By oscareleni | Dicembre 22, 2009 - 4:55 pm - Posted in I lunedì da Oscar

OSCAR ELENI incantato da Paolo Rumiz che, volendo fuggire dal mondo, ha finito per trovarne uno a sorpresa, una epifania nell’Italia vitale e segreta, quella che Simone Pianigiani dovrà esplorare con pazienza, seguendo le tracce di vomito lasciate da Meneghin ( grande Dino sparagliele in faccia a quei sepolcri imbiancati) quando si è accorto che i naufraghi sperduti nell’isola di Circe, quelli che sono Proci a prescindere, erano gli stessi disperati arrivati a casa sua per chiedere aiuto, per obbligarlo a coprire la lettiera federale sporcata dal tradimento di chi sapeva, ma taceva, di chi non voleva vedere, di chi ha scelto il veleno delle parole e della calunnia, la stessa che ora monta in una federazione dove chi sognava il posto di un Bertea e di altri gingilli romani sta facendo il diavolo a quattro, su e giù per le montagne inventandosi persino lettere di rinuncia alla nazionale di Stonerook in inglese, no sembra aramaico ai calunniatori, forse lo hanno preso per un russo e hanno letto niet, forse hanno sbagliato cinema e si sono trovati davanti al gran rifiuto di un giocatore che da Siena aveva fatto sapere di non essere pronto per una stagione completa (parola di Recalcati quando volle giustificare la non chiamata per la Spagna dopo l’infortunio di Rocca ad inizio preparazione europea), questione di età e fisico, ma che nascondeva anche tensioni antiche e chi frequentava Azzurra doveva ben saperlo. Fiabesca bellezza dei paesaggi, umani e naturali, dice Rumiz nel suo libro edito da Feltrinelli, rabbia per il potere che lo ignora perché bisogna partire dai monti naviganti per scoprire un paese diverso e , forse, bisogna partire dai ragazzini che in un angolo del palazzotto di Brescia, serie A dilettanti, inseguivano felici un palloncino da buttare nel canestro appeso al muro, mentre sul campo i “ grandi” si davano da fare per la gloria di un campionato minore dove quasi tutti sembrano divertirsi più che nelle gelide arene della serie A. Per solidarietà con Avellino hanno spento le caldaie al Palalido Read The Full Story…

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By oscareleni | Dicembre 7, 2009 - 6:16 pm - Posted in Il basket nel cestino

OSCAR ELENI dalle quinte del teatro milanese della Scala, intontito dal fumo dei sigari cubani che rilassano il maestro brasiliano Barenboim e non certi presidenti, certi allenatorini, invidioso per il costume di scena del torero Escamillo, felice di sapere che molti tecnici in difficoltà con la gente, con i presidenti, non hanno intenzione di mollare, dimettersi, pronti a chiudersi ancora di più con la squadra in spogliatoio dove, si sa, tutti dicono di esserti fedeli salvo poi dimenticarsi, vedi Roma, che se lasci 17 rimbalzi d’attacco al nemico vuol dire che il cuore oltre l’ostacolo non sei riuscito a trovarlo nel nome della fedeltà e della lealtà. Poca attenzione, pochi marones, poco di tutto, altro che solidarietà al tecnico e, carissimi allenatori, per favore, non tirate fuori dall’armadio la solita frase:  “Purtroppo in campo non ci vado io”. Il mestiere prevede questo ed altri ostacoli, ma il fatto di non essere sul campo a dirigere obbliga gli interessati a pretendere che gli ordini siano rispettati e questo avviene se ti allenai duramente, se ripeti cento e una volta tutto dal primo movimento degli archi come direbbero i musicisti della Scala quando comincia la Carmen. Tutti toreri Escamillo, alla faccia del disperato Don Josè e del suo coltello. Pensieri brevi fermandosi alla stazione Azzurra: per l’allenatore ci va tutto bene, part time e full time, ma, per favore caro Pianigiani, caro Meneghin, non veniteci a dire che la decisione sarà presa dopo l’incontro del presidente federale con l’agente del tecnico. No, questa è una cosa che si discute fra uomini che stanno nello stesso campo, che respirano la medesima aria, che amano davvero il lavoro Read The Full Story…

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OSCAR ELENI dalla festa del tartufo che combatte le ferite, dalla sala macchine del vaporetto che risale un fiume qualsiasi della vita dove il capitano invita la gente, salita a bordo nella notte delle streghe, al pentimento, meglio, intima all’ospite interdetto: pentiti, Barabba, se vuoi guarire le tue cicatrici anche se ogni giorno è dolore. Dobbiamo farlo assolutamente per aver dubitato di troppe persone, soprattutto adesso che nella piana di Agincourt il coro ci urla noi pochi, noi pochi felici. Siamo pentiti di non aver capito Brandon Jennings che dalla luna Nba ci saluta dopo aver segnato 55 punti mandando in delirio il povero Toti, povero? beh, si fa per dire, che l’anno scorso doveva pagarlo per vederlo masticare pop corn con la stessa furia di Allan Ray. Maledetti allenatori, maledetti consiglieri. Deve essere andata così in questi giorni a Roma dove è tornato nella squadra anche Roberto Brunamonti che si occuperà dei giovani. Certo l’abbaglio è stato enorme, ma bisogna ammettere che con quelli di Sky che frantumavano la costa selvaggia dei maroni estinti, con tutti quegli urletti e quelli previsioni sul futuro dall’altra parte dell’Oceano, eravamo intontiti, anche se continuiamo a chiederci che tipo di passero è stato questo Jennings e che tipo di avversari si troverà contro nel “campionato più bello del mondo” se qui in Europa faceva spesso fatica a portare la palla da una metà campo all’altra. E’ perché “ve manca la propetiva”  diceva Pepe Schiaffino, professore del calcio, tutte le volte che veniva in negozio da mio padre, cercando stoffa buona, provando a spiegare perché il Milan non aveva vinto e per questo in molti erano costretti al digiuno. Sì, probabile che ci manchi la prospettiva quando vediamo questi ragazzi su cavalli troppo alti, ma noi tiriamo avanti perché allora dovremmo pentirci tutte le volte che si mette in discussione uno come Mike Hall che adesso è tornato fra i santi sull’altarino di Pierino Bucchi, anche se non siamo proprio convinti che la vittoria contro Cantù abbia detto tutta la verità sullo squadrone Armani, squadrone come numeri, come peso specifico, come ingaggi, vale sempre questo discorso quando si perde in coppa Read The Full Story…

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OSCAR ELENI per spiegarvi che quando sei sotto anestesia vengono in mente tante belle cose, ti assillano tanti cattivi pensieri, ti viene l’angoscia che qualcuno abbia già dimenticato che avevi pur scritto pagine indimenticabili usate troppo presto per la famosa paper cù che costa meno della Vouitton. Usando il battito delle ciglia per restare in contatto con Wertherone, operato più in là, più in giù, vorrei soltanto far sapere che siamo stati colpiti, ma, per ora, non ancora affondati anche se esiste la possibilità che la crisi arrivi e non si risolva per la gioia del permaloso spinto che non ti prenderebbe mai in azienda con lui, ma ti sputa in faccia se soltanto ti fai venire il dubbio che forse lo sport ha altre regole di forza e di onore, di rispetto e di collaborazione. Pagelle e pensieri rapidi perché, anche stando seduti, le cicatrici urlano: 10 a Simone PIANIGIANI per aver dimostrato con i fatti come si gestisce una squadra di primattori, come si convince un tipo alla Hawkins ad adattarsi al concetto che senza gruppo si può soltanto andare a sbattere sulle lavagnette. Roma non credeva a Repesa quando cercava di far capire certe cose sul falco e anche sul Jaaber delle meraviglie di oggi che non va ingolosito. Milano doveva ripartire da questa idea, altro che cambiare progetto e personale. 9 a Lino LARDO per come è arrivato al cuore della partita che ha vinto a Teramo con una Virtus che, se avesse Collins, potrebbe davvero chiedere una tregua al suo presidente Read The Full Story…

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By oscareleni | Dicembre 22, 2008 - 3:59 pm - Posted in I lunedì da Oscar

                      di OSCAR ELENI 

Dall’isola del tesoro dove offrono due alternative per le feste di fine anno: il male e il bene, il perfido e il pane di ieri che √® buono anche domani. Da una parte la capanna dei bastardidentro, un sito che potrebbe aiutarvi se non sapete cosa scrivere sopra il biglietto di auguri, che potrebbe servire alla Lega per scegliere il nuovo presidente gi√† contestato nella placenta, che sarebbe utile a Dino Meneghin per avere la mappa reale sui pretoriani del pennino, quelli dei musini, dei saluti messaggio minaccioso, che oggi fingono di volerlo Cesare, sapendo che a loro serve, al massimo, un Tigellino. Dall’altra, lontano da tutto il convento di Enzo Bianchi, frate contro, frate da combattimento nel nome dei poveri veri, uno che non pu√≤ piacere alla curia. Lui ti lascer√† sul comodino il libro che ha scritto spiegando bene ai sacrestani di oggi, quelli che fanno la fila nella corte della maga anoressica, come sia importante sedersi intorno ad una tavola. Non per mangiare di tutto e di pi√π, ma per raccontarsi le cose spiluccando il pane di ieri che √® buono anche per domani, perch√© certi valori superano il tempo, le bufere, gli affanni del presente. Cari legaioli andate in quel convento a passare le vacanze, caro Meneghin vacci anche tu, cos√¨ li ascolti e li misuri, ma portato dietro anche quelli che fingono di essere sulla tua carrozza soltanto per evitare di fermarsi nel posto sbagliato, pronti ad andarsene appena vedrai il sole dell’avvenire. Bugiardoni tutti, ma se vengono sulla nostra isola sar√† facile capire che, prima o poi, finito il pane, i pennini andranno nel castello dei bastardi dentro dove puoi avere anche l’oroscopo 2009, dove ti daranno un buono valido per due persone, da sfruttare con Long Silver detto Barbecue, il perfido che trovi in tutte le storie, quella federale, quella di lega, quella di certe societ√†, buono per sedersi davanti alla montagna calva urlando quello che pensano da sempre: fanculo tutti. Read The Full Story…

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By oscareleni | Novembre 10, 2008 - 2:44 pm - Posted in I lunedì da Oscar

                              di OSCAR ELENI 

Oscar Eleni dalla spiaggia dove passa l’ultimo volo per lasciare il confino, sulla sella del cavallo che si dirige dove gli uccelli cantano. Poco bagaglio, memoria quasi azzerata, la fretta di dire le cose in fretta, in modo che il titolare di questo sito si senta ancora felice, come accadeva nei tempi in cui eravamo in viaggio permanente sulla stessa scopa, perch√© era convinto di pensare molto di pi√π e quindi di lasciare qualcosa di pi√π. Forse √® accaduto. Pochi, penso, se ne sono accorti. Borsa tedesca da viaggio, sembra non esistere, la apri e capisci che qualcosa puoi infilarci, basta non avere la presunzione di essere anche ordinato. Onore ai vendicativi. Caja sistema Roma come l’imbalsamatore della famiglia Corleone: la fa sembrare bella nella morte della prima sconfitta, ma ci sono pi√π di cento buchi sulla tenera carne dei nemici. Zare Markovski bacia tutti, ma ha la lingua nera, velenosa e la Virtus che gli aveva fatto del male, mandandolo via dopo tre finali paga di nuovo il suo non essere squadra, soprattutto in difesa, il suo vagare fra le onde sapendo gi√† dal primo giorno che se ci sar√† da pagare lo far√† l’allenatore. Perch√© a Bologna le cose vanno cos√¨, in qualsiasi sport e lo capisci andando a vedere certe valutazioni sui giocatori Fortitudo rimasti come carta da parati sul campo di Siena. La Bologna virtussina si chiedeva, non tanti giorni fa, se uno bravo come Boykins si era mai visto in Italia, adesso si domanda se non √® colpa degli altri, allenatore? compagni?, se il genietto ogni tanto si confonde se dall’altra parte trova un Best bestiale nella concentrazione e nella resistenza alla fatica. La Bologna fortitudina accetta ogni tipo di scusa, finge di non sentire il suono della sirena nella fabbrica del grano, si accontenta di ammettere che i giocatori, presi uno a uno, sono anche belli da vedere, peccato che perdano sempre un giro nei ritorni difensivi, peccato che in una partita contro avversari sicuramente provati abbia scelto la strategia del ventre molle, cioccolata dalla colazione alla cena per farli conoscere questi giocatori dell’aquila che sembrano estranei. Stiamo ancora ridendo dopo aver sentito Piero Bucchi che elogia l’Armani brutta, sporca e cattiva perch√© se avevamo dei dubbi Read The Full Story…

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By peaclaudio | Ottobre 23, 2008 - 2:28 pm - Posted in Il basket nel cestino

Armani JeansSe vi fa piacere, figli miei, che vi racconti le favole del piffero, cosa ci vuole? Nulla. C’era una volta dunque il lupo cattivo: si chiamava Giorgio Corbelli, aveva le orecchie lunghe lunghe, come antenne televisive, vendeva quadri, tappeti e molto fumo, ed era il presidente di Milano Basket dopo essere finito in galera per salvare il Napoli Calcio. Ogni qual volta Milano perdeva, e capitava assai¬†spesso, specie un anno fa, giusto di questi tempi, era ovviamente ed esclusivamente colpa del Lupo cattivo. Mentre le rare volte in cui Gallinari e soci vincevano per sbaglio una partita su mille, il merito era solo¬†- chiss√† perch√® – di Giorgino Armani che di¬†pallacanestro invero non ne ha mai capito pi√π di un tubo. Alla quinta sconfitta (su sei match) Corbelli decide allora di cambiar manico: un calcio sul sedere a Markovski e di nuovo la panchina a Caja. Apriti cielo. Tuoni e fulmini. Via anche¬†Gino Natali, per lui quasi un grande fratello, e via¬†pure lo Squalo e¬†il suo irrequieto figliolo (Gallianino). Ebbene non ci crederete, ma l’Armani di Caja bene o male torna a vincere e a convincere. Spazzolando la Scavolini e asfaltando la¬†Benetton al Palaverde. Ma soprattutto risalendo dal fondo¬†della classifica sino al quinto posto in regular season e al quarto nei playoff che¬†vale un’altra partecipazione in Eurolega.¬†Comunque sia, Corbelli deve togliere il disturbo e regalare (o quasi) la squadra al 74enne stilista piacentino la cui ricchezza, valutata da Forbes, √® di circa 4,5 miliardi di dollari: lo vuole il popolo delle scarpette rosse, lo strillono i media (dalla Gazza a Sky), lo esige la Banda Osiris che gi√† pregusta di poter finalmente mettere le mani (in pasta) nella mitica societ√† di via Caltanissetta attraverso i suoi adepti Djordjevic (gm e dg),¬†Lardolino (coach) e Pittis (team manager).¬†Il Lupo cattivo vende dunque per una pipa di tabacco (o quasi)¬†l’Armani Jeans a Giorgio Armani che soltanto per mettere in mutande Beckham sui manifesti del suo Emporio ha scucito a David 28 milioni di euro. Evviva. Chiss√† quanti ne butter√† via ora per riportare in auge la Milano del basket? Detto tra noi, pochi e rigorosamente mal spesi. Tralasciando il fatto che non √® riuscito a trattenere il Gallo dalle uova d’oro, come ce l’aveva fatta invece Corbelli, e che al posto di Attilio Caja non √® arrivato Ettore Messina, ma Piero Bucchi che √® fuor di dubbio¬†un bravo ragazzo, ma che senz’altro non vale pi√π del mio amico allenatore¬†pavese. Morale della favola: a parte Lucio Zanca e Gianluca Pascucci, che zitti zitti hanno messo a tacere Sasha e i suoi compari di merende, che avevano gi√† fatto i conti senza l’oste, il che li rende meritevoli ai miei occhi per i prossimi quattro o cinque lustri, io dico che¬†quasi quasi si stava meglio quando si stava peggio. Ovvero quando Read The Full Story…

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