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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Mancinelli</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>La sconfitta era nell&#8217;aria e per li campi ora (si) esulta, odo muggire armenti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 18:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                             di CLAUDIO PEA
Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno quanto la storia di Siena che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                          <strong><em><span style="text-decoration: underline;">   di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">quanto la storia di Siena</span> <span style="text-decoration: underline;">che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre del 2006 come ha</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sottolineato più volte con enfasi Paola Ellisse domenica</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;">intorno a mezzogiorno</span></strong>. <strong>Dio, che barba!</strong> E così davanti allo specchio, bello insaponato, mi è saltata in zucca una poesia che alle elementari mi avevano fatto imparare a memoria e che vado ormai ripetendo non ricordo più da quante ore. <strong>Dio, che (para)noia!</strong> “Primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”. Sì, insomma il <strong>Passero solitario di Giacomo Leopardi</strong>. Che era figlio di un conte e di una marchesa, non so se lo sapevate, ed era il primo di otto figli: il più triste e il più sfigato. Ma sto andando fuori tema e allora torno subito sul binario prima che qualcuno dica: il solito perditempo. Come in verità sono. Dunque vi stavo raccontando di quel versetto dell’<strong>Aznavour</strong> <strong>di Recanati </strong>che mi angoscia ormai da tre giorni senza che ne capisca bene la ragione. Ecco, finalmente ci sono. Era ora. Nella mia totale follia cestistica vado ripetendo <strong>“primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”</strong> perché, un po’ parafrasando il tutto, la potrei anche recitare in questo modo: “la sconfitta era nell’aria e per li campi (di basket) ora si esulta”. Quale sconfitta? Ma è ovvio: quella del <strong>Montepaschi sabato</strong> sera <strong>a Masnago</strong>. Già Siena aveva rischiato grosso a <strong>Cremona</strong> e pure a <strong>Vilnius</strong>. E comunque, adesso che è arrivata, ha riempito d’immensa felicità i cuori degli italiani che non sono nati nella città del Palio<span id="more-1939"></span> e special modo dei tesserati della <strong>Banda Osiris</strong> che l’andavano sognando da mesi e mesi.</p>
<p><strong>Contenti loro, contenti tutti. Però adesso la devono anche finire di pascolare raccontando che Ferdinando Minucci ha gli arbitri dalla sua</strong> <strong>parte perché chiudono spesso e volentieri un occhio sulla</strong> <strong>difesa dura dei giganti di Simone Pianigiani</strong>. Sono storie queste di una tale piccineria, mista a livore e falsità, che non meritano neanche di essere commentate se non ricordando che <strong>il Verme</strong> seminava le stesse menzogne più di vent’anni fa contro l’odiata Milano di Meneghin e Gallinari o riprendendo il Passero solitario di Giacomo Leopardi che continua così: <strong>“Odi greggi belar e muggire armenti”.</strong> Tornando piuttosto al passo falso della MensSana sull’infido parquet di Varese, che mi rallegra assai per <strong>Recalcati</strong> e la brava persona che è, e il bravo allenatore che è stato anche a Siena, e lasciando pure perdere la storia di <strong>Giotto e Cimabue</strong>, il maestro che batte l’allievo tirata fuori sempre da Paola Ellisse come i cavoli a merenda, m’indigno sul serio dell’arbitraggio di <strong>Cicorino Cicoria</strong>, che sovente s’accompagna a tavola con i boss della Banda Osiris e mastica insieme ai popcorn le loro demenziali dietrologie, non perché ha avuto, lui sì, un occhio di riguardo per <strong>la Cimberio</strong>, più piccola e fragile, giusto così, quanto perché ha fischiato uno sfondamento a <strong>Rakovic </strong>che ha fatto sobbalzare sulla sedia <strong>il buon Mario Boni</strong> che in telecronaca diretta ha sparato fuori dai denti con l’onestà che di certo non gli manca: “Se lo avessero fischiato a me, quando giocavo, uno sfondamento del genere, mi sarei arrabbiato e non poco”. O vogliamo per cortesia parlare del compagno di merende di Cicorino, il<strong> Paolo Taurino</strong> che nei giorni scorsi magari girava per <strong>Modena </strong>vantandosi d’aver messo nel sacco i pentacampioni d’Italia. Ma bravo. Da anni annorum vado sostenendo che specie a un decimo secondo dalla overtime, fossi io l’arbitro, mi metterei il fischio in quel posto e,<strong> come Ponzio Pilato</strong>, lascerei che siano i giocatori in campo a giocarsi la vittoria nel supplementare. A meno che il fallo non sia grande come una casa e quello su<strong> Slay</strong>, al contrario, forse manco esisteva. Nella stessa azione c’è semmai <strong>Kangur che frana addosso a Stonerook</strong> impedendogli di saltare a rimbalzo. Ma questo fallo &#8211; è ovvio &#8211; l’ho visto solamente io. E nessuno di <strong>Sky</strong>. Neanche al replay. Eppure è evidentissimo.</p>
<p><strong>Che noia, che barba! Che barba, che noia! Così come non ne posso più di sentire i fastidiosi confronti tra la Siena che è stata e questa che sarà e sulla quale Pianigiani sta lavorando solo da un paio di mesi. Volete capirlo o no</strong> che sono due squadre completamente diverse che hanno poco o niente in comune? Sarebbe come se ora, solo perché Milano è tornata in testa alla classifica dopo sedici anni, paragonassimo la<strong> Stefanel</strong> d’allora, eliminata nella semifinale dei playoff dalla<strong> Virtus di Danilovic e Binion</strong>, con l’Armani d’oggi che pure è favorita come nel 2006-2007 per vincere il titolo che poi vinse proprio la <strong>Buckler di Bucci</strong>. <strong>Tra Fucka e Mancinelli</strong> non saprei chi scegliere, ma <strong>tra Bodiroga e Hawkins</strong> non avrei dubbi: tutta la vita il <strong>Michael Jordan bianco di Tanjevic</strong>. Ma ha senso fare di questi paragoni? No, non ha assolutamente alcun senso.<strong> McIntyre</strong> era McIntyre e <strong>McCalebb</strong> è McCalebb, due playmaker agli antipodi. Così dicasi per <strong>Eze e Rakovic</strong>: uno è nero e l’altro è bianco. Almeno questo me lo concederete o anche qui mi sbaglio? Chiedetevi allora se<strong> è più alta</strong> <strong>la</strong> <strong>torre del Mangia o più grande Torre del Greco</strong>, se è più antipatico <strong>Maurizio Belpietro</strong> o più grasso <strong>Bisteccone Galeazzi</strong>.  Il confronto non regge: lo dite anche voi, lo confermerebbe un bambino e allora parliamo d’altro. Che sarà meglio. Per esempio della <strong>Caserta di</strong> <strong>Sacripanti dei Sacripantibus</strong> che è ultima in classifica con zero punti e ha già perso in casa con <strong>Biella e Cremona</strong> che non sono né<strong> il Real</strong> <strong>Madrid, né il Barcellona</strong>. O <strong>la Roma di Boniciolli</strong> e dei due badanti che parte con Superbone <strong>Vitali</strong> playmaker, il vecchio <strong>Smith</strong> guardia e il Budino <strong>Crosariol </strong>pivot, quattro punti in tre, che si ritrova sotto 0-14 con Cantù in un amen e c’è Acciughino<strong> Pittis</strong> che ancora si meraviglia: “Ma <strong>cosa</strong>, Dio mio, <strong>sta succedendo alla Lottomatica?”.</strong> Chiariscimelo tu, che sei lì per quello, o devo dirti sempre io come stanno le cose nella pallacanestro dove sarebbe una meraviglia se anche Mammoletta <strong>Mamoli</strong>, la brutta copia di Cicciobello, s’occupasse solo di Nba e se Claudia <strong>Angiolini </strong>non ti facesse più gli occhi dolci come una volta quando stavate bene insieme, eravate <strong>zucchero e miele</strong>, e lei teneramente, tenendoti la mano, ti spiegava più da brava mamma, che da morosa, che stando con la <strong>Banda Osiris</strong> avresti imparato presto o tardi anche tu a zoppicare. Sono anche tre giorni che piove,<strong> governo ladro</strong>, e che non esco di casa, ho fatto indigestione di <strong>PeaNuts</strong> e ora ho un mal di pancia da morire. E allora se ne riparla: va bene? O volete che crepi? Via, non esageriamo. In fondo c’è qualcuno più tremendo di me. Sì, forse il demonio.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa vedono gli scout in giro per l&#8217;Italia se poi Diener finisce a Sassari?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 11:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla città bianca del Perù, la bella Arequipa, nella valle del Chili, patrimonio dell’umanità varia. Perché andare in una città così lontana? Per fare rabbia agli spiritosi che ci hanno telefonato, fingendosi desolati, il giorno in cui l’accademia svedese ha assegnato il premio Nobel a Mario Vargas Llosa: &#8220;Eh sì, caro Oscar- dicevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla città bianca del Perù, la bella Arequipa, nella valle del Chili, patrimonio dell’umanità varia. </span>Perché andare in una città così lontana? Per fare rabbia agli spiritosi che ci hanno telefonato</strong>, fingendosi desolati, il giorno in cui l’accademia svedese ha assegnato il premio Nobel a Mario Vargas Llosa: &#8220;Eh sì, caro Oscar- dicevano gli infami- anche quest’anno il Nobel è andato ad un altro&#8221;. Per forza, non è mai uscito il nostro vero libro. Titolo: Chi era? Nessuno! Comunque sia anche lui è nato in marzo. A Arequipa. Bastardi dentro e allora, per vendetta, ci siamo rifatti con un mezzo chilo di guagueros, cannoli deliziosi, dolce di latte, della pasticceria che ogni mese manda le sue delizie <strong>nella casa di New York</strong> dello scrittore peruviano. Poi abbiamo girato un po’ puntando verso il fiume, la montagna, gli spiriti inca che ci hanno spiegato perché Arequipa, il nome deriva forse da una conchiglia che serviva per chiamare in battaglia i cittadini abili ed arruolabili, è gemellata con Biella, oltre che con Vancouver e Charlotte. Eh sì, loro sapevano che il teramano <strong>Mortimer Massimo Cancellieri sarebbe stato in testa alla classifica alle prime piogge, dopo due giornate</strong> di un basket kamasutra che, come il libro delle magie amatorie, non leggi, ma memorizzi cercando di capirne le figure. La stessa cosa che devi fare andando dietro a <strong>queste prime giornate che ancora non dicono niente, salvo mettere bavagli con pece e acido agli allenatori</strong> <strong>di bocca larga che straparlano</strong>, a giocatori che addirittura promettono scudetti sapendo che, al massimo, sarà festa se alla fine la loro squadra troverà un posto nei playoff. I saggi dicono che se non trovi una posizione giusta per rendere duraturo e longevo il tuo &#8220;amore&#8221; devi provare in un’altra maniera leggendo bene i capitoli tipo: &#8220;Quella squadra vale davvero quel che sembra?”, oppure “Come non annoiare dichiarando guerra a Siena facendo splasho ogni volta che si trova una pozzanghera”, o, meglio ancora “ Dare il giusto peso a certi complimenti”.<strong> Siamo con</strong> <strong>Simone Pianigiani</strong> quando elogia la nuova Siena perché ha dentro il fuoco acceso quattro anni fa, nel giorno in cui fu lui ad estrarre la spada nella roccia lasciata dai suoi predecessori, ma diventa Kamasutra esagerare negli elogi perché in Europa esiste davvero poco spazio per un Montepaschi che non ha trovato soluzioni al centro e, naturalmente, alla partenza di Romain Sato.<strong> Siamo con Pillastrini</strong> <span id="more-1925"></span>che elogia Montegranaro, anche se a Siena si è in cartato sul primo assalto, ma capirà anche lui, che è proprio il primo assalto quello che dedice chi gode. <strong>Stiamo dalla parte di</strong> <strong>Bucchi per il raid di Mosca</strong> e la lezione ai cinni in verde, pur non essendo dei Bucchi boys al livello di quelli che, contro i fischi della nostalgia, hanno appeso uno straccio rosso in un angolo del Forum che sembra davvero un antro di Polifemo inadatto al grande spettacolo, ma gli consigliamo di valutare meglio certe opzioni umane se non vuole trovarsi qualche ammutinato sulla collina dove l’Armani salirà di sicuro portando le trombe di guerra per sfidare i campioni in carica e anche altre squadre di alta caratura europea , a patto che non prenda corpo l’epidemia Petravicius.</p>
<p><strong>Siamo dalla parte di Repesa quando avrebbe voglia di prendere a schiaffi i</strong> <strong>suoi giovani talenti</strong>, sulla carta lo sono, ma qualcuno spieghi anche che sarà il campo a decidere, ma è puro kamasutra raccontare in giro che si fanno esperimenti sui giovani per andare avanti, per migliorare come ha detto<strong> Sabatini</strong> sulla giovane Virtus dopo la sconfitta di Brindisi dove il <strong>Moraschini</strong> che tanto fa sognare non ha potuto mettere piede in campo, perché questi ragazzi, se guardano sempre in terra, se considerano la difesa un optional, <strong>se fanno le figure dei gitanti Benetton nel terzo</strong> <strong>quarto di Milano</strong>, allora è <strong>meglio che vadano a lavare i panni</strong> negli allenamenti. Con questa storia che hanno bisogno di spazio, che sono il capitale sul quale dobbiamo investire ci si trova poi con dei mezzi giocatori. <strong>Siamo con Boniciolli</strong> che ruggisce fumantino nel palazzo di Pesaro guardando in saccoccia ai soliti noti e non è una caso se poi sono gli stessi che l’anno scorso lo hanno mandato fuori giri. <strong>Siamo con Trinchieri</strong> se ammette di aver esagerato nel lungo precampionato Bennett facendo diventare tutto più difficile appena il kamasutra ha imposto di lasciare la posizione del missionario per fingere di essere stati almeno una volta in un’orgia al quartiere latino. <strong>Siamo con Perdichizzi</strong> <strong>se ritocca il tassametro di Radulovic</strong> obbligandolo a dare almeno quello che gli ha offerto Monroe su una gamba sola. <strong>Siamo con Enzo</strong> <strong>Lefebre e Livio Proli che hanno fatto bere insieme i Draghi e i Fieri Guerrieri</strong> della generazione nata dopo il duemila, il Palalido e la palestra Coni di Treviso. <strong>Siamo con Romeo Sacchetti</strong> quando si domanda cosa fanno tutti questi scout in giro per l’Italia se poi Travis <strong>Diener o Diawara</strong>, due che spostano davvero, finiscono alle neopromosse Sassari e Brindisi. Non diteci che molti vanno in giro soltanto per mostrare chiappette chiare nei loro kamasutra dirigenziali.</p>
<p><strong>Visti i duemila spettatori per Roma-Bamberg e gli 8700 di Lubiana-Efes, abbiamo capito perché era giusto riunciare alla candidatura per l’Europ</strong>eo<strong> 2013. </strong>Dopo la rinuncia dell’avvocato <strong>Angelo Barnaba</strong> al ruolo di accompagnatore per le squadre azzurre abbiamo capito che devi essere in una situazione economica davvero speciale per poter dedicare, gratuitamente, tanto tempo alle squadre nazionali, ai comitati, alla base e al vertice. Ua male della dirigenza a livello volontariato. Meglio il professionismo da valutare ad ogni elezione, ma, per ora, soltanto il segretario generale viene pagato. Comunque sia il ruolo dovrebbe essere assegnato, senza il minimo dubbio, al <strong>Silvestri che avrebbe meritato già un ruolo di livello più alto</strong> perché, ci scuserà il Bertea segretario, consideriamo il nostro alpino uno di grande livello ed è<strong> strano che non sia diventato lui il segretario generale del</strong> <strong>basket che ama</strong>. Cose burocratiche, titoli. Non sappiamo, ma adesso Meneghin ha l’occasione per mettere a posto ogni cosa, senza sbagliare la scelta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle e guarguagueros:</span></strong>  <strong>10 a<span style="text-decoration: underline;"> Simone SANTI</span></strong> presidente della Lazio basket, ai ragazzi di Livorno che furono suoi compagni quando era re per aver pensato, ma soprattutto trovato, una soluzione per riportare in Italia Abdul Jeelani Cole che in America era diventato un senza tetto. <strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Travis DIENER</span></strong>, scoperto da Sassari nell’invidia di chi non ha un play, che ci ha ridato l’emozione di vedere sul campo uno che passa la palla facendola arrivare ai compagni quando è leggera e non pesa. <strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Chris</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONROE </span></strong>che ha capito l’affetto di Brindisi e ha dato quello che poteva anche su una gamba sola. <strong>7</strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>a IVO e SIMONE</strong></span> che non sono più alla Braseria bolognese, a<span style="text-decoration: underline;"> <strong>SERGIO RAGAZZI</strong></span> che non ha più il Torchietto milanese, perché nei nostri cuori loro saranno sempre nella chiesa di Ugo e Alceo. Ci mancheranno tutti. <strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al sauro MANCINELLI</span></strong> che anche quando le cose non vanno bene al tiro, quello che deve centellinare sempre, riesce ad essere protagonista. Pianigiani doveva scegliere lui come controfigura di Stonerook per Azzurra. <strong>5<span style="text-decoration: underline;"> a PECILE, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SCARONE,FANTONI e DORDEI</span></strong> che in A2 fanno strage, loro come Fucka, Chiacig e Frosini, mentre noi stiamo a chiederci perché dovremmo avere fiducia nella generazione che cammina a testa basa e cuffie nelle orecchie per non sentire, non socializzare con nessuno. <strong>4<span style="text-decoration: underline;"> al BARCELLONA</span></strong> caduto in casa contro il Saragozza di Van Rossom perché adesso chi li sente i ministri di Invidia-italy quando ci spiegano , fra le risate dei toreri di Vitoria, che la Spagna vola, ma non ha un campionato duro come il nostro. <strong>3<span style="text-decoration: underline;"> ai KNICKS</span></strong> che tengono sulla graticola il Gallinari che avevano fatto bere troppo nella trasferta Nirvana in Europa. <strong>2<span style="text-decoration: underline;"> alla FIBA</span></strong> Europa se davvero ha bluffato sulla richiesta di copertura economica facendoci rinunciare, con brutta fugura annessa, alla corsa con gli sloveni che, al momento, hanno la loro squadra più famosa sotto controllo economico dell’Uleb. <strong>1 <span style="text-decoration: underline;">al TEOFILI</span></strong> che ci ha tenuto inchiodati alla sedia durante la presentazione del campionato di A2 per parlarci delle nuove regole perché si è dimenticato di spiegare al collega di A1 di infornare anche gli arbitri Lamonica, Duranti e Biggi sull’infrazione di metà campo. Meglio chiarire per tutti e non vedere poi arbitri che mimano la scena per cercare di capire la nuova regola. <strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a CAPOBIANCO e MAHORIC</span></strong> se non si ribellano davanti agli ipocriti che fanno i complimenti a Teramo e Cremona, ma intanto sono contenti di vederle a zero punti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I ragazzi della via Paal e quelli di Sky Icaro Mancinelli e lo sceriffo Perdichizzi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 20:56:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI da Portorose, Slovenia, ospite ideale, presente soltanto con lo spirito e con il corpo già pronto a nuove anestesie, un centro ayurvedico dove forse riusciremo a capire perché l’italbasket non trova i quattrini, le garanzie che invece permettono a questo paradiso verde, grande come la Puglia, 2 milioni d’abitanti, più o meno come Milano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Portorose, Slovenia, ospite ideale, presente soltanto con lo spirito e con il corpo già pronto a nuove anestesie, un centro ayurvedico dove forse riusciremo a capire perché</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">l’italbasket non trova i quattrini</span></strong>, le garanzie che invece permettono a questo paradiso verde, grande come la <strong>Puglia</strong>, 2 milioni d’abitanti, più o meno come <strong>Milano</strong>, di avere scuole cestistiche capaci di produrre, ogni anno eccellenti giocatori, hanno progetti che sembrano portare all’assegnazionae dell’Europeo 2013 che l’Italia voleva avere, senza poterselo permettere, a quanto pare. <strong>Slovenia e Tomo Mahoric che</strong> <strong>da esordiente fa tremare Tutankamen Pianigiani</strong> <strong>con la Veroli</strong> <strong>Cremona</strong> che cambia generale, giocatori, fantini, ma si spegne sempre sulla linea del traguardo. L’anno scorso fu il fegato di<strong> Attilio Caja</strong> a perdere bile in quantità non controllabile, questa volta è andata anche peggio perché prendere <strong>16 punti a Siena</strong>, anche in nuova versione, vuol dire avere qualcosa dentro. A proposito di esordienti diciamo che il <strong>Cancellieri</strong> che è andato a sbancare <strong>Caserta </strong>ci ha preso davvero quando, definendo la sua banda biellese, scoprì di avere <strong>lo spirito dei</strong> <strong>ragazzi della via Paal.  </strong><strong>Sembra</strong> <strong>un personaggio da film di Nanni Moretti o anche Salvatores</strong>, questo teramano che porta gloria alla scuola abruzzese esaltata, nel primo turno, da<strong> Icaro Mancinelli</strong> che se starà lontano dal sole delle facili adulazioni arriverà davvero più in alto di quanto avremmo scommesso guardandolo da lontano. Ha tenuto bene la stagione di Azzurra, <strong>si è fatto uomo</strong> e si è convinto che i veri giocatori non hanno spazi privilegiati dove soffrire, ci devono dare dentro ovunque vengono chiamati a mettere la faccia. Adesso non venite a menarcela con la storia che, se lui avesse voluto, gli avrebbero fatto posto anche nella<strong> Nba</strong>. Cosa conta? Diciamo che sta diventando bravo per questo basket che lo accetta spesso anche numero quattro e l’Eurolega ci dirà se <strong>in Lituania</strong>, al campionato continentale, potremo contare su un quarto asso da mettere sulla tavola, anche se ci resta sempre il dubbio che per avere davvero quattro assi<strong> il Simone Pianigiani dovrà almeno barare.</strong></p>
<p><strong>Prima giornata per far urlare il coro:</strong> <strong>finalmente un campionato senza una</strong> <strong>squadra padrona</strong>, perché Siena, a metà strada fra lo splendore aggressivo della Super Coppa e il quasi ammaraggio di Cremona, senza avere sotto l’aereo verde il liquido primordiale che ne faceva una cosa speciale, sempre, ci ha messo i brividi anche per la corsa europea che parte in settimana, anche se il più dificile, all’esordio spetta a Milano che va trovare il Cska reduce dalla vittoria, diciamo pure storica, sui cavalieri di <strong>Cleveland</strong> rimasti senza la sella di <strong>Lebron James. </strong>Andiamo piano, certo <strong>Milano </strong>ha gli uomini<span id="more-1902"></span> e la panchina abbastanza lunga per poter arrivare dentro l’accampamento senese, ma non basta il carattere se, come a Teramo, i quintetti diventano mistero logico. Diamo tempo a tutti di assestarsi, anche a Siena che certo non immaginava di trovare debiti nel vecchio gruppo, cominciando dallo <strong>Zizis</strong> che avevamo difeso dalla in <strong>Super Coppa</strong>, ma che sembra battere in testa, all’improvviso. Lui che è l’alternativa al ritmo <strong>Mc Calebb.</strong></p>
<p><strong>Non è contento della sua gioventù da veri trevisi benettoniani il Repesa che ha dovuto chiedere a Bulleri le diapositive che l’uomo di Cecina si</strong> <strong>porta sempre dietro</strong> quando ha paura che qualcuno non riesca a ricordare che fra il<strong> Bullo d’oro</strong> della vera <strong>Treviso</strong> e quello di cartone, sballottato fra Milano e il nulla, resta sempre l’abisso se lui non ricorda bene perché era super Bullo. <strong>Boniciolli</strong> confessa di non aver dormito <strong>per tre notti aspettando Brindisi</strong> che in precampionato aveva ingannato un po’ tutti:<strong> lo sceriffo Perdichizzi</strong> ha una squadra corta soprattutto se uno come<strong> Radulovic</strong> va al contrario, se altri fingono di non capire il salto. Gli è andata bene al Matteo quasi pronto per villaggi arancioni,anche se i tifosi di Brindisi erano almeno come quelli romani all’Eur, sicuramente più caldi e fiduciosi di quelli che nel tempo si erano trovati <strong>senza l’anima</strong> della Roma sognata sempre e sempre scoperta come delusione dopo la prima disavventura. Ora il <strong>Bonjevic </strong>butta in campo la fame dei giovani slavi, la ferocia di chi ha qualcosa da dire davvero, scoprendo che questo <strong>Crosariol </strong>ha lavorato proprio bene e sta crescendo, ma poi, chissà per quale mania masochistica ci viene a dire che la vera Roma si vedrà quando torneranno in squadra<strong> Gigli e Datome</strong> che finiranno per escludere, ad esempio, <strong>Dasic</strong>, uno che ha fame di tutto. Stranezze della vita in panchina: ma come, trovi gente che si passa la palla, che capisce persino <strong>Vitali </strong>e la sua idiosincrasia per la difesa, e ci parli di un futuro tutto Italia che non vorremmo avesse la stessa faccia dell’ultima Roma, del <strong>Giachetti </strong>che, nella festa di squadra, sembrava quasi irritato vedendo che non era necessario nessun volo fra i campetti e le postazioni dei <strong>cronisti Sky</strong> per sentirci raccontare le solite baggianate. <strong>Hanno ricominciato i ragazzi del cielo che la Lega vuole liquidare, hanno ripreso da dove si erano fermati con la scusa che, parlando sempre</strong> <strong>bene</strong> <strong>di tutti, si salva il posto</strong>, senza capire che quelli il posto te lo fanno perdere lo stesso perché amano il rischio e il tuffo sulla sabbi. Vedono sempre il clima del playoff, vedono il tormento nell’estasi della prima giornata. E allora? Perché dovrebbero tuffarsi di meno, soffrire di meno? Soltanto perché siamo al primo giorno di scuola? <strong>Dateci un taglio, diteci quello che non vediamo</strong>, diteci pure la verità, ce ne faremo una ragione se lascerete viva l’idea che lo spettatore è un vedente e non un radio ascoltatore da calamitare con peperoncino artificiale.</p>
<p><strong>Pagelliam pagelliamo orsù dunque avvocati nostri:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">allo Stefano MANCINELLI</span></strong> che ha fatto una bella sfida contro il suo amico Hall, anche se questi benedetti ragazzi ci devono dire perché fra loro esiste amicizia nel nome dell’odio comune verso l’allenatore che era obbligato a scegliere e a dividere il tempo fra di loro.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a CANCELLIERI e MAHORIC</span></strong> due allenatori esordienti in serie A che si sono fatti conoscere bene dai loro colleghi.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al micione RECALCATI</span></strong> che, in tempi dove molti si lodavano, finendo nel brodo dell’illusione, sa benissimo cosa può dare questa Varese e che, soprattutto, i conti veri si fanno soltanto alla fine.</p>
<p><strong>7</strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>al PUBBLICO della prima giornata</strong></span>, più di 35 mila spettatori soltanto in A1, perché quando si ragiona sulla debolezza mediatica del basket bisognerebbe anche spiegare perché, da dove arrivano tutti questi e pregheremmo i presidente delle Leghe, in riunion e congiunta, di mettere sul tavolo la cifra complessiva, anche se questo non cambierà la testa di chi schiaccia il basket dopo mezzanotte, per chi finge che non esista un campionato.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">al CAVALIERO</span></strong> che indica la strada a Montegranaro, perché quasi tutti i ragazzi del gruppo Italia, Poeta, Crosariol e Mancinelli in testa, stanno andando proprio bene dimostrando che, se il lavoro estivo è fatto bene, poi nei hai dei vantaggi come direbbe Stefano Michelini che al suo specialissimo camp per professionisti vede tanti ragazzi lavorare seriamente, rinunciando ad andare dietro alle falene dell’estate. Noi restiamo scettici, ma c’è davvero chi lavora d’estate.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">all’EUROLEGA</span></strong> che misteriosamente è partita ieri mettendo di fronte Olympiakos e Real Madrid, perché ci sembra così difficile sintonizzarsi e avere devozione con chi rende così complicato il cammino per avere notizie subito, in fretta, insomma come succede alla domenica con il sito della Lega basket, quasi sempre impallato. Non è colpa della cattiva attitudine dei pochi soci rimasti al Rincosur per le tecnologie. Migliorate voi e noi toglieremo il pannolone al monitor.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">alla CASERTA</span></strong> caduta, ancora una volta, nella sua casa, perché questa attesa per il solito Williams che l’anno scorso fece deragliare Pesaro, che quest’anno ha già sballato i piani di Brindisi, ci sembra pericolosa quasi più della cattiva attitudine alla difesa.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">agli ARBITRI</span></strong> che ancora cercano un pilota per la loro macchina già messa sotto pressione da nuove regole, da nuovi attori dalla lingua lunga. Possibile che si possa rimandare ancora la sistemazione del settore più delicato di ogni sport? A proposito cosa succede con Barnaba, la Puglia, con le giovanili cheviaggiano senza senior assistant che almeno diano un senso al tempo perduto con la scuola con il tempo guadagnato nella conoscena se questa avviene in America.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">a Fabrizio FRATES</span></strong>, eccellente commentatore TV, per Sport Italia, perché vedere fuori dal ring uno come lui, o anche come il Michelini che rende preziose le telecronache Rai, ci fa venire dubbi su troppe cose, ci spiega bene perché andiamo male.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a VENEZIA e UDINE</span></strong> che guidano la serie A2 perché ci obbligano a tifare soltanto per una di loro considerando la regola della promozione dal bucoi più piccolo della serratura di A1. Speriamo che qualcuno riesca ad essere chiaro molto prima che arrivi primavera. Ci serve un campionato tosto in Legadue, ma è anche giusto dire che la protgezione per chi affronta seriamente la primna serie toglie almeno l’angoscia di dover dar retta ai piccoli Zamparini che crescono pure nel basket.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla FEDERBASKET</span></strong> che ha dovuto rinunciare alla candidatura europea perché ci eravamo illusi che con lo sposalizio RCS sarebbe stata nuova vita, perchè eravamo convinti che di avere una spinta per andare sull’astronave Armani al Palalido e per atterrare su arene diverse da quelle dove anche oggi si fa fatica a domare i cronometri, a sistemare bene la gente, a vivere un avvenimento senza farsi martoriare da sedili sadomaso e senza dover ammettere che con la prostata in fiamme si deve stare a casa e non nei palazzi.</p>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla Federazione, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chiudeteli nel bagno e buttate la chiave</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:02:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.maracana.it/img/NENCINI/impianto_basket_mod_usa.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span> da un posto</em></strong> <strong>che non esiste, quello dove si taglia la lingua</strong> <strong>agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche</strong>, <strong>Roma e Milano</strong> sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline sul ponte Milvio, sul ponte della <strong>Ghisolfa,</strong> su ogni ponte dove ci sia la possibilità di leggere oggi, domani, quello che ieri ci faceva godere, ad esempio, nei giorni in cui la<strong> Lega</strong> era qualcosa di speciale e non questa nebulosa che si fa stangare in pubblico dai suoi associati, che sbaglia quasi tutto, che non comunica, non si commuove, non fa più tenerezza, a parte i samaritani che ci lavorano dando tutto quello che hanno per avere in cambio ringhi scomposti. <strong>Scoprendo che il male non ti</strong> <strong>lascia anche se provi a tagliarlo</strong> abbiamo provato a farci chiudere nella stanza dei giochi, al sole, scegliendo il giallo ravvivante con accenti al color gelato, vaniglia o lampone, aggiungendo blu navy e blu ceramica, anche se, dicono, sarebbe bello svegliarsi al mattino in una stanza dove non vedi<strong> i</strong> <strong>fantasmi di Proli, Bottai, Papalia</strong>, degli arbitri infelici, dei giocatori italiani sostenuti da <strong>Petrucci</strong>, ma non più dai poveri allenatori che puntano su di loro, <strong>speriamo che Pianigiani cambi il mondo intorno a noi</strong>, dove non senti cazzate sui prossimi ragazzi da mandare nella Nba se <strong>nell’elenco del Poz ci mettono Mancinelli e Poeta, su Aradori muovetevi più piano,</strong> dove non tutti quelli che dovrebbero cambiare il nostro destino di nazionale con la quarta fascia scritta in faccia hanno il colore del Crocus e delle Primule che abbiamo visto sul volto di<strong> Nicolò Melli</strong>. Che la fortuna lo salvi dalla piaggeria, che sia protetto bene dalla famiglia, gente tosta, madre americana, argento olimpico di pallavolo, padre a gomiti larghi come quando giocava, che la testa, una bella testa, gli serva per schivare la slavina dei leccaculi che ai talenti prospettano <strong>soltanto veline<span id="more-1527"></span></strong>, auto veloci, serate in discoteca, agenti sbrodoloni, un confuso misto di colori fasulli quando invece a questa generazione nuova servirebbe l’avorio, il color menta vivace o il verde felce da accarezzare con pennellate color pesca.</p>
<p><strong>Anatemi del giorno</strong>, nel sessantesimo compleanno di un presidente federale che si chiama<strong> Dino Meneghin</strong>. Sulla solita torta federale, crema acida, scaduta, ha trovato di tutto e non soltanto il Barnaba che dal ponte dei sospiri ascolta il messaggio dal minareto degli ottici: fatti sentire, urlano al navigatore pugliese, contano i dirigenti, non gli allenatori, quelli, se gli va bene, si prendono un ricco stipendio e trottano nella direzione che diciamo noi. <strong>Recalcati è vero?, </strong>o lo dicono soltanto perché se sceglieranno lui come futuro presidente sono convinti di riavere gli stessi locali dei giorni oscuri?Loro pensano così dai tempi di <strong>Tanjevic</strong>, noi pensiamo così da quando abbiamo capito che con la nazionale vai a sbattere anche se sei bravissimo. <strong>Chiedere a Messina</strong>, che pure era protetto da grandi dirigenti, vi bastano <strong>Petrucci e Porelli</strong> come garanzia, giganti veri in confronto a questo pigmei, <strong>Meneghin e Bonamico</strong> esclusi, si capisce, nei giorni dell’europeo in Germania, quello dove il nostro Tancredi si rovinò le notti pensando che con Azzurra manca il potere di coercizione che esiste in una società ben organizzata. Lo disse in faccia tutti e oggi lo dimentica spesso<strong> il Pittis che</strong> <strong>confonde ancora McAdoo</strong> con il resto degli americani d’Italia, pur sapendo che si rivolgeva anche a lui. Non pensate subito a Roma per mettervi a ridere. Caro Simone sarà così anche per la tua<strong> nazionale</strong>, ma se bisogna affondare, lo diciamo al presidente sessantenne, all’allenatore quarantenne, allora fatelo da grandi quali siete: una botta al muro, avanti diritti, pazienza se intorno ci sarà il deserto dei sorrisi, se i professionisti di un gioco che <strong>Rubini </strong>chiamava ruba pennino si raduneranno in sala mensa per contare i voti del dopo Londra.</p>
<p><strong>Quelli non cadono mai, ti fanno terra bruciata intorno e ti silurano</strong>. Succede in ogni organizzazione mal nata. Bocciarono persino Rubini, persino Porelli, non hanno voluto Bulgheroni, fanno finta di non sapere che esiste nel giardino delle pensioni attive un certo <strong>Dorigo.</strong> Schivano tutto, dopo aver mandato fuori dal loro bosco morto quelli che potevano ridargli la vita. Invidiosi al potere, nullafacenti sull’aia dove gli altri fanno balli celtici e loro si tolgono il pidocchio dell’incapacità, convinti che non abbia lasciato le uova. <strong>Chiudeteli nel bagno e buttate via la chiave.</strong> Non succederà. Così come non avremo il ritiro della Napoli poveraccia dal gioco dove il Papalia ci fa sapere di essere comunque un laureato, anche se alla <strong>Bocconi di Milano</strong> spiegano che giurisprudenza non è certo una delle loro specialità, meglio, negano che esista. Studiare bene Dan Peterson che non vuole guardare chi porta a spalla la bara di <strong>John Mc Millen</strong> dentro la chiesa bolognese dove lo hanno salutato quelli che gli volevano davvero bene, erano tanti, pazienza se altri hanno preso scuse banali per non esserci, accadde anche quando portarono via <strong>Riccardo Sales</strong>. Lo interroghi con gli occhi e lui si perde verso via Ugo Bassi. Risponderà soltanto sull’auto di <strong>Tony Cappellari</strong> tornando verso Milano: &#8220;Se non guardi quando portano la bara puoi sempre illuderti che non sia accaduto niente. Io la vivo così e John resterà sempre con me. Era più di un figlio. Perché non sono entrato in chiesa? Perché mi è bastata la rabbia accumulata sentendo quel prete che parlava del Barone Sales senza saperne niente. No, quando me ne andrò io la camera ardente la farete al Palalido, mi va bene anche la secondaria. Fate parlare chi volete, nel bene e nel male, ma dite chi ero e non fermatevi al numero dei caffè mai offerti&#8221;.</p>
<p><strong>Grande Dan</strong>, ma sul sogno <strong>Palalido</strong>, che passerà in gestione al gruppo gnocco fritto e tigella appassita, siamo pessimisti perché nella <strong>Armani </strong>nova, quella che si fida di tutti, basta che vengano da fuori, meno di quelli che hanno fatto davvero grande la più titolata delle società, il nome del grande capo indiano con origini irlandesi non viene preso in considerazione. Lo abbiamo capito quando avrebbe dovuto presentare<strong> Jura</strong> al suo vecchio popolo. Stranezze della vita. Lo capiranno in futuro <strong>Repesa, Boniciolli</strong>, lo stesso <strong>Lino Lardo, magari Bechi e Capobianco</strong>, forse anche Pianigiani appena troverà sulla strada una mina blaugrana come quella delle settimana appena trascorsa al cimitero del basket italiano cacciato dall’Europa. <strong>Non esiste la memoria</strong>, quelli guardano in cagnesco <strong>persino Gamba</strong> che sulla <strong>Repubblica dice</strong> spesso la verità e, molto più spesso, si commuove ancora vedendo quei colori, perdonando tutto, fingendo di non capire che certe cose non cambiano se fai la faccia di quelli duri, puri, di quelli bravi sul serio e dentro sei un rispetta come direbbero alla Bovisa. Manca la comunicazione interna a Roma, come a Milano. Quella esterna la garantiscono benissimo la ragazza Mei e Mantica, ma dentro, fra i giocatori, c’è un gelo che non si può nascondere mangiando insieme al cinese, all’Emporio, dalla sora Lella, dal buiacaro. <strong>Ve lo immaginate Hall in sciopero nelle mani della squadra di</strong> <strong>Peterson?</strong> Riuscite a pensare come sarebbe uscito dallo spogliatoio Crosariol dopo aver urlato contro il suo compagno Gigli che gli “ rubava” due punti, convinto, come tanti, che quel tiro asfittico non avrebbe trovato il canestro. Ecco dove esiste la malattia. Cambi il vestito, provi a truccare tutto, ma la pelle resta quella e certi giocatori non andrebbero mai incoraggiati ad essere più brutti di quello che sono. Eppure lo fanno in tanti e ora aspettiamo di capire come <strong>Meneghin e Pianigiani</strong> risolveranno il “ni” alla nazionale dei tre americani che hanno consigliori Nba, ma anche in Italia, gente che ricatta: loro vengono se ci saranno nella quadriglia quelli che diciamo noi. Speriamo non sia così.</p>
<p><strong>PAGELLE e andate a friggervi sul lago</strong> dove l’aurora boreale vi fa credere che vivrete per sempre nel cuore degli amici e anche degli sciattoni che neppure allungano la mano unta per paura di essere smascherati:</p>
<p><strong>10 a Tyrrel MCINTYRE</strong> che tuffandosi sul campo di Cantù, avanti di oltre venti punti, sconvolge l’orianone in rosa, il più fanatico dei sostenitori di Boston e quindi dello stile Bird, così distante dallo stile dei giullari fanfaroni che invece sono nei suoi sogni giornalieri. Siena non è quella che è soltanto per un fortunate combinazioni astrali. Devi leggere nella testa della gente prima dio prenderla, poi farai la tua squadra vi direbbe Stonerook che, non per caso, si teneva lontano da Azzurra.</p>
<p><strong>9 al CAVALIERO</strong> testa fina che ha piantato una banderillas sulla schiena della mucca carolina Armani, ricordando che lui doveva rimanere in città, che lui ha mani piccole, ma cervello grande come dicevano i suoi allenatori quando è nato.</p>
<p><strong>8 al Pino SACRIPANTI</strong> che tiene Caserta nel cielo alto se riuscirà a non soffrire troppo scoprendo che a Pianigiani piacciono di più altri tipi di allenatore. Può accadere. Chieda in giro e non soltanto a Boniciolli che in questa settimana di purghe avrà già pensato a mandare dolci a chi proprio non lo può vedere.</p>
<p><strong>7 al Tony MANERO di Montegranaro</strong> che commosso è andato verso Lechthaler per abbracciarlo, per fargli sapere che se resisti in campo, anche con 4 falli, hai già fatto un passo avanti per diventare quasi giocatore. Ci voleva fede per resistere, ci vuole fede per stare ancora in sella dopo aver letto che a Porto San Giorgio la Sigma, che pure ha battuto Milano, ha avuto un incasso di 8000 euro. Roba dal pallavolo minore.</p>
<p><strong>6 a Ricky RUBIO,</strong> meraviglia del Barcellona e della Nazionale spagnola, perché ha rifiutato la NBA del basso impero, perché ha voluto godersi le ramblas e non i fast food, perché impara ogni giorno qualcosa per diventare uno a cui la NBA chiederà davvero di accettare una buona offerta e in una buona squadra. Magari giocasse con i Knicks del futuro, non certo in questi che sono da angoscia. Guardare tipi come lui è il consiglio che diamo a Nicolò Melli, felici che abbia deciso di andare in palestra alle 6 del mattino per combinare bene scuola e basket. Un tempo a Trieste si inventò la cosa il Boniciolli e lo stanno ancora perseguitando.</p>
<p><strong>5 a Petteri KOPONEN</strong> che migliora dopo ogni partita, che ha trovato un ruolo, che ha trovato una dimensione giusta, che, purtroppo, andrà avanti così fino ad agosto quando ce lo troveremo contro nelle qualificazioni all’europeo e qualcuno urlerà che non possiamo allevare noi i giocatori che poi, con gli altri, ci faranno del male. Basta cercare la gente giusta per i giocatori giusti.</p>
<p><strong>4 ai RIGHETTI</strong> della situazione che non trovano più un posto dove giocare. Sono italiani, sono stati azzurri, hanno fatto anche bene, ma adesso sono fuori da tutto, persino nell’emergenza stanno a guardare eppure sognano di tornare indietro. Questo è il sistema, ma per fortuna ci sono ancora in giro tipi come Fucka che, come i gatti, sanno dove trovare conforto: un amico allenatore bravo come Moretti, un posto dove c’è entusiasmo come Pistoia. Sì, in A2, ma cara gente quello è il campionato dove si sta meglio e dove non devono sorbirsi un giorni sì e l’altro pure l’anatema del Sabatini che vuole davvero vestirsi da Sansone nel tempio dei filistei che lui stesso ha puntellato ogni volta che voleva mandare via un presidente scomodo.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per la gioia di chi non vedeva l’ora di trovarlo impiccato, ancora una volta, nel posto giusto al momento sbagliato. Dire che Roma è bene organizzata, anche da aziendalista, fa ridere, dire che bisogna salvare il soldato Totti ha un senso se, prima, allo stesso soldato si dice la verità e soltanto quella.</p>
<p><strong>2 a Mike HALL</strong> che secondo il suo presidente Proli è stato davvero fastidioso sul campo di Montegranaro. Sarà stato l’unico davvero fastidioso in quel gruppo dove in molti vanno per la tangente, una enormità pensando al cambio quasi totale della squadra rispetto all’ultimo anno?</p>
<p><strong>1 alla FORTITUDO Bologna</strong> prima in classifica nella A dilettanti perché ogni volta che pensiamo a questo bene popolare svenduto e perduto ci viene la nausea, soprattutto dopo aver sentito, da gente che non imbroglia sugli affetti e su certe cose, un bollettino dei disastri fin troppo accurato che porta verso il fallimento. Gente di piazza Azzarita è l’ora dello sciopero da incatenati, è ora di cercare uno che sia disponibile a soffrire con voi. Non accettate il verdetto dei ragionieri e degli insolventi.</p>
<p><strong>0 agli ITALIANI della LOTTOMATICA</strong>, la speranza del Petrucci che considerava coraggiosa la scelta di Roma confondendola con quella di Treviso, perché sul campo della Virtus li avete potuti pesare e valutare, perché fra di loro scorre il veleno che non si nasconde su una vettura capace di frenare da sola davanti all’ostacolo. Quelli non hanno dentro niente, cominciando dal Vitali che, come a Milano, vorrebbe sempre cavarsela pensando di essere incompreso, lui che ancora si illude di passare inosservato se fa lo spettatore in difesa. Non è questo il problema. Conti quanti amici veri si è fatto da Montegranaro in poi e tiri le somme, senza illudersi che la gente sia minchiona e non sappia dove metterlo nel presepio delle squadre sbagliate.</p>
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		<title>Una tranquilla domenica a tutto basket tra il Palaverde e Roma riscoprendo che di Siena ce n&#8217;è purtroppo sempre una sola</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 20:38:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                          di CLAUDIO PEA
Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.benettonbasket.it/images/palaverde.jpg" alt="" width="222" height="145" />                          <strong><em><span style="text-decoration: underline">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone</strong>. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. <strong>Al Palaverde di</strong> <strong>Villorba.</strong> Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe<strong> il Grande Orso Eleni </strong>che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l&#8217;aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m&#8217;annoio. E allora m&#8217;affretto, corro, entro al calduccio. Non c&#8217;è <strong>Superbone</strong> <strong>Tranquillo </strong>ed è questo già un sollievo.<strong> </strong>Cerco <strong>Tonino Zorzi trombato </strong><strong>dall&#8217;ecumenico Boniciolli.</strong> Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d&#8217;altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l&#8217;avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c&#8217;erano soldi per entrambi, mi dicono.<span id="more-1421"></span> Per <strong>Ginettaccio Natali</strong> invece sì. O per<strong> Luca Vitali</strong> pure. E assai m&#8217;adombro. A proposito di Roma, c&#8217;è <strong>Nando Gentile</strong> al Palaverde con signora: è spaesato, ammutolito, strano. Si capisce che c&#8217;è rimasto molto male, ma neanche provo a consolarlo.<strong> Penso a quel che fecero a Repesa prima che al Bonsai di Caserta e allora cerco spensierato una seggiola accanto a Bicio Pungetti </strong>che sabato era a Pistoia, adesso è qui a Treviso e alla sei di sera sarà a Faenza per <strong>Imola-Venezia </strong>finita 92-88. La nona sconfitta della <strong>Reyer</strong> in quattordici giornate: vogliamo parlarne? Magari più tardi. Pungio mi dà gioia, entusiasmo, voglia di basket come pochi altri sulla terra. Da quando c&#8217;è lui in Legadue non perdo di vista neanche quel campionato che ha in <strong>Marco Bonamico</strong> un sorprendente presidente e in <strong>Attilio Caja</strong> un narratore sapiente. Tifo ovviamente per <strong>Myers, il nuovo Evangelista</strong>, e per la sua Rimini, che è un <strong>Sacco </strong>bella in attacco, ma in difesa non punge, non graffia, fa flanella. Eppure sono sicuro che prima o poi risorgerà con lo spirito giusto del meraviglioso <strong>Renzo Vecchiato</strong>. Ho visto in tv <strong>San Gregorio</strong> <strong>Fucka</strong> prendere per manina Pistoia e indicargli la strada della vittoria proprio contro Rimini. Ed è qui allora che vi chiedo come sia possibile che per lui non si sia trovata un&#8217;altra cittadinanza nella massima serie. Coraggio, rispondete, <strong>sciagurati manager</strong> ai quali è stata data la combinazione per aprire <strong>le cassaforti di Milano e Roma</strong>, ma non per spendere e spandere senza neanche arrossire di fronte a Siena che vi saluta piantandovi in asso <strong>ancor prima che arrivi la</strong> <strong>Befana </strong>con le calze piene di carbone tutto per voi. Almeno a Treviso hanno fatto le cose (abbastanza) per bene rivelando subito con chiarezza programmi non più faraonici e ambizioni non più esagerate. Puntiamo ad un posto tra le prime quattro, disse in autunno l&#8217;orgoglioso <strong>Giorgione Buzzavo</strong> e, visto che <strong>Siena, Milano e Roma</strong> hanno speso più della Benetton, in pratica puntiamo alla quarta piazza. I tifosi con orgoglio strillano &#8220;Benetton&#8221; anche quando la squadra di <strong>Frank Vitucci</strong> è sotto di un ventello, o giù di lì, comprendendo che la Mens Sana è comunque di un&#8217;altra categoria. Forse ho corso troppo. D&#8217;accordo, mi scuso e torno indietro. Dunque dicevo, già, mi siedo accanto a Pungetti, alle spalle del buon <strong>Simone Fregonese</strong> in focosa telecronaca diretta e di <strong>Andrea Tosi</strong>, cuore fortitudino ma non raccontatelo in giro, che sabato ha fatto una gran bella intervista a <strong>Carletto Myers</strong> nella quale il migliore realizzatore italiano di Legadue, che perderà magari il pelo ma mai il vizio di strapazzare i canestri, ha infilato anche perle su perle di saggezza riuscendo a riscaldare persino la minestrina insipida che da qualche anno è diventato il primo piatto di basket sulla <strong>Gazzetta.</strong> Riconoscendo soprattutto che da <strong>Bianchini, Tanjevic e Caja</strong> ha avuto tantissimo. Non schemi fatui, ma veri insegnamenti di vita. Non<strong> l&#8217;insopportabile lavagnetta</strong> dei Tranquillo o il pic and roll esasperato dai mediocri allenatori, ma ricette buone per crescere prima come uomo e poi come campione.  Anche la mia compagnia a bordo parquet è ottima e abbondante, prendo dunque appunti leggeri. Il  primo è che la Benetton è diventata a me e a molti fuori le Mura una squadra simpatica come lo è il <strong>Chievo</strong> e come non lo era mai stata in passato se non negli anni difficili del <strong>Barone Sales</strong> o delle giovanili acrobazie di<strong> Toni</strong> <strong>Kukoc.</strong> La gente di Treviso applaude <strong>Zisis</strong> e questo è molto bello. Poi magari anche sbaglia ad offendere ripetutamente la moglie di <strong>Minucci,</strong> ma il palasport è quasi pieno e quattro o cinque imbecilli si possono anche tollerare tra quattro o cinquemila persone normali. Un veloce esame finestra pure alle due panchine: su quella di Frank Vitucci stanno seduti <strong>De Nicolao</strong> (1991), <strong>Sandri </strong>(1990), <strong>Motiejunas </strong>(1990), <strong>Hukic</strong> (mai visto) e <strong>Hackett </strong>(1987, inguardabile). Non bastasse  non c&#8217;è neanche il rampollo di Nando cresciuto più del padre, il talentuoso <strong>Alessandro Gentile</strong> (1992) che s&#8217;è infortunato e starà fuori un paio di mesi. Sull&#8217;altra fremono <strong>Zisis, Domercant, Carraretto, Lavrinovic, Marconato e</strong> <strong>Ress.</strong> Non so se mi spiego. Dico solo che solamente con il ritorno di Zisis in maglia biancoverde la Benetton potrebbe sul serio come minimo centrare il quarto posto. Del resto lo vedrebbe anche un cieco che a questa squadra <strong>manca</strong> soprattutto <strong>un playmaker</strong> che le possa garantire con continuità gioco e sicurezza. L&#8217;avrei detto anche a <strong>Gilberto Benetton</strong> se non fosse rimasto in vacanza. Forse a <strong>Cortina </strong>d&#8217;Ampezzo. Sforare il budget a volte si deve e si può. Innamorarsi del <strong>Monte Paschi Siena</strong> è invece molto più facile ancora. Non tanto per il suo forziere e la sua forza d&#8217;urto, ma per quel ragazzo che è diventato grande e ora finalmente anche cittì. <strong>Un tesoro di</strong> <strong>ragazzo</strong> del quale tutti dobbiamo essere orgogliosi come lo siamo di <strong>Ettore Messina</strong> e di pochi altri che abbiamo visto crescere in casa senza perdersi per strada. Come Messina il nostro <strong>Simone Pianegiani</strong>, che non facevo<strong> juventino al mio pari</strong>, sa parlare agli arbitri e farsi rispettare da loro. Pure questa è una qualità che magari può fare arrabbiare Buzzavo che ogni tanto fa capolino dal sottopassaggio della tribuna e urla di tutto mostrando la faccia cattiva al mondo. Lo capisco, sarei eguale anch&#8217;io nei suoi panni (d&#8217;avversario), ma tale e quale era anche <strong>l&#8217;Ettore fiero-zitti-e-mosca</strong> quando allenava Treviso e non è che la cosa dispiacesse poi molto al <strong>presidente nei secoli dei secoli benettoniano</strong> che ama comunque più gli allenatori stranieri dei nostrani. E allora teniamocelo ben stretto <strong>il </strong><strong>Paggio della contrada della Lupa</strong>. Lo dico con il cuore in mano rivolgedomi soprattutto a <strong>Dino Meneghin</strong>, del quale sono fratello maggiore per qualche mese: aiutiamolo, se occorre, a scegliersi  i compagni d&#8217;avventura in nazionale <strong>senza inciuci politici e raccomandazioni craxiane</strong>. Non lo nascondo: al suo fianco ci vedrei bene <strong>Attilio Caja</strong>, come il Paron stava ad hoc vicino a Boniciolli, ma qui sono troppo di parte e quindi mi ritiro in buon ordine aggiungendo appena un paio d&#8217;altre osservazioni ancora sulla bontà di Siena e del suo giovane principesco trascinatore. Da quando è al Monte dei Paschi persino <strong>Hawkins, che non mi ha mai fatto impazzire</strong>, è diventato un giocatore che m&#8217;appassiona per l&#8217;acquisita concretezza estrema. Infine non so se ci abbiate fatto caso, ma Siena ha punito <strong>la generosa Treviso</strong> nello stesso momento in cui la Benetton, negli ultimi minuti del primo tempo, aveva in campo il suo miglior quintetto, mentre Pianigiani s&#8217;era affidato a <strong>Carraretto, Domercant, Ress e Marconato più l&#8217;imbarazzante McIntyre</strong> del primo quarto d&#8217;ora. Meditate gente, meditate e intanto me ne vo dal Palaverde sotto un cielo che già macina neve augurando buon anno a chi non vedevo da tempo e mi fa comunque capire di volermi ancora bene anche se ho sempre la fissa &#8211; dice &#8211; per <strong>Milano</strong>. Niente di meno vero. Solo Superbone Tranquillo può essere ancora orbo di una squadra costruita con i piedi per arrivare seconda e<strong> tenuta insieme con lo scotch da sette</strong> <strong>successi consecutivi</strong> contro sei squadre, esclusa Bologna, che avrei potuto battere anch&#8217;io standomene all&#8217;ora della partita comodamente sprofondato in pantofole sul sofà davanti alla televisione. O bisogna essere fenomeni per vincere in casa con <strong>Cantù, Pesaro</strong> (al supplementare), <strong>Napoli e Cremona</strong> e per grazia ricevuta a Teramo? Non credo. Bisogna piuttosto essere molto bravi a segnare <strong>la bellezza di ventun punti in venti minuti a Roma</strong> e fare pena come <strong>Mancinelli</strong> e<strong> Hall</strong> per tutta la gara. O avere gli stessi punti in classifica della <strong>diabolica Cantù</strong> che con gli stipendi di <strong>Mordente</strong> e <strong>Bulleri</strong> non solo ha costruito una signora squadra, ma le sarebbero avanzati pure i quattrini per pagare da bere alla <strong>Brianza </strong>intera. D&#8217;accordo, non sono i soldi a dare la felicità nemmeno nel piccolo mondo della palla nel cestino. Altrimenti il buon <strong>Gigi Brugnaro</strong>, opulento <strong>presidente della Reyer</strong>, si sarebbe già dovuto sparare a fronte delle<strong> misere</strong> <strong>cinque vittorie</strong> che gli ha sinora regalato una squadra che gli è costata una fortuna e che anche Dan <strong>Peterson</strong> avrebbe giurato che sarebbe volata in serie A a occhi chiusi sulle ali di <strong>Garris e Janicenoks</strong>. <strong>Con il Tigre nel motore</strong>. E invece.</p>
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		<title>Ruotando, cambiando e pure annoiando&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:27:18 +0000</pubDate>
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Ha ragione Trinchieri (nuovo Bianchini, almeno nell’eloquio). Si può benissimo giocare una partita con soli cinque uomini, è solo che ci si stanca un po’di più. Ah, che musica. E che nostalgia per le squadre di qualche lustro fa, con soli dieci nomi nel roster, e otto (al massimo nove, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>                                           <img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.brandonjennings.net/wp-content/uploads/2007/10/brandon_jennings_oak_hill.jpg" alt="" width="178" height="250" /></strong> <strong><em><span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong> </em></p>
<p><em></em><strong>Ha ragione Trinchieri (nuovo Bianchini, almeno nell’eloquio). Si può</strong> <strong>benissimo giocare una partita con soli cinque uomini, è solo che ci si</strong> <strong>stanca un po’di più</strong>. Ah, che musica. E che nostalgia per le squadre di qualche lustro fa, con soli dieci nomi nel roster, e otto (al massimo nove, se andava di lusso) a referto. Il resto vivaio, <strong>a stropicciarsi gli</strong> <strong>occhi e il culo sulle panchine</strong>. Altro che le comitive odierne, allargate a dodici potenziali titolari, in cui bisogna dosare col bilancino ogni minuto, ogni scampolo di gara, per far contenti tutti e non dimenticare nessuno. Una perversione. Mi viene in mente perché è dell’altro giorno la notizia dell’exploit di <strong>Brandon Jennings</strong>, che al suo anno <strong>da matricola coi</strong> <strong>Bucks ne ha messi 55</strong>, superando <strong>Kareem Abdul Jabbar</strong> nel record di franchigia per<strong> un rookie</strong> e insidiando quello all-time di <strong>Wilt Chamberlain</strong>. Nomi altisonanti, certo, ma solo per dirci che il ventenne americano, l’altr’anno, avrebbe impiegato<strong> dieci partite con la Lottomatica</strong> <strong>Roma per segnare gli stessi punti</strong>. Era un viziato? Un imberbe? L’ennesimo rebel without a cause? No, niente James Dean. E niente gioco del pollo, per cortesia. Jennings non è finito con la decappottabile nell’abisso, dove forse l’avremmo pronosticata, ma si è fermato sul ciglio di <strong>un basket</strong> più sciolto, <strong>dove le isolation sono religione e il playground una</strong> <strong>promessa.</strong> Non migliore del nostro, non l’abbiamo mai detto, anzi finanche più noioso, soprattutto in certe sonnacchiose esibizioni di regular season. Ma evidentemente più adatto alle sue corde di tiratore, di improvvisatore. Ci si dirà forse che non meritava il minutaggio, che c’era di più e di meglio nell’urgenza di <strong>Repesa prima e Gentile poi</strong> di allestire una squadra solida ed efficace, senza fronzoli e paillettes. <span id="more-1354"></span>Ma l’exploit di Jennings è un monito, al pari di tante altre vicende strane, che<strong> sacrificano il talento</strong> <strong>alle rotazioni</strong>, la tecnica alle corse, la libertà folle alla continuità utopica. Capiamo tutto, ma vorremmo ricordare che una delle nostre speranze oltreoceano, <strong>Andrea Bargnani</strong>, ha cominciato a diventare uomo sul parquet quando l&#8217;anno messo finalmente in mezzo, pure in un ruolo, di centro, non del tutto suo, a sgomitare per <strong>35-40 minuti filati con armadi</strong> <strong>cattivi e gomiti alzati</strong>. Citando, soprattutto, le sue parole, quando a proposito dello spazio concessogli da <strong>Mitchell </strong>diceva candido che mettere i piedi sul parquet per un quarto d’ora netto non è giocare, <strong>è al</strong> <strong>massimo assaggiare, con la spada di Damocle</strong> del ritorno in panca alla prima cazzata. E quanti altri casi di integralismi, di fissazioni: un pur bravo allenatore come <strong>Blatt,</strong> per esempio, che in Italia amava a tal punto i cambi sistematici da ignorare il momento di fuoco di qualche suo rincalzo, così da ricacciarlo agli inferi proprio quando era posseduto dall’adrenalina. O il <strong>Bucchi </strong>di quest’anno, che <strong>a Milano</strong>, dopo il consueto stillicidio di stranieri, ha finalmente provato in quintetto <strong>Mancinelli e Mordente</strong>, forse non abbastanza fashion da potersi definire titolari. Anzi, ora <strong>aspettiamo </strong>pure <strong>Bulleri</strong>, <strong>sperando non si offenda Finley</strong>, perché non accettiamo che lo stesso giocatore, sull’altare della panchina lunga, si imbrocchisca da un anno per l’altro, e diventi merce di scambio, anziché risorsa preziosa. Tutto per la durata, si direbbe. E in effetti, può funzionare. <strong>Basti pensare a Siena, che a momenti fa entrare pure i magazzinieri, pur di ottenere minuti di qualità</strong>. Ma a ben vedere è un’eccezione alla regola, perchè per mettere a referto tutti i giocatori bisogna immergerli nella famosa chimica di squadra, col rischio che, se qualcosa va storto <strong>(vedi Hackett a Treviso),</strong> il risultato sia un magma indigeribile, dove ogni singolo si sente frustrato, perché la sua presenza si valuta al cronometro, che è solo l’anagrafe di una partita. E qui dovremmo parlare pure della <strong>disponibilità al sacrificio</strong>, e per uno straniero all’integrazione in un contesto rigido, predefinito, in cui i clandestini del gioco, come Jennings l’anno scorso, non hanno alcuno scampo. <strong>Ma prendete Rebraca</strong>, tanto per dire, che esplose a Treviso solo quando qualcuno si decise a servirlo con continuità in post-basso, dove aveva geometrie vellutate e immarcabili. Perché, <strong>come disse una volta Dan Peterson</strong>, non c’è niente di male a far finire l’azione cinque volte di fila nello stesso modo (anche dando fiducia ad un unico giocatore) <strong>finchè paga</strong>. Il problema, semmai, è degli avversari. Invece no. <strong>Ruotiamo, cambiamo, stravolgiamo</strong>. Ma fa tenerezza, in questa vertigine che è il basket moderno, sentire <strong>Belinelli </strong>che, <strong>per convincere Triano</strong>, dice di doversi far trovare sempre pronto, pure con un minutaggio asfittico. <strong>Questo non è gioco, è apnea</strong>. E a volte qualcuno ci soffoca.</p>
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		<title>Coraggio, qualcosa di buono bolle anche nella nostra pentola: Di Bella per esempio</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 00:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Vorremmo vedere più spesso Daniel Hackett stoppare da fermo Casey Shaw. O celebrare un canestro con urla belluine, per poi tornare in difesa battendo le mani sul parquet, a sfidare l’avversario diretto. Anche se l’imprendibile Marques Green lo incenerisce da tre punti. Anche se pure il suo cambio, il coraggioso Daniele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/francesco_graficante/3099440455/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3282/3099440455_c831988086.jpg" alt="" width="150" height="239" /></strong></em></a>                                  <strong>di FRANCESCO SARTI</strong> </span></p>
<p><strong>Vorremmo vedere più spesso Daniel Hackett stoppare da fermo Casey</strong> <strong>Shaw.</strong> <strong>O celebrare un canestro con urla belluine</strong>, per poi tornare in difesa battendo le mani sul parquet, a sfidare l’avversario diretto. Anche se<strong> l’imprendibile Marques Green</strong> lo incenerisce da tre punti. Anche se pure il suo cambio, il coraggioso <strong>Daniele Tomassini</strong>, classe 1988, non ha paura di tirargli da lontano. Perché <strong>Hackett</strong>, col piglio e i tatuaggi da rockstar, <strong>è un’ottima copertina</strong> per una giornata, la terza, che <strong>ha proposto qualche italiano</strong> <strong>protagonista.</strong> Certo, non sarà stato il migliore in campo della matinee <strong>Benetton-Scavolini,</strong> perché per il titolo bisogna rivolgersi ancora a <strong>Gary Neal</strong>, <strong>22 punti</strong> con tanto di allungo decisivo (nonostante una sua scriteriata scelta offensiva abbia dato al team di <strong>Dalmonte </strong>il pallone per vincere), ma almeno ci ha ricordato che <strong>nel nostro campionato non esistono solo stranieri</strong>. Poi, il dovere di cronaca impone di parlare della <strong>doppia doppia di Wallace</strong>, dei bombardieri <strong>Sakota e Van Rossom</strong>, di un buon <strong>Simone Flamini</strong>, <strong>di Hicks</strong> che ha sbagliato un po’ troppo per acciuffare la partita. E di questa<strong> Pesaro</strong> che non merita di stare a zero, come pure questa <strong>Treviso </strong>di definirsi giovane, se <strong>l’unico del vivaio</strong> ad essere davvero <strong>utilizzato da Vitucci è stato De Nicolao</strong>, una manciata di minuti mozzafiato a inseguire Green. Comunque. Per restare in tema anticipi, <strong>Siena ha</strong>, come previsto, <strong>macinato Teramo</strong>, nonostante il lavoro sottocanestro di <strong>Thomas e i punti di Poeta</strong> (che luccicherà meno dei compaesani Nba, ma resta terribilmente concreto). Ci chiediamo solo che<strong> incantesimo</strong> usi <strong>Pianigiani</strong> per integrare con simile facilità i nuovi arrivi: <strong>Zisis e Hawkins</strong> <strong>si stanno già divertendo</strong>, senza che <strong>i leader McIntyre e Sato<span id="more-1307"></span></strong> battano ciglio. Dall’altra parte, peraltro, attendiamo fiduciosi <strong>il recupero di Amoroso</strong>, che per il momento ha spedito in quintetto base la sua controfigura. Sempre in chiave cinematografica, si registra inoltre il successo di <strong>Cantù su</strong> <strong>Montegranaro, per la gioia di coach Trinchieri</strong>, finalmente lieto delle statistiche dopo la pornografia offensiva (<strong>ipse dixit</strong>) dell’esordio. Sulla ribalta, oltre all’usuale, <strong>mortifero </strong><strong>Mazzarino</strong>, anche il redivivo <strong>Markoishvili</strong>. Noi, però, con chiara partigianeria, spezziamo una lancia per lo sconfitto <strong>Greg Brunner</strong>, che non sarà l’estetica del basket, ma produce 15 punti e quasi 8 rimbalzi a gara, sbattendosi come un matto. Forse è <strong>sottovalutato.</strong> Chi invece ha fatto sapere di esistere, dopo l’inizio impalpabile, è <strong>Pietro Aradori</strong>, che insieme al veterano Nba<strong> Fred Jones</strong> ha trascinato <strong>Biella</strong> alla <strong>vittoria esterna su</strong> <strong>Varese </strong>a suon di tiri da fuori. Se non altro, in assenza di <strong>Slay</strong>, con la schiena bloccata, <strong>alla Cimberio si sono esaltati i ventenni nostrani</strong> <strong>Martinoni (</strong>18 e 8 in 29’) e <strong>Antonelli</strong> (10 e 3 in 17’). La speranza, l’ennesima, è <strong>che non sia un fuoco di paglia</strong>. A proposito di polveri, <strong>Damon Jones,</strong> sedicente miglior tiratore al mondo, ha fatto il suo <strong>esordio a</strong> <strong>Napoli, sconfitto in trasferta da Bologna</strong>. Che non fosse <strong>San Gennaro</strong> lo si sapeva, benché abbia sciorinato un po’di repertorio, di certo anche i santi perderebbero la pazienza con una dirigenza che esonera Marcelletti (dopo due giornate) nello stesso momento in cui presenta il nuovo straniero. Non sappiamo se dovremo consultare Facebook per intendere<strong> le strategie di Papalia</strong>, per il momento nella <strong>Martos</strong> vanno a referto in sei e ovviamente non bastano contro una Virtus più solida dentro e fuori dall’area (vedasi <strong>Fajardo e Moss</strong>, per le rispettive competenze). Peraltro, se vi piace quel social network, non fatene l’uso sconsiderato di <strong>Mike Hall</strong>, che per restare fuori squadra <strong>ha ben pensato di lamentarsi pubblicamente</strong> <strong>della panchina e dello stipendio che riceve</strong> <strong>all’Armani Jeans</strong>. Al suo posto, <strong>Bucchi </strong>è stato costretto a inserire <strong>Mancinelli</strong>, che in una disfida degna di tempi antichi a Caserta ha anche avuto tra le mani la bomba del successo, mancandola. Alla fine, il tabellino dice <strong>due tempi supplementari</strong>, molteplici momenti caldi (compresi<strong> i due liberi di Michelori</strong> che hanno tenuto in vita la Pepsi), e una gara memorabile di <strong>Ere, Bowers</strong> e del nostro <strong>Fabio Di Bella</strong> (22, anche con 7 rimbalzi). <strong>Con Sacripanti</strong> alla guida della nazionale non crediamo sarebbe difficile trovargli posto, benché quello delle guardie sia l’unico reparto dove soffriamo problemi di abbondanza. <strong>Quanto a Milano</strong>, <strong>menzione per Finley</strong>, <strong>che continua a segnare e a perdere</strong>, e <strong>Petravicius</strong>, solido sotto i tabelloni. Le cronache riportano poi che <strong>a Roma, dove Avellino</strong> <strong>ha espugnato il Palalottomatica</strong> mantenendo la testa della classifica, il <strong>presidente irpino Ercolino</strong> sia stato colpito a fine gara da una moneta nell’occhio. Nella Capitale, quasi vent’anni fa, accadde lo stesso a <strong>Toni Kukoc</strong>: non risulta però che, poco prima, <strong>avesse mimato</strong> <strong>l’ombrello all’indirizzo del pubblico di casa</strong>. Il quale, prima di delirare, aveva visto una partita serrata, in cui alle scorribande di <strong>Jaaber (</strong>meno mostruoso delle ultime uscite ma sempre produttivo) aveva fatto eco una grande prova delle guardie ospiti, <strong>Brown e Nelson</strong>, micidiali da fuori, e <strong>la freddezza di Porta nei momenti decisivi</strong>. D’obbligo l’avviso ai naviganti:<strong> l’Air di Pancotto</strong> <strong>sembra avere tanti, tanti interpreti</strong>. E forse farà anche primavera, polacca, americana o argentina che sia. In chiusura, <strong>complimenti a Cremona</strong> che ha battuto a domicilio <strong>Ferrara</strong>. Nonostante il solito <strong>Grundy,</strong> e la prova-monstre di <strong>Jamison </strong>(21 in 24’, mentre Luke Jackson non è stato irresistibile), <strong>la squadra di Cioppi </strong>è salita <strong>in cattedra</strong> nella ripresa, col bilanciato contributo di <strong>Forbes, Bell,</strong> <strong>Rowland, Brown e Sklavos</strong>. E pazienza se con questi nomi ci sembra di commentare una partita di <strong>D-League.</strong></p>
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		<title>Siena è Siena: e voi non siete nulla&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:34:23 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>OSCAR ELENI</em> </strong><strong>dall&#8217;isola di Creta, cercando di scoprire che tipo di filo ha regalato Arianna</strong> <strong>al bel Teseo</strong> per farlo uscire dal labirinto. Personalmente, non essendo un bel Teseo, sarei riconoscente anche soltanto per una piccola indicazione che permetta alla gente in là con gli anni di non soccombere davanti alla labirintite, di non sentirsi perseguitato da tutti quelli che danno consigli, dieta compresa, di non dover rispondere a domande di medici farfuglioni come dei poveri <strong>Renzo Tramaglino </strong>davanti al latinorum di chi non sa spiegarti un bel niente, ma ti svuota il portafoglio con esami su esami, spesso inutili, spesso semplici come quelli che potrebbe fare il primo erborista non venduto alle aziende che si sono inventate i fitofarmaci. <strong>Eleni è tornato, un po&#8217; tardi, approposito scusate il ritardo, ma dopo la notte scudetto di Siena nel</strong> <strong>catino incrostato del Forum di Assago</strong>, abbiamo dovuto combattere con il sole di notte, con stanze che si ribaltavano, facendoti cadere dal letto. <strong>Scudetto scritto</strong>, gloria a chi meritava tutto e di più. <strong>Siena è Siena</strong> e voi non siete nulla avrebbe potuto cantare <strong>il</strong> <strong>marchese Pianigiani</strong> che ha peccato una volta soltanto nell&#8217;ora del trionfo, non un trionfo scontato per manifesta superiorità degli uomini, ma di tutto il progetto, sia chiaro, ha commesso un peccatuccio di memoria che non è piaciuto tanto alla <strong>Virtus Bologna</strong>, insomma a quello che ne resta, prima di scoprire se il gruppo di Stefano <strong>Tonelli </strong>potrà mantenere la parola con il popolo della Vu Nera che non ha uguali quando si devono tirare fuori quattrini per essere i numeri uno.<br />
<strong>Quel zeru tituli strappato a forza proprio da un cronista bolognese al</strong> <strong>lupacchiotto senese</strong> ha tolto all&#8217;Italia l&#8217;unico trofeo europeo dell&#8217;anno, ha tolto la soddisfazione d&#8217;aver pagato tantissimo quella vittoria in coppa, ha cancellato la stagione di <strong>Matteo Boniciolli</strong> che ora prepara le valige se davvero avesse voglia di freddo alla corte dei <strong>grandi di Russia</strong>, oltre che di bora triestina. Non lo avremmo dimenticato nel riassumere la stagione perché bisogna anche dire che nessuno, più della Virtus, è andato così vicino al cuore del <strong>Montepaschi </strong>nella finale di <strong>Coppa Italia</strong>, che nessuno ha perso tanto come Bologna dopo aver visto così da vicino la Calì senese: <strong>chi l&#8217;ha battuta è retrocesso</strong>, chi l&#8217;ha tormentata fino all&#8217;ultimo secondo ha visto la società dissolversi, l&#8217;allenatore cacciato, il capitano lasciato andar via, il miglior straniero venduto a <strong>Scariolo</strong>. Labirinto che sei in noi liberaci</p>
<p><span id="more-1100"></span> da questo tormento e vai con ordine, senza allungare troppo il brodo perché gli altri sono già sul campo di golf o al mare. Prendiamo spunto da una telefonata del <strong>Franco Grigoletti</strong> dalla sua fortezza di <strong>Rovereto </strong>con prolungamento su <strong>Amblar</strong> per speculare su quella bella rubrica che faceva per I<strong>l Giorno</strong>, quella del lettore che poi era Grigo travestito da lupo. Avete criticato tanto l&#8217;<strong>Armani </strong>e poi ha finito in gloria. Tutti bravi?<br />
Quasi tutti. I migliori sono stati quelli che avrebbero voluto mandare via o nascondere. Fortuna delle scelte, del caso. Diciamo allora generale fortunato e per questo riconfermato anche se tutti sanno che le sue difese sono buone, ma i suoi attacchi troppo prevedibili se non gli prendi un puffo come fecero a <strong>Napoli. </strong>Non eravate voi a dire che Siena deve essere copiata cominciando a mettere punti fermi sugli uomini, sull&#8217;allenatore?<br />
Certo e mai criticheremo <strong>Milano o Roma</strong> per aver riconfermato <strong>Bucchi e</strong> <strong>Gentile</strong>, ma prima vorremmo aspettare l&#8217;inverno perché è col freddo che il sole di notte servirebbe davvero.<br />
Hai visto <strong>Kobe Bryant</strong>. Tutti ai suoi piedi. Non tutti. Certo è stato bravo, però noi puntiamo di più sulle anche martoriate di <strong>Phil Jackson</strong>, su altri del gruppo giallo viola, anche se bisogna riconoscere quello che il Mamba ha riconosciuto per primo: non puoi chiedere agli altri se prima non dai te stesso a loro. <strong>Triste il divorzio di Roma da Bodiroga</strong>, ci dispiace perdere quella testa e quel sorriso. A chi lo dite, ma nelle scelte degli uomini non ci aveva proprio convinto e dire che <strong>Jennings </strong>lo ha soddisfatto fa venire il nervoso come quando sosteneva che <strong>Allan Ray</strong> era staordinario. Ci mancherà, ma lo ritroveremo. Tanta polvere per il vostro <strong>amico Tanjevic</strong> e poi l&#8217;<strong>Ataman</strong> mille cuori ve lo ha infilzato partendo da zero-due. Succede, ma fate attenzione: i grandi allenatori alla Tanjevic resteranno sempre perché dove lavorano donano tutto quello che hanno e non vogliono niente in cambio salvo coraggio, lealtà e voglia d&#8217;imparare. Per questo quando perde <strong>Boscia</strong> non perde veramente. Lui vince perché sa cosa regala agli altri a costo della sua stessa vita. Un Tanjevic per cento dei vostri principi senza scrupoli.<br />
<strong>L&#8217;Ettorre Messina</strong> che ci rapirono i russi è finalmente arrivato nella Casa Blanca. Non potevano riportarlo in Italia? Potevano, ma non hanno trovato argomenti giusti per convincerlo che uno sputo italiano è meglio di ogni crema catalana o castigliana. Non potrà neppure servire la causa di Azzurra, speriamo che si diverta e sia felice. <strong>A proposito di Azzurra</strong> giusto riconfermare <strong>Recalcati </strong>dopo le ansie e le richieste di part time?<br />
Giustissimo. Il problema non è l&#8217;allenatore, ma gli allenatori per fare i giocatori. Siamo a terra e, come dice <strong>Lollo Bernardi</strong>, grande del volley, ora tecnico della nazionale B di pallavolo, con un figlio molto dotato nel basket, smettiamola con gli alibi, con le scuse banali, torniamo alla cultura del lavoro, certo non sarà possibile farlo se in giro avremo presidenti e proprietari che vogliono risparmiare per prima cosa sugli allenatori.<br />
Movimento truppe. <strong>Bella scelta Vitucci a Treviso</strong>. Ci dovevano pensare molto prima, anche se avremmo visto volentieri in torneo il <strong>Repesa </strong>che deve pur avere voglia di rivincite davanti a tanti fellonian bugabus. <strong>Come vedi Coldebella casertano? </strong>Come uno che sa dove vuole arrivare e ha i mezzi per farlo. Non capiamo davvero perché Milano lo ha coltivato e poi tagliato. Ma Milano è speciale, questa poi non ama niente che profumi come le orchidee di una volta. Non è stata una orchidea la stagione di <strong>Vitali </strong>e poi c&#8217;è anche la crisi <strong>Mordente.</strong>     Possibile che se ne vadano? Possibilissimo. Intanto, valutando la commedia sul trasferimento di <strong>Mancinelli</strong>, le cifre da tirare fuori, l&#8217;asta imposta a due società come Milano e Siena che, con licenza parlando, potrebbero mingere su certi furbetti del quartierino, vediamo già l&#8217;effetto delle nuove regole a protezione del giocatore italiota. Sarà sempre peggio e allora non stupitevi per certi licenziamenti, per certe vendite, per certe minacce sulla serrata prossima ventura. Stuzzicarello il tutto, come curiosa è questa storia dello <strong>Stonerook </strong>convocato pur sapendo che non risponderà al grido di dolore di un Recalcati che lui conosce fin troppo bene. Siamo davvero ansiosi di capire come andrà a finire. Squalifiche, certificati medici, liti pubbliche, verità in piazza fra chi ha smesso di amarsi tanto tempo fa? Ah saperlo. Quello che sappiamo è che Siena è arrivata in finale anche con l&#8217;under 17 perdendo all&#8217;ultimo tiro come l&#8217;anno scorso. Loro ci sono sempre. Nel 2008 fu la Virtus e ora ecco <strong>Pesaro</strong> campione d&#8217;Italia. Nel gruppo c&#8217;è sempre anche Treviso. Non vi dice niente tutto questo? A proposito i 51 punti di <strong>Al Gentile</strong> per la <strong>Benetton</strong> ricordano qualcosa di già visto a Caserta. Ben detto, Gentile allena a Roma, il figlio fa strage sul campo, <strong>Vincenzino Esposito</strong> anticipa Grigo accasandosi a Trento. Sarà un buon tecnico? Sarà <strong>un po&#8217; Maradona un po&#8217; Gentile</strong>, un po&#8217; Boscia, un po&#8217; <strong>Marcelletti</strong>. Se ha buona memoria qualcosa tirerà fuori.<br />
Chiusura gloriosa sui veterani che con <strong>Alberto Bucci</strong>, dottor stranamore che in panchina frigge pure per gli over, con <strong>Antonello Riva e Ponzoni</strong>, con <strong>Natucci</strong> il sognatore e Max, medico sportivo che tutta Milano vorrebbe amare, in partenza per il mondiale di Praga. Cercano altri sostegni per allargare l&#8217;attività. Aiutiamoli. Restando ai cavalieri come Alatriste <strong>Basile, eroe in Italia e Spagna</strong>, un grande per sempre, dobbiamo dire che ci è mancato. Altro che mancato, dovevamo proibirgli di lasciare la terra rossa di Bologna, ma non ci siamo riusciti perché con l&#8217;occhio furbo chi lo salutava diceva all&#8217;amico: tanto è alla frutta. Certo che era alla frutta, ma quella che ti dà energia, vitamine, che ti riapre gli occhi.<br />
Ci si risente presto. Mai i labirintici sentiranno ancora?</p>
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