OSCAR ELENI per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati colpiti, ma, per ora, non ancora affondati anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. Pagelle e pensieri rapidi perché, anche stando seduti, le cicatrici urlano: 10 a Simone PIANIGIANI per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla Hawkins ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. Roma non credeva a Repesa quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul Jaaber delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. Milano doveva ripartire da questa idea, altro che cambiare progetto e personale. 9 a Lino LARDO per come è arrivato al cuore della partita che ha vinto a Teramo con una Virtus che, se avesse Collins, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente Read The Full Story…
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Se vi fa piacere, figli miei, che vi racconti le favole del piffero, cosa ci vuole? Nulla. C’era una volta dunque il lupo cattivo: si chiamava Giorgio Corbelli, aveva le orecchie lunghe lunghe, come antenne televisive, vendeva quadri, tappeti e molto fumo, ed era il presidente di Milano Basket dopo essere finito in galera per salvare il Napoli Calcio. Ogni qual volta Milano perdeva, e capitava assai¬†spesso, specie un anno fa, giusto di questi tempi, era ovviamente ed esclusivamente colpa del Lupo cattivo. Mentre le rare volte in cui Gallinari e soci vincevano per sbaglio una partita su mille, il merito era solo¬†- chiss√† perch√® – di Giorgino Armani che di¬†pallacanestro invero non ne ha mai capito pi√π di un tubo. Alla quinta sconfitta (su sei match) Corbelli decide allora di cambiar manico: un calcio sul sedere a Markovski e di nuovo la panchina a Caja. Apriti cielo. Tuoni e fulmini. Via anche¬†Gino Natali, per lui quasi un grande fratello, e via¬†pure lo Squalo e¬†il suo irrequieto figliolo (Gallianino). Ebbene non ci crederete, ma l’Armani di Caja bene o male torna a vincere e a convincere. Spazzolando la Scavolini e asfaltando la¬†Benetton al Palaverde. Ma soprattutto risalendo dal fondo¬†della classifica sino al quinto posto in regular season e al quarto nei playoff che¬†vale un’altra partecipazione in Eurolega.¬†Comunque sia, Corbelli deve togliere il disturbo e regalare (o quasi) la squadra al 74enne stilista piacentino la cui ricchezza, valutata da Forbes, √® di circa 4,5 miliardi di dollari: lo vuole il popolo delle scarpette rosse, lo strillono i media (dalla Gazza a Sky), lo esige la Banda Osiris che gi√† pregusta di poter finalmente mettere le mani (in pasta) nella mitica societ√† di via Caltanissetta attraverso i suoi adepti Djordjevic (gm e dg),¬†Lardolino (coach) e Pittis (team manager).¬†Il Lupo cattivo vende dunque per una pipa di tabacco (o quasi)¬†l’Armani Jeans a Giorgio Armani che soltanto per mettere in mutande Beckham sui manifesti del suo Emporio ha scucito a David 28 milioni di euro. Evviva. Chiss√† quanti ne butter√† via ora per riportare in auge la Milano del basket? Detto tra noi, pochi e rigorosamente mal spesi. Tralasciando il fatto che non √® riuscito a trattenere il Gallo dalle uova d’oro, come ce l’aveva fatta invece Corbelli, e che al posto di Attilio Caja non √® arrivato Ettore Messina, ma Piero Bucchi che √® fuor di dubbio¬†un bravo ragazzo, ma che senz’altro non vale pi√π del mio amico allenatore¬†pavese. Morale della favola: a parte Lucio Zanca e Gianluca Pascucci, che zitti zitti hanno messo a tacere Sasha e i suoi compari di merende, che avevano gi√† fatto i conti senza l’oste, il che li rende meritevoli ai miei occhi per i prossimi quattro o cinque lustri, io dico che¬†quasi quasi si stava meglio quando si stava peggio. Ovvero quando