By peaclaudio | Dicembre 15, 2010 - 8:03 pm - Posted in Il basket nel cestino

                                                                              di CLAUDIO PEA

E’ Natale. O quasi. Forse anche in casa Cupiello. E allora abbiate pietà della mia ignoranza grassa. Prima dell’altro giorno ero convinto infatti che il basket lo avessero inventato Cicciobello Tranquillo e la sua band. Ho scoperto invece che le tredici regole, vendute all’asta per la bellezza di quattro milioni e trecento mila dollari, furono vergate di proprio pugno su due fogli da tale James Naismith addirittura nel dicembre del 1891. Perdonato? Massì. Come dicevo, è Natale e quindi dobbiamo essere tutti più buoni anche se, dico la verità, drammaticamente mi riesce sempre più difficile. Specie se mi guardo intorno e vedo che la nostra pallacanestro va avanti di pari passo come i gamberi all’Italia ingovernabile del povero Re Silvio: si tengono infatti entrambe per mano, facendosi coraggio, e reggendosi in piedi su tre gambe, o su tre voti (comprati), ma lo vedrebbe anche una talpa senza lenti a contatto che la tavola imbandita può cadere e sfasciarsi da un momento all’altro rovinando questi giorni di feste fasulle.

Non sono Atlante che Zeus costrinse a tenere sulle spalle l’intera volta celeste e neanche ho la ricetta in tasca per salvare il mondo del basket come la Mole Antonelliana, al secolo Antonella Clerici, ma neanche posso far finta che tutto va ben, tutto va ben. Lasciando Siena nella sua isola felice e salvando pure Milano che sta crescendo assieme a Livio Proli, il resto è ben poca cosa. E fanno presto a dire quelli di Sky che il nostro è un campionato bellissimo. Equilibratissimo forse almeno finchè Cremona va a vincere a Roma e poi perde in casa con Pesaro. Finchè Treviso sbanca Bologna e sette giorni dopo cade al Palaverde con Biella. Finchè Varese fa i bambini coi baffi e la Scavolini è terza in classifica nonostante la disfatta del 27 novembre con la Benetton che l’ha calpestata 91-58 coi suoi mocciosi. Finchè ci si esalta per i 12 punti di Michele Antonutti contro l’Armani, lo si invoca in nazionale e poi il friulano del Montegranaro fa fatica a mettere insieme dieci punti Read The Full Story…

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                                                                                di CLAUDIO PEA

La Repubblica si è sprecata oggi con un pallino: Eurolega, Valencia-Milano 69-80. Tutto qui. E’ inutile riparlarne: sarebbe una battaglia persa. Tanto più che, se per la Lega di serie A è un falso problema che i giornali politici snobbino scandalosamente il basket, figuriamoci se non dovrei farmene una ragione io. In questo si sbatte molto di più la Legadue, quella di Marco Bonamico, pur coi scarsi mezzi (e i pochi soldi) che ha a disposizione. Alla Lega di Renzi interessano invece solo le tivù essendosi accorta che Sky fa un ottimo lavoro, ma che le sue tre dirette nel weekend le vediamo al massimo io e il mio cane (che neanche ho), quattro gatti e qualche volta, se non hanno proprio niente di meglio da fare, la zia di Acciughino Pittis e la sorella di Mammoletta Mamoli, che – tanto per dire – non so nemmeno se ne abbia una. M’informerò. Intanto l’assemblea della Lega ha votato lunedì scorso lo “spacchettamento dei diritti audiovisivi” offrendo separatamente quelli del digitale terrestre, del satellite e del web. Okay, ma alla Rai interessano davvero le partite del campionato italiano di pallacanestro? Pare proprio di no se non gratis amore dei. Nel qual caso s’incazzerebbe Sky e allora, come è facilmente intuibile, non resta che rassegnarsi e accontentarsi di SportItalia che, per la verità, è una tivù molto ma molta dignitosa. Dove gli strilli li lasciano fare a quelli del folber e dove c’è bene o male Dan Peterson che, per la Banda Osiris sarà anche Din Don Dan, per me invece è sempre il numero uno Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla cantina del basket dove Gianni Petrucci consiglia e scomunica, adesso lo ha fatto a Scauri sputando su una serie A che comunque incassa e fa pubblico, ultimo rifugio per dimenticare le cicatrici di un corpo invecchiato dopo aver inseguito, purtroppo soltanto con la mente, Chuck Jura nel suo viaggio del ricordo, lui che gioca ancora per vincere titoli da over 50 e che sfida volentieri Bucci e i veterani di Natucci e de l mio cerusico Max Barbieri. Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo del Camionista di Forte Marghera dove lo festeggiavano gli amici di Mestre che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui Villalta filava e Augusto Giomo sentiva musica celestiale in palestra. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, al Baraonda, l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori tramezzini del Nord Est, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad un tifoso Fortitudo che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, altro che Brunetta, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è la famosa finale scudetto Virtus- Fortitudo, quella della beatificazione di Messina e Danilovic, quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro per il fallo-non fallo di Wilkins, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria eterna, al Dominique fanfaron. Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla festa del tartufo che combatte le ferite, dalla sala macchine del vaporetto che risale un fiume qualsiasi della vita dove il capitano invita la gente, salita a bordo nella notte delle streghe, al pentimento, meglio, intima all’ospite interdetto: pentiti, Barabba, se vuoi guarire le tue cicatrici anche se ogni giorno è dolore. Dobbiamo farlo assolutamente per aver dubitato di troppe persone, soprattutto adesso che nella piana di Agincourt il coro ci urla noi pochi, noi pochi felici. Siamo pentiti di non aver capito Brandon Jennings che dalla luna Nba ci saluta dopo aver segnato 55 punti mandando in delirio il povero Toti, povero? beh, si fa per dire, che l’anno scorso doveva pagarlo per vederlo masticare pop corn con la stessa furia di Allan Ray. Maledetti allenatori, maledetti consiglieri. Deve essere andata così in questi giorni a Roma dove è tornato nella squadra anche Roberto Brunamonti che si occuperà dei giovani. Certo l’abbaglio è stato enorme, ma bisogna ammettere che con quelli di Sky che frantumavano la costa selvaggia dei maroni estinti, con tutti quegli urletti e quelli previsioni sul futuro dall’altra parte dell’Oceano, eravamo intontiti, anche se continuiamo a chiederci che tipo di passero è stato questo Jennings e che tipo di avversari si troverà contro nel “campionato più bello del mondo” se qui in Europa faceva spesso fatica a portare la palla da una metà campo all’altra. E’ perché “ve manca la propetiva”  diceva Pepe Schiaffino, professore del calcio, tutte le volte che veniva in negozio da mio padre, cercando stoffa buona, provando a spiegare perché il Milan non aveva vinto e per questo in molti erano costretti al digiuno. Sì, probabile che ci manchi la prospettiva quando vediamo questi ragazzi su cavalli troppo alti, ma noi tiriamo avanti perché allora dovremmo pentirci tutte le volte che si mette in discussione uno come Mike Hall che adesso è tornato fra i santi sull’altarino di Pierino Bucchi, anche se non siamo proprio convinti che la vittoria contro Cantù abbia detto tutta la verità sullo squadrone Armani, squadrone come numeri, come peso specifico, come ingaggi, vale sempre questo discorso quando si perde in coppa Read The Full Story…

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OSCAR ELENI per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati colpiti, ma, per ora, non ancora affondati anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. Pagelle e pensieri rapidi perché, anche stando seduti, le cicatrici urlano: 10 a Simone PIANIGIANI per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla Hawkins ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. Roma non credeva a Repesa quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul Jaaber delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. Milano doveva ripartire da questa idea, altro che cambiare progetto e personale. 9 a Lino LARDO per come è arrivato al cuore della partita che ha vinto a Teramo con una Virtus che, se avesse Collins, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente Read The Full Story…

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By oscareleni | Maggio 11, 2009 - 3:28 pm - Posted in I lunedì da Oscar

 OSCAR ELENI  dall’università svedese di Lund dove stanno studiando le maraviglie del Geco, l’unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale stampa dove gli allenatori straparlano, spingono più in là colpe che sono soltanto loro, dei giocatori e della società. Viva il geco che saltava per la banda di Ocean, viva questo animaletto di origini preistoriche che non se la prende se qualcuno scambia le amichevoli per vere partite di campionato come è accaduto a Milano, se chi non ha più niente da dire per salvarsi scopre che “tutto è strano”, che bisogna assolutamente fare ricorso, se chi ha vissuto una stagione grama, con giocatori in fuga tenuti insieme da un grande allenatore come è avvenuto a Rieti, ci piange sopra e giura di voler iscrivere la squadra al prossimo campionato sapendo che davanti alla sua porta c’è già una lunga fila di acquirenti, una colonna berciante che, invece, manca davanti agli uffici della Lega dove si prova quasi vergogna a rendere bello chiaro e pubblico il calendario dei play off con la minestra da scaldare per le ventuno, scaricando così su Sky anche le ultime colpe adesso che i puffi dell’iperbole si morsicano fra loro sapendo che del domani non può esserci certezza se a governare, grazie al Franco Lauro smanioso, tornerà ad essere la Rai bicamerale, quella del campo lungo e dalla grafica informativa, se possibile, anche peggiore e più difficile da leggere di quella dei ragazzi che erano in un cielo tranquillo e adesso sono una ellisse vagante fino allo sballo del 2012, dove ci aspettano gli atzechi che già sapevano di una eventuale fine del mondo. Sarà per questo che Pianigiani continua a voler vincere ogni maledetta domenica e nei giorni comandati per il basket che da questa settimana ha deciso di giocare quasi tutti i giorni. Lui vuole ogni tipo di record cantabile dagli statistici, per cui quando il mondo tornerà a vivere, dopo la collisione cosmica, si troveranno una stele in piazza del Campo con il record di vittorie sopra il 90 per cento. Finale atroce, dice qualcuno, perché a Roma i giocatori di Cantù sono stati inseguiti dai loro tifosi, perché a Teramo la disperazione Fortitudo ha scatenato la rabbia di chi Read The Full Story…

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OSCAR ELENI  dallo scantinato della Misericordia di Venezia, cercando di grattare via la patina del tempo, di sentire ancora il profumo di quel basket che giocavano alla Reyer dialogando con i grandi affrescatori, con i grandi giocolieri, con i “morti cani” delle varie annate oro granata dei tempi di Lelli e De Respinis, con quello che è rimasto di una notte balorda di marzo: era il 19, l’anno il 1981. Finale di Coppa Korac a Barcellona, Plau blaugrana, tribuna stampa anche più in alto che alla Futurstation. La Carrera del Carain che va ricordato con affetto, un’armata che il paron Zorzi faceva cantare quasi in coro anche se Spencer Haywood non capiva lo splendore del palazzo sul Canal Grande, contro la Juventut Badalona dalle maglie consumate, una banda catalana che seguiva le leggi del signore fino in fondo. Siamo andati alla Misericordia per sentire se qualcuno aveva raccolto in un volume le imprecazioni di Tonino Zorzi, il goriziano del ferro sei, gloria di Varese come giocatore, gloria per le tante squadre che lo hanno avuto come allenatore, da Napoli a Venezia e, adesso, dopo Avellino, anche la Virtus Bologna. Zorzi era sicuro di aver stravinto quella coppa. Anche noi ne eravamo certi offrendo la scommessa più assurda a Giorgio Lago, direttore del Gazzettino, un vero giornalista, un amico che ci manca. La Reyer era padrona del gioco e del punteggio: “Se perdono, non scriverò più di basket”. Persero. Abbiamo scritto ancora, ma si prova comunque vergogna per le parole non mantenute, per la debolezza come direbbero ai “Veterani”. Sconfitta al supplementare, 105-104, è dalla mente in tanti abbiamo cancellato il nome dell’americano che da quasi metà campo infilò il tiro della vittoria giurando che lo aveva guidato Dio. Vi raccontiamo questo dopo aver visto le facce di Boniciolli e Zorzi mentre volava l’ultimo pallone. Ma lo potevamo immaginare già dalle semifinali vissute nella penombra della tribuna stampa sul cielo della Futur Station, intermezzo sul campo, in un venerdì glorioso passato da Rodrigo per scoprire che Torquemada Porelli ama ancora stupire, scommettere sulla vita guardando negli occhi chi lo sfida, che sia anche la morte non lo fa arretrare di un metro Read The Full Story…

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