By oscareleni | Maggio 8, 2009 - 5:42 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto “miracoloso” di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, parola e verbo Sky, dalla soddisfazione di Gentile che ha scoperto di avere una squadra, quella di Roma, con grande carattere, al compiacimento di Cesare Pancotto che nell’intervallo, ma soltanto nell’intervallo della partita con Caserta, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall’alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. Difficile interpretare l’ottimismo di Boniciolli per la Virtus da playoff, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c’è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.
Impossibile decrittare il messaggio di Livio Proli quando parla di un’Armani scoppiata mentalmente, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un film muto già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il Marconato Sutherland appena arrivato da San Sebastiano per dare una mano, meglio due direbbe il sciur Gamba. Sarà per questo che l’Olimpia non emoziona Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dal castello Dal Pozzo, borgo di Oleggio, zona di Arona, per la rimpatriata dei maturi baskettari che si coccolano come succede adesso nei bar di Tokio dove hanno lanciato la moda dell’aperitivo con il gatto che ti fa le fusa. Al cat bar di Oleggio Castello è un trionfo per anime candide che ancora si sentono al centro dell’attenzione e, come una volta, pensano che la tua prostata regga, come del resto la dentiera, o la memoria, a qualsiasi abbraccio, ad ogni richiesta che vada oltre il ” ci si rivede presto”. Il vescovo Corsolini, sempre disperato per non essere ancora entrato nella congrega dei prelati canaglia di Dante Gurioli, è così affettuoso, così divertente, ma questo è nel suo stile, anche quando si sente un caro estinto, da rimetterci tutti in marcia intorno al sacro totem del basket che era, che è, che per noi sarà così anche domani mentre le armate del nuovo movimento Farenheit gireranno con il lanciafiamme per bruciare tutto meno le statistiche che di un giocatore dicono la stessa cosa dei cartelli che al mercato si usano per vendere anche carne non di prima scelta. Festa grande che torna a coinvolgere Dino Meneghin accarezzato contropelo non tanto come presidente federale, soprattutto adesso che senti l’eco nella valle degli infami, dove già cominciano a parlarne maluccio, ma per il suo essere uomo di basket, uomo tutto di un pezzo che ancora non immaginava di dover discutere sulla vile moneta, quella che dalle tribuna arriva in testa ad un giocatore. Succede nel derby di Bologna dove la Virtus vince all’ultimo secondo, avendo dominato per quasi tutti gli altri secondi della partita salvo farsi prendere per la gola da una Fortitudo che prova a ribellarsi adesso che non trovi più uno dei cagnolini che andavano al Pavaglione per parlare dei perdentoni di Seragnoli, quelli delle 10 finali su 11 campionati, quelli della grande Europa, quelli che erano qualcuno in una città dove gli altri, la grande Virtus porelliana, la super Virtus cazzoliana, non potevano mai sentirsi tranquilli se capitavano nella contrada dell’Aquila, perché quello era il mondo dei canestri dove si costruiva ogni giorno qualcosa, arrivando, purtroppo, a costruire anche le torri da dove, adesso, si lanciano anatemi e monete Read The Full Story…

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By oscareleni | Marzo 16, 2009 - 6:07 pm - Posted in I lunedì da Oscar

PellegriniOSCAR ELENI dal mondo fluttuante del maestro Hiroshige nell’accademia delle arti alle Hawaii perché non bastano le opere esposte a Roma per toglierci la sete, la voglia di stare in un posto dove esiste ancora acqua limpida, un bel prato, dove puoi sdraiarti sull’erba e maledire, come diceva il Celentano, chi ha deciso di liberare le licenze per cementificare tutto, per sparare a tutto. Un quadro di Hirosoghe per sentire il suono vibrato del sassofono di Charlie Yelverton nel suo miglio verde, andatavelo a leggere sul Giornale, per ascoltare le storie vere e quelle finte del basket italiano dove devi essere della vecchia scuola, come dicono i dottori delle nuove bibbie, per farti una domanda che in questo momento stordisce gli aquilotti Fortitudo e tutti quelli che sperano davvero di vederli salvi: come mai il migliore in campo è sempre l’ultimo arrivato? Si cominciò con Forte, si andò avanti con Strawberry, poi vennero Fucka e il gigantone greco e adesso questo Scales. Non vi sembra strano che poi, col passare dei giorni in città, dentro la squadra, questi peggiorino, invecchino precocemente, vengano cacciati, finiscano in fondo alla panchina come mister fragola. Chi era esperto di truffe scolastiche spiega che, da sempre, i cambi, di maestro, allenatore, presidente, compagno, creano l’illusione della purezza ritrovata, del sollievo per poter ricominciare senza pregiudizio. Se lo augurano tutti quelli che hanno dovuto cambiare e a Ferrara dopo aver visto l’Allan Ray di Caserta tremano perché ci avevano creduto, alla conversione da cappellaccio profumato, sentendo il ragazzo triste che raccontava la nuova vita lontano dall’orco Repesa, dalla Roma ingrata, come direbbe l’Hawkins dalla nuvola dove cadde per aver fumato sbagliato, avevano la certezza che l’abbaglio fosse degli altri. Esiste un cinema dove ripropongono l’Horror Picture Show a tutte le ore. Qui potete trovarlo quando andate a cercare i soliti noti che fanno le solite bizze, le solite partitacce quando ti aspetteresti di vederli finalmente liberi e felici come direbbe il povero Zare Markovski che ad un certo punto era così esasperato con i ragazzi sciagura, da Diener a Slay, da Porta a Warren, per non parlare di Radulovic, che ha scelto una strada sicura nel cuore del Pallido per fingere di avercela con Spartaco Tola che, sicuramente, vale più come sindacalista che come arbitro Read The Full Story…

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