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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; messina</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se sei juventino e ti piace il buon vino, non puoi appartenere alla Banda Osiris</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                    di CLAUDIO PEA
Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da Torino con dolcezza affogando in una vasca di cioccolato, nougatine e gianduiotti. Mentre il Montepaschi festeggia la sua terza Coppa Italia e ancora si sgomita per saltare sul carroccio dei plurivincitori, nello stadio lì accanto Alessandro Matri va in gol correndo verso la Filadelfia e Simone Pianigiani esulta un’altra volta. Stavolta per la sua-mia-nostra Juve. Che poi il bel ragazzo che viene dal Cagliari sia fidanzato con Federica Nargi</span></strong>, la ventunenne velina mora di Striscia, dopo essere stato con Costanza Caracciolo, l’altra velina, quella bionda, come lui stesso mi ha confessato sorridendo, non me ne può importare di meno. Anzi. Beato lui e meglio per lui se s’infrattasse anche con una terza velina, magari dai capelli rossi, come quelli della storica fidanzata di Luca Toni,<strong> la modella Marta Cecchetto</strong>. In fondo Matri non è il nostro presidente del Consiglio, ma il goleador che mancava alla Juve da un sacco di tempo.<strong> Ettore Messina è invece del Milan</strong> e Sergio Scariolo è tifosissimo di quella squadra della quale il mio computer corregge sempre il nome con un altro pure di tre sillabe e due vocali. E’ tuttavia assai curioso che gli unici tre allenatori italiani di basket che corrono i Gran Premi d’Europa abbiano nel cuore tre squadre di calcio diverse. Così come non può essere solo un caso che i grandi capi della Banda Osiris siano tutti rossoneri o che pure Andrea Trinchieri stia <strong>dalla stessa parte di Tranquillo, Chiabotti e Buffa</strong>. Cioè del Diavolo. Sì, proprio dove lui mi ha mandato quando gli ho ingenuamente chiesto: “Scommettiamo che sei del Milan?”. Non avevo dubbi. Ho per questo<strong> respinto la domanda regolarmente presentatemi da Gianmaria Vacirca</strong> al pranzo offerto dalla Fabi all’Eataly di Torino, dove avrei volentieri bruciato la mia carta di credito, per poter ufficialmente entrare a far parte della famosa banda del basket che un giorno<strong> la Wandissima</strong> mi spinse ad inventare. Nonostante il direttore generale di Montegranaro abbia cercato invano di corrompermi <strong>prendendomi per la gola con una deliziosa crema</strong> di legumi della quale ho chiesto il bis estasiato prima dal delizioso profumo e poi dallo straordinario sapore. Ma Vacirca ha poco o nulla in comune con le abitudini e i costumi della Banda Osiris, con cui magari divide le esagerazioni e le manie di grandezza cestistiche: in primis la faccia, che non è proprio quella del pollastrello lesso cresciuto in batteria, ma vissuta <strong>di chi piace alle donne e non si nega il bicchiere</strong> (in più) di vino rosso. Rinnegando gli hot dog e la Coca Cola degli amici di merende. Ma soprattutto da piccolo Gianmaria non si perdeva un allenamento della Juventus. <strong>E per Alessandro Matri e i fratelli bianconeri</strong> va ancora letteralmente fuori di crapa<span id="more-2120"></span>. Come me. Tanto più che la Banda Osiris sta battendo in testa e puzza dalla testa, ha abbandonato il ritrovo sul Lambro e ora va <strong>a cena in zona Ticinese</strong>, s’è imborghesita e s’abbandona in piccanti love story di cui vi racconterò a breve su questi schermi se Dan Peterson me ne darà il consenso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ora c’è dell’altro e, purtroppo, dopo il dolce ecco l’amaro. Dalla barchessa di Villa Minelli, poco fuori le porte di Treviso, dove tante volte in passato Gilberto Benetton mi aveva confessato i suoi amori e i suoi crucci per un mondo dei canestri al quale si era molto affezionato e dal quale pensava di aver ricevuto però poco in cambio</span></strong>, ecco l’annuncio che ha lasciato di pietra e sasso, e molti in braghe di tela: la famiglia Benetton abbandona il basket. E pure la pallavolo. <strong>Piove sul bagnato e tutto si fa grigio</strong>, più del cielo di Ponzano, come lo sguardo che incrocia quello di Gilberto Benetton che spiega: “E’ diventata una passione troppo costosa e infruttuosa”. Ma non è tanto e solo questo. “Mi sono disamorato del basket”, ora riconosce e svela. Mentre tutti abbassano la testa sentendosi colpevoli di chissà mai quali peccati di fede. Nessuno per la verità, ma la fine di ogni impero fa più male al volgo che ai suoi signori, padroni e sceriffi. <strong>Parole pesanti come macigni. Che forse erano anche nell’aria: da tempo infatti Gilberto e Lalla, la sua signora, non si vedevano più alle partite. Il caso Lorbek sicuramente l’aveva amareggiato e scosso. Il fedele e ruvido Giorgio Buzzavo si era da un po’ defilato e non ne voleva più sapere</strong>. La gente contestava e il Palaverde era spesso mezzo vuoto. Però nessuno l’avrebbe mai immaginato. Perché Treviso a breve organizzerà le finali di EuroCup. Perché Andrea Benetton e Claudio Coldebella avevano puntato su una squadra giovane che guardava fiduciosa al futuro. Perché Repesa era un investimento serio. Perché<strong> la Benetton dei cinque</strong> <strong>scudetti, di Kukoc e Del Negro, del Pero Skansi e del D’Antoni traditore, di Messina e Blatt, di Bargnani e Zisis, non poteva morire in questo modo</strong>.<strong> Ai piedi del Monte dei Paschi</strong> che negli ultimi tempi si è sostituito proprio alla Benetton come modello di società forte, sana, perfetta, invidiata e vincente. Meditate, uomini di poca fede. <strong>Meditate, ipocriti e farisei</strong>. Meditate voi che ancora andate cercando il Profeta quando lo avete sotto gli occhi e non lo amate come dovreste. Si chiama, vi piaccia o no, Simone Pianigiani. Voi che <strong>magari preferite invece idolatrare Andrea Trinchieri</strong>. Che è indubbiamente bravo, forse anche bravissimo, ma sempre appartenente ad un&#8217;altra categoria, inferiore (per ora) a quella di un allenatore che ha straordinariamente perso (e per sbaglio) <strong>una sola delle ultime trentasei partite</strong> giocate in Italia. <strong>Contro Varese</strong>. E contro un tal Taurino che ancora, dell’impresa, si vanta in giro per tutto il BelPaese.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=H" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>A Roma non sono ancora contenti di essersi mangiati così tanti allenatori</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 18:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Saletto, Veneto Nord orientale, il paese dove è nato Tiziano Zancanella nuovo presidente degli arbitri, un omone simpatico che sul campo diventava tutto rosso inseguendo quelle ballerine che lo facevano impazzire.Bella carriera, bella storia sportiva, bellissimo anche il dopo perché chi viaggia nel Nord va spesso a cercare i famosi tramezzini del diavolo Tiziano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Saletto, Veneto Nord orientale, il paese dove è nato Tiziano Zancanella nuovo presidente degli arbitri, un omone simpatico </span><span style="text-decoration: underline;">che sul campo diventava tutto rosso</span> <span style="text-decoration: underline;">inseguendo quelle ballerine che lo facevano impazzire.Bella carriera, bella storia sportiva, bellissimo anche il dopo perché chi viaggia nel Nord va spesso a cercare i famosi tramezzini</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">del</span> <span style="text-decoration: underline;">diavolo Tiziano</span></strong> che ospita tutti, brinda con tutti, anche con quelli che non gli perdoneranno mai certi fischi in partite importanti, ma per lui sono amici del basket gente del suo mondo, gente che ha onorato comunque ad alto livello, arbitrando nelle grandi manifestazioni. <strong>Perché il Veneto, perché la casa</strong> <strong>dei Zancanella?</strong> Così, tanto per capire cosa succederà domani visto che tutti davano per vincente nella corsa al papato arancione <strong>il Porcari dalla storia ugualmente interessante</strong> e che piaceva tantissimo al nostro amico Fallucca a cui dobbiamo una bella intervista con il Maifredi che resta appassionato di basket e che sa leggere ancora fra le righe del puttanaio dei comitati. Si comincia con facce contuse e questo dovrebbe preoccupare, a meno che Zancanella non scelga l’arbitraggio allargato e chieda collaborazione a chi ha battuto nella elezione. <strong>Meneghin gli ha telefonato per congratularsi</strong> e non per ricordargli che sul campo, spesso, non erano d’accordo, ma ora deve sostenerlo in tutte le maniere per non arrivare al deserto Tola<span id="more-2012"></span>, ad una nuova crisi perché questi arbitri hanno voluto autonomia totale, salvo poi mettersi subito a litigare. Lavorino insieme, tutelando chi va sui campi e comincia già a vacillare, tutelando la crescita dei giovani, cambiando regole che potrebbero toglierci, ad esempio, uno come Facchini , una cosa davvero ridicola. Forza Zancanella, <strong>fai un panino orientale e mettici dentro tutto,</strong> lo mangeremo insieme.</p>
<p><strong>E’ arrivato il giorno del riaggancio tipo Armageddon anche se Milano sapeva di aver finito il carburante mentale per restare in fuga sulla prima</strong> <strong>luna perché sul fronte dell’Est non ha salute</strong>, perché sul fronte europeo non sembra avere amici se il Pana di Obradovic ha lasciato due punti in casa al Valencia del maestro Pesic, perché non si può chiedere alle terze linee di essere subito pronte quando decidi di risparmiare qualche titolare. Era questo il pericolo nella gestione e Milano è caduta nella trappola emotiva proprio adesso che le servirebbe avere tutto intatto nel suo sistema. Vedi perdere l’Armani, o magari vincere conto<strong> l’ex Cska che si è mangiato persino Vujosevic</strong> con la stessa frenesia che in Italia tormentò il grande allenatore dei miracoli Partizan, e capisci i motivi. Vedi vincere, come in casa del Bamberg, e perdere Roma senza mai capire chi sono nè chi saranno mai <strong>questi lottofagi in maglia</strong> <strong>Virtus Roma</strong> perché capisci la natura di un gruppo dove chi sbaglia pensa sempre che sia stato un altro a fargli commettere la troiadas. Occhi che non s’incrociano quasi mai, gruppo senza desiderio di vita in comune, gente che respira l’aria dove comandano i Proximo, quelli che vogliono sempre la testa dell’allenatore, <strong>non contenti di essersene mangiati tanti</strong>, ma questo sono gli stessi che davanti alla caduta di un Pesic o di un Repesa pensano di essere davanti al fallimento di un Gentile. Non distinguono. La stessa cosa fanno i giocatori: scelgono la vittima che sembra più debole e poi fanno quello che i pochi dell’Eur hanno registrato <strong>mentre Tomo Mahoric si beveva la china</strong> e dava biglietti per la rupe a molti dei ragazzi che Boniciolli adesso, soltanto adesso?, non capisce più. Così come sarebbe assurdo pensare che già domenica all’ora di pranzo sapremo se <strong>Siena è pronta ad imporre la lex-Pianigiani</strong> anche su questo campionato. Milano ha degli alibi e non si farà spingere via anche perché adesso si creano i partiti: chi,<strong> come il sciur Gamba</strong>, l’ha vista molle con Montegranaro e altri che, invece, l’hanno scoperta più forte nel giorno in cui ha perso la prima partita.</p>
<p><strong>Troppa fretta gente e da Sassari, 8 punti, a Caserta e Roma, 4, faranno bene starsene tranquilli tutti senza dare da mangiare a chi si ciba</strong> <strong>esclusivamente della testa di allenatori</strong> che in altre circostanze hanno lavorato benissimo: Capobianco era e resta bravissimo, Perdichizzi ha fatto miracoli sempre e adesso si trova confuso, Sacripanti sa come uscire dalle trappole di una stagione iniziata pensando troppo in grande, Boniciolli resta quello di Avellino, di Udine, di tanti assalti alla baionetta e l’unico colore, per tutti, è che in questa comica petroliniana sia stato tirato dentro<strong> il Boscia Tanjevic</strong> che dovrebbe soltanto pensare alla vera battaglia. <strong>Non diteci che Vitucci e Zorzi vi stanno deludendo ad</strong> <strong>Avellino perché sono a quota sei come il Repesa</strong> che fa benissimo a diffidare della spavalda gioventù trevigiana chiedendo di valutarla con l’asticella sempre un po’ più in alto. Stanno bene quelle a quota 8? Quasi tutte, ma date retta a Charlie Recalcati che è addirittura a 10, <strong>meglio non prendere tutto per oro colato</strong>, in mezzo ci troverete oro matto e presidenti di bocca larga che restano in agguato e fingono di non capire di aver fatto squadre farlocche.</p>
<p><strong>Pagelle e tramezzini:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Tiziano ZANCANELLA</span></strong> nuovo capo degli arbitri perché se sarà il suo sorriso a fare da guida nel papato arancione forse avremo presto anche una nuova generazione di arbitri di buon livello.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Alex RIGHETTI</span></strong> uno che l’anno scorso la Virtus Bologna, per sfiancarlo, obbligava ad allenamenti mattutini da solo. Certo che Ford e Rigo non giocano sempre con il “veleno” mostrato per battere le Vu nere, ma le squadre forti non si potranno mai fare decimando i gruppi a caso e mettendo gli allenatori nelle peggiori condizioni per lavorare.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">all’ARADORI</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che sul campo di Teramo è uscito dal bozzolo senese. Ora non gli resta che fortificarsi all’aria aperta e durissima che troverà camminando con i campioni che sanno bene di non essere forti abbastanza per dominare come in passato e sanno di aver bisogno del rendimento super per reggere nella durissima Europa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">ai fratelli CINCIARINI</span></strong>, pazienza se quello di Pesaro ha bevuto acqua salmastra a Treviso, perché il capitano di Montegranaro sembra un tipo con le idee chiare, la testa a posto e la voglia di fare un passo avanti ogni giorno, lavorando, non chiaccherando.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Tomo MAHORIC</span></strong> che le lingue lunghe di casa nostra avevano accolto come un profugo tecnico e che adesso sta impartendo lezioni che fanno pensare a Bucchi e Trinchieri di averla scampata bella quando hanno sconfitto Cremona.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a MESSINA ed OBRADOVIC</span></strong> due grandi allenatori che capisci sempre quando vincono e perché ci riescono, ma che non comprendi, come capita con Mourinho, se uno fa 49 punti a Charleroi e l’altro si fa battere in casa da Valencia. Vigilate gente. A tutti i livelli.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">ai VUOTI</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sulle tribune per le partite</strong></span> di mezzogiorno che s’incrociano con il calcio. Lo sapevamo che sarebbe stata una porcata, ma hanno voluto andare avanti lo stesso e poi ci sbatteranno in faccia le cifre del disastro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">al DIGITALE</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>terrestre</strong></span> che da molti parti ha tolto dallo schermo Sportitalia la vera televisione degli sport che cercano spazio e felicità. Dite a Peterson che non lo si vede più in molti posti così qualcuno provvederà. Care Leghe fatevi avanti e protestate.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a TERAMO</span></strong> per non aver resistito alla banale soluzione dell’esonero di un allenatore come Capobianco pur sapendo perché la situazione va così male e potrebbe anadare anche peggio. Se parti da gente come Mike Hall non arrivi da nessuna parte per costruire una squadra nuova.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">all’immenso Pilla PILLASTRINI</span></strong> se si ferma pure a rispondere quando gli chiedono perché nel finale di partita mancano spesso i presunti assi. Purtroppo altri suoi colleghi che non hanno la sua personalità cadono nella trappola e arrivano a giustificare il peggio dando il peggio.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOTTOMATICA Roma</span></strong>, ai suoi incubi, alle idee confuse che cominciano con l’amico Smith e finiscono con i troppi amici Fritz di giocatori senza anima e core.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Hawkins deve solo ringraziare Mozart</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma. Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma.</span></strong> Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei una sola buona ragione. Con la città del Palio si è lasciato bene e col Montepaschi ha vinto finalmente a giugno quello scudetto che invece a Roma e a Milano aveva perso nelle due precedenti finali. Né il Falco di Washington può avere il dente avvelenato con Siena perché <strong>Ferdinando Minucci non l’ha</strong> <strong>fatto prigioniero: all’Armani</strong>, più che in verità nel Montepaschi, è diventato un pass par tout micidiale per aprire le difese avversarie, specie se non sono chiuse a doppia mandata come quelle della Lottomatica dell’Ecumenico. Piuttosto <strong>Hawkins ce l’ha con Roma</strong> e col suo presidente, Ciglione Toti, che non l’hai mai tenuto in palmo di mano. E non l’ha nascosto né prima, né durante la sfida di domenica al Forum. Al contrario ha prima confessato a Sky che nella capitale non c’era, e quindi non c’è, “una perfetta organizzazione ai vertici” e poi, una volta sceso in campo, <strong>ha preso d’assalto la Lottomatica</strong> con un tale furore che sembrava sul serio avesse con Roma un conto in sospeso. E comunque, t’amo o non t’amo, credo che Treccina abbia solo da <strong>ringraziare Siena e in particolare Pianigiani </strong>che in un anno gli ha fatto fare un bel salto di qualità e conseguentemente di categoria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non me ne vogliano Messina e Scariolo, di cui ho una stima infinita, ma credo che Mastro Simone sia, oggi come oggi, il miglior allenatore italiano al punto che i boyscout della Nba, se non si fossero addormentati cercando con il lanternino del talento in Niccolò Melli</span></strong> che, se c’è, è ancora molto in fieri, sono sicuro che avrebbero già consigliato per esempio ai Knicks di mandare a quel paese il vostro D’Antoni e di prendersi ad occhi chiusi Pianigiani. L’ho sparata grossa? Forse, ma non credo perché, al contrario di voi che <strong>avete </strong>già <strong>rovinato Superbone Vitali</strong> e stavate facendo lo stesso con Gel Aradori, vi dimostro coi fatti come nelle mani del <strong>mio giovane Mozart</strong> senza riccioloni siano cresciuti e diventati bravi e vincenti mezze calzette come Carraretto e Ress e mezzi campioni come McIntyre, Sato e adesso Dawkins. <strong>Né me ne voglia Recalcati</strong>, che pure ha portato all’argento olimpico una nazionale che non era certo inferiore solo a quella Argentina di Manuel Ginobili<span id="more-1996"></span>, ma sono sotto gli occhi di tutti i progressi che hanno fatto <strong>in un’estate in azzurro Belinelli e Bargnani</strong> che con il buon Carletto proprio non si capivano e probabilmente in nazionale non ci avrebbero più giocato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un Peana per qualcuno non è nel mio dna, ma credo che a Simone Pianigiani non lo potessi più negare. Così come non posso fare a meno di nascondere che l’intervista di Paola Ellisse all’immenso Boscia Tanjevic</span></strong>  è stata da accapponare la pelle e per questo l’ho ringraziata con il cuore in mano e l’emozione di essermi sentito tanto piccolo davanti a un uomo così grande che parla del suo tumore e confessa serenamente:<strong> “Embè, è chiaro che ho un po’ di paura </strong>e che sarà il destino a decidere per me, ma sono altrettanto fiducioso perché <strong>non conosco cosa voglia dire arrendersi</strong>. Per la prima volta ho sentito nella mia vita la stanchezza di non voler più allenare un club e così mi sono chiesto cosa fosse mai successo: probabilmente c’era, l’ho capito solo dopo, “quello” che lavorava sotto. <strong>Sono state la guerra in Jugoslavia a mangiarmi lo stomaco e lo stress di vent’anni di sofferenza per la distruzione del mio Paese</strong> che andava contro la mia idea del mondo e che si è poi espressa in me con un cancro. E’ il corpo che si rifiuta e si disamora di questo inganno e di questo tradimento: una volta eravamo tutti fratelli, all’improvviso è scoppiato tra di noi l’odio… Una notte un tremendo pensiero mi è passato per la testa e cioè che <strong>tutta questa bellezza del mondo</strong> potesse per me anche finire. E così da allora sono diventato un personaggino modesto che lotta e vuole rivivere altri notti bellissime<strong> sotto il cielo di stelle di</strong> <strong>Sarajevo</strong>. Senza rimpianti perché il passato è una selva di pietra dove nessuno può entrare e può cambiare niente. Così come è però certo che <strong>sono rimasto un sognatore</strong> che egoisticamente vuole continuare ad essere sempre amato…”.</p>
<p><strong>La splendida e toccante intervista di Paola Ellisse a Tanjevic non è durata più di duecento secondi ed è stata mandata in onda nell’intervallo di Milano-Roma soffocata dalle scelte non tutte condivisibili</strong> tra un tempo e l’altro di Matteo Boniciolli che nel primo quarto ha dato fiducia a <strong>Datome e a Heytvelt</strong> (ed è stato da entrambi assai ben ripagato), mentre nell’ultimo l’ha mal riposta in <strong>Giachetti e Vitali</strong> che non gli hanno invece regalato neanche un misero punto, ma solo una montagna di palle perse. Per questo penso che persino il Boscia si sarà <strong>incazzato &#8211; spero non troppo</strong> <strong>- col suo figliol prodigo</strong>, ma non ve lo verrà mai a raccontare come è giusto che nella sua posizione debba oggi fare. Però non si può nemmeno far finta che il bicchiere sia sempre mezzo pieno mentre<strong> la moglie è ubriaca</strong> e l’Armani ha intanto il triplo dei punti in classifica della Lottomatica. Né posso condividere la decisione di Teramo che<strong> ha girato le spalle ad Andrea Capobianco</strong> che, a ben guardare l’infido calendario d’inizio campionato, cosa poteva fare nelle prime sei giornate in casa con <strong>Milano, Sassari e Pesaro</strong> e in trasferta a <strong>Biella, Cantù e Treviso?</strong> Avrebbe dovuto battere Sassari, è vero, ma per una sola sconfitta inattesa lo si caccia cancellando tutto il buono da lui fatto in passato a Teramo? Via, <strong>non scherziamo</strong> e come avrebbe detto Totò: ma mi faccia un piacere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Prima di parlare a vanvera meglio tacere</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
		<category><![CDATA[Colombo]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa varesina di Sandro Galleani, “l’uomo che ce lo è ancora bandiera” (citazione dal suo libro, citazione presa dal monumento del professor Aza Nikolic), fisioterapista dell’anima per tantissimi giocatori, per tanti di noi, per chi ascoltava il tamburo dello spogliatoio che con lui non batteva mai lentamente. Lascia la nazionale dove era arrivato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla casa varesina di Sandro Galleani, “l’uomo che ce lo è ancora bandiera” (citazione dal suo libro, citazione presa dal monumento</strong> <strong>del professor Aza Nikolic</strong>), fisioterapista dell’anima per tantissimi giocatori, per tanti di noi, per chi ascoltava il tamburo dello spogliatoio che con lui non batteva mai lentamente. <strong>Lascia la nazionale</strong> dove era arrivato ai tempi di <strong>Giancarlo Primo</strong> per sostuire il dolcissimo Crispi, il mister dal caffè magico che non poteva più sudare sui “muscolacci” di un <strong>Flaborea </strong>o di un <strong>Meneghin.</strong> Siamo nell’altro secolo del basket dove<strong> i</strong> <strong>bambini facevano oh per vedere Simmenthal , Virtus e Ignis</strong> in battaglia, già la Ignis dove lui era entrato lasciando il talento purissimo di <strong>Gianni Motta</strong>, il suo ciclismo sfregando sella prima dei muscoli, per scoprire uno sport che ancora non gli piaceva del tutto. <strong>Casa di Sandro</strong>, della sua dolcissima moglie, <strong>la vera santa</strong> come dicevamo tutti quando i giocatori, di notte, suonavano il campanello perché avevano bisogno di conforto più che di medicine o massaggi. <strong>Yelverton e il suo sassofono</strong>, ma ci sono passati tutti, i saggi e i mattocchi, vi lasciamo immaginare come è cresciuto <strong>Claudio Galleani</strong>, oggi fisiochinetico della <strong>Cimberio</strong>, ascoltando <strong>il canto di</strong> <strong>Pozzecco o di Andrea Meneghin</strong>, ascoltando di tutto, imparando quello che serviva per continuare la tradizione famigliare perché nel territorio basket, sponda canturina nei tempi del veleno puro e della felicità massima, era passato anche <strong>Terenzio Galleani</strong>, fratello di Sandro, uno che ha scavalcato la grande muraglia della conoscenza e ora sistema uomini che hanno perso la postura, l’assetto, la salute, la felicità.</p>
<p><strong>Con questa notizia un po’ freddina del comunicato federale abbiamo deciso d’interrompere il silenzio playoff</strong> perché a bocce in movimento vale la tesi prima di parlare (a vanvera) meglio tacere. Comunque <strong>sia una finalista l’abbiamo</strong> <strong>già.</strong> Non indovinate. Accidenti, ma questa<strong> Siena</strong> è davvero fatta da pirati<span id="more-1815"></span> senza pietà: ti abbordano e non puoi neppure pregare per avere un trattamento di favore, per il bene comune, il bene della grande casa basket, quelli sono stati educati alla <strong>smaniosità difensiva</strong>, se comincia uno ad arpionare la nave nemica gli altri fratelli gli vanno dietro e allora assisti al fenomeno della glaciazione degli egoismi nell’avversario. Insomma tutti decidono di fare un passaggio in più del solito, pasaggio sgembo, inatteso, robaccia. Si chiama panico come quel panino al burro nei tre giorni del Condor. <strong>Questi condor che calano</strong> <strong>dalla torre del Mangia</strong> ti arrivano in casa e ti tolgono patente, libretto e anche il passaporto. Dazio pagato da tutti, salvo che nei giorni della merla scoperti, per caso, dalla Rometta che forse sta virando verso la costruzione di una società seria se<strong> Boscia Tanjevic</strong> avrà l’energia di arrivare fino a <strong>Trastevere </strong>adesso che si gode <strong>lo scudetto del suo Ulker</strong>, anche se alla fine la panchina era occupata dai fidi assistenti mentre lui discuteva con il responsabile della chemio per essere in battaglia al Mondiale in agosto. Giorni particolari come potrebbe testimoniare <strong>Gelsomino Repesa</strong> che sapeva bene come trovare almeno un punto debole <strong>nell’Alhambra di</strong> <strong>Pianigiani </strong>che comincia ad essere importantissimo (citazione dal<strong> Rubini</strong> pensiero: <strong>se ti insultano conti, sei bravo davvero, quando c’è silenzio allora è la fine) </strong>perché i cori, i soliti cori italiani contro e mai a favore che hanno esaperato <strong>Capello, Messina, il Tancredi</strong> nostro uscito fra le clave di Votoria con quei cicsbei che si è trovato nella <strong>Real casa</strong>, fanno da colonna sonora alle sue ultime fatiche nel club prima di poterci presentare a Monza ( corona ferrea proteggici tu), alla fine del mese la nazionale che vorrebbe, lo staff che gli piacerebbe avere se non si metteranno in mezzo<strong> i papaveri e le papere del sistema</strong>: intanto sul campo si è capito che anche i giocatori generosi, coraggiosi, quando la pressione si alza diventano giocatorini, ma è pur vero che nelle avversarie della qualificazione europea non troveremo solo giocatoroni.</p>
<p><strong>Boscia e Galleani. Ah che coppia</strong>. A proposito di Azzurra vi giriamo la circolare breve del ministero dei giocatori fannulloni, quella dove i  papabili si sono ribellati quando hanno scoperto che c’erano in giro allenatori testardi disposti a tenerli in buona condizione prima del raduno. Alla fine del gioco vi faremo l’elenco di questi giocatori e delle società che li hanno appoggiati. Tanto per capire e capirsi <strong>caro avvocato Cassì</strong>. Insomma se per avere più minuti in campo si mandano avanti gli agenti, se per non faticare si va dai presidenti, se per guadagnare due oselle d’argento si fanno straordinari nei posti più strani, allora hai già capito con che tipini da spiaggia devi lavorare e quindi li valuti per quello che erano, che sono e <strong>non saranno mai nel cuore della gente</strong> che, non per caso, ricorda molti grandi di ieri, ma pochi grandi di oggi e non è proprio un caso che il più conosciuto sia sempre e soltanto <strong>Meneghin,</strong> il più amato magari <strong>Marzorati</strong>, i più venerati quelli dei tempi in cui il patanloncino non ascondeva huevos e gioielli di famiglia. Zona franca dei playoff per andare alla <strong>Futur Station</strong> nel giorno d’apertura delle finali under 19 vinte poi dalla<strong> Virtus di Giordano Consolini</strong>, benedetto sia il suo lavoro e la sua scelta di vita, contro Siena con squadra in costruzione, ma comunque bella, bella come la <strong>Stella Azzurra</strong> resa dinamica da una società che ha dentro tante cose speciali e non soltanto elettrino Falcomer che è uguale ai tempi in cui faceva impazzire tutti sul campo. Giardino under per rivedere amici, per riscoprire <strong>Saturnino Niccolai</strong> che vuoloe fortemente fare l’allenatore e che ci riuscirà se avrà la fortuna meritata, ragazzi con dentro il fuoco, per sentirsi ancora a casa in quel palazzo che ci ricordava tante storie belle e tese fra <strong>Casalecchio e piazza Azzarita</strong>. Seduti nel buio, ecco la Futurstation ha soltanto questo difetto della luce , ma lo noti quando le tribune non sono piene, abbiamo ascoltato una musiuca che arrivava da molto lontano: era il rullare dei <strong>&#8220;non passa&#8221; dell’avvocatone Porelli che in quell’arena ci andava per amore Virtus, ma sempre rimpiangendo</strong> <strong>la qualità della</strong> <strong>vita del</strong> <strong>Madison</strong> di piazza Azzarita e tutto quello che venne fatto prima di vedere sbriciolarsi la grande casa sotto le ingiunzioni. Galleani, Tanejvic, Porelli, Messina, ah che gente sposa certa gente.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle con zenzero e peperoncino:</span></strong></p>
<p><strong>10 e lode <span style="text-decoration: underline;">a Sandro GALLEANI</span></strong> perché adesso possa diventare davvero l’istruttore federale nel delicato settore dove i giocatori tornano bambini. Confessionale per anime grandi e piccole, per cialtroni e giganti. Lui li ha ascoltati tutti e a tutti ha indicato una strada.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a TANJEVIC</span></strong> perché lo scudetto in Turchia lo consideriamo suo a tutti gli effetti e in culo alla chemio.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Dante GURIOLI</span></strong> e a quei pazzi di Rho perché sono stati promossi in C1 per una notte brava del “Canaglia club” che considera questo allenatore testardo, ancora fissato sui fondamentali e sul fatto che più delle lavagne contano le acute esplorazioni nella testa dei giocatori, un guru del sistema sommerso, lui che avrebbe potuto essere un eccellente capo in serie A se non fosse caduto nelle rete dove tanti hanno sofferto, quella dei pescatori di gloria senza portafoglio. Società sull’orlo di fallimenti, società deboli, società non società, presidenti che agli allenatori danno le briciole. Ci ha pensato un minuto, si è tenuto la sua passione con Rho e ha cercato un lavoro vero. Ha fatto male?</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a  Claudio SABATINI</span></strong> per aver dichiarato dopo la vittoria della under 19 della sua Virtus di aver vissuto unoi dei giorni più belli come proprietario. Gli crediamo, lo applaudiamo quando lo vediamo sulla barricata del fare basket nel senso completo, ma adesso ci dica che se hai i Consolini, i Lardo e, prima ancora, eccellenti allenatori, è perché riconosci il loro lavoro non potrai mai fare a meno di chi insegna l’arte dell’origami cestistico, molto più utile dello starnazzare col tiro da tre dei picchi e dei rolli anche se Boston sbanca Los Angeles con il tiro da casa loro ( citazione da SKY), ma non può insegnarla per una tigella e poco strutto.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Dan PETERSON</span></strong> che ricordando John WOODEN ha chiarito perché l’uomo della grande piramide resterà maestro per generazioni di tecnici: cercate l’uomo nel vostro giocatore, limitate al massimo quegli assurdi minuti di sospensione che diventano cancro per l’anima se 99 volte su 100 l’azione che avete disegnato viene conclusa male o da un giocatore diverso da quello che pensavate dovesse prendere il rischio.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Dario COLOMBO</span></strong>, tornato finalmente fra noi dopo aver lasciato chiese da giallo svedese, per averci ricordato, a 10 anni dalla morte di Tullio Lauro l’immenso, che siamo davvero gente con la sabbia nel cuore. Tullio era tanto, era forse tutto nella prima parte della nostra vita randiagia, perché aveva quel tipo di umanità che non trovi più, quel tipo di coraggio che ci faceva camminare nel vento anche se sapevamo che ci avrebbe spazzato via. Avevamo rimosso per troppo dolore, per la rabbia di avere perso lui che doveva parlare di noi quando fosse venuta l’ora. Sono cose che ti tieni dentro come quando se ne andò Gianni Menichelli, come nei giorni in cui la musica dei Beatles accompagnava Silvio Trevisani verso il suo Valhalla. Pura ipocrisia, bravo Dario ad averci ricordato chi siamo: degli zero che camminano.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla NBA</span></strong> se non fa circolare subito il filmato capace di aprire gli occhi ai frilli di casa, quelli che amano il circus e poi si stupiscono se ai play off i contatti diventano veri, belli, sani. Questa, bellezze, è la pallacanestro rubata a chi invita gli arbitrini ad esserlo per sempre, senza mai andare oltre un regolamento che valeva quando il gioco serviva per allenare campioni di altri sport che non dovevano mai farsi male, ma ora il gioco è diverso, ha un’anima diversa: duro, ma fiero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">al FACCHINI</span></strong> numero uno dei nostri arbitri con <strong><span style="text-decoration: underline;">SAHIN </span></strong>e <strong><span style="text-decoration: underline;">LAMONICA</span></strong>, se non darà subito alle stampe un diario sull’esperienza russa, in mezzo alle macerie degli arbitri corrotti, se avrà la pazienza di spiegarci certi falli tecnici che lui fa arrivare sulla testa di giocatori e squadre che si sono abituate a non credere a certi avvertimenti. Certo viene più facile tagliare cojones in campi grandi.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al povero TOLA</span></strong>, capo degli arbitri, che si trova nelle stesse acque con petrolio dove nei giorni della sua scalata voleva buttare Meneghin e altri sfiduciati. Ora tocca a lui e noi tremiamo pensando che le prime cose da fare nel settore, oltre al reclutamento, sono proprio quelle per blindare i migliori, anche fino ai 60 anni.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">a quel BOROSAURO federale</span></strong> che si è inventato, per i ragazzini, regolamenti viariabili da regione a regione. Possibile che li abbia imbarcati tutti questo consiglio federale gli uomini capaci di complicare la cosa più semplice, cioè il reclutamento, cioè l’attività giovanile per godere del gioco, senza impedimenti? Troppe regole, troppi divieti fanno diventare una serra anche i giardini sul mare.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA</span></strong>, difesa benissimo peraltro dalla medaglia di bronzo della Comark Bergamo di Andrea Schiavo e del piccolo Toscanini Roberto Marulli, nelle finali under 19, perché vedere tre squadre romane, vedere bei grupopi che arrivavano da altre regioni ci ha fatto capire come è stata ridotta la regione nell’ottica di chi pensa ai vivai come danno. Varese, Cantù, Milano hanno moltissimi titoli giovanili da ricordare, ma oggi dove sono? Forse è da questa riva che deve partire la barca per salvare il sistema e non veniteci a dire che la vittoria del Pavia del figlio del mitico Rochlitzer nel campionato under 19 del gruppo B può bastare o che Casalpustarlengo ha dato un giocatore alla NBA ed uno alla Nazionale, non raccontateci che tutto viene fatto con amore e saggezza. Non ci crediamo più.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Qualche buona notizia anche magari c&#8217;è&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi &#8220;soddisfatto&#8221; per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.justnapoli.it/wp-content/uploads/2008/05/piero_bucchi_primopiano.jpg" alt="" width="178" height="200" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe</strong></span> <span style="text-decoration: underline"><strong>parole, comportamenti e musi da mona</strong></span>. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al <strong>Piero Bucchi &#8220;</strong>soddisfatto&#8221; per aver visto <strong>Milano</strong> costringere <strong>Avellino</strong> a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché <strong>Siena</strong>, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: <strong>&#8220;Basta</strong> <strong>figuracce&#8221;.</strong> Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di <strong>Miracolo a Milano</strong>. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il Cska aveva deciso di far andare fuori di testa il <strong>Messina </strong>che ora vive l’incubo Barca. <strong>Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della Coppa Italia ha avuto</strong>, più o meno,<strong> lo stesso</strong> <strong>pubblico del derby di serie B</strong>, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, <strong>fra Ozzano e Fortitudo</strong>. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano <strong>16 mila persone sulle tribune a Bilbao</strong>, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino <strong>il re Juan Carlos e sua</strong> <strong>moglie Sofia</strong>, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e <strong>Fran</strong> <strong>Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. </strong>Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della <strong>Lega italiana</strong> la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la <strong>Virtus</strong> a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: <strong>se </strong>con loro <strong>perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto</strong>. Insomma una notte da <strong>Minnesota</strong> Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo.<strong> Pianigiani</strong> fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega<span id="more-1605"></span> perché avrà poi tutto il tempo per fasciarsi la testa quando verranno i giorni di Azzurra con o <strong>senza Eze.</strong> Lui non avrà i pretoriani delle stagioni da record. <strong>Non esiste pietra che possa</strong> <strong>regalargli uno come Stonerook</strong> a cui tutti danno spazio perché possa tirare, a cui tutti dicono sì, sei bravo, ma le stelle sono altre, il leone che ti sbrana senza mai fare una piega anche se provi a morsicarlo tu che sei la gazzella. <strong>Non era la miglior Siena</strong>, stanca, con infortuni seri da guarire, la testa altrove, eppure erano sberle per tutti. Certo se i campioni fanno due punti in cinque minuti, come contro<strong> Biella</strong> e non riesci a staccarli allora fuori i fazzoletti bianchi da rubare a <strong>quelli che a San Siro hanno creduto davvero</strong> <strong>all’imboscata per il povero</strong>, povero?, <strong>Mourinho</strong>. La Virtus è stata bravissima: un allenatore come<strong> Lardo</strong> vale la pena di essere seguito, ha dentro la cattiveria giusta per fingere di avere soltanto guanti di velluto, poi sa stare sul palcoscenico, sa truccare le carte anche se le briscole sono tutte dall’altra parte.<strong> Capolavoro contro Caserta, attacco mirato al cuore di Avellino dove era facile trovare le debolezze</strong> anche se intorno c’erano tifosi ululanti. Nella finale hanno retto bene quelli che nelle Vu nere sono cresciuti come <strong>Koponen</strong>, quelli che avevano qualcosa da far sapere a Siena come<strong> Moss</strong>, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire Sato nella rifondazione di una squadra che punta al quarto scudetto consecutivo dopo il paso doble con la coppa.<strong> Koponen ringrazierà Zorzi e Bonicolli?</strong> Ringrazierà Lino Lardo che lo tiene lontano dalle psicodebolezze di <strong>Collins</strong>, insegnandogli una strada che il ragazzo finlandese pensa sia diretta alla Nba. Certo lui fa i passi misurati e non vorremmo trovarci a<strong> Toronto</strong> adesso che non hanno quasi più spazio per <strong>Belinelli</strong>.</p>
<p><strong>Care pietre dell’India misteriosa</strong> dove, abbiamo scoperto, truccano col veleno anche il benedetto curry, spiegateci bene le foto di Bilbao dove, fra i campioni, spuntano i ragazzini della Juventut Badalona vincitori del trofeo giovanile. Noi abbiamo diviso tutto. Per i mille, che hanno invaso Bologna, delle brevi, dei ricordini, mentre la Virtus, fra gli under 17, misurava il progetto Armani sui giovani:<strong> 85-49!</strong> Avellino e la sirena dei soliti noti, l’Irpinia e quel canto melenso per far diventare oro quelle che erano foglioline di menta. Compagnia di giro con il complesso di farsi voler bene da tutti: noi sì che amiamo il basket, lasciate perdedre i vecchi bavosi, i babbioni che pensano al passato, veniteci dietro, ascoltate i nostri messaggi, leggete avidamente quelle cifre che sono il sale della vita sportiva, <strong>un sale</strong> <strong>dell’Himalaya</strong> che serve per tutte le pietanze perché non abbiamo niente più delle bistecche di tofu da proporvi. Il male è nel cinismo di chi non capisce che Ercolino si illude se pensa di avere la coppa Italia anche nel 2011. <strong>Adesso ci penserà la Lega. Già, ma quale Lega?</strong> Quella dove l’onda<strong> Sabatini</strong> ha già messo sotto l’acqua il povero<strong> Renzi</strong>? Alla Virtus hanno altri pensieri, vi diranno, forse è così se pensano che per una eventuale presenza nell’Eurocup, a cui avranno diritto visto che Siena sarà in Eurolega sicuramente, ci penseranno. Speriamo sia soltanto perché sperano di essere nella coppa maggiore il prossimo anno.La provincia esclude. <strong>Torna il campionato</strong>, lo sappiamo tutti, ma non ne abbiamo trovato notizia, almeno<strong> il calendario</strong>, <strong>sulla Gazza dei coriandoli dove fingono di essere addolorati nell’anniversario della morte di Candido</strong> <strong>Cannavò</strong>, un dolore finto perché per mostrare quello vero bastava continuare seguendo l’idea che ci sono tante cose da dire e da scoprire nello sport senza andare a cercare tra lenzuola e venditori di condom. Ci sarà tempo.</p>
<p><strong>Telefonata in Turchia per sapere da Tanjevic</strong> come fanno a tenerlo ancora. Telefonata di qualche settimana fa. Lui, ridendo come cavallo, spiegava di essersi mimetizzato bene nella torre di Galata, <strong>favorito del</strong> <strong>Topkapi.</strong> Abbiamo provato a dimenticarlo, anche se appare impossibile avendo intorno tutti questi caporali maggiori , abbiamo provato a considerarlo reponsabile di tutti i mali dei suoi allievi, anche in quelli che fingono di non riconoscersi in lui, ma era impossibile. Certo capisci meglio Boniciolli se trovi un bell’articolo del <strong>Marrese &#8220;rubato&#8221; al basket dalla gloria di</strong> <strong>Repubblica </strong>e dei suoi settimanali d’oro, quando ci spiega che <strong>Trieste,</strong> stranamente, è la città dove si vive meglio in Italia, ma è anche quella con il maggior numero di suicidi. Ecco svelato l’arcano, ecco perché l’allenatore di Roma vive così male certe esperienze e non soltanto perché adesso <strong>Gino Natali</strong> è tornato nelle grazie presidenziali e già si occupa di mercato ombroso, <strong>come dice il Romanista</strong>. Comunque sia mentre ascoltavamo la radio castigliana che spiegava quello che sapevano già tutti, cioè che fra il Barcellona e le altre d’ Europa e quindi di Spagna, ci sono distanze enormi, <strong>mentre pensavamo a Siena e alla sua Coppa, a Pianigiani e alle sue caramelle al miele, </strong>nello stesso attimo in cui ci domandavamo se il Real avvelenato sfogherà tutto sui nostri campioni incerottati e spremuti mentalmente da questa dedizione assoluto alla vittoria, stanchi, ma felici, ecco la notizia della notte trovata su Internet mentre cercavamo di capire perché<strong> l’Italia degli sport invernali</strong>, ma non solo quella, sbatteva le alucce su piste con troppo sole o troppa ombra, su sci, larghi o sottili, mal sciolinati, su giudici infami, su tutto quello che è <strong>Italian style</strong>, tipo le sceneggiate nel calcio dove si spiega bene perché in questo Paese la caccia va sempre fatta sparandosi sui piedi, dando all’arbitro tutte le colpe, prendendo gli allenatori e buttandoli dalla rupe, salvando i giocatori perché, si sa, quelli sono patrimonio, insomma in questa fase rem ecco la notizia: <strong>Boscia si alimenta bene mandando al diavolo il suo nemico Ataman</strong>, che si trova intrappolato nella battaglia contro il ramo slavo della squadra, poi si prende anche la coppa di Turchia. Magra consolazione, ma almeno qualcosa in tasca, lui, è riuscito a metterselo.</p>
<p><strong>Notizia della settimana: Saturnino Niccolai, l’uomo che viveva fra le stelle</strong> <strong>come diceva il principe Rubini</strong>,<strong> si ritira dalla scena a 41 anni.</strong> Lo abbiamo amato alla follia. Lo avremmo voluto in tutte le nostre squadre preferite pur sapendo che, molte volte, non lo avremmo trovato in spogliatoio perché si era perso da qualche parte. Speriamo resti nell’ambiente, speriamo continui con i suoi camp per i giovani. Speriamo che non si avvicini troppo presto al fuoco del nuovo mondo.<strong> Altra bella notizia: Torino ha avuto</strong> <strong>la finale di Eurolega</strong>. Vogliamo portarla una squadra di serie A nella città che più di altre meriterebbe di rubare la scena al povero calcio? Inventatevi qualcosa, ma, per carità, non ditelo in giro dove ci sono avvocati e aiutanti stilisti, dove ci sono maghi della economia al nero di seppia. A proposito di Torino doveva essere un grande del nostro basket, <strong>il Caglieris</strong> <strong>delle meraviglie virtussine</strong>, in maglia azzurra, il regista delle battaglie più belle nella storia a spicchi, a dire finalmente la verità ai finti riformatori dello sport nella scuola: “ con due ore di lezione che tipo di sport puoi fare? Vaglielo a spiegare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>prima che salti di nuovo la luce fra le pietre rosse:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline"> a Shaun STONEROOK</span></strong> per come ha vissuto i suoi 9 anni italiani, per il rimpianto che abbiamo sapendo che non è mai stato con la nazionale per colpa sua, ma anche dell’invidia, delle piccole battaglie sull’uscio di casa dimenticando il resto. Perché con la nazionale italiana? Perché ci ha dato molto, ma è questo basket che lo ha rivelato nella dimensione europea.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Lino LARDO</span></strong> per come è arrivato alle finali di coppa Italia, per come ha presentato la Virtus che gioca bene anche dovendo sopportare giocatori che non fanno quasi mai quello che ti aspetti, o troppo timidi o troppo scarsi. Capolavoro.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ai MILLE </span>della festa basket</strong> organizzata a Bologna dalla banda Sabatini che intanto si sdoppiava ad Avellino ricevendo in regalo il coro di tribune che lo considerano un uomo non davvero d’oro. Sono soddisfazioni, quelle di Bologna, sono tasse da pagare alla stupidità delle curve che tifano sempre contro qualcuno, mai per i loro galletti, quelle del tormento vicino ai tunnel di uscita.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a MOMENTO BASKET</span></strong>, una rubrica che trovi soltanto a Roma sul giornale della sera, perché da un po’ di tempo il Pasquino che ascolta i belati, i lamenti, i rutti federali, poi li racconta, smascherando chi pensava di navigare sotto il livello dell’acqua, pronto ad azzannare le gambone di Meneghin. Aggiunngiamo comptenza ed affetto per il gioco e domandiamoci perché si deve leggere soltanto a Roma accidenti.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">ai MATURI BASKETTARI</span></strong> pronti al grande raduno di aprile in Castrocaro, pronti ad affidarsi al Raffoni che quando organizava la coppa Italia a Forlì non aveva bisogno di finti sostenitori per essere onorato nerlla giusta maniera.</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Matteo BONICOLLI</span></strong> se prima di aver rimesso davvero a posto la Lottomatica, se prima di aver capito se sarà ancora lui l’uomo per Toti, adesso che i ser biss capitolini sono tornati a sibilare, nominerà ancora Siena per farci sapere che è attaccabile, sì se hai tutte le palle e le rotelle a posto come diceva Lardo, che non deve essere guardata con complesso d’inferiorità come ha detto bene Frates. Lasci perdere e non tiri fuori per lo sfortunato Datome, ma quante volte si fa male?, quante partite vere ha giocato per Roma?, la storia che è assurdo lavorare per poi dare un giocatore a Siena. Se il Montepaschi ci avesse creduto non sarebbe mai andato via dalla conchiglia della piazza.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al FESTIVAL</span></strong> <strong>cinematrografico di Berlino</strong> che ha premiato il film Miele, pellicola turca, senza rendersi conto che l’arnia padronale dove il miele scorre davvero è quella di un basket permaloso e mai autocritico che s’illumina d’incenso anche quando i giocatori si grattano los marones.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla PEPSI CASERTA</span></strong> per essersi sciolta nel momento in cui la sua gente voleva il massimo: succede se non ti accorgi che i troppi complimenti mandano in paranoia i ragazzi fragili. Fate conto delle copertine colorate, andate a vedere cosa è successo dopo. Soltanto dei grandi flop. E la colpa, badate bene, non è delle copertine, ma del turibolo che arriva sulla testa degli interessati.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al mitico e sempre mite ARIO COSTA</span> </strong>che si è appoggiato con troppa foga sulla porta dello spogliatoio degli arbitri dove si proteggeva il pettirosso che ha fischiato e deciso una partita drammatica come quella fra Cremona e Ferrara, brutta e forse decisiva, per una venialità. Loro, gli arbitri, sono fatti così: il basket lo inventano come più gli piace e ad Avellino abbiamo visto cosa vuol dire due pesi e due misure, ma forse Tola non se ne è accorto.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">all’OLIMPIA LUBIANA</span></strong> che per anni abbiamo amato come scuola grandissima del basket europeo, che è sempre stata società di riferimento per chi voleva costruire non avendo grandi mezzi: adesso smobilita, ma speriamo si rimetta presto in gioco, anche se non tutti quelli che ha lasciato andar via erano da prendere in altri posti. Ma, si sa, quando serve compri tutto.</p>
<p><strong>0</strong> <span style="text-decoration: underline">a Piero BUCCHI</span> perché la sua Armani, proprio tutta sua, non convince e non arriva ai bersagli minimi in Europa e in Italia, perché ai tifosi delusi di quella che una volta era la squadra dominante, non puoi dire che assolvi i giocatori per aver fatto segnare pochi punti ad Avellino. Prendersi le responsabilità, non chiuderle fuori dalla porta come se fossero sempre tutti bambini del minibasket. A Rimini lo faceva benissimo, a Napoli pure. Cosa sarà accaduto?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=E" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
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		<title>Lo sceriffo Proli, il Micione, Michelino nei guai e Dan Peterson, sempre il numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.loudsportsshorts.com/basketball/players/larry_bird.jpg" alt="" width="178" height="243" /></strong></em><strong>OSCAR ELENI</strong></span> <strong>dal prato della Ghirada, in Treviso, dove la Verde Sport</strong> <strong>organizzerà il campo dedicato ai bambini</strong>, all’intelligenza motoria, un&#8217;iniziativa, si dice, buona, per i virgulti da zero a sei anni, ma, considerando il paese dove siamo, la scuola che abbiamo, facciamo pure da zero a venti e anche oltre, perché su quel campo si possono anche curare ferite da taglio chirurgico.Servirebbe a tutti avere campi del genere dove valutare certe attitudini e a <strong>Milano</strong>, quella che un tempo vinceva e parlava pochissimo, quella che sembra fuori da tutto ma ancora energie per creare qualcosa di bello, stanno pensando di imitare il progetto illustrato da <strong>Gilberto Benetton</strong> in un convegno stranamente disertato da chi doveva almeno renderne conto ai lettori prima delle brevi, della <strong>disfida fra Roma e Venezia per le Olimpiadi</strong>, <strong>delle notti passate</strong> <strong>sognando il poker e la California. </strong><strong>I soliti problemi sugli inviti</strong> <strong>sbagliati</strong>, perché questo è un carnaio dove tutto funziona per simpatia, inviti, eppure si sapeva che c’era un ministro, si sapeva da tanto tempo del progetto, come del resto è noto che quando Gilberto Benetton scende in campo nello sport lo fa per amore vero, senza secondi fini come abbiamo sempre ricordato anche al <strong>Minucci</strong>, prima delle liti e delle divisioni che ci hanno lasciato con i quaquaraquà, come potrebbero testimoniare persino quelli che nella Marca fingono di non sapere chi ha sostenuto l’attività di alto livello, al di fuori del calcio, ovviamente. <strong>Ma come ti sei svegliato se ti</strong> <strong>metti a parlare bene di Benetton adesso che la Benetton basket ha preso due rimpalli che mandano un messaggio preciso</strong> <strong>ai vari Petrucci del quartierino?</strong> Mi sono svegliato male dopo aver visto <strong>D’Antoni </strong>guidare <strong>New York</strong>, guidare si fa per dire, una banda di sciagurati che neppure lo ascoltano, che vanno per il campo seguendo il profumo dell’oro, gente che ha ridotto <strong>Danilo Gallinari</strong> a fare la sponda invisibile o, al massimo, a tirare con i piedi sempre per terra, il contrario dell’evoluzione tecnica che ci aspettavamo, soprattutto adesso che fa il <strong>Larry Bird dell’oro<span id="more-1369"></span> olimpico</strong>, ma soltanto quando va in panchina, sdraidonsi a terra per dare sollievo alla <strong>schiena che non sembra guarita</strong> come dicevano e dicono gli avidi e i frettolosi che fanno gattini ciechi. <strong>I Knicks dei tatuati</strong>, te le raccomando le regole Nba su giacca a cravatta, puttanate, hanno perso il terzo supplementare in una stagione dove le sconfitte fanno malissimo, dove <strong>Michelino è nei guai seri</strong> perché la gente fa presto a sbatterti contro il muro. La gente è feroce da tutte le parti. <strong>Ricordiamo il pubblico del Real che urlava &#8220;Scariolo dimission&#8221;,</strong> quello della Virtus che sembrava insofferente al realismo di <strong>Lino Lardo</strong>, al faticoso tirocinio dell’husky <strong>Koponen</strong>, quello di Milano che non sente <strong>Bucchi </strong>come <strong>il vero Cid</strong> di una squadra che ha bisogno del grande guru per nascondere tutto il resto, quello di<strong> Mosca che già non sopporta il sostituto di Messina, quello di Malaga che non perdona</strong> <strong>Aito,</strong> quello che ti mangia per essere a posto con la coscienza, quello che diventa <strong>Peterson o Baratta</strong> dal film, purtroppo non film muto, a seconda delle musiche che sente in cuffia, quello che risolverebbe sempre tutto mandando via l’allenatore, il presidente, quello che se la prende con <strong>Claudio Toti</strong> e lo invita ad andarsene sapendo che del domani, a <strong>Roma,</strong> come a <strong>Milano,</strong> e certamente a <strong>Bologna</strong>, non c’è una certezza. Dovrebbero saperlo anche a <strong>Pesaro </strong>dove adesso sono davvero spaventati perché sembra che <strong>Napoli </strong>possa arrivare a fare una squadra normale e quasi competitiva a certi livelli entro la fine del girone di andata, pronta a rimontare almeno sulla penultima.</p>
<p><strong>La gente è feroce. È cattiva, noi critici siamo dei bestioni con la bava alla bocca come i bevitori di vodka macerata con l’erba dei bisonti, sempre</strong> <strong>pronti a vedere il male in tutto</strong>, anche se esiste il diritto di replica, il diritto di <strong>non essere sempre d’accordo con i Proli</strong> della situazione, con quelli che arrivano in città e ti dicono c’è un <strong>nuovo sceriffo</strong>, del vostro passato me ne impippo, con i fenomeni che scelgono i sarti, i cuochi, persino i medici , fuori dalla città e poi si chiedono perché la città reagisce freddamente. Beh, <strong>a parte Pittis</strong> <strong>che confonde</strong> ancora l’eccellente <strong>Jumaine Jones con il principesco McAdoo</strong>, Milano, ad esempio, era abituata bene, aveva il meglio e per emozionarsi chiede proprio questo, non certo <strong>Iverson </strong>spinto da chi si confonde fra il risotto e le deiezioni dei cani. Certo che Iverson farebbe notizia, muoverebbe il cielo sopra Milano, ma per quanto tempo prima di pentirsi ci chiedono da Memphis e dintorni? Questo è il problema con chi si vanta di avere solida competenza, grandi maestri: <strong>erano sempre in bagno a fumare quando</strong> <strong>c’erano lezioni vere. </strong><strong>Settimana di purificazione nel distacco</strong> <strong>da Carlo Recalcati</strong>. Piangono i coccodrilli e i delfini di fiume. Non se ne poteva più di una situazione malata e insistere troppo per avere <strong>Pianigiani alla guida di Azzurra</strong> sembra voler fare un torto al quarantenne lupo della <strong>Mens Sana</strong> che certo sbalordisce il mondo con questa voracità, con questo record di <strong>10 sconfitte su 136 partite</strong>, perché <strong>ai cari Petrucci e Meneghin</strong> vorremmo dire che per un Chessa o un Martinoni al risveglio bisogna poi segnalare le prove dei titolari dell’ultima frana europea e il premio a <strong>Capobianco</strong> come allenatore dell’anno è strameritato perché bisogna davvero essere pazienti per sopportare<strong> Teramo</strong> così come la vediamo oggi, per non prendersela troppo davanti a certe prestazioni come quelle dei ragazzi d’oro <strong>Poeta e Amoroso che certo meritano affetto</strong>, ma dovrebbero anche <strong>smetterla di fare recite fuori tema</strong>: il regista è spesso stonato e monocorde, ma sembra sempre che sia soltanto lui a tirare la carretta della Tercas, l’ala forte ha uno strano modo di combattere, un modo che piace quasi a tutti, ma poi lo vedi cedere di nervi quando servirebbero braccia solide per tenere su il tetto. Meglio allora <strong>i Michelori e Di Bella</strong>, i <strong>Mordente</strong>, che non se la tirano, ma in campo ci mettono sempre la faccia e non chiedono sconti se arricci il naso perché non fanno tutto bene.</p>
<p><strong>PAGELLE sulle ferite nella settimana europea che mette Siena e Milano</strong> <strong>contro le grandi di Spagna</strong> dove la Acb ha chiuso i conti con tanti soldi nelle casse, tanti progetti, ma certo loro ci prendono il mondiale che è vero zucchero e ci appoggiano per l’europeo che, ormai, è vero tormento anche giocato in casa propria come vi direbbero i polacchi che non sono certo tanto più deboli di Azzurra allo sbando, di questo basket dove tutti guardano in alto e non si accorgono che il resto del sistema è nella palude, nel giardino dei poveri di idee e quattrini.</p>
<p><strong>10 a  ZIZIS e MORDENTE</strong>, compagnoni ai tempi di Treviso, produttori di vino rosso e bianco, il non ancora famoso Zimor che contiamo di stappare presto ringraziando questi due galantuomini, questi ragazzi che hanno cervello e cuore, che sono uomini veri e che al momento sono anche la gioia e la fortuna dell’Armani e di Siena.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> se troverà subito una nazionale da allenare, se tornerà presto su una panchina di serie A, se chiederà un po’ di silenzio e di rispetto su questa vicenda sgradevole che lo ha separato nella casa dell’ex amico Meneghin. A noi piace Micione Charlie quando lavora, non quando trama.</p>
<p><strong>8 all’ ALTRA MILANO</strong> che domenica porterà Chuck Jura il magnifico sul legno del Palalido per una premiazione solenne prima che vadano in campo Armani e Scavolini. Dovrebbe presentare il tutto un Dan Peterson che anche quando deve fare giochi a due con gente sbagliata, gli succedeva a Sky, gli capita anche oggi, è sempre il numero uno, quello che sa cosa bere quando il sole delle parole al vento spacca le pietre che non hanno trovato le teste giuste da rompere.</p>
<p><strong>7 a Massimo CHESSA</strong>, sassarese di Biella, classe 1988,  <strong>e Nicolò</strong> <strong>MARTINONI</strong>, varesino Cimberio, classe 1989, prestato dalla Benetton a chi nell’ultima giornata ha mandato in campo di lavoro chi pensava di essere già pronto alla beatificazione per aver rischiato nella costruzione della squadra. Due giovani che danno speranza per il 2011, speriamo che con Melli ci diano qualcosa di più di quello che assurdamente ci aspettiamo dai ragazzi NBA.</p>
<p><strong>6 alla NBA</strong> che coltiva l’Europa alla sua maniera, che ti offre l’elenco giocatori mettendo di fianco a ciascun nome l’ingaggio. Un suggerimento che la Lega dovrebbe seguire in fretta, prima che al Coni scoprano certe cifre per certi italiani.</p>
<p><strong>5 al grande MASCELLANI</strong>, presidente di Ferrara, per aver fatto sapere ai suoi giocatori che per quello che ha speso si aspetterebbe d&#8217;avere risultati migliori. Non è questa la strada per ridare energia e fiducia ad un gruppo che ha pagato anche momenti di esaltazione collettiva esagerati.</p>
<p><strong>4 a Massimo BULLERI</strong> perché se è fra i migliori ogni volta che è in dubbio, ogni volta che deve fare un test pre gara per sapere se potrà andare in campo, allora le gente comincerà a sospettare che non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti gli allenamenti saltati fanno perdere la buona predisposizione ad essere creativi, a tirare dal perimetro quando l’allenatore chiede più palloni per i centri.</p>
<p><strong>3 a Maurizio GHERARDINI</strong> che dopo le uscite di curva della Toronto dove Bargnani resta, inutile litigarci ancora, quello che in Spagna e nella qualificazione europea lasciava perplessi tutti quelli che avevano già capito come non esistesse un feeling fra allenatore e giocatore, fra giocatore e basket con pelotas, dopo questo inizio stagione NBA con molti scuri, non ha ancora sentito i suoi personalissimi tifosi italiani urlare che la colpa non è del geniale forlivese, ma di chi non lo ascolta come fanno nella federazione canadese. Uhm.</p>
<p><strong>2 a Dino MENEGHIN</strong> per quel comunicato senza dentro niente con il quale la Federazione si congedava da Recalcati, per questo silenzio sul futuro tecnico, il settore più delicato ed importante di una Federazione che ha bisogno di idee, di gente con voglia di lavorare, di esplorare il territorio, di fare battaglie rusticane con quelli della pallavolo e dell’atletica per avere gente da educare sui campi di basket nei posti giusti, con le giuste esperienze e f dolorose fatiche. Non vi salvate solo con le azzurrine della femminile volute dal Ticchi. Comunque meglio lacrime finte delle cause in tribunale come si rischiava anche adesso, dopo la vergogna della causa contro Riccardo Sales di quel tipo che oggi, per fortuna, cerca tartufi in una terra dove nascono soltanto fichi.</p>
<p><strong>1 alla BENETTON</strong> cucinata in salsa parilla da Pillastrini e dalla Cimberio perché non basta avere coraggio nelle scelte, bisogna anche rischiare a spendere qualcosa in più per sostenere l’esperimento. I giovani meritano spazio, ma pure bastone oltre a piatti di carote. Se cominciano con dei difetti poi non se li toglono più. Nei vivai bisogna investire partendo dai buoni stipendi per chi istruisce i giovani.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può iniziare con cinque stranieri cinque sul campo di Siena, non può reggere due tempi sfruttando il meno possibile i ragazzi italiani dopo aver visto che tipo di purgante è il tifo del presidente Petrucci per chi predica bene e finisce per razzolare malissimo.</p>
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
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		<title>Volete capirlo che Siena è strafavorita? Anche se Milano in difesa ha buone armi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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<strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>dal Belize meridionale, alla ricerca dei teschi di cristallo lasciati a Lubaantun, il luogo delle pietre perdute, per</strong> <strong>capire se</strong> dobbiamo ancora perdere tempo a guardare il futuro visto che i <strong>Maya </strong>ci assicurano la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012. Inutile chiedersi se davvero <strong>Sabatini</strong> cederà un giorno <strong>la Virtus</strong>, se davvero l&#8217;uomo di futur station lascerà il posto in serie A alla<strong> Fortitudo</strong>, se ci saranno crociate contro i Maya galattici di <strong>Siena</strong>, contro la strategia <strong>Minucci,</strong> se ci saranno dirigenti capaci di ascoltare quello che <strong>Alberto Bucci </strong>ed <strong>Ettore Messina</strong> dicono alla gente di <strong>Bologna</strong>: inutile prendersela sempre con gli allenatori, sono le società che devono funzionare, avere progetti da portare avanti e difendere. Certo se a <strong>Milano </strong>ci fossero stati  <strong>Sacrati, Savic, Sabatini</strong> e<strong> Corbelli</strong>, quelli di <strong>Pesaro </strong>o di <strong>Udine,</strong> il povero <strong>Piero Bucchi</strong> non avrebbe superato le idi di marzo, sarebbe stato fatto fuori perché la gente dubitava di lui, perché la squadra non funzionava, perché il mondo dello sport, come lo vedono loro e <strong>Zamparini</strong>, loro e <strong>Cellino o Corioni</strong>, è sempre diverso da quello dove seminano e raccolgono i tipi alla <strong>Buzzavo,</strong> alla <strong>Minucci</strong>, alla <strong>Livio Proli </strong>e non è un caso che siano proprio <strong>Siena e Milano</strong> a trovarsi davanti al teschio di cristallo dove si nasconde lo scudetto. Prima di pensare alla finale che non puoi affrontare con leggerezza, come dicono a Milano, magari soltanto per farsi coraggio. Leggeri come?, direbbe <strong>Calvino.</strong> Prima di fermarsi a valutare quello che tutti vedono bene, nessuno concede a Milano più di una vittoria nella serie su sette partite, giriamo un po&#8217; nel pianeta per ridere di certa ottusità.<br />
Ci sapete dire chi gioca la finale del campionato under 19 da tre anni di fila? <strong>Benetton e Montepaschi</strong>, due belle società che se la smettono di litigare potrebbero trainare insieme il sistema legaiolo che produce demenzialità come gli orari delle finali, assegnando lo scudetto con partite che si iniziano alle 21 a meno che Siena non chiuda tutto alla quarta sul legno del <strong>Forum</strong> o alla settima in casa sua. La prima previsione ha un senso, l&#8217;ultimo no di certo.<br />
A<strong> Salsomaggiore</strong> il responsabile della nazionale giovanile, il <strong>Ramagli</strong> che ancora deve riprendersi dalla sbornia trevigiana, visto come sono andate le cose a <strong>Reggio Emilia</strong>, ha visto ragazzi da grande Europa e speriamo che la sua vista sia migliore di certi scettici blu amaranto ed incoraggi le società a puntare su ragazzi che hanno soltanto bisogno di giocare quando fare canestro, passare bene, difendere forte, conta qualcosa. Da Salsomaggiore ci propongono il quintetto del 2009 e il fatto che a guidarlo sia <strong>Alessandro Gentile</strong>, figlio di <strong>Nando</strong>, aiuta a credere in tante cose, magari nei geni che ti porti dentro. Con lui il Davide <strong>Pascolo </strong>di Udine, il Claudio <strong>Tommasini </strong>della Virtus Bologna, poi il <strong>Metreveli </strong>senese e il <strong>Wojciechowski </strong>trevigiano a cui auguriamo di diventare bravissimo, ma di non meritarsi mai un titolo di giornale perché avrebbe contro un&#8217;intera redazione<span id="more-1086"></span>, e molti che in tipografia smadonnano a prescindere. Nel gruppo, purtroppo non c&#8217;era Niccolò <strong>Melli</strong>, ma ci si augura che possa avere tutto il tempo per riprendersi dall&#8217;operazione, assestare il fisico in divenire, ritrovando passione, entusiasmo, sorriso. Nel quintetto alto manca Stefano <strong>Potì </strong>che invece ha vinto il titolo juniores con <strong>Pistoia</strong>, nella sezione diciamo società non professionistiche, battendo il <strong>Casalpusterlengo</strong> del <strong>Curioni </strong>che sta facendo grandi cose e se anche gli vanno male certe finali o semifinali bisogna dire che tutti tifiamo per lui nella speranza che qualcuno gli ceda davvero un posto in serie A: i nostalgici dell&#8217;<strong>All&#8217;Onestà</strong>, della <strong>Xerox</strong>, speravano che fosse lui a rivitalizzare il progetto seconda squadra di Milano, ma la cosa si è allontanata, mentre si avvicinano altre possibilità tipo quella di <strong>Pavia,</strong> in attesa di sapere se a Soresina, dove hanno una proprietà ricca e forte davvero, hanno qualcosa in mente per il campionato di A1 che dovranno giocare l&#8217;anno prossimo anche se il <strong>Cioppi</strong> in trionfo dovesse lasciarli per la sua <strong>Pesaro</strong>. Per malvagità di gente che dice di esserti amica, ma poi ti abbandona, finge d&#8217;essersi dimenticata, non siamo riusciti a salutare <strong>D&#8217;Antoni </strong>che girava sul <strong>Sile </strong>sulla barchetta <strong>Benetton </strong>nei giorni del Camp dove molti sono tornati in ginocchio dopo aver negato di conoscere Buzzavo, la Benetton , la Verde Sport. Pazienza, lo raggiungeremo via posta elettronica, alla faccia di questi malmostosi che poi hanno sempre una scusa pronta.<br />
La stessa che ci obbliga alla solitudine senese. A ripazienza. <strong>Dunque la</strong> <strong>finale scudetto</strong>. <strong>Perché Siena favorita? </strong>Perché è la più forte tecnicamente, mentalmente, perché ha un sistema di gioco che permette di rimediare con la difesa quando l&#8217;attacco, magari, batte in testa. E&#8217; successo dopo l&#8217;incidente di <strong>Lavrinovic,</strong> lo si è visto con <strong>McIntyre </strong>non sempre in tiro, lo si capisce quando <strong>Kaukenas</strong> va a sbattere per ansia da canestro inventato e non costruito. Beh, anche Milano ha fatto la sua strada risolvendo bene il problema della difesa? Tutta un&#8217;altra cosa, perché contro Siena la zona classica , a fronte pari o dispari come squittiscono al lavatoio, non paga dividendi, perché serviranno mastini in ogni angolo e se avessero sfruttato meglio <strong>Sangarè</strong>, invece di avvilirlo, forse avrebbero anche avuto l&#8217;uomo per la marcatura giusta al fronte. Comunque è vero, <strong>l&#8217;Armani </strong>in difesa ha buone armi, ma non ci sembrano ancora sufficienti come dice Messina: la differenza fra una grande d&#8217;Europa e una delle 16 d&#8217;Europa. E&#8217; pazzo chi pensa che Milano potrebbe sfondare al centro? Non tanto, ma il problema, visto l&#8217;ultimo <strong>Price,</strong> valutando il <strong>Vitali</strong> anemico dell&#8217;ultimo serie, sarà quello di far arrivare la palla ai centri, meglio Mo <strong>Taylor </strong>di un Marconato che comunque avanza deciso verso il cuore di <strong>Recalcati,</strong> magari anche soltanto per 5 minuti azzurri, ma se fra i due s&#8217;infilasse pure <strong>Rocca</strong> si potrebbe dire che il povero <strong>Eze </strong>avrebbe le mani piene e sarebbe in vera difficoltà come è capitato in eurolega contro chi aveva più di un centro. La fortuna ha aiutato Bucchi a scegliere il meglio, adesso deve solo capire se <strong>Hall e Katelinas</strong> hanno la testa e le braccia per far stancare <strong>Stonerook. </strong>Dite tutti Siena favorita e poi sembra che siano i campioni a doversi preoccupare? Avete capito male. <strong>Siena è strafavorita</strong>, ma se devi pensare ad un risultato diverso dal quattro a zero allora hai necessità di cercare soluzioni sul tavolo bisunto del tuo bar, con la presunzione di poter dire cose che nel pensatoio Armani si saranno ripetuti mille ed una volta.<br />
<strong>Vaticini al latte di giugno</strong>:<br />
<strong>10 a  Corbani</strong>, allenatore giovanili Benetton, per aver vinto lo spareggio con il Montepaschi alla terza sfida nelle finali juniores. Lui, l&#8217;allenatore di Siena, il Giordano Consolini che non deve accettare nessun incarico pericoloso e futuribile, quelli che a Salsomaggiore hanno lavorato per il bene comune, il Francesco Aniello che ha mandato comunicati completi, competenti, insomma questo mondo merita e meritava la massima visibilità. Dieci a tutti.<br />
<strong>9 al Pino Sacripanti</strong> perché non siamo stupiti che abbia divorziato da Pesaro, ma siamo addirittura sbalorditi dalla dichiarazione dei dirigenti che per spiegare la separazione hanno detto che il compenso richiesto era fuori dal loro budget. Piccoli Mou crescono.<br />
<strong>8 a Recalcati e Meneghin</strong> che si sono accordati per andare avanti in un momento in cui non potevano esserci altre soluzioni, sapendo che il domani è senza certezze sia se andremo agli Europei e, soprattutto, se li dovremo guardare dalla spiaggia.<br />
<strong>7 al Baiesi</strong> che ha lasciato <strong>Biella </strong>perché vuol tornare ad una vita normale dopo le tante sfide vinte con l&#8217;Angelico, con Atripaldi, con Savio, con Forni, con tutti quelli che hanno contribuito alla stagione del cacao meravigliao. Diciamo sette per dire settemila.<br />
<strong>6 ad Andrea Niccolai</strong> che ha trovato un posto nella selezione Giba, che ha partecipato con l&#8217;entusiasmo che manca a molti dei ragazzi di oggi. Come dice Saturnino, come dicono <strong>Sconochini e Boni</strong>, perché mettere fuori chi ha 40 anni e andare dietro a ventenni che in palestra non ci vorrebbero mai andare come dimostrano le troppe estati dove i nostri virgulti hanno trascurato di cercare un difetto nella loro disastrosa cartelletta tecnica. Questa gente, se avesse dei sostegni giusti, dice il Ponzoni anima della nazionale over 45 che andrà a al mondiale di Praga, potrebbe ancora insegnare una strada.<br />
<strong>5 all&#8217;associazione arbitri</strong> che per le finali juniores doveva mandare in campo tre direttori di gara, tanto per abituare i ragazzi a capire meglio, tanto per fare chiarezza su certi tabellini dove i tiri liberi sono una esagerazione, proprio come i tiri da 3 della finalissima Siena- Treviso. Aggiungere ed abolire, questo farebbe un settore tecnico attivo che non vive di crocette.<br />
<strong>4 alla Lottomatica Roma</strong> che deve fare chiarezza subito adesso che circolano voci sull&#8217;ingaggio di un Blatt e sulla scelta di Lardo al posto di Gentile. Partire con qualche dubbio sarebbe peggio che partire con un&#8217; altra squadra sbagliata.<br />
<strong>3 a Mike D&#8217;Antoni</strong> perchè non ha avuto un minimo di comprensione davanti a domande da sacrestia, perché non ci ha detto davvero a qual distanza stanno il fisico del ragazzo Gallinari e la testa del cinquantenne Danilo.<br />
<strong>2 all&#8217;arbitro Paternicò</strong> perché dovevamo ancora dare un voto per quella chiamata sulla rimessa di Moss, per quei 5 secondi che erano 4 al massimo, per una decisione che ha cambiato la storia di una serie e forse di una stagione. Conoscendo il personaggio e avendolo visto allegro sul campo pochi giorni dopo diciamo che ha superato l&#8217;angoscia. Lui. Soltanto lui dicono a Teramo dove pure guardano in cagnesco il Moss prenotato da Siena.<br />
<strong>1 a Marcello Lippi</strong> perché con la sua Italia due ha cercato di farci morire d&#8217;invidia pensando all&#8217;Italia tre presentata nell&#8217;amichevole di Bologna. Anche il calcio è prigioniero dei troppi stranieri, ma gli italiani crescono dove possono giocare e servire. Voi pensate che Lechthaler abbia fatto più progressi quest&#8217;anno a Siena o l&#8217;anno scorso a Montegranaro.<br />
<strong>0 al capestro Sky</strong> per gli orari della finale, per questa battaglia impari con altre televisioni che ti propongono basket in vacca. Siamo avviliti e sfiniti. Ma lorsignori frega un tubo. Se insistete vi mandiamo in campo l&#8217; espontaneo di <strong>Barcellona </strong>che ha inseguito <strong>Federer </strong>mentre faceva il suo garrulo capolavoro parigino.</p>
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