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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; danilovic</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>La sconfitta era nell&#8217;aria e per li campi ora (si) esulta, odo muggire armenti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 18:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                             di CLAUDIO PEA
Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno quanto la storia di Siena che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                          <strong><em><span style="text-decoration: underline;">   di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sarà capitato anche voi di avere una musica in testa e di canticchiarla e ricantatticchiarla per tutto il santo giorno assieme a Raffaella Carrà. Ebbene stamani mi facevo la barba. Una barba di tre giorni, lunga almeno</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline;">quanto la storia di Siena</span> <span style="text-decoration: underline;">che non perdeva il primato in classifica dal 17 dicembre del 2006 come ha</span></strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>sottolineato più volte con enfasi Paola Ellisse domenica</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline;">intorno a mezzogiorno</span></strong>. <strong>Dio, che barba!</strong> E così davanti allo specchio, bello insaponato, mi è saltata in zucca una poesia che alle elementari mi avevano fatto imparare a memoria e che vado ormai ripetendo non ricordo più da quante ore. <strong>Dio, che (para)noia!</strong> “Primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”. Sì, insomma il <strong>Passero solitario di Giacomo Leopardi</strong>. Che era figlio di un conte e di una marchesa, non so se lo sapevate, ed era il primo di otto figli: il più triste e il più sfigato. Ma sto andando fuori tema e allora torno subito sul binario prima che qualcuno dica: il solito perditempo. Come in verità sono. Dunque vi stavo raccontando di quel versetto dell’<strong>Aznavour</strong> <strong>di Recanati </strong>che mi angoscia ormai da tre giorni senza che ne capisca bene la ragione. Ecco, finalmente ci sono. Era ora. Nella mia totale follia cestistica vado ripetendo <strong>“primavera dintorno brilla nell’aria e per li campi esulta”</strong> perché, un po’ parafrasando il tutto, la potrei anche recitare in questo modo: “la sconfitta era nell’aria e per li campi (di basket) ora si esulta”. Quale sconfitta? Ma è ovvio: quella del <strong>Montepaschi sabato</strong> sera <strong>a Masnago</strong>. Già Siena aveva rischiato grosso a <strong>Cremona</strong> e pure a <strong>Vilnius</strong>. E comunque, adesso che è arrivata, ha riempito d’immensa felicità i cuori degli italiani che non sono nati nella città del Palio<span id="more-1939"></span> e special modo dei tesserati della <strong>Banda Osiris</strong> che l’andavano sognando da mesi e mesi.</p>
<p><strong>Contenti loro, contenti tutti. Però adesso la devono anche finire di pascolare raccontando che Ferdinando Minucci ha gli arbitri dalla sua</strong> <strong>parte perché chiudono spesso e volentieri un occhio sulla</strong> <strong>difesa dura dei giganti di Simone Pianigiani</strong>. Sono storie queste di una tale piccineria, mista a livore e falsità, che non meritano neanche di essere commentate se non ricordando che <strong>il Verme</strong> seminava le stesse menzogne più di vent’anni fa contro l’odiata Milano di Meneghin e Gallinari o riprendendo il Passero solitario di Giacomo Leopardi che continua così: <strong>“Odi greggi belar e muggire armenti”.</strong> Tornando piuttosto al passo falso della MensSana sull’infido parquet di Varese, che mi rallegra assai per <strong>Recalcati</strong> e la brava persona che è, e il bravo allenatore che è stato anche a Siena, e lasciando pure perdere la storia di <strong>Giotto e Cimabue</strong>, il maestro che batte l’allievo tirata fuori sempre da Paola Ellisse come i cavoli a merenda, m’indigno sul serio dell’arbitraggio di <strong>Cicorino Cicoria</strong>, che sovente s’accompagna a tavola con i boss della Banda Osiris e mastica insieme ai popcorn le loro demenziali dietrologie, non perché ha avuto, lui sì, un occhio di riguardo per <strong>la Cimberio</strong>, più piccola e fragile, giusto così, quanto perché ha fischiato uno sfondamento a <strong>Rakovic </strong>che ha fatto sobbalzare sulla sedia <strong>il buon Mario Boni</strong> che in telecronaca diretta ha sparato fuori dai denti con l’onestà che di certo non gli manca: “Se lo avessero fischiato a me, quando giocavo, uno sfondamento del genere, mi sarei arrabbiato e non poco”. O vogliamo per cortesia parlare del compagno di merende di Cicorino, il<strong> Paolo Taurino</strong> che nei giorni scorsi magari girava per <strong>Modena </strong>vantandosi d’aver messo nel sacco i pentacampioni d’Italia. Ma bravo. Da anni annorum vado sostenendo che specie a un decimo secondo dalla overtime, fossi io l’arbitro, mi metterei il fischio in quel posto e,<strong> come Ponzio Pilato</strong>, lascerei che siano i giocatori in campo a giocarsi la vittoria nel supplementare. A meno che il fallo non sia grande come una casa e quello su<strong> Slay</strong>, al contrario, forse manco esisteva. Nella stessa azione c’è semmai <strong>Kangur che frana addosso a Stonerook</strong> impedendogli di saltare a rimbalzo. Ma questo fallo &#8211; è ovvio &#8211; l’ho visto solamente io. E nessuno di <strong>Sky</strong>. Neanche al replay. Eppure è evidentissimo.</p>
<p><strong>Che noia, che barba! Che barba, che noia! Così come non ne posso più di sentire i fastidiosi confronti tra la Siena che è stata e questa che sarà e sulla quale Pianigiani sta lavorando solo da un paio di mesi. Volete capirlo o no</strong> che sono due squadre completamente diverse che hanno poco o niente in comune? Sarebbe come se ora, solo perché Milano è tornata in testa alla classifica dopo sedici anni, paragonassimo la<strong> Stefanel</strong> d’allora, eliminata nella semifinale dei playoff dalla<strong> Virtus di Danilovic e Binion</strong>, con l’Armani d’oggi che pure è favorita come nel 2006-2007 per vincere il titolo che poi vinse proprio la <strong>Buckler di Bucci</strong>. <strong>Tra Fucka e Mancinelli</strong> non saprei chi scegliere, ma <strong>tra Bodiroga e Hawkins</strong> non avrei dubbi: tutta la vita il <strong>Michael Jordan bianco di Tanjevic</strong>. Ma ha senso fare di questi paragoni? No, non ha assolutamente alcun senso.<strong> McIntyre</strong> era McIntyre e <strong>McCalebb</strong> è McCalebb, due playmaker agli antipodi. Così dicasi per <strong>Eze e Rakovic</strong>: uno è nero e l’altro è bianco. Almeno questo me lo concederete o anche qui mi sbaglio? Chiedetevi allora se<strong> è più alta</strong> <strong>la</strong> <strong>torre del Mangia o più grande Torre del Greco</strong>, se è più antipatico <strong>Maurizio Belpietro</strong> o più grasso <strong>Bisteccone Galeazzi</strong>.  Il confronto non regge: lo dite anche voi, lo confermerebbe un bambino e allora parliamo d’altro. Che sarà meglio. Per esempio della <strong>Caserta di</strong> <strong>Sacripanti dei Sacripantibus</strong> che è ultima in classifica con zero punti e ha già perso in casa con <strong>Biella e Cremona</strong> che non sono né<strong> il Real</strong> <strong>Madrid, né il Barcellona</strong>. O <strong>la Roma di Boniciolli</strong> e dei due badanti che parte con Superbone <strong>Vitali</strong> playmaker, il vecchio <strong>Smith</strong> guardia e il Budino <strong>Crosariol </strong>pivot, quattro punti in tre, che si ritrova sotto 0-14 con Cantù in un amen e c’è Acciughino<strong> Pittis</strong> che ancora si meraviglia: “Ma <strong>cosa</strong>, Dio mio, <strong>sta succedendo alla Lottomatica?”.</strong> Chiariscimelo tu, che sei lì per quello, o devo dirti sempre io come stanno le cose nella pallacanestro dove sarebbe una meraviglia se anche Mammoletta <strong>Mamoli</strong>, la brutta copia di Cicciobello, s’occupasse solo di Nba e se Claudia <strong>Angiolini </strong>non ti facesse più gli occhi dolci come una volta quando stavate bene insieme, eravate <strong>zucchero e miele</strong>, e lei teneramente, tenendoti la mano, ti spiegava più da brava mamma, che da morosa, che stando con la <strong>Banda Osiris</strong> avresti imparato presto o tardi anche tu a zoppicare. Sono anche tre giorni che piove,<strong> governo ladro</strong>, e che non esco di casa, ho fatto indigestione di <strong>PeaNuts</strong> e ora ho un mal di pancia da morire. E allora se ne riparla: va bene? O volete che crepi? Via, non esageriamo. In fondo c’è qualcuno più tremendo di me. Sì, forse il demonio.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Dai, su, forza! non basta più, ma adesso spiegateci perchè l&#8217;Armani ha ripudiato Coldebella che ha reinventato Caserta&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:57:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://2.bp.blogspot.com/_a_XhMeHPzQ0/Swe_ZMsAdJI/AAAAAAAAB4w/O9QTJ7jvkUI/s1600/jura1.bmp" alt="" width="178" height="243" /></strong></em><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> </span><strong>dalla cantina del basket dove Gianni Petrucci consiglia e scomunica, adesso lo ha fatto a Scauri sputando su una</strong> <strong>serie A</strong> <strong>che comunque incassa e fa</strong> <strong>pubblico</strong>, ultimo rifugio per dimenticare le cicatrici di un corpo invecchiato dopo aver inseguito, purtroppo soltanto con la mente, <strong>Chuck Jura</strong> nel suo viaggio del ricordo, lui che gioca ancora per vincere titoli da over 50 e che sfida volentieri <strong>Bucci e i veterani di Natucci</strong> e de l mio cerusico <strong>Max Barbieri</strong>. Eravamo idealmente con lui quando si è seduto al tavolo <strong>del Camionista di Forte Marghera</strong> dove lo festeggiavano <strong>gli amici di Mestre</strong> che per quella mano sinistra de deus avevano ritrovato lo slancio dei tempi in cui <strong>Villalta filava e Augusto Giomo</strong> <strong>sentiva musica celestiale in palestra</strong>. Abbiamo lasciato l’allegra compagnia incuriositi dal fatto che su una strada del Nord Est, <strong>al Baraonda</strong>, <strong>l’ex arbitro Zancanella ci proponeva i migliori</strong> <strong>tramezzini del Nord Est</strong>, ma non volevamo più mangiare o bere, eravamo in spedizione sensoriale per poter rispondere ad <strong>un tifoso</strong> <strong>Fortitudo</strong> che legge queste righe, incuriosito dal fatto che il commissario che oggi siede al tavolo dei giudici di campo, bello rubizzo, bello rotondo, bello e basta, <strong>altro che Brunetta</strong>, tiene nel suo locale dove lo vedi sorridere, lo vedi brindare alla vita con il suo grembiulone da oste, mentre crea i famosi tramzan, le foto di una carriera arbitrale onoratissima e fra queste c’è <strong>la famosa finale scudetto</strong> <strong>Virtus- Fortitudo</strong>, <strong>quella della beatificazione di Messina e</strong> <strong>Danilovic,</strong> quella del tiro da tre tramutato in vino da quattro <strong>per il fallo-non fallo di Wilkins</strong>, per l’azione che ha cambiato la vita di tantissima gente, <strong>dal Seragnoli che ha cominciato ad odiare davvero il basket, al Pero Skansi che era vicino alla gloria</strong> <strong>eterna, al Dominique fanfaron</strong>. <span id="more-1382"></span>Quel tifoso non riesce a capire che cosa ci sia da ricordare con quel fischio, salvo le lacrime di chi ha vinto e di chi ha perduto. Mistero, ma eravamo sullo stradone soltanto con il pensiero perché si doveva tornare a <strong>Milano </strong>perché dall’ex Mico <strong>gli amici di Chuck</strong>, quelli con la maglietta Jura is back erano pronti a brindare nelle vecchie sale dove un tempo<strong> Giordani</strong> aveva aperto la sua università della vita, la casa dell’altra Milano. <strong>Grande mangiata</strong>, brindisi stupendi <strong>con Zanatta, Caspani,</strong> <strong>Farina, Maccheroni,Pampana, Brambilla</strong>, <strong>Crippa</strong> che organizza tornei giovanili stupendi, il dottor <strong>Papetti,</strong> dottore oggi, giocatore ieri, <strong>Dante Gurioli</strong> con la stessa faccia angelica della sera in cui il <strong>Chuck furente</strong> con tutti aveva fatto inventare al professor<strong> Guerrieri</strong> la scenetta:  &#8220;Ma con chi se la prende?” avendo come risposta serafica e risolino ironico: “Sicuramente non con lei o caro professore”. Nel gruppo anche il fisio dalle mani a cento gradi <strong>Natale Redaelli </strong>che aveva mancato il primo raduno straccionato, il <strong>Guidali </strong>sempre vivace con <strong>Veronesi,</strong> un gruppo che faceva festa sul serio e non sapeva della goffa comparsata <strong>Armani al Palalido</strong>, quando senza avvisare nessuno, quindi giocandosi almeno 200 persone in più nel Lido ancora da ritoccare ( speriamo ci riescano davvero visto che la Milano da bere e non da mangiare ha soltanto il Forum per i grandi artisti), <strong>è stato omaggiato il grande avversario spesso preso a pallate e fischi, ma salutato in piedi anche dai giovani della curva</strong> che avevano appena emozionato <strong>Giorgio Armani</strong> e si erano almeno documentati sul <strong>figlio dello sceriffo</strong>, cosa che certo non potevano fare i pendolari dell’autostrada, quelli che ieri hanno portato <strong>Bucchi ad Urbino</strong> per una lezione che sicuramente farà epoca perché <strong>non capita spesso di ricevere consigli da chi ancora sembra averne</strong> <strong>tanto bisogno</strong> per fare dell’Olimpia una squadra con una testa e una sostanza. <strong>Cattiveria gratuita per chi vince da quattro partite</strong> <strong>in fila? </strong>Può darsi, ma tanto a loro cosa può interessare eppure il Pierino bolognese una volta accettava di parlare con la gente e non chiudeva le porte spaventato. Sono voci che arrivano dalla cantina dove devi nasconderti inseguito da quel sommelier che offre una insalata di erbe aromatiche con pinoli tostati e burro all’ olio( vacca boia anche questo dice il fauno colesterolo) e pretende pure che al posto del vino tu ci beva sopra un Tè verde cinese con note di cioccolato bianco e leggero aroma di ginger.</p>
<p><strong>A proposito di cioccolato perché Meneghin non si ferma a casa Bulgheroni e chiede al Toto se gli può dare una mano anche col</strong> <strong>basket dopo il capolavoro nel golf delle donne e dei fratelli</strong> <strong>Molinari</strong>. Forse si può partire da lui, più che da altri soggetti non identificabili e non dia ascolto a chi suggerisce il tempo pieno soltanto per arrivare al conflitto con <strong>Siena</strong>. Certo che è meglio il tempo pieno, ma non puoi neppure andare in casa d’altri a dettare legge, anche perché, come si è visto, certe simpatie portano al disastro. Lo stesso disastro della riunione di <strong>Lega finita</strong> <strong>con tanto odio</strong> <strong>bruciato per</strong> <strong>scegliere la sede della finale ad otto di Coppa Italia</strong>. Era l’occasione per far diventare la manifestazione un brigantino da far volare nel cuore della passione. Non ci sono riusciti anche perché amano farsi dispetti, andare in Rcs per dire che gli altri sono tutti fessi, per far sapere che al pubblico bisogna raccontare la bugia del bilancio in rosso, ma nella sostanza non è vero e guarda caso l’ultima scaramuccia sul fiume è avvenuta proprio per poter bussare alla porta di chi organizzando il Giro, il grande rugby e si è degnato di prestare attenzione anche al basket. Giornata per rompere l’argine, lasciando passare <strong>il fiume Mens Sana</strong>. Gli altri chiedendo aiuto, avendo scoperto che si sbaglia tanto, si sbaglia troppo se davvero Milano vince e fa il meglio senza poter utilizzare i due grandi acquisti dell’estate <strong>Acker e Petravicius</strong>, se gli viene bene ogni cosa con <strong>Rocca, Mordente e quel che resta di Bulleri</strong>, se scopre<strong> l’orgoglio</strong> <strong>di Hall il peccatore</strong>, se al regista <strong>Finley</strong> chiede una scialuppa , senza passare e pensare più agli altri, per mettere sotto<strong> il mare di Pesaro</strong> il povero <strong>Luca Dalmonte</strong> che farà bene a chiedere qualche danno a chi gli garantiva un tale <strong>Cvtekovic da 1 su 10</strong>, anche se all’esordio non è cosa nuova quando sei costretto a rimediare agli errori. A proposito di errori qualcuno sa spiegare perché <strong>il manager Coldebella</strong> <strong>ha fatto</strong> <strong>diventare Caserta la seconda forza</strong> <strong>del campionato</strong>, mentre Milano lo allontanava dopo averlo allevato con l’illusione che avrebbe potuto continuare come dirigente se non come assistente allenatore? <strong>Anche qui mistero</strong>, ma è lo stesso mistero che devono risolvere a Pesaro dove hanno mandato via <strong>Pino Sacripanti</strong> che ora da Caserta sventola il vessillo della Brianza non alcolica, felice di aver messo un tarlo nella testa, anche nostra, per quella candidatura al dopo Recalcati che lasciava un po’ storditi, che ha portato confusione anche in terra di lavoro. Ultima nota vellutata, emozionante <strong>i ragazzi visti in campo a</strong> <strong>Biella</strong>: <strong>Capobianco con Marino e Poeta in panca</strong> è arrivato alla volata vincente, <strong>Bechi con Aradori</strong>, super fino a quando non è tornato l’ego letale, con <strong>Chessa molto bravo</strong> anche se non doveva avere in mano lui il cerino nelle ultime due azioni. Questo è voler rischiare, voler lanciare giovani talenti, il resto è fufferia petrucciana. Lo dicono i giocatori stessi: fateci andare in campo se ce lo siamo meritato in allenamento e <strong>gli Amoroso piacciono</strong> <strong>se usano la testa e</strong> <strong>mai i piedi.</strong></p>
<p><strong>PAGELLE </strong>accidenti che sul ponte del Camionista sventola la bandiera che una volta a Mestre era <strong>il regno dei Veterani:</strong></p>
<p><strong>10 a Toto BULGHERONI</strong> che, da quando si occupa come responsabile tecnico nella federgolf del Chimenti che ha fatto infuriare in tempo elettorale il pontefice del Foro Italico, forse potrebbe essere utile anche al basket, alla Nazionale, ma che, per adesso, se la gode e non pontifica.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong> per il suo capolavoro a Bologna dove come braccio armato ha scatenato il Di Bella che non ha mai smesso di essere l’elettrino portafortuna delle squadre dove ha giocato, che non ha mai voluto rispondere al proprietario delle Vu nere che avrà inventiva, ma ancora non sa distinguere la gente vera da quella che fa soltanto notizia.</p>
<p><strong>8 al CAPOBIANCO</strong> uscito vincitore da giornate difficili, da una partita dura come quella di Biella tenendo seduto in panchina, nel finale, il figlioccio Poeta che parla benissimo, che incanta la sciura Ellisse, ma che dal periodo di Azzurra ha perso il senso del ritmo e del sacrificio per diventare un giocatore al servizio degli altri.</p>
<p><strong>7 a Gian Matteo SIDOLI</strong>, ex arbitro di serie A, generazione d’oro del basket reggiano, per la sua fede nel premio Riverberi-Quattro Castella che va a cercare i personaggi dove si devono trovare, ma che non dimentica la base se deve dire alla federazione che certe regole, certi risultati a tavolino dimostrano che chi comanda non ha mai messo piede sui campi giovanili, sui campi in generale.</p>
<p><strong>6 alla memoria di Red ROBBINS</strong> guerriero dell’epoca d’oro nel Simmenthal scippato di una Coppa Campioni a Madrid nel 1967, vecchio pirata che nell’intervallo considerava la birra l’unica vitamina utile per avere ancora energie nella Cinzano retrocessa in A2 nello stesso anno in cui, però, con Silvestre straniero extra, vinse la coppa delle coppe a Torino. Per lui il canto di una curva che doveva onorarlo, di una società che doveva almeno mettersi il lutto.</p>
<p><strong>5 a Paolo MAZZOLENI</strong>, arbitro di calcio, che si è fatto contestare dal solito Zamparini proprio nella settimana in cui avremmo voluto dargli un dieci per questa passione verso il basket. Pazienza, direte voi, se tifa Fortitudo e come tanti al rivede in A dilettanti con lo spirito di un tempo, dove la palla gira e non ti girano le palle, per avere più informazioni sulle partitelle del gruppo Aquila, composto anche dal designatore Collina e da Romero contro Rizzoli ( Virtus), Trefoloni ( Siena) e dal segretario Marinelli ( Brindisi).</p>
<p><strong>4 a Lino LARDO</strong> per non aver ascoltato chi lo invitava a non esaltarsi mai per i risultati Virtus perché nell’euforia qualcosa va sempre perduto, perché nelle ultime stagioni appena usciva il turibolo c’era intossicazione. Chieda in giro e non soltanto al Boniciolli che sembra dimenticato.</p>
<p><strong>3 a Gregor FUCKA</strong> che vedevamo ancora bene in Auno, ma che da quando è andato a Pistoia dall’amico Moretti conosce soltanto domeniche tristi. Speriamo si riprenda e faccia venire il rimorso a chi ha lasciato scendere i di categoria lui e Chiacig.</p>
<p><strong>2 alla SCAVO SPAR</strong> che non trova la strada per uscire dalla crisi di risultati, che ha fatto venire dubbi a Valter Scavolini, che ha fatto piangere la mascotte Andrea Rinaldi, l’Ape che vola sulla passione e che non ne poteva più delle contestazioni.</p>
<p><strong>1 alla RAI</strong> che insiste con la grafica peggiore e con le luci più basse. Certo anche Sky non fa molto per chi ci vede poco, mentre Sport Italia sta migliorando tutto, anche se per la A dilettanti serve ancora uno sforzo e un vocabolario non prestato dall’eco di Sky o dal Bagattino che considera l’argento europeo di Messina un cattivo risultato.</p>
<p><strong>0 a Nando GENTILE</strong> che non può continuare a fingere di non essere addolorato per le contestazioni, che fa bene a battersi perché certe polemiche danneggiano una squadra dove, lo dovrebbe sapere lui meglio di altri, i giocatori regrediscono cominciando dal Jaaber che non era e non sarà mai un vero regista. Era la stessa malattia dei giorni in cui Repesa insegnava, seminava, aveva un vero progetto e sapeva dire qualcosa di più concreto del solito dai, su, forza.</p>
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		<title>Il declino delle bolognesi, dalle Stelle alle Stalle, ricordando Michael Jackson&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:41:38 +0000</pubDate>
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Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli 50 anni di Michael Jackson, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a Los Angeles. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="flickr-image"><em><strong><a href="hhttp://www.flickr.com/photos/artwerk/3674744581/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2437/3674744581_af5bbc1fe6.jpg?v=0" alt="" width="153" height="180" /></a> </strong></em></span><strong><em>di LEONARDO IANNACCI</em></strong></p>
<p><strong>Spesso la notte porta consiglio. Qualche volta anche bruttissime notizie, come quella della morte a soli</strong> <strong>50 anni di Michael Jackson</strong>, tormentoso e tormentato divo del pop stroncato da un infarto a <strong>Los Angeles</strong>. L&#8217;uomo che volle farsi zombie per stupire e alla fine per morire se ne è andato così, troppo giovane per spiegarci le sue debolezze intrise in un talento musicale raro. <strong>Il dramma si è consumato in California</strong>, a pochi chilometri dallo <strong>Staple Center dei Lakers</strong>, nelle ore in cui nel piccolo mondo antico dei canestri di Bologna, <strong>Claudio</strong> <strong>Sabatini,</strong> annunciava la rottura delle trattative per<strong> la vendita della</strong> <strong>Virtus.</strong> E nel giorno in cui, dopo un turbinio di notizie sconsolanti per la <strong>Fortitudo</strong>, alcuni manager di ex allenatori e giocatori annunciavano che <strong>il club dell&#8217;Aquila non aveva ancora adempiuto a pagamenti arretrati</strong>. Una figuraccia secolare per la società <strong>dell&#8217;Emiro Giorgio</strong> <strong>Seragnoli</strong> che negli anni &#8216;90 aveva virilmente infilato dieci finali scudetto e vinto due scudetti, diventando l&#8217;alter-ego nobile della Virtus. Direte voi, ma che c&#8217;azzecca <strong>Michael Jackson </strong>con <strong>le</strong> due squadre di basket bolognese? Poco, forse, se non il fatto che questo genio della musica ha incarnato la quintessenza di una triste decadenza, artistica e umana: dalle 110 milioni di copie vendute di <strong>&#8220;Thriller&#8221;,</strong> <span id="more-1122"></span>il suo album più famoso, è precipitato in una crisi personale che ha fatto il paio con la sua trasformazione facciale, vittima d&#8217;innumerevoli operazioni e sbiancature della pelle. Al contempo, Virtus e Fortitudo, soltanto dieci anni fa regine del basket italiano e presenti, anno di grazia 1999, entrambe alle <strong>Final Four di Monaco di Baviera, </strong>hanno vissuto negli ultimi anni una recessione senza pari. Salvato dal fallimento, il club bianconero si sta faticosamente ritirando su anche se il suo patron vulcanico e furbissimo, Claudio Sabatini, ha annunciato ai quattro venti intenzioni di cedere la mano dopo essere stato tradito dai suoi giocatori (<strong>out nei quarti dei</strong> <strong>playoff contro la Benetton</strong>) e soprattutto dagli abbonati. Un acquirente l&#8217;aveva trovato, <strong>l&#8217;imprenditore riminese Stefano Tonelli</strong>. Ma nelle ultime ore i soldi promessi da costui non sono arrivati nelle tasche di Sabatini, che una ne pensa e cento ne fa&#8230; Anzi, tra i portici bolognesi circolava pure la barzelletta che con i soldi della cessione della Virtus <strong>avrebbe acquistato la Fortitudo</strong>! Ma va là. Un giorno vi racconteremo anche una curiosa storiella su questo strano rapporto tra Sabatini e il club dell&#8217;Aquila, ma intanto il Vulcano ha fatto marcia indietro e presentato<strong> il nuovo allenatore Lino Lardo</strong>. Sull&#8217;altra sponda, <strong>Gilberto Sacrati, </strong>dopo aver speso parole e promesse per la realizzazione del <strong>Parco delle Stelle,</strong> ha portato il club dell&#8217;Aquila a una vergognosa retrocessione. Ora, soltanto una rinuncia della <strong>povera Rieti</strong>, che non ha soldi neppure per un cappuccino, potrebbe portare a un clamoroso, ma altrettanto vergognoso, ripescaggio.<br />
<strong>Mala tempora currunt</strong>, dicevano quelli che avevano studiato. Chi ricorda <strong>le magie di Danilovic e Myers</strong>, il palasport di <strong>Casalecchio di</strong> <strong>Reno</strong> pieno per le incendiarie finali-derby del 1998, le sfide incredibili che queste due squadre avevano portato <strong>all&#8217;Europa dei canestri</strong> negli anni in cui le radio di tutto il mondo mandavano <strong>gli hit del grande Michael</strong>, non può che arrendersi all&#8217;evidenza. La chirurgia plastica ha fatto malino alla Virtus e malissimo alla Fortitudo. <strong>Dalle Stelle alle Stalle</strong>, il passo è stato troppo breve. E si è trasformato in un angosciante <strong>Thriller.</strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=b" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Vengo anch&#8217;io pur rischiando la doppia&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 16:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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 Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di Mirko Lanzi, detto l&#8217;Ugo Tognazzi della bassa (&#8220;Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima&#8230;&#8221;), una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">               <span class="flickr-image"><a href="http://www.flickr.com/photos/32165283@N03/3379308186/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="MIhajlovic" src="http://farm4.static.flickr.com/3603/3379308186_e6f5f8b2d9.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span><em><strong>di LEONARDO </strong><strong>IANNACCI</strong></em>       </p>
<p style="text-align: justify;"> Anche se è matematicamente inattaccabile il vecchio teorema del bar, inventato da quel gran genio di <strong>Mirko Lanzi</strong>, detto <strong>l&#8217;Ugo Tognazzi</strong> della bassa (&#8220;Non è così grave quando per la prima volta non fai la seconda, lo è quando per la seconda volta non fai la prima&#8230;&#8221;), una certezza la posso candidamente confessare: da parecchio non concedo il bis. Il sipario &#8211; diciamo così &#8211; si alza una sola volta e, al fin della licenza, si chiude, senza più dar segni di vita. L&#8217;esibizione è unica e secca. In talune occasioni robusta e vitaminica (ehm&#8230;), in altri casi ben più sofferta: fate conto di vedere un marine, visibilmente appesantito, che cerca di raggiungere la sua buca sulla spiaggia di <strong>Okinawa</strong>. Arranca, suda come una bestia, si aiuta con i gomiti. Ce la fa, non ce la fa, alla fine ce la fa. Ma il bis, a quel punto, diventa fugace, francamente impossibile. Questione di anagrafe? Il prossimo luglio sono 47, mica 90. Ma come ricordava il grande <strong>Totò,</strong> a questa età è più facile imbattersi in un morto che parla una sola volta, più che in un fringuello in forma clamorosa. Tant&#8217;è. I giorni ormonici di un tempo sono passati da troppe primavere e, così, il sottoscritto &#8211; povero disgraziato &#8211; si appresta a vivere una &#8220;doppia&#8221; di ben altro tenore: quella della possibile <strong>retrocessione in parallelo</strong> delle sue squadre del cuore:<strong> il Bologna calcio e la Fortitudo </strong><strong>basket</strong>. Si scherza e si ride per non piangere. Ovvero, scherzo e rido per non piangere.<span id="more-862"></span> Ma se il vecchio Bologna è sotto la tenda d&#8217;ossigeno (terz&#8217;ultimo dopo l&#8217;umiliante 1-4 subito contro il <strong>Siena </strong>(non contro il <strong>Manchester United</strong>) e se l&#8217;Aquila è spennacchiata più che mai dopo il blitz bolognese della burrosa <strong>Armani Jeans</strong> (mica il <strong>Panathinaikos di Mago</strong> <strong>Obradovic</strong>&#8230;), pure io non sto tanto bene. E rischio la doppia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AL PARCO DELLE STALLE</strong> &#8211; Morire così, per l&#8217;ennesima volta in casa, con una squadra costruita (?) in questi mesi dall&#8217;irriconoscibile <strong>Zoran Savic</strong> con la parte del corpo chenon vede mai il sole, è irritante.<strong> La G-Mac</strong> delle 7 vittorie e 18, avete capito bene, <strong>18 ko</strong>, sei dei quali consecutivi, ha un piede e altre quattro dita in <strong>Lega Due</strong>. <strong>Cesare Pancotto</strong>, un uomo e un allenatore onesto che per mesi ha vissuto a Bologna in hotel perché la società non gli aveva messo a disposizione neppure un appartamento (!), pare imbananito pure lui: non è riuscito ancora a capire che <strong>Fucka </strong>è un ex, che <strong>Huertas</strong> un playmaker che non ragiona, che <strong>Mancinelli </strong>non ha il cuore da capitano, che di cinque lunghi non se fa uno, che i mori del roster sono da appendere al muro e non da lisciare. Che gli altri italiani vanno inseguiti con un randello nodoso. <!--more-->Non si può giocare i minuti finali di partite che valgono una vita come ha fatto la <strong>Fortitudo </strong>nel derby e contro Milano. Ora i casi sono due: o <strong>Rieti (</strong>16 punti) le perde tutte mentre gli aquilotti (14 ma -4 per lo scontro diretto) portano nel nido due vittorie da qui alla fine. Oppure la F sprofonderà. Altrochè Parco delle Stelle, come promesso dai vertici del club. <strong>Il signor Sacrati</strong> potrà aspirare a centrare un altro obiettivo: quello di costruire il Parco delle Stalle. Il letame non manca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MAI FIDARSI DI UN SERBO &#8211; </strong>Ce la buttò lì una volta, ridacchiando, il grande violinista di Belgrado <strong>Sale Djordjevic</strong>, quando era il faro della Fortitudo: &#8220;Mai fidarsi di un serbo!&#8221;. Il fatto è che <strong>Sinisa Mihajlovic</strong>, ex terrificante leader in campo di <strong>Sampdoria, Roma, Lazio e Inter</strong>, l&#8217;allenatore che a sette giornate dalla fine è riuscito a portare <strong>il Bologna</strong> in zona retrocessione dopo aver vivacchiato per mesi nella terrificante e illusiva zona vicina al quart&#8217;ultimo posto, è un serbo sui generis. E&#8217; un furbacchone di sette cotte, amico di <strong>Roberto Mancini</strong> e di qualche giornalista che crede di essere influente e invece non ne combina una buona. E&#8217; un mister che non sa ancora come si allena una squadra che deve salvarsi. Questa è la verità. Potrà anche diventare un grande condottiero, ma ora ha dimostrato di non avere le stigmate tattiche nè il mestiere per gestire uno spogliatoio come quello del Bologna. Dopo la terribile bastonata contro il Siena e il faccia a faccia con i tifosi fuori dallo stadio (&#8220;Tutta colpa mia&#8221;, ha detto Sinisa. <strong>&#8220;E allora </strong><strong>sparisci&#8221;</strong> hanno replicato i nerboruti della curva) tutti si attendevano il colpo di scena: via il serbo. O no? E così è stato dopo Pasqua e Pasquetta e tre notti insonni. <strong>Francesca Menarini,</strong> la Presidentessa subentrata all&#8217;ex mister <strong>Motor Show</strong> e ex patron della <strong>Virtus di Danilovic</strong>, <strong>l&#8217;Alfredo Cazzola</strong> che adesso vorrebbe persino fare il sindaco a Bologna, avrebbe per la verità ancora voluto concedere a Sinisa l&#8217;ultima sigaretta. Anche a costo di sfidare una città che non lo voleva più vedere neanche col binocolo e che soprattutto non gli perdonava l&#8217;indecorosa campagna acquisti di gennaio che il serbo aveva suggerito alla padrona: <strong>Cesar </strong>si è difatti praticamente già ritirato dal calcio; <strong>Mutarelli</strong> è ridicolo; <strong>Belleri </strong>sta a sedere in panca; <strong>Osvaldo</strong> è un cavallo che scalcia e sbuffa. Risultato: la squadra ha subito 53 reti facendo peggio di tutte in difese del campionato di A. Nel girone di ritorno ne ha vinte tre e perse una marea. Ma per fortuna in famiglia c&#8217;è anche chi parla poco e non vuol passare per il Pantalone di turno che rischia il flop proprio quando il club &#8211; fondato nel 1909 &#8211; si appresta a festeggiare i suoi cento anni di vita. E&#8217; il geometra <strong>Renzo Menarini</strong>, padre della signorina Francesca, che da buon patriarca ha preso, anche se non proprio su due piedi, la decisione di licenziare Mihajlovic e d&#8217;affidare la squadra a un vecchio mestierante come Giuseppe Papadopulo, ex Lecce. E adesso? Staremo a vedere. Intanto noi, forse prossimi alla famigerata &#8220;doppia&#8221;, non rinunciamo a continuare a sperare (e a tifare). E così domenica lo stesso si va a <strong>Palermo,</strong> non dietro l&#8217;angolo. Noi ci saremo, alla Favorita. Insieme al nostro amico <strong>Gianni Morandi</strong>, un tifoso vero, non finto come i tanti Vip o presunti tali che sfilano da anni a &#8220;Quelli che il calcio&#8221; e s&#8217;inventano una fede calcistica soltanto per apparire o presentare il prossimo film. Bologna, noi domenica saremo davvero in ginocchio da te. E ci toccheremo. Molto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.S.</strong> Ho rubato il titolo di questa rubrica &#8220;Vengo anch&#8217;io&#8230;&#8221; ispirandomi a una canzone del grandissimo <strong>Enzo Jannacci</strong>. Un quasi omonimo. Un genio, un intellettuale delle sette note che presto tornerà in tour a deliziarci con le sue meravigliose poesie.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=^" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Sani da slegare: la vita del grande Ciccio</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 09:20:50 +0000</pubDate>
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                             di LORENZO SANI         
Una vita in punta di piedi, senza essere né un ladro, costretto per necessità a muoversi di soppiatto, né un ballerino di danza classica. E&#8217; il piccolo segreto di Ciccio Cantergiani, vetrinista alla Coin, classe 1957, l&#8217;uomo che sfidò le stelle Nba, da Sugar Ray Richardson a David Rivers, o se preferite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="flickr-image"><a title="garcia" href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3411546559/"><img class="alignleft" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3662/3411546559_a905f7cfd0.jpg?v=0" alt="" width="140" height="200" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                             di LORENZO SANI         </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una vita in punta di piedi,</strong> senza essere né un ladro, costretto per necessità a muoversi di soppiatto, né un ballerino di danza classica. E&#8217; il piccolo segreto di <strong>Ciccio Cantergiani</strong>, vetrinista alla<strong> Coin</strong>, classe 1957, l&#8217;uomo che sfidò le stelle Nba, <strong>da Sugar Ray Richardson a David Rivers</strong>, o se preferite <strong>Chris Mullin</strong>, intercettato al ristorante quando venne a Bologna per visionare <strong>Marco Belinelli </strong>e arruolato seduta stante per una sgambata sul parquet del Crb. In ogni foto di squadra, dagli esordi nel<strong>la palestra di via Rosselli</strong>, che sorgeva dove oggi c&#8217;è<strong> il Mambo</strong> (il Museo d&#8217;arte moderna), ai giorni nostri, il nostro eroe è sempre ritratto sorridente e rigorosamente in punta di piedi. Illustri epigoni sono soliti infilare una zeppa di qualche centimetro all&#8217;interno delle scarpe per sembrare più alti, ma un conto è mettersi in posa con i grandi del pianeta per un&#8217;istantanea del G20, un altro per cercare spazio nel roster di una formazione di pallacanestro. Per anni il trucco poteva avere una logica di mercato: crescendo in altezza e in larghezza il Ciccio si ritrovò a giocare da esterno in C1 al fianco di<strong> Elvio Pierich</strong>, talento svezzato da <strong>Nikolic, Zorzi e McGregor</strong> e papà di Simone che gioca a Casale Monferrato in A2, a lungo atipico nelle serie minori e nei playground emiliano-romagnoli dove indubbiamente ha sempre dato il meglio di sé. Ma che senso ha alzarsi in punta di piedi anche nell&#8217;ultima immagine consegnata ai posteri, la foto di squadra del &#8220;Centro Minibasket Annunziata&#8221;, campionato di Prima Divisione dell&#8217;area bolognese, età media 49 anni? D&#8217;accordo, era l&#8217;immagine di punta del <strong>calendario 2009 de &#8220;Gli Amici del Ciccio&#8221;,</strong> ma a tutto c&#8217;è un limite, non solo alla decenza. Se glielo chiedi, lui sorride e si <span class="flickr-image"><a title="squadra casual" href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3411549721/"><img class="alignright" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 5px; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3546/3411549721_a6bd688098.jpg?v=0" alt="" width="200" height="140" /></a></span>smarca: &#8220;E&#8217; la forza dell&#8217;abitudine&#8221;. Sacrosanto. Dove sta scritto che tutto deve avere per forza un senso?<strong> La Palestrina di via Rosselli</strong>, dove il nostro ha imparato a non fare mai passi, era talmente piccola che le lunette delle due aree s&#8217; incrociavano e in mezzo a quella specie di ellisse disegnata sul linoleum c&#8217;era il bollino del centrocampo. <strong>Era fatale </strong>che da un contesto simile non uscissero dei grandi difensori, perché l&#8217;uomo, alla stregua degli altri esseri viventi, s&#8217;adatta all&#8217;ambiente, quando non ne riceve un vero e proprio imprinting. Non a caso, quindi, dalla Palestrina uscirono apprezzati stilisti di moda, come <strong>Alessandro Pungetti detto il Marchese,</strong> o luminari della chirurgia quali<strong> Elio Iovine</strong>, figlio di un poliziotto che fu questore anche a Roma e Palermo. Tutti con una peculiarità: erano irriducibili attaccanti con una naturale vocazione per il <strong>corri e tira</strong>. Quella palestra bonsai, che si sarebbe potuta trovare benissimo nel plastico della città ad uso didattico di una scuola guida, stava stretta non solo metaforicamente al Ciccio. Ben altre ribalte erano pronte ad accogliere le sue gesta negli anni a venire. <strong>Nel 1989, quando esisteva ancora la Jugoslavia </strong>e una nazionale che metteva insieme <strong>Drazen Petrovic, Vlade Divac, Sasha Danilovic, Toni Kukoc, Dino Radja e Stojko Vrankovic</strong> (l&#8217;Urss rispondeva con<strong> Sabonis</strong>, <strong>Marchulionis, Volkov, Tikhonenko e Khomicius</strong>), Ciccio Cantergiani andò a Zagabria<span id="more-829"></span>. Il richiamo dei campionati Europei era irresistibile. E <strong>Zagabria</strong>, in fondo, è solo a qualche ora di auto da via Marconi a Bologna. La prima scena che si ricordi di quel viaggio nel cuore della pallacanestro europea è nitida come una bella mattina d&#8217;estate. Esterno giorno, pomeriggio del 20 giugno, giornata inaugurale: il Ciccio è su un gradino, fuori dal palasport, e sta parlando animatamente con<strong> Krezimir Cosic </strong>conosciuto negli anni bolognesi prima da giocatore e poi da allenatore della Virtus. Non uno qualsiasi. Gesticola parecchio il Ciccio, le mani gli sono sempre servite anche a parlare, non solo a farsi largo tra le mattonelle che scottano nell&#8217;area dei tre secondi. <strong>&#8220;Adesso ti spiego&#8230;&#8221;</strong> è l&#8217;attacco di ogni suo ragionamento, indipendentemente dall&#8217;interlocutore, dal tema e dalle conclusioni. Cosic lo ascoltava in silenzio, pazientemente, col capo leggermente chino e le braccia distese lungo i fianchi. Creso, che oggi riposa con Drazen tra gli eroi della Croazia sulla collina di Mirogoi che domina Zagabria, era<!--more--> considerato una sorta di divinità in terra per la sua gente e certamente non a caso, quando lasciò a malincuore il basket, intraprese la carriera diplomatica a <strong>Washington</strong>, dove poi morì.<br />
A pochi metri di distanza dal luogo dove i due stavano conversando (per la verità parlava soprattutto il Ciccio) c&#8217;era l&#8217;ingresso autorità e stampa del palasport con tanto di maschere e servizio d&#8217;ordine. Quando si fece l&#8217;ora di entrare prima sfilò Cosic e gli addetti alla security si misero quasi sull&#8217;attenti, poi passò il Ciccio. Una maschera provò a fermarlo, ma lui, bello come il sole, mise una mano in tasca, <strong>tirò fuori il bancomat </strong>e glielo mostrò con una sicurezza tale che il tizio non solo lo fece passare, ma quasi gli chiese scusa. Da quel giorno sgamò sempre col bancomat che a Zagabria, all&#8217;epoca, neppure sapevano cosa fosse. Entrato nel palazzo con questo innocente stratagemma andò a sistemarsi in una posizione dove si vedesse abbastanza bene. Si ritrovò a fare la spola tra la tribuna stampa e quella d&#8217;onore. Fu il primo a notare e ad avvertire i giornalisti che il colonnello <strong>Pisolo Gomelski</strong>, in tribuna, recapita le istruzioni scritte su bigliettini a <strong>Garastas</strong> (in panchina) tramite il nipotino quando giocava l&#8217;Urss. Il secondo giorno di gare Ciccio era al &#8220;suo&#8221; posto nel palasport, immerso nella lettura della Gazzetta, che arrivava in tarda mattinata in edicola. Aveva già familiarizzato con mezzo mondo del basket, il compianto<strong> Barone Riccardo Sales</strong>, in particolare, aveva un debole per il Ciccio, invidiandogli probabilmente quella sfacciataggine che lui non aveva mai avuto.<br />
Vicino al nostro eroe si mise a sedere un signore di una certa età, distinto e gentile, con gli occhiali e il naso leggermente schiacciato. Aveva già visto quella faccia da qualche parte, ma non ricordava dove. <strong>&#8220;Posso leggere la Gazzetta quando ha finito?&#8221; </strong>gli domandò in buon italiano lo sconosciuto, ma si capiva che fosse straniero. Ciccio gli porse il giornale, &#8220;prego, ho già letto quello che mi interessava&#8221;. Il signore distinto che parlava bene l&#8217;italiano incominciò a sfogliare la rosea, poi la ripiegò deluso e la restituì al legittimo proprietario.<br />
&#8220;Scusa, ma come è possibile: siamo al 21 giugno, ci sono gli europei di basket, gioca la nazionale italiana e nella prima pagina del giornale sportivo più letto in Italia si parla soltanto di calcio, che fra l&#8217;altro il campionato è finito&#8230;Ma è normale?&#8221;. Non riusciva a darsi pace e scuoteva il capo incredulo. &#8220;Adesso ti spiego&#8230;&#8221; rispose il Ciccio. E prese vita una lunga esposizione sui massimi sistemi e le strategie editoriali. Alla fine, il signore distinto gli tese la mano soddisfatto.<br />
&#8220;Piacere,<strong> </strong>Carnesecca. Ma puoi chiamarmi Lou&#8221;, disse amabilmente. &#8220;Piacere, <strong>Alessio Cantergiani, ma puoi chiamarmi Ciccio</strong>&#8220;, fu la risposta che ricevette. Da quel momento in poi, fino al 25 giugno, giorno che consacrò la Jugo campione d&#8217;Europa sulla <strong>Grecia di Galis e Yannakis </strong>(98-77) e il quarto posto dell&#8217;Italia (sconfitta dall&#8217;Urss) guidata da Mike <strong>D&#8217;Antoni</strong> in regia e da uno strepitoso <strong>Antonello Riva</strong>, fu tutto un fiorire di <strong>&#8220;Lou&#8221; e &#8220;Ciccio&#8221; </strong>da una parte all&#8217;altra del parterre de roi di Zagabria.<br />
<strong>Lou Carnesecca</strong>, per 24 anni coach della<strong> Sant John&#8217;s University di New York</strong>, è considerato tra i padri della pallacanestro moderna, un&#8217; icona del basket universitario americano consegnata fra l&#8217;altro alla Hall of Fame di Springfield. E&#8217; originario della provincia di Pontremoli, ha sempre coltivato con affetto le origini italiane e gli hanno intitolato (da vivente) l&#8217;impianto sportivo della sua università che sorge nel Queens, nelle vicinanza di Utopia Parkway.<br />
La toponomastica è molto indicativa e spiega forse la ragione dell&#8217;empatia sbocciata tra due soggetti così lontani fra loro,ma al tempo stesso, molto vicini: il Ciccio ha sempre inseguito l&#8217;Utopia e talvolta i ruoli si sono pure invertiti. Un esempio? Basta guardare a quello che negli anni è successo al torneo dei Giardini, che la squadra allenata da Pierluigi Rossi, con Ciccio nel motore, ha vinto per ben tre volte e parecchie altre è andata in finale.<br />
<strong>Sul cemento del playground dei Giardini Margherita </strong>è sfilato il fior fiore della serie A, stranieri inclusi, ma li abbiamo visti anche combattere e spesso perdere con i talenti selvaggi delle serie minori. Il playground per certi versi è impietoso come ‘a livella di <strong>Totò</strong> e la cosa non deve certo stupire. Un anno, dopo le prime due partite, <strong>Pigi Rossi</strong> fu costretto a tagliare <strong>Nedad Markovic </strong>e un lungo slavo, <strong>Filipovic</strong>, perché il Ciccio aveva posto il veto: &#8220;Non la passano mai, vogliono tirare sempre loro&#8221;. Molto meglio i fratelli <strong>Davide e Simone Piervitali.</strong> Ineccepibile. Per la stessa ragione non vennero tesserati <strong>&#8220;Saturnino&#8221; Niccolai</strong>, al culmine dello splendore professionale e <strong>Paolino Moretti </strong>che in mezzo a giocatori che al massimo facevano la B2 ci potevano pure stare. Ma il Ciccio è sempre stato irremovibile. Che senso aveva chiamare i campioni se poi si restava a guardare dalla panchina, o peggio ancora in campo? Il Ciccio fece scendere dal pero anche <strong>Giacomo Zatti,</strong> suo compagno di squadra, che eccedeva forse un po&#8217; troppo in esultanze dopo la vittoria del torneo. &#8220;Ci devi ringraziare&#8221; gli disse. &#8220;Se non ti avessimo voluto a giocare con noi non avresti mai vinto un cavolo in carriera&#8221;. E non disse esattamente cavolo. La squadra dei ragazzi era formata dal blocco del San Lazzaro, B2, allenato da <strong>Ettore Mannucci</strong>, un grande innamorato del basket che ci ha lasciato troppo presto.  Le formazioni guidate ai Giardini da <strong>Stefano Michelini</strong> ed <strong>Ettore Mannucci</strong> erano tradizionalmente le avversarie da battere. All&#8217;interno di queste partite si consumavano sfide personali all&#8217;ultimo sangue perché ad esempio Paolo Nerozzi, che disputava il playground col Ciccio, non vedeva l&#8217;ora di affrontare da avversario l&#8217;allenatore che aveva tutto l&#8217;anno a San Lazzaro e soprattutto Cuccoli (una stagione in A2 con la Fortitudo) il playmaker a cui faceva spesso da cambio per dimostrare chi fosse realmente il più forte.<br />
<strong>Fu così che la banda del Ciccio fece fuori anche una rappresentativa di americani </strong>che un agente aveva avuto la malaugurata idea di iscrivere al Torneo dei Giardini con l&#8217;obiettivo di trovare ingaggi nel campionato italiano. Mai calcoli furono tanto sbagliati. C&#8217;erano anche dei susanelli neri di 2.09, probabilmente lontani parenti dei Washington Generals che da generazioni sono rassegnati a perderle tutte contro gli <strong>Harlem Globe Trotters</strong>, che vennero regolarmente umiliati. Un altro anno, poi, la squadra dei ragazzi era sponsorizzata da una discoteca (Bollicine) e il fratello di Paolo Nerozzi, Marco, detto <strong>Big Jim</strong>, sbarcò dal Renegade parcheggiato a ridosso della panchina cinque cubiste vestite da lavoro: indossavano minigonne grandi come la corda del sol e canottiere traforate a maglie tanto larghe che ci sarebbe passato un tonno. Su input del Ciccio la squadra si sedette sulla nuda e polverosa terra, cedendo cavallerescamente la panchina alle girls. Stravinsero per distrazione dell&#8217;avversario: pure il cronometro, tornato così in auge negli ultimi tempi, si mise a correre per l&#8217;eccitazione più veloce di <strong>Usain Bolton</strong>. I ragazzi non avevano bisogno di stimoli per azzannare le partite dei Giardini, ma la sorpresa orchestrata dal fratello del loro playmaker si rivelò micidiale. Era evidente che Big Jim Nerozzi fosse dotato di grande talento, non aveva bisogno di esibire le prove, come fece quella sera. Casomai era un mistero dove trovasse anche il tempo per diventare campione italiano di squash.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>(seconda e forse ultima puntata)</em></strong></p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post==" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>La vita del mitico Ciccio in due puntate &#8220;Fatti sotto, Sugar, se hai le palle&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 10:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lorenzosani</dc:creator>
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di LORENZO SANI 
La notte che Sugar Ray sfidò il Ciccio la  luna indossava una luccicante collana di stelle. Si era messa in ghingheri per l&#8217;occasione, come una vecchia mignottona bianconera. In Italia governava Berlusconi, anche se nel 1994 sembrava un filino più vecchio di oggi. Era un settembre particolarmente caldo per il governo. &#8220;Andremo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Gli sfidanti: &quot;Ciccio&quot; Alessio Cantergiani vs &quot;Sugar&quot; Ray" href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386063826/"><span class="flickr-image"><img class="alignright" style="margin: 5px 10px;" title="ciccio vs sugar 1" src="http://farm4.static.flickr.com/3435/3386063826_d78d41d5b3.jpg?v=0" alt="ciccio vs sugar 1" width="240" height="180" /></span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di LORENZO SANI </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La notte che Sugar Ray sfidò il Ciccio</strong> la  luna indossava una luccicante collana di stelle. Si era messa in ghingheri per l&#8217;occasione, come una vecchia mignottona bianconera. In Italia governava <strong>Berlusconi</strong>, anche se nel 1994 sembrava un filino più vecchio di oggi. Era un settembre particolarmente caldo per il governo. &#8220;Andremo avanti senza <strong>Bossi</strong>&#8221; aveva tuonato il premier al rientro dalle vacanze. <strong>&#8220;Sfasciacarrozze</strong>&#8221; arrivò a definire l&#8217;alleato recalcitrante della Lega verso la metà del mese in un ribollire di accuse e polemiche, ma quell&#8217;epiteto, offerto a una rilettura storica, non chiarisce se si trattasse di un complimento o di un insulto, data l&#8217;assenza di pregiudizi verso condoni e rottamazione dimostrata dall&#8217;esecutivo in svariate circostanze. Polemiche che echeggiavano in lontananza a<strong> Bologna</strong>, perché da una decina di giorni, per l&#8217;esattezza dal 16 settembre, era iniziato il campionato di basket. <strong>La sfida a 15 punti</strong>, massimo tre palleggi, due partite su tre, <strong>tra Alessio Cantergiani detto Ciccio e Micheal Ray Richardson detto Sugar,</strong> nacque qualche giorno prima della sera del 27 settembre 1994, notte magica in cui si consumò l&#8217;evento tra le pareti della palestra delle <strong>scuole Carracci</strong>, nei pressi di via Saragozza. Il PalaGhepard, ribattezzato così dai ragazzi dal nome della polisportiva che fa gli onori di casa, era tirato a lucido. Deve avere un fascino particolare per i campioni <strong>Nba</strong> quella palestra col fondo di mattonelle grigio topo, perché ogni tanto ci puoi trovare anche oggi <strong>David Rivers</strong>, uno tra i più grandi playmaker che siano transitati nel campionato italiano, che fa due salti per tenersi in forma con la squadra di <strong>Billo Riguzzi </strong>e di <strong>Capitan Venturi</strong>, soprannominato il Nonno perché gli vennero i capelli bianchi da ragazzino quando incominciò a lavorare di notte al mercato ortofrutticolo. Nel settembre &#8216;94 da Zelig, in via Portanuova, un gruppo di amici si era infilato in una di quelle discussioni di basket senza capo né coda. Se poi alla discussione partecipa anche il Ciccio, e prende posizione, non c&#8217;è proprio verso di uscirne fuori.   Era così anche in campo, quando gli arbitri gli fischiavano contro illudendosi di fermare il gioco. No. Oggi possiamo dirlo. Il gioco, nel significato più letterale del termine, lo fermava solo il Ciccio, perché si piantava in mezzo al campo col pallone sotto un braccio e l&#8217;indice inquisitore dell&#8217;altra mano puntato al naso del fischietto di turno fino a quando si era spiegato, o aveva ottenuto soddisfazione. Eventi entrambi molto rari. &#8220;Paaaassi?&#8221;, inorridì una volta durante un match al torneo dei Giardini Margherita, sempre tenendo il pallone ben <a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a>stre<a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"><span class="flickr-image"><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3476/3386070318_4d6a2097ba.jpg?v=0" alt="ciccio vs sugar 2" width="163" height="235" /></span></a>tto sotto al braccio. &#8220;Ma come: io non ho mai fatto passi!&#8221; (*). Intendeva in carriera, no<a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a>n in quel momento.   Impossibile azzardare una rimessa veloce se avevi contro il Ciccio. <a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a>La tavolata da Zelig era a leggera prevalenza virtussina, questo va detto per la cronaca, perché se la stessa accalorata discussione si fosse svolta in un&#8217;ipotetica tavolata a leggera prevalenza fortitudina non si sarebbe conclusa senza un minimo spargime<a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a>nto <a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a>di sangue. Quella volta il sangue non sgorgò, ma si sfiorò la rissa. L&#8217;argomento del contendere era il dualismo Richardson-Danilovic. Il Ciccio sosteneva senza troppe metafore che con Danilovic si vincesse e con Sugar no. Questa, dal suo punto di vista, era la differenza di fondo tra i due campioni. Non si espresse esattamente in questi termini, ma il concetto suonava più o meno così. In quei giorni Richardson si trovava a Bologna, dove c&#8217;era una delle famiglie che aveva creato in giro per il mondo,</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-739"></span>reperibile, un po&#8217; come i medici. Dopo tre stagioni alla <strong>Virtus</strong>, una alla <strong>Jugoplastika</strong> durante la guerra civile e due a Livorno, aveva firmato per<strong> Antibes </strong>col vecchio amico <strong>Lee Joh</strong><a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a><strong>nson</strong>. C&#8217;era pure il già citato <strong>David Rivers</strong> in quella squadra. Approfittando della confusione uscii dal locale e telefonai a Sugar. Era notte fonda, ma c&#8217;erano ragionevoli probabilità di trovarlo ancora sveglio. Gli spiegai la situazione. <strong>&#8220;Devi venire assolutamente da Zelig&#8221;</strong> gli dissi. C&#8217;era una certa confidenza con Sugar. Una volta in albergo a <strong>Salonicco</strong>, alla vigilia della semifinale di <strong>Coppa delle Coppe </strong>tra il Paok e la Virtus, mi domandò una sigaretta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="La difesa di gambe del Ciccio su Sugar " href="http://www.flickr.com/photos/venicegolfexperience/3386070318/"></a><span class="flickr-image"> Mi meravigliai, perché non l&#8217;avevo mai visto fumare. Subito dopo chiese se gliel&#8217;accendessi. &#8220;Ma ti sei messo a fumare?&#8221; gli domandai incredulo. &#8220;Macché&#8230;E&#8217; che devo andare in bagno, c&#8217;è appena stato <strong>Clemon (Johnson) </strong>e non si respira&#8230;Preferisco la puzza di fumo&#8221; fu la sua risposta. Per tre stagioni &#8220;Tavor&#8221; Johnson è stato il compagno di camera di Michael Ray durante le trasferte, immaginiamo, in un tripudio di fumo passivo. Quando Richardson spalancò la porta a vetri di Zelig nel lontano settembre 1994 il Ciccio teneva banco da un pezzo, gli altri avevano praticamente gettato la spugna, rassegnati a dargli ragione.<strong> &#8220;Allora, chi è meglio tra me e Danilovic?&#8221;</strong> lo affrontò senza tanti preamboli Sugar Ray col suo italiano sincopato. Il Ciccio rimase imperturbabile e non mutò opinione. Del resto è noto: non ha mai fatto passi, o cambiato idea. &#8220;E&#8217; meglio Danilovic, con lui vinciamo&#8221; ribadì in faccia alla stella texana. Poi incominciò a spiegargli la pallacanestro dalla A alla Z, il perché e il  percome, a mettergli bonariamente le mani addosso. Erano anni in cui si poteva sopravvivere anche senza sapere cosa fosse il <strong>pick and roll</strong>, o magari confondendo il <strong>passing game </strong>col passato di verdura: il basket era bello lo stesso. Presero a sfottersi, a spintonarsi, poi gli spintoni sovrastarono le battute di spirito, più o meno grevi. La tensione salì vertiginosamente di tono. Sugar non  credeva ai propri occhi. In un primo momento pensava che quell&#8217;altro scherzasse, poi fu assalito dal sospetto che facesse sul serio. Sugar non aveva dubbi su chi fosse meglio tra lui e Danilovic. E intendeva lo Sugar dell&#8217;epoca, non quello della Nba. &#8220;Okay&#8221; disse a un certo punto. <strong>&#8220;Giochiamocela uno contro uno</strong>, vediamo se hai le palle: se vinci hai ragione tu&#8221;. &#8220;Io ho un pallone in macchina&#8221; saltò su Billo. Se non li fermavamo in tempo finivano davvero per giocarsela uno contro uno alle tombe dei Glossatori, utilizzando la testa di una statua come canestro. Ma prevalse il buon senso e la sfida che Sugar aveva lanciato al Ciccio fu posticipata di un paio di giorni per riuscire a organizzarla secondo tutti i crismi.<strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Joe Binion</strong>, il centro della Virtus che dopo il basket si è dato al boowling, fece da arbitro. Il primo match Sugar lo portò a casa facilmente, come bere un bicchier d&#8217;acqua: <strong>15-6</strong>. Nella seconda partita il Ciccio incominciò a prenderci dalla lunga, facendo di necessità virtù, perché i testimoni oculari non ricordano una sola azione d&#8217;attacco giocata dentro l&#8217;area difesa da Micheal Ray. A sorpresa, dopo una blanda contestazione all&#8217;arbitro, Cicciò si trovò davanti, 10 a 6, con l&#8217;eventualità della bella che incominciava a prendere quota. Alla fine vinse Sugar, <strong>15-13</strong>, ma quello scampolo di partita che Richardson andò a giocarsi spalle a canestro fu uno scampolo di partita vera. I due contendenti erano<strong> scesi in campo con l&#8217;accappatoio come i pugili sul ring </strong>e in quella seconda partita se le erano suonate per davvero, sciorinando l&#8217;intero campionario dei colpi bassi che avrebbe fatto impallidire un fiorettista come <strong>Vittorio Gallinari</strong>. Pochi giorni prima <strong>Gianfranco Rosi</strong>, dopo aver perso il titolo mondiale negli Stati Uniti, aveva annunciato il primo degli innumerevoli proclami di ritiro. Micheal Ray Richardson da <strong>Lubbok</strong>, <strong>Texas</strong>, star dei <strong>New York Knicks</strong> e dei <strong>New Jersey Nets</strong>, compagno di merende di <strong>Bob McAdoo </strong>tanto nell&#8217;epopea della Grande Mela, quanto in quelle europea, all&#8217;epoca aveva 39 anni, ma l&#8217;ipotesi di ritirarsi dalle scene agonistiche non lo sfiorava minimamente. Difatti dopo la Francia giocò di nuovo in Italia, a <strong>Forlì,</strong> e chiuse la carriera con la maglia di Livorno alla veneranda età di 44 anni. <strong>Il Ciccio gioca ancora e ne ha 53</strong>. Recentemente ha ricoperto anche il doppio ruolo d&#8217;allenatore e giocatore, ma solo per poche partite perché non è nelle sue corde. E la ragione è presto spiegata: Ciccio è cresciuto nel mito di <strong>Bill Pickens</strong>, due stagioni a <strong>Pesaro</strong> all&#8217;inizio degli anni Settanta. Era un lungo di 2 metri e un paio di centimetri, bianco, con la barba da boscaiolo, un tipo che ricordava vagamente <strong>Bill Carabina Wennington</strong>, il brutto anatroccolo svezzato da <strong>Ettore Messina</strong> in maglia bianconera che divenne non esattamente  un cigno, ma qualcosa di simile, al fianco di <strong>Michael Jordan </strong>nei <strong>Chicago Bulls.</strong> Nel tempo libero Pickens ha fatto anche l&#8217;attore in diversi spaghetti western di Cinecittà: aveva una vocazione naturale per le scazzottate, quasi come il Ciccio. Da questo punto di vista la sintonia era totale. Al termine di una partita persa contro la <strong>Fortitudo a Piazza Azzarita</strong>, perché dalla panchina era arrivato l&#8217;ordine di rinunciare ai liberi (allora si poteva), in favore di una rimessa che si rivelò poi scelta catastrofica, Pickens stese con un destro <strong>Carlo Rinaldi</strong>, il suo allenatore. Senza preavviso, un diretto secco al mento, poi infilò la giacca della tuta e si diresse negli spogliatoi come se niente fosse, lasciando quel poveretto per terra. Il giovane Ciccio Cantergiani era sugli spalti e quel gesto, fortunatamente rimasto isolato, lo impressionò a tal punto da segnare per sempre il suo conflittuale rapporto con la categoria dei coach. Non può fare l&#8217;allenatore-giocatore il Ciccio. Lo suggerisce la logica. Per quale ragione dovrebbe correre il rischio di tirarsi un cazzotto da solo? <strong>fine prima puntata-continua </strong>(come Kill Bill) <em><strong>(*)</strong> Alessandro Gallo &#8220;Il campo dei miracoli&#8221; La vera storia del playground dei Giardini Margherita Libri di Sport, pp. 235)</em></p>
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		<title>Potete continuare ad amare il basket anche senza sapere cos&#8217;è un pick and roll</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 11:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vivo proprio tra le nuvole. O in un altro mondo. Fate un po&#8217; voi. Ho scoperto solo oggi che Franco Montorro non √® pi√π il direttore di Super Basket. Ne ha dato l&#8217;annuncio quasi due mesi fa. Non me ne ero assolutamente accorto. E&#8217; grave? Forse s√¨. Oscar Eleni lo chiamava Monthorror: evidentemente non gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vivo proprio tra le nuvole. O in un altro mondo. Fate un po&#8217; voi. Ho scoperto solo oggi che <strong>Franco Montorro</strong> non √® pi√π il direttore di Super Basket. Ne ha dato l&#8217;annuncio quasi due mesi fa. Non me ne ero assolutamente accorto. E&#8217; grave? Forse s√¨. Oscar Eleni lo chiamava Monthorror: evidentemente non gli andava a fagiolo. Io non posso dire altrettanto. Al contrario. Franco mi¬†ha fatto scrivere su <strong>Super Basket</strong> quando tutti gli¬†chiedevano se sapeva che si tirava in casa un matto pericoloso. Compreso<a class="flickr-image" title="Some Basketball Game" rel="flickr-mgr" href="http://www.flickr.com/photos/40646519@N00/2230256310/"><img class="flickr-medium alignleft" style="border: 1px solid black;margin: 3px" src="http://farm3.static.flickr.com/2055/2230256310_08e04ea5a1_m.jpg" alt="Some Basketball Game" width="240" height="158" /></a> qualche suo¬†(misero) sottopancia che¬†pensava, e ancora pensa,¬†di¬†far ridere: forse i polli, ma probabilmente neanche quelli. Per due anni mi sono divertito: avevo la mia settimanale rubrichetta (Peanuts),¬†carina dicevano,¬†in pi√π¬†andavo a bussare alle porte dei potenti¬†(o ex) del basket e li intervistavo a modo mio. O forse come solo piaceva a me.¬†Non guadagnavo male: centomila lire (pulite) a pezzo. Che mi andavano per√≤ spesso tutte in spese.¬†Ma volete mettere la libidine di farmeli tutti? O quasi.¬†Dal buon <strong>Gilberto Benetton</strong> a <strong>Walter Scavolini</strong>, da <strong>Claudio Toti</strong> all&#8217;avvocato <strong>Pierluigi Porelli</strong>. Solo <strong>Giorgio Seragnoli</strong> disse prima s√¨ e poi no.¬†Ma l&#8217;Emiro era l&#8217;Emiro. Mi sarebbe piaciuto chiedergli se era vero¬†di quella volta che, se non sbaglio nel maggio del 1998, la sua <strong>Fortitudo</strong> perse¬†3-2 la sfida dei playoff-scudetto con la Virtus di¬†<strong>Messina, Danilovic, Savic e Rigaudeau</strong> e lui scomparve per tre giorni e tre notti. Si disse che li pass√≤ barricato in una camera d&#8217;albergo a Rimini. Solo e disperato. Senza contatti col resto del mondo. Macerandosi a¬†domandarsi perch√® Dominique Wilkins e Carlton Myers avessero potuto fargli un torto simile. Lo ritrov√≤ la sorella. Ma forse √® soltanto una leggenda metropolitana. Anche se mi piace ancora pensare che sia andata proprio cos√¨: il ricco Emiro che si strugge¬†per le pene d&#8217;amore¬†che gli aveva¬†dato l&#8217;infedele¬†Teamsystem di <strong>Pero Skansi</strong> e <strong>Gregor Fucka</strong>. Montorro tifava Virtus¬†ovviamente. E io Fortitudo.¬†Ma si riusciva ad andare<span id="more-358"></span> d&#8217;accordo lo stesso. Anche in tiv√π. Poi¬†un¬†giorno mi disse a malincuore che forse era meglio lasciar perdere. Su Super Basket¬†leggevano solo le mie stronzate, mi spieg√≤, ed un paio di suoi redattori, istigati dalla Banda Osiris, se ne erano lamentati anche con l&#8217;editore. Mass√¨. Ognuno per la sua strada. Cosa faccia Franco oggi non so, ma lo sapr√≤: √® mio amico su Facebook e quindi non mi sar√† difficile contattarlo. Ovviamente chattando.¬†Se poi vuole gli dar√≤ anche ospitalit√† su questo blog. Dove l&#8217;invidia non esiste¬†e c&#8217;√® la libert√† (assoluta se garbata)¬†di non pensarla tutti in eguale modo. Per esempio¬†credevo che delle tre squadre italiane impegnate tra mercoled√¨ e gioved√¨ nella Top 16 di Eurolega il compito pi√π¬†difficile lo avesse Milano.¬†Che invece¬†ha vinto. Mentre Siena e Roma¬†sono¬†cadute. E neanche in piedi. D&#8217;accordo, a Zagabria gli arbitri (guarda caso due spagnoli) hanno infierito sul <strong>Montepaschi</strong>, specie con <strong>Sato </strong>e <strong>Eze,</strong> ma per una volta Pianigiani ci ha messo¬†del suo esagerando con <strong>Kaukenas </strong>e dimenticandosi <strong>Carraretto</strong>. Pu√≤ succedere, ma non dovr√† pi√π capitare. Se non a Mosca col Cska. Altrimenti, te li do io i quarti di finale.¬†Peggio ancora sta la <strong>Lottomatica </strong>che ha gi√† un piede (e mezzo)¬†nella fossa: perdere del resto la prima in casa con¬†Malaga, e magari anche con onore, ma questo lo pensa solo <strong>Franco Casalini</strong>, √® in Eurolega¬†comunque un peccato mortale. L&#8217;uno su tredici al tiro di <strong>Sani Becirovic</strong> √® stata invece sabbia nei miei occhi¬†che stravedono per lui.¬†E passi. Ma pi√π ancora √® stata¬†pietra al collo di una Roma gentile che troppo tardi si √® tirata su le maniche in difesa quando cio√®,¬†nell&#8217;ultimo quarto, si √® stufata di averle prese di santa ragione. Infine <strong>l&#8217;Armani:</strong> dopo il Cska di <strong>Ettore Messina</strong> ha messo in croce un&#8217;altra big d&#8217;Europa: l&#8217;Olympiacos dell&#8217;omerico, stupendo Yannakis. Eppure mi √® ugualmente difficile pensare in positivo perch√® ancora non mi fido di una squadra che improvvisa moltissimo, esagera nel tiro da tre punti, non ha sicuri punti di riferimento costanti, ma almeno ci mette un sacco pi√π di cuore e non fa pi√π finta di difendere. Mancava<strong> Mordente</strong>. Eppure <strong>Bulleri </strong>ha visto il parquet con il binocolo. A conferma che meno gicatori ha <strong>Bucchi </strong>da far ruotare meglio gli riescono i cambi. O no? Dimenticavo: magari lo avrete senz&#8217;altro gi√† saputo, ma il nuovo direttore di Super Basket √® <strong>Claudio Limardi</strong> che ha cambiato molto, e non solo¬†la grafica, del giornale fondato da <strong>Aldo Giordani</strong>. Se in bene o in male, lasciatemi vedere qualche altro numero e poi vi sapr√≤ dire. Intanto l&#8217;edicolante mi ha servito a casa SB¬†alle otto del mattino di mercoled√¨, ovvero ventiquattr&#8217;ore almeno prima del solito.¬†Per√≤ c&#8217;√® anche la solita intervista a <strong>Pozzecco</strong>: uffa, che barba!¬†E a Luca <strong>Vitali </strong>che scimmiotta <strong>Mourinho</strong>.¬†Mancano sempre le rubriche, perch√® no di satira e costume. Cos√¨ come non guasterebbe un cicinin in pi√π di gossip¬†e di prezzemolo. Ma nella redazione di Castel Maggiore, tra parentesi Bologna,¬†mi d√† l&#8217;idea che si rida sempre poco e che qualcuno continui a prendersi ancora troppo sul serio. Ragazzi, scrivete di basket, non d&#8217;alta finanza. E se anche, caro il mio direttore,¬†il pick¬†and roll resta per me un normalissimo dai e vai che il <strong>Paron Zorzi</strong> insegnava alla Misericordia¬†senza aiutarsi a nessuna lavagnetta di Sky:¬†tranquillo, continuer√≤ a vivere beato capendone volentieri sempre poco e meno di basket&#8230;</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=f" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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