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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; inter</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Per favore qualcuno ci speghi cos&#8217;è o dove sia mai finito il fair play finanziario</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 20:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                           di FRANCESCO SARTI
Adriano Galliani è impagabile. Dopo aver ostentato la miseria più nera per un mercato intero (prima non c’erano soldi per Luis Fabiano, poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho), ha saccheggiato la finestra di gennaio ingaggiando in serie Cassano, Emanuelson, Van Bommel, Didac Vilà e Legrottaglie. Infine, non contento, è pure riuscito a lamentarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong></p>
<p><strong>Adriano Galliani è impagabile. Dopo aver ostentato la miseria più nera per un mercato intero (prima non c’erano soldi per Luis Fabiano, poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho), ha saccheggiato la finestra di gennaio ingaggiando in serie Cassano,</strong> <strong>Emanuelson, Van Bommel, Didac Vilà e Legrottaglie</strong>. Infine, non contento, è pure riuscito a lamentarsi del fatto che il Chelsea, dal canto suo, ha appena messo sotto contratto Torres. <strong>“Dov’è il fair play finanziario?”,</strong> si chiede. Probabilmente allo stesso posto in cui era quando il suo Presidente scendeva in campo, negli ormai lontani anni ’80, comprando giocatori per due squadre pur possedendone una sola: bisognava pur sempre toglierli agli avversari. Così, grazie ai provvidi regolamenti federali, <strong>ecco la nuova corsa all’oro</strong>, il cosiddetto “mercato di riparazione”, dove i magnati penitenti si iscrivono all’ultima giostra e rimescolano le carte, e i valori, del campionato. <strong>L’Inter, onesta per</strong> <strong>antonomasia,</strong> ha messo a segno un colpo esemplare con Pazzini, che ha subito ripagato la fiducia (e i milioni) di Moratti insaccando due gol e mezzo nella sfida col Palermo. <strong>La Juve, abituata ormai ai fichi secchi, ha invece</strong> <strong>ripiegato su Toni</strong>, finchè, subito rotto anche lui, si è consolata con Matri, che solo domenica ha segnato una doppietta, ma con la maglia del Cagliari. Il tutto, <strong>senza considerare l’abortito arrivo di Floro Flores</strong>, talmente amato dai potenziali nuovi tifosi bianconeri da vedersi il sito invaso dalle loro ingiurie, alla vigilia della chiusura dell’affare. Follie, ma quel che accade in questi giorni è deliberatamente all’insegna dello squilibrio e della falsificazione. <strong>La Sampdoria, tanto per fare un nome, ha iniziato la stagione con la coppia-gol Cassano-Pazzini</strong>, e adesso si ritrova con <strong>Macheda e Maccarone</strong>, non proprio la stessa cosa, nonostante i noti trascorsi in Premier.</p>
<p><strong>Cosa implichi questo turbillon di scambi è facilmente intuibile: risultati a sorpresa, gap tra le squadre ricche e le altre ulteriormente dilatato, rapporti di forza al vertice improvvisamente scompaginati</strong>. Col rischio di premiare, alla fine, chi ha comprato di più e più in fretta, con la stessa logica del pit-stop decisivo cara alla Formula uno degli ultimi anni. Varrebbe anzi la pena di consigliare ai preparatori atletici delle pretendenti al titolo di studiare una tabella apposita, per far sfogare i campioni di turno nei primi mesi del campionato. Tanto, poi, arrivano i sostituti.<span id="more-2093"></span> Del resto non è una situazione inedita: nel basket Nba<strong> i Detroit Pistons vinsero il titolo 2004</strong> grazie all’innesto in corsa di Rasheed Wallace, e i Lakers hanno costruito gli ultimi successi sulla trade invernale che portò a Los Angeles, via Memphis, Pau Gasol (anche se conquistarono l’Anello solo l’anno dopo). Oggi, ci si accontenta dei rumors sulle distrazioni di <strong>Carmelo Anthony</strong>, invaghito dalla prospettiva di passare, con Billups e Hamilton, ai New Jersey Nets, per tacere delle voci che, a intervalli regolari, vorrebbero il suddetto <strong>scambiato con Gallinari</strong> e qualcun altro, per farlo approdare a New York. A conti fatti, questo muoversi impazzito di pedine fa tornare lo sport ai fondamentali odierni, ossia le dinamiche affaristiche. Il campo ridiventa sovrastruttura, le trade un azzardo degno di <strong>Gordon Gekko</strong>, la chimica di squadra qualcosa di simile a un incantesimo (vince chi sa inserire meglio e più velocemente il nuovo acquisto). Personalmente, già annoiati dal continuo <strong>andirivieni di mercenari</strong> da ogni dove, soprattutto nel basket nostrano, ci chiediamo se, più che di stagione, sia più appropriato parlare di stazione regolare, data l’impressionante frequenza di arrivi e partenze più o meno eccellenti. Soltanto, giunti a tal punto, gradiremmo, <strong>per puro spirito ludico</strong>, che si portasse il meccanismo alle estreme conseguenze: mandiamo, con l’amata formula del prestito con diritto di riscatto, <strong>Messi al</strong> <strong>Real e Cristiano Ronaldo al Barcellona</strong>, poi Kakà alla Juve e Buffon al Milan. E magari <strong>Pato all’Inter</strong> in cambio di Pazzini, che darà vita a una scintillante coppia con Ibrahimovic. Come dite? È scaduto il tempo? Beh, allora lavoriamo per l’estate. E per il prossimo gennaio. <strong>Il resto sono</strong> <strong>classifiche.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=-" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                di CLAUDIO PEA
Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei</strong> <strong>Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al</strong> <strong>caro Orso Eleni</strong>, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. <strong>Mi piace tutto di Siena</strong>: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, <strong>la taverna del Capitano</strong> ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e <strong>Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco</strong> <strong>dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio</strong> e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la <strong>Lupa</strong> sia <strong>nemica dell’Aquila</strong>. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il <strong>mio nipotino Edoardo</strong> che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. <strong>Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico</strong>. Per fortuna mi è venuto in soccorso <strong>Riccardo Caliani</strong>, che è un amore di ragazzo, oltre che <strong>l’addetto-stampa impagabile della MensSana</strong>. Però se pensate <span id="more-1849"></span>che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi<!--more--> o, al massimo, non fatele uscire dai confini d’Europa.</p>
<p><strong>Altrimenti m’arrabbio sul serio e, quando mi salta la mosca al naso, anche</strong> <strong>questo lo sapete, non conosco le mezze misure. Come</strong> <strong>stamattina aprendo il giornale rosa</strong>. Ora non ho la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno e men che meno ho avuto nella vita l’ambizione di fare il <strong>culo di pietra</strong> in redazione. Mi piaceva troppo girare, conoscere e curiosare. E ho girato, grazie al cielo, il mondo correndo dietro ad un pallone di basket, ma anche di calcio e di pallavolo. Libero come il sole, ho lasciato volentieri agli altri <strong>la libido di comandare</strong>. Anche perché in questo Paese, salvo rare eccezioni, i migliori nei giornali non sono i più bravi, ma quelli che servono i padroni con l’arte dell’adulazione e della genuflessione. Però non si può nemmeno far finta di non vedere che la Gazzetta di lunedì non aveva un richiamo di basket in prima pagina. Eppure si era giocata domenica a Siena la prima partita della serie tricolore. <strong>Una buona finale. Arbitri a parte. </strong>E una buona Milano sino a quando il Montepaschi non si è rimboccato le maniche in difesa e l’Armani non ci ha capito più un cavolo. O quasi. Un richiamo per Varese e Pescara che ritornano<strong> in serie B</strong> magari ci può stare nell’Italia che ha solo il calcio nelle vene, ma che<strong> Benitez</strong> dica: <strong>“Guidare questa Inter non mi preoccupa”</strong> non credo che scateni una<strong> coda alle edicole</strong> più della fantastica prestazione di <strong>Mc Intyre</strong> nel primo e nel terzo quarto. Anche perché questi sono e saranno gli ultimi colpi di coda del piccolo grande <strong>T-Mac</strong> a Siena. Potrebbe rimanere invece Sato, fosse vero, ma ne riparleremo. Adesso riapro la Gazzetta di oggi e stavolta un rettangolino rosa di pallacanestro lo trovo in fondo alla (prima) pagina, ma non mi sta bene che il titolino sia dedicato tutto alla Nba, ai<strong> Celtics</strong> che conducono 3-2 sui <strong>Lakers</strong>, mentre solo un occhiellino si merita il secondo duello di stasera tra<strong> Siena e Milano</strong> che sarà importantissimo per stabilire se lo scudetto<strong> il Montepaschi lo vincerà per 4-0 o 4-1 </strong>o al massimo, ma non credo, per 4-2.</p>
<p><strong>Sbollita la rabbia per certe scelte che faccio fatica a digerire, torno a</strong> <strong>perdermi tra i vicoli di Siena che somigliano un po’ alle mie calli:</strong> sembrano tutti eguali e non lo sono. “<strong>Siena è piccina”,</strong> mi dice un contradaiolo al quale chiedo la strada più breve per <strong>Piazza del Campo</strong>. “Ci arriva in un lampo”. E così è stato. Come non ci piove che Siena sia piccina davvero. Tant’è che non capisco tutta questa storia sul <strong>PalaMensSana</strong> mezzo vuoto nella prima partita della serie finale. Intanto non c’erano tifosi da Milano o, se c’erano, nessuno li ha sentiti. E poi 4.469 paganti in un impanto da 5.000 posti a sedere rappresentano un dodicesimo degli abitanti di tutta Siena. Ovvero una famiglia su tre ha nel cuore la sua diciottesima contrada, le è vicina e la sostiene: una cosa non da poco, non vi pare? Quanto al <strong>mio amore per la Lupa</strong> ne ho compreso finalmente la ragione: mescolando il sacro al profano, porta gli stessi colori della nostra Juve, mia e di <strong>Simone Pianigiani</strong>: il bianco e il nero a fiamma (e non a righe). Evviva! <strong>La Lupa è la nonna di tutte le contrade</strong>. Ovvero è quella che non vince un Palio da più tempo. Un altro n buon motivo allora per stare dalla sua parte affinché non si dica che mi trovo a mio agio solo sul carro dei vincitori. Più difficile è semmai capire per chi non è di Siena come possano <strong>Pianigiani e Minucci</strong> andare perfettamente d’accordo sul parquet, mentre le loro contrade, cioè <strong>la Lupa e l’Istrice</strong>, siano storicamente nemiche. Ve l’ho già detto: qui <strong>si fa a cazzotti e poi si va</strong> <strong>a bere insieme</strong>. Sperando che stasera Facchini, Mattioli e Chiari fischino meglio di Cerebuch, Paternicò e Sardella. Ci vuol poco e dunque ci potrei anche scommettere sopra. Ma non abbiamo dato la quota.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=9" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Stupido è chi lo stupido fa (Forrest Gump)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 10:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                          di FRANCESCO SARTI
Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per nulla rivoluzionario. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere l’ultimo Muccino, ruminando nella testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.adrants.com/images/stupid_condoms.jpg" alt="" width="178" height="145" />                          <strong><em><span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong></p>
<p><strong>Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per</strong> <strong>nulla rivoluzionario</strong>. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere <strong>l’ultimo Muccino</strong>, ruminando nella testa il titolo-hit<strong> &#8220;Baciami ancora&#8221; (edizione Jovanotti)</strong> e immaginare che le imprese filmiche non abbiano nulla a che fare col disco-lancio. Oppure andare al<strong> San Paolo</strong> belli riforniti di<strong> laser</strong>, purché col <strong>raggio verde</strong> (e ci perdoni <strong>Rohmer</strong>, sublime regista morto da poco), e spararlo in faccia ai giocatori, per distrarli sul dischetto del rigore, oppure annebbiarli tra i pali. Così, per divertirsi. <strong>Essere stupidi per non capire del tutto le dichiarazioni del</strong> <strong>presidente De Laurentiis</strong> (quello del <strong>Napoli,</strong> non il produttore: non vi distraete col cinema), che al riguardo suggerisce di cambiare i controlli per adeguarli alla tecnologia. Vuol dire quella degli scanner aeroportuali, da introdurre negli stadi a corredo dei tornelli, oppure si riferisce all’evoluzione del cretino, che dalle monete da cento è passato alle spade di<strong> Luke Skywalker</strong>? Invece. Bisogna fare uno sforzo di stupidità in più per pensare che, adesso che <strong>la Juve</strong> è <strong>in mano a Zaccheroni</strong>, le puntate precedenti siano state una fiera pirandelliana, nella quale nessuno, fino all’esonero (ufficialmente sollevamento, termine non a caso riferito ai pesi), aveva avvertito <strong>Ferrara </strong>che gli inviti all’unione e agli uomini veri non bastavano più. E credere che non sia stata una cattiveria averlo tenuto ancora lì, attaccato alla panchina come un fossile, anche nella malinconica sfida di <strong>Coppa Italia contro l’Inter</strong>, quando già l’avevano di fatto<strong> dimesso</strong> (in senso transitivo) <strong>e sepolto</strong>, completando la metamorfosi da <strong>Guardiola a</strong> <strong>Stallone italiano</strong>, a furia di pugni. Del resto, <strong>di zombie è pieno il mondo.</strong> Anche nel basket. L’abbiamo appreso dal<strong> gm Benetton, Enzo Lefebre</strong>, che ci ha crudelmente rivelato, subito dopo aver sostituito<strong> Vitucci</strong> <strong>con Repesa</strong>, che il sacrificato sapeva già al momento dell’ingaggio di avere una data di scadenza. Non tanto quella annuale del contratto, ma il momento in cui il successore, più accreditato, si fosse finalmente<strong> liberato dalla Croazia</strong> per prendere il suo posto. Però, essendo stupidi, non capiamo la reazione del diretto interessato, che alla notizia dell’esonero, fra l’altro dopo una vittoria, è rimasto sbalordito. E ha tramutato il miele dell’Energia verde, motto trevigiano per il progetto giovani, nel fiele delle accuse di conservatorismo.</p>
<p><strong>Dev’esserci comunque una marea di stupidi se nessuno è riuscito a cogliere la pretesa naturalezza del tutto e a favore del coach</strong> <strong>giubilato si è immediatamente creato un gruppo di solidarietà su Facebook</strong>, ormai il termometro degli umori viscerali, dopo le sparate sullo stipendio di <strong>Hall</strong> e i proclami di mercato di<strong> Papalia</strong>. Il quale, sempre in tema di normalità, è riuscito nell’impresa di creare una sorta di classifica parallela, tra le squadre che hanno già affrontato <strong>Napoli,</strong> e quindi si sono giocate il bonus di due punti, e quelle che devono ancora incontrarla. Anzi, per essere abbastanza stupidi, si deve addirittura fingere di avere l’epidemia in spogliatoio, per motivare alla legge la scelta di schierare il vivaio e qualche veterano, anziché i titolari, e mangiarsi a colazione gli <strong>under 19 reatini </strong><strong>prestati alla causa dell’assurdità</strong>. C’è da chiedersi anzi se <strong>Meneghin,</strong> interrogato da <strong>Stern </strong>sulla presenza di altri giovani italiani papabili per l’<strong>Nba</strong>, abbia detto trionfante che da quest’anno, ogni domenica, <strong>una gara di serie A si</strong> <strong>gioca tra juniores</strong>. Giusto per promuovere il movimento, e poi preoccuparsi se <strong>Bargnani o Gallinari</strong> declinano l’invito in <strong>nazionale di</strong> <strong>Pianigiani.</strong> Adesso la Procura federale parlerà di frode sportiva, quindi ci domandiamo, cambiando latitudine, come debba chiamarsi la scelta della Federazione calcistica africana <strong>d&#8217;escludere per due anni il Togo dalla Coppa</strong> <strong>d’Africa per</strong> <strong>essere tornato a casa</strong> dopo l’attentato ai suoi giocatori nell’ultima edizione. Non sapremmo dire, perché siamo troppo stupidi e incolti, ma un illecito senz’altro dev’essere, quantomeno al buon gusto, se non alla sensibilità. E ci viene in mente che, per paragone, sarebbe come togliere la macchina da scrivere per qualche anno ai <strong>giornalisti catturati</strong> <strong>e liberati in Iraq</strong>, per la sola colpa di non essere stati ammazzati e decapitati sul posto, mentre lavoravano. Forse anche lo sport rientra, oggi, nei rischi professionali. Forse per <strong>i Mondiali in Sudafrica</strong> prossimi venturi si dovrà stipulare qualche particolare polizza-attentato. O forse siamo noi che, stupidamente, esageriamo. Dopotutto,<strong> stupido è chi lo stupido fa</strong>, sosteneva <strong>Forrest Gump</strong>, che non aveva bisogno dei jeans per essere geniale.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Notte da novemila al Forum con Armani</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 14:00:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di OSCAR ELENI 
Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di Giorgio Armani che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. Olimpia con una buona strategia difensiva, in questo il Bucchi è abbastanza bravo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.ecodimilano.com/data/ecodimilano/armani.gif" alt="" width="248" height="190" /></strong></em></span><strong><em>di OSCAR ELENI </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai</strong>. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di <strong>Giorgio Armani</strong> che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. <strong>Olimpia </strong>con una buona strategia difensiva, in questo<strong> il Bucchi</strong> è abbastanza bravo, ma bisogna dire che <strong>il Bechi</strong>, dall&#8217;altra parte, è bravissimo a mascherare la vocazione individuale e suicida dei <strong>Gist,</strong> dei <strong>Gaines</strong>, per farli partecipare alla vita di squadra dove vedi i progressi nati dal lavoro: <strong>Aradori </strong>fa qualcosa in più rispetto al ciapa e tira, <strong>Jerebko </strong>cresce e di certo nella <strong>Nba </strong>ci finirà prima lui di altri che sognano, ma non hanno la testa per volare ed usare il paracadute. <strong>Brunner </strong>è tosto e <strong>Smith,</strong> fino a quando ha ossigeno è un bel pilota. <strong>Milano</strong> senza forza a rimbalzo, ma <strong>Taylor </strong>è un ippo ballerino con tecnica, <strong>Biella</strong> senza forza alla fine, ma è interessante il lavoro di <strong>Talamanca</strong>, un preparatore atletico cresciuto con la protezione del professor <strong>Gaudino</strong>, l&#8217;uomo per tutte le stagioni del grande sport, nazionale , di calcio e di atletica,<strong> Inter</strong>, prima <strong>Juventus</strong>, anche se lui negherebbe tutto, anche di esserci stato come gli avevano insegnato quando provava a recuperare<strong> Bettega</strong>: lavorare duro, ma nascondersi, fingere di non essere passato per caso su quei campi dove era obbligatorio piangere e sudare. Dicevamo dell&#8217;Armani che in attacco non ci piace, non ci emoziona, ma Bucchi è sempre stato così, <strong>un grande diesel</strong>, senza voglia di sgommare, certo dalla sua panchina escono facce tristi e questa è la sua colpa, non li ha coinvolti, peggio, non li ha convinti che la gerarchia interna è giusta, ponderata. Errore che si può rimediare dopo un anno per conoscersi, ma non ne siamo sicuri.<br />
Fra <strong>Salsomaggiore</strong>, finali under 19,poca roba da serie A dicono gli esperti, <strong>Bologna</strong>, amichevole simil <strong>Italia</strong> e selezione <strong>Giba</strong> dove giocherà anche Saturnino<strong> Niccolai</strong>, ridere o piangere, meglio festeggiare, parterre di Milano, si vede e si sente di tutto. Rivisto un <strong>Sabatini </strong>sorridente, ma forse è un inganno e non ascoltiamo le voci di chi pensa ancora che gli allenatori vanno pagati poco e per questo si è seprato da <strong>Boniciolli</strong>. Possibile che i dirigenti siano ancora così impreparati da voler costruire le squadre risparmiando nel settore tecnico, quando invece la base della casa deve essere affidata ad un ingegnere che sappia dirigere il personale e dialogare con l&#8221;architetto in campo senza farsi ridere dietro perché a lui danno uno stipendio inferiore a quello degli operai. Sentita al <strong>Forum </strong>anche l&#8217;imprecazione di chi sosteneva le schiene dritte quando il livello del gioco è calato: &#8221; Sai perché? Hanno messo dentro più italiani&#8221;. Attenti a non farsi del male.<br />
Chiusura poetica su una telefonata da <strong>Istanbul </strong>dove Boscia ricorda <strong>Korac</strong> a 40 anni dalla morte, ricorda <strong>Menichelli</strong>, il suo presidentone <strong>Maggiò,</strong> ricorda tutto, ricorda e non vuole dimenticare amici, storie belle, storie di cattiveria, anche se quando lo mandarono via da Milano fummo tutti colpevoli e lui fa bene a dire che da quel giorno <strong>&#8220;Zero tituli,</strong> <strong>zero scudetti</strong>&#8220;. Sentire <strong>Boscia Tanjevic</strong> che si appresta allo scontro impari con <strong>Ataman</strong> e la ricchezza dell&#8217;<strong>Efes</strong> ci dà sollievo. Con lui impari sempre qualcosa e su Korac fu straordinario nei giorni in cui si camminava sulle antiche mura di<strong> Belgrado</strong> ascoltando le più belle storie della cosciarka (non si scrive così, ma si pronuncia così, forse), dello sport, della vita quando i re erano davvero re.<br />
<em>(3-continua)</em></p>
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		<title>Non voglio più leggere ancora certe cose</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 17:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/29048029@N04/3112874116/"><span class="flickr-image"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3178/3112874116_72955aeacd.jpg?v=0" alt="" width="219" height="191" /></span></a> <strong><em>di FRANCESCO SARTI </em></strong></p>
<p><strong>Ci sono cose che non voglio leggere</strong>. Per esempio, non voglio leggere che all&#8217;indomani dell&#8217;acquisto di <strong>Poulsen,</strong> un giocatore che passa la palla solo in orizzontale,<strong> il presidente della Juve</strong> ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l&#8217;altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando <strong>Camoranesi e Nedved</strong> titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che <strong>Nesta</strong>, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che <strong>Gallinari</strong> si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di <strong>Bargnani, Belinelli e Hackett</strong> prima che abbiano buttato fuori dagli Europei <strong>la Francia</strong>, quella di <strong>Tony Parker e Boris Diaw</strong>. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi <strong>Turiaf </strong>con un canestro di tabella all&#8217;ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà <strong>Franco Lauro,</strong> con le sue difese a presepe e i movimenti &#8220;in da peint&#8221;, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà <strong>Gianni Decleva</strong>, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un&#8217;utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket <strong>trasmessa dalla Rai</strong>. D&#8217;altra parte, non vorrei mai leggere che <strong>Sky</strong>, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere <strong>Alessandro Mamoli</strong> gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a <strong>Flavio Tranquillo</strong>, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. <strong>Non voglio più leggere</strong> che una bandiera come <strong>Javier Zanetti</strong> pensa sul serio che <strong>l&#8217;Inter</strong>, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il <strong>Grande Torino</strong>. O che <strong>sulla collina di Superga</strong> hanno contestato <strong>Rosina </strong>durante la commemorazione dei sessant&#8217;anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi.<span id="more-949"></span></p>
<p>Non voglio leggere quanti nomi saranno saltati fuori dalla Procura di <strong>Reggio Calabria </strong>nell&#8217;indagine sui fischietti truccati. E che pure nel basket esistono i sistemi, le cupole e le triadi. Non voglio leggere di <strong>Cannavaro</strong>, che si può ingaggiare in un taxi, promettendogli perfino un futuro da dirigente, anche se è scappato quando la nave stava affondando, come i topi. Non voglio leggere di focacce al formaggio, di <strong>Lippi a pranzo con Blanc</strong>, di ingranaggi di spogliatoio che s&#8217;incrinano, senza che i diretti interessati giurino che hanno parlato solo di <strong>Amauri.</strong> Non voglio leggere che <strong>Dunga </strong>lo snobba, se poi al suo posto, come attaccante di peso, deve arrivare <strong>Ronaldo.</strong> O che non ha cambiato stilista, perché le sue camicie sono troppo brutte per essere vere. Non voglio leggere che, nonostante lo stile, <strong>Armani </strong>non farà la storia della pallacanestro a <strong>Milano</strong>. Che <strong>Siena</strong> continuerà a vincere, e noi a chiederci come sarebbe da un&#8217;altra parte <strong>Pianigiani</strong>. Non voglio leggere che <strong>Messina andrà ai Raptors</strong>, semplicemente perché è da anni che lo leggo. Che ce lo mandino. E già che ci sono, ci facciano pure il favore di vendere <strong>Chris Bosh</strong> per una guardia, così da mettere il Mago con le spalle al muro, e far nascere, forse, una stella. Non voglio leggere di stelle prima del tempo, come i vari <strong>Santon e Balotelli</strong>. Lasciate che lo diventino, altrimenti poi si scopre che erano morte, da tanti anni, come <strong>Adriano.</strong> Non voglio leggere sugli stessi giornali, a seconda dei giorni, ironie o rispetto sulla depressione di un uomo.</p>
<p><strong>Non voglio leggere, ancora, di doping</strong>. Di <strong>Rebellin</strong> che è andato sul podio olimpico parlando di vittoria del ciclismo pulito, e adesso, a 37 anni, è guardato con incredulità. Non voglio leggere che ci si continua a sorprendere. Che ci si indigna per il razzismo, ma non per gli auguri di morte al giocatore per terra. Che ci si può ancora rassicurare del fatto che gli insulti non c&#8217;entrano con il colore, ma con l&#8217;ignoranza. Che non sarebbe ignoranza, ma gioventù allegra, l&#8217;atteggiamento di chi scalcia il proprio avversario e gli ride dietro. Non voglio leggere che <strong>a Firenze</strong> abbattono le barriere allo stadio, mentre ad <strong>Arezzo</strong> si giudica del tifoso ucciso all&#8217;autogrill. Mi fa ridere.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Quel calcio che se ne frega delle tragedie</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/calciobetter/3434303814/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" title="minuto di silenzio" src="http://farm4.static.flickr.com/3555/3434303814_f8854955b7.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span>            <strong><em>di FRANCESCO SARTI   </em></strong></p>
<p><strong>Una volta ci si raccoglieva meglio</strong>. Non c&#8217;era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi no. Oggi lo spettacolo ha i suoi rituali. Ed esige partecipazione simbolica, innanzitutto. Pazienza se <strong>il minuto di silenzio</strong> dura in realtà venti o trenta secondi, per poi sciogliersi in un non richiesto applauso, come se si avesse paura di tutta quella quiete, di tutta quella gente immobile. Ciò che conta è il gesto. Così, anche sabato di Passione, abbiamo avuto la nostra razione d&#8217;appelli alla moderazione e al fair play. Come se la lealtà nello sport si misurasse dall&#8217;incombenza del lutto o la sensibilità dall&#8217;episodio di cronaca. Fu lo stesso per <strong>i tifosi</strong> <strong>ammazzati</strong>, che da corpo sacrificale avrebbero dovuto svelenire gli animi, indurre i polemisti alla concordia. È tutta una burla, ovviamente. Chè, se davvero si volesse rispettare il dolore, non si dovrebbe giocare nemmeno. <strong>Lasciare i circenses all&#8217;oblio</strong>, anziché infarcirli, come ogni settimana, di paillettes. <span id="more-884"></span>Ma si è giocato, infine. E a monito ulteriore della serietà dell&#8217;invito, ci hanno pensato i protagonisti del campionato ad andare sopra le righe: cinque espulsi nel <strong>derby di Roma</strong>, <strong>Ancelotti e Spalletti</strong> (in genere non avvezzi alle risse da bar) cacciati via, <strong>Felipe Melo</strong> che fa a pugni con <strong>Lopez</strong> (Cagliari) nel tunnel poco dopo il terzo tempo. Che, detto per inciso, sarebbe pure una bella invenzione, se il calcio fosse un lago placido come la pallavolo e il rugby. Cinque giornate di squalifica, il minimo della pena, per Lopez e Felipe Melo, tre per <strong>Mexes e Matuzalem</strong> e via dicendo. La realtà è che non ce ne frega nulla delle tragedie collettive. Quando stanno ancora cadendo i calcinacci dai paesi sepolti, siamo già tutti presi da <strong>Juve-Inter,</strong> rammaricati che ci siano dieci punti di distacco, che la sfida possa diventare un sonnacchioso saluto alla stagione del pallone. Niente di strano, perché forse non è neppure giusto trasformare a tutti i costi il divertimento in riflessione e proibire lo svago di fronte alla morte. Dopotutto, anche <strong>Chaplin </strong>s&#8217;interrogava sull&#8217;opportunità di girare<strong> &#8220;Il grande dittatore&#8221;</strong> senza sapere degli orrori nei campi di concentramento. Per fortuna non l&#8217;ha saputo. E per fortuna si continua a giocare. Non già perché, banalmente, the show must go on, ma perché il ricordo non ha bisogno di tribune, né lo strazio di stadi. Chiedere al calcio di essere più bello, quando la sua cultura è ancora quella dei simulatori, delle proteste furiose dopo un fuorigioco, delle<strong> moviole da</strong> <strong>polizia segreta</strong> nel dopogara, è fuori luogo prima che ipocrita. Bastava il lutto al braccio, o al limite, come ha fatto <strong>Mourinho</strong>, una cravatta nera sul gessato.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=t" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Tiger, la pornodiva e il diluvio universale</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 11:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/uploads/2008/03/1441011626_3b51203e02_m.jpg" align="left" border="0" height="155" hspace="15" width="125" />Tiger Woods non ha vinto al Doral Resort di Miami: mi sembra una grossa notizia, non vi pare? E non √® arrivato nemmeno secondo, ma addirittura quinto. Acqua fresca. O quasi. Almeno per la Gazzetta dello Sport che all&#8217;evento &#8211; Tiger non perdeva una gara da sei mesi &#8211; ha dedicato tre righe. Anzi, per la precisione otto. Una in pi√π comunque di quante se ne √® meritata Michela Suppo, terza nella pistola ad aria compressa nella prova di Coppa del Mondo di Rio de Janeiro. Niente da dire: sono tempi sempre pi√π duri per gli sport minori che non ho per√≤ il coraggio di chiamare anch&#8217;io poveri. Poche storie: un morto di fame non gioca a golf e non spara al poligono. E non va in Florida o in Brasile. Ma torniamo a bomba. Il Fenomeno, prima del CA Championship di Miami, aveva trionfato in otto gare di fila e non l&#8217;avevo mai visto, prima di sabato in televisione, rimanere con la pallina in bunker come un</p>
<p><span id="more-36"></span>brocco qualsiasi. E&#8217; accaduto alla buca dieci del Doral nel terzo giro di gara, quello che √® costato a Tiger la vittoria in favore di Geoff Ogilvy, trentunenne australiano di Adelaide, sconosciuto al grande pubblico o quasi. Poi √® cominciato a diluviare: anche gli dei del golf probabilmente non volevano credere ai loro occhi e si sono agitati lass√π. In cielo. Mentre la Gazzetta preferiva dedicare mezza pagina, quattro colonne e un&#8217;apertura a Elena Grimaldi, la pornostar bresciana, che ha confessato di un attaccante del Milan, o dell&#8217;Inter, non si √® ben capito, che &#8220;segna tantissimi gol e non √® pi√π giovanissimo&#8221;, il quale non le d√† tregua con le sue proposte indecenti. E chissenefrega. Almeno avesse fatto il nome&#8230;</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left">(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/totalphoto/">totalphoto</a> )</p>
<p>var gaJsHost = ((&#8220;https:&#8221; == document.location.protocol) ? &#8220;https://ssl.&#8221; : &#8220;http://www.&#8221;);<br />
document.write(unescape(&#8220;%3Cscript src=&#8217;&#8221; + gaJsHost + &#8220;google-analytics.com/ga.js&#8217; type=&#8217;text/javascript&#8217;%3E%3C/script%3E&#8221;));</p>
<p>var pageTracker = _gat._getTracker(&#8220;UA-3497581-8&#8243;);<br />
pageTracker._initData();<br />
pageTracker._trackPageview();</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=$" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Moratti, il Massimo del coraggio</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 09:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160;
Ci vuole una gran bella faccia tosta e il massimo del coraggio, ma anche una buona dose di umorismo sotto vuoto spinto per arrivare a lamentarsi degli arbitraggi che ha avuto in questa stagione l‚ÄôInter. Ma se lo fa Robby Solo Mancini con una lacrima sul viso, ancora ancora lo si pu√≤ capire: in fondo [...]]]></description>
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<p class="post-content"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/uploads/2008/03/180px-moratti_particolare.JPG" align="right" height="191" hspace="15" width="100" />Ci vuole una gran bella faccia tosta e il massimo del coraggio, ma anche una buona dose di umorismo sotto vuoto spinto per arrivare a lamentarsi degli arbitraggi che ha avuto in questa stagione l‚ÄôInter. Ma se lo fa Robby Solo Mancini con una lacrima sul viso, ancora ancora lo si pu√≤ capire: in fondo sono anni che ha questo vizio di piagnucolare ad ogni fine partita sentendosi vittima di un complotto di chiaro stampo bolscevico diabolicamente ordito ai suoi danni per rovinargli prima la vita e poi la carriera. Ma se s‚Äôindigna Moratti, francamente saremmo tentati di girare subito i tacchi e di lasciarlo parlare come si fa con chi non sa quel che dice o √® in preda ad uno spaventoso delirio universale. E invece no. Lo circondano, i giornalisti di Milano, sotto casa o sul portone dell‚Äôufficio, e con il capo annuiscono ad ogni sua affermazione molto grave (o greve?). Come ieri. L‚Äôarbitro Rocchi di Firenze √® stato ingusto con noi, ha avuto l‚Äôardire di proclamare il presidente di tutti i bauscioni: Pel√® non andava espulso, Pel√® non meritava il doppio giallo, Pel√® √® un angelo piovuto dal cielo che quel malvagio in<span id="more-27"></span> giallo limone ha fatto passare per un demonio, Pel√® √® meglio di Pel√®. E allora dai: i giornali meneghini s‚Äôaffrettano a contare i cartellini rossi che si sono beccati i nerazzurri in questo campionato. Addirittura cinque: uno ciascuno a Julio Cesar, Maicon, Cesar, Vieira e Pel√®. Apriti cielo. Come se nella Juve non abbiano pure espulso Nedved, due volte, Zebina, Camoranesi e Chiellini. E gli abbiano fischiato una mezza dozzina di rigori a sfavore che assolutamente non c‚Äôerano. Ma loro sono cattivi e meritano punizioni anche corporali: poche storie. Mentre Cristian Chivu provvedeva a rincarare la dose proprio alla vigilia di Inter-Juve: ‚ÄúOrmai non √® pi√π un caso: ho la sensazione che siamo nel mirino di qualcuno che non ci vuole bene‚Äù. S√¨: di Lucianone Moggi. Per favore: fateli tacere. Altrimenti mi metto a piangere anch‚Äôio. Sul serio.</p>
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