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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Ferrara</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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		<title>Juve, bisbigli e spifferi, setacciando tra i mille perchè di una stagione mortificante</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 20:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                            di FRANCESCO SARTI 
La Juventus è ormai diventata una loggia massonica. Ne filtrano bisbigli, malintesi, frasi sibilline. Nessuno sa più esattamente che pesci pigliare, né dentro né fuori dagli spogliatoi di Vinovo. I giocatori ci si sono rinchiusi mercoledì, alla vigilia della gara col Napoli in Coppa Italia, mettendo alla porta Ciro Ferrara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                           <img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:DDDmYRipN8TEPM%3Ahttp://www.ginogalea.com/gallery/pictures/RobertoBettega.JPG" alt="" width="134" height="197" /><strong><em> <span style="text-decoration: underline">di FRANCESCO SARTI </span></em></strong></p>
<p><strong>La Juventus è ormai diventata una loggia massonica. Ne filtrano bisbigli, malintesi, frasi sibilline</strong>. <strong>Nessuno sa più esattamente che pesci</strong> <strong>pigliare</strong>,<strong> né dentro né fuori dagli spogliatoi di Vinovo</strong>. I giocatori ci si sono rinchiusi mercoledì, alla vigilia della gara col<strong> Napoli in</strong> <strong>Coppa Italia</strong>, mettendo alla porta<strong> Ciro Ferrara</strong> e i dirigenti. Decidiamo noi, grazie. Abbiamo sentito abbastanza sermoni. Già. Perché alla Juve di quest’anno va di moda la predica. Preferibilmente il giorno dopo una sconfitta bruciante, sull’ostico campo di allenamento che da un paio d’anni miete <strong>più vittime di Highbury negli anni ’30</strong>. Immaginiamo il copione: solito spreco di parole come &#8220;impegno&#8221;, &#8220;maglia&#8221;, &#8220;obiettivi&#8221;, stagliate sul profilo smilzo dell’amministratore delegato, o il pallore del general manager. Sullo sfondo, <strong>il berretto di lana di Ciruzzo</strong>, l’unico modo dell’allenatore di difendersi dalle critiche, cadute a pioggia <strong>dopo il tracollo col Milan</strong>, e consacrate, fino a tre giorni fa, dalla severa statistica: <strong>6 sconfitte su 8 partite</strong>, media da retrocedenda. Nessuno, ovviamente, convince più. <strong>Fa tristezza sentire Diego</strong>, che dopo aver affossato<strong> Mazzarri</strong> con un gollaccio di controbalzo, celebra la prestazione tonica parlando di <strong>&#8220;nuova era&#8221;</strong> e &#8220;chiarimenti&#8221;. O vederlo offrire il rigore a <strong>Del Piero</strong>, noblesse oblige, anche se il capitano spara una sassata centrale che <strong>ha addosso tutti gli ormoni</strong> <strong>della stagione ingrata</strong>. D’altra parte, la repressione colpisce ad alzo zero: <strong>Amauri,</strong> in rottura prolungata,<strong> si è ridotto a sgomitare</strong> (alla Playstation, per quello, basta un pulsante, non ci vogliono particolari combinazioni),<strong> Melo</strong> <strong>ruba palloni in spiaggia ma li perde in montagna</strong>, <strong>Cannavaro</strong>, coperto di insulti dal tifo, <strong>non riesce a tornare</strong>. Quanto ai giovani, tanto decantati in estate, sono precipitati. <strong>Marchisio a</strong> <strong>parte,</strong> <strong>De Ceglie</strong> compare col contagocce e <strong>Giovinco,</strong> che ha timbrato pure lui il cartellino dell’infortunio, è ancora <strong>chiuso a chiave nell’armadietto</strong> <strong>di Diego</strong>, tra i calzini di riserva e le palle di naftalina. Sarà forse per questo che <strong>Lanzafame</strong>, con scioccante consapevolezza, ha preferito i progetti parmensi alla storia juventina, ora nelle mani (nei piedi no, ma servirebbe) di <strong>Roberto Bettega</strong>, cavallo di ritorno, che allo stadio si siede <strong>in mezzo ai musi lunghi di Blanc e Secco</strong>, incitando, spiegando, correggendo.<span id="more-1515"></span></p>
<p><strong>Se sia rientrato per fare il pupazzo ingombrante</strong> e parlare alla stampa in modo attendibile (evitando, possibilmente, locuzioni insensate come &#8220;bisogna stare uniti&#8221; o &#8220;serve ritrovare l’entusiasmo&#8221;) lo si vedrà presto. Per il momento, pare esserci lui dietro <strong>la sveltezza delle operazioni in uscita di</strong> <strong>Molinaro e Tiago e il riacquisto sponda Siena di Paolucci</strong>. Che a differenza del collega gialloblu non schifa il blasone e forse sarà addirittura premiato con un posto da titolare nell’emergenza. Sia così o meno, poco importa. Per decifrare la Juventus di questo periodo bisognerebbe saper leggere le carte, interpretare gli spifferi. Per esempio: <strong>c’è qualche frattura</strong> <strong>silenziosa tra giocatori e allenatore?</strong> O i dirigenti? Quanto conta <strong>John</strong> <strong>Elkann </strong>in certe decisioni? Non era lui a reclamizzare<strong> Hiddink</strong>? Niente, omertà. Perfino <strong>Ranieri</strong>, l’altr’anno, dopo l’esonero a due giornate dalla fine, aveva sciabolato: “Dico tutto a tempo debito”. Ma non ha mai detto nulla, forse per via di una clausola nella mediazione per liberarsi da Madama. Contiamo, anzi, un solo sassolino: &#8220;A Torino c’è gente che non ha il coraggio di guardarmi negli occhi&#8221;. Senza specificare. Unico dato, comunque, è che la situazione è sfuggita clamorosamente di mano: quante volte si è perso, dopo il <strong>celebre proclama di Blanc &#8220;i jolly sono finiti&#8221;?</strong> E chi ha organizzato fin qui le strategie di mercato, dove i dietrofront sono all’ordine del giorno? Guardate a centrocampo. <strong>Prima i piedi buoni (Almiron e Tiago), poi gli</strong> <strong>scalpelli (Poulsen e Melo),</strong> ma al posto di altri piedi buoni (<strong>Xabi Alonso e</strong> <strong>D’Agostino).</strong> Schizofrenie, confusione. E in difesa? <strong>L’ombra di Lippi</strong>, che avrebbe dato disposizioni, consigliato, suggerito, tra un branzino al sale e l’altro. Ovviamente, tutti si chiamano fuori. Ma il risultato è un tremendo pasticcio, di quelli che sarebbero piaciuti a <strong>Gadda,</strong> <strong>dove i protagonisti</strong> <strong>confessano e smentiscono</strong>, e la verità è appigliata ad indizi, sempre più imbrogliati. Certo, saremmo pure tentati di semplificare, e salire sul carro di chi grida all’incompetenza o all’inesperienza, ma siamo troppo persuasi della complessità della vicenda per accontentarci. Ci limitiamo quindi all’impressione che <strong>alla Juventus, ora come ora, manchi un master mind, un</strong> <strong>presidente-padrone</strong>, al limite un sergente di ferro, insomma: un leader. Di quelli che parlano poco ma riportano ordine. Hanno idee chiare e nessuna incertezza. Cosa? Che avete detto?<strong> Moggi? No</strong>, lasciate perdere. A Torino, adesso, non ti vendono più neanche una<strong> Sim</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Addio caro grande John, non hai sprecato la tua vita su quel flipper malandato&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 00:28:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI capace di volare a Ruvo di Puglia dove la squadra che gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato a segnare  tanto col Barca, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva Tanjevic accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketrieti.com/public/subjects/66c157babda847f085081f5380c100a0.jpg" alt="" width="179" height="224" /><strong><span style="text-decoration: underline"><em>OSCAR ELENI </em>capace di volare a Ruvo di</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Puglia dove la squadra che</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a segnare  tanto col Barca</span></strong>, tornato a vivere dopo l&#8217;infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva <strong>Tanjevic </strong>accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, però, cerca sempre un nuovo ramo e allora via verso <strong>Livorno</strong> per sentire la voce di <strong>Paolo Virzì</strong>, grande regista cinematografico, l’uomo di <strong>Ovosodo</strong>, di<strong> N,</strong> di opere meravigliose, per immaginare il suo ultimo lavoro,<strong> &#8220;La prima cosa bella&#8221;,</strong> che scenderà in campo per contrastare la tecnologia miliardaria di <strong>Avatar. </strong>Dopo aver visto la gente squittire per le recite di americani fasulli, dopo aver visto tanti creduloni andare dietro ai soliti pifferai, dopo averne sentite di ogni tipo da <strong>Trieste </strong>in giù, dopo aver scoperto che la farsa di <strong>Roma</strong> toglie un triste primato al vecchio <strong>Simmenthal</strong>, quello del massimo scarto in una partita di serie A, serie A quella dei bambini Papalia?, ci siamo innamorati di una frase del livornese rimasto, come tutti, orfano del più bel basket ruspante dell’altro secolo, ci siamo iscritti al partito che ha come motto questa meraviglia: <strong>&#8220;Vale più un sorriso della Sandrelli, anche adesso che non è più</strong> <strong>una meravigliosa ragazza con la valigia</strong>, <strong>di tutti gli effetti</strong> <strong>speciali”. </strong>Possibile che la gente non si renda conto che la Nba e certe americanate di ragazzi frustrati venuti qui a guadagnare euro, ben sapendo che ora vale più del dollaro, fanno parte di un altro campionato. No, non è <strong>Siena</strong> che gioca su un altro pianeta, <strong>siete voi avversari che la fate diventare</strong> <strong>magica e preziosa</strong> perché non avete ancora capito che quelli non sono i più bravi in assoluto, ma sono quelli che sul campo ci mettono tutto quello che hanno, <strong>dal lunedì ad ogni maledetta domenica</strong>. Virzì ci chiede di dare le parole alle cose come capita se andate al <strong>Forum di Assago</strong> e scoprite un sacrario di <strong>poltroncine bianche</strong>,vuote,<strong> che sembrano croci</strong> davanti alle quali inginocchiarsi senza tanta spocchia, senza inventarsi niente, perché <strong>Milano ha già visto tutto</strong>, conosce ogni cosa del basket<span id="more-1488"></span> sofferto e applaudito negli anni della ricchezza e anche in quelli della povertà: di soldi, mai di idee e competenza. <strong>Peccato non se ne siano accorti questi</strong> <strong>nuovi faraoni</strong>, ma chi fa caso a certe sfumature, come l’elezione di una miss dei <strong>Bagni Pancaldi</strong>, sempre a <strong>Livorno</strong>? Nessuno. Guardatevi in giro. Città che vivono di passione accettano di tutto da gaglioffi che fingono di stare male quando difendono e poi fanno salti da primato quando vanno per i fatti loro in attacco dopo aver bucato il parquet.<strong> Strano davvero che si</strong> <strong>accettino ancora certe recite</strong>, strano che lo facciano dove ai giocatori vogliono bene anche quando si fanno ritirare la patente per ubriachezza, quando sono fantasmi che fanno saltare allenatori e compagni di squadra meno fantasiosi di loro nel coinvolgere quella parte di pubblico dove un <strong>pastore capo</strong>, che gira le spalle al campo, ma è possibile lasciarlo ancora nel palazzo (o stadio) e non mandarlo via a calci ?, ordina cori demenziali, quasi sempre nenie offensive, litanie da frustrati che fingono d&#8217;avere una passione grande, <strong>loro che prenderebbero a calci un affamato</strong>, loro che brucerebbero tutto quello che non luccica.</p>
<p><strong>Difficile resistere ancora davanti a tutte queste recite da baraccone</strong>, ma bisogna pur farlo perché, prima o poi, qualcosa rinascerà se riusciremo a capire l’altra cosa bella del nostro stare insieme, di questo basket che ha perso un artista in <strong>John McMillen</strong> ed è commovente scoprire quanti gli hanno voluto bene, a parte<strong> Peterson</strong> che lo considerava più dei suoi figli, quanti ci hanno mandato il messaggio giusto. <strong>Meraviglioso Walter</strong> <strong>Fuochi, sulla Repubblica</strong>, quando lo presenta per come era davvero lui davanti ad una squadra da svezzare, facendo ridere quei farlocchi che oggi chiamano minuto a tre secondi dalla fine convinti di essere maghi: &#8221;Giochi semplici e fatti bene&#8221;. Già, cosa serve di più se quelli fingono soltanto di ascoltare? <strong>Stupendo il marine Marco Bonamico</strong>, oggi dinamico presidente della Lega A2, che ricorda il suo allenatore, il suo maestro di cose vere, <strong>dal viaggio in America alla foresteria Virtus di Paola Porelli,</strong> che non gira intorno alle cose e punta al cuore<strong>: &#8220;Noi che lo abbiamo</strong> <strong>avuto come guida ci</strong> <strong>sentiremo molto più soli&#8221;</strong>. Queste sono cose che non hanno prezzo e se ne te vai così, ricordato in questo modo, non hai sprecato la tua vita su un flipper malandato.</p>
<p><strong>PAGELLE per non disturbare il letargo del Claudio Pea massacrato</strong> <strong>nel calcio</strong>, stordito da chi lo vorrebbe obbligare a convincerci che <strong>Matteo Boniciolli</strong> è diventato <strong>l’unico grande colpevole nel sistema dei bugiardi.</strong> Adesso lo perseguitano perché non ha preteso di avere il senior Zorzi al fianco sulla panchina di Roma. Certo uno con un contratto di sei mesi, sulla fiducia, doveva pretendere anche questo. <strong>Certo Zorzi lo hanno scoperto</strong> <strong>tutti dopo che lui lo aveva rimesso in gioco ad Avellino</strong>, ma poi… Certo ad Avellino ci sono rimasti male quando ha detto di non poterne più, ma stranamente non ci restano mai male, da Avellino in su, quando congedano un allenatore, quando lo tormentano. Insomma si pretende di mettere in croce chi non nasconde i suoi difetti, la sua ansia di sfidare un mondo pieno di pregiudizi, dove te la cavi soltanto se ti vesti da pupazzo, se metti la marsina, basta che sia firmata. Speriamo che, come il Boniciolli odiato da tanti, anche il<strong> Simone Pianigiani abbia la forza di</strong> <strong>mandare al quel paese quei buffi</strong> <strong>consiglieri federali che</strong> si presentano con il loro compitino chiamato pomposamente &#8220;progetto&#8221;, senza rendersi conto che stanno parlando con un quarantenne che in poco tempo ha visto e vinto tutto quanto, dalle giovanili alla serie A. Non si addomesticano certi serpentelli di fiume, non si arriva ad un compromesso con i venditori di fumo, li si manda in mona o, come dicono a Siena, già, come dicono a Siena quando gli stai sui virgulti: <strong>siete la vergogna della città a</strong> <strong>spicchi. </strong>Pagelle e non se ne parli più:</p>
<p><strong>10 a Shaun STONEROOK</strong> perché ogni volta che pensi a lui come ad un giocatore in uscita dal gioco, per età, consunzione fisica, lo trovi protagonista di lezioni formidabili, perché quando gli altri saltellano per una vittoria lui ti prende per un orecchio e avvisa: domani è un altro durissimo giorno di lavoro. In nazionale serviva ai tempi dell’europeo spagnolo quando si fece male Rocca, ma non ci pensarono e poi diedero la colpa a lui.</p>
<p><strong>9 al ragazzino sardo di Biella, il CHESSA</strong> occhi di brace, che fa cose speciali sul campo e dice cose intelligenti fuori dal campo. Fossimo in Aradori lo ascolteremmo di più e ci metteremmo addosso meno addobbi perché sul campo vanno i vir, non i piccoli faraoni vestiti da mummia.</p>
<p><strong>8 al Bullo BULLERI</strong> che ha rimesso a posto l’orologio biologico sulle cose che gli piace fare, sulle paure che non deve avere, ritrovando un sentiero dove insieme a Mordente può ancora indicare una strada ai Vitali che non crescono mai, agli Hackett che si fermano davanti agli specchi deformanti.</p>
<p><strong>7 al DIBELLA</strong> senza complessi che sul campo di Siena, anche a 32 anni, si è proposto al nuovo cittì come un tipo che può dare una mano almeno fino a quando la fortuna, ma, soprattutto, allenatori alla Consolini , alla D’Anna, alla Corbani, che sappiano lavorare in palestra,non ci daranno un giocatore capace di comprendere il ruolo più difficile e dedicato agli altri, i compagni, non i tifosi che incanti con carte truccate, quello del regista, di uomo che trasmette agli altri quello che si costruisce in allenamento.</p>
<p><strong>6 al veterano JURAK</strong> che ha dato a Teramo quello che i ragazzi d’oro si dimenticano spesso di andare a ritirare agli oggetti smarriti: orgoglio nel nome del gruppo e della difesa.</p>
<p><strong>5 ad Andrea CROSARIOL</strong> se nei prossimi cinque anni si vanterà di aver segnato 36 punti ai finti sciuscià di Napoli. Lui, come tutti quelli che aggiorneranno i record, devono mettere in chiaro, lo doce persino la Gazza che alle cifre tiene più di tutto, che si è trattato di una farsa e non di partite vere.</p>
<p><strong>4 a Dino MENEGHIN</strong> convinto che basti andare davanti alle telecamere a vomitare sulle malefatte degli arbitri, ad ammettere certe colpe, a bacchettare i signori Papalia del momento, per farsi assolvere: no, caro presidente, qui serve prendere decisioni che facciano male, che mettano al loro posto quelli che hanno reso così difficile il cammino di un dirigente che al gioco ha dato proprio tutto. Quei consiglieri federali che lui considera leali e competenti sono gli stessi che hanno lanciato i petardi e tengono in tasca altre fialette puzzolenti.</p>
<p><strong>3 al GRUNDY</strong> di Ferrara fermato e privato della patente perché guidava in stato di ubriachezza. Ora il presidente della società ha deciso per una multa pesante, ma forse doveva accorgersi prima che invece di mettere in discussione l’allenatore bisognava stare dietro a questi “ bravi ragazzi” che se ne fregano se al loro posto vengono cacciati i più deboli.</p>
<p><strong>2 ai VENDITORI DI</strong> <strong>FUMO</strong>, tutti quei giocatori, stranieri o italiani conta poco, che alla vigilia delle partite contro Siena fingono di essere coraggiosi capitani alla ricerca della balena bianca e insinuano il concetto che la partita si può giocare. Non capiscono che a quei campioni basta davvero poco per arrabbiarsi e trovare una motivazione capace di stenderti come quel tipo dei fumetti che fa bip bip.</p>
<p><strong>1 ai VENTIMILA spettatori</strong> in media del campionato di A2 perché sembra proprio che non esistano per un sistema che continua a farsi del male sparando persino su Sky, speriamo lo faccia soltanto per quelli di bocca larga, non certo per il Boni superdivertente che non le manda a dire, speriamo non guardi mai come si è ridotta la pallavolo in RAI, sparando sui 20, 23 mila ascolti per le partite di A1 senza rendersi conto che anche quella cifra bassa, considerando la spesa di una abbonamento, paga in abbondanza quello che è stato dato alla solita Lega litigiosa.</p>
<p><strong>0 a Roberto DORIGO</strong>, grandissimo dirigente d’azienda, grande appassionato di sport, la luce negli anni d’oro della Virtus a cui diede sponsorizzazioni straordinarie, il primo a capire come stava accadendo in città quando ancora non si viveva questa quaresima, perché ogni volta che lo intervistano, tutte le volte che ce lo ricordano, diventiamo idrofobi: <strong>possibile che ad uno così non sia mai stata offerta la presidenza della Lega?</strong> Se non è accaduto la colpa deve essere anche sua, perché bastava un cenno ed avrebbe avuto tutti al suo fianco, pazienza se fra i tutti non c’erano quelli che lui sperava d&#8217;incontrare da sobri.</p>
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		<title>Roma e il comico acquisto degli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/c/c1/Nando_Gentile.jpg" alt="" width="118" height="178" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio</strong> <strong>esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti</strong> <strong>aiuta nel dolce risveglio</strong> molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. <strong>Nostalgia maiala</strong> dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il <strong>Galli</strong>, allenatore femminile al <strong>Geas</strong>, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come <strong>Nando Gentile</strong> <strong>messo alla berlina</strong> dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di <strong>&#8220;amici e consiglieri&#8221; del frastornato Toti<span id="more-1399"></span></strong>, allora si può immaginare che appena il nuovo (Matteo Boniciolli) perderà una o due partite ricomincerà il tiro al piccione. Per fortuna Nando, nell’uscire dalla porta principale come il rapinatore di Inside Man, ha fatto anche qualche nome di giocatori con due facce e fra questi, purtroppo, c’è anche <strong>il triste Hutson</strong> che si è tirato dietro il <strong>Jaaber diventato bulgaro nello stesso giorno in cui gli hanno detto che</strong> <strong>Jennings faceva l’eroe a Milwaukee</strong>. <strong>Stesse piuttre</strong> <strong>sulla pelle del Cassano frastornato da Lippi. </strong>Inutile tirare avanti dopo troppa birra, troppo anestetico, una razione esagerata di idromele, meglio esprimersi con pensieri brevi per arrivare al bersaglio grosso. Non riusciranno mai a convincerci che <strong>Dino Meneghin</strong> ha voluto prendere in giro il presidente del Coni Petrucci chiedendogli prima di sostenere l’idea dell’allenatore di Azzurra a tempo pieno e poi calando i bragoni sugli scarponi appena si è trovato davanti all’aut aut dell’agente di <strong>Pianigiani. Non è vero che Petrucci ha tifato per Sacripanti</strong> che non conosce e quindi non può apprezzare, ma è vero che gli sarebbe andato benissimo <strong>Repesa a tempo pieno</strong> perché si può fare anche a meno del consenso di una associazione allenatori che rimase in silenzio quando a Roma decisero di portare in tribunale <strong>Riccardo Sales.</strong></p>
<p><strong>Alla domanda perché</strong> <strong>la pallavolo</strong> <strong>abbia scelto Bologna</strong> ripudiata dal basket potremmo rispondere che loro sanno sempre quello che fanno: con la formula, con la giornata dedicata davvero al loro sport, con soluzioni adatte al tempo che stanno vivendo e aver ridotto ad una partita secca la finale scudetto dice abbastanza, anche se lo dice dolorosamente. <strong>Ai telecronisti di Sky con il cappotto</strong> sul campo di Avellino dove gli arbitri hanno fermato il gioco due , tre volte per interferenza di mezzi acustici utilizzati da bestie travestite da appassionati, chiediamo perché non si sono domandati anche loro quello che si sussurravano i giocatori: nei giorni delle<strong> finali di Coppa</strong> <strong>Italia ad Avellino</strong> ci sarà un freddo da lupi o si potrà resistere in tribuna senza piumino? Certo dovrebbe essere <strong>la Lega</strong> a farsi certe domande e non a ballare sul proprio cadavere contando i 200 mila euro che hanno dato, per un voto, la manifestazione d’inverno alla famiglia Ercolino piuttosto che alla <strong>Livorno disperata </strong>che non ha più niente per cui litigare. Non veniteci a decantare i giocatori tipo il <strong>D. Brown</strong> di Avellino. Se questi sono gli artisti per il palato fine di un mondo che s’ingolfa nelle statistiche e non va mai fuori dal campo per sentire il vero umore della gente, che non si sporca le mani ascoltando anche chi pensa semplice, allora siamo rovinati. <strong>Strano lo stupore di chi si è</strong> <strong>accorto che all’Armani</strong>, tolto il dentino dell’americano esagerato nei palleggi, tolto il molare dello straniero<strong> Acker</strong>, tutto o quasi è andato a posto perché non c’è niente che rende più tranquilli i giocatori della mancanza di competizione interna. Lo dovrebbero studiare, questo capitolo, tutti i dirigenti, tutti gli allenatori, soprattutto se pretendono di fare anche il manager, quando ingolfano il giocattolo con soldatini della stessa arma, doppioni che non rinunciano mai al loro ego per la famiglia che li paga e li tiene al caldo. <strong>Non siamo stupiti dal ritorno in</strong> <strong>vita della Teramo</strong> <strong>che ha un allenatore vero</strong>, uno che si occupa della parte tecnica dai ragazzini ai titolari. <strong>Capobianco </strong>non mente mai, soffre, suda, si presenta come in una confraternita speciale tipo Armani non potrebbero mai prenderlo, ma è uno vero che ti trascina e risveglia anche giocatori storditi dai coccolatori fasulli, quelli che ti mandano nella Nba anche se non hai ancora imparato a stare al mondo. Certo che applaudiamo al lavoro di <strong>Cicciotello Sacripanti</strong>, ma è anche vero che non abbiamo mai tifato per la sua investitura come allenatore della nazionale per il lavoro fatto con la under. Come lui tanti altri, Capobianco, Bechi, lo ha citato persino Recalcati adesso che si toglie settimanalmente dalla scarpa un sassolino alla volta, il povero <strong>Boniciolli </strong>che ama la vita soltanto se diventa rischiosa, se deve arrampicarsi come Tom Cruise sulle montagne per ricevere ordini sulle Missioni Impossibili della sua vita che certo erano già cominciate <strong>sopportando la dura scuola del Tanjevic che oggi viene sbertucciato</strong> <strong>dalle vedove del giullare bugiardo</strong>, passando poi per <strong>le cattiverie della signora Snaidero</strong>, proseguendo per strade lastricate da birra, molluschi, sidro e carne alla brace, dal Belgio all’Irpinia, fino alla solita trappola Virtus dove hanno fatto una squadra giusta, operaia, in base ai soldi spendibili, ma poi si sentono poveri al centro, poveri di talento, si disperano se non tutte le ciambelle vengono con il buco come a <strong>Ferrara,</strong> se sbattono sulla realtà casertana che meritava molto più di Avellino anche quando i lupi avevano infilato la serie positiva delle prime giornate.</p>
<p><strong>PAGELLE  prima che i telefoni tornino a squillare</strong> perché ogni tanto qualcuno legge, ogni tanto qualcuno non pensando in proprio ti fa sapere che in giro c’è gente pronta all’agguato nella piana gallese di Boia, posto giusto per incontrare imbroglioni e traditori e chi ha messo Meneghin su questa graticola dovrebbe soltanto vergognarsi.</p>
<p><strong>10 a Nando GENTILE</strong> che dopo una stagione sofferta ha dovuto ammettere che non era pronto per una grande squadra. L’abiura che nel calcio chiedono a Ferrara, che magari chiederanno a Leonardo, tutti inciucchiti dal capolavoro di Guardiola. Ha fatto bene a sbattere la porta davanti a quei fringuelli di curva con il loro manifesto di protesta perché la crisi di Roma è cominciata non ascoltando Repesa e poi è andata avanti cacciando Bodiroga ed è finita con il comico acquisto degli italiani veri, gente con poca salute e non eccezionale nel creare gruppo, prendendo un Minard che era già scoppiato a Montegranaro ed un Tourè che fra Milano e Cantù ci ha lasciato soltanto belle pagine scritte su un libro, ma poche partite decenti.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> che finalmente racconta la sua verità sui mufloni di Azzurra. Doveva farlo subito, ma era giusto tentare di salvare quel prezioso contratto che non era poi così leggero come dicono quelli che usano sempre gli stessi occhiali per raccontarla come pare a loro.</p>
<p><strong>8 a Gianni PETRUCCI</strong> che fa bene ad urlare non prendetemi per il culo se davvero Meneghin gli aveva chiesto una presa di posizione pubblica per l’allenatore a tempo pieno ( l’ultima volta a Scauri girano gli amici di La Guardia) e poi è venuto a sapere, per vie traverse, che invece c’era stato l’accordo con Painigiani part time. Ma anche lui dovrebbe sapere che Meneghin è uno leale, che picchia e picchiava guardando in faccia la gente, quindi qualcosa deve essere accaduto e allora il presidente indignato dovrebbe indagare un po’ meglio e visto che lo salutiamo dal Galles si affidi all’arciere Owen Archer spia dell’arcivescovo di York per capire che in quella federazione Dino è sempre ostaggio e piace soltanto se racconta barzellette non se prende decisioni.</p>
<p><strong>7 a Massimo BULLERI</strong>, il carissimo Anthony Perkins del nostro basket, l’uomo della doccia , il fantastico pugnalatore dell’Orient Express, l’infelice viandante che finalmente ha fatto capire a Bucchi che se lo vuole al meglio deve trattarlo come si deve: dandogli fiducia, spazio, ma anche sopportando la sua vocazione al martirio.</p>
<p><strong>6 per Ebi ERE</strong> che ha colpito duro sul legno chiaro del Palaverde dove Caserta ha mostrato l’armonia che manca in altre contrade, persino in quella di Treviso dove i giovani, contrariamente a Roma, crescono bene e vanno in campo nei momenti decisivi. Certo chiedere il quarto posto sapendo di avere in squadra certi stranieri uterini è un po’ esagerato e lamentarsi adesso di aver scelto l’allenatore di casa non aiuta nessuno.</p>
<p><strong>5 al braccio d’oro di ARADORI</strong> che si è fermato sul più bello nella sfida contro Montegranaro. Andiamoci piano con certi dolci panegirici, aspettiamo di capire e di vedere se ogni maledetta partita ci sarà un progresso ed una risposta. Vale per lui e per tanti altri giovani che in questo momento corrono e giocano felici, ma spesso bucano, vanno su e giù come Martinoni, Melli, lo stesso Alessandro Gentile. Quando il mondo intorno li confonde e non li tiene nella miniera del vero lavoro, pesando e non contando i punti, a Biella dovrebbero saperlo, allora si sbanda. Per questo ai dirigenti si chiede di spendere più per gli allenatori che per il tecnico a poco prezzo. Chi più spende meglio spende se sa proteggere l’investimento.</p>
<p><strong>4 alla coppia MESSINA-SCARIOLO</strong> che è caduta nello stesso fine settimana. Per Ettorre prima discesa all’inferno nel santuario di Compostela, per Sergio bandolero stanco il doloroso faccia a faccia con Pashutin che sentendo i soloni italiani, adesso dobbiamo sorbirci anche il tremendista di SI che ne sbaglia cinque su dieci e con la storia del profumo di un cotone consunto spera di incantare chi dovrebbe chiedergli di stare nella stessa cesta dove voleva mandarlo un giorno l’allenatore di San Antonio, ignaro di essere stato preso per il culo dalla creatività della banda Poz, era candidato a saltare dopo due settimane senza capire niente della mentalità e della testa dei russi come diceva l’agente di Chicago guardando Danko andare al faccia a faccia con il nemico su un camion.</p>
<p><strong>3 a Marion JONES</strong> , la splendida velocista che scoprimmo ragazzina a New York nei trials senza droga, la regina di Cenerentola che a furia di guardare allo specchio i suoi muscoli aveva deciso di barare con il doping, finendo pure in galera, perché vorrebbe tornare nello sport con il basket che pure l’ha vista primeggiare. Meglio il baseball cara amica, là accettano ogni variazione genetica. Chieda agli esperti in salsa rosa.</p>
<p><strong>2 alla FIBA</strong> che per il mondiale in Turchia ha svenduto le carte di ripescaggio offrendo in cambio di denaro un posto a Germania, Libano, Lituania e Russia. La formula che salva qualche grande casualmente in crisi non può ripescare soltanto dietro versamento di dollaroni.</p>
<p><strong>1 alla maledizione TV</strong> per queste squadre spagnole che si abbinano con banche, casse di risparmio: da noi i prefetti della pronuncia corretta, guai non far sapere che ne sai una più della tua portinaia che non ha mai studiato o viaggiato, insistono sullo sgradevole suono di Caca che un tempo ammorbava il mondo intorno a Malaga e ora quello di Vitoria, città bellissime e da raccontare senza preoccuparsi se la banca in questione non viene citata.</p>
<p><strong>0 a Dino MENEGHIN</strong> se, come dice il presidente del Coni Petrucci, ha chiesto aiuto per una copertura pubblica su certe scelte tecniche e poi cade nella trappola di fare tutto di nascosto senza consultarsi, senza spiegare i motivi di una scelta che non dimostra palle, come dicono quelli tenuti insieme dal filo della corrente delle schiene dritte, ma una grande confusione operativa. Certo Roma deve avere una polvere speciale che scende dai colli fatali perché niente funziona come te lo aspetteresti e sapere che Toti ha scelto il nuovo allenatore andando contro le due correnti operative del gruppo, ascoltando la voce saggia dell’ex sindaco ci fa capire che anche per Dino le trappole sono scattate prima che lui comprendesse certe mosse, prima di promettere a troppa gente che vedrà la Nazionale anche se nelle città che la chiedono non si muove foglia o amministrazione pubblica, anche se andiamo avanti a luci basse in mezzo a righe e triangoli per terra su troppi campi.</p>
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		<title>Amarcord di basket nella città delle bici</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[               di FRANCESCO SARTI

Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare cappellacci di zucca. Non mi sorprende, perché a Ferrara ho trascorso sei anni di università e mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/ginozar/3320022700/"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3636/3320022700_c0deac1dbe.jpg" alt="" width="214" height="163" /></strong></em></a>               <strong><em>di FRANCESCO SARTI<br />
</em></strong></span></p>
<p><strong>Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava</strong> che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare <strong>cappellacci di zucca.</strong> Non mi sorprende, perché <strong>a Ferrara</strong> ho trascorso sei anni di università e mi ricordo – aspetti gastronomici a parte – del senso misto di ammirazione e angoscia che mi colse la prima volta che mi trovai a tu per tu con la stazione dei treni, sul cui piazzale, come una marea informe, si estendeva<strong> un numero impressionante di bici.</strong> Già, perché <strong>Ferrara</strong>, lo dice anche un cartello all’ingresso, <strong>è “la città delle</strong> <strong>biciclette”,</strong> e chiunque abbia la ventura di viverci deve fare i conti con questo dato. A pedali vanno le studentesse, gli impiegati, i professionisti. E naturalmente i pensionati, che grazie all’esperienza accumulata sanno sfrecciare sugli stradoni anche in inverno, incuranti del gelo, che respingono a suon di <strong>tabarri e cuffie di lana.</strong> Non è solo un fatto di necessità (il centro storico, tutto ciottoli e viuzze, è indigesto alle auto), ma anche di simbiosi: a Ferrara <strong>chi si muove a</strong> <strong>piedi è come un cavaliere disarcionato</strong>, inviso al pubblico, che per cercare la redenzione deve salire <strong>sulle Mura<span id="more-1300"></span></strong> che abbracciano la città vecchia. Là sopra tutti corrono, o al più si fermano su qualche panchina a leggere (o a fare di meglio, se in opportuna compagnia), lanciando sguardi languidi alla pianura in lontananza. Anch’io ho pedalato, e corso, e forse per questo non ho mai associato a Ferrara altri sport. Certo, <strong>sapevo </strong>del calcio, cioè <strong>della Spal</strong>, che là chiamano <strong>Speal,</strong> improvvisando un creativo dittongo (“maieal”, “beasta”, ecc.), ma al massimo ne avevo visto lo stadio. E <strong>venni pure a conoscenza del</strong> <strong>Palio</strong>, meno noto di quello di Siena ma ugualmente sentito. <strong>Il basket</strong>, invece, l’avevo sempre colpevolmente ignorato, per incultura e pregiudizi: <strong>da gretto forestiero</strong>, non sono mai riuscito ad accettare l’idea che Ferrara potesse avere un palazzetto dello sport moderno e luccicante. Piuttosto, me lo sarei immaginato cupo, col mattone a vista (una vera religione della zona periferica, insieme ai colori stinti delle case) e ovviamente pervaso di nebbia, anche all’interno. Forse però ero solo fuorviato da una strana costruzione che si ergeva, come un interrogativo, di fronte a casa mia: <strong>una sorta d&#8217;impianto sportivo</strong> <strong>fantasma,</strong> sempre spento, segnalato da un enorme cartello stradale, identico a quello in uso per i Comuni, che recitava: “Palazzo delle palestre” (chissà, magari si trattava davvero di una località: non abitavo a Ferrara, ma a <strong>Palazzo delle Palestre</strong>). Suggestioni a parte, il basket finii per frequentarlo pure lì: per movimentare le giornate da leguleio in fieri, decisi infatti di iscrivermi alla squadra di pallacanestro del Cus. Il roster aveva prestiti un po’ovunque (ingegneria, medicina, giurisprudenza), e <strong>il giocatore di maggior potenziale era un iraniano</strong> <strong>muscolare ma grezzo che sgomitava sottocanestro</strong>. Peraltro, agli allenamenti venivamo costantemente <strong>presi in giro da</strong> <strong>un’immarcabile ragazza spagnola</strong> (una specie di <strong>Garbajosa</strong> al femminile), che ogni tanto, con la tipica spensieratezza <strong>Erasmus,</strong> presenziava alle sedute. Un giorno, facemmo pure <strong>una partita con</strong> l’omologo team di <strong>Bologna</strong>. Un osso duro, tanto che una specie di dirigente, poco prima della palla a due, ci incoraggiò sentenziando: “Siamo bravi se ne prendiamo meno di sessanta”. Inteso come punti di scarto. Per la cronaca, non fummo bravi, anche perché, per dare l’idea, mi trovai a marcare un’incazzosa ala-pivot alta più di due metri, di cui riuscivo, sì e no, a tagliare fuori i pantaloncini. <strong>Non ho mai chiesto il</strong> <strong>risultato finale</strong>, <strong>più per disinteresse che per vergogna.</strong> D’altro canto, non ho mai nemmeno domandato <strong>il punteggio dell’esame orale</strong> <strong>di avvocatura</strong>, che andò senz’altro meglio di quella partita. In ogni caso, fu l’ultima occasione in cui indossai una divisa di gara. Alcuni mesi dopo mi laureai e tornai a giocare a basket occasionalmente in qualche campetto. Tra le cose che avrei conservato di Ferrara, c’era anche la cena di fine stagione coi miei casuali compagni di squadra. Che <strong>oggi, immagino, saranno ingegneri, medici</strong>, avvocati. E nessuno giocatore di basket. Ma a quello, in definitiva, penserà <strong>Luke Jackson</strong>, almeno finché andrà in bicicletta.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Americani vecchi e nuovi, anche troppi nei canestri della seconda domenica di A</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 22:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32591938@N06/3153709178/"><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3128/3153709178_2bea6c5415.jpg" alt="" width="145" height="214" /></strong></em></a>                                       <strong><em>di FRANCESCO SARTI</em></strong></span></p>
<p><strong>Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari</strong> <strong>è in crisi)</strong> pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, <strong>Biella si è affidata al veterano Fred</strong> <strong>Jones,</strong> una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal <strong>team di Bechi</strong>. Ripagandolo, nell’esordio casalingo <strong>contro la Virtus</strong>, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro,<strong> Scoonie Penn</strong>, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, <strong>ci sarebbe Ferrara</strong>, che ha tentato di redimere <strong>Luke Jackson</strong>, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, <strong>lasciando il palco al collega Grundy</strong>: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o <strong>il play che fa il boia e</strong> <strong>l’impiccato</strong>. Certo, visto <strong>il Bulleri trevigiano</strong> dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto<span id="more-1277"></span>, <strong>con Mordente cambio dei piccoli</strong>. Ma sono preferenze, come per <strong>Mancinelli</strong>, che non ci pare uno specialista da panchina ma un titolare da accendere subito. Invece, tornando al tema nostalgia, non si può dimenticare <strong>lo strano caso di Napoli</strong>, che una volta si chiamava <strong>Rieti</strong> ma non aveva così tanti amici su Facebook, come testimonia la relativa pagina di Gaetano Papalia. Non essendo iscritti alla lista delle sue figurine, non abbiamo letto in diretta <strong>dell’arrivo di</strong> <strong>Damon Jones</strong>, già salutato nuovo salvatore della patria, nella speranza che sia ancora quello degli Heat, <strong>e non faccia la figura del Ciuchino</strong>, come lo chiamava <strong>Shaquille </strong>ispirandosi a <strong>Shrek</strong>. Difficile dire se lui e <strong>Gabini </strong>risolleveranno la baracca, ma nel caso, spiacenti per <strong>Marcelletti,</strong> ci vorrà non poco tempo, visti gli agghiaccianti risultati iniziali: <strong>prima il trentello</strong> (abbondante) <strong>a Siena, poi il ventello</strong> (abbondante) in casa <strong>con Avellino</strong>. Dove <strong>Akyol,</strong> di cui al debutto già si scrivevano meraviglie, ha preferito il basso profilo, ed emerge un’inconsueta, ma efficace, front line polacca. Chi invece ama la <strong>mitragliatrice</strong> si rilegga i report da Treviso, in cui <strong>Neal e Jaaber</strong> si sono sfidati a fionda, con non poco compiacimento reciproco. Intriganti interrogativi: se il primo saprà essere leader, al cospetto di tanti compagni nuovi e giovani, e se il secondo non nasconda, con le sue prime performance, dei problemi offensivi altrove. Nel dubbio, <strong>Gentile ha preferito farsi espellere dopo otto minuti, così da perdersi la prima vincente del figlio contro di lui</strong>. In panchina è rimasto invece <strong>Capobianco</strong>, che nell’altro anticipo del sabato <strong>ha sgonfiato gli entusiasmi varesini,</strong> orfani della prestazione-monstre di <strong>Ron Slay</strong> contro Milano, e dotati, come temuto, di sua <strong>stanca controfigura.</strong> <strong>Idem Childress</strong>, ma non stiamo a speculare. Piuttosto, siamo lieti che nella mischia, <strong>sponda Teramo</strong>, sia finito il <strong>giovane Polonara</strong>, classe 1991, e che a <strong>Biella,</strong> per rimanere in tema, abbia messo due liberi <strong>Chessa</strong>, classe 1988. Poi, ci sarebbe da parlare di <strong>Montegranaro,</strong> che ha scoperto la verve realizzatrice di <strong>Robert Hite,</strong> uno che pure è stato respinto dall’Nba, a dispetto di una<strong> Caserta</strong> tosta, <strong>Sacripanti-style</strong>, in cui anche <strong>Di Bella</strong> recita da protagonista. E magari potremmo accennare al supplementare lombardo, dove <strong>Cantù ha espugnato l’entusiasta Cremona</strong> mettendo le chiavi dell’attacco nelle mani dell’atteso <strong>Jeffers </strong>(pessimo contro Treviso) e del solido <strong>Mazzarino. </strong>E&#8217; buona solo per i titoli di coda, infine, la <strong>vittoria (quasi) sul velluto di Siena</strong>, che <strong>a Pesaro</strong> ha ritrovato <strong>McIntyre,</strong> e ci ha lasciato nel dubbio se sia più inconcepibile, almeno per i trend italici, che dalla panchina si alzi <strong>Zisis o Lavrinovic</strong>. In ogni caso, i risultati non cambiano, e la noia neppure. Anche se <strong>Minucci,</strong> gli americani<strong>, è solito pescarli al di qua dell’Oceano</strong>.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il buon predicatore di Charlotte che vola ben oltre le lune di Saw, Hawkins e Vitali</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 11:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>oscareleni</dc:creator>
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Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell&#8217;Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all&#8217;inizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://static.sky.it/static/images/sezioni/sport/Basket_Ita/jobey_thomas_armani_jeans_milano.jpg" alt="" width="153" height="180" />                       </strong></em></span><strong>di <em>OSCAR ELENI </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci voleva un giardiniere ostinato come</strong> <strong>Jobey Thomas</strong> per togliere dalle spalle dell&#8217;<strong>Armani</strong> la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando<strong> Bucchi</strong> lo teneva fuori, anche quando <strong>Livio Proli</strong> taceva dopo aver dichiarato, all&#8217;inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo <strong>predicatore di Charlotte</strong>. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle <strong>lune di Saw</strong>, alle <strong>lune dell&#8217;allenatore</strong> che non ha mai voluto tirare sotto con l&#8217;automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare <strong>prima Hawkins, poi Vitali</strong>, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a <strong>Marconato e Taylor</strong> aggiungete <strong>Beard e Rocca</strong> potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il <strong>Montepaschi </strong>che vede all&#8217;orizzonte <strong>un quattro a zero bello rotondo</strong>, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo <strong>Eze</strong> è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c&#8217;era intorno a lui. A proposito del <strong>Jobey </strong>scoperto a <strong>Imola,</strong> allevato bene a F<strong>errara,</strong> diventato idolo a <strong>Montegranaro,</strong> vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l&#8217;italiese in mezzo a tanti <strong>american beoti</strong> che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.<br />
<strong>Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta</strong> per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il <strong>Luca Bechi</strong> che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore<span id="more-1059"></span> e adesso vediamo se <strong>Atripaldi </strong>ci ripensa, anche se è pur vera questa storia dell&#8217;usura nei rapporti, se è scritto che questo livornese, da otto anni, vive nella contrada biellese. La sua <strong>Angelico</strong> è stata bella quando è diventata squadra, quando è riuscita a convincere gli egoisti del gruppo che forse sarebbe stato meglio giocare insieme prima di separarsi a schiaffoni. Lo hanno fatto resistendo fino a quando le gambe tenevano, poi è venuto fuori il malessere, quello che ha fatto stravedere persino uno in gamba come il <strong>Guerrini </strong>di <strong>Tuttosport </strong>che nelle ultime pagelle ha perdonato i peccatori della difesa, tipo <strong>Aradori</strong>, ed è andato a prendersela persino con <strong>Sangarè </strong>che è diventato inutile all&#8217;Armani soltanto perché chi guida non vede tanto lontano, ma avendo anche fortuna come il dottor <strong>Magoo</strong>, non è andato a sbattere, anzi, adesso vola nelle curve senesi, sulle Crete del <strong>Minucci. </strong>Semifinali che congedano una che ha respirato vivo dopo tanto tempo, che ha trovato un progetto e ora vuole cavalcarlo. Deve decidere presto, però, il nome dell&#8217;allenatore se è vero che il pilota di oggi sembra già accasato in <strong>Turchia.</strong><br />
<strong>Progetto verde, progetto giovani</strong>, ma se gli stranieri saranno giusti vedremo anche spuntare dalla terra un fiore capace di resistere alle crisi di vocazione. Su Biella vi diciamo subito che soltanto <strong>Jonas Jerebko</strong> ci ha incanto davvero, che <strong>Smith</strong> è stato l&#8217;uomo chiave e, infatti, quando è saltato in aria lui, terza di Milano, quarta in casa, l&#8217;Angelico ha perso le ali, che <strong>Brunner </strong>è un mastinaccio di vecchia generazione da tenere sempre se puoi permettertelo, che Aradori si è mosso dalla casella dove i giocatori dell&#8217;oca, quelli che pensano sempre e soltanto a tirare, sbevazzano e si fossilizzano. Ora può diventare un vero giocatore e la difesa deve entrargli in testa anche se il <strong>ciclone Thomas</strong> lo ha investito. Lui, come <strong>James Gist, </strong>ha ancora tanti antipasti da digerire, molti primi, prima di chiedere il conto per salire di categoria. <strong>Garri e Spinelli</strong> hanno dato più di quello che ci aspettavamo da due giocatori che in passato avevano scelto strade dissestate, il primo borbottando fuori la sua concentrazione labile, il secondo andando a cento all&#8217;ora contro ogni muro, anche quando c&#8217;era da far lievitare il gioco degli altri. Su <strong>Jurak </strong>vale il discorso Brunner, uno che si batte sempre, non uno per cui perdere la testa, ma contro il quale puoi anche perderla. Unica vera delusione annunciata il <strong>Reece Gaines</strong> che soltanto alla fine ha pensato al basket come gioco di squadra, ma di sicuro si è pentito se pensiamo alle ultime uscite quelle dove a Milano brindavano due volte: una per averlo mandato via, ingolfando <strong>Treviso</strong>, un&#8217;altra per averlo avuto come avversario con in mano i palloni importanti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=#" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo film muto dell&#8217;Armani a Biella</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:42:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto &#8220;miracoloso&#8221; di un giocatore di Biella sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a title="Dave Bing" href="http://www.flickr.com/photos/lucafabbri/3511374420/"><span class="flickr-image"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://farm4.static.flickr.com/3628/3511374420_a3482f101b.jpg?v=0" alt="" width="250" height="177" /></span></a><strong>OSCAR ELENI dalla gondola veneziana di Lance Armstrong sul Canal Grande</strong> per capire come sono fatti dentro davvero i grandi, quelli che combattono il cancro e anche gli stupidi bigotti, perché dopo la penultima giornata del campionato di basket abbiamo fatto fatica ad interpretare certe cose, dallo scatto &#8220;miracoloso&#8221; di un giocatore di Biella sulla prima palla a due, <strong>parola e verbo Sky</strong>, dalla soddisfazione di <strong>Gentile</strong> che ha scoperto di avere una squadra, quella di <strong>Roma</strong>, con grande carattere, al compiacimento di <strong>Cesare Pancotto</strong> che nell&#8217;intervallo, ma soltanto nell&#8217;intervallo della partita con <strong>Caserta</strong>, ha fatto capire ai suoi eroi che avrebbero dovuto combattere fino alla fine.<br />
Non ci stiamo più con la testa e non riusciamo a dare un peso giusto alle parole, ma questo dipende soltanto dal nostro pregiudizio, come capita ai vecchi, non a tutti, certo, come saprete registrando le voci che arrivano dall&#8217;alto, da molto in alto, quando scoprono che non è più un paese, uno sport, fatto per loro. <strong>Difficile interpretare l&#8217;ottimismo</strong> di <strong>Boniciolli per la Virtus da play</strong><strong>off</strong>, ma perlomeno questa volta evita di ragionare a voce alta, la cosa più pericolosa in posti dove le società non arginano, ma incendiano, dove se dici certe verità evidenti scopri subito che c&#8217;è la coda dei delatori per far andare fuori di testa chi la testa non la tiene proprio in considerazione.<br />
Impossibile decrittare <strong>il messaggio di Livio Proli</strong> quando parla di <strong>un&#8217;Armani scoppiata mentalmente</strong>, di un gruppo che ha bisogno della scossa playoff, perché <strong>a Roma e Biella abbiamo visto il seguito di un</strong> <strong>film muto</strong> già andato sugli schermi: le squadre che si fidano troppo della difesa a zona, che pregano di avere sempre alte percentuali da tre non sono sotto stress, né fisico, né mentale, perché aspettano che siano gli altri a sbagliare come vi direbbe anche il <strong>Marconato</strong> Sutherland appena <strong>arrivato da San Sebastiano</strong> per dare una mano, meglio due direbbe <strong>il sciur Gamba</strong>. Sarà per questo che <strong>l&#8217;Olimpia</strong> non emoziona <span id="more-941"></span>anche se, ne siamo sicuri, potrebbe essere la seconda squadra a battere <strong>Siena</strong> in questa stagione perché al <strong>Forum</strong> i campioni non saranno davvero affamati, poi lo sanno tutti che una <strong>Milano </strong>in buona posizione playoff alimenterà rotative che non si muovono spesso per il basket a meno che ci sia uno scandalo, a meno che in America non diventino sindaci ex grandi di questo sport come<strong> Dave Bing</strong> che ora guiderà <strong>Detroit </strong>negli anni della grande crisi. Milano, va ricordato, ha rischiato di vedere in finale europea due squadre che aveva battuto: <strong>Cska e</strong> <strong>Olimpiakos.</strong> Vi sembra poco? Inutile mettersi a discutere per l&#8217;ennesimo finale controverso, in questo caso quello di <strong>Rieti</strong> dove <strong>Ferrara</strong> ha vinto su un secondo che forse è stato regalato: certo cronometri(sti?) sono di merda, ma le difese, vogliamo parlarne, sia ricordando <strong>Fortitudo-Montegranaro</strong>, sia pensandod al derby, sia guardando le fotografie di questo epilogo che rende imbarazzante il finale del campionato anche in coda come scopriremo domenica.<br />
Eh sì, <strong>Rieti andrà ad Udine dove la Snaidero</strong> <strong>è come sparita</strong>, gente che non vede l&#8217;ora di fare le valige, anche adesso che sembra uscita allo scoperto la cordata di salute pubblica nel nome della friulanità. Se vince la <strong>Solsonica</strong>, considerando che difficilmente <strong>la Fortitudo</strong> potrà farcela contro <strong>Teramo</strong> che si vuole tenere ben stretto il terzo posto, avremo la squadra di Rieti ancora in serie A per differenza canestri con le aquile abbandonate. In quelle due partite nessuno aveva compreso che ci si doveva battere fino in fondo? Voi capite come stanno le cose e questi ci sparano cannonate di aria fritta in un dialogo che comprende tanti sordi come potrebbe giurare il viandante passato in una tabaccheria di Bologna, vicino al PalaDozza, proprio un&#8217;ora prima della sfida salvezza. Che tipo di dialogo?<br />
Lui, con le mani in tasca e una piccola bara blu come portafortuna, per non parlare del vicino di posto che si era scelto, lo racconta così:<br />
Cliente (una bella signora, arzilla e disinformata): &#8220;Come mai tanta confusione?&#8221;. Tabaccaio: &#8220;C&#8217;è la partita di basket, la Fortitudo contro Caserta&#8221;. C: &#8220;Ah, Caserta, bellissima terra, poi la reggia, la nostra Versailles&#8230;&#8221;. T: &#8220;Si, sì, sono i nostri avversari&#8230;&#8221;. Deve andare più meno così in tante sale stampa, in molti spogliatoi. La verità va nascosta, gattini amorosi che sanno come utilizzare l&#8217;ultima terra.<br />
<strong>Volete sapere come potrebbe andare a finire domenica?<br />
1. Siena</strong> e qui ci prendono tutti, <strong>2. Roma</strong>, ma <strong>Gentile </strong>non ci venga a dire che avrebbe firmato, nel dopo <strong>Repesa</strong>, per un risultato del genere perché gli avversari della corsa li conosciamo tutti e lui prima degli altri perché con Gelsomino aveva fatto dei piani a lunga scadenza, <strong>3. Teramo</strong> e via con il premio per l&#8217;allenatore dell&#8217;anno a <strong>Capobianco</strong>, <strong>4. Virtus Bologna</strong> che sarà anche l&#8217;unica ad aver vinto in Europa, ma qui da noi s&#8217;inceppa troppo spesso fra un viaggio e l&#8217;altro dei suoi maghetti, <strong>5. Milano</strong> perché sarebbe un bene per tutti se a battere i campioni, i grandi favoriti, fosse anche una squadra ricca, con ambizioni che assomigliano a certi vestiti di scena, perché ci sarebbe da ridere e piangere se alla fine di ternta partite l&#8217;unica ad avere lo scalpo del Montepaschi fosse la Fortitudo fortemente indiziata per la retrocessione, <strong>6. Treviso</strong> anche se, fossimo la Virtus, questa Virtus del dopo coppa con allenatore alla gogna, squadra non proprio compatta, andremmo cauti, <strong>7. Biella</strong> che si merita ogni elogio per come ha rimontato, per come ha sviluppato il progetto palazzo, squadra, per come ha sopportato i tipi alla Gaines, <strong>8. Scavolini</strong> a patto che vengano disinnescati in due giorni quelli che giocano apertamente contro.<br />
<strong>La retrocessione?</strong> La Fortitudo dipende da Udine, ma tutti sappiamo che al Carnera sarà una sfida fra reduci, fra gente che è rimasta soltanto perché non sapeva dove andare, da una parte e anche dall&#8217;altra, perché i primi a perdere pezzi lungo la strada sono stati quelli di Rieti che ora, però, hanno la possibilità della salvezza, anche se tutti sanno che il difficile verrà dopo e l&#8217;idea comune è che questa serie A conquistata sul campo possa essere venduta per ripianare. Siamo male informati? Vi abbiamo detto che questo non è un paese per orecchie di anziani borbottanti e bavosi.<br />
<strong>Chiusura senza pagelle</strong>, quelle le daremo lunedì tenendo aperto il negozio dove il fine campionato impone almeno barba e capelli per i piccoli indiani che nell&#8217;isola s&#8217;inseguiranno fino a quando ne resterà uno soltanto.<br />
<strong>Post scriptum</strong>: l&#8217;allenatore di San Antonio, mister Pi, avante del buon vino, era a Biella per vedere cosa vale davvero questo Gist, ma non era stato informato che gli arbitri angosciati non avrebbero fatto favori a nessuno, quindi neppure al gommolo di<strong> Bechi</strong> che si è trovato il cioccolato soltanto alla fine.<br />
<strong>Secondo p.s.:</strong> l&#8217;Uleb ha scoperto, dopo indagine interna, non certo su testimonianza degli inviati impegnati con la santa statistica, che nelle finali di Berlino, quelle che per moltissimi sono state migliori di molte partite Nba, con travaso di bile rosa scarlatto tendente al giallo, i tifosi greci si sono comunque comportati male e questo in aggiunta alle sconcezze dei play off col laser, con la baraonda a bordo campo, con gli arbitri confusi, tanto per non dare altri argomenti alla magistratura che da Reggio Calabria ha spedito fiale al veleno per un basket che pensa di cavarsela col silenzio nella speranza che tutto diventi erba nello stato prato di calciopoli. Si prevedono sanzioni. Sarà vero?<br />
<strong>Terzo p.s.:</strong> Silenzio di tomba, sembra di essere davvero di essere nel cimitero degli arbitri come testimonierebbe il veterano Sidoli ricordando che anche in passato pretendevano genuflessioni in cambio di promozioni, sulla vicenda direttori di gara italiani, i migliori d&#8217;Europa vi avranno urlato i telecronisti della rete per non vedenti e non pensanti, ignorati e quindi non scelti per le finali di Berlino dove non avevamo squadre nostre. Nessuno che abbia chiesto una spiegazione, eppure Rigas, Bianchini, il sindacato arbitri, avranno pure qualche cosa da dire che vada al di là della cresima di un parente, nel caso di Elettrino Facchini.</p>
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		<title>Ricordate i &#8220;perdentoni&#8221; di Seragnoli? Quelli delle dieci finali su undici?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 12:59:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a title="adriano" href="http://www.flickr.com/photos/scrambler450/2436356912/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2353/2436356912_61d3524e90.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span><strong>OSCAR ELENI</strong> <strong>dal castello Dal Pozzo, borgo di Oleggio,</strong> zona di <strong>Arona</strong>, per la rimpatriata dei maturi baskettari che si coccolano come succede adesso nei bar di Tokio dove hanno lanciato la moda dell&#8217;aperitivo con il gatto che ti fa le fusa. Al cat bar di Oleggio Castello è un trionfo per anime candide che ancora si sentono al centro dell&#8217;attenzione e, come una volta, pensano che la tua prostata regga, come del resto la dentiera, o la memoria, a qualsiasi abbraccio, ad ogni richiesta che vada oltre il &#8221; ci si rivede presto&#8221;. Il <strong>vescovo Corsolini,</strong> sempre disperato per non essere ancora entrato nella congrega dei prelati canaglia di <strong>Dante Gurioli</strong>, è così affettuoso, così divertente, ma questo è nel suo stile, anche quando si sente un caro estinto, da rimetterci tutti in marcia intorno al sacro totem del basket che era, che è, che per noi sarà così anche domani mentre le armate del nuovo movimento Farenheit gireranno con il lanciafiamme per bruciare tutto meno le statistiche che di un giocatore dicono la stessa cosa dei cartelli che al mercato si usano per vendere anche carne non di prima scelta. Festa grande che torna a coinvolgere<strong> Dino Meneghin</strong> accarezzato contropelo non tanto come presidente federale, soprattutto adesso che senti l&#8217;eco nella valle degli infami, dove già cominciano a parlarne maluccio, ma per il suo essere uomo di basket, uomo tutto di un pezzo che ancora non immaginava di dover discutere sulla vile moneta, quella che dalle tribuna arriva in testa ad un giocatore. Succede nel <strong>derby di Bologna </strong>dove la <strong>Virtus </strong>vince all&#8217;ultimo secondo, avendo dominato per quasi tutti gli altri secondi della partita salvo farsi prendere per la gola da una <strong>Fortitudo</strong> che prova a ribellarsi adesso che non trovi più uno dei cagnolini che andavano al Pavaglione per parlare dei perdentoni di<strong> Seragnoli</strong>, quelli delle <strong>10 finali su 11 campionati</strong>, quelli della grande Europa, quelli che erano qualcuno in una città dove gli altri, <strong>la grande Virtus porelliana</strong>, la super Virtus cazzoliana, non potevano mai sentirsi tranquilli se capitavano nella contrada dell&#8217;<strong>Aquila</strong>, perché quello era il mondo dei canestri dove si costruiva ogni giorno qualcosa, arrivando, purtroppo, a costruire anche le torri da dove, adesso, si lanciano anatemi e monete<span id="more-780"></span> senza sapere quello che si dice, senza sapere quello che si fa, senza rendersi conto che se non torna ad essere la squadra al centro di tutto, se i protagonisti non sono dentro al campo, allora si può arrivare a confondere le cose, a sentirsi davvero importanti pur non essendolo, ad avere certa gente dove un tempo c&#8217;era una splendida corte di creativi.</p>
<p>Meneghin e il soffice abbraccio con il <strong>marchese Dal Pozzo</strong>, la camminata rigenerativa dove ha ritrovato amicizia, cani randagi bagnati, ma felici, divertimento, ironia, cominciando dal tavolo di <strong>Vitolo, Duranti, Baldini, Albanesi,</strong> di milord <strong>Morelli</strong>, arbitri che stanno bene con quelli che erano le loro &#8220;vittime&#8221;, i grandi attori di un grande teatro dove pure loro erano principi.<br />
Isole della felicità, isole dove si cantava anche sotto la pioggia. Un castello da fiaba dove la carne troppo dura sembrava persino morbida. Isole. Roma da <strong>Falcomer a Spinetti e Albanese</strong>. Bologna. Bello rivedere <strong>Lombardi </strong>in mezzo a <strong>Giomo e Pellanera</strong>, sentire <strong>Gemignani</strong> parlare con l&#8217;artista Conti. Poi <strong>Varese</strong>. Meneghin e <strong>Flaborea</strong> con lo stesso calice di rosso speciale servito dal Magnoni che ha ricordi divertenti per tutti anche per le mogli tigre. Isola canturina. <strong>Recalcati, Merlati e Frigerio </strong>da una parte. Masocco a metà strada con i dorati &#8221; straccioni&#8221; del cavalier Milanaccio che si sentiva ringiovanire dopo aver ritrovato <strong>Mauri, Ossola, Vescovo</strong>, persino <strong>Zanatta, Gamba</strong>, il professor <strong>Guerrieri</strong>, tutto il mondo portato al castello da <strong>Cino Marchese,</strong> che aveva gli occhi brillarelli seguendo Stefano Olivari davvero deciso a scrivere un libro sulla Milano stracciona, la splendida <strong>Milano di Joe Isaac</strong> che al castello ha ritrovato la gioia degli anni in cui non gli dicevano che il fumo o il vino fanno male come potrebbe testimoniare il baipassato Flaborea. Poi il pianeta Milano, con la <strong>Pierisa Pieri</strong> che guida la rumba al 48° anno di matrimonio con Gianfranco che accarezza le tigri delle scarpette rosse, dall&#8217;ortopedico Velluti, che ai suoi tempi saltava oltre i due metri senza l&#8217;ispirazione tautata, al <strong>Nane Vianello</strong> che ogni tanto lascia la Polinesia, da <strong>Vittori </strong>che, come <strong>Guido Carlo Gatti</strong>, arrivato puntualmente in ritardo, e appunto il Zago tenuto a freno dalla Milly che non vuole vederlo troppo coinvolto, troppo commosso, troppo risentito per le cose che vede e che non gli piacciono, aveva due barche gloriose sulle quali salire e brindare, come del resto<strong> Giancarlo Sarti</strong>, <strong>Toto Bulgheroni </strong>o Barlucchi, magari lo stesso nane e lo stesso Lombardi. Ricordaseli tutti non è facile, anche se Raffaele, adesso che non ha più capelli, ce lo teniamo nel cuore nel dovuto omaggio alla grande scuola livornese, anche se <strong>Natale Redaelli,</strong> il massaggiatore che parlava ai cavalli bradi dell&#8217;Onestà in tutte le sue versioni, resterà per sempre il magico compagno di grigliate senza fine, senza oboli da versare alla nobiltà dei castellani come diceva ridendo alla sua maniera al tigre Mauri che ha trovato in <strong>Gorizia</strong> la felicità e il vino buono.</p>
<p>Bel raduno di combattenti e reduci con i padovani di Varotto che scoprivano in Flaborea il vero testimone per le giornate in cui il professor<strong> Nikolic </strong>ti portava alla fonte del benessere fisico e mentale, delle ore in cui riusciva a convincerti che se eri proprio stanco non ci sarebbe stata cura migliore di un allenamento supplementare. E&#8217; sempre stato così, strano che oggi qualcuno non se ne accorga. Magari a Roma dove hanno scoperto che conveniva metterlo in cascina il fieno invece di sfogarsi per dimostrare che i colpevoli stavano fuori e non dentro il campo, sì anche <strong>Allan Ray</strong> nuovo custode dei diamanti di Ferrara grazie all&#8217;affetto che era mancato nella capitale dove si sono dimenticati quello che era la Roma dei Costanzo e della Stella Azzurra, della Lazio di Cafiero Perrella, costruendo qualcosa che appare bello solo se lo guardi da lontano e lo diciamo a quelli che, giustamente, considerando gli artigli di <strong>Attilio Caja</strong>, rimpiangono persino le mezze stagioni del dopo<strong> Bianchini</strong>. Meneghin e la sua gioia autentica, lontano dai pettegoli che lo calunniano spiegando che non ha ancora capito come ci si muove nella corte federale. Poveri fessi. Lo sa benissimo. Ve lo aveva detto, ma le sorprese non mancheranno perché capisce anche lui che in Lega non possono essere felici se vanno i valvassori dei comitati, gente che non sa davvero cosa sia un club professionistico. Era una mossa per far capire che non sarà facile accontentare tutti. Ma loro, i pettegoli, non se ne sono resi conto.</p>
<p>Per fortuna ci ha pensato Sky a mettere insieme Meneghin e Valentino Renzi, ad aprire il dialogo anche se la vile moneta di Bologna ha ridato al presidente la velenosa scarica della moneta di <strong>Pesaro </strong>dove lui non si alzò, per tornare a giocare come Terry, perché aveva deciso che dopo tanti sputi, insulti, ingiustizie, quello doveva essere un momento definitivo di chiarificazione: se un cretino, un delinquente lancia monete e i vicini non lo prendono e lo buttano giù dalle tribune, se non si denuncia subito, se non si prendono le distanze anche da qualche giocatore che gira intorno all&#8217;avversario colpito urlando che è soltanto una magnifica scena, allora avremo le schifezze che un tempo rendevano famosa soltanto la Grecia, dove oggi si sono emancipati e usano il laser per colpire, una vergogna non punita nel calcio e tollerata anche dal basket come vi potrebbero dire i giocatori di <strong>Siena </strong>e <strong>Real Madrid</strong>.<br />
A proposito di Eurolega non riusciamo a capire perché si punti tanto sul ruggito del popolo mensanino: la squadra di <strong>Pianigiani</strong> deve soltanto stare bene fisicamente e giocare il suo basket che è migliore rispetto a quello cavilloso del <strong>Zelimir Obradovic</strong>, certo confuso da tanti talenti che pensano soltanto al loro guadagno personale e parlano invece di correre. Siena non lo fa, non lo permette a nessuno. Ma potrebbe non bastare perché, ripetiamo, al completo non ci sarebbe stata angoscia, ma, così, è dura, durissima. Restando in Europa diciamo che nella finale di Uleb cup a Torino portiamo una bella <strong>Benetton </strong>ricostruita con la passione di un tempo, seguendo le strade che avevano fatto di Treviso la palestra del pensiero forte nel basket europeo, anche se nessuno può prendere per buona la partita di <strong>Pesaro</strong> perché la Scavolini era rimasta fuori dall&#8217; arena, seduta sulla spiaggia dove chi ricorda dovrebbe accendere lo spiedo, chiedendo scusa a <strong>Carlton Myers </strong>per un così triste compleanno, per i 38 anni di un capo indiano che ha avuto al seguito le grandi tribù del nostro basket.<strong> </strong></p>
<p><strong>LE PAGELLE</strong> adesso per far sfogare la prostata traditrice che è in quasi tutti noi:<strong> </strong></p>
<p><strong>10 al GRUPPO GENOVA</strong> che ha cresciuto con vero amore per il basket il marchese Vittorio Ciccio Dal Pozzo, mettendogli sulla pelle nobile e candida le ruvide maglie dell&#8217;Italsider, della Saiwa e del CUS che troverete nella teca dell&#8217;albergo castello. Con loro ha scoperto una felicità nuova e il raduno di Oleggio, come direbbero Parodi e Masnata, è andato bene anche con l&#8217;aggiuntina.<strong></strong></p>
<p><strong>9 a Luca CORSOLINI e Mario BONI </strong>di gran lunga la più divertente coppia dei telecronisti utilizzati da Sky nella giornata dedicata al basket, nella domenica che speriamo di avere anche in futuro, soprattutto se ci saranno dei ribelli nella pasticceria di casa Murdoch.<strong> </strong></p>
<p><strong>8 a  Allan RAY</strong>, ma forse dovremmo dire alla <strong>FERRARA di Mascellari, Crovetti e</strong> <strong>Valli</strong>, per aver dimostrato che anche un piccolo pavone può diventare gallo da combattimento se trova il posto giusto e i compagni che gli fanno credere di essere una sfortunata vittima del sistema che lo ha bocciato a Boston e Roma.<strong> </strong></p>
<p><strong>7 alla coppia ROCCA-VITALI </strong>che sembra essere splendida e splendente nel giardino senza spine, o senza rose?, di Piero Bucchi, una coppia che ha dato a Milano la quinta vittoria consecutiva, un record nei tempi moderni ovviamente, un piccolo primato, ma sempre qualcosa, un duo che potrebbe funzionare bene in Nazionale anche se sul Mason ci è stato detto che non è possibile contare in tornei dove si gioca ogni giorno. Peccato. Ci hanno detto la stessa cosa di Stonerook. Peccato. Ci hanno detto la medesima cosa per altri infortunati eccellenti, peccato,ma l&#8217;estate è lontana.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>6 a  Marcelino HUERTAS</strong> l&#8217;unico della Fortitudo che si è preso insulti dal primo giorno, quando non riuscirono a tesserarlo in tempo, che non andava bene agli americani di turno, l&#8217;unico che nel derby ha fatto seguire i fatti alle promesse aspettando invano che gli italiani del gruppo arrivassero in soccorso. Certo la fede aiuta, certo serve un mezzo miracolo per la salvezza, ma se tutti i conti saranno fatti bene, se ogni dolore sarà pagato al tempo giusto, direbbe Pancotto, allora ci sarà la purificazione e forse l&#8217;anno prossimo tutto sarà sotto altre stelle.<strong></strong></p>
<p><strong>5 all&#8217;ULEB</strong>, e <strong>per conoscenza alla FIP</strong>, che non ha fatto una piega per lo scandalo di Atene. Non stiamo parlando dell&#8217;arbitraggio infame, ma dei laser che andavano a colpire negli occhi i giocatori al momento del tiro. Vergogna come chi usa i fischietti per mandare in confusione arbitri e giocatori, come chi lancia monete per farci capire in quale caverna si dovrebbero giocare certe partite.<strong></strong></p>
<p><strong>4 alla GIUDICANTE</strong> che non sembra pentita per essersi presa 40 giorni prima di mandare all&#8217;inferno una stagione e non soltanto quella della Fortitudo o di Montegranaro. Adesso tutti fingono di aver ritrovato uno stile, dal Tony Manero della Sutor all&#8217;orco delle Aquile, ma la verità è che siamo in piena bufera e davvero non sappiamo cosa sarebbe successo se il derby non lo avesse vinto la Virtus del ferito Terry.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>3 al malvagio Nino PELLACANI </strong>che ha sempre un occhio di riguardo per questa rubrica, ma non rinuncia a punzecchiare la squadra, cercando di stuzzicare l&#8217;invidia adesso che Lorenzo Sani è tornato a parlare con noi persino di basket. Ci sembra la stessa tattica che nel tempo ha tormentato tante squadre. Cominciano dalle sbandate in curva i dolori di chi non vuol saperne di essere uno e pretende di essere un numero uno. Attenzione, la nota non ha motivi di ripicca personale anche adesso che devi stare in coda davanti alla Fiera milanese del fumetto dove Pellacani, Ragazzi e Iacopini saranno sicuramente fra i più applauditi collezionisti.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>2 al portento JENNINGS</strong> che davanti a Denny FERRY, uno che a Roma hanno amato, che davanti al manager di Cleveland, ha sbagliato partita ed atteggiamento riportando Roma nella strana isola dove tutti fingono di non capire e che certo non riusciranno a far capire a noi che da questo cimitero degli elefanti salutiamo <strong>Piero Mei.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>1 all&#8217;ARMANI</strong> che ha scelto il silenzioso distacco dalla sede Liberty di via Caltanisetta. Un dolore per tutti. Una tristezza che al castello Dal Pozzo ci ha tenuto più uniti perché in quelle camere al primo piano hanno dormito e vissuto uomini entrati già nella casa della gloria, perché meritava una messa solenne quella palazzina decentrata che serviva a<strong> Franco Grigoletti</strong> meglio del Tom Tom, perché lui non riusciva ad orientarsi, lui di Rovereto, lui abitante a Monza, lui che lavorava al Giorno nel cuore di una certa Milano, se non passava dalla sede dove ora è rimasta solo polvere di stelle, quella che intossicava il Bulleri tornato a vivere nella Marca odorosa, per uno strano incorcio al quarto-quinto post dove lui, sotto contratto con Milano, sarà l&#8217;uomo fantasia della Benetton che ha gli ha concesso la chiesa per la penitenza.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>0 a Pervis PASCO</strong>, <strong>e per conoscenza alla Lega</strong>, per la fuga dal campionato, per aver lasciato Rieti quasi senza niente. Certo un professionista ha il diritto di essere pagato puntualmente, certo un giocatore deve avere certezze, ma in questo caso ci sembra anche giusto chiamare in causa la Lega perché è fin troppo evidente, soprattutto per chi ha perso contro la Solsonica, che il campionato è già da considerarsi falsato. Quando si pensava ad un torneo senza retrocessioni si aveva in mente questo quadro senza i colori del vile denaro.</p>
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		<title>I lunedì da Oscar: un mondo fluttuante</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 17:07:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dal mondo fluttuante del maestro Hiroshige nell&#8217;accademia delle arti alle Hawaii perché non bastano le opere esposte a Roma per toglierci la sete, la voglia di stare in un posto dove esiste ancora acqua limpida, un bel prato, dove puoi sdraiarti sull&#8217;erba e maledire, come diceva il Celentano, chi ha deciso di liberare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/43686206@N00/25827602/"><strong><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm1.static.flickr.com/22/25827602_e9c9c80f1a.jpg?v=0" alt="Pellegrini" width="153" height="217" /></strong></a><strong>OSCAR ELENI</strong> dal mondo fluttuante del maestro Hiroshige nell&#8217;accademia delle arti alle <strong>Hawaii </strong>perché non bastano le opere esposte a Roma per toglierci la sete, la voglia di stare in un posto dove esiste ancora acqua limpida, un bel prato, dove puoi sdraiarti sull&#8217;erba e maledire, come diceva il <strong>Celentano</strong>, chi ha deciso di liberare le licenze per cementificare tutto, per sparare a tutto. Un quadro di Hirosoghe per sentire il suono vibrato del sassofono di Charlie<strong> Yelverton </strong>nel suo miglio verde, andatavelo a leggere sul Giornale, per ascoltare le storie vere e quelle finte del basket italiano dove devi essere della vecchia scuola, come dicono i dottori delle nuove bibbie, per farti una domanda che in questo momento stordisce gli aquilotti <strong>Fortitudo</strong> e tutti quelli che sperano davvero di vederli salvi: come mai il migliore in campo è sempre l&#8217;ultimo arrivato? Si cominciò con <strong>Forte,</strong> si andò avanti con <strong>Strawberry,</strong> poi vennero <strong>Fucka</strong> e il gigantone greco e adesso questo <strong>Scales.</strong> Non vi sembra strano che poi, col passare dei giorni in città, dentro la squadra, questi peggiorino, invecchino precocemente, vengano cacciati, finiscano in fondo alla panchina come mister fragola. Chi era esperto di truffe scolastiche spiega che, da sempre, i cambi, di maestro, allenatore, presidente, compagno, creano l&#8217;illusione della purezza ritrovata, del sollievo per poter ricominciare senza pregiudizio. Se lo augurano tutti quelli che hanno dovuto cambiare e a <strong>Ferrara</strong> dopo aver visto l&#8217;Allan <strong>Ray</strong> di Caserta tremano perché ci avevano creduto, alla conversione da cappellaccio profumato, sentendo il ragazzo triste che raccontava la nuova vita lontano dall&#8217;orco <strong>Repesa</strong>, dalla <strong>Roma </strong>ingrata, come direbbe l&#8217;<strong>Hawkins </strong>dalla nuvola dove cadde per aver fumato sbagliato, avevano la certezza che l&#8217;abbaglio fosse degli altri. Esiste un cinema dove ripropongono l&#8217;Horror Picture Show a tutte le ore. Qui potete trovarlo quando andate a cercare i soliti noti che fanno le solite bizze, le solite partitacce quando ti aspetteresti di vederli finalmente liberi e felici come direbbe il povero Zare <strong>Markovski</strong> che ad un certo punto era così esasperato con i ragazzi sciagura, da <strong>Diener</strong> a <strong>Slay</strong>, da <strong>Porta</strong> a <strong>Warren</strong>, per non parlare di <strong>Radulovic</strong>, che ha scelto una strada sicura nel cuore del Pallido per fingere di avercela con Spartaco <strong>Tola</strong> che, sicuramente, vale più come sindacalista che come arbitro<span id="more-697"></span>, che, ora più che mai, deve tenere compatta la categoria perché si avvicina la primavera e i nostri fischietti, finalmente liberi di raccontarci la loro vita, i loro sogni, di giocare con noi con la stessa allegria dei giocatori, non sembrano più i migliori d&#8217;Europa come diciamo sempre adesso che la <strong>Fiba</strong> ha rimesso le mani sui direttori di gara e nelle coppe abbiamo scoperto che non esiste più vergogna, anche se con le nuove regole, i ragazzi col fischio al naso arrivano in segreto, si muovono &#8220;segretamente&#8221;, non sfiorano le sirene di un tempo, non scartano nessun regalo, non sentono freddo da cachemire, non sbagliano orario per colpa di orologi che andrebbero rinnovati con energia solare. Commovente scoprire ancora oggi che esistono giocatori come Omar <strong>Thomas </strong>che sanno riconoscere un allenatore, un uomo, e quando ci fa le lodi del Lino <strong>Lardo</strong> che tiene <strong>Rieti </strong>all&#8217;onore del mondo e dello sport, anche senza la certezza dello stipendio dovrebbe anche obbligare tutti noi, vecchia o nuova scuola che sia, a garantire a questi ragazzi che se il titolo della Sebastiani verrà ceduto a fine anno in A1, perché se la sono cavata, allora tutti i protagonisti dell&#8217;impresa del cavalier Alatriste delle terre liguri dovranno essere ingaggiati da chi acquisterà quel bene prezioso che non è nelle statistiche, nei sottopancia televisivi, ma soltanto nelle facce, nei muscoli, nei nervi di quei ragazzi che magari adesso crolleranno di schianto, magari già domenica, proprio quando a Rieti arriverà l&#8217;<strong>Armani </strong>che doveva essere di Lino Lardo e invece è del Piero <strong>Bucchi</strong> degli allenamenti a porte chiuse soltanto per ex amici ed ex colleghi, dell&#8217;Olimpia che, con Alatriste, era arrivata alla finale scudetto, ma adesso sogna in grande se vede reazioni positive in un supplementare contro l&#8217; <strong>Avellino</strong> di pelo corto arrivata senza testa, perchè <strong>Best</strong> è la sua unica guida, e partita con la sesta sinfonia della sconfitta da cantare in coro dopo aver regalato di tutto e di più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image">Mondo fluttuante ascoltando il furente ruggito del Piemonte dove il comitato regionale sembra arrivato in zona ciclonica come succede a tutte le organizzazioni locali, quelle che vorrebbero governare le Federazioni, il grande movimento professionistico, appena devono fare qualcosa d&#8217;intelligente. Ora <strong>Meneghin</strong> avrà la relazione del Ragnolini sul caso Piemonte, del rogo appena spento dove volevano bruciare uno del valore di Federico Danna, sperando che sia una relazione fatta bene e non rivista con occhi speciali da chi non doveva esserci più nel palazzo, ma che ha trovato una sistemazione nella casa del custode, poco lontano da dove si decide e si dovrebbe pensare, non tanto lontano da far cadere le connessioni. Gloria alla base quando, come a <strong>Varese</strong>, coinvolge ventimila persone, poco meno degli spettatori che sono andati a vedere il <strong>Partizan Belgrado </strong>in coppa, per i tornei giovanili Rizzi e Garbosi, quando il pilota è il Paolo <strong>Vittori </strong>che, come tutti noi, si chiede dove sarà mai questa Casa della gloria del basket italiano dove lui è entrato già al primo giorno e che ora deve pensare ai grandi dirigenti tipo Bogoncelli, ad onorare i tre allenatori americani che hanno fatto storia come <strong>Van Zandt</strong>, <strong>McGregor</strong> e <strong>Peterson</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>Pagelle</strong> e tortillas brindando all&#8217;America dei liberi anche se <strong>D&#8217;Antoni</strong> ha chiuso a<strong> Cleveland</strong> la striscia vincente, anche se i semplificatori della nuova scuola fanno sempre notare che i <strong>Knicks</strong> perdono quando il <strong>Gallo</strong> gioca pochi minuti, pur sapendo che questo succede perché purtroppo non sta bene e, purtroppo, come dice il caro Arsenio, non può essere il migliore giocatore di <strong>New York </strong>anche se ne ha le qualità mentali: per fisico e tecnica serve ancora qualcosa, serviva ancora un anno di tirocinio, ma chi doveva e poteva spiegarglielo bene non è risultato credibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>10 a Daniel HACKETT</strong> il peperino che ha fatto la stroria con i suoi Trojans nel torneo della PAC 10 guadagnandosi un posto per le follie di marzo. Ci serviva per la nazionale, ci servirebbe moltissimo, ma nessuno riesce a convincerlo perché, caso strano, è più facile fare la voce grossa con le società qui in Italia perché non danno fiducia ai ragazzi di talento, ma poi non si hanno armi, né si riesce a scuotere la nuova fibra professionistica dei ragazzi d&#8217;oro, quando vanno guadagnare di più altrove, quando hanno fatto il grande salto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>9 ad Antonello RIVA</strong> che ancora non capisce perché esistono giocatori che non vogliono andare in nazionale e perché un Nowizki si paga personalmente le altissime cifre chieste dalle assicurazioni e dai club per partecipare alla vita europea. Bisogna essere davvero sognatori, avere anima candida per non rendersi conto che i conti non quadrano per chi deve faticare tanto a trovare un posto dove tutti, a parte certi grandissimi come Bodiroga, vorrebbero essere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>8 al SACRATI della Fortitudo</strong> che insiste con il Parco delle stelle, mentre la sua squadra attraversa il fiume infernale dove potrebbe trovare i diavoli della retrocessione, perché si dice che potrebbe riportare nel basket il Corbelli, uno che, come il Gaucci appena rientrato dall&#8217;esilio, un giorno disse: mai più con voi. Sarebbe interessante vedere la reazione generale, sarebbe meraviglioso sentire il motivo del ritorno a Canossa senza stare ore sulla neve, in ginocchio, sarebbe tutto speciale, come direbbe chi magari lo ritroverà in qualche aula dove si spiega il danno d&#8217;immagine.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>7 a Marko JARIC</strong> se eviterà di portare in tribunale chi lo ha messo in prima pagina come stupratore prima ancora di avere delle prove certe. Meglio affidarsi al suo buon cuore, ammesso che sia diventato tenero, una volta non lo era di certo, piuttosto che farsi accusare della solita perfida superficialità visto che è stato subito scoperto che era tutta una bufala. Certo quell&#8217;accanimento sull&#8217;ex giocatore di Bologna era qualcosa che faceva davvero venire il nervoso, ma, si sa, il basket da noi, per certe teste, conta soltanto se è a luci rosse, se è da galera, se è da manicomio. Basta che siano personaggi marginali, perché quelli veramente da galera, si sa, non li sfioriamo neppure.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>6 a Luigi DATOME</strong> che si arrampica con eleganza sull&#8217;albero della cuccagna dove i giocatori che hanno qualcosa da mostrare troveranno fiducia, contratti, gloria. Come il Gigli che risale forte era partito bene con Repesa, si è fatto male, ha ripreso lentamente con l&#8217;orco e poi è migliorato con Gentile, adesso sembra pronto a fare il primo grande passo perché ha già sulla pistola le tacche per due o tre buone partite in fila. Il problema con i talenti in progresso sembra sempre questo come vi direbbero quelli che rischiano sull&#8217;americano tracotante, mai sull&#8217;italianuzzo petulante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>5 a Romain SATO</strong> che ha reagito subito appena ha sentito dire in giro che Siena poteva essere interessata a David MOSS l&#8217;immenso. Non si fa così. Da noi si va a chiamare il giornalista compiacente, si mette il muso, si fa diventare matto l&#8217;allenatore, si fanno i capricci, si chiama l&#8217;agente perché svegli di notte proprietà e tecnici. Questo modo di reagire da grandissimo principe, quale è sempre stato, crea un precedente che sarà sicuramente stigmatizzato dall&#8217;associazione giocatori, soprattutto adesso che deve stare un po&#8217; zitta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>4 al professor MARCELLETTI</strong>, altro cattivo esempio di professionista esemplare, che non ha mai aperto bocca sulla scelta geniale di Reggio Emilia di mandarlo via dopo aver scoperto che con lui non ci sarebbe stata promozione. Non si fa così. Certo faranno fatica alla Trenkwalder a spiegare bene questa rivoluzionaria scoperta che invece di portare alla sicura promozione sta trascinando la squadra nella probabile caienna della retrocessione visto che è soltanto a due punti la Venezia rivitalizzata dal sorriso di un Rombaldoni, siamo sicuri che in A1 hanno italiani così forti come questo pittore urbinate che viene da Sant&#8217;Elpidio, che le ultime sono a 4 punti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>3 a WILLIAMS</strong> l&#8217;omone e <strong>HALL</strong> il gattino per essere venuti alle mani togliendoci il piacere di scoprire se il pivottone di Avellino era davvero così invisibile per i suoi compagni impegnati nel focoso tiro alla volpe di paglia, se l&#8217;amletico Robin Hood del Pianella era davvero l&#8217;uomo per risolvere i finali complessi dell&#8217;Armani prima che l&#8217;anima dell&#8217;Olimpia venisse fuori nel supplementare della quaresima.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>2 ai GIUDICI FIP</strong> che ancora rimuginano sul finale della partita fra Fortitudo e Montegranaro perché quei due punti diventano la chiave nel territorio delle squadre che bussano al pianeta Montepaschi senza avere il diritto di cittadinanza, sono fondamentali per sapere chi dovrà retrocedere. Ora non vogliamo fare come quelli che se la prendono con l&#8217;ex Maifredi anche adesso, per tutto quello che va male o andrà male, non ce la sentiamo di dire che le dormite negli uffici federali hanno portato al disastro Lorbek, ma questa mancanza di coraggio è un brutto segno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>1 ai TERRORISTI </strong>che mandano filmati sulle dirette basket della Rai adesso che anche i ragazzi d&#8217;oro di Ski, quelli che, bisogna ammetterlo, contano come il due di briscola, temono che la passione della Lega per il ritorno in chiaro, in chiaro?, possa far morire l&#8217;accordo per i prossimi anni, riportandoci i tempi in cui eravamo costretti a viaggiare pur di vedere il meglio. Il problema non sono i telecronisti, in Rai se la cavano bene, sono bravi a dire quasi le stesse cose dei preferiti da Maometto, ma regia e numero di telecamere. Una catastrofe per chi si era abituato bene, scoprendo che senza audio migliora tutto, persino il gioco, anche se abbiamo sempre trovato difficile condividere i balli del qua qua tipo partite come Armani-Avellino che non sono e non saranno l&#8217;essenza di questo gioco come ha detto giustamente il tifoso Bergomi prima di correre verso San Siro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><strong>0 a Matteo BONICIOLLI</strong> per aver detto con tanta chiarezza agli imbecilli che sono soltanto imbecilli. Ma che maniere. Doveva fare un bel giro di parole, stare alla larga dalla vendetta dei frustrati, dei miseri che non gli concedono neppure la giustificazione della fatica mentale, non diciamo fisica, quando gioca, viaggia, rigioca, riviaggia e, in più, deve decodificare l&#8217;alfabeto Sabatini sull&#8217;impegno nelle coppe. Caro il mio bel Candido dall&#8217;entusiasmo a prova di quasi tutto, come racconta la sua vita da Trieste in sù, da Udine ad Avellino, passando per Ostenda, se non ti lasciano in pace anche dopo una stagione come il 2008 della coppa Italia, se non ricordano il salto Snaidero dal nulla alla serie A, come potrebbero essere meno imbecilli oggi che sanno benissimo come la Virtus resti comunque la sacra polveriera d&#8217;Italia perché le grandi storie obbligano, sempre, a grandi risultati, grandi fatiche e non tutti hanno la leggerezza della Milano di Proli.</span></p>
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