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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Lardo</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Le pagelle di Oscar al giro di boa: dal dieci a Siena allo zero all&#8217;arbitro Facchini</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 22:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI </em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Bilbao, paesi Baschi, dove al mattino le strade vengono pulite da furgoncini che emettono una sostanza al limone capace di farti dimenticare l’urticante astiosità di chi ama così poco il basket da vederlo sempre con troppi difetti. Certo che le partite non sono belle come dicono i menestrelli di Sky</span></strong>, certo che <strong>nonno Peterson</strong> non è una novità che possa inebriare un Paese di vecchie comari come questo, ma, accidenti, annunciare un inserto sportivo e poi propinarci la solita solfa, andando persino fra i canguri e l’Open di Australia, sembra davvero troppo. Nel Casco Viejo gargarismi col sidro, poi <strong>Mercado della Ribera</strong> sul fiume, pranzo coi pintxos, bevendo txacoli, prima di radunare gli amici usciti dal Guggenheim per leggere insieme, a voce alta, mandando messaggeri in Italia, <strong>nelle case di campagna</strong> di tutti i proprietari di squadre di basket, ma anche soltanto di squadre sportive, questo pensiero sublime di Boscia Tanjevic sui giocatori di Roma, in particolare, sui boia chi non molla, sui ragazzi Giba e dintorni, che<strong> hanno voluto la testa dela Battista Boniciolli</strong> mentre le loro Salomè brindavano alla vaccinara: “Qualcuno di loro gioca come se non volesse fare la doccia. Questi sono strapagati per ciò che fanno. <strong>Gli operai della Fiat discutono per un aumento di 30 euro e qui c’è gente che prende 30 mila euro al mese</strong>. Ho parlato con due, tre di questi. Non è cambiato nulla. Bisognerebbe metterli a posto perché imparino adesso e possano affrontare più facilmente la vita quando smetteranno con il basket”.</p>
<p><strong>Dite voi se queste non sono parole alate, verità indiscutibili. Uno dissente: questo succede dove le società sono molli come budini, dove chi paga ascolta i cortigiani invece dei professionisti. A Siena non accadrebbe mai. Bravo.</strong> Hai detto Siena e pensi che gli altri siano sintonizzati tutti sul monte Alxanda dove Minucci sta catechizzando <strong>Marko Jaric</strong> guardando nei suoi occhi per vedere se gli è rimasta la cattiveria bolognese, quella dei giorni <span id="more-2062"></span>dove odiava davvero tutti, ma proprio tutti e non sorrideva mai. Qui si accolgono a braccia aperte personaggi che andrebbero interrogati sulla ruota infuocata nella Plaza Nueva dove <strong>bruciavano eretici</strong> e il Peterson che crede alle promesse del <strong>trentaduenne Greer</strong>, bocciato altrove e non certo per cattiva predisposizione di chi lo pagava molto più che <strong>a Napoli dove incantò davvero</strong>, farebbe bene ad essere cauto. Prima di pagellare il girone di andata,<strong> uno zero prosecco al geniale</strong> <strong>arbitro Facchini</strong>, che la santona del basket ce lo protegga, che le leggi degli arbitri lo facciano andare avanti almeno fino all’eta di Peterson, per <strong>il fallo tecnico fischiato contro Banchi</strong>, vice di Pianigiani, per essersi alzato dalla panchina, dopo avvertimento, questo è vero, <strong>cercando di richiamare l’attenzione di Kaukenas che non faceva la difesa</strong> <strong>giusta</strong>. Confondere un allenatore nel pieno delle sue funzioni con un agitatore è molto lontano dall’isola del sorriso dove <strong>Tiziano Zancanella</strong> vorrebbe servirci i suoi famosi tramezzini.</p>
<p><strong>Dunque i voti alla quindicina</strong>.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">SIENA:</span> voto 10  </strong>E ti pareva. Sono bravi quando costruiscono, scelgono, quando hanno sventure gravissime come l’incidente a McCalebb, come la grana Moss, quando prevedono il futuro, quando lavorano sul campo e sentono che il muro societario terrà anche se ci dovesse essere bufera. Una domanda a Michelori che in estate rifiutò la nazionale spiegando che voleva allungare la sua carriera: Ress e Carraretto che in estate sono stati con Azzurra vanno sempre meglio.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">MILANO</span></strong><span style="text-decoration: underline;">:</span> <strong>voto 6</strong> con Bucchi, <strong>voto 7 e mezzo</strong> con Peterson. Con il primo freno a mano tirato, gente insicura, squadra sfortunata, per la verità come tante altre, come chi l’ha eliminata dall’Europa, tipo Valencia, come chi l’ha fatta maledire dal presidente senza passato, ma con capacità di lettura delle facce e degli stili. Bucchi è bravo come molti dei nostri allenatori, ma, ripetiamo, Milano, Roma e la stessa Bologna hanno bisogno del tipo speciale e Peterson lo è ancora.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">CANTU’:</span> voto 7.5   </strong>Pesa su tutto la sconfitta di Varese, ma anche l’incidente a Markoishvili, il regalo alla Virtus nella prima giornata, qualche partita giocata da separati nella casa difensiva. Certo il piazzamento e certe vittorie dicono che il sole della Brianza e del Cantuki scalda in maniera diversa cuori che sembravano esauriti, rivitalizzano gente come Marconato o Mian.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONTEGRANARO:</span></strong> <strong>voto 8   </strong>Arrivare al quarto posto dopo la burrasca fra quarta e decima giornata è stato un capolavoro. Monsignor Pillastrini sa davvero usare bene il suo vocione e il suo copione.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">BOLOGNA</span></strong><strong>: voto 7,5</strong> alla squadra, <strong>voto 8</strong> a Lino Lardo. Sposare progetti arditi è da artisti liguri, scalare montagne scivolose è da rocciatori arditi, sorridere un po’ meno del proprietario, che vedi sempre in primo piano quando gioca la Canadian, ma anche quando non gioca, potrebbe servire a stare in pista quando ci si vanta pericolosamente di essere davanti a chi spende molto di più. Bologna e i suoi 8000 fissi, forse, la vedono in maniera diversa anche se veder crescere giovani talenti elettrizza.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">BIELLA:</span> voto 7 </strong>Allenatore esordiente spirito combattente, bellissime cose, strane cose, pessime cose. Gioventù balenga, ma il mondo Angelico ci rende sempre curiosi anche se non siamo di quelli che ballano con Atripaldi.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">AVELLINO:</span> voto 8   </strong>Vitucci e Tonino Zorzi hanno cavalcato un liocorno, lo hanno tenuto nel mondo che conta quando potevano andare sul Brenta a bere insieme e mandare tutti in mona. Bel lavoro da completare in Coppa Italia affrontando Peterson e i suoi licaoni?</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">PESARO:</span> voto 6.5    </strong>Ritrovato l’entusiamo, l’assetto societario giusto, tenendo lontano il barracuda fighetto che è in troppi critici dal moscone, pensavamo che le cose potessero andare meglio. La squadra gioca bene, ma non difende bene. La squadra lotta spesso, ma non sempre.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">CASERTA:</span> voto 6</strong>   Stare ancora insieme, come squadra, con il presidente che se ne va nei giorni in cui la lava delle sconfitte pietrifica la pezza delle noci, resistere sentendo che soldi non ce ne sono più tanti è stato importanate e il girone di ritorno sarà quello della rimonta playoff. Ammesso che non arrivi lava da altri vulcani societari.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">VARESE:</span> voto 6</strong>   Bellissima nella freschezza dell’avvio, bellissima fino a quando i giocatori non hanno cominciato a rimpersi e le comari dei giardini non hanno intaccato la saldezza del consorzio che sa di buono, che sa di futuro convertibile. Recalcati è il suo genio felino.</p>
<p><strong>11 <span style="text-decoration: underline;">CREMONA:</span> voto 6</strong>    Crediamo in Mahoric, ma devono aiutarlo ancora un po’ perché, se hai la panchina corta, resti asfissiato.</p>
<p><strong>12<span style="text-decoration: underline;"> ROMA:</span> voto 3  </strong>  Giocatori da mettere in quarantena, meglio ragazzi della cantera, meglio non pensare allo spreco di talento e di denaro. Boniciolli ha pagato la sua voglia di stimolare con iperboli gente che non salterebbe verso il vuoto neppure se fosse sopra un sasso di magnesio alto un centimetro.</p>
<p><strong>13 <span style="text-decoration: underline;">SASSARI: voto</span> 7.5  </strong>Grande Sacchetti, padre e figlio, grande sforzo e il miglior regista del campionato. Peccato che Diener sia spesso dal fisioterapista.</p>
<p><strong>14 <span style="text-decoration: underline;">TREVISO: voto</span> 3  </strong>Rovinare tutto andando dietro alla bava di certi giocatori, giovani o veterani conta poco, è davvero poco benettoniano. Una volta Buzzavo spegneva le luci, faceva piangere qualcuno, ma nessuno girava a cinque metri da un blocco.</p>
<p><strong>15<span style="text-decoration: underline;"> BRINDISI: voto</span> 5.5  </strong>Doveva sorprenderci e invece è rimasta sorpresa. Con Bechi sembra aver trovato la presa per elettrizzare un bellissimo ambiente. Vedremo.</p>
<p><strong>16<span style="text-decoration: underline;"> TERAMO: voto</span> 5 </strong>  Niente trippa per i gatti d’Abruzzo. Peccato davvero per la caduta di Capobianco, per la caduta di una società che ha dentro energia e sani principi. Forse non si salverà, ma per il futuro siamo ottimisti perché crediamo nella dirigenza.</p>
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		<title>Le visioni di Vitali che può piacere solo a Pittis e i tagli della crudele Cremona&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 08:24:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato l’anima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia</span></strong> di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato <strong>l’anima negra</strong> dei nostri uomini di basket che amano il gioco vacanza, che stipendiano giocatori anche nel periodo estivo quando gente che avrebbe bisogno di lavorare duramente sui difetti tecnici, sulle carenze fisiche, va a guadagnare qualche euro per insegnare cose che non sanno a ragazzini che non conoscono i loro difetti e fanno fatica a pagare i loro pregi. <strong>Era una</strong> <strong>massima del professor Aza Nikolic</strong>, benedetto sia il suol nome, per sempre, quando si alzava alle sei del mattino per istruire gli insegnanti dei campi estivi diretti da lui:  &#8220;Non bisogna organizzare per dare alle famiglie la scusa di parcheggiare un ragazzo due o tre settimane, non è serio pensare soltanto al guadagno&#8221;. <strong>Quando lo diceva i più onesti arrossivano, ma</strong> <strong>tiravano avanti, gli altri vanno avanti come adesso</strong>.  Mentre ci avvicianiamo alle <strong>semifinali senza una notte libera</strong>, almeno per le prime tre partite, leggiamo il diario di un allenatore appena trombato, di uno appena lasciato libero senza fare tanto rumore, di uno che vorrebbe stare, ma non sa ancora capire perché a <strong>Bologna, Roma, Avellino, Cremona,</strong> <strong>Varese, Biella</strong> non tutti la pensano alla stessa maniera e, purtroppo, i primi ad essere riconfermati sono gli stessi che dovevano essere presi per il bavero e scaricati dalla <strong>rupe Tarpea. </strong>Per fortuna <strong>resta Scavolini a Pesaro</strong> e speriamo che non gli facciano venire il nervoso<span id="more-1760"></span> come l’ultimo in cordata, quello che ad un certo punto lo voleva trascinare giù nel fondo, dove c’è il metano e non la passione. Dicevamo del <strong>diario di Argo</strong>, un cane da combattimento inventato dalla crudeltà di uno scrittore tedesco che ha ambientato i suoi gialli a <strong>Trieste</strong>. &#8220;Sono fuori di me per la rabbia, i tagli, le frustate bruciano sulla pelle, la droga mi fa impazzire. Odio e sono disperato, umiliato. Ma lui è il mio padrone. Gli obbedisco”. <strong>Pensieri di un cane in una</strong> <strong>vita da cani</strong> che ci vuole rubare <strong>don Aldo Allievi</strong> e questo ci fa urlare di rabbbia come Argo nella notte dove <strong>Cantù ha visto le nuove stelle</strong> <strong>eliminando Bologna. </strong></p>
<p><strong>Fretta di servirvi il rafano col maiale dopo quarti di finale finiti troppo presto</strong> <strong>per almeno tre squadre</strong> che meritavano di andare un po’ più avanti, perché <strong>Treviso </strong>si è fatta eliminare dando l’impressione di avere qualcosa su cui costruire un bel futuro, perché <strong>Montegranaro</strong> si è trovata tutto contro e non certo il carattere da vendere di cui si parla a <strong>Milano</strong> senza sapere di cosa si sta parlando, anche se la cosa non stupisce perché poi sono gli stessi delle porte chiuse, delle corde vocali tagliate a chi vorrebbe mettere sempre un po’ di storia nei racconti e nei vestiti, perché<strong> Roma ha</strong> <strong>scoperto di aver sbagliato tutto</strong> anche nei presunti rinforzi facendosi prendere in giro persino da chi difende <strong>le tristezze dei Datome</strong>, <strong>le crisi</strong> <strong>mistiche dei Crosariol</strong>,<strong> le paure dei Gigli</strong>, <strong>le visioni del Vitali che può</strong> <strong>piacere soltanto ai Pittis</strong>. <strong>Tre buonissimi allenatori alla gogna, </strong>tre società con una idea sbagliata del domani se deve essere costruito sulle macerie di questo campionato. <strong>Cosa dicevamo a Caja quando andò a salvare</strong> <strong>la Cremona che addirittura infierisce su un gentiluomo</strong> <strong>e un grande personaggio come Ario Costa? </strong> Non ha saputo ascoltare, meglio, ha sentito il brusio, ma si era messo in testa che avrebbe salvato i già condannati mentre toglieve le castagne azzurro dal fuoco di Barnaba l’incompreso. Ci è riuscito. Premio? <strong>Grazie e arrivederci</strong>. <strong>Doloroso il non</strong> <strong>rinnovo di Avellino a Pancotto</strong>, ma le cose vanno così quando c’è l’opzione giusta e allora si capiscono, magari, anche tanti altri divorzi che hanno fatto rizzare il pelo a chi deve pettinerselo ogni mattino sullo stomaco. <strong>Sulla serie Cantù-Bologna, ammettiamolo, ci siamo divertiti tutti più che in</strong> <strong>ogni altra sfida</strong>. Allenatori freschi e interessanti, qualche buon giocatore portato alla vita nova, le solite scoperte che lasciano aperto il canile per quelli che, non avendo mai imbroccato un giocatore, mai visto più in là del loro nasino all’insù, bagnato dagli umori del tiro da tre punti, si sono visti riconfermare nelle cariche e nelle discariche. Ci consoliamo sentendo che <strong>Udine</strong> avrà una Polisportiva seria e una serie di impianti sportivi veri dove anche il basket potrà rifiorire. Alleluia. Consiglio non richiesto: se avessimo come allenatori <strong>Boniciolli, Bechi, Lardo, Repesa, Dalmonte, Frates</strong>, andremmo dirittti verso il rinnovo per partire da una base più seria, per essere sicuri di non aver sprecato altro tempo <strong>inseguendo</strong> <strong>Siena.</strong></p>
<p><strong>Voce nella notte delle semifinali che si giocano rigorosamente in orario</strong> <strong>proibito per i giornali</strong>, in giorni dove si tiene conto soltanto dei commercianti, che devono essere l’unica fonte di risorsa negli incassi del Paese critico e un po’ cretino. <strong>Premio dell’anno al solito Sabatini</strong> che vendeva i biglietti per la partita contro Siena sapendo che<strong> l’orso di Cantù</strong> era difficile da stanare con giocatori sfiniti, zoppi, confusi da troppa gramigna senza salsicce. Sabatini e la settimana bolognese dei giovani che dovrebbe essere il teatro per una festa di tutti, non solo dei ragazzi sul campo. Quando organizza, inventa gli vogliono tutti bene e sarà per questo che viene perdonato quando, invece, va oltre il metanifero. Dicevamo delle <strong>semifinali: una è scritta e Cantù fa bene a pensare già al domani</strong>, anche se tenersi il poco veleno rimasto per la terza partita contro Siena è un buon segno; <strong>l’altra promette di essere lunga</strong>, ma sulle debolezze caratteriali di<strong> Caserta</strong>, misurata e pesata in Coppa Italia, in certe partite perdute nel <strong>PalaMaggiò</strong>, facevano conto anche i soloni, tipo <strong>il Peterson</strong> che ti dà favorito e poi ti accompagna sorridendo anche alla garrota come un franchista mascherato, tipo noi che pensavamo almeno ad un tre a due perché non ci eravamo messi la cera nelle orecchie come doveva fare <strong>Matteo</strong> M<strong>att Boniciolli</strong> mentre intorno dicevano che qualcosa stava rifiorendo dove avevano tagliato le radici a troppe cose logiche. <strong>Bucchi ci</strong> <strong>dice che Milano ha carattere da vendere</strong>. Verificheremo tutti insieme, i primi a capirlo dovrebbero essere i latitanti delle tribune nella speranza che sia almeno ripulito l’unico campo con aria condizionata, <strong>il Forum di Assago</strong>, pensate un po’ dove può andare il basket italiano che cerca gli stessi consensi del calcio per l’Europa e rischia di prendersi in faccia le medesime ortiche anche se ha messo a dirigere il comitato uno che, giustamente, andava bene a Cinecittà e, forse, del basket non conosce molto più di quello che <strong>ci raccontano con ellissi profonde i ragazzi di Sky</strong>. Caldo e granite per notti magiche. Ci vuole la calma dei forti pur avendo scoperto da tempo che <strong>questa Montepaschi da quarto titolo ha qualcosa in meno delle altre che l’hanno preceduta al Pantheon</strong> <strong>della gloria</strong> perché i santi non esistono e allora bisogna convivere anche con chi tende a peccare perché non ha più fame.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Milano sarà anche criticabile, ma Treviso fa ridere e Biella è finita giù nel fosso&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 14:52:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline"><em>OSCAR ELENI</em> dal borgo medioevale di Compiano, quello in provincia di Parma, non di Treviso o Reggio Emilia, città che col basket litigano</span></strong>, quel paese dove hanno sopportato una signoria come quella dei Landi per oltre 400 anni dopo i <strong>Malaspina,</strong> quella dei <strong>Visconti,</strong> quella che fece del Castello una prigione per carbonari, ma anche la capitale del territorio libero della <strong>Valtaro,</strong> perché la nostra meta è fra <strong>Borgotaro e</strong> <strong>Bedonia</strong>. Compiano per nostalgia di vite precedenti perché se avete pazienza troverete il Museo degli Orsanti, i girovaghi dell&#8217;Ottocento che andavano per l’Europa con orsi e scimmie ammaestrati a fare danze e pirolette. Troverete, in<strong> Compiano</strong>, alla fine di questo mese anche una esposizione di opere dell’artigianato <strong>dedicate alla figura dell’orso</strong>, mentre nelle strade i teatranti faranno sorridere i più tristi con<strong> burattini e tacabanda</strong>, nella speranza che non ci trattengano come orsi ammaestrati quali ci rifiutiamo d&#8217;essere da sempre, anche se appare difficile dimostrarlo, soprattutto adesso che si parla al vento, voce nella valle del Taro senza un eco, perché la compagnia di Barnabò, che domina le feste di questo secolo, ha ben altro a cui pensare e dei nostalgici rompiglioni si fa volentieri a meno. <strong>Nell’ultima scivolata a valle ci è stato detto che eravamo davvero illeggibili ed incomprensibili. Forse era meglio</strong> <strong>dire noiosi</strong>. Pazienza. Succede se invecchi con rabbia e le ciglia diventano più bianche in un Paese che non è più il tuo, non soltanto sportivamente parlando, senza mettersi in ginocchio ascoltando musiche lontane. Come diceva l’avvocato <strong>Washington in Filadelfia</strong> mentre difendeva l’ammalato di Aids? Spiegami le cose come se avessi sei anni. Va bene. <strong>L’orso e gli orsanti applaudono</strong>.<span id="more-1737"></span></p>
<p><strong>Perché tutti tifavamo per il Partizan a Parigi? </strong>Perché quel modo di reclutare giocatori, allevarli, quel bilancio da 3 milioni di euro per chi porta in tribuna anche 22 mila spettatori, sembrano una strada giusta, percorribile anche in Italia. Non lo fanno, non sanno farlo i vecchi, figurarsi questi che per diventare dirigenti <strong>devono leggere il manuale del perfetto idiota</strong> inventato da qualche borosauro federale convinto che i giocatori crescano sugli alberi, indeciso sul fatto se sia più importante conoscere la casistica dei regolamenti astrusi o la parte essenziale dei fondamentali di un gioco che diventa semplice se lo sai insegnare senza lo schema corna. <strong>Perché Siena ha</strong> <strong>già in mente la squadra che tenterà di vincere il quinto scudetto consecutivo,</strong> per il quarto nessun problema come potrebbero dirvi gli allenatori delle famose &#8220;seconde&#8221; in tutto, mentre gli altri grufolano cercando di essere porci con le ali o, almeno, con il pelo come hanno scoperto i vetertani australiani? Perché ha il vantaggio di sapere cosa cerca per se stessa, per il suo allenatore, per un pubblico che smania per l’Europa e <strong>considera lo scudetto una ribollita</strong> con un sapore che diventa sempre meno gradedvole, anche se piace ancora come la prima volta che te la sei mangiata, anche se hai voglia di caio e pepe, di tavolate lunghe al Mugolone. Senti bene orsante col piffero ma cosa ti hanno fatto <strong>questi dell’Armani</strong> che ora pensano al succedaneo Monroe per la volata finale da fare quasi in prima fila? Niente, ma è proprio questo il problema. Non esiste contatto con questo nuovo che avanza perché è una minestrina con pasta glutinata, roba da sacrestie. Hanno giocatori con anima e huevos, ma sono appena tollerati perché hanno salvato la faccia di <strong>Proli, lo sceriffo di Modena</strong> che va a caccia di <strong>tutti i Robin con scarpette rosse</strong>, e del <strong>Bucchi</strong>, <strong>maestrino dalla penna blu che sembra avere soltanto la rabbia del rancore, spaventato dalle critiche come capita a chi</strong> <strong>è troppo permaloso</strong> per considerarsi uno dei tanti discreti allenatori di questa scuola, ma senza essere diverso o migliore di altri, una cosa che Milano non accetta perché, va ricordato, ci si diverte con i <strong>Rubini e i Peterson</strong>, non con i bravi artigiani del borgo. Non ci convinci perché poi questi arrivano proprio dietro a Siena e magari ancora alla finale. Certo che non siamo convincenti e neppure imparziali. Non è colpa del bilancio esagerato e sprecato, non è colpa loro se tutto quello che fanno sembra adatto a qualcosa che è al di là e oltre il giardino del Partizan o del Montepaschi. Insomma a loro piace la musica alta perché uno non possa scambiare un parere con il vicino di sedia, <strong>a loro piace tutto quello che a noi</strong> <strong>non è mai piaciuto</strong> <strong>neppure quando Milano era quella degli scudetti</strong>, quella che fece innamorare, lo sospettiamo, anche se ora non ne siamo più sicuri, il <strong>Giorgio Armani</strong> che poi decise di entrare in proprio nella gestione, fortunatamente per una città matrigna dove non puoi neppure organizzare una finale del campionato di rugby, dove <strong>tutto quello che non è calcio diventa carne da macello.</strong></p>
<p><strong>Te la prendi adesso che hanno spezzato le reni alla Montegranaro esaurita</strong> <strong>dalle frittelle con miele che piacciano agli orsi prima del letargo?</strong> Proprio adesso perché se non pensano al domani in maniera convincente saranno sempre davanti agli allenamenti in coppa del dolce Livio e al fronton pelotero del campionato dove si rimbalza per finire nella cesta senese. Va bene, allora passiamo oltre. <strong>Bologna, già cosa dire di Bologna</strong>? Che non la sentiamo più come vera città dove andare anche soltanto per fare quattro risate. <strong>Certo c’è il Commissario P., c’è Lorenzaccio in esilio dalla sua</strong> <strong>ironia, sfinito dall’imbecillità del contorno</strong>, <strong>c’è Ugo</strong>, <strong>ci sono</strong> <strong>Willy e Sarcastico Pellacani</strong>, ci sono tanti bei ricordi, ma non esiste più sintonia dopo aver visto andare sulla grat anche <strong>Lino Lardo</strong> che ora capirà perché non si va mai in certi posti accettando di essere pagati meno di certi giocatori. <strong>Vi dice niente il fatto che Proli e Sabatini siano spesso sulla</strong> <strong>stessa lunghezza d’onda?</strong> Sì, però, la giovanile Virtus al carnevale di Piombino si è bevuta Siena nel classico per tornei con ragazzi di nuova generazione. Voi dite che Consolini resisterà ancora se, per caso, dovesse diventare più popolare di chi lo paga? Vai avanti con le cose semplici. <strong>Il Gallo che non può curarsi la schiena e giocare per la Nazionale? Una dolorosa</strong> <strong>perdita</strong> perché avremmo rinunciato alle conferenze nel cinema del foro Italico con <strong>Bargnani e Belinelli</strong> per sentire invece qualcosa di meno stucchevole dal Gengis Gallo che gira per<strong> New York</strong> <strong>su una</strong> <strong>carrozza trascinata da topolini</strong> ciechi.</p>
<p><strong>Te la prendi con Proli e Milano e poi fai finta che Atripaldi non sia finito nel fosso con la stessa Biella che l’anno scorso meritava la finale? </strong>Non è vero che facciamo finta di niente, ma se le scuse di Milano valgono, allora ha ragione anche <strong>il presidente dell’Angelico</strong> a chiedere pietà al campo nell’ultima sfida senza domani, anche se ci dispiace che sia <strong>tutto finito con Bechi</strong> che forse non ha mai sentito la fiducia di chi ama poco il ruvido livornese di certe decisioni. <strong>Milano sarà criticabile, ma Treviso fa ridere</strong>, o magari piangere, adesso che tutti urlano per avere una piazza dove alzare il capestro? Disastri mentali di chi pensa di risolvere le cose cacciando tutti. Non si rifanno le squadre ogni anno e agli allenatori si deve dare il tempo di lavorare: noi i Vujosevic li mandiamo via. Come si può giudicare <strong>la nuova infornata di stranieri?</strong> Come l’uva andata male in un campionato dove <strong>la legge di Stonerook e Sato vale sempre</strong>, dove un <strong>Childress </strong>può ancora dare lezioni magistrali a 37 anni, dove un <strong>Bianchini </strong>lo prendono come assistente nel settore femminile al Geas, ma non lo ascoltano là dove avrebbero più bisogno di personaggi che ancora hanno dentro qualcosa da raccontare o da dire agli orsanti del sistema.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Voti tacabanda</span></strong>:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Luca BASILE</span></strong> che ci ricorda come dovrebbe essere un giocatore di scuola italiana allevato fra le zolle, che ha finalmente la sua coppa da esibire, che ha una storia bellissima che non dovrebbe finire perché dentro non è vecchio e non è storto come tanti suoi ex compagni in azzurro a Sydney, quelli che diedero un calcio alla gloria e alla vita per fare i finti ribelli golosi. E’ l’unico italiano in gloria europea. Teniamocelo caro.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">al professor CHILDRESS</span></strong> che in Italia, dovunque abbia giocato, sarà ricordato come uno dei grandissimi artisti del gioco: anche quando i tempi di recupero diventano difficili lui non dimentica l’arte.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">all’ ULEB</span></strong>, la Lega europea non ha risparmiato sulla fantasia organizzando le finali di Parigi e quelle copie del trofeo consegnate ai vincitori sono stato un tocco di classe in più, ma perché stupirsi che certe cose fioriscano in Spagna? Avete visto i famosi calciatori del Barca in tribuna a Bercy ? Canotta e semplicità. Avete visto i salti del presidente Laporta che nel giorno in cui i suoi fenomeni del calcio sbatterono sul muro interista non fece una piega perché sedeva di fianco a Moratti e aveva il dovere di essere diverso dal tifoso visto a Parigi. Da noi quando succederà una cosa del genere? No, non è la malattia della pietra per tutto quello che è bello soltanto altrove.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al presidente ERCOLINO</span></strong> per come ha cercato di proteggere i suoi due americani che sono andati vicino all’arresto. In America se Gallinari, Bargnani, Belinelli, se uno spagnolo, uno slavo, ma anche un americano avessero avuto una esperienza del genere si sarebbero trovato con le manette e senza sostegno. La difesa dei “ figli” va premiata perché ci aiuta a capire meglio chi siamo e dove andiamo. Ironia? Anche.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Valter SCAVOLINI</span></strong> che ha battuto i pugni sul tavolo nello stesso momento in cui ha capito che a Pesaro si stava creando una situazione dove l’unico a dover sempre pagare era lui. Costruire una nuova Pesaro non dovrebbe essere tanto difficile: basta avere i mezzi per sostenere un progetto che copi in tutto quello che è stata la società nei tempi degli scudetti, delle Coppe, della gestione unica di chi pagava e parlava certo meno di un Palazzetti da cui fu rilevata la società.</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al Topone Piero PASINI</span></strong> esonerato nelle minors dalla signora Somma perché con la sua storia alle spalle non si può cadere in pieno playoff facendosi congedare da un comunicato che dice tutto, ma, purtroppo, non dice nulla.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla TORINO del basket</span></strong> se non si ribella dopo la figuraccia di Parigi dove aspettavano qualcuno degli organizzatori della finale di Eurolega del 2011 assegnato alla città prima di sapere del disatro Juventus, prima ancora che il museo egizio diventasse la sede dove nascondersi per non andare a firmare un contratto che dovrebbe essere valido anche se sono cambiate le teste politiche.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a PIANIGIANI</span></strong> se non chiarisce subito questa situazione degli allenatori per le squadre giovanili azzurre che dovranno crescere seguendo gli stessi principi della squadra che dovra ridarci la dignità europea. Questa tensione che nasce nel solito covo non può andare bene. Si faccia chierezza pubblica e a dire le cose come stanno non deve essere solo il cittì.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al SABATINI</span></strong> che deve pensare una notte prima di decidere sul destino del suo allenatore Lardo colpevole di non aver perso con uno scarto sufficiente per farsi scavalcare in classifica da Roma, in modo da mandare la squadra di Toti nel girone infernale di Siena. Capite a che punto siamo. Il Montepaschi da affrontare soltanto alla fine per potersela raccontare. Questo hanno fatto le rivali dei campioni.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ai DUBBIOSI</span></strong> che ancora si domandavano come facessero i greci in grave crisi a riempire le tribune del palazzo di Bercy a Parigi? Non era soltanto la passione del basket, era Parigi. In certi paesi, forse anche il nostro, la crisi si sente, ma non si vede mai fino a quando ci tocca la cicoria.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">agli ARBITRI</span></strong> che continuano nella caccia al Tola e alle facce di tola dimenticando che l’entrata nella fase critica porta già tensione. Certo poi se siamo così fragili e deboli capita di vedere relegato Facchini alla finale europea del terzo posto per lasciare spazio a gente che si è dimostrata davvero incapace, ma questo Brazauskas chi lo sostiene e protegge? Non diteci Minucci.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le cadute sul ghiaccio di Carolina, le cadute di stile verso l’angelica Kostner del presidente Petrucci, il numero uno del Coni che, come sappiamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=h" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Qualche buona notizia anche magari c&#8217;è&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi &#8220;soddisfatto&#8221; per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.justnapoli.it/wp-content/uploads/2008/05/piero_bucchi_primopiano.jpg" alt="" width="178" height="200" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe</strong></span> <span style="text-decoration: underline"><strong>parole, comportamenti e musi da mona</strong></span>. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al <strong>Piero Bucchi &#8220;</strong>soddisfatto&#8221; per aver visto <strong>Milano</strong> costringere <strong>Avellino</strong> a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché <strong>Siena</strong>, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: <strong>&#8220;Basta</strong> <strong>figuracce&#8221;.</strong> Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di <strong>Miracolo a Milano</strong>. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il Cska aveva deciso di far andare fuori di testa il <strong>Messina </strong>che ora vive l’incubo Barca. <strong>Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della Coppa Italia ha avuto</strong>, più o meno,<strong> lo stesso</strong> <strong>pubblico del derby di serie B</strong>, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, <strong>fra Ozzano e Fortitudo</strong>. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano <strong>16 mila persone sulle tribune a Bilbao</strong>, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino <strong>il re Juan Carlos e sua</strong> <strong>moglie Sofia</strong>, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e <strong>Fran</strong> <strong>Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. </strong>Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della <strong>Lega italiana</strong> la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la <strong>Virtus</strong> a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: <strong>se </strong>con loro <strong>perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto</strong>. Insomma una notte da <strong>Minnesota</strong> Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo.<strong> Pianigiani</strong> fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega<span id="more-1605"></span> perché avrà poi tutto il tempo per fasciarsi la testa quando verranno i giorni di Azzurra con o <strong>senza Eze.</strong> Lui non avrà i pretoriani delle stagioni da record. <strong>Non esiste pietra che possa</strong> <strong>regalargli uno come Stonerook</strong> a cui tutti danno spazio perché possa tirare, a cui tutti dicono sì, sei bravo, ma le stelle sono altre, il leone che ti sbrana senza mai fare una piega anche se provi a morsicarlo tu che sei la gazzella. <strong>Non era la miglior Siena</strong>, stanca, con infortuni seri da guarire, la testa altrove, eppure erano sberle per tutti. Certo se i campioni fanno due punti in cinque minuti, come contro<strong> Biella</strong> e non riesci a staccarli allora fuori i fazzoletti bianchi da rubare a <strong>quelli che a San Siro hanno creduto davvero</strong> <strong>all’imboscata per il povero</strong>, povero?, <strong>Mourinho</strong>. La Virtus è stata bravissima: un allenatore come<strong> Lardo</strong> vale la pena di essere seguito, ha dentro la cattiveria giusta per fingere di avere soltanto guanti di velluto, poi sa stare sul palcoscenico, sa truccare le carte anche se le briscole sono tutte dall’altra parte.<strong> Capolavoro contro Caserta, attacco mirato al cuore di Avellino dove era facile trovare le debolezze</strong> anche se intorno c’erano tifosi ululanti. Nella finale hanno retto bene quelli che nelle Vu nere sono cresciuti come <strong>Koponen</strong>, quelli che avevano qualcosa da far sapere a Siena come<strong> Moss</strong>, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire Sato nella rifondazione di una squadra che punta al quarto scudetto consecutivo dopo il paso doble con la coppa.<strong> Koponen ringrazierà Zorzi e Bonicolli?</strong> Ringrazierà Lino Lardo che lo tiene lontano dalle psicodebolezze di <strong>Collins</strong>, insegnandogli una strada che il ragazzo finlandese pensa sia diretta alla Nba. Certo lui fa i passi misurati e non vorremmo trovarci a<strong> Toronto</strong> adesso che non hanno quasi più spazio per <strong>Belinelli</strong>.</p>
<p><strong>Care pietre dell’India misteriosa</strong> dove, abbiamo scoperto, truccano col veleno anche il benedetto curry, spiegateci bene le foto di Bilbao dove, fra i campioni, spuntano i ragazzini della Juventut Badalona vincitori del trofeo giovanile. Noi abbiamo diviso tutto. Per i mille, che hanno invaso Bologna, delle brevi, dei ricordini, mentre la Virtus, fra gli under 17, misurava il progetto Armani sui giovani:<strong> 85-49!</strong> Avellino e la sirena dei soliti noti, l’Irpinia e quel canto melenso per far diventare oro quelle che erano foglioline di menta. Compagnia di giro con il complesso di farsi voler bene da tutti: noi sì che amiamo il basket, lasciate perdedre i vecchi bavosi, i babbioni che pensano al passato, veniteci dietro, ascoltate i nostri messaggi, leggete avidamente quelle cifre che sono il sale della vita sportiva, <strong>un sale</strong> <strong>dell’Himalaya</strong> che serve per tutte le pietanze perché non abbiamo niente più delle bistecche di tofu da proporvi. Il male è nel cinismo di chi non capisce che Ercolino si illude se pensa di avere la coppa Italia anche nel 2011. <strong>Adesso ci penserà la Lega. Già, ma quale Lega?</strong> Quella dove l’onda<strong> Sabatini</strong> ha già messo sotto l’acqua il povero<strong> Renzi</strong>? Alla Virtus hanno altri pensieri, vi diranno, forse è così se pensano che per una eventuale presenza nell’Eurocup, a cui avranno diritto visto che Siena sarà in Eurolega sicuramente, ci penseranno. Speriamo sia soltanto perché sperano di essere nella coppa maggiore il prossimo anno.La provincia esclude. <strong>Torna il campionato</strong>, lo sappiamo tutti, ma non ne abbiamo trovato notizia, almeno<strong> il calendario</strong>, <strong>sulla Gazza dei coriandoli dove fingono di essere addolorati nell’anniversario della morte di Candido</strong> <strong>Cannavò</strong>, un dolore finto perché per mostrare quello vero bastava continuare seguendo l’idea che ci sono tante cose da dire e da scoprire nello sport senza andare a cercare tra lenzuola e venditori di condom. Ci sarà tempo.</p>
<p><strong>Telefonata in Turchia per sapere da Tanjevic</strong> come fanno a tenerlo ancora. Telefonata di qualche settimana fa. Lui, ridendo come cavallo, spiegava di essersi mimetizzato bene nella torre di Galata, <strong>favorito del</strong> <strong>Topkapi.</strong> Abbiamo provato a dimenticarlo, anche se appare impossibile avendo intorno tutti questi caporali maggiori , abbiamo provato a considerarlo reponsabile di tutti i mali dei suoi allievi, anche in quelli che fingono di non riconoscersi in lui, ma era impossibile. Certo capisci meglio Boniciolli se trovi un bell’articolo del <strong>Marrese &#8220;rubato&#8221; al basket dalla gloria di</strong> <strong>Repubblica </strong>e dei suoi settimanali d’oro, quando ci spiega che <strong>Trieste,</strong> stranamente, è la città dove si vive meglio in Italia, ma è anche quella con il maggior numero di suicidi. Ecco svelato l’arcano, ecco perché l’allenatore di Roma vive così male certe esperienze e non soltanto perché adesso <strong>Gino Natali</strong> è tornato nelle grazie presidenziali e già si occupa di mercato ombroso, <strong>come dice il Romanista</strong>. Comunque sia mentre ascoltavamo la radio castigliana che spiegava quello che sapevano già tutti, cioè che fra il Barcellona e le altre d’ Europa e quindi di Spagna, ci sono distanze enormi, <strong>mentre pensavamo a Siena e alla sua Coppa, a Pianigiani e alle sue caramelle al miele, </strong>nello stesso attimo in cui ci domandavamo se il Real avvelenato sfogherà tutto sui nostri campioni incerottati e spremuti mentalmente da questa dedizione assoluto alla vittoria, stanchi, ma felici, ecco la notizia della notte trovata su Internet mentre cercavamo di capire perché<strong> l’Italia degli sport invernali</strong>, ma non solo quella, sbatteva le alucce su piste con troppo sole o troppa ombra, su sci, larghi o sottili, mal sciolinati, su giudici infami, su tutto quello che è <strong>Italian style</strong>, tipo le sceneggiate nel calcio dove si spiega bene perché in questo Paese la caccia va sempre fatta sparandosi sui piedi, dando all’arbitro tutte le colpe, prendendo gli allenatori e buttandoli dalla rupe, salvando i giocatori perché, si sa, quelli sono patrimonio, insomma in questa fase rem ecco la notizia: <strong>Boscia si alimenta bene mandando al diavolo il suo nemico Ataman</strong>, che si trova intrappolato nella battaglia contro il ramo slavo della squadra, poi si prende anche la coppa di Turchia. Magra consolazione, ma almeno qualcosa in tasca, lui, è riuscito a metterselo.</p>
<p><strong>Notizia della settimana: Saturnino Niccolai, l’uomo che viveva fra le stelle</strong> <strong>come diceva il principe Rubini</strong>,<strong> si ritira dalla scena a 41 anni.</strong> Lo abbiamo amato alla follia. Lo avremmo voluto in tutte le nostre squadre preferite pur sapendo che, molte volte, non lo avremmo trovato in spogliatoio perché si era perso da qualche parte. Speriamo resti nell’ambiente, speriamo continui con i suoi camp per i giovani. Speriamo che non si avvicini troppo presto al fuoco del nuovo mondo.<strong> Altra bella notizia: Torino ha avuto</strong> <strong>la finale di Eurolega</strong>. Vogliamo portarla una squadra di serie A nella città che più di altre meriterebbe di rubare la scena al povero calcio? Inventatevi qualcosa, ma, per carità, non ditelo in giro dove ci sono avvocati e aiutanti stilisti, dove ci sono maghi della economia al nero di seppia. A proposito di Torino doveva essere un grande del nostro basket, <strong>il Caglieris</strong> <strong>delle meraviglie virtussine</strong>, in maglia azzurra, il regista delle battaglie più belle nella storia a spicchi, a dire finalmente la verità ai finti riformatori dello sport nella scuola: “ con due ore di lezione che tipo di sport puoi fare? Vaglielo a spiegare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>prima che salti di nuovo la luce fra le pietre rosse:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline"> a Shaun STONEROOK</span></strong> per come ha vissuto i suoi 9 anni italiani, per il rimpianto che abbiamo sapendo che non è mai stato con la nazionale per colpa sua, ma anche dell’invidia, delle piccole battaglie sull’uscio di casa dimenticando il resto. Perché con la nazionale italiana? Perché ci ha dato molto, ma è questo basket che lo ha rivelato nella dimensione europea.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Lino LARDO</span></strong> per come è arrivato alle finali di coppa Italia, per come ha presentato la Virtus che gioca bene anche dovendo sopportare giocatori che non fanno quasi mai quello che ti aspetti, o troppo timidi o troppo scarsi. Capolavoro.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ai MILLE </span>della festa basket</strong> organizzata a Bologna dalla banda Sabatini che intanto si sdoppiava ad Avellino ricevendo in regalo il coro di tribune che lo considerano un uomo non davvero d’oro. Sono soddisfazioni, quelle di Bologna, sono tasse da pagare alla stupidità delle curve che tifano sempre contro qualcuno, mai per i loro galletti, quelle del tormento vicino ai tunnel di uscita.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a MOMENTO BASKET</span></strong>, una rubrica che trovi soltanto a Roma sul giornale della sera, perché da un po’ di tempo il Pasquino che ascolta i belati, i lamenti, i rutti federali, poi li racconta, smascherando chi pensava di navigare sotto il livello dell’acqua, pronto ad azzannare le gambone di Meneghin. Aggiunngiamo comptenza ed affetto per il gioco e domandiamoci perché si deve leggere soltanto a Roma accidenti.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">ai MATURI BASKETTARI</span></strong> pronti al grande raduno di aprile in Castrocaro, pronti ad affidarsi al Raffoni che quando organizava la coppa Italia a Forlì non aveva bisogno di finti sostenitori per essere onorato nerlla giusta maniera.</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Matteo BONICOLLI</span></strong> se prima di aver rimesso davvero a posto la Lottomatica, se prima di aver capito se sarà ancora lui l’uomo per Toti, adesso che i ser biss capitolini sono tornati a sibilare, nominerà ancora Siena per farci sapere che è attaccabile, sì se hai tutte le palle e le rotelle a posto come diceva Lardo, che non deve essere guardata con complesso d’inferiorità come ha detto bene Frates. Lasci perdere e non tiri fuori per lo sfortunato Datome, ma quante volte si fa male?, quante partite vere ha giocato per Roma?, la storia che è assurdo lavorare per poi dare un giocatore a Siena. Se il Montepaschi ci avesse creduto non sarebbe mai andato via dalla conchiglia della piazza.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al FESTIVAL</span></strong> <strong>cinematrografico di Berlino</strong> che ha premiato il film Miele, pellicola turca, senza rendersi conto che l’arnia padronale dove il miele scorre davvero è quella di un basket permaloso e mai autocritico che s’illumina d’incenso anche quando i giocatori si grattano los marones.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla PEPSI CASERTA</span></strong> per essersi sciolta nel momento in cui la sua gente voleva il massimo: succede se non ti accorgi che i troppi complimenti mandano in paranoia i ragazzi fragili. Fate conto delle copertine colorate, andate a vedere cosa è successo dopo. Soltanto dei grandi flop. E la colpa, badate bene, non è delle copertine, ma del turibolo che arriva sulla testa degli interessati.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al mitico e sempre mite ARIO COSTA</span> </strong>che si è appoggiato con troppa foga sulla porta dello spogliatoio degli arbitri dove si proteggeva il pettirosso che ha fischiato e deciso una partita drammatica come quella fra Cremona e Ferrara, brutta e forse decisiva, per una venialità. Loro, gli arbitri, sono fatti così: il basket lo inventano come più gli piace e ad Avellino abbiamo visto cosa vuol dire due pesi e due misure, ma forse Tola non se ne è accorto.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">all’OLIMPIA LUBIANA</span></strong> che per anni abbiamo amato come scuola grandissima del basket europeo, che è sempre stata società di riferimento per chi voleva costruire non avendo grandi mezzi: adesso smobilita, ma speriamo si rimetta presto in gioco, anche se non tutti quelli che ha lasciato andar via erano da prendere in altri posti. Ma, si sa, quando serve compri tutto.</p>
<p><strong>0</strong> <span style="text-decoration: underline">a Piero BUCCHI</span> perché la sua Armani, proprio tutta sua, non convince e non arriva ai bersagli minimi in Europa e in Italia, perché ai tifosi delusi di quella che una volta era la squadra dominante, non puoi dire che assolvi i giocatori per aver fatto segnare pochi punti ad Avellino. Prendersi le responsabilità, non chiuderle fuori dalla porta come se fossero sempre tutti bambini del minibasket. A Rimini lo faceva benissimo, a Napoli pure. Cosa sarà accaduto?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=E" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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		<title>Le pagelle di Oscar e un basket criminale che lascia ai margini Caja e Boniciolli&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 00:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketground.it/public/images/pagine/8963/Caja2003001153813763255.jpg" alt="" width="141" height="225" /></strong></em><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene</strong> <strong>l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato</strong> che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati <strong>colpiti, ma, per ora, non ancora affondati</strong> anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. <strong>Pagelle e pensieri rapidi</strong> perché, anche stando seduti<strong>,</strong> le cicatrici urlano<strong>: </strong></span><strong>10 a Simone PIANIGIANI</strong> per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla <strong>Hawkins</strong> ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. <strong>Roma non credeva a Repesa</strong> quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul <strong>Jaaber </strong>delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. <strong>Milano doveva ripartire</strong> <strong>da questa idea</strong>, altro che cambiare progetto e personale. <strong>9 a Lino LARDO</strong> per come è arrivato al cuore della partita che<strong> ha</strong> <strong>vinto a Teramo con una Virtus</strong> che, se avesse <strong>Collins</strong>, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente<span id="more-1322"></span>, lasciando spazio a tutti quelli che vedono in questa squadra qualcosa d’interessante. Chissà perché ci diverte di più <strong>una Virtus</strong> da combattimento, bella, divertente, piuttosto che tutto il contorno.</p>
<p><strong>8 al meraviglioso ERCOLINO di Avellino</strong> che ha ridato il sorriso ad uno come <strong>Pancotto</strong> che sembrava bastonato dalle ultime stagioni professionali, che alla fine della partita <strong>vinta con la Benetton</strong> pensava al pareggio come giudizio più giusto. Le sue lasagne faranno altri miracoli.</p>
<p><strong>7 al TRINCHIERI</strong> che ha sfidato i fantasmi del passato canturino mettendo nei guai una<strong> Pesaro</strong> dove la gente ha smesso di essere paziente. Grande lui, ma <strong>grandissimo Mian</strong> che agli insulti di chi non lo ha mai amato rispondeva senza mai sbagliare un colpo.</p>
<p><strong>6 a Manero VACIRCA</strong> che nel giorno del tracollo contro<strong> l’ex</strong> <strong>Pillastrini,</strong> osannato dalla gente, è finalmente esploso con la stessa furia di <strong>Cassano</strong>: insieme avevano resistito abbastanza, ora fanno sapere di essere comunque pronti ad andarsene. Non lo facciano. Stanno bene dove sono e daranno felicità anche a chi li disturba.</p>
<p><strong>5 a  Piero BUCCHI</strong> che considera prevenuto chi critica <strong>Finley </strong>come regista. Una permalosità che non ha senso perché se è vero che non esistono tanti costruttori di gioco, se è vero che si può anche costruire qualcosa <strong>senza fosforo in regia</strong>, non si può reagire sempre alla stessa maniera, pensando di essere infallibili dietro alle porte chiuse. <strong>La critica esiste per far migliorare</strong>. Quando <strong>Milano</strong> vinceva anche <strong>McAdoo, Meneghin e D’Antoni</strong> passavano sotto i ponti della <strong>Ghisolfa </strong>per sentirsi dire che non tutto andava bene e <strong>Dan Peterson</strong> non si nascondeva mai dietro a progressi inesistenti. La partita contro <strong>Siena </strong>ha dimostrato che si doveva costruire su quello che era costato tanto nell’ultima stagione.</p>
<p><strong>4 al MONTEPASCHI imbattibile</strong> che non capisce quando è il momento di lasciare spazio anche alle illusioni degli altri. Perdere a Milano avrebbe fatto del bene alla causa, certo è difficile convincere gente che non vuole lasciarti neppure un raggio nella <strong>briscola chiamata</strong> a pensare anche per gli altri. Però l’occasione era buona e dobbiamo anche riconoscere che più regali di quelli fatti <strong>al Forum</strong> non ci si poteva aspettare, anche se poi chi le ha prese ha capito tutto il contrario.</p>
<p><strong>3 alla tempesta</strong> <strong>che sta facendo vacillare</strong> <strong>le torri di Pesaro.</strong> Come accade a Milano chi si stacca troppo da una storia che ha dato felicità prova qualche problema. Vero anche che senza certi aiuti poi si arriva alla chiusura che è bene peggio della crisi. Gli appassionati veri sopportino, pur vigilando, sapendo che <strong>del domani non esiste certezza</strong>.</p>
<p><strong>2 a Attilio CAJA</strong> che comincia a piacerci troppo come opinionista televisivo facendoci dimenticare che è davvero <strong>criminale un basket</strong> che lascia ai margini gente come lui o <strong>Boniciolli,</strong> che era pronto a bruciare sul primo falò uno come <strong>Pancotto.</strong></p>
<p><strong>1 a SPORTITALIA</strong> che, dopo averci ridato il piacere della poesia alla Peterson, ci costringe a meditare sul domani, sul pensiero debole che senza chiamate pugno e canestri che sputano non si possa più vivere. <strong>Questo Bogarelli</strong> che si prepara al chiaro di luna semigratuito entro il 2012 è una bella mina vagante contro la quale andranno a sbattere in troppi.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> per quello che viene concesso a <strong>Napoli,</strong> per lo spettacolo del <strong>derby campano contro Caserta</strong>, per quella partita che appariva godibile soltanto alla zia di Biancaneve. Ora Papalia, o chi per lui, annuncia altri arrivi, altre novità, ma intanto ci sono quattro giornate di campionato non regolari. <strong>Renzi </strong>pensa a questo, non a <strong>Sabatini.</strong></p>
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		<title>Il declino delle bolognesi, dalle Stelle alle Stalle, ricordando Michael Jackson&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:41:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ di LEONARDO IANNACCI
Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="hhttp://www.flickr.com/photos/artwerk/3674744581/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2437/3674744581_af5bbc1fe6.jpg?v=0" alt="" width="153" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di LEONARDO IANNACCI</em></strong></p>
<p><strong>Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli</strong> <strong>50 anni di Michael Jackson</strong>, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a <strong>Los Angeles</strong>. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. <strong>Il dramma si è consumato in California</strong>, a pochi chilometri dallo <strong>Staple Center dei Lakers</strong>, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, <strong>Claudio</strong> <strong>Sabatini,</strong> annunciava la rottura delle trattative per<strong> la vendita della</strong> <strong>Virtus.</strong> E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la <strong>Fortitudo</strong>, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che <strong>il club dell&#8217;Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati</strong>. Una figuraccia secolare per la società <strong>dell&#8217;Emiro Giorgio</strong> <strong>Seragnoli</strong> che negli anni &#8216;90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l&#8217;alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c&#8217;azzecca <strong>Michael Jackson </strong>con <strong>le</strong> due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di <strong>&#8220;Thriller&#8221;,</strong> <span id="more-1122"></span>il suo album più famoso, è precipitato in una crisi personale che ha fatto il paio con la sua trasformazione facciale, vittima d&#8217;innumerevoli operazioni e sbiancature della pelle. Al contempo, Virtus e Fortitudo, soltanto dieci anni fa regine del basket italiano e presenti, anno di grazia 1999, entrambe alle <strong>Final Four di Monaco di Baviera, </strong>hanno vissuto negli ultimi anni una recessione senza pari. Salvato dal fallimento, il club bianconero si sta faticosamente ritirando su anche se il suo patron vulcanico e furbissimo, Claudio Sabatini, ha annunciato ai quattro venti intenzioni di cedere la mano dopo essere stato tradito dai suoi giocatori (<strong>out nei quarti dei</strong> <strong>playoff contro la Benetton</strong>) e soprattutto dagli abbonati. Un acquirente l&#8217;aveva trovato, <strong>l&#8217;imprenditore riminese Stefano Tonelli</strong>. Ma nelle ultime ore i soldi promessi da costui non sono arrivati nelle tasche di Sabatini, che una ne pensa e cento ne fa&#8230; Anzi, tra i portici bolognesi circolava pure la barzelletta che con i soldi della cessione della Virtus <strong>avrebbe acquistato la Fortitudo</strong>! Ma va là. Un giorno vi racconteremo anche una curiosa storiella su questo strano rapporto tra Sabatini e il club dell&#8217;Aquila, ma intanto il Vulcano ha fatto marcia indietro e presentato<strong> il nuovo allenatore Lino Lardo</strong>. Sull&#8217;altra sponda, <strong>Gilberto Sacrati, </strong>dopo aver speso parole e promesse per la realizzazione del <strong>Parco delle Stelle,</strong> ha portato il club dell&#8217;Aquila a una vergognosa retrocessione. Ora, soltanto una rinuncia della <strong>povera Rieti</strong>, che non ha soldi neppure per un cappuccino, potrebbe portare a un clamoroso, ma altrettanto vergognoso, ripescaggio.<br />
<strong>Mala tempora currunt</strong>, dicevano quelli che avevano studiato. Chi ricorda <strong>le magie di Danilovic e Myers</strong>, il palasport di <strong>Casalecchio di</strong> <strong>Reno</strong> pieno per le incendiarie finali-derby del 1998, le sfide incredibili che queste due squadre avevano portato <strong>all&#8217;Europa dei canestri</strong> negli anni in cui le radio di tutto il mondo mandavano <strong>gli hit del grande Michael</strong>, non può che arrendersi all&#8217;evidenza. La chirurgia plastica ha fatto malino alla Virtus e malissimo alla Fortitudo. <strong>Dalle Stelle alle Stalle</strong>, il passo è stato troppo breve. E si è trasformato in un angosciante <strong>Thriller.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=b" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chiedere la testa di Meneghin è solo una malattia infantile della più vile ripicca</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.settimanasportiva.it/data/news/meneghin.jpg" alt="" width="153" height="180" /> </strong></em></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong>alle radici del sale di cui vi parleremo quando ci</strong> <strong>porteranno sull&#8217; Himalaya</strong> per trovare cristalli rosa da affumicare e mettere sulle grigliate. Riflessioni doppler mentre cercano qualcosa dentro la tua carotide. Alzi la mano chi capisce qualcosa sulla strategia della <strong>Lega basket. </strong>Hanno lavorato un anno cercando alternative a <strong>Sky </strong>sapendo che non avrebbero trovato nulla. Meglio per noi, meglio per tutti, anche se saranno <strong>insopportabili come i motorini truccati</strong> che ci perseguitano con il bel tempo. Alla votazione dieci società dicono grazie Sky, due non ci sono, due sono nel limbo, <strong>due votano contro</strong>. Chi? <strong>Benetton e Virtus Bologna</strong>. Ma non sono le società dei due dirigenti incaricati di studiare il problema? Sembra di sì, ma forse la protesta è contro loro stessi. <strong>Confusione, cantava quel tale</strong>. Fidarsi di una Lega del genere? Ci vuole &#8220;u stomaco&#8221;. Democrazia urlano i dissidenti. Ma non fateci ridere e poi questa storia del basket da produrre in proprio <strong>sembra una comica</strong> se a proporlo sono quelli dei tabelloni luminosi che costavano miliardi e funzionavano male, se sono gli stessi che tengono le luci basse per dispetto e per risparmiare, se in mezzo ad una cosa tanto delicata si buttano quelli hanno detto vendo senza la necessità di farlo sapere al mondo prima di <strong>vedere il cammello</strong>, i soldi, prima di guardare negli occhi chi voleva salire <strong>sulla montagna di Siena</strong> annunciando che avrebbe copiato tutto dai campioni, la cosa più facile del mondo secondo questa gente.<br />
<strong>Ma torniamo alla Lega e a questa malattia infantile della ripicca</strong>. Gli arbitri minacciano sciopero e la <strong>Federazione</strong> li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. L&#8217;associazione giocatori chiede agli azzurri lo sciopero se non verranno ascoltati e la federazione li ascolta, li accontenta. Allora lo facciamo anche noi. Ma non con i grandi giocatori, quelli poi pensano e creano problemi. No, meglio usare come ostaggi i ragazzini a cui racconteranno <strong>la storia di Cappuccetto Rosso</strong> quando andranno a cercarli. Nello sport tutto parte dalle motivazioni: gloria, soldi, voglia di stare bene con se stessi e, magari, con gli altri se sceglieranno il gioco di squadra, ma non ditelo agli artisti preferiti del circo, <strong>quelli che pisciano</strong> sui tavoli<span id="more-1110"></span> e fanno ubriacare i cani. La scalata nelle varie rappresentative, dalla regionale alla nazionale è alla base di tutto. Negarla vorrebbe dire svincolare i giocatori da subito perché se interverranno gli avvocati finirà così. <strong>Chiedere la testa di Meneghin</strong>, uno che al basket ha dato tutto, uno che si è sacrificato per la causa comune, <strong>è una forma vile di protesta</strong> e con tutto il rispetto per gli uomini forti della lega, quelli che pensano e quelli che fanno da randello, noi stiamo con Dino fino in fondo, fino alle dimissioni. Lo dicano all&#8217;opionione pubblica, <strong>si organizzino da soli</strong> <strong>il campionato</strong>, facciano chiarezza e mettano in piazza le cifre degli ingaggi. Davanti all&#8217;esagerazione, <strong>se devi pagare di più un italiano medio</strong> <strong>dell&#8217;americano forte</strong>, allora sei davanti a gente esagerata. Cara Lega cerca soluzioni che ci diano l&#8217;idea della serietà, non parliamo dal lettuccio della malattia infantile della ripicca. Consiglio spassionato. Leggevamo delle lezioni a pagamento che i maestri del pattinaggio impartiscono a fenomeni di quello sport. <strong>Cinquanta, cento dollari all&#8217;ora</strong>. La Lega può pensare proprio a questo tipo di rimborso quando parla con gli agenti: cari amici, cari?, sì, carissimi, noi abbiamo allevato questo talento e speso abbastanza per considerarlo prodotto della nostra scuola. Se voi lo rappresentate <strong>pagate quello</strong> <strong>che è stato speso</strong> per svezzarlo, farlo diventare un giocatore vero. Ditelo ai genitori, ditelo ai ragazzi se questa è la vostra linea di sbarramento e ripicca.<br />
<strong>Bella scelta quella di Lardo alla Virtus</strong>, ma sentire l&#8217;allenatore ligure offrire il suo entusiasmo alla piazza sfiduciata ci ricorda i primi giorni di baci e abbracci con <strong>Boniciolli</strong>. Attento al fuoco amico, caro Lino. Poi c&#8217;è il dubbio di sapere se questo accordo sarà rispettato se dovessero arrivare davvero nuovi proprietari. Brutta la <strong>rinuncia all&#8217;Euroclub</strong>, ma torniamo al discorso iniziale sulla televisione.<strong> Bella notizia il Vitucci</strong> <strong>veneziano</strong> scelto come doge da <strong>Treviso</strong> che gli consente di chiedere a Tonino Zorzi di essere senior assistant. Bella notizia sapere che nella <strong>Verde sport</strong> entra la terza generazione <strong>Benetton</strong>, ma prima vogliamo vederli al lavoro e misurare il loro genuino entusiasmo, così come quello dei Salvioni che affiancheranno i Castiglioni a<strong> Varese</strong>. <strong>Bravo Bechi a</strong> <strong>fermarsi sulla panchina di Biella</strong> per altri due anni. Si sta bene anche se <strong>Atripaldi </strong>ogni tanto spiazza. Basta lavorare sodo. A risentirci più avanti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=V" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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