di CLAUDIO PEA
Già albeggiava ormai da un’ora. O quasi. E le prime luci del nuovo giorno filtravano anche negli studi milanesi di Sky dove in diretta da Boston (col tubo!) i nostri Alessandro Mamoli e Federico Buffa stavano finendo di sferruzzare a maglia come di solito amorevolmente fanno Rino Tommasi e Gianni Clerici da Wimbledon. Una telecronaca piacevole, lo devo ammettere, nel cuore di una notte calda e insonne. Quelli di Sky sono tutti bravi: c’è poco da fare. Specie se raffrontati ai tromboni della Rai. E se non fossero anche permalosi, sarebbero più in gamba ancora. Per questo mi diverto a punzecchiarli, ma la prova che non ce la faccio ormai più a vivere senza di loro è che ho due My Sky in casa, uno in salotto e l’altro in camera, così mi posso anche registrare quattro partite di calcio o basket in contemporanea senza che la Tigre rinunci a vedere Bruno Vespa o la Mole Antonelliana, al secolo Antonella Clerici, o altri personaggi del genere che io invece non riesco proprio a sopportare. Dunque dicevo, ah già: ora ricordo. Dicevo di Mammoletta e l’Avvocato che erano andati bene sin quasi alla fine di Boston-Los Angeles, finale tre della Nba, nonostante mi desse l’idea, ma mi potrei sempre sbagliare, che tifassero per i Lakers come fanno abitualmente (e pure un po’ sfacciatamente) per Milano. E per questo forse è il caso che girino sempre molto lontano dal PalaMensSana. Del resto Mamoli ha giocato con le scarpette rosse di Mike D’Antoni: due minuti, non di più, contro la Robedikappa Torino, e CosaBuffa veste tale e quale a Giorgio Armani. Io invece non ho mai fatto mistero d’avere un debole per i Celtics sin dai tempi di Red Auerbach e Bill Russel. E poi di Larry Bird col quale ho avuto il piacere di parlare a quattr’occhi un giorno a Parigi arrossendo come un peperone. Mio Dio, quanto vecchio sono! Ma prima che lo pensiate voi lo dico io: e pure un po’ rincoglionito…
Difatti ho di nuovo perso il filo. Okappa, l’ho ritrovato. L’avvocato Buffa, 51 suonati, pensavo meno, racconta spesso delle storie alle quali fai fatica a credere, ma che è altrettanto difficile stabilire se poi siano o non siano vere. Non so, narra del padre (senza nome) di Allen Broughton, “the Fucking Boss”, che ebbe da Ann Iverson, figlia di Willie Lee, un figlio concepito senza penetrazione, così almeno scrive Federico sul suo “Black Jesus” facendo invero parecchio casino, il quale tutte le mattine non era felice se non s’ingozzava con cinque sei uova al bacon e se, uscendo di casa, non sparava tre quattro ruttini affinché lo sentissero bene sino in fondo alla strada che (ovviamente) saliva verso la chiesa anglicana dove il pastore Brown pregava Nostro Signore perché i 76ers vincessero il titolo e perché il nipote di Willie Lee, Dio mio che confusione, “desse l’ultimo colpo di pennello a un affresco chiamato 2001 Nba Eastern Conference Finals”. Dio mio, scusami di nuovo, ma sono andato anch’io nel pallone. Dunque tutto bene sino a quando Cosa Buffa, anzi Mistero Buffa, da Berto a Fo il passo è breve, non tira in ballo Derek Fisher che chiude gara tre a favore dei Lakers con “l’ultimo colpo di pennello – e ridagliela – ai suoi girasoli” Read The Full Story…
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OSCAR ELENI