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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; fortitudo</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Ha poco da raccontare Dan Peterson senza difesa non vai da nessuna parte</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 13:03:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <span style="text-decoration: underline;"><strong>indeciso sulla direzione da prendere nell’ultima vita, confuso da questo malessere che ci devasta. Ci sono due posti dove</strong> <strong>vorrei portarvi. Il primo è la casa Depero a Rovereto, una</strong> <strong>scusa, buona come un&#8217;altra cercando cultura ed artisti, per andare a trovare Franco Grigoletti</strong></span>, senza fargli capire che siamo andati in montagna soltanto per lui e la Franca, tanto per farci raccontare dove aveva trovato la giacca che ha indossato a Roma per la stella d’oro del Coni smemorato. Un incontro che potrebbe farci anche bene se nel triangolo <strong>attirassimo pure il Boscia</strong> e si potesse brindare insieme a <strong>Gianni Menichelli</strong>, mandando in mona gli assetati di sangue della Roma cestistica che non deve essere tanto diversa da quella calcistica se tutti sanno tutto, anche non sapendo niente. Vedremo di farlo prima che i chirurghi infieriscano, le chemio facciano appassire, gli anni si vendichino delle nostre notti senza fine, <strong>delle nostre esplorazioni oltre la</strong> <strong>cirrosi</strong>, magari ci si ritrova per <strong>la mostra di Paolo Conti,</strong> grande cestista, grande artista che esporrà i suoi lavori all’ex Conceria del Tabacco dove accenderemo, stando fuori, si capisce, i nostri sigari, portando le nazionali nel sacrario del primo <strong>Grigolitri</strong> del mondo. Se non vi va bene Rovereto, seguiteci invece nella Marsiglia di Jean Claude Izzo e nel suo Casino Totale per cercare <strong>una bouillabesse</strong> degna del ricordo delle<strong> zingarate con l’avvocato Porelli</strong> che si divertirà un mondo vedendo come si comportano i suoi presunti eredi sportivi, anche se <strong>Torquemada li brucerebbe tutti</strong> e subito<span id="more-2023"></span> quelli che nel nome delle sinergie, del progresso, della multimedialità, si dimenticano che l’Avvocatone per difendere i colori della Virtus mandò a quel paese miliardari con bollicine, <strong>gente da brodo</strong>, si sono scordati che la difesa della bolognesità, dove era compresa anche <strong>la tribù Fortitudo</strong>, veniva prima di ogni altra cosa e, come disse all’ex <strong>sindaco Guazzaloca</strong> che chiedeva il suo aiuto per una ricandidatura, i soldi si trovano, ma prima bisogna avere delle idee e delle certezze da non tradire mai.</p>
<p><strong>Forse è meglio se stiamo nel Churmo marsigliese per capire questa conversione quasi generale alla difesa. Era ora, anche se il tredicesimo</strong> cavaliere aveva già segnalato che il messaggio forte arrivava, come sempre, da Siena, per la super coppa.<strong> Senza difesa non vai</strong> <strong>da nessuna parte </strong>e il Peterson che ci vorrebbe convincere a credere al benefico aiuto dell’attacco per dare anima alla difesa gli ricordiamo lo scudetto del 1982 quando dopo la vittoria a Pesaro si ritrovò <strong>spiazzato dalla “ mossa” di Skansi </strong>che, tenendo fuori Kicanovic dal quintetto, costrinse il Billy a pensare soltanto all’attacco, salvo svegliarsi sotto i colpi di <strong>Boni,</strong> quello grosso, non quello che a Sky, per fortuna, <strong>non ha pietà per le troiate, non risparmia nessuno e non ci spacca i maroni con le giocate da raccontare ai nipotini.</strong> Ci volle una bella dose di veleno per quel 73-72 che dava il titolo, ci volle un recupero della ferocia difensiva perduta. Ora tutti cantano le lodi della difesa e lo fa persino Claudio Toti che poi dovrebbe spiegare come si può avere ferocia difensiva se hai comperato certi giocatori, se hai dato spago a certa gente, se<strong> la confusione Lottomatica</strong> nasce proprio dalla mancanza di un mansionario che ha mandato nel pallone fior di allenatori e di giocatori: vai in campo se difendi, altrimenti ti siedi. Gloria alla difesa anche per chi perde e questo è un buon segno. Una base sicura direbbero a Biella <strong>dopo aver mandato Repesa ad ululare sul Montello</strong> contro il Pozzana che deve averne subite tante <strong>ai tempi in cui regnava Buzzavo</strong> se ha potuto decidere una partita andando dietro all’istinto persecutorio di chi esagera nell’interpretare un ruolo, un po’ come nella <strong>barzelletta dove</strong> la madre schiaffeggia il figlio e poi si giustifica con le amiche sconvolte: è un presuntuoso, vuole scoreggiare come suo padre e poi si caga addosso. Evviva per noi che siamo sempre stati nel porto delle nebbie dove una sana difesa ha dato la gloria alle grandi squadre.</p>
<p><strong>Pagelliamo insieme</strong> prima della bouoillabesse marsigliese, prima di sentire il cannone di Rovereto, prima del canto libero per lo sfondamento preso da Gallinari sull’entrata di Carmelo Anthony che ha deciso per la vittoria Knicks su Denver, alla faccia di chi voleva lo scambio, alla faccia di chi, come tanti di noi erano già pronti a tradire D’Antoni:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline;">a Gino Nini BURCOVICH</span></strong> un grande arbitro che ci ha appena lasciato, uno della scuola veneta arrivata al culmine con Cazzaro e Zanon, arrivata, finalmente, a comandare con Zancanella presidente della ciurma in costante ammutinamente, loro che dovrebbero aver sposato la legge, perché salutando lui sappiamo di trovarci di fianco i fratelli dell’altra grande scuola arbitrale, quella toscana che il nuovo presidente CIA farà bene a tenersi stretta più della curia norcina.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline;">a Matteo SORAGNA</span></strong> perché fra tutti gli ex in cerca di una vendetta, lui, per la verità, sapeva che Treviso avrebbe dovuto congedarlo per camminare su sentieri diversi, ha scelto la lama del cavaliere temerario che ha costretto Rercalcati a parlar male di chi, buttando bambino e acqua azzurra, si è dimenticato del ciglione. Un colpo decisivo, l’ultimo, in una partita normale. Ma tutti sapevano che sarebbe stato lui a completare l’opera iniziata da altri e non tutti dentro il campo.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline;">al falco HAWKINS</span></strong> che dopo essere passato nella centrifuga senese ha deciso di tornare ad essere Rodomonte per l’Armani che adesso gli affida tutti i suoi beni, nella speranza che il mondo diventi più bello visto dal perimetro visto che al centro si fanno soltanto male e Rocca non può diventare mastrolindo per tutte le battaglie.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline;">al Gigi DATOME</span></strong> che non si è fatto incantare dalla intervista al miele dopo il partitone di Teramo perché è il primo a sapere che il piacere d’amore dura un attimo, pena d’amore dura tutto un campionato.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al VACIRCA</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> </span>che ha capito per primo cosa succede in squadre come Montegranaro se la gente che la vive e la fa vivere dimentica di allacciarsi le belle scarpe che porta e non ricorda i chilometri fatti dal ciabattino per trovare la pelle e confezionarle.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline;">al presidente di Teramo</span></strong>, il lungimirante<strong><span style="text-decoration: underline;"> ANTONELLI</span></strong> che, prima di farsi processare da chi non capisce cosa accade nelle società di provincia se mancano certi aiuti, deve ammettere che non poteva essere una mossa alla calciaiola, come quella di cacciare l’allenatore, la salvezza per una squadra a cui mancano i mezzi tecnici e fisici per reggere l’urto, perché non sempre può essere Avellino alle prese con Marquis Green.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline;">a Daniel HACKETT</span></strong> se non spiega a tutti quali sono gli effetti di una sana alimentazione con pesce adriatico, se non fa attenzione al furore del Cusin, stranamente sorpreso dai fischi di chi una volta lo amava, come se scoprisse adesso il livello di cultura sportiva nazionale, che si ferma spesso al palo per infortuni somatizzati.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline;">allo strano ERE di Caserta</span></strong> che ogni tanto esce dalla reggia dove pensava di poter vivere beato fra mozzarelle di bufala e partite che sembravano bufale perché la sua serie nel tiro da 3 ci dirà che la Pepsi è guarita, mentre tutti sanno che lo sarebbe stata da tempo se tutti avessero avuto pazienza.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline;">alle ASSOCIAZIONI giocatori</span></strong> ed allenatori se non manderanno subito una circolare ai loro amministrati per far sapere che ogni intervista, ogni pisciatina fuori dal vaso, ogni copertina, per gente fragile, per gente che ama il Narciso dentro la piccola anima, può diventare un boomerang e ci sono fiori di risultati a dimostrarlo.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline;">ai NIPOTINI</span></strong> che non tireranno la pappa in faccia a tutti quei poveracci che terranno nella nastroteca di famiglia quelle telecronache fotocopiate, a SportiItalia ad esempio, invece di copiazzare gli skayoloni perché non uniformano la grafica?</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline;">alla mente diabolica</span> del programmatore<span style="text-decoration: underline;"> SKY</span></strong> che per la terza volta mette in contrapposizione il basket di una città con la squdra di calcio della stessa. Dopo Siena e Bologna eccoci a Roma. Milano freme e chi considera zero il basket in TV si sganascia.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Qualche buona notizia anche magari c&#8217;è&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 17:18:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe parole, comportamenti e musi da mona. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al Piero Bucchi &#8220;soddisfatto&#8221; per aver visto Milano costringere Avellino a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.justnapoli.it/wp-content/uploads/2008/05/piero_bucchi_primopiano.jpg" alt="" width="178" height="200" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dall’India, dal pellegrinaggio fra le rossastre pietre parlanti di Hampi dove abbiamo cercato risposte per capire certe facce, certe</strong></span> <span style="text-decoration: underline"><strong>parole, comportamenti e musi da mona</strong></span>. Confessiamo di non aver avuto risposte soddisfacenti perché davanti al <strong>Piero Bucchi &#8220;</strong>soddisfatto&#8221; per aver visto <strong>Milano</strong> costringere <strong>Avellino</strong> a fare soltanto 59 punti, anche le pietre sacre restavano senza parole. Più facile chiedere perché <strong>Siena</strong>, in Italia, non ha davvero rivali: loro pensano già al domani, qui, cominciando da Roma, si stanno ancora chiedendo chi tenere a libro paga, chi mandare a casa, chi nascondere per non lavorare a favore del Monte. Incredibile, per le solite pietre, anche la conversione del sopra detto Bucchi Piero che a qualche giorno dalla figuraccia con Avellino ammette: <strong>&#8220;Basta</strong> <strong>figuracce&#8221;.</strong> Ah, volevamo ben dire. Comunque, tanto per essere chiari: se, per caso, Milano andasse a fare una bella partita domenica a Siena, sapendo che il Montepaschi sarà spremuto al cento per cento, se succederà l’impossibile non veniteci poi a parlare di <strong>Miracolo a Milano</strong>. Lo avevano già fatto l’anno scorso quando il Cska aveva deciso di far andare fuori di testa il <strong>Messina </strong>che ora vive l’incubo Barca. <strong>Care pietre di Hampi spiegateci perché la finale della Coppa Italia ha avuto</strong>, più o meno,<strong> lo stesso</strong> <strong>pubblico del derby di serie B</strong>, o A Nazionale per chi soffre a dire la verità, <strong>fra Ozzano e Fortitudo</strong>. Diteci voi quali segreti hanno gli spagnoli che portano <strong>16 mila persone sulle tribune a Bilbao</strong>, portano i grandi personaggi dello sport iberico, convincono persino <strong>il re Juan Carlos e sua</strong> <strong>moglie Sofia</strong>, pur sapendo che in terra basca sarebbero stati fischi, poco meno di quelli che si è preso il Real entrando in campo, ad andare sul palco e poi a premiare Grimau mentre i compagni accendevano sigaroni cubani e <strong>Fran</strong> <strong>Vasquez si prendeva il premio come miglior giocatore. </strong>Tutto più bello, tutto più elegante, dai trofei in giù, dalla cornice in su e, badate bene, non siamo di quelli che hanno voglia di rispondere ai gestori delle sale scommesse infuriati perché sul sito della <strong>Lega italiana</strong> la progressione del punteggio della finale aveva invertito le squadre, dando l’illusione che fosse la <strong>Virtus</strong> a vincere. Potenza delle macchine, perché, alla fine l’illusione era anche in molti degli osservatori dando la misura esatta del dominio senese: <strong>se </strong>con loro <strong>perdi di poco, non ti fai stritolare, allora hai quasi vinto</strong>. Insomma una notte da <strong>Minnesota</strong> Fats, da Spaccone, da Eddie Fast Nelson, nel momento in cui Minnesota si purifica, si mette il borotalco sulle mani e annuncia beato: palla otto in buca d’angolo.<strong> Pianigiani</strong> fa così da moltissimo tempo, speriamo che possa continuare a farlo anche con la nazionale, ma è meglio se prima si concentra sull’Eurolega<span id="more-1605"></span> perché avrà poi tutto il tempo per fasciarsi la testa quando verranno i giorni di Azzurra con o <strong>senza Eze.</strong> Lui non avrà i pretoriani delle stagioni da record. <strong>Non esiste pietra che possa</strong> <strong>regalargli uno come Stonerook</strong> a cui tutti danno spazio perché possa tirare, a cui tutti dicono sì, sei bravo, ma le stelle sono altre, il leone che ti sbrana senza mai fare una piega anche se provi a morsicarlo tu che sei la gazzella. <strong>Non era la miglior Siena</strong>, stanca, con infortuni seri da guarire, la testa altrove, eppure erano sberle per tutti. Certo se i campioni fanno due punti in cinque minuti, come contro<strong> Biella</strong> e non riesci a staccarli allora fuori i fazzoletti bianchi da rubare a <strong>quelli che a San Siro hanno creduto davvero</strong> <strong>all’imboscata per il povero</strong>, povero?, <strong>Mourinho</strong>. La Virtus è stata bravissima: un allenatore come<strong> Lardo</strong> vale la pena di essere seguito, ha dentro la cattiveria giusta per fingere di avere soltanto guanti di velluto, poi sa stare sul palcoscenico, sa truccare le carte anche se le briscole sono tutte dall’altra parte.<strong> Capolavoro contro Caserta, attacco mirato al cuore di Avellino dove era facile trovare le debolezze</strong> anche se intorno c’erano tifosi ululanti. Nella finale hanno retto bene quelli che nelle Vu nere sono cresciuti come <strong>Koponen</strong>, quelli che avevano qualcosa da far sapere a Siena come<strong> Moss</strong>, che l’anno prossimo dovrebbe sostituire Sato nella rifondazione di una squadra che punta al quarto scudetto consecutivo dopo il paso doble con la coppa.<strong> Koponen ringrazierà Zorzi e Bonicolli?</strong> Ringrazierà Lino Lardo che lo tiene lontano dalle psicodebolezze di <strong>Collins</strong>, insegnandogli una strada che il ragazzo finlandese pensa sia diretta alla Nba. Certo lui fa i passi misurati e non vorremmo trovarci a<strong> Toronto</strong> adesso che non hanno quasi più spazio per <strong>Belinelli</strong>.</p>
<p><strong>Care pietre dell’India misteriosa</strong> dove, abbiamo scoperto, truccano col veleno anche il benedetto curry, spiegateci bene le foto di Bilbao dove, fra i campioni, spuntano i ragazzini della Juventut Badalona vincitori del trofeo giovanile. Noi abbiamo diviso tutto. Per i mille, che hanno invaso Bologna, delle brevi, dei ricordini, mentre la Virtus, fra gli under 17, misurava il progetto Armani sui giovani:<strong> 85-49!</strong> Avellino e la sirena dei soliti noti, l’Irpinia e quel canto melenso per far diventare oro quelle che erano foglioline di menta. Compagnia di giro con il complesso di farsi voler bene da tutti: noi sì che amiamo il basket, lasciate perdedre i vecchi bavosi, i babbioni che pensano al passato, veniteci dietro, ascoltate i nostri messaggi, leggete avidamente quelle cifre che sono il sale della vita sportiva, <strong>un sale</strong> <strong>dell’Himalaya</strong> che serve per tutte le pietanze perché non abbiamo niente più delle bistecche di tofu da proporvi. Il male è nel cinismo di chi non capisce che Ercolino si illude se pensa di avere la coppa Italia anche nel 2011. <strong>Adesso ci penserà la Lega. Già, ma quale Lega?</strong> Quella dove l’onda<strong> Sabatini</strong> ha già messo sotto l’acqua il povero<strong> Renzi</strong>? Alla Virtus hanno altri pensieri, vi diranno, forse è così se pensano che per una eventuale presenza nell’Eurocup, a cui avranno diritto visto che Siena sarà in Eurolega sicuramente, ci penseranno. Speriamo sia soltanto perché sperano di essere nella coppa maggiore il prossimo anno.La provincia esclude. <strong>Torna il campionato</strong>, lo sappiamo tutti, ma non ne abbiamo trovato notizia, almeno<strong> il calendario</strong>, <strong>sulla Gazza dei coriandoli dove fingono di essere addolorati nell’anniversario della morte di Candido</strong> <strong>Cannavò</strong>, un dolore finto perché per mostrare quello vero bastava continuare seguendo l’idea che ci sono tante cose da dire e da scoprire nello sport senza andare a cercare tra lenzuola e venditori di condom. Ci sarà tempo.</p>
<p><strong>Telefonata in Turchia per sapere da Tanjevic</strong> come fanno a tenerlo ancora. Telefonata di qualche settimana fa. Lui, ridendo come cavallo, spiegava di essersi mimetizzato bene nella torre di Galata, <strong>favorito del</strong> <strong>Topkapi.</strong> Abbiamo provato a dimenticarlo, anche se appare impossibile avendo intorno tutti questi caporali maggiori , abbiamo provato a considerarlo reponsabile di tutti i mali dei suoi allievi, anche in quelli che fingono di non riconoscersi in lui, ma era impossibile. Certo capisci meglio Boniciolli se trovi un bell’articolo del <strong>Marrese &#8220;rubato&#8221; al basket dalla gloria di</strong> <strong>Repubblica </strong>e dei suoi settimanali d’oro, quando ci spiega che <strong>Trieste,</strong> stranamente, è la città dove si vive meglio in Italia, ma è anche quella con il maggior numero di suicidi. Ecco svelato l’arcano, ecco perché l’allenatore di Roma vive così male certe esperienze e non soltanto perché adesso <strong>Gino Natali</strong> è tornato nelle grazie presidenziali e già si occupa di mercato ombroso, <strong>come dice il Romanista</strong>. Comunque sia mentre ascoltavamo la radio castigliana che spiegava quello che sapevano già tutti, cioè che fra il Barcellona e le altre d’ Europa e quindi di Spagna, ci sono distanze enormi, <strong>mentre pensavamo a Siena e alla sua Coppa, a Pianigiani e alle sue caramelle al miele, </strong>nello stesso attimo in cui ci domandavamo se il Real avvelenato sfogherà tutto sui nostri campioni incerottati e spremuti mentalmente da questa dedizione assoluto alla vittoria, stanchi, ma felici, ecco la notizia della notte trovata su Internet mentre cercavamo di capire perché<strong> l’Italia degli sport invernali</strong>, ma non solo quella, sbatteva le alucce su piste con troppo sole o troppa ombra, su sci, larghi o sottili, mal sciolinati, su giudici infami, su tutto quello che è <strong>Italian style</strong>, tipo le sceneggiate nel calcio dove si spiega bene perché in questo Paese la caccia va sempre fatta sparandosi sui piedi, dando all’arbitro tutte le colpe, prendendo gli allenatori e buttandoli dalla rupe, salvando i giocatori perché, si sa, quelli sono patrimonio, insomma in questa fase rem ecco la notizia: <strong>Boscia si alimenta bene mandando al diavolo il suo nemico Ataman</strong>, che si trova intrappolato nella battaglia contro il ramo slavo della squadra, poi si prende anche la coppa di Turchia. Magra consolazione, ma almeno qualcosa in tasca, lui, è riuscito a metterselo.</p>
<p><strong>Notizia della settimana: Saturnino Niccolai, l’uomo che viveva fra le stelle</strong> <strong>come diceva il principe Rubini</strong>,<strong> si ritira dalla scena a 41 anni.</strong> Lo abbiamo amato alla follia. Lo avremmo voluto in tutte le nostre squadre preferite pur sapendo che, molte volte, non lo avremmo trovato in spogliatoio perché si era perso da qualche parte. Speriamo resti nell’ambiente, speriamo continui con i suoi camp per i giovani. Speriamo che non si avvicini troppo presto al fuoco del nuovo mondo.<strong> Altra bella notizia: Torino ha avuto</strong> <strong>la finale di Eurolega</strong>. Vogliamo portarla una squadra di serie A nella città che più di altre meriterebbe di rubare la scena al povero calcio? Inventatevi qualcosa, ma, per carità, non ditelo in giro dove ci sono avvocati e aiutanti stilisti, dove ci sono maghi della economia al nero di seppia. A proposito di Torino doveva essere un grande del nostro basket, <strong>il Caglieris</strong> <strong>delle meraviglie virtussine</strong>, in maglia azzurra, il regista delle battaglie più belle nella storia a spicchi, a dire finalmente la verità ai finti riformatori dello sport nella scuola: “ con due ore di lezione che tipo di sport puoi fare? Vaglielo a spiegare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>prima che salti di nuovo la luce fra le pietre rosse:</strong></p>
<p><strong>10<span style="text-decoration: underline"> a Shaun STONEROOK</span></strong> per come ha vissuto i suoi 9 anni italiani, per il rimpianto che abbiamo sapendo che non è mai stato con la nazionale per colpa sua, ma anche dell’invidia, delle piccole battaglie sull’uscio di casa dimenticando il resto. Perché con la nazionale italiana? Perché ci ha dato molto, ma è questo basket che lo ha rivelato nella dimensione europea.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Lino LARDO</span></strong> per come è arrivato alle finali di coppa Italia, per come ha presentato la Virtus che gioca bene anche dovendo sopportare giocatori che non fanno quasi mai quello che ti aspetti, o troppo timidi o troppo scarsi. Capolavoro.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">ai MILLE </span>della festa basket</strong> organizzata a Bologna dalla banda Sabatini che intanto si sdoppiava ad Avellino ricevendo in regalo il coro di tribune che lo considerano un uomo non davvero d’oro. Sono soddisfazioni, quelle di Bologna, sono tasse da pagare alla stupidità delle curve che tifano sempre contro qualcuno, mai per i loro galletti, quelle del tormento vicino ai tunnel di uscita.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a MOMENTO BASKET</span></strong>, una rubrica che trovi soltanto a Roma sul giornale della sera, perché da un po’ di tempo il Pasquino che ascolta i belati, i lamenti, i rutti federali, poi li racconta, smascherando chi pensava di navigare sotto il livello dell’acqua, pronto ad azzannare le gambone di Meneghin. Aggiunngiamo comptenza ed affetto per il gioco e domandiamoci perché si deve leggere soltanto a Roma accidenti.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">ai MATURI BASKETTARI</span></strong> pronti al grande raduno di aprile in Castrocaro, pronti ad affidarsi al Raffoni che quando organizava la coppa Italia a Forlì non aveva bisogno di finti sostenitori per essere onorato nerlla giusta maniera.</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Matteo BONICOLLI</span></strong> se prima di aver rimesso davvero a posto la Lottomatica, se prima di aver capito se sarà ancora lui l’uomo per Toti, adesso che i ser biss capitolini sono tornati a sibilare, nominerà ancora Siena per farci sapere che è attaccabile, sì se hai tutte le palle e le rotelle a posto come diceva Lardo, che non deve essere guardata con complesso d’inferiorità come ha detto bene Frates. Lasci perdere e non tiri fuori per lo sfortunato Datome, ma quante volte si fa male?, quante partite vere ha giocato per Roma?, la storia che è assurdo lavorare per poi dare un giocatore a Siena. Se il Montepaschi ci avesse creduto non sarebbe mai andato via dalla conchiglia della piazza.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al FESTIVAL</span></strong> <strong>cinematrografico di Berlino</strong> che ha premiato il film Miele, pellicola turca, senza rendersi conto che l’arnia padronale dove il miele scorre davvero è quella di un basket permaloso e mai autocritico che s’illumina d’incenso anche quando i giocatori si grattano los marones.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla PEPSI CASERTA</span></strong> per essersi sciolta nel momento in cui la sua gente voleva il massimo: succede se non ti accorgi che i troppi complimenti mandano in paranoia i ragazzi fragili. Fate conto delle copertine colorate, andate a vedere cosa è successo dopo. Soltanto dei grandi flop. E la colpa, badate bene, non è delle copertine, ma del turibolo che arriva sulla testa degli interessati.</p>
<p><strong>2</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al mitico e sempre mite ARIO COSTA</span> </strong>che si è appoggiato con troppa foga sulla porta dello spogliatoio degli arbitri dove si proteggeva il pettirosso che ha fischiato e deciso una partita drammatica come quella fra Cremona e Ferrara, brutta e forse decisiva, per una venialità. Loro, gli arbitri, sono fatti così: il basket lo inventano come più gli piace e ad Avellino abbiamo visto cosa vuol dire due pesi e due misure, ma forse Tola non se ne è accorto.</p>
<p><strong>1</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">all’OLIMPIA LUBIANA</span></strong> che per anni abbiamo amato come scuola grandissima del basket europeo, che è sempre stata società di riferimento per chi voleva costruire non avendo grandi mezzi: adesso smobilita, ma speriamo si rimetta presto in gioco, anche se non tutti quelli che ha lasciato andar via erano da prendere in altri posti. Ma, si sa, quando serve compri tutto.</p>
<p><strong>0</strong> <span style="text-decoration: underline">a Piero BUCCHI</span> perché la sua Armani, proprio tutta sua, non convince e non arriva ai bersagli minimi in Europa e in Italia, perché ai tifosi delusi di quella che una volta era la squadra dominante, non puoi dire che assolvi i giocatori per aver fatto segnare pochi punti ad Avellino. Prendersi le responsabilità, non chiuderle fuori dalla porta come se fossero sempre tutti bambini del minibasket. A Rimini lo faceva benissimo, a Napoli pure. Cosa sarà accaduto?</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=E" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Chiudeteli nel bagno e buttate la chiave</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.maracana.it/img/NENCINI/impianto_basket_mod_usa.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span> da un posto</em></strong> <strong>che non esiste, quello dove si taglia la lingua</strong> <strong>agli allenatori che trovano fiori dove hanno coltivato soltanto ortiche</strong>, <strong>Roma e Milano</strong> sono le nuove serre della pruriginosa su grandi labbra, quello dove chi legge sembra capire, dove i consiglieri di chi ha sbagliato tanto sono appesi per le palline sul ponte Milvio, sul ponte della <strong>Ghisolfa,</strong> su ogni ponte dove ci sia la possibilità di leggere oggi, domani, quello che ieri ci faceva godere, ad esempio, nei giorni in cui la<strong> Lega</strong> era qualcosa di speciale e non questa nebulosa che si fa stangare in pubblico dai suoi associati, che sbaglia quasi tutto, che non comunica, non si commuove, non fa più tenerezza, a parte i samaritani che ci lavorano dando tutto quello che hanno per avere in cambio ringhi scomposti. <strong>Scoprendo che il male non ti</strong> <strong>lascia anche se provi a tagliarlo</strong> abbiamo provato a farci chiudere nella stanza dei giochi, al sole, scegliendo il giallo ravvivante con accenti al color gelato, vaniglia o lampone, aggiungendo blu navy e blu ceramica, anche se, dicono, sarebbe bello svegliarsi al mattino in una stanza dove non vedi<strong> i</strong> <strong>fantasmi di Proli, Bottai, Papalia</strong>, degli arbitri infelici, dei giocatori italiani sostenuti da <strong>Petrucci</strong>, ma non più dai poveri allenatori che puntano su di loro, <strong>speriamo che Pianigiani cambi il mondo intorno a noi</strong>, dove non senti cazzate sui prossimi ragazzi da mandare nella Nba se <strong>nell’elenco del Poz ci mettono Mancinelli e Poeta, su Aradori muovetevi più piano,</strong> dove non tutti quelli che dovrebbero cambiare il nostro destino di nazionale con la quarta fascia scritta in faccia hanno il colore del Crocus e delle Primule che abbiamo visto sul volto di<strong> Nicolò Melli</strong>. Che la fortuna lo salvi dalla piaggeria, che sia protetto bene dalla famiglia, gente tosta, madre americana, argento olimpico di pallavolo, padre a gomiti larghi come quando giocava, che la testa, una bella testa, gli serva per schivare la slavina dei leccaculi che ai talenti prospettano <strong>soltanto veline<span id="more-1527"></span></strong>, auto veloci, serate in discoteca, agenti sbrodoloni, un confuso misto di colori fasulli quando invece a questa generazione nuova servirebbe l’avorio, il color menta vivace o il verde felce da accarezzare con pennellate color pesca.</p>
<p><strong>Anatemi del giorno</strong>, nel sessantesimo compleanno di un presidente federale che si chiama<strong> Dino Meneghin</strong>. Sulla solita torta federale, crema acida, scaduta, ha trovato di tutto e non soltanto il Barnaba che dal ponte dei sospiri ascolta il messaggio dal minareto degli ottici: fatti sentire, urlano al navigatore pugliese, contano i dirigenti, non gli allenatori, quelli, se gli va bene, si prendono un ricco stipendio e trottano nella direzione che diciamo noi. <strong>Recalcati è vero?, </strong>o lo dicono soltanto perché se sceglieranno lui come futuro presidente sono convinti di riavere gli stessi locali dei giorni oscuri?Loro pensano così dai tempi di <strong>Tanjevic</strong>, noi pensiamo così da quando abbiamo capito che con la nazionale vai a sbattere anche se sei bravissimo. <strong>Chiedere a Messina</strong>, che pure era protetto da grandi dirigenti, vi bastano <strong>Petrucci e Porelli</strong> come garanzia, giganti veri in confronto a questo pigmei, <strong>Meneghin e Bonamico</strong> esclusi, si capisce, nei giorni dell’europeo in Germania, quello dove il nostro Tancredi si rovinò le notti pensando che con Azzurra manca il potere di coercizione che esiste in una società ben organizzata. Lo disse in faccia tutti e oggi lo dimentica spesso<strong> il Pittis che</strong> <strong>confonde ancora McAdoo</strong> con il resto degli americani d’Italia, pur sapendo che si rivolgeva anche a lui. Non pensate subito a Roma per mettervi a ridere. Caro Simone sarà così anche per la tua<strong> nazionale</strong>, ma se bisogna affondare, lo diciamo al presidente sessantenne, all’allenatore quarantenne, allora fatelo da grandi quali siete: una botta al muro, avanti diritti, pazienza se intorno ci sarà il deserto dei sorrisi, se i professionisti di un gioco che <strong>Rubini </strong>chiamava ruba pennino si raduneranno in sala mensa per contare i voti del dopo Londra.</p>
<p><strong>Quelli non cadono mai, ti fanno terra bruciata intorno e ti silurano</strong>. Succede in ogni organizzazione mal nata. Bocciarono persino Rubini, persino Porelli, non hanno voluto Bulgheroni, fanno finta di non sapere che esiste nel giardino delle pensioni attive un certo <strong>Dorigo.</strong> Schivano tutto, dopo aver mandato fuori dal loro bosco morto quelli che potevano ridargli la vita. Invidiosi al potere, nullafacenti sull’aia dove gli altri fanno balli celtici e loro si tolgono il pidocchio dell’incapacità, convinti che non abbia lasciato le uova. <strong>Chiudeteli nel bagno e buttate via la chiave.</strong> Non succederà. Così come non avremo il ritiro della Napoli poveraccia dal gioco dove il Papalia ci fa sapere di essere comunque un laureato, anche se alla <strong>Bocconi di Milano</strong> spiegano che giurisprudenza non è certo una delle loro specialità, meglio, negano che esista. Studiare bene Dan Peterson che non vuole guardare chi porta a spalla la bara di <strong>John Mc Millen</strong> dentro la chiesa bolognese dove lo hanno salutato quelli che gli volevano davvero bene, erano tanti, pazienza se altri hanno preso scuse banali per non esserci, accadde anche quando portarono via <strong>Riccardo Sales</strong>. Lo interroghi con gli occhi e lui si perde verso via Ugo Bassi. Risponderà soltanto sull’auto di <strong>Tony Cappellari</strong> tornando verso Milano: &#8220;Se non guardi quando portano la bara puoi sempre illuderti che non sia accaduto niente. Io la vivo così e John resterà sempre con me. Era più di un figlio. Perché non sono entrato in chiesa? Perché mi è bastata la rabbia accumulata sentendo quel prete che parlava del Barone Sales senza saperne niente. No, quando me ne andrò io la camera ardente la farete al Palalido, mi va bene anche la secondaria. Fate parlare chi volete, nel bene e nel male, ma dite chi ero e non fermatevi al numero dei caffè mai offerti&#8221;.</p>
<p><strong>Grande Dan</strong>, ma sul sogno <strong>Palalido</strong>, che passerà in gestione al gruppo gnocco fritto e tigella appassita, siamo pessimisti perché nella <strong>Armani </strong>nova, quella che si fida di tutti, basta che vengano da fuori, meno di quelli che hanno fatto davvero grande la più titolata delle società, il nome del grande capo indiano con origini irlandesi non viene preso in considerazione. Lo abbiamo capito quando avrebbe dovuto presentare<strong> Jura</strong> al suo vecchio popolo. Stranezze della vita. Lo capiranno in futuro <strong>Repesa, Boniciolli</strong>, lo stesso <strong>Lino Lardo, magari Bechi e Capobianco</strong>, forse anche Pianigiani appena troverà sulla strada una mina blaugrana come quella delle settimana appena trascorsa al cimitero del basket italiano cacciato dall’Europa. <strong>Non esiste la memoria</strong>, quelli guardano in cagnesco <strong>persino Gamba</strong> che sulla <strong>Repubblica dice</strong> spesso la verità e, molto più spesso, si commuove ancora vedendo quei colori, perdonando tutto, fingendo di non capire che certe cose non cambiano se fai la faccia di quelli duri, puri, di quelli bravi sul serio e dentro sei un rispetta come direbbero alla Bovisa. Manca la comunicazione interna a Roma, come a Milano. Quella esterna la garantiscono benissimo la ragazza Mei e Mantica, ma dentro, fra i giocatori, c’è un gelo che non si può nascondere mangiando insieme al cinese, all’Emporio, dalla sora Lella, dal buiacaro. <strong>Ve lo immaginate Hall in sciopero nelle mani della squadra di</strong> <strong>Peterson?</strong> Riuscite a pensare come sarebbe uscito dallo spogliatoio Crosariol dopo aver urlato contro il suo compagno Gigli che gli “ rubava” due punti, convinto, come tanti, che quel tiro asfittico non avrebbe trovato il canestro. Ecco dove esiste la malattia. Cambi il vestito, provi a truccare tutto, ma la pelle resta quella e certi giocatori non andrebbero mai incoraggiati ad essere più brutti di quello che sono. Eppure lo fanno in tanti e ora aspettiamo di capire come <strong>Meneghin e Pianigiani</strong> risolveranno il “ni” alla nazionale dei tre americani che hanno consigliori Nba, ma anche in Italia, gente che ricatta: loro vengono se ci saranno nella quadriglia quelli che diciamo noi. Speriamo non sia così.</p>
<p><strong>PAGELLE e andate a friggervi sul lago</strong> dove l’aurora boreale vi fa credere che vivrete per sempre nel cuore degli amici e anche degli sciattoni che neppure allungano la mano unta per paura di essere smascherati:</p>
<p><strong>10 a Tyrrel MCINTYRE</strong> che tuffandosi sul campo di Cantù, avanti di oltre venti punti, sconvolge l’orianone in rosa, il più fanatico dei sostenitori di Boston e quindi dello stile Bird, così distante dallo stile dei giullari fanfaroni che invece sono nei suoi sogni giornalieri. Siena non è quella che è soltanto per un fortunate combinazioni astrali. Devi leggere nella testa della gente prima dio prenderla, poi farai la tua squadra vi direbbe Stonerook che, non per caso, si teneva lontano da Azzurra.</p>
<p><strong>9 al CAVALIERO</strong> testa fina che ha piantato una banderillas sulla schiena della mucca carolina Armani, ricordando che lui doveva rimanere in città, che lui ha mani piccole, ma cervello grande come dicevano i suoi allenatori quando è nato.</p>
<p><strong>8 al Pino SACRIPANTI</strong> che tiene Caserta nel cielo alto se riuscirà a non soffrire troppo scoprendo che a Pianigiani piacciono di più altri tipi di allenatore. Può accadere. Chieda in giro e non soltanto a Boniciolli che in questa settimana di purghe avrà già pensato a mandare dolci a chi proprio non lo può vedere.</p>
<p><strong>7 al Tony MANERO di Montegranaro</strong> che commosso è andato verso Lechthaler per abbracciarlo, per fargli sapere che se resisti in campo, anche con 4 falli, hai già fatto un passo avanti per diventare quasi giocatore. Ci voleva fede per resistere, ci vuole fede per stare ancora in sella dopo aver letto che a Porto San Giorgio la Sigma, che pure ha battuto Milano, ha avuto un incasso di 8000 euro. Roba dal pallavolo minore.</p>
<p><strong>6 a Ricky RUBIO,</strong> meraviglia del Barcellona e della Nazionale spagnola, perché ha rifiutato la NBA del basso impero, perché ha voluto godersi le ramblas e non i fast food, perché impara ogni giorno qualcosa per diventare uno a cui la NBA chiederà davvero di accettare una buona offerta e in una buona squadra. Magari giocasse con i Knicks del futuro, non certo in questi che sono da angoscia. Guardare tipi come lui è il consiglio che diamo a Nicolò Melli, felici che abbia deciso di andare in palestra alle 6 del mattino per combinare bene scuola e basket. Un tempo a Trieste si inventò la cosa il Boniciolli e lo stanno ancora perseguitando.</p>
<p><strong>5 a Petteri KOPONEN</strong> che migliora dopo ogni partita, che ha trovato un ruolo, che ha trovato una dimensione giusta, che, purtroppo, andrà avanti così fino ad agosto quando ce lo troveremo contro nelle qualificazioni all’europeo e qualcuno urlerà che non possiamo allevare noi i giocatori che poi, con gli altri, ci faranno del male. Basta cercare la gente giusta per i giocatori giusti.</p>
<p><strong>4 ai RIGHETTI</strong> della situazione che non trovano più un posto dove giocare. Sono italiani, sono stati azzurri, hanno fatto anche bene, ma adesso sono fuori da tutto, persino nell’emergenza stanno a guardare eppure sognano di tornare indietro. Questo è il sistema, ma per fortuna ci sono ancora in giro tipi come Fucka che, come i gatti, sanno dove trovare conforto: un amico allenatore bravo come Moretti, un posto dove c’è entusiasmo come Pistoia. Sì, in A2, ma cara gente quello è il campionato dove si sta meglio e dove non devono sorbirsi un giorni sì e l’altro pure l’anatema del Sabatini che vuole davvero vestirsi da Sansone nel tempio dei filistei che lui stesso ha puntellato ogni volta che voleva mandare via un presidente scomodo.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per la gioia di chi non vedeva l’ora di trovarlo impiccato, ancora una volta, nel posto giusto al momento sbagliato. Dire che Roma è bene organizzata, anche da aziendalista, fa ridere, dire che bisogna salvare il soldato Totti ha un senso se, prima, allo stesso soldato si dice la verità e soltanto quella.</p>
<p><strong>2 a Mike HALL</strong> che secondo il suo presidente Proli è stato davvero fastidioso sul campo di Montegranaro. Sarà stato l’unico davvero fastidioso in quel gruppo dove in molti vanno per la tangente, una enormità pensando al cambio quasi totale della squadra rispetto all’ultimo anno?</p>
<p><strong>1 alla FORTITUDO Bologna</strong> prima in classifica nella A dilettanti perché ogni volta che pensiamo a questo bene popolare svenduto e perduto ci viene la nausea, soprattutto dopo aver sentito, da gente che non imbroglia sugli affetti e su certe cose, un bollettino dei disastri fin troppo accurato che porta verso il fallimento. Gente di piazza Azzarita è l’ora dello sciopero da incatenati, è ora di cercare uno che sia disponibile a soffrire con voi. Non accettate il verdetto dei ragionieri e degli insolventi.</p>
<p><strong>0 agli ITALIANI della LOTTOMATICA</strong>, la speranza del Petrucci che considerava coraggiosa la scelta di Roma confondendola con quella di Treviso, perché sul campo della Virtus li avete potuti pesare e valutare, perché fra di loro scorre il veleno che non si nasconde su una vettura capace di frenare da sola davanti all’ostacolo. Quelli non hanno dentro niente, cominciando dal Vitali che, come a Milano, vorrebbe sempre cavarsela pensando di essere incompreso, lui che ancora si illude di passare inosservato se fa lo spettatore in difesa. Non è questo il problema. Conti quanti amici veri si è fatto da Montegranaro in poi e tiri le somme, senza illudersi che la gente sia minchiona e non sappia dove metterlo nel presepio delle squadre sbagliate.</p>
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		<title>Dai, su, forza! non basta più, ma adesso spiegateci perchè l&#8217;Armani ha ripudiato Coldebella che ha reinventato Caserta&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:57:00 +0000</pubDate>
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Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo <strong>del Camionista di Forte Marghera</strong> dove lo festeggiavano <strong>gli amici di Mestre</strong> che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui <strong>Villalta filava e Augusto Giomo</strong> <strong>sentiva musica celestiale in palestra</strong>. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, <strong>al Baraonda</strong>, <strong>l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori</strong> <strong>tramezzini del Nord Est</strong>, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad <strong>un tifoso</strong> <strong>Fortitudo</strong> che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, <strong>altro che Brunetta</strong>, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è <strong>la famosa finale scudetto</strong> <strong>Virtus- Fortitudo</strong>, <strong>quella della beatificazione di Messina e</strong> <strong>Danilovic,</strong> quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro <strong>per il fallo-non fallo di Wilkins</strong>, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, <strong>dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria</strong> <strong>eterna, al Dominique fanfaron</strong>. <span id="more-1382"></span>Quel tifoso non riesce a capire che cosa ci sia da ricordare con quel fischio, salvo le lacrime di chi ha vinto e di chi ha perduto. Mistero, ma eravamo sullo stradone soltanto con il pensiero perché si doveva tornare a <strong>Milano </strong>perché dall’ex Mico <strong>gli amici di Chuck</strong>, quelli con la maglietta Jura is back erano pronti a brindare nelle vecchie sale dove un tempo<strong> Giordani</strong> aveva aperto la sua università della vita, la casa dell’altra Milano. <strong>Grande mangiata</strong>, brindisi stupendi <strong>con Zanatta, Caspani,</strong> <strong>Farina, Maccheroni,Pampana, Brambilla</strong>, <strong>Crippa</strong> che organizza tornei giovanili stupendi, il dottor <strong>Papetti,</strong> dottore oggi, giocatore ieri, <strong>Dante Gurioli</strong> con la stessa faccia angelica della sera in cui il <strong>Chuck furente</strong> con tutti aveva fatto inventare al professor<strong> Guerrieri</strong> la scenetta:  &#8220;Ma con chi se la prende?” avendo come risposta serafica e risolino ironico: “Sicuramente non con lei o caro professore”. Nel gruppo anche il fisio dalle mani a cento gradi <strong>Natale Redaelli </strong>che aveva mancato il primo raduno straccionato, il <strong>Guidali </strong>sempre vivace con <strong>Veronesi,</strong> un gruppo che faceva festa sul serio e non sapeva della goffa comparsata <strong>Armani al Palalido</strong>, quando senza avvisare nessuno, quindi giocandosi almeno 200 persone in più nel Lido ancora da ritoccare ( speriamo ci riescano davvero visto che la Milano da bere e non da mangiare ha soltanto il Forum per i grandi artisti), <strong>è stato omaggiato il grande avversario spesso preso a pallate e fischi, ma salutato in piedi anche dai giovani della curva</strong> che avevano appena emozionato <strong>Giorgio Armani</strong> e si erano almeno documentati sul <strong>figlio dello sceriffo</strong>, cosa che certo non potevano fare i pendolari dell’autostrada, quelli che ieri hanno portato <strong>Bucchi ad Urbino</strong> per una lezione che sicuramente farà epoca perché <strong>non capita spesso di ricevere consigli da chi ancora sembra averne</strong> <strong>tanto bisogno</strong> per fare dell’Olimpia una squadra con una testa e una sostanza. <strong>Cattiveria gratuita per chi vince da quattro partite</strong> <strong>in fila? </strong>Può darsi, ma tanto a loro cosa può interessare eppure il Pierino bolognese una volta accettava di parlare con la gente e non chiudeva le porte spaventato. Sono voci che arrivano dalla cantina dove devi nasconderti inseguito da quel sommelier che offre una insalata di erbe aromatiche con pinoli tostati e burro all’ olio( vacca boia anche questo dice il fauno colesterolo) e pretende pure che al posto del vino tu ci beva sopra un Tè verde cinese con note di cioccolato bianco e leggero aroma di ginger.</p>
<p><strong>A proposito di cioccolato perché Meneghin non si ferma a casa Bulgheroni e chiede al Toto se gli può dare una mano anche col</strong> <strong>basket dopo il capolavoro nel golf delle donne e dei fratelli</strong> <strong>Molinari</strong>. Forse si può partire da lui, più che da altri soggetti non identificabili e non dia ascolto a chi suggerisce il tempo pieno soltanto per arrivare al conflitto con <strong>Siena</strong>. Certo che è meglio il tempo pieno, ma non puoi neppure andare in casa d’altri a dettare legge, anche perché, come si è visto, certe simpatie portano al disastro. Lo stesso disastro della riunione di <strong>Lega finita</strong> <strong>con tanto odio</strong> <strong>bruciato per</strong> <strong>scegliere la sede della finale ad otto di Coppa Italia</strong>. Era l’occasione per far diventare la manifestazione un brigantino da far volare nel cuore della passione. Non ci sono riusciti anche perché amano farsi dispetti, andare in Rcs per dire che gli altri sono tutti fessi, per far sapere che al pubblico bisogna raccontare la bugia del bilancio in rosso, ma nella sostanza non è vero e guarda caso l’ultima scaramuccia sul fiume è avvenuta proprio per poter bussare alla porta di chi organizzando il Giro, il grande rugby e si è degnato di prestare attenzione anche al basket. Giornata per rompere l’argine, lasciando passare <strong>il fiume Mens Sana</strong>. Gli altri chiedendo aiuto, avendo scoperto che si sbaglia tanto, si sbaglia troppo se davvero Milano vince e fa il meglio senza poter utilizzare i due grandi acquisti dell’estate <strong>Acker e Petravicius</strong>, se gli viene bene ogni cosa con <strong>Rocca, Mordente e quel che resta di Bulleri</strong>, se scopre<strong> l’orgoglio</strong> <strong>di Hall il peccatore</strong>, se al regista <strong>Finley</strong> chiede una scialuppa , senza passare e pensare più agli altri, per mettere sotto<strong> il mare di Pesaro</strong> il povero <strong>Luca Dalmonte</strong> che farà bene a chiedere qualche danno a chi gli garantiva un tale <strong>Cvtekovic da 1 su 10</strong>, anche se all’esordio non è cosa nuova quando sei costretto a rimediare agli errori. A proposito di errori qualcuno sa spiegare perché <strong>il manager Coldebella</strong> <strong>ha fatto</strong> <strong>diventare Caserta la seconda forza</strong> <strong>del campionato</strong>, mentre Milano lo allontanava dopo averlo allevato con l’illusione che avrebbe potuto continuare come dirigente se non come assistente allenatore? <strong>Anche qui mistero</strong>, ma è lo stesso mistero che devono risolvere a Pesaro dove hanno mandato via <strong>Pino Sacripanti</strong> che ora da Caserta sventola il vessillo della Brianza non alcolica, felice di aver messo un tarlo nella testa, anche nostra, per quella candidatura al dopo Recalcati che lasciava un po’ storditi, che ha portato confusione anche in terra di lavoro. Ultima nota vellutata, emozionante <strong>i ragazzi visti in campo a</strong> <strong>Biella</strong>: <strong>Capobianco con Marino e Poeta in panca</strong> è arrivato alla volata vincente, <strong>Bechi con Aradori</strong>, super fino a quando non è tornato l’ego letale, con <strong>Chessa molto bravo</strong> anche se non doveva avere in mano lui il cerino nelle ultime due azioni. Questo è voler rischiare, voler lanciare giovani talenti, il resto è fufferia petrucciana. Lo dicono i giocatori stessi: fateci andare in campo se ce lo siamo meritato in allenamento e <strong>gli Amoroso piacciono</strong> <strong>se usano la testa e</strong> <strong>mai i piedi.</strong></p>
<p><strong>PAGELLE </strong>accidenti che sul ponte del Camionista sventola la bandiera che una volta a Mestre era <strong>il regno dei Veterani:</strong></p>
<p><strong>10 a Toto BULGHERONI</strong> che, da quando si occupa come responsabile tecnico nella federgolf del Chimenti che ha fatto infuriare in tempo elettorale il pontefice del Foro Italico, forse potrebbe essere utile anche al basket, alla Nazionale, ma che, per adesso, se la gode e non pontifica.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong> per il suo capolavoro a Bologna dove come braccio armato ha scatenato il Di Bella che non ha mai smesso di essere l’elettrino portafortuna delle squadre dove ha giocato, che non ha mai voluto rispondere al proprietario delle Vu nere che avrà inventiva, ma ancora non sa distinguere la gente vera da quella che fa soltanto notizia.</p>
<p><strong>8 al CAPOBIANCO</strong> uscito vincitore da giornate difficili, da una partita dura come quella di Biella tenendo seduto in panchina, nel finale, il figlioccio Poeta che parla benissimo, che incanta la sciura Ellisse, ma che dal periodo di Azzurra ha perso il senso del ritmo e del sacrificio per diventare un giocatore al servizio degli altri.</p>
<p><strong>7 a Gian Matteo SIDOLI</strong>, ex arbitro di serie A, generazione d’oro del basket reggiano, per la sua fede nel premio Riverberi-Quattro Castella che va a cercare i personaggi dove si devono trovare, ma che non dimentica la base se deve dire alla federazione che certe regole, certi risultati a tavolino dimostrano che chi comanda non ha mai messo piede sui campi giovanili, sui campi in generale.</p>
<p><strong>6 alla memoria di Red ROBBINS</strong> guerriero dell’epoca d’oro nel Simmenthal scippato di una Coppa Campioni a Madrid nel 1967, vecchio pirata che nell’intervallo considerava la birra l’unica vitamina utile per avere ancora energie nella Cinzano retrocessa in A2 nello stesso anno in cui, però, con Silvestre straniero extra, vinse la coppa delle coppe a Torino. Per lui il canto di una curva che doveva onorarlo, di una società che doveva almeno mettersi il lutto.</p>
<p><strong>5 a Paolo MAZZOLENI</strong>, arbitro di calcio, che si è fatto contestare dal solito Zamparini proprio nella settimana in cui avremmo voluto dargli un dieci per questa passione verso il basket. Pazienza, direte voi, se tifa Fortitudo e come tanti al rivede in A dilettanti con lo spirito di un tempo, dove la palla gira e non ti girano le palle, per avere più informazioni sulle partitelle del gruppo Aquila, composto anche dal designatore Collina e da Romero contro Rizzoli ( Virtus), Trefoloni ( Siena) e dal segretario Marinelli ( Brindisi).</p>
<p><strong>4 a Lino LARDO</strong> per non aver ascoltato chi lo invitava a non esaltarsi mai per i risultati Virtus perché nell’euforia qualcosa va sempre perduto, perché nelle ultime stagioni appena usciva il turibolo c’era intossicazione. Chieda in giro e non soltanto al Boniciolli che sembra dimenticato.</p>
<p><strong>3 a Gregor FUCKA</strong> che vedevamo ancora bene in Auno, ma che da quando è andato a Pistoia dall’amico Moretti conosce soltanto domeniche tristi. Speriamo si riprenda e faccia venire il rimorso a chi ha lasciato scendere i di categoria lui e Chiacig.</p>
<p><strong>2 alla SCAVO SPAR</strong> che non trova la strada per uscire dalla crisi di risultati, che ha fatto venire dubbi a Valter Scavolini, che ha fatto piangere la mascotte Andrea Rinaldi, l’Ape che vola sulla passione e che non ne poteva più delle contestazioni.</p>
<p><strong>1 alla RAI</strong> che insiste con la grafica peggiore e con le luci più basse. Certo anche Sky non fa molto per chi ci vede poco, mentre Sport Italia sta migliorando tutto, anche se per la A dilettanti serve ancora uno sforzo e un vocabolario non prestato dall’eco di Sky o dal Bagattino che considera l’argento europeo di Messina un cattivo risultato.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può continuare a fingere di non essere addolorato per le contestazioni, che fa bene a battersi perché certe polemiche danneggiano una squadra dove, lo dovrebbe sapere lui meglio di altri, i giocatori regrediscono cominciando dal Jaaber che non era e non sarà mai un vero regista. Era la stessa malattia dei giorni in cui Repesa insegnava, seminava, aveva un vero progetto e sapeva dire qualcosa di più concreto del solito dai, su, forza.</p>
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		<title>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/schlichtherle/3049749313/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3136/3049749313_37d2c3f365.jpg?v=0" alt="" width="211" height="164" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong>travestito da boccale di birra, cosa non difficile</strong> <strong>considerando il giro vita</strong>, nella stanza più affollata di <strong>U Fleku</strong>, speriamo di averlo scritto giusto, <strong>il tempio del luppolo</strong> dove non puoi stare a guardare gli altri che devono se arrivi a piedi fino a <strong>Praga,</strong> attraversi <strong>il ponte Carlo</strong>, ti nascondi nella città vecchia, se hai deciso di scoprire se i veterani del <strong>colonnello Natucci</strong> hanno davvero cambiato <strong>il dottor Stranamore Alberto Bucci</strong>. Una volta, quando era re, sembrava il più divertente e divertito, gli piaceva stupire con giacche colorate, era spiritoso, brillante, una volta, quando allenava il <strong>Cus Bologna</strong> e non pensava di poter diventare sindaco, mandò nei matti il <strong>povero Sales</strong> facendo diventare Buzzavo il cannoniere della finale. Erano altri tempi, la storia <strong>Virtus</strong> lo esaltò, ma lo cambiò anche, in peggio dicono gli amici dei tempi buoni, ma era un re, vinse lo scudetto, era in prima linea, pazienza se poi alla fine non si è più capito con <strong>Alfredo Cazzola</strong> che non ricordava bene, secondo lui, certi accordi. <strong>A Bologna</strong>, in questi tempi, è così. Molti dimenticano gli accordi e persino la verità come direbbero gli sbalorditi avventori della collina di Ugo leggendo certe dichiarazioni che arrivano dall&#8217;iperuraneo abruzzese. <strong>Chiedetelo a Savic, a Sconochini, allo</strong> <strong>stesso Bucci</strong>, ai creditori di oggi della <strong>Fortitudo</strong>, chiedete un po&#8217; in giro, anche se siamo al canto delle anatre: provano per <strong>Sanremo</strong>, ma non vanno bene neppure per una sagra. Tanti <strong>amarcord</strong> con inganno nascosto: manager con una promozioncina da mettere in bacheca che urlano al mondo  &#8220;ma non capite che avete messo da parte un genio&#8221;. Succede. Non esiste misura della prestazione sportiva negli sport di squadra. In atletica misuri, cronometri, nelle altre discipline vai a spanne e allora scopri fenomeni anche se hanno soltanto fatto passare le acqua in qualche brefotrofio. Sono indignati gli estromessi di oggi e allora <strong>cosa dovrebbero dire quelli che ieri hanno vinto davvero</strong> tanto, hanno fatto società capolavoro e ora non hanno più ingaggi e neppure credibilità, per un mistero glorioso che piace al basket creativo dove si promuove per rimuovere, dove si rinnova sempre senza sapere poi dove andare? Sono giorni per queste anatre che volano basse, ma cantano a squarciagola. <strong>Diventa storica la vittoria della femminile ai Mediterranei</strong> contro la Under della <strong>Serbia</strong>. Tutti a ballare, con <strong>Franco Lauro</strong> che ci risveglia dal riposo meritato invitandoci a brindare con e per <strong>Ticchi il farmacista</strong>. Nessun problema, sapevamo che era bravo<span id="more-1139"></span>, sapevamo che era vaccinato per pedalate vere in salita, che avrebbe resistito a tutto, ma non umiliamolo facendogli dire che ha raggiunto un oro storico dopo tante delusioni. Un passettino avanti, ma certo sarà ricordato molto meglio per il sesto posto Europeo rovinato per eccessiva furbizia alla pesarese, quando pensava di poter tenere <strong>Macchi seduta</strong> mentre <strong>la Grecia</strong> rimontava e si trasformava in squadra di megere dal braccio caldo.<br />
Ma non divaghiamo e torniamo a <strong>casa Bucci</strong>, <strong>alla birreria di Praga</strong> dove<strong> la nazionale</strong> <strong>Over 45 ha vinto il Mondiale</strong>. Anche qui enfatici messaggi dal fronte sul fatto che l&#8217;Italia non vinceva a livello mondiale da sempre. Così vanno le cose nel nostro mondo e lo può capire un boccale di birra travestito da giornalista se il suo medico curante non si è affatto preoccupato del labirinto andato, ma, fuggendo verso la gloria mondiale, lui il Max che si considera medico sportivo al sevizio della <strong>città di Milano</strong>, ha voluto soltanto sapere se nei giorni della gloria ci sarebbe stato spazio sui giornali. Qualcosa è stato scritto, chi poteva lo ha fatto volentieri, ma insomma stiamo calmi anche se ci fa piacere onorare chi ha vinto con un bel sei su sei, ma la curiosità era scoprire la nuova faccia di Bucci, più arcigna oggi di quando correva verso titoli meritati, verso scudetti svaniti in un nanosecondo come gli avrà ricordato sempre <strong>Fantozzi</strong>, il registe degli over a Praga, città amata da tutti meno che dai veneti, si dice, perché con la famosa pace del 1866 gli austriaci diedero la regione a<strong> Napoleone </strong>che la girò all&#8217;Italia cambiando il destino e l&#8217;educazione civica di tanta gente.<br />
<strong>Gloria a Bucci e ai suoi mohicani</strong> dove si nasconde anche il <strong>Montecchi cubano</strong>, dove <strong>Carera </strong>non lascia un pallone, dove scopri <strong>Frascolla</strong>, riscopri <strong>Terenzi e Binelli</strong>, <strong>Dal Seno e Teso</strong>, dove il motore è <strong>Ponzoni</strong>, dove c&#8217;è lo spirito che in questi giorni sembra animare l&#8217;altro basket e premia gli <strong>Antonello Riva</strong>. A Genova si nono radunati per il trofeo Panichi i reduci di grandi stagioni in una città che amava questo gioco e ora lo vede lontano, troppo in alto. A Milano, in via Procaccini, la via dove aveva la sede<strong> l&#8217;All&#8217;Onestà poi diventata Mobilquattro</strong>, stampata <strong>Xerox</strong>, morta <strong>Isolabella</strong>, due giornalisti dal cuore grande, <strong>Olivari e Specchia</strong>,, forse bugiardi per troppo amore direbbero loro nella ricostruzione di certe cose e qui <strong>il commissario Parisini</strong>, chiamato in causa per un tarocchino Alco, dovrebbe rispondere, hanno presentato<strong> la storia dell&#8217;Altra Milano</strong> lasciando sbalorditi i ricconi <strong>Armani</strong>, lasciando senza parole che non ha mai avuto la loro fede, la loro speranza in un mondo diverso. Tutte riunioni da frequentare come direbbe l&#8217;ex presidente<strong> Maifredi</strong> che ancora si fa guidare da una vecchia passione, anche se lui la deve vivere a schiena piegata mentre in giro ci sono <strong>altri che raccontano balle storiche</strong>, gente di cui non senti la mancanza, ma che vorrebbe farti credere che ci mancano davvero.<br />
Niente da dire, qualcuno ci manca, altri ci intrigano, perché vorremmo davvero conoscere la metamorfosi di <strong>Natali</strong> quando siede sotto la linea gotica rappresentata da <strong>Galliani</strong>, vorremmo scoprire cosa ha spinto <strong>Atripaldi </strong>a cavalcare davanti ai tartari che hanno scelto i ragazzini come ostaggio per farsi ascoltare da una Federazione che non potrà cambiare se le regole d&#8217;ingaggio sono queste. Misteri gloriosi di chi ti applaude se vinci, se sei promosso, ma poi, come primo premio ti offre un contratto al ribasso. Questi sono gli uomini delle rivoluzioni in un basket dove gli aerei per le Americhe sono sempre stracarichi quando qui ci sarebbe da fare la <strong>ola per Siena</strong>, campione con i campioni, campione con i giovani, campione, adesso, con la under 15 della <strong>Virtus del presidente Bruttini</strong> che ha scoperto nuova vita, nuova forza unendosi ai progetti di <strong>Minucci</strong>, non contrastandoli a prescindere, anche se i mondi restano giustamente diversi.<br />
<strong>Il basket che danza col tutù delle vergini dai candidi manti</strong> spiegando che l&#8217;organizzazione cooperazione per lo sviluppo economico, la OCSE, ha scoperto che il riciclaggio del denaro sporco viene fatto più facilmente nel calcio, ben sapendo che anche altri sport riciclano e hanno in soffitta riciclatori nati come spiegherebbero certe folgorazioni sulla via della salvezza societaria ai tempi dei tacopinatori riuniti. Anatre in volo sotto il tiro delle doppiette di chi sapeva bene che <strong>Stonerook </strong>non si sarebbe presentato a <strong>Bormio</strong>, per favore risparmiateci la guerra dei bottoni con squalifica e polemica aggiornata, di chi invece si domanda perché <strong>Bulleri </strong>ha deciso di rinunciare anche se sa benissimo che il suo posto è sicuro e che nel gruppo non resteranno per molto quelli che non ci sanno stare come cercano di spiegare a Milano adesso che devono proprio risolvere <strong>il caso Vitali</strong>, cigno dell&#8217;estate diventato brutto anatroccolo nei playoff. A proposito del raduno a Bormio nella terra del balivo Pini, un gigante nella storia di questo gioco, fa impressione la scritta free agent di fianco al nome di <strong>Matteo Soragna</strong> lasciato libero da<strong> Treviso</strong>. A proposito di Treviso qualcuno prenda in considerazione il caso <strong>Pausich</strong> che ha lasciato dopo oltre trent&#8217;anni la società che ha vissuto con lei, per lei, perché c&#8217;era interesse soltanto verso la prima squadra, mentre a lei interessa il basket giovanile, quello di oltre 100 ragazzine da far correre e divertire, quello del gruppo speciale della Montelatici. In Federazione il nostro presidente accerchiato dia incarico a qualcuno d&#8217;interessarsi davvero dei problemi esistenti quando devi organizzare un vivaio, ma sappiamo che la cosa non fa diventare più importanti, non ti porta al ballo del qua qua davanti al monitor. Una volta a Milano c&#8217;era uno che prima di frequentare il gruppo schiena dritta <strong>aveva promesso che il campo</strong> <strong>all&#8217;aperto di via Dezza sarebbe stato intitolato a Mario Borella</strong>, allenatore e maestro per tanti a Milano, basterebbe chiedere a cinque o sei generazioni di giocatori, dirigenti, arbitri, allenatori, poi ci fece sapere che la burocrazia bloccava tutto, poi lo vediamo questo campo: da due mesi retine strappate, ma per fortuna i ragazzi ci giocano lo stesso. Ma è anche la storia vero di uno sport che barcolla e non sa ancora che la guerra dei bambini lo porterà alla maledizione.<br />
<strong>Restando a Treviso ci addolora che Toronto</strong>, quindi <strong>Gherardini</strong>, abbiano portato via il <strong>Cuzzolin </strong>che sapeva davvero costruire atleti sul telai che promettevano soltanto di poter diventare aerei da combattimento cestistico. <strong>Tutti a Las Vegas</strong>, pochi a Bormio, ma è normale. Il caldo verrà più avanti quando anche la figuraccia nella finale per il terzo posto ai <strong>Mediterranei</strong> sarà digerita con lo stesso sgroppino di chi ci vuole convincere che si deve arrivare allo scisma per proteggere un certo tipo di giocatori, per rendere più ricchi gli incassi di un certo tipo di agenti. <strong>Speriamo che la montagna valtellinese faccia del bene a tutti</strong>, anche se nella batteria dei centri che, fortunatamente, troverà in <strong>Hackett</strong> un bel fornitore di palloni, vediamo lo spettro della eliminazione prossima ventura, quella del buio oltre la siepe di un europeo che difficilmente ci vedrà in campo, anche se dicendo questo, con le squadre italiane, in ogni sport, si arriva al massimo, persino ai titoli più importanti.</p>
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		<title>I lunedì da Oscar: senza più munizioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 16:23:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI alla scoperta del sale tanto per far dispetto alla pressione, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/44086533@N00/2841750711/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3019/2841750711_ac1bd4efab.jpg?v=0" alt="" width="180" height="153" /></strong></em></a></span><strong><em>OSCAR ELENI </em>alla scoperta del sale</strong> <strong>tanto per far dispetto alla pressione</strong>, ma anche per gustare spezie che diano un gusto all&#8217;estate adesso che il basket, questo nostro basket, ci lascia quasi senza munizioni. Avete mai provato il sale blu di Persia dal sapore speziato o, magari, il rosa australiano dal gusto delicato? Non importa. <strong>Se avrete pazienza potrete</strong> <strong>trovarli nella bottega dove almeno vendono il sale e non l&#8217;aria fritta</strong>. Bastava la bravata dei bravi di Lega, nascosti dietro al carretto che porta i ragazzini al patibolo dei vari agenti, per movimentare l&#8217;ambiente, ma nessuno ci ha marciato sopra. Dieci righe in rosa, dieci sui giornali che dicono di essere sportivi, poca roba davvero eppure l&#8217;occasione per confrontarsi, far scoppiare tutto il bubbone era bella e succulenta. Niente. Meglio il silenzio, le briciole di un mercato disattivato dalla<strong> solita crisi di</strong> <strong>idee e progetti</strong>, mentre si sprecano le fiere dove il banditore annuncia che esiste un padiglione dove se entri diventi come Siena. Un padiglione per allocchi, perché <strong>Siena </strong>non è una fiera, non è un dolce, non è un frutto, è una bella idea portata avanti dal cavaliere solitario <strong>Ferdinando Minucci</strong> che per lezioni antiche sa come trasformare il carbone in diamante. Certo che vanno imitati i migliori, non ci sono dubbi che se vuoi contrastare Siena devi cominciare a verificare come ti metterai in campo e se ci sono i mezzi per avere giocatori più forti di quelli che presentano i campioni nel rodeo scudetto. Altre strade non ce ne sono. <strong>In attesa di</strong> <strong>sapere chi e come farà la serie A</strong> prendiamo il coriandolo in grani macinato, la curcuma in polvere, il curry forte e quello medio, riduciamo in borotalco pure il dragoncello e facciamoci tenere al fresco le foglie di erba cipollina. Aspettando di sapere perché uno come <strong>Renzi</strong>, persona stimabile, si mette davanti ai legaioli <span id="more-1132"></span>confusi urlando che vuole la testa di <strong>Meneghin,</strong> ci domandiamo se un giorno potremmo davvero <strong>mettere sulla</strong> <strong>stessa bilancia Dino e lorsignori. Ma non scherziamo</strong>. Certo ha ragione il Renzi quando sbraita perché nel consiglio federale sono rappresentati tutti quelli che ci guadagnano senza mettere un quattrino, quelli che fingendosi eletti dalla base la intossicano con la demagogia, ma non le società professionistiche che portano spesso alla bancarotta i loro proprietari. Lo si sapeva ai tempi del commissariamento, la sappiamo da sempre. Per cambiare tutto servono soldi, coraggio, idee, progetti sostenuti da chi vuole il bene comune e non soltanto quello per i suoi passaportati, per poter dominare fingendo di non capire che la competizione esiste se esiste eguaglianza competitiva, se c&#8217;è il dubbio della sconfitta. <strong>Basta mandare allo scoperto</strong> <strong>randellatori</strong> che hanno perduto ogni credibilità, gente che vende, svende, che ti manderebbe a battere pur di avere la luce accesa sul suo altarino, gente che imbocca una critica rimasta senza munizioni tanto tempo fa, nata per parlare bene dei propri e male degli altri, nata non per aiutare a crescere, ma per accompagnare i signorotti nelle visite alle varie sagre.<br />
Venite con noi nel negozio delle spezie domandandovi perché il <strong>Taugres </strong>Victoria sta battendo tutti nella corsa a <strong>Dario Sarijc</strong>, il quindicenne fenomeno di <strong>Sebenico</strong> che può finalmente rendere felice chi crede anche ai registi superiori ai 2 metri, basta che non abbiano la presunzione secca di <strong>Vitali,</strong> <strong>un talentino che a parole la racconta</strong> <strong>sempre bene</strong>, ma nei fatti manca gli appuntamenti e, soprattutto, sembra un tipo con cui è difficile convivere. E ora ci spieghino <strong>nel centro vacanze di Azzurra</strong> se sono false le voci dei brindisi nel gruppo quando l&#8217;anno scorso il <strong>Caravaggio</strong> bolognese lasciò la nazionale. Certo che sono false dirà <strong>Recalcati</strong>, visto che lo ha convocato ancora, ma un conto è convocare, lo ha fatto anche con <strong>Stonerook</strong> sapendo di non poterlo avere, un altro utilizzare, portare alla maturità internazionale.<br />
<strong>Già, Milano. Si stanno svenando per Hawkins</strong>. Eppure la storia dice che sia a Roma che a Milano il falco non ha davvero disturbato le difese nella fortezza di Siena. <strong>Repesa</strong> glielo diceva spesso: non abbiamo bisogno del salvatore della patria, ma di un giocatore intenso sia in attacco che in difesa. Lui si è offeso. Milano gli crede, lo bacia in fronte e lo arricchisce. Benissimo. Con <strong>Bucchi </strong>c&#8217;è bisogno di attaccanti che vanno diritti al bersaglio, che creano in proprio, ma poi non venite a lamentarvi dei troppi finali finiti male e sempre con lo stesso copione. A proposito di Milano <strong>il Sascia nostro</strong>, l&#8217;unico che fra Prealpina e Superbasket tiene vivo il mondo delle anime spente, conferma l&#8217;arrivo di <strong>Flavio Portaluppi</strong>, uno nato nell&#8217;Olimpia, cresciuto nella società, uno che ha imparato a vivere dove un tempo si costruiva pensando anche al bene degli altri, dove la fiducia era garantita a chi conosceva territorio, mestiere, chi veniva da dentro e non necessariamente da fuori. La cosa è misteriosa perché un giorno<strong> Soresina</strong> lo ringrazia per il lavoro, un altro lui parla del mercato della neopromossa che finalmente <strong>ridarà vita al</strong> <strong>Trofeo Lombardia</strong> per quattro squadre di serie A, un altro ancora si giura sull&#8217; annuncio imminente, restando stupiti soltanto davanti alla distribuzione del lavoro nell&#8217;interno della società che ora farà diventare il <strong>Palalido</strong> un&#8217;arena da 5000 posti per tutto quello che non sarà eurocompatibile. Con il Lupo si riprenderà un discorso interrotto quando giurò di non leggere certi giornali.<br />
Aspettiamo conferma anche per l&#8217;atterraggio morbido del <strong>Paron Zorzi</strong> <strong>nel feudo di Treviso</strong> dove hanno deciso di scrivere una storia diversa da tutti gli altri, una scelta intrigante nello stile<strong> Benetton</strong>, anche se si resta confusi davanti a certe prese di posizione tipo la televisione, tipo accettare la gabella di Lega per non mandare i giovani in nazionale di categoria e poi smentirsi due giorni dopo. Siamo alle solite. Se i migliori continuano a farsi la guerra, pensate un po&#8217; cosa faranno i peggiori e queste giornate senza munizioni <strong>vi danno già un&#8217;idea del mar Morto</strong> retrocesso a meraviglia di serie B e non più meraviglia del mondo. L&#8217;<strong>Eurolega</strong>, birichina, premia Dule <strong>Vujosevijc </strong>come miglior allenatore dopo un&#8217;altra meravigliosa stagione del <strong>Partizan </strong>che ogni anno viene saccheggiato, ma ogni stagione indica la strada ai non miliardari. Dule il gentiluomo, il maistore, lo avevamo qui in Italia. Poteva aiutare una generazione, ma secondo voi lo hanno capito, lo hanno lasciato lavorare?<br />
Scopriamo dalla biografia del nuovo manager di Pesaro, l&#8217;architetto <strong>Alessandro Barzalich</strong>, che nelle società entra gente molto ben preparata, che sa le lingue, che conosce il gioco e i giocatori. Ora vedremo come lo faranno produrre per il bene comune e, soprattutto, se lo lasceranno creare sul serio, senza se e senza ma, perché <strong>Pesaro, intesa</strong> <strong>come Scavolini</strong>, ci manca anche se quel titolo giovanile appena vinto ci dice che Aido Fava ha lasciato gocce d&#8217;argento sull&#8217;arenile.<br />
<strong>Da Udine ci fanno sapere che il Pozzo</strong>, inventore di una bella società di calcio, ha deciso di scuotere <strong>Snaidero</strong> riportandolo all&#8217;antico amore, dandogli garanzie di sostegno, ma con un progetto comune che possa essere sviluppato nel tempo. Visto che anche <strong>Trieste</strong> si sta impegnando vuoi vedere che il basket ritrova la sua frontiera più affascinante. <strong>Non</strong> <strong>fateci sognare soltanto d&#8217;estate</strong>. Una preghiera per il sito della Lega dove appena accendi il computer di viene sparata nella pupilla l&#8217;immagine dell&#8217;ultima partita di finale quella finita <strong>47 per gli sfidanti 82 per i</strong> <strong>campioni</strong>. Il tempo per meditare è passato, quello per arrossire non c&#8217;è mai stato, perché il giorno dopo sembrava che fossero stati davvero Bucchi e l&#8217;Armani i dominatori della stagione, perché una nuova generazione di gente che sembra nata per dare lezioni a quelli del vecchio sistema, dell&#8217;antico regime, ha già iniziato a rimuovere. Allora toglietelo anche dal sito. Sappiamo come è andata, sappiamo come potrebbe andare. Liberate la linea. Tornando a <strong>Milano</strong> che sarebbe matura per una seconda squadra, ma i tempi sono balordi, e anche <strong>Verona, Torino</strong>, la stessa <strong>Trieste, la Fortitudo, magari Udine,</strong> tutti sperano che altri cadano, altri finiscano nel lodo del mar Morto, sperano di riavere la massima serie, per cui inutile fermarsi ai desideri, prendiamo invece le cose per come dovrebbero essere: cioè valutiamo i fatti. Dunque nella città dell&#8217;Olimpia dai 25 scudetti, della storia infinita, dove si chiudono le sedi storiche senza neppure una lacrima, una festa, una commemorazione degna, ecco che dei pazzi, uno è anche il motore culturale del sito dove ogni tanto ci leggete, hanno deciso di <strong>scrivere un libro sull&#8217;altra Milano, quella dell&#8217;All&#8217;Onestà,</strong> <strong>della Mobilquattro</strong>, insomma <strong>degli straccioni</strong> della lotta con <strong>Jura </strong>senza paura. Ne siamo felici e mercoledì non mancheremo al &#8220;4-2-4&#8243; di via Procaccini neppure se alla visita definitiva sul labirinto dovessero dirci che è necessario il ricovero nello stile tragico del Fischio al naso.</p>
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		<title>Non si può vivere di solo instant replay</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 15:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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                                                                   di FRANCESCO SARTI 
I playoff sono iniziati in ritardo perché la Fortitudo Bologna stava discutendo davanti alla Corte federale l&#8217;opportunità di rientrare in serie A dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di Ruben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="540" height="200" data="http://www.youtube.com/v/jvwkhn0y3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/jvwkhn0y3o8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                   di <em>FRANCESCO SARTI </em></strong></p>
<p><strong>I playoff sono iniziati</strong> in ritardo perché la <strong>Fortitudo Bologna</strong> stava discutendo davanti alla <strong>Corte federale</strong> l&#8217;opportunità di rientrare in <strong>serie A </strong>dal buco del cronometro. Sottile contrappasso per una squadra che aveva festeggiato lo scudetto quattro anni fa proprio grazie ai prodigi del ralenti: la bomba allo scadere di <strong>Ruben Douglas</strong>,<br />
<strong>il Forum</strong> atterrito, <strong>Sky </strong>ad esultare perché l&#8217;avvento della tecnica aveva rasserenato gli animi. <strong>Altro che Livorno</strong>. Altro che il sottomano di <strong>Andrea Forti</strong>. Altro che il titolo assegnato postumo, mentre già s&#8217;invadeva il campo. Quelle erano storie passate, vecchie di vent&#8217;anni, quando non c&#8217;erano gli <strong>instant replay </strong>e le norme sull&#8217;utilizzo degli instant replay. In effetti è curioso: quella partita verrà sempre ricordata per la bagarre sui due punti finali, mai, per esempio, per la banalità di lasciar giocare <strong>Albert King</strong>, l&#8217;americano dell&#8217;<strong>Olimpia</strong>, che di punti in gara cinque ne mise ben 22, con già cinque falli a carico. Ma si sa, non tutti gli errori hanno la stessa fotogenia. Non tutti sembrano decisivi, o particolarmente ingiusti. Uno sfondamento non visto non è così nitido come una linea bianca pestata dalla punta di un piede. O una stoppata con la parabola discendente:  per esmpio l&#8217;altroieri, a <strong>Siena,</strong> si è fermato il gioco per discettare sull&#8217;interferenza a canestro di Eze coi campioni d&#8217;Italia avanti di 31 punti&#8230; La realtà è che <strong>non si può tornare indietro al basket privo di bottoni</strong> e centesimi, non tanto perché era più impreciso o disattento, ma perché è arrivata la televisione, l&#8217;angolazione, la fotocellula. <span id="more-1070"></span>Ormai non sappiamo più giudicare del campo senza disporre del controcampo, amiamo la moviola con una sorta di pulsione ossessiva per l&#8217;andirivieni dello stesso movimento. Tutto vogliamo analizzare, scandagliare e decidere. Nonostante esistano ancora gli antiestetici arbitri, spesso soggetti a sviste, e perfino alle successive compensazioni, che sono un modo rozzo per riportare i valori alla pari, anche se sul pallottoliere del designatore risultano due errori a fila, magari gravi.  <strong>Non possiamo più</strong> <strong>fare a meno di questa pretesa all&#8217;esattezza</strong>, alla giustizia che osserva e riequilibra: ne è indizio inquietante la regola del possesso alternato, che fa il lifting alla <strong>palla a due</strong>, assegnando il pallone a turno, a seconda che la contesa precedente l&#8217;abbia vinta o meno l&#8217;altra squadra. Non s&#8217;accetta il caos, o più poeticamente la sfortuna, e s&#8217;indulge spesso <strong>all&#8217;idea del</strong> <strong>complotto,</strong> che fa del giudice in carne e ossa il capro espiatorio per poter urlare contro qualcuno, e mai contro se stessi. Non fraintendete. È senz&#8217;altro preferibile che le partite vengano decise dalle riprese televisive, se questo significa evitare le crociate contro le sconfitte. Il problema è che ci saranno sempre delle <strong>zone d&#8217;ombra</strong>, delle situazioni ambigue, dove la stessa interpretazione del gioco diventa frutto di un punto di vista, non solo dell&#8217;arbitro, ma anche ideale, programmatico. <strong>Non avremo mai una</strong> <strong>direzione di gara liscia, perfetta, assoluta</strong>, perché questa è pretesa di chi può vedere e comprendere, qualcuno o qualcosa al di sopra dello stesso occhio vigile della telecamera. L&#8217;ambizione ci porterà a frammentare sempre di più il gioco, a consentire magari il replay su richiesta nel corso dell&#8217;azione (similmente ai time-out al volo americani), anche senza limiti numerici, <strong>pur di non far imbestialire il pubblico</strong>. Ci si chiederà allora a cosa servano gli arbitri, ormai, con tutto quel corteo di monitor e cronometristi. Ma qualcuno dovrà pure prendersi la briga di soprassedere su un contatto, non accorgersi dei secondi in area, convalidare un tiro da tre coi piedi dentro l&#8217;arco, alimentare i fischi, i cori, le urla. <strong>Il gioco vive</strong>, per scelta, <strong>su questo spazio folle</strong>, questa casualità che è all&#8217;origine della stessa designazione arbitrale, che pure, a propria volta, può essere sballata. Ammettere tutto questo, come, per il caso della <strong>Fortitudo</strong>, la retrocessione, significa in definitiva crescere. Ma se proprio non riusciamo a ragionare senza la tecnologia, ricordiamoci che essa è per natura nemica del dubbio e del rischio. Ossia della <strong>pasta fragile </strong>di cui sono fatte le finali, le eliminazioni dirette, le partite. Anche nell&#8217;epoca del <strong>Grande Fratello</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=." rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I lunedì da Oscar con gli occhi del geco&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 14:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ OSCAR ELENI  dall&#8217;università svedese di Lund dove stanno studiando le maraviglie del Geco, l&#8217;unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> <a href="http://www.flickr.com/photos/esteve1/2567679817/"><span class="flickr-image"><strong><em><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3097/2567679817_76e52caf4e.jpg?v=0" alt="" width="237" height="206" /></em></strong></span></a><span class="flickr-image"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dall&#8217;università svedese di</strong> <strong>Lund dove stanno studiando le</strong> <strong>maraviglie del</strong> <strong>Geco</strong>, l&#8217;unico animale che in estate vorresti sempre sul muro di casa tua, perché lui vede tutto, vede anche dietro la testa, non dà speranza alle zanzare e , se lo fai arrabbiare, ti assale e quindi andrebbe bene anche in certe sale stampa dove gli allenatori straparlano, spingono più in là colpe che sono soltanto loro, dei giocatori e della società. </span><strong>Viva il geco che saltava per la banda di Ocean</strong>, viva questo animaletto di origini preistoriche che non se la prende se qualcuno scambia le amichevoli per vere partite di campionato come è accaduto a Milano, se chi non ha più niente da dire per salvarsi scopre che<strong> &#8220;tutto è</strong> <strong>strano&#8221;,</strong> che bisogna assolutamente fare ricorso, se chi ha vissuto una stagione grama, con giocatori in fuga tenuti insieme da un grande allenatore come è avvenuto <strong>a Rieti</strong>, ci piange sopra e giura di voler iscrivere la squadra al prossimo campionato sapendo che davanti alla sua porta c&#8217;è già una lunga fila di acquirenti, una colonna berciante che, invece, manca davanti agli uffici della<strong> Lega</strong> dove si prova quasi vergogna a rendere bello chiaro e pubblico il calendario dei play off con la minestra da scaldare per le ventuno, scaricando così su <strong>Sky</strong> anche le ultime colpe adesso che i puffi dell&#8217;iperbole si morsicano fra loro sapendo che del domani non può esserci certezza se a governare, grazie al <strong>Franco Lauro</strong> smanioso, tornerà ad essere la Rai bicamerale, quella del campo lungo e dalla grafica informativa, se possibile, anche peggiore e più difficile da leggere di quella dei ragazzi che erano in un cielo tranquillo e adesso sono una ellisse vagante fino allo sballo del 2012, dove ci aspettano gli atzechi che già sapevano di una eventuale fine del mondo. Sarà per questo che <strong>Pianigiani continua a voler vincere ogni maledetta domenica</strong> e nei giorni comandati per il basket che da questa settimana ha deciso di giocare quasi tutti i giorni. Lui vuole ogni tipo di record cantabile dagli statistici, per cui quando il mondo tornerà a vivere, dopo la collisione cosmica, si troveranno <strong>una stele in piazza del Campo</strong> con il record di vittorie sopra il 90 per cento. Finale atroce, dice qualcuno, perché <strong>a Roma</strong> i giocatori di <strong>Cantù</strong> sono stati inseguiti dai loro tifosi, perché <strong>a</strong> <strong>Teramo</strong> la disperazione <strong>Fortitudo</strong> ha scatenato la rabbia di chi <span id="more-961"></span>si accontentava anche di una pena minima per giocatori già processati in curva, per una società già fotografata nel parco delle stelle. Certo le cose sono andate malamente, il <strong>blocco illegale di Brown</strong> che manda fuori posto <strong>la spalla di Gordon</strong> dopo 22&#8243;, o <strong>Cerebuch</strong> che vedi i nanosecondi come è sfuggito il colpo?, i tiri sulle sirene, ma anche le troyadas variadas in un gruppo dove hanno continuato a credere che <strong>Huertas </strong>potesse davvero guidare un attacco, dove si è preferito, troppe volte,<strong> Cittadini a Fu</strong>cka, dove non hanno lavorato abbastanza sull&#8217;ego del <strong>Mancinelli </strong>che anche a<strong> Teramo</strong> ha voluto fare il tiro da tre che è diventato condanna, dove hanno creduto a tutte le promesse che arrivavano persino da americani in fuga che, come hanno confessato poi, facevano banda e se ne sbattevano delle lacrime di chi oggi piange in A1 la perdita di una grande società come quella che si erano inventati<strong> Tesini,</strong> <strong>Lamberti e Parisini</strong>, come quella che <strong>Giorgio Seragnoli</strong> ha portato alla gloria nazionale ed europea.</p>
<p>Caro Geco aiutaci tu a sopportare <strong>le feste di Pesaro</strong> perché una stagione così balorda, mettiamoci pure infortuni gravi, è nata soltanto dalla cattiva coscienza di giocatori che si guardavano in cagnesco e non avevano nessun rispetto per un allenatore alla <strong>Pino Sacripanti</strong> che ti dà tutto e in cambio non vuole neppure essere ringraziato. Fino a giugno tutte le sere insieme mandando a quel paese chi sputa a <strong>Bonamico</strong>, come è successo a Scafati, mandando un telegramma di adesione a <strong>Claudio Sabatini</strong> quando dice &#8221; siamo un gruppo di fasulli&#8221; riferendosi alla <strong>Virtus</strong> che, come ogni stagione, a fine campionato, perde conoscenza di se stessa, della sua storia, nella speranza che siano sempre gli altri a salvarla come ha tentato di fare <strong>Cazzo</strong>la scatenando la rivolta di chi sapeva e di chi sa che tipo di Virtus è passata da <strong>Porelli a Gualandi</strong> e poi al candidato sindaco, di chi conosceva il patrimonio ideale e non soltanto immobiliare delle vere Vu nere. A proposito di politica siamo sbalorditi sapendo che <strong>Magnifico </strong>giocherà nel Pdl contro Giorgio Giommi, la voce Vuelle, schierato col PD. E&#8217; tempo di nespole politiche, ci giocano in tanti, peccato che nessuno abbia peso per aiutare il basket a scegliere bene il suo partner televisivo adesso che in Rai potrebbe essere messo da parte il De Luca che era amico sincero, anche se non gli permettevano di dimostrarlo sempre. Dicono che il nuovo sia un altro De legato altri Fidipu. Vigilate gente.</p>
<p>Prima del pagellarrium finale voci dal sen fuggite in base alla classifica: Siena è furente perché ancora non sa come organizzare la squadra del futuro attacco europeo, ma appare certo che si rinforzerà nei lunghi e quindi punterà su italiani da centro campo. Roma ha visto tutte le carte che può giocarsi Gentile, forse farebbe bene a confermarlo, ma prima deve avere garanzie che gli faranno una squadra equilibrata e forte dove Siena è forte. Teramo in festa, allenatore dell&#8217;anno, americano Moss che ora vogliono tutti, si tratta soltanto di ragionare adesso che per Poeta si sveneranno da Milano in giù. Treviso è squadra strana perché reagisce sempre quando diventa quasi sicuro che Mahmuti non sarà l&#8217;allenatore dell&#8217;anno prossimo visto che sono stati allertati Vujosevic e Perasovic e forse anche Repesa.Virtus Bologna con il mal di denti, già separata in casa da un allenatore che vorrebbe sostituire con Valli o, cosa forse più logica, con Lino Lardo altro allenatore da premio, ma lo era anche Bonicciolli prima di smarrire il bigino per salvarsi dalla creatività e dalla passione smisurata di chi crede di poter sempre spiegare come funzionano le cose nello sport e in questo gioco. Su Milano una nube tossica permanente che dovrebbe essere liberata con alcune variazioni sullo spartito del primo anno vero della firma Armani. Si annuncia Crippa come manager in arrivo da Mosca e allora perché non credere anche in un Messina di ritorno? Basta colori tenui, meglio quelli forti. Da collezione primavera-estate. Biella tutto bene, Bechi da confermare, americani da sostituire meglio, spogliatoi da riverniciare e allargare perché il palazzo nuovo è meraviglioso, ma carente dove fumano le docce. Pesaro davanti al dilemma: chi resta e con chi. Come sempre. Il play off ha rimandato al largo i mosconi, ma durerà poco. Nel sottoscala senza playoff sicura la partenza da Caserta del Frates, insultato dal primo all&#8217;ultimo minuto nelle ultime partite, dell&#8217;allenatore che forse tornerà a Reggio Emilia dove ancora si chiedono chi è il genio che ha cacciato Marcelletti via telefono. Certa la fuga di Markovski da Avellino con destinazione probabile Venezia, anche se un uccellino federale ha spiegato che il Meneghin prigioniero della riconoscenza ottica, non potendo garantire un rinnovo di contratto a Recalcati, perché poi sarebbe imbarazzante spiegare la mossa in caso di eliminazione europea, di limbo internazionale, ha forse trovato una via d&#8217;uscita con il part-time, liberando quindi l&#8217;allenatore per eventuali agganci e Venezia potrebbe pure pensarci. L&#8217;agente è già in movimento. Difficile capire quanto è successo a Montegranaro, speriamo che Finelli si riprenda, speriamo che non vengano fuori altri maghi con giocatori fasulli da mettere in vetrina. Chi si prende la Fortitudo? Repesa lo farebbe in A2? Lo farebbe con Savic? Ma ci sarà ancora una Fortitudo se non troverà la finestra per rientrare in A1? Bella scommessa. A Udine tutti in piedi per ringraziare la famiglia Snaidero, ma forse era meglio farlo prima, dai giorni in cui una bella squadra venne smantellata per gelosia.</p>
<p><strong>Pagelle al pistacchio:</strong></p>
<p><strong>10 a CAPOBIANCO</strong> allenatore di Teramo, allenatore dell&#8217;anno: non ci riferiamo soltanto al meraviglioso terzo posto, ma a quella febbre che sembra guidarlo in panchina come succede al rabdomante che va alla scoperta dell&#8217;acqua santa. Lavagne al rogo.</p>
<p><strong>9 a Lino LARDO</strong> che meritava di poter guidare la rinascita di Milano, che merita una grande panchina, che ha fatto un capolavoro nel nome della passione di una città come Rieti che ora dovrebbe mobilitarsi per davvero.</p>
<p><strong>8 al greco KALAMPOKIS</strong>, nuova gioia della Benetton, perché ci ha dimostrato che in certe squadre, con determinati allenatori, è sempre l&#8217;ultimo arrivato a fare bella figura, perché non ha pregiudizi, non ha ricordi del passato, non conosce ancora bene le gerarchie interne.</p>
<p><strong>7 a Denis MARCONATO</strong> che era davvero emozionato per il suo esordio con la maglia Armani. Certo un bel ritorno per uno che si è goduto la vera Spagna di Barcellona e quella splendida di San Sebastiano, anche se ci ha sempre lasciato perplessi sentire il cammellone che si lamentava perché fra i baschi la pizza è diversa da quella di Treviso. Speriamo che a Milano capisca la differenza fra il risotto e la&#8230;.</p>
<p><strong>6 a Pino SACRIPANTI</strong> uscito bello rubicondo da una trappola dove sarebbero caduti in tanti, uscito bello come il sole anche se non era lo stesso che scaldava i cuori di certi giocatori infidi.</p>
<p><strong>5 a MARKOVSKI e FRATES</strong> che dovevano prendersi a braccetto per andarsene insieme lontano da chi li insultava, da chi non li ha mai potuto sopportare e, quindi, non gli ha mai fatti lavorare come volevano, senza nascondere che molte colpe sono anche degli allenatori testardi.</p>
<p><strong>4 alla NGC Cantù</strong> che è andata verso il suicidio sportivo senza potersi difendere perché è facile scoprire i giocatori che hanno fretta di vacanze, sono quelli che ti dicono di essere preoccupati, sotto pressione e con un parente da operare in America, una multa stratosferica da pagare in Svizzera.</p>
<p><strong>3 a Matteo BONICIOLLI</strong> per non aver trovato la collina del silenzio sotto San Luca, per non essersi accorto che sarebbe stato nudo molto presto, per non aver valutato che certe verità sarebbero tornare indietro per tagliargli la lingua e non soltanto quella: se avvicinarsi a Siena vuol dire perdere 5 partite in fila, allora era meglio restare distanti e magari al secondo posto.</p>
<p><strong>2 a Zoran SAVIC</strong> che pensa di potersela cavare con il reclamo per errori arbitrali mentre la Bolgona Fortitudo ha pronto un verbale lungo come il Navile, mentre al processo contro incapacità gestionale i testimoni superano il numero degli abbonati di oggi e, purtroppo, anche quelli di domani.</p>
<p><strong>1 alla RAI</strong> che non ci può riconquistare con le sue dirette tipo la finale scudetto femminile vinta da Taranto, con la baraonda della A2, che non può farci vedere un orizzonte migliore di questa SKY permalosa, verbosa, da vedere con rigoroso spegnimento dell&#8217;audio, di questa televisione a pagamento che ammazza le notti e pensa di farti un favore. Si è ribellata persino la Gazza degli orgasmi che non ha neppure lo spazio per il calendario play off.</p>
<p><strong>0 alla LEGA</strong> che deve battere colpi forti in questi pochi giorni prima della mattanza play off. Troppe voci fuori dal coro, troppe anomalie, troppe notturne senza senso. Il Renzi che andava così bene in A2 non può essere cambiato a contatto con questi della A1 che pensano di vivere con luce propria quando, per la maggioranza, invece, sono soltanto pianeti senza sole.</p>
<p><a><span><br />
</span></a></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo film muto dell&#8217;Armani a Biella</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a title="Dave Bing" href="http://www.flickr.com/photos/lucafabbri/3511374420/"><span class="flickr-image"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3628/3511374420_a3482f101b.jpg?v=0" alt="" width="250" height="177" /></span></a><strong>OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande</strong> per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto &#8220;miracoloso&#8221; di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, <strong>parola e verbo Sky</strong>, dalla soddisfazione di <strong>Gentile</strong> che ha scoperto di avere una squadra, quella di <strong>Roma</strong>, con grande carattere, al compiacimento di <strong>Cesare Pancotto</strong> che nell&#8217;intervallo, ma soltanto nell&#8217;intervallo della partita con <strong>Caserta</strong>, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.<br />
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall&#8217;alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. <strong>Difficile interpretare l&#8217;ottimismo</strong> di <strong>Boniciolli per la Virtus da play</strong><strong>off</strong>, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c&#8217;è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.<br />
Impossibile decrittare <strong>il messaggio di Livio Proli</strong> quando parla di <strong>un&#8217;Armani scoppiata mentalmente</strong>, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché <strong>a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un</strong> <strong>film muto</strong> già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il <strong>Marconato</strong> Sutherland appena <strong>arrivato da San Sebastiano</strong> per dare una mano, meglio due direbbe <strong>il sciur Gamba</strong>. Sarà per questo che <strong>l&#8217;Olimpia</strong> non emoziona <span id="more-941"></span>anche se, ne siamo sicuri, potrebbe essere la seconda squadra a battere <strong>Siena</strong> in questa stagione perché al <strong>Forum</strong> i campioni non saranno davvero affamati, poi lo sanno tutti che una <strong>Milano </strong>in buona posizione playoff alimenterà rotative che non si muovono spesso per il basket a meno che ci sia uno scandalo, a meno che in America non diventino sindaci ex grandi di questo sport come<strong> Dave Bing</strong> che ora guiderà <strong>Detroit </strong>negli anni della grande crisi. Milano, va ricordato, ha rischiato di vedere in finale europea due squadre che aveva battuto: <strong>Cska e</strong> <strong>Olimpiakos.</strong> Vi sembra poco? Inutile mettersi a discutere per l&#8217;ennesimo finale controverso, in questo caso quello di <strong>Rieti</strong> dove <strong>Ferrara</strong> ha vinto su un secondo che forse è stato regalato: certo cronometri(sti?) sono di merda, ma le difese, vogliamo parlarne, sia ricordando <strong>Fortitudo-Montegranaro</strong>, sia pensandod al derby, sia guardando le fotografie di questo epilogo che rende imbarazzante il finale del campionato anche in coda come scopriremo domenica.<br />
Eh sì, <strong>Rieti andrà ad Udine dove la Snaidero</strong> <strong>è come sparita</strong>, gente che non vede l&#8217;ora di fare le valige, anche adesso che sembra uscita allo scoperto la cordata di salute pubblica nel nome della friulanità. Se vince la <strong>Solsonica</strong>, considerando che difficilmente <strong>la Fortitudo</strong> potrà farcela contro <strong>Teramo</strong> che si vuole tenere ben stretto il terzo posto, avremo la squadra di Rieti ancora in serie A per differenza canestri con le aquile abbandonate. In quelle due partite nessuno aveva compreso che ci si doveva battere fino in fondo? Voi capite come stanno le cose e questi ci sparano cannonate di aria fritta in un dialogo che comprende tanti sordi come potrebbe giurare il viandante passato in una tabaccheria di Bologna, vicino al PalaDozza, proprio un&#8217;ora prima della sfida salvezza. Che tipo di dialogo?<br />
Lui, con le mani in tasca e una piccola bara blu come portafortuna, per non parlare del vicino di posto che si era scelto, lo racconta così:<br />
Cliente (una bella signora, arzilla e disinformata): &#8220;Come mai tanta confusione?&#8221;. Tabaccaio: &#8220;C&#8217;è la partita di basket, la Fortitudo contro Caserta&#8221;. C: &#8220;Ah, Caserta, bellissima terra, poi la reggia, la nostra Versailles&#8230;&#8221;. T: &#8220;Si, sì, sono i nostri avversari&#8230;&#8221;. Deve andare più meno così in tante sale stampa, in molti spogliatoi. La verità va nascosta, gattini amorosi che sanno come utilizzare l&#8217;ultima terra.<br />
<strong>Volete sapere come potrebbe andare a finire domenica?<br />
1. Siena</strong> e qui ci prendono tutti, <strong>2. Roma</strong>, ma <strong>Gentile </strong>non ci venga a dire che avrebbe firmato, nel dopo <strong>Repesa</strong>, per un risultato del genere perché gli avversari della corsa li conosciamo tutti e lui prima degli altri perché con Gelsomino aveva fatto dei piani a lunga scadenza, <strong>3. Teramo</strong> e via con il premio per l&#8217;allenatore dell&#8217;anno a <strong>Capobianco</strong>, <strong>4. Virtus Bologna</strong> che sarà anche l&#8217;unica ad aver vinto in Europa, ma qui da noi s&#8217;inceppa troppo spesso fra un viaggio e l&#8217;altro dei suoi maghetti, <strong>5. Milano</strong> perché sarebbe un bene per tutti se a battere i campioni, i grandi favoriti, fosse anche una squadra ricca, con ambizioni che assomigliano a certi vestiti di scena, perché ci sarebbe da ridere e piangere se alla fine di ternta partite l&#8217;unica ad avere lo scalpo del Montepaschi fosse la Fortitudo fortemente indiziata per la retrocessione, <strong>6. Treviso</strong> anche se, fossimo la Virtus, questa Virtus del dopo coppa con allenatore alla gogna, squadra non proprio compatta, andremmo cauti, <strong>7. Biella</strong> che si merita ogni elogio per come ha rimontato, per come ha sviluppato il progetto palazzo, squadra, per come ha sopportato i tipi alla Gaines, <strong>8. Scavolini</strong> a patto che vengano disinnescati in due giorni quelli che giocano apertamente contro.<br />
<strong>La retrocessione?</strong> La Fortitudo dipende da Udine, ma tutti sappiamo che al Carnera sarà una sfida fra reduci, fra gente che è rimasta soltanto perché non sapeva dove andare, da una parte e anche dall&#8217;altra, perché i primi a perdere pezzi lungo la strada sono stati quelli di Rieti che ora, però, hanno la possibilità della salvezza, anche se tutti sanno che il difficile verrà dopo e l&#8217;idea comune è che questa serie A conquistata sul campo possa essere venduta per ripianare. Siamo male informati? Vi abbiamo detto che questo non è un paese per orecchie di anziani borbottanti e bavosi.<br />
<strong>Chiusura senza pagelle</strong>, quelle le daremo lunedì tenendo aperto il negozio dove il fine campionato impone almeno barba e capelli per i piccoli indiani che nell&#8217;isola s&#8217;inseguiranno fino a quando ne resterà uno soltanto.<br />
<strong>Post scriptum</strong>: l&#8217;allenatore di San Antonio, mister Pi, avante del buon vino, era a Biella per vedere cosa vale davvero questo Gist, ma non era stato informato che gli arbitri angosciati non avrebbero fatto favori a nessuno, quindi neppure al gommolo di<strong> Bechi</strong> che si è trovato il cioccolato soltanto alla fine.<br />
<strong>Secondo p.s.:</strong> l&#8217;Uleb ha scoperto, dopo indagine interna, non certo su testimonianza degli inviati impegnati con la santa statistica, che nelle finali di Berlino, quelle che per moltissimi sono state migliori di molte partite Nba, con travaso di bile rosa scarlatto tendente al giallo, i tifosi greci si sono comunque comportati male e questo in aggiunta alle sconcezze dei play off col laser, con la baraonda a bordo campo, con gli arbitri confusi, tanto per non dare altri argomenti alla magistratura che da Reggio Calabria ha spedito fiale al veleno per un basket che pensa di cavarsela col silenzio nella speranza che tutto diventi erba nello stato prato di calciopoli. Si prevedono sanzioni. Sarà vero?<br />
<strong>Terzo p.s.:</strong> Silenzio di tomba, sembra di essere davvero di essere nel cimitero degli arbitri come testimonierebbe il veterano Sidoli ricordando che anche in passato pretendevano genuflessioni in cambio di promozioni, sulla vicenda direttori di gara italiani, i migliori d&#8217;Europa vi avranno urlato i telecronisti della rete per non vedenti e non pensanti, ignorati e quindi non scelti per le finali di Berlino dove non avevamo squadre nostre. Nessuno che abbia chiesto una spiegazione, eppure Rigas, Bianchini, il sindacato arbitri, avranno pure qualche cosa da dire che vada al di là della cresima di un parente, nel caso di Elettrino Facchini.</p>
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		<title>Quella volta in cui promisi: &#8220;Se la Reyer stavolta perde, non scrivo più di basket&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 19:46:46 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32041471@N04/3169832861/"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3088/3169832861_6a7888daf3.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>  <strong>dallo scantinato della</strong> <strong>Misericordia di Venezia</strong>, cercando di grattare via la patina del tempo, di sentire ancora il profumo di <strong>quel basket che giocavano alla Reyer</strong> dialogando con i grandi affrescatori, con i grandi giocolieri, con i &#8220;morti cani&#8221; delle varie annate oro granata <strong>dei tempi di Lelli e De Respinis</strong>, con quello che è rimasto di una notte balorda di marzo: era il 19, l&#8217;anno il 1981. <strong>Finale di Coppa</strong> <strong>Korac a Barcellona</strong>, Plau blaugrana, tribuna stampa anche più in alto che alla <strong>Futurstation.</strong> <strong>La Carrera del Carain</strong> che va ricordato con affetto, un&#8217;armata che il<strong> paron Zorzi</strong> faceva cantare quasi in coro anche se <strong>Spencer</strong> <strong>Haywood</strong> non capiva lo splendore del palazzo sul<strong> Canal</strong> <strong>Grande</strong>, contro la <strong>Juventut Badalona</strong> dalle maglie consumate, una banda catalana che seguiva le leggi del signore fino in fondo. Siamo andati <strong>alla Misericordia</strong> per sentire se qualcuno aveva raccolto in un volume le imprecazioni di <strong>Tonino Zorzi</strong>, il goriziano del ferro sei, gloria di Varese come giocatore, gloria per le tante squadre che lo hanno avuto come allenatore, <strong>da Napoli a Venezia</strong> e, adesso, dopo Avellino, anche la Virtus Bologna. Zorzi era sicuro di aver stravinto quella coppa. Anche noi ne eravamo certi offrendo la scommessa più assurda a <strong>Giorgio Lago</strong>, direttore del Gazzettino, un vero giornalista, un amico che ci manca. La Reyer era padrona del gioco e del punteggio: <strong>&#8220;Se perdono, non scriverò più</strong> <strong>di basket&#8221;.</strong> Persero. Abbiamo scritto ancora, ma si prova comunque vergogna per le parole non mantenute, per la debolezza come direbbero ai &#8220;<strong>Veterani&#8221;.</strong> Sconfitta al supplementare, 105-104, è dalla mente in tanti abbiamo cancellato il nome dell&#8217;americano che da quasi metà campo infilò il tiro della vittoria giurando che lo aveva guidato Dio. Vi raccontiamo questo dopo aver visto <strong>le facce di Boniciolli e Zorzi</strong> mentre volava l&#8217;ultimo pallone. Ma lo potevamo immaginare già dalle semifinali vissute nella penombra della tribuna stampa sul cielo della Futur Station, intermezzo sul campo, in un venerdì glorioso passato da <strong>Rodrigo </strong>per scoprire che <strong>Torquemada Porelli</strong> ama ancora stupire, scommettere sulla vita guardando negli occhi chi lo sfida, che sia anche la morte non lo fa arretrare di un metro<span id="more-919"></span> perché con lui <strong>&#8220;non si passa&#8221;.</strong> <strong>Porelli e Guazzaloca</strong>, artisti splendidi nel teatro dell&#8217;arte di un vecchio ristorante dove un tempo <strong>la Bologna che si godeva le notti</strong> e mangiava anche all&#8217;alba applaudiva i campioni della vita, le signore in guepiere che facevano lo spogliarello sui tavoli. Parole in libertà, ma anche promessa del venerdì, assaporando canocchie e bomboloni intesi come pasta, per vedersi la Virtus nella finale di domenica. L&#8217;avvocatone era sicuro. Nella semifinale non mi vedrete, ma alla partita decisiva ci sarò. Ha mantenuto la parola e ha soffiato come quasi tutti i settemila del palazzo quando <strong>Nando De Colò</strong>, francese di talento, anima dello <strong>Cholet, </strong>dove è cresciuto nel mito di Rigaudeau, con 8 secondi da giocare, ha lasciato partire il tiro che avrebbe potuto mandare Zorzi al neurodeliri come nel 1981, che avrebbe forse convinto Boniciolli a salutare tutti per nascondersi nel primo bosco disponibile sopra Chiarbola, che avrebbe fatto diventare polvere le tre giornate di gloria sabatiniana.</p>
<p style="text-align: justify">Non è accaduto e l&#8217;Italia si è ritrovata in casa una coppa europea che non vinceva dal 2002, un trofeo in argento che è proprio uguale alla Coppa Korac, anche se adesso, chissà perché, alla <strong>Fiba Europa</strong> la chiamano <strong>Eurochallenge</strong>, un riconoscimento che la Virtus ha messo in bacheca etichettando in oro la quarta coppa continentale, alla faccia di chi quasi non voleva giocarla questa manifestazione, salvo poi berci dentro il nettare della vita, tenendo il fiele per le battaglie che il basket italiano preferisce fare altrove, sempre lontano dal campo. Coppa benedetta che non nasconde certe differenze con <strong>Siena,</strong> che stimola la sana ironia e ha fatto bene Boniciolli a chiedere un telegramma Marconi da inviare ad <strong>Ettore Messina</strong> in partenza per <strong>Berlino </strong>facendogli sapere che lo considera sempre il migliore, <strong>un tipo tosto alla Togliatti</strong>. Non hanno fatto bene quelli che erano assenti e <strong>Dino Meneghin</strong> non ci dica che era spaventato dalle <strong>minacce del Sabatini</strong> che voleva i federali in ginocchio sul brecciolino della Futur Station, umiliati nella richiesta dell&#8217;accredito. Lui non ha mai avuto paura e questa volta doveva esserci perché non deve dare ascolto a questo consiglio federale che lo sta incartando, ai vicepresidenti che delle società non si preoccupano quando invece sta montando la piena nel torrente legaiolo. Certo Sabatini era stato duro, certo c&#8217;era risentimento per le ultime storie tese con Siena che resta il pianeta verde più lontano, ma attenti alle parole, attenti a dare ascolto alla gente con il torcicollo, quei piccoli puffi che si confondono seguendo i ghirigori del <strong>Boykins</strong> che non va stuzzicato cantando troppo bene di <strong>Langford</strong> perché la gelosia diventa una brutta bestia, come vi racconteranno i veterani di mille spogliatoi, <strong>da Milano a Varese</strong>, da Cantù a Bologna, <strong>da Napoli fino a Siena</strong>, sì anche nella società modello bisogna fare attenzione a certe cose. La coppa nel giorno in cui <strong>Roma </strong>legge le carte all&#8217;<strong>Armani</strong> che non poteva essere sazia, anche se la scusa è buona, nel turno che allontana <strong>Ferrara</strong> dai playoff proprio quando sentiva di averli in mano, anche se poi ha scoperto una novità che vale per i giocatori tipo <strong>Allan Ray:</strong> sono croci e delizie. La fame non è di questo basket direbbe <strong>Pancotto</strong>, un altro dallo sbalordimento permanente, nel vedere <strong>la Fortitudo piegarsi sotto la clava canturina. </strong>Domenica per sentire l&#8217;Europa bella vicina, c&#8217;era anche il presidente Fiba ad omaggiare la Virtus e sarebbe stato interessante mangiare con lui come il colonnello <strong>Lawrence sulla strada di Akaba</strong>. Peccati gravi. Tensioni permanenti e il Meneghin deve rendersi conto che persino al faro delle sacrestie è venuta fuori la domanda che resterà su questa stagione: gli arbitri e i dirigenti scoperti nel tarocco minore sono così diversi da quelli che vediamo imperare nel campionato maggiore?<br />
Sono sabbie mobili e sarà meglio prepararsi bene, senza menarla troppo con questa storia delle quote di giocatori italiani che resta la palude dove i vice presidenti federali e il loro seguito, quello ufficiale e quello mascherato, provano a fare i lottatori, per far scoppiare una guerra che, dopo la rielezione della presidenza al <strong>Coni</strong>, lascerà Meneghin in mezzo al mare dei suoi sogni, istigato dagli Iago di turno a darle le dimissioni, ad usare il pugnale per la vendetta che non serve. <strong>Gloria alla coppa europea</strong> <strong>della Virtus</strong> perché è piccina, ma pesa tanto e servirà a Boniciolli per scrivere meglio il libro della sua vita senza pace, anche adesso che ha vinto, perché già lo aspettano<strong> le forche caudine di Teramo</strong>, di Porto Montegranaro, perché gli diranno che non basta mai dire la verità, ci vuole lo zenzero e la bugia cosmica, non sarà sufficiente mostrare le cose come sono in realtà.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pagelle con zucchero filato della casa Reyer</strong> dove si aggira <strong>Dan Peterson</strong> imprecando con tutti quelli che non gli credono quando urla: te lo do io il basket:<br />
<strong>10 al PILLASTRINI</strong> che corre sulla collina del Palace varesino per questo suo ritorno in serie A, per una stagione vissuta pericolosamente, ma vissuta bene come capita agli allenatori che non sempre incontrano la gente sbagliata, quella che ironizza su scelte fatte in proprio, ma scaricate sugli innocenti, dopo il fallimento.<br />
<strong>9 a Matteo BONICIOLLI</strong> per le sue dediche dopo aver vinto anche una coppa europea. Giusto applaudire il Sabatini che questa volta ha organizzato e ha pure vinto, giusto ricordarsi che l&#8217;età dell&#8217;oro è stata quella di Messina, ma è stato intelligente anche dedicare il successo al Porelli che ha costruito la casa Virtus, a quelli che l&#8217;hanno difesa anche durante la peste e con Sabatini c&#8217;è sicuramente Romano Bertocchi, così come c&#8217;è Luchi, così come devono esserci Zorzi, Melillo e Fedrigo.<br />
<strong>8 al Luca BECHI</strong> biellese che permette ad Atripladi e Baiesi il grande abbraccio dopo una corsa che è diventata impresa nella seconda parte, che è diventata speciale perché convincere Gaines a giocare per la squadra resterà un capolavoro a prescindere.<br />
<strong>7 al Simone PIANIGIANI</strong> che è andato sull&#8217;Argentario per far respirare un po&#8217; il <strong>Montepaschi</strong>, per renderlo ancora più solido adesso che si prepara alla campagna per vincere il terzo scudetto consecutivo. Lui può permettersi questo lusso, mentre altri vanno in giro a cercare i loro lanzichenecchi pronti a scappare.<br />
<strong>6 all&#8217;arbitro SAHIN</strong>, che forse meriterebbe anche di più, perché a <strong>Pesaro</strong> dopo un fallo intenzionale sanzionato al focoso ed inesperto Akindele gli è andato vicino per spiegare bene le cose che il talento nigeriano ancora non comprende: spiegazione senza infierire, ridacchiare, fare il duro che non dura. Bisognerebbe che si dacese così sempre, soprattutto quando si è belli gonfi per aver pescato un americano che commette passi senza prendersi vantaggi.<br />
<strong>5 a Ugo BARTOLINI</strong>, splendore di Rivabella, la collina dove scopri tante cose simpatiche, anche se non tutte le compagnie sono adatte alla notte, per la settimana insonne pensando alla <strong>Fortitudo</strong> che non merita comprensione dopo tanti pasticci, per la settimana speciale passata con la sua under 13 poi vittorio nel derby, per essersi stupito adesso che qualche genitore si è lamentato per gli allenamenti anche serali in una città dove si parla di parchi per le stelle, di luci al neon, di tartarughe dorate, ma dove le ore palestra dei ragazzini vengono scelte dopo aver regalato comodità alle prime squadre dei professionisti. Macerarsi ancora davanti a certe cose non ha più senso. Il discorso vale anche in altre città.<br />
<strong>4 alla commissione che si occupa della TV</strong>, anche se è rimasto soltanto <strong>Lefebre</strong>, se non valuta bene quanto è accaduto per questa finale di Eurochallenge che alla fine è stata trasmessa da E&#8217;TV dopo una dura battaglia perché la finale incrociava (?) con il silenzio stampa del Bologna calcio. Nessuno si è fatto avanti per comperare l&#8217;evento e questo dovrebbe far riflettere chi è ancora convinto che il basket sia vendibile. <strong>Il basket è</strong> <strong>regalabile</strong> e va allevato come una piantina di mentuccia. Con molta cura.<br />
<strong>3 a MESSINA e SCARIOLO</strong>, i nostri grandi guru regalati al Cska e alla Spagna perché per vederli ridere di gusto, finalmente, liberi, abbiamo dovuto aspettare che uscisse il settimanale della Gazzetta. Quando li vediamo in giro sono sempre con la faccia armata. Regalino sorrisi sinceri anche ai poveri.<br />
<strong>2 alla LEGA</strong> che giustamente, sarà vero?, ferma il campionato per la settimana delle finali di Eurolega, ma non prende la palla al balzo con le finali di Eurochallenge stranamente spalmate su tre giorni per lasciare la domenica soltanto alla Virtus, tenendosi un bel sabato di festa, perché il 25 aprile, anche in questo basket, sarebbe stato un giorno per liberarsi di certe piccole gelosie.<br />
<strong>1 a Carlo RECALCATI</strong> che forse soltanto per schivare i faraoni bolognesi non è andato a Bologna per guardare da vicino i futuri nazionali di Francia e, soprattutto, Nando de Colò che potrebbe diventare un problema anche più grosso del solito Parker. Vero che c&#8217;era festa a Varese, vero che ci sono sempre i filmati, ma l&#8217;assenza si è notata.<br />
<strong>0 alla FEDERAZIONE</strong> che ha si è presa in ostaggio Meneghin e fa di tutto per complicargli la vita. Il caso Bologna, il caso arbitri, il contenzioso con la Lega, questa lite con Sabatini messo in piazza mentre minaccia gli arbitri, questa mancanza di coraggio e di chiarezza, questa assenza da una finale europea per chi punta ad organizzare il mondiale della redenzione, ha inacidito il poco latte spremuto dalla solita mucca rappresentata da una Lega che potrebbe davvero stancarsi di tanta ipocrisia su regole semplici da elaborare, ma dure da difendere, a meno che non ci si creda davvero ed è questo il punto con certa gente messa di guardia del bidone di un mondo senza ottica.</p>
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