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	<title>Mors Tua Vita Pea &#187; Capobianco</title>
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	<description>le acide penne di Claudio Pea, Oscar Eleni &#38; Co.</description>
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		<title>Hawkins deve solo ringraziare Mozart</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 13:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il basket nel cestino]]></category>
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		<description><![CDATA[                                                                     di CLAUDIO PEA
Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma. Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                    <strong><em><span style="text-decoration: underline;"> di CLAUDIO PEA</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non so se quando David Hawkins tornerà tra una decina di giorni a giocare a Siena il primo vero test-match della nuovo campionato lo seppelliranno di fischi e d’insulti come gli succede ogni qual volta mette piede sul parquet di Roma.</span></strong> Francamente penso (e spero) di no. Anche perché non ne vedrei una sola buona ragione. Con la città del Palio si è lasciato bene e col Montepaschi ha vinto finalmente a giugno quello scudetto che invece a Roma e a Milano aveva perso nelle due precedenti finali. Né il Falco di Washington può avere il dente avvelenato con Siena perché <strong>Ferdinando Minucci non l’ha</strong> <strong>fatto prigioniero: all’Armani</strong>, più che in verità nel Montepaschi, è diventato un pass par tout micidiale per aprire le difese avversarie, specie se non sono chiuse a doppia mandata come quelle della Lottomatica dell’Ecumenico. Piuttosto <strong>Hawkins ce l’ha con Roma</strong> e col suo presidente, Ciglione Toti, che non l’hai mai tenuto in palmo di mano. E non l’ha nascosto né prima, né durante la sfida di domenica al Forum. Al contrario ha prima confessato a Sky che nella capitale non c’era, e quindi non c’è, “una perfetta organizzazione ai vertici” e poi, una volta sceso in campo, <strong>ha preso d’assalto la Lottomatica</strong> con un tale furore che sembrava sul serio avesse con Roma un conto in sospeso. E comunque, t’amo o non t’amo, credo che Treccina abbia solo da <strong>ringraziare Siena e in particolare Pianigiani </strong>che in un anno gli ha fatto fare un bel salto di qualità e conseguentemente di categoria.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non me ne vogliano Messina e Scariolo, di cui ho una stima infinita, ma credo che Mastro Simone sia, oggi come oggi, il miglior allenatore italiano al punto che i boyscout della Nba, se non si fossero addormentati cercando con il lanternino del talento in Niccolò Melli</span></strong> che, se c’è, è ancora molto in fieri, sono sicuro che avrebbero già consigliato per esempio ai Knicks di mandare a quel paese il vostro D’Antoni e di prendersi ad occhi chiusi Pianigiani. L’ho sparata grossa? Forse, ma non credo perché, al contrario di voi che <strong>avete </strong>già <strong>rovinato Superbone Vitali</strong> e stavate facendo lo stesso con Gel Aradori, vi dimostro coi fatti come nelle mani del <strong>mio giovane Mozart</strong> senza riccioloni siano cresciuti e diventati bravi e vincenti mezze calzette come Carraretto e Ress e mezzi campioni come McIntyre, Sato e adesso Dawkins. <strong>Né me ne voglia Recalcati</strong>, che pure ha portato all’argento olimpico una nazionale che non era certo inferiore solo a quella Argentina di Manuel Ginobili<span id="more-1996"></span>, ma sono sotto gli occhi di tutti i progressi che hanno fatto <strong>in un’estate in azzurro Belinelli e Bargnani</strong> che con il buon Carletto proprio non si capivano e probabilmente in nazionale non ci avrebbero più giocato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Un Peana per qualcuno non è nel mio dna, ma credo che a Simone Pianigiani non lo potessi più negare. Così come non posso fare a meno di nascondere che l’intervista di Paola Ellisse all’immenso Boscia Tanjevic</span></strong>  è stata da accapponare la pelle e per questo l’ho ringraziata con il cuore in mano e l’emozione di essermi sentito tanto piccolo davanti a un uomo così grande che parla del suo tumore e confessa serenamente:<strong> “Embè, è chiaro che ho un po’ di paura </strong>e che sarà il destino a decidere per me, ma sono altrettanto fiducioso perché <strong>non conosco cosa voglia dire arrendersi</strong>. Per la prima volta ho sentito nella mia vita la stanchezza di non voler più allenare un club e così mi sono chiesto cosa fosse mai successo: probabilmente c’era, l’ho capito solo dopo, “quello” che lavorava sotto. <strong>Sono state la guerra in Jugoslavia a mangiarmi lo stomaco e lo stress di vent’anni di sofferenza per la distruzione del mio Paese</strong> che andava contro la mia idea del mondo e che si è poi espressa in me con un cancro. E’ il corpo che si rifiuta e si disamora di questo inganno e di questo tradimento: una volta eravamo tutti fratelli, all’improvviso è scoppiato tra di noi l’odio… Una notte un tremendo pensiero mi è passato per la testa e cioè che <strong>tutta questa bellezza del mondo</strong> potesse per me anche finire. E così da allora sono diventato un personaggino modesto che lotta e vuole rivivere altri notti bellissime<strong> sotto il cielo di stelle di</strong> <strong>Sarajevo</strong>. Senza rimpianti perché il passato è una selva di pietra dove nessuno può entrare e può cambiare niente. Così come è però certo che <strong>sono rimasto un sognatore</strong> che egoisticamente vuole continuare ad essere sempre amato…”.</p>
<p><strong>La splendida e toccante intervista di Paola Ellisse a Tanjevic non è durata più di duecento secondi ed è stata mandata in onda nell’intervallo di Milano-Roma soffocata dalle scelte non tutte condivisibili</strong> tra un tempo e l’altro di Matteo Boniciolli che nel primo quarto ha dato fiducia a <strong>Datome e a Heytvelt</strong> (ed è stato da entrambi assai ben ripagato), mentre nell’ultimo l’ha mal riposta in <strong>Giachetti e Vitali</strong> che non gli hanno invece regalato neanche un misero punto, ma solo una montagna di palle perse. Per questo penso che persino il Boscia si sarà <strong>incazzato &#8211; spero non troppo</strong> <strong>- col suo figliol prodigo</strong>, ma non ve lo verrà mai a raccontare come è giusto che nella sua posizione debba oggi fare. Però non si può nemmeno far finta che il bicchiere sia sempre mezzo pieno mentre<strong> la moglie è ubriaca</strong> e l’Armani ha intanto il triplo dei punti in classifica della Lottomatica. Né posso condividere la decisione di Teramo che<strong> ha girato le spalle ad Andrea Capobianco</strong> che, a ben guardare l’infido calendario d’inizio campionato, cosa poteva fare nelle prime sei giornate in casa con <strong>Milano, Sassari e Pesaro</strong> e in trasferta a <strong>Biella, Cantù e Treviso?</strong> Avrebbe dovuto battere Sassari, è vero, ma per una sola sconfitta inattesa lo si caccia cancellando tutto il buono da lui fatto in passato a Teramo? Via, <strong>non scherziamo</strong> e come avrebbe detto Totò: ma mi faccia un piacere…</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Cosa vedono gli scout in giro per l&#8217;Italia se poi Diener finisce a Sassari?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 11:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI dalla città bianca del Perù, la bella Arequipa, nella valle del Chili, patrimonio dell’umanità varia. Perché andare in una città così lontana? Per fare rabbia agli spiritosi che ci hanno telefonato, fingendosi desolati, il giorno in cui l’accademia svedese ha assegnato il premio Nobel a Mario Vargas Llosa: &#8220;Eh sì, caro Oscar- dicevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">dalla città bianca del Perù, la bella Arequipa, nella valle del Chili, patrimonio dell’umanità varia. </span>Perché andare in una città così lontana? Per fare rabbia agli spiritosi che ci hanno telefonato</strong>, fingendosi desolati, il giorno in cui l’accademia svedese ha assegnato il premio Nobel a Mario Vargas Llosa: &#8220;Eh sì, caro Oscar- dicevano gli infami- anche quest’anno il Nobel è andato ad un altro&#8221;. Per forza, non è mai uscito il nostro vero libro. Titolo: Chi era? Nessuno! Comunque sia anche lui è nato in marzo. A Arequipa. Bastardi dentro e allora, per vendetta, ci siamo rifatti con un mezzo chilo di guagueros, cannoli deliziosi, dolce di latte, della pasticceria che ogni mese manda le sue delizie <strong>nella casa di New York</strong> dello scrittore peruviano. Poi abbiamo girato un po’ puntando verso il fiume, la montagna, gli spiriti inca che ci hanno spiegato perché Arequipa, il nome deriva forse da una conchiglia che serviva per chiamare in battaglia i cittadini abili ed arruolabili, è gemellata con Biella, oltre che con Vancouver e Charlotte. Eh sì, loro sapevano che il teramano <strong>Mortimer Massimo Cancellieri sarebbe stato in testa alla classifica alle prime piogge, dopo due giornate</strong> di un basket kamasutra che, come il libro delle magie amatorie, non leggi, ma memorizzi cercando di capirne le figure. La stessa cosa che devi fare andando dietro a <strong>queste prime giornate che ancora non dicono niente, salvo mettere bavagli con pece e acido agli allenatori</strong> <strong>di bocca larga che straparlano</strong>, a giocatori che addirittura promettono scudetti sapendo che, al massimo, sarà festa se alla fine la loro squadra troverà un posto nei playoff. I saggi dicono che se non trovi una posizione giusta per rendere duraturo e longevo il tuo &#8220;amore&#8221; devi provare in un’altra maniera leggendo bene i capitoli tipo: &#8220;Quella squadra vale davvero quel che sembra?”, oppure “Come non annoiare dichiarando guerra a Siena facendo splasho ogni volta che si trova una pozzanghera”, o, meglio ancora “ Dare il giusto peso a certi complimenti”.<strong> Siamo con</strong> <strong>Simone Pianigiani</strong> quando elogia la nuova Siena perché ha dentro il fuoco acceso quattro anni fa, nel giorno in cui fu lui ad estrarre la spada nella roccia lasciata dai suoi predecessori, ma diventa Kamasutra esagerare negli elogi perché in Europa esiste davvero poco spazio per un Montepaschi che non ha trovato soluzioni al centro e, naturalmente, alla partenza di Romain Sato.<strong> Siamo con Pillastrini</strong> <span id="more-1925"></span>che elogia Montegranaro, anche se a Siena si è in cartato sul primo assalto, ma capirà anche lui, che è proprio il primo assalto quello che dedice chi gode. <strong>Stiamo dalla parte di</strong> <strong>Bucchi per il raid di Mosca</strong> e la lezione ai cinni in verde, pur non essendo dei Bucchi boys al livello di quelli che, contro i fischi della nostalgia, hanno appeso uno straccio rosso in un angolo del Forum che sembra davvero un antro di Polifemo inadatto al grande spettacolo, ma gli consigliamo di valutare meglio certe opzioni umane se non vuole trovarsi qualche ammutinato sulla collina dove l’Armani salirà di sicuro portando le trombe di guerra per sfidare i campioni in carica e anche altre squadre di alta caratura europea , a patto che non prenda corpo l’epidemia Petravicius.</p>
<p><strong>Siamo dalla parte di Repesa quando avrebbe voglia di prendere a schiaffi i</strong> <strong>suoi giovani talenti</strong>, sulla carta lo sono, ma qualcuno spieghi anche che sarà il campo a decidere, ma è puro kamasutra raccontare in giro che si fanno esperimenti sui giovani per andare avanti, per migliorare come ha detto<strong> Sabatini</strong> sulla giovane Virtus dopo la sconfitta di Brindisi dove il <strong>Moraschini</strong> che tanto fa sognare non ha potuto mettere piede in campo, perché questi ragazzi, se guardano sempre in terra, se considerano la difesa un optional, <strong>se fanno le figure dei gitanti Benetton nel terzo</strong> <strong>quarto di Milano</strong>, allora è <strong>meglio che vadano a lavare i panni</strong> negli allenamenti. Con questa storia che hanno bisogno di spazio, che sono il capitale sul quale dobbiamo investire ci si trova poi con dei mezzi giocatori. <strong>Siamo con Boniciolli</strong> che ruggisce fumantino nel palazzo di Pesaro guardando in saccoccia ai soliti noti e non è una caso se poi sono gli stessi che l’anno scorso lo hanno mandato fuori giri. <strong>Siamo con Trinchieri</strong> se ammette di aver esagerato nel lungo precampionato Bennett facendo diventare tutto più difficile appena il kamasutra ha imposto di lasciare la posizione del missionario per fingere di essere stati almeno una volta in un’orgia al quartiere latino. <strong>Siamo con Perdichizzi</strong> <strong>se ritocca il tassametro di Radulovic</strong> obbligandolo a dare almeno quello che gli ha offerto Monroe su una gamba sola. <strong>Siamo con Enzo</strong> <strong>Lefebre e Livio Proli che hanno fatto bere insieme i Draghi e i Fieri Guerrieri</strong> della generazione nata dopo il duemila, il Palalido e la palestra Coni di Treviso. <strong>Siamo con Romeo Sacchetti</strong> quando si domanda cosa fanno tutti questi scout in giro per l’Italia se poi Travis <strong>Diener o Diawara</strong>, due che spostano davvero, finiscono alle neopromosse Sassari e Brindisi. Non diteci che molti vanno in giro soltanto per mostrare chiappette chiare nei loro kamasutra dirigenziali.</p>
<p><strong>Visti i duemila spettatori per Roma-Bamberg e gli 8700 di Lubiana-Efes, abbiamo capito perché era giusto riunciare alla candidatura per l’Europ</strong>eo<strong> 2013. </strong>Dopo la rinuncia dell’avvocato <strong>Angelo Barnaba</strong> al ruolo di accompagnatore per le squadre azzurre abbiamo capito che devi essere in una situazione economica davvero speciale per poter dedicare, gratuitamente, tanto tempo alle squadre nazionali, ai comitati, alla base e al vertice. Ua male della dirigenza a livello volontariato. Meglio il professionismo da valutare ad ogni elezione, ma, per ora, soltanto il segretario generale viene pagato. Comunque sia il ruolo dovrebbe essere assegnato, senza il minimo dubbio, al <strong>Silvestri che avrebbe meritato già un ruolo di livello più alto</strong> perché, ci scuserà il Bertea segretario, consideriamo il nostro alpino uno di grande livello ed è<strong> strano che non sia diventato lui il segretario generale del</strong> <strong>basket che ama</strong>. Cose burocratiche, titoli. Non sappiamo, ma adesso Meneghin ha l’occasione per mettere a posto ogni cosa, senza sbagliare la scelta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pagelle e guarguagueros:</span></strong>  <strong>10 a<span style="text-decoration: underline;"> Simone SANTI</span></strong> presidente della Lazio basket, ai ragazzi di Livorno che furono suoi compagni quando era re per aver pensato, ma soprattutto trovato, una soluzione per riportare in Italia Abdul Jeelani Cole che in America era diventato un senza tetto. <strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a Travis DIENER</span></strong>, scoperto da Sassari nell’invidia di chi non ha un play, che ci ha ridato l’emozione di vedere sul campo uno che passa la palla facendola arrivare ai compagni quando è leggera e non pesa. <strong>8 <span style="text-decoration: underline;">a Chris</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">MONROE </span></strong>che ha capito l’affetto di Brindisi e ha dato quello che poteva anche su una gamba sola. <strong>7</strong><span style="text-decoration: underline;"> <strong>a IVO e SIMONE</strong></span> che non sono più alla Braseria bolognese, a<span style="text-decoration: underline;"> <strong>SERGIO RAGAZZI</strong></span> che non ha più il Torchietto milanese, perché nei nostri cuori loro saranno sempre nella chiesa di Ugo e Alceo. Ci mancheranno tutti. <strong>6 <span style="text-decoration: underline;">al sauro MANCINELLI</span></strong> che anche quando le cose non vanno bene al tiro, quello che deve centellinare sempre, riesce ad essere protagonista. Pianigiani doveva scegliere lui come controfigura di Stonerook per Azzurra. <strong>5<span style="text-decoration: underline;"> a PECILE, </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">SCARONE,FANTONI e DORDEI</span></strong> che in A2 fanno strage, loro come Fucka, Chiacig e Frosini, mentre noi stiamo a chiederci perché dovremmo avere fiducia nella generazione che cammina a testa basa e cuffie nelle orecchie per non sentire, non socializzare con nessuno. <strong>4<span style="text-decoration: underline;"> al BARCELLONA</span></strong> caduto in casa contro il Saragozza di Van Rossom perché adesso chi li sente i ministri di Invidia-italy quando ci spiegano , fra le risate dei toreri di Vitoria, che la Spagna vola, ma non ha un campionato duro come il nostro. <strong>3<span style="text-decoration: underline;"> ai KNICKS</span></strong> che tengono sulla graticola il Gallinari che avevano fatto bere troppo nella trasferta Nirvana in Europa. <strong>2<span style="text-decoration: underline;"> alla FIBA</span></strong> Europa se davvero ha bluffato sulla richiesta di copertura economica facendoci rinunciare, con brutta fugura annessa, alla corsa con gli sloveni che, al momento, hanno la loro squadra più famosa sotto controllo economico dell’Uleb. <strong>1 <span style="text-decoration: underline;">al TEOFILI</span></strong> che ci ha tenuto inchiodati alla sedia durante la presentazione del campionato di A2 per parlarci delle nuove regole perché si è dimenticato di spiegare al collega di A1 di infornare anche gli arbitri Lamonica, Duranti e Biggi sull’infrazione di metà campo. Meglio chiarire per tutti e non vedere poi arbitri che mimano la scena per cercare di capire la nuova regola. <strong>0</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">a CAPOBIANCO e MAHORIC</span></strong> se non si ribellano davanti agli ipocriti che fanno i complimenti a Teramo e Cremona, ma intanto sono contenti di vederle a zero punti.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Al sommo faraone Aradori per favore non chiedete mai un&#8217;umiltà che non può avere</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI a cavallo del mulo che è dentro tutti noi, cercando in </span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline">Val d’Aosta una delle tre cliniche specializzate che ci daranno consolazione in questo finale dove i peccati sono grandi e piccoli, </span></em></strong>ma nessuno è paragonabile a quelli dei mufloni abbacinati dal calcio che, come ogni stagione, alla fine, scoprono di essere scoperti nel lato bi senza lo sfogo e la giustizia dei play off. Nessuna sorpresa per certi biscotti confezionati anche male, ma fare le vergini è ridicolo direbbero quelli dello snooker appena risvegliati dallo scandalo del campione che vendeva in sala scommesse qualche frame. Dicevamo di un’altra clinica da collocare a Tasilaq, in <strong>Groenlandia,</strong> dove gli Inuit aspettano ansiosi i pazienti. La prima sarà di solo ghiaccio e serve per l’eiaculazione precoce. <strong>Posti speciali per quelli che Tranquillo chiama i ragazzi, o le ragazze, della banda Sky</strong>, quelli che vedono di tutto e di più, gente pronta per l’endoscopia del <strong>professor Guaglioni, abile nel togliere il polipo dell’esagerazione tanto per sparare alla</strong> <strong>luna</strong> cavlcando una slitta tirata dalle statistiche del pisello più lungo, un fenomeno che troverà il male segreto nello splendore logico capace di scoprire nell’ingaggio di <strong>Arnold, nuova luce dell’Armani</strong>, vecchia lampadina fioca di un sogno <strong>Virtus,</strong> la lungimiranza di una dirigenza che si è cautelata nel caso<strong> Petravicius</strong> avesse ancora guai alla schiena, dopo essersi vista sbattere in faccia porte di compensato da giocatorini di seconda, terza fascia, una porta più solida persino dal Santiago che Varese scaricò nell’anno del signore del suo ultimo scudetto, ora ha deciso che il povero e grandissimo Rocca, re dei muli di alta montagna, <strong>Rocc(i)a vera che consiglieremmo anche</strong> <strong>a Pianigiani</strong> senza pensarci troppo, <strong>una spalla ideale per tutti i mezzi</strong> <strong>giocatori che porterà in azzurro</strong>. La seconda clinica la costruiremo sulla luna del Ruwenzori, <strong>in Uganda</strong>, dove il chirurgo in azione sarà <strong>Viper Costa</strong> che giustamente gira per i portici di Bologna mettendosi a ridere quando vede il terremoto creato dall’adesione alle fatiche di Azzurra del prode<strong> Bargnani. Forse ci sarà anche Belinelli<span id="more-1730"></span>, per Gallinari è più difficile.</strong> Da cadere svenuti, ma ci aspetta la terza pagoda tibetana del Shisha Pangma dove costruiremo la clinica per i muli come noi, quelli testoni che ogni anno fingono di poter giudicare questo basket andante floscio senza pensare a <strong>Siena</strong>. I motivi? Beh, caro dottor Mabuse, sembrano così lontani, inavvicinabili, insomma gente fuori concorso che ti sembra umana soltanto quando va verso gli ottomila senza bombole d’ossigeno come è capitato in <strong>Eurolega</strong>, che appare più fragile quando si mette in giro la voce del rinnovamento comunque vada la stagione, un virus che fa ammalare anche i gruppi più solidi, che crea qualche incomprensione o gelosia, qualche mossa pericolosa perché <strong>i Raiola sono in tutti i mondi professionistici come direbbe</strong> <strong>Vittorio Gallinari, padre del Danilo Knicks</strong>, appena impallinato sul sito dove un tempo primeggiava il suo unico e vero guru <strong>Dan Peterson,</strong> per il flop di <strong>Latina</strong> che assomiglia molto a quelli di tante altre squadre costruite sempre tenendo in mano il decalogo dell’agente che presenta soluzioni, chiavi in mano, che vanno dall’allenatore all’ultimo della panchina.</p>
<p><strong>Insomma ci siamo svegliati tre volte nella stessa notte</strong> dopo aver avuto un fretta esagerata per soddisfare le richieste via computer della Lega che cerca i migliori della stagione. <strong>Abbiamo cancellato Siena che i</strong> <strong>premi li meriterebbe ancora</strong> <strong>tutti, dall’allenatore</strong>, al dirigente, per non parlare di <strong>Stonerook o Sato</strong>, addirittura abbiamo finto di non considerare <strong>Lavrinovic</strong> perché avevamo deciso che sui lituani, da sempre, non avremmo mai messo un copeko. Non c’entra niente lo sbrego <strong>Messina-Kaukenas</strong> che, casomai, ingigantisce il sistema Siena che aveva così ben educato ed imbrigliato uno dei grandi egoisti del gioco, uno della stessa scuola lituana a cui dobbiamo il massimo, come ricordano con soddisfazione gli azzurri diventati d’argento ad <strong>Atene.</strong> Insomma ci eravamo fatti incantare da <strong>Jumaine Jones</strong> e, anche se avevamo mandato<strong> il dottor Pisacane</strong> a visitare<strong> il Pittis che lo paragonava a McAdoo</strong>, lo avevamo scelto come MVP della stagione. Non dite che adesso siamo influenzati dalla paga doppia della partita che <strong>Siena ha vinto a Caserta di 41 punti,</strong> 41 accidenti alla seconda in classifica, ma ci sono altre prove del nove che avrebbero sconsigliato la scelta. Pazienza. La stessa cosa nel caso <strong>Brunner</strong> trascurando Rocca, mentre per <strong>Leunen</strong> aspettiamo che ci dia conferma immediata. <strong>Sui giovani abbiamo fatto bene soltanto a non prendere in considerazione</strong> <strong>Aradori che sta affondando con Biella</strong> che a lui chiede un&#8217;umiltà che non possono avere i giocatori che se la cantano e se la suonano come se fossero <strong>già assunti da Sky</strong>. Certo anche <strong>Montejunas,</strong> scelto come numero uno, non deve essere un tipo facile, pure lui viene da terre dove nascono talenti, ma non campioni affidabili, ma su di lui si può ancora lavorare tanto. Più criticabile aver votato <strong>Chessa</strong>, anche se come regista potrebbe diventare qualcuno, ammesso che ci lavori tutta l’estate, o magari aver puntato così presto su <strong>Alessandro Gentile</strong> prima di toglierlo per fare spazio al <strong>Koponen</strong> <strong>che ha fatto finire nella solita pozzanghera una Virtus</strong> <strong>Bologna che si rifiuta di vivere nel grande mare</strong> lacerandosi, sempre, sul più bello. Un po’ come fanno i sapientoni che considerano coppette quelle sotto l’Eurolega, salvo poi scoprire che arrivare almeno alle finali è già una grande cosa. Certo che <strong>Pesaro ha vissuto età dell’oro</strong>, che la Virtus ha vinto la grande Europa, ma tenetevi stretti anche ai ricordi di vittorie che sono comunque storia.</p>
<p><strong>Nella clinica dei muli non saranno ricoverati quelli che hanno scelto Arrigoni,</strong> <strong>Vacirca e Coldebella come manager dell’anno</strong>, ma verranno portati quelli che all’inizio credevano nella resurrezione dei progetti <strong>Atripaldi</strong> e nella scelta di <strong>Teramo</strong>. Ci siamo sbagliati, ma gente come<strong> Bechi</strong> <strong>o Capobianco</strong> la difenderemo comunque perché non fingono di essere innocenti, perché sanno di aver detto di sì una volta di troppo quando <strong>era il</strong> <strong>momento per dire no a certi giocatorini</strong> che sanno recitare bene nel teatrino della prima clinica di cui vi abbiamo parlato, ma poi all’esame concreto mostrano <strong>le famose palle lesse</strong> e per questo sono già stati affidati al diavolo <strong>Grigoletti che a Rovereto tiene il centro raccolta per certa gente</strong>. Restando in zona votazioni aspettiamo che <strong>Trinchieri, Frates e</strong> <strong>Sacripanti</strong>, scelti come migliori allenatori ci mandino il padroncino con il solito bastone nella stalla perché, come sapete, gli ultimi due hanno già fatto del loro peggio per meritare tale investitura. <strong>Dalla vetta sul Gran Paradiso</strong> <strong>il mulo scalcia</strong> e prevede questa classifica finale a due turni dalla fine. Non sorridete, vedrete che fra due giornate sarete d’accordo con noi, perché quel giorno copieremo pari pari la classifica di Lega, ma, per adesso, lasciateci essere più felici del mulo di Mediterraneo accoppato dai soldati improbabili di Abbatantuono: <strong>Siena p. 52, Cantù 36, Caserta e Milano 34,</strong> <strong>Bologna,</strong> <strong>Montegranaro e Roma 32, Avellino 26, Pesaro 24, Treviso e</strong> <strong>Teramo 22,</strong> <strong>Cremona, Ferrara, Biella e Varese 20</strong>. Per le ultime quattro quota 22 è ancora in vista, ma saranno due settimane d’angoscia direbbero più a Biella e Varese che a Cremona e Ferrara dove hanno scoperto che senza il cannoniere Grundy funzionano bene i guastatori che corrono dietro a gommolo Ford che ora è tornato ad essere il rimpianto Virtus.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Pagelle dal Bernina</span></strong> onorando finalmente il maestro Paolo Conti, uomo d’arte e grande del basket che ieri ha parlato al liceo Righi di Bologna con la stessa passione mostrata <strong>a Castrocaro</strong> quando cercava di convincere <strong>Gianfranco Pieri che Giotto</strong> non sapeva dipingere le pecore perché ne aveva viste troppe da ragazzo e lo annoiavano, una similitudine per spiegare le manie di certi tiratori esagerati. Prima delle pagelle vi segnaliamo che <strong>Carlo Annese</strong>, uno che al basket dava passione, forse perché riusciva ad amarlo quasi più di se stesso, ci ha risvegliato con una bella intervista al grande scrittore <strong>Lapierre</strong> che ci ha portato nel <strong>Sudafrica</strong> come lo vedremo quando i leoni mangeranno qualche calciatore incauto.</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Kevin RESTANI</span></strong> uno grande davvero, un giocatore che ha fatto storia nel nostro basket per come viveva la battaglia, per come dedicava se stesso alla squadra: e a Livorno la sua maglia, se oggi ci fosse ancora una vera squadra, dovrebbe essere ritirata e venerata. Ci ha lasciato un ricordo che va oltre la finale dello scudetto perduto per un nanosecondo.</p>
<p><strong>9<span style="text-decoration: underline"> a Tyneke EVANS</span></strong>, regista illuminato dei re di Sacramento perché anche nel mondo barnum della Nba non si dimenticano degli architetti.</p>
<p><strong>8<span style="text-decoration: underline"> a Mason ROCCA</span></strong> se farà una conferenza nella cripta del Duomo di Milano per farci sapere che, dopo aver tenuto l’Armani e Bucchi fuori dalla palude delle squadre anonime, ora darà pure una mano alla Nazionale se glielo chiederanno per tempo, almeno prima che lo visitino quei medici che lo sconsigliarono a Recalcati quando ne aveva più bisogno.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Simone PIANIGIANI</span></strong> che torna ad arrabbiarsi se non riconoscono che Siena sta facendo bene quello che già gli ha dato tre scudetti, ma è pronta pure per mostrare qualcosa di nuovo ai sognatori della clinica muli cocciuti che ancora vanno in giro a dire che il Montepaschi è battibile, che sognare lo scudetto non è mai esagerato. Cara gente andate alla clinica del dolore sostenuta da Bill Walton, uno che era al centro di grandi squadre dove il basket era anche scienza, e restateci fino a quando vi richiameranno in servizio.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Manuchar MARCHOISHVILI</span></strong> non tanto per il partitone fatto contro Varese, quello della consacrazione canturina nei primi quattro posti, ma per averci deliziato con una intervista in lingua italiana. E’ una cortesia gradita alla gente che in questo modo si affeziona più volentieri a ragazzi che vanno e vengono. Stonerook non fa testo. Lui lo ami a prescindere.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Andrea BARGNANI</span></strong> che con la prosopopea di un grande giocatore Nba ci fa sapere dal pulpito del Foro Italico di avere una idea per la nazionale. Certe volte devi chiudere per nervoso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Dino MENEGHIN</span></strong> perché ha ammesso pubblicamente di essere stato spesso un pirlone con gli arbitri negli stessi giorni in cui un comitato di affezionati cercava di convincere ad esempio Vitolo, Duranti, Fiorito, Baldini, Zancanella, Ardito, che il presidente si era sempre comportato bene sul campo con i direttori di gara.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">a Marques GREEN</span></strong> il folletto che faceva impazzire Avellino, il genio della lampada che Tanjevic non era mai riuscito a far uscire sotto il cielo di Istanbul ( ora vi chiedete ancora se potevano esistere dubbi sull’ingaggio?), perché anche in coppa ha trovato il modo per vivere separato da una Scavolini angosciata a cui serviva unione , fratellanza e non egoismo e paura.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al faraone ARADORI</span></strong> che fa tutto per tornare ad essere il misterioso tiratore a cui allenatori pazienti consigliavano di non fermarsi alle giornate buone, perché succede che con i compagni nel pallone, con la squadra a pezzi servano ben altre cose. Certo è un giovane, ma quando lo esaltavano in maniera esagerata sembrava il nuovo fenomeno che sa bene come si diventa campioni in tutto.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alla BENETTON</span></strong> presa nel suo complesso tecnico e dirigenziale per essere passata dalle stelle alle stalle in sette giorni. Certo non deve essere facile vivere nella Marca odorosa di vera primavera se la gente smette di amarti, ma proprio per questo servirebbero giocatori e non frilli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a Ghighi PARODI</span></strong>, cinquant’anni di giornalismo, ex del basket genovese ed azzurro universitario, perché, nel giorno in cui lo hanno premiato con medaglia d’oro, nel tentativo di darci una nuova lezione di sintesi giornalistica ha messo nel suo curriculum di vita professionale anche la fondazione dei Giganti del basket insieme ad Oscar Menichelli. Io e Gianni gli saremo grati per sempre, perché quella era la vita che volevamo, ma la sintesi, come ci diceva spesso Enrico Crespi, il motore del sistema, non era la nostra forza. Grazie comunque caro Parodi, anche se non eri fra i maturi baskettari perché adesso pensi soltanto al teatro.</p>
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		<title>Cari eroi senesi, restate comunque i migliori anche dopo che Alì Boniciolli ha preso a cazzotti Foreman Pianigiani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 18:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>dalla Sierra Madre della costa cubana dove si possono leggere in pace i diari della motocicletta del dottora Bogdan Tanjevic, in</strong> <strong>arte Boscia dei miracoli, da qualsiasi Puerto Escondido dove poter meditare sulle malattie</strong> <strong>ingiuste,</strong> da un ospedale dove curano tutti, senza lamentarsi se la mutua nazionale non paga in fretta, se quella dei privati fa tante storie come succede a molti medici che ci sono pure simpatici. La malattia, il dolore, il disagio. Tutte cose che ti vengono in mente mentre chiedi una sedia comoda nella sala ovale della Casa Bianca dove <strong>abbiamo chiesto udienza a Barak Obama</strong> per avere e per dargli conforto. Sta lottando contro la grande ipocrisia di chi incatena sempre i più deboli, prova ad imporre agli avidi senza anima la riforma sanitaria, ma, come è successo a Siena nella prima domenica di primavera, ma anche domenica di Quaresima, gli ricorderanno che intanto <strong>ha sbagliato il</strong> <strong>pronostico per il marzo pazzo del torneo Ncaa, che non ci ha preso, come l’anno scorso, perché i ragazzi</strong> <strong>di Kansas</strong> <strong>sono saltati sulla mina di</strong> <strong>Northern Iowa</strong>, una università che ci ha ricordato viaggi di studio veri anche se noi andavamo dal guru di un’altra Iowa, uno alla Mou, uno che guidava altri falchi come quelli che <strong>l’Italia sperimentale</strong> affrontava quando <strong>Gamba e Rubini organizzavano negli Stati Uniti</strong> per svezzare giocatori <span id="more-1664"></span>che erano bravi, ma avevano bisogno di sbattere la faccia su realtà diverse, magari maledicendo il pressing dei giovani di coach Key, ehi ehi direbbero a Sky, <strong>quando Duke impazziva se a Della Valle</strong> veniva fischiata una palla accompagnata in palleggio. Palming dei tempi belli. Giorni in cui potevamo mettere in discussione persino <strong>Antonello Riva</strong>, noi che adesso preghiamo perché Azzurra ritrovi il colore giusto della maglia, sapendo che anche i migliori di queste ultime covate sono distanti una luce dal gruppo americano di Gamba, due dai giorni della gloria a<strong> Nantes</strong> e poi di quelli a <strong>Parigi </strong>con Boscia, eh sì, proprio con lui maistore dell’anima che ora ha bisogno di chirurghi attenti perché altrimenti li andremo a prendere sguianando il bisturi della vendetta. Lasciateci perdere sul nome giusto di quelli che hanno eliminato i favoriti numero uno di tutta l’America, non soltanto di Obama, di sicuro <strong>Kansas è fuori</strong>, ma non per questo vi diremo che il Presidente degli Stati Uniti non capisce di basket, che porta sfortuna come farebbero da noi quelli che non facendo mai pronostici evitano di sbagliarli. Magari avessimo da noi presidenti che si occupano di fare dichiarazioni che vadano oltre <strong>Lapo,</strong> oltre il calcio e le sue maledizioni.</p>
<p><strong>Confusione fra pantere, falchi, uccelli e animali da cortile,</strong> quelli che ci ordinano di ricordare come diversi da questi azzurri tenebra <strong>i ragazzi</strong> <strong>d’argento di Atene</strong>, ci mancherebbe, ma erano comunque tipi diversi dai nostri, lo dicono tutti gli anziani in decomposizione, la confusione che ci ha preso <strong>guardando Alì Boniciolli colpire Foreman Pianigiani</strong> nel momento in cui il più forte si era stancato di ascoltare il coro in fondo alla santa chiesa del cestello bagattiano. <strong>Smettetela di vincere, lasciate qualcosa</strong> <strong>anche agli altri</strong>, prendetevi il tempo giusto per far rifiatare i veterani, dovevate farlo anche avvicinandovi alla fase decisiva dell’eurolega e non è vero che avete dato <strong>a Mac e a Ston</strong> più riposo che negli altri anni. Il riposo è quello che si deve dare alla mente direbbe <strong>il sciur Gamba impegnato</strong> <strong>nelle lezioni di psicologia applicate allo sport</strong>. Non è stato fatto, e il ricciolone Shaun che tira una bottiglietta lontano, rabbioso per la sconfitta che chiude il record, dimostra che non c’è mai stata una vera volontà di allentare le briglie, lasciando che il cavallo se la godesse un po’ nel giardino dei Varenne. Confusione per affollamento di cifre e ascoltando l’erinni che spara sul pianista parlandoci dei 649 giorni dalla sconfitta di Siena contro <strong>Repesa nel play off più duro per il periodo d’oro legato al giovane Pianigiani, abbiamo tolto a Cesare Pancotto</strong> <strong>una delle sue medaglie</strong>, perché in effetti era stato lui, il primo di marzo del 2009, quindi poco più di un anno fa, a battere per l’ultima volta i campioni di tutto quello che è basket italiano negli ultimi quattro campionati: suo il premio, anche se poi la Fortitudo retrocesse, anche se poi le aquile hanno trovato un cielo più basso dove volare sole fino al giorno in cui, i soliti disguidi di cassa, hanno portato alla caduta libera che fa pensare ad altri anni di purgatorio, ammesso che non arrivi l’inferno del fallimento. Facta non verba dice il corto sulle Aquile. <strong>E’ ora di sedersi</strong> <strong>in piazza Azzarita</strong> incatenati al garante dei tiufosi, al commissario del Comune, ai candidati alle prossime elezioni. Non ci si muove se prima non si risolove ilk problema come direbbe Curreri con la sua musica.</p>
<p><strong>Per Siena, dicevamo, un bagno caldo, per i veterani del Simmenthal di Rubini,</strong> <strong>quelli che nel 1961-62 vinsero 26 partite su 26, quelli che arrivarono a 47 successi consecutivi </strong>in campionato, un giorno da ricordare tutti insieme, per chi resta naturalemnte, magari nella festa dei maturi baskettari cha Magnoni sta organizzando a <strong>Castrocaro </strong>per aprile, una settimana prima della giornata sul lago con Willy the King che radunerà poi altri amici veri, cominciando dai campioni dell’anima tipo il <strong>Sasha Djordjevic</strong> che è davvero di un altro mondo, come direbbe Boscia parlando della scuola dove si insegnava alla gente ad essere gente, ma anche ad essere numeri uno, senza controfigure in panchina. Ci viene in mente quel gruppo per la foto sull’annuario Panini: <strong>Rubini con un bel doppiopetto</strong> <strong>blu</strong>, così diverso da quel golfino per carni bianche e mani prensili che vedi oggi, il Principe nella prima fila in alto, a destra, mentre a sinistra c’era<strong> Angelo</strong> <strong>Cattaneo, il dutur dalle mani calde, che ha compiuto novant’anni</strong> da qualche giorno, nel marzo degli acquari e dei pesci, della follia, e del sentimento. Chi erano i ragazzi del record? Tutta gente che adesso non baratteremmo con nessuno dei giocanti-viventi, a parte forse <strong>il Gallo di New</strong> <strong>York,</strong> a parte i ragazzi dell’oro di Parigi e, naturalmente, quelli di Nantes e Mosca più che su quelli d’argento ad Atene. Comunque sia ce la giocheremmo con tutti anche adesso, naturalmente con i mezzi e gli allenamenti di oggi <strong>se potessimo schierare Riminucci, Gamba, Sardagna,Pieri,Volpato, Vescovo,Vittori, Vianello</strong> e se i ragazzi del vivaio da mettere in prima squadra si chiamassero <strong>Binda e Giandomenico</strong> <strong>Ongaro.</strong> Insomma cari eroi senesi non avete battuto il record di una grande squadra, ma <strong>restate lo stesso i migliori</strong> e lo sarete fino alla fine dell’anno perché da oggi in poi potrete respirare vivo, prendendo i tempi giusti per aggiustare schiene, ginocchia, ma soprattutto la mente. Certo i malanni sono sempre una trappola e per questo ha ragione <strong>Cartesio Boniciolli</strong> a cercare coordinate per dare speranze: se non ci provi mai resti col cerino acceso e farai la fine di quel poveraccio che dopo aver giocato per anni gli stessi numeri lotto si è trovato senza i miliardi perché il tabaccaio infedele non gli aveva giocato la solita scheda.</p>
<p><strong>Avanti nel Puerto Escondido dove vi aspetta Boscia che sta già facendo impazzire i chirurghi</strong>, <strong>che sfida il cancro al colon</strong> come il ragazzo del Montenegro che arrivato a Belgrado andò sui campi all’aperto dove <strong>Korac insegnava la vita</strong>, dove <strong>Stankovic insegnava a vivere</strong>, dove una scuola immensa dava a tutti la speranza che un giorno sarebbe stato come lo sognavano <strong>Nikolic o Zeravica, Novosel o Kristiancic</strong>. In piedi cara gente. Siena è vulnerabile, se stanno male in tanti, <strong>Siena è battibile</strong> se tu non sbagli quasi niente, il Montepaschi ha punti deboli se provi a pensarci un po’ e non vai in campo sempre come l’agnello sacrificale, sapendo di essere già vittima perché loro ti hanno studiato il costato debole. <strong>Esistono debolezze</strong> <strong>dicono nell’Iowa</strong>, esistono momenti speciali da sfruttare, si chiamano attimi fuggenti, roba da poeti estinti, allora corona d’alloro per Matteo <strong>Boniciolli prima che si metta a camminare sulla Cassia a piedi nudi domandandosi perché i farisei del sinedrio romano</strong> <strong>gli hanno</strong> <strong>battuto le mani nello stesso momento in cui cercavano una croce dove appenderlo,</strong> perché andrà proprio così. Come alla <strong>Virtus </strong>o in altre squadre dove ha fatto bene. Successe persino a Udine che gli doveva tutto, ma lui serviva assisti molti più facili da trasformare di quelli che adesso <strong>Giachetti serve a Roma</strong>, serve alla causa azzurra dopo aver scoperto che Poeta non sta migliorando tanto, non ha fatto passi avanti perché si è innamorato della sua figura di giocatore affaticato e sempre addolorato dal passaggio che non viene facile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span></strong>dalla sala ovale della casa Bianca, dalla sala con il samovar dietro l’arena di Verona dove si disseta Paolo Conte che canta per Bartali e Boscia Tanjevic:</p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">a Ferdinando MINUCCI</span></strong> che al primo segno di tempesta ha messo subito in chiaro come sarà Siena nelle prossime edizioni. Idee molto concrete, progetti studiati e non deve esere un caso se chi voleva imporgli altre strategie si è trovato spiazzato sul prolungamento fino al 2013 per lo staff tecnico. Sulla parola, dicono quelli che si erano illusi di darci buchi con i coriandoli dei calciatori, ma il problema non è questo. La parola vale come una firma da Chiusdino alla contrada dell’Istrice, poi si discute dopo, intanto lui ha già pronto il piano Tora Tora Tora. Attenti a voi di Pearl Harbour anche se vi chiamate Moss o Jaaber.</p>
<p><strong>9</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al MAESTRANZI</span></strong> <strong>che fa volare Montegranaro</strong> perché ci dimostra come soltanto le squadre senza una vera società alle spalle fanno diventare gelatina giocatori che avrebbero bisogno prima di fiducia e idee e poi di bei contratti, senza cercare il compromesso con la paura.</p>
<p><strong>8</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al serbo DRAGIGEVIC</span></strong> non tanto per essere stato un coprotagonista della vittoria romana contro Siena, anche perché gli è andato tutto male, quanto per aver azzeccato, primo dopo tanti incauti la previsione: Siena non è imbattibile. Certo, ma, come diceva un tale a Roma, attenti ai vinti, soprattutto se sono quei tipi là.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Jumaine JONES</span></strong> perché anche quando vorrebbe togliersi le scarpe, scappare dalla sua noia, riesce sempre a trovare motivazioni per una cosa importanate e , purtroppo, per Cremona, la sua rabbia ha contagiato una Pepsi senza gas, fino a quando Di Bella non ha visto il traditore di Caja che gli apriva le porte di un palazzo da basket minore.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Michelle HUNZIKER</span></strong> che porta in copertina su un settimanale a larga diffusione, ma sì è Sport Week, anche se nel titolo c’è un falso, l’Armani, che ci racconta come dovrebbe essere lo sport a scuola, che non le manda dire ai calciofili come il suo ex marito, inneggiando al basket e alle sue emozioni. Teniamola in considerazione per le prossime feste. O la lasciamo a Striscia?</p>
<p><strong>5</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al TRIANO</span></strong> <strong>allenatore di Toronto</strong> che ha urlato troppo tardi contro il Bargnani spesso abulico. Doveva farlo anche nei giorni in cui dall’Italia il micione Recalcati cercava di spiegargli che il tipo non è sempre affidabile. Se lo ricoirdi anche Pianigiani quando pregherà per avere lui e Belinelli, pregare per Gallo è diverso.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">alla SCAVOLINI</span></strong> <strong>Pesaro</strong> <strong>sull’orlo del baratro</strong> a colle Ardizio perché se non bastano neppure le cene con Scavolini, se non sono motivati dall’idea che sarebbe sacrilego tradire una piazza del genere, allora, come dice Dalmonte, vanno portati tutti in spiaggia e spediti, via moscone, dove li pagheranno con pietre e non in euro.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al giudice</span></strong> <strong>ALABISIO, o come si chiama, per aver deferito il capo degli</strong> <strong>arbitri</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">TOLA</span></strong>. Ci sono altre urgenze in questi giorni dove imperano gli arbitri senza un senso del gioco, quelli che decidono partite nei secondi finali per sospiri incauti da palla prigioniera. Lasciamoli tranquilli, c’è tutta l’estate per chiedere chiarimenti allle facce di tola che sono sono in serie A per raccomandazione.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">a Gianmarco POZZECCO</span></strong> che, dopo aver detto a Tuttosport cose giuste sull’atteggiamento da tenere verso gli italiani NBA chiamati a gran voce per salvare Azzurra, si pente e si arrampica sui soliti specchi. Gli capitava anche quando esaltava le folle sul campo, speriamo che non gli capiti troppo spesso quando si occuperà davvero di giovani e Milano.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">al povero CAPOBIANCO</span></strong> che si trova insieme a Biella nel posto più sgradevole della classifica proprio nella stagione dove ci aspettavamo che Teramo e Biella potessero fare il grande salto di qualità. Come direbbe il Sacripanti, bruciato da due sconfitte in casa da maledizione solenne, come direbbe Lino Lardo quando prega perché ci siano sempre più occasioni per stare in gruppo, lontana dal vento del futuro, non bisogna mai staccare i piedi da terra.</p>
<p><strong>0<span style="text-decoration: underline"> a Mo TAYLOR</span></strong> un altro che pensa di trovare gente con anello al naso mentre rientra dalla Cina e va a lucrare un contratto con Treviso. Certo non è la prima partita a spiegare tante cose, ma di sicuro la Benetton, anche quest’anno, dovrà fare un bel pellegrinaggio a Santiago, nel porto escondido dove soltanto Tanjevic può indicare una via per puntare davvero sui giovani, senza false speranze.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>Il guaio di chi crede d&#8217;essere un numero 1</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>in fuga da Vancouver, dai tranquillanti per le notti nella sempre troppo affollata Casa Italia dove cominciano le vere sconfitte, dalla</strong> <strong>città dove acqua vetro e vento aiutano a dimenticare le</strong> <strong>cadute sul ghiaccio di Carolina</strong>, le cadute di stile verso <strong>l’angelica Kostner</strong> del presidente <strong>Petrucci, il numero uno del Coni</strong> che, come sappiamo, quando lo fai arrabbiare, non porge mai l’altra guancia e ti aspetta al varco per darti una stangata. In <strong>Canada</strong> ha colpito una stella caduta e forse cadente, oltre al presidente federale dello sci che gli fece la guerra, nel basket lo trovammo crudele ed esagerato anche con<strong> Sandro</strong> <strong>Gamba,</strong> poi ha continuato e non si è fermato neppure quando ha visto i &#8220;suoi uomini&#8221; dalla schiena dritta, lo dicono loro però, tormentare il povero <strong>Maifredi</strong> che aveva osato, per una volta, non essere d’accordo su certe scelte che puzzavano di greggio, di maso, di stallatico. <strong>Venuta l’ora d&#8217;abbandonare</strong> <strong>West Broadway e il sushi di Tojo Hidekazu</strong>, ci siamo chiesti, come sempre, perché le luci della ribalta, una volta ogni quattro anni, accecano ragazzi che si vantano di essere diversi da quelli del calcio, ma poi fanno le stesse cose appena vedono un microfono, una ballerina, un dollaro: la verità è che anime semplici si complicano tutte le volte che provi a studiarle, a giustificarle, a cercare una motivazione più forte del pecorino toscano. Siamo nati per le imprese, partire da sfavoriti aiuta sempre, il coraggio oltre l’ostacolo, ma se non mi autorizzate a perdere allora sbrago. <strong>Succede anche</strong> <strong>nel piccolo mondo del nostro basket</strong> dove nel pensatoio per la riforma campionati <span id="more-1640"></span>devono aver fatto entrare un cameriere “ briao” che, sul vassoio, aveva oltre alla hierba buena anche sostanze che poi hanno fatto nascere questa idea delle squadre da mettere insieme non per meriti tecnici, per doti morali, per qualità fisiche, ma soltanto sommando l’età dei giocatori. Roba arcaica <strong>nel paese deell’imbroglio</strong> dove, come abbiamo visto si ride sui terremotati, si fanno statistiche sulle stragi degli innocenti, in questo caso vedi Napoli e poi li fai morire tutti quelli che non hanno trovato una regola per lasciare sotto la torre di Londra la testa di chi ha fatto il disastro. <strong>Non bisogna</strong> <strong>essere scienziati per capire cosa manca al giocatore italiano medio</strong> quando esce dalle giovanili, non serve avvilire la passione vera di molti per assecondare l’avidità di pochi, la faccia da cartongesso di chi giura di avere progetti per i giovani e poi fa strage. Insomma rendiamoci conto che siamo al punto in cui <strong>l’Armani</strong>, diciamo un colosso, una società che sbandiera su ogni muro il suo progetto per la propaganda del gioco e il reclutamento, <strong>un gruppo che si affida ai Pozzecco</strong>, <strong>non ai Zagharia del</strong> <strong>Palalido,</strong> ha dovuto fare allenamento con 8 giocatori nella settimana prima di andare a<strong> Siena</strong> perché non aveva ragazzi presentabili nella prima squadra giovanile, gente che potesse almeno prendersi schiaffi come capitava un tempo a tutti prospetti nelle maggiori società di serie A, <strong>dai Pittis in giù. </strong>Questo capitolo lo abbiamo chiamato manifesta inferiorità, in opposizione ai verdetti del pugilato quando un artista del ring veniva riconosciuto campione per manifesta superiorità. No, qui <strong>siamo davanti alla gleba infelice che</strong> <strong>domanda pane a Siena</strong> e, pur ricevendo perle, come è capitato all’Armani sul campo degli invincibili, <strong>dura da un anno in Italia questa striscia senza veri</strong> <strong>peccati del Montepaschi</strong> sfinito da una golosità che, lo dicemmo in tempi non sospetti, poteva costare anche cara, insomma con queste meraviglie da mettersi al collo <strong>i ragazzi del Bucchi</strong>, che cerca sempre l’illuminazione lontano dalle origini del sistema <strong>Olimpia</strong>, hanno pianto sulle loro disgrazie, non si sono accorti del regalo e hanno lasciato l’impresa che sicuramente avrebbe allargato le solite bocche da &#8220;fuoco mediatico&#8221; quelle che bastano ed avanzano, <strong>nel paciugo del giornalismo</strong> <strong>sportivo malvestito</strong>, <strong>presuntuoso, invidioso e inginocchiato</strong>, per nascondere errori di base nella costruzione della nuova casa che ricordano tanto la casa dello studente dell’Aquila.</p>
<p><strong>Milano avrebbe potuto scrivere un paginetta in più nella nuova storiella da</strong> <strong>lupo Artusio, ma non ci è riuscita</strong>. Siena fuori di testa, Milano fuori dal mondo. Occhi febbricitanti quelli della <strong>Mens Sana in un</strong> <strong>corpore non tanto sano, consumato</strong>, ma se guardavi gli occhi dei giocatori Armani c’era da spaventarsi: <strong>ragazzi col pigiama a strisce</strong>. Eppure dicono che in settimana ci sarà il ritorno alla gioia, al divertimento negli allenamenti, una spinta forte per staccare di nuovo <strong>la Virtus dell’ex Lino</strong> <strong>Lardo</strong> che già aveva regalato sali nella partita di andata. Il mezzogiorno al <strong>Forum </strong>sarà aperto alle famiglie, prezzi stracciati. Poi non veniteci a dire che mancano iniziative per far amare le scarpette di vetro che oggi sono sotto i piedi dei ragazzi Olimpia. Ci sarà reazione, certo bisognerà anche studiare molto perché il marinaio che ora guida il brigantino del <strong>Sabatini </strong>perfidamente ispirato dalla pochezza dei suoi avversari, parliamo dei dirigenti con le palle gol che, purtroppo, continuano a passargli <strong>la Lega e la Fortitudo</strong>, quel Lino Lardo, dicevamo, fatto tornare dall’America e poi lasciato nell’isola che non c’è dal<strong> Tito Livio Proli della Modena</strong> <strong>swinging</strong>, ha conoscenze per creare problemi, magari non uomini forti come quelli di Bucchi, ma il sistema di gioco funziona. Come funziona tutto nel giardino <strong>dell’architetto Fabrizio Frates</strong> che ora dovrà spiegarci cosa succede alle squadre di <strong>Repesa</strong> che sembrano sempre subire il massimo pur impegnandosi per subire il minimo. C’è qualcosa nell’aria che confonde i giocatori quando un allenatore insiste su certi principi difensivi? Si apra una inchiesta. <strong>Montegranaro meravigliosa, Scavolini più bella che mai</strong> e per fortuna in tempo utile a far <strong>diventare cicuta il caffè dei soliti che a Pesaro</strong> risolvono tutto preparando un moscone su cui caricare allenatori e giocatori che non vincono abbastanza. Ma siamo sempre nella retroguardia e la lotta per la retrocessione diventerà qualcosa di tormentato da non affidare, certo, ad <strong>arbitrini che fischiano i sospiri</strong>, come abbiamo visto nell’ultima settimana italiana, così diversa, purtroppo, dall’ultima settimana europea. <strong>Basket gioco di contatto? Deve esserlo per non farlo diventare palla</strong> <strong>prigioniera o tiro</strong> (da tre, tiro che ora maledicono tutti) <strong>al bersaglio</strong> sul quale si costruiscono carriere nobili e vassallaggi umilianti. Non ne possiamo più dei falli fischiati sui palleggiatori, dipende se sono in casa o fuori, dipende da certe simpatie, dal solito bajon, che girano le spalle alla difesa e avanzano a mezze culate, pronti a sbracciare appena vengono sfiorati. Stessa cosa nella battaglia per prendere posizione vicino al canestro. <strong>Tutta una recita</strong> da mini cestisti. Certo fidarsi degli arbitri è dura e in Italia, come in Europa, certe cose fanno capire che il pesce puzza sempre dalla testa se, ad esempio, anche questa volta, i prescelti per la grande manifestazione sono <strong>Cerebuch e Lamonica,</strong> certo direttori di gara di valore, mentre restano a casa i migliori in assoluto e cioè <strong>Sahin</strong> (conta il fatto che è di scuola turca?) e quel<strong> Facchini</strong> che continua ad essere il fra Bastiano (il super prete spretato del <strong>Marchese del</strong> <strong>Grillo interpretato</strong> <strong>dal Bucci attore</strong>, anche se <strong>l’Albertone della Virtus</strong> tricolore, ai suoi tempi, sarebbe stato magnifico su qualsiasi palcoscenico) del sistema, con questa mania di scartare le caramelle per i <strong>telecronisti</strong> che ne sanno una più del diavolo, quelli che decifrano per la <strong>sora Maria</strong> ogni chiamata corna, ogni linguaggio del corpo statistico dello sport fatto <strong>di numeri e mai di uomini, ominicchi e quaqquaraqua</strong>. La peste a tutte e due le famiglie (della <strong>Roma beona</strong> dicisa nel basket da piccole idee molto confuse) <strong>gridava Mercuzio</strong> mentre <strong>Boniciolli ci diceva che questo Giachetti vale Poeta</strong>. Il suo concittadino <strong>Nereo Rocco</strong> davanti ai pavidi che sussurravano &#8220;vinca il migliore&#8221; rispondeva secco: Speremo de no. Ecco.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> e andate voi sul ring a farvi dire che non potete mai vincere per</strong> <strong>manifesta inferiorità:</strong></p>
<p><strong>10</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Giancarlo ASTEO</span></strong>, un grandissimo allenatore, un uomo di basket che ci manca come Aido Fava, Mario Borella, Beppe Lamberti, come tutti i veri maestri, uno che, per fortuna, hanno deciso di ricordare con una manifestazione per squadre giovanili del Sud. Se cercate esempi, maestri, non vi mancano cari federalotti. Basta rileggere non credete ai fessi che danno soltanto calci al passato.</p>
<p><strong>9 al genietto CAVALIERO </strong>che ispira, con Maestranzi, le rotte di Montegranaro facendo le scarpe a chi credeva e crede che le squadre si possono fare con le figurine. La scelta di rinunciare ad uno straniero per dare spazio e fiducia alla gente con fosforo è un capolavoro e pensate che è riuscita al Manero Vacirca che, ogni tanto, si domanda, se non avrebbe fatto meglio a continuare nel tennis: no, meglio resti col basket, ricordando, appunto, che non è tennis e non si gioca mai da soli come pensano e pensavano alcuni “ grandi” giocatori, come ci urlano quelli che hanno l’aggettivo prontoi appena uno fa canestro dopo un elemntare arresto e tiro per inciucchire difensori dalle gambe torpide.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">alla SQUADRA SERBATOIO</span></strong>, progetto spagnolo che vorrebbero adottare anche molte società italiane (Milano e Bologna, oltre a Siena hanno già il piano sopra la scrivania) per mandare i migliori giovani a farsi le ossa nel campionato sotto quello del presunto spettacolo per ciechi che propinano al piano superiore. Snellire la burocrazia, mandare in palude il genio che sta inventando una serie B con squadre che non superano i 245 anni. Fermateli voi che potete. Meneghin non farti bacchettare da tutti ne i vedovi delle peggiori gestioni di questo sport.</p>
<p><strong>7</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a quel testone di Attilio CAJA</span></strong> che si è stancato di aspettare l’investitura federale e ha accettato l’impresa difficile, non impossibile, caro Artiglio, di salvare Cremona, i progetti di Cremona, la nuoa fede di una città che ama il gioco persino dai tempi in cui Gusman e De Mattei svernavano fra cotechini e canestri ben fatti.</p>
<p><strong>6</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a Marco BONAMICO</span></strong>, presidente della Lega due, se riuscirà a difendere il territorio dai lupi che vanno nelle sue città perché nelle loro li prendono a sassate. Settimana di Coppa Italia a Sassari, di cari ricordi, di frontiera nuova per Meo Sacchetti e la Sardegna che ha tanto desiderio di massima serie, pur sapendo che servono banche e Regioni amiche per farcela, ma lo dicano subito e non scoprano dopo che era troppo lungo il passo da fare.</p>
<p><strong>5</strong> <span style="text-decoration: underline"><strong>al MANCINELLI</strong></span> mumero uno, lui ci credeva ed è stato un guaio, che ogni tanto ritarda nel ricreatorio Armani, che perde concentrazione e ferocia nel momento in cui stava convincendo tutti. Ora arriva la Virtus nella sua casa fredda del Forum e lui potrebbe riscattarsi. Certo l’Armani lo dice da molte settimana e, magari, questa volta, le andrà bene.</p>
<p><strong>4</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">a CAPOBIANCO e BECHI</span></strong>, allenatori che, pur per strade diverse e filosofie differenti, ci sono sempre piaciuti perché la crisi delle loro squadre finirà per darla vinta a chi già storceva il naso per il Capo vice capo, con Dalmonte, del Pianigiani sulla strada di Damasco, per chi ha fatto molto bloccando la candidatura del livornese da Ovo Sodo.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">al veterano SORAGNA</span></strong> che ha buttato giù dal letto i cicisbei del sistema ricordando che quando le cose vanno male in attacco allora bisogna lasciare la pelle delle ginocchia in difesa e, quando si torna verso il canestro nemico, si cerca di passare la palla per trovare tiri facili e non mortaretti da capodanno cinese. Caro “Ciglione” ti sei fatto dei nemici, e già in Nazionale ti guardavano storto se dicevi queste verità anche al tuo amicone Bargnani.</p>
<p><strong>2<span style="text-decoration: underline"> al Marco BELINELLI</span></strong> che ha perso qualche giro nelle rotazione dei Raptors, che sembra un po’ sperduto nel sistema Triano: non ci dica che dobbiamo rimandare in America l’unità di crisi per consolarlo e presentargli un programma personalizzato da svolgere nella dolcezza di casa Pini a Bormio, programma furbo e rigenerativo come si farà per lo &#8220;svogliato&#8221; Gallinari, inciucchito da luci fasulle delle Gazze con coriandoli, per il Bargnani a cui si garantirà il preparatore atletico di fiducia. Voi direte che sono soldi buttati tanto quelli all’Azzurro pensano come quelli che raccolgono sempre fondi per gli altri, mai per il povero che hanno vicino a casa. Ma dai.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">alle SCHIENE LITUANE</span></strong>, per non parlare delle teste da bosco verde, per non ricordare la loro cattiva attitutine difensiva, perché Lavrinovic e Petravicius stanno complicando molto i progetti di Siena, progetti da grande squadra, e quelli dell’Armani, progetti che non prevedono una visita nelle 1679 partite vinte dall’Olimpia, fra campionato e coppe. Avanti con il chiropratico, magari quello che ha miracolato lo slalomista Razzoli.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">ai Sacrati, ai PAPALIA</span></strong>, a quelli furbi , ai vecchi marpioni che hanno portato al fallimento società gloriose, se non riusciranno a spiegarci cosa li spinge a rovinare e rovinarsi la vita, a cercare luce dove, al massimo, trovano delle pile quasi scariche. Non può essere la stessa passione dei pionieri, dei tanti volontari che mandano avanti il basket di frontiera, non può esserlo perché, ad esempio, se la Fortitudo vincesse il campionato di A nazionale poi non potesse salire di categoria allora sarebbe sacrilegio, profanazione. Stiamo già molto male come quando leggiamo su sito di Lega i punti segnati contro le “creature” della Napoli che non c’è della Rieti che fu.</p>
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		<title>Da Bucchi a Wallace: i Beati del basket</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 17:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://www.basketcaffe.com/wp-content/uploads/cj-wallace-benetton-basket.jpg" alt="" width="178" height="250" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">da Vicchio, nel Mugello, dove è nato Guido Di Pietro,</span> <span style="text-decoration: underline">meglio</span></strong><span style="text-decoration: underline"> <strong>conosciuto come il pintore Beato Angelico</strong>. <strong>Camminata sui</strong> <strong>marroni rimasti dopo aver visto i Santi di New Orleans prendersi la</strong></span> <strong><span style="text-decoration: underline">Super Coppa del football</span></strong>, dopo aver girovagato nei chiostri del convento di San Domenico, zona di <strong>Fiesole,</strong> per capire se il blu di lapislazzuli del nostro artista, se il suo oro in foglia, possono aiutarci a comprendere meglio la sua Annunciazione che si presenta sempre come primo incanto se entri al <strong>museo madrileno del Prado</strong> dove <strong>Ettore Messina</strong> va a disintossicare l’anima quando<strong> il Real</strong> le prende e si fa male <strong>come a Tel Aviv</strong>, quando si ferma meditando nella sala degli impressionisti chiedendo al povero<strong> Molin</strong> se sogna o se è sveglio adesso che deve andare <strong>a Siena</strong> per capire cosa resta del sogno europeo dei campioni d’Italia. Viaggio nella beatitudine e scusate se è poco, cominciando dalla <strong>partita d’addio di Gus Binelli</strong> a cui vorrebbe partecipare persino il presidente federale <strong>Dino Meneghin</strong> che avrebbe tanta voglia di spintoni onesti , stanco di questi sgambetti alla carbonara, <strong>sfinito come succedeva al Beato</strong> mentre lo obbligavano alla povertà e all’ascetismo nell’ordine dei domenicani osservanti. <strong>Beato Fabrizio Frates</strong> <strong>che ha scoperto di avere una squadra vera</strong>, d&#8217;avere intorno uomini giusti, gente che <strong>gli ha curato con una grande partita la cirrosi</strong> per quei fischi di chi l’anno scorso a <strong>Caserta</strong> lo tomentava, destino da Alatriste che, però, si toglie anche sassoloni dagli scarponi. <strong>Beato Manero Vacirca</strong> per aver portato nel borgo delle tomaie nobili il bulgaro <strong>Ivanov,</strong> uno che giura di saltare bene a rimbalzo d’attacco perché lo vuole il dio di Varna. <strong>Beato Boniciolli</strong> <span id="more-1569"></span><strong>che scopre come si possa avere il massimo dalla fascite di</strong> <strong>Giachetti,</strong> come l’aroma <strong>Repesa</strong> dia vitalità a tutti, salvo le facce dei tipi come <strong>Winston </strong>che ancora non hanno scoperto che in città <strong>è arrivato un nuovo sceriffo</strong>. Deve essersene accorto anche<strong> il presidente Toti</strong> confrontando il poeta <strong>Tourè</strong> con questo <strong>Dragicevic</strong> che va comunque preso con le molle perché dobbiamo ancora capire come ha organizzato<strong> la fuga dalla Stella Rossa. Beato Repesa</strong> che, contrariamente a Frates, quando torna nei posti dove ha lavorato, lo applaudono, lo baciano, gli regalano fiori, ma poi sono legnate: <strong>alla Fortitudo non giocarono mai così bene come contro Gelsomino</strong> per la gioia delle vedove bugiarde, alla <strong>Lottomatica</strong> non vedevano da tempo una Roma così armonica, certo non avevano da portarsi dietro le promesse del <strong>marinaio Nicevic</strong>, quello che all’arrivo di <strong>Rep </strong>assicurò il mondo verde per una nuova era. Non aveva aggiunto che lui avrebbe fatto soltanto lo spettatore. Certo <strong>alla Benetton</strong> non farà in fretta a capire tutti quei ragazzi che guardano per terra, che senza palla non si muovono, cominciando dal giovane <strong>Gentile </strong>che sarà anche convalescente, ma deve almeno provare a graffiare.</p>
<p><strong>Beato Wallace, nome da eroe scozzese,</strong> <strong>che ha scoperto come si viva nel</strong> <strong>mondo dei due pesi e delle due misure prendendosi due intenzionali</strong> che non erano niente di più di quello che facevano i difensori del Lotto pontificio. Stessa scoperta <strong>dell’Amoroso chiaccherone di</strong> <strong>Varese,</strong> del Minucci che ad Istanbul si è reso conto che girano le palle se gli arbitri hanno la bilancia truccata a <strong>Brazauskas</strong>, più del solito finlandese, è un tipo da sorrisino carogna e da fischiata punitiva. <strong>Beato Capobianco</strong> che perdona la sua<strong> Teramo</strong> ingolfata sapendo che se ci sarà salute, ma soprattutto difesa seria, se tutti salteranno nel tempo giusto, i playoff non saranno chimera, ma, per favore non date per certa la presenzas in nazionale dei suoi allievi prediletti. Devono sudarsela e migliorare tanto. <strong>Beato Bucchi</strong>, l’unico che riesce a godere se la sua corazzata milionaria fa segnare meno di 60 punti alla penultima in classifica, felice del secondo posto in solitudine ora <strong>che aspetta Caserta al Palalido visto che al Forum canta Vasco Rossi</strong>. Una sfida importante nella piccola arena dei sospiri, ma questa è Milano, questa è la vera realtà della città meno europea che ci sia, come del resto sapete dopo aver visto gli allenamenti in Eurolega. <strong>Beato Sacripanti </strong>che ieri ha radunato la under 20 a Caserta, ma ancora non aveva bruciato il ramo dove la sua Pepsi si era appesa per bere in santa pace la gioiosa festa dei complimenti anticipati lasciando soltanto <strong>il povero Michelori </strong>in mezzo alla tonnara di santo <strong>Brunner</strong>, di santo <strong>Maestranzi</strong>, di santo <strong>Cavaliero.</strong> Meglio se si torna alla politica dove i santi bevitori, avidi di tutto, dimenticano le mozzarelle sontuose e si adattano al pane dei pastori. <strong>Beati italiani in giro per l’Italia senza che nessuno riesca a spiegarci perché, ad esempio, uno come</strong> <strong>Antonutti non fa mai passi decisivi</strong> per essere vero zogador, perché Macigno <strong>Lechthaler</strong> si intestardisce a voler fare<strong> Nureyev</strong> quando andrebbe bene anche se soltanto decidess e di essere il doganiere nella difesa <strong>Montegranaro. </strong></p>
<p><strong>Beato Pianigiani</strong> che si trova nel momento più delicato con Lavrinovic in pezzi. Dire che si dovevano centellinare le forze quando era più facile perdere qualche partita sembra brutto, ma quella smania di voler sempre essere spietato adesso gli sta arrivando contro perché da via Vitorchiano il boomerang sta tornando e vedrete che presto avremo la solita corale guelfa per farci sapere che il basket italiano è in quarta fascia come nazionale, ma anche come club rischia di essere persino fuori dalle prime otto europee, anche se per adesso, fa più impressione la crisi del Panathinaikos dove i tifosi pregano Obradovic di restare comunque. Che ci sia connessione sulla chiantigiana. <strong>Beato Vujosevic, beata Belgrado, beato Partizan</strong>. Diciamo che quando vai dove i maestri si chiamavano <strong>Novosel, Nikolic, Zeravica</strong>, <strong>da Belgrado</strong> <strong>a Zagabria</strong>, passando per <strong>Lubiana </strong>e la <strong>Bosnia,</strong> allora scopri che non ti serve soltanto la potenza economica. Si lavora, gente, certo hanno più fame di questi bamboccioni, ma se poi andate a vederli in palestra, in certe palestre piene di lustrini, di progetti a voce, allora capirete la differenza e scoprirete perché far giocare i ragazzi della corale oratoriana è così difficile. <strong>Beata gente</strong> <strong>che ancora date ascolto ai Papalia</strong>. Quello che finge persino di rifiutare la A dilettanti per uscirsene senza troppi danni per la società, insomma un lodo Fortitudo allargato. A proposito di Fortitudo Bologna.<strong> Beato Forino</strong> <strong>che lavora sempre come se le Aquile fossero pronte a tornare</strong> <strong>nel grande nido</strong>. Chi conosce regole e bilancia trema e vorrebbe sfregare una lampada per trovare in <strong>Seragnoli</strong> qualcosa che pure deve essergli rimasto dopo gli anni splendidamente sofferti con quella società. Tutti dicono che non avremo miracoli, ma soltanto processioni e proteste. Dolore. <strong>Beato Bonamico, presidente della Legadue,</strong> che a dispetto degli altri consiglieri federali, diavoli dentro e fuori, diavoli ma non cervelloni da machiavellico certame, se ne sbatte se gli organizzano un consiglio quando lui è costretto altrove dalla sua carica nella seconda lega. Lui tira dritto e se avrà qualcosa da dire vedrete che troverà la cassa di risonanza per far saltare tutte la case matte dove si annidano i fedeli della confraternita gomme e pennini.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>per la gola:</strong></p>
<p><strong>10 <span style="text-decoration: underline">ai NUOVI ELETTI</span></strong> nella casa della gloria che sono riusciti a vincere la battaglia del decentramento.Non andranno ad Avellino, ma aspettano fiori e spumante nella prima occasione dove all’anziano campione, alla gente che fatica a viaggiare sarà offerto un trasferimento comodo, un atterraggio semplice.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES</span></strong> e alla sua bella squadra perché quello che ha fatto a Caserta è un capolavoro del gruppo. Non dite che vi ha sorpreso, non dite che avete dimenticato quello che ha fatto quando non doveva litigare col mondo. Persino in nazionale ha dovuto travestirsi.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">al GIACHETTI</span> rivisitato</strong> dall’ispirazione quando doveva confermare sul campo quello che aveva detto del suo ex allenatore a cui riconosce il merito di avergli almeno cambiato la testa, cosa che si rifiutano di capire soltanto quelli che vanno dietro alla corale del cielo, quella dove la superbia non lascia spazio, quela dove le malie di Amelia vorrebbero far diventare principi anche i rospi che , magari, segnano tanto, ma usano il piumino in difesa.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a LE BRON JAMES</span></strong> che per una partita ha accettato anche di giocare come regista, distributore di gioco e caramelle in quel circo dove si può tutto. Bel segnale per Pianigiani e Bucchi: se proprio non sanno come risolvere il problema architetto in nazionale all’Armani provino a fare sondaggi nella testa di Mancinelli, potrebbe essere una soluzione interessante, nuova, basta convincerlo che il tiro non è nel suo dna.</p>
<p><strong>6 <span style="text-decoration: underline">a Mike HALL</span></strong> perché non esiste giocatore capace di far venire i sudori freddi nello stesso momento in cui si preparano feste per celebrare il suo ritorno nella casa del sidro, quella dove tutti si sentono principi perché pensano di aver ereditato qualcosa da chi fu veramente grande, veramente re del sistema costruito in città e non prendendo braccianti da fuori.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">alla GAZZETTA</span></strong> <strong>degli orgasmi</strong> che ulula contro i record fasulli delle partita dove i bambini di Papalia si fanno sculacciare e poi gli spara un bel titolo di taglio a tutta pagina sui 172 gnocchi del crudele Pancotto, sui 102 di scarto dei lupi affamati di gloria effimera.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Jasmin REPESA</span></strong> perché scoprire adesso che la Benetton ha problemi fisici e psicologici è un po’ come andare in un ospedale e scoprire che c’è gente in sofferenza. Certo Vitucci avrà avuto la colpa di non rendere subito difficile la vita ai ragazzi d’oro, ma quello che non torna è il conto sulla voglia di lasciare un po’ di pelle sul campo e i primi a far ridere sono quelli del gruppo slavo che certo fa fatica a capire i tormenti di Daniel Hackett perduto nel suo mare di presunzione, ora che dovrebbe ricominciare tutto dal principio.</p>
<p><strong>3</strong> <strong><span style="text-decoration: underline">alla GIBA</span>, associazione giocatori</strong> (spalla armata degli agenti famelici) se non riconosce che lo studio del diacono Chiabotti sull’utilizzazione degli italiani con le nuove regole si è rivelata una bella denuncia davanti a certe battaglie demagogiche: giocano di meno, si sentono poco, come sempre. Chiediamo in giro perché restano sempre allo stesso punto ragazzi che pure hanno minuti e responsabilità, chiediamo come fingono di allenarsi sempre: certo che vanno in palestra ma ascoltando altra musica.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al FALLO INTENZIONALE</span></strong> che è diventato stricnina nelle mani di arbitri che amano il due pesi e due misure, che sanno benissimo di decidere il destino di una partita e fingono di essere stati costretti alla mannaia perché lo impone il regolamento.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">all’IPOCRISIA</span></strong> di chi insiste, microfono all’altezza dell’ombelico, forse più sotto e più indietro, a spiegare la dura vita degli arbitri, il tremendo impatto con il fischio senza avere la moviola a disposizione. Nessuno lo ha mai negato, ma non esiste neppure un ordine dei grandi dottori nella comunicazione, da Caressa in giù, che obbligano chi commenta ad andare oltre la pura sensazione, lasciando anche chi guarda a casa faccia lo stesso. Fare come con i vigili nel giorno della Befana, dopo averli maledetti tutta le vita , è patetico. O dite che quello ha sbagliato in malafede o state zitti.</p>
<p><strong>0 <span style="text-decoration: underline">a CREMONA e FERRARA</span></strong> che continuano a cercare salvatori della patria, prima Anderson, adesso Schultze, per evitare la retrocessione, per sfuggire al destino di chi è comunque partito con qualcosa in meno. La formula ha quella crudeltà che la Nba si è tolta da tempo, ma da noi dicono che non è possibile e forse è vero: se notate la gente sulle tribune fischia, insulta, urla contro, vuole il rogo, non si diverte quasi mai e se vince male è più contenta di quando domina. Andare in fondo con quello che si ha, pensando a costruirsi qualcosa di diverso in casa, considerando il Partizan Belgrado non come chimera, ma come vero modello. Cari presidenti, la strada è quella, ma da noi la gente come Vujosevic voi la mandate via.</p>
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		<title>Pomodori acerbi per Frates a Caserta</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                         di OSCAR ELENI
Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo, Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/06/71305_865869_Trinchieri_8063944_medium.jpg" alt="" width="178" height="200" /><strong><em>                         <span style="text-decoration: underline">di OSCAR ELENI</span></em></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Ti svegliano per dirti che i re magi del basket italiano, Messina, Scariolo,</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">Pianigiani, hanno sbattuto il muso sulle onde europee, ma non prendi paura</span></strong>. Succede. I giocatori sono come i topi e le lucciole e nelle case dei buoni allenatori devono vivere spesso insieme. Per farli andare bene devi avere orecchio e, magari, il formaggio o la pianta giusta. Chiedete a <strong>Trinchieri</strong> se non stava bene fra i profumi cremonesi dove torrone torrazzo e tettazze hanno un significato metafisico.<strong> Per il giovane Custer</strong> domani <strong>contro</strong> <strong>Cremona</strong> è giornata difficile. Diciamo che questo è il turno dei sentimenti violati. <strong>Repesa va a Roma</strong> dove ha fatto la fine del cardinale Colombo nel Papa Re. Ci porta la <strong>Treviso</strong> un po’ sorda al nuovo guidatore, ma incontra una squadra che sembra sentire poco anche le poesie di <strong>Boniciolli, l’anarchico testabalorda</strong>, buono come il <strong>Grignolino</strong>. A <strong>Caserta </strong>hanno raccolto pomodoro acerbi per ricevere il <strong>Fabrizio Frates</strong> che guida i pirati di <strong>Montegranaro</strong>. Dipendesse da <strong>Sacripanti </strong>e dall’architetto sarebbe sfida fraterna. Sarà invece una battaglia durissima. Tanto per restare in <strong>zona Cantuki</strong> perché non tifare <strong>Dalmonte che osa</strong> <strong>sfidare Siena</strong>, appena uscita dal bagno turco, che va a trovare il suo ex assistente che ora lo vuole come<strong> aiuto per la nazionale insieme a Capobianco</strong>. Ci vuole cuore per stare su questo mare vi direbbe <strong>Capitan Ventura</strong>, <strong>l’allenatore del Bari</strong> <strong>sette bellezze che</strong> <strong>a 61 anni</strong> <strong>ha molto da</strong> <strong>insegnare ai giovani fringuelli del pallone</strong>, che sia da calcio o da basket poco interessa. Lo sa Trinchieri, lo sa Stefano<strong> Cioppi</strong> dopo aver scoperto che <strong>alla Vanoli</strong> vedono il cielo blu anche quando<span id="more-1561"></span> tende al nero. Questo<strong> la Ngc</strong> dovrà ricordarlo senza girare intorno al problema raccontandovi favole su zona oro e zona retrocessione: dopo le ultime quattro giornate, velenose e ingiuste, perdere sarebbe doloroso. Ve lo potrebbe dire il <strong>Kim Hughes</strong> che ora guiderà <strong>i Clippers di Los Angeles</strong>, uno che che in Italia ha visto di tutto e regalato molto, anche se a Roma il <strong>Bianchini</strong>, filosofo dell’uovo oggi da preferire alla gallina di domani come ricordano a <strong>Cantù</strong>, lo inserì nella lista infortunati per fare posto al due ante <strong>Clarence Kea</strong> che era adatto, più di quel mancino lungo e filiforme, ad entrare in collisione con il presidente <strong>Dino Meneghin</strong> che ora crede di essere nel mare di quiete e non sa che <strong>sotto il materasso</strong> <strong>federale </strong>ci sono <strong>vipere </strong>in servizio permanente effettivo.</p>
 <span class="post2pdf_span" style="border: 1px solid gray; width: 160px; text-align: left; "><a href="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/generate.php?post=" rel="nofollow"><img src="http://venicegolfexperience.net/claudiopea/wp-content/plugins/post2pdf/icon/pdf.png" width="16px" height="16px" />convert this post to pdf.</a></span>]]></content:encoded>
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		<title>I bidelli di via Vitorchiano, i tromboncini televisivi e i menestrelli senza anima&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OSCAR ELENI, o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa, convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 5px 10px" src="http://www.lavezzi.eu/wp-content/uploads/2010/01/coppafrica.jpg" alt="" width="178" height="145" /><strong><em>OSCAR ELENI</em></strong>, <strong><span style="text-decoration: underline">o almeno quella che resta di lui dopo aver ascoltato l’ultima predica in tutù, da una vasca piena di rose nel centro del Cairo, mentre intorno infuria la bufera per la vittoria dei calciatori alla Coppa d&#8217;Africa,</span></strong> convinto a non usare il trucco della regina Nefertiti perché gli americani, sempre loro che mangiano volentieri plastica, hanno scoperto che era tossico e, se ti lasciavi andare, non c’era protezione garantita né dal dio Horus, né dal dio Ra. I truccatori, però, insistono. Hanno la voce e le facce dei <strong>tromboncini televisivi</strong> che seguono la corrente del Nilo azzurro nella valle dell’eco, dove i piccoli faraoni ordinano una nuova piramide, intimando agli schiavi di dare un calcio al passato. Non lo faremo, ma non per nostalgia dei tempi in cui il basket italiano era quello che indicava la strada, non per il rimpianto di sentirsi magari snobbati da questi poveri menestrelli, ma soltanto perché era davvero tutto molto più bello e a conciarlo così sono questi nuovi profeti. <strong>Quando decidi di risparmiare sugli stipendi agli</strong> <strong>allenatori dei giovani, quando vai dietro alle statistiche e non cerchi nell’anima di un giocatore</strong>, quando credi a tutte le bugie di questi finti centurioni del lavoro, quando non segui il sacro concetto veneto dove si invitano allenatori, presidenti, giocatorini con il braccio corto e la mente coinfusa, a tacere prima di parlare, allora il calcio nel sederone lo diamo a questi fasuli che fingono di commuoversi appena cercano di celebrare maestri che non hanno mai avuto e che, quando questi maestri erano in vita, imitavano nelle cose peggiori, mai in quelle che avrebbero aiutato la loro crescita. <strong>Ci siamo fatti prestare gli occhi da James Ellroy</strong>, il grande scrittore americano a cui piace raccontare la violenza, il Male, ma con ottimismo, dice lui, anche se la sua lama taglia proprio dove vorremmo tagliare noi adesso che abbiamo visto naufragare, senza tanta dolcezza, la barca del presidente federale, accompagnato da Peterson, nel furore generale della fureria federale, dentro il mare grande del basket americano. <strong>Dino accolto con gli onori dovuti ad uno che è nella Casa della</strong> <strong>Gloria a Springfield</strong> <span id="more-1548"></span>( come da noi? come hanno fatto certi sapientoni della casa cantiniera di Lega) mentre i topolini nel formaggio saltellavano intorno a <strong>Petrucci</strong> in visita pastorale a Biella. Lui, il numero uno del nostro basket, a guardare in faccia i tre ragazzi d’oro che fingono di ascoltarlo, ma che hanno già le scuse pronte per saltare fuori dalla maglia azzurra, gli altri, i numeri zero del consiglio federale, <strong>scatenati nel fare i dispetti</strong> <strong>a Simone</strong> <strong>Pianigiani,</strong> con la speranza che perda la testa. Il nuovo commissario tecnico dice un nome e<strong> i bidelli di via Vitorchiano</strong> , in coro, ne dicono un altro. Gli hanno fatto passare, come assistenti,<strong> Dalmonte e Capobianco</strong>, ma chiusa lì. Su<strong> Caja</strong> ci sarà da discutere, mentre noi prigionieri del sogno ci chiediamo come sia possibile che il capo allenatore, quello che deve riformare tutto, non abbia in mano anche le scelte tecniche per il settore giovanile, quello dove un tempo si costruivano giocatori, quello che oggi serve soprattutto per fabbricare consensi e nuovi voti. Certo che le <strong>povere creature</strong> sono sempre state prese in ostaggio da chi cercava voti, così come era importante andare anche in posti dove era più facile farsi male che allenarsi, ma se esageravano trovavano contro non un muro di coristi, non la gomma di questa<strong> Lega</strong> scorporata che cede sempre con fermezza, ultimo il caso della coppa Italia, ma gente tosta. Certo non riusciamo ad immaginare <strong>il Tony Manero Vacirca</strong> che, da assente ingiustificato nell’assemblea di Lega dove si decideva la sede, dopo aver ricevuto tutte le lezioni dal solito <strong>Sabatini</strong>, si alza in piedi urlando addirittura che il sorteggio è stato fasullo. Lui lascia la delega a Biella, si fida prima, ma poi non si fida più. Non diciamo <strong>ai tempi di Porelli</strong>, perché l’avvocatone sarebbe andato a comprare scarpe chiodater in <strong>Montegranaro </strong>per poi inseguire sul vialone principale il “ bravo manager”, ma in un periodo qualsiasi della storia societaria questa finta ribellione non sarebbe davvero passata. Come si può convivere con chi sospetta che si trucchino anche sorteggi banali, perché, banalmente, a qualcuno, Siena, prima o poi, dovrà toccare? <strong>Prima di parlare taci diceva il pilone della mischia al fringuello</strong> che dai trequarti gli saletellava intorno, pronto a scappare, mentre lui era già all’inferno, anche se credeva di essere nato per rivoluzionarlo questo inferno. Non ce la fanno. Parlano, straparlano e la famosa scuola italiana del tiro a segno vive di gloria se il tiro da tre va dentro e poi sussurra nel bagno degli spogliatoi che ci vorrebbero anche palle dentro, palle sotto,palle vere in difesa. Ma non conta. Braghette corte, calze lunghe, ma, come dicevano <strong>sotto i portici a Bologna</strong>, <strong>almeno si vedevano i maroni</strong> e non si ascoltavano le marronate di questi paggi Fernando che fanno i corifei, che ripetono banalità per giocate straordinarie, stagioni straordinarie, per uno straordinario e ricercato spiraglio nelle parole più false per far sapere che non saranno mai ripetitivi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">PAGELLE </span>e mantieni la calma nel bagno di rose, ma non dire che sei lucido dopo aver visto come <strong>Milano e Varese</strong> hanno ridotto la loro super sfida, come il mondo attorno a noi fa in fretta a prendere in giro<strong> Boniciolli o Repesa oggi</strong> <strong>e Pianigiani domani</strong> se dovesse andargli male l’Eurolega perché ci sono molte possibilità che una squadra invincibile da noi non lo sia nel grande basket continentale. <strong>Il figlio della Lupa senese</strong> deve fare attenzione a tutto e, per adesso, può soltanto consolarsi (?), sapendo che <strong>Di Bella</strong> è meglio di tutti gli altri presunti registi in circolazione, che <strong>Causin</strong> ha più cose dentro del <strong>Crosariol amletico</strong>, che sui tre americani sarebbe meglio non fare conto, che sul programma di allenamenti e sedi deve decidere in proprio e al più presto senza entreare nella santa barbara frederale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">10 al MINUCCI machiavellico</span></strong> che ha mandato i ragazzi del suo vivaio contro i viandanti dell’avvocato (?) Papalia. Dovevano farlo tutti, ma non tutti hanno un viavaio decente come direbbero molti davanti a progetti di facciata. Questa potrebbe essere la soluzione. Affidate a Caja una squadra di under ventuno, pagata dalla Lega, che gioca nel nome di questa Napoli che fa azionariato popolare sempre in ritardo, che ha campi fatiscenti, ma se ne accorge soltanto quando deve scaricare le colpe su altri.</p>
<p><strong>9 <span style="text-decoration: underline">a Secondo TRIBOLDI, proprietario di Cremona</span></strong>, per aver resistito quando la squadra sotto di venti dava fiato ai soliti infelici che vorrebbero soltanto ricchi scemi alla guida di società dove invece serve una sana aministrazione per non finire come Napoli, come Rieti, come tanti altri posti. Coraggioso e paziente e ora non ascolti quelli che fanno il tiro al bersaglio su un buon allenatore.</p>
<p><strong>8 <span style="text-decoration: underline">a Sani BECIROVIC che, da paziente pastore del basket pensato,</span></strong> indica la strada ai peripatetici che sfuggono di mano al povero Bucchi nello stesso momento in cui il povero Proli si è convinto che il suo calcione al passato avrà il conenso della gente, farà davvero tremare le tribune del Forum dove soltanto la musica è sempre motlo alta, mai il livello dello spettacolo: loro amano che la gente veda ma non senta e, soprattutto, non si possa scambiare in pace qualche idea, magari prpprio sul narcisismo dei nuovi pascià.</p>
<p><strong>7 <span style="text-decoration: underline">a Fabrizio FRATES che ha messo in buca anche la Virtus Solare</span></strong> rimontandola quando già i giocatori di Lardo facevano i pavoni pur sapendo di essere, al massimo, uccelli del coro in un paradiso lontano dal loro talento. Ci vuole il braccio forte, la mente lucida per risolvere situazioni difficili. Se prendi Frates sai che non devi avere intorno fighette permalose.</p>
<p><strong>6<span style="text-decoration: underline"> al nano dorato GREEN che ha ridato sorriso al Dalmonte</span></strong> ancora confuso da questa investitura azzurra. Ora, nel caso del piccolo principe di Filadelfia, vorremmo chiedervi se valgono di più i suoi 12 assist o il 5 su 6 nel tiro da 3? Non fate i furbi dicendo che va bene la miscela. Non fate i furbi andando nel sacrilego ovile dove qualcuno pensa che un Aldo Ossola non avrebbe saputo far andare in cielo i saltimbanchi di oggi, i ragazzi con il passaggio dietro la schiena incluso nel prezzo.</p>
<p><strong>5 <span style="text-decoration: underline">a Dan PETERSON e Dino MENEGHIN</span></strong> che, tornati dagli Stati Uniti, non hanno fatto una volatona per raggiungere il Forum, per vedere quello che è rimasto della sfida Milano-Varese. Il nano ghiacciato non ci dica che non gli hanno dato una tessera omaggio, il presidente non ci venga a raccontare che non aveva voglia di polvere ad Assago dopo essersi goduto il caramellato del Madison.</p>
<p><strong>4 <span style="text-decoration: underline">a Luca VITALI che ha fatto la scelta giusta</span></strong> nell’assurdo finale di Cremona dove Roma, come la vera Salomè, dopo aver chiesto la testa del Battista Gentile, si era denudata di nuovo, ma che si è messo anche a ridere quando gli hanno chiesto come potevano accadere cose del genere. Lui faceva la faccia di quello furbo che non aveva colpe, proprio come quando era a Mailano. Una maschera unica nel circo del povero Toti.</p>
<p><strong>3 <span style="text-decoration: underline">al TOLA che dirige il subbuglio del settore arbitrale</span></strong> perché se facesse attenzione non manderebbe certa gente a rovinare gli arbitraggi di Facchini o Sahin, non manderebbe per i campi di A2 i soliti noti, quelli pagano sempre i dividendi delle maialate di chi va in attacco a testa bassa, di chi considera il fattore campo una sua assicurazione per fischi sempre applauditi come diceva il povero Fucka tormentato ad Imola.</p>
<p><strong>2 <span style="text-decoration: underline">al commisioner della Nba, David STERN</span></strong>, che, ascoltanto il grido di dolore del presidente Meneghin, gli ha fatto capire che all’Italia lui pensa sempre in modo positivo: ci manderà i Knicks, li manderà a Milano, ma proprio questi?, ma vuole che la scuola produca altri ragazzi da servire al popolo migrante in serate da funiculì funiculà, quelle dove ci starebbero bene anche i designati dal Poz per un futuro al di là? Già. Al di là.</p>
<p><strong>1 <span style="text-decoration: underline">a Barak OBAMA, presidente degli Stati Uniti, che va volentieri a vedersi anche il basket colleggiale,</span></strong> che scherza in televisione su suo futuro da telecornista, che si gode Geoprgedtown mentre silura Duke per il piacere di tutti noi, cominciando dal Marchese Della Valle, che in casa di coach Key, ehi ragazzi se non state al passo con la questa generazione di pappagalli vi silurano perchè quelli prendono a calci il passato e qualsiasi cosa gli rammenti che fanno fatica ad essere credibili, autorevoli e simpatici, insomma nella tana di quello squadrone universitario avevamo visto i mostri di una difesa che non lasciava scampo al palming, all’hooking, a quel cavolo che volete voi.</p>
<p><strong>0</strong> tondo tondo <strong><span style="text-decoration: underline">alla LEGA</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline">per non aver risposto</span></strong> subito e in maniera decisa alle accuse di Montegranaro, per essersi illusa di averci convinto dopo aver aggiustato il peperone nel forno di chi voleva cucinarselo alla sua maniera. Come diceva Totò qui siamo davanti a caporali che conitnuano a recitare da uomini, o, come suggeriva Sascia, davanti ad ominicchi e quaqquaraqua che recitano la parte del super dirigente ispirato che pre4ndno a calci il passato mette lka testa nel bugliolo del suo greve futuro.</p>
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		<title>Cominciando da Sato i giocatori scelti da Siena erano forse sconosciuti di Avitar?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 14:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>peaclaudio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://webstorage.mediaon.it/media/2009/12/109690_459291_IMG_2847_6_8430545_medium.jpg" alt="" width="178" height="145" /><span style="text-decoration: underline"><strong><em>OSCAR ELENI</em> dal bar parigino Zero Zero dove fanno troppo rumore, ma dove hanno anche uova sode da tirare in faccia ai clienti antipatici, meglio se</strong> </span><strong><span style="text-decoration: underline">arrivano dall’Italia, dalla Lega, dalla</span> <span style="text-decoration: underline">Federazione</span></strong>, dai campi dove si gela per il freddo e dove, poi, si soffocherà per il caldo, perché nelle guerre paesane pensano a tutto, fingono di essere disposti a lavorare per il bene comune e appena devono un po’ di assenzio se la ridono pensando di avere davanti degli allocchi, ma poi al momento di fare le cose si perdono tutti nello stesso bicchiere di latte rancido. Amianto a colazione nell’undicesimo Arrondisement dove abbiamo voluto tenerci un tavolo prenotato nella speranza che a maggio si possa incontrare gente di <strong>Siena </strong>come se fossimo al Grattacielo. Sembra l’unica cosa giusta da fare mentre le nostre cicogne non portano bambini belli al campionato che ha chiuso la prima parte portando alla regina di Saba, <strong>il Montepaschi campione</strong>, i pochi ori rimasti, le velleità di allenatori che fanno proprio come i nostri vicini al Zero Zero: <strong>volano alto e poi cadono a faccia in giù.</strong> Sfidare con le parole i tricampeones ha un senso se sei su <strong>Scherzi a parte</strong>, ma poi bisogna fare i conti <span id="more-1541"></span>con la realtà. Molti non capiscono, soprattutto quelli che vanno spesso a grufolare sulle tribune del calcio: ma come, dicono i maestri cantori del gioco più popolare e biliare, due gambe e due mani i senesi come gli altri e allora perché va sempre alla stessa maniera? Colpa del bayon. <strong>I giocatori scelti dalla Mens Sana erano sconosciuti di</strong> <strong>Avatar? No?</strong> E allora<strong> fateci capire</strong>. Ma cosa ci sarebbe da capire<strong> in un</strong> <strong>mondo dove si mandano via gli allenatori, con formule di crudeltà inaudita, come quella usata da Treviso per liquidare</strong> <strong>Vitucci</strong>, ma si confermano i giocatori e <strong>l’orco Repesa</strong> si sarà reso conto di aver parlato troppo in fretta quando ha detto che gli andavano bene i ragazzi dalla facile depressione in trasferta, i piccoli ramarri che non si possono convertire alla difesa senza rubare loro il poco che hanno, l’istinto dell’attacco. Se sudano a gambe troppo piegate poi scoppiano e allora <strong>può far festa persino Milano</strong> dove qualcuno dovrebbe cominciare a chiedersi perché le cose migliori dell’Armani le vediamo quando non c’è possibilità di equivoco su quello che avrebbe in mente l’allenatore. Tolte certe catene <strong>ecco rifiorire i reprobi: una</strong> <strong>volta Bulleri, una volta Hall, magari una volta persino Maciulis o</strong> <strong>Petravicius.</strong> Repesa e il suo stupore come se avesse passato questi mesi nello stesso convento dove vanno a pentirsi tutti quelli che in questo paese mangiano pernici a colazione e si lamentano se chi ha molto meno gira con la faccia incazzata.</p>
<p>Chiusura della prima parte con tre cose da mettere sulla lapide della stagione:</p>
<p><strong>1. qui giace il basket</strong> che una Lega impenitente e quindi impotente ha ridotto ai minimi termini, sbagliando tutto, litigando su troppe cose, senza un progetto che scongiuri il famoso campionato elitario, anche perché l’Europa non è più tanto contenta di avere quattro squadre italiane fisse in gioco. Le parole al vento di Milano, i vuoti del <strong>Forum </strong>e di Roma hanno spinto l’<strong>Uleb </strong>verso la cassazione per mandare fuori dal gioco chi non se lo merita, quindi chi ha sprecato quattrini e parole senza migliorare, anzi, peggiorando.</p>
<p><strong> 2. qui giace la nazionale italiana</strong> caduta in quarta fascia, quella dei derelitti, sempre prigioniera della stessa gente che ne ha inaridito la fonte tecnica senza fare niente per la strutturazione moderna dei vivai, lasciando ai ricchi scemi l’illusione che spendere per tirare su giocatori è da fessi, lasciando che la crisi colpisse i salari per gli allenatori dei giovani, lasciando che anche adesso, dopo aver convinto <strong>Pianigiani </strong>ad accettare la sfida, siano i razziatori di gomme e pennini a dettare legge, sedi del raduno, nomi dei collaboratori. Speriamo che non sia vero.</p>
<p><strong>3. qui giace l’illusione</strong> che se una società punta sui “ragazzi italiani”, tutti più costosi degli stranieri, poi avrà anche un ritorno d&#8217;immagine e risultati. Roma e Treviso, le benedette <strong>da San Gianni Petrucci il pio,</strong> il re dei permalosi come dice la <strong>Gazzetta</strong> valutando la sua schermaglia con il Crimi dispettoso, hanno dovuto cambiare allenatore a metà corsa, hanno in mente altre diavolerie, ma nella sostanza sembrano pentite, certo più Roma che avrebbe giocatori fatti, anche finiti prima di cominciare?, della Benetton che invece deve ancora costruire davvero quei talenti che ha selezionato.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">PAGELLE</span> </strong>prima di perdere l’equilibrio, prima di cadere nella fossa dell’amianto, prima di consigliare a <strong>Meneghin,</strong> in partenza per gli Stati Uniti, di andare prima <strong>a Toronto e poi a New York,</strong> perché in casa <strong>Raptors,</strong> dopo la vittoria sui<strong> Lakers</strong> sono quasi tutti contenti e Belinelli riesce persino a sorridere, mentre in casa dei Knicks il disastro contro Dallas, scarto record, Gallinari nel buio, potrebbe far scattare meccanismi che allontanerebbero ancora di più il Gengis Gallo da Azzurra. <strong>Voti alle squadre, voti alle società, voti ai giocatori:</strong></p>
<p><strong>10 a SIENA e poi basta</strong>. Visto Romain <strong>Sato</strong>? Gli hanno detto guarda che oggi hai contro Moss, il giocatore che ti sostituirà. Certo che lo sapeva e poi se lo è mangiato come un se fosse una rana.</p>
<p><strong>9 a Pino SACRIPANTI</strong>, a <strong>Caserta,</strong> a <strong>Coldebella,</strong> anche se le hanno prese davvero sode a Roma. Dipende dalla salute, dalle influenze, ma il progetto è buono e il lavoro ottimo.</p>
<p><strong>8 al TRINCHIERI che ha portato Cantù al quarto posto</strong> dopo 15 giornate. Per chi è abituato alle magie arrigoniane nessuna sorpresa, ma non era facile uscire bene anche questa volta dall’inverno dove tutto congela, dove ti scappa un giocatore, dove del domani non esiste certezza.</p>
<p><strong>7 a  Mike HALL</strong>, a <strong>Mordente</strong>, a <strong>Bulleri</strong>, a Mason<strong> Rocca</strong>, al <strong>Mancinelli </strong>passaggi come baci di dama, al Viaggiano che ha fuoco dentro. Basta trovare le parole e le motivazioni giuste per ottenere qualcosa che si possa avvicinare alla storia Olimpia. Certo resta il corpicino insano di una squadra che appena trova affollamento a colazione, in allenamento, si perde e si disunisce.</p>
<p><strong>6 a</strong><strong> Lino LARDO , Fabrizio FRATES e Cesare PANCOTTO</strong> per essere arrivati dove nessuno li aspettava. La Virtus ha sofferto e soffrirà ancora tanto perché potrà essere una buona comprimaria, mai una squadra di primo piano visto che esistono bilanci da rispettare, fortunatamente dicono alla Fortitudo, ma esiste anche la certezza che il pilota è quello giusto e alla fine sarà ancora lui a stupirci come a Reggio calabra, Verona, Milano, Rieti. Per il veterano Panc degli otto un bel salto dalla rupe più alta, ma sembra che la sua dolcezza abbia ammansito anche gli ultimi lupi rimasti. Su Frates non mettevamo un euro perché, conoscendo il tipo, visto come andavano le cose, era facile vederlo esplodere, ma la sua fortuna sembra sia stato proprio il Tony Manero che fa da manager. Ci ha sorpreso la resistenza al freddo.</p>
<p><strong>5 a Luca BECHI e all’angosciato CAPOBIANCO</strong> perché non avevano valutato bene la fatica doppia fra campionato e coppe. Hanno avuto sfortune varie, lavativi diversi, ma crediamo ancora nella loro forza di resurrezione.</p>
<p><strong>4 a TREVISO</strong> globalmente intesa perchè non esistono giustificazioni per certi flop, per certi ragazzi con ali di cera come il Daniel <strong>Hackett</strong> sparito nel gioco duro, lui che pensava in grande ma viveva da piccolo principe incompreso. Ve li raccomando poi i tipi del gruppo slavo, quelli che prima di Milano dissero: vedrete una squadra diversa. Già.</p>
<p><strong>3 a ROMA e alle sue troppe bocche della verità</strong>. Tanti quattrini e tanto tempo buttato via. Ve li raccomando i giocatori italiani, ma anche gli altri avrebbe bisogno di cure a Villa Triste, certo dovrebbero pagarsi la retta e forse è stata questa la regola non rispettata al Nord e al Sud con i lavativi. Il famoso potere coercitivo che le società hanno o dovrebbero avere.</p>
<p><strong>2 a VARESE e PESARO perché hanno illuso il loro popolo</strong> per vie diverse: la Cimberio partendo alla grande, la Scavolini giocando bene anche nelle sconfitte. Pillastrini è un saggio e sa che per arrivare al mare della tranquillità ci deve essere coesione. Dalmonte è un gatto che graffia bene, saprà trovare la stanza per i sogni tranquilli.</p>
<p><strong>1 a FERRARA per aver dubitato di Valli</strong> che era ed è un eccellente allenatore. Tutto quel nervosismo, tutti quegli ultimatum non hanno fatto del bene e forse è troppo tardi per rimettersi a correre. Stessa categoria per CREMONA che ha subito messo Cioppi sotto processo pur sapendo che in questo mare tutto plastica ed amianto ci si avvelena in fretta.</p>
<p><strong>0 a PAPALIA , alla Napoli sfasciata</strong>, senza risorse, che va alla deriva e si porta dietro troppa gente, avvelenando persino l’aria dell’unica società, quella del maestro Di Lorenzo, che lavora davvero sulla base.</p>
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		<title>Roma e il comico acquisto degli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:22:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin: 5px 10px" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/c/c1/Nando_Gentile.jpg" alt="" width="118" height="178" /><strong><em><span style="text-decoration: underline">OSCAR ELENI</span></em></strong> <strong>da una taverna gallese di Glegyr Boia, dove il silenzio</strong> <strong>esiste davvero, dove la birra è acida, dove il sidro buca lo stomaco, dove i polli vanno marinati e dove un bardo con la cetra ti</strong> <strong>aiuta nel dolce risveglio</strong> molto più del gracidante telefonino che non conosce confini e ti ribalta mentre, magari, stai sognando, di ritrovare il tuo basket che non è soltanto nostalgia, ma sensazioni diverse per esistere, per stare bene insieme, insultarsi, parlarsi senza mai abbassare la testa, senza chiederti se sul sito ci sarà qualcuno pronto a ricevere. <strong>Nostalgia maiala</strong> dove resti sbalordito sapendo che un galantuomo come il <strong>Galli</strong>, allenatore femminile al <strong>Geas</strong>, va in mezzo al campo dopo una sconfitta in casa ed annuncia alle sue giocatrici che darà le dimissioni, dove ti domandi cosa deve sopportare di più uno come <strong>Nando Gentile</strong> <strong>messo alla berlina</strong> dalla stessa società che ieri ha cambiato allenatore, ma domani lo rimetterà in discussione perché, se nella scelta del nuovo tecnico si battono correnti diverse di <strong>&#8220;amici e consiglieri&#8221; del frastornato Toti<span id="more-1399"></span></strong>, allora si può immaginare che appena il nuovo (Matteo Boniciolli) perderà una o due partite ricomincerà il tiro al piccione. Per fortuna Nando, nell’uscire dalla porta principale come il rapinatore di Inside Man, ha fatto anche qualche nome di giocatori con due facce e fra questi, purtroppo, c’è anche <strong>il triste Hutson</strong> che si è tirato dietro il <strong>Jaaber diventato bulgaro nello stesso giorno in cui gli hanno detto che</strong> <strong>Jennings faceva l’eroe a Milwaukee</strong>. <strong>Stesse piuttre</strong> <strong>sulla pelle del Cassano frastornato da Lippi. </strong>Inutile tirare avanti dopo troppa birra, troppo anestetico, una razione esagerata di idromele, meglio esprimersi con pensieri brevi per arrivare al bersaglio grosso. Non riusciranno mai a convincerci che <strong>Dino Meneghin</strong> ha voluto prendere in giro il presidente del Coni Petrucci chiedendogli prima di sostenere l’idea dell’allenatore di Azzurra a tempo pieno e poi calando i bragoni sugli scarponi appena si è trovato davanti all’aut aut dell’agente di <strong>Pianigiani. Non è vero che Petrucci ha tifato per Sacripanti</strong> che non conosce e quindi non può apprezzare, ma è vero che gli sarebbe andato benissimo <strong>Repesa a tempo pieno</strong> perché si può fare anche a meno del consenso di una associazione allenatori che rimase in silenzio quando a Roma decisero di portare in tribunale <strong>Riccardo Sales.</strong></p>
<p><strong>Alla domanda perché</strong> <strong>la pallavolo</strong> <strong>abbia scelto Bologna</strong> ripudiata dal basket potremmo rispondere che loro sanno sempre quello che fanno: con la formula, con la giornata dedicata davvero al loro sport, con soluzioni adatte al tempo che stanno vivendo e aver ridotto ad una partita secca la finale scudetto dice abbastanza, anche se lo dice dolorosamente. <strong>Ai telecronisti di Sky con il cappotto</strong> sul campo di Avellino dove gli arbitri hanno fermato il gioco due , tre volte per interferenza di mezzi acustici utilizzati da bestie travestite da appassionati, chiediamo perché non si sono domandati anche loro quello che si sussurravano i giocatori: nei giorni delle<strong> finali di Coppa</strong> <strong>Italia ad Avellino</strong> ci sarà un freddo da lupi o si potrà resistere in tribuna senza piumino? Certo dovrebbe essere <strong>la Lega</strong> a farsi certe domande e non a ballare sul proprio cadavere contando i 200 mila euro che hanno dato, per un voto, la manifestazione d’inverno alla famiglia Ercolino piuttosto che alla <strong>Livorno disperata </strong>che non ha più niente per cui litigare. Non veniteci a decantare i giocatori tipo il <strong>D. Brown</strong> di Avellino. Se questi sono gli artisti per il palato fine di un mondo che s’ingolfa nelle statistiche e non va mai fuori dal campo per sentire il vero umore della gente, che non si sporca le mani ascoltando anche chi pensa semplice, allora siamo rovinati. <strong>Strano lo stupore di chi si è</strong> <strong>accorto che all’Armani</strong>, tolto il dentino dell’americano esagerato nei palleggi, tolto il molare dello straniero<strong> Acker</strong>, tutto o quasi è andato a posto perché non c’è niente che rende più tranquilli i giocatori della mancanza di competizione interna. Lo dovrebbero studiare, questo capitolo, tutti i dirigenti, tutti gli allenatori, soprattutto se pretendono di fare anche il manager, quando ingolfano il giocattolo con soldatini della stessa arma, doppioni che non rinunciano mai al loro ego per la famiglia che li paga e li tiene al caldo. <strong>Non siamo stupiti dal ritorno in</strong> <strong>vita della Teramo</strong> <strong>che ha un allenatore vero</strong>, uno che si occupa della parte tecnica dai ragazzini ai titolari. <strong>Capobianco </strong>non mente mai, soffre, suda, si presenta come in una confraternita speciale tipo Armani non potrebbero mai prenderlo, ma è uno vero che ti trascina e risveglia anche giocatori storditi dai coccolatori fasulli, quelli che ti mandano nella Nba anche se non hai ancora imparato a stare al mondo. Certo che applaudiamo al lavoro di <strong>Cicciotello Sacripanti</strong>, ma è anche vero che non abbiamo mai tifato per la sua investitura come allenatore della nazionale per il lavoro fatto con la under. Come lui tanti altri, Capobianco, Bechi, lo ha citato persino Recalcati adesso che si toglie settimanalmente dalla scarpa un sassolino alla volta, il povero <strong>Boniciolli </strong>che ama la vita soltanto se diventa rischiosa, se deve arrampicarsi come Tom Cruise sulle montagne per ricevere ordini sulle Missioni Impossibili della sua vita che certo erano già cominciate <strong>sopportando la dura scuola del Tanjevic che oggi viene sbertucciato</strong> <strong>dalle vedove del giullare bugiardo</strong>, passando poi per <strong>le cattiverie della signora Snaidero</strong>, proseguendo per strade lastricate da birra, molluschi, sidro e carne alla brace, dal Belgio all’Irpinia, fino alla solita trappola Virtus dove hanno fatto una squadra giusta, operaia, in base ai soldi spendibili, ma poi si sentono poveri al centro, poveri di talento, si disperano se non tutte le ciambelle vengono con il buco come a <strong>Ferrara,</strong> se sbattono sulla realtà casertana che meritava molto più di Avellino anche quando i lupi avevano infilato la serie positiva delle prime giornate.</p>
<p><strong>PAGELLE  prima che i telefoni tornino a squillare</strong> perché ogni tanto qualcuno legge, ogni tanto qualcuno non pensando in proprio ti fa sapere che in giro c’è gente pronta all’agguato nella piana gallese di Boia, posto giusto per incontrare imbroglioni e traditori e chi ha messo Meneghin su questa graticola dovrebbe soltanto vergognarsi.</p>
<p><strong>10 a Nando GENTILE</strong> che dopo una stagione sofferta ha dovuto ammettere che non era pronto per una grande squadra. L’abiura che nel calcio chiedono a Ferrara, che magari chiederanno a Leonardo, tutti inciucchiti dal capolavoro di Guardiola. Ha fatto bene a sbattere la porta davanti a quei fringuelli di curva con il loro manifesto di protesta perché la crisi di Roma è cominciata non ascoltando Repesa e poi è andata avanti cacciando Bodiroga ed è finita con il comico acquisto degli italiani veri, gente con poca salute e non eccezionale nel creare gruppo, prendendo un Minard che era già scoppiato a Montegranaro ed un Tourè che fra Milano e Cantù ci ha lasciato soltanto belle pagine scritte su un libro, ma poche partite decenti.</p>
<p><strong>9 a Carlo RECALCATI</strong> che finalmente racconta la sua verità sui mufloni di Azzurra. Doveva farlo subito, ma era giusto tentare di salvare quel prezioso contratto che non era poi così leggero come dicono quelli che usano sempre gli stessi occhiali per raccontarla come pare a loro.</p>
<p><strong>8 a Gianni PETRUCCI</strong> che fa bene ad urlare non prendetemi per il culo se davvero Meneghin gli aveva chiesto una presa di posizione pubblica per l’allenatore a tempo pieno ( l’ultima volta a Scauri girano gli amici di La Guardia) e poi è venuto a sapere, per vie traverse, che invece c’era stato l’accordo con Painigiani part time. Ma anche lui dovrebbe sapere che Meneghin è uno leale, che picchia e picchiava guardando in faccia la gente, quindi qualcosa deve essere accaduto e allora il presidente indignato dovrebbe indagare un po’ meglio e visto che lo salutiamo dal Galles si affidi all’arciere Owen Archer spia dell’arcivescovo di York per capire che in quella federazione Dino è sempre ostaggio e piace soltanto se racconta barzellette non se prende decisioni.</p>
<p><strong>7 a Massimo BULLERI</strong>, il carissimo Anthony Perkins del nostro basket, l’uomo della doccia , il fantastico pugnalatore dell’Orient Express, l’infelice viandante che finalmente ha fatto capire a Bucchi che se lo vuole al meglio deve trattarlo come si deve: dandogli fiducia, spazio, ma anche sopportando la sua vocazione al martirio.</p>
<p><strong>6 per Ebi ERE</strong> che ha colpito duro sul legno chiaro del Palaverde dove Caserta ha mostrato l’armonia che manca in altre contrade, persino in quella di Treviso dove i giovani, contrariamente a Roma, crescono bene e vanno in campo nei momenti decisivi. Certo chiedere il quarto posto sapendo di avere in squadra certi stranieri uterini è un po’ esagerato e lamentarsi adesso di aver scelto l’allenatore di casa non aiuta nessuno.</p>
<p><strong>5 al braccio d’oro di ARADORI</strong> che si è fermato sul più bello nella sfida contro Montegranaro. Andiamoci piano con certi dolci panegirici, aspettiamo di capire e di vedere se ogni maledetta partita ci sarà un progresso ed una risposta. Vale per lui e per tanti altri giovani che in questo momento corrono e giocano felici, ma spesso bucano, vanno su e giù come Martinoni, Melli, lo stesso Alessandro Gentile. Quando il mondo intorno li confonde e non li tiene nella miniera del vero lavoro, pesando e non contando i punti, a Biella dovrebbero saperlo, allora si sbanda. Per questo ai dirigenti si chiede di spendere più per gli allenatori che per il tecnico a poco prezzo. Chi più spende meglio spende se sa proteggere l’investimento.</p>
<p><strong>4 alla coppia MESSINA-SCARIOLO</strong> che è caduta nello stesso fine settimana. Per Ettorre prima discesa all’inferno nel santuario di Compostela, per Sergio bandolero stanco il doloroso faccia a faccia con Pashutin che sentendo i soloni italiani, adesso dobbiamo sorbirci anche il tremendista di SI che ne sbaglia cinque su dieci e con la storia del profumo di un cotone consunto spera di incantare chi dovrebbe chiedergli di stare nella stessa cesta dove voleva mandarlo un giorno l’allenatore di San Antonio, ignaro di essere stato preso per il culo dalla creatività della banda Poz, era candidato a saltare dopo due settimane senza capire niente della mentalità e della testa dei russi come diceva l’agente di Chicago guardando Danko andare al faccia a faccia con il nemico su un camion.</p>
<p><strong>3 a Marion JONES</strong> , la splendida velocista che scoprimmo ragazzina a New York nei trials senza droga, la regina di Cenerentola che a furia di guardare allo specchio i suoi muscoli aveva deciso di barare con il doping, finendo pure in galera, perché vorrebbe tornare nello sport con il basket che pure l’ha vista primeggiare. Meglio il baseball cara amica, là accettano ogni variazione genetica. Chieda agli esperti in salsa rosa.</p>
<p><strong>2 alla FIBA</strong> che per il mondiale in Turchia ha svenduto le carte di ripescaggio offrendo in cambio di denaro un posto a Germania, Libano, Lituania e Russia. La formula che salva qualche grande casualmente in crisi non può ripescare soltanto dietro versamento di dollaroni.</p>
<p><strong>1 alla maledizione TV</strong> per queste squadre spagnole che si abbinano con banche, casse di risparmio: da noi i prefetti della pronuncia corretta, guai non far sapere che ne sai una più della tua portinaia che non ha mai studiato o viaggiato, insistono sullo sgradevole suono di Caca che un tempo ammorbava il mondo intorno a Malaga e ora quello di Vitoria, città bellissime e da raccontare senza preoccuparsi se la banca in questione non viene citata.</p>
<p><strong>0 a Dino MENEGHIN</strong> se, come dice il presidente del Coni Petrucci, ha chiesto aiuto per una copertura pubblica su certe scelte tecniche e poi cade nella trappola di fare tutto di nascosto senza consultarsi, senza spiegare i motivi di una scelta che non dimostra palle, come dicono quelli tenuti insieme dal filo della corrente delle schiene dritte, ma una grande confusione operativa. Certo Roma deve avere una polvere speciale che scende dai colli fatali perché niente funziona come te lo aspetteresti e sapere che Toti ha scelto il nuovo allenatore andando contro le due correnti operative del gruppo, ascoltando la voce saggia dell’ex sindaco ci fa capire che anche per Dino le trappole sono scattate prima che lui comprendesse certe mosse, prima di promettere a troppa gente che vedrà la Nazionale anche se nelle città che la chiedono non si muove foglia o amministrazione pubblica, anche se andiamo avanti a luci basse in mezzo a righe e triangoli per terra su troppi campi.</p>
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