By oscareleni | Gennaio 19, 2010 - 10:02 am - Posted in Il basket nel cestino

OSCAR ELENI da un posto che non esiste, quello dove si taglia la lingua agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche, Roma e Milano sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline sul ponte Milvio, sul ponte della Ghisolfa, su ogni ponte dove ci sia la possibilità di leggere oggi, domani, quello che ieri ci faceva godere, ad esempio, nei giorni in cui la Lega era qualcosa di speciale e non questa nebulosa che si fa stangare in pubblico dai suoi associati, che sbaglia quasi tutto, che non comunica, non si commuove, non fa più tenerezza, a parte i samaritani che ci lavorano dando tutto quello che hanno per avere in cambio ringhi scomposti. Scoprendo che il male non ti lascia anche se provi a tagliarlo abbiamo provato a farci chiudere nella stanza dei giochi, al sole, scegliendo il giallo ravvivante con accenti al color gelato, vaniglia o lampone, aggiungendo blu navy e blu ceramica, anche se, dicono, sarebbe bello svegliarsi al mattino in una stanza dove non vedi i fantasmi di Proli, Bottai, Papalia, degli arbitri infelici, dei giocatori italiani sostenuti da Petrucci, ma non più dai poveri allenatori che puntano su di loro, speriamo che Pianigiani cambi il mondo intorno a noi, dove non senti cazzate sui prossimi ragazzi da mandare nella Nba se nell’elenco del Poz ci mettono Mancinelli e Poeta, su Aradori muovetevi più piano, dove non tutti quelli che dovrebbero cambiare il nostro destino di nazionale con la quarta fascia scritta in faccia hanno il colore del Crocus e delle Primule che abbiamo visto sul volto di Nicolò Melli. Che la fortuna lo salvi dalla piaggeria, che sia protetto bene dalla famiglia, gente tosta, madre americana, argento olimpico di pallavolo, padre a gomiti larghi come quando giocava, che la testa, una bella testa, gli serva per schivare la slavina dei leccaculi che ai talenti prospettano soltanto veline Read The Full Story…

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                          di CLAUDIO PEA

Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l’aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m’annoio. E allora m’affretto, corro, entro al calduccio. Non c’è Superbone Tranquillo ed è questo già un sollievo. Cerco Tonino Zorzi trombato dall’ecumenico Boniciolli. Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d’altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l’avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c’erano soldi per entrambi, mi dicono. Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla cantina del basket dove Gianni Petrucci consiglia e scomunica, adesso lo ha fatto a Scauri sputando su una serie A che comunque incassa e fa pubblico, ultimo rifugio per dimenticare le cicatrici di un corpo invecchiato dopo aver inseguito, purtroppo soltanto con la mente, Chuck Jura nel suo viaggio del ricordo, lui che gioca ancora per vincere titoli da over 50 e che sfida volentieri Bucci e i veterani di Natucci e de l mio cerusico Max Barbieri. Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo del Camionista di Forte Marghera dove lo festeggiavano gli amici di Mestre che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui Villalta filava e Augusto Giomo sentiva musica celestiale in palestra. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, al Baraonda, l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori tramezzini del Nord Est, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad un tifoso Fortitudo che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, altro che Brunetta, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è la famosa finale scudetto Virtus- Fortitudo, quella della beatificazione di Messina e Danilovic, quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro per il fallo-non fallo di Wilkins, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria eterna, al Dominique fanfaron. Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal set romano di Pedro Almodovar per dimenticare etere e punti incrociati sulla pelle, per non scordarsi che se vai in un ospedale pubblico, tipo il San Paolo a Milano, se trovi una squadra come quella di Franco Disperati, allora puoi anche soffrire, ma sei sicuro d’essere in buone mani e il chirurgo meriterebbe un premio, ma, per adesso, deve tenersi le maledizioni di chi ogni mattina si alza e vede nero, di chi risponde con la voce che arriva da molto lontano, dai giardini della disperazione anziana, da chi magari sembra più scortese del solito con i pochi amici che lo hanno chiamato dopo essersi allarmati per le notizie non buonissime dal fronte della chirurgia dove l’uomo diventa cicatrice. Scusa Santi, scusa Sandro, scusa Toto, anche se la digressione sul golf ci ha fatto venire i brividi. Sono giorni di abbracci rotti nel basket che non ha una Penelope Cruz da stringere fra le braccia, ma soltanto gente che ha voglia di litigare senza averne la forza intellettuale per reggere l’urto. Carlo Recalcati conferma che soltanto il suo avvocato ha rapporti con Meneghin e La Guardia, ormai il vicepresidente vicario, bisogna citarlo sempre perché sembra lui il pilota del barcone federale, come dicono nel generone romano che riabbraccia Gino Natali, tornato a casa Toti da dove era uscito, se ricordiamo bene, sbattendo la porta. Milano respira. Recalcati, invece, non conferma le cifre sopra gli 800 mila euro dell’ultimo contratto perché, come sanno bene all’ufficio imposte di Cantù dove lui è il quinto contribuente, non va oltre i 512 mila lordi, quindi restando sotto quello che invece incassa al netto qualche suo collega. Abbracci rotti fra Pesaro e una proprietà che non ha mai voluto credere al valore delle tradizioni, ma questo sembra un malessere che prende tanti per la gola. Spezzatino d’affetti anche a Milano dove i maligni avevano persino visto David Blatt gironzolare intorno alla piscina vuota del Palalido Read The Full Story…

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                                  di FRANCESCO SARTI

Vorremmo vedere più spesso Daniel Hackett stoppare da fermo Casey Shaw. O celebrare un canestro con urla belluine, per poi tornare in difesa battendo le mani sul parquet, a sfidare l’avversario diretto. Anche se l’imprendibile Marques Green lo incenerisce da tre punti. Anche se pure il suo cambio, il coraggioso Daniele Tomassini, classe 1988, non ha paura di tirargli da lontano. Perché Hackett, col piglio e i tatuaggi da rockstar, è un’ottima copertina per una giornata, la terza, che ha proposto qualche italiano protagonista. Certo, non sarà stato il migliore in campo della matinee Benetton-Scavolini, perché per il titolo bisogna rivolgersi ancora a Gary Neal, 22 punti con tanto di allungo decisivo (nonostante una sua scriteriata scelta offensiva abbia dato al team di Dalmonte il pallone per vincere), ma almeno ci ha ricordato che nel nostro campionato non esistono solo stranieri. Poi, il dovere di cronaca impone di parlare della doppia doppia di Wallace, dei bombardieri Sakota e Van Rossom, di un buon Simone Flamini, di Hicks che ha sbagliato un po’ troppo per acciuffare la partita. E di questa Pesaro che non merita di stare a zero, come pure questa Treviso di definirsi giovane, se l’unico del vivaio ad essere davvero utilizzato da Vitucci è stato De Nicolao, una manciata di minuti mozzafiato a inseguire Green. Comunque. Per restare in tema anticipi, Siena ha, come previsto, macinato Teramo, nonostante il lavoro sottocanestro di Thomas e i punti di Poeta (che luccicherà meno dei compaesani Nba, ma resta terribilmente concreto). Ci chiediamo solo che incantesimo usi Pianigiani per integrare con simile facilità i nuovi arrivi: Zisis e Hawkins si stanno già divertendo, senza che i leader McIntyre e Sato Read The Full Story…

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By peaclaudio | Novembre 6, 2008 - 7:25 pm - Posted in Il basket nel cestino

Ho una grossa sorpresa chiusa a chiave nel cassetto, ma non aprir√≤ il cassetto prima di luned√¨. Altrimenti di che cavolo di sorpresa potrei parlare? Lapalissiano. Non la svelerebbe nemmeno Jacques Chabannes, signore de La Palice ed eroico maresciallo francese caduto in battaglia (Pavia, 1535),¬†al quale i soldati dedicarono una canzoncina che faceva pi√π o meno cos√¨: “Un quarto¬†d’ora prima della morte era ancora in vita”.¬†Tempo al tempo.¬†Sorprendentemente invece Milano ha perso ancora.¬†E per due volte di fila in casa.¬†Prima con l’Efes e poi con Montegranaro. Ma se la¬†sconfitta in Eurolega ci pu√≤ forse, sottolineo forse,¬†anche stare, quella con¬†la Premiata di Alessandro Finelli non √® spiegabile nemmeno dalle assenze di un ex come Luca Vitali o di Massimo Bulleri o di Pape Sow, il¬†due e otto di¬†Dakar che non viene da Parigi, ma dalla Polonia (Sopot).¬†Ma c’erano Sangar√®, Thomas, Hawkins, Hall, Rocca, oltre a Mordente, Katelynas e Beard. Insomma quanto¬†sarebbe dovuto bastare per sculacciare i ragazzini del caro vecchio¬†Garris,¬†trentaquattro marie,¬†71 punti realizzati in due stagioni Nba (Denver e Orlando), ripudiato due anni fa dalla Milano dei Corbelli e dei Natali. Ieri sera a Belgrado¬†il buon Mason Rocca non¬†ha nemmeno messo il naso sul parquet e Yohann Sangar√® ha giocato con 38¬∞ di febbre, eppure dopo un quarto d’ora di partita quasi perfetta (sul pi√π 23) mi sono illuso che l’Armani potesse tornare a vincere dopo quasi un mese d’abbondanti vacche magre. E invece ci ha pensato Mike Hall nel finale a consegnare¬†la vittoria al Partizan sull’ennesimo piatto d’argento. Ora leggo che anche dalla Serbia sono arrivati segnali incorraggianti per¬†il futuro della squadra del secondo stilista pi√π ricco del mondo¬†(dopo Ralph Lauren) e il quarto (uomo) pi√π ricco del Belpaese. E ancora che l’ennesima sconfitta dei giovanottoni di Pierino Bucchi, per quanto amara, √® stata comunque confortante. Sar√† anche cos√¨. Per√≤ scusate se insisto, ma dall’Armani di Armani Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 28, 2008 - 6:48 pm - Posted in Il basket nel cestino, La Banda Osiris

Viva la Banda. Ovviamente Osiris. che ha scatenato i suoi segugi contro di me e stavolta non a torto. Ebbene s√¨, lo confesso: sono sul libro-paga di Giorgino Corbelli che mi passa ogni fine mese una cifra spropositata per i miei modestissimi scritti. Ben dieci euro ad articolessa pro domo sua. E’ scandaloso, lo so, ma devo pur campare in qualche modo dopo che tutti gli editori italici sono stati minacciati dalla famosa Banda a non farmi pi√π scrivere mezza riga sulla palla nel cestino. Altrimenti… Questo premesso, anche Paolo Garimberti sull’ultimo numero del Venerd√¨ di Repubblica in verit√† si √® chiesto: si stava meglio quando si stava peggio? Lui ovviamente si √® occupato di Mosca violenta, mentre io di un tema molto pi√π volgare, ovvero dell’Armani Jeans che, correggetemi se sbaglio, ha perso pure domenica a mezzogiorno sulla Piana delle Noci: 70 noci per Caserta (21 di Diaz e 17 di Slay) contro le 68 di Milano (16 di Thomas e appena 7 di Hawkins). Per carit√† di Dio, lungi da me dal godere per l’ennesimo tonfo dei longobardi, il terzo su quattro partite in questo suo maledetto inizio di stagione. Amavo un tempo le scarpette rosse come impazzisco oggi (e sempre) per la mia Signora di bianco e nero vestita, ma questo non significa niente. Amare (o aver amato) non vuol dire avere gli occhi foderati di prosciutto e non guardare in faccia la verit√†. In fondo persino Luca Chiabotti (numero di tessera 032 nella Banda Osiris), meglio tardi che mai, ha scritto sulla Gazzetta: Read The Full Story…

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