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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; meneghin</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Quella noia che si vedeva sul cachemirino dei giovani eredi della famiglia Benetton</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 14:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dopo la meditazione con il bio Chianti a Castelnuovo Berardenga per superare la settimana più dura in un mese dove hai accompagnato nell’ultimo viaggio gente che è stata parte importante della tua vita, per non pensare all’ultimo addio e alla tragedia di un amico. Ci voleva altro che un Chianti rosso granato, splendente</span></strong> che sapeva di visciola, melograno, chinotto, curry, rosa, chiodi di garofano e cannella. Non eravamo pronti neppure al viaggio della nostalgia che ha fatto Arturo Kenney per onorare il ricordo di Cesare Rubini a Trieste e di Pino Brumatti a Lucinico dove la moglie dell’ultimo eroe ancora conserva l’anello dell’università che il Rosso regalò al suo compagno sfortunato nei giorni in cui questa coppia era il vero emblema del modo di vivere Olimpia. <strong>Con lui c’era Andolfo Basilio</strong>, un altro degli anni d’oro, l’ironia al potere, l’intelligenza al servizio del gruppo e anche di Rubini che ne aaveva spesso bisigno, un uomo dal tocco gentile che è impegnato, come tanti del vero gruppo scarpette rosse, per dare un aiuto concreto a chi è rimasto, perché la vita continua per chi resta. Siamo scappati lontano puntando su agnello, tartufo e baccalà cotto nell’olio con crema di ceci, di Zagarolo dove almeno <strong>avremmo trovato Enzo Rossi</strong>, ex commissario tecnico dell’atletica, sindaco del borgo antico, uno che ti faceva ridere anche sotto zero, uno che lo spaghetto Verrigno con ragù bianco d’oca e limone te lo fa digerire quasi come le partitacce dell’Armani di Peterson che <strong>a Brindisi ha avuto le visioni come succede a chi supera una certa età. </strong>Lo hanno intervistato per Donna, inserto di Repubblica, e <strong>il Nano ci ha sbalordito</strong> quasi quanto il dopo partita brindisino<span id="more-2126"></span> perché è stato l’unico che, nella immeritata vittoria al supplementare con gli ultimi in classifica, <strong>ha visto sputare sangue</strong> quando invece erano rospi con il contorno di bile che tocca ai paurosi infagottati in vestiti che non meritano d’indossare. Dunque il Peterson pensiero in questo momento dove sembra non capire che la linea grigia dove cammina la sua squadra è senza contatto con la realtà: <strong>voleva fare il calciatore professionista molto prima che Berlusconi gli offrisse il Milan,</strong> vorrebbe la moglie (?) come regista del film sulla sua vita,<strong> furbo al cubo</strong> quando dice che più dell’amore conta la distribuzione dello stesso, ateo senza paradiso è pronto ad essere rambo per distruggere il negativo della terra,<strong>  lui che lasciò il Cile mentre accoppavano Allende</strong>, nemico dell’egoismo e della stupidità sapendo che una dichiarazione come questa lascia perplessi almeno sul fatto dell’egoismo per chi lo conosce a fondo. Sappiamo che gode della pace mentale ed è un buon segno per l’Armani che già conosce i posti dove potrebbe scappare se il futuro sarà come contro Treviso.</p>
<p><strong>Siamo sbalorditi dalla Benetton, come squadra, perché questi giovani peccatori si mangiano le mani quando non serve e i canestri quando sarebbero utilissimi prenddendo come scusa il limbo societario che esiste da quando hanno chiesto a Buzzavo di stare ai margini, ma restiamo senza parole davanti alla reazione della città dopo l’annuncio di Gilberto Benetton che è stanco dello sport come lo si vive adesso nel basket e nella pallavolo. Tutti indignati</strong>. Non era il tempo giusto. Non doveva farlo. Ci ripensi. Siamo amareggiati tutti, ma lo avevamo già capito nel momento in cui erano gli eredi più giovani a dover gestire una parte del patrimonio sportivo. Le loro facce imberbi, già ai tempi, quegli sbadigli, <strong>quella noia che si vedeva sul cachemirino</strong>, erano un messaggio criptato. Bastava aspettare ed ecco che tutto è accaduto come si temeva. Perché Gilberto ha dovuto battersi sempre contro l’ala splendida splendente di Luciano per sostenere notti speciali come quelle che si chiamavano <strong>“ Io c’ero”.</strong> C’era molta differenza nell’impegno, da una parte sudore, lacrime, scudetti, coppe, ma niente se ascoltavi chi respirava meglio con Oliviero Toscani e <strong>fra gli scarichi di benzina ai tempi del primo</strong> <strong>Briatore e di Schumi. </strong>Restava il rugby a metà strada. Amato da tutti perché era speciale, era più storia rispetto agli altri. Ora <strong>la Treviso che non ha mai trovato un canale televisivo per parlare di tre squadre campioni d’Italia</strong>, volevano soldi per trasmettere, per dare informazioni, costringendo la Verde sport a cercare studi persino a Mestre, adesso che tutto cade, <strong>gli stessi che non andavano più al palazzo</strong>, la Benetton è ultima come presenze di pubblico nel basket, <strong>fanno gli</strong> <strong>offesi. </strong>Siamo davvero messi male e lo si capisce nei momenti di meditazione, della disperazione che ti fa persino stringere l’immagine sulle partite, togliendo rigorosamente l’audio, ma questo lo abbiamo fatto spesso, per ricollegarti al momento del risultato. Perché? <strong>Siamo stanchi dei musini da mondo corrotto</strong>. Gli allenatori sono tutti attori, alcuni restano guitti, altri hanno imparato la parte. Insomma contro Siena, le grandi, le facce sono sempre da teatro dei disgraziati: se il fischio è a sfavore i capi delle grandi dicono con gli occhi &#8220;statti accuorto perché poi ti ricuso&#8221;; se invece è per chi comanda e sempre comanderà allora vedi i sottomessi urlare senza avere voce, girandosi alla tribuna e allargando le braccia: e quando li batti questi… C’è da stare male e il rubicondo Zancanella che vuole il sorriso dovrebbe stare<strong> un po’ più attento alla digestione di certi arbitri</strong> che mandano in confusione giocatori già confusi.</p>
<p><strong>Siamo confusi dopo aver scoperto che l’Espresso, un settimanale che leggiamo da quando eravamo ragazzi, dai tempi del benedetto lenzuolo, si occupa di basket. Un piacere raro. Lo fa per denunciare sprechi, come in tanti altri settori. Il bersaglio sembra Meneghin</strong>. Lui replica, loro tacciono e pubblicano un altro attacco che arriva dalla Liguria, ma ce n’è uno anche più velenoso che nasce nel Veneto. Insomma chi sega la panca in vista del 2012 sembra già in movimento. Ora tutti sappiamo che <strong>Meneghin è monumento per noi</strong>, ma lui ha sempre odiato di stare in mezzo alle piazze con i piccioni che lasciano le loro deiezioni sul naso o sulle braccia. <strong>Accettò la presidenza perché la barca era alla deriva per colpa di un manipolo di schiene fintamente dritte che ora smaniano per rientrare</strong> da qualsiasi finestra aperta sul cortile, anche da quella dei servizi comuni nelle case di ballatoio. Sapevamo che poteva essere presidente se avesse avuto un aiuto leale dai consiglieri, dai comitati regionali. Non è accaduto. Gli arbitri sono stati i primi a metterlo in difficoltà e continuano. Poi si sono mossi tutti quelli che <strong>sanno benissimo di sparare sul pianista</strong> sbagliato perché le falle federali, dei comiati, esistono da sempre perché a guidarle, anche mimetizzandosi fra i pennini e le gomme, sono quasi sempre gli stessi.<strong> Non proteggere il soldato</strong> <strong>Meneghin è da schifosi</strong>, ma per fortuna Petrucci lo ha capito e ora cercherà di seguirlo più da vicino avvertendolo subito quando entra nel campo minato. Coome è accaduto nei giorni della Coppa a Torino dove lo convocò d’urgenza. <strong>Pagelle prima di rimettersi alla tavola dei desideri:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a Romeo SACCHETTI</span></strong> perché se la suda davvero la vita come allenatore, esattamente come quando giocava. Di lui ci accorgeremo tardi, ma quando succederà sarà apoteosi.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a Arturo KENNEY</span></strong> per il suo pellegrinaggio del dolore. Viene da New York, ha cambiato azienda, ma non cuore. Per chi non capisce le storie antiche vada dal Rosso che per una settimana starà a Milano. Facendolo potrà anche imparare l’italiano da uno che è meticoloso nella ricerca delle parole.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al MAHORIC</span></strong> che emoziona persino Lupo Portaluppi con questa Cremona che sembra più vicina al mondo dei play off che a quello della salvezza.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ai fotografi imperiali CIAMILLO e CASTORIA</span></strong> per il clinic torinese ai giovani professionisti che si arrampicano ovunque per un vero scatto. Sono dei maghi e sanno anche dedicare del tempo a chi potrebbe diventarlo. Lo faranno anche i santi allenatori?</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a SACRIPANTI</span></strong> che non vedeva l’ora di battere Siena e il Pianiagiani che lo ha spinto lontano dalla Nazionale maggiore, ma che ha dovuto ammettere che qualche vantaggio lo aveva avuto da carte assenze, dalla fatica che Siena dovrà fare nel viaggio europeo, anche se è vero che pure lui cerca la gloria contro i turchi a breve giro di lancette.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a ROMA</span></strong> che scavalca Bologna nell’accensione dei roghi dove bruciano giocatori e allenatori che poi, da altre parti, fanno cose importanti. Sarà l’acqua.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">allo STRISCIONE</span></strong>  trevigiano che parla di Benetton deludenti. Lo striscione andava esposto in città, alla città. Tutti deludenti e tutti colpevoli.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">ai NOTTAMBULI</span></strong> che si sono ingozzati con la pizza della partita fra le stelle NBA dove, guarda caso, Bryant ha vinto il titolo di mvp e non soltanto perché era a Los Angeles visto che è il terzo successo nella partita dei grandi egoismi spettacolari. Se davvero merita tre giorni di pagine quasi intere un avvenimento del genere allora è tempo di salire dal Lama che non sputa.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a Blake GRIFFIN</span></strong> astro nascente del basket NBA, uno che ci aveva acceso, uno che, come Kevin Durant, stava per farci appassionare davvero a certe storie. Poi ha deciso di vincere la gara delle schiacciate saltando un automobile. Peccato che sia atterrato sui nostri maroni estinti.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> intesi come casta, come gruppo, come famiglia perché non ci convincono nei momenti in cui dovrebbero decidere. A Torino accusammo di protagonismo chi aveva dato il tecnico a Pesaro contro Siena. Uno di quelli che comandano ci ha spiegato: “ erano insulti dal primo minuto”. Abbiamo risposto come farebbero tutti: “ Perché non è stato dato il tecnico al primo minuto?”</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">all’ARMANI</span></strong> che invece di prendere Greer doveva girarlo, insieme a Melli, alla meravigliosa Sassari, chiedendo di avere per qualche mese Diener, unico vero regista che nel campionato italiano fa scuola anche se si allena due volte la settimana.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=N" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Una domanda: ma se mollano i Benetton, perchè dovremmo restare proprio noi?</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:15:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                           di OSCAR ELENI   
Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di OSCAR ELENI</span></em></strong>   </p>
<p><strong>Siamo stanchi degli uomini che parlano d’amore: ne parlano tanto che si dimenticano di farlo. Lo diceva Arletty, grande attrice francese, a Jean Gabin, icona della storia cinematografica, in una scena madre di Alba Tragica, ma lo ripetiamo anche noi dopo essere rimasti nelle ragnatele della presentazione dei programmi della nazionale italiana dentro la babilonia dei dialetti e delle lingue madri di altri paesi alla Fiera di Milano</strong>. Ci sentivamo confusi come tanti che in questi giorni si domandano se <strong>l’addio della famiglia Benetton</strong>, alla radice di tutto c’è la separazione in casa fra vecchia e nuova generazione, fra chi vedeva lo sport come passione, possibilità di socializzare, rilancio della città e delle risorse del territorio, e chi guarda allo sport soltanto come perdita di denaro, come fastidio, se questo abbandono non provocherà una crisi generale nel sistema senza entrate, senza visibilità, in un mondo nelle mani di pochi, ma non buoni.La realtà è questa, ma nessuno ci fa caso e <strong>al Bit sembrava di essere sul Titanic</strong> perché ci pare impossibile che la gente non si accorga del possibile effetto domino. I Benetton accettarono la sfida da 20 miliardi per Stefano Rusconi, un pivottone portato da Varese a Treviso dando ai Bulgheroni i quattrini per realizzare, finalmente, il Campus che resta un gioiello al di là di certe <strong>ottuse gelosie</strong>, perché nella mischia c’erano Berlusconi, Gardini, insomma era una battaglia fra gente ricca, o perlomerno fra gente che aveva soldi. Erano i giorni del vino e delle rose e del super contratto televisivo. <strong>Quando la bolla scoppiò,</strong> rimasero soltanto i Benetton e <strong>il grande Scavolini</strong>. Ora con questo annuncio è probabile che altri dicano: ma se mollano loro perché dovremmo restare proprio noi?</p>
<p><strong>La Lega ci avrà pensato? Non ne siamo sicuri. Ma dicevamo del disagio generale girando fra i pupazzi della politica sportiva. Sembra ormai evidente che gli attacchi a Dino Meneghin arrivano da troppe parti per non capire che anche lui, prima o poi, dovrà ribellarsi come faceva sul campo, anche se ha fatto bene a correre subito a Torino per tamponare la prima denuncia</strong> <strong>dell’Espresso</strong>. Qui il fuoco amico fa strage e Petrucci è stato bravo a guidarlo fra le rocce, anche se lui voleva rimandare, voleva attaccare in altra maniera. Forse anche gli amici gli nascondono cose che portano a denunce gravi come quella del magistrato ligure Macchiavello che accusa gli arbitri di inventare insulti da mettere a referto per lucrare sulle multe, come quella del dirigente veneto <strong>Gianbattista Ferrari</strong> che parla di un milione in euro <span id="more-2114"></span>che non è al posto giusto per le valutazioni errate sui parametri dei giovani in viaggio. Arbitri, soldi, mondi esterni ad una presidenza, ma sono mondi federali. <strong>Aria di tempesta che non sembra sfiorare chi governa</strong>, per la verità siamo in una bolla tipo quel pianeta tenuto lontano dall’ossigeno della verità, non soltanto nello sport. Insomma abbiamo problemi a capire e capirci.<strong> Per</strong> <strong>fortuna ogni tanto giocano</strong>, per fortuna qualcosa succede, mentre Peterson fa sapere di conoscere per nome e cognome chi ha fatto accendere <strong>il barbecue sotto la sua panchina</strong>. Lo diceva anche Bucchi. Siamo nel paese di chi conta e di chi non conta un cazzo, come direbbe il presidente federale dei tempi buoni, <strong>quel Marchese del Grillo</strong> che conosceva i peccati della gente perché aveva tutti i difetti dei peggiori con il “vantaggio” di essere anche molto ricco.</p>
<p><strong>Non sappiamo se tornerà la pace, se chi fa dell’ironia sulle troppe sedie e poltrone non abbia già pronta la daga per lasciare Cesare a terra, ma ci viene mal di stomaco anche perché Boscia Tanjevic, da Roma, ci scopre troppo morbidi, poco orsi</strong>, incapace di andare al cuore dei problemi. Se lo dice Boscia sarà sicuramente vero. Vecchiaia? Forse. Certo non riusciremmo più a reggere una battaglia come quella che stanno combattendo da altre parti con colleghi che, questo è vero, se anche sono seduti a mangiare con te si alzano di scatto e raggiungono l’antro del<strong> re di Cappadocia</strong> per paura di venire confusi con un gruppuscolo dissidente che tiene compagnia magari ad altri telecornisti, altri mondi. Siamo in una bella mischia e Tanjevic ha capito che non abbiamo più il fisico, e anche il tempo, per metterci al centro della battaglia <strong>come diceva</strong> <strong>Abatantuono in Mediterraneo</strong> mentre il fido Conti gli domandava se non si poteva stare anche ai margini. Che senso avrebbe rimettersi a duellare con gente che ha più mezzi e pochi controlli? Una volta nelle redazioni era tutto diverso. Già. C’era una volta e qui si sbuffa. Si fanno schiamazzi per coprire con il peperoncino dell’ironia tutto il resto. <strong>Gente che trema davanti al bosco</strong>, gente che fischietta fra le fronde, poi si spaccia per eroico difensore del nuovo mondo come il sindaco di Firenze che gioca davvero fra bosco e riviera e ci vorrebbe obbligare a credere che ha ragione.</p>
<p><strong>Il Boscia in combattimento era anche entusiasta della settimana di allenamento della Lottomatica che ha progetti interessanti anche per il domani. Non gli abbiamo creduto</strong>, anche perché sappiamo che su quel domani intereverranno tutti gli appartenenti alla setta del “ fate largo che pasamo noi”, su quel domani giocheranno in tanti per prendersi vantaggi se va male, gloria se va bene. Però<strong> era Boscia</strong> e allora abbiamo guardato la Rometta che doveva affrontare il terribile Barcellona. Per la prima volta non ci siamo staccati dal video, almeno fino a quando è entrato a cavallo Roberto Benigni, ma era <strong>già finito l’incantesimo</strong> perché se ai blaugrana regali quando sono dormienti affaticati, poi paghi quando diventano i campioni d’Europa. Comunque sia <strong>abbiamo visto almeno una squadra</strong>, una difesa, un ritorno dei corsari alla zona grigia del campo. <strong>Il Barca come Siena</strong> era reduce dal trionfo nella Coppa nazionale, era stanco e, rispetto ai nostri campioni, non aveva neppure la necessità di considerare vitale la vittoria. Per il Montepaschi vita durissima, con spesa di energie fisiche e mentali che, probabilmente, lasceranno poco nella prossima partita di campionato visto che tutto ora<strong> si concentra nella sfida conto Istanbul</strong> della prossima settimana. State accorti gente, se volete amare, fatelo più spesso con quelli che vivono nel vostro stesso ambiente e, se potete, andate all’attacco per aiutare il basket circondato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=B" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno di Dan: mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 23:48:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                     di FRANCESCO SARTI 
Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano. Sostituisce Piero Bucchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano</span></strong>. Sostituisce Piero Bucchi, qualche giorno prima di compiere 75 anni. Se è una bufala, ditecelo subito. Perché altrimenti prendiamo il primo biglietto possibile per una partita dell’Armani, <strong>ci piantiamo in tribuna</strong> qualche ora prima della palla a due e aspettiamo di rivedere dal vivo <strong>uno dei miti dell’infanzia</strong>, dei compagni dell’adolescenza, delle certezze dell’età adulta. Diceva Flaiano che la parabola di una carriera è scandita da locuzioni nitide: giovane promessa, solito stronzo, <strong>venerato maestro</strong>. Per anagrafe, di Peterson abbiamo conosciuto solo l’ultima, da quando ci faceva innamorare del basket Nba con le sue telecronache <strong>dal “Pandemonio” del Boston Garden</strong>, oppure, qualche anno più tardi, ci salutava da un <strong>playground di Salsomaggiore</strong>, l’estate in cui il suo Nba Camp ospitava <strong>Ron Rothstein e Kenny Smith</strong>. Intanto, avevamo conosciuto gli ultimi successi: <strong>la leggendaria rimonta della Tracer</strong> Milano contro l’Aris Salonicco in Coppa dei Campioni, la vittoria in finale <strong>contro il Maccabi Tel Aviv</strong> col commento di Aldo Giordani, il ritiro prematuro dalle scene sportive, per far <strong>scintille solo dietro ai microfoni. </strong><strong>Peterson è tutto questo</strong>: America, accento inimitabile, basket, memoria storica, dato inconfutabile, spettacolo, televisione, wrestling, entusiasmo, curriculum, fotografie, spot, titoli, <strong>D’Antoni-McAdoo-Meneghin</strong>, anni ottanta (e poi novanta e duemila e oltre), commento, critica, punto esclamativo. <strong>E più di ogni altra cosa: coach</strong>. Come lo chiamano tutti, come sarà sempre<span id="more-2048"></span>, al di là di ogni altro ruolo, di ogni altra versione più o meno nota. È la stessa persona che ha scritto <strong>“Basket schematico”,</strong> dove ci insegnava che per dare la carica ai giocatori a volte bisognava disegnarli in un poster da affiggere all’interno dello spogliatoio, col fumetto che diceva cose tipo <strong>“andiamo a vincere”.</strong> O consigliava, per lo stretching, l’esercizio “Jerry Lewis”. Unico, anche se non sappiamo se questa volta basterà. Alle prese, 23 anni dopo, con una squadra relegata a ruota di scorta della leader Siena, uscita dall’Europa e dai titoli sui giornali, precipitata d’un balzo nella polvere <strong>nonostante le paillettes del suo stilista-sponsor</strong>. È come l’assassino che torna sul luogo del delitto, e si rimangia il lungo esilio (che mai è stato buen retiro)<strong> per rispondere a un vizio antico</strong>, il richiamo della foresta a base di scivolamenti difensivi e zone<strong> 1-3-1</strong>.</p>
<p> Non sono più i tempi della<strong> Banda Bassotti</strong>, né del palleggio-arresto-e-tiro. Ma è un basket, quello odierno, non migliore di quello che Peterson ha lasciato: meno tecnico, più muscolare, mortalmente grezzo e banale. <strong>Non sappiamo che ne sarà di lui</strong>, se farà meglio di Piero Bucchi, se lascerà un segno indelebile come quello che richiederebbe una storia come la sua. Di certo, è <strong>un atto di prodigiosa</strong> <strong>incoscienza</strong> rimettere in gioco, oltre all’immensa credibilità sportiva, anche una certa riconoscibilità televisiva che ha forse fatto dimenticare a molti le vere origini del personaggio: su un campo da basket, in piedi davanti alla panchina. Roba più <strong>dura e selvaggia</strong> di un qualsiasi prime time. Dimenticate quindi, almeno per quest’anno, le battute, la simpatia e l’intercalare.<strong> Il coach è</strong> <strong>di nuovo uno di noi</strong>. Mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il basket petulante day di Sky è ora finalmente approdato sull&#8217;isola dei fumosi</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 16:46:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets dove oltre sessant’anni fa è nato appunto John [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em><span style="text-decoration: underline;">dalla casa sbagliata dove mi ha fatto andare il Tarozzi, collega bolognese che ricorda Amici Miei, per cercare le origini di John Kociss Fultz. Spinto dalla passione sono arrivato in Nuova Zelanda, a Marlborough, dove l’azienda vinicola Framingham attirava di più della cittadina del Massachusets</span></strong> dove oltre sessant’anni fa è nato appunto <strong>John Kociss Fultz</strong>. Diciamo che la scusa per bere molto l’abbiamo presa dal famoso <strong>Basket petulante day di Sky</strong>, quello dove ti fanno venire il mal di testa e un sacco di rimorsi perché non vedi quello che loro stravedono, perché non ti sembra possibile l’assoluzione a prescindere per certi<strong> giocatori che fanno porcate da licenziamento in tronco</strong>, molto prima degli allenatori che mettono su una strada, eh sì la maggioranza di quelli che abbiamo visto sul campo il 2 gennaio aveva alle spalle notti senza sonno, bevute esagerate, <strong>con la testa persa ben oltre l’ultimo petardo</strong>. Certo la Nuova Zelanda non ci ha curato, mentre nella culla dei Fultz hanno un centro per lo studio sulle malattie cardiovascolari, sulla chiururgia per il cuore che potrebbe aiutare quando batte troppo forte per certe emozioni. Eh sì ci siamo persi e siamo anche <strong>rinati leggendo la vita di Fultz</strong>, passata attraverso l’età dell’oro varesina, diventata epica <strong>nel regno di Torquemada</strong> Porelli, ragionando a posteriori sulle cose che ci ha detto quando lo incontrammo a Domegge in uno dei camp che <strong>Ottorino Flaborea</strong> organizzava per<strong> Dino Meneghin</strong>, guardandolo insegnare, lo fa anche adesso a Napoli, ma su una cattedra, non sul campo. Dicevamo del tavolo neozelandese scolpito da Pirilampe di Atene: ci siamo alzati con la testa che girava. Troppo di tutto. Troppo bello per sembrare vero, troppo brutto<span id="more-2044"></span> per dirci che era proprio vero.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pensieri del nuovo anno ai piedi del basket melenso day:</span></strong></p>
<p><strong>Guardare Roma è proprio irritante e viene da piangere a pensare che hanno</strong> <strong>coinvolto uno come Tanjevic</strong>, che la setta degli allenatori estinti <strong>spara sul pianista Boniciolli</strong> e non su quei mezzi giocatori che il progetto Italia impone di tenere sul campo. Vero che anche gli americani fanno spesso schifo perché non hanno niente dentro da regalare agli altri, ma il Vitali e il Datome di Caserta erano la fotografia sulle utopie di regole che danno <strong>perle ai porci</strong>. Siamo sicuri anche noi, come Recalcati, che gli arbitri lo abbiano preso di mira, ma anche <strong>la sua Cimberio fa acqua difensiva</strong>, proprio come Roma: torna indietro dopo un azione offensiva con il passo del Galanda influenzato e del <strong>Crosariol che non sorride a nessuno</strong>. L’energia Bechi <strong>ha fatto del bene a Brindisi</strong>, ma, cara gente, se il Perdichizzi della promozione non riusciva a scuotere i ragazzi, sono sempre ragazzi i giocatori, allora sarà meglio rivedere tutto e al momento di dare gli stipendi detrarre la parte per la gnagnera sapendo che un capro espiatorio l’Italietta dello sport di squadra, in fallimento da anni e non soltanto nel basket, lo trova sempre nell’allenatore.</p>
<p><strong>Piacevole vedere i ragazzini della Virtus impegnare Siena nell’amichevole di gennaio, ma la domanda che si fanno in tanti</strong> è perché un amichevole in pieno campionato? Perché il Sabatini che si è dato tanto da fare per rilevare il Bologna calcio non ha capito che <strong>questa Virtus</strong> <strong>aveva bisogno subito di un ritocco</strong>, anche prima del <strong>caso Kemp</strong> che lascia perplessi, non perché siamo tutti insensibili davanti al lutto, alle faccende famigliari come è accaduto negli anni scorso, ma perché restiamo sempre sbalorditi davanti al professionismo sportivo che pretende tutti i privilegi, pensate alla baraonda dei calciatori per le feste natalizie da passare in casa, con la famiglia, ma poi, davanti ai doveri, dimenticano tutto e fanno il broncio. Sulla partita di Siena si potevano costruire tante belle storie, tipo quella di <strong>Gaddefors lo scandinavo</strong>, tipo<strong> il chirurgo che ha messo in piedi</strong> <strong>Pianigiani in poche</strong> <strong>ore</strong> dopo l’intervento sul menisco, ma ci siamo accontetati del sonno beato e giusto del nipotino di Minucci. La ninna nanna la suona il Lavrinovic che incanta nel momento in cui i campioni stanno pensando di cambiare l’alettone posteriore Moss con quello anteriore Hairston, <strong>in attesa di vedere l’effetto che farà il nigeriano Akindele</strong> sul mondo europeo che ora dovrà proprio considerare Siena come avversaria per le finali a Barcellona, anche se sappiamo, per aver già vissuto quella esperienza <strong>ai tempi di Pesic</strong> e dei blaugrana al primo titolo continentale, che sarà durssima digerire poi il tutto.</p>
<p><strong>L’occhio vitreo di Livio Proli al Pianella per capire che l’Armani ha perso la beata sponda del tutto va bene, tanto stiamo imparando</strong>, per approdare sull’isola dei fumosi dove tutto si confonde e dove Piero Bucchi prende fischi e anche qualche fiasco. Lo abbiamo sempre detto che per allenare a Milano, Roma, Bologna, <strong>serve gente speciale, gente che buca il</strong> <strong>video, che prende tutti i fulmini</strong>, ma te li spara anche indietro, non certo chi è permaloso, chi vede ombre anche dove c’è soltanto polvere di stelle e grande storia, ma, stabilito questo, bisogna anche dire a Proli e, pensiamo, speriamo, a Pascucci, che non si può avere una idea di squadra e poi trovarsi con i resti del magazzino. <strong>Certo che Finley regista lo ha voluto Bucchi</strong> facendo dire a Proli che era il migliore play del decennio milanese, certo che su Petravicius qualcuno deve aver datto il nulla osta per dargli l’occasione perduta per infortunio l’anno scorso, ci saranno delle relazioni del nuovo staff di medici che in presentazione è stato glorificato come se in passato, quello vero, <strong>Milano</strong> non avesse già avuto i migliori senza dover ricorrere, come pensava il Zanca bevuto in una stagione, a gente che veniva da lontano, ma, tornando al soggetto della questione, cioè allenatore e squadra, prima di <strong>colpirne uno per educarne altri quindici</strong>, assistenti compresi, bisogna dare almeno la possibilità di ricreare le stesse situazioni di Mosca e Valencia, ammesso che già in quei giorni non ci fossero <strong>i sintomi della malattia</strong> della valutazione esagerata di tutto, un po’ come il precampionato fatto mostrando solo la faccia brutta di chi “ vuol fartela vedere”. <strong>Treviso è meno irritante di Roma, c’è qualcosa che fermenta nel tino di</strong> <strong>Repesa,</strong> ma sono anche questi dei frilli che si prendono tutto il bene della terra verde e poi ricambiano soltanto se hanno smaltito la loro voglia di sguazzare dove stanno i coetanei “ più fortunati”. Tornare al<strong> metodo Buzzavo</strong> sembra doloroso, ma altre strade hanno portato alla clinica Sky, quella dove medici-cronisti così pietosi, così affratellati ai poveri milionari del campo, continuano a fare fiorire piaghe purulente che ti fanno svenire.</p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a John FULTZ</span></strong> e la suo libro Mi chiamavano Kociss. Da leggere, da meditare, con tutti i rimpianti nella Bologna che era dei Porelli, ma anche dei Germano Gambini, che era Virtus, ma anche Fortitudo, che era basket city con passione e cultura.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">al BANCHI senese</span></strong>, assistente di Pianigiani, il Taylor nella saga del nostro Brian Clough, il Sales che fu oro per Gamba, il Frates che fu diamante per Recalcati, il Zorzi che ha servito tutte le bandiere tecniche più importanti dopo la sua meraviglia veneziana dove oggi la gen te sventola bandiere oro granata nel segno della nuova Reyer da promozione. Voto alto perché lui stà il più nascosto possibile ed è un grande pregio.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline;"> al VITUCCI</span></strong> che fa pentole e coperchi nella terra dei lupi avellinesi insieme al paron Zorzi. Sapere che che hanno i punti di chi riceve molto di più fa pensare ed anche applaudire. Dai Ercolino, resisti.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">agli spinaci di Tomo MAHORIC</span></strong> che al primo faccia a faccia con Repesa lo ha stesso per il conto totale. Cremona meglio di Roma e Treviso, ma ci pensate?.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Lino LARDO</span></strong> perché non si spaventa davanti a certi burroni e a certi burloni, perché non si domanda cosa può aver fatto di male per non veder riconosciuti i capolavori di Verona, Reggio Calabria, Milano, Rieti e con la stessa Virtus.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al GREEN di Cantù</span></strong> che alla fine è stato persino valutato più di sciagura Finley, a proposito per i medici Sky è un grande quando segna, ma è uno sfortunato con ginocchio urlante quando fa troiate variate, dopo una partita giocata con la testa nel sacco. Gli è andata bene.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a German SCARONE</span></strong> che lascia Caja, Corbelli, Rimini, per andare a guadagnare nel regno di Piacenza, in una serie inferiore dove hanno progetti ambiziosi. Ci dispiace non vederlo ancora al vertice, forse chi cercava un play poteva rivolgersi a lui o, magari, a Rombaldoni. Avercene rispetto a certi fusibili sempre in avaria.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">a REYER e SNAIDERO</span></strong> perché ad un certo punto, mentre Cantù e Milano se la tiravano in faccia, ci hanno quasi convinto che era più divertente seguire la festa del Taliercio, seguire Lauro e poi il Zancanella che spiegava il pasticciaccio brutto del Forum. Il capo degli arbitri alla Rai e non a Sky. Ma che strano.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al GINOCCHIO di Gallinari</span></strong> che adesso ci farà stare in ansia più della sua schiena e del suo polso pensando all’Europeo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">alla NAZIONALE</span></strong> che Milano dovrebbe vedere il 13 febbraio nella partita fra polveri di stelle. Metterla insieme adesso è da neurodeliri, a meno che Pianigiani non abbia voglia di stupirci convocando soltanto uomini e rinunciando agli ominicchi.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">a Carlo RECALCATI</span></strong> che non può essere un problema per Varese per ciò che è stato in Federazione ed ora non è più. Pensare a vendette postume di chi, magari, soffriva la dittatura nata nell’ottica del siamo padroni e voi dovete soltanto ubbidirci, non ha senso. Meneghin, sul campo, le dava volentieri al Recalcati giocatore, ma poi lo ha amato e non ha memoria corta. O no?</p>
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		<title>Se Siena non merita la prima pagina il giorno in cui piega il Barcellona, andate tutti a quel paese e per favore restateci</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 18:28:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo ex compagno degli Spurs</span></strong> e se l’attrice texana lo è venuta a sapere controllando il cellulare del marito incauto o spiando dal buco della serratura o addirittura direttamente dal suocero dell’amante che avrebbe fatto molto meglio a farsi i cavoli suoi. Dio mio, <strong>chi ci capisce</strong> <strong>qualcosa è bravo</strong>. Né me ne può importare più di un fico secco se vincono o perdono i Knicks, se il Gallo dalla schiena di cristallo ha segnato due punti o sedici dalla lunetta, <strong>se cacciano Mike D’Antoni</strong> e se i tifosi newyorchesi sono imbufaliti con <strong>Tu quoque Brute, fili mi.</strong> Vivo il basket in maniera totalmente diversa dai gazzettieri in rosa che muoiono se non ci inondano tutti i santi giorni di bufale sulla squadra della Grande Mela e che <strong>saltano il pranzo se Danilo</strong>, prima d’addormentarsi, sì è dimenticato di inviare a uno di loro almeno l’sms della buonanotte. Primula rossa o mosca bianca, scegliete voi, non ho mai invero sbrodolato per la Nba, soprattutto durante la regular season, e <strong>posso sopravvivere benissimo anche senza sapere se i Knicks hanno perso</strong> sei o sette partite di fila prima di andare a vincere a Sacramento o dove cristo hanno giocato ieri. Al massimo posso essere contento <strong>se Bargnani è il miglior realizzatore</strong> degli scassatissimi Raptors e se Belinelli recita un ruolo sempre più importante nei sorprendenti Hornets perché sono straconvinto che a entrambi ha fatto molto meglio <strong>un’estate in azzurro con Simone Pianigiani</strong> di una stagione intera a Toronto o a New Orleans. E comunque di certo non mi sparo se i compagni di squadra di Gallinari ce l’hanno a morte con il cocco di Tu quoque: <strong>anche a me il numero 8,</strong> che ha scritto un libretto fotografico con il boss della Banda Osiris, <strong>è diventato insopportabile<span id="more-1978"></span></strong> come il suo coach da quando l’uno e l’altro, cioè Danilo e Mike, hanno avuto il coraggio di <strong>girare le spalle a Dino Meneghin</strong> che a occhi chiusi era sicuro di poter contare sul “sì” del Gallo in nazionale nel momento del vero bisogno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da zero a otto, voto quattro. E soltanto perché dei genitori, Marilisa e Vittorio, ho un ottimo ricordo ai tempi della grande Milano di Peterson e Cappellari che faceva più fatica a rinnovare il contratto a suo padre</span></strong> che a Roberto Premier che pure aveva la moglie avvocato. Da uno a dieci, voto dieci invece a Simone Pianigiani per il capolavoro con il Barcellona e per il pieno di forti e belle emozioni che mi ha regalato mercoledì sera la sua MensSana in Europa League. O kappa, un po’ esagero, ma lasciatemi <strong>esultare al massimo dei massimi</strong> per una squadra di appena due mesi e mezzo che meglio non avrebbe potuto giocare in difesa e in attacco contro quella che è la più forte squadra di basket del vecchio continente. <strong>Un Montepaschi che avrebbe meritato</strong> <strong>come minimo l’onore di un richiamo in prima pagina</strong> che gli è stato invece negato dai capiredattori ignoranti del quotidiano sportivo più letto nel Belpaese che si nutrono solo di calcio anche nella notte in cui, uscendo dal Palaextra in delirio, a nessuno è venuto in mente nemmeno di <strong>domandare cosa avesse mai fatto la nazionale</strong> del pallone nell’amichevole Klagenfurt contro non ricordo bene quale avversario. Avevamo ancora tutti negli occhi un McCalebb molto vicino alla perfezione e un Rakovic quasi eroico, ma anche <strong>un Carraretto che</strong> dopo due palloni persi in malo modo nel primo quarto ha sparato nel momento decisivo del match tre canestri deliziosi, <strong>zucchero e miele</strong>, che avrebbero fatto gola anche a Navarro. E figuratevi allora cosa poteva a noi importare di Balotelli, Ranocchia e Santon, ma pure di Balzaretti, <strong>Viviano e Ledesma</strong>. O dei gossip della Nba?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Giusto di Navarro adesso però vi voglio parlare. A Siena lui non c’era e molti dunque pronti subito a dire, ipocriti e farisei, che con Navarro sul parquet sarebbe stata tutta un’altra musica</span></strong>. Questa, cari i miei signori, è solo enorme malafede. Perché anche a Siena, se è per questo, manca dall’inizio della stagione un certo <strong>Malik Hairston</strong> che a Pianigiani avrebbe fatto comodo da morire non soltanto l’altra sera. Di più, Pietro Aradori, <strong>il Fenomeno al quale SuperBasket</strong> nel numero <strong>50</strong> dello scorso dicembre dedicò pagine e pagine intere, è ancora latitante, o quasi, e <strong>Andrea Michelori</strong>, da quel che mi è dato sapere, partecipa ogni settimana alla trasmissione di Federica Sciarelli e da queste parti <strong>non si è fatto mai vedere</strong>. Eppure al Montepaschi nessuno piange e si dispera per queste cose, ma lo stesso <strong>Pianigiani finge di non farci caso</strong> e intanto lavora di gomito per coprire anche queste falle. Così come è davvero curioso che la squadra che ha vinto per quattro anni di fila lo scudetto tricolore sia maltrattata dagli arbitri <strong>non solo in Italia</strong>, perché la gente è stufa di vederla sempre imperare, ma <strong>pure in Europa</strong>, perché Barcellona è Barcellona e guai a chi la tocca e osa irritarla. Ora nessuno dice che il club di Ferdinando Minucci debba essere aiutato da <strong>Jungebrand o da Cicorino Cicoria</strong>. Per carità, sia mai, ma credo che Siena meriti comunque d’essere trattata alla pari almeno con quei club che pure possono disporre di un budget a lei nettamente superiore. <strong>Addirittura di quattro volte se vogliamo</strong> parlare dei poveri catalani di Pascual. Compresi Navarro e Basile. O no?</p>
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		<title>Da Siena a Sassari, smentendo Pianigiani</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 12:59:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani preferiamo il sistema spagnolo al nostro, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia l’ottantanovesimo campionato di basket. Comincia tardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Tomellosso, Spagna, Villa Real, perché contrariamente a quello che pensa Simone Pianigiani</span> <span style="text-decoration: underline;">preferiamo il sistema spagnolo al nostro</span></strong>, ma su questo torneremo camminando insieme a Francisco Garcia Pavon e al suo commissasrio Plinio che ha tanto da dire sulla visione e le lapidi degli anziani. Comincia <strong>l’ottantanovesimo campionato di basket</strong>. Comincia tardi e ce ne pentiremo a giugno. Comincia scuotendo campanellini di madreperla, sprecando tempo e denaro per raduni senza una vera anima, senza la scintilla della novità ed è per questo che non ci siamo sentiti in colpa quando <strong>Dino Meneghin</strong> ci ha chiesto perché non avevamo avuto <strong>neppure una riga per la presentazione</strong> <strong>all’Arena del Sole</strong>. Cercare formule nuove, sedersi a tavola, magari, per bere vino nuovo, vino giovane, ma anche per cercare di copiare quello che gli altri fanno meglio di noi. La Spagna lo fa e non è vero che hanno soltanto due squadre importanti perché<strong> il titolo è andato a Vitoria</strong>, perché <strong>i loro palazzi</strong> <strong>sono moderni e sempre pieni</strong>, mentre i nostri fanno quasi tutti pena e nelle grandi città ci sono dei vuoti che fanno male al bilancio e pure all’anima dei mortacci nostri. <strong>Certo si poteva cavalcare la polemica</strong> innescata dall’allenatore numero uno quando ha cercato di far capire che i successi di Siena nascono dal lavoro e dalle idee, ma non volevamo dare la tromba in mano ai colleghi<span id="more-1898"></span> del nuovo prence che facevano gli offesi davanti ai loro presidenti cercando di spiegare che pure loro pasano tante ore in palestra, per la verità c’è il dubbio che molti si sentano con la coscienza a posto perché stanno tanto tempo al video per studiare i punti deboli dei nemici, ma nella sostanza, e lo diciamo a tutti, dal primo all’ultimo, <strong>sono i fatti quelli che chiariscono tutto</strong>: cercate di giocarte meglio e fate crescere davvero i giovani talenti che avete per le mani. Il sistema non permette di sperimentare perchè se sbagli trovi la valigia pronta sulla porta ? Una verità, ma esiste anche la voglia di tuffarsi dalle rocce più alte e questo dovrebbe ispirare la carriera di tanti buoni allenatori che sembrano però <strong>prigionieri nella biblioteca tipo quella del Nome della Rosa dove nessuno osava andare a cercare quello</strong> <strong>che avrebbe potuto rivoluzionare il sistema</strong>. Bella la scuola tecnica italiana,ma, accidenti, cosa dire allora di quelle proposte da Spagna, Croazia, Serbia, Lituania, Francia, Grecia, Turchia, Germania tanto per restare su quelle europee che al mondiale si sono battute più o meno bene, ma loro c’erano, e nei campionati giovanili arrivano sempre davanti all’Italia?</p>
<p><strong>Presentazione con l’obbligo di fare anche pronostici, una fase delicata,</strong> necessaria, la famosa zona d’ombra del &#8220;qui lo dico e qui lo nego” perché come suggeriva <strong>Ferdinando Minucci</strong>, vero numero uno del sistema, bisogna aspettare almeno tre mesi di campionato per capire chi ha pescato bene, chi ha lavorato meglio, chi ci farà alzare in piedi come è accaduto l’anno scorso guardando Cantù, Caserta e Montegranaro. Comunque sia andiamo con la griglia di partenza:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Prima fila</span></strong>: <strong>SIENA </strong>perché ha cambiato uomini, ma sotto lo scudetto porta sempre lo stesso cilicio e per batterla si dovrà andare a cento all’ora senza perdere troppi palloni. <strong>MILANO</strong> perchè, come dice il presidente Proli, i dolori e le finali hanno fatto capire gli errori commessi, perché il gruppo è più sano, più forte fisicamente, perché lo scudetto è l’obiettivo, ma non sarà inseguito facendosi prendere dall’isterismo. Ora bisogna vedere se tutti quelli coinvolti nel progetto avranno nervi saldi e testa lucida.<strong> ROMA</strong> perché arriverà più tardi, visti gli infortuni del precampionato, ma se hai nove giocatori sopra i due metri e Tanjevic nel pensatoio allora puoi aspettare e crescere bene. <strong>TREVISO </strong>perché Repesa è un maestro, perché in casa Benetton si sono rimessi tutti a tagliare gli alberi del Montello per una nave da dogi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Seconda fila</span>: CANTU&#8217;</strong> se non si fa prendere dall’angoscia di essere tornata società faro, se non si aspetterà di soprendere tutti come l’anno scorso perché ora sono gli altri ad avere il forcone in mano. <strong>BRINDISI </strong>dove c’è tutto per fare bene, peccato che manchi un palazzo adatto, ma gli uomini che la guidano sono tutti di prima qualità anche se la panchina sembra un po’ corta. Virtus <strong>BOLOGNA</strong> nella speranza che nessuno parli al mannovratore Lardo prima che possa mettere insieme un gruppo con dentro tante buone qualità, forse non il massimo del talento, ma è presto per dirlo. <strong>MONTEGRANARO  </strong>che in mano a Pillastrini può fare altri passi avanti perché ha una rosa molto competitiva e l’ambiente inventa eroi anche se appaiono un po’ logori. <strong>AVELLINO</strong> perché ha ricreato la famiglia dopo essersi liberata dell’egoismo, perché ha dentro il fuoco di casa Ercolino.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Terza fila:</span> </strong><strong>PESARO</strong>, un altro posto dove prima è stata ricostruita la casa e poi la squadra. Potrebbe fare la mina vagante se al palazzo andranno amici, tifosi e non supercritici insoddisfatti e con la testa voltata sempre indietro.<strong> BIELLA</strong> perché hanno idee, hanno giovani talenti, hanno quell’entusiasmo che serve per non dimenticare i pasticci dell’ultima stagione dopo le maraviglie di due anni fa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quarta fila:</span> </strong><strong>VARESE</strong> se i nuovi capiranno l’affetto di Masnago, se non ci sarà la voglia del tutto e subito, se, come dice Recalcati, la gente aspetterà a fare i conti alla fine e non dopo le prime partite. <strong>TERAMO</strong> perché ha un grande allenatore, perché non ha mai avuto paura di mangiare pane e cicoria.<strong> CREMONA</strong> affidata ad un giovane tecnico sloveno che sa scavare nella miniera. L’importante è che la società non si faccia prendere dal panico. <strong>SASSARI </strong>una neo promossa che cerca amore, ma anche qualche bella sorpresa. Bravo merlo, ma la griglia cosa vuol dire? Niente, cari amici, era soltanto una scusa per dire quello che ci passa per la testa oggi, molto prima che gli arbitri alzino la palla al centro del campo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=j" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Storie di Coca Cola, Banda Osiris, Bossi e Acciughino nel basket delle nostre follie</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 16:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                di CLAUDIO PEA
Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi, il Forum imbufalito con Pierino Bucchi, che di nuovo non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                               <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi</span></strong>, il Forum imbufalito con <strong>Pierino Bucchi</strong>, che di nuovo non ci aveva capito un tubo, e più ancora <strong>Luca Chiabotti e Werther Pedrazzi</strong> in mezzo ai quali stavo seduto in prima fila. “<strong>Passami gli steno</strong>”, mi è venuto allora da esclamare sfrontatamente come si diceva una volta, quando non esistevano ancora i cellulari e i personal computer, si dettavano i pezzi a braccio appunto agli stenografi, le rotative già scalpitavano e il redattore di turno la notte aveva solo fretta di chiudere la prima edizione per andare finalmente a mangiare in mensa. Ce l’avevo qui sul gozzo, dicevo, e adesso la sputo. E’ l’intervallo, 36-57, la scorta di <strong>Giorgio Armani</strong> accompagna il patron a fare la pipì, a volte scappa anche a lui, <strong>Adriano Galliani</strong> è assalito dai cronisti in caccia di notizie più sul <strong>decadente Milan</strong> che sulla confusa <strong>Milano del basket</strong>, “Storari resta con noi”, difatti <strong>Storari</strong> è passato alla Juve, <strong>Dino Meneghin</strong> mi avvolge in un abbraccio fraterno e mi fa ad un orecchio: “Adesso che sei tornato tra noi, non ti mollo più”, carino davvero,<strong> Dan Peterson</strong> nella sua giacchetta a quadri che deve avere più anni della coperta di Linus, <strong>Sandro Gamba e la sciura Stella</strong>, splendida creatura, amici che non vedi da una vita, come <strong>Toio Ferracini e Toni</strong> <strong>Cappellari</strong>, ho la golla secca: massì, mi sparo una Coca Cola. “Tre euro e cinquanta”. Non ci posso credere, ma pago e penso: me ne daranno un litro. No, solo un bicchiere di carta. E neanche di<strong> Coca Cola</strong>, ma di Pepsi. Che non è proprio la stessa cosa. All’osteria del Camionista al mio paese con tre euro e mezzo ti danno un piatto di rigatoni al sugo, fidatevi abbondanti e gustosi, e pure un buon bicchier di vino rosso che fa sempre bene al cuore. Però è anche vero che l’altro mese ho comprato<strong> la carrozzina per mio nipote Edoardo</strong>. “Mille e cinquecento euro: carta di credito o bancomat?”, mi ha chiesto la cassiera. “Carta di credito, ma adesso mi tolga lei una curiosità: la carrozzina va a benzina o a gasolio?”.</p>
<p><strong>La Banda Osiris è riuscita ad infiltrare uno dei suoi scagnozzi persino in nazionale: sarà vero? Così pare, ma anche qui non ci posso credere.</strong> In primis perché la Banda Osiris l’ho inventata io qualche anno prima che si entrasse nel Duemila e quindi solo io posso <strong>insindacabilmente </strong>decidere chi fa parte o meno di questa loggia<span id="more-1873"></span> che tanti danni faceva, ha fatto e prova ancora a fare alla pallacanestro italiana. “Sarebbe a dire?”, ho allora domandato, curioso e sereno, ai commensali con me seduti a cena nel dopo partita in quella osteria in zona (ex) <strong>Fiera </strong>dove ci sarò passato davanti un centinaio di volte, quando ancora abitavo a Milano, lavoravo al Giorno, quando <strong>il Giorno</strong> aveva una super redazione sportiva con <strong>Franco Grigoletti</strong> capo ed era il gran giornale <strong>dell’Eni,</strong> e non mi ispirava d’andarci a mangiare. E male facevo. E’ difficile, ma mi posso anch’io sbagliare. Dunque dicevo, ah già: “Chi mai sarebbe l’intruso nella nazionale di <strong>Simone Pianigiani</strong>?” ho chiesto fingendo la più totale indifferenza possibile mentre ci servivano le sei cotolette alla milanese più pestate (quella sera) di <strong>Bulleri e Mordente</strong> messi insieme. “Come, non lo sai che il tuo Acciughino in una bollente riunione di <strong>Sky-basket</strong> è stato l’unico a difendere Flavio a spada tratta e con un calore tale che neanche<strong> Giorgione</strong> <strong>Buzzavo</strong> aveva quando si prendeva a cuore le scelte del suo signore e padrone?”. In effetti che <strong>Riccardo Pittis</strong> sia un po’ cambiato dai tempi in cui aveva l’Angiolini come morosa e <strong>Dino Meneghin</strong> che gli insegnava a vivere, questo è ormai appurato. Ma che fosse saltato sull’altra sponda o, se preferite, sull’altro carro, quello targato <strong>BO, cioè Banda Osiris</strong>, assieme alle oche e ai buoi dei paesi suoi, stento ancora a crederlo. Anche perché un tempo vedeva <strong>Cicciobello Tranquillo e Bicio Frates</strong> come fumo negli occhi. Okappa, facciamo così: parlerò a quattro occhi con Acciughino e gli chiederò spiegazioni. Magari già lunedì nel raduno azzurro di <strong>Monza in</strong> <strong>Villa Reale</strong>. E poi vi farò sapere se ho dovuto davvero inserire a malincuore nella lista nera anche il mio pupillo che è diventato persino un fiero sostenitore della <strong>Lega </strong>del senatore. E pure questo non è certo un punto a suo favore.</p>
<p><strong>Il senatore Umberto Bossi, anzi il Senatur, se ricordate, aveva dichiarato che</strong> <strong>l’altra nazionale, quella di Macello Lippi, sarebbe andata avanti</strong> <strong>nel Mondiale sudafricano</strong> perché le avrebbero comprato la partita con la <strong>Slovacchia</strong>. Difatti stamattina è rientrata in Italia con la coda fra le gambe. Se ne dicono tante nel Belpaese che non sai più chi ascoltare. E se ne scrivono di peggio ancora. Come che Siena sia in guerra con Milano sul mercato della palla nel cestino quando lo sanno anche i somari che<strong> Ferdinando Minucci </strong>ha le idee molto chiare sul futuro di Siena e ha programmato da tempo uscite ed entrate a suo piacere, mentre <strong>il Livi(d)o Proli</strong> non sa quali pesci pigliare se è vero che si è ingolosito di <strong>Marko Jaric</strong>, vorrebbe riprendersi <strong>David Hawkins</strong> e non ha mai pensato a <strong>Eze e McIntyre</strong>. Staremo a vedere. Intanto trovatemi un piccolo editore perché questo benedetto libricino sulla Banda Osiris lo voglio scrivere sul serio vincendo la mia secolare pigrizia al di là del timore che mi piovano sulla testa <strong>centinaia e centinaia di maledizioni</strong>. Così saprete una volta per tutte chi fa parte di questa congrega che si vanta di aver fatto fuori Peterson da Sky perché era <strong>più</strong> <strong>DinDonDan che Dan</strong>. In parole povere un rincoglionito, ma questo non era e non è assolutamente vero. Averne di DinDonDan come Dan. O mi sbaglio? Stavolta assolutamente non credo. Confessandovi per finire quel che ho sussurrato io <strong>all’orecchio di Meneghin</strong> in quel baccano del <strong>Forum:</strong> “Complimenti, ti sei scelto proprio un gran bel allenatore per rifondare la nazionale: <strong>Simone Pianigiani</strong> è davvero speciale”. E lui ridacchiando felice: “Vuoi forse ammettere che ne ho indovinata finalmente una di giusta anche come <strong>presidente di Federazione</strong>?”. Sì. Paragonabile ad un canestro da metà campo più tiro libero aggiuntivo. Ma adesso non me lo tacere: è veramente <strong>Pittis uno della Banda Osiris?</strong> Non ci posso credere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=Q" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Prima di parlare a vanvera meglio tacere</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 21:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla casa varesina di Sandro Galleani, “l’uomo che ce lo è ancora bandiera” (citazione dal suo libro, citazione presa dal monumento del professor Aza Nikolic), fisioterapista dell’anima per tantissimi giocatori, per tanti di noi, per chi ascoltava il tamburo dello spogliatoio che con lui non batteva mai lentamente. Lascia la nazionale dove era arrivato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla casa varesina di Sandro Galleani, “l’uomo che ce lo è ancora bandiera” (citazione dal suo libro, citazione presa dal monumento</strong> <strong>del professor Aza Nikolic</strong>), fisioterapista dell’anima per tantissimi giocatori, per tanti di noi, per chi ascoltava il tamburo dello spogliatoio che con lui non batteva mai lentamente. <strong>Lascia la nazionale</strong> dove era arrivato ai tempi di <strong>Giancarlo Primo</strong> per sostuire il dolcissimo Crispi, il mister dal caffè magico che non poteva più sudare sui “muscolacci” di un <strong>Flaborea </strong>o di un <strong>Meneghin.</strong> Siamo nell’altro secolo del basket dove<strong> i</strong> <strong>bambini facevano oh per vedere Simmenthal , Virtus e Ignis</strong> in battaglia, già la Ignis dove lui era entrato lasciando il talento purissimo di <strong>Gianni Motta</strong>, il suo ciclismo sfregando sella prima dei muscoli, per scoprire uno sport che ancora non gli piaceva del tutto. <strong>Casa di Sandro</strong>, della sua dolcissima moglie, <strong>la vera santa</strong> come dicevamo tutti quando i giocatori, di notte, suonavano il campanello perché avevano bisogno di conforto più che di medicine o massaggi. <strong>Yelverton e il suo sassofono</strong>, ma ci sono passati tutti, i saggi e i mattocchi, vi lasciamo immaginare come è cresciuto <strong>Claudio Galleani</strong>, oggi fisiochinetico della <strong>Cimberio</strong>, ascoltando <strong>il canto di</strong> <strong>Pozzecco o di Andrea Meneghin</strong>, ascoltando di tutto, imparando quello che serviva per continuare la tradizione famigliare perché nel territorio basket, sponda canturina nei tempi del veleno puro e della felicità massima, era passato anche <strong>Terenzio Galleani</strong>, fratello di Sandro, uno che ha scavalcato la grande muraglia della conoscenza e ora sistema uomini che hanno perso la postura, l’assetto, la salute, la felicità.</p>
<p><strong>Con questa notizia un po’ freddina del comunicato federale abbiamo deciso d’interrompere il silenzio playoff</strong> perché a bocce in movimento vale la tesi prima di parlare (a vanvera) meglio tacere. Comunque <strong>sia una finalista l’abbiamo</strong> <strong>già.</strong> Non indovinate. Accidenti, ma questa<strong> Siena</strong> è davvero fatta da pirati<span id="more-1815"></span> senza pietà: ti abbordano e non puoi neppure pregare per avere un trattamento di favore, per il bene comune, il bene della grande casa basket, quelli sono stati educati alla <strong>smaniosità difensiva</strong>, se comincia uno ad arpionare la nave nemica gli altri fratelli gli vanno dietro e allora assisti al fenomeno della glaciazione degli egoismi nell’avversario. Insomma tutti decidono di fare un passaggio in più del solito, pasaggio sgembo, inatteso, robaccia. Si chiama panico come quel panino al burro nei tre giorni del Condor. <strong>Questi condor che calano</strong> <strong>dalla torre del Mangia</strong> ti arrivano in casa e ti tolgono patente, libretto e anche il passaporto. Dazio pagato da tutti, salvo che nei giorni della merla scoperti, per caso, dalla Rometta che forse sta virando verso la costruzione di una società seria se<strong> Boscia Tanjevic</strong> avrà l’energia di arrivare fino a <strong>Trastevere </strong>adesso che si gode <strong>lo scudetto del suo Ulker</strong>, anche se alla fine la panchina era occupata dai fidi assistenti mentre lui discuteva con il responsabile della chemio per essere in battaglia al Mondiale in agosto. Giorni particolari come potrebbe testimoniare <strong>Gelsomino Repesa</strong> che sapeva bene come trovare almeno un punto debole <strong>nell’Alhambra di</strong> <strong>Pianigiani </strong>che comincia ad essere importantissimo (citazione dal<strong> Rubini</strong> pensiero: <strong>se ti insultano conti, sei bravo davvero, quando c’è silenzio allora è la fine) </strong>perché i cori, i soliti cori italiani contro e mai a favore che hanno esaperato <strong>Capello, Messina, il Tancredi</strong> nostro uscito fra le clave di Votoria con quei cicsbei che si è trovato nella <strong>Real casa</strong>, fanno da colonna sonora alle sue ultime fatiche nel club prima di poterci presentare a Monza ( corona ferrea proteggici tu), alla fine del mese la nazionale che vorrebbe, lo staff che gli piacerebbe avere se non si metteranno in mezzo<strong> i papaveri e le papere del sistema</strong>: intanto sul campo si è capito che anche i giocatori generosi, coraggiosi, quando la pressione si alza diventano giocatorini, ma è pur vero che nelle avversarie della qualificazione europea non troveremo solo giocatoroni.</p>
<p><strong>Boscia e Galleani. Ah che coppia</strong>. A proposito di Azzurra vi giriamo la circolare breve del ministero dei giocatori fannulloni, quella dove i  papabili si sono ribellati quando hanno scoperto che c’erano in giro allenatori testardi disposti a tenerli in buona condizione prima del raduno. Alla fine del gioco vi faremo l’elenco di questi giocatori e delle società che li hanno appoggiati. Tanto per capire e capirsi <strong>caro avvocato Cassì</strong>. Insomma se per avere più minuti in campo si mandano avanti gli agenti, se per non faticare si va dai presidenti, se per guadagnare due oselle d’argento si fanno straordinari nei posti più strani, allora hai già capito con che tipini da spiaggia devi lavorare e quindi li valuti per quello che erano, che sono e <strong>non saranno mai nel cuore della gente</strong> che, non per caso, ricorda molti grandi di ieri, ma pochi grandi di oggi e non è proprio un caso che il più conosciuto sia sempre e soltanto <strong>Meneghin,</strong> il più amato magari <strong>Marzorati</strong>, i più venerati quelli dei tempi in cui il patanloncino non ascondeva huevos e gioielli di famiglia. Zona franca dei playoff per andare alla <strong>Futur Station</strong> nel giorno d’apertura delle finali under 19 vinte poi dalla<strong> Virtus di Giordano Consolini</strong>, benedetto sia il suo lavoro e la sua scelta di vita, contro Siena con squadra in costruzione, ma comunque bella, bella come la <strong>Stella Azzurra</strong> resa dinamica da una società che ha dentro tante cose speciali e non soltanto elettrino Falcomer che è uguale ai tempi in cui faceva impazzire tutti sul campo. Giardino under per rivedere amici, per riscoprire <strong>Saturnino Niccolai</strong> che vuoloe fortemente fare l’allenatore e che ci riuscirà se avrà la fortuna meritata, ragazzi con dentro il fuoco, per sentirsi ancora a casa in quel palazzo che ci ricordava tante storie belle e tese fra <strong>Casalecchio e piazza Azzarita</strong>. Seduti nel buio, ecco la Futurstation ha soltanto questo difetto della luce , ma lo noti quando le tribune non sono piene, abbiamo ascoltato una musiuca che arrivava da molto lontano: era il rullare dei <strong>&#8220;non passa&#8221; dell’avvocatone Porelli che in quell’arena ci andava per amore Virtus, ma sempre rimpiangendo</strong> <strong>la qualità della</strong> <strong>vita del</strong> <strong>Madison</strong> di piazza Azzarita e tutto quello che venne fatto prima di vedere sbriciolarsi la grande casa sotto le ingiunzioni. Galleani, Tanejvic, Porelli, Messina, ah che gente sposa certa gente.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle con zenzero e peperoncino:</span></strong></p>
<p><strong>10 e lode <span style="text-decoration: underline;">a Sandro GALLEANI</span></strong> perché adesso possa diventare davvero l’istruttore federale nel delicato settore dove i giocatori tornano bambini. Confessionale per anime grandi e piccole, per cialtroni e giganti. Lui li ha ascoltati tutti e a tutti ha indicato una strada.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a TANJEVIC</span></strong> perché lo scudetto in Turchia lo consideriamo suo a tutti gli effetti e in culo alla chemio.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Dante GURIOLI</span></strong> e a quei pazzi di Rho perché sono stati promossi in C1 per una notte brava del “Canaglia club” che considera questo allenatore testardo, ancora fissato sui fondamentali e sul fatto che più delle lavagne contano le acute esplorazioni nella testa dei giocatori, un guru del sistema sommerso, lui che avrebbe potuto essere un eccellente capo in serie A se non fosse caduto nelle rete dove tanti hanno sofferto, quella dei pescatori di gloria senza portafoglio. Società sull’orlo di fallimenti, società deboli, società non società, presidenti che agli allenatori danno le briciole. Ci ha pensato un minuto, si è tenuto la sua passione con Rho e ha cercato un lavoro vero. Ha fatto male?</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a  Claudio SABATINI</span></strong> per aver dichiarato dopo la vittoria della under 19 della sua Virtus di aver vissuto unoi dei giorni più belli come proprietario. Gli crediamo, lo applaudiamo quando lo vediamo sulla barricata del fare basket nel senso completo, ma adesso ci dica che se hai i Consolini, i Lardo e, prima ancora, eccellenti allenatori, è perché riconosci il loro lavoro non potrai mai fare a meno di chi insegna l’arte dell’origami cestistico, molto più utile dello starnazzare col tiro da tre dei picchi e dei rolli anche se Boston sbanca Los Angeles con il tiro da casa loro ( citazione da SKY), ma non può insegnarla per una tigella e poco strutto.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">a Dan PETERSON</span></strong> che ricordando John WOODEN ha chiarito perché l’uomo della grande piramide resterà maestro per generazioni di tecnici: cercate l’uomo nel vostro giocatore, limitate al massimo quegli assurdi minuti di sospensione che diventano cancro per l’anima se 99 volte su 100 l’azione che avete disegnato viene conclusa male o da un giocatore diverso da quello che pensavate dovesse prendere il rischio.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Dario COLOMBO</span></strong>, tornato finalmente fra noi dopo aver lasciato chiese da giallo svedese, per averci ricordato, a 10 anni dalla morte di Tullio Lauro l’immenso, che siamo davvero gente con la sabbia nel cuore. Tullio era tanto, era forse tutto nella prima parte della nostra vita randiagia, perché aveva quel tipo di umanità che non trovi più, quel tipo di coraggio che ci faceva camminare nel vento anche se sapevamo che ci avrebbe spazzato via. Avevamo rimosso per troppo dolore, per la rabbia di avere perso lui che doveva parlare di noi quando fosse venuta l’ora. Sono cose che ti tieni dentro come quando se ne andò Gianni Menichelli, come nei giorni in cui la musica dei Beatles accompagnava Silvio Trevisani verso il suo Valhalla. Pura ipocrisia, bravo Dario ad averci ricordato chi siamo: degli zero che camminano.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla NBA</span></strong> se non fa circolare subito il filmato capace di aprire gli occhi ai frilli di casa, quelli che amano il circus e poi si stupiscono se ai play off i contatti diventano veri, belli, sani. Questa, bellezze, è la pallacanestro rubata a chi invita gli arbitrini ad esserlo per sempre, senza mai andare oltre un regolamento che valeva quando il gioco serviva per allenare campioni di altri sport che non dovevano mai farsi male, ma ora il gioco è diverso, ha un’anima diversa: duro, ma fiero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">al FACCHINI</span></strong> numero uno dei nostri arbitri con <strong><span style="text-decoration: underline;">SAHIN </span></strong>e <strong><span style="text-decoration: underline;">LAMONICA</span></strong>, se non darà subito alle stampe un diario sull’esperienza russa, in mezzo alle macerie degli arbitri corrotti, se avrà la pazienza di spiegarci certi falli tecnici che lui fa arrivare sulla testa di giocatori e squadre che si sono abituate a non credere a certi avvertimenti. Certo viene più facile tagliare cojones in campi grandi.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al povero TOLA</span></strong>, capo degli arbitri, che si trova nelle stesse acque con petrolio dove nei giorni della sua scalata voleva buttare Meneghin e altri sfiduciati. Ora tocca a lui e noi tremiamo pensando che le prime cose da fare nel settore, oltre al reclutamento, sono proprio quelle per blindare i migliori, anche fino ai 60 anni.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">a quel BOROSAURO federale</span></strong> che si è inventato, per i ragazzini, regolamenti viariabili da regione a regione. Possibile che li abbia imbarcati tutti questo consiglio federale gli uomini capaci di complicare la cosa più semplice, cioè il reclutamento, cioè l’attività giovanile per godere del gioco, senza impedimenti? Troppe regole, troppi divieti fanno diventare una serra anche i giardini sul mare.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla LOMBARDIA</span></strong>, difesa benissimo peraltro dalla medaglia di bronzo della Comark Bergamo di Andrea Schiavo e del piccolo Toscanini Roberto Marulli, nelle finali under 19, perché vedere tre squadre romane, vedere bei grupopi che arrivavano da altre regioni ci ha fatto capire come è stata ridotta la regione nell’ottica di chi pensa ai vivai come danno. Varese, Cantù, Milano hanno moltissimi titoli giovanili da ricordare, ma oggi dove sono? Forse è da questa riva che deve partire la barca per salvare il sistema e non veniteci a dire che la vittoria del Pavia del figlio del mitico Rochlitzer nel campionato under 19 del gruppo B può bastare o che Casalpustarlengo ha dato un giocatore alla NBA ed uno alla Nazionale, non raccontateci che tutto viene fatto con amore e saggezza. Non ci crediamo più.</p>
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		<title>Sgranando il rosario di San Petrucci</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 16:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><em>OSCAR ELENI</em> rifugiato nella stazione antartica Concordia per non sentirsi </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">chiedere perché il basket dei playoff ha così poco spazio, perché le tribune sono spesso semivuote</span></strong>. Infelicità del sistema che propone verdetti scritti prima da arbitraggi super casalinghi? Non proprio anche se <strong>l’arbitro casero esiste da sempre</strong> e quando vuoi far capire come vorresti la storia del playoff, quello dove devi essere debole coi potenti e potente con i deboli, allora se scopri che i duri te li mandano quando giochi in casa allora prepara le valige per il mare. Debolezza dell’offerta: paghi tanto vedi poco? Può essere, ma siamo distanti dalla verità anche se <strong>la Lega</strong> non può vigilare su questo considerando che le uniche entrate arrivano dagli incassi e non dagli inviti come direbbero <strong>quelli della Nba che ai giocatori</strong> <strong>e dirigenti Armani hanno fatto sapere che per la partita contro i Knicks</strong> <strong>avranno assicurati due biglietti a testa, basta che se li paghino</strong>. Poco spazio sui giornali perché la concorrenza con eventi più importanti uccide? Questo è sicuro e poi chiudere la gente in palestra con il caldo è un esercizio sadomaso, come direbbero gli alpini che facevano catena sullo Zoncolan, dove almeno centomila persone si godevano la giornata respirando l’aria che manca in pianura. <strong>Zoncolan, angeli e demoni del</strong> <strong>ciclismo</strong>, l’unico sport che manda al rogo il campione appena bagnato di lacrime fintemente gioiose, accusandolo di avere sangue-benzina truccati, ma poi lo idealizza, lo perdona, ci mancherebbe altro, ma avete presente cosa vuol dire scalare Zoncolan e <strong>Mortirolo</strong>, cosa serve per andare spesso a più di 50 all’ora in pianura e oltre i 100 in discesa?, insomma sta dalla sua parte. <strong>Noi del basket, purtroppo, non riusciamo a stare dalla parte di nessuno</strong> perché non vediamo facce da Zoncolan<span id="more-1755"></span>, ma solo dei grandi zoccolon, gente da Mortirolo, se anche fossero peccatori, e alcuni lo saranno certo nelle notti bianche a bere vino tinto, faremmo fatica ad accorgercene mentre sgraniamo <strong>il rosario di San Petrucci</strong> <strong>sul giocatore italiano</strong> da proteggere, lanciare, esaltare a prescindere <strong>anche se ha la faccia di Datome</strong>, <strong>le paturnie di Crosariol e Vitali</strong>, la cadute adrenaliniche di molti assi pronti per <strong>Azzurra-Barnaba</strong>, quella squadra nazionale che <strong>Meneghin</strong> aveva garantito di dare a <strong>Pianigiani </strong>senza interferenze della Croce unita di chi ha bisogno del potere, dalle giovanili in su, per poter avere le sue case senza sapere chi gliele paga.</p>
<p><strong>Sei crudele perché nella stessa mischia hai visto Di Bella, Michelori, Giachetti, Mordente, persino Bulleri. Vi ho detto prima</strong> <strong>che bisogna accontentarsi sperando di non fare la fine dei pallavolisti in Turchia. </strong>Certo il Pianiagiani da quarto scudetto farebbe effetto persino a <strong>Lapo Elkan</strong> se desse le dimissioni adesso, dopo aver visto cosa gli stanno mettendo intorno, un reticolato utile al viperario nazionale. Perché citi il Lapo Lapers? Perché si è visto <strong>nel deserto del Forum </strong>attirato da Manero Vacirca che ha sposato la sua creatività senza farlo capire ad arbitri che gli hanno portato via il miele quando sembrava pronto da spalmare sul pane. <strong>Vederlo abbracciato al solito Pozzecco</strong>, quello che ha stravinto il titolo di baciantino negli ultimi anni del precedente secolo e in quelli di questo guazzabuglio di molecole perdute, dove lo lasciano attaccare persino sul sito di uno dei suoi tanti Pig(s) maglioni , faceva alzare il tasso d’indignazione, ma certo meglio quella festa fasulla del funereo sguardo del <strong>solito Livio Proli</strong>, lo sceriffo di Modena che deve avere comunque qualcosa di segretamente affascinante se ha questo successo, se può credere persino nella squadra che il sole di maggio spinge verso l’alto premiando chi merita così poco per aver scelto così male. Di sicuro con Lapo non avrà avuto una discussione profonda, quello era già in volo e lui già si morsicava le pelliccine delle dita, per le unghie servono denti veri, cercando di capire cosa aveva spinto <strong>12 mila fortunati a mettersi in fila per avere il biglietto per la sfida di ottobre, il tre gente, sarà il tre, contro</strong> <strong>i Knicks</strong>, fra gli ultimi nel circo Nba, ma ultimi che portano dentro storia milanese importanate, <strong>da Bradley a Gengis Gallo</strong>, <strong>passando per McAdoo e Mike</strong> <strong>D’Antoni,</strong> cosa avevano pensato i 65.000 che si sono trovati davanti un certello con sopra scritto:<strong> tutto esaurito</strong>. Sarà che la città matrigna, quella che comicamente viene pubblicizzata come capoluodo della Lombardia <strong>&#8220;Land of the sport&#8221;</strong> ( ma per piacere) nell’angolino alto del Forum che servirà come cassa di Paperone per stipare i soldi promessi dai compratori dei terreni per l’Expo al magico cavalier Cab, quella dove non si capiscono tifosi di calcio e di musica, dove non si amano inquilini sfigati e amanti del rumore (al Forum avrete tutto il rumore che cercate, per il resto stanno provvedendo).</p>
<p><strong>Insomma nella Milano che era, che è, che sarà, piacciono gli eventi, piace il</strong> <strong>grande rischio</strong>, <strong>piace ancora Peterson</strong>, <strong>si venera ancora</strong> <strong>Rubini, piace Herrera</strong> ed è diventato <strong>santo Mourinho come Rocco</strong>, come <strong>Sacchi o Ancelotti</strong>. Insomma gente di spessore, gente che ti dava brividi. Per veder timbrare la posta si va appunto nell’ufficio di posta. Come mai vi scriviamo in pieno playoff? Per avvisarvi che quando parlano bene degli arbitri italiani lo fanno soltanto per contratto, un po’ come <strong>quelli di Sky</strong> che vedono capitani coraggiosi ovunque, fenomeni dove al massimo trovi del fieno fumante, gente che dovrebbe chiedere sempre permesso, ma può non farlo perché l’imbonitore sulla piazza lo vende come talento autentico. Scriviamo anche perché andando verso lo Zoncolan, prima dell’Antartico, ci siamo fermati <strong>a Padova per il Petrarca day alla Mandria</strong>, per capire cosa hanno in mente Benini e Boniolo pronti a ricominciare con la grande storia di una società che ancora manda in campo 500 ragazzi, che ha in panchina <strong>il vecchio guru Fabiano</strong>, che può contare sulla creatività di un<strong> Jessi</strong>, di un <strong>Tonzing</strong>, sulla forza di un <strong>Peroni,</strong> sulla simpatia di <strong>Justo Bonetto</strong>, l’unico casanovologo che abbiamo conosciuto, ce ne sono 200 soltanto nel mondo di studiosi del grande peccatore-amatore-filosofo e artista, l’unico che, se insistesse un po’, ci convicerebbe a mangiare un prodotto indigeribile perché ci fidiamo della sua competenza e delle sue lauree. <strong>Passateci anche voi nella casa del Petrarca</strong>, vi farà bene e, se trovate i resti scartati dall’Olimpia Milano, non fateci caso, quelli sono personaggi inseriti nella liste da proteggere da parte del <strong> Wwf- Basket</strong> che è a <strong>Monaco</strong>, che è a <strong>Barcellona</strong>, che è ovunque si possa dire &#8220;peccato che l’Italia sia finita così, e in certe mani”. Voi dite?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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