e gli voglio credere. Quindi cosa ci sta a fare ancora Crippa a <strong>Mosca</strong>? Niente. O quasi. E l&#8217;Armani gli fa molta gola. A Udine hanno affiancato <strong>Bisonte Blasone a Sacchetti</strong> come aveva chiesto Caja ed era stato spernacchiato da Edi Snaidero e consorte Sandra. Artiglio aveva anche consigliato d&#8217;acquistare un playmaker che fosse un po&#8217; meglio di Jermaine Jackson, poi tagliato, e di prendere Booker. Parole al vento. E così Udine, mi spiace, ma non la salverà dalla retrocessione neanche Alibegovic.</p>
<p style="text-align: justify;">Di pronostico in pronostico, come le ciliege che non vedo l&#8217;ora che maturino:<strong> La</strong> <strong>Fortezza</strong> dovrebbe chiudere al secondo posto la regular season. Un&#8217;altra impresa di Matteo <strong>Boniciolli</strong> e del Paron <strong>Zorzi</strong>. Uomini di poca fede. Tanto più che Roma mi sembra un po&#8217; cotta e Teramo ha di qui alla fine un calendario terribile (Milano e Treviso fuori, le due Bologna assatanate in casa, oltre ad Avellino e Montegranaro). A Caserta avrebbero già mandato via da un pezzo<strong> Frates </strong>e pure a Pesaro c&#8217;è una panchina sulla quale <strong>Sacripanti </strong>si sta bruciando il sedere, ma non ci sono più allenatori liberi in giro. E allora si cambierà al termine della primavera. Però adesso vi racconto quello che più d&#8217;un uccellino mi ha raccontato sia accaduto domenica al termine del derby di mezzogiorno. Un gruppo di tifosi della Fortitudo ha attorniato <strong>Flavio Tranquillo </strong>che stava preparando a bordo parquet il suo servizio per <strong>Sky Sport 24</strong> nel quale ritornava prepotentemente sull&#8217;episodio della monetina sparata in testa del povero Terry. Ora anch&#8217;io ho difeso a spada tratta Meneghin nella famosa semifinale di Pesaro quando il grande Dino disse &#8220;adesso basta, non torno più in campo&#8221;, e Milano vinse a tavolino, ma non andai a cercar rogne con gli ultras inferociti della <strong>Scavolini. </strong>Anzi scappai di corsa dal vecchio palazzetto e mi rifugiai nel furgoncino blindato della polizia con <strong>Carlo Gatti</strong> che se la rideva di gusto. Già lo sa il mondo intero che Tranquillo non può vedere <strong>la Fossa</strong>. In più quelli della Fossa sono benissimo a conoscenza del comunicato che <strong>Montegranaro </strong>ha diffuso il 20 marzo scorso nel quale testualmente si ringraziava in particolare Flavio Tranquillo per il &#8220;senso di giustizia&#8221; con il quale lui e Sky avevano contribuito attraverso le immagini a convincere la corte federale della Federbasket a far ripetere la partita con la Fortitudo. Insomma va bene vincere, ma stravincere no. E comunque la Banda Osiris non si disperi: il suo leader massimo se l&#8217;è data a gambe e se l&#8217;è cavata neanche con un graffio. Per fortuna. Altrimenti l&#8217;avrebbero sicuramente fatto anche eroe e martire del basket italiano.</p>
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