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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; gazzetta</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Il ritorno di Dan: mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 23:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                     di FRANCESCO SARTI 
Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano. Sostituisce Piero Bucchi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Probabilmente è una bufala, come quella di Mancini, Vialli e Vierchowod tutti alla Juve in soluzione unica. O il ritorno di Jordan in Italia. O la morte di Elvis. O invece. La Gazzetta on line ha riportato, poco fa, che Dan Peterson è il nuovo allenatore dell’Olimpia Milano</span></strong>. Sostituisce Piero Bucchi, qualche giorno prima di compiere 75 anni. Se è una bufala, ditecelo subito. Perché altrimenti prendiamo il primo biglietto possibile per una partita dell’Armani, <strong>ci piantiamo in tribuna</strong> qualche ora prima della palla a due e aspettiamo di rivedere dal vivo <strong>uno dei miti dell’infanzia</strong>, dei compagni dell’adolescenza, delle certezze dell’età adulta. Diceva Flaiano che la parabola di una carriera è scandita da locuzioni nitide: giovane promessa, solito stronzo, <strong>venerato maestro</strong>. Per anagrafe, di Peterson abbiamo conosciuto solo l’ultima, da quando ci faceva innamorare del basket Nba con le sue telecronache <strong>dal “Pandemonio” del Boston Garden</strong>, oppure, qualche anno più tardi, ci salutava da un <strong>playground di Salsomaggiore</strong>, l’estate in cui il suo Nba Camp ospitava <strong>Ron Rothstein e Kenny Smith</strong>. Intanto, avevamo conosciuto gli ultimi successi: <strong>la leggendaria rimonta della Tracer</strong> Milano contro l’Aris Salonicco in Coppa dei Campioni, la vittoria in finale <strong>contro il Maccabi Tel Aviv</strong> col commento di Aldo Giordani, il ritiro prematuro dalle scene sportive, per far <strong>scintille solo dietro ai microfoni. </strong><strong>Peterson è tutto questo</strong>: America, accento inimitabile, basket, memoria storica, dato inconfutabile, spettacolo, televisione, wrestling, entusiasmo, curriculum, fotografie, spot, titoli, <strong>D’Antoni-McAdoo-Meneghin</strong>, anni ottanta (e poi novanta e duemila e oltre), commento, critica, punto esclamativo. <strong>E più di ogni altra cosa: coach</strong>. Come lo chiamano tutti, come sarà sempre<span id="more-2048"></span>, al di là di ogni altro ruolo, di ogni altra versione più o meno nota. È la stessa persona che ha scritto <strong>“Basket schematico”,</strong> dove ci insegnava che per dare la carica ai giocatori a volte bisognava disegnarli in un poster da affiggere all’interno dello spogliatoio, col fumetto che diceva cose tipo <strong>“andiamo a vincere”.</strong> O consigliava, per lo stretching, l’esercizio “Jerry Lewis”. Unico, anche se non sappiamo se questa volta basterà. Alle prese, 23 anni dopo, con una squadra relegata a ruota di scorta della leader Siena, uscita dall’Europa e dai titoli sui giornali, precipitata d’un balzo nella polvere <strong>nonostante le paillettes del suo stilista-sponsor</strong>. È come l’assassino che torna sul luogo del delitto, e si rimangia il lungo esilio (che mai è stato buen retiro)<strong> per rispondere a un vizio antico</strong>, il richiamo della foresta a base di scivolamenti difensivi e zone<strong> 1-3-1</strong>.</p>
<p> Non sono più i tempi della<strong> Banda Bassotti</strong>, né del palleggio-arresto-e-tiro. Ma è un basket, quello odierno, non migliore di quello che Peterson ha lasciato: meno tecnico, più muscolare, mortalmente grezzo e banale. <strong>Non sappiamo che ne sarà di lui</strong>, se farà meglio di Piero Bucchi, se lascerà un segno indelebile come quello che richiederebbe una storia come la sua. Di certo, è <strong>un atto di prodigiosa</strong> <strong>incoscienza</strong> rimettere in gioco, oltre all’immensa credibilità sportiva, anche una certa riconoscibilità televisiva che ha forse fatto dimenticare a molti le vere origini del personaggio: su un campo da basket, in piedi davanti alla panchina. Roba più <strong>dura e selvaggia</strong> di un qualsiasi prime time. Dimenticate quindi, almeno per quest’anno, le battute, la simpatia e l’intercalare.<strong> Il coach è</strong> <strong>di nuovo uno di noi</strong>. Mamma, lo sapevamo che non dovevi buttare la pasta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                di CLAUDIO PEA
Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei</strong> <strong>Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al</strong> <strong>caro Orso Eleni</strong>, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. <strong>Mi piace tutto di Siena</strong>: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, <strong>la taverna del Capitano</strong> ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e <strong>Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco</strong> <strong>dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio</strong> e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la <strong>Lupa</strong> sia <strong>nemica dell’Aquila</strong>. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il <strong>mio nipotino Edoardo</strong> che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. <strong>Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico</strong>. Per fortuna mi è venuto in soccorso <strong>Riccardo Caliani</strong>, che è un amore di ragazzo, oltre che <strong>l’addetto-stampa impagabile della MensSana</strong>. Però se pensate <span id="more-1849"></span>che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi<!--more--> o, al massimo, non fatele uscire dai confini d’Europa.</p>
<p><strong>Altrimenti m’arrabbio sul serio e, quando mi salta la mosca al naso, anche</strong> <strong>questo lo sapete, non conosco le mezze misure. Come</strong> <strong>stamattina aprendo il giornale rosa</strong>. Ora non ho la pretesa di insegnare il mestiere a nessuno e men che meno ho avuto nella vita l’ambizione di fare il <strong>culo di pietra</strong> in redazione. Mi piaceva troppo girare, conoscere e curiosare. E ho girato, grazie al cielo, il mondo correndo dietro ad un pallone di basket, ma anche di calcio e di pallavolo. Libero come il sole, ho lasciato volentieri agli altri <strong>la libido di comandare</strong>. Anche perché in questo Paese, salvo rare eccezioni, i migliori nei giornali non sono i più bravi, ma quelli che servono i padroni con l’arte dell’adulazione e della genuflessione. Però non si può nemmeno far finta di non vedere che la Gazzetta di lunedì non aveva un richiamo di basket in prima pagina. Eppure si era giocata domenica a Siena la prima partita della serie tricolore. <strong>Una buona finale. Arbitri a parte. </strong>E una buona Milano sino a quando il Montepaschi non si è rimboccato le maniche in difesa e l’Armani non ci ha capito più un cavolo. O quasi. Un richiamo per Varese e Pescara che ritornano<strong> in serie B</strong> magari ci può stare nell’Italia che ha solo il calcio nelle vene, ma che<strong> Benitez</strong> dica: <strong>“Guidare questa Inter non mi preoccupa”</strong> non credo che scateni una<strong> coda alle edicole</strong> più della fantastica prestazione di <strong>Mc Intyre</strong> nel primo e nel terzo quarto. Anche perché questi sono e saranno gli ultimi colpi di coda del piccolo grande <strong>T-Mac</strong> a Siena. Potrebbe rimanere invece Sato, fosse vero, ma ne riparleremo. Adesso riapro la Gazzetta di oggi e stavolta un rettangolino rosa di pallacanestro lo trovo in fondo alla (prima) pagina, ma non mi sta bene che il titolino sia dedicato tutto alla Nba, ai<strong> Celtics</strong> che conducono 3-2 sui <strong>Lakers</strong>, mentre solo un occhiellino si merita il secondo duello di stasera tra<strong> Siena e Milano</strong> che sarà importantissimo per stabilire se lo scudetto<strong> il Montepaschi lo vincerà per 4-0 o 4-1 </strong>o al massimo, ma non credo, per 4-2.</p>
<p><strong>Sbollita la rabbia per certe scelte che faccio fatica a digerire, torno a</strong> <strong>perdermi tra i vicoli di Siena che somigliano un po’ alle mie calli:</strong> sembrano tutti eguali e non lo sono. “<strong>Siena è piccina”,</strong> mi dice un contradaiolo al quale chiedo la strada più breve per <strong>Piazza del Campo</strong>. “Ci arriva in un lampo”. E così è stato. Come non ci piove che Siena sia piccina davvero. Tant’è che non capisco tutta questa storia sul <strong>PalaMensSana</strong> mezzo vuoto nella prima partita della serie finale. Intanto non c’erano tifosi da Milano o, se c’erano, nessuno li ha sentiti. E poi 4.469 paganti in un impanto da 5.000 posti a sedere rappresentano un dodicesimo degli abitanti di tutta Siena. Ovvero una famiglia su tre ha nel cuore la sua diciottesima contrada, le è vicina e la sostiene: una cosa non da poco, non vi pare? Quanto al <strong>mio amore per la Lupa</strong> ne ho compreso finalmente la ragione: mescolando il sacro al profano, porta gli stessi colori della nostra Juve, mia e di <strong>Simone Pianigiani</strong>: il bianco e il nero a fiamma (e non a righe). Evviva! <strong>La Lupa è la nonna di tutte le contrade</strong>. Ovvero è quella che non vince un Palio da più tempo. Un altro n buon motivo allora per stare dalla sua parte affinché non si dica che mi trovo a mio agio solo sul carro dei vincitori. Più difficile è semmai capire per chi non è di Siena come possano <strong>Pianigiani e Minucci</strong> andare perfettamente d’accordo sul parquet, mentre le loro contrade, cioè <strong>la Lupa e l’Istrice</strong>, siano storicamente nemiche. Ve l’ho già detto: qui <strong>si fa a cazzotti e poi si va</strong> <strong>a bere insieme</strong>. Sperando che stasera Facchini, Mattioli e Chiari fischino meglio di Cerebuch, Paternicò e Sardella. Ci vuol poco e dunque ci potrei anche scommettere sopra. Ma non abbiamo dato la quota.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=9" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il masai di Bimbo, quel Diavolo di Drazen, il Gallo d&#8217;oro, la Banda Osiris e D&#8217;Antoni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                 di CLAUDIO PEA
Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine</span></strong>. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport così sputtanato abbia tanto spazio ancora sui giornali e tanti inviati al seguito. A me è bastato seguire un paio di <strong>Tour de France</strong> per disamorarmi del ciclismo che pure su quelle stesse strade mi aveva esaltato con le imprese dei suoi campioni che anch’io (nel branco) non avevo esitato a definire <strong>“epiche&#8221;</strong>. Come quella del 1996 quando un danese dalla bella faccia di contadino sano, forte e robusto, pelato e rubicondo, tolse a un gentiluomo navarro dal viso pallido la possibilità di vincere la sua sesta <strong>Gran Boucle</strong> di fila. Avevo un debole – lo confesso – per Miguel Indurain. Come oggi ce l’ho per <strong>il magnifico masai di Bimbo, Romain Sato</strong>, e il suo allenatore, <strong>Simon Mago Pianigiani</strong>, che è pure juventino doc: un punto in più a suo favore. <strong>Era elegante, sereno, affascinante</strong>: pedalava facile e pareva persino buono. Ed era invincibile al Tour almeno sino al giorno in cui – vi raccontavo – <strong>Bjorne Riis</strong> non gli mise il bastone tra le ruote e stroncò il suo record (dei record). Ma non ce l’ho con Riss per questo e, di riflesso, con il <strong>ciclismo</strong>. Quanto perché una decina d’anni dopo il danese, passato a dirigere la squadra di Ivan Basso, candidamente confessò d’essersi dopato a quel Tour come un indemoniato, avido e dannato.</p>
<p>Adesso, mentre la gente impazza al<strong> Giro</strong> e sogna<strong> Ivan Basso</strong> <strong>in rosa a Verona</strong>, io invece mi domando: <strong>ma sarà davvero pulito dopo aver scontato una pena per doping</strong> <strong>lunga ventiquattro mesi? </strong>E non attendo neanche la risposta. Perchè non me ne importa più nulla: sono ormai nei confronti del ciclismo più disincantato che deluso. <strong>Sono probabilmente anche fatto male</strong>. Nel senso che oggi amo e domani, se fregato, salto a piè pari dal bianco al nero e non torno più indietro. E’ sbagliato. Lo so. <strong>Così si vive male</strong>, ma i manichei sono siffatti ed io sono il più inguaribile – ditelo pure – degli integralisti sportivi. Così è anche nel basket. Guai a chi mi toccava <strong>Michelino D’Antoni</strong>.<span id="more-1767"></span> Ero sempre al suo fianco in qualsiasi battaglia come quella contro <strong>Franco Casalini</strong> quando gli volle far sapere in un’intervista concessami a cuore aperto: o cambi atteggiamento o col cavolo che rivinciamo il tricolore. E così fu: lo ricorda sempre il gran <strong>Dan Peterson</strong> nei suoi deliziosi <strong>amarcord milanesi</strong>. <strong>Un’altra volta passai con Mike una notte interamente insonne</strong>: lui non si capacitava all’idea che <strong>Drazen Petrovic</strong> l’avesse fatto a fettine. “Mi bruciava sempre sul tempo. E con la lingua fuori mi fregava nel tiro o nelle entrate sottomano”. E io invano a spiegargli che quello era un diavolo. Anzi, <strong>il Diavolo</strong>. E che aveva qualche anno in meno. Ma un giorno gli chiesi io a bruciapelo: “<strong>Quelli della Banda Osiris raccontano in giro che lascerai la Benetton e che andrai a Phoenix</strong>. Giurami che non è vero”. E lui mi giurò che erano solo storie. Ebbene il prossimo autunno D’Antoni sarà <strong>al Forum coi Knicks e Gallinari, un altro di buono</strong>. E io me ne andrò lontano, ma molto lontano, a giocare a golf. Magari con <strong>Stonerook </strong>che ieri sera al <strong>Palaverde </strong>non ne ha indovinata una di giusta manco a sparargli dal principio alla fine: zero su sei al tiro, due liberi su quattro e cinque falli, tre di valutazione. <strong>Ma prima di sentirmi parlar male di</strong> <strong>Cespuglio,</strong> ne deve ancora passare d’acqua sotto il <strong>ponte di Rialto</strong> e comunque avranno già disputato <strong>le Olimpiadi a Venezia</strong>. Cioè tra un ventennio minimo.</p>
<p><strong>Di Danilo Gallinari avrò tempo e modo in questo sito di riparlarne a breve.</strong> Intanto vi preannuncio subito che il suo ennesimo no alla nazionale <strong>mi è piaciuto come il cacio sui maccheroni</strong>.<strong> E io odio il formaggio</strong>. Così come non mi sono andate giù molte cose della gara tre con la Benetton che nessuno ha fatto notare. Per esempio <strong>Ferdinando Minucci e signora</strong> pesantemente insultati prima del match da quattro energumeni e costretti ad abbondare in fretta e furia i posti in tribuna-stampa che la Benetton aveva a loro assegnato. O <strong>l’arbitraggio di Cicoria</strong> e compagni che ha permesso ai trevigiani di pestare come si fa di solito con le bistecche prima di scottarle sulla brace. O <strong>l’assenza di Gilberto Benetton</strong> ancora una volta sugli spalti in quella che doveva essere, ed è stata, l’ultima partita della tribolata stagione di <strong>Nicevic e fratelli</strong> riscattata proprio nei duelli finali all’arma bianca con Siena. O di <strong>Giorgione Buzzavo</strong> che, invece di rasserenarsi pensando che la scelta d’affidare la sua squadra a <strong>Repesa</strong> è stata da lui in pieno azzeccata, senza parlare della pace di nuovo fatta coi suoi bollenti aficionados, ha preferito alla<strong> Gazzetta</strong> parlare “di troppa sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti dei campioni”. Come avrebbe detto <strong>Totò,</strong> molto affettuosamente: <strong>“Ma mi faccia un piacere”.</strong> O di chi intravede, o spera di vedere, nel <strong>Montepaschi </strong>un netto caldo di condizione e un’allarmante stanchezza fisica e mentale. Semmai psicologica, penso io, di essere sempre costretta a vincere <strong>3-0</strong> rifilando un ventello a qualsiasi avversario del <strong>Belpaese</strong>. E comunque preferisco chiudere magnificando il lunare terzo quarto di <strong>Romain Sato</strong> che mi ha ricordato <strong>Manuel Ginobili nei suoi anni d’oro virtussimi</strong>. Da solo, o quasi, contro tutti: 14 punti realizzati senza una sbavatura dei 19 messi complessivamente insieme dal resto di <strong>Siena</strong> solo dalla lunetta con cinque tiri liberi. E una difesa mostruosa su <strong>Dixon Dixan</strong> che ha fatto canestro non prima del 32esimo minuto. <strong>Chapeau, caro masai degli altipiani.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Quei cinque secondi di vergogna pura</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 18:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cinque secondi sono lunghi da morire. Non per Carmelo Paternicò, l&#8217;arbitro che ha segnato le sorti di Teramo (cornuta e mazziata) e di Milano (brigante e neanche imbarazzata). Al massimo io ne ho contati quattro e comunque fischiare un&#8217;infrazione di quel tipo a David Moss a quattordici secondi dalla fine, la palla in mano e due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.teramobasket.it/sezione.asp?sezione=7&amp;j=1&amp;id=1131&amp;cat="><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://www.teramobasket.it/public/fotostatica/marketing/buscomm.jpg" alt="" width="264" height="180" /></strong></em></span></a>Cinque secondi sono lunghi da morire. Non per <span class="flickr-image"><strong>Carmelo Paternicò</strong>, l&#8217;arbitro che ha segnato le sorti di <strong>Teramo</strong> (cornuta e mazziata) e di <strong>Milano </strong>(brigante e neanche imbarazzata). Al massimo io ne ho contati quattro e comunque fischiare un&#8217;infrazione di quel tipo a <strong>David</strong> <strong>Moss </strong>a quattordici secondi dalla fine, la palla in mano e due punti di vantaggio, è un&#8217;enorme vigliaccata, è un colpo basso ai testicoli degli impotenti, è un abuso di potere esagerato. E&#8217; insomma <strong>la vergogna delle</strong> <strong>vergogne</strong>. Sull&#8217;episodio <strong>Sky </strong>ovviamente ci ha messo in fretta una bella pietra sopra. Fosse successa la stessa cosa all&#8217;<strong>Armani Jeans</strong>: apriti cielo, ci avrebbe inondato di replay sino alla prossima estate. La <strong>Banda Osiris</strong> avrebbe gridato allo scandalo, <strong>la Gazzetta</strong> si sarebbe incazzata e Paternicò non avrebbe più arbitrato Milano per una vita intera. Invece tutti hanno applaudito la tripla di <strong>Katelynas,</strong> bravo, anzi bravissimo, ma il vero eroe del Palalido e della domenica è stato &#8211; poche storie &#8211; quel signore che, giocando alla morra, ha contato i cinque secondi più veloci della luce e della storia dei playoff del basket italiano. Bravo solo <strong>Claudio Limardi </strong>che ha scritto sul <strong>SuperBasket</strong> che (ben) dirige: &#8220;Teramo è stata troppo bella per accettare di vederla morire così. E&#8217; questo che angoscia&#8221;. Già. Come il temporale che è nell&#8217;aria da stamattina e non è ancora riuscito a sfogarsi quando ormai il sole va a tramontare e la <strong>Benetton</strong> va a incrociare le spade con la <strong>Virtus di Bologna</strong> nel quinto e ultimo dei quarti. Al <strong>Palaverde</strong> farà stasera meno caldo, ma la tensione sarà alta lo stesso. Mentre <strong>Venezia</strong> annuncia d&#8217;aver messo <strong>un Tigre nel</strong> (suo) <strong>motore</strong> e sono felice che a guidare <strong>la Reyer</strong> nella prossima <strong>Lega Due</strong> sia il mio grande amico <strong>Sandro Dell&#8217;Agnello</strong>, uomo vero e adorabile guerriero. Se poi l&#8217;affiancasse <strong>Tonino Zorzi</strong> sarei più contento ancora. Staremo a vedere. Intanto Milano è in semifinale e con un piede e mezzo già in finale. <strong>Bucchi </strong>magari non sarà un fenomeno, ma ha più culo di Righetto Sacchi e dunque è giusto che sia riconfermato. A meno che non arrivi <strong>Ettore Messina</strong> e allora anche l&#8217;invicibile <strong>Siena</strong> potrebbe cominciare a tremare, ma solo dalla stagione ventura. Non prima. Di <strong>Roma</strong> non dico niente: mi ha profondamente deluso e non aggiungo altro per il bene che voglio a <strong>Dejan Bodiroga</strong>, ma anche lui ha sbagliato tutto o quasi, ma non c&#8217;è bisogno che glielo dica nessuno: lui lo sa per primo. E qui chiudo perchè in tv c&#8217;è <strong>Barcellona-Manchester</strong> e devo tifare per <strong>Leo Messi.</strong> Come ho fatto per il Grande <strong>Poeta</strong> Peppe e per Coach (dell&#8217;anno) Andrea <strong>Capobianco</strong>, nonchè per il presidente <strong>Carlo Antonetti</strong> che ha fatto buon viso a cattiva sorte ed è stato un vero signore. Mentre io, a voler essere sincero sino in fondo, non so cosa avrei fatto a Carmelo Paternicò se mi fosse capitato tra le mani, ma preferisco lasciarvelo immaginare. Alla prossima&#8230;</span></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Oggi niente golf, poi domani si vedrà&#8230; E intanto parliamo dei festini di Adriano</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 17:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a title="adriano" href="http://www.flickr.com/photos/nikefutebol/2494925396/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3100/2494925396_847bf6e1c3.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span>Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall&#8217;ora legale, non potete giocare a golf. E&#8217; brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un&#8217;occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di <a href="http://venicegolfexperience.net/atuttogolf/">www.atuttogolf.com </a>e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno.  Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il <strong>Gran Premio di Melbourne</strong> in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d&#8217;estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un&#8217;oretta, e quindi non avevo alcun motivo d&#8217;essere d&#8217;umore nero. Tanto più che domani potrei  giocare a <strong>Udine</strong>, martedì a <strong>Trieste</strong> e mercoledì a <strong>Grado </strong>nel prestigioso <strong>Cinque Nazioni della Logos</strong>. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la <strong>Gazzetta</strong>, così sensibile a sentire il parere di <strong>Rocco Siffredi</strong>, definito tifoso hot di motocross, e a tirare le orecchie al povero <strong>Santacroce</strong>: &#8220;Ci ricasca, ritirata la patente&#8221;, solo perchè, sottoposto al test dell&#8217;etilometro, è risultato che il difensore del <strong>Napoli</strong> aveva sì e no bevuto un bicchierino in più assieme alla fidanzata, la showgirl <strong>Barbara Petrillo</strong>. La Gazzetta ha invece &#8211; dicevo &#8211; completamente ignorato la notizia di <strong>Adriano</strong>, riportata con grande evidenza da <strong>Repubblica</strong>, che mi sembrava in verità degna d&#8217;essere ripresa persino in prima pagina. Ma si sa: la Gazzetta più che rosa è da qualche anno faziosamente nerazzurra. Come il suo direttore <strong>Claudio Verdelli </strong>e più della metà della sua redazione di calcio. Rocco Siffredi dichiara: &#8220;Mi piacciono tre cose: la famiglia, il cross e la &#8230;&#8221;. Ma va? Non lo si era capito. Santacroce  ha superato di 0,26 g/l il limite (0,50) consentito dalla legge e gli si dà quasi dell&#8217;ubriacone molesto. E Adriano niente? Adriano del quale <strong>Patricia Aranjo</strong>, noto travestito di <strong>Rio</strong> <strong>de Janiero</strong>, lascia capire d&#8217;essere il suo nuovo fidanzato. Nè una parola del festino che il giocatore dell&#8217;Inter ha organizzato a<strong> Barra de Tijuca</strong> lunedì notte (sino alle 5 del mattino) prima del ritiro della nazionale brasiliana per la partita odierna con l<strong>&#8216;Ecuador</strong>. Un party al quale sono state &#8220;chiamate prostitute della casa d&#8217;appuntamenti Centauras e diversi travestiti&#8221;. Dove si è fatto molto sesso orgiastico.  A casa d&#8217;Adriano: non so se l&#8217;avevate capito&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Clamoroso: Armani sotto braccio a Belen</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 12:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa deve mai fare il basket per finire in prima pagina sulla Gazzetta dello sport? Chi mi segue anche saltuariamente su questo blog, sa che me lo vado chiedendo con angoscia ormai da un sacco di tempo senza riuscire a capacitarmene. Ma come? Basta che un ciclista qualsiasi si doppi, la qual cosa √® d&#8217;estate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/zona131/94736150/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm1.static.flickr.com/28/94736150_41d2ce2fce.jpg?v=0" alt="" width="160" height="240" /></a>Cosa deve mai fare il basket per finire in prima pagina sulla <strong>Gazzetta dello sport</strong>? Chi mi segue anche saltuariamente su questo blog, sa che me lo vado chiedendo con angoscia ormai da un sacco di tempo senza riuscire a capacitarmene. Ma come? Basta che un ciclista qualsiasi si doppi, la qual cosa √® d&#8217;estate quasi all&#8217;ordine del giorno, ecco che si ritrova facilmente sbattuto in prima pagina sul giornale che organizza il Giro d&#8217;Italia e che per la prossima corsa a tappe¬†si √® gi√† garantito la straordinaria partecipazione del chiacchieratissimo <strong>Lance Armstrong</strong>. Ma soprattutto non riesco a darmi pace quando invece vedo che <strong>Belen Rodriguez</strong> ce la fa ad ogni capezzolo offerto al vento. Cio√® sempre. E&#8217; bastato infatti che la sviluppatissima modella argentina rivelasse con grande intuito: &#8220;Pensavo che Marco fosse pi√π intelligente&#8221; o soltanto che confessasse col cuore in mano: &#8220;Sogno ancora d&#8217;avere un figlio con Marco&#8221; perch√® prima <strong>Chi</strong> e poi <strong>Oggi </strong>le offrissero subito le loro copertine e <strong>Gene Gnocchi</strong> le dedicasse addirittura una pillola rosa del suo preziosissimo Rompipallone. Ovviamente Marco √® <strong>Marco Borriello</strong>, il bomber &#8211; si fa per dire &#8211; del Milan, che ha rotto il fidanzamento con Belen dopo che all&#8217;Isola dei famosi &#8211; scrive <strong>Repubblica</strong> -<strong> Luxuria</strong> aveva denunciato una presunta storia di sesso tra l&#8217;argentina e <strong>Rossano Rubicondi</strong>, diventato nel frattempo ex marito di <strong>Ivana Trump</strong>. E comunque, ringraziando il cielo,¬†il¬†mio tormento √® finito giusto ieri mattina quando in un piedino (arancio) della prima¬†pagina della Gazzetta dello Sport mi √® balzata all&#8217;occhio una foto-fotina di <strong>Massimo Bulleri</strong> che s&#8217;accompagnava a questo titoletto su due righe: &#8220;Impresa <strong>Milano</strong>: il<strong> Cska</strong> va ko&#8221;. Alleluja, brava gente.¬†Me ne ero ormai fatta una ragione, non ci speravo proprio pi√π. Ed √® per questo, cospargendomi di cenere il capo, che imploro in ginocchio, e a mani giunte, il perdono dell&#8217;<strong>Armani Jeans </strong>per aver¬†di recente dubitato della sua bont√† e della sua magnificenza.¬†Una forza della natura <strong>David Hawkins</strong>. In¬†grazia di Dio il tiro da tre, ma solo quello, di <strong>Luca Vitali</strong>. La rinascita del <strong>Bullo </strong>che, solamente quando √® con l&#8217;acqua alla gola,¬†la smette di far capricci e di contare i minuti nei quali √® impiegato da <strong>Pierino Bucchi</strong>. E poi la difesa e la¬†voglia di vincere di Milano che¬†sono riuscite non tanto nel miracolo di battere l&#8217;invincibile Armata Rossa di <strong>Ettore Messina</strong>, quanto¬†in quello di rubare alla Gazzetta un francobollo di spazio in prima pagina come non accadeva ormai da secoli e secoli. Amen.¬†Appagatissimo, non ho altro da aggiungere se non¬†segnalare l&#8217;arrivo (imminente) di <strong>Alessandro Ramagli</strong> alla guida tecnica della <strong>Reyer </strong>dopo che<strong> Fassotuttomi Brugnaro</strong> ha dato un calcio nel sedere al povero <strong>Dalmasson</strong> che solo tre mesi fa aveva riportato in auge il basket a <strong>Venezia </strong>dopo anni e anni d&#8217;acqua alta e di lacrime amare. Ma lo si sa bene: la rinoscenza non √® di questo mondo. E forse neanche dell&#8217;altro&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dieci buoni motivi per essere felici</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 09:59:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/frazer4eos/2577288735/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3126/2577288735_cfe0e2c6a5.jpg?v=0" alt="" width="300" height="200" /></a>Sono felice perch√® domenica comincia il campionato di basket di serie A con l&#8217;anticipo su Sky a mezzogiorno tra Pesaro e Milano che la <strong>Scavolini </strong>vincer√† all&#8217;82 per cento. Facciamo per 82-77. E se sbaglier√≤ pronostico, meglio: avrete cos√¨ subito modo di dire spernacchiandomi: &#8220;Eccolo di nuovo: sbruffone e incompetente come sempre&#8221;. Son contento perch√® la mamma (85) sta bene. Grazie. E pure i miei figli Giorgia e Bicione (37, gemelli)¬†che proprio non¬†vogliono farmi diventar nonno e quindi sentir vecchio. Sono contento perch√®¬†non mi sono svegliato con la¬†luna storta,¬†ho vinto la mia atavica pigrizia e mi √® tornata la voglia di scrivere su questo blog. Son contento perch√® a settembre ho passato qualche giorno in Trentino, a Folgaria, con la <strong>Fortitudo</strong> e la <strong>Lottomatica </strong>in ritiro e dopo anni ho respirato di nuovo a pieni polmoni l&#8217;aria sana e pulita di un basket che credevo non esistesse pi√π. E ovviamente mi sono innamorato di <strong>Savic </strong>e di <strong>Repesa</strong>, di <strong>Marcelinho </strong>e di <strong>Sani </strong>(Becirovic), dei capitani (<strong>Lamma</strong> e <strong>Tonolli</strong>) e dei matti (<strong>Woods</strong> e <strong>Forte</strong>). Capirai lo sforzo. Per√≤ anche mi sono piaciuti¬†gli inseparabili¬†Guido diesse <strong>Pastori</strong> e Gerardo¬†digi <strong>Guarino</strong>. Michele <strong>Forino </strong>√® super, ma questo gi√† lo sapevo. Ho scoperto Jamont <strong>Gordon</strong> in palestra: due molle ai piedi e una sinistra tenera-tenera. Mi √® piaciuto Roberto <strong>Gabini</strong> per l&#8217;omone che √®. Non ho visto <strong>Bodiroga </strong>perch√® non si √® fatto mai (e pi√π) vivo: cartellino giallo. Lo scudetto lo vincer√† sempre <strong>Siena</strong>, ma Roma con Brandon <strong>Jennigs </strong>pu√≤ provarci a rovinarle la festa. Vi sorprenderanno (positivamente) l&#8217;aquila con lo scudo e l&#8217;orso Dragan <strong>Sakota </strong>che mi ha promesso¬†di parlare in italiano prima della Befana. Sono felice perch√® la Banda Osiris di Flavio <strong>Tranquillo </strong>e Andrea <strong>Bassani</strong> non √® ancora riuscita a distruggere del tutto la nostra pallacanestro pur avendoci provato negli ultimi tre lustri in tutti i modi. Sono felice perch√® sono un fiume in piena<span id="more-50"></span>¬†e perch√® le cose che andavo dicendo¬†pi√π di dieci anni fa si sono purtroppo verificate: siamo riusciti infatti a perdere¬†anche con l&#8217;Ungheria che, come dice Nando <strong>Gentile</strong>, &#8220;non sapevo neanche che giocasse a basket&#8221; e¬†i giornali di regime, la Gazza in testa,¬†non si sono nemmeno sognati d&#8217;impiccare i fricchettoni azzurri e¬†di prendere a calci in culo <strong>Gallo</strong>-<strong>Bargnani</strong>-e-<strong>Bellinelli</strong> che nella Nba centrano &#8211; sia chiaro &#8211; come i cavoli a merenda. Sono contento perch√®, come scrive il grandissimo Giorgio <strong>Bocca</strong> oggi sul Venerd√¨, in fondo poco ci piace che l&#8217;intelligenza¬†ci distingua dalle bestie. E siamo in molti per fortuna ancora in Italia a pensarla allo stesso modo. Son contento perch√® magari domenica mattina gioco a golf col mio Paron, Tonino <strong>Zorzi</strong>, a Villa Condulmer. Poi, sul far della sera, lui andr√† al Palaverde (Treviso-Avellino) e io pi√π umilmente forse sar√≤ a vedere la <strong>Reyer</strong> (Legadue) che alla prima di campionato spero abbia imparato la lezione che il professor <strong>Marcelletti </strong>le ha dato con la sua giovane e promettente <strong>Reggio</strong> padana. Sono felice perch√® mi sarei giocato le palle che il buon Carletto <strong>Recalcati</strong> non avrebbe dato le dimissioni da citt√¨ e perch√® Maifredi √® stato costretto a darle da presidente di una Federazione che, da quel che ho capito, non cambier√† registro nemmeno col commissario¬†<strong>Meneghin</strong>. Son contento perch√® <strong>Curry </strong>(Scavo) preferisce¬†gli Yankees (baseball) ai Knicks di <strong>D&#8217;Antoni</strong> e perch√® <strong>Repesa </strong>non guarda mai la Nba in tv se non durante i playoff. Son felice (e dieci) perch√® nel basket ho tantissimi nemici,¬†ma anche un paio d&#8217;amici che ancora mi sosterrano in questa mia nuova avventura (Mors tua vita Pea) contro i mulini a vento. Arrivederci a domenica. E buon campionato a tutti. Anche a Giorgione <strong>Buzzavo</strong>&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=2" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dove il calcio fallisce, trionfa il basket: lunga vita alla grande Siena dei canestri</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 15:54:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per meritare il paradiso, cio√® un titolo in prima pagina sulla Gazzetta, serve un&#8217;impresa. E cos√¨ √® stato. Siena, la squadra di Simone Pianigiani, e non quella di Mario Beretta, per carit√† non facciamo confusione, ha conquistato le final four di Eurolega. Ovvero, in parole povere, √® tra le quattro finaliste, per il momento la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/uploads/2008/04/1560237736_0ca22874df_m.jpg" align="right" height="130" hspace="15" width="190" />Per meritare il paradiso, cio√® un titolo in prima pagina sulla Gazzetta, serve un&#8217;impresa. E cos√¨ √® stato. Siena, la squadra di Simone Pianigiani, e non quella di Mario Beretta, per carit√† non facciamo confusione, ha conquistato le final four di Eurolega. Ovvero, in parole povere, √® tra le quattro finaliste, per il momento la sola, che ai primi di maggio (2-4) si giocher√† a Madrid il titolo di regina del basket europeo. Dove il calcio quest&#8217;anno ha clamorosamente fallito, vedi Lazio-Inter-Milan in Champions League e quasi la Roma, a meno che non rifili tre pere mercoled√¨ al Manchester nella sua tana, cio√® l&#8217;Old Trafford, non so se mi spiego, e poco ci credo, la piccola pallacanestro italiana ha invece trovato la <span id="more-41"></span>spinta per alzare la testa e dire: se non vi dispiace, esisto anch&#8217;io. Grazie d&#8217;esistere, dovremmo caso mai gridare insieme. Grande Siena. O, se preferite, grande Mens Sana, ma qui il discorso si farebbe troppo difficile per chi ancora fa lo spiritoso e si domanda perch√® nessuno ha mai pensato di cucire il fondo della retina dei canestri (per raccogliere i palloni) e corre dietro invece alle stupidaggini del football, tipo l&#8217;esplosiva dichiarazione di Cristiano Doni, il rocchettaro dell&#8217;Atalanta, che spara: &#8220;Inter, ti suono io&#8221;. Staremo a vedere. Ma intanto lasciatemi cantare (con la chitarra in mano) le lodi al Montepaschi di Minucci che in due partite secche ha fatto fuori il Fenerbahce di Istanbul del Boscia Tanjevic che mi manca da morire: una squadra perfetta che meglio di cos√¨ in Italia non si poteva inventare. Lo ebbi gi√† a dire in tempi non sospetti, ma come insegnano i latini: repetita juvant. E lasciate perdere la Juve&#8230;</p>
<p align="justify">(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/fiorellino1983/">didait</a>)</p>
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		<title>La Gazza che si racconta le balle da sola</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 12:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/uploads/2008/03/gazzetta-dello-sport.jpg" align="right" height="39" hspace="15" width="200" />E poi dicono che ce l&#8217;ho con la Gazza. Non posso in verit√† escluderlo, specie da quando StraCandido Ciapan√≤ non √® pi√π direttore e non spara pi√π in prima pagina, perch√® glielo aveva confidato Berlusconi, che la Juve aveva preso Vialli, Mancini e Vierchowod in un colpo solo dalla Sampdoria. Almeno un tempo la Gazza era un giornale di signori bombaroli e Davide Messina si divertiva un paio di volte a settimana a inventare la favolosa girandola dei portieri. &#8220;La Roma vuole Taibi (Atalanta) per disfarsi di Sterchele che potrebbe a sua volta passare alla Reggiana. La quale giudica un po&#8217; vecchio Ballotta e dovrebbe sbolognarlo ovviamente al Bologna che ha gi√† ceduto Antonioli al Parma. Tanto pi√π che Callisto Tanzi, il patron della Parmalat che tutte le mattine alle sette va a Messa e fa la comunione, davvero un santo</p>
<p><span id="more-37"></span> d&#8217;uomo, non sa pi√π cosa farsene di due portieri inaffidabili come Bucci e Buffon. E difatti vuole liberarsi d&#8217;entrambi: Bucci andr√† infatti alla Juve, come riserva di Monzon Peruzzi, mentre Buffon dovrebbe strappare un contratto in serie B al Castel di Sangro al quale tutto il mondo bussa alla porta per chiedergli il prezzo di Massimo Lotti&#8221;. Questo nell&#8217;anno di grazia 1996. Dodici anni dopo la Gazza, che domani cambier√† formato e grafica, ma non colore e neanche la faccia, come garantisce stracandidamente lo stesso Cannav√≤ nell&#8217;editoriale d&#8217;oggi, √® tutta un&#8217;altra cosa. Per esempio ora se la fa e se la dice. Smentendosi da sola nel giro d&#8217;appena ventiquattr&#8217;ore. Ha titolato difatti ieri in prima pagina: &#8220;Nuova idea Inter: Moratti √® tentato&#8221;. A far che? A prendere Prandelli. O Benitez. O Mourinho. Via Mancini: questo √® certo. O kappa. Peccato che stamattina i lettori della Gazza abbiano appreso dal titolo d&#8217;apertura della rosea che Prandelli non abbia la minina intenzione di lasciare Firenze. Anzi. &#8220;Sogno di diventare il Fergusson viola&#8221;, ha dichiarato e c&#8217;√® da credergli al mille per mille. Tanto pi√π che Cesare ha un contratto con la Fiorentina sino al 2011 ed √® sempre stato un uomo di parola. Ma il bello deve ancora venire. Perch√® c&#8217;√® anche Moratti che vuole dire la sua: &#8220;Mancini resta all&#8217;Inter ed √® cos√¨ intelligente da non credere a tutte le balle che scrivono su di lui&#8221;. Ma chi ha raccontato tutte queste balle? La Gazzetta dello sport. O forse mi sbaglio?</p>
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 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=%" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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