OSCAR ELENI dal Paguro Metanifero di Cesenatico dove al posto del petrolio trovi una barriera corallina, o almeno così ce la vendono, ammesso che la si voglia comprare. Posto ideale per guardare i playoff seguendo la filosofia di quel cantautore a cui dispiaceva di morire, ma si sentiva comunque contento, uno che ha trovato l’anima negra dei nostri uomini di basket che amano il gioco vacanza, che stipendiano giocatori anche nel periodo estivo quando gente che avrebbe bisogno di lavorare duramente sui difetti tecnici, sulle carenze fisiche, va a guadagnare qualche euro per insegnare cose che non sanno a ragazzini che non conoscono i loro difetti e fanno fatica a pagare i loro pregi. Era una massima del professor Aza Nikolic, benedetto sia il suol nome, per sempre, quando si alzava alle sei del mattino per istruire gli insegnanti dei campi estivi diretti da lui:  “Non bisogna organizzare per dare alle famiglie la scusa di parcheggiare un ragazzo due o tre settimane, non è serio pensare soltanto al guadagno”. Quando lo diceva i più onesti arrossivano, ma tiravano avanti, gli altri vanno avanti come adesso.  Mentre ci avvicianiamo alle semifinali senza una notte libera, almeno per le prime tre partite, leggiamo il diario di un allenatore appena trombato, di uno appena lasciato libero senza fare tanto rumore, di uno che vorrebbe stare, ma non sa ancora capire perché a Bologna, Roma, Avellino, Cremona, Varese, Biella non tutti la pensano alla stessa maniera e, purtroppo, i primi ad essere riconfermati sono gli stessi che dovevano essere presi per il bavero e scaricati dalla rupe Tarpea. Per fortuna resta Scavolini a Pesaro e speriamo che non gli facciano venire il nervoso Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal borgo medioevale di Compiano, quello in provincia di Parma, non di Treviso o Reggio Emilia, città che col basket litigano, quel paese dove hanno sopportato una signoria come quella dei Landi per oltre 400 anni dopo i Malaspina, quella dei Visconti, quella che fece del Castello una prigione per carbonari, ma anche la capitale del territorio libero della Valtaro, perché la nostra meta è fra Borgotaro e Bedonia. Compiano per nostalgia di vite precedenti perché se avete pazienza troverete il Museo degli Orsanti, i girovaghi dell’Ottocento che andavano per l’Europa con orsi e scimmie ammaestrati a fare danze e pirolette. Troverete, in Compiano, alla fine di questo mese anche una esposizione di opere dell’artigianato dedicate alla figura dell’orso, mentre nelle strade i teatranti faranno sorridere i più tristi con burattini e tacabanda, nella speranza che non ci trattengano come orsi ammaestrati quali ci rifiutiamo d’essere da sempre, anche se appare difficile dimostrarlo, soprattutto adesso che si parla al vento, voce nella valle del Taro senza un eco, perché la compagnia di Barnabò, che domina le feste di questo secolo, ha ben altro a cui pensare e dei nostalgici rompiglioni si fa volentieri a meno. Nell’ultima scivolata a valle ci è stato detto che eravamo davvero illeggibili ed incomprensibili. Forse era meglio dire noiosi. Pazienza. Succede se invecchi con rabbia e le ciglia diventano più bianche in un Paese che non è più il tuo, non soltanto sportivamente parlando, senza mettersi in ginocchio ascoltando musiche lontane. Come diceva l’avvocato Washington in Filadelfia mentre difendeva l’ammalato di Aids? Spiegami le cose come se avessi sei anni. Va bene. L’orso e gli orsanti applaudono. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Marzo 2, 2010 - 4:47 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le cadute sul ghiaccio di Carolina, le cadute di stile verso l’angelica Kostner del presidente Petrucci, il numero uno del Coni che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In Canada ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con Sandro Gamba, poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i “suoi uomini” dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero Maifredi che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. Venuta l’ora d’abbandonare West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. Succede anche nel piccolo mondo del nostro basket dove nel pensatoio per la riforma campionati Read The Full Story…

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By oscareleni | Febbraio 23, 2010 - 6:18 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi “soddisfatto” per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché Siena, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: “Basta figuracce”. Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di Miracolo a Milano. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il Cska aveva deciso di far andare fuori di testa il Messina che ora vive l’incubo Barca. Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della Coppa Italia ha avuto, più o meno, lo stesso pubblico del derby di serie B, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, fra Ozzano e Fortitudo. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano 16 mila persone sulle tribune a Bilbao, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino il re Juan Carlos e sua moglie Sofia, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e Fran Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della Lega italiana la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la Virtus a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: se con loro perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto. Insomma una notte da Minnesota Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo. Pianigiani fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla Federazione, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di Siena come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, il Montepaschi campione, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: volano alto e poi cadono a faccia in giù. Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su Scherzi a parte, ma poi bisogna fare i conti Read The Full Story…

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OSCAR ELENI per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati colpiti, ma, per ora, non ancora affondati anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. Pagelle e pensieri rapidi perché, anche stando seduti, le cicatrici urlano: 10 a Simone PIANIGIANI per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla Hawkins ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. Roma non credeva a Repesa quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul Jaaber delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. Milano doveva ripartire da questa idea, altro che cambiare progetto e personale. 9 a Lino LARDO per come è arrivato al cuore della partita che ha vinto a Teramo con una Virtus che, se avesse Collins, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente Read The Full Story…

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di LEONARDO IANNACCI

Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L’uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. Il dramma si è consumato in California, a pochi chilometri dallo Staple Center dei Lakers, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, Claudio Sabatini, annunciava la rottura delle trattative per la vendita della Virtus. E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la Fortitudo, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che il club dell’Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati. Una figuraccia secolare per la società dell’Emiro Giorgio Seragnoli che negli anni ‘90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l’alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c’azzecca Michael Jackson con le due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di “Thriller”, Read The Full Story…

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