By peaclaudio | Giugno 16, 2010 - 1:50 pm - Posted in Il basket nel cestino

                                                                di CLAUDIO PEA

Mi sarebbe piaciuto nascere a Siena. Ed essere battezzato alla fonte della Lupa. Questo pensavo mentre scendevo la scalinata di Santa Maria dei Servi, la chiesa della contrada del Montone, tanto cara al caro Orso Eleni, e la vista delle vecchie case che s’arrampicano una sull’altra per salire al Duomo mi hanno aperto il cuore a ricchissime emozioni e a piacevolissime sensazioni. Mi piace tutto di Siena: i sapori e gli odori, i silenzi e i rumori, le strade nelle quali ti perdi coi pensieri e nelle quali ti perdi sul serio, lo spirito delle contrade che i padri tramandano ai figlioli per farli diventare prima uomini, dove si fa a cazzotti e poi si va a bere insieme, le mura che chiudono la città per custodirne gelosa i ricordi e le tradizioni, la taverna del Capitano ai quattro cantoni dove ho gustato i pici all’aglione e lo spezzatino di cinghiale anche se non è magari stagione, il chianti e Niccolò Moretti, il magnifico barbaresco dell’Aquila che accompagnerà il cavallo al Palio del due luglio e per il quale mi ha chiesto di tifare. Ora non so se posso, mi dovrò informare, ma non mi pare che la Lupa sia nemica dell’Aquila. No, mi fan sapere: è la Pantera. Eppure sono nato a Venezia e non me ne dovrei lamentare, però io lo so perché mi piacerebbe essere di Siena. Perché in verità, ma non ditelo in giro, sono nato a Mestre proprio nella casa dove ora vivo e sto preparando la stanza per il mio nipotino Edoardo che il 10 ha fatto un mese. E Mestre con Venezia c’entra poco, converrete, anche se Mestre non fa comune e sulla carta d’identità ho scritto nato a Venezia. E così sulla patente che ho dimenticato a casa. Assieme ai documenti e alle carte di credito. Senza quattrini, povero in canna, morso dal panico. Per fortuna mi è venuto in soccorso Riccardo Caliani, che è un amore di ragazzo, oltre che l’addetto-stampa impagabile della MensSana. Però se pensate che sia un po’ rincoglionito, lo ammetto: è vero. E pure un po’ romantico. Oltre che permaloso e rompicoglioni, ma se vi faccio queste confessioni mi raccomando: tenetele per voi Read The Full Story…

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                                                                 di CLAUDIO PEA

Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport così sputtanato abbia tanto spazio ancora sui giornali e tanti inviati al seguito. A me è bastato seguire un paio di Tour de France per disamorarmi del ciclismo che pure su quelle stesse strade mi aveva esaltato con le imprese dei suoi campioni che anch’io (nel branco) non avevo esitato a definire “epiche”. Come quella del 1996 quando un danese dalla bella faccia di contadino sano, forte e robusto, pelato e rubicondo, tolse a un gentiluomo navarro dal viso pallido la possibilità di vincere la sua sesta Gran Boucle di fila. Avevo un debole – lo confesso – per Miguel Indurain. Come oggi ce l’ho per il magnifico masai di Bimbo, Romain Sato, e il suo allenatore, Simon Mago Pianigiani, che è pure juventino doc: un punto in più a suo favore. Era elegante, sereno, affascinante: pedalava facile e pareva persino buono. Ed era invincibile al Tour almeno sino al giorno in cui – vi raccontavo – Bjorne Riis non gli mise il bastone tra le ruote e stroncò il suo record (dei record). Ma non ce l’ho con Riss per questo e, di riflesso, con il ciclismo. Quanto perché una decina d’anni dopo il danese, passato a dirigere la squadra di Ivan Basso, candidamente confessò d’essersi dopato a quel Tour come un indemoniato, avido e dannato.

Adesso, mentre la gente impazza al Giro e sogna Ivan Basso in rosa a Verona, io invece mi domando: ma sarà davvero pulito dopo aver scontato una pena per doping lunga ventiquattro mesi? E non attendo neanche la risposta. Perchè non me ne importa più nulla: sono ormai nei confronti del ciclismo più disincantato che deluso. Sono probabilmente anche fatto male. Nel senso che oggi amo e domani, se fregato, salto a piè pari dal bianco al nero e non torno più indietro. E’ sbagliato. Lo so. Così si vive male, ma i manichei sono siffatti ed io sono il più inguaribile – ditelo pure – degli integralisti sportivi. Così è anche nel basket. Guai a chi mi toccava Michelino D’Antoni. Read The Full Story…

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By peaclaudio | Maggio 27, 2009 - 7:54 pm - Posted in Il basket nel cestino

Cinque secondi sono lunghi da morire. Non per Carmelo Paternicò, l’arbitro che ha segnato le sorti di Teramo (cornuta e mazziata) e di Milano (brigante e neanche imbarazzata). Al massimo io ne ho contati quattro e comunque fischiare un’infrazione di quel tipo a David Moss a quattordici secondi dalla fine, la palla in mano e due punti di vantaggio, è un’enorme vigliaccata, è un colpo basso ai testicoli degli impotenti, è un abuso di potere esagerato. E’ insomma la vergogna delle vergogne. Sull’episodio Sky ovviamente ci ha messo in fretta una bella pietra sopra. Fosse successa la stessa cosa all’Armani Jeans: apriti cielo, ci avrebbe inondato di replay sino alla prossima estate. La Banda Osiris avrebbe gridato allo scandalo, la Gazzetta si sarebbe incazzata e Paternicò non avrebbe più arbitrato Milano per una vita intera. Invece tutti hanno applaudito la tripla di Katelynas, bravo, anzi bravissimo, ma il vero eroe del Palalido e della domenica è stato – poche storie – quel signore che, giocando alla morra, ha contato i cinque secondi più veloci della luce e della storia dei playoff del basket italiano. Bravo solo Claudio Limardi che ha scritto sul SuperBasket che (ben) dirige: “Teramo è stata troppo bella per accettare di vederla morire così. E’ questo che angoscia”. Già. Come il temporale che è nell’aria da stamattina e non è ancora riuscito a sfogarsi quando ormai il sole va a tramontare e la Benetton va a incrociare le spade con la Virtus di Bologna nel quinto e ultimo dei quarti. Al Palaverde farà stasera meno caldo, ma la tensione sarà alta lo stesso. Mentre Venezia annuncia d’aver messo un Tigre nel (suo) motore e sono felice che a guidare la Reyer nella prossima Lega Due sia il mio grande amico Sandro Dell’Agnello, uomo vero e adorabile guerriero. Se poi l’affiancasse Tonino Zorzi sarei più contento ancora. Staremo a vedere. Intanto Milano è in semifinale e con un piede e mezzo già in finale. Bucchi magari non sarà un fenomeno, ma ha più culo di Righetto Sacchi e dunque è giusto che sia riconfermato. A meno che non arrivi Ettore Messina e allora anche l’invicibile Siena potrebbe cominciare a tremare, ma solo dalla stagione ventura. Non prima. Di Roma non dico niente: mi ha profondamente deluso e non aggiungo altro per il bene che voglio a Dejan Bodiroga, ma anche lui ha sbagliato tutto o quasi, ma non c’è bisogno che glielo dica nessuno: lui lo sa per primo. E qui chiudo perchè in tv c’è Barcellona-Manchester e devo tifare per Leo Messi. Come ho fatto per il Grande Poeta Peppe e per Coach (dell’anno) Andrea Capobianco, nonchè per il presidente Carlo Antonetti che ha fatto buon viso a cattiva sorte ed è stato un vero signore. Mentre io, a voler essere sincero sino in fondo, non so cosa avrei fatto a Carmelo Paternicò se mi fosse capitato tra le mani, ma preferisco lasciarvelo immaginare. Alla prossima…

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Non dovete arrabbiarvi se oggi piove e se, già infastiditi dall’ora legale, non potete giocare a golf. E’ brutto dappertutto e dovevate saperlo. Sarebbe bastato infatti dare un’occhiata svelta solo ieri alle previsioni del tempo di www.atuttogolf.com e, quanto meno, avreste potuto rimanere a letto tranquillamente anche sino a mezzogiorno. Io invece mi sono svegliato alle 8, che erano poi le 7, e mi sono visto il Gran Premio di Melbourne in diretta-tv senza prendere sonno come mi succede abitualmente d’estate quando la Formula Uno va in pista di primo pomeriggio. Sapevo che non sarei potuto andare al golf, neanche per praticare o puttare un’oretta, e quindi non avevo alcun motivo d’essere d’umore nero. Tanto più che domani potrei giocare a Udine, martedì a Trieste e mercoledì a Grado nel prestigioso Cinque Nazioni della Logos. E invece sono riuscito a rovinarmi la mattinata lo stesso perchè la Gazzetta, così sensibile a sentire il parere di Rocco Siffredi, definito tifoso hot di motocross, e a tirare le orecchie al povero Santacroce: “Ci ricasca, ritirata la patente”, solo perchè, sottoposto al test dell’etilometro, è risultato che il difensore del Napoli aveva sì e no bevuto un bicchierino in più assieme alla fidanzata, la showgirl Barbara Petrillo. La Gazzetta ha invece – dicevo – completamente ignorato la notizia di Adriano, riportata con grande evidenza da Repubblica, che mi sembrava in verità degna d’essere ripresa persino in prima pagina. Ma si sa: la Gazzetta più che rosa è da qualche anno faziosamente nerazzurra. Come il suo direttore Claudio Verdelli e più della metà della sua redazione di calcio. Rocco Siffredi dichiara: “Mi piacciono tre cose: la famiglia, il cross e la …”. Ma va? Non lo si era capito. Santacroce ha superato di 0,26 g/l il limite (0,50) consentito dalla legge e gli si dà quasi dell’ubriacone molesto. E Adriano niente? Adriano del quale Patricia Aranjo, noto travestito di Rio de Janiero, lascia capire d’essere il suo nuovo fidanzato. Nè una parola del festino che il giocatore dell’Inter ha organizzato a Barra de Tijuca lunedì notte (sino alle 5 del mattino) prima del ritiro della nazionale brasiliana per la partita odierna con l‘Ecuador. Un party al quale sono state “chiamate prostitute della casa d’appuntamenti Centauras e diversi travestiti”. Dove si è fatto molto sesso orgiastico. A casa d’Adriano: non so se l’avevate capito…

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By peaclaudio | Dicembre 5, 2008 - 1:31 pm - Posted in Il basket nel cestino

Cosa deve mai fare il basket per finire in prima pagina sulla Gazzetta dello sport? Chi mi segue anche saltuariamente su questo blog, sa che me lo vado chiedendo con angoscia ormai da un sacco di tempo senza riuscire a capacitarmene. Ma come? Basta che un ciclista qualsiasi si doppi, la qual cosa √® d’estate quasi all’ordine del giorno, ecco che si ritrova facilmente sbattuto in prima pagina sul giornale che organizza il Giro d’Italia e che per la prossima corsa a tappe¬†si √® gi√† garantito la straordinaria partecipazione del chiacchieratissimo Lance Armstrong. Ma soprattutto non riesco a darmi pace quando invece vedo che Belen Rodriguez ce la fa ad ogni capezzolo offerto al vento. Cio√® sempre. E’ bastato infatti che la sviluppatissima modella argentina rivelasse con grande intuito: “Pensavo che Marco fosse pi√π intelligente” o soltanto che confessasse col cuore in mano: “Sogno ancora d’avere un figlio con Marco” perch√® prima Chi e poi Oggi le offrissero subito le loro copertine e Gene Gnocchi le dedicasse addirittura una pillola rosa del suo preziosissimo Rompipallone. Ovviamente Marco √® Marco Borriello, il bomber – si fa per dire – del Milan, che ha rotto il fidanzamento con Belen dopo che all’Isola dei famosi – scrive Repubblica - Luxuria aveva denunciato una presunta storia di sesso tra l’argentina e Rossano Rubicondi, diventato nel frattempo ex marito di Ivana Trump. E comunque, ringraziando il cielo,¬†il¬†mio tormento √® finito giusto ieri mattina quando in un piedino (arancio) della prima¬†pagina della Gazzetta dello Sport mi √® balzata all’occhio una foto-fotina di Massimo Bulleri che s’accompagnava a questo titoletto su due righe: “Impresa Milano: il Cska va ko”. Alleluja, brava gente.¬†Me ne ero ormai fatta una ragione, non ci speravo proprio pi√π. Ed √® per questo, cospargendomi di cenere il capo, che imploro in ginocchio, e a mani giunte, il perdono dell’Armani Jeans per aver¬†di recente dubitato della sua bont√† e della sua magnificenza.¬†Una forza della natura David Hawkins. In¬†grazia di Dio il tiro da tre, ma solo quello, di Luca Vitali. La rinascita del Bullo che, solamente quando √® con l’acqua alla gola,¬†la smette di far capricci e di contare i minuti nei quali √® impiegato da Pierino Bucchi. E poi la difesa e la¬†voglia di vincere di Milano che¬†sono riuscite non tanto nel miracolo di battere l’invincibile Armata Rossa di Ettore Messina, quanto¬†in quello di rubare alla Gazzetta un francobollo di spazio in prima pagina come non accadeva ormai da secoli e secoli. Amen.¬†Appagatissimo, non ho altro da aggiungere se non¬†segnalare l’arrivo (imminente) di Alessandro Ramagli alla guida tecnica della Reyer dopo che Fassotuttomi Brugnaro ha dato un calcio nel sedere al povero Dalmasson che solo tre mesi fa aveva riportato in auge il basket a Venezia dopo anni e anni d’acqua alta e di lacrime amare. Ma lo si sa bene: la rinoscenza non √® di questo mondo. E forse neanche dell’altro…

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By peaclaudio | Ottobre 10, 2008 - 10:59 am - Posted in Il basket nel cestino

Sono felice perch√® domenica comincia il campionato di basket di serie A con l’anticipo su Sky a mezzogiorno tra Pesaro e Milano che la Scavolini vincer√† all’82 per cento. Facciamo per 82-77. E se sbaglier√≤ pronostico, meglio: avrete cos√¨ subito modo di dire spernacchiandomi: “Eccolo di nuovo: sbruffone e incompetente come sempre”. Son contento perch√® la mamma (85) sta bene. Grazie. E pure i miei figli Giorgia e Bicione (37, gemelli)¬†che proprio non¬†vogliono farmi diventar nonno e quindi sentir vecchio. Sono contento perch√®¬†non mi sono svegliato con la¬†luna storta,¬†ho vinto la mia atavica pigrizia e mi √® tornata la voglia di scrivere su questo blog. Son contento perch√® a settembre ho passato qualche giorno in Trentino, a Folgaria, con la Fortitudo e la Lottomatica in ritiro e dopo anni ho respirato di nuovo a pieni polmoni l’aria sana e pulita di un basket che credevo non esistesse pi√π. E ovviamente mi sono innamorato di Savic e di Repesa, di Marcelinho e di Sani (Becirovic), dei capitani (Lamma e Tonolli) e dei matti (Woods e Forte). Capirai lo sforzo. Per√≤ anche mi sono piaciuti¬†gli inseparabili¬†Guido diesse Pastori e Gerardo¬†digi Guarino. Michele Forino √® super, ma questo gi√† lo sapevo. Ho scoperto Jamont Gordon in palestra: due molle ai piedi e una sinistra tenera-tenera. Mi √® piaciuto Roberto Gabini per l’omone che √®. Non ho visto Bodiroga perch√® non si √® fatto mai (e pi√π) vivo: cartellino giallo. Lo scudetto lo vincer√† sempre Siena, ma Roma con Brandon Jennigs pu√≤ provarci a rovinarle la festa. Vi sorprenderanno (positivamente) l’aquila con lo scudo e l’orso Dragan Sakota che mi ha promesso¬†di parlare in italiano prima della Befana. Sono felice perch√® la Banda Osiris di Flavio Tranquillo e Andrea Bassani non √® ancora riuscita a distruggere del tutto la nostra pallacanestro pur avendoci provato negli ultimi tre lustri in tutti i modi. Sono felice perch√® sono un fiume in piena Read The Full Story…

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Per meritare il paradiso, cio√® un titolo in prima pagina sulla Gazzetta, serve un’impresa. E cos√¨ √® stato. Siena, la squadra di Simone Pianigiani, e non quella di Mario Beretta, per carit√† non facciamo confusione, ha conquistato le final four di Eurolega. Ovvero, in parole povere, √® tra le quattro finaliste, per il momento la sola, che ai primi di maggio (2-4) si giocher√† a Madrid il titolo di regina del basket europeo. Dove il calcio quest’anno ha clamorosamente fallito, vedi Lazio-Inter-Milan in Champions League e quasi la Roma, a meno che non rifili tre pere mercoled√¨ al Manchester nella sua tana, cio√® l’Old Trafford, non so se mi spiego, e poco ci credo, la piccola pallacanestro italiana ha invece trovato la Read The Full Story…

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