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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; gamba</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>False le stelle del Forum, falsa la magia di Peterson, false le dimissioni di Messina, falso il commento di Sky&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 14:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">da Hillsboro, stato dell’Oregon, dove nell’istituto per la ricerca sui primati stanno studiando qualcosa che possa aiutare l’uomo a non diventare obeso. Ci sentivamo chiamati direttamente in causa dopo aver ascoltato la musica del bosco, in California</span></strong>, nella Muir Wood National Monument dove potevamo giurare di essere scesi sotto i 100 chili senza perdere appetito, ma soltanto qualche pezzo di un corpo non certo destinato al futuro in medicina. Perché tanto lontano? Per poter dire a voce alta che<strong> il falso è tutto</strong>, come suggeriva Giorgio Gaber. Falsa la nazionale che vedremo a Milano, false le stelle che vedremo al Forum, falsa la magia di Peterson che è riuscito a modellare facce più brutte di quelle che fecero saltare i nervi al povero Livio Proli e <strong>fecero saltare la panchina di Piero Bucchi</strong> che poi si è sentito tradito da tutta la quadrglia Armani. <strong>False le dimissioni di Ettore Messina</strong> se davvero sta già lavorando per Milano, falso credere che sia vero questo gambetto alla Real casa del nostro allenatore numero uno,<strong> falsi certi americani</strong> come Allan Ray che dal primo giorno, era la povera Roma a doverlo sopportare, ha la faccia della vittima di chi non è in grado di capirne il genio cestistico, falsi i centri dell’Armani, <strong>falso il commento Sky</strong> sulla bolgia romana, ma ormai ci siamo abituati<span id="more-2142"></span> e quando loro dicono straordinario vuol dire che stanno vendendo un oggettino di plastica spacciandolo per avorio. Falso avere tanta fiducia nelle formule liberatorie per avere finalmente giocatori italiani più bravi: quando possono giocare fanno<strong> strage</strong>, ma non di avversari, <strong>solo dei cuori deboli</strong> di chi li sostiene e non vale se poi si scusano, dovevano pensarci molto prima,magari in allenamento.<strong> Falso questo progetto Treviso</strong>, ormai non più Benetton?, se arrivati in cima alla collina i virgulti mandano nei matti il povero Repesa, se questi talentoni parlano bene e, magari, razzolano male. <strong>Falso pensare che Milano può guarire prima dei playoff.</strong> Falso essere sintonizzati su radio cadena sur per immaginare che insieme a Messina <strong>arriverà anche Maurizio Gherardini</strong> da Toronto mentre cercano di spaventarci con la notizia che potrebbero muoversi molti general manager e, cosa ancora più grave, che qualcuno già ampiamente bocciato dai fatti, possa tornare in pista.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non crediamo alla nazionale sperimentale di Pianigiani perché contestiamo la presenza di almeno tre o quattro di questi azzurri marzolini. Vero che nel ruolo c’è il vuoto, ma perché premiare chi ha dato il peggio? Le facce dei giocatori Armani: dal triste allocco Pecherov al buio fosco del Mordente che aspettava un rinnovo di contratto alle condizioni attuali</span></strong>, quindi molto alte, e non trova mai chi dovrebbe firmare le carte importanti, del combattente che con Peterson non trova sintonia perché il Nano vive nell’iperuraneo dove tutto è perfetto: allenamenti, collaboratori, giocatori. Peccato che il campo e gli avversari dicano esattamente il contrario. <strong>La rabbia di Repesa è quella di troppi dopo partita</strong> di una squadra che forse sarà in una finale europea, ma rischia di stare fuori dai playoff italiani: meglio così, dirà qualcuno in casa Benetton, i ragazzi onoreranno la nostra ultima festa e poi ci pensino quelli che verranno dopo. Già. Ma chi viene dopo? Gherardini invece di pensare a Milano, tanto all’Armani non cambierà mai niente fino a quando <strong>chi guida il camion</strong> è convinto di non aver bisogno di un aiuto serio e non di gente che tace e acconsente su tutto, perché non <strong>coinvolgere</strong> <strong>i Colangelo</strong> spiegando che in stile Capicchioni si potrebbe fare una semifranchigia sperimentale per chi sogna la Nba, ma non è ancora pronto. Bella idea, ma la gente capirà? Quale gente? Quei pochi che hanno fatto scendere all’ultimo posto, come presenze, la gloriosa arena del Palaverde? Lasciamo perdere le stelle americane nella settimana dove in città<strong> gironzolano pure gli Harlem</strong>. La partita delle stelle è un falso storico che il buon senso aveva cancellato, ma che il cattivo senso ha riesumato a prezzi esagerati. <strong>Il tamburo batte sulla rosea degli orgasmi che organizza</strong>, ma sarà davvero doloroso vedere Peterson come attore nel teatro dei No, con quella faccia cerea che sembra non trasmettere più nulla, impegnato a far soffrire <strong>il Pianigiani che ha fatto due</strong> <strong>capolavori</strong> nella stagione,<strong> Belgrado e Madrid</strong>, che ha cambiato tre volte la faccia dei campioni, che ha in testa lo spareggio crudele con l’Olimpyakos. Ci riuscirà di sicuro se tutti avranno l’entusiasmo dei tre stranieri di Sassari, ma sarà Pirro nella Pianura Padana, nella puzzolente area di servizio del Forum.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle alla sosta biblica:</span></strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline;"> a SIENA</span></strong>, intesa come squadra, come società, come posto per vivere, come tutto quello che ci emoziona quando canta Gianna Nannini. Vedere questa luce acceca soltanto gli invidiosi spocchiosi. Ivkovic, Atene e una eliminazione possibile? Forse, ma sarebbe comunque ingiusto pagare un solo peccato, quella mancanza d’energia contro il Real.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline;"> a AVELLINO</span></strong> che amavamo per le torte della signora Ercolino, per la Coppa Italia ai tempi di Boniciolli e Zorzi, per questa stagione straordinaria con Vitucci, Zorzi e pochi giocatori. Certo che il paron c’è sempre. Lui si arrabbia se dimentichi che non esiste giocatore su questo suolo capace di crescere senza ricordarsi di aver incontrato Tonino almeno una volta e non certo in ascensore come capitò al povero Oscar Scmidt che contruibuì al tarocco brasiliano per far passare l’Australia nel Mondiale argentino al posto dell’Italia di Gamba e del nostro caro goriziano che non esplode più neppure davanti ad arbitraggi come quello di Cantù: una strage per il gioco inteso in senso almeno moderno. Da noi non sai mai che tipo di appoggio puoi fare sull’avversario. Non raccontateci la minchiata dello sport no contact perché quello è tiro a segno e si fa nelle fiere e nelle partite di esibizione. Sul campo ci vogliono maroni, pazienza se ora sono nascosti dietro bragoni. Con certi arbitraggi anche chi ha grandi idee e progetti tipo Cantù o Siena, sbanda, va in confusione e per il Montepaschi questo diventa zavorra in Europa dove l’amico Rigas manda dei nessuno alla ricerca del fischio sensazionale, gente che rovina il lavoro di un anno.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">proprio al sciur GAMBA</span></strong> citato nella casella di sopra che nella commemorazione per Rubini sotto il cielo artificiale del Pirellone governato dal Formigoni che al basket va sempre volentieri, ha detto le cose giuste, che poi anche <strong><span style="text-decoration: underline;">PIERI</span></strong> ha confermato, mentre intorno vedevi tante facce sbagliate e tante poltrone lasciate vuote da inviti spediti nei posti sbagliati, amareggiando chi meritava di esserci, chi doveva esserci, un parente non sarebbe stato meglio dell’aninimo manager Armani?, al Gamba lallenatore in pensione che ha il coraggio di svelare l’arcano Armani a Pollicino.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">a CANTU’</span></strong> perché gioca bene, perché ha quello spirito antico che non cambia mai anche se i tempi dicono che ci vorrebbe molto di più e un palazzo molto più grande per tornare ad arricchire il tetto della casa dove giocano i Bennet.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline;"> a Lino LARDO e Romeo SACCHETTI</span></strong> che fanno bambini con i baffi in terre diversamente promese dove la “tosta” del ligure che non teme la rumenta, lo sporco, la cattiveria pur amando l’arte, fa opinione in mezzo ai galletti del basket che fu, dove la voglia di verità che ha sempre accompagnato la vita del Meo coinvolge tutti e persino un genio come Diener gli deve almeno una stagione di allegrias insieme a White e Hunter, un trio che sarebbe stato bene ovunque, ma, non per caso, è in Sardegna.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">a Niccolò MELLI</span></strong> che gioca male, lo confessa e in questo modo sbugiarda tanti giocatorini italiani che, invece, fanno il muso, scaricano sui compagni e l’allenatore le loro colpe. In questo modo diventa mosca bianca e allora sai l’invidia.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">alla PARTITA DELLE STELLE</span></strong> che farà ballare i bambini al Forum, ammesso che i padri abbiano i soldi per portarli prima sul ponte traballante che dal metrò porta nella caverna e poi sulle tribune di un palazzo che non conosce più la gioia, che sperava nel miracolo Peteron e adesso teme sempre che salti fuori lo striscione per ricordargli, come hanno argutamente fatto i tifosi romani, il doppio che in coppa, tanto per capire, che la mamma dei canestri ha già buttato la pasta e lui è ancora attardato al bar a ricordare che ci vuole più circolazione di palla, più palle in difesa. Non siamo in sala registrazione ad ascoltare le facezie di un Bagatta, gli strilli dei ragazzi del coro, siamo in direta, caro DAN, e il tempo stringe, una morsa che useremmo per mettere sotto aceto qualche cervello armanifero.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo SMITH</span></strong> romano che torna a rendere famoso il soprannome del Ragno che noi tenevamo segretamente nascosto nel nostro altarino al Rinco Sur per ricordarci che in Italia il vero ragno era Franco Bertini genio pesarese rubatoci dalla passione per le cose troppo serie.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">al PILLASTRINI</span></strong> che per difendere l’indifendibile Allan Ray rompe con il pubblico della Sutor già angosciato dal fatto che per tenere dietro alla passione, al cuore, dovrà cambiare ancora abitudini lasciando Montegranaro per destinazioni ignote e sempre infide.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a TREVISO e BIELLA</span></strong> che stanno rovinando la digestione di due progetti intriganti. Non cerchiamo colpevoli oltre le righe del campo. E’ nell’anima, anima?, di certi giocatori, deludere chi più lavora per farli crescere, per farli sentire felici. Un po’ come gli italiani protetti nello zoo delle regole per tutelare chi ama più le vacanze dell’allenamento e i più pericolosi sono quelli che svaccano sempre, che ti giurano di stare in palestra a tutte le ore: meglio di sera, in un rave party.</p>
<p><strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">allo SBARCO NBA</span></strong> nella bella Londra che ospiterà le Olimpiadi. Se due fra le squadre peggiori del pianeta professionistico fanno il pienone, se per loro i giornali che ignorano il campionato si svenano cercando spazio, se arrivano persino inviati, allora vuol dire che il Meneghin deciso ad andare in pellegrinaggio votivo in tutte le redazioni troverà soltanto foccace profumate, magari un vino tinto, ma non la sincerità della risposta: serve dinero, serve qualcosa che vada oltre il banale, questo è il Paese del processo alle moviole, alle intenzioni, del fantasport, questo è il regno dove diventi santo anche quando non lo sei e, soprattutto, campione quando sei tanto distante dalla vetta. Basta dirlo e il resto lo fanno i baristi come dice Paolo Rossi, un genio del teatro che al vigile intenzionato a perdonarlo, se avesse confessato di esere fratello del calciatore, ha giurato che il padre aveva questa idea fin dal concepimento: chiamare alla stessa maniera i due figli. Sai che burla per il fisco.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Storie di Coca Cola, Banda Osiris, Bossi e Acciughino nel basket delle nostre follie</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 16:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                di CLAUDIO PEA
Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi, il Forum imbufalito con Pierino Bucchi, che di nuovo non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                               <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ce l’ho qui da un pezzo. Qui, sul gozzo, cosa avevate capito? Precisamente dalla sera della terza finale scudetto, quella che appena cominciata era già finita. Elegantissimo canestro di Romain Sato, luce dei miei occhi: 20-6 (ovviamente) per il Montepaschi</span></strong>, il Forum imbufalito con <strong>Pierino Bucchi</strong>, che di nuovo non ci aveva capito un tubo, e più ancora <strong>Luca Chiabotti e Werther Pedrazzi</strong> in mezzo ai quali stavo seduto in prima fila. “<strong>Passami gli steno</strong>”, mi è venuto allora da esclamare sfrontatamente come si diceva una volta, quando non esistevano ancora i cellulari e i personal computer, si dettavano i pezzi a braccio appunto agli stenografi, le rotative già scalpitavano e il redattore di turno la notte aveva solo fretta di chiudere la prima edizione per andare finalmente a mangiare in mensa. Ce l’avevo qui sul gozzo, dicevo, e adesso la sputo. E’ l’intervallo, 36-57, la scorta di <strong>Giorgio Armani</strong> accompagna il patron a fare la pipì, a volte scappa anche a lui, <strong>Adriano Galliani</strong> è assalito dai cronisti in caccia di notizie più sul <strong>decadente Milan</strong> che sulla confusa <strong>Milano del basket</strong>, “Storari resta con noi”, difatti <strong>Storari</strong> è passato alla Juve, <strong>Dino Meneghin</strong> mi avvolge in un abbraccio fraterno e mi fa ad un orecchio: “Adesso che sei tornato tra noi, non ti mollo più”, carino davvero,<strong> Dan Peterson</strong> nella sua giacchetta a quadri che deve avere più anni della coperta di Linus, <strong>Sandro Gamba e la sciura Stella</strong>, splendida creatura, amici che non vedi da una vita, come <strong>Toio Ferracini e Toni</strong> <strong>Cappellari</strong>, ho la golla secca: massì, mi sparo una Coca Cola. “Tre euro e cinquanta”. Non ci posso credere, ma pago e penso: me ne daranno un litro. No, solo un bicchiere di carta. E neanche di<strong> Coca Cola</strong>, ma di Pepsi. Che non è proprio la stessa cosa. All’osteria del Camionista al mio paese con tre euro e mezzo ti danno un piatto di rigatoni al sugo, fidatevi abbondanti e gustosi, e pure un buon bicchier di vino rosso che fa sempre bene al cuore. Però è anche vero che l’altro mese ho comprato<strong> la carrozzina per mio nipote Edoardo</strong>. “Mille e cinquecento euro: carta di credito o bancomat?”, mi ha chiesto la cassiera. “Carta di credito, ma adesso mi tolga lei una curiosità: la carrozzina va a benzina o a gasolio?”.</p>
<p><strong>La Banda Osiris è riuscita ad infiltrare uno dei suoi scagnozzi persino in nazionale: sarà vero? Così pare, ma anche qui non ci posso credere.</strong> In primis perché la Banda Osiris l’ho inventata io qualche anno prima che si entrasse nel Duemila e quindi solo io posso <strong>insindacabilmente </strong>decidere chi fa parte o meno di questa loggia<span id="more-1873"></span> che tanti danni faceva, ha fatto e prova ancora a fare alla pallacanestro italiana. “Sarebbe a dire?”, ho allora domandato, curioso e sereno, ai commensali con me seduti a cena nel dopo partita in quella osteria in zona (ex) <strong>Fiera </strong>dove ci sarò passato davanti un centinaio di volte, quando ancora abitavo a Milano, lavoravo al Giorno, quando <strong>il Giorno</strong> aveva una super redazione sportiva con <strong>Franco Grigoletti</strong> capo ed era il gran giornale <strong>dell’Eni,</strong> e non mi ispirava d’andarci a mangiare. E male facevo. E’ difficile, ma mi posso anch’io sbagliare. Dunque dicevo, ah già: “Chi mai sarebbe l’intruso nella nazionale di <strong>Simone Pianigiani</strong>?” ho chiesto fingendo la più totale indifferenza possibile mentre ci servivano le sei cotolette alla milanese più pestate (quella sera) di <strong>Bulleri e Mordente</strong> messi insieme. “Come, non lo sai che il tuo Acciughino in una bollente riunione di <strong>Sky-basket</strong> è stato l’unico a difendere Flavio a spada tratta e con un calore tale che neanche<strong> Giorgione</strong> <strong>Buzzavo</strong> aveva quando si prendeva a cuore le scelte del suo signore e padrone?”. In effetti che <strong>Riccardo Pittis</strong> sia un po’ cambiato dai tempi in cui aveva l’Angiolini come morosa e <strong>Dino Meneghin</strong> che gli insegnava a vivere, questo è ormai appurato. Ma che fosse saltato sull’altra sponda o, se preferite, sull’altro carro, quello targato <strong>BO, cioè Banda Osiris</strong>, assieme alle oche e ai buoi dei paesi suoi, stento ancora a crederlo. Anche perché un tempo vedeva <strong>Cicciobello Tranquillo e Bicio Frates</strong> come fumo negli occhi. Okappa, facciamo così: parlerò a quattro occhi con Acciughino e gli chiederò spiegazioni. Magari già lunedì nel raduno azzurro di <strong>Monza in</strong> <strong>Villa Reale</strong>. E poi vi farò sapere se ho dovuto davvero inserire a malincuore nella lista nera anche il mio pupillo che è diventato persino un fiero sostenitore della <strong>Lega </strong>del senatore. E pure questo non è certo un punto a suo favore.</p>
<p><strong>Il senatore Umberto Bossi, anzi il Senatur, se ricordate, aveva dichiarato che</strong> <strong>l’altra nazionale, quella di Macello Lippi, sarebbe andata avanti</strong> <strong>nel Mondiale sudafricano</strong> perché le avrebbero comprato la partita con la <strong>Slovacchia</strong>. Difatti stamattina è rientrata in Italia con la coda fra le gambe. Se ne dicono tante nel Belpaese che non sai più chi ascoltare. E se ne scrivono di peggio ancora. Come che Siena sia in guerra con Milano sul mercato della palla nel cestino quando lo sanno anche i somari che<strong> Ferdinando Minucci </strong>ha le idee molto chiare sul futuro di Siena e ha programmato da tempo uscite ed entrate a suo piacere, mentre <strong>il Livi(d)o Proli</strong> non sa quali pesci pigliare se è vero che si è ingolosito di <strong>Marko Jaric</strong>, vorrebbe riprendersi <strong>David Hawkins</strong> e non ha mai pensato a <strong>Eze e McIntyre</strong>. Staremo a vedere. Intanto trovatemi un piccolo editore perché questo benedetto libricino sulla Banda Osiris lo voglio scrivere sul serio vincendo la mia secolare pigrizia al di là del timore che mi piovano sulla testa <strong>centinaia e centinaia di maledizioni</strong>. Così saprete una volta per tutte chi fa parte di questa congrega che si vanta di aver fatto fuori Peterson da Sky perché era <strong>più</strong> <strong>DinDonDan che Dan</strong>. In parole povere un rincoglionito, ma questo non era e non è assolutamente vero. Averne di DinDonDan come Dan. O mi sbaglio? Stavolta assolutamente non credo. Confessandovi per finire quel che ho sussurrato io <strong>all’orecchio di Meneghin</strong> in quel baccano del <strong>Forum:</strong> “Complimenti, ti sei scelto proprio un gran bel allenatore per rifondare la nazionale: <strong>Simone Pianigiani</strong> è davvero speciale”. E lui ridacchiando felice: “Vuoi forse ammettere che ne ho indovinata finalmente una di giusta anche come <strong>presidente di Federazione</strong>?”. Sì. Paragonabile ad un canestro da metà campo più tiro libero aggiuntivo. Ma adesso non me lo tacere: è veramente <strong>Pittis uno della Banda Osiris?</strong> Non ci posso credere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=Q" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie ingiuste, da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
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		<title>Verde, il colore della speranza o della bile</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 16:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Fase acuta di una stagione mai nata per lo scudetto, ma piena di batteri infetti per tutto il resto. Fase dello psicodramma sportivo come potrebbe spiegarvi bene Sandro Gamba nelle sue mirabili lezioni di psicologia nello sport, quelle che regala al mondo basket che quasi lo ignora, in casa Armani lo citano [...]]]></description>
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<p><strong>Fase acuta di una stagione mai nata per lo scudetto, ma piena di batteri infetti per tutto il resto. Fase dello psicodramma sportivo come potrebbe</strong> <strong>spiegarvi bene Sandro Gamba</strong> nelle sue mirabili lezioni di psicologia nello sport, quelle che regala al mondo basket che quasi lo ignora,<strong> in casa Armani</strong> lo citano solo per le critiche ai cuochi incerti, fase dove tutto diventa verde come se fossimo davvero <strong>alla ricerca di Avatar</strong>. <strong>Verde è la rabbia se ascolti la Hunziker</strong>, appassionata di basket dopo il calcio ad Eros, che parla dello sport a scuola, ma in Svizzera. <strong>Verde è la</strong> <strong>speranza se non riesci a parlare con Boscia Tanjevic</strong>, l’uomo che sussurra agli uomini capace di ridere come cavalli, da quando circola la voce di un probabile ritiro <strong>per fare a cazzotti con la chemio e il male</strong>. <strong>Verde come la bile</strong> per chi non si accorge che esistono, in Italia, sì, proprio da noi, nel nostro basket, persone che amano questo gioco e vogliono vederlo fiorire: <strong>quello che ha detto Minucci sul futuro di Siena</strong> è la summa per spiegare perché lui è lì e gli altri sono niente; <strong>quello che ha fatto Meneghin</strong> per il tesseramento di tutti gli under 14, qualsiasi possa essere la loro nazionalità, <strong>vale già un premio</strong>, ma, lo sapete, ve lo abbiamo detto, questa è stazione Italia, e proprio<strong> in Lombardia si stanno organizzando per</strong> <strong>andargli addosso nel dopo Londra</strong>, sicuri che neppure <strong>Pianigiani </strong>riuscirà a cambiare il pianeta azzurro perché se non avrà <strong>Gallinari,</strong> non avrà il migliore su cui costruire qualcosa per domani e per andare a Londra. <strong>Verde come il semaforo</strong> <strong>che spinge Paolo Vittori</strong> ad ospitare nella Pasqua Garbosi di Varese la meglio gioventù. <strong>Verde come il sogno dell’abate Faria</strong> <strong>Pillastrini</strong> che vorrebbe indicare alla gente di Masnago l’isola per dare un tesoro che tenga in piedi questa <strong>Cimberio</strong> che oggi può mettere nei guai <strong>Repesa e la Benetton</strong>. <strong>Verde come il canto libero di Custer Trinchieri</strong> che nella sua trincea difende<strong> Green</strong> e non pensa alle maledizioni di tutte le partite perse contro<strong> Biella</strong> che oggi gli chiederà salvezza e serenità.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=y" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le cadute sul ghiaccio di Carolina, le cadute di stile verso l’angelica Kostner del presidente Petrucci, il numero uno del Coni che, come sappiamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
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		<title>I playoff (e di più) giorno dopo giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 19:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><em><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/braid44/2866270654/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3287/2866270654_036e8a0547.jpg?v=0" alt="" width="264" height="180" /></a></strong></em></span> <strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dalla stanza iperbarica di una</strong> <strong>casa trovata a Covadonga</strong>, <strong>Asturie</strong>, <strong>Spagna, paradiso per chi</strong> <strong>sente che il cerchio si</strong> <strong>stringe</strong>, partendo proprio da dove tutto appare più chiaro dalle prime ore del mattino, dalla porta di uscita di ogni pessimo umore. Rotolarsi su un tappeto persiano insieme al cane randagio che abita dentro di noi, mentre il muratore sfascia tutto, cambia le tubature, ma non promette niente di buono come<strong> le semifinali del basket</strong> che si arrampicano sulla nostra vita notturna ogni giorno della settimana, feroci, ma non imprevedibili. Feroci perché ci dicono quanto è distante il mare dalla montagna verde, non imprevedibili perché nessuno sembra divertirsi, <strong>anche se a Biella la pensano diversamente</strong> perché adesso avranno un incasso in più, un sogno più grande, una stagione da raccontare per il mese di maggio che ha cambiato la vita e la sciarpa di <strong>Atripaldi,</strong> della nuova dirigenza. Con questa storia di una partita al giorno, che dovrebbe toglierti la noia di torno, non sai mai dove fermarti a pensare, perché non c&#8217;un fiume come per <strong>l&#8217;ispettore Adamsberg</strong> che riempie la vita di <strong>Fred Vargas</strong>, scrittrice, non pivot, una pianta come per gli uomini a rovescio. Sarebbe bello se il padrone del sito, finito l&#8217;innamoramento per <strong>Fabrizio Ravanelli</strong>, terminato il cicloturismo verso <strong>Perugia</strong>, i pranzi bolognesi con <strong>Lori San Lazzaro</strong> e <strong>Ianus forte</strong>, ritrovasse il tempo per aggiornare ogni giorno questa striscia. Il suggerimento è di fare come quelli di <strong>Sky con Fiorello</strong>: o si taglia, si cuce, si ride insieme e non esiste più alternativa. Vediamo di seguire <strong>Prevert </strong>e la canzone del mese di maggio che può benissimo andare bene anche per quello di giugno:<br />
L&#8217;asino, il re ed io<br />
Saremo morti domani<br />
Di fame l&#8217;asino<br />
Di noia il re<br />
E io d&#8217;amore<br />
La vita è una ciliegia<br />
E&#8217; un nocciolo la morte<br />
Un ciliegio l&#8217;amore.<br />
<strong>Varese lunedì 25 maggio -</strong>Un sindaco che ama il basket, che ama <strong>Varese</strong>, decide di dare la cittadinanza onoraria a <strong>Bob Morse </strong>che torna <span id="more-1011"></span>sulla vecchia alfetta, torna con il suo sorriso che la malattia ha stravolto rubandogli i capelli che un tempo erano elmetto per le guerre dell&#8217;invincibile armata. Vocione, pensieroni, sorrisetti, senso del ritmo e del tempo, ma noi, come <strong>il Grigoletti di montagna </strong>che si lamenta per non essere stato trovato e quindi invitato alla fiesta, siamo rimasti ai giorni dell&#8217;addio, quelli dove qualcosa ci separò per sempre: lasciava il paradiso, la gloria, ma sembrava che non ne soffrisse, che fosse distaccato. Unico pensiero piazzare il cagnone che poi si prese <strong>Zanatta</strong>. Certo che fu grandissimo, certo che è stato bello ritrovarlo, sentirgli dire che Varese è sempre nel suo cuore, ma è stato molto più bello rivedere il mondo che girava insieme a lui, ascoltare <strong>Giancarlo Gualco</strong>, l&#8217;architetto del grande progettio <strong>Ignis,</strong> che adesso non riesce più a camminare, a seguire i suoi adorati cavalli, ma non ha perso la memoria e l&#8217;arguzia. Con il quintetto <strong>Rusconi, Ossola, Zanatta, Meneghin e</strong> <strong>Bisson,</strong> in visita parenti autorizzata, si potrebbe giocare anche adesso, mettendo nel gruppo <strong>Raga, Morse, Yelverton</strong> ed un pivottone di riserva a caso.<br />
Si potrebbe fare qualcosa di buono anche con i ragazzi della cantera varesina: c&#8217;erano tutti, <strong>da Gualco a Mottini</strong>, <strong>da Carraria a Caneva</strong>, <strong>da Consonni ai Bulgheroni</strong>, c&#8217;era anche <strong>Lucarelli</strong>, non mancava <strong>Galleani</strong>, non poteva mancare la Midia Borghi geniale, ma è stato bello seguire <strong>Guido Borghi</strong> sul sentiero verso Monti Sacri, ricordando famiglie e storie, una bella sintesi, una bella notte come diceva Sandro Gamba interpretando anche il pensiero di <strong>Aza Nikolic</strong> e di <strong>Nico Messina</strong>.<br />
La notte di Varese fa registrare l&#8217;ultimo sussulto Virtus. Lo vedi di notte e nelle facce leggi che è tutto finito. Basta aspettare, ma Prevert è già in giro col taccuino come avrete letto sopra a proposito di asini e di re.<br />
<strong>Martedì 26 maggio - </strong>Roma scopre che la sua squadra di basket non ha dentro quasi niente perché è stata costruita senza una logica tecnica. Nessun vero capo giocatore, non raccontateci che Becirovic è un genio da lampada cestistica, non certo questo Becirovic, nessun centro capace di dare una costola per compagni smaniosi. Poi il resto della zuppa, dal Douglas che a Valencia non hanno mandato via soltanto perché avevano perso un assegno, al Jennings che dal primo giorno sarebbe stato equivoco come il Jaaber lasciato andare con le briglie sciolte nella steppa bulgara. Sostituire i Repesa non è così facile, più facile calunniarli, criticarli, metterli alla berlina confidando nella loro buona educazione, sportiva ed umana. Dove erano nella notte delle lacrime e degli urli i cantori del cielo che avevano visto un&#8217;aria diversa sui tetti intorno all&#8217;Eur, con giocatori finalmente liberati dall&#8217;orco che pensava a maggio, a giugno, che pensava allo sviluppo di un progetto anche con giocatori mediocri o, addirittura, sbagliati? Niente di nuovo dal fronte capitolino. Assoluzione e benedizione come nel calcio non avrebbero mai fatto. Certo meglio la pace fra gli ulivi che la buriana mediatica, ma anche con la verità si potrebbe fare pace.<br />
<strong>Mercoledì 27 maggio - </strong>Sfida definitiva fra squadre con progetti diversi, bello quello Benetton, confuso quello Virtus, battaglia ad armi pari nella lotta mentale perché <strong>Boniciolli e Mahmuti</strong> sanno di essere quasi congedati, anche se per motivi diversi. Sul campo la Virtus scopre la sua leggerezza mentale che nasce alla fonte, dove Boykins non è certo il fenomeno che i cantori barbuti proponevano all&#8217;inizio dell&#8217;anno domandandosi se in Italia avevamo mai visto un play del genere. Poi pensiamo a Ford, imperiale nel salto, leggero come una maionese andata in vacca quando c&#8217;è da fare a spintoni sotto canestro. Boniciolli paga la sua voglia di raccontare la verità anche quando fa male, ha pagato la speranza di correggere in corsa una squadra che soltanto gli assetati del deserto potevano vedere come oasi vicina alla Mecca senese. Roma e Virtus erano squadre mai nate, vendute come ricche, ma soltanto perché in effetti avevano speso in maniera esagerata senza mettere una base al progetto. Come da copione il Sabatini furioso ha scaricato tutti il giorno dopo. Ne farà fuori altri e intanto ha presentato le cifre alla città. Ha detto il vero, senza l&#8217;aiuto della gente che paga non si può correre, ma dovrà pure ammettere che dalla finale persa con Markovski è sempre stato lui a cambiare le carte e i giocatori in tavola.<br />
<strong>Giovedì 26 maggio &#8211; </strong>Non si gioca e ci si gode tutto Fiorello, in finta diretta e in replica. Trasmette da Roma e allora seguiamo una traccia che ci spalanca nuovi mondi: Niccolò Civelli, un ragazzo di Como, tifoso di Cantù, che studia nella scuola del cinema romana, ha convinto Tommaso Vimercati, altro comasco-canturino, sceneggiatore, a lavorare su un progetto per fare della vita di Chicco Ravaglia, della suo sorriso, della sua vita rubata 10 anni fa, un film, una storia che abbia qualcosa da raccontare anche a questi ragazzi che sbattono le alucce e si fanno trovare sena un&#8217;anima. Giornata per pensare a che alla situazione complessa della Nazionale perché fra Meneghin e Recalcati c&#8217;è qualcosa che non va. Il tecnico vuole un part time, il presidente tentenna, ma non può neppure garantire che gli confermerà l&#8217;incarico se dovesse andare male nel recupero per gli Europei. Una storia nata male ai tempi in cui chi lavorava dietro le quinte, con la famosa schiena dritta o perlomeno a curvatura variabile sui monti orridi, ha mandato in confusione chi voleva convincerci che si può diventare grandi allenatori soltanto mettendo le crocette al posto giusto, chi andava dicendo in giro che senza certe trovate geniali sarebbe stato diluvio. Magari lo sarà lo stesso, ma siamo sicuri che come scuola allenatori possiamo cavarcela ancora, anche senza il progetto Gebbia, perché di gente da mandare in giro a diffondere il verbo, ad insegnare cose ce ne abbiamo abbastanza. Dodo Rusconi, ad esempio, si è offerto alla vecchia Robur per insegnare di nuovo quello che Gianni Asti ha fatto dai tempi del forza fioeu del caro Trombetta. E non è l&#8217;unico.<br />
<strong>Venerdì 29 maggio &#8211; </strong>Milano sfoglia la margherita e scopre di avere qualcuno che l&#8217;ama davvero. Si trova Biella in casa, si trova Jobey Thomas sul campo invece che nel parco di Trenno perché l&#8217;incidente di Saw riapre la porta al duro che dura, trova dentro ad un cavolo Marconato, sistema tante cose e si prende pure il vantaggio del campo. Certo il basket che aspettava Roma-Milano ne soffre, ma non è colpa di Biella se gli altri sono asini al tramonto. Comunque sia i colpi di fortuna, accolti in maniera strana da chi dirige la banda sfiduciando i più generosi, non bastano per liberare la gioia di vivere armanica perché forse non sa cosa sia visto che nel nuovo collegio al Lido la parola d&#8217;ordine è fare gruppo silenziosamente, tenere lontano i bacilli della Milano che pure fu grande, nascondere l&#8217;umor nero di qualche genio incompreso, cambiare senza dare l&#8217;idea di volerlo fare. Sul campo, davanti ad avversari sfiniti dalla serie con Roma, con un allenatore dato per quasi partente, perché adesso lo vorrebbero in tanti, serve un grande Thomas, serve il colpo di coda che aiutò l&#8217;Armani ad eliminare Teramo dove, si dice, non sono giorni facili per David Moss che sembra già accasato altrove. Certo Biella ha l&#8217;ultima palla da giocare, ma la consegna a Gaines e allora perché perdere tempo a guardare dove andrà il tiro. Per l&#8217;Armani festa in borgo, anche se qualcuno dovrebbe chiedersi perché una squadra così, una semifinalista, deve avere sempre il capo claque alla sbarra che invita la gente ad alzarsi, deve avere giocatori che si sbracciano per chiedere alla gente di sbracciarsi. Non volendo parlare con chi aveva fatto dell&#8217;Olimpia un capolavoro si vadano almeno a prendere i filmati: le squadre vere, dicono a Varese, Cantù, Bologna, fanno scattare dalla sedia la gente, quelle finte hanno bisogno del trucco.<br />
<strong>Sabato 30 giugno &#8211; </strong>Trovare Siena e Treviso in una semifinale ci riporta a due anni fa quando pensavamo che l&#8217;alleanza fra le società più belle avrebbe dato al basket il regno di Camelot. Un attimo, un tempo e mezzo per sognare. Bella la Benetton, normale, appena normale Siena, ma proprio per questo ci si domanda perché non è staccata, non insegue, ma è lì sul collo della nemica. Quando Pianigiani mette i piedi della squadra nella vasca con le razze elettriche scopri come andrà a finire gara uno, ti rispondi che non c&#8217;è corsa, anche se questa Benetton ha davanti un bel futuro e dietro le spalle una vera storia.<br />
<strong>Domenica 31 giugno - </strong>Biella si guadagna l&#8217;altra metà del paradiso conquistato a Roma. Pareggia contro Milano nella partita dove le 21 palle perse, da gente senza fosforo di qua e al di là del Rincosur di Carisio, si estende in un supplementare che manda in paranoia le redazioni che si aspettavano una domenica dove il lavoro si può fare bene e le partite hanno un senso anche alle diciotto. Guai, però, farne parola con la Lega, diventano elettrici adesso che pensano alla Sette per sostituire Sky, adesso che sono seduti in piazza pronti a farsi lo sbudellamento volontario. Cara gente tenetevi chi urla dieci volte pazzesco se un giocatore, ben pagato, ben oliato, infila un canestro da tre a pochi secondi dalla fine. E&#8217; vero che non c&#8217;è nulla di eroico o pazzesco, ma fate finta che certa gente parli al mercato del fieno, per il resto fate attenzione a cambiare.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo film muto dell&#8217;Armani a Biella</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:42:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a title="Dave Bing" href="http://www.flickr.com/photos/lucafabbri/3511374420/"><span class="flickr-image"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3628/3511374420_a3482f101b.jpg?v=0" alt="" width="250" height="177" /></span></a><strong>OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande</strong> per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto &#8220;miracoloso&#8221; di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, <strong>parola e verbo Sky</strong>, dalla soddisfazione di <strong>Gentile</strong> che ha scoperto di avere una squadra, quella di <strong>Roma</strong>, con grande carattere, al compiacimento di <strong>Cesare Pancotto</strong> che nell&#8217;intervallo, ma soltanto nell&#8217;intervallo della partita con <strong>Caserta</strong>, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.<br />
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall&#8217;alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. <strong>Difficile interpretare l&#8217;ottimismo</strong> di <strong>Boniciolli per la Virtus da play</strong><strong>off</strong>, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c&#8217;è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.<br />
Impossibile decrittare <strong>il messaggio di Livio Proli</strong> quando parla di <strong>un&#8217;Armani scoppiata mentalmente</strong>, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché <strong>a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un</strong> <strong>film muto</strong> già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il <strong>Marconato</strong> Sutherland appena <strong>arrivato da San Sebastiano</strong> per dare una mano, meglio due direbbe <strong>il sciur Gamba</strong>. Sarà per questo che <strong>l&#8217;Olimpia</strong> non emoziona <span id="more-941"></span>anche se, ne siamo sicuri, potrebbe essere la seconda squadra a battere <strong>Siena</strong> in questa stagione perché al <strong>Forum</strong> i campioni non saranno davvero affamati, poi lo sanno tutti che una <strong>Milano </strong>in buona posizione playoff alimenterà rotative che non si muovono spesso per il basket a meno che ci sia uno scandalo, a meno che in America non diventino sindaci ex grandi di questo sport come<strong> Dave Bing</strong> che ora guiderà <strong>Detroit </strong>negli anni della grande crisi. Milano, va ricordato, ha rischiato di vedere in finale europea due squadre che aveva battuto: <strong>Cska e</strong> <strong>Olimpiakos.</strong> Vi sembra poco? Inutile mettersi a discutere per l&#8217;ennesimo finale controverso, in questo caso quello di <strong>Rieti</strong> dove <strong>Ferrara</strong> ha vinto su un secondo che forse è stato regalato: certo cronometri(sti?) sono di merda, ma le difese, vogliamo parlarne, sia ricordando <strong>Fortitudo-Montegranaro</strong>, sia pensandod al derby, sia guardando le fotografie di questo epilogo che rende imbarazzante il finale del campionato anche in coda come scopriremo domenica.<br />
Eh sì, <strong>Rieti andrà ad Udine dove la Snaidero</strong> <strong>è come sparita</strong>, gente che non vede l&#8217;ora di fare le valige, anche adesso che sembra uscita allo scoperto la cordata di salute pubblica nel nome della friulanità. Se vince la <strong>Solsonica</strong>, considerando che difficilmente <strong>la Fortitudo</strong> potrà farcela contro <strong>Teramo</strong> che si vuole tenere ben stretto il terzo posto, avremo la squadra di Rieti ancora in serie A per differenza canestri con le aquile abbandonate. In quelle due partite nessuno aveva compreso che ci si doveva battere fino in fondo? Voi capite come stanno le cose e questi ci sparano cannonate di aria fritta in un dialogo che comprende tanti sordi come potrebbe giurare il viandante passato in una tabaccheria di Bologna, vicino al PalaDozza, proprio un&#8217;ora prima della sfida salvezza. Che tipo di dialogo?<br />
Lui, con le mani in tasca e una piccola bara blu come portafortuna, per non parlare del vicino di posto che si era scelto, lo racconta così:<br />
Cliente (una bella signora, arzilla e disinformata): &#8220;Come mai tanta confusione?&#8221;. Tabaccaio: &#8220;C&#8217;è la partita di basket, la Fortitudo contro Caserta&#8221;. C: &#8220;Ah, Caserta, bellissima terra, poi la reggia, la nostra Versailles&#8230;&#8221;. T: &#8220;Si, sì, sono i nostri avversari&#8230;&#8221;. Deve andare più meno così in tante sale stampa, in molti spogliatoi. La verità va nascosta, gattini amorosi che sanno come utilizzare l&#8217;ultima terra.<br />
<strong>Volete sapere come potrebbe andare a finire domenica?<br />
1. Siena</strong> e qui ci prendono tutti, <strong>2. Roma</strong>, ma <strong>Gentile </strong>non ci venga a dire che avrebbe firmato, nel dopo <strong>Repesa</strong>, per un risultato del genere perché gli avversari della corsa li conosciamo tutti e lui prima degli altri perché con Gelsomino aveva fatto dei piani a lunga scadenza, <strong>3. Teramo</strong> e via con il premio per l&#8217;allenatore dell&#8217;anno a <strong>Capobianco</strong>, <strong>4. Virtus Bologna</strong> che sarà anche l&#8217;unica ad aver vinto in Europa, ma qui da noi s&#8217;inceppa troppo spesso fra un viaggio e l&#8217;altro dei suoi maghetti, <strong>5. Milano</strong> perché sarebbe un bene per tutti se a battere i campioni, i grandi favoriti, fosse anche una squadra ricca, con ambizioni che assomigliano a certi vestiti di scena, perché ci sarebbe da ridere e piangere se alla fine di ternta partite l&#8217;unica ad avere lo scalpo del Montepaschi fosse la Fortitudo fortemente indiziata per la retrocessione, <strong>6. Treviso</strong> anche se, fossimo la Virtus, questa Virtus del dopo coppa con allenatore alla gogna, squadra non proprio compatta, andremmo cauti, <strong>7. Biella</strong> che si merita ogni elogio per come ha rimontato, per come ha sviluppato il progetto palazzo, squadra, per come ha sopportato i tipi alla Gaines, <strong>8. Scavolini</strong> a patto che vengano disinnescati in due giorni quelli che giocano apertamente contro.<br />
<strong>La retrocessione?</strong> La Fortitudo dipende da Udine, ma tutti sappiamo che al Carnera sarà una sfida fra reduci, fra gente che è rimasta soltanto perché non sapeva dove andare, da una parte e anche dall&#8217;altra, perché i primi a perdere pezzi lungo la strada sono stati quelli di Rieti che ora, però, hanno la possibilità della salvezza, anche se tutti sanno che il difficile verrà dopo e l&#8217;idea comune è che questa serie A conquistata sul campo possa essere venduta per ripianare. Siamo male informati? Vi abbiamo detto che questo non è un paese per orecchie di anziani borbottanti e bavosi.<br />
<strong>Chiusura senza pagelle</strong>, quelle le daremo lunedì tenendo aperto il negozio dove il fine campionato impone almeno barba e capelli per i piccoli indiani che nell&#8217;isola s&#8217;inseguiranno fino a quando ne resterà uno soltanto.<br />
<strong>Post scriptum</strong>: l&#8217;allenatore di San Antonio, mister Pi, avante del buon vino, era a Biella per vedere cosa vale davvero questo Gist, ma non era stato informato che gli arbitri angosciati non avrebbero fatto favori a nessuno, quindi neppure al gommolo di<strong> Bechi</strong> che si è trovato il cioccolato soltanto alla fine.<br />
<strong>Secondo p.s.:</strong> l&#8217;Uleb ha scoperto, dopo indagine interna, non certo su testimonianza degli inviati impegnati con la santa statistica, che nelle finali di Berlino, quelle che per moltissimi sono state migliori di molte partite Nba, con travaso di bile rosa scarlatto tendente al giallo, i tifosi greci si sono comunque comportati male e questo in aggiunta alle sconcezze dei play off col laser, con la baraonda a bordo campo, con gli arbitri confusi, tanto per non dare altri argomenti alla magistratura che da Reggio Calabria ha spedito fiale al veleno per un basket che pensa di cavarsela col silenzio nella speranza che tutto diventi erba nello stato prato di calciopoli. Si prevedono sanzioni. Sarà vero?<br />
<strong>Terzo p.s.:</strong> Silenzio di tomba, sembra di essere davvero di essere nel cimitero degli arbitri come testimonierebbe il veterano Sidoli ricordando che anche in passato pretendevano genuflessioni in cambio di promozioni, sulla vicenda direttori di gara italiani, i migliori d&#8217;Europa vi avranno urlato i telecronisti della rete per non vedenti e non pensanti, ignorati e quindi non scelti per le finali di Berlino dove non avevamo squadre nostre. Nessuno che abbia chiesto una spiegazione, eppure Rigas, Bianchini, il sindacato arbitri, avranno pure qualche cosa da dire che vada al di là della cresima di un parente, nel caso di Elettrino Facchini.</p>
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		<title>Ricordate i &#8220;perdentoni&#8221; di Seragnoli? Quelli delle dieci finali su undici?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:59:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a title="adriano" href="http://www.flickr.com/photos/scrambler450/2436356912/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2353/2436356912_61d3524e90.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span><strong>OSCAR ELENI</strong> <strong>dal castello Dal Pozzo, borgo di Oleggio,</strong> zona di <strong>Arona</strong>, per la rimpatriata dei maturi baskettari che si coccolano come succede adesso nei bar di Tokio dove hanno lanciato la moda dell&#8217;aperitivo con il gatto che ti fa le fusa. Al cat bar di Oleggio Castello è un trionfo per anime candide che ancora si sentono al centro dell&#8217;attenzione e, come una volta, pensano che la tua prostata regga, come del resto la dentiera, o la memoria, a qualsiasi abbraccio, ad ogni richiesta che vada oltre il &#8221; ci si rivede presto&#8221;. Il <strong>vescovo Corsolini,</strong> sempre disperato per non essere ancora entrato nella congrega dei prelati canaglia di <strong>Dante Gurioli</strong>, è così affettuoso, così divertente, ma questo è nel suo stile, anche quando si sente un caro estinto, da rimetterci tutti in marcia intorno al sacro totem del basket che era, che è, che per noi sarà così anche domani mentre le armate del nuovo movimento Farenheit gireranno con il lanciafiamme per bruciare tutto meno le statistiche che di un giocatore dicono la stessa cosa dei cartelli che al mercato si usano per vendere anche carne non di prima scelta. Festa grande che torna a coinvolgere<strong> Dino Meneghin</strong> accarezzato contropelo non tanto come presidente federale, soprattutto adesso che senti l&#8217;eco nella valle degli infami, dove già cominciano a parlarne maluccio, ma per il suo essere uomo di basket, uomo tutto di un pezzo che ancora non immaginava di dover discutere sulla vile moneta, quella che dalle tribuna arriva in testa ad un giocatore. Succede nel <strong>derby di Bologna </strong>dove la <strong>Virtus </strong>vince all&#8217;ultimo secondo, avendo dominato per quasi tutti gli altri secondi della partita salvo farsi prendere per la gola da una <strong>Fortitudo</strong> che prova a ribellarsi adesso che non trovi più uno dei cagnolini che andavano al Pavaglione per parlare dei perdentoni di<strong> Seragnoli</strong>, quelli delle <strong>10 finali su 11 campionati</strong>, quelli della grande Europa, quelli che erano qualcuno in una città dove gli altri, <strong>la grande Virtus porelliana</strong>, la super Virtus cazzoliana, non potevano mai sentirsi tranquilli se capitavano nella contrada dell&#8217;<strong>Aquila</strong>, perché quello era il mondo dei canestri dove si costruiva ogni giorno qualcosa, arrivando, purtroppo, a costruire anche le torri da dove, adesso, si lanciano anatemi e monete<span id="more-780"></span> senza sapere quello che si dice, senza sapere quello che si fa, senza rendersi conto che se non torna ad essere la squadra al centro di tutto, se i protagonisti non sono dentro al campo, allora si può arrivare a confondere le cose, a sentirsi davvero importanti pur non essendolo, ad avere certa gente dove un tempo c&#8217;era una splendida corte di creativi.</p>
<p>Meneghin e il soffice abbraccio con il <strong>marchese Dal Pozzo</strong>, la camminata rigenerativa dove ha ritrovato amicizia, cani randagi bagnati, ma felici, divertimento, ironia, cominciando dal tavolo di <strong>Vitolo, Duranti, Baldini, Albanesi,</strong> di milord <strong>Morelli</strong>, arbitri che stanno bene con quelli che erano le loro &#8220;vittime&#8221;, i grandi attori di un grande teatro dove pure loro erano principi.<br />
Isole della felicità, isole dove si cantava anche sotto la pioggia. Un castello da fiaba dove la carne troppo dura sembrava persino morbida. Isole. Roma da <strong>Falcomer a Spinetti e Albanese</strong>. Bologna. Bello rivedere <strong>Lombardi </strong>in mezzo a <strong>Giomo e Pellanera</strong>, sentire <strong>Gemignani</strong> parlare con l&#8217;artista Conti. Poi <strong>Varese</strong>. Meneghin e <strong>Flaborea</strong> con lo stesso calice di rosso speciale servito dal Magnoni che ha ricordi divertenti per tutti anche per le mogli tigre. Isola canturina. <strong>Recalcati, Merlati e Frigerio </strong>da una parte. Masocco a metà strada con i dorati &#8221; straccioni&#8221; del cavalier Milanaccio che si sentiva ringiovanire dopo aver ritrovato <strong>Mauri, Ossola, Vescovo</strong>, persino <strong>Zanatta, Gamba</strong>, il professor <strong>Guerrieri</strong>, tutto il mondo portato al castello da <strong>Cino Marchese,</strong> che aveva gli occhi brillarelli seguendo Stefano Olivari davvero deciso a scrivere un libro sulla Milano stracciona, la splendida <strong>Milano di Joe Isaac</strong> che al castello ha ritrovato la gioia degli anni in cui non gli dicevano che il fumo o il vino fanno male come potrebbe testimoniare il baipassato Flaborea. Poi il pianeta Milano, con la <strong>Pierisa Pieri</strong> che guida la rumba al 48° anno di matrimonio con Gianfranco che accarezza le tigri delle scarpette rosse, dall&#8217;ortopedico Velluti, che ai suoi tempi saltava oltre i due metri senza l&#8217;ispirazione tautata, al <strong>Nane Vianello</strong> che ogni tanto lascia la Polinesia, da <strong>Vittori </strong>che, come <strong>Guido Carlo Gatti</strong>, arrivato puntualmente in ritardo, e appunto il Zago tenuto a freno dalla Milly che non vuole vederlo troppo coinvolto, troppo commosso, troppo risentito per le cose che vede e che non gli piacciono, aveva due barche gloriose sulle quali salire e brindare, come del resto<strong> Giancarlo Sarti</strong>, <strong>Toto Bulgheroni </strong>o Barlucchi, magari lo stesso nane e lo stesso Lombardi. Ricordaseli tutti non è facile, anche se Raffaele, adesso che non ha più capelli, ce lo teniamo nel cuore nel dovuto omaggio alla grande scuola livornese, anche se <strong>Natale Redaelli,</strong> il massaggiatore che parlava ai cavalli bradi dell&#8217;Onestà in tutte le sue versioni, resterà per sempre il magico compagno di grigliate senza fine, senza oboli da versare alla nobiltà dei castellani come diceva ridendo alla sua maniera al tigre Mauri che ha trovato in <strong>Gorizia</strong> la felicità e il vino buono.</p>
<p>Bel raduno di combattenti e reduci con i padovani di Varotto che scoprivano in Flaborea il vero testimone per le giornate in cui il professor<strong> Nikolic </strong>ti portava alla fonte del benessere fisico e mentale, delle ore in cui riusciva a convincerti che se eri proprio stanco non ci sarebbe stata cura migliore di un allenamento supplementare. E&#8217; sempre stato così, strano che oggi qualcuno non se ne accorga. Magari a Roma dove hanno scoperto che conveniva metterlo in cascina il fieno invece di sfogarsi per dimostrare che i colpevoli stavano fuori e non dentro il campo, sì anche <strong>Allan Ray</strong> nuovo custode dei diamanti di Ferrara grazie all&#8217;affetto che era mancato nella capitale dove si sono dimenticati quello che era la Roma dei Costanzo e della Stella Azzurra, della Lazio di Cafiero Perrella, costruendo qualcosa che appare bello solo se lo guardi da lontano e lo diciamo a quelli che, giustamente, considerando gli artigli di <strong>Attilio Caja</strong>, rimpiangono persino le mezze stagioni del dopo<strong> Bianchini</strong>. Meneghin e la sua gioia autentica, lontano dai pettegoli che lo calunniano spiegando che non ha ancora capito come ci si muove nella corte federale. Poveri fessi. Lo sa benissimo. Ve lo aveva detto, ma le sorprese non mancheranno perché capisce anche lui che in Lega non possono essere felici se vanno i valvassori dei comitati, gente che non sa davvero cosa sia un club professionistico. Era una mossa per far capire che non sarà facile accontentare tutti. Ma loro, i pettegoli, non se ne sono resi conto.</p>
<p>Per fortuna ci ha pensato Sky a mettere insieme Meneghin e Valentino Renzi, ad aprire il dialogo anche se la vile moneta di Bologna ha ridato al presidente la velenosa scarica della moneta di <strong>Pesaro </strong>dove lui non si alzò, per tornare a giocare come Terry, perché aveva deciso che dopo tanti sputi, insulti, ingiustizie, quello doveva essere un momento definitivo di chiarificazione: se un cretino, un delinquente lancia monete e i vicini non lo prendono e lo buttano giù dalle tribune, se non si denuncia subito, se non si prendono le distanze anche da qualche giocatore che gira intorno all&#8217;avversario colpito urlando che è soltanto una magnifica scena, allora avremo le schifezze che un tempo rendevano famosa soltanto la Grecia, dove oggi si sono emancipati e usano il laser per colpire, una vergogna non punita nel calcio e tollerata anche dal basket come vi potrebbero dire i giocatori di <strong>Siena </strong>e <strong>Real Madrid</strong>.<br />
A proposito di Eurolega non riusciamo a capire perché si punti tanto sul ruggito del popolo mensanino: la squadra di <strong>Pianigiani</strong> deve soltanto stare bene fisicamente e giocare il suo basket che è migliore rispetto a quello cavilloso del <strong>Zelimir Obradovic</strong>, certo confuso da tanti talenti che pensano soltanto al loro guadagno personale e parlano invece di correre. Siena non lo fa, non lo permette a nessuno. Ma potrebbe non bastare perché, ripetiamo, al completo non ci sarebbe stata angoscia, ma, così, è dura, durissima. Restando in Europa diciamo che nella finale di Uleb cup a Torino portiamo una bella <strong>Benetton </strong>ricostruita con la passione di un tempo, seguendo le strade che avevano fatto di Treviso la palestra del pensiero forte nel basket europeo, anche se nessuno può prendere per buona la partita di <strong>Pesaro</strong> perché la Scavolini era rimasta fuori dall&#8217; arena, seduta sulla spiaggia dove chi ricorda dovrebbe accendere lo spiedo, chiedendo scusa a <strong>Carlton Myers </strong>per un così triste compleanno, per i 38 anni di un capo indiano che ha avuto al seguito le grandi tribù del nostro basket.<strong> </strong></p>
<p><strong>LE PAGELLE</strong> adesso per far sfogare la prostata traditrice che è in quasi tutti noi:<strong> </strong></p>
<p><strong>10 al GRUPPO GENOVA</strong> che ha cresciuto con vero amore per il basket il marchese Vittorio Ciccio Dal Pozzo, mettendogli sulla pelle nobile e candida le ruvide maglie dell&#8217;Italsider, della Saiwa e del CUS che troverete nella teca dell&#8217;albergo castello. Con loro ha scoperto una felicità nuova e il raduno di Oleggio, come direbbero Parodi e Masnata, è andato bene anche con l&#8217;aggiuntina.<strong></strong></p>
<p><strong>9 a Luca CORSOLINI e Mario BONI </strong>di gran lunga la più divertente coppia dei telecronisti utilizzati da Sky nella giornata dedicata al basket, nella domenica che speriamo di avere anche in futuro, soprattutto se ci saranno dei ribelli nella pasticceria di casa Murdoch.<strong> </strong></p>
<p><strong>8 a  Allan RAY</strong>, ma forse dovremmo dire alla <strong>FERRARA di Mascellari, Crovetti e</strong> <strong>Valli</strong>, per aver dimostrato che anche un piccolo pavone può diventare gallo da combattimento se trova il posto giusto e i compagni che gli fanno credere di essere una sfortunata vittima del sistema che lo ha bocciato a Boston e Roma.<strong> </strong></p>
<p><strong>7 alla coppia ROCCA-VITALI </strong>che sembra essere splendida e splendente nel giardino senza spine, o senza rose?, di Piero Bucchi, una coppia che ha dato a Milano la quinta vittoria consecutiva, un record nei tempi moderni ovviamente, un piccolo primato, ma sempre qualcosa, un duo che potrebbe funzionare bene in Nazionale anche se sul Mason ci è stato detto che non è possibile contare in tornei dove si gioca ogni giorno. Peccato. Ci hanno detto la stessa cosa di Stonerook. Peccato. Ci hanno detto la medesima cosa per altri infortunati eccellenti, peccato,ma l&#8217;estate è lontana.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>6 a  Marcelino HUERTAS</strong> l&#8217;unico della Fortitudo che si è preso insulti dal primo giorno, quando non riuscirono a tesserarlo in tempo, che non andava bene agli americani di turno, l&#8217;unico che nel derby ha fatto seguire i fatti alle promesse aspettando invano che gli italiani del gruppo arrivassero in soccorso. Certo la fede aiuta, certo serve un mezzo miracolo per la salvezza, ma se tutti i conti saranno fatti bene, se ogni dolore sarà pagato al tempo giusto, direbbe Pancotto, allora ci sarà la purificazione e forse l&#8217;anno prossimo tutto sarà sotto altre stelle.<strong></strong></p>
<p><strong>5 all&#8217;ULEB</strong>, e <strong>per conoscenza alla FIP</strong>, che non ha fatto una piega per lo scandalo di Atene. Non stiamo parlando dell&#8217;arbitraggio infame, ma dei laser che andavano a colpire negli occhi i giocatori al momento del tiro. Vergogna come chi usa i fischietti per mandare in confusione arbitri e giocatori, come chi lancia monete per farci capire in quale caverna si dovrebbero giocare certe partite.<strong></strong></p>
<p><strong>4 alla GIUDICANTE</strong> che non sembra pentita per essersi presa 40 giorni prima di mandare all&#8217;inferno una stagione e non soltanto quella della Fortitudo o di Montegranaro. Adesso tutti fingono di aver ritrovato uno stile, dal Tony Manero della Sutor all&#8217;orco delle Aquile, ma la verità è che siamo in piena bufera e davvero non sappiamo cosa sarebbe successo se il derby non lo avesse vinto la Virtus del ferito Terry.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>3 al malvagio Nino PELLACANI </strong>che ha sempre un occhio di riguardo per questa rubrica, ma non rinuncia a punzecchiare la squadra, cercando di stuzzicare l&#8217;invidia adesso che Lorenzo Sani è tornato a parlare con noi persino di basket. Ci sembra la stessa tattica che nel tempo ha tormentato tante squadre. Cominciano dalle sbandate in curva i dolori di chi non vuol saperne di essere uno e pretende di essere un numero uno. Attenzione, la nota non ha motivi di ripicca personale anche adesso che devi stare in coda davanti alla Fiera milanese del fumetto dove Pellacani, Ragazzi e Iacopini saranno sicuramente fra i più applauditi collezionisti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2 al portento JENNINGS</strong> che davanti a Denny FERRY, uno che a Roma hanno amato, che davanti al manager di Cleveland, ha sbagliato partita ed atteggiamento riportando Roma nella strana isola dove tutti fingono di non capire e che certo non riusciranno a far capire a noi che da questo cimitero degli elefanti salutiamo <strong>Piero Mei.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1 all&#8217;ARMANI</strong> che ha scelto il silenzioso distacco dalla sede Liberty di via Caltanisetta. Un dolore per tutti. Una tristezza che al castello Dal Pozzo ci ha tenuto più uniti perché in quelle camere al primo piano hanno dormito e vissuto uomini entrati già nella casa della gloria, perché meritava una messa solenne quella palazzina decentrata che serviva a<strong> Franco Grigoletti</strong> meglio del Tom Tom, perché lui non riusciva ad orientarsi, lui di Rovereto, lui abitante a Monza, lui che lavorava al Giorno nel cuore di una certa Milano, se non passava dalla sede dove ora è rimasta solo polvere di stelle, quella che intossicava il Bulleri tornato a vivere nella Marca odorosa, per uno strano incorcio al quarto-quinto post dove lui, sotto contratto con Milano, sarà l&#8217;uomo fantasia della Benetton che ha gli ha concesso la chiesa per la penitenza.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>0 a Pervis PASCO</strong>, <strong>e per conoscenza alla Lega</strong>, per la fuga dal campionato, per aver lasciato Rieti quasi senza niente. Certo un professionista ha il diritto di essere pagato puntualmente, certo un giocatore deve avere certezze, ma in questo caso ci sembra anche giusto chiamare in causa la Lega perché è fin troppo evidente, soprattutto per chi ha perso contro la Solsonica, che il campionato è già da considerarsi falsato. Quando si pensava ad un torneo senza retrocessioni si aveva in mente questo quadro senza i colori del vile denaro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Una volta per tutte Snaidero si decida: vuole la botte piena o la moglie ubriaca?</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 17:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.flickr.com/photos/giando/3017030191/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3279/3017030191_590117a2be.jpg?v=0" alt="" width="300" height="200" /></a>A bocca aperta. Ma non per le esibizioni esaltanti del <strong>Montepaschi</strong>, che pi√π lo guardi e pi√π ti incanta. Ovvero ti lascia proprio a bocca aperta e t&#8217;autorizza a sognare che possa anche vincere l&#8217;ultimo duello con il Cska del fiero Ettore Messina e conquistare l&#8217;Eurolega otto anni¬†dopo la¬†<strong>Kinder </strong>Bologna<strong> </strong>di¬†<strong>Emanuel Ginobili</strong>. A proposito, ho sentito¬†giusto ieri l&#8217;<strong>Ellisse</strong> (di luna) dire: &#8220;Non ho parole per¬†definire la prestazione di <strong>Mason Rocca</strong> autore di una esagerata doppia doppia con i greci del Panionios: √® un giocatore grandissimo,¬†davvero¬†enorme, grandissimo&#8221;.¬†E Riccardo <strong>Pittis,</strong> il nuovo pappagallo di Sky: &#8220;Paola hai proprio ragione: √® davvero un giocatore fantastico!&#8221;. Ora non ho nulla con Rocca. Al contrario, lo vorrei nella mia squadra del cuore assieme a <strong>Stonerook </strong>e <strong>Mc Intyre</strong>, e perch√® no a <strong>Sato</strong> e <strong>Eze</strong>, <strong>Becirovic </strong>e <strong>Tonolli,</strong> <strong>Gordon </strong>e <strong>Marcelinho</strong>, <strong>Spinelli</strong> e <strong>Giovannoni.</strong> N√® men che meno con la cara Ellisse, non fosse altro perch√® √® il capo (o la capa?) di Cicciobello Tranquillo e non pu√≤ vedere come me nessuno della Banda Osiris, ma se un giorno la Baronessa dovesse parlare di Ginobili, quali aggettivi dovrebbe usare? Come minimo: immenso, galattico, incantevole, stupefacente, delirante. E nel delirio, perch√® no, dovrebbe anche fumarsi una canna assieme ad Acciughino. A bocca aperta, dicevo, tre ore e mezza sotto i ferri del dentista che, per farmi coraggio, mi ripeteva: &#8220;Avessi un dente normale, ti pagherei da bere&#8221;. Non tutti i mali comunque¬†vengono per nuocere, perch√® per non pensare al trapano e a quel nervo scoperto, sotto anestesia da cavallo, ho pensato fortissimamente al mio amico <strong>Attilio Caja</strong> che a Udine¬†la signora <strong>Sandra</strong> <strong>e</strong> il signor¬†<strong>Edi Snaidero</strong> hanno licenziato in quattro e quattr&#8217;otto. Cos√¨ ora¬†dovranno pagare¬†tre allenatori (<strong>Pancotto-Caja-Sacchetti</strong>) in una stagione sola quando con gli stessi soldi (pi√π o meno 250-280 mila euro) avrebbero potuto benissimo ingaggiare un paio di giocatori buoni buoni, ad esempio <strong>Janicenoks</strong> (ex <strong>Fortitudo</strong>) o <strong>Gregor Fucka</strong>, per rinforzare una squadra con il tetto-salari pi√π basso di tutta la serie A e un presidente che ogni tre per quattro con una mano presenta le dimissioni e con l&#8217;altra le ritira. Ad onor del vero ho un debole anche per <strong>Romeo Sacchetti</strong> sin dai tempi dell&#8217;Europeo di¬†Limoges e <strong>Nantes</strong> che l&#8217;Italia dell&#8217;amato citt√¨, <strong>Sandro Gamba</strong>, vinse nel 1983 soprattutto per merito suo, ma qui il discorso √®¬†completamente diverso. Qui c&#8217;entra solo il buonsenso. Okay, non ci sono soldi, i tempi sono quelli che sono, gli operai temono la cassa integrazione e qualcuno ci √® gi√† finito pure a Udine, rimbocchiamoci dunque le maniche e sar√† quel che sar√†, anche la retrocessione in Legadue, non morir√† nessuno. Per√≤¬†Edi Snaidero non si deve poi arrabbiare se un giornalista del <strong>Messaggero Veneto</strong>, alla vigilia dell&#8217;improbabile sfida (vinta!) con la Lottomatica, scrive che tutta la Snaidero costa come l&#8217;ingaggio di un milione d&#8217;euro (e spiccioli) di <strong>Allan Ray</strong>.¬†Ora, a parte il fatto che √® tutto verissimo, non mi risulta¬†che i coniugi <strong>Pozzo</strong> si siano offesi quando il mondo intero ha scritto che tutta l&#8217;Udinese guadagna come <strong>Kak√†</strong> e meno di <strong>Ibrahimovic</strong>. Anzi. E comunque non capisco cosa voglia Snaidero: la botte piena e la moglie ubriaca? O forse solo qualche aiutino dal suo amico <strong>Renzo Tondo</strong>, neo governatore del Friuli? Il quale potrebbe sempre dirgli: caro il mio Edi, un contributo dalla Regione io te lo posso anche dare, ma almeno non prendermi per i fondelli sostenendo che la tua palla nel cestino quest&#8217;anno ti √® costata l&#8217;occhio della testa. E poi chi mi dice che anche i pochi quattrini che ti far√≤ avere non li butterai di nuovo fuori dalla finestra? Nessuno.¬†</p>
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