OSCAR ELENI per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati colpiti, ma, per ora, non ancora affondati anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. Pagelle e pensieri rapidi perché, anche stando seduti, le cicatrici urlano: 10 a Simone PIANIGIANI per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla Hawkins ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. Roma non credeva a Repesa quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul Jaaber delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. Milano doveva ripartire da questa idea, altro che cambiare progetto e personale. 9 a Lino LARDO per come è arrivato al cuore della partita che ha vinto a Teramo con una Virtus che, se avesse Collins, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente Read The Full Story…

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di LEONARDO IANNACCI

Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L’uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. Il dramma si è consumato in California, a pochi chilometri dallo Staple Center dei Lakers, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, Claudio Sabatini, annunciava la rottura delle trattative per la vendita della Virtus. E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la Fortitudo, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che il club dell’Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati. Una figuraccia secolare per la società dell’Emiro Giorgio Seragnoli che negli anni ‘90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l’alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c’azzecca Michael Jackson con le due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di “Thriller”, Read The Full Story…

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OSCAR ELENI alle radici del sale di cui vi parleremo quando ci porteranno sull’ Himalaya per trovare cristalli rosa da affumicare e mettere sulle grigliate. Riflessioni doppler mentre cercano qualcosa dentro la tua carotide. Alzi la mano chi capisce qualcosa sulla strategia della Lega basket. Hanno lavorato un anno cercando alternative a Sky sapendo che non avrebbero trovato nulla. Meglio per noi, meglio per tutti, anche se saranno insopportabili come i motorini truccati che ci perseguitano con il bel tempo. Alla votazione dieci società dicono grazie Sky, due non ci sono, due sono nel limbo, due votano contro. Chi? Benetton e Virtus Bologna. Ma non sono le società dei due dirigenti incaricati di studiare il problema? Sembra di sì, ma forse la protesta è contro loro stessi. Confusione, cantava quel tale. Fidarsi di una Lega del genere? Ci vuole “u stomaco”. Democrazia urlano i dissidenti. Ma non fateci ridere e poi questa storia del basket da produrre in proprio sembra una comica se a proporlo sono quelli dei tabelloni luminosi che costavano miliardi e funzionavano male, se sono gli stessi che tengono le luci basse per dispetto e per risparmiare, se in mezzo ad una cosa tanto delicata si buttano quelli hanno detto vendo senza la necessità di farlo sapere al mondo prima di vedere il cammello, i soldi, prima di guardare negli occhi chi voleva salire sulla montagna di Siena annunciando che avrebbe copiato tutto dai campioni, la cosa più facile del mondo secondo questa gente.
Ma torniamo alla Lega e a questa malattia infantile della ripicca. Gli arbitri minacciano sciopero e la Federazione li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. L’associazione giocatori chiede agli azzurri lo sciopero se non verranno ascoltati e la federazione li ascolta, li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. Ma non con i grandi giocatori, quelli poi pensano e creano problemi. No, meglio usare come ostaggi i ragazzini a cui racconteranno la storia di Cappuccetto Rosso quando andranno a cercarli. Nello sport tutto parte dalle motivazioni: gloria, soldi, voglia di stare bene con se stessi e, magari, con gli altri se sceglieranno il gioco di squadra, ma non ditelo agli artisti preferiti del circo, quelli che pisciano sui tavoli Read The Full Story…

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By oscareleni | Marzo 16, 2009 - 6:07 pm - Posted in I lunedì da Oscar

PellegriniOSCAR ELENI dal mondo fluttuante del maestro Hiroshige nell’accademia delle arti alle Hawaii perché non bastano le opere esposte a Roma per toglierci la sete, la voglia di stare in un posto dove esiste ancora acqua limpida, un bel prato, dove puoi sdraiarti sull’erba e maledire, come diceva il Celentano, chi ha deciso di liberare le licenze per cementificare tutto, per sparare a tutto. Un quadro di Hirosoghe per sentire il suono vibrato del sassofono di Charlie Yelverton nel suo miglio verde, andatavelo a leggere sul Giornale, per ascoltare le storie vere e quelle finte del basket italiano dove devi essere della vecchia scuola, come dicono i dottori delle nuove bibbie, per farti una domanda che in questo momento stordisce gli aquilotti Fortitudo e tutti quelli che sperano davvero di vederli salvi: come mai il migliore in campo è sempre l’ultimo arrivato? Si cominciò con Forte, si andò avanti con Strawberry, poi vennero Fucka e il gigantone greco e adesso questo Scales. Non vi sembra strano che poi, col passare dei giorni in città, dentro la squadra, questi peggiorino, invecchino precocemente, vengano cacciati, finiscano in fondo alla panchina come mister fragola. Chi era esperto di truffe scolastiche spiega che, da sempre, i cambi, di maestro, allenatore, presidente, compagno, creano l’illusione della purezza ritrovata, del sollievo per poter ricominciare senza pregiudizio. Se lo augurano tutti quelli che hanno dovuto cambiare e a Ferrara dopo aver visto l’Allan Ray di Caserta tremano perché ci avevano creduto, alla conversione da cappellaccio profumato, sentendo il ragazzo triste che raccontava la nuova vita lontano dall’orco Repesa, dalla Roma ingrata, come direbbe l’Hawkins dalla nuvola dove cadde per aver fumato sbagliato, avevano la certezza che l’abbaglio fosse degli altri. Esiste un cinema dove ripropongono l’Horror Picture Show a tutte le ore. Qui potete trovarlo quando andate a cercare i soliti noti che fanno le solite bizze, le solite partitacce quando ti aspetteresti di vederli finalmente liberi e felici come direbbe il povero Zare Markovski che ad un certo punto era così esasperato con i ragazzi sciagura, da Diener a Slay, da Porta a Warren, per non parlare di Radulovic, che ha scelto una strada sicura nel cuore del Pallido per fingere di avercela con Spartaco Tola che, sicuramente, vale più come sindacalista che come arbitro Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 23, 2008 - 2:28 pm - Posted in Il basket nel cestino

Armani JeansSe vi fa piacere, figli miei, che vi racconti le favole del piffero, cosa ci vuole? Nulla. C’era una volta dunque il lupo cattivo: si chiamava Giorgio Corbelli, aveva le orecchie lunghe lunghe, come antenne televisive, vendeva quadri, tappeti e molto fumo, ed era il presidente di Milano Basket dopo essere finito in galera per salvare il Napoli Calcio. Ogni qual volta Milano perdeva, e capitava assai¬†spesso, specie un anno fa, giusto di questi tempi, era ovviamente ed esclusivamente colpa del Lupo cattivo. Mentre le rare volte in cui Gallinari e soci vincevano per sbaglio una partita su mille, il merito era solo¬†- chiss√† perch√® – di Giorgino Armani che di¬†pallacanestro invero non ne ha mai capito pi√π di un tubo. Alla quinta sconfitta (su sei match) Corbelli decide allora di cambiar manico: un calcio sul sedere a Markovski e di nuovo la panchina a Caja. Apriti cielo. Tuoni e fulmini. Via anche¬†Gino Natali, per lui quasi un grande fratello, e via¬†pure lo Squalo e¬†il suo irrequieto figliolo (Gallianino). Ebbene non ci crederete, ma l’Armani di Caja bene o male torna a vincere e a convincere. Spazzolando la Scavolini e asfaltando la¬†Benetton al Palaverde. Ma soprattutto risalendo dal fondo¬†della classifica sino al quinto posto in regular season e al quarto nei playoff che¬†vale un’altra partecipazione in Eurolega.¬†Comunque sia, Corbelli deve togliere il disturbo e regalare (o quasi) la squadra al 74enne stilista piacentino la cui ricchezza, valutata da Forbes, √® di circa 4,5 miliardi di dollari: lo vuole il popolo delle scarpette rosse, lo strillono i media (dalla Gazza a Sky), lo esige la Banda Osiris che gi√† pregusta di poter finalmente mettere le mani (in pasta) nella mitica societ√† di via Caltanissetta attraverso i suoi adepti Djordjevic (gm e dg),¬†Lardolino (coach) e Pittis (team manager).¬†Il Lupo cattivo vende dunque per una pipa di tabacco (o quasi)¬†l’Armani Jeans a Giorgio Armani che soltanto per mettere in mutande Beckham sui manifesti del suo Emporio ha scucito a David 28 milioni di euro. Evviva. Chiss√† quanti ne butter√† via ora per riportare in auge la Milano del basket? Detto tra noi, pochi e rigorosamente mal spesi. Tralasciando il fatto che non √® riuscito a trattenere il Gallo dalle uova d’oro, come ce l’aveva fatta invece Corbelli, e che al posto di Attilio Caja non √® arrivato Ettore Messina, ma Piero Bucchi che √® fuor di dubbio¬†un bravo ragazzo, ma che senz’altro non vale pi√π del mio amico allenatore¬†pavese. Morale della favola: a parte Lucio Zanca e Gianluca Pascucci, che zitti zitti hanno messo a tacere Sasha e i suoi compari di merende, che avevano gi√† fatto i conti senza l’oste, il che li rende meritevoli ai miei occhi per i prossimi quattro o cinque lustri, io dico che¬†quasi quasi si stava meglio quando si stava peggio. Ovvero quando Read The Full Story…

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