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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; gallinari</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>E&#8217; lutto nazionale ogni volta che i tre italiani vanno a letto senza cena&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 12:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI  dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla terra degli Atavar dove fanno un gelato al limone straordinario. Da quel pianeta riesci anche ad esaltarti e a deprimerti guardando voi della Terra. Esaltante la difesa di Siena</span></strong> che nasconde i difetti dei nuovi: da prendere a legnate Hairston, da comprendere, ma non capire l’ex Rakovic. Su Jaric cautela, ma cresce. <strong>Grande Michelori</strong>, ma non dica che è stato il riposo dell’estate a farlo volare. <strong>Deprimente la Rometta</strong> che tiene fino al 30-30 e poi svacca, come sempre. Filipovski dice che per competere a certi livelli non puoi avere cali di rendimento così evidenti nella stessa partita. Lo sapevamo già, lo sanno tutti cosa tiene in tasca la Lottomatica. Te li saluto gli italiani Crosariol e Datome. Da incorniciare <strong>il Washington che svacca</strong> quando sembrava bello carico. Male anche i giovani slavi. Da incubo. Leggiamo, noi Atavar, che San Antonio impallina a 2 decimi di secondo i Bryant Lakers, davanti ad oltre 19000 persone. Anche a Belgrado erano oltre 19000 persone. <strong>Ci volevano palle e acciaio</strong>. Leggiamo che Bologna guida nell’affluenza del pubblico e per incassi. Sabatini è un genio e fa bene a servire <strong>polpette avvelenate</strong> all’agente dell’indifendibile Kemp. Leggiamo anche di società avvilite perché hanno tanti spettatori, ma sono indietro negli incassi, vedi Pesaro, ma si scopre pure che Varese è indietro nelle presenze del pubblico, ma molto avanti con gli incassi. Pericolose variazioni anche se <strong>diminuire gli omaggi non è mai stato un errore</strong>, ammesso che ci siano strade per riempire i palazzi davvero. Ad esempio: Milano contro Biella dovrà vivere<strong> sulla sua luna di Assago</strong> non servita da una metropolitana, servita soltanto da autobus di servizio sconsigliati a chi soffre la ressa.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Peterson e la sua legge: Siena non è qualitativamente più forte dell’Armani, ma ha meccanismi perfetti e per questo sembra irrangiungibile. Non sembra, è.</span></strong> Armani e la sua strana storia al centro: arriva Eze. Alleluia. Si fa male quasi subito. Sfortuna o…  Torna all’improvviso Petravicius nella Milano da imbottigliare dopo Treviso. Parlano di miracolo. Noi siamo perplessi, <span id="more-2102"></span>non vorremmo che l’agente del lituano avesse parlato con l’agente di Scotti appena ustionato dalla Virtus su certe presenze assenze. <strong>Lutto nazionale ogni volta che i tre italiani Nba</strong> <strong>vanno a letto senza cena</strong>. Provincialismo baggiano. Fanno quello che possono in squadre che danno quello che possono. Gallinari è un super e non deve mai leggere la stampa degli orgasmi che lo stuzzica dicendo di chiedere più palloni. Quelli sorridono ai D’Antoni e ai Peterson per poi ballare a Chreronea sulle loro sconfitte. Belinelli è in flessione fisica e mentale. Non siamo sorpresi. <strong>Bargnani è Bargnani</strong>. Non siamo sorpresi. Né ci stupisce che non siano alla partita delle stelle se ci vanno davvero le stelle. <strong>Inferno Nba</strong>: cari agenti, cari amici dei presunti talenti, segnalate ai vostri associati che Pekovic e Splitter, due che in Europa facevano strage, giocano poco, e che il russo dei Knicks è stato tirato fuori quando ormai si pensava che fosse nel gulag della Grande mela. <strong>Premio speciale ai dirigenti dell’Iraklis Salonicco</strong> che dopo aver perso il derby con l’Aris hanno chiesto ai giocatori le maglie per buttarle a terra al centro del campo : non erano degni di indossarle. Da noi quando?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=6" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Per favore qualcuno ci speghi cos&#8217;è o dove sia mai finito il fair play finanziario</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 20:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                           di FRANCESCO SARTI
Adriano Galliani è impagabile. Dopo aver ostentato la miseria più nera per un mercato intero (prima non c’erano soldi per Luis Fabiano, poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho), ha saccheggiato la finestra di gennaio ingaggiando in serie Cassano, Emanuelson, Van Bommel, Didac Vilà e Legrottaglie. Infine, non contento, è pure riuscito a lamentarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                           <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong></p>
<p><strong>Adriano Galliani è impagabile. Dopo aver ostentato la miseria più nera per un mercato intero (prima non c’erano soldi per Luis Fabiano, poi sono arrivati Ibrahimovic e Robinho), ha saccheggiato la finestra di gennaio ingaggiando in serie Cassano,</strong> <strong>Emanuelson, Van Bommel, Didac Vilà e Legrottaglie</strong>. Infine, non contento, è pure riuscito a lamentarsi del fatto che il Chelsea, dal canto suo, ha appena messo sotto contratto Torres. <strong>“Dov’è il fair play finanziario?”,</strong> si chiede. Probabilmente allo stesso posto in cui era quando il suo Presidente scendeva in campo, negli ormai lontani anni ’80, comprando giocatori per due squadre pur possedendone una sola: bisognava pur sempre toglierli agli avversari. Così, grazie ai provvidi regolamenti federali, <strong>ecco la nuova corsa all’oro</strong>, il cosiddetto “mercato di riparazione”, dove i magnati penitenti si iscrivono all’ultima giostra e rimescolano le carte, e i valori, del campionato. <strong>L’Inter, onesta per</strong> <strong>antonomasia,</strong> ha messo a segno un colpo esemplare con Pazzini, che ha subito ripagato la fiducia (e i milioni) di Moratti insaccando due gol e mezzo nella sfida col Palermo. <strong>La Juve, abituata ormai ai fichi secchi, ha invece</strong> <strong>ripiegato su Toni</strong>, finchè, subito rotto anche lui, si è consolata con Matri, che solo domenica ha segnato una doppietta, ma con la maglia del Cagliari. Il tutto, <strong>senza considerare l’abortito arrivo di Floro Flores</strong>, talmente amato dai potenziali nuovi tifosi bianconeri da vedersi il sito invaso dalle loro ingiurie, alla vigilia della chiusura dell’affare. Follie, ma quel che accade in questi giorni è deliberatamente all’insegna dello squilibrio e della falsificazione. <strong>La Sampdoria, tanto per fare un nome, ha iniziato la stagione con la coppia-gol Cassano-Pazzini</strong>, e adesso si ritrova con <strong>Macheda e Maccarone</strong>, non proprio la stessa cosa, nonostante i noti trascorsi in Premier.</p>
<p><strong>Cosa implichi questo turbillon di scambi è facilmente intuibile: risultati a sorpresa, gap tra le squadre ricche e le altre ulteriormente dilatato, rapporti di forza al vertice improvvisamente scompaginati</strong>. Col rischio di premiare, alla fine, chi ha comprato di più e più in fretta, con la stessa logica del pit-stop decisivo cara alla Formula uno degli ultimi anni. Varrebbe anzi la pena di consigliare ai preparatori atletici delle pretendenti al titolo di studiare una tabella apposita, per far sfogare i campioni di turno nei primi mesi del campionato. Tanto, poi, arrivano i sostituti.<span id="more-2093"></span> Del resto non è una situazione inedita: nel basket Nba<strong> i Detroit Pistons vinsero il titolo 2004</strong> grazie all’innesto in corsa di Rasheed Wallace, e i Lakers hanno costruito gli ultimi successi sulla trade invernale che portò a Los Angeles, via Memphis, Pau Gasol (anche se conquistarono l’Anello solo l’anno dopo). Oggi, ci si accontenta dei rumors sulle distrazioni di <strong>Carmelo Anthony</strong>, invaghito dalla prospettiva di passare, con Billups e Hamilton, ai New Jersey Nets, per tacere delle voci che, a intervalli regolari, vorrebbero il suddetto <strong>scambiato con Gallinari</strong> e qualcun altro, per farlo approdare a New York. A conti fatti, questo muoversi impazzito di pedine fa tornare lo sport ai fondamentali odierni, ossia le dinamiche affaristiche. Il campo ridiventa sovrastruttura, le trade un azzardo degno di <strong>Gordon Gekko</strong>, la chimica di squadra qualcosa di simile a un incantesimo (vince chi sa inserire meglio e più velocemente il nuovo acquisto). Personalmente, già annoiati dal continuo <strong>andirivieni di mercenari</strong> da ogni dove, soprattutto nel basket nostrano, ci chiediamo se, più che di stagione, sia più appropriato parlare di stazione regolare, data l’impressionante frequenza di arrivi e partenze più o meno eccellenti. Soltanto, giunti a tal punto, gradiremmo, <strong>per puro spirito ludico</strong>, che si portasse il meccanismo alle estreme conseguenze: mandiamo, con l’amata formula del prestito con diritto di riscatto, <strong>Messi al</strong> <strong>Real e Cristiano Ronaldo al Barcellona</strong>, poi Kakà alla Juve e Buffon al Milan. E magari <strong>Pato all’Inter</strong> in cambio di Pazzini, che darà vita a una scintillante coppia con Ibrahimovic. Come dite? È scaduto il tempo? Beh, allora lavoriamo per l’estate. E per il prossimo gennaio. <strong>Il resto sono</strong> <strong>classifiche.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=-" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Se Siena non merita la prima pagina il giorno in cui piega il Barcellona, andate tutti a quel paese e per favore restateci</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 18:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                di CLAUDIO PEA
Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Quando mi ci metto, sono odioso. Lo dico io prima che lo strillino gli altri in coro. Però sarei bugiardo, che è molto peggio di bastardo, se non confessassi che non me ne può fregare di meno se Tony Parker ha fatto le corna a Eva Longoria con la moglie del suo ex compagno degli Spurs</span></strong> e se l’attrice texana lo è venuta a sapere controllando il cellulare del marito incauto o spiando dal buco della serratura o addirittura direttamente dal suocero dell’amante che avrebbe fatto molto meglio a farsi i cavoli suoi. Dio mio, <strong>chi ci capisce</strong> <strong>qualcosa è bravo</strong>. Né me ne può importare più di un fico secco se vincono o perdono i Knicks, se il Gallo dalla schiena di cristallo ha segnato due punti o sedici dalla lunetta, <strong>se cacciano Mike D’Antoni</strong> e se i tifosi newyorchesi sono imbufaliti con <strong>Tu quoque Brute, fili mi.</strong> Vivo il basket in maniera totalmente diversa dai gazzettieri in rosa che muoiono se non ci inondano tutti i santi giorni di bufale sulla squadra della Grande Mela e che <strong>saltano il pranzo se Danilo</strong>, prima d’addormentarsi, sì è dimenticato di inviare a uno di loro almeno l’sms della buonanotte. Primula rossa o mosca bianca, scegliete voi, non ho mai invero sbrodolato per la Nba, soprattutto durante la regular season, e <strong>posso sopravvivere benissimo anche senza sapere se i Knicks hanno perso</strong> sei o sette partite di fila prima di andare a vincere a Sacramento o dove cristo hanno giocato ieri. Al massimo posso essere contento <strong>se Bargnani è il miglior realizzatore</strong> degli scassatissimi Raptors e se Belinelli recita un ruolo sempre più importante nei sorprendenti Hornets perché sono straconvinto che a entrambi ha fatto molto meglio <strong>un’estate in azzurro con Simone Pianigiani</strong> di una stagione intera a Toronto o a New Orleans. E comunque di certo non mi sparo se i compagni di squadra di Gallinari ce l’hanno a morte con il cocco di Tu quoque: <strong>anche a me il numero 8,</strong> che ha scritto un libretto fotografico con il boss della Banda Osiris, <strong>è diventato insopportabile<span id="more-1978"></span></strong> come il suo coach da quando l’uno e l’altro, cioè Danilo e Mike, hanno avuto il coraggio di <strong>girare le spalle a Dino Meneghin</strong> che a occhi chiusi era sicuro di poter contare sul “sì” del Gallo in nazionale nel momento del vero bisogno.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Da zero a otto, voto quattro. E soltanto perché dei genitori, Marilisa e Vittorio, ho un ottimo ricordo ai tempi della grande Milano di Peterson e Cappellari che faceva più fatica a rinnovare il contratto a suo padre</span></strong> che a Roberto Premier che pure aveva la moglie avvocato. Da uno a dieci, voto dieci invece a Simone Pianigiani per il capolavoro con il Barcellona e per il pieno di forti e belle emozioni che mi ha regalato mercoledì sera la sua MensSana in Europa League. O kappa, un po’ esagero, ma lasciatemi <strong>esultare al massimo dei massimi</strong> per una squadra di appena due mesi e mezzo che meglio non avrebbe potuto giocare in difesa e in attacco contro quella che è la più forte squadra di basket del vecchio continente. <strong>Un Montepaschi che avrebbe meritato</strong> <strong>come minimo l’onore di un richiamo in prima pagina</strong> che gli è stato invece negato dai capiredattori ignoranti del quotidiano sportivo più letto nel Belpaese che si nutrono solo di calcio anche nella notte in cui, uscendo dal Palaextra in delirio, a nessuno è venuto in mente nemmeno di <strong>domandare cosa avesse mai fatto la nazionale</strong> del pallone nell’amichevole Klagenfurt contro non ricordo bene quale avversario. Avevamo ancora tutti negli occhi un McCalebb molto vicino alla perfezione e un Rakovic quasi eroico, ma anche <strong>un Carraretto che</strong> dopo due palloni persi in malo modo nel primo quarto ha sparato nel momento decisivo del match tre canestri deliziosi, <strong>zucchero e miele</strong>, che avrebbero fatto gola anche a Navarro. E figuratevi allora cosa poteva a noi importare di Balotelli, Ranocchia e Santon, ma pure di Balzaretti, <strong>Viviano e Ledesma</strong>. O dei gossip della Nba?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Giusto di Navarro adesso però vi voglio parlare. A Siena lui non c’era e molti dunque pronti subito a dire, ipocriti e farisei, che con Navarro sul parquet sarebbe stata tutta un’altra musica</span></strong>. Questa, cari i miei signori, è solo enorme malafede. Perché anche a Siena, se è per questo, manca dall’inizio della stagione un certo <strong>Malik Hairston</strong> che a Pianigiani avrebbe fatto comodo da morire non soltanto l’altra sera. Di più, Pietro Aradori, <strong>il Fenomeno al quale SuperBasket</strong> nel numero <strong>50</strong> dello scorso dicembre dedicò pagine e pagine intere, è ancora latitante, o quasi, e <strong>Andrea Michelori</strong>, da quel che mi è dato sapere, partecipa ogni settimana alla trasmissione di Federica Sciarelli e da queste parti <strong>non si è fatto mai vedere</strong>. Eppure al Montepaschi nessuno piange e si dispera per queste cose, ma lo stesso <strong>Pianigiani finge di non farci caso</strong> e intanto lavora di gomito per coprire anche queste falle. Così come è davvero curioso che la squadra che ha vinto per quattro anni di fila lo scudetto tricolore sia maltrattata dagli arbitri <strong>non solo in Italia</strong>, perché la gente è stufa di vederla sempre imperare, ma <strong>pure in Europa</strong>, perché Barcellona è Barcellona e guai a chi la tocca e osa irritarla. Ora nessuno dice che il club di Ferdinando Minucci debba essere aiutato da <strong>Jungebrand o da Cicorino Cicoria</strong>. Per carità, sia mai, ma credo che Siena meriti comunque d’essere trattata alla pari almeno con quei club che pure possono disporre di un budget a lei nettamente superiore. <strong>Addirittura di quattro volte se vogliamo</strong> parlare dei poveri catalani di Pascual. Compresi Navarro e Basile. O no?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Belinelli da oggi è per tutti Mister B.</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 23:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                      di FRANCESCO SARTI  
Oggi, mentre rimbalzavamo tra gli ufficiali giudiziari di Dolo (uno di quei paesini ripresi dall’alto durante la diretta della Venice Marathon) e il bivio autostradale Venezia &#8211; Milano, abbiamo ascoltato alla radio una microintervista del Trio Medusa a Marco Belinelli. Ragione dell’iniziativa, un sondaggio d’opinione per trovargli un soprannome adeguato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di FRANCESCO SARTI  </span></em></strong></p>
<p><strong>Oggi, mentre rimbalzavamo tra gli ufficiali giudiziari di Dolo (uno di quei paesini ripresi dall’alto durante la diretta della Venice Marathon) e il bivio autostradale Venezia &#8211; Milano, abbiamo ascoltato alla radio una</strong> <strong>microintervista del Trio Medusa a</strong> <strong>Marco Belinelli</strong>. Ragione dell’iniziativa, un sondaggio d’opinione per trovargli un soprannome adeguato da esibire nelle arene della Nba. Sottotesto: è pur sempre il recente autore di un canestro da venti metri nella vittoria degli <strong>Hornets contro i Bucks</strong> (è stupefacente come, per i non addetti ai lavori, il basket meriti gli onori della cronaca solo quando succede qualcosa d’insolito). In più, la sua squadra ha infilato un percorso netto di vittorie dall’inizio del campionato. <strong>Sette su sette.</strong> E quindi&#8230; Apre il collegamento <strong>la voce impastata del Nostro</strong> (a New Orleans sono le tre e mezza del mattino), che tra un saluto biascicato e un attacco d’amnesia per il prossimo avversario (“… Portland, scusate, ho il ritorno lento”) deve giudicare quale dei <strong>quattro nickname</strong> sopravvissuti al contest gli si adatti meglio.</p>
<p><strong>Alla fine opta per Mister B.</strong> (<strong>o Big?</strong> O è il nome di un rapper? Non abbiamo capito ma l’intento era di creare un’assonanza con un motivo di questo tizio), <strong>scartando Bel Boa,</strong> nonostante l’indiscussa somiglianza con lo Stallone attor giovine<span id="more-1960"></span>, e, soprattutto, il nostro preferito: <strong>The Bel</strong>, che al di là dell’idea della campana era <strong>perfetto per gli highlights.</strong> Non ci sarebbe invece piaciuto <strong>Il Bello</strong>. <strong>Anche perché c’è già il Mago. </strong>Facezie. Tuttavia molto del dialogo si è giocato sulla <strong>storia della</strong> <strong>tarantella, che a quanto pare in America sparano dagli altoparlanti ad ogni</strong> <strong>suo canestro</strong>, rinvigorendo il mantra italiano-pizza-mandolino e inducendo il Trio a suggerire l’ingresso in campo con coppola e baffoni: <strong>storie da Little Italy</strong>, prima che la conversazione si chiuda, lasciandoci con alcuni interrogativi. Per esempio, che <strong>cosa ci</strong> <strong>faceva in piedi a quell’ora del mattino</strong>, se si è alzato solamente per la notorietà, che ritmi biologici ha un professionista Nba e se tutto questo abbia qualcosa a che fare con la dotazione degli interpreti più fortunati del circo: il pc nell’armadietto, i viaggi aerei iperaccessoriati, o il <strong>Big Mac</strong> che s&#8217;ingurgitava<strong> Iverson</strong> un’ora prima della partita, almeno stando agli sbalordimenti di Tranquillo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ma poi, mentre nel post-intervista Bel Boa veniva riciclato come nome per attore porno, ci è pure venuto in mente che questa trasmissione</span></strong> forse non è popolarità da parata, forse è un indizio buono, forse <strong>al quarto giro di valzer Belinelli</strong> diventa un giocatore vero, non un semplice specialista/riempitivo/magazziniere come è stato costretto a essere finora. Ci viene in mente che anche <strong>Tom Waits</strong> canta “I wish a was in New Orleans…”, che nella terra scura del jazz e dell’uragano si trova un’irrequietudine migliore. Che <strong>forse è tutto merito</strong> <strong>di Chris Paul</strong>, come Mister B. ha detto raggiante qualche giorno fa. E ripensiamo, pentiti, a quando <strong>non gli abbiamo dato un soldo perché</strong> <strong>era troppo mingherlino</strong> per le guardie muscolari di moda negli States, nonostante le sedute in palestra che, <strong>secondo il dogma-Buffa,</strong> l’avevano rallentato. Insomma, alla sua normalità, priva dell’atipicità di <strong>Bargnani,</strong> dell’universalità di <strong>Gallinari</strong>, così tanto <strong>vecchia Europa con le Nike (anziché le Superga) ai piedi</strong>. E infine a quante volte avrà maledetto lo scienziato pazzo Don Nelson o l’indifferente aziendalista Triano. <strong>Vita nuova, adesso</strong>. Ma la vera sfida, al di là di jingle e nomignoli, sarà guadagnarsi il rispetto. Roba difficile, in un mondo in cui ti accorgi della nebbia solo quando<strong> Lady Gaga</strong> ha finito con Alejandro.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa vedono gli scout in giro per l&#8217;Italia se poi Diener finisce a Sassari?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 11:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[I lunedì da Oscar]]></category>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla città bianca del Perù, la bella Arequipa, nella valle del Chili, patrimonio dell’umanità varia. Perché andare in una città così lontana? Per fare rabbia agli spiritosi che ci hanno telefonato, fingendosi desolati, il giorno in cui l’accademia svedese ha assegnato il premio Nobel a Mario Vargas Llosa: &#8220;Eh sì, caro Oscar- dicevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla città bianca del Perù, la bella Arequipa, nella valle del Chili, patrimonio dell’umanità varia. </span>Perché andare in una città così lontana? Per fare rabbia agli spiritosi che ci hanno telefonato</strong>, fingendosi desolati, il giorno in cui l’accademia svedese ha assegnato il premio Nobel a Mario Vargas Llosa: &#8220;Eh sì, caro Oscar- dicevano gli infami- anche quest’anno il Nobel è andato ad un altro&#8221;. Per forza, non è mai uscito il nostro vero libro. Titolo: Chi era? Nessuno! Comunque sia anche lui è nato in marzo. A Arequipa. Bastardi dentro e allora, per vendetta, ci siamo rifatti con un mezzo chilo di guagueros, cannoli deliziosi, dolce di latte, della pasticceria che ogni mese manda le sue delizie <strong>nella casa di New York</strong> dello scrittore peruviano. Poi abbiamo girato un po’ puntando verso il fiume, la montagna, gli spiriti inca che ci hanno spiegato perché Arequipa, il nome deriva forse da una conchiglia che serviva per chiamare in battaglia i cittadini abili ed arruolabili, è gemellata con Biella, oltre che con Vancouver e Charlotte. Eh sì, loro sapevano che il teramano <strong>Mortimer Massimo Cancellieri sarebbe stato in testa alla classifica alle prime piogge, dopo due giornate</strong> di un basket kamasutra che, come il libro delle magie amatorie, non leggi, ma memorizzi cercando di capirne le figure. La stessa cosa che devi fare andando dietro a <strong>queste prime giornate che ancora non dicono niente, salvo mettere bavagli con pece e acido agli allenatori</strong> <strong>di bocca larga che straparlano</strong>, a giocatori che addirittura promettono scudetti sapendo che, al massimo, sarà festa se alla fine la loro squadra troverà un posto nei playoff. I saggi dicono che se non trovi una posizione giusta per rendere duraturo e longevo il tuo &#8220;amore&#8221; devi provare in un’altra maniera leggendo bene i capitoli tipo: &#8220;Quella squadra vale davvero quel che sembra?”, oppure “Come non annoiare dichiarando guerra a Siena facendo splasho ogni volta che si trova una pozzanghera”, o, meglio ancora “ Dare il giusto peso a certi complimenti”.<strong> Siamo con</strong> <strong>Simone Pianigiani</strong> quando elogia la nuova Siena perché ha dentro il fuoco acceso quattro anni fa, nel giorno in cui fu lui ad estrarre la spada nella roccia lasciata dai suoi predecessori, ma diventa Kamasutra esagerare negli elogi perché in Europa esiste davvero poco spazio per un Montepaschi che non ha trovato soluzioni al centro e, naturalmente, alla partenza di Romain Sato.<strong> Siamo con Pillastrini</strong> <span id="more-1925"></span>che elogia Montegranaro, anche se a Siena si è in cartato sul primo assalto, ma capirà anche lui, che è proprio il primo assalto quello che dedice chi gode. <strong>Stiamo dalla parte di</strong> <strong>Bucchi per il raid di Mosca</strong> e la lezione ai cinni in verde, pur non essendo dei Bucchi boys al livello di quelli che, contro i fischi della nostalgia, hanno appeso uno straccio rosso in un angolo del Forum che sembra davvero un antro di Polifemo inadatto al grande spettacolo, ma gli consigliamo di valutare meglio certe opzioni umane se non vuole trovarsi qualche ammutinato sulla collina dove l’Armani salirà di sicuro portando le trombe di guerra per sfidare i campioni in carica e anche altre squadre di alta caratura europea , a patto che non prenda corpo l’epidemia Petravicius.</p>
<p><strong>Siamo dalla parte di Repesa quando avrebbe voglia di prendere a schiaffi i</strong> <strong>suoi giovani talenti</strong>, sulla carta lo sono, ma qualcuno spieghi anche che sarà il campo a decidere, ma è puro kamasutra raccontare in giro che si fanno esperimenti sui giovani per andare avanti, per migliorare come ha detto<strong> Sabatini</strong> sulla giovane Virtus dopo la sconfitta di Brindisi dove il <strong>Moraschini</strong> che tanto fa sognare non ha potuto mettere piede in campo, perché questi ragazzi, se guardano sempre in terra, se considerano la difesa un optional, <strong>se fanno le figure dei gitanti Benetton nel terzo</strong> <strong>quarto di Milano</strong>, allora è <strong>meglio che vadano a lavare i panni</strong> negli allenamenti. Con questa storia che hanno bisogno di spazio, che sono il capitale sul quale dobbiamo investire ci si trova poi con dei mezzi giocatori. <strong>Siamo con Boniciolli</strong> che ruggisce fumantino nel palazzo di Pesaro guardando in saccoccia ai soliti noti e non è una caso se poi sono gli stessi che l’anno scorso lo hanno mandato fuori giri. <strong>Siamo con Trinchieri</strong> se ammette di aver esagerato nel lungo precampionato Bennett facendo diventare tutto più difficile appena il kamasutra ha imposto di lasciare la posizione del missionario per fingere di essere stati almeno una volta in un’orgia al quartiere latino. <strong>Siamo con Perdichizzi</strong> <strong>se ritocca il tassametro di Radulovic</strong> obbligandolo a dare almeno quello che gli ha offerto Monroe su una gamba sola. <strong>Siamo con Enzo</strong> <strong>Lefebre e Livio Proli che hanno fatto bere insieme i Draghi e i Fieri Guerrieri</strong> della generazione nata dopo il duemila, il Palalido e la palestra Coni di Treviso. <strong>Siamo con Romeo Sacchetti</strong> quando si domanda cosa fanno tutti questi scout in giro per l’Italia se poi Travis <strong>Diener o Diawara</strong>, due che spostano davvero, finiscono alle neopromosse Sassari e Brindisi. Non diteci che molti vanno in giro soltanto per mostrare chiappette chiare nei loro kamasutra dirigenziali.</p>
<p><strong>Visti i duemila spettatori per Roma-Bamberg e gli 8700 di Lubiana-Efes, abbiamo capito perché era giusto riunciare alla candidatura per l’Europ</strong>eo<strong> 2013. </strong>Dopo la rinuncia dell’avvocato <strong>Angelo Barnaba</strong> al ruolo di accompagnatore per le squadre azzurre abbiamo capito che devi essere in una situazione economica davvero speciale per poter dedicare, gratuitamente, tanto tempo alle squadre nazionali, ai comitati, alla base e al vertice. Ua male della dirigenza a livello volontariato. Meglio il professionismo da valutare ad ogni elezione, ma, per ora, soltanto il segretario generale viene pagato. Comunque sia il ruolo dovrebbe essere assegnato, senza il minimo dubbio, al <strong>Silvestri che avrebbe meritato già un ruolo di livello più alto</strong> perché, ci scuserà il Bertea segretario, consideriamo il nostro alpino uno di grande livello ed è<strong> strano che non sia diventato lui il segretario generale del</strong> <strong>basket che ama</strong>. Cose burocratiche, titoli. Non sappiamo, ma adesso Meneghin ha l’occasione per mettere a posto ogni cosa, senza sbagliare la scelta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle e guarguagueros:</span></strong>  <strong>10 a<span style="text-decoration: underline;"> Simone SANTI</span></strong> presidente della Lazio basket, ai ragazzi di Livorno che furono suoi compagni quando era re per aver pensato, ma soprattutto trovato, una soluzione per riportare in Italia Abdul Jeelani Cole che in America era diventato un senza tetto. <strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Travis DIENER</span></strong>, scoperto da Sassari nell’invidia di chi non ha un play, che ci ha ridato l’emozione di vedere sul campo uno che passa la palla facendola arrivare ai compagni quando è leggera e non pesa. <strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Chris</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONROE </span></strong>che ha capito l’affetto di Brindisi e ha dato quello che poteva anche su una gamba sola. <strong>7</strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>a IVO e SIMONE</strong></span> che non sono più alla Braseria bolognese, a<span style="text-decoration: underline;"> <strong>SERGIO RAGAZZI</strong></span> che non ha più il Torchietto milanese, perché nei nostri cuori loro saranno sempre nella chiesa di Ugo e Alceo. Ci mancheranno tutti. <strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al sauro MANCINELLI</span></strong> che anche quando le cose non vanno bene al tiro, quello che deve centellinare sempre, riesce ad essere protagonista. Pianigiani doveva scegliere lui come controfigura di Stonerook per Azzurra. <strong>5<span style="text-decoration: underline;"> a PECILE, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SCARONE,FANTONI e DORDEI</span></strong> che in A2 fanno strage, loro come Fucka, Chiacig e Frosini, mentre noi stiamo a chiederci perché dovremmo avere fiducia nella generazione che cammina a testa basa e cuffie nelle orecchie per non sentire, non socializzare con nessuno. <strong>4<span style="text-decoration: underline;"> al BARCELLONA</span></strong> caduto in casa contro il Saragozza di Van Rossom perché adesso chi li sente i ministri di Invidia-italy quando ci spiegano , fra le risate dei toreri di Vitoria, che la Spagna vola, ma non ha un campionato duro come il nostro. <strong>3<span style="text-decoration: underline;"> ai KNICKS</span></strong> che tengono sulla graticola il Gallinari che avevano fatto bere troppo nella trasferta Nirvana in Europa. <strong>2<span style="text-decoration: underline;"> alla FIBA</span></strong> Europa se davvero ha bluffato sulla richiesta di copertura economica facendoci rinunciare, con brutta fugura annessa, alla corsa con gli sloveni che, al momento, hanno la loro squadra più famosa sotto controllo economico dell’Uleb. <strong>1 <span style="text-decoration: underline;">al TEOFILI</span></strong> che ci ha tenuto inchiodati alla sedia durante la presentazione del campionato di A2 per parlarci delle nuove regole perché si è dimenticato di spiegare al collega di A1 di infornare anche gli arbitri Lamonica, Duranti e Biggi sull’infrazione di metà campo. Meglio chiarire per tutti e non vedere poi arbitri che mimano la scena per cercare di capire la nuova regola. <strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a CAPOBIANCO e MAHORIC</span></strong> se non si ribellano davanti agli ipocriti che fanno i complimenti a Teramo e Cremona, ma intanto sono contenti di vederle a zero punti.</p>
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		<title>Amico Sky, Mammoletta e l&#8217;Avvocato</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 10:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Già albeggiava ormai da un’ora. O quasi. E le prime luci del nuovo giorno filtravano anche negli studi milanesi di Sky dove in diretta da Boston (col tubo!) i nostri Alessandro Mamoli e Federico Buffa stavano finendo di sferruzzare a maglia come di solito amorevolmente fanno Rino Tommasi e Gianni Clerici da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                  <strong><em><span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong>Già albeggiava ormai da un’ora. O quasi. E le prime luci del nuovo giorno filtravano anche negli studi milanesi di Sky dove in diretta da Boston (col tubo!) i nostri Alessandro Mamoli e Federico Buffa stavano finendo di sferruzzare a maglia come di solito amorevolmente fanno Rino Tommasi e Gianni Clerici da Wimbledon</strong>. Una telecronaca piacevole, lo devo ammettere, nel cuore di una notte calda e insonne.<strong> Quelli di Sky</strong> sono tutti bravi: c’è poco da fare. Specie se raffrontati ai tromboni della Rai. E se non fossero anche permalosi, sarebbero più in gamba ancora. Per questo mi diverto a punzecchiarli, ma la prova che non ce la faccio ormai più a vivere senza di loro è che ho due My Sky in casa, uno in salotto e l’altro in camera, così mi posso anche registrare quattro partite di calcio o basket in contemporanea senza che la Tigre rinunci a vedere <strong>Bruno Vespa o la Mole Antonelliana</strong>, al secolo Antonella Clerici, o altri personaggi del genere che io invece non riesco proprio a sopportare. Dunque dicevo, ah già: ora ricordo. Dicevo di <strong>Mammoletta e l’Avvocato</strong> che erano andati bene sin quasi alla fine di Boston-Los Angeles, finale tre della Nba, nonostante mi desse l’idea, ma mi potrei sempre sbagliare, che tifassero per i Lakers come fanno abitualmente (e pure un po’ sfacciatamente) per Milano. E per questo forse è il caso che girino sempre molto lontano dal PalaMensSana. Del resto <strong>Mamoli</strong> <strong>ha giocato con le scarpette rosse di Mike D’Antoni</strong>: due minuti, non di più, contro la <strong>Robedikappa Torino</strong>, e CosaBuffa veste tale e quale a Giorgio Armani. Io invece non ho mai fatto mistero d’avere un debole per i Celtics sin dai tempi di <strong>Red Auerbach e Bill Russel</strong>. E poi di <strong>Larry Bird</strong> col quale ho avuto il piacere di parlare a quattr’occhi un giorno a <strong>Parigi </strong>arrossendo come un peperone. Mio Dio, quanto vecchio sono! Ma prima che lo pensiate voi lo dico io: e pure un po’ rincoglionito…</p>
<p>Difatti ho di nuovo perso il filo. Okappa, l’ho ritrovato. <strong>L’avvocato Buffa, 51</strong> <strong>suonati,</strong> pensavo meno, racconta spesso delle storie alle quali fai fatica a credere, ma che è altrettanto difficile stabilire se poi siano o non siano vere. Non so, narra del padre (senza nome) di <strong>Allen Broughton</strong>, “the Fucking Boss”, che ebbe da <strong>Ann Iverson, figlia di Willie Lee</strong>, un figlio concepito senza penetrazione, così almeno scrive Federico sul suo &#8220;<strong>Black Jesus”</strong> facendo invero parecchio casino, il quale tutte le mattine non era felice se non s’ingozzava con <strong>cinque sei uova al bacon</strong> e se, uscendo di casa, non sparava tre quattro ruttini affinché lo sentissero bene sino in fondo alla strada che (ovviamente) saliva verso la chiesa anglicana dove il pastore Brown pregava Nostro Signore perché<strong> i 76ers</strong> vincessero il titolo e perché il nipote di Willie Lee, Dio mio che confusione, “desse l’ultimo colpo di pennello a un affresco chiamato 2001 <strong>Nba Eastern Conference Finals</strong>”. Dio mio, scusami di nuovo, ma sono andato anch’io nel pallone. Dunque tutto bene sino a quando Cosa Buffa, anzi <strong>Mistero Buffa</strong>, <strong>da Berto a Fo il</strong> <strong>passo è breve</strong>, non tira in ballo <strong>Derek Fisher</strong> che chiude gara tre a favore dei Lakers con “l’ultimo colpo di pennello – e ridagliela – ai suoi girasoli” <span id="more-1831"></span>e Mammoletta Mamoli non si congeda ringraziando “<strong>Flavio Tranquillo</strong> per l’opportunità lasciatagli di commentare una partita delle finali della Nba”. No, questo è troppo: Cicciobello all’alba. Un incubo. E non ho più preso sonno…</p>
<p>Da quando, obietterete, parli di playoff Nba prima di quelli nostrani? Da quando ho dato un piccolissimo consiglio a <strong>Pierino Bucchi</strong> e lui mi ha ascoltato. Ma non diteglielo: permaloso com’è, più del sottoscritto e di tutti i cronisti del basket di Sky messi insieme, potrebbe prenderla molto ma molto male. Gli avevo suggerito infatti di togliersi la benda dagli occhi e di smetterla di giocare a mosca cieca quando pesca un giocatore dalla sua interminabile panchina. E così ha fatto: ha tolto in gara quattro <strong>Mike Hall</strong>, la solita palla al piede, e finalmente ha dato fiato alle trombe di Mancio <strong>Mancinelli </strong>che ha suonato la carica e si è bevuto tutta di un sorso la Pepsi trascinando l’<strong>Armani </strong>stasera alla bella delle belle di semifinale. Tanto ci voleva? Ma d’ora in avanti Pierino s’arrangi. Uno perché voglio bene a Caserta più che a (questa) Milano. Due perché ho presentato il conto al <strong>Livi(d)o Proli</strong> e il presidente modenese non mi ha pagato neanche un cappuccino. Peggio di quello scozzese di <strong>Dan Peterson</strong> che non aveva un rublo in tasca nemmeno per comprarsi una mela <strong>ai Magazzini Gum di Mosca</strong> e ho dovuto “prestarglielo”. Tre perché lo so anch’io che una finale tra il <strong>Montepaschi</strong> e l’Armani a livello di media sarebbe tutta un’altra cosa rispetto ad un duello tricolore con una Pepsi già alla frutta, ma chi se ne frega in fondo dell’audience…</p>
<p>Tanto lo scudetto non se ne andrà comunque da <strong>Siena </strong>e le partite di finale saranno al massimo cinque. O esagerando sei. Come ha scritto assennatamente <strong>Claudio Limardi su SuperB</strong> a proposito della quinta serie consecutiva vinta per 3-0 dal Montepaschi nei playoff: la grandezza della squadra di <strong>Simon Mago Pianigiani</strong> è stata di aver saputo trasformare lo straordinario in routine. Ma questa non è una colpa. Al contrario è un grossissimo merito. Del quale tutti, io compreso, dovremmo parlarne un sacco di più. Perché può anche capitare altrove che <strong>Ray Allen </strong>infili otto triple nel cestino dei Lakers e due giorni dopo, stesso avversario, stesso parquet, non centri neanche una piscina di dieci metri per tre. O che <strong>Jumaine Jones</strong> martedì non regali alla sua Donna e ai quattro figli neanche un francobollo e una cartolina dal Forum. Col risultato però che i celtici di Boston e gli juventini di Caserta perdano insieme la strada di quel traguardo che solo quarantott’ore prima pensavano di aver già nel mirino e che ora invece vedono quasi col binocolo. Capita infatti anche a<strong> Mc Intyre</strong> o a <strong>Hawkins</strong> di svegliarsi con la luna storta. O a<strong> Stonerook e Eze</strong>. Con la differenza che Siena ha comunque vinto sempre lo stesso. Ma evidentemente fa più notizia il <strong>Danilo Gallinari</strong> che si pavoneggia su Sky senza che nessuno gli dica che è un po’ da maleducati masticare la gomma in tivù o almeno gli chieda di grazia cosa ha vinto sinora. Neanche una Coppetta del nonno. O forse sì: se non sbaglio un pesciolino rosso alle giostre di Casalpusterlengo. Lo so, con lui sono un po’ cattivello, ma tornerò a fare il bravo solo quando il Gallo dalle uova d’oro, disubbidendo a D’Antoni, si rivestirà d’azzurro e Paternicò, che stasera arbitrerà <strong>Caserta-Milano</strong>, non farà di nuovo all’Armani un regalino di appena “cinque secondi” che l’anno scorso segò le gambe a Teramo. O no?</p>
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		<title>Il masai di Bimbo, quel Diavolo di Drazen, il Gallo d&#8217;oro, la Banda Osiris e D&#8217;Antoni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:52:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[                                                                 di CLAUDIO PEA
Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>                                                                 <span style="text-decoration: underline;">di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Ghiro d’Italia ieri ha riposato, eppure la Gazzetta gli ha dedicato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">ugualmente sette o otto delle sue preziosissime pagine</span></strong>. Non c’è niente da fare: capisco che ognuno è libero in casa propria di fare (più o meno) quel che gli pare e piace, ma non mi rassegno all’idea che uno sport così sputtanato abbia tanto spazio ancora sui giornali e tanti inviati al seguito. A me è bastato seguire un paio di <strong>Tour de France</strong> per disamorarmi del ciclismo che pure su quelle stesse strade mi aveva esaltato con le imprese dei suoi campioni che anch’io (nel branco) non avevo esitato a definire <strong>“epiche&#8221;</strong>. Come quella del 1996 quando un danese dalla bella faccia di contadino sano, forte e robusto, pelato e rubicondo, tolse a un gentiluomo navarro dal viso pallido la possibilità di vincere la sua sesta <strong>Gran Boucle</strong> di fila. Avevo un debole – lo confesso – per Miguel Indurain. Come oggi ce l’ho per <strong>il magnifico masai di Bimbo, Romain Sato</strong>, e il suo allenatore, <strong>Simon Mago Pianigiani</strong>, che è pure juventino doc: un punto in più a suo favore. <strong>Era elegante, sereno, affascinante</strong>: pedalava facile e pareva persino buono. Ed era invincibile al Tour almeno sino al giorno in cui – vi raccontavo – <strong>Bjorne Riis</strong> non gli mise il bastone tra le ruote e stroncò il suo record (dei record). Ma non ce l’ho con Riss per questo e, di riflesso, con il <strong>ciclismo</strong>. Quanto perché una decina d’anni dopo il danese, passato a dirigere la squadra di Ivan Basso, candidamente confessò d’essersi dopato a quel Tour come un indemoniato, avido e dannato.</p>
<p>Adesso, mentre la gente impazza al<strong> Giro</strong> e sogna<strong> Ivan Basso</strong> <strong>in rosa a Verona</strong>, io invece mi domando: <strong>ma sarà davvero pulito dopo aver scontato una pena per doping</strong> <strong>lunga ventiquattro mesi? </strong>E non attendo neanche la risposta. Perchè non me ne importa più nulla: sono ormai nei confronti del ciclismo più disincantato che deluso. <strong>Sono probabilmente anche fatto male</strong>. Nel senso che oggi amo e domani, se fregato, salto a piè pari dal bianco al nero e non torno più indietro. E’ sbagliato. Lo so. <strong>Così si vive male</strong>, ma i manichei sono siffatti ed io sono il più inguaribile – ditelo pure – degli integralisti sportivi. Così è anche nel basket. Guai a chi mi toccava <strong>Michelino D’Antoni</strong>.<span id="more-1767"></span> Ero sempre al suo fianco in qualsiasi battaglia come quella contro <strong>Franco Casalini</strong> quando gli volle far sapere in un’intervista concessami a cuore aperto: o cambi atteggiamento o col cavolo che rivinciamo il tricolore. E così fu: lo ricorda sempre il gran <strong>Dan Peterson</strong> nei suoi deliziosi <strong>amarcord milanesi</strong>. <strong>Un’altra volta passai con Mike una notte interamente insonne</strong>: lui non si capacitava all’idea che <strong>Drazen Petrovic</strong> l’avesse fatto a fettine. “Mi bruciava sempre sul tempo. E con la lingua fuori mi fregava nel tiro o nelle entrate sottomano”. E io invano a spiegargli che quello era un diavolo. Anzi, <strong>il Diavolo</strong>. E che aveva qualche anno in meno. Ma un giorno gli chiesi io a bruciapelo: “<strong>Quelli della Banda Osiris raccontano in giro che lascerai la Benetton e che andrai a Phoenix</strong>. Giurami che non è vero”. E lui mi giurò che erano solo storie. Ebbene il prossimo autunno D’Antoni sarà <strong>al Forum coi Knicks e Gallinari, un altro di buono</strong>. E io me ne andrò lontano, ma molto lontano, a giocare a golf. Magari con <strong>Stonerook </strong>che ieri sera al <strong>Palaverde </strong>non ne ha indovinata una di giusta manco a sparargli dal principio alla fine: zero su sei al tiro, due liberi su quattro e cinque falli, tre di valutazione. <strong>Ma prima di sentirmi parlar male di</strong> <strong>Cespuglio,</strong> ne deve ancora passare d’acqua sotto il <strong>ponte di Rialto</strong> e comunque avranno già disputato <strong>le Olimpiadi a Venezia</strong>. Cioè tra un ventennio minimo.</p>
<p><strong>Di Danilo Gallinari avrò tempo e modo in questo sito di riparlarne a breve.</strong> Intanto vi preannuncio subito che il suo ennesimo no alla nazionale <strong>mi è piaciuto come il cacio sui maccheroni</strong>.<strong> E io odio il formaggio</strong>. Così come non mi sono andate giù molte cose della gara tre con la Benetton che nessuno ha fatto notare. Per esempio <strong>Ferdinando Minucci e signora</strong> pesantemente insultati prima del match da quattro energumeni e costretti ad abbondare in fretta e furia i posti in tribuna-stampa che la Benetton aveva a loro assegnato. O <strong>l’arbitraggio di Cicoria</strong> e compagni che ha permesso ai trevigiani di pestare come si fa di solito con le bistecche prima di scottarle sulla brace. O <strong>l’assenza di Gilberto Benetton</strong> ancora una volta sugli spalti in quella che doveva essere, ed è stata, l’ultima partita della tribolata stagione di <strong>Nicevic e fratelli</strong> riscattata proprio nei duelli finali all’arma bianca con Siena. O di <strong>Giorgione Buzzavo</strong> che, invece di rasserenarsi pensando che la scelta d’affidare la sua squadra a <strong>Repesa</strong> è stata da lui in pieno azzeccata, senza parlare della pace di nuovo fatta coi suoi bollenti aficionados, ha preferito alla<strong> Gazzetta</strong> parlare “di troppa sudditanza psicologica degli arbitri nei confronti dei campioni”. Come avrebbe detto <strong>Totò,</strong> molto affettuosamente: <strong>“Ma mi faccia un piacere”.</strong> O di chi intravede, o spera di vedere, nel <strong>Montepaschi </strong>un netto caldo di condizione e un’allarmante stanchezza fisica e mentale. Semmai psicologica, penso io, di essere sempre costretta a vincere <strong>3-0</strong> rifilando un ventello a qualsiasi avversario del <strong>Belpaese</strong>. E comunque preferisco chiudere magnificando il lunare terzo quarto di <strong>Romain Sato</strong> che mi ha ricordato <strong>Manuel Ginobili nei suoi anni d’oro virtussimi</strong>. Da solo, o quasi, contro tutti: 14 punti realizzati senza una sbavatura dei 19 messi complessivamente insieme dal resto di <strong>Siena</strong> solo dalla lunetta con cinque tiri liberi. E una difesa mostruosa su <strong>Dixon Dixan</strong> che ha fatto canestro non prima del 32esimo minuto. <strong>Chapeau, caro masai degli altipiani.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Verde, il colore della speranza o della bile</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 16:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                di OSCAR ELENI  
Fase acuta di una stagione mai nata per lo scudetto, ma piena di batteri infetti per tutto il resto. Fase dello psicodramma sportivo come potrebbe spiegarvi bene Sandro Gamba nelle sue mirabili lezioni di psicologia nello sport, quelle che regala al mondo basket che quasi lo ignora, in casa Armani lo citano [...]]]></description>
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<p><strong>Fase acuta di una stagione mai nata per lo scudetto, ma piena di batteri infetti per tutto il resto. Fase dello psicodramma sportivo come potrebbe</strong> <strong>spiegarvi bene Sandro Gamba</strong> nelle sue mirabili lezioni di psicologia nello sport, quelle che regala al mondo basket che quasi lo ignora,<strong> in casa Armani</strong> lo citano solo per le critiche ai cuochi incerti, fase dove tutto diventa verde come se fossimo davvero <strong>alla ricerca di Avatar</strong>. <strong>Verde è la rabbia se ascolti la Hunziker</strong>, appassionata di basket dopo il calcio ad Eros, che parla dello sport a scuola, ma in Svizzera. <strong>Verde è la</strong> <strong>speranza se non riesci a parlare con Boscia Tanjevic</strong>, l’uomo che sussurra agli uomini capace di ridere come cavalli, da quando circola la voce di un probabile ritiro <strong>per fare a cazzotti con la chemio e il male</strong>. <strong>Verde come la bile</strong> per chi non si accorge che esistono, in Italia, sì, proprio da noi, nel nostro basket, persone che amano questo gioco e vogliono vederlo fiorire: <strong>quello che ha detto Minucci sul futuro di Siena</strong> è la summa per spiegare perché lui è lì e gli altri sono niente; <strong>quello che ha fatto Meneghin</strong> per il tesseramento di tutti gli under 14, qualsiasi possa essere la loro nazionalità, <strong>vale già un premio</strong>, ma, lo sapete, ve lo abbiamo detto, questa è stazione Italia, e proprio<strong> in Lombardia si stanno organizzando per</strong> <strong>andargli addosso nel dopo Londra</strong>, sicuri che neppure <strong>Pianigiani </strong>riuscirà a cambiare il pianeta azzurro perché se non avrà <strong>Gallinari,</strong> non avrà il migliore su cui costruire qualcosa per domani e per andare a Londra. <strong>Verde come il semaforo</strong> <strong>che spinge Paolo Vittori</strong> ad ospitare nella Pasqua Garbosi di Varese la meglio gioventù. <strong>Verde come il sogno dell’abate Faria</strong> <strong>Pillastrini</strong> che vorrebbe indicare alla gente di Masnago l’isola per dare un tesoro che tenga in piedi questa <strong>Cimberio</strong> che oggi può mettere nei guai <strong>Repesa e la Benetton</strong>. <strong>Verde come il canto libero di Custer Trinchieri</strong> che nella sua trincea difende<strong> Green</strong> e non pensa alle maledizioni di tutte le partite perse contro<strong> Biella</strong> che oggi gli chiederà salvezza e serenità.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=y" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Stupido è chi lo stupido fa (Forrest Gump)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 10:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                          di FRANCESCO SARTI
Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per nulla rivoluzionario. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere l’ultimo Muccino, ruminando nella testa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.adrants.com/images/stupid_condoms.jpg" alt="" width="178" height="145" />                          <strong><em><span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI</span></em></strong></p>
<p><strong>Be stupid. In questi giorni è lo slogan di qualcuno che vende jeans, ma noi, che siamo più seri, lo intendiamo subito come un ammonimento per</strong> <strong>nulla rivoluzionario</strong>. Essere stupidi per vivere meglio, accettare le cose per come avvengono, uniformarsi. Per esempio correre al cinema a vedere <strong>l’ultimo Muccino</strong>, ruminando nella testa il titolo-hit<strong> &#8220;Baciami ancora&#8221; (edizione Jovanotti)</strong> e immaginare che le imprese filmiche non abbiano nulla a che fare col disco-lancio. Oppure andare al<strong> San Paolo</strong> belli riforniti di<strong> laser</strong>, purché col <strong>raggio verde</strong> (e ci perdoni <strong>Rohmer</strong>, sublime regista morto da poco), e spararlo in faccia ai giocatori, per distrarli sul dischetto del rigore, oppure annebbiarli tra i pali. Così, per divertirsi. <strong>Essere stupidi per non capire del tutto le dichiarazioni del</strong> <strong>presidente De Laurentiis</strong> (quello del <strong>Napoli,</strong> non il produttore: non vi distraete col cinema), che al riguardo suggerisce di cambiare i controlli per adeguarli alla tecnologia. Vuol dire quella degli scanner aeroportuali, da introdurre negli stadi a corredo dei tornelli, oppure si riferisce all’evoluzione del cretino, che dalle monete da cento è passato alle spade di<strong> Luke Skywalker</strong>? Invece. Bisogna fare uno sforzo di stupidità in più per pensare che, adesso che <strong>la Juve</strong> è <strong>in mano a Zaccheroni</strong>, le puntate precedenti siano state una fiera pirandelliana, nella quale nessuno, fino all’esonero (ufficialmente sollevamento, termine non a caso riferito ai pesi), aveva avvertito <strong>Ferrara </strong>che gli inviti all’unione e agli uomini veri non bastavano più. E credere che non sia stata una cattiveria averlo tenuto ancora lì, attaccato alla panchina come un fossile, anche nella malinconica sfida di <strong>Coppa Italia contro l’Inter</strong>, quando già l’avevano di fatto<strong> dimesso</strong> (in senso transitivo) <strong>e sepolto</strong>, completando la metamorfosi da <strong>Guardiola a</strong> <strong>Stallone italiano</strong>, a furia di pugni. Del resto, <strong>di zombie è pieno il mondo.</strong> Anche nel basket. L’abbiamo appreso dal<strong> gm Benetton, Enzo Lefebre</strong>, che ci ha crudelmente rivelato, subito dopo aver sostituito<strong> Vitucci</strong> <strong>con Repesa</strong>, che il sacrificato sapeva già al momento dell’ingaggio di avere una data di scadenza. Non tanto quella annuale del contratto, ma il momento in cui il successore, più accreditato, si fosse finalmente<strong> liberato dalla Croazia</strong> per prendere il suo posto. Però, essendo stupidi, non capiamo la reazione del diretto interessato, che alla notizia dell’esonero, fra l’altro dopo una vittoria, è rimasto sbalordito. E ha tramutato il miele dell’Energia verde, motto trevigiano per il progetto giovani, nel fiele delle accuse di conservatorismo.</p>
<p><strong>Dev’esserci comunque una marea di stupidi se nessuno è riuscito a cogliere la pretesa naturalezza del tutto e a favore del coach</strong> <strong>giubilato si è immediatamente creato un gruppo di solidarietà su Facebook</strong>, ormai il termometro degli umori viscerali, dopo le sparate sullo stipendio di <strong>Hall</strong> e i proclami di mercato di<strong> Papalia</strong>. Il quale, sempre in tema di normalità, è riuscito nell’impresa di creare una sorta di classifica parallela, tra le squadre che hanno già affrontato <strong>Napoli,</strong> e quindi si sono giocate il bonus di due punti, e quelle che devono ancora incontrarla. Anzi, per essere abbastanza stupidi, si deve addirittura fingere di avere l’epidemia in spogliatoio, per motivare alla legge la scelta di schierare il vivaio e qualche veterano, anziché i titolari, e mangiarsi a colazione gli <strong>under 19 reatini </strong><strong>prestati alla causa dell’assurdità</strong>. C’è da chiedersi anzi se <strong>Meneghin,</strong> interrogato da <strong>Stern </strong>sulla presenza di altri giovani italiani papabili per l’<strong>Nba</strong>, abbia detto trionfante che da quest’anno, ogni domenica, <strong>una gara di serie A si</strong> <strong>gioca tra juniores</strong>. Giusto per promuovere il movimento, e poi preoccuparsi se <strong>Bargnani o Gallinari</strong> declinano l’invito in <strong>nazionale di</strong> <strong>Pianigiani.</strong> Adesso la Procura federale parlerà di frode sportiva, quindi ci domandiamo, cambiando latitudine, come debba chiamarsi la scelta della Federazione calcistica africana <strong>d&#8217;escludere per due anni il Togo dalla Coppa</strong> <strong>d’Africa per</strong> <strong>essere tornato a casa</strong> dopo l’attentato ai suoi giocatori nell’ultima edizione. Non sapremmo dire, perché siamo troppo stupidi e incolti, ma un illecito senz’altro dev’essere, quantomeno al buon gusto, se non alla sensibilità. E ci viene in mente che, per paragone, sarebbe come togliere la macchina da scrivere per qualche anno ai <strong>giornalisti catturati</strong> <strong>e liberati in Iraq</strong>, per la sola colpa di non essere stati ammazzati e decapitati sul posto, mentre lavoravano. Forse anche lo sport rientra, oggi, nei rischi professionali. Forse per <strong>i Mondiali in Sudafrica</strong> prossimi venturi si dovrà stipulare qualche particolare polizza-attentato. O forse siamo noi che, stupidamente, esageriamo. Dopotutto,<strong> stupido è chi lo stupido fa</strong>, sosteneva <strong>Forrest Gump</strong>, che non aveva bisogno dei jeans per essere geniale.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla Federazione, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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