OSCAR ELENI dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla Federazione, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di Siena come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, il Montepaschi campione, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: volano alto e poi cadono a faccia in giù. Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su Scherzi a parte, ma poi bisogna fare i conti Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

                           di FRANCESCO SARTI

La Juventus è ormai diventata una loggia massonica. Ne filtrano bisbigli, malintesi, frasi sibilline. Nessuno sa più esattamente che pesci pigliare, né dentro né fuori dagli spogliatoi di Vinovo. I giocatori ci si sono rinchiusi mercoledì, alla vigilia della gara col Napoli in Coppa Italia, mettendo alla porta Ciro Ferrara e i dirigenti. Decidiamo noi, grazie. Abbiamo sentito abbastanza sermoni. Già. Perché alla Juve di quest’anno va di moda la predica. Preferibilmente il giorno dopo una sconfitta bruciante, sull’ostico campo di allenamento che da un paio d’anni miete più vittime di Highbury negli anni ’30. Immaginiamo il copione: solito spreco di parole come “impegno”, “maglia”, “obiettivi”, stagliate sul profilo smilzo dell’amministratore delegato, o il pallore del general manager. Sullo sfondo, il berretto di lana di Ciruzzo, l’unico modo dell’allenatore di difendersi dalle critiche, cadute a pioggia dopo il tracollo col Milan, e consacrate, fino a tre giorni fa, dalla severa statistica: 6 sconfitte su 8 partite, media da retrocedenda. Nessuno, ovviamente, convince più. Fa tristezza sentire Diego, che dopo aver affossato Mazzarri con un gollaccio di controbalzo, celebra la prestazione tonica parlando di “nuova era” e “chiarimenti”. O vederlo offrire il rigore a Del Piero, noblesse oblige, anche se il capitano spara una sassata centrale che ha addosso tutti gli ormoni della stagione ingrata. D’altra parte, la repressione colpisce ad alzo zero: Amauri, in rottura prolungata, si è ridotto a sgomitare (alla Playstation, per quello, basta un pulsante, non ci vogliono particolari combinazioni), Melo ruba palloni in spiaggia ma li perde in montagna, Cannavaro, coperto di insulti dal tifo, non riesce a tornare. Quanto ai giovani, tanto decantati in estate, sono precipitati. Marchisio a parte, De Ceglie compare col contagocce e Giovinco, che ha timbrato pure lui il cartellino dell’infortunio, è ancora chiuso a chiave nell’armadietto di Diego, tra i calzini di riserva e le palle di naftalina. Sarà forse per questo che Lanzafame, con scioccante consapevolezza, ha preferito i progetti parmensi alla storia juventina, ora nelle mani (nei piedi no, ma servirebbe) di Roberto Bettega, cavallo di ritorno, che allo stadio si siede in mezzo ai musi lunghi di Blanc e Secco, incitando, spiegando, correggendo. Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

OSCAR ELENI capace di volare a Ruvo di Puglia dove la squadra che gioca nella A dilettanti ci fa sempre venire in mente Luca Basile tornato a segnare  tanto col Barca, tornato a vivere dopo l’infortunio, tornato ad essere quello che è sempre stato, come diceva Tanjevic accarezzando il suo principe della zolla. Chi vola, però, cerca sempre un nuovo ramo e allora via verso Livorno per sentire la voce di Paolo Virzì, grande regista cinematografico, l’uomo di Ovosodo, di N, di opere meravigliose, per immaginare il suo ultimo lavoro, “La prima cosa bella”, che scenderà in campo per contrastare la tecnologia miliardaria di Avatar. Dopo aver visto la gente squittire per le recite di americani fasulli, dopo aver visto tanti creduloni andare dietro ai soliti pifferai, dopo averne sentite di ogni tipo da Trieste in giù, dopo aver scoperto che la farsa di Roma toglie un triste primato al vecchio Simmenthal, quello del massimo scarto in una partita di serie A, serie A quella dei bambini Papalia?, ci siamo innamorati di una frase del livornese rimasto, come tutti, orfano del più bel basket ruspante dell’altro secolo, ci siamo iscritti al partito che ha come motto questa meraviglia: “Vale più un sorriso della Sandrelli, anche adesso che non è più una meravigliosa ragazza con la valigia, di tutti gli effetti speciali”. Possibile che la gente non si renda conto che la Nba e certe americanate di ragazzi frustrati venuti qui a guadagnare euro, ben sapendo che ora vale più del dollaro, fanno parte di un altro campionato. No, non è Siena che gioca su un altro pianeta, siete voi avversari che la fate diventare magica e preziosa perché non avete ancora capito che quelli non sono i più bravi in assoluto, ma sono quelli che sul campo ci mettono tutto quello che hanno, dal lunedì ad ogni maledetta domenica. Virzì ci chiede di dare le parole alle cose come capita se andate al Forum di Assago e scoprite un sacrario di poltroncine bianche,vuote, che sembrano croci davanti alle quali inginocchiarsi senza tanta spocchia, senza inventarsi niente, perché Milano ha già visto tutto, conosce ogni cosa del basket Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

By oscareleni | Dicembre 15, 2009 - 3:22 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti aiuta nel dolce risveglio molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. Nostalgia maiala dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il Galli, allenatore femminile al Geas, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come Nando Gentile messo alla berlina dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di “amici e consiglieri” del frastornato Toti Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

By peaclaudio | Ottobre 24, 2009 - 5:48 pm - Posted in Sarti poeti e navigatori

               di FRANCESCO SARTI

Alcuni giorni fa Luke Jackson, nuovo americano della Carife Ferrara, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta in cui confessava che, per integrarsi al meglio nella nuova realtà cittadina, aveva preso a spostarsi in bicicletta e mangiare cappellacci di zucca. Non mi sorprende, perché a Ferrara ho trascorso sei anni di università e mi ricordo – aspetti gastronomici a parte – del senso misto di ammirazione e angoscia che mi colse la prima volta che mi trovai a tu per tu con la stazione dei treni, sul cui piazzale, come una marea informe, si estendeva un numero impressionante di bici. Già, perché Ferrara, lo dice anche un cartello all’ingresso, è “la città delle biciclette”, e chiunque abbia la ventura di viverci deve fare i conti con questo dato. A pedali vanno le studentesse, gli impiegati, i professionisti. E naturalmente i pensionati, che grazie all’esperienza accumulata sanno sfrecciare sugli stradoni anche in inverno, incuranti del gelo, che respingono a suon di tabarri e cuffie di lana. Non è solo un fatto di necessità (il centro storico, tutto ciottoli e viuzze, è indigesto alle auto), ma anche di simbiosi: a Ferrara chi si muove a piedi è come un cavaliere disarcionato, inviso al pubblico, che per cercare la redenzione deve salire sulle Mura Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , ,

                                       di FRANCESCO SARTI

Il campionato odora ancora di vernice fresca, e mettersi a dare giudizi (come fanno al New York Post, dove già si sentenzia che Gallinari è in crisi) pare sbagliato, più che prematuro. Però, le sensazioni esistono, e tanto vale parlarne, a partire dal retrogusto d’antan di certe scelte di mercato: da tempo non spendevamo così tanta fiducia sui reduci dell’Nba, più o meno onusti di serio praticantato. Per esempio, Biella si è affidata al veterano Fred Jones, una vita a correre e schiacciare negli States, prima di essere chiamato dal team di Bechi. Ripagandolo, nell’esordio casalingo contro la Virtus, con le mani ferme dalla lunetta nei minuti decisivi (per contro, Scoonie Penn, che l’America l’ha vista poco ma l’Europa tanto, continua a sparacchiare un po’ troppo, anche per un contratto a gettone). Poi, ci sarebbe Ferrara, che ha tentato di redimere Luke Jackson, scartato dai pro perché non abbastanza sfavillante, ma non esattamente uno sprovveduto, come appurato nella prima giornata. Pazienza che poi, alla prova del nove milanese, non si sia ripetuto, lasciando il palco al collega Grundy: piuttosto, ci chiediamo se all’Armani, vittoria a parte, preferiscano il Finley che segna da solo, neanche fosse una guardia, o il play che fa il boia e l’impiccato. Certo, visto il Bulleri trevigiano dell’altr’anno, viene da chiedersi se non fosse più opportuno sperimentarlo in quintetto Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

                       di OSCAR ELENI

Ci voleva un giardiniere ostinato come Jobey Thomas per togliere dalle spalle dell’Armani la scimmietta delle scelte superficiali: lui ha bagnato il giardino ogni giorno della sua vita milanese, anche quando la gente gli gridava cose incredibili, anche quando Bucchi lo teneva fuori, anche quando Livio Proli taceva dopo aver dichiarato, all’inizio della stagione, che avrebbe voluto avere in squadra tutta gente come questo predicatore di Charlotte. Ci voleva fede, bisognava essere tosti, ma il tipo deve essere proprio così se ha resistito a tutto, alle lune di Saw, alle lune dell’allenatore che non ha mai voluto tirare sotto con l’automobile, alle lune di una squadra che doveva ascoltare prima Hawkins, poi Vitali, che ancora non sapeva di aver avuto dalla sorte il regalo di una buona base sotto canestro perché se a Marconato e Taylor aggiungete Beard e Rocca potrebbe venir fuori una miscela esplosiva anche per le partite contro il Montepaschi che vede all’orizzonte un quattro a zero bello rotondo, ma, se dovesse avere un dubbio, tanto per rendere più affascinante la finale, potrebbe farselo venire pensando che il solo Eze è poco in una battaglia giocata con il senso di Thomas per il basket e la neve che c’era intorno a lui. A proposito del Jobey scoperto a Imola, allevato bene a Ferrara, diventato idolo a Montegranaro, vi diciamo che è un tipo speciale perché parla persino l’italiese in mezzo a tanti american beoti che pur con il passaporto della Repubblica ancora fingono di non riuscire a dire buon giorno e buona sera.
Ci lascia Biella e allora applausi a scena aperta per la società che ci ha dato tanto ed un palazzo nuovo, per il Luca Bechi che ha camminato nella grande valle dei sospiri facendo cose che qualificano un vero allenatore, un buon allenatore Read The Full Story…

convert this post to pdf.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,