di CLAUDIO PEA

I giornali me li porta a letto mia moglie. Assieme al caffellatte con due effe, due elle e due ti. Alle otto e un quarto. Facciamo anche alle otto e mezza. E qualche volta pure alle nove. Generalmente la mia prima scelta è Repubblica, poi la Gazzetta, infine il Gazzettino di Venezia che, come diceva il grande avvocato Porelli in merito al Carlino, non si legge: al massimo si sfoglia e si finisce di sfogliare in ascensore ancor prima di raggiungere il diciottesimo piano degli uffici della Lega a Bologna. Tranne il mercoledì. Perché al mercoledì non ci piove: a meno che non nevichi, o sia crollato il ponte sul Po, allungo subito le mani su SuperBasket e non lo mollo più. Cominciando dall’editoriale di Claudio Limardi, le cui idee spesso condivido all’80 per cento, che sono (per i miei folli gusti) una percentuale davvero pazzesca: evidentemente sto invecchiando. Sino ai risultati delle serie minori. No, la pallacanestro femminile ve la lascio molto ma molto volentieri. Curioso piuttosto di scoprire cosa ha fatto il Kenfoster Monza del magnifico Mario Boni che domenica ha vinto a Cecina. E la Fortitudo? Ha spianato il Gattamelata Padova, ultimo nella B dilettanti. Dio mio, che brutta fine hanno fatto l’aquila con la scudo, ma anche il Petrarca dei gesuiti e dei tempi di Aza Nikolic. E chissà quale sorte toccherà a Treviso ora che Gilberto Benetton l’ha sfasciata con il piccone per colpa dell’imbroglio Lorbek, è vero – anche in questo sono d’accordo con il direttore di SuperB -, ma pure per via d’evidenti contrasti tra fratelli dai quali il giovane Andrea Benetton, figlio di Carlo e nipote di Gilberto e Luciano Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla Collina delle Croci, nella contea lituana di Siauliai,dove l’Italia gocherà dal 31 agosto le sue carte per un posto a Londra 2012, Giochi olimpici lasciati al sole di Atene e Sydney, sfidando Serbia, Germania,Lettonia, la più vicina al borgo di Siauliu Apskritis, Francia e Israele. Per qualcuno pesca fortunata, per altri girone di ferro. Dipende dalle croci che ti porti dietro, da quelle che hai in squadra se il tuo pivot è lunatico e pericoloso per il gruppo, da troppe cose perché il destino di molte squadre lo deciderà il nume tutelare che garantisce ai giocatori Nba di starsene a Formentera, secondo Santi Puglisi questo è il buen retiro per tutti i cestisti che non hanno voglia di farsi un mazzo tanto, insomma in vacanza attiva come non direbbero Cuzzolin e Bargnani che ci danno dentro davvero nei mesi senza agonismo, piuttosto che rischiare problemi intestinali, digestivi, per cibo e compagni strani che pensano di essere bravi come te che sei stato tritato nel sistema Stern. Insomma diamo tempo a Simone Pianigiani di studiare un po’ la parte adesso che sembra indeciso fra il rigore messiniano, dopo aver sbattuto sull’ultima paratia stagna del Real quando sembrava che la casa blanca fosse allagata, e la voglia di farsi odiare alla Mourinho visto che adesso, quando vince in campionato, replica che sono risposte a chi aveva trattato male i campioni in Coppa. A noi va bene e avanza il piccolo figlio della Lupa con la sua giovanile arroganza e la sua meravigliosa modestia immodesta. Non abbiamo letto da nessuno parte critiche vere al Montepaschi. Sfiga, sì, sulla sfiga che ci vede sempre benissimo con Siena europea, hanno duellato un po’ tutti, ma la verità è che se giovedì, davanti ai 18000 del popolo Partizan, non ci sarà la grande prova, ci troveremo con l’Italia alla finestra, ancora una volta, nell’Eurolega che ci tratta sempre come terzo mondo del sistema anche perché se gli altri fanno incassi, hanno entusiasmo, da noi si scivola sul bagattismo precoce, dovendo già sopportare l’eclisse dei sensi seguendo le filastrocche di Sky.

Se una mattina ti svegli con un Gallinari che ne segna 29 a Detroit, poi scopri che il “ perfido” D’Antoni ha ritrovato in panchina quello che era il gigantesco prospetto russo Mozgov. Dopo tante partite di non entrato per scelta tecnica, cosa che capita anche a Pekovic e Splitter, il biondone ha giocato 40 minuti, segnando 23 punti, restando in campo, dicono dalla Mela Grande, anche dopo i primi 4 minuti di nefandezze. Ispirazione dantoniana e ne siamo felici. Togliamo quindi dalla collina lituana, per un giorno, la croce Knicks, ma restano tutte le altre e ogni squadra di serie A ha le sue Read The Full Story…

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                                                                   di CLAUDIO PEA

Fatemi capire perché mi potrò anche sbagliare ma non ci capisco più un tubo. O quasi. Ferdinando Minucci, il signore del Montepaschi Siena, e la sua signora Rosanna sono coperti eufemisticamente d’improperi mentre prendono posto alle mie spalle sui banchetti di scuola della tribuna-stampa del Palaverde qualche minuto prima della palla a due tra Nicevic e Eze di gara tre dei quarti di finale. Il tempo neanche di sedersi che si devono già alzare e di lì sloggiare su due piedi perché l’atmosfera intorno è a dir poco greve o, come direbbero quelli della Banda Osiris, il clima è più da corrida che salottiero. Succede. Magari non nelle migliori famiglie, ma può succedere. Segnalare comunque lo sgradevole episodio mi pare il minimo che dovesse fare chi fa il mestiere del cronista e non dell’incensatore. Così come mi sarei aspettato le pronte scuse dei benettoniani a Minucci rinchiuso a vedere la partita in uno sgabuzzino della soffitta del custode dove Repesa manda di solito Alessandro Gentile per far la sauna e dimagrire di quei chili che il bravo figliolo di Nando sta mettendo insieme sui fianchi ma anche sul sedere. E invece a Treviso fanno addirittura gli offesi precisando sul sito del mio amico Hruby che i tifosi beceri sono dalla parte opposta della tribuna dei giornalai, mentre in quella curva siedono vecchi abbonati e persone per bene. Sì, è vero, ma con le vene del collo gonfie a dismisura, gli sputi dei lama ed un linguaggio più da camionista d’osteria che da sagrestano della parrocchia di Carità, frazione di Villorba, dove Gilberto Benetton ha costruito la sua chiesa consacrata al basket e alla pallavolo.

Fatemi capire perché mi è difficile comprendere perché Cremona non ha confermato Caja alla guida di una squadra che era già con un piede in Legadue (8 punti in 16 partite) quando l’Artiglio pavese l’ha presa per i capelli e l’ha salvata dal gorgo dei dannati vincendo sei volte su dodici ed espugnando proprio il Palaverde e addirittura il tempio delle V nere di Claudio Sabatini con il Milic che nessuno più poteva vedere. Ora non ho il piacere di conoscere il presidente Secondo Triboldi della Vanoli e quindi non ho la confidenza di chiedergli cosa gli abbia mai fatto Caja di così tremendo per mandarlo via e pagargli lo stipendio per un’altra stagione, ma ho letto una sua dichiarazione che mi ha fatto strabuzzare gli occhi e capire molte cose: “Mi dispiace non aver vinto a Siena così ci saremmo potuti salvare prima dell’ultima di campionato”. Come no? Difatti al PalaMensSana ha vinto in quattro anni di regular season solo la Benetton di Repesa flagellando il canestro di Siena anche dall’oratorio della contrada della Tartuga. Evviva! Read The Full Story…

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OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato bi senza lo sfogo e la giustizia dei play off. Nessuna sorpresa per certi biscotti confezionati anche male, ma fare le vergini è ridicolo direbbero quelli dello snooker appena risvegliati dallo scandalo del campione che vendeva in sala scommesse qualche frame. Dicevamo di un’altra clinica da collocare a Tasilaq, in Groenlandia, dove gli Inuit aspettano ansiosi i pazienti. La prima sarà di solo ghiaccio e serve per l’eiaculazione precoce. Posti speciali per quelli che Tranquillo chiama i ragazzi, o le ragazze, della banda Sky, quelli che vedono di tutto e di più, gente pronta per l’endoscopia del professor Guaglioni, abile nel togliere il polipo dell’esagerazione tanto per sparare alla luna cavlcando una slitta tirata dalle statistiche del pisello più lungo, un fenomeno che troverà il male segreto nello splendore logico capace di scoprire nell’ingaggio di Arnold, nuova luce dell’Armani, vecchia lampadina fioca di un sogno Virtus, la lungimiranza di una dirigenza che si è cautelata nel caso Petravicius avesse ancora guai alla schiena, dopo essersi vista sbattere in faccia porte di compensato da giocatorini di seconda, terza fascia, una porta più solida persino dal Santiago che Varese scaricò nell’anno del signore del suo ultimo scudetto, ora ha deciso che il povero e grandissimo Rocca, re dei muli di alta montagna, Rocc(i)a vera che consiglieremmo anche a Pianigiani senza pensarci troppo, una spalla ideale per tutti i mezzi giocatori che porterà in azzurro. La seconda clinica la costruiremo sulla luna del Ruwenzori, in Uganda, dove il chirurgo in azione sarà Viper Costa che giustamente gira per i portici di Bologna mettendosi a ridere quando vede il terremoto creato dall’adesione alle fatiche di Azzurra del prode Bargnani. Forse ci sarà anche Belinelli Read The Full Story…

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                          di CLAUDIO PEA

Una domenica di basket  esagerato dopo tanto calcio-panettone. Sin troppo. Un mezzogiorno di sole dopo tanto gelo. Già troppo. Al Palaverde di Villorba. Così, tanto per vedere che effetto (mi) fa Siena. Da bordo parquet. Dopo tanta pallacanestro in televisione. Mai troppa, come direbbe il Grande Orso Eleni che mi ha appena spedito il primo pezzo del 2010, lungo dieci cartelle, che divoro goloso e mando subito geloso in rete. Respirando l’aria della campagna intorno. Gustando sapori antichi e cari anche ai barbagianni della Serenissima Repubblica dei miei avi. Frugando nei ricordi per cercare di capire se quello sia ancora il nostro,  il mio mondo. Aiuto, rileggendomi già m’annoio. E allora m’affretto, corro, entro al calduccio. Non c’è Superbone Tranquillo ed è questo già un sollievo. Cerco Tonino Zorzi trombato dall’ecumenico Boniciolli. Pensavo ci fosse. E invece niente. Peccato,  avrei visto volentieri la partita accanto al mio saggio Paron parlando anche d’altro. Di golf e dei fratelli Molinari per esempio. Ma l’avrei visto soprattutto ancora bene a Roma a fianco di quel Matt(e)o di Trieste che ha troppi amici fasulli  che gli ruotano attorno. Per carità,  posso sempre anche sbagliarmi, ma non credo. Non c’erano soldi per entrambi, mi dicono. Read The Full Story…

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By oscareleni | Dicembre 15, 2009 - 3:22 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti aiuta nel dolce risveglio molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. Nostalgia maiala dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il Galli, allenatore femminile al Geas, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come Nando Gentile messo alla berlina dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di “amici e consiglieri” del frastornato Toti Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla cantina del basket dove Gianni Petrucci consiglia e scomunica, adesso lo ha fatto a Scauri sputando su una serie A che comunque incassa e fa pubblico, ultimo rifugio per dimenticare le cicatrici di un corpo invecchiato dopo aver inseguito, purtroppo soltanto con la mente, Chuck Jura nel suo viaggio del ricordo, lui che gioca ancora per vincere titoli da over 50 e che sfida volentieri Bucci e i veterani di Natucci e de l mio cerusico Max Barbieri. Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo del Camionista di Forte Marghera dove lo festeggiavano gli amici di Mestre che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui Villalta filava e Augusto Giomo sentiva musica celestiale in palestra. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, al Baraonda, l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori tramezzini del Nord Est, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad un tifoso Fortitudo che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, altro che Brunetta, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è la famosa finale scudetto Virtus- Fortitudo, quella della beatificazione di Messina e Danilovic, quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro per il fallo-non fallo di Wilkins, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria eterna, al Dominique fanfaron. Read The Full Story…

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