By peaclaudio | Febbraio 6, 2010 - 11:11 am - Posted in Sarti poeti e navigatori

                          di FRANCESCO SARTI

Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per nulla rivoluzionario. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere l’ultimo Muccino, ruminando nella testa il titolo-hit “Baciami ancora” (edizione Jovanotti) e immaginare che le imprese filmiche non abbiano nulla a che fare col disco-lancio. Oppure andare al San Paolo belli riforniti di laser, purché col raggio verde (e ci perdoni Rohmer, sublime regista morto da poco), e spararlo in faccia ai giocatori, per distrarli sul dischetto del rigore, oppure annebbiarli tra i pali. Così, per divertirsi. Essere stupidi per non capire del tutto le dichiarazioni del presidente De Laurentiis (quello del Napoli, non il produttore: non vi distraete col cinema), che al riguardo suggerisce di cambiare i controlli per adeguarli alla tecnologia. Vuol dire quella degli scanner aeroportuali, da introdurre negli stadi a corredo dei tornelli, oppure si riferisce all’evoluzione del cretino, che dalle monete da cento è passato alle spade di Luke Skywalker? Invece. Bisogna fare uno sforzo di stupidità in più per pensare che, adesso che la Juve è in mano a Zaccheroni, le puntate precedenti siano state una fiera pirandelliana, nella quale nessuno, fino all’esonero (ufficialmente sollevamento, termine non a caso riferito ai pesi), aveva avvertito Ferrara che gli inviti all’unione e agli uomini veri non bastavano più. E credere che non sia stata una cattiveria averlo tenuto ancora lì, attaccato alla panchina come un fossile, anche nella malinconica sfida di Coppa Italia contro l’Inter, quando già l’avevano di fatto dimesso (in senso transitivo) e sepolto, completando la metamorfosi da Guardiola a Stallone italiano, a furia di pugni. Del resto, di zombie è pieno il mondo. Anche nel basket. L’abbiamo appreso dal gm Benetton, Enzo Lefebre, che ci ha crudelmente rivelato, subito dopo aver sostituito Vitucci con Repesa, che il sacrificato sapeva già al momento dell’ingaggio di avere una data di scadenza. Non tanto quella annuale del contratto, ma il momento in cui il successore, più accreditato, si fosse finalmente liberato dalla Croazia per prendere il suo posto. Però, essendo stupidi, non capiamo la reazione del diretto interessato, che alla notizia dell’esonero, fra l’altro dopo una vittoria, è rimasto sbalordito. E ha tramutato il miele dell’Energia verde, motto trevigiano per il progetto giovani, nel fiele delle accuse di conservatorismo.

Dev’esserci comunque una marea di stupidi se nessuno è riuscito a cogliere la pretesa naturalezza del tutto e a favore del coach giubilato si è immediatamente creato un gruppo di solidarietà su Facebook, ormai il termometro degli umori viscerali, dopo le sparate sullo stipendio di Hall e i proclami di mercato di Papalia. Il quale, sempre in tema di normalità, è riuscito nell’impresa di creare una sorta di classifica parallela, tra le squadre che hanno già affrontato Napoli, e quindi si sono giocate il bonus di due punti, e quelle che devono ancora incontrarla. Anzi, per essere abbastanza stupidi, si deve addirittura fingere di avere l’epidemia in spogliatoio, per motivare alla legge la scelta di schierare il vivaio e qualche veterano, anziché i titolari, e mangiarsi a colazione gli under 19 reatini prestati alla causa dell’assurdità. C’è da chiedersi anzi se Meneghin, interrogato da Stern sulla presenza di altri giovani italiani papabili per l’Nba, abbia detto trionfante che da quest’anno, ogni domenica, una gara di serie A si gioca tra juniores. Giusto per promuovere il movimento, e poi preoccuparsi se Bargnani o Gallinari declinano l’invito in nazionale di Pianigiani. Adesso la Procura federale parlerà di frode sportiva, quindi ci domandiamo, cambiando latitudine, come debba chiamarsi la scelta della Federazione calcistica africana d’escludere per due anni il Togo dalla Coppa d’Africa per essere tornato a casa dopo l’attentato ai suoi giocatori nell’ultima edizione. Non sapremmo dire, perché siamo troppo stupidi e incolti, ma un illecito senz’altro dev’essere, quantomeno al buon gusto, se non alla sensibilità. E ci viene in mente che, per paragone, sarebbe come togliere la macchina da scrivere per qualche anno ai giornalisti catturati e liberati in Iraq, per la sola colpa di non essere stati ammazzati e decapitati sul posto, mentre lavoravano. Forse anche lo sport rientra, oggi, nei rischi professionali. Forse per i Mondiali in Sudafrica prossimi venturi si dovrà stipulare qualche particolare polizza-attentato. O forse siamo noi che, stupidamente, esageriamo. Dopotutto, stupido è chi lo stupido fa, sosteneva Forrest Gump, che non aveva bisogno dei jeans per essere geniale.

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By oscareleni | Giugno 4, 2009 - 3:00 pm - Posted in I lunedì da Oscar, Il basket nel cestino

di OSCAR ELENI

Rotativa Eleni per i playoff che non si fermano mai. Questa volta il martedì è milanese, con 9000 spettatori al Forum e il ritorno in tribuna di Giorgio Armani che ha passato un periodo difficile per colpa del fegato. Olimpia con una buona strategia difensiva, in questo il Bucchi è abbastanza bravo, ma bisogna dire che il Bechi, dall’altra parte, è bravissimo a mascherare la vocazione individuale e suicida dei Gist, dei Gaines, per farli partecipare alla vita di squadra dove vedi i progressi nati dal lavoro: Aradori fa qualcosa in più rispetto al ciapa e tira, Jerebko cresce e di certo nella Nba ci finirà prima lui di altri che sognano, ma non hanno la testa per volare ed usare il paracadute. Brunner è tosto e Smith, fino a quando ha ossigeno è un bel pilota. Milano senza forza a rimbalzo, ma Taylor è un ippo ballerino con tecnica, Biella senza forza alla fine, ma è interessante il lavoro di Talamanca, un preparatore atletico cresciuto con la protezione del professor Gaudino, l’uomo per tutte le stagioni del grande sport, nazionale , di calcio e di atletica, Inter, prima Juventus, anche se lui negherebbe tutto, anche di esserci stato come gli avevano insegnato quando provava a recuperare Bettega: lavorare duro, ma nascondersi, fingere di non essere passato per caso su quei campi dove era obbligatorio piangere e sudare. Dicevamo dell’Armani che in attacco non ci piace, non ci emoziona, ma Bucchi è sempre stato così, un grande diesel, senza voglia di sgommare, certo dalla sua panchina escono facce tristi e questa è la sua colpa, non li ha coinvolti, peggio, non li ha convinti che la gerarchia interna è giusta, ponderata. Errore che si può rimediare dopo un anno per conoscersi, ma non ne siamo sicuri.
Fra Salsomaggiore, finali under 19,poca roba da serie A dicono gli esperti, Bologna, amichevole simil Italia e selezione Giba dove giocherà anche Saturnino Niccolai, ridere o piangere, meglio festeggiare, parterre di Milano, si vede e si sente di tutto. Rivisto un Sabatini sorridente, ma forse è un inganno e non ascoltiamo le voci di chi pensa ancora che gli allenatori vanno pagati poco e per questo si è seprato da Boniciolli. Possibile che i dirigenti siano ancora così impreparati da voler costruire le squadre risparmiando nel settore tecnico, quando invece la base della casa deve essere affidata ad un ingegnere che sappia dirigere il personale e dialogare con l”architetto in campo senza farsi ridere dietro perché a lui danno uno stipendio inferiore a quello degli operai. Sentita al Forum anche l’imprecazione di chi sosteneva le schiene dritte quando il livello del gioco è calato: ” Sai perché? Hanno messo dentro più italiani”. Attenti a non farsi del male.
Chiusura poetica su una telefonata da Istanbul dove Boscia ricorda Korac a 40 anni dalla morte, ricorda Menichelli, il suo presidentone Maggiò, ricorda tutto, ricorda e non vuole dimenticare amici, storie belle, storie di cattiveria, anche se quando lo mandarono via da Milano fummo tutti colpevoli e lui fa bene a dire che da quel giorno “Zero tituli, zero scudetti“. Sentire Boscia Tanjevic che si appresta allo scontro impari con Ataman e la ricchezza dell’Efes ci dà sollievo. Con lui impari sempre qualcosa e su Korac fu straordinario nei giorni in cui si camminava sulle antiche mura di Belgrado ascoltando le più belle storie della cosciarka (non si scrive così, ma si pronuncia così, forse), dello sport, della vita quando i re erano davvero re.
(3-continua)

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By peaclaudio | Maggio 9, 2009 - 6:43 pm - Posted in Calci e veleni, Sarti poeti e navigatori

di FRANCESCO SARTI

Ci sono cose che non voglio leggere. Per esempio, non voglio leggere che all’indomani dell’acquisto di Poulsen, un giocatore che passa la palla solo in orizzontale, il presidente della Juve ha il coraggio di affermare, tra un saltello e l’altro, che i tifosi ameranno il guerriero. Non voglio leggere che il suo allenatore ha realmente creduto si potesse vincere lo scudetto schierando Camoranesi e Nedved titolari fissi. Non voglio leggere che Nedved, anziché ritirarsi, come la sua storia imporrebbe, giocherà ancora per anni. E che Nesta, purtroppo, rinuncerà a farlo per problemi alla schiena. Non voglio leggere che Gallinari si è operato e non è ancora tornato quello che era, e che sarà. Non voglio leggere di Bargnani, Belinelli e Hackett prima che abbiano buttato fuori dagli Europei la Francia, quella di Tony Parker e Boris Diaw. Non voglio leggere che magari ci ha fatto fessi Turiaf con un canestro di tabella all’ultimo secondo. Non voglio leggere che quella partita la commenterà Franco Lauro, con le sue difese a presepe e i movimenti “in da peint”, perché lo so già. O che, insospettabilmente, tornerà Gianni Decleva, con la sua voce rotonda e i canestri dalla linea dei seimetrieventicinque. Sarebbe un’utopia, come quella di vedere chiaramente il punteggio sul televisore durante una partita di basket trasmessa dalla Rai. D’altra parte, non vorrei mai leggere che Sky, dove i punti si vedono bene, al momento di assumere Alessandro Mamoli gli ha imposto come clausola contrattuale di parlare in modo identico a Flavio Tranquillo, pause comprese. E che lui ha accettato, con entusiasmo. Non voglio più leggere che una bandiera come Javier Zanetti pensa sul serio che l’Inter, con i suoi scudetti a tavolino, possa diventare come il Grande Torino. O che sulla collina di Superga hanno contestato Rosina durante la commemorazione dei sessant’anni dello schianto, interrompendosi solo quando scandiva i nomi. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Aprile 15, 2009 - 11:20 am - Posted in Calci e veleni, Sarti poeti e navigatori

            di FRANCESCO SARTI  

Una volta ci si raccoglieva meglio. Non c’era bisogno di stare abbracciati in mezzo al campo, come prima dei calci di rigore di una finale, per simulare unità e sgomento. Ognuno era fermo al proprio posto, nel ruolo che gli avrebbe esaltato la partita, compreso nel pensiero o nella preghiera.  Oggi no. Oggi lo spettacolo ha i suoi rituali. Ed esige partecipazione simbolica, innanzitutto. Pazienza se il minuto di silenzio dura in realtà venti o trenta secondi, per poi sciogliersi in un non richiesto applauso, come se si avesse paura di tutta quella quiete, di tutta quella gente immobile. Ciò che conta è il gesto. Così, anche sabato di Passione, abbiamo avuto la nostra razione d’appelli alla moderazione e al fair play. Come se la lealtà nello sport si misurasse dall’incombenza del lutto o la sensibilità dall’episodio di cronaca. Fu lo stesso per i tifosi ammazzati, che da corpo sacrificale avrebbero dovuto svelenire gli animi, indurre i polemisti alla concordia. È tutta una burla, ovviamente. Chè, se davvero si volesse rispettare il dolore, non si dovrebbe giocare nemmeno. Lasciare i circenses all’oblio, anziché infarcirli, come ogni settimana, di paillettes. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Marzo 27, 2008 - 12:30 pm - Posted in Calci e veleni, I puntini sul tee

Tiger Woods non ha vinto al Doral Resort di Miami: mi sembra una grossa notizia, non vi pare? E non √® arrivato nemmeno secondo, ma addirittura quinto. Acqua fresca. O quasi. Almeno per la Gazzetta dello Sport che all’evento – Tiger non perdeva una gara da sei mesi – ha dedicato tre righe. Anzi, per la precisione otto. Una in pi√π comunque di quante se ne √® meritata Michela Suppo, terza nella pistola ad aria compressa nella prova di Coppa del Mondo di Rio de Janeiro. Niente da dire: sono tempi sempre pi√π duri per gli sport minori che non ho per√≤ il coraggio di chiamare anch’io poveri. Poche storie: un morto di fame non gioca a golf e non spara al poligono. E non va in Florida o in Brasile. Ma torniamo a bomba. Il Fenomeno, prima del CA Championship di Miami, aveva trionfato in otto gare di fila e non l’avevo mai visto, prima di sabato in televisione, rimanere con la pallina in bunker come un

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By peaclaudio | Marzo 22, 2008 - 10:05 am - Posted in Calci e veleni

 

Ci vuole una gran bella faccia tosta e il massimo del coraggio, ma anche una buona dose di umorismo sotto vuoto spinto per arrivare a lamentarsi degli arbitraggi che ha avuto in questa stagione l‚ÄôInter. Ma se lo fa Robby Solo Mancini con una lacrima sul viso, ancora ancora lo si pu√≤ capire: in fondo sono anni che ha questo vizio di piagnucolare ad ogni fine partita sentendosi vittima di un complotto di chiaro stampo bolscevico diabolicamente ordito ai suoi danni per rovinargli prima la vita e poi la carriera. Ma se s‚Äôindigna Moratti, francamente saremmo tentati di girare subito i tacchi e di lasciarlo parlare come si fa con chi non sa quel che dice o √® in preda ad uno spaventoso delirio universale. E invece no. Lo circondano, i giornalisti di Milano, sotto casa o sul portone dell‚Äôufficio, e con il capo annuiscono ad ogni sua affermazione molto grave (o greve?). Come ieri. L‚Äôarbitro Rocchi di Firenze √® stato ingusto con noi, ha avuto l‚Äôardire di proclamare il presidente di tutti i bauscioni: Pel√® non andava espulso, Pel√® non meritava il doppio giallo, Pel√® √® un angelo piovuto dal cielo che quel malvagio in Read The Full Story…

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